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domenica 27 marzo 2016

Unioni monetarie, aka colonie

Per carità, esiste la buona educazione, la comprensione, se vogliamo spingerci più in là addirittura la compassione, quella di fra Cristoforo per Don Rodrigo. Però bisogna anche che la gente si renda conto. Vi presento:


Intervenendo in un rapido scambio fra me e FlavioB, il buon Massimiliano fa una domanda che è molto da comunicatore (perché è semplice) e poco da avvocato (perché è semplicistica): "E allora che si fa, chiudiamo tutto, Europa e Euro?"

Tralascio di soffermarmi sul fatto che questo linguaggio è lievemente sfuocato ("chiudere" cosa dovrebbe significare, esattamente?) e chiedo al gentile interlocutore, che ostenta ignoranza (le solite tatticucce da social) se mi sa dire quanti paesi, sul paio di centinaia attualmente esistenti, abbiano deciso di costituire unioni monetarie.

Il gentile interlocutore si documenta e mi risponde (noi un'idea ce l'abbiamo, vero?):


La risposta ovviamente è sì, come sapete, e la cosa divertente è che il motivo è esattamente nell'informazione che il gentile, ancorché baldanzoso (al limite della burbanza), interlocutore mi fornisce. Andate, caso mai ve lo foste dimenticato, a vedere quali sono le Unioni monetarie esistenti. Sono cinque, delle quali quattro sono ex colonie (due di queste, le più significative, noi le conosciamo bene), e una è una costituenda colonia, l'Unione Europea (che poi, a dire il vero, colonia lo è già, in quanto provincia dell'impero americano).

Massimiliano, tu comunichi per passione, e in questo ti sono vicino, ma posso chiederti cortesemente di andare a farlo fuori dalla mia timeline? Il mondo è tuo. Io di persone che mi citano a paradigma irrinunciabile di organizzazione economica, quello adottato nel mondo solo da nazioni abitate da persone piuttosto derelitte e dal colore della pelle piuttosto diverso dal nostro (il che ovviamente non è un difetto, ma solo un indicatore del fatto che questo modello gli è stato imposto), sinceramente intorno non ne voglio.

Un consiglio, però, prima di non rivederti, te lo do. Tu sei fiero della tua paternità, come lo sono io. Ti sono vicino anche in questo (guarda quanto siamo simili!).

Allora, per favore: non parlare con argomenti e tecniche dialettiche da bar di una cosa seria, dalla quale dipende il futuro dei tuoi figli. Tu puoi anche non rendertene conto, ma loro sono cinque: che tutti e cinque non capiscano prima o poi cosa sta succedendo è molto difficile. Non esporti al rischio della loro riprovazione per non aver capito in che accidenti di guaio quelli come te, quelli che non vogliono informarsi, quelli che ambiscono solo a uscire vincitori da una schermaglia sui social, quelli che si informano su Wikipedia, quelli che pensano che la crisi riguardi solo gli altri, li hanno messi.

Se vorrai ascoltarmi, un giorno mi ringrazierai. Se non ti riconosci in questo ritratto, non farlo sapere a me. Dimostralo a chi ti sta intorno. Per oggi ho già dato.

Cordialmente.


(...la morale della favola...)