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martedì 9 aprile 2019

The awanagana approach to monetary theory and policy (chapter 1)

Tutto nasce da questo mio tweet. Nella discussione si inserisce, senza nemmeno che me ne accorga, il nostro eroe, che elargisce varie perle di saggezza, fra cui segnalo questa:


che in un primo momento non collego nemmeno al mio tweet iniziale.

Mi colpisce però immediatamente un dato: l'autore del tweet sa poco di moneta, ma in compenso non sa molto di asset pricing. In effetti, l'idea che il prezzo delle azioni sia correlato al capitale fisico da esse rappresentato (?) non l'avevo mai incontrata nei miei studi. Nei modelli il valore fondamentale di un'azione è associato al flusso prospettico di dividendi futuri (più esattamente, è il valore attuale medio di questo flusso di dividendi): basta aprire il Blanchard-Fischer o qualsiasi altro testo post-graduate. In pratica contano anche altri fattori, come lo stato delle aspettative, che può determinare fenomeni di bolla speculativa (lo "scollamento" del prezzo dal suo valore fondamentale, dovuto al fatto che gli investitori per qualche motivo si aspettano che il prezzo cresca, innescando un ciclo di aspettative autorealizzanti: una parte della spiegazione è qui).

Più in generale, l'idea di associare le banconote (anzi, scusate: i soldi...) alle azioni muove al sorriso, ne converrete, soprattutto se la si motiva con l'ipotesi che l'emissione di azioni sia legata all'esistenza di un sottostante (il capitale fisico dell'azienda), e questo per il semplice motivo che l'emissione di moneta invece non è (mai stata) legata a un sottostante (le riserve auree o qualsiasi altra cosa avesse in mente l'autore del tweet). Sappiamo infatti che il gold standard è morto con la Seconda guerra mondiale e che il gold exchange standard è stato sotterrato da Nixon nel 1971. Andrebbe anche aggiunto che pochi sanno come funzionasse effettivamente il gold standard: perfino in quel sistema l'offerta di moneta non era esogena (cioè predeterminata dallo stock fisico di oro disponibile nei forzieri della banca centrale), come ci spiegò a suo tempo uno di voi, e i cambi non erano rigidi (perché predeterminati dal contenuto aureo delle monete), ma avevano un discreto grado di flessibilità nominale che rendeva il sistema meno assurdo di quello in cui viviamo, come ci ricordano Catao e Solomou. Quindi la prima legge del gold standard è che se uno vi parla del gold standard quasi certamente non sa di cosa vi stia parlando (a meno che non sia un lettore di goofynomics): è un po' come per Adam Smith: se ve lo citano, non lo hanno letto.

Ma questa è accademia, per voi, che avendo avuto l'umiltà di seguirmi in tanti anni e di leggere i testi che vi proponevo, come io ho letto i testi che mi proponevate voi, siete ormai degli specialisti. Un percorso di arricchimento comune che ha innalzato il livello culturale del dibattito, a un punto tale che capisco che chi oggi vi si affaccia da turista possa trovare qualche difficoltà.

Comunque, la faccio breve: a questo sproloquio reagisco sconsolato così:


Perché, sinceramente, tutto va bene: ma uno che identifica la moneta con "i soldi" sinceramente a me sembra che farebbe meglio ad esprimersi in ambiti del pensiero prudentemente distanti dall'economia monetaria, e forse dall'economia tout court.

Non mi ero reso conto del fatto che le cose stavano molto peggio di così.

Piccato, il nostro esperto ingaggia una discussione, che io tronco subito, senza fare attenzione a un dettaglio:


In effetti, da uno che dice castronerie simili non potevo aspettarmi che fosse un collega (e invece lo è, e anche bravo, come poi vi mostrerò: ma bravo come il dottor Cottard, naturalmente...). Eppure, il "marker awanagana", come lo chiamerebbe il nostro amico Pedante, avrebbe dovuto mettermi in guardia: "analogia con equity è parziale", cioè: "l'analogia con le azioni è parziale"...

