(...ma perché quando si parla di monete sclerate? Perché? Perché?...)
Ricevo da un gentile utente questa simpatica reprimenda che immediatamente sottopongo alla vostra attenzione. Ne discuterò prima il contenuto, e poi stabilirò un modus operandi per casi come questo, che purtroppo stanno ridiventando frequenti (lo erano all'inizio del blog, poi riuscii a far capire che non era il caso, ma ora ci risiamo, forse per motivi elettorali, o forse per il ciclo delle macchie solari, o forse solo perché siamo diventati troppi...):
Andrea Galeazzi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Brexit e sterlina: il "minimo storico"":
Pur essendo un estimatore del blog, stavolta i dati non sono proprio
giusti. Il tasso GBP/USD (detto anche "Cable") attuale è 1.3683, ci
vogliono 1.3683 dollari per comprare una sterlina, o 0.73 sterline per 1
dollaro. Fin qui è stato invertito il grafico. Il problema è che nel
Luglio del 2014 è successo esattamente il contrario a quanto scritto nel
post: la sterlina era FORTEMENTE sopravalutata arrivando a toccare
1.70, ossia ci volevano 1.7 dollari per comprare una sterlina. Vedere
per credere: http://it.investing.com/currencies/grafico-gbp-usd
Comunque capita a tutti prendere cantonate ogni tanto.
Postato da Andrea Galeazzi in Goofynomics alle 26 giugno 2016 12:32
Gentile Andrea,
la ringrazio per la stima, che cercherò strenuamente di ricambiare. Intanto, attenendomi ai fatti, constato che nell'anagrafica dei donatori di a/simmetrie il suo nome non figura. Diciamo quindi che la sua è la stima di un free rider, non per questo meno gradita.
Veniamo poi alle osservazioni che lei muove, non senza averle prima fatto notare due elementi di fondo. Il primo è che la sua insinuazione che io fornisca dati errati è abbastanza diffamatoria, come pure, ne converrà, è sgradevole il suo "capita a tutti di prendere cantonate". Lo adotto però come comoda ipotesi di lavoro per vedere se magari potesse essere successo a lei. La seconda è che il punto che lei solleva è del tutto irrilevante rispetto a quanto io intendo dimostrare. Lo ribadisco, in modo che sia chiaro: chi parla di sterlina ai minimi "storici" dice una stupidaggine, perché, comunque si rigiri il grafico (poi ne parliamo) il valore attuale della sterlina rispetto al dollaro non è estremale se ci si riferisce a quello che può essere considerato (oggi) il campione "storico", ovvero quello che inizia dalla fine del sistema di cambi fissi di Bretton Woods. Qualsiasi altro campione di riferimento è soggetto alla critica di essere scelto in modo arbitrario.
Spero lei non stia contestando questo semplice dato di fatto.
Dopo di che, entro nel merito.
La serie rappresentata nel primo grafico viene dalla fonte che le ho indicato, ed è stata estratta facendo l'operazione che qui le descrivo:
ovvero selezionando come valuta di riferimento il pound, come controparte (target currency) il dollaro statunitense, e come metodo di quotazione (notation) la "price notation", ovvero il cambio incerto per certo. Ne consegue che quello che mi viene restituito è il costo di un dollaro in sterline, e non il costo di una sterlina in dollari. Lei sarà stupito, forse perché non ha fatto un corso di economia internazionale (né da insegnante né, soprattutto, da studente), o forse perché arriva adesso su questo blog (non trovo altri suoi commenti in quest'anno, né nell'anno precedente, cosa per la quale le sono comunque grato), ma, sa com'è: capita che il cambio possa essere quotato o incerto per certo o certo per incerto.
La prima quotazione è la più razionale: la valuta estera, per un paese, normalmente è una risorsa scarsa (il Regno Unito in effetti è un caso a sé perché la sterlina è anche una valuta di riserva e entra nel paniere dei DSP, ma ora sto parlando in termini generali), per cui ha perfettamente senso chiedersi quanto costi acquisirla in unità di valuta locale.
La notazione GBP/USD, per questo tipo di cambio, è quella adottata dal collega che gestisce il Pacific Exchange Rate Service e anch'essa ha perfettamente senso. Sto infatti chiedendomi quante sterline occorrono per un dollaro, e quindi la dimensione è sterlina su dollaro. Personalmente trovo questa notazione molto intuitiva. Lei no forse perché ha una preparazione da pratico (magari a alto livello) o da praticone (detto con affetto), nel qual caso troverà normale quella che in effetti è l'anomalia britannica, ovvero quotare certo per incerto, cioè usando la "volume notation", ovvero chiedendosi quanti dollari compro con una sterlina (anziché quante sterline compro con un dollaro, che poi significa con quante sterline compro un dollaro).
