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domenica 11 maggio 2025

Chiuso per disco

Ho in coda almeno tre post: la seconda parte del post sui salari (dove ci occupiamo dei deflatori), una simpatica rettifica al nostro troll liberista preferito, e una variazione sul tema dei "migranti" che ci pagano le pensioni.

Breve inciso su quest'ultimo punto: ho appena conosciuto un pizzoferratese che ha studiato a Villa Santa Maria, ha fatto lo chef in giro per il mondo, è tornato al paese con pensione americana e non sa che chi vi scrive ha fatto questo in legge di bilancio 2019:


perché glielo ha chiesto il suo capo:


Gli ho spiegato che secondo me paga troppe tasse, vediamo se il suo CAF sarà d'accordo. Comunque, questo è un buon esempio del punto che volevo sollevare: siccome l'uomo è uno, o fa le cose, o le racconta. Quasi sempre chi racconta non fa, e chi fa quasi mai ha tempo di raccontare. Trovare un equilibrio è difficile, ed è per questo che ci si deve costruire una squadra.

Oggi devo lavorare al disco, quindi non posso raccontarvi nulla. Giornata dedicata alla musica, quella mia, e quella della Polizia di Stato. I tre post resteranno in coda, e voi leggerete altro: vi auguro un bell'editoriale di Giavazzi sui danni che ci ha fatto l'euro (lui ce lo ha sempre detto, non ricordate)? A seguire confessione di Draghi...

A presto!

(...magari un giorno vi racconterò la storia della flat tax per pensionati esteri...)

Addendum delle 14:52

Fatto l'inventario:


accompagnato dal rumore della pioggia, che silenzia tutto il resto (non passa una macchina, non abbaia un cane, non nitrisce un cavallo...), allestito il mio studio mi metto in caccia delle magagne:


Non sono poi così tante: godicchio discretamente, nonostante questo riavvicinamento alla durezza del vivere da musicista... L'onoré riprende servizio alle 17:30 a Lama dei Peligni, fate i bravi e a presto!

giovedì 16 gennaio 2025

Chiuso per tagli

(… la giornata di oggi in Commissione Morte contiene una morale che ad alcuni di voi apparirà evidente, e per gli altri applicheremo la prima legge della termodidattica. Qui vorrei parlarvi di tante cose, ma in particolare di voltafaccia, e di come non capirli. Tuttavia, dopo una giornata in cui ho avuto addosso un po’ tutti, essendo stato privato di “quel diaframma di protezioni che nel corso del XX secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere”, perché guarito io, si è ammalato il mio capo staff, forse faccio anche a meno di mettermi sul blog, e mi dedico un po’ a quel cibo che solum è mio, per recuperare poi nel weekend…)

Ieri sera ho finito gliAscolti™️: tutti i take sono stati corredati dal rispettivo minutaggio. Questa sera, per sciacquarmi un po’ la mente, vorrei provare a iniziare iTagli™️, anche per vedere quanto tempo mi prende quest’altra attività.

Si tratta quindi di scegliere per ogni sezione il take migliore, e poi eventualmente, ove necessario, di prendere dagli altri take degli inserti per correggere eventuali cose poco convincenti. Devo anche mettermi d’accordo col tecnico per fargli capire quello che voglio, perché è la prima volta che lo faccio, e quindi anche la prima volta che lo faccio con lui. Immagino una cosa del tipo: “per la prima sezione iniziamo al minuto 4:37, la battuta tre prendila al minuto 2:24, il trillo di battuta nove prendilo al minuto 5:46…”. Dopodiché, il dottor Frankenstein confezionerà il master (anziché il monster). In teoria saprei farlo anch’io, perché nel mio secondo diploma, quello specialistico in flauto dolce, il corso di informatica musicale prevedeva anche questa roba qua. Ma naturalmente non posso lamentarmi di dover sempre fare tutto io se quando c’è qualcosa che gli altri possono fare meglio di me non gliela lascio fare!

Quindi: largo ai giovani!

Nel weekend avremo tempo per parlare di altro…

mercoledì 15 gennaio 2025

Chiuso per disco

 (…nell’ordine: visita e pranzo alla Camera col vincitore del Finday - che è poi risultato essere uno che zittii col mio consueto garbo a un #goofy, a riprova del fatto che un inquadratore non deve necessariamente essere carino e coccoloso - a seguire rapido incontro in Sala del Governo e poi question time al ministro Giorgetti sul credito alle PMI, a seguire prima riunione di staff, poi ramoscello di ulivo chiarificatore da un’azienda non banale, poi visita di un’associazione di categoria con interessanti condivisioni [e dopo sette anni in questo frullatore, inevitabilmente si scoprono tante amicizie comuni], poi riunione con lo staff della Commissione Enti Gestori per organizzare audizione e ufficio di presidenza di domani [i meno distratti sapranno perché], poi riunione di agenda col mio capo staff [il 24 sono ad Arona, se interessa], poi “c’è qualcuno che siamo in sala Mappamondo a votare?”, e io sono ahimè qualcuno, e quindi sono andato a votare all’ora in cui avevo pensato di essere e casa a scrivere… ma, come sempre, è andata in un altro modo!…)