Perché dire in inglese, o meglio in ingliano, una cosa che potresti dire in italiano? L'amico mi incuriosiva, e così vado a curiosare nella sua TL, che si rivela un'autentica miniera di perle:




La mia prima riflessione è stata: "Ecco un poraccio che si ammanta di un po' di termini gergali per conferire a se stesso un'autorevolezza che non possiede!" Una riflessione condivisa da alcuni di voi:


che con una certa leggerezza, e con l'amabilità di chi ha letto qualche libro senza figure, ironizzavano sul nostro nuovo amico:

(facendosi riprendere dai tanti precisazionisti in agguato sulla mia TL...). Tant'è che le mie risposte si facevano un pochino più affilate...



...stimolando il nostro nuovo amico a cacciare l'argomentone: le correlazioni di Mervyn King, tratte da No woman no cry... anzi, no: No money no inflation! (C'è un po' di confusione, ma doesn't matter, come direbbe Daniele: sono solo due canzonette, una particolarmente priva di senso...).

A questo punto mi viene un dubbio: cerco meglio, e mi accorgo con raccapriccio di essermi sbagliato: Daniele Condorelli pare sia questa roba qui, ed è oggettivamente roba buona. Journal of Political Economy e Review of Economic Studies sono due fra le riviste top 10 in economia, il che significa che Daniele, che fra l'altro è più giovane di me, potrebbe meritatamente diventare un professore ordinario molto prima di me.

Una buona notizia per lui: una pessima per noi, e più specificamente per la reputazione del mondo accademico, quando vi avrò fatto capire che cosa non capisce: una cosa che voi capirete, perché è piuttosto intuitiva, e che lui non ha capito, anche se non gliela ho nascosta (strano, per uno così bravo).

In un modo un po' sfilacciato, a causa dei miei impegni, la discussione infatti proseguiva:


(vorrei dire a Daniele che non deve chiamarmi Prof. Dott. Sen., ma semplicemente Presidente: solo che uno che non capisce cosa sia una correlazione spuria cosa volete ne capisca di etichetta!?).

Le mie obiezioni circa la validità di "silver bullet" di questo tipo (le correlazioni fra tasso di crescita della massa monetaria e tasso di crescita dei prezzi, cioè inflazione) sono di due ordini, e sono chiaramente espresse: la prima è che la natura endogena della moneta le rende particolarmente prive di senso, nel senso che impedisce di stabilire se il comovimento osservato dipenda dal fatto che una delle due variabili causi o meno l'altra. Ma di questo parliamo un'altra volta: sono concetti troppo raffinati per lui - non per voi - e non vale la pena di sprecarsi troppo (ho incontrato venti persone in dodici ore, sono piuttosto stanco). La seconda obiezione è che correlazioni di questo tipo sono verosimilmente influenzate da osservazioni anomale (outliers). Questo, invece, voi potreste non capirlo immediatamente, perché qui non ne abbiamo mai parlato. Tuttavia, a capirlo non ci vuole molto. Prendetevi il grafico 1 di Bob Marley:

e leggetevi la didascalia: le osservazioni in cui una o l'altra delle variabili eccedessero il 100% di crescita sono state espunta dal grafico. Certo, perché storicamente si sono presentati casi di paesi con inflazione (o crescita della moneta) anche a quattro cifre!

Volete vedere com'è fatto il grafico "completo"? Basta prendere i dati e rifarlo. La fatica l'ho fatta io, mentre volavo verso la Morte Nera:


I dati sono dall'edizione 2017 dei World Development Indicators (li trovate qui, mi scuso per il disordine, ma almeno c'è tutto) e dovrebbero quindi coincidere sostanzialmente con quelli di Bob Marley, a parte il fatto che 16 anni dopo ci sono 16 dati in più. Ma visto che il nostro amico Awanagana tiene molto al long run, questo non dovrebbe essere un particolare problema! In effetti, la retta interpolante ha un R-squared di 0.68 e la correlazione semplice fra le variabili è un bello 0.83. Risultati sostanzialmente analoghi a quelli di Marley. Apprezziamo anche il fatto che Bob King (o Mervyn Marley) abbia espunto le osservazioni eccedenti 100 dai suoi grafici. Ciò li rende molto più leggibili.