Per ottenere i dati relativi, usando il database che ho suggerito ai miei lettori (e che viene spesso usato da chi fa ricerca) bisogna procedere in questo modo:
e, se lo si fa, si ottiene una serie storica indicata come USD/GBP, perché in questo caso il numero rappresenta dollari su sterline, cioè quanti dollari si scambiano con una sterlina, e quindi, se si è inglesi, è un cambio certo (una sterlina) per incerto (un incerto numero di dollari).
Fino a qui abbiamo capito una cosa: che io so quali sono le convenzioni usate da trader e ingegneri nel caso britannico (e so anche quali sono le motivazioni storiche di queste convenzioni: il passato imperiale britannico, che i britannici apparentemente ricordano...), mentre lei forse ignora i principi generali che regolano definizione e quotazione del tasso di cambio, il quale, in fondo, è un caso particolare di prezzo relativo (e quindi, come dire, il suo significato intrinseco non cambia quale che sia il numerario scelto: la valuta nazionale, o quella altrui).
Sarebbe scusabile, se non ci fosse un certo tono di rimprovero nelle sue parole: rimprovero che non ha alcun motivo di esistere, per il semplice motivo che le due modalità di quotazione (le due "notations") sono entrambe lecite, e che in questo blog le ho sempre usate entrambe, spiegandole ai miei lettori, che generalmente mi capiscono (o fanno finta).
Purtroppo, però, non c'è solo questo: lei fa anche un errore molto spiacevole (le assicuro, mi addolora moltissimo farglielo notare ma non sarei onesto con lei se facessi finta di niente): mi attribuisce una cosa che non ho detto. Io infatti non ho detto che nel luglio del 2014 la sterlina abbia raggiunto un minimo. Io ho detto:
"Appare del tutto evidente che per un inglese i dollari non sono mai
costati così tanto... dal luglio 2014 (quando il cambio era a 0.58)!"
il che significa (mi sembra strano doverglielo tradurre, ma tant'è: se posso essere utile) che quello attuale è un minimo della sterlina (perché alla chiusura di venerdì i dollari costavano relativamente tanto: ci volevano 0.73 penny per un dollaro, cioè, appunto, come dice lei, una cosa intorno agli 1.37 dollari per una sterlina), che viene dopo il massimo del luglio 2014, quando i dollari costavano relativamente poco (ci volevano appunto solo 0.58 penny per un dollaro, che, lei ne converrà, sono meno di 0.73, e che in effetti corrispondono a circa 1.7 dollari per sterlina, cosa che peraltro si vede benissimo nel secondo grafico del post precedente, per cui non vedo il bisogno di andare a citare fonti che sinceramente noi ricercatori professionisti non usiamo - per quanto pratiche possano essere per chi si diletta di questi argomenti in verità noiosissimi, a parer mio).
Non ho detto che quello attuale è un minimo che segue un altro minimo, non so se le è più chiaro così. Ho detto che quello attuale è un minimo che segue un massimo locale (che nel grafico della quotazione incerto per certo appare come un minimo locale per ovvi motivi), e l'ho detto perché volevo evidenziare una sfumatura che a lei e forse anche ad altri (ad almeno un altro di sicuro) è sfuggita, ma che nel mio post era sottolineata ironicamente, ovvero che per definire un minimo (o un massimo) "storico" basta un po' di buona volontà, e selezionare opportunamente il campione di riferimento.
Dire "non sono mai costati così tanto dal x" significa, in tutta evidenza, che si ritiene che in x ciò di cui si parla costasse poco. Siccome il soggetto della frase erano i dollari, questo significa che chi scriveva era perfettamente consapevole che in x (luglio 2014) i dollari costavano poco, cioè la sterlina valeva tanto.
Se vuole glielo dico in altri tre modi diversi ma equivalenti. Tuttavia non so se possa valerne la pena, né per me né per lei, e non voglio abusare del suo tempo.
