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mercoledì 23 aprile 2025

La riforma strutturale

Scusate: un rapidissimo post di servizio per chiedervi una mano.

Qui ormai i “veci” sono pochi, o forse i “bocia” sono troppi. Credo che possa essere utile, per aiutare i nuovi arrivati a orientarsi, rimettere un po’ di ordine nelle pagine “chi sono” e “per cominciare” (e forse anche in altre pagine, come “video”). Sono quelle che vedete nei menù qui:

o qui:


a seconda del dispositivo che state utilizzando.

Mi è venuto in mente vedendo Wendelgee rispondere a idivev sul riferimento al paper di Reinhart e Sbrancia, uno dei paper fondamentali per lo sviluppo del nostro pensiero e per la comprensione di quello che potrebbe accadere (ci tornerò con calma domani sera dalla montagna).

Credo che l’ultima revisione di quelle pagine risalga a almeno 10 anni fa, e nel frattempo sono successe tante cose: abbiamo incontrato sul nostro percorso altre letture fondamentali (ad esempio Io sono il potere), abbiamo scritto dei post che possono esservi sembrati più utili di post magari precedenti nel vostro percorso di comprensione, può essere successo che alcuni link si siano corrotti e vadano aggiornati, o magari preferireste vedere quelle informazioni presentate in modo diverso (io la mia biografia oggi la scriverei in modo diverso, ad esempio, visto che oggi sono un politico e non un accademico). In generale, ci saranno certamente delle cose che a vostro avviso potrebbero essere utili per aiutare chi arriva qui a recuperare il suo “decennio perduto”, quello passato ignorando il Dibattito.

Se vi va di perder tempo a dare un’occhiata a quelle pagine e a darmi qualche consiglio, mi fate una cortesia. Ho visto che vengono ancora visitate (nelle ultime 24 ore, ad esempio, una ventina di persone sono atterrate sulla pagina “per cominciare”, e al posto loro io me ne sarei andato per sempre!), e poi si presentano in continuazione esigenze specifiche come quella che vi riferivo sopra.

Quindi, ricapitolando, una mano a togliere roba obsoleta e aggiungere roba che invece ritenete “fondante“ (con la “a”) per il nostro discorso sarebbe gradita al padrone di casa e agli eventuali avventori occasionali. I meno occasionali sanno come orientarsi, ma proprio per questo a loro io sono meno utile. 

(…ci vediamo dopo. Ora S.A.S. deve presentarmi una persona. Una roba così, per capirci! Come passa il tempo…)


domenica 20 ottobre 2024

Sul metodo (preparando il #goofy13)

Qualche volta si va per esclusione.

Direi anzi che molto spesso si va per esclusione, soprattutto invecchiando, e questo verosimilmente deriva dall'azione combinata di due forze eterne e incontrovertibili: da un lato, con l'età il mondo circostante ti appare in preda a un degrado progressivo e inarrestabile; dall'altro, sempre l'età ti suggerisce che trovare una soluzione è sempre meglio che non trovare nessuna soluzione, e l'esperienza ti sconsiglia fortemente di lasciarla trovare a qualcun altro (soprattutto se sei in politica).

Sul degrado del mondo circostante qualche dubbio ce l'ho: può darsi che quello che osserviamo noi anziani sia solo un riflesso del nostro degrado, o semplicemente della nostra riottosità ad adattarci a metriche più consone allo Zeitgeist. Può darsi. Possiamo documentare che da un po' meno di tre millenni chi viene prima si lamenta di chi è venuto dopo: se quello che la letteratura ci trasmette fosse minimamente fondato su dati oggettivi, probabilmente oggi abiterei la Grotta del Cavallone, invece di un attico ai Parioli. Di contro, però, l'economista qualche riscontro oggettivo ce l'ha (il reddito pro capite, per dirne uno), e quindi può (se vuole) articolare un discorso meno impressionistico sulle (pretese) magnifiche sorti e progressive da un lato, e sulla  (supposta) inarrestabile decadenza morale dei giovani dall'altro.

Sul fatto che trovare una soluzione sia meglio che lasciarla trovare a un altro non mi dilungo: mi appello alla prima legge della termodidattica (ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate), e percepito o reale che sia il degrado, soprattutto quando devi scegliere persone, ma anche strategie di comunicazione, ma anche un piatto al ristorante, quello della riduzione del danno, del male minore, della scelta per esclusione resta il criterio principe in un'età in cui hai rinunciato a illuderti che il mondo possa mai non dico piegarsi al tuo anelito di perfezione, ma anche semplicemente comprenderne l'essenza e le ragioni.

E così, dovendo scegliere se buttare dalla torre Sergio Cesaratto, con il suo sconsolato, un po' sprezzante e molto condivisibile "chi voleva capire ha capito, a chi non vuole capire è difficile imporgli le cose più di tanto", emesso dieci anni fa:


o Claudio Borghi, che continua a dire che c'è un gap generazionale da riempire, e quindi dobbiamo ricominciare a spiegare tutto da capo, il procedimento per esclusione mi ha convinto a buttare di sotto Sergio (Claudio mi serve di più, oggettivamente), nonostante la pensi in fondo come Sergio (cioè pensi che chi non ha capito nel 2024 è ancora più coglione e inutile di chi non aveva capito nel 2014, il che frustrerebbe in nuce l'ottimismo della volontà del sornione Borghi), e per il prossimo #goofy13 sto preparando una relazione che riprende il discorso da capo, ragionando su grafici come questo:


(tratto da qui). Dodici (o tredici, o quattordici) anni dopo queste serie si sono allungate di altrettanti anni e il loro tracciato ha sicuramente qualcosa da insegnare a chi era qui dodici (o tredici, o quattrodici) anni fa e pensava o pensa di aver capito tutto. Ma questi grafici, il tanto lavoro fatto, hanno implicazioni immediate, anche prendendoli così come sono, sic et simpliciter, per chi arriva qui oggi, o magari è qui da pochi mesi o pochi anni.

Un esempio banale: ci dicono che l'Italia ha un problema di salari perché ha un problema di produttività. Ma noi sappiamo che non è vero, perché da dodici anni (tanti quanti ne ha questo grafico) abbiamo visto che il problema dei salari in Italia preesiste al problema di produttività. Ricorderete la stucchevole polemica con "er Melanzana" sull'opportunità di articolare o meno il dibattito in termini di quota salari: l'amico aveva qualche problema con la definizione delle variabili, non capiva, in tutta evidenza, che la quota salari altro non è che il rapporto fra le due variabili rappresentate nel grafico:



(lo spiegammo poi qui), e quindi il nostro approccio, che era più analitico (perché presentava le due variabili separatamente anziché il loro rapporto), era anche, ovviamente, più informativo.

E quale informazioni traiamo da questo grafico: ma semplicemente che, come vi ho detto sopra, è un po' sconclusionato attribuire a una cosa che è venuta dopo (la flessione della produttività) una cosa che è arrivata prima (la stagnazione dei salari). Capisco l'evitare il post hoc propter hoc, ma anche propalare un ante hoc propter hoc non mi sembra molto più rigoroso in termini scientifici! E infatti la scienza su queste e altre dinamiche ci dice cose diverse da quelle che gli economisti "de sinistra" e "de destra", nella loro pervicace volontà di girare intorno al problema, continuano a raccontarci: dal tir di faldoni del buon Zingy, alla piccola impresa familistica e amorale tanto vituperata anche a sinistra!

Ma, appunto, di questo parleremo esattamente fra una settimana, e quindi ora mi rimetto a slidificare (se siete a Genova però ci vediamo alle 18 alla Caravella - e dove se no?).

martedì 3 settembre 2024

Costi e benefici del teloavevodettismo

Torno lasso e di contraggenio a svolgere l'ingrato ruolo di ecclesiarca: è uno sporco lavoro, ma... siamo proprio sicuri che qualcuno debba farlo?

Una cosa è certa: a me non va più tantissimo, e per lo stesso motivo per cui mi ci sono dedicato toto corde quando mi andava di farlo, non vedo perché dovrei forzarmi ora che non mi va. La vita è troppo breve per viverla di controvoglia, e alla mia età passeggiare per i boschi è attività indubbiamente più salutare dell'incollarsi a un monitor per lavare la testa agli asini.

Già questo basterebbe a spiegare perché la frequenza dei miei interventi si è diradata, ma qualche domanda ulteriore sulle ragioni del mio disamoramento per questo progetto, che ha avuto una sua importanza non solo nella vita politica del Paese:


ma anche nella mia vita personale, me la sono posta, e qualche motivo l'ho trovato, di natura oggettiva e soggettiva.

Il motivo oggettivo è ovvio, il vincolo di tempo, determinato da due elementi: l'opportunità di pensare alla salute (ho rimesso un po' di attività fisica e sto rimettendo un po' di attività musicale nella mia vita), e la necessità di svolgere i miei compiti istituzionali. L'impegno politico, che in questa legislatura sto vivendo anche e soprattutto nel mio collegio, per motivi su cui tornerò qua sotto, assorbe tempo. Non me ne resta quindi per condurre il Dibattito, come non me ne resta per alimentarlo con la mia ricerca, di cui il Dibattito, questo blog, era sostanzialmente uno spin-off. Quello che volevo dire dell'Eurozona l'ho comunque detto in particolare qui, qui, e qui, ce n'è più che abbastanza per sostanziare dal punto di vista scientifico la tesi dell'insostenibilità dell'Eurozona e per mettere a fuoco le aporie politiche dell'Unione Europea. Di questo nella mia attività politica tengo conto, cerco di aiutare gli altri a farlo, senza essere petulante, ovviamente ci sarebbero tanti punti di dettaglio da approfondire, ma il mio contributo sento di averlo dato e la ricerca scientifica non mi manca particolarmente.

Quindi se non sto qui più spesso è oggettivamente perché non posso starci: devo essere altrove.

D'altra parte, nihil difficile volenti: se veramente volessi stare qui, il modo lo troverei, come ho trovato modo di riempire la mia vita di tante cose oltre a questa (i concerti, i paper, i figli, la montagna, ecc.). Vi devo quindi qualche riflessione sul perché, in effetti, non son più tanto vago di stare in vostra compagnia, in questo luogo che ho creato e che vi ha creato come community, fornendovi un bagaglio culturale, dandovi un'arena di confronto, un lessico, un senso di appartenenza...

Vediamone qualcuno, in no particular order.

Intanto, ad aprile avete deciso di rompere il patto, disertando un evento importante. Ne ho preso atto con dignità, come avrete notato, non potendo però eludere una domanda, la domanda fondamentale: ma chi me lo fa fare di sbattermi tanto per persone che evidentemente non lo apprezzano? La risposta la immaginate.