Tuttavia, il mio punto (come direbbe Awanagana) resta, ed è il seguente: quando un campione di osservazioni ha anche una sola osservazione anomala, cioè posta molto al di fuori della nuvola di punti, è facile che i dati manifestino una correlazione, anche se sono per costruzione stocasticamente indipendenti (e quindi linearmente indipendenti, e quindi incorrelati: questo voi non lo capite, ma lui dovrebbe capirlo: però non lo capisce, ma questo però è un problema suo - e dei suoi coautori!). Guardate ad esempio quest'altro grafico, la cui struttura, un po' stilizzata, ricalca abbastanza da vicino quella dei grafici di Mervyn Marley (o Bob King):



Sapete qual è la correlazione campionaria fra i dati qui rappresentati? 0.92... Una correlazione almost perfetta, vero, Awanagana? Solo che c'è uno little problema, my friend, e ora provo a spiegartelo. La correlazione in the population, Awanagana, è zero by construction, perché i data rappresentati sono stocastically indipendenti by costruzione, my dear. Surprise, surprise! Se non ci credi, guarda come è stato costruito il grafico (hint: con la funzione CASUALE() di Excel). L'esistenza di un unico outlier basta a produrre una correlazione miracolosa, che però non significa una mazza di niente, visto che le variabili sottostanti sono del tutto incorrelate: fra di esse non esiste alcuna particolare associazione, come del resto non ne esiste, nei grafici del monetarista reggae, fra paesi in via di sviluppo piagati da iperinflazione e paesi capitalistici avanzati caratterizzati da un normale processo inflazionistico.

Mettere in uno stesso grafico paesi in cui il processo inflazionistico ha origini così diverse (dell'iperinflazione abbiamo parlato in altra sede, e comunque che l'Argentina non è l'Italia altri hanno dovuto impararlo a loro spese) è una sottile forma di disonestà intellettuale: consente di drogare la correlazione fra due variabili che da dirsi hanno meno di quanto si creda, semplicemente introducendo osservazioni anomale che "gonfiano" il coefficiente di correlazione campionario per un mero artefatto statistico.

Got it?

Non credo.

Ci sono cose che se potessero essere capite non dovrebbero essere spiegate, e se devo spiegare una cosa così banale a un tronfio giovincello di Essex non posso però illudermi che lui possa capirlo.

Ci vuole tanta umana pietà, e io l'ho dimostrata:



Ho riconosciuto la sua eccellenza (su cui fra un po' torno), ho chiarito il punto, e ho ricevuto solo un modesto ammontare di dileggio, e l'accettazione di un rischio che con me è una certezza: il rischio del ridicolo, perché voi, cari amici neoclassici, un po', ridicoli, lo siete.

Ma siete bravi.

Ed è appunto con una riflessione sull'eccellenza, sulla meritocrazia, che vorrei concludere questa breve nota, scritta al termine di un viaggio nella Morte Nera. Non ci sono dubbi: per i correnti standard di valutazione della ricerca scientifica Daniele è uno scienziato brillante. Perché allora non capisce una cosa così semplice? C'è l'effetto Cottard, e c'è forse anche l'effetto Flaiano: la specializzazione, in effetti, genera mostri. Ma la spiegazione non può esaurirsi qui, con una reminescenza letteraria o con un tagliente aforisma. Daniele è sicuramente accecato dall'ideologia: la moneta merce è un caposaldo del liberismo. E Daniele è anche giovane: io non so tante cose, ma mediamente me ne rendo conto, e non vado a sfottere chi le sa. Quando non so chiedo: è il principale beneficio di possedere un ego dolorosamente strutturatosi.