Noi, qui, stiamo seguendo un percorso di un certo tipo. Abbiamo letto La fabbrica del falso, abbiamo letto Gli stregoni della notizia, abbiamo visto in Anschluss com'è facile far apparire miracolosa la crescita di una regione se come punto di riferimento si prendono le macerie che vi si sono lasciate, e non il tenore di vita che aveva prima del nostro arrivo, eccetera. Capisco che questo a lei interessi poco, e che lei sia magari poco addentro al nostro linguaggio, e che lei legittimamente sia poco interessato a seguire il nostro percorso.
Sa com'è, questo blog di uno che secondo lei prende cantonate sul tasso di cambio viene seguito anche da trader che fanno bei soldini con le cantonate de cujus, e qualche volta contribuiscono anche al progetto. Magari anche lei ci segue per motivi analoghi. Oppure chissà.
Il punto è un altro: come sempre, in un dialogo, un punto di incontro volendo lo si può trovare. Sono d'accordo con lei: capita a tutti di prendere cantonate, e la cantonata l'ha presa lei, ma non deve scusarsi, non è necessario.
Vede, io ci ho tenuto a spiegarle in dettaglio la mia posizione. Mi è costato un'ora e più di lavoro, ma l'ho fatto volentieri. I miei lettori, magari, inclusi quelli che contribuiscono al progetto finanziando a/simmetrie, forse avrebbero voluto leggere qualcosa di più interessante: magari i QED che avevo promesso loro. Ma lei doveva farmi una lezioncina (sbagliata) e io ho ritenuto di doverle rispondere.
Ora però basta.
Io non ho nulla contro di lei, capisco le sue ottime intenzioni, capisco la sua sicurezza di sé (e l'apprezzo), capisco che probabilmente non era sua intenzione farmi perdere tempo ma solo fare un'osservazione costruttiva (ancorché errata e dal tono non particolarmente costruttivo), capisco tutto. Non prenda però come atto di ostilità il fatto che ora la marco come "utente indesiderato" nalla coda di moderazione del blog e per un annetto non risponderò alle sue gentili osservazioni. So che rischio di perdere qualcosa, ma ho la certezza di risparmiare tempo, che in questo momento per me è prezioso, e quindi lei mi scuserà. D'altra parte, questo è il mio blog e mi regolo come credo.
Qui termina il mio dialogo con lei, e quanto segue riguarda gli altri, i superstiti.
Tenete presente che applicherò la stessa regola a chiunque intervenga per fare interventi di questo tenore.
Io cantonate ne prendo, e spesso me le avete segnalate e le ho corrette: si va dagli errori di ortografia, a errori di segno, a errori di definizione di certe variabili, e via dicendo. Fa parte del lavoro di un ricercatore professionista sottoporsi a peer review e a sua volta praticarla, nelle dovute forme. Sono felice di aver trovato in voi lettori attenti che spesso mi hanno salvato da me stesso. Ma questo blog non può diventare una vetrina per aspiranti blogger di economia, o un arengo per giovini o meno giovini che vogliono misurarselo con me. Non mi interessa. Quindi se ho scritto una scemenza, mi dite: "Albè, hai scritto una scemenza" e saremo amici. Il costo del controllo però incombe su di voi, e se alla fine salta fuori che non è una scemenza i casi sono tre: o vi conosco, o vi trovo sulla lista dei donatori di a/simmetrie, o sarete banditi. Come pure, se intervenite solo per far vedere quanto siete bravi (ripetendo cose già dette e stradette), costringendomi a leggere una pappardella insipida (non è questo il caso del nostro amico Andrea, che fra l'altro è stato molto sintetico), mi imponete un costo inutile, e quindi sono costretto a bandirvi. Qui c'è tanta gente che contribuisce portando notizie, osservazioni critiche, citazioni, riferimenti bibliografici, fonti di dati, ecc. Quelli non mi fanno perdere tempo.
Per gli altri c'è l'esilio.
Per sempre?
Chissà.
Tenete presente che io devo leggere tutto quello che scrivete, dato che non voglio prendermi una querela perché qualcuno di voi si comporta da cretino (e ce ne sono ancora molti). Quindi la sintesi è apprezzata. Tenete anche presente che cerco di farlo con assiduità, altrimenti c'è sempre il nuovo arrivato che "perché non pubblichi il messaggio di io!" e poi mi tocca bloccarlo a prescindere, non essendo questo un comportamento accettabile (ma nessuno vuole leggere le regole del blog).
