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mercoledì 11 giugno 2025

Ancora sul ruolo internazionale dell’euro

Il gentiluomo di quella nobil patria natio alla quale io forse fui troppo molesto si era espresso così sui dieci rotoli di morbidezza del 10 maggio scorso: “ La moneta europea ha recentemente attratto un rinnovato interesse da parte degli investitori internazionali, anche a causa delle turbolenze geopolitiche verificatesi negli Stati Uniti, che hanno determinato flussi di capitali significativi verso l’Europa.” Insomma, baluginava all’orizzonte il coronamento del sogno bagnato degli europeisti, quello di scalzare il dollaro dal ruolo di global safe asset, sembrava ormai a portata di mano (conferendo in extremis una rivincita all’astro nascente della sinistra di destra).

Ma oggi il destino cinico & baro, in un imprevedibile (🤭) colpo di coda, si accanisce a maramaldeggiare sugli euristi. Il FT ci fa infatti sapere che “Gold overtakes euro as global reserve asset”.

Insomma, quando le cose si mettono male nessuno si fida di un esperimento sociale senza capo né coda, e ci si regola invece secondo le parole di Verdi: “Torniamo all’antico, sarà un progresso!”

Un saggio avviso, che dovremmo seguire anche noi, possibilmente prima di essere costretti a farlo…

(…no way!…)

(…devo rispondere ad alcuni prodotti del metabolismo (pdm), ma voglio farlo con calma e difficilmente ne avrò prima del weekend. Questa però era troppo gustosa per non condividerla con voi…)





mercoledì 8 gennaio 2025

Sul ruolo internazionale dell'euro


Vi ricorda qualcosa?

Dovrebbe ricordarvi questo.

E perché ci penso proprio ora?

Perché il nostro amico Marco, di cui sono fermamente risoluto a non buttar via niente, ci ha detto che l'euro "è molto richiesto sui mercati internazionali".

Mi sono così ricordato di quando, nel Tramonto dell'euro, vi mostrai la quota dell'euro sulle riserve valutarie detenute dalle banche centrali:


che non era in forte espansione... Questo, a mio avviso, dimostrava che alla fine le Banche centrali nell'euro non ci credevano moltissimo. All'epoca i dati COFER (COmposition of Foreign Exchange Reserves) venivano distribuiti dal Fmi su fogli Excel. Oggi è possibile consultarli online e eventualmente scaricarli da questo sito piuttosto intuitivo. Sono andato a ricercarmi i dati, e ho costruito una serie estesa, questa:


dove osserviamo due cose:

1) l'andamento dei dati aggiornati è un po' diverso da quello dei dati disponibili all'epoca: la diminuzione della quota inizia intorno al 2009 e prosegue fin verso il 2016.

2) i due puntini evidenziano, rispettivamente, la pubblicazione del Tramonto dell'euro, e la pubblicazione di questo.

I dati sulle riserve ufficiali non sono banali da analizzare: sono soggetti a vincoli di riservatezza, il numero di reporting countries è aumentato nel tempo, in particolare con l'ingresso della Cina, ci sarà sicuramente un motivo per cui i dati raccolti nel 2012 non corrispondono esattamente a quelli che ho scaricato oggi, ma la cosa più ovvia da fare per verificare se sto utilizzando i dati giusti è semplicemente andare a controllare che cosa fanno gli studiosi internazionali. Prendo ad esempio l'articolo Dollar Dominance and the Rise of Nontraditional Reserve Currencies, di Arslanalp, Eichengreen e Simpson-Bell, che è proprio fra le letture consigliate nella homepage del database COFER. Il grafico sul quale si basano è questo:


e sì, i dati che usano per l'euro sono quelli che ho scaricato io, cioè la quota delle riserve in euro sul totale delle riserve per le quali le banche centrali specificano la valuta di riferimento (le cosiddette allocated reserves).

Mi affretto ad inserire un dettaglio biografico: Ruffini poi l'ho conosciuto, ci siamo simpatici, abbiamo amici in comune, è il futuro capo o comunque leader carismatico di quelli che voi chiamate "comunisti", ma è tanto una brava persona, prova ne sia che lui si è dimenticato (credo) di questo nostro diverbio. Io no, ma non correte subito alle conclusioni: io non sono rancoroso, cerco solo di combattere l'Alzheimer! Quindi siate rispettosi nei commenti: non sia mai che riescano un giorno a vincere, meglio tenersi buoni gli amici importanti (poi parliamo anche di questo)...

Ora, uno dei claim di Ruffini nel suo attacco dal blog dell'Espresso (anche la rete non è rancorosa, ma non dimentica) era che io avrei sbagliato nel non tener conto delle riserve "non allocate", cioè di quelle di cui le banche centrali non riportavano la valuta di riferimento. A questo rimprovero non so che cosa rispondere se non che:

1) non lo fanno nemmeno i più affermati studiosi del fenomeno pubblicando nel blog dell'istituzione che questi dati li raccoglie, e:

2) anche tenendone conto non cambia nulla.