Poi c'è il fatto, in qualche modo complementare, che l'attività politica territoriale mi dà accesso a un pubblico nuovo rispetto a quello che mi sono creato con la divulgazione scientifica, un pubblico che mi mostra apprezzamento, e che comunque mi sollecita su temi nuovi, su cose che mi divertono più del ripetere l'ovvio, cose che a modo loro mi arricchiscono culturalmente, e che comunque fanno parte dei miei doveri istituzionali. Un arricchimento culturale, ve lo concedo, fatto per lo più di acronimi (BIM, CIG, PNIISSI, PNIEC, CER, FSE, SNAI... devo continuare?); un divertimento, lo ammetto, fatto anche di infinite rotture di coglioni, di contatti con persone che mai e poi mai avrei incontrato né voluto incontrare se fossi rimasto nel mondo incantato della mia narrazione, quella che tanto vi affascinava e alla quale loro sarebbero assolutamente impermeabili; un dovere istituzionale del quale molti colleghi fanno allegramente a meno (e in effetti nei ministeri si stupiscono nell'incontrare un parlamentare che si occupa del territorio a un simile livello di consapevole granularità) e che continuamente mi espone al rischio di essere incriminato da quelli che aspirano a essere, e nei fatti sono, i gelosi detentori unici e soli dell'indirizzo politico. Fatto sta che la vita vera è fatta anche di altro: io che conosco e vi ho descritto i principi primi, provo un sottile e divertito compiacimento nello scoprire in quanti infiniti e inesauribili rivoli si declini il primo dei principi primi: Europa = PD = cose che non si nominano a tavola. Mi diverte molto più scoprire la centomillesima cosa ovvia e utile che non si può fare perché c'è l'UE di traverso, e provare a girarle intorno, che non ripetere inutilmente per la centomillesima volta che finché ci sarà l'UE di traverso non si potrà fare nulla (anche perché il ripeterlo non porta a grandi risultati: vedi al capoverso precedente). È più utile far riparare un chilometro di strada che sta franando a valle, è più utile inseguire e sbloccare presso un ministero i fondi per l'adeguamento sismico di una scuola, è più utile far parlare due amministrazioni che hanno deciso entrambe di fare una cosa ma continuano a inciampare l'una sull'altra, o dare all'ennesimo cucciolotto uterino e narcisista l'illusione di aver capito che cosa sia la bilancia dei pagamenti e perché essa domini la nostra esistenza terrena? E anche in questo caso la risposta la immaginate.

Incidentalmente, e mi sovviene in questo momento, ascoltando il suono del silenzio che mi circonda nel luogo in cui mi arrocco durante le mie permanenze in Abruzzo, luogo che fino a pochi giorni fa era villeggiatura di popolazioni particolarmente estroverse (ora resta solo il brontolio del cielo in lontananza e i campanacci delle marchigiane al pascolo fra le case abbandonate dai loro chiassosi inquilini), incidentalmente un altro motivo di disamoramento è che non solo la vita politica ti sottrae tempo, ma ti impedisce, nei brandelli di tempo che ti lascia, di ritrovare quel silenzio interiore da cui solo può scaturire una prosa, o una musica. In questo senso, fra i motivi che mi hanno allontanato dalla scrittura c'è anche quello che mi ha allontanato dalla musica: l'impossibilità, nel frullatore quotidiano, di ritrovare qualche momento di stasi, di vuoto, di silenzio, appunto, da cui far scaturire un qualche logos. Me ne rendo conto mentre torno indietro a rileggere e rendere più (o meno!) scorrevoli certe frasi.

Ma c'è un ulteriore, e forse più decisivo e irrisolvibile, elemento soggettivo del mio scoramento. Il tema lo ha posto un raffinato intellettuale di sinistra, che non a caso era particolarmente caro al nostro Marco Basilisco (principe degli zerovirgolisti frazionisti):


Certo, il teloavevodettismo ha nobili origini, ma è altrettanto incontestabile che esso sia uggioso e iettatorio (basta pensare alla povera Cassandra)!

Questo mi pone davanti a un dilemma di non facile soluzione, né in termini pedagogici, né in termini letterari. Potrei argomentare facilmente (e alcuni di voi, quattro o cinque, possono farlo meglio di me e quotidianamente lo fanno su Twitter) che tutto ciò cui assistiamo in questi giorni (Sharon Verzeni compresa) sia una conseguenza diretta, esplicitata e annunciata, di quanto affermato e prefigurato nei lunghi anni in cui mi andava di scrivere (ma in realtà di quanto chiarito nell'articolo del 24 agosto 2011 sul manifesto e nella mia prima apparizione televisiva del 20 giugno 2012: il resto sono state 2448 - con questa 2449 - variazioni sul tema). Il dilemma che si pone, in termini sostanziali e in termini narrativi, è quindi questo: insistere sul fatto che quanto accade è conseguenza annunciata di fenomeni già analizzati (il "teloavevodettismo"), o riproporre ogni volta ex novo una spiegazione autocontenuta di questi fenomeni? Cassandra, o Il giorno della marmotta? Enfatizzare che, appunto, qui non c'è nulla da aggiungere se non una interminabile serie di QED, o riscoprire ogni giorno l'acqua calda, come mi sembra auspichi Claudio, spiegando l'ovvio ai nuovi avventori, in un conato per certi versi comprensibile, ma per altri insensato, di allargare la base del consenso da zero virgola a zero virgola?

Un dilemma fra due alternative entrambe poco allettanti.

Il "teloavevodettismo" è, indubbiamente, un registro espressivo che questo blog ha fatto consapevolmente proprio, come hanno notato anche i sociologi che se ne sono occupati. Lo attestano i 104 QED: post scritti per attestare che un determinato accadimento (esempio: il fallimento di Hollande) qui era stato previsto perché era prevedibile sulla base di fatti stilizzati o di teorie economiche (esempio: l'analisi dei saldi settoriali). Il vantaggio di questa scelta narrativa è chiaro: per quanto il predittivismo sia lecitamente oggetto di disputa in epistemologia, la capacità di una teoria di anticipare gli eventi resta un elemento ragionevole e comprensibile di valutazione della sua affidabilità intrinseca, e in qualche modo contribuisce alla reputazione di chi, applicando quella teoria, ha tratto per tempo conclusioni che, pur essendo all'epoca contrarie alla communis opinio, si sono poi rivelate corrette alla prova dei fatti. Ma il "teloavevodettismo" può anche suscitare un effetto paradosso: per apprezzare la capacità predittiva di una teoria bisogna essere in grado di comprenderla, cioè di ragionare in termini astratti, facoltà preclusa alla melma piddogrillina che continua a lordare il dibattito social. A questi figli di un'ortografia, di una sociologia, e di un'antropologia minore, il fatto che uno rivendichi la correttezza di certe previsioni appare come l'esternazione estemporanea di un guru squinternato. Certo, di questa feccia possiamo anche non occuparci: se il mio scopo non era convincere voi, figuriamoci convincere loro, considerando anche che sono minoritari! Resta il punto che il "teloavevodettismo" è petulante e letterariamente pone nella spiacevole alternativa fra annoiare chi ha già capito (o crede di aver capito), e stare sui coglioni a chi non ha capito, con l'aggravante che questa, forse, non è nemmeno un'alternativa: il conseguimento simultaneo di questi due obiettivi è infatti a portata di mano, tanto che il primo a rompersi i coglioni sono stato io!

Va da sé che i rimedi ci sono.

Intanto, la bussola che ci ha condotto fino a qui, cioè fino al punto in cui la Germania ha segato il ramo su cui è seduta (come prefigurato nel 2011 sul manifesto), può essere usata per guardare oltre l'orizzonte. Ma vogliamo veramente farlo? Quello che sappiamo è che unioni monetarie che non siano un'area valutaria ottimale non sono sostenibili, e che la loro fine è generalmente decretata da un conflitto. Sappiamo anche (QED!) che l'UE che non voleva spendere per scuole e ospedali vuole spendere per armarsi. Questo ci conduce a una scomoda conclusione, che non vi ho mai nascosto, che certamente non vi sorprende, ma sulla quale mi chiedo se veramente vogliamo esercitarci. E anche qui la risposta la lascio a voi: fra guardare un TG e finirci dentro la differenza è un attimo. Sappiamo che presto dentro lo schermo ci saremo noi: è lì che ci condurrà l'ottuso negazionismo, la pervicace volontà di negare l'evidente fallimento di un progetto che andrebbe (e andrà) solo liquidato. Ma esplicitare questa conseguenza inevitabile che cosa ci dà in cambio, se non lo scherno dei negazionisti, che, non dimentichiamolo, pur essendo minoritari, hanno il controllo manu militari di tutti gli strumenti di distruzione della reputazione altrui (redazioni, social e procure). Meglio che questa resti una consapevolezza circoscritta, e se c'è una cosa che mi ripaga della fatica dedicata a questo progetto è la certezza di aver indotto persone che se lo meritavano a precostituirsi una via di fuga dall'orrore che ci attende.

Certo, nel frattempo le conseguenze pratiche dei principi teorici possono presentare un interesse concreto: i tanti di voi che mi ringraziano per non aver contratto mutui a tasso variabile nel 2020 (quando vi avevo spiegato che l'inflazione era dietro l'angolo, mentre tutti si preoccupavano della deflazione!) sono un buon esempio di quanto intendo dire. Ma questo blog nasce con altre finalità, sostanzialmente frustrate dalla impossibilità di far nascere una coscienza dei problemi reali in una sinistra antifascista in assenza di fascismo, e di convivere coi simmetrici riflessi pavloviani di una destra anticomunista in assenza di comunismo.

D'altra parte, con buona pace di Claudio e col massimo rispetto per la sua saggezza tattica e strategica, non credo sia molto più efficace e certamente è ancor meno divertente ricominciare ex novo il discorso ogni volta, scoprendo nel 2024 le aporie dell'Unione Europea come un Caracciolo qualsiasi! La forza di questo blog, la forza del Dibattito, è stata di essere anticipatore. Cantare in coro coi conformisti di sistema, con chi fino allo stremo ha negazionato non solo l'esistenza di rilevanti criticità di ordine economico (l'unione monetaria), ma l'idea stessa che l'economia potesse offrire chiavi di lettura valide e feconde, sinceramente lo eviterei, non tanto perché non mi va proprio di assimilarmi a questa compagnia di opportunisti ritardatari, quanto perché essi hanno con sé tutti i media di regime, che gli riservano lo spazio di antagonisti "nobili", di rango e di qualità, quando nel loro lavoro non c'è né la qualità, né il rango (credenziali accademiche in alcuni casi sul gianniniano andante), né la nobiltà, che presuppone il coraggio, qualità incompatibile col conformismo.

Non avrebbe quindi particolare senso, sotto nessun profilo, né quello del divertimento, né quello dell'efficacia, abiurare totalmente al "telavevodettismo": ci si ritroverebbe in compagnia di menti deboli assistite da un apparato mediatico forte, con l'ulteriore svantaggio tattico di essere derubricati a voce poco credibile perché partitica. Il fatto che l'articolo genetico sia stato pubblicato sul "manifesto", invece, mette in difficoltà chi lo constata.

Come sempre, quindi, con buona pace della desinenza in "etta", la soluzione sta, o meglio starebbe, in un compromesso, ma questo compromesso è faticoso e dispendioso in termini di tempo, e così la voglia, inevitabilmente, inesorabilmente, passa. Meglio cercare di evitare che una provinciale se ne cali a valle (i simpatici sindaci e amministratori locali non lo sanno, ahiloro!, che quanto dico inevitabilmente accade - qui un esempio - ma impareranno a darmi retta).

