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mercoledì 27 settembre 2023

Il Bagnai invisibile

 (…giornata complessa! Sveglia all’alba, di corsa a Chieti per terminare l’allestimento di un piccolo ufficio che cercherò di tenere aperto - promessa fatta in campagna elettorale e mantenuta - poi al ritorno passaggio a Tocco da Casauria per procurarmi un saggio dell’artigianato locale, poi cena ristretta a Roma, ora a letto. Il tutto farcito da una raffica di telefonate da e per consiglieri regionali, sottosegretari, presidenti di varie entità, esponenti dell’alta e della bassa amministrazione. Al termine di una di queste telefonate esprimo il desiderio di incontrare di persona l’interlocutore, che ricambia, sostenendo con accenti di verità di seguire da tempo con attenzione e interesse i miei interventi. Lo ringrazio: “Le sono grato per questo attestato di stima verso il Bagnai visibile! Oggi ha potuto conoscere anche il Bagnai invisibile, quello che in silenzio, nell’ombra, aiuta le persone a parlarsi e a capirsi, per prevenire o risolvere problemi. È un’attività che non sommuove le masse, ma spero che possa esserle stata di qualche utilità.”

Perché come voi non esistete, così non esiste più la maggior parte di me, ormai risucchiata da un vortice di minuzie di cui una volta ignoravo l’esistenza, e che ora sono la mia vita, e di cui devo interessarmi non solo per lealtà al mio capo, che me lo chiede, ma soprattutto per lealtà a me stesso, che continuo a detestare le cose fatte a cazzo! Un po’ di ordine, di metodo, di razionalità. Le stesse virtù necessarie per montare i mobili della nota multinazionale: virtù che nessuno, a giudicare dai risultati, possiede, forse perché il vantaggio di praticarle non è immediatamente evidente!…)

venerdì 12 maggio 2023

Essere legione

(...sempre ieri, alla messa solenne per il nostro Santo patrono, Giustino, primo vescovo di Teate, mentre mi accingevo a lasciare il presbiterio, una fedele - non del blog che non c'è: del Blogger che c'è, quello del primo secolo - mi si accosta e mi dice: "Per favore, non fate tornare la sinistra!" Quali fossero le sue motivazioni non lo so, non posso saperlo: qui da dodici anni parlo delle mie. Se lo scopo è comune, però, le motivazioni interessano fino a un certo punto...)


Luca Baldan ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il cane bianco":

“Ante lucem” rif a Er Palla, che risate! Credo anche il giornalista che ieri l’ ha intervistata con Marattin sia uno che non esiste. Che figura barbina del suo collega. Cominciano a fare tenerezza. E questo dopo solo sei mesi di governo di centro/destra. Come amava dire il loden, forse c‘è una luce in fondo al tunnel. Credo, spero, un giorno saremo noi Legione.

Pubblicato da Luca Baldan su Goofynomics il giorno 12 mag 2023, 08:04


max ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Mus in fabula":

La televisione ha ucciso la realtà e quindi il DOPO lo si costruisce senza televisione?

Pubblicato da max su Goofynomics il giorno 8 mag 2023, 15:08


Approfitto del privilegio che l'extraterritorialità ontologica conferisce a questo blog per svolgere con voi qualche succinta considerazione che nessuno leggerà, in un blog che non esiste.

Credo che voi conosciate la teoria di Claudio sulle due legislature in difesa e quella di un altro sulla Guerra dei trent'anni, che dura 30 anni (e quindi, iniziando tipicamente nel 18, termina inevitabilmente nel 18+30=48, il che significa che nel 23 è ancora in pieno svolgimento).