Ma intanto, prima di mettervi di traverso anche voi, notate la beffarda ironia della sorte: il puntino giallo corrisponde a quando Ernesto puntò il dito dalle autorevoli (#DAR) pagine de L'Espresso per difendere le magnifiche sorti e progressive dell'euro, e subito dopo l'euro fece uno scivolone di cinque punti percentuali! Insomma: meglio lasciarmi perdere: come dico io, la mia parola ha un comprovato valore performativo, il che, tradotto in italiano, significa che come ogni vero economista porto una discreta sfiga...

Torniamo al 2012: la tesi che sostenevo era che l'euro non avrebbe spiazzato il dollaro, semplicemente perché era una valuta poco credibile. La mia visione all'epoca era controcorrente (tanto per cambiare). Venivamo da un periodo in cui gli economisti che contano, quelli statunitensi, dopo aver espresso, come sapete, un motivato scetticismo sulle sorti della moneta unica (qui trovate una rassegna), al constatare che non era esplosa subito avevano cambiato bordo, spiegandoci perché l'euro avrebbe rivaleggiato col dollaro! Insomma: da un eccesso (motivato) all'altro (immotivato). Una rassegna di questo dibattito la trovate in un recente working paper di Arslanalp et al. (2022), la versione approfondita dell'articolo che vi citavo sopra e da cui ho tratto il grafico con le quote delle varie valute. Ve la faccio corta. Nel commentare il grafico, gli autori constatano che:


cioè: nonostante che da solo esprima una percentuale delle riserve ufficiali più grande di quella di tutte le altre valute messe insieme, il dollaro ha un peso sempre minore nelle riserve ufficiali delle banche centrali, ma il suo ruolo non è stato insidiato né dall'euro, né dalle altre valute di riserva tradizionali (yen, sterlina, franco svizzero...), bensì dalle "altre" valute, dalle valute dei Paesi emergenti (renminbi e altre valute "non tradizionali", fra cui, udite udite!, la corona svedese! Ha proprio ragione quell’altro a dire che dovremmo fare come la Svezia…).

Quindi nel 2022 salta fuori che nel 2012 avevo ragione io (strano...)!

In effetti, nello spiegare perché altre valute (quelle "non tradizionali", non l'euro!) stanno incontrando un simile favore, gli autori del working paper chiariscono che questo potrebbe dipendere da vari fattori: l'aumentata liquidità di alcune economie emergenti, l'accresciuta attenzione dei banchieri centrali per valute che forniscono remunerazioni interessanti in un periodo in cui i tassi di interesse di Stati Uniti ed UE erano prossimi allo zero (si parla del periodo precedente al 2021, ovviamente). Ma a fronte di questi vantaggi, le nontraditional currencies hanno uno svantaggio: tendono a fluttuare, e quindi espongono al rischio di cambio. Gli autori quindi concludono che c'è una spiegazione più plausibile del successo di queste valute alternative:


La stabilità delle economie sottostanti e la razionalità delle decisioni politiche sono importanti nel determinare l'accettazione internazionale di una valuta. Messo in positivo nel 2022 per spiegare il successo del renminbi e compagnia, è l'argomento che usavo in negativo nel 2012 per spiegare l'insuccesso dell'euro: la valuta di un'economia condannata ad accartocciarsi su se stessa come quella europea mai avrebbe potuto essere considerata allettante da chi fosse immune (magari perché protetto da una robusta barriera linguistica!) dalla propaganda dei nostri operatori informativi!

E infatti così è stato.

Il renminbi è la valuta di un'economia che avrà per noi tanti motivi di perplessità, ma almeno cresce (a spese nostre, per colpa delle decisioni errate prese a Bruxelles, ma cresce)! Perché un russo o un brasiliano non dovrebbero farci affidamento? E infatti ce lo fanno:


Ma non voglio sottrarmi: entriamo nel tecnico, come incautamente fecque (o febbe?) Ernesto nel lontano 2014. Mi faceva notare, Ernesto, che senza tener conto delle riserve "non allocate" era difficile sostenere che l'euro fosse poco appetibile: avremmo magari potuto scoprire, una volta avvenuta la disclosure, che la Cina era farcita di euro come un cocco, e questo avrebbe fatto crescere la quota di euro sul totale delle riserve!