Intanto, alla fine di questa lunga precisazione, siamo riusciti a ribadire l'ovvio: non c'è alcun modo di poter affermare sensatamente che i valori raggiunti dalla sterlina in chiusura di settimana siano un minimo "storico".
La sterlina raggiungerà un minimo "storico" quando occorreranno più di 91 penny per comprare un dollaro (e cioè se si svaluterà, incerto per certo, di un altro 24% rispetto alla chiusura di venerdì), oppure quando occorreranno meno di 1.09 dollari per acquistare una sterlina (e cioè se si svaluterà, certo per incerto, di un altro 20% circa rispetto alla chiusura vicina a 1.37).
Non dico che sia impossibile: abbiamo visto l'euro fare di peggio rispetto al dollaro, in tempi recenti, e in lassi di tempo relativamente brevi: ma non credo sia né per domani, né per la prossima settimana, e fino ad allora parlare di minimo storico è fattualmente errato. Comunque, visto che siamo qui per dare i numeri, vi do i miei: a mio sommesso avviso, la sterlina ha bisogno di una correzione attorno al 10% perché il saldo estero della Gran Bretagna torni sotto controllo. Non può permettersi di più, perché rischierebbe di diventare poco credibile (è pur sempre una valuta di riserva)! Non può permettersi di meno, perché il suo current account è piuttosto depresso (soprattutto a causa del crollo della nostra domanda, che ovviamente danneggia le sue esportazioni). Ci potrebbe volere anche un semestre per realizzarla, questa correzione, e sicuramente il panico da Brexit è un ottimo modo per ottenerla, senza colpo ferire (cioè senza moneta stampare), dopo di che la tendenza potrebbe stabilizzarsi e invertirsi (come accadde dopo la crisi del 2008). Ovviamente questa è solo una mia intuizione: questa sì che potrebbe essere una cantonata, e quindi possiamo discuterne. Ma se anche voi la vedete così, intuite che tutto sommato la Brexit potrebbe non avere solo costi per gli inglesi...
(...mi riferisco solo a loro, visto che la Scozia e l'Irlanda pare vogliano andarsene per restare sotto la Merkel. Galles non pervenuto...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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domenica 26 giugno 2016
sabato 25 giugno 2016
Brexit e sterlina: il "minimo storico"
(...o anche "la caduta libera"...)
Il grafico mostra la media mensile del tasso di cambio sterlina/dollaro quotato incerto per certo (cioè costo di un dollaro in sterline, ovvero quantità di sterline necessaria per acquistare un dollaro) dal 1971 ad oggi. Per il mese corrente, al posto del dato medio, uguale a 0.69487, ho messo il valore attualmente quotato, pari a circa 0.73 (e quindi un po' svalutato, nel senso che ci vogliono più penny per un dollaro):
(fonte dei dati).
Appare del tutto evidente che per un inglese i dollari non sono mai costati così tanto... dal luglio 2014 (quando il cambio era a 0.58)!
O no?
Ah, per i diversamente economisti (quelli della generazione Erasmus) qui vi metto il grafico della quotazione certo per incerto (dato che, fra l'altro, la sterlina è sempre stata quotata così, mentre noi questa quotazione la adottiamo solo da quando siete nati voi, perché ha molto meno senso per motivi detti e stradetti - a proposito: chi se li ricorda?):
La fonte è la solita, e in questo caso il minimo lo vedete appunto come un minimo, perché questo grafico rappresenta il costo di una sterlina in dollari (e quindi se scende la sterlina vale meno). E anche qui, come vedete, è evidentissimo che la sciagurata Brexit ha portato la sterlina al suo minimo storico.
O no?
E con questo mandiamo un gran ciaone a chi ci dovrebbe informare ma non si attiene a un minimo di deontologia, mentre io, col vostro permesso, devo correre a cena: il mio peso corporeo è ai minimi storici e sono seriamente preoccupato. Ma un motivo c'è: sono appena stato in bagno. Ah, scusate, avevo omesso un dettaglio: il mio peso è sì ai minimi storici, ma da un quarto d'ora fa. D'altra parte nel mondo della globalizzazione il tempo corre più in fretta, e un quarto d'ora oggi vale come un decennio negli anni '70, quelli della generazione Beatles di vecchi ignoranti bifolchi illetterati egoisti buzzurri che hanno rovinato l'Inghilterra, portando la sterlina in territori mai esplorati prima.
Un po' come i nostri giornalisti, non trovate?