Concludo con un'informazione di servizio (volevo parlarvi di altro, ma tant'è): il convegno annuale comunque si farà, nel weekend del 26-27 ottobre (e già qui ci sarebbe molto da dire, o anzi niente, perché il fatto che alcuni di voi stiano pittimando lo staff per avere un'informazione che è pubblicata da tempo dove deve essere pubblicata dice tutto).

Sarà un'edizione nazionale, non internazionale, per due ordini di motivi: intanto, perché per quanto possa essere prestigiosa la loro presenza, forse anche no di buttare soldi per viaggi e traduzione simultanea di ospiti internazionali che nel migliore dei casi dicono un po' peggio e un po' dopo quello che noi abbiamo detto meglio e prima. Per carità: la loro presenza  agli occhi degli stolti accresce il prestigio delle nostre iniziative. Ma a noi basta la coscienza di quello che siamo e abbiamo capito per tempo. L'altro motivo è semplice: dopo la rottura del patto, al convegno potreste essere in 400, come lo scorso anno e come dieci anni fa, come 100, come 600. Non ne ho idea. Il mio scenario è 100, quello dell'ultimo incontro, e su uno scenario 100 non si raggiunge il break even per una traduzione simultanea decente, quindi vi attaccate.

Sarà al Serena Majestic, come è é stato in tutti gli anni, tranne che nell'ultimo. Sarà anche l'ultima edizione, in tutta probabilità, perché sinceramente di assumermi da solo il carico di tutta questa sbatta ne ho anche le tasche piene. L'anno prossimo se vorrete farete voi: metteremo così alla prova le magnifiche sorti e progressive del "movimento dal basso", il movimento intestinale sul quale tanti fini politologi si sono esercitati nei commenti a questo blog.

Quest'anno avremo con noi Carlo Galli, Savino Balzano, Vladimiro Giacché, Carlo Magnani, Gianandrea Gaiani, e altri, per una riflessione sull'Europa: l'Europa può farcela?

E anche qui, che barba, che noia...

La risposta è dentro di noi ed è giusta: tralasciando una rumorosa minoranza di imbecilli vulnerabili alla pacchiana propaganda di regime, la maggioranza silenziosa delle persone senzienti ha ormai chiaro che in Inferno nulla est raedemptio. Il problema si sposta su un altro piano: quello di influenzare i colleghi convinti che nelle sterminate praterie del centro pascoli il 50% di astenuti. Noi sappiamo che quel tipo di animale alligna sulle alture, non nella Palude, sulla Montagna. Ma è difficile, per un politico che ritiene di doversi sottoporre al giudizio degli operatori informativi (cioè, sostanzialmente, per tutti), sottrarsi alle lusinghe della Weltanschauung che gli operatori informativi impongono. Uscire dal frame, ahimè, si sa, è anche uscire dall'occhio della telecamera. E questo per molti è un grande sacrificio (non per chi non ha avuto bisogno di un ruolo per attirare su di sé l'attenzione).

L'anno prossimo vedremo. Io un'idea ce l'avrei, e una decina di voi credo la immagini: sì, andremo lì...

E per oggi è tutto: ora mi aspetta Zapping (altra cosa che faccio di malavoglia, ma quel lavoro, ahimè, sono certo che qualcuno debba farlo...).

sabato 30 marzo 2024

Una precisazione e una richiesta

 (...una delle tante fatte nel corso dei decenni...)



(…all’ombra…)

Non è che perché gli altri propongono soluzioni assurde (per motivazioni ideologiche, per deficit intellettuale, per corruzione, non importa), che noi dobbiamo dire che il problema non c’è.

Il problema mi pare ci sia.

Ricordo a tutti, prima che si apra il dibattito, che il modo migliore per valutare una soluzione è vedere se è coerente con la narrazione del problema, che gli anni si vivono uno alla volta, e quindi tre  o quattro “eccezioni” di fila diventerebbero comunque difficili da gestire, sotto ogni profilo, considerato che i nostri tempi non sono quelli geologici, ma quelli della nostra effimera biologia.

Quanto detto vale per l’una e per l’altra parte: per chi è sicuro che le emissioni non c’entrino nulla, e per chi è talmente sicuro che c’entrino che per combatterle è disposto perfino... a farne di più!


(...al #midterm parleremo anche di questo, e a questo proposito ho una richiesta da farvi: quali sono, a vostro avviso, i grafici più iconici, più usati, o più abusati, per sostenere i meriti dell'una o dell'altra parte, per intenderci, degli elettricisti e dei gasati? Nella vostra frequentazione quotidiana del liquame social, quali argomenti - possibilmente riassumibili in grafici - vedete utilizzare? Io ormai non vedo neanche più, il mio filtro fa passare solo la banda dei segnali deboli, ma suppongo che ci siano grafici che dimostrano che stiamo bollendo, grafici che dimostrano che non sta succedendo nulla, grafici che pesano l'anidride carbonica, grafici che pesano i ghiacci negli oceani, ecc. Probabilmente Critica climatica è una buona fonte di immondizia - peccato che a sua volta non ne citi la fonte, rendendosi ahimè poco utile - e un motivo ci sarà! Se ne aveste e poteste suggerirli mi facilitereste di molto il lavoro e ve ne saremmo grati in due...)


Post scriptum del 31/3/2024, ore 11: cari amici, vedo che non riesco a farmi capire. A me non interessa aprire un dibattito sulle cause del riscaldamento globale! Mi interessa aprire un dibattito sulle soluzioni proposte. Voi direte: ma se non appuri la causa, come puoi trovare una soluzione? Giusto! Ma le dinamiche del dibattituccio che si è aperto su questo tema ci mostrano chiaramente che qui siamo a livello identitario e religioso. La sinistra ha fatto di questo tema la nuova lotta di classe (peccato che sia al contrario) e per convincere i suoi adepti della loro superiorità morale ha abusato, nelle forme che le sono consuete, del principio di autoritarietà. Non ha senso contestare i dogmi, a mio avviso, tanto più quando sono sostenuti da una pioggia di miliardi (nostri) spesi in propaganda. L'operazione che mi interessa è diversa: non riflettere sui cicli di Milankovic (ringrazio comunque Fabio per i suoi contributi sempre utili), ma ragionare su quanta energia servirebbe se tutto fosse elettrificato, quanto rame occorrerebbe per metter su tutte le colonnine di ricarica, come risolvere il problema dell'intermittenza, come si incrocia lo sviluppo dell'offerta rinnovabile con quello della domanda "diggital end grin", ecc. Io credo a tutto, quindi credo anche alla cioddue, all'austerità che fa crescere, ecc. Però se guardo i dati nel secondo caso, vorrei guardarli, e farli discutere, anche nel primo. Claro?

mercoledì 3 gennaio 2024

Gli epigoni

Il mondo dei nani e delle ballerine giganti del pensiero "antisistema" è in subbuglio!

Pare che abbiano trovato il grafico definitivo, quello che inchioda l'euro alle sue responsabilità. Una smoking gun che non ammette repliche. Meno male! Era ora! Tutti noi che intuivamo confusamente come ci fosse qualcosa che non andava, siamo grati ai pensatori indipendenti che con le loro elaborazioni originali hanno raggiunto questo importante risultato. Finalmente abbiamo uno strumento che ci consentirà di prevalere in ogni dibattito e di corroborare con una robusta evidenza la nostra intuizione che l'euro ci abbia messo in seria difficoltà, o meglio, per i pipperiani popperiani, di falsificare l'ipotesi tuttora molto accreditata che l'euro sia stata l'ancora di salvezza al collo della nostra economia.

Non possiamo che essere grati a chi ci ha procurato un simile strumento.

Quale?

Questo!


E chi ha addotto cotali elementi probanti?

L'epigono dell'Istituto Luce (epigono riuscitissimo, a mio avviso):


Vi potrebbe sembrare di averli già visti da un'altra parte?

Avreste ragione, ma nella sua cristallina e indefettibile onestà intellettuale il filmografo lo ammette e cita la fonte:

A produrre cotanta compelling evidence sarebbe stato er sor Trombetta, un altro nostro vecchio amico e frequentatore dei #goofy (dove probabilmente, impressionato dal concorso di popolo, maturò l'insano progetto di fare una "operazione politica", che nelle sue idee doveva essere una sottrazione del nostro consenso, ma che nei fatti è stata una divisione del suo).

Una minima ricerca conferma che in effetti le cose stanno così.

La scoperta è risalente:


L'eureka anti-euro risalirebbe niente meno che a luglio di quest'anno!

E qui, oltre che la cristallina e indefettibile onestà intellettuale, si apprezza anche la magnanima e lungimirante nobiltà d'animo con cui questi giganti del pensiero lasciano correre su un episodio sinceramente spiacevole: un vile tentativo di appropriarsi della loro proprietà intellettuale compiuto da un tizio che dice di essere un docente di ruolo di economia (in aspettativa per motivi imprecisati). Questo personaggio squallido avrebbe utilizzato i risultati altrui per dare risalto a un suo progetto didattico tanto irrilevante quanto dilettantesco, che per questo motivo gli ha meritatamente rovinato la carriera universitaria facendolo diventare presidente di una Commissione bicamerale! Questo tentativo, tanto più meschino in quanto il vero autore di una simile ponderosa ricerca aveva firmato il risultato del suo lavoro, è stato perpetrato col favore delle tenebre nella notte di San Silvestro.

Il Bagnai ha cercato di farsi bello con le penne del Trombetta, ma il Brandi, brandendo l'originale sicut "spada de foco" (cit.), ha fatto giustizia di questo sleale tentativo di clickbait, ricacciando nelle tenebre del polveroso palazzo San Macuto (un palazzo dove questi fulgidi araldi dell'ideale antieuropeo, queste avanguardie della revolución, mai entreranno perché mai vorrebbero entrare, se non muniti di apriscatole, loro, che disdegnano i "lauti stipendi" e le "poltrone"), ricacciando nell'ombra, dicevamo, il dilettante che ha insozzato il loro lavoro associandolo a un progetto marginale e ininfluente come Goofynomics!

Poi dicono che non esiste giustizia al mondo!

Non è così. I cazzari e i fregnacciari alla fine vengono ripagati con la loro stessa moneta: Bagnai, avvilito e oppresso dalla vergogna per essere stato sbugiardato in pubblico, in questo momento starà distruggendo i suoi post. Ma non servirà a nulla: abbiamo gli screenshot che lo inchiodano, e l'associazione a/simmetrie ha anche un filmato che documenta un suo precedente tentativo, compiuto a fine novembre, di farsi bello con le penne del pollo, come Apelle figlio di Apollo.

Vergogna!

Al dolo del plagio si aggiunge l'aggravante della sua reiterazione!

In che mondo siamo, signora mia...

Un mondo in cui chi incontra il genio, invece di riconoscerlo e di prosternarsi non tanto alle sue ragioni, quanto proprio alla sua persona, si diverte a fare obiezioni capziose di questo tipo:


Vergogna!

Non si interrompe così, con il banale richiamo a un dato fattuale, un'emozione! Non si getta una secchiata di acqua gelida sulla fervida passione civile del coraggioso e originale Trombetta!

Anche se...

In effetti...