Sto terminando gli ascolti del disco che ho inciso con Musica Perduta alla chiesa della Madonna del Girone di Pizzoferrato. Ci ho messo, fra l’altro, il primo:


e l’ultimo:



brano di Frescobaldi che ho studiato: rispettivamente, la Canzona terza del Secondo libro (Roma, 1627), che era in un’antologia di storia della musica di mia madre, dove cercavo cose da suonare a sedici anni, e la Fantasia prima del Primo libro (Milano, 1608), che mi sono scaricato da Internet tre mesi fa perché ritenevo che nel disco ci dovesse essere una fantasia per organo, visto che ci saranno anche tante fantasie per basso di violino.

Ora devo fare gliAscolti™️.

Funziona così: per ogni sezione del brano si fanno più prese (non essendo un live), il tecnico in ripresa le numera progressivamente (1, 2, 3,…), segna sulla partitura quello che gli piace (es.: 3+++: “nel terzo take questa battuta è venuta benissimo”, 1-: “la prima fa cagare!”, ecc.), poi manda tutto in un gigantesco file audio, che tu ti riascolti segnando con diligenza a che punto inizia ogni singola ripresa (ad esempio, il secondo take dell’attacco della canzona, che al tecnico è piaciuto, inizia al minuto 1:26 del file), e annotandoti via via quello che ti convince di più o di meno (ad esempio, a battuta 8 del secondo take secondo me il tempo cede un po’ troppo: devo verificare…). Alla fine, si segna cos’è venuto meglio, e si manda a un altro tecnico che mette insieme i take migliori, dopo di che si riceve il master e lo si manda a una casa discografica.

E da tutto questo che cosa si capisce?

Che da giovani si apprende meglio, o forse anche che da giovani si vuole sembrare tanto bravi, perché, come vedete, per la Fantasia, che Frescobaldi scrisse da giovane e io studiai da vecchio, i take necessari sono stati infinitamente di più che per la Canzona, che io studiai da giovane e Frescobaldi scrisse da vecchio (il chiasmo, per chi sa cos’è, servirà a far capire che io mi sento giovane, motivo per cui con una bronchite incipiente me ne vado a spasso sotto la neve a -4 e con le raffiche a 80 Kmh)…

Se arrivo in fondo a questo sudoku lo dedicherò a mia madre, che nel primo certificato di morte risultava deceduta per “polmonite contratta in comunità” (dopo circa sei anni che non usciva di casa per il semplice motivo che non si ricordava dove fosse la porta), e a un vero organista, morto nel suo letto la notte dopo aver fatto quello che pensava fosse suo dovere fare.

Nil inultum remanebit, ma quella è un’altra musica…

mercoledì 1 gennaio 2025

Capodanno

(...scusate: sono un po' in ritardo con il discorZetto sulla produttività che intendevo farvi. Il post di ieri evidenzia che dopo tredici - da oggi quattordici! - anni, pur occupandoci più o meno degli stessi argomenti, riusciamo a scoprire sempre cose nuove. Ieri ad esempio abbiamo scoperto che tante riforme, tanta modernità, non hanno modificato se non lievemente in peggio il pass-through dai costi dell'energia all'inflazione nazionale. Siamo vulnerabili tanto quanto prima agli shock di offerta: una cosa che distrugge in radice la retorica del monetone fortone. Vale la pena quindi di rispiegare tutto da capo, come dice Claudio, ma vale anche la pena di farlo costruendo sui terreni che abbiamo conquistato - e per questo il blog svolge un ruolo notarile insostituibile: la schiuma della cloaca nera non è solo maleodorante: è anche labile! A tal proposito, non più tardi di un annetto fa vi schieravate compatti a difesa di uno dei tanti eroi di cartapesta che vi costruite per poi restarne regolarmente delusi [qui la compatta difesa, e qui, nei vostri commenti, la delusione]. Detesto avere ragione, ma solo sulle cose importanti: avere ragione sulle scemenze mi lascia piuttosto indifferente. Il vostro idolo mandava in sollucchero la principessa archetipica delle amanti tradite, Marco Basilisco, e da lì, un decennio addietro, avevo capito come sarebbe andata a finire! Quindi non sono stupito. Questa cosa mi sovviene incidentalmente, perché invece seguo con una certa assiduità l'altro, che sarà sì piddino, ma lavora bene. Ieri sera ascoltavo una "pillola" sulla Repubblica Veneta e mi è balenata un'intuizione: non solo del maiale, ma anche di animali mitologici come il drago bisognerebbe guardarsi dal buttar via tutto. Del resto, è evidente che er drago ci sta trollando, no? E del troll, ci siamo detti ieri, non si butta via niente... Questo ha allungato un pochino i tempi di lavorazione del mio post sulla produttività, su cui quindi dovrò lavorare un altro paio di giorni, perché nell'argomento del drago c'è una parte, su cui non a caso anche Blanchard attira l'attenzione, che merita approfondimento per mettere nella corretta prospettiva internazionale le dinamiche della produttività europea. Mi ci vorranno un paio di giorni ma spero di darvi un quadro equilibrato. Intanto...)