Tuttavia, anche questo non basta. La giovane età conserva le asperità del carattere: c'è chi rispettoso ci nasce, e chi ci diventa con tante brutte esperienze (c'è anche chi non lo diventa mai, ma non fa molta strada e sono certo che questo non sarà il suo caso). A me però sembra evidente il problema principale: questa sovrabbondanza di competenze, anzi, di coNpetenze, si associa nel nostro amico a un forte isolamento culturale. Gli mancano alcune letture, gli mancano i classici, gli mancano #lebbasi, e non mi riferisco a Proust (non sia mai: troppo lungo, troppo noioso e non abbastanza nazista per Marco Basilisco), non mi riferisco a Flaiano (un oscuro scrittore di provincia), no, no: mi riferisco a lui:


...ecco: sarebbe bastato aver visto un film che tutti hanno visto per capire che quando fai l'ammeregano a sproposito le cose rischiano di finire male. La cultura, dicono, non si mangia... ma intanto ti salva dalle randellate! Le hai cercate, le hai volute, te le ho date, e ora vai nella tua tweet line a spiegare ai tuoi diciotto follower che hai ragione tu. Oppure fatti uomo, cerca di capire quello che ti ho spiegato, e cresci. Il secondo capitolo dipenderà da come reagirai: sta a te renderti ridicolo, screditando la professione. Io ho cercato di evitartelo. Buona notte!




(...sì, lo so, è desolante: questi sono quelli bravi! Non parlo solo del dato scientifico, ma anche e soprattutto di quello umano. La cecità ideologica, l'argomentare solo ad auctoritatem e ad personam, la prosopopea... Questo è il sistema che abbiamo creato. Ma guardate il bicchiere mezzo pieno: per la prima volta nella storia della Repubblica c'è un Presidente di commissione finanze che sa riconoscere una correlazione spuria quando la incontra. E ce lo avete messo voi! Potete essere fieri di voi stessi, anche se non parlate come nel Kansas City!...)





domenica 2 aprile 2017

Tre metri sopra Bruxelles

(...EUA2017 è stato un grande successo, ma ve ne parlo poi con calma. Naturalmente i tedeschi sono ancora convinti che noi dobbiamo fare le riforme, e naturalmente chi lavora in una banca centrale dell'Eurozona si rifiuta di prendere in considerazione scenari alternativi all'euro, e questo va bene, ma rispetto a due anni or sono almeno ora questi scenari vengono menzionati. La qualità tecnica dei paper e delle presentazioni è stata eccellente, e soprattutto, cosa non abituale nei convegni scientifici, tutte le sessioni sono state molto partecipate, con domande, suggerimenti, discussioni, molto ordinate e costruttive. Un paio di voi c'erano, e se ne saranno resi conto. Solo la relazione di Mario Nuti è caduta in un silenzio plumbeo, ma se la leggeste capireste bene perché. Gratitudine eterna allo staff, del quale tutti hanno lodato l'efficienza, e ai nostri partner per l'accoglienza dei relatori: Mirko (La Barcaccia) e Franco. Non devo spiegarvi che è stata anche una grande fatica. Ieri mi sono steso alle 20:30. Mi sono svegliato al buio, pensando che fossero le 3. Invece erano le 6:30, cioè più o meno la solita ora. Mi metto a lavorare - ultima revisione di un paper del quale vi parlerò... e non ve ne parlerò solo io! - e mi arrivano diversi WhatsApp che recano una lieta novella. Marcello De Cecco una volta mi disse, di una mia compagna di classe (che era in effetti molto bella): "Peccato che sia così bella: penseranno che sia stupida, e invece non lo è affatto!" Non so se qualcuno effettivamente lo pensasse, ma in ogni caso lei si è difesa benissimo ed è diventata ordinario. Nella constatazione un po' cinica di De Cecco c'era purtroppo un fondo di verità: certi pregiudizi possono essere ingiustamente penalizzanti. Per imperscrutabili motivi mi viene in mente oggi questa memoria del caro estinto, col quale ho sempre avuto rapporti cordiali, forse perché, con la sola eccezione del tema dell'euro, che ci vedeva ex post in disaccordo - ma ex ante eravamo d'accordo - su tutti gli altri temi cruciali, inclusa la de cujus, ci trovavamo piuttosto in sintonia...)