Il tracciato del Pil si appiattisce nel 2008, e l'euro entra in vigore nel 1999...

Questo fastidioso dettaglio, purtroppo, è ineludibile...

Ma approfondiamo bene l'argomento del Maestro Trombetta. Musica, Maestro!


Ehm...

Non trovate anche voi che qui ci sia più di una stecca? Eh, ma voi non avete studiato musica! Vi faccio un breve elenco:

  1. sì, fra il 1946 e il 1991 il tasso di crescita è stato circa del 5.7% l'anno (in realtà, secondo Banca d'Italia, del 5.5%), ma questa media così elevata risente del rimbalzo post bellico. Nel 1946 il tasso di crescita fu del 30% e nel 1947 del 18%. Già eliminando questi due anni, come sarebbe corretto fare (altrimenti ragioniamo come Conte, che dopo aver chiuso arbitrariamente mezzo Paese si imputa come successo un tasso di crescita strabiliante, dovuto semplicemente al fatto che il Paese era stato riaperto!), la media scenderebbe al 4.6%;
  2. sì, è vero, dall'ingresso nell'Unione Europea (1992) al 2022 (alla fine del grafico) il tasso di crescita dell'Italia è stato dello 0.6%, così come dall'adozione dell'euro nel 1999 al 2022 è stato dello 0.4%, ma allora perché, con un salto di cinque punti verso il basso della crescita, nel 1992 o nel 1999 non si nota alcun cambiamento di struttura? La crescita, in quelle date, procede sulla tendenza lineare (di cui non si dice con che dati è calcolata: quelli fino al 1992? Quelli fino al 1999?);
  3. ma soprattutto, se il tasso di crescita, immagino dopo l'entrata nell'UE, fosse stato quello medio precedente all'entrata, le cose non sarebbero andate come è indicato nel grafico. Con un tasso di crescita del 5.7% dal 1992 le cose sarebbero andate così:


Non ci credete? E allora fate il conto voi, ricordando che tasso di crescita del 5.7% significa che ogni anno il Pil è uguale a quello dell'anno precedente moltiplicato per 1.057:


Per un'altra razza di cretini, quelli che non sanno distinguere fra dati reali e nominali e non leggono i post, quindi non capiscono che in questa tabella i dati sono espressi in milioni di euro a prezzi 2010 perché così vengono forniti dalla Banca d'Italia nella sua ricostruzione storica, e quindi ragliano su Twitter "i dati non sono quelli giustih-oh, ih-oh!", agevolo anche la simulazione partendo dai dati WEO:



Ovviamente non cambia nulla! Il profilo della serie nell'ipotesi del sor Trombetta (tasso di crescita ai valori precedenti all'entrata nell'Unione Europea) è ugualmente assurdo, c'è solo un minimo slittamento della serie dovuto alla diversa base dei prezzi (2015 invece di 2010).

Ora...

Io voglio bene a tutti, anche a chi non sa di cosa stia parlando. Che il sor Trombetta non lo sappia è evidente! Sapendolo, avrebbe detto la cosa corretta: non che "se il tasso di crescita fosse rimasto quello precedente all'ingresso nella UE" oggi il Pil sarebbe di circa 500 miliardi più alto (perché se lo avesse fatto sarebbe di circa 5800 miliardi più alto), ma che "se il Pil fosse rimasto sul suo tendenziale dal 1950 al 2007" oggi ecc. E fra le due cose, come vi ho fatto vedere, c'è una bella differenza!

Bene.

Forse cominciate a intravvedere dov'è il problema.

Solo una persona totalmente digiuna non dico di economia, ma di buon senso, potrebbe aspettarsi che un'economia avanzata come quella italiana potesse tenere negli anni '90, o peggio ancora dagli anni '90, tassi di crescita da economia emergente! In effetti di Paesi cresciuti al 5.7% di media il 1992 e il 2022 ce ne sono due:


(i conti, se volete, potete rifarli partendo da qui). Insomma, er sor Trombetta pensa di fare un accorato elogio del modello di sviluppo dell'Italia "sovrana" (qualsiasi cosa ciò voglia dire), e invece sta facendo l'elogio di un modello di sviluppo basato sull'esportazione di risorse naturali o sullo sfruttamento della manodopera a basso costo!

Cose che capitano quando non si è del mestiere...

Ma...

Ma visto che quella cifra di 500 miliardi in più rispetto al valore storico non è coerente con il discorso del sor Trombetta, qualcuno di malizioso potrebbe pensare che l'abbia tratta da un'altra fonte, e potrebbe googlare 500 miliardi, e magari potrebbe arrivare qui:


Ops...

E qui finisce l'ironia (forse), e cominciamo a parlare chiaro, partendo da una premessa, la solita: dovrebbe essere chiaro fin dal tredicesimo post di questo blog che a me di intestarmi idee mie o altrui non me ne frega assolutamente niente e conseguentemente che l'oggetto del mio sfottò non è minimamente il fatto che i sullodati giganti del pensiero non abbiano citato la fonte delle loro elaborazioni. Ho sempre insistito sulla assoluta non originalità dei contenuti della mia divulgazione, che sono assolutamente banali e devono la loro apparente originalità solo al fatto di essere diffusi in un contesto politico-istituzionale che, lui sì, è piuttosto, come dire, originale! La mia ricerca originale c'è ma è pubblicata in riviste scientifiche che sono legittimamente fuori portata per molti di voi e comunque verte su aspetti di nicchia, dato che sui temi di fondi dell'unione monetaria, come sa chi studia, aveva già detto tutto (inascoltato) James Meade nel 1957! Io vi ho dimostrato che della proprietà intellettuale delle mie idee non me ne fotte niente, quindi il problema non è quello, e vi ho altresì dimostrato che di essere stato il primo a intervenire in un dibattito che in realtà si era chiuso cinque anni prima che io nascessi altresì non me ne fotte niente (altrimenti, banalmente, non vi avrei insegnato quello che non avreste mai avuto modo di sapere se non ve lo avessi insegnato io, cioè, appunto, che il dibattito si era chiuso cinque anni prima che io potessi intervenirci)!

Quindi il problema non è "non hai citato la fonteeeeh!", o "l'ho detto prima i-oh!", come alcuni volenterosi, ma un po' sciroccati membri di questa community (eggnente!) hanno rimproverato ai  summenzionati giganti del pensiero. Il problema, insomma, non è che non avete portato traffico su Goofynomics (mi sembra sufficientemente ovvio che io ho meno bisogno di voi di quanto voi abbiate bisogno di me!), anzi, se mai è il contrario: il problema è che citando cose a organo genitale esterno di carnivoro caniforme rischiate di attirare sul nostro lavoro un'attenzione sbagliata! Insomma: io non vorrei mai che qualcuno credesse che le scemenze sopra evidenziate le abbia dette io, perché io ho detto cose totalmente diverse e non ho nessuna intenzione di farmi screditare da chi, parassitando un lavoro in cerca di clickbait, ne fornisce un'immagine distorta e caricaturale.

E già capisco l'obiezione: "Vabbè, me sò sbajato, ma tanto basta che sse capimo...". No, caro Trombetta, te lo dico come puoi capirlo tu, scusandomi con gli altri: basta che sse capimo un cazzo! La battaglia ideale che qui stiamo combattendo, e che tu dici di combattere, non è un gioco da dilettanti, non tollera cialtronate, semplicemente perché non ha alcun senso screditarsi con analisi così farlocche e controvertibili. I midwit di osservanza bocconiana, i seguaci del laureato, non vedono l'ora che qualcuno dica delle sesquipedali cretinate per massacrarlo e per attirare su tutto il movimento euroscettico il discredito che un certo modo di argomentare onestamente merita: ma lo merita chi lo mette in pratica perché parla di cose di cui non capisce nulla, non chi invece si adopera per divulgare nel più scrupoloso rigore metodologico, fottendosene del consenso.

Cioè io.

Insisto su un punto: sono anni che tirate avanti coi contenuti di Goofynomics, e a me questo fa solo piacere. Intanto, non essendo voi economisti, non avendo cioè i presupposti professionali, culturali, intellettuali per proporre dati e analisi economiche, è chiaro che volendo impicciarvi di economia da qualcuno dovrete pur fornirvi, e sinceramente non vedo nulla di male nel fatto che abbiate scelto un buon fornitore! Meglio rifornirsi qui che dal laureato, per dire. Ma il punto è un altro: non mandate in giro roba che non avete capito, altrimenti gettate il discredito della vostra scusabile ignoranza sul lavoro che qui stiamo facendo con serietà e competenza. Ripeto: la vostra ignoranza è scusabile, non è colpa né merito vostro se non siete economisti. Aggiungo: la vostra buona volontà è commendevole, e lo sarebbe anche di più se la aveste usata per aiutare anziché per danneggiare (non riuscendo a fare né l'una né l'altra cosa).

Io ve lo dico con  affetto. Quando Goofynomics è partito portavate ancora i calzoncini corti, vi ricordo ai nostri convegni, con la vostra freschezza e il vostro entusiasmo. Non siete cattive persone, e se voleste aiutare, senza smanie, con perseveranza, potreste essere senz'altro utili. Questa è l'ultima chiamata. Deponete la porca tigna del vostro narcisismo sterile e autodistruttivo, provate a immedesimarvi un minimo in quello spirito di servizio, servizio al Paese, ai nostri concittadini, alla verità del dato, alla serietà delle analisi, all'ambito delle proprie competenze, che qui abbiamo sempre osservato ed esemplificato, e provate a lavorare per il progetto, non contro il progetto.

Voi, con Paragone, avete in comune solo una cosa: il fatto che lo spazio politico del "vostro" dissenso si sta prosciugando, e non solo perché la Lega è stata coerente sul MES, ma anche perché l'altra vostra grande battaglia identitaria, quella sulla punturina, si sta svuotando di significato come chi sa analizzare la realtà aveva previsto:


(e anche lì, la partenza della Commissione d'inchiesta renderà istantaneamente poco interessanti tutti quelli che ringhieranno da fuori, senza poter vedere le carte, senza poter interrogare i protagonisti di quella vicenda).

Ma fra voi e Paragone c'è una grossa differenza: Gian è bravo, e tornando a fare l'autore guadagnerà un multiplo sostanzioso di quanto guadagnava in Parlamento (non è nemmeno da escludere che dietro le sue ultime decisioni ci sia anche la razionale e condivisibile scelta di smettere di rovinarsi la vita con beneficio scarso o nullo). Voi, pur avendo senz'altro talento e intelligenza, non avete le stesse possibilità di trovarvi un altro stagno in cui sguazzare, quando quello del vostro attuale consenso "di nicchia" sarà riassorbito dalla Lega. Qui non parla il politico: i vostri numeri già non sono interessanti per un politico. Qui parla quello che ha messo su questa community dove siete stati accolti e di cui avete fatto parte. Per quanto piccolo, quello che state perpetrando col vostro atteggiamento è uno spreco. Non solo: è un film già visto! Me li ricordo solo io quelli che pensavano di avere un consigliere comunale a Pescara e che da lì avrebbero cambiato er monno? Me lo ricordo solo io quello che a La Spezia ha preso sette voti? Non potete non fare la stessa fine, se aveste avuto modo di crescere sareste cresciuti, ma purtroppo non avete modo di crescere e questo post alla fine spiega bene perché.

