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domenica 5 aprile 2020

Il consenso di Conte (rally around the flag)



(...ve lo metto qui perché poi non mi rimproveriate di non avervene parlato, ma sono sicuro che non ci sia molto da commentare: sarete in grado di farlo da voi...)

mercoledì 23 marzo 2016

Da Zaventem

(...siamo così tanti, e così europei, che non poteva non esserci uno di noi lì. Per fortuna era dalla parte giusta, oltre i controlli. E a proposito del nostro essere veri europei, e non spregevoli europeisti, notiamo che forse oltre alle vittime c'è qualcun altro che merita rispetto: i belgi, e in particolare le loro forze di sicurezza. Anche qui in Francia hanno provato a sparlarne, ma si son presi delle belle rispostine, perché non è che Molenbeek sia l'unica qasba in Europa. Per capirci, io quando vado a Parigi abito spesso dalle parti di Barbès. E allora piantiamola con questa storia che i belgi sono inetti. Capisco fare l'Europa col terrore: cose così si son sempre viste. Ma farla insultando gli europei, veramente, mi sembra che passi il segno!...)




Caro Alberto,

io c'ero, a Zaventem, stamattina.

E se avessi preso il treno un quarto d'ora dopo probabilmente mi sarei trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Invece ho preso il diretto, ed ero già oltre i controlli di sicurezza.

Ti scrivo perché ho letto le riflessioni del post "Potevamo esserci noi", che condivido, e ho i conati di vomito dopo aver letto questo.

Niente di sorprendente, dirai. Tutto previsto. Chi te lo fa fare di leggere. Vero. E' stato il titolo a attirarmi.

E posso testimoniare che la polizia di questo stato "fallito" stamattina ha fatto un lavoro eccellente.
Che nell'enormità di quel che è successo, a Zaventem, la situazione è stata gestita bene. Che i mezzi d'informazione drammatizzano il racconto. Che le persone sono state curate, guidate e assistite. E hanno reagito senza isterie (sempre nell'enormità di quel che è successo).

E ti garantisco che mi stavo rendendo conto perfettamente di quel che accadeva. I minuti passati dall'ordine di evacuazione all'arrivo al punto di raccolta messo in sicurezza e coperto da tiratori non sono stati brevi. Perché, più che a quel che è stato, pensavo a Fiumicino 1985. O a due cose combinate. Mi sono trovato a camminare scrutando potenziali minacce e possibili ripari, come mi è stato insegnato tanti anni fa e come non mi sarei sinceramente mai immaginato di trovarmi a fare realmente: ovvero con quello stato vigile che non lascia spazio ai pensieri e non fa sentire il freddo, il caldo o la sete.

Poi, si cerca di fare quel che si deve, di aiutare chi si può e di tornare a casa. Verso sera.
Posso testimoniare anche che in questo stato "fallito" ci sono linee di pensiero diverse. Un'anima francese, quella che a Parigi ha reagito come in un film d'azione americano mettendo a ferro e fuoco un quartiere, rischiando di ferire civili e portando a casa solo morti talmente dilaniati che han dovuto identificarli con la prova del dna, dimenticando che i morti diventano eroi, ma non danno informazioni e non collaborano. Un risultato raggiunto facendo tutto, ma proprio tutto il contrario di quello che, sempre tanti anni fa e a un livello senz'altro di infarinatura superficiale, mi è stato insegnato si deve fare in questi casi. Un'anima che finora non si è affermata, salvo in alcune azioni dimostrative (come la chiusura della metropolitana). E un'anima più riflessiva, che con un lavoro paziente (e qualche contrattempo) è riuscita a individuare e arrestare (senza ucciderlo) chi può tornare utile a costruire conoscenza. Ecco, forse non è un caso che le due cose siano collegate. Perché la radicalizzazione dello scontro fa comodo a chi vuol creare scompiglio o ottenere facile consenso. Non a chi vuol risolvere problemi.