...oggi sono andato a Firenze per assistere al concerto di capodanno della Scuola di musica di Fiesole, un'istituzione che qualcuno di voi conoscerà. Per chi se lo fosse perso, lo trovate qui:


Ne vale la pena, anche (ma non solo) per la riproposizione in panna acida di un noto piatto italiano:

(ascoltare per credere).

Essendo arrivato un po' in anticipo, anche come forma di cortesia verso chi mi aveva invitato, cui avevo scombinato le carte decidendo il giorno prima, avevo qualche minuto da spendere in quella città che cui non appartengo e che non mi appartiene se non in forme precoscienti e insondabili, che grazie a Dio ogni tanto si palesano in qualche studio televisivo per il vostro piacere. Me ne vo verso Santa Maria Novella: la piazza una distesa di lattine di Redbull che due o tre mezzi del comune stavano spazzando via, la chiesa (anche giustamente) musealizzata, ma a me andava di essere libero, di non entrare in un percorso. Mi sono allora decentrato verso il fiume, passando per borgo Ognissanti dove avevo notato una chiesa in cui non credo di essere mai entrato, quella di San Salvatore. Per i pochi anni che ci ho abitato, ero da tutt'altra parte (in realtà, a soli 25 minuti a piedi, ma dall'altra parte della Stazione, che erano le mie colonne d'Ercole), e poi mia madre aveva in uggia il barocco, non so bene perché, e quindi evitava quel poco di post-rinascimentale che si trova a Firenze.

Insomma, mi addentro e trovo di tutto, a partire da lui:


di cui ignoravo l'esistenza (non credo di averlo mai incontrato neanche in un libro), passando per scienziati come lui:


e lui:


ma anche, volendo scalare di qualche marcia, cose meno illustri, ma di grandissima dignità, come questa:


(il lieto finale del crocefisso di Giotto).

E mentre mi addentravo, osservavo, fotografavo, non potevo sfuggire alla riflessione che sempre si insinua in circostanze simili nella mia mente svaporata: con metà del patrimonio di quella chiesa "minore" (molto ben tenuta, ma ovviamente minore rispetto a Santa Maria del Fiore o a Santa Croce o a San Lorenzo) in un capoluogo europeo ci metterebbero su un signor museo. Per carità, hanno avuto anche loro le loro fioriture, e alcune esercitano su di me un grande fascino. Ma la domanda è e resta sempre quella: com'è possibile che noi italiani a tal punto disconosciamo la nostra eccellenza? Cosa ci siamo fatti, o ci hanno fatto, per decostruire in modo così meticoloso la nostra identità?

In fondo, le puttanate sulla liretta, di cui ci occupavamo nel post precedente, sono un risvolto di questo fenomeno per me incomprensibile. Non c'è pressoché nulla di quanto è stato fatto al mondo che un italiano non abbia fatto prima (il tema della Moldava), o meglio, o che sia stato fatto senza un italiano. Ma molti di noi continuano a raccontarsi che come popolo falliremmo se decidessimo per noi, forse perché loro hanno fallito decidendo per sé. In effetti, dietro il livore drindrino c'è questo: il fallimento (pare che ci riprovino col partito: intanto io, che non avevo questo loro obiettivo, sono alla seconda legislatura...), e l'ignoranza (loro vogliono abolire il classico, e io sto montando le tracce del mio ultimo disco).

Tutto qua.

(...torno sul database dell'OCSE: è uno sporco lavoro, ma un drindrino certo non può farlo!...)

mercoledì 28 agosto 2024

"Vestiva i colli"


Il concerto di mercoledì prossimo, cui voi parteciperete numerosi (non eravate voi a chiederlo?), documenta uno snodo fondamentale nella storia della musica occidentale, cioè nella storia della musica: l'emancipazione della musica strumentale da quella vocale.

Fino a tutto il sedicesimo secolo il canone della musica "alta", ma non solo di quella, il suo culmine espressivo ed estetico, corrispondeva alla musica vocale polifonica (con Palestrina, per semplicità, come punto di arrivo di un percorso che nasceva almeno tre secoli prima e che si era dipanato per l'Europa seguendo a grandi linee la principale fonte di ispirazione dei musicisti, che non è Euterpe ma il denaro: quindi polifonia inglese, francese, fiamminga, veneziana, e infine romana, seguendo le alterne vicende della politica europea, dettate ora come allora dagli interessi finanziari).