Ora, di questo punto si occupano, in modo tecnico Arslanalp et al. nel sesto paragrafo del loro working paper, dedicato appunto ai robustness check della loro ipotesi (cioè della mia). In particolare, a pag. 29 analizzano il COFER reporting effect, cioè le potenziali distorsioni derivanti dal fatto che fino al 2018 c'era incertezza sulle valute nelle quali una quota piuttosto ampia di riserve ufficiali veniva investita. Le loro valutazioni sono piuttosto raffinate (anche se necessariamente basate su ipotesi arbitrarie, visto che mancano informazioni essenziali). Io ve ne propongo una molto meno raffinata: semplicemente, rappresento le quote di tutte le riserve ufficiali (comprese le "non allocate") sul totale (allocato e non allocato) delle riserve:


L'operazione non ha un gran senso (lo riprova il fatto che chi voleva farlo era un bravissimo tributarista, non un economista monetario internazionale con h-index pari a 64), ma almeno ci fornisce una specie di acid test. Che vediamo? Vediamo che l'euro era intorno al 20% nel 2003, ed è sempre intorno al 20% a fine campione, e quindi con la progressiva disclosure delle allocazioni di banche centrali importanti come quella cinese non si assiste a un'esplosione dell'utilizzo dell'euro, che era e resta un pio desiderio di Ernesto (spiace, non tutto si può avere). Le non traditional, invece (spezzata verde), partendo da più in basso hanno superato l'euro attorno al 2022. No, decisamente l'euro non ha rivaleggiato col dollaro, non è l'euro la causa del declino secolare del dollaro, e in generale l'euro non se la passa benissimo. Il suo global reach non è minimamente paragonabile a quello del dollaro, ci spiega la BIS, con l'aggravante che il suo ruolo potrebbe essere sovrastimato, dato che molte transazioni in euro formalmente internazionali sono sostanzialmente "nazionali" perché avvengono all'interno dell'area euro, ci spiega l'Atlantic Council.

Aggiungo un dettaglio: la weaponization del dollaro ovviamente non ha fatto bene all'euro. Quando gli investitori dei Paesi emergenti (qui non mi riferisco alle banche centrali, ma a tutti gli altri) hanno visto che l'Ue seguiva pedissequamente gli Usa su sanzioni, sequestri delle attività, ecc., fra dollaro e euro hanno ovviamente preferito il dollaro, perché hanno capito che l'euro, non  offrendo le stesse garanzie di stabilità del dollaro, non consentiva loro neanche di diversificare il rischio paese (i tuoi conti correnti sarebbero stati confiscati a Milano come a Washington...).

Il risultato è stato questo:


(tratto da qui).

Vedi che la razionalità delle politiche è una componente dell'appetibilità delle valute? Vedi che il lateral thinking aiuta?

Sì, lo so: Proietti lo aveva detto.

A questo punto, per chiudere, pianto qui un altro chiodo: esattissimamente per gli stessi motivi per cui l'euro non può soppiantare il dollaro, in Italia come altrove il "centro" non esiste, resta un buco coi partiti intorno. Chiudo quindi questo post facendo tanti auguri a un nuovo, anzi vecchio, amico che sta partendo in cerca di fortuna verso quel luogo mitologico, quel giardino delle Esperidi dove è situato l'albero dagli elettori d'oro, gli elettori moderati, quelli che, poverini, si stanno astenendo perché non possono votare per chi, come noi, è incoNpetente e si mette le dita nel naso.

Dell'incompetenza vi ho dato una diffusa illustrazione in questo post, la cui sintesi è: tanto qui vi aspetto!

Della voglia di moderazione vi sta dando illustrazione l'universo mondo ogni singolo giorno che il buon Dio mette in Terra!

Ma forse l'andare al centro quando il mondo va a destra (per l'ottimo motivo che è stato rovinato dalla sinistra) è un esercizio di lateral thinking che potrebbe rivelarsi fruttuoso. Io non credo, ma non voglio sembrare un menagramo!

Buona fortuna a tutti, e ricordate: io non sono rancoroso! Esercito solo la memoria... e di te, sì, di te che stai leggendo in questo momento, mi ricordo bene...

Buona notte!

domenica 29 gennaio 2023

Moneta e guerra (sul ruolo internazionale dell'euro)

...che poi, tornando sul post precedente, per quel che mi riguarda alla fine il problema non è nemmeno se la Brexit abbia fatto bene o male al Regno Unito: saranno anche fatti loro!

La scelta è loro, le conseguenze anche, o almeno così dovrebbero pensarla quelli secondo cui il principale vantaggio dell'UE è quello di essere un pennello, pardon, un mercato grande, e quindi in quanto tale in grado di assorbire lo shock causato dall'inabissamento di un Paese che rappresenta solo il 2,1% del Pil mondiale (l'Italia l'1,7%, l'Europona il 14,8% - dal 20,4% del 1999, gli Stati Uniti il 15,5%, e la Cina il 18,6%: i dati sono, come sempre, qui).

Non è paradossale che chi vede freudianamente nelle dimensioni la soluzione di ogni problema si curi così tanto della dipartita di un Paese che ce l'ha relativamente piccolo, il Pil?

Il vero problema, a mio avviso, è che un'intero ceto di semicolti, la pseudo élite del Paese, precludendosi ogni freddo ragionamento razionale, si aggrappa in modo consolatorio, con sinistre consonanze fasciste, all'idea che la perfida Albione sia stata punita (?), perché l'unica dimostrazione dei vantaggi del progetto europeo di cui dispongano è quella (indiretta) consistente nel mostrare l'irreversibile decadenza di chi se ne allontana! Di che cosa questo progetto comporti per un Paese che in fondo non amano, perché se ne sentono migliori (da cui la fioritura di pretenziose e per questo involontariamente spassose baio in inglisc) poco gliene importa e poco ne capiscono.