(...è importante che gli artisti parlino. Gli intellettuali italiani, così, as a rule and on average (cit.), direi che hanno fallito la propria missione civile, pur avendo molto, ma molto meno da perdere di un artista nell'esporsi. D'altra parte, una delle poche cose delle quali - io non sono un medico ma... - il trapianto ancora non riesce mi pare siano proprio i testicoli, e quindi chi non ce li ha non se li può dare (ri-cit.). Sono proprio curioso di vedere cosa succede adesso, e intanto ringrazio per la stima...)

(...l'intervista leggetela tutta...)

venerdì 21 agosto 2015

Tante nomine... nullum par elogium! (il 1938)


(un grazie a Miguel. E, per restare in argomento...)

Da Celso ricevo e condivido con voi:


Riassumiamo quanto successo a proposito delle nomine dei nuovi direttori dei Musei italiani?
Notiamo che una scelta così delicata e significativa è stata fatta il 18 di Agosto. Data di per sé bizzarra, ma, si sa, il governo Renzi si occupa del paese anche ad Agosto.
Secondo l'attuale ideologia dominante onnipresente, e brandita come un'arma impropria, i designati dovevano rispondere a criteri di assoluta eccellenza in una competizione aperta e internazionale.
Si è subito acceso un dibattito vivace, come probabilmente sapete tutti da Twitter; tra i protagonisti Claudio Borghi, che dei politici è quello che più si è esposto, entrando anche nel merito del...."merito" dei designati. Si è subito capito che il tanto strombazzato merito in realtà non c'era. È interessante allora notare le reazioni di persone di rango, e politicamente significative, come per esempio il dott. Giampaolo Galli, che pubblica un tweet
Sorprendente no?

Dice di non sapere chi siano, di non conoscerli, ma di rallegrarsi che siano stati scelti, perché NON SONO ITALIANI. Metodologicamente un ragionamento bizzarro: dobbiamo studiare le carte e poi emettere un giudizio, oppure basta avere un passaporto diverso da quello italiano? Se si presentava Giorgio Vasari, saremmo stati contenti della sua eliminazione perché aretino? Che dire? Ma il meglio doveva ancora venire ed è la puntata di Inonda di ieri sera con la partecipazione di Vittorio Sgarbi. @Martinet, molto opportunamente, ha postato gli interventi di Sgarbi in questa trasmissione. Vi prego di guardarli e di guardare attentamente come i due Dioscuri cercano di arginare Sgarbi. Ma, come sapete, Sgarbi è un cavallo pazzo, ha cominciato a urlare, a dire parolacce, a minacciare di andarsene, se gli avessero impedito di dire ciò che voleva dire. Badate bene che un altro al posto di Sgarbi non avrebbe avuto la capacità e la possibilità di dire la verità su queste nomine. Che sono sprovviste di qualsiasi autorevolezza, che non brillano per particolare qualità, che dimostrano, carte alla mano, l'inferiorità degli stranieri scelti sui concorrenti italiani. Nessuno poteva replicare a Sgarbi, che praticamente aveva messo tutti con le spalle al muro, compresa la squisita signora Buitoni.

Ma qui entra in scena un uomo che non ci delude mai: il dott. Plateroti. Nostra vecchia conoscenza, egli, dopo il diluvio di insulti e argomentazioni di Sgarbi, se ne esce con una perla impagabile: ecco, se restiamo al livello di titoli e di meriti, non se ne esce. Come come? Sì, proprio così. Come il dott. Galli si rallegrava per la scelta degli stranieri senza avere la minima idea di quali fossero i loro meriti, così il dott. Plateroti ritiene che il "merito" in realtà sia un falso problema (lo avevamo capito, dott. Plateroti!). In realtà conta scegliere persone che abbiano rapporti con gli ambienti internazionali, quelli che possono dare soldi ecc ecc.