Povertà non è vergogna, ma perseverare è diabolico, e soprattutto ridicolo.

Questo ramoscello di ulivo si autodistruggerà in tre, due, uno...

mercoledì 5 luglio 2023

#goofy12: la consultazione pubblica

La genesi del prossimo convegno annuale è giunta alle concitate battute conclusive, seguendo il processo di organizzazione aziendale così incisivamente rappresentato dal nostro nuovo guru. Districandosi fra i "momenti Montale" di svariati interlocutori ("codesto solo oggi possiamo dirti,  ciò che non siamo, ciò che non vogliamo"), il Padre Fondatore un'idea su come confondere i popoli se l'è fatta, e lo sciacquino che deve scrivere ha scritto. Tuttavia, siccome siamo in Europa, dobbiamo far finta di essere in democrazia, e quindi, ispirandomi alle "buone pratiche" del governo imperiale, che trovate squadernate in questa pagina, dato che in fondo è il vostro convegno, vi esorterei a dire la vostra nei commenti.

Chi vorreste vedere al nostro convegno? Quali temi vorreste affrontare? Quali protagonisti o antagonisti del dibattito stuzzicano la vostra curiosità?

Voi ditemelo nei commenti.

Poi io per una volta dimenticherò di essere europeo, e mi comporterò da perfetto europeista...


(...intanto però una cosa ve la dico: sarà il quarto fine settimana di novembre. E ora, se non sapete contare fino a quattro, non venite qui a dircelo!...)

lunedì 26 giugno 2023

Il gioco delle parti

C’è una cosa che i ppdm, i nuovi amici, o meglio, la nuova, ributtante trasformazione (rectius: decomposizione) dei tanti vecchi amici che abbiamo dovuto relinquere perché inetti ai margini del nostro sentiero che non c’è e che non ci ha portati da nessuna parte, purtroppo senza la proverbiale borraccia d’acqua (perché c’è la siccità!) e senza la proverbiale pistola con un colpo in canna (perché siamo disarmati e non violenti), c’è una cosa che questi esseri, l’intensità del cui allucinato delirio, della cui perentoria apodeixis, è direttamente proporzionale alla facilità con cui si bevono le balle di quella stampa che “è veramente nostra amica”, e inversamente proporzionale, in iperbole equilatera, all’esiguità del loro non contare nulla, c’è una cosa, ma una sola, che vorrei sapere da questi omuncoli (rectius: prodotti di omuncoli), che ossessivamente spendono il tanto, troppo tempo libero che hanno a disposizione tempestandoci di domande, col ghignetto sarcastico di chi la sa lunga, di chi le cose le sa o pensa di poterle dedurre tutte more geometrico, dalla propria ossessione paranoide di essere immerso in un lucido e articolato disegno unitario, in una cosmologia di cui è il centro e lo scopo, ecco: a chi si sforza così poco di nasconderci che sa tutto e che a lui non la si fa, una cosa vorrei chiedere, una sola, così poi la tronchiamo lì con questa menata e ci troviamo, cioè si trovano, un modo meno cretino di ostentare intelligenza: ma Giancarlo è nostro nemico, o nostro amico?

Decidetevi.

Perché mi sembra evidente che tertium non datur!

E quindi, cari relitti umani di ex amici, delle due l’una: o decidete che siamo dei coglioni perdenti, alla mercé di un cavaliere oscuro il cui unico scopo sarebbe quello di fotterci, cosa di cui noi, da veri babbei, non ci renderemmo conto (forse anche perché avendo avuto un’intera legislatura a disposizione non mi pare che ci sia riuscito: diciamo che all’ingresso della Camera mi lasciano ancora passare…), ma in questo caso è evidente che non potete venire a dirci che siamo i suoi fedeli esecutori; o, in alternativa, decidete che siamo i suoi comparuzzi di anello, i complici di un articolato e condiviso “gioco delle parti” (espressione che esprime il 666 dell’imbecillità, il nuovo marchio del coglione!), un gioco che condurremmo in perfetto affiatamento ed elegante sincronismo, con notevole dispendio di energie e di tempo (che troveremmo non si sa dove: forse nella melma grillina del parenchima cerebrale di chi pensa che noi si sia lì a non fare un cazzo!), al mero scopo di tirarlo in tasca al centro della galassia, che in questa nuova cosmologia non è un buco nero supermassiccio, ma un qualche giurista, docente, economista o insegnante rigorosamente perdente e indefettibilmente di provincia, ma in questo caso è evidente che dovreste smettere di considerarci sue vittime, perché saremmo suoi complici, e se è pur vero che Crono ha divorato i suoi figli, non credo che nessun puparo abbia mai divorato le proprie marionette: la cartapesta si impasta al palato e i fili si impigliano nei denti…

Quando due cose non possono essere simultaneamente vere, magari sono simultaneamente false. Magari, visto che Giancarlo non può essere simultaneamente nostro nemico e nostro amico, non è né l’uno né l’altro, ma è il nostro ministro (parola la cui etimologia vi sfugge) e noi siamo parlamentari della sua maggioranza, ovvero, detto in altri termini: mentre voi vi rifinite dalle seghe mentali, noi, semplicemente, lavoriamo. Bene o male non sta a me dirlo, ma a voi, e non ogni singolo nanosecondo che l’orologio atomico della vostra miserabile paranoia scandisce, ma fra quattro anni.

Agli altri, quelli normali, quelli con una vita, dico una cosa sola: non aiutatemi!

Neanche con tutto il nostro sforzo più assiduo riusciremmo a produrre un miliardesimo del disprezzo che merita chi violenta così la radice più profonda del nostro essere occidentali che, non me ne voglia nessuno, è la logica aristotelica, non fosse altro perché Sant’Agostino le ha dedicato il suo tempo, e perché il credo quia absurdum va radicato, appunto, in una razionalità forte, e non nella sua caricatura, nel complottismo di persone che stanno invecchiando come meritano, cioè male, senza affetti, senza soddisfazioni professionali, senza un cane perché son troppo pigri mentalmente per portarlo a giro, e senza un gatto, perché i gatti sanno scegliere i loro padroni.

E voi direte: ma se sono, come in tutta evidenza sono, delle nullità, perché gli dedichi tanto tempo?

Per due motivi: perché una zanzara tigre, essere infinitamente più utile e piacevole di loro, mi ha svegliato (e quindi galleggio visibilmente in una bolla di buonumore); e perché una volta, quando facevano finta di saper stare al posto loro, alcuni di questi relitti erano anche amici, e restano comunque, nella loro petulante insignificanza, persone per bene, per cui un po’, umanamente, spiace.

Ogni religione ha i suoi angeli caduti: quelli dell’appostismo sono i ppdm! Non hanno le corna (o forse sì, e magari questo spiega tanta acredine), non hanno la coda, non puzzano di zolfo (in molti casi sarebbe preferibile!). E allora, direte voi, come li riconosceremo? Non dai loro frutti, perché sono sterili, ma dalla loro abitudine di snocciolare ossessivamente un rosario di incongruenti litanie: “oppofinzioneeeh”, “non vi voto più”, e, naturalmente: “gioco delle parti”!

(…il vantaggio di non esistere è quello di poter parlare chiaro: questo blog che non c’è e che nessuno legge alla fine è un messaggio in una bottiglia. Se sei un ppdm e ti ci imbatti è inutile che tu lo apra, tanto quello che c’è scritto lo sai…)

lunedì 18 aprile 2022

Stiamo lavorando per voi...

La vita è una: o la si vive, o la si racconta. Una volta la mia vita era il Dibattito. Ne ero totalmente assorbito, resto impressionato dalla mia e vostra produttività. Ora la mia vita è un'altra. Oggi, ad esempio, mi sto occupando di questo problema, ma se vi racconto come (e con chi) me ne sto occupando, semplicemente non mi avanza il tempo per scrivere un testo 2 di questo emendamento, che si ponga come alternativa a questo emendamento.

E l'"infamelasciapassareverdeehhhh11!1!"?

Beh, che cosa c'entrino questi emendamenti col tema a tutti noi caro credo di avervelo spiegato, ma, come l'ultimo post dimostra, se non è chiaro non mi preoccupo, perché certe cose può non capirle solo chi non vuole capirle, e in democrazia la volontà dell'individuo va (o andrebbe) rispettata, il che non significa che si debba perder troppo tempo ad argomentare con chi sa di sapere, come l'amico Luca. Ogni stagione ha il suo grillismo, e quale sia il grillismo di stagione ormai lo abbiamo capito tutti (quelli che volevano capirlo, ovviamente).

Ci vuole molta pazienza, e capisco perfettamente chi non ce l'ha.


martedì 22 febbraio 2022

Leggi e regole di Twitter


(...correva l'anno 2015...)

Se siete qui probabilmente non siete lì, e quindi riassumere qui le regole e le leggi di Twitter potrebbe sembrarvi una perdita di tempo. Penso invece che enunciarle in un singolo post possa avere una sua utilità, e comunque ci porta via poco tempo.

La premessa è che non mi interessa se avete ragione o se avete torto, se mi date ragione o se mi date torto, se siete veri o finti, se mi insultate o mi adulate. Se interagite con me e violate le regole sarete bloccati, perché questo contribuisce a rendere Twitter un posto (per me) migliore. Voi ovviamente fate come vi pare e applicate tutta la reciprocità che ritenete di applicare.

La regola del "chennepenZa"

Alla rituale domanda "Senatore (un tempo: Professore) che ne pensa?" (preferibilmente pronunciato in crasi: chennepenZa) la risposta non può essere che un click (cioè un blocco: ma il termine click lo abbiamo coniato qui, all'epoca degli sciocchi che "creiamo moneta col click del mouse" - da cui la mia risposta: "col click del mouse ti blocco"), e questo per due motivi non negoziabili:

  1. il mio desiderio di essere libero di decidere io di che cosa voglio parlare;
  2. la mia esigenza di non alimentare polemiche inutili indugiando nel commento di frasi altrui riportate fuori contesto dai migliori amici dell'uomo che si vuole informare.

Il "chennepenZa" sarà sempre da me percepito come un attacco alla mia libertà o come una provocazione più o meno deliberata. Seguirà inevitabile click. Ovviamente ci sarà un certo tasso di falsi positivi, ma che ci volete fare? La vita è ingiusta, e ogni tanto dovrà pur dimostrarlo.

La regola del "guarda che dicono di te!"

Chi mi riporta giudizi altrui su di me, i miei scritti, il mio operato, verrà spietatamente bloccato. Non mi interessano né gli insulti né i complimenti altrui, so farmeli entrambi meglio da solo, e non mi interessa litigare. Do per scontato che il mondo (soprattutto, illo tempore, quello accademico) sia popolato da una percentuale fisiologica di cretini (diciamo il 79% - in Parlamento sono molti di meno o imparano a nascondersi molto meglio), la cosa non mi ha mai preoccupato, ho molta pazienza, e a nessuno di voi deve mai venire in mente di fare di me il ventilatore di qualsivoglia escremento.

Io non voglio farlo, e se voi volete farmelo fare vi blocco.