Era vocale (e polifonica) anche certa musica relativamente "bassa" (come le frottole o le laudi), e tanto per capirci il carattere "alto" (colto, aristocratico) o "basso" (leggero, popolare) non dipendeva dal contenuto "sacro" o "profano", ma dalla ricerca espressiva e quindi dalla difficoltà tecnica del testo musicale. Nel '500 la musica "alta" era fuori dalla portata dei dilettanti, non fosse che per le difficoltà di lettura della notazione mensurale, e per la complessità dell'intreccio delle parti (che spesso veniva programmaticamente perseguita creando dei veri e propri rompicapo, come i cervellotici canoni mensurali). D'altra parte le laudi, cui abbiamo dedicato un disco, sono sostanzialmente dei jingle pubblicitari (per un prodotto particolarmente impegnativo: Nostro Signore).

Era conseguentemente polifonica, e in qualche modo strutturalmente subalterna alla musica vocale, anche la musica strumentale. Nel Rinascimento, e fino a tutto il Cinquecento, gli strumenti monodici (quelli che possono suonare una nota alla volta, per capirci) erano concepiti in "cori" o consort: per ogni tipo di strumento (flauto, viola, cromorno, dulciana, trombone, cornetto, ecc.) esistevano il soprano, il contralto, il tenore e il basso (oltre, in certi casi, al sopranino o al contrabbasso), e la musica strumentale era polifonica, scritta per "cori" di strumenti.

Con un esempio si capisce meglio:


e naturalmente se poteva farlo un coro (consort) di flauti poteva farlo anche un coro (consort) di viole:

ma anche uno strumento polifonico da solo:


Sono tre esecuzioni credibili, perché la scrittura strumentale, fino a tutto il Cinquecento, ancora non era idiomatica, non parlava, cioè, la lingua di un particolare strumento, non ne sfruttava le caratteristiche, ma era sostanzialmente fungibile.

Il protagonista del concerto di oggi sarà il basso del "coro" dei violini, ma di questo vi parlerà il violoncellista neoborbonico caro ai lettori storici del blog.

In effetti, all'epoca qualsiasi strumento soprano (o alto, o tenore o basso) poteva suonare una parte di soprano (o, rispettivamente, di alto, tenore, o basso) in un "coro" strumentale, tant'è che i musicisti più che negli strumenti si specializzavano nei registri (cioè: il suonatore di soprani sapeva suonare tutti gli strumenti soprani) e perfino la musica per tastiera veniva scritta in partitura a quattro voci, come fosse musica corale, e come Bach, due secoli dopo, volle fare nel suo supremo manifesto estetico:


Una deliberata rivendicazione di inattualità, com'è testimoniato dal fatto che (proprio come due secoli prima) lo stesso brano poteva essere credibilmente affidato a uno strumento polifonico:

e che questa operazione veniva fatta da chi aveva spinto all'estremo (per l'epoca) le caratteristiche idiomatiche degli strumenti disponibili. Per esempio, immaginate di fare questo preludio con un coro di flauti:


Non dico che sia impossibile, ma renderlo credibile sarebbe molto molto difficile. La scrittura di Bach, quindi, era idiomatica per clavicembalo, ma quando lo voleva lui. La totale emancipazione del linguaggio strumentale da quello vocale sarebbe arrivata col Romanticismo. Questo:


ha senso solo ed esclusivamente sul pianoforte, come questo:


ha senso solo sul violino, ed è difficile immaginare di affidare questa o altra musica strumentale romantica a un coro, nonostante che ogni tanto qualcuno ci si diverta:


Ma, appunto, è (relativamente) divertente, e non particolarmente credibile, anche perché, lo noterete, della musica vocale manca un elemento portante: il testo.

Incidentalmente noto che il romanticismo, visto e sentito come un tempo di totale libertà, di emancipazione dell'individuo, musicalmente è un tempo di totali obblighi: puoi suonare un certo pezzo solo con quello strumento, il tempo te lo indica l'autore, qualche volta addirittura con l'indicazione del metronomo, tutte le intenzioni espressive sono annotate, ecc. ecc. I margini interpretativi per l'esecutore restano, ma si fanno molto, molto più ristretti.

Nel concerto di mercoledì (che poi sarebbe oggi), concentrandoci sugli anni '30 del Seicento documentiamo il trapasso dal paradigma "vocale", proponendo brani strumentali che rielaborano materiale vocale (come madrigali o inni gregoriani), o comunque si intitolano "canzona", al paradigma "strumentale", con brani che si intitolano "toccata" (titolo che testimonia il cambio di paradigma dal canto di una melodia al toccare i tasti di uno strumento), o fantasia, genere particolarmente longevo (dal rinascimento al romanticismo e oltre), caratterizzato dalla mancanza di un sottostante letterario, di un testo, e quindi connaturatamente strumentale (ogni regola ammette eccezioni).

Il grosso del programma è tratto da due libri pubblicati a Venezia (la città dove nel 1501 Ottaviano Petrucci aveva inventato la stampa musicale a caratteri mobili, progresso tecnologico determinante per la democratizzazione - o borghesizzazione - della prassi musicale): il Primo libro delle canzoni di Frescobaldi (stampato a Roma nel 1628 e ripubblicato a Venezia nel 1634) e il Primo libro di canzoni, fantasie e correnti di Selma y Salaverde (pubblicato a Venezia nel 1638).