A me invece (non so a voi) interessa molto meno quanto succede al Regno Unito (cui faccio i miei migliori auguri di circostanza) rispetto a quanto succede a casa nostra.

A titolo di esempio, il contesto attuale, oltre dimostrare che la "valuta forte" non ci difende dall'inflazione importata (verità lapalissiana che falangi di cialtroni ci hanno contestato per anni sui parterre televisivi), temo che darà un'ulteriore scossa alle granitiche certezze di chi vedeva nell'euro un potenziale concorrente del dollaro sul mercato internazionale delle valute. I due argomenti erano legati, come ricorderete dal Tramonto dell'euro:


e anche in questo, purtroppo, abbiamo avuto drammaticamente ragione. Le difficoltà dell'UE nel risollevarsi dalla propria crisi non hanno contribuito ad affermare la credibilità dell'euro, e i risultati da noi previsti (che all'epoca ci furono vivacemente contestati) non hanno mancato di prodursi:


(il grafico viene da qui).

Sarà che so un po' ragionare (motivo per avvicinarmi con rispetto), sarà che porto sfiga (se così fosse, se veramente possedessi questa virtù propria dei grandi economisti, sarebbe opportuno avvicinarmi con ulteriore deferenza), fatto sta che dopo il 2012 (anno di pubblicazione del Tramonto dell'euro) il trend discendente dell'euro come valuta di riserva internazionale, iniziato nel 2010 con la simpatica gestione della crisi cosiddetta del debito sovrano, si accentua, in un primo periodo a vantaggio del dollaro, per poi stabilizzarsi attorno al 2016 (è la linea porpora nel grafico).

Qual è il mio educated guess, sul quale ci potremo allegramente confrontare fra dieci anni (perché queste tendenze, come i risultati della Brexit, richiedono un po' di tempo per manifestarsi nei dati con chiarezza, motivo per cui scuso quelli che nel 2012 non volevano capire che l'euro aveva un problema di credibilità determinato dai salvataggi che non ci avrebbero salvato)?

Semplice: dato che il conflitto in corso ha, fra le altre cose, propugnato uno spaccamento del sistema dei pagamenti internazionali in due (ne parlavamo nel post precedente), e dato che l'attuale linea politica europea, linea che non mi interessa contestare, è di fedeltà al blocco atlantico, ne consegue che i Paesi che, in giro per il mondo, per un motivo o per l'altro, vorranno diversificare rispetto al "rischio Paese" che il dollaro naturaliter porta con sé (il rischio di veder congelati i propri attivi in dollari, il rischio di essere esclusi dal sistema di pagamenti internazionali in dollari, ecc.) non si rivolgeranno all'euro, che in termini geopolitici presenta gli stessi rischi (in questi termini è sostanzialmente un dollaro che non ce l'ha fatta), ma cercheranno, con determinazione (non so dirvi se con successo) di creare un'alternativa (in questo caso, decisamente non la sterlina, per ovvi motivi).

Se è così, nel grafico, fra dieci anni, constateremo una nuova flessione della linea porpora (noi) e una crescita della linea verde (gli altri, verosimilmente lo yuan).

Quindi il XXI secolo sarà il secolo dello yuan (dopo quello del franco, quello della sterlina, quello del dollaro, ecc.)?

Non ho detto questo e non credo necessariamente questo.

Ho solo detto (dieci anni fa) e lo ripeto (dieci anni dopo) che l'idea che le economie di scala monetarie realizzate con l'euro ci avrebbero consentito sic et simpliciter di godere di un potere di signoraggio internazionale è stupida, perché non tiene conto dei fattori geopolitici: quelli di cui qui abbiamo sempre tenuto conto, spiegando che la vera riserva non è quella di oro, ma quella di plutonio, nonostante per motivi per me incomprensibili siamo stati costantemente accusati di fare un ragionamento grettamente economicistico.

Ma a me non interessa fare la mia apologia, come non mi interessa fare quella del Regno Unito. Mi interessa dare prospettive e fare previsioni verificabili, sperando che qualcuno possa giovarsene, o eventualmente me le contesti con argomenti, nel qual caso sarei io a trarne giovamento. Un dibattito razionale produce esternalità positive. La bizza di chi si aggrappa, livoroso e rancoroso, alla coperta di Linus delle proprie certezze propagandistiche, invece, produce solo un lieve fastidio.

Sed de hoc satis. Ci rivediamo fra un decennio.