Se poi mettiamo a capo di uno dei più importanti musei al mondo, gli Uffizi, un esperto di avori e bronzi, se mettiamo una laureata in scienze politiche, che ha diretto un medio museo, alle Gallerie dell'Accademia, da cui abbiamo cacciato un esperto di pittura dal '200 al '400, questo non interessa al dott. Plateroti.

Se mettiamo a Paestum un giovanotto di 34 anni, che ha un terzo dei titoli della Guidobaldi, come dice Sgarbi, al dott. Plateroti non interessa. E non gli interessa nemmeno che questo sventurato dichiari oggi che non è vero che non ha esperienza, perché ha fatto per due anni la guida turistica a Berlino...

Vi rendete conto di ciò che sta succedendo in questo paese, ormai una Repubblica delle Banane in mano ai tedeschi? In realtà andrebbe spiegato perché queste sono davvero nomine politiche; @Martinet, nella sua risposta all'incauto interlocutore, individua bene i punti salienti della questione. Aggiungerei anche che la tutela e la conservazione dei beni culturali l'abbiamo inventata noi; chi vuole, può leggere un libro assai bello di Donata Levi su un vero pioniere della tutela, Cavalcaselle. Nel novecento abbiamo fondato due istituti di restauro straordinari, come quello di Roma e quello dell'Opificio delle Pietre dure. Siamo un paese che non ha mai demeritato per quanto riguarda l'inquadramento giuridico della tutela dei beni culturali. Altro discorso è quello dei fondi, e per questo valgono le osservazioni sopra di @Martinet. I paesi hanno storie e tradizioni differenti, modi di organizzarsi differenti, che non sono frutto dell'improvvisazione e che altrettanto all'improvviso non possono essere obliterati. I Musei americani sono organizzati diversamente perché diversa è la loro storia, e non si può scegliere solo un aspetto della loro organizzazione dimenticando il contesto generale: è pura follia. In realtà questi signori, questi autentici nemici della patria (l'opera lirica mi viene sempre in aiuto), vogliono solo dare il controllo di questo paese ad altri, che si stanno preparando al controllo di tutte le attività e di tutte le risorse d'Italia.

Non penserete mica che fosse una battuta quella del finlandese che voleva dai Greci il Partenone in pegno?



(Bene. Ringraziato Celso, aggiungo tre cose:

[1] ai finlandesi volere il Partenone non ha portato bene.

[2] ora voi siete tutti ingazzurriti perché sono stati toccati gli Uffizi. Potrei anche esservi vicino: io ci ho passato l'infanzia, perché mia madre ha potuto fare con me quello che io per tanti motivi non ho potuto fare coi miei figli (e me ne pento). Ma dove eravate mentre veniva massacrata la musica? Io ero qui. Ma i media - e voi - zitti e mosca. Eppure tagliare il FUS - e farlo nel modo "meritocratico" in cui lo si è fatto - è un'operazione strettamente equivalente a quella compiuta con le nomine di Franceschini: significa mettere la nostra musica in mano all'estero. Perché? Ma è semplice. Scusate tanto, ma se con Musica Perduta per portare in concerto questo disco siamo dovuti andare a finire a Gdynia, qualcosa vorrà pur dire, no? Voi vedete i quadri, e va bene così: sono del resto fatti per essere guardati (se non visti). Ma c'è un patrimonio musicale enorme che sta andando perduto, e soprattutto c'è il dato di fatto che chi vuole fare il musicista di professione, se è italiano, deve comunque predisporsi all'espatrio, e questo, notate bene, soprattutto se si occupa di musica italiana. Spero sia chiaro. All'estero ci applaudono e non capiscono perché la nostra musica a voi non interessi. Poi però qui ci sono tanti che si sbracciano e sbraitano sull'identità. Voi proprio non volete capire come funziona, vero? Finché non tocca le vostre chiappe, va tutto bene. Gli insegnanti non si preoccupano degli operai, i quali non si preoccupano dei commessi dell'IKEA, i quali non si preoccupano dei musicisti, i quali non si preoccupano del personale dei musei, il quale... E la catena potrebbe essere percorsa al ritroso.