Per collocare nel tempo questa roba, siamo in piena Guerra dei Trent'anni (come oggi, del resto), il decennio era iniziato con la peste di Milano (quella dei Promessi sposi), più esattamente nella fase svedese, in Francia regnava Luigi XIII, in Spagna Filippo IV, in Inghilterra Carlo I (il primo a essere decapitato, peraltro), in Germania erano troppi, perché la Germania era allora come oggi piacerebbe a noi che la amiamo tanto (ce ne erano parecchie), il papa era Urbano VIII (quod non fecerunt barbari...), Guercino rifiutava l'invito di Luigi XIII e se ne andava a lavorare a Bologna, dove operava anche Guido Reni (Caravaggio s'aveva mort 24 anni prima...), la letteratura ci dava decisamente meno soddisfazioni (Shakespeare, ma anche Góngora, ma anche Marino, erano morti, e Molière aveva appena .dodici anni).

Eseguiremo questi brani:


Bartolomé de Selma y Salaverde (c. 1595, Cuenca – dopo il 1638), "Vestiva i colli passeggiato", a basso e organo.

Girolamo Frescobaldi (Ferrara, 13 settembre 1583 – Roma, 1º marzo 1643), "Canzona quinta detta la Tromboncina", a basso e organo.

Girolamo Frescobaldi (Ferrara, 13 settembre 1583 – Roma, 1º marzo 1643), Toccata seconda dal "Secondo libro di toccate, canzone, versi d'hinni, Magnificat, gagliarde, correnti et altre partite d'intavolatura di cembalo et organo" (Roma, 1627).

Bartolomé de Selma y Salaverde (c. 1595, Cuenca – dopo il 1638), Fantasia quinta a basso solo.

Girolamo Frescobaldi (Ferrara, 13 settembre 1583 – Roma, 1º marzo 1643), "Canzona sesta detta l'Altera", a basso e organo.

Girolamo Frescobaldi (Ferrara, 13 settembre 1583 – Roma, 1º marzo 1643), Inno Ave Maris Stella dal "Secondo libro di toccate, canzone, versi d'hinni, Magnificat, gagliarde, correnti et altre partite d'intavolatura di cembalo et organo" (Roma, 1627).

Girolamo Frescobaldi (Ferrara, 13 settembre 1583 – Roma, 1º marzo 1643), "Canzona ottava detta l'Ambitiosa", a basso e organo.

Giovanni Battista Vitali (Bologna, 18 febbraio 1632 – Modena, 12 ottobre 1692), Capritio sopra otto figure, Capritio sopra li cinque tempi, Passa Galli per la lettera E, dalle "Partite sopra le diverse sonate per il violone".


Come avrete notato, c'è un intruso, Giovanni Battista Vitali, inserito perché virtuoso del protagonista strumentale di questo programma, il basso di violino (cioè, appunto, il basso del coro dei violini, che poi sarebbe diventato il violoncello, così come il contralto del coro dei violini sarebbe diventato la viola, che infatti nella Leuropa chiamano "alto", come sapranno gli europei - ma non gli europeisti). Vitali nasce più o meno quando i due libri di cui vi parlavo vengono pubblicati, ed è quindi protagonista di una fase di più avanzata emancipazione del linguaggio strumentale.

"Vestiva i colli" è un madrigale di Palestrina pubblicato nella raccolta "Spoglia amorosa" (Venezia, 1592), su un testo di anonimo petrarchesco (altro paradigma duro a morire):

Vestiva i colli e le campagne intorno

La primavera di novelli amori

E spirava soavi Arabi odori,

cinta d'erbe e di fior il crine adorno.

Il madrigale ebbe un enorme successo, tant'è che 46 anni dopo Selma y Salaverde ne propone una cover nel suo primo libro (per capirci - e restare all'attualità - un po' come se oggi qualcuno proponesse una cover de "Il segno dei pesci" di Venditti: come passa il tempo!). Il paradigma vocale resta ancora fonte di ispirazione, ma completamente rielaborato, con un duplice vantaggio: quello di consentire la riproduzione domestica di un brano noto e amato senza coinvolgere un coro di cinque persone (l'accompagnamento dell'organo consente un minimo di polifonia, ma il protagonista è il basso di violino e la sua rielaborazione della parte di basso del madrigale), e quello di mostrare il virtuosismo del compositore e dell'esecutore "passeggiando", cioè "passaggiando", cioè arricchendo di passaggi (variazioni) virtuosistiche un materiale musicale che era nelle orecchie dell'ascoltatore.

Al di là del loro valore musicale, le "canzone" di Frescobaldi sono interessanti per le note che l'editore aggiunge al termine del libro, chiarendo che ha deciso di pubblicarle in partitura, anziché a parti staccate, come allora si usava, per renderne l'esecuzione agevole anche a un pubblico non specialistico. Era la definitiva rottura del monopolio dell'interpretazione musicale da parte dei professionisti, che consentiva a un nuovo pubblico, la borghesia colta, di soddisfare la propria domanda di musica in un'epoca in cui le orchestre, come oggi, costavano troppo, ma i giradischi (o i lettori CD, o Internet) non erano nemmeno lontanamente concepibili.