Nella rassegna stampa degli ultimi due giorni trovo titoli come questo:


o, ancor meglio, questo:


Partiamo ad esempio da qui. L'attuale presidente dell'IPZS (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato) è Pier Paolo Cento, già Verde, ex sottosegretario all'economia del secondo tragico Fantozzi, coordinatore per il Lazio di SEL, poi in Sinistra Italiana, giornalista, e naturalmente non trombato, ma diversamente eletto nel 2008 nelle liste dei Verdi (o di roba simile: se vi va controllate voi). Sulle sue competenze tecniche di diritto societario Wikipedia non si dilunga, ma possiamo darle per acquisite: se sei di sinistra sei bravo a prescindere, per cui non indagherei oltre. L'attuale presidente dell'AU (Acquirente Unico) è Filippo Bubbico, già PCI-PDS-DS-PD-Articolo 1, anche lui sottosegretario, ma al MISE, nel secondo tragico Fantozzi, e viceministro agli interni con Letta (il Letta minor) nel 2013, con una pagina Wikipedia molto più articolata di quella del collega Cento, ma anche lui diversamente eletto (non trombato: diversamente eletto) con LeU alle politiche del 2018 (non ho quindi mai avuto l'insigne onore di essere suo collega).

Continuo?

Meglio di no, direi che basta questo.

Allora: io ovviamente non contesto la scelta che il Governo giallorosso fece tre anni fa (nel 2020) di  valorizzare in ruoli di prominenza delle partecipate pubbliche profili di questo spessore. Ho aperto questo blog anche perché il grillismo mi faceva (e mi fa) vomitare: non sarò certo io a contestare il fatto che un Governo si prenda le sue responsabilità ed eserciti il potere, perché un Governo riceve mandato di esercitare il potere, prendendosene la responsabilità, e chi insinua il contrario lo fa solo perché desidera che il potere sia esercitato in altre sedi, al riparo da qualsiasi responsabilità (in particolare, al riparo dal processo elettorale). Mi rendo anche conto che se uno è di sinistra non si può dire che è trombato, ma solo che è "diversamente eletto": una locuzione che in un titolo a sette colonne suona male: "DIVERSAMENTE ELETTI, FEDELISSIMI E RAMPANTI" è decisamente meno incisivo di "TROMBATI, FEDELISSIMI E RAMPANTI". Esiste un'estetica dei titoli: se la notizia non la si può dare in modo da soddisfarne i canoni, forse meglio non darla, e così fanno gli operatori informativi.

Quindi tutto bene?

Direi di no, ma non fa niente. A me non dà fastidio che gli operatori informativi facciano due pesi e due misure: sono pagati per questo! Sarebbe come prendersela con gli operatori ecologici perché svuotano i cassonetti: non avrebbe senso, sono pagati per quello (che è un lavoro veramente utile). A me dà fastidio che voi non vi rendiate conto del fatto che sta cambiando qualcosa e che questo cambiamento dà tanto, ma tanto fastidio agli operatori informativi e soprattutto ai loro mandanti, come testimoniano queste megarosicate a tutta pagina, e quindi, di converso, dovrebbe rasserenare noi. Perché quante volte, in pubblico o in privato, in modo accettabile o francamente inaccettabile, mi avete fatto la lezzioncina (sic) su "bisogna intervenire sulla classe dirigente, bisogna di qua, bisogna di là..." (evocando liste di proscrizione, Norimberghe, Piazzali Loreto, ecc.: tutte cose sulla cui umanità si può discutere, ma sulla cui totale inefficacia non esistono dubbi...)? Ora che finalmente abbiamo la maggioranza e la stabilità per avviare un ricambio di classe dirigente, invece di manifestare un minimo di gradimento, la community esprime il simpatico max che, mentre la feccia informativa mi stigmatizza come feccia novax e noeuro (risparmio esempi perché querelare è meglio che essere querelato, credetemi...), mi stigmatizza a sua volta come provax e proeuro.

È tutto bellissimo!