(...il primo lo festeggiamo il prossimo 15 aprile a Roma...)

sabato 6 aprile 2019

Mozione

La mozione è un "atto inteso a promuovere una deliberazione del Senato", ai sensi dell'art. 157 del Regolamento. Deve essere presentata da almeno otto senatori. Io finora ne ho presentate due, come risulta dalla sezione Presentazione di documenti della mia Scheda di attività: una con l'intero gruppo Lega per chiedere una moratoria della riforma delle Bcc, che non venne discussa perché Governo e Commissioni non erano state ancora costituite e quindi l'attività parlamentare era estremamente ridotta, e una con i colleghi delle Commissioni Finanze e Bilancio per chiedere che venga definito con una norma di interpretazione autentica l'assetto proprietario delle riserve auree del paese (la stampa cialtrona e fallimentare ha parlato di "assalto dei populisti all'oro di Bankitalia": poverini, mi fanno pena: più berciano, e meno vengono ascoltati...).

Quest'ultima mozione è invece stata discussa, dato che nel frattempo la legislatura è entrata a regime. Il regolamento prevede che il proponente illustri la mozione (ma può anche darla per illustrata, volendo, visto che il testo viene naturalmente distribuito all'aula). Lo specifica l'art. 158 del Regolamento, il quale stabilisce anche che "le mozioni relative a fatti od argomenti identici o strettamente connessi formano oggetto di un'unica discussione". I tempi dell'illustrazione e della discussione sono quelli definiti dal capo XII del Regolamento, il quale stabilisce fra l'altro che non si possono discutere argomenti che non siano all'ordine del giorno, che si intervenga in piedi e dal proprio posto, che non si possa intervenire due volte nella stessa discussione, e che gli interventi di norma durino non più di dieci minuti.

Sull'oro (cioè su loro) sono intervenuto due volte... perché non sono intervenuto in discussione! Prima ho illustrato:


poi, dopo la chiusura della discussione generale, e dopo che il Governo aveva espresso parere favorevole alla mozione presentata dal mio gruppo, sono intervenuto in dichiarazione di voto:


(noterete che nel primo caso il turno di presidenza era del Presidente Alberti Casellati, nel secondo del vicepresidente Rossomando).

Come avrete capito dal video, non mi è sembrato il caso di perdere tanto tempo in dichiarazione di voto a spiegare come mai avrei votato a favore di una tautologia. Mi è sembrato più utile chiarire perché avrei votato contro le altre mozioni che facevano parte della stessa discussione.

Ah, a proposito, tornando agli analfabeti funzionali: indipendenza non solo non è irresponsabilità, ma non è nemmeno autonomia. Con grave scorno di quelli che hanno voluto radere al suolo la Grecia, in giro c'è ancora qualcuno che il greco l'ha studiato nella scuola di Gentile, e quindi conosce il senso e il peso delle parole. Quando un uomo con la cultura incontra un uomo con le competenze, l'uomo con la cultura è un uomo morto. Ci hanno detto così? Vediamo se è vero.


(...vi reitero la mia preghiera di non cedere alle provocazioni. Non ci sono solo i black bloc. I social sono pieni di persone che, dichiarandosi dalla nostra parte, adottano atteggiamenti impropri. Non so se siano pagati per farlo - certamente non molto - ma anche laddove lo facciano gratis questi signori non vanno seguiti ma bloccati senza pietà. Anche i poveri scemi del facciamoride vanno bloccati. Qualche anno fa alcuni social (ad esempio Twitter) erano un luogo dove ogni tanto si svolgeva qualche discussione interessante. Oggi sono solo uno strumento per distrarvi e per attirarvi in trappole. Usate la più estrema cautela. Notate che a me dello shadow ban che sto subendo su Twitter, e in qualche modo anche su YouTube, dove mi riportano strane anomalie nell'indicizzazione dei contenuti, mi interessa il giusto, cioè, vi garantisco, molto, ma molto poco. Twitter è una frazione di una frazione di una frazione dell'elettorato. La vita vera è fuori, dove gli altri, i competenti, non possono affacciarsi, per evitare di essere presi a sputi in faccia. Quel momento, certo, potrebbe venire anche per noi. Per ora però riempiamo le piazze. Occorre molta pazienza e determinazione. La censura è arrivata tardi: avete visto uno spiraglio di luce e volete uscire dalla caverna. Il regime, con i suoi patetici cani da guardia, non può farci nulla. Evitate di mettervi nei guai, e ricordatevi sempre di verificare chi vi sta parlando, per capire perché vi sta dicendo certe cose. Per inciso, e a proposito di shadow ban, usare la forza dell'avversario:



significa anche che se bisogna creare un budget dell'Eurozona, bisognerà pure dotarlo di risorse proprie. Non aggiungo altro, voi siete persone evolute, e degli altri facciamo serenamente a meno...)

(...giovedì è stata una giornata particolarmente pesante: ma non è che quando non devo parlare così tanto in pubblico le cose siano molto meno impegnative. C'è tanto da fare lontano dai riflettori. Sono cose che non si prestano al tifo da stadio, e mi dispiace per chi non può farne a meno. Gli altri si faranno una ragione di certe delusioni...)

venerdì 7 ottobre 2016

Quelli che "le riserve si vaporizzerebbero"...

Contrordine compagni!