La Toccata di Frescobaldi rappresenta un esempio evidente di musica strumentale del tutto emancipata dal paradigma vocale: toccare (i tasti), non cantare (una canzone). Qualcuno penserà che manca la fuga: in effetti, fra i vari episodi di cui il pezzo di compone, un piccolo fugato c'è, ma la bipartizione fra momento "improvvisativo" e momento "contrappuntistico" (toccata e fuga) si sarebbe consolidata qualche decennio dopo, in Germania.

Nello stesso libro, Frescobaldi rielabora per organo, verosimilmente a uso liturgico, un antico inno gregoriano, l'Ave Maris Stella:

Ave, maris stella,

Dei mater alma

atque semper virgo,

felix coeli porta!

Un'altra melodia notissima, che nella rielaborazione viene inserita in una trama polifonica particolarmente raffinata.

Infine, la piccola suite di Vitali propone lo schema del "basso ostinato": lo strumento si sbizzarrisce su una sequenza di note che l'accompagnatore ripropone ostinatamente, lasciando al solista l'estro di esprimersi esplorando le possibilità tecniche del suo strumento.

Ora devo lasciarvi.

A dopo!

(...non ho tempo di rileggere, ai refusi pensateci voi...)

(... aspetto gli "io non sono un musicologo ma...". Tanto è sempre la stessa cosa, siete sempre la stessa cosa...)

(...detto con affetto, ovviamente. E poi non è vero che io sono vendicativo: io so aspettare!...)

lunedì 26 agosto 2024

La data del goofy

…verrà detta a chi assisterà al concerto del 28 (vedi post precedente). Poi vediamo se divulgarla ulteriormente (ma potrei dinostrarvi che non ne vale la pena: sveglia!).

Chi vuole restare a cena o ha bisogno di dormire a Pizzoferrato dopo il concerto può segnalarmelo qui, così lo considero nella prenotazione della cena e gli indico qualche punto di appoggio.

mercoledì 21 agosto 2024

La strada la sapete...

(...fra le varie cose che mi avevate tolto - involontariamente - e che mi sono ripreso - volontariamente - c'è questa. Chi c'è stato la strada la sa e se interessato si affaccerà. Mi farà piacere vedervi nelle terre alte...)


 

mercoledì 12 luglio 2023

Retorica

Studiare musica serve a capire che la stessa cosa può essere detta in modi diversi, ad esempio così:


o così:


Buona notte!


venerdì 16 ottobre 2020

La musica (tratto da una storia vera).

Onoro una promessa fatta questa mattina. Noi siamo tendenzialmente persone corrette. Poi, per carità, faremo anche noi i nostri errori, ma, per quanto mi riguarda, cerco di evitare il più insidioso di tutti: quello di non capire con chi sto parlando...



venerdì 10 aprile 2020

Venerdì santo

L'Eurogruppo del 16 marzo:


Gualtieri all'Eurogruppo del 9 aprile:


Gli ortotteri:


Il blogger:


Il giorno dopo, gli elettori e le opposizioni:


Gualtieri viene scaricato dalla sua maggioranza:


L'Italia accede al MES:


Poi vengono modificate le condizioni:


Arriva la crisi: Conte viene travolto dal risultato della sua stessa ignavia...


...e finalmente cambia musica:






(...per quanto uno le cose possa averle dette prima, c'è sempre Uno che le ha dette prima di lui, perché era prima che le cose potessero essere dette. Quindi, calma...)

mercoledì 16 maggio 2018

I am a barbarian...

...precisely the one who plays harpsichord in this (and some others) recording:




(...if you find this music boring, you may have a look at this...)

martedì 17 ottobre 2017

Chiuso per Napoli

(...e anche per eccesso di ribasso dei commenti! Mamma mia, che tristezza! Ma cosa vi aspettate che possano dire oggi un Amato o un Micossi? Ma perché continuate a parlarne quasi una settimana dopo? Che informazione aggiunge? Su scale completamente diverse non solo di erudizione economica e di rilevanza per la storia politica del nostro paesi, ma anche e soprattutto di civiltà, e di lettura degli interessi particolari che li animano, i loro percorsi sono comunque preordinati. Subiscono anche loro la loro personale ananke, e non vedo motivi né per stupirsi della loro path dependency, né per dare in escandescenze, né per non rispettarla. Mi fate tanto i crociati, i neolepantiani, e poi sembrate perdere di vista con una inquietante insistenza il fatto che il tribunale è altrove! Sinceramente, io di follower tutti Lepanto e distintivo ne farei anche a meno. Tuttavia, i follower, come i figli, non si scelgono. Si può provare a educarli, ma spesso la cosa più saggia da fare è aspettare che scopino, che poi per l'umore - e in generale per la Weltanschauung - è una mano santa. Provateci, se vi ricordate come si fa, e tornerete qui più sereni. Io per i prossimi tre giorni, sostituisco questa attività con un'altra...)