Trovarsi sotto il fuoco incrociato degli "opposti feccismi" mi conforta in un'unica certezza: indubbiamente, sono antipatico alla feccia. Non sarà un motivo sufficiente per essere simpatico a voi, ma spero possiamo essere d'accordo sul fatto che è un buon inizio, e a me basta per illudermi di non essere dalla parte del torto, visto che, a sentir tutti, sono dalla parte di almeno due torti!

Volevate che facessimo qualcosa? Lo stiamo facendo, ve lo dicono i giornali. Ci accusate di avervi tradito? E allora perché i giornali ci accusano del contrario? I giornali dicono anche che io mi occupo di nomine, ma come sapete i giornali mentono, e come avete visto sopra io parlo per sentito dire.

Va bene così?

La sintesi estrema è che stiamo consolidando le retrovie per le quattro legislature da giocare in attacco (30 anni diviso 5 uguale 6 legislature meno 2 in difesa uguale 4 in attacco). Certo, qualcuno paventa il rischio che ci si ritrovi con un bastione munito, ma senza esercito. Il rischio, però, credo sia più apparente che reale. In questa community gli avventizi, quelli che si sono svegliati troppo tardi, quelli per i quali la discriminazione è iniziata con la punturina (perché prima i discriminati eravamo noi, e quindi, come dice il poeta, cazzomene), sono pochi (ma diversamente ottimi).

Io penso, come Luca, che un giorno saremo noi Legione: ma dobbiamo volerlo.

Tutto qua.

(...ci aspettano due poemi: uno tragicomico, la Marattineide, e uno tragiridicolo, la Marcheide. Ma ora devo lasciarvi: corro a Firenze a parlare di riforma fiscale...)

giovedì 12 luglio 2018

Il cerimoniale

Villeroy prit son temps de l'issue de l'affaire des bâtards et de cette prétendue noblesse, dont on avait su faire peur au régent, pour lui représenter la triste situation de Tallard et profiter du malaise qui troublait encore ce prince. Le moment fut favorable; il crut s'acquérir Villeroy et les Rohan en traitant bien Tallard. Il imagina que, tenant tous aux bâtards, et par conséquent à cette prétendue noblesse, le bon traitement fait à Tallard plairait au public et lui ramènerait bien des gens. Les affaires, importantes avaient déjà pris le chemin unique de son cabinet, et n'étaient presque plus portées au conseil de régence que toutes délibérées, et seulement pour la forme. Ainsi, le régent crut paraître faire beaucoup et donner peu en effet, en y faisant entrer Tallard, qui de honte, de dépit et d'embarras, ne se présentait que des moments fort rares au Palais-Royal. La parole fut donc donnée au maréchal de Villeroy, avec permission de le dire à Tallard sous le secret, qui, dès le lendemain, se présenta devant M. le duc d'Orléans. Il avait voulu se réserver de lui déclarer et de fixer le jour de son entrée au conseil de régence. Un peu après qu'il fut là en présence, parmi les courtisans, le régent lui dit qu'il le mettait dans le conseil de régence, et d'y venir prendre place le surlendemain.