Dunque: finora dovevamo dire che "la liretta, l'Italietta, la carta straccia", e altre consimili scemenze. Sì, insomma, dovevamo, noi "de sinistra", esattamente come gli opinionisti degli organi di stampa del grande capitale, alimentare il mito di una Italia troppo piccola per resistere da sola alle grandi tendenze della globalizzazione. Dovevamo cioè presentare come processo oggettivo, e in quanto tale non gestibile né sindacabile politicamente, il fatto che il popolo italiano dovesse cedere la propria sovranità democratica a beneficio di interessi per definizione esteri (in quanto non nazionali: consultate un dizionario dei contrari).

Perché dovevamo fare, a sinistra, una simile operazione? Bò, questo resta uno dei grandi misteri della storia del nostro paese.

Sospetta è questa corrispondenza di amorosi sensi fra gli intellettuali di sinistra e gli opinionisti del capitale, come ho notato qualche giorno fa. Ed è anche sospetta questa incapacità di comprendere che lo spazio politico ha anche lui un suo horror vacui. Annichilire la sovranità del popolo non significa entrare in uno stato irenico ed edenico: significa solo creare un comodo spazio per la sovranità delle multinazionali, come i fatti stanno dimostrando (e se volete dettagli, vi suggerisco questo post del blog di Nuti, che forse qualcuno dovrebbe tradurre).

Ma per fortuna oggi, grazie alla sagace maieutica dello stesso Nuti e dei suoi coautori, ci siamo lasciati dietro le spalle questo retaggio di un passato subalterno, o, come io amo dire, autorazzista.

Oggi una squadra piuttosto eterogenea di intellettuali di varia estrazione ha risposto a Mario avvertendo: l'Italia è troppo grande per potersi permettere di uscire dall'euro: se lo facesse sarebbe un disastro, che porterebbe a "la sparizione della moneta unica di una delle principali aree economiche e la (sic) seconda valuta di riserva del mondo".

Ussignùr...

Eppure l'intervento di Mario e dei suoi coautori, nonché il mio sul Fatto Quotidiano, avevano un unico scopo: quello di far capire che questo non è un dibattito per dilettanti.

E invece gnente, si continua con frasi prive di senso, con un project fear che ormai i fatti dimostrano essere controproducente (come Mario & co. saggiamente ammoniscono), essere il veicolo verso la proliferazione della demagogia, essere la migliore assicurazione del fatto che l'inevitabile trapasso verrà gestito da chi avrà saputo mostrarsi più serio, o meglio meno ridicolo: purtroppo, la destra!

Comunque, cominciamo dal bicchiere mezzo pieno. Finalmente gli intellettuali "de sinistra" si sono accorti che un paese con 60 milioni di abitanti non è "troppo piccolo". Naturalmente, siccome essere "de sinistra" significa per non so quale strana alchimia odiare lo Stato (come un Giannino qualsiasi), cominciando naturalmente dal proprio, un altro difetto all'Italia bisognava trovarglielo, e se prima il difetto era di essere era troppo piccola per fare come gli pare, adesso è quello di essere troppo grande per fare come gli pare. Minimo comune multiplo: per questi intellettuali democratici i loro concittadini non possono fare come gli pare. E va bene così (chi ha letto i miei libri sa le radici storiche di questa simpatica attitudine).

Non commento il tema della "sparizione della moneta unica". Come sapete, non è né la prima né l'ultima volta che un'unione monetaria di un qualche peso scompare, il materiale lo trovate nella sezione "Per cominciare", per voi è banale e quindi non ci torno. Per inciso, colgo l'occasione per dirvi che anche quest'anno avremo al #goofy5 Brigitte Granville, la donna che era nel team di Jeff Sachs a smantellare l'area del rublo per conto di Gajdar. Sono sicuro che se al suo posto ci fosse stato l'uomo che sussurrava ai trulli i risultati sarebbero stati molto migliori: ma siccome c'era lei e non c'era lui, diciamo che abbiamo una ragionevole presunzione che Brigitte sappia di cosa parli...

Mi diverte invece moltissimo, è autenticamente spassosa (posto che sia onesta) l'immagine della sparizione della seconda valuta di riserva del mondo.

Ecco: diamo per scontato che chi ragiona così sia in buona fede (perché potrebbe anche non esserlo, ma occorrerebbe provarlo: la buona fede si presume). Che immagini, cioè, che le riserve ufficiali siano immensi sacchi di juta pieni di contante estero - certo, magari non monete metalliche, ma bigliettoni - depositati nelle casseforti di qualche banca centrale in giro per il mondo. L'Italia (non più Italietta ma Italiona) esce nottetempo dall'euro e... Puff! I sacconi di juta si inceneriscono. Il giorno dopo Patel, o magari Zhou, scendono in ciabatte, ancora un po' assonnati, passano davanti alla cassaforte andando in cucina a farsi un caffè, e vengono assaliti da un dubbio, sai, quei presentimenti tanto vaghi quanto lancinanti, quelle premonizioni che proprio perché infondate, irrazionali ("ma che tte pare che stanotte qualcuno è venuto a aprimme la cassaforte?"), ti impongono il rituale della verifica... "Famme dà un'occhiata, tanto sto qua..." E così i nostri governatori girano la pesante maniglia della cassaforte (ognuno della sua), aprono lo sportello, che cigola sui cardini ("devo ricordarmi di oliare le cerniere..."), e poi si stropicciano gli occhi increduli! Ma... Ma... Ma... dove sono finiti gli euroni, quelli che così efficacemente hanno difeso i banchieri europei dalla crisi e i proletari europei dalla perdita di potere d'acquisto? Non ci sono più? Sono spariti?