A margine, per quanto può servire e in ordine sparso, noto: credo poco alla tesi (espressa anche da alcuni media belgi) che chi sapeva non ha parlato. Va bene tutto, anche la vocazione al martirio. Ma nel momento in cui ti arrestano e sai che sta per succedere qualcosa che accadrà quando tu sei loro e che dopo che sarà accaduto ci sono buone probabilità che prevalga l'anima francese, be', meglio il cianuro; stamattina l'aeroporto era sorvegliato, c'erano diverse pattuglie armate. Più che la settimana scorsa e più o meno come a novembre, durante i giorni caldi. Non è servito, naturalmente. Perché può servire solo per ridurre i danni di una situazione tipo Fiumicino 1985. Contro quel che è successo oggi l'unico rimedio è obbligare a viaggiare senza bagaglio. E magari a torso nudo e scalzi. O i check point all'israeliana, poco adatti però a una situazione in cui non c'è una divisione netta; la storia del divieto di perquisizioni notturne. Vero. Certo. Ma, mi facevano notare (e io concordo) che non è che il divieto impone di presentarsi solo dopo l'alba. Si può essere lì da prima. Si può aspettare, seguire i movimenti. Insomma, sembra un po' un pretesto per far polemica; le schede telefoniche (pochi ne hanno parlato), quelle sì sono (o sono state) un problema: quando ho preso la mia, nessuno mi ha chiesto niente, se non quindici euro. Ora chiedono la carta d'identità elettronica. Se sei residente in Belgio. E se non lo sei?

L'ultima, a scanso equivoci. Non l'ho ancora letta, non l'ho sentita, ma la prevengo: è successo al banco dell'AA.  Un obiettivo simbolico. Una dichiarazione di guerra all'occidente. No: semplicemente il più facile da raggiungere appena usciti dagli ascensori e/o dalle scale mobili. Perché io credo a molto, non a tutto. E tra le cose cui faccio fatica a credere è che nella testa di chi ha deciso di fare una cosa del genere a sè stesso e agli altri ci sia anche spazio per riflettere su come andarsi a mettere nel miglior modo possibile. Anche se nessuno può saperlo.

Un caro saluto e grazie. Il sonno stanotte non arriva. Ma mi sento meno solo.

G.

(...bene. Domani parliamo di qualcos'altro...)

(...altro grande classico: i morti di serie A, e quelli di serie B. Uno dei loro genitori si indignava in televisione, e così mi sono reso conto che anch'io me li ero dimenticati. Sarà anche che ormai ci si abitua in fretta a tutto...)

martedì 22 marzo 2016

Potevamo esserci noi

(...ricevo da un amico che tutte le mattine prende la metro a Maelbeek - vedi alla voce: siamo ovunque... Sta cercando di capire perché è ancora vivo, cosa della quale mi sono premurato di accertarmi immediatamente - ho un cuore anch'io - ma una cosa, intanto, l'ha già capita, e vorrebbe condividerla con voi. Visto che il fatto è successo a Bruxelles, l'opinione di un abitante di Bruxelles mi sembra rilevante...)



Potevamo esserci noi

Non sappiamo ancora chi è morto, chi è rimasto ferito, negli attentati di questa mattina a Bruxelles.

È probabile che ci siano nostri amici o conoscenti; potevamo benissimo esserci noi.

Ci chiediamo come sarebbe stata usata la nostra morte, se fosse toccato a noi oggi.

Speriamo che nessuno strumentalizzi quanto accaduto, né per fomentare odio, né per far passare subdolamente alcun messaggio politico.

In occasione degli attentati di qualche mese fa a Parigi, ne approfittarono tutti:

coloro i quali volevano giustificare la caccia all'immigrato;
coloro i quali volevano invece giustificare le loro "politiche di integrazione";
coloro i quali volevano una spinta di odio contro i musulmani;
coloro i quali volevano criticare l'emarginazione dei musulmani;
coloro i quali volevano in fin dei conti giustificare l'intolleranza verso i più poveri;
coloro i quali volevano far credere che i poveri sono solo "gli altri", gli stranieri;
coloro i quali usarono quei morti per criticare il processo di integrazione europea;
coloro i quali usarono quei morti per zittire le obiezioni al processo di integrazione europea;
coloro i quali cercavano un pretesto per limitare le libertà di espressione dei cittadini;
coloro i quali in buona sostanza non ebbero scrupoli.

