Chiedo scusa: mi sono accorto di aver dato per scontato un fatto che in effetti dovrebbe essere tale per gli addetti ai lavori, ma non necessariamente può esserlo per tutti. Come sapete, nell'ultimo mezzo secolo l'Italia ha affrontato due crisi di bilancia dei pagamenti, una nel 1992, l'altra nel 2010:
Sapete anche (almeno spero) che queste due crisi sono state risolte con due metodi diversi: quella del 1992 con la svalutazione esterna (rivalutazione del marco tedesco), quella del 2010 con la svalutazione interna (abbattimento dei redditi italiani). L'aggiustamento, in termini reali, è avvenuto in tempi e entità molto simili, con un miglioramento del saldo commerciali in termini reali di circa 70 miliardi di euro nell'arco di circa 4 anni, ma si è distribuito in modo molto diverso fra aumento delle esportazioni e diminuzione delle importazioni:
Nel caso della svalutazione esterna sono decollate le esportazioni, nel caso della svalutazione interna sono precipitate le importazioni, in conseguenza dell'abbattimento del reddito che abbiamo visto più volte:
La domanda che uno si dovrebbe porre (uno se l'è posta: io!) è: ma se oggi il nostro Pil fosse dove dovrebbe essere, cioè a 2564 miliardi di euro ai prezzi del 2020, la nostra bilancia dei pagamenti sarebbe in surplus? Detto in altri termini: la nostra tanto sbandierata competitività dipende solo dal fatto che il nostro sistema imprenditoriale è sano (e secondo me lo è, altrimenti non avrei scritto L'Italia può faarcela), o dipende anche dal fatto che stiamo correndo col freno a mano tirato?
Una prima grossolana risposta può essere data ricordando quello che sappiamo dell'elasticità delle importazioni al Pil, che, come ricorderete, è approssimativamente uguale a 2. Per essere all'altezza del suo tendenziale, nel 2025 il nostro Pil dovrebbe crescere da 1962 a 2564 miliardi, cioè crescere del 30% (per l'esattezza, 30,68%). Siccome l'elasticità delle importazioni al Pil è pari a 2, in questo scenario le importazioni sarebbero superiori del 30% x 2 = 60%. Dato che la situazione di esportazioni e importazioni di beni e servizi è questa:
un simpatico aumento del 60% delle importazioni le porterebbe a 886 miliardi di euro, e quindi, ceteris paribus, il saldo commerciale passerebbe da 604-554 = 50 miliardi di euro ai prezzi del 2020 a un meno esaltante 604 - 886 = -282 miliardi di euro ai prezzi del 2020. Da un surplus a un deficit grande quasi sei volte tanto!
Ora: è chiaro che la clausola ceteris paribus è particolarmente eroica quando si considerino scostamenti di questa entità. Ad esempio, se l'Italia non avesse represso la domanda interna su richiesta di Draghi che ora dice che non dovevamo farlo, il processo inflattivo sarebbe stato più sostenuto, quindi, ad esempio, il cambio reale si sarebbe apprezzato e avremmo avuto anche minori esportazioni (per dirne una). Inoltre, la bilancia, cioè il saldo, dei pagamenti, va valutata in termini nominali, perché i pagamenti si fanno appunto a prezzi correnti, non ai prezzi di un ipotetico anno base, e questo naturalmente modificherebbe l'entità dello sbilancio. Va poi ricordato che nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti non c'è solo il saldo merci ma anche quello redditi.
Ma, insomma, ci siamo capiti: per quanto sia vero che il nostro sistema imprenditoriale abbia manifestato una buona tenuta, direi che è ancor più vero che gli italiani hanno manifestato una grande pazienza! O forse di pazienza non possiamo parlare perché, come credo abbiate capito e come si vede dal grafico, le rane italiane sono semplicemente rimaste chete nel pentolone mentre la temperatura, cioè il divario fra il Pil potenziale e quello effettivo, cresceva lentamente ogni anno di più. Il grido d'allarme lanciato nel 2012 col Tramonto dell'euro non ha svegliato nessuno, e ora siamo qui. Non sono nemmeno sicuro che al Governo si vedano questi numeri e si ragioni secondo macroeconomia, ma alla fine questo mi sembra un problema minore. Il punto è un altro: a mano a mano che il divario fra i risultati e il potenziale della nostra economia si allarga, il sentiero a disposizione del decisore politico si restringe, per il semplice motivo che un conto è recuperare uno scostamento dal tendenziale del 5%, e un conto recuperarne uno del 30%! Se vi fate questi conti, vedrete che non a caso Monti distrusse il 5% del Pil: giocando con i dati vedrete che per ristabilire l'equilibrio dei conti esteri occorreva abbattere del 10% le importazioni, quindi il Pil doveva scendere del 5% perché 5% x 2 = 10%.
Insomma: va bene lodare la competitività delle nostre aziende, va bene rivendicare giustamente i risultati in termini di occupazione e di crescita contro il futile e infame disfattismo del PD, ma non bisogna dimenticare che se la competitività ci serve è perché Monti (cioè il PD) ha distrutto il nostro mercato interno, e simmetricamente se siamo competitivi è sì perché esportiamo di più, ma soprattutto perché importiamo di meno. Un po' come quando gli "emissioni" si rallegrano del fatto che in Europa cala la CO2, senza però considerare che questo dipende fondamentalmente dal fatto che l'UE ci sta deindustrializzando!
Del resto, "emissioni" e "accoglioni" alla stessa famiglia politica appartengono: quella delle Mari* Antoniett*...
So che lo sapevate, ma ora lo sapete meglio!
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