Dès que je le sus, je sentis la difficulté qui se devait présenter sur la préséance entre lui et le maréchal d'Estrées qui y venait rapporter les affaires de marine, et qui d'ailleurs y entrait avec les autres chefs et présidents des conseils quand on les y appelait pour des affaires importantes. J'aimais bien mieux Estrées que Tallard, et pour l'estime nulle sorte de comparaison à en faire en rien. Le public même n'en faisait aucune, et tout était de ce côté-là à l'avantage du maréchal d'Estrées, mais j'aimais mieux que lui l'ordre et la règle, et sans intérêt (car je n'y en pouvais avoir aucun entre eux), l'intégrité des dignités de l'État. Tous deux étaient maréchaux de France, et dans cet office de la couronne Estrées était l'ancien de beaucoup; mais il n'était point duc et Tallard l'était vérifié au parlement; il est vrai qu'Estrées était grand d'Espagne, beaucoup plus anciennement que Tallard n'était duc, et que, comme aux cérémonies de la cour les grands d'Espagne, comme je l'ai expliqué ailleurs, coupaient les ducs, suivant l'ancienneté des uns à l'égard des autres, Estrées précédait Tallard aux cérémonies de l'ordre et en toutes celles de la cour. Mais, dès la première fois que le conseil de régence s'était assemblé, il avait été réglé, comme je l'ai rapporté en son lieu, que le maréchal de Villars précéderait le maréchal d'Harcourt, celui-ci duc vérifié beaucoup plus ancien que l'autre, mais Villars plus ancien pair qu'Harcourt, parce que les séances du conseil de régence se devaient régler sur celles qui s'observent au parlement, et aux états généraux et aux autres cérémonies d'État où la pairie l'emporte. Il en résultait qu'entre deux hommes qui n'étaient pas pairs, mais dont l'office de la couronne qu'ils avaient tous deux se trouvait effacé par une autre dignité, c'était cette dignité qui devait régler leur rang. Ils en avaient chacun une égale, mais différente: l'une était étrangère, l'autre de l'État. Cette dignité étrangère roulait à la vérité par ancienneté avec la première de l'État dans les cérémonies de la cour; mais comme telle, elle ne pouvait être admise dans une séance qui se réglait pour le rang par la pairie, parce qu'il s'y agissait de matières d'État où elle ne pouvait avoir aucune part; au lieu que la dignité de duc vérifié en étant une réelle et effective de l'État, avait, comme telle, plein caractère pour être admise aux affaires de l'État, et ne l'y pouvait être que dans le rang qui lui appartenait, d'où il résultait qu'encore que le maréchal d'Estrées eût dans les cérémonies de la cour la préséance sur le maréchal de Tallard, celui-ci la devait avoir sur l'autre dans les cérémonies de l'État, et singulièrement au conseil de régence établi pour suppléer en tout à l'âge du roi pour le gouvernement de l'État.

Je ne pus avertir Tallard qu'aux Tuileries, un peu avant le conseil. Sa joie extrême allait jusqu'à l'indécence, et ne lui en avait pas laissé la réflexion; il en dit un mot au maréchal d'Estrées qui devait rapporter ses affaires de marine, et tous deux en parlèrent à M. le duc d'Orléans, quand il arriva un moment après, qui leur dit que le conseil les jugerait sur-le-champ. On se mit en place; les deux maréchaux se tinrent debout derrière la place où j'étais. Estrées parla le premier; Tallard, étourdi du bateau, s'embarrassa. Je sentis qu'il se tirerait mal d'affaire, je l'interrompis, et dis à M. le duc d'Orléans que, s'il avait agréable de prier MM. les deux maréchaux de sortir pour un moment, je m'offrais d'expliquer la question en deux mots, et qu'on y opinerait plus librement en leur absence qu'en leur présence. Au lieu de me répondre, il s'adressa aux deux maréchaux, et leur dit qu'en effet il serait mieux qu'ils voulussent bien sortir, et qu'il les ferait rappeler sitôt que le jugement serait décidé. Ils firent la révérence sans rien dire, et sortirent.

J'expliquai aussitôt après la question en la manière que je viens de la rapporter, quoique avec un peu plus d'étendue, mais de fort peu. Je conclus en faveur de Tallard, et tous les avis furent conformes au mien. La Vrillière écrivit sur-le-champ la décision sur le registre du conseil; puis alla, par ordre du régent, appeler les deux maréchaux, à qui La Vrillière ne dit rien de leur jugement. Ils se tinrent debout au même lieu où ils s'étaient mis d'abord; nous nous rassîmes en même temps que M. le duc d'Orléans, qui à l'instant prononça l'arrêt que le maréchal d'Estrées prit de fort bonne grâce et très honnêtement, et Tallard fort modestement. Le régent leur dit de prendre place, se leva, et nous tous, et nous rassîmes aussitôt. Tallard, par son rang, échut vis-à-vis de moi, quelques places au-dessous.