Se fosse toccato a noi morire oggi, avremmo voluto evitare di essere strumenti inconsapevoli nella battaglia politica.

Anonimo bruxellois



(...inutile dire che questo pio auspicio non verrà rispettato. Il progetto europeo nasce dalla paura e di paura si nutre, come uno dei suoi massimi artefici ci ricordò per tempo, senza che noi ci rendessimo conto di cosa stava dicendo: "Un altro fenomeno che viene percepito come minaccia esterna, e che sta spingendo l'Europa verso una maggiore integrazione, è la minaccia immigrazione". Naturalmente non sto dicendo che la bomba a Maelbeek l'abbia messa lui! Sto solo dicendo che da parte di un blocco di potere che ha teorizzato la paura come strumento lecito di integrazione (il fine giustifica i mezzi) non ci si farà alcuno scrupolo di strumentalizzare questo eccidio, come, del resto, è stato strumentalizzato l'incidente accaduto in Spagna, a un tal punto da spingere alcuni giornalisti a violare l'omertà. Se non altro, dovrebbe essere questa mancanza di scrupoli a farci capire che siamo in guerra. E non mi riferisco - solo - ai terroristi, che sono oggettivamente un problema e le cui motivazioni, lo confesso, a me sfuggono nella loro complessità, quanto - soprattutto - all'uso che del loro prodotto, il terrore, viene fatto dai nostri governi, le cui motivazioni invece mi sono fin troppo chiare. Forse noi, che siamo italiani, abbiamo un ulteriore vantaggio comparato nell'analisi dell'integrazione europea: oltre a essere cittadini di un'unione monetaria che non è un'area valutaria ottimale, oltre ad avere avuto governanti che ci hanno detto in faccia a cosa serviva la moneta unica, oltre a essere concittadini dei sommi sacerdoti dell'austerità espansiva, abbiamo anche vissuto, almeno quelli della mia generazione, la strategia della tensione, e siamo quindi in grado di riflettere con maggiore accortezza su certe dinamiche...)

giovedì 8 gennaio 2015

From the terror of spread to the spread of terror.



I knew that the Italian media would not deceive disappoint us, and I was right.

After having kept us for four years under the terror of the interest rate spread, they now switch the words, and devote themselves to another task: to spread the terror. Upon switching the words, the result is the same: “more Europe”. And it is a despicable lie.

Let us begin from the terror of spread. On November 10th, 2011, the Sole 24 Ore (I could define it the Italian equivalent of the Financial Times, but this comparison would depress me too much...), opened with such an iconic title:


Translation: “HURRY UP!” These words were addressed to the Italian political class. According to Roberto Napoletano, the editor, Italian politicians should have surrendered much faster their mandate in the hands of an unelected technocrat, Mario Monti, as this sacrifice, and only this sacrifice, would have rescued Italy from the rage of the markets. Needless to say, I was not exactly of the same opinion. On next November 16th, the day in which the Commission approved the Macroeconomic Imbalances Procedure, and Monti took office, I decided to open this blog, with a self-explanatory post: “The rescue that will not rescue us”. The technical government was bound to fail (in a sense), because its task was to reassure external creditors, and in order to accomplish this task quickly, the only possible way was to destroy domestic demand, in order to stop imports, and to foster exports through internal devaluation, i.e., through unemployment, at the risk of entering a deflationary spiral.