(...ricevo e pubblico:
zapoi67 ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La semplice macroeconomia del Brexit":
Probabilmente avrò capito male io, ma:
Coffee Break del 24.06 : 0.69 GBP per 1 EUR il 18 luglio 2015... era un massimo e non un minimo per la sterlina (ora è sullo 0.81, cioè bisogna pagare 0.12 sterline in più per comprare 1 euro).
O sbaglio ?
Postato da zapoi67 in Goofynomics alle 25 giugno 2016 19:29
Gentile amico, può anche darsi che abbia sbagliato io. Come avrai visto, ero impegnato in una piacevole conversazione con una persona gradevole in privato ancora più che in pubblico, e quindi potrei essermi distratto. Domani lo vediamo. Ma il punto è che la discussione in studio si riferiva evidentemente al cambio sterlina/dollaro - quello citato dal Financial Times, fonte autorevole secondo gli astanti, il cui parere io non metto in dubbio. Quindi intanto goditi questi dati, e verificali pure con la tua lodevole acribia. Poi domani ci vediamo l'altro minimo storico, quello sull'euro, che ci riserverà altre risate.
Va bene?
Grazie per lo stimolo...)
Il grafico mostra la media mensile del tasso di cambio sterlina/dollaro quotato incerto per certo (cioè costo di un dollaro in sterline, ovvero quantità di sterline necessaria per acquistare un dollaro) dal 1971 ad oggi. Per il mese corrente, al posto del dato medio, uguale a 0.69487, ho messo il valore attualmente quotato, pari a circa 0.73 (e quindi un po' svalutato, nel senso che ci vogliono più penny per un dollaro):
(fonte dei dati).
Appare del tutto evidente che per un inglese i dollari non sono mai costati così tanto... dal luglio 2014 (quando il cambio era a 0.58)!
O no?
Ah, per i diversamente economisti (quelli della generazione Erasmus) qui vi metto il grafico della quotazione certo per incerto (dato che, fra l'altro, la sterlina è sempre stata quotata così, mentre noi questa quotazione la adottiamo solo da quando siete nati voi, perché ha molto meno senso per motivi detti e stradetti - a proposito: chi se li ricorda?):
La fonte è la solita, e in questo caso il minimo lo vedete appunto come un minimo, perché questo grafico rappresenta il costo di una sterlina in dollari (e quindi se scende la sterlina vale meno). E anche qui, come vedete, è evidentissimo che la sciagurata Brexit ha portato la sterlina al suo minimo storico.
O no?
E con questo mandiamo un gran ciaone a chi ci dovrebbe informare ma non si attiene a un minimo di deontologia, mentre io, col vostro permesso, devo correre a cena: il mio peso corporeo è ai minimi storici e sono seriamente preoccupato. Ma un motivo c'è: sono appena stato in bagno. Ah, scusate, avevo omesso un dettaglio: il mio peso è sì ai minimi storici, ma da un quarto d'ora fa. D'altra parte nel mondo della globalizzazione il tempo corre più in fretta, e un quarto d'ora oggi vale come un decennio negli anni '70, quelli della generazione Beatles di vecchi ignoranti bifolchi illetterati egoisti buzzurri che hanno rovinato l'Inghilterra, portando la sterlina in territori mai esplorati prima.
Un po' come i nostri giornalisti, non trovate?
(...ricevo e pubblico:
zapoi67 ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La semplice macroeconomia del Brexit":
Probabilmente avrò capito male io, ma:
Coffee Break del 24.06 : 0.69 GBP per 1 EUR il 18 luglio 2015... era un massimo e non un minimo per la sterlina (ora è sullo 0.81, cioè bisogna pagare 0.12 sterline in più per comprare 1 euro).
O sbaglio ?
Postato da zapoi67 in Goofynomics alle 25 giugno 2016 19:29
Gentile amico, può anche darsi che abbia sbagliato io. Come avrai visto, ero impegnato in una piacevole conversazione con una persona gradevole in privato ancora più che in pubblico, e quindi potrei essermi distratto. Domani lo vediamo. Ma il punto è che la discussione in studio si riferiva evidentemente al cambio sterlina/dollaro - quello citato dal Financial Times, fonte autorevole secondo gli astanti, il cui parere io non metto in dubbio. Quindi intanto goditi questi dati, e verificali pure con la tua lodevole acribia. Poi domani ci vediamo l'altro minimo storico, quello sull'euro, che ci riserverà altre risate.
Va bene?
Grazie per lo stimolo...)
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