Nel vano tentativo di farvi capire quanto poco possa fregarmene dei sorrisetti della Vero (ma tanto non lo capirete, perché non capirete quanto sto per dirvi), mi limito a segnalarvi che fra tre giorni a Napoli accompagnerò in questa aria questa cantante, e in questa aria un vecchio amico. Voi non ci sarete, perché il concerto è privato, come era privato il concerto di due anni fa alla galleria Pamphili, del quale è il seguito. Sì, perché la Haendel Society ci ha richiamato, e ci ha chiesto di eseguire a Napoli per i soci una cantata che Haendel aveva scritto a Napoli, qualche anno fa.

Ma voi di questa roba cosa potete saperne?

Voi che considerate certa gente interlocutori ammissibili, gente che l'Europa non sa cosa sia, perché non la pratica, come potete a vostra volta intuire cosa l'Europa sia, e capire quanto poco possa interessare il resto a chi ha la ventura di praticarla?


(...forse ho una sera libera. Se c'è un lettore non colloso, non piagnucoloso, non fradicio di astio verso il mondo, non ex ortottero-donaldiano-auritiiiiiiiano, non forcaiolo, non bilioso, diciamo: se c'è una persona normale che vuole mangiarsi una pizza, mi scriva e magari vediamo di fare due chiacchiere in tranquillità. Astenersi monomaniaci e noiosi. Ce ne sarà, a Napoli, uno così? O no?... Vabbè, per sicurezza telefono a Gennaro, che è meglio...)

lunedì 3 luglio 2017

Sossoddisfazzioni...

Ieri sera ero qui:


in compagnia dei miei colleghi:


per suonare musica sua:


Dopo la prova, mentre ci cambiavamo, si parlava di cattedre di conservatorio: Tizio è andato lì, chi insegna violino là?, ma Caio sta ancora lì...

A un certo punto il nostro primo oboe, che è soprattutto il primo oboe di S. Cecilia (nun se famo mancà gnente), mi chiede: "E tu dove insegni?"

E io: "A Pescara". 

E lui: "Ma non c'è più Pietro?"

E io: "Certo, è il mio maestro: ci ho fatto la specialistica."

E lui: "Ma...".

E io: "No, è che io ho una vita complicata: in realtà insegno politica economica... non al conservatorio...".

E ho spiegato brevemente la situazione. 

Quindi, se uno ha la fortuna di non conoscermi, non si accorge che la mia vita non è fatta di quel pane che solum è mio, ma di cose delle quali me ne frega il giusto, come quella nella quale mi trovo carcerato oggi:


Non c'è che dire: sossoddisfazzioni! Certo, a mano a mano che divento conosciuto, aumenta il rischio che qualcuno mi indirizzi le rime del Foscolo:

VI CONTRO URBANO LAMPREDI 

Dimmi tu, che pur sei mezzo algebrista, 
Come avvien questo? Tu se' mezzo critico, 
Mezzo sacro dottor, mezzo ellenista, 
Mezzo spartano, mezzo sibaritico, 
Mezzo poeta, mezzo freddurista, 
Mezzo frate, mezz'uom, mezzo politico: - 
Come, in tante metà, nulla è d'intero? 
Come, tutte sommate, fanno zero?

(...con buona pace del Gaddus, quando si incazzava non era male...)

Essere un uomo a somma nulla... sarà la SStoria a dirlo (se va bene, in una footnote). Intanto, tutto quello che faccio son costretto a farlo bene. E questo convegno non è venuto poi così male... ma al concerto ho goduto di più! Un conto è essere parte di una cosa eterna e viva, un conto intervenire in un dibattito nato morto...





(...e ora Marcello mi chiama al tavolo dei relatori: è finita la pace... scrivere glosse al Timeo per gli stipendi di nessuno...)

(...accanto a Munchau...)

(...da domani in viaggio con Uga...)


giovedì 8 giugno 2017

Bordeaux n'est pas au bord de l'eau...


Nonostante le apparenze:


Bordeaux non si chiama così per il fatto di essere au bord de l'eau (come nella chanson per diversamente europeisti che apre il post), ma per il fatto di essere al confine (bordo) della Gallia: Burdigala.

Ecco, ho rovinato la serata a Norma Rangeri, nominando il confine, padre della nazione, madre di tutte le guerre. C'è un'altra madre che è sempre incinta, e chissà perché mi viene in mente proprio ora. Comunque, la povera Norma non sarà la sola a passare una notte insonne. Ho una revision piuttosto urgente, e così passerò la notte mettendo in fila numeri, sotto al clair de la lune triste et beau:


Ecco: questa per me è la vetta (o quasi). Non credo che nella storia della musica si sia mai avuto un poeta così grande musicato da un musicista tanto grande. Conosco invece diversi grandi musicisti che hanno musicato testi... come dire... "europeisti" (per usare un sinonimo)... e tanti poeti finiti in pessime mani...