Everybody knows that I was right. Italy is much worse off now, but the external creditors are not. Therefore, in a sense Monti has not failed. It is just a matter of standpoint... But it is worth noting that Il Sole 24 Ore was lying. Its argument, according to which we, the lazy Italians, were under attack because of our huge public debt, was proved wrong by a vast amount of evidence: the European Commission would certify, about one year later, that Italian public debt was the most sustainable within the Eurozone, on a long-term basis, and that Italy had never had a serious fiscal sustainability problem even on a short term basis; about two years later, ECB vice-president Constâncio would endorse the main argument of my post, namely, that what we were (and still are) experiencing was an external debt crisis, determined by unwise private lending from Northern creditors to the Southern private sectors (private, you know, does not mean sovereign...); about three years later we would learn from Geithner that the issue at stake were somewhat different from what our media had represented. For most of this time, Italy has lived under the terror of spread, fostered by the Italian press, according to which the solution was at your fingertips: the United States of Europe, that nobody really wanted (certainly not the creditors, and probably not the debtors), but that were invariably evoked as the only true solution to all our economic evils. Only by surrendering our sovereignty (and our democracy) we, the Italians, could have redeemed ourselves from our original sin: that of having dared to rule ourselves, as dozens of other nations do, all around the world!

You probably know that in Italy we use to say that “all roads lead to Rome”. In Italian newspapers all roads lead to the United States of Europe.

A nice example today, here:



Translation for differently Italian readers: according to Napoletano (the same guy of the “hurry up” lie), in order to protect ourselves from the terror, we should move faster towards the United States of Europe (“Western countries should answer with the United States of Europe, namely, having the political strength of the largest market in the world, it’s high time for Europe to decide to having a say not only through a single currency, but also through a single army”).

In fact, as you may have noticed, thanks to its federal structure, the United States of America was able to avert 9/11.

Or?

Yes, it did not (unfortunately, for the many victims, and for all of us). But apparently Napoletano failed to perceive this little detail!

He is so keen to exploit a tragedy, he is so anxious to deliver his country to “the markets” (his instigators), that he fails to notice the oddities of his reasoning. They all amount to a single question: how can we suppose Europe to be able to manage weapons (which in principle are designed, built, sold, and bought to kill people), if it cannot ever manage a currency (which in principle is a relatively harmless device – although our governments were so wise as to transform ours in an engine of destruction)? The very reason why we cannot afford to have a single army is the same why we cannot afford a single currency: because we do not have, and will never have, a common political will. Never. Never. Never. Because for a common will to emerge in a democratic way, we should be able to speak the same language, and we are not (as my English, for sure, will prove enough).

Without logos there is no polis. We do not have a common logos, we are not a single polis.

As simple as that.

Until our politicians will not be as kind as to acknowledge this self-evident truth, life will be very hard for us, but never as hard as for Roberto Napoletano’s family.

“Roberto! The washing machine broke! What should I do?” “Did you try more Europe?”

“Dear, may I ask your advice? Should I add more salt?” “I’d rather say more Europe”.

“Dad, could you please help me? I need to translate this sentence: ‘Quos vult perdere dementat prius’”. “Come on, junior, it’s easy: ‘United States of Europe’!”

A real nightmare.

But, you know, there is a difference between us and Roberto’s wife. She chose him, for some unspecified and uninteresting reason. We did not. This is the journalism we did not choose, the journalism we do not deserve, the journalism we are all fed up with, the journalism that is killing our democracy. There are no words to deprecate the jackal that is so keen to take advantage of a tragedy for putting forward his insane arguments. What a shameful lack of respect for those victims, and what an unscrupulous use of spin techniques!

And how are things going in our countries, you European fellows? Do you also have jackals spreading terror, in order to ask for more Europe? It must really a bad thing “Europe”, if you need to spread terror in order to convince people to accept it, don’t you think so?

I do not think so. But I am not Roberto, I am Alberto. My Europe is not his. This is mine: better notes than banknotes.



Unicuique suum.

(I kindly ask my readers, who are much more proficient in English than I am, to correct me. They are ready for Europe. I am ready only for Vivaldi, but I am studying some Bach right now. In a few centuries - after adding Byrd, Froberger, Rameau, Soler... - I will be ready for Europe, and so will Europe. But now, please help me to put an end to this insanity, and to fight the jackals...)