La regola dello "stampare moneta"

Amici cari: questo è un blog tecnico. Qui si è disquisito ad altissimi livelli dell'endogenità della moneta, si è ragionato su come funzionano le banche centrali, si sono analizzate le dinamiche della creazione monetaria sotto vari profili tecnicamente rigorosi.

Poi ci sono i vari bar radiotelevisivi dove la moneta si "stampa". Il dilettante cretino secondo cui la moneta è una merce che trae valore dalla propria scarsità ce lo risparmiamo, e quindi click.

Scienza

...uguale click. Nel 2015 sicuramente non avrete capito perché. Ora (o comunque dopo la pubblicazione del post che nel 2017 definì Lascienza) vi sembrerà evidente. In realtà le motivazioni del click sono leggermente cambiate nel tempo, muovendo però da una comune radice, il mio invalicabile rispetto delle competenze altrui, che è una delle tante sfaccettature della mia profonda umiltà. C'è una scienza che si occupa di scienza: è l'epistemologia. Sapete Kuhn, Lakatos, Popper? Ecco: quella roba lì. Che il primo (o anche l'ultimo) pirla che passa, ancorché assistito da cariche pubbliche o da posizioni accademiche altisonanti, usurpi di fronte a me il ruolo di epistemologo è una cosa che mi fa immediatamente girare le scatole, con inevitabile epilogo: click.

Voglio però segnalarvi in che modo la motivazione del click è cambiata nel tempo. Nel 2015 mi veniva il sangue agli occhi quando vedevo alcuni "colleghi" economisti che per deresponsabilizzarsi da quel disastro annunciato (e da loro voluto) che era stata l'austerità calciavano la palla in tribuna argomentando che "l'economia non è una scienza" e quindi il risultato di una politica sbagliata non sarebbe stato prevedibile col determinismo proprio di quella che secondo loro, nella loro concezione paleo-ottocentesca del pensiero scientifico, sarebbe stata "la scienza". La frase trigger era "l'economia non è una scienza (esatta)". Ma siccome io non sono un chiromante, e utilizzando esattamente la scienza economica avevo previsto il disastro che quei cialtroni ignavi conformisti dei miei colleghi stavano apparecchiando, a chi cercava di sottrarsi così alle sue responsabilità (una in particolare: quella di non essere uno scienziato intellettualmente onesto) applicavo immediatamente il click.

Dici: ma non potevi dialogarci, argomentare?

Ah, ma allora non è chiaro!? Ricordatevi sempre la prima legge della termodidattica: ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate, e ricordatevi il noto aforisma di Upton Sinclair: è difficile spiegare una cosa a qualcuno se il suo stipendio dipende dal non capirla.

Non so che idea abbiate voi del vostro tempo, ma il mio per me è prezioso, perché, come ho sentito dire oggi a un collega, durante un momento altissimo di fruttuosa dialettica con un esponente di spicco del deep state, "i soldi si perdono e si guadagnano, il tempo si perde e basta e io ho tanti interessi". Quindi le persone impreparate o in cattiva fede me le risparmio: sono una perdita di tempo. Da cui il click.

Oggi, poi, che la scienza è diventata la foglia di fico di una politica incapace di prendersi le sue responsabilità (l'ho detto in aula, lo ripeto qui), che viene confusa con la sua cugina puttana (Lascienza, quella praticata dai piazzisti da show), che viene invocata come ideologia (lo scientismo) anziché applicata come metodo critico, capirete bene che, quando la sento menzionare, essendo un pacifista non porto la mano alla metaforica fondina, ma il click ci sta tutto. La fase trigger è "credo nella scienza" (una confessione di ignoranza e incultura sublime nella sua ingenuità).

Quindi occhio.

Poi ci sono le leggi...

La legge di Guerrato o prima legge

Il legislatore ha ritenuto che chi interloquisce avendo meno di 100 follower vada bloccato, e io, che sono uomo rispettoso delle leggi, mi regolo così. Quindi, occhio: ripeto, non è il discorso "non sopporti le criticheeeehhh!!11!". Non sopporto nemmeno, anzi, detesto i complimenti. Chi ha solo 100 follower o non ha abbastanza amici (e un motivo ci sarà!), o non dice cose abbastanza interessanti (e allora perché viene a dirle a me?), o è attivo da troppo poco tempo (e allora la netiquette gli impone di stare muto e lurkare).

Quindi: follower<100 = click.

Spiace.

La seconda legge, o sindrome di Linkedin, o legge del baio (che non è un cavallo)

Il legislatore ha ritenuto che chi interloquisce con te avendo la bio in inglese (cioè la baio in inglisc, che non è un cavallo ma spesso un somaro) vada bloccato. A Roma dicono "parla come magni", e tutto sommato ci potremmo anche fermare qui. Gli "awanagana" ci hanno dato tante soddisfazioni, come ricorderete. Normalmente non sono interlocutori interessanti, per una serie di motivi socioantropologici  sui quali non mi addentro per pietà e solidarietà (vera, profonda) umana: io li evito come posso, voi fate come credete.

La terza legge, o legge di Pennetta

Il legislatore ha ritenuto di fornire un criterio universale per la classificazione degli epic fail su Twitter: quando il numero delle repliche eccede quello dei "like" (i cuoricini), il tweet è un epic fail (e quindi chi l'ha scritto avrebbe fatto meglio a risparmiarselo). Non è un buon motivo per bloccarlo (infatti qui non c'è click), ma è un buon motivo per riflettere. Il dato è che soprattutto in questo momento chi ti replica lo fa per insultarti (perché gli animi sono abbastanza accesi, per motivi che io, che vivo nella mia bolla, proprio non riesco a capire...). Quindi se il rapporto fra repliche e cuori (il Pennetta's ratio) supera uno, tecnicamente si può dire che col tuo tweet hai pestato un merdone. Capita a tutti, ed è utile avere un indice sintetico per accorgersene.

Introducing: la quarta legge, o legge pandemica, o legge di Bagnai

Il legislatore, che in questo caso sono io, ha ritenuto di stabilire che chi interloquisce con te essendosi iscritto dal febbraio 2020 in poi (e quindi è un iscritto "pandemico"), vada bloccato fino al marzo 2023. La ratio legis è quella della prima legge, cui aggiungerei anche una sottolineatura: da quando è iniziata questa storia (la pandemia) la stretta del potere sui social si è fatta piuttosto soffocante. Agenti provocatori di varia natura, umani o meno, pullulano. Io blocco. Voi fate come vi pare, ma se vi siete accostati a Twitter con animo puro negli ultimi due anni e mi incontrate sul vostro cammino ignoratemi. Questo sempre che vi interessi seguirmi.

Conclusione

Ma allora nessuno ti può dire niente!? Ma allora er dialogo, er confronto, er dibbattito!?

Bè, no, non siate ingiusti! Possono dirmi quello che vogliono un sacco di persone! Tutte quelle iscritte prima di febbraio 2020, che hanno più di 100 follower, non hanno la baio in inglisc, non sono pettegole e non parlano di cose che non capiscono.

Di persone così mi pare che ce ne siano molte, anzi: troppe! Quasi quasi vado a bloccarne qualcuna...



venerdì 31 dicembre 2021

Il discorso di fine anno

(...per i quattro(mila) gatti che sono rimasti qui, dopo il mio infame tradimento - che è quello di restare fedele al me stesso che io percepisco, non a quello che altri percepiscono nel loro allucinato delirio cataro - riprendo una consuetudine che abbiamo portato avanti, con qualche eccezione, negli anni precedenti:

Dal 2018 in poi non mi è stato possibile, per un motivo o per l'altro, dedicarvi del tempo a fine anno, e del resto anche quest'anno sono rimasto appeso a certe cose che dovevo chiudere fino alle 17:35 di due giorni fa, per la gioia degli assistenti del Senato che dovevano tenermi aperta la stanza, io unico senatore presente - ma la mia poltrona è molto freddolosa, mi chiedeva di scaldarla!

Di cose da dire ce ne sarebbero molte, ma a me interessa come sempre ragionare sul metodo, perché la democrazia è innanzitutto un metodo: questa è la premessa dalla quale ci siamo mossi. Non sto a dirvi se l'esperienza diretta di questo metodo, il diventarne concretamente parte, e soprattutto lo scontro con la percezione totalmente distorta - a loro svantaggio - che di questo metodo hanno molti elettori [mi riferisco specificamente ai diversamente intelligenti secondo cui in democrazia le decisioni si prendono a minoranza, per cui un partito col 17% può far cadere il Governo e comandare da solo: sì, esiste gente che ragiona così!] non sto a dirvi quanto questa esperienza diretta renda difficile resistere alla tentazione di considerare questo metodo molto sopravvalutato! Ogni giorno incontro, prevalentemente sui social, persone che mi riconcilierebbero con l'atteggiamento oligarchico e paternalistico di Aristide, il personaggio che mi aprì gli occhi sulla natura radicalmente antidemocratica della sinistra, come ricorderete. Mi riconcilierebbero, se questo fosse possibile. Ma purtroppo non mi è possibile piegarmi alla logica degli ottimati che pretendono o pretenderebbero di guidare il popolo verso un radioso futuro senza consultare il popolo stesso o magari agendo contro la sua espressa volontà. Per essere totalmente trasparenti: non mi è possibile non perché non creda che un buon pezzo di popolo non se lo meriterebbe, o perché non creda che questo metodo non sarebbe efficiente, ma perché più conosco gli ottimati e più sono preoccupato dalla loro scarsa consistenza. Insomma, senza pretesa di originalità sono ricondotto a pensare che la democrazia decisamente non è male se consideri l'alternativa, più esattamente se consideri chi impersona questa alternativa. Sono giunto a una specie di teoria lamarckiana della classe dirigente: un Paese i cui percorsi sono in larga parte esogenamente tracciati - e il PNRR è un pezzo di questo discorso, come alcuni scoprono a posteriori - non sviluppa l'organo "classe dirigente" perché non ne ha bisogno, atteso che della direzione che il Paese deve prendere si occupano altri, altrove. I "mandarini" locali quindi avvizziscono, come quelli che per scampare alle fauci del consumatore natalizio si nascondono nell'estremo recesso del cassetto del frigo... dove li coglie la muffa - fine ingloriosa e inutile! L'atrofia cui alludo è un pezzo non banale delle difficoltà che dobbiamo affrontare ogni giorno e che non è il caso di dettagliare più di tanto: basterà, appunto, l'avervi alluso, tenendo sempre presente che la politica viaggia sulle gambe delle persone, ed è per questo che una democrazia vera, fatta di ricambio e di contendibilità, mi dà più affidamento, in termini astratti, di un'oligarchia sclerotica, fatta di ristagno e rendite di posizione.

Proviamo allora a ragionare su come aumentare la nostra efficacia, che quella altrui resta un problema, appunto, altrui. Proviamo a fare l'inventario delle cose che credo di avervi detto in questo decennio e che possono esserci utili per mandare avanti il dibattito, o almeno per non metterci inutilmente nei guai, in un periodo in cui, più che in tanti altri, il primo obiettivo politico è e deve essere portare la pelle a casa...)