Comunque, non sono solo a travagliarmi. Come spesso mi capita, in Francia, il mio dirimpettaio è una persona illustre. A Rouen Flaubert, a Parigi Baudelaire, e a Bordeaux:


Anche lui non dorme. Proprio non ci dorme la notte, con questa storia della separatezza fra i poteri esecutivo, legislativo e monetario. Lui l'aveva pensata in un modo diverso, e di essere travisato così, da un roturier, nel silenzio totale di quei simpatici babbalei dei costituzionalisti, proprio non gli è andata giù, ma veramente per niente.





(...uscendo dall'aereo non ho trovato la valigia - prima o poi doveva capitare - ma ho trovato quello che trovo qui e a Lisbona - e magari sarà anche da altre parti: il respiro dell'oceano. Quella luce, quella profondità, quell'energia... e ora: tabelle!...)

lunedì 5 giugno 2017

Hallenser post 3: Triumph!

Il ciccione ci ha protetti. Aveva ragione Pilon. Funziona. Voi continuate con l'euro. Io sono in birreria...


(...redivivo...)


(...cembalo diciottenne, come er Palla...)


(...la diva obliqua...)


(...la casa del ciccione...)


(...e ora birra, anzi: birre...)


(...e dopo il rituale selfie col ciccione...)





(...se gli siamo piaciuti ci richiameranno. Funziona così. Il mercato è il mio pastore, anche quando suono...)

domenica 4 giugno 2017

Hallenser post 2: il gran Condé

Di fronte al mio letto incombe l'inquietante profilo del ciccione:


"Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie, e stabilito ciò che dovesse fare, la mattina."

Io in vece ho preso un Esilgan (ma da 1 grammo, eh! Tranquilli...). 

Buona notte!


Hallenser post 1: 1517

Voce registrata: "...in caso di perdita di pressione nella cabina..."

Il neoborbonico: "Il vostro cervello esploderà!"

...



Viaggiare col neoborbonico è proprio uno spasso. Ma dove Natura matrigna si distrae, è la SStoria a raggiungerlo. E così, proprio a lui, che è tridentino dentro, doveva capitare di prenotare il treno ICE 1517, che passa da Wittemberg per portarci a Halle esattamente 500 anni dopo il 1517.

Interpreto questo come un segno del destino: forse è meglio se l'aria di furore della nostra diva la facciamo a 95 di metronomo, anziché a 100.

Comunque, non si discute: dove piove, i prati sono verdi, e dove non ci sono montagne, i binari sono rettilinei...


(...e dove c'è il carbone, si usa il carbone, e gli altri si fottano...)

martedì 23 maggio 2017

Gavirate (Handel)

Ci siamo molto divertiti. E ora possiamo andare a Halle, a casa del ciccione. Ma prima, il 2 giugno alle 21, saremo a Todi nel refettorio della Santissima Annunziata, quello dove abbiamo registrato Porpora. Stessa formazione, stesso programma: cantate italiane di un tedesco che ha preferito morire inglese. Il che la dice lunga...









venerdì 12 maggio 2017

Gavirate (save the date)

La giornata è stata lunga e mi sento un po' così:


ma prima di spegnermi vi segnalo due appuntamenti in rosso, a Gavirate e poi il 3 a Todi (seguono dettagli).

Che c'entra il rosso? Bè, la diva è rossa. L'unico rosso sul quale si possa fare affidamento, anche se nel sondaggio che ho promosso su Twitter si sta collocando solo al terzo posto. La maggioranza è reticente... come me!

Naturalmente questi due concerti sono la preparazione per questo, e se non venite una parte del programma la trovate qui (però con una mora).

Gila, tu non puoi esimerti: lo so che le rosse ti piacciono!


(...estote parati...)

(...la linea del partito è: carini e coccolosi...)

lunedì 28 novembre 2016

#famoerpartito

...dunque: er partito nun lo famo (anche se la qualità di chi me lo chiede si sta progressivamente e vertiginosamente innalzando: il che, peraltro, implica che potranno fare a meno di me), ma le correnti le abbiamo già fatte. Se spogliate le schede di votazione del Keynes award vedrete che ha stravinto il migliore (sono ovviamente phiero di voi). Constaterete tuttavia la presenza di una corrente di minoranza, lo MPF, che non è il Monte dei Paschi di Siena nella pronuncia di un nostro indimenticabile compagno, ma il "Movimento per la filologia", noto anche come "Morti per la figa". Vi aderiscono quelli che hanno preferito Sophie Gent, ovvero il primo video.

Eppure, se la guardate alla luce (perché al buio tutte le flautiste sono nere), vi rendereste conto, gentili utenti di questo blog diversamente non sessista, che anche Anna Besson un suo perché ce l'ha:


E ora torno alla ASN...



(...il Giardino Armonico è troppo anni '80, daje, su!... A me piace di più il loro Seicento. Ad esempio, cliccate qui, e sentite quando è misolidio il cembalista...)