Oddio, dato che la compagine è abbastanza scompaginata, magari al suo interno qualcuno che ragiona così ci sarà anche. Voglio però pensare che non arrivino a tanto, ma a un pocolino meno: cioè che si limitino a pensare che questi begli euroni di carta ballanti e sonanti improvvisamente si trovino demonetizzati (fuori corso legale nel paese che li ha emessi... e che peraltro in quanto paese non esiste!), o "svalutati". Purtroppo anche questa è una lieve imprecisione. Per quanto questo possa sembrare paradossale, la logica economica ci dice che le banche centrali di paesi terzi potrebbero addirittura guadagnarci, da una dissoluzione dell'euro.

Come?

Ma sei pazzo?

Ecco, le solite teorie strampalate di Bagnai...

Calma, amici, calma. Le teorie di Bagnai del 2011 sono diventate teorie di Giavazzi nel 2015 e di Stiglitz nel 2016. Ci sarebbe da esserne fieri, se non fosse che nemmeno nel 2011 quelle erano teorie mie, come vi ho mille volte spiegato, ma semplice Econ101. Qui, poi, non si tratta di teoria, ma di pratica.

Scusate: se voi aveste, che so, 200.000 euro di disponibilità liquide per qualsiasi motivo (vendita di un appartamento? Eredità?) cosa fareste? Andreste in banca con un sacco di juta e ve le portereste a casa in biglietti di piccolo taglio? Non credo, non sarebbe razionale, per due ordini di motivi: il primo è che correreste un rischio (se poi un ladro vi entrasse in casa, sareste spacciati), e il secondo è che non avreste un rendimento. Certo: una somma simile conviene tenerla investita in titoli, che fruttano un interesse (se pure, di questi tempi, irrisorio).

C'è un qualche motivo che fa pensare a voi, o alla sconclusionata pattuglia eurista, che un banchiere centrale pisci dalle ginocchia? (perdonate l'espressione gergale).

Perché Patel dovrebbe essere più fesso di voi, o di Trullo Whisperer? Mi dicono che non sia un bramino, ma non per questo sarà un ellissoide! Anzi... Patel, come Zhou, come Goldfajn (sì, proprio quello che fra l'altro è anche stato coautore di un saggio che i dilettanti sistematicamente ignorano e del quale vi parlai qui), esattamente come non tengono i loro dollari in contanti ma in TBill o simili, non tengono i loro euro in contanti, ma in titoli di Stato di paesi dell'area euro.

Ecco, ragioniamoci un po' su...

Come funzionavano le cose prima che iniziasse questo bordello? L'euro non c'era, ma questo non significa che alcune valute europee non fossero valute di riserva. Quali? Ve lo potete immaginare: marco tedesco, franco francese, fiorino olandese, ECU, e naturalmente, fra le valute non candidate all'ingresso nell'euro, sterlina. La base dati COFER del Fondo Monetario Internazionale ci dipinge esattamente la situazione:


Nel 1995, per dire, le riserve ufficiali totali erano 1389 miliardi di dollari, di cui 355 erano "unallocated" (ultimo rigo), cioè non si sapeva come fossero investite, mentre i restanti 1034 erano allocati in otto valute (dollaro, sterlina, marco, franco, yen, franco svizzero, fiorino e ecu), e una piccola parte (49 miliardi) era allocata in altre valute (fra cui i dollari australiano e canadese). L'euro? Non c'era, naturalmente. Ma se sommiamo il controvalore delle riserve in marchi, franchi, fiorini e Ecu ci viene fuori un bel 279 miliardi di dollari, che vi ho messo in rosso, proprio per evidenziare che quello è l'ammontare delle riserve non in euro (che non c'era), ma nelle cosiddette euro legacy currencies (che c'erano).

Bene, ci siamo? Notate nulla?

Allora vi faccio il disegnino:


Ma guarda un po'! Fra 1995 e 1998 la parte del leone, con quota maggioritaria e crescente, fra le valute di riserva dei paesi europei candidati all'Eurozona chi la fa? Ma lei, proprio lei, la Germania. So che non sarete stupiti. Questo in buona sostanza cosa significa? Significa che in giro per il mondo, verso il 1998, nell'attivo delle banche centrali (incluse quelle europee), c'erano circa 176 miliardi di Bund o similari (escluderei che ci fossero 176 miliardi di monete da un marco, se non avete particolari obiezioni da farmi).