Credo che il collante più forte che ci raccoglie in questa comunità sia la serena consapevolezza del fatto che la vita è conflitto, e che politica è mediare, non negare, questo conflitto, perché la negazione del conflitto ha come esito inevitabile quello di esacerbarlo, come nel passo di Rilke che qui vi ho tante volte citato (la prima qui).

Insomma, siamo qui perché ci fa sorridere di tenerezza la sinistra che riscopre oggi, con virginale pudore, la lotta di classe (chiamandola "conflitto tra interessi", qui):


naturalmente con quel minimo di green washing (la giustizia climatica!?) oggi indispensabile per potersi dire "de sinistra".

Del resto, mettere in bottiglie apparentemente nuove (il green, il gender, quel che l'è...) un vino  solo apparentemente vecchio (il conflitto distributivo) serve a giustificare la propria assenza ingiustificata dal dibattito, serve a indurre nel gonzo di turno l'idea che fosse scusabile non aver più parlato e non parlare più di certi temi perché non sarebbero al passo coi tempi (eppure, anche quello fra Caino e Abele era un conflitto distributivo...), serve cioè a spogliarsi della responsabilità di aver contribuito a immiserire la dialettica intellettuale e politica di questo Paese creando un clima in cui qualsiasi tentativo di analizzare le dinamiche di classe veniva derubricato a "complottismo", appunto perché, come dice in uno sprazzo di lucidità Barbera qua sopra, la "sinistra" aveva deciso di sposare il paradigma neoclassico (nel senso della teoria economica: altri direbbero liberale, liberista, ecc.), quello secondo cui i comportamenti individuali vengono spontaneamente guidati da una mano invisibile a comporsi in un benessere collettivo in cui tutti gli interessi convergono. Qualsiasi manuale di politica economica ortodossa da due soldi, per il semplice fatto di non poter non parlare dei fallimenti del mercato, si trovava così istantaneamente più a sinistra del più sinistro degli intellettuali di sinistra!

Ricordo quanto mi stupì il commento, oggi non più rinvenibile, di una povera sciocca che su sbilanciamoci mi dava appunto del complottista semplicemente perché stavo illustrando le banali conseguenze in termini di distribuzione del reddito della scelta di aderire a un'unione monetaria. Da quell'osservazione capii che la battaglia sarebbe stata lunghissima, che un pezzo del Paese era ormai inservibile, lobotomizzato, che nulla sarebbe servito a coinvolgerlo in un percorso di presa di coscienza.  Ridurre a "complottismo" (l'ultimo rifugio dei cialtroni, come abbiamo visto in altre circostanze) l'oggettiva considerazione che le scelte economiche, essendo guidate dal movente del profitto, nella schiacciante maggioranza dei casi avvantaggiano alcuni più (o a danno) di altri: a me era chiaro nel 2011 (e suppongo a tanti altri anche prima!) quello che ai vari Barbera è chiaro oggi: questo atteggiamento era la morte della sinistra, più esattamente: la morte della possibilità di poter fare un qualsiasi discorso politico a sinistra. Ora ci stanno arrivando anche loro. Ma ora è un po' tardi.

Credo che sia per questo che, al netto di alcuni scleri individuali, la mia scelta di schierarmi in un partito conservatore non ha allontanato da questo blog tanti lettori sinceramente progressisti, probabilmente anche perché avevo provato loro ultra vires che a sinistra non c'era e non ci sarebbe potuta essere per lunghi anni a venire alcuna possibilità di costruire un percorso di riscatto (la famosa tabellina dello zero...).

Ora, è in qualche modo fisiologico che alla consapevolezza che la vita è conflitto si associ, nel discorso politico, una certa retorica bellicista: "Siamo in guerra! Nemico! Traditore! Disertore!..." e via vociferando. Fin qui, se non si travalica il buon gusto, in fondo non c'è nulla di male. Sinceramente, ne ho le gonadi ricolme di quelli che, ostentando un bon ton degno di miglior causa, puntualizzano di non aver "nemici" ma "avversari" politici, quando è del tutto ovvio nel loro argomentare e nel loro modus operandi che la loro personale traduzione della frase erroneamente attribuita a Voltaire (uno dei tanti fake della storia) è: "non sono d'accordo con quello che dici e conseguentemente ti ammazzerò se ti ostini a dirlo"! Diffidiamo da questi melliflui e farisaici araldi delle buone maniere! Non c'è nulla di male a riconoscere che lo scopo di ogni conflitto è l'annientamento dell'avversario: funziona così, niente di personale (possiamo credere a uno che se ne intendeva). Solo partendo da questa consapevolezza, purché sia profonda e sincera, si può restituire all'attività politica la sua nobiltà, che consiste appunto nel creare l'infrastruttura perché questo scontro non sia meramente distruttivo, perché tesi e antitesi, anziché annichilarsi come particella e antiparticella, vengano a sintesi.

Sembra tutto molto astratto, ma niente come una legge di bilancio ti riavvicina alla concretezza di queste considerazioni...

Quando però la (fisiologica) retorica bellicista si scolla dalla consapevolezza reale e vissuta del conflitto, quando diventa una bolla di vociferazioni narcisistiche incapaci di ricondurre a un disegno razionale la prassi politica, ecco, o addirittura suscettibili di avvitarsi in un delirio autolesionistico e autodistruttivo, quando succede questo credo che sia necessario intervenire per evitare malintesi e problemi. Berciare secondo me non è mai il migliore dei mezzi, e certamente è sempre il peggiore dei fini, se non altro perché contravviene a una elementare esigenza tattica.

Vorrei parlarvi di questo, dopo aver constatato (e l'amico Giacinto - sed magis amica veritas - è il paradigma di questo atteggiamento, ma ne potrei citare altri meno simpatici) che nella bolla dei social molti si sono presentati e tuttora si presentano col piglio marziale dei 300, salvo poi dimostrare, all'atto pratico, maggiore affinità coi 3ciento. Forse a questo punto urge un ripasso (dedico un minuto di raccoglimento al commosso pensiero che oggi un simile film non potrebbe essere concepito), per allineare questa bella d'erbe community e di animali a un dato apparentemente tautologico: se si è in guerra, si è in guerra, e quindi per portare qualcosa a casa - a partire dalla propria pelle - conviene comportarsi come in guerra. 

E come ci si comporta in guerra?

Dipende ovviamente dalle circostanze, come qui abbiamo lungamente spiegato parlando di Azincourt e altre storie europee. Se rimproveriamo ai nostri nemici (pardon, avversari...) di rifiutare il dato di realtà, un rifiuto che si palesa nel loro modus operandi, tutto basato sulla coazione a ripetere ("[fesseria a piacere] non funziona, quindi: ci vuole più [fesseria a piacere]"), una coazione che è la quintessenza riconosciuta (dicono da Einstein, ma è un altro fake) del rifiuto del dato di realtà, allora come primo asse strategico suggerisco di farli noi i conti con la realtà, per quanto ciò possa essere sgradevole. In questo spirito vi segnalo che purtroppissimissimo (spiace a me più che a voi) una serie di consapevolezze che qui abbiamo raggiunto attraverso un percorso analitico approfondito e scientificamente incontrovertibile, bene: queste consapevolezze sono largamente minoritarie, il che significa, visto che vi piace giocare alla guerra, che noi siamo in condizioni di inferiorità numerica (qualora non lo si fosse capito),

Purtroppo, è indispensabile partire da questo dato di realtà nelle sue varie sfaccettature, che condizionano quello che è possibile e quello che non è possibile fare. Ho cercato in mille e una maniera di spiegarvi che per chi è in condizione di inferiorità numerica è opportuno:

  1. non segnalare la propria posizione;
  2. non accettare il terreno di battaglia scelto dall'avversario;
  3. sfruttare la forza dell'avversario.

Partirei dal non segnalare la propria posizione, dal mimetizzarsi, dal non rendersi bersaglio.

Non so più come dirvelo. I social sono un luogo pericoloso. Sbraitare per avere qualche like, rovinandosi la vita, non mi sembra uno scambio vantaggioso. Non sto dicendo di rinnegare le proprie idee. Sto dicendo quello che ho sempre detto con parole non mie: siate prudenti. Vedo in giro una certa aspirazione alla testimonianza, intesa come martirio. Evitate. Gli altri non giocano. Un soldato morto non serve a nessuno: non serve al suo esercito, non serve alla sua famiglia. Avete visto che aria si respira in Commissione "odio"? Ecco: tenete presente la psicologia dei buoni. Contro di voi qualsiasi sopruso e qualsiasi discriminazione sarà accettabile, perché voi non siete i buoni, siete i cattivi. Purtroppo per voi partite svantaggiati numericamente e moralmente. Fatevi furbi. Tutelate il vostro anonimato e non usate mai mai mai toni inappropriati. A voi non verrebbero perdonati. Non segnalate la vostra posizione.

Aggiungerei, ma capisco che per molti sarà difficile accettarlo, che continuo a trovare stupido, concettualmente e comunicativamente, l'appiccicarsi addosso delle etichette come quella di "sovranista", indubbiamente giovevoli all'autostima di chi le ha create, ma assolutamente nefaste per una dialettica ordinata ed equilibrata. Anche a prescindere dal fatto che il 70% dei nostri concittadini assocerà l'idea di "sovranismo" a quella di monarchia (provate per credere!), il che apre a ovvi fallimenti comunicativi, resta il fatto che chi si richiama all'art. 1 della Costituzione repubblicana può semplicemente dichiararsi democratico, lasciando agli altri l'onere di provare di non essere fascisti nel momento in cui confutano i principi fondamentali della Costituzione. Ecco la differenza fra rendersi un bersaglio (cosa da non fare) e scegliere il proprio campo di battaglia (cosa da fare).

Approfondiamo il tema della scelta del campo di battaglia. Qui ne abbiamo già parlato: so benissimo che abbiamo tutti una certa urgenza di ritrovare la nostra libertà, ma è essenziale uscire dal perimetro. E uscire dal perimetro non vuol dire solo continuare a tenere un faro acceso su quello di cui non vogliono che parliate, che non è, credetemi, l'aggendah, ma, come sempre, la questione europea, che oggi prende le forme del MES e del PNRR. Vuol dire anche e soprattutto essere diversi da loro. Se opponete a un dogmatismo un altro dogmatismo, a una "verità" un'altra "verità", avete già perso, perché chi ha la forza (mediatica, politica, fisica) di imporre la propria verità non siete voi: sono loro. Non si può contrastare l'uso cialtrone e totalitario che alcune istituzioni fanno del concetto di "scienza" scambiandosi come un sacro Graal paper portatori di una verità alternativa, più "scientifica", più "vera". Non funziona così, purtroppo. Qui pressoché tutti noi si sono potuti fare un'idea, utilizzando canali appropriati, di che cosa stesse succedendo e di come sarebbe andata a finire. Ottimo. Credo di avervi già detto che la "verità" non ha alcun valore politico, se non hai i mezzi per imporla. Lo si vede nell'unico campo che vi interessa, ma lo si vede anche in altri campi. Indipendentemente dal merito, sul quale ho delle opinioni che dirò nelle competenti sedi istituzionali, capite bene che se un incidente di questa portata fosse accaduto, mutatis mutandis, a un politico di area sgradita (sostanzialmente, della Lega) ne avrebbe comportato le dimissioni immediate (è successo). Quelli che ti si avvicinano con l'occhio fisso, concentrato sull'ultima abbacinante verità da cui sono stati colpiti, che ti si aggrappano sussurrando: "Guarda questo paper, è de-fi-ni-ti-vo, guarda questo grafico, ma non capisci? Ma non vedi?", sbandierandoti l'ultimo numero del Chattanooga Journal of Fuzzy Epidemiology, di cui né loro né voi siete in grado di capire nulla... ecco, quelli lì: ma siete sicuri di non averli mai visti, frequentando queste pagine? Non vi ricordate quelli che Auritiiiiiiii, non vi ricordate gli ingengngnieri che "la moneta a debitooooooh", non vi ricordate i giornalisti che "il paper di Mossleeeeeeer"...