L'excès de la joie, le sérieux du spectacle, l'inquiétude d'une dispute imprévue, firent sur lui une étrange impression. Vers le milieu du conseil, je le vis pâlir, rougir, frétiller doucement sur son siège, ses yeux qui s'égaraient, un homme en un mot fort embarrassé de sa personne. Quoique sans aucun commerce avec lui que celui qu'on a avec tout le monde, la pitié m'en prit; je dis à M. le duc d'Orléans que je croyais que M. de Tallard se trouvait mal. Aussitôt il lui dit de sortir, et de revenir quand il voudrait. Il ne se fit pas prier, et s'en alla très vite. Il rentra un quart d'heure après. En sortant du conseil, il me dit que je lui avais sauvé la vie; qu'il avait indiscrètement pris de la rhubarbe le matin, qu'il venait de mettre comble la chaise percée du maréchal de Villeroy, qu'il ne savait ce qu'il serait devenu sans moi, ni ce qui lui serait arrivé, parce qu'il n'aurait jamais osé demander la permission de sortir. Je ris de bon coeur de son aventure, mais je ne pris pas le change de sa rhubarbe; il était trop transporté de joie pour avoir oublié le conseil, et trop avisé pour avoir pris ce jour-là de quoi se purger.



(...è un'arte complicata, ma riserva delle soddisfazioni, come dire... prorompenti!...)

(...a Versailles mi sarei divertito molto, ma forse sarei stato meno utile...)

(...uno solo di voi sa perché oggi vi infliggo questo: è passato a trovarmi oggi. E voi, quando passate?...)

(...notazione sconsolata: tre secoli fa riuscivano, con una certa scioltezza, a risolvere casi molto più complessi di quelli sui quali oggi si inciampa con incredibile leggerezza. La fiducia dei mercati è importante, ma anche quella degli uomini non la trascurerei, e la mia, in particolare, si basa su un principio vecchio come il mondo, che i romani esprimono così: "come me sòni, te canto!" Io non scelgo mai la musica, e, soprattutto, non la impongo. Questo però non vuol dire che non abbia un orecchio delicato...)

giovedì 31 marzo 2016

Il potere

Poi siamo andati alla Rhumerie.

Racconto un po' di cose che non dovete sapere, beviamo (appunto) il rhum (c'era anche quello che piace a me, che mi porta la mia Cristinuccia da Caracas - mi portava, prima che Maduro... Vabbè, questo non è un post tecnico!), e due volenterosi giovini si incaricano del conto, ma (colpo di scena), uno si impapera su un improbabile 39/2=18!

Io me lo guardo, e gli dico quello che disse a me un professore di informatica, quando Rino Olivieri gli sventolò davanti agli occhi il listato di un programma che avevo fatto per calcolare l'ammortamento di un prestito coi vari metodi: "Devi imparare a scomporre un problema complesso in problemi semplici!". Poi, patronizing: "In effetti è 40/2=20. Dopo dividi in due l'euretto che hai aggiunto, e te lo riprendi: lo sa fare anche Uga".

(...santa...)

E uscendo, alla cameriera dalla voce roca (in quel frastuono un nodulo alle corde vocali è il minimo, come alle istruttrici di nuoto), e dalla maglietta molto scollata, come una che portava [e qui mettiamo un omissis, come il governo alle lettere della Vestager], dico:

"Madame, je desire que vous sachiez que le jeune homme auquel vous avez fait oublier l'arithmétique est un doctorant en mathématique à la Sorbonne. Tel est le pouvoir de la beauté! Soyez-en consciente."



(...morale: la bellezza ha certo un grande potere, ma il potere più grande è quando non te ne frega un cazzo. E ora do un euro a Uga: ma questa cosa andava detta così...)

(...Robbè, che tte sei perZo...)