Ci siamo?

Bene. Poi ci siamo uniti, è arrivato l'euro, e l'evoluzione è stata questa:


Siamo passati da 218 miliardi di dollari di euro legacy currencies a 247 miliardi di dollari di euro, poi 278, poi 301, ecc. Una dinamica in crescita, che poi valuteremo, ma la domanda è: secondo voi, un banchiere centrale, che so, di Vanuatu o malese o messicano, che fino al 1998 aveva una certa parte delle proprie riserve allocate in marchi, cioè in Bund, appena arriva l'euro che fa? Prende, disinveste tutti i Bund, e compra titoli del tesoro portoghese o greco? E perché mai avrebbe dovuto farlo? Scusate, vi ricordate cosa ci ha portato l'euro? La convergenza fra tassi di interesse nominali, giusto? Quindi un titolo greco rendeva, fino a prima della crisi dello spread, quanto un titolo tedesco. E allora perché Rajan o Zhou o Bernanke avrebbero dovuto disinvestire i propri Bund per investire, a parità di rendimento, in titoli portoghesi? Non si capisce proprio...

In altre parole, i 1355 miliardi di dollari di riserve denominate in euro in giro per il mondo a fine 2015 è estremamente probabile che fossero pressoché tutte allocate in Bund. Se lo erano prima dell'euro, e quindi verosimilmente prima della crisi, lo saranno (razionalmente) state ancora di più dopo lo scoppio della crisi, che avrà ancora di più spinto i banchieri centrali, personcine avvedute e avverse al rischio, a rivolgersi, per investire i loro euro, verso i titoli del paese considerato meno rischioso dell'Eurozona: la Germania.

Questo cosa significa?

Ma significa una cosa molto ma molto semplice: certo, quando l'euro salterà (non se: quando) ci saranno diversi problemi, che sono conosciuti da chi ha studiato la materia invece di industriarsi in altri campi del sapere economico (o presunto tale). Ma sicuramente fra questi non dobbiamo annoverare la "sparizione delle riserve". Semplicemente, il giorno dopo Patel o Zhou si troveranno con quello che avevano il giorno prima: dei titoli di stato tedeschi che però saranno, a seconda degli scenari, definiti o in un nuovo marco o in un euro del Nord, e quindi risulteranno nettamente rivalutati rispetto al giorno prima. Quindi da questa evoluzione (che è solo una delle tante che si verificheranno in seguito all'evento) i nostri amici banchieri centrali, per i quali stiamo tanto in pena, noi di sinistra, bé, da questa evoluzione rischiano addirittura di guadagnarci.

Certo, a meno che il giorno prima non abbiano venduto tutti i Bund per comprare Btp. Ma se avessero fatto una fesseria simile, sapreste dirmi un singolo cazzo di motivo al mondo per il quale non dovrebbero pagarne le conseguenze?

Ecco: e qui allarghiamo un momento l'obiettivo, per inquadrare in una bella foto di classe (in senso marxista) i nostri simpatici difensori del potere d'acquisto del povero lavoratore, cioè gli euristi di sinistra. Ti fanno la lezzzioncina (sbagliata: cherry picking piuttosto insulso) sul fatto che il riallineamento (che loro chiamano svalutazione) non rianimerebbe il commercio, ma dimenticano quello che fingono di ricordare, cioè il lato finanziario della vicenda. Vedete, se avesse avuto la dracma, la Grecia avrebbe naturaliter fatto un haircut: una svalutazione è anche questo, è restituire meno valuta nazionale a chi te l'ha prestata incautamente (senza valutare correttamente il tuo merito di credito, come hanno fatto le banche tedesche nel prestare ai greci, e ormai anche la Bce tranquillamente lo ammette). E qui si vede quale classe difendano i difensori dell'euro. L'unica cosa che interessa loro è che il capitalismo finanziario cialtrone e bancarottiero del Nord, quello di DB imbottita di derivati e delle Landesbanken imbottite di crediti marci, non sia chiamato a pagare il conto delle proprie scelte sbagliate attraverso un normale meccanismo di prezzo. Insomma: sono i difensori senza se e senza ma del capitalismo dove testa vinco io, croce perdi tu. Questo è il lato che evidentemente li affascina e li soggioga intellettualmente dell'istituzione euro, forse perché da questo peculiare aspetto di tale iniqua istituzione traggono alimento.

Io non emetto alcun giudizio. Mi limito a far notare che, come sempre, chi si incaponisce a difendere un'idea sbagliata perché ingiusta dopo un po' resta a corto di argomenti, e deve necessariamente usarne di ridicoli.

L'immagine del povero Patel in ciabatte atterrito alla scomparsa dei propri euroni è sufficientemente plastica. Ridiamoci sopra, e scusatemi se vi ho fatto perder tempo con fesserie simili. Ma, d'altra parte, un keynesiano sa che è la domanda a creare l'offerta. Questo credo valga anche per le lievi imprecisioni. Quindi, meglio intervenire per regolarne il mercato...