No?

Io sì, e ho già dato.

Non funziona così.

Fatevi un pochino più furbi.

Cominciate ad esempio a prendere in considerazione il fatto che non essere padroni del discorso ha delle conseguenze ovvie ma non trascurabili. La prima è che se qualcuno arriva (e resta) in televisione è perché ce lo fanno arrivare (pochi sono in grado di aprirsi una strada da soli), e se ce lo fanno arrivare nella stragrande maggioranza dei casi è perché farcelo arrivare è funzionale al loro, non al vostro discorso. Quindi ottimo che ci sia pluralismo di opinioni, ma occhio ad andar dietro alle opinioni alternative certificate dal mainstream (si dovrebbe capire che cosa c'è che non funziona, ma siccome non vedo molta coscienza di questo dato elementare, lo evidenzio). Conosco uno che le ha toppate tutte (a partire da quando si era messo a disposizione degli ortotteri, e lì mi fermo) ed è sempre lì, ancora lì, perché serve da sparring partner agli squadristi di turno. Sclerare in diretta contro chi ti provoca non è un segno di intelligenza né di forza: è un segno di debolezza. Impappinarsi nel citare dati scientifici fuori dal proprio settore disciplinare non è un segno di autorevolezza né di astuzia dialettica: è un favore fatto all'avversario. Se vi scegliete un araldo, perché proprio avete bisogno di schierarvi in campo aperto, dieci contro diecimila, sceglietelo almeno che non faccia di queste fesserie. Dirò di più: diffidate da chi fa queste fesserie, perché non vi porterà da nessuna parte, perché danneggerà una causa giusta con comportamenti sbagliati e questo non se lo può permettere nessuno. Vi consola fare la òla su Twitter? Io al posto vostro preferirei vincere. E per vincere al posto vostro è meglio essere trasparenti e pazienti.

Se è essenziale che siate consapevoli della vostra inferiorità (perché non siete maggioranza nel Paese), sarebbe altresì utile che vi rendeste conto delle conseguenze della nostra (di eletti) inferiorità numerica. Come ho dovuto spiegare oggi a uno di voi, posto che far cadere il Governo, questo Governo, fosse una cosa giusta da farsi qui ed ora (cosa di cui ovviamente dubito), un partito che ha il 20% non può far cadere un Governo che ha una maggioranza del 79% perché andandosene la porterebbe al 59%, cioè sei punti sopra la maggioranza del governo giallo-verde (che era del 53%).

Per favore, non fate rinnovato insulto alla vostra intelligenza chiedendo cose che non hanno senso aritmetico.

Ma, soprattutto, non fate insulto al vostro buonsenso ignorando un semplice dato della storia: in guerra perde chi abbandona il campo.

Ecco, forse questa è la cosa che è indispensabile che comprendiate, quella più ovvia, ma forse proprio per questo quella che sembra sfuggirvi con inesorabile e disperante regolarità.

Quelli che con accenti patetici, con un'eloquenza a dire il vero un po' ripetitiva e stereotipata, continuano a esortarci a uscire (come partito) o a dimetterci (come individui), poi se gli si chiede quale sarebbe precisamente il vantaggio che conseguirebbero dal nostro abbandono di campo individuale o collettivo non sanno che cosa dire. E certo! Perché il vantaggio non ci sarebbe, salvo forse la soddisfazione puramente narcisistica di poter dire a se stessi di aver votato per la persona giusta, assumendo che la persona giusta sia quella che alla prima difficoltà prende e se ne va. Un'idea sbagliata di persona giusta, ma va bene così. Voi credete, perché ve lo fanno credere, che fare politica sia andare di gesto magniloquente in gesto magniloquente, di azione dimostrativa (preferibilmente eclatante, come il simpatico amico dalla Lacoste rossa) in azione dimostrativa. Invece non è così. Invece è imparare un mestiere, creare una rete, assicurare una presenza, guadagnare ogni giorno un pezzettino di terreno, apprendere qualcosa ogni giorno, e tenerla in serbo fino al momento in cui tornerà utile, ricordarsela al momento giusto, guadagnarsi il rispetto col rispetto e la lealtà con la lealtà. Lavorare e creare ogni giorno le condizioni per lavorare meglio, assumere un ruolo e creare ogni giorno le condizioni per sostenerne uno più impegnativo.

Mando un forte abbraccio a chi vede il nostro futuro nel cimitero dei narcisisti, il gruppo misto. Massimo rispetto per chi vuol così bene a se stesso, pensando di meritarselo. Io non devo difendere la mia immagine, tanto meno di fronte a voi: io devo combattere la mia battaglia, per voi. Posso facilmente privarmi del piacere di fare sfoggio di eloquenza (verrà il momento) e sostituirlo con un esercizio di responsabile umiltà.

Perché, visto che siete così bellicosi e marziali, forse dovreste ricordarvi come funziona la vita militare (o immaginarlo, se non avete avuto la fortuna di passarci): c'è una catena di comando, c'è una gerarchia, e ci sono degli obiettivi.

Quali possano essere gli obiettivi ora, credo che offenderei la vostra intelligenza se ve lo spiegassi: non siete voi quelli che venivano a darmi lezioni di politica? Non sarò così scortese da ricambiare, e poi basta aprire il giornale: se ne parla ogni giorno, se ne sta parlando ora... Per quanto possa essere duro resistere, fra poco più di un mese sapremo in che scenario saremo, e potremo valutare gli obiettivi raggiunti. So che non posso chiedervelo, ma purtroppo, per quel che mi riguarda, parlandovi con la massima trasparenza e franchezza, fino a quel momento stracciarsi le vesti non ha alcun significato e non serve a nulla se non a far contenti gli avversari.

Non sarebbe invece meglio sfruttare la sterminata forza dell'avversario? Da quando siamo qui quanti ne abbiamo visti andare a velocità accelerata contro un muro? Distoglierli non ha più di tanto senso. Anche questo è sfruttare la forza dell'avversario.

Certo, questa è razionalità.

Poi ci sono le infinite dolorose vicende dei singoli individui, le frustrazioni soggettive, le oggettive difficoltà in cui la situazione attuale ci costringe (perché le limitazioni, caso mai non fosse chiaro, riguardano anche noi). Ci siamo sempre raccolti qui anche per condividere, per cercare conforto reciproco. Questo ora è più complesso, io non posso sempre tenere aperto questo spazio, spesso ho altro da fare. Però in effetti colpisce vedere come molti che venivano qui a condividere e partecipare si siano convertiti alla denigrazione a tempo pieno del lavoro che qui è stato e tuttora viene svolto. I "seguaci neri", come li ha battezzati Nat, qui ci sono sempre stati: ricordate Peter Yanez, col suo blogghetto cachettico, oggi sostituito dalla logorrea semicolta del grillino Sderenippo? Gente che non sta bene, ma anche gente che non abbiamo conosciuto. Delle loro meschine invidie, delle loro piccole frustrazioni, o magari della mancetta che lucrano per venire a rompere le uova nulla sappiamo e nulla vogliamo sapere. Viceversa, che persone che abbiamo conosciuto, accolto, cui ci siamo aperti, si comportino come un Serendippo qualsiasi, dedicandosi a tempo pieno a spalare sterco su chi, secondo loro, li avrebbe traditi (tradito cosa? Come? Quando?), bè, questa è una cosa che capisco possa dare fastidio. Però ricordatevi sempre della principessa Maria: tutto comprendere è tutto perdonare. Cercate di accogliere gli altri, o almeno di ignorarli. Ci aspettano momenti ancora più duri: ci sarà bisogno di quella parola tanto abusata e misconosciuta che è la compassione, la capacità di soffrire con gli altri, di condividere il loro dolore, che poi sarebbe, etimologicamente, la simpatia.

E poi c'è un'altra cosa di cui tenere conto, una illusione ottica alla quale sottrarsi. Mi rendo conto (lo ripeto) che possa essere duro per chi ha partecipato a questo blog fin dall'inizio, per chi si è sentito in famiglia, per le persone con cui ho condiviso tanto della mia esistenza, trovarsi all'improvviso tagliato fuori da un dialogo che per forza di cose si è dovuto interrompere: da un lato, non mi basta il tempo per vivere una vita e raccontarla; dall'altro, non tutto quello che faccio può né deve essere raccontato. Ecco, è soprattutto questo che credo dobbiate (a fatica) accettare. Con chi era qui, e meritava di esserci, abbiamo stretto un patto. Anch'io non avevo, e non ho, alle mie spalle "nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca". Questo patto ora esige che voi vi fidiate di me. La politica richiede i suoi tempi. I social hanno il tempo dell'immediatezza. La pretesa di controllare giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto i propri rappresentanti è folle e stupida. Ci giudicherete dai nostri risultati, ci giudicherete nel 2023. Esattamente come è vostro buon diritto votare per chi vi pare, incluso nessuno, né io farò nulla per convincervi del contrario che non sia comportarmi in modo coerente col nostro patto, al tempo stesso è mio diritto ignorare le sollecitazioni estemporanee del quotidiano, formulate con l'isteria di chi costruisce pretese sulla sabbia delle informazioni parziali e distorte dei media. Ho dimostrato sufficiente trasparenza, anche durante il mio mandato parlamentare (non credo che ci sia un singolo parlamentare delle diciotto legislature della Repubblica italiana che abbia speso un centesimo del tempo che io ho speso a spiegarvi la dinamica della vita parlamentare), e ritengo quindi di avere anche il diritto di non motivare ogni singolo passo di un percorso che per forza di cose (non penso di dovervelo spiegare) è complesso e tortuoso.

Potete non accettarlo: me ne farò una ragione. Ma il dato è che io non ho alcun obbligo di rendervi giornalmente conto delle mie scelte, così come non avrò alcun diritto di contestare la scelta che farete quando sarà il momento di farla. Funziona così, è sano che sia così. Il grillismo, la filosofia dell'invidia e del sospetto, nasce per avvelenare questo rapporto fiduciario coi miasmi di una pregiudiziale e paralizzante diffidenza. Siete naturalmente liberi di abbandonarvi a questo degrado ma magari, prima, sollevate le palpebre e datevi un'occhiata intorno.

E ora dedichiamoci alle nostre famiglie e ai nostri affetti, e ad accogliere l'anno che verrà. Un anno che inizia in salita, sotto tutti i profili.

Possa conservarci la salute e restituirci la libertà.