Il potere non sferra attacchi frontali, non schiera tutte le forze in campo. Vi prende uno per uno. Ma voi non volete capire, come nella nota poesia. E se gli esempi bastassero, ne avremmo avuti abbastanza.

Io speriamo che me la cavo...

Ah, e comunque, tanto per farvi capire che stiamo effettivamente parlando della stessa stessissima identica cosa, Nastasi e Baratta sono due facce della stessa medaglia, no? Due espressioni dello stesso metodo: quello di una politica che ha una ben precisa agenda liberista da portare a termine, su mandato dei creditori esteri, e che si nasconde dietro i suoi burocrati (in probabile conflitto di interessi).

[3] è evidentissimo che finirà male. Come ripeto praticamente fin dal primo post (quello sullo sbilifesto) la menzogna dei media - e dei miei colleghi - partorirà violenza. Io, noi, abbiamo fatto il possibile per scongiurarlo. Abbiamo fatto, nel nostro piccolo, quello che Keynes ha fatto con i suoi Essays on persuasion: mettere in evidenza il fatto che la menzogna schierata ad esclusiva tutela degli interessi di una sola parte, nel tentativo irrazionale di farla prevalere oltre il lecito e il dovuto, conduce inevitabilmente a uno scoppio di violenza. Anche noi abbiamo parlato "in a spirit of persuasion", ma dobbiamo rassegnarci, dopo le ultime vicende greche, a registrare quello che era peraltro scontato: dove non era riuscito un gigante come Keynes (che, lo ricordiamo, in qualche modo aveva tentato di scongiurare sia la Seconda guerra mondiale che l'avvento di un sistema monetario internazionale intrinsecamente instabile - a sua volta foriero di disastri non solo economici), dove lui non era stato ascoltato, come potevamo noi nani, ancorché sulle sue spalle, sperare di essere intesi?

Non c'era alcuna speranza.

L'ottusità degli tsiprioti italiani, in questi giorni, o capolavori di arte povera come questo, fanno capire che non c'è scampo. Per la terza volta in un secolo ci avviamo a un'esplosione di violenza senza pari, che non abbiamo modo di evitare. Troppo è stato investito per condurre il gregge sul ciglio del burrone. La deflazione andrà avanti fino a quando la distruzione di valore che essa inevitabilmente porta con sé, per i motivi che ci siamo ripassati qui, andrà contro agli interessi del "rentier" (da intendere cum grano salis, astenersi dilettanti, grazie, non è giornata). E allora si ricorrerà alla soluzione più ovvia: il keynesismo di guerra, la spesa pubblica in distruzione.

Ormai non vedo altro esito, e non lo vede nemmeno Summers, come vi ho altresì già detto (con l'occasione vi segnalo anche la replica di Giacché).

Non è quindi una mera curiosità quella che mi ha spinto a ripassare la biografia di un Nobel che non era esattamente un fulmine di guerra, come ci siamo detti diverse volte: Franco Modigliani. Mi spingeva una domanda ben precisa: come ha fatto uno così diversamente intelligente da non capire che la Bce sarebbe stata comandata dai tedeschi, a capire al tempo del fascismo quando era giunto il momento di andarsene? Perché, insomma, diciamocelo: non capire che la Bce sarebbe stata una succursale della Buba è abbastanza da baggiano: e questo macroscopico, colossale errore di valutazione il nostro l'ha fatto a fine carriera, quando si suppone avesse acquistato saggezza.

Invece aveva dimostrato molta più saggezza da giovanotto, portando (buon per lui) la pelle in salvo.

Perché?

Bè, per un motivo molto semplice: il potere aveva dato un segnale difficile da ignorare (anche per un ingenuotto simile).

Scordatevi che questa volta lo dia.

Non ci saranno leggi razziali, o macroscopiche violazioni dei diritti civili (anzi!), o di quelli politici. Abbiamo visto come si muove oggi il potere. Secondo il metodo Juncker (cioè il principio della rana bollita). Come dicevo sopra, al punto (2), il potere non sferra attacchi frontali: ci sfalda, un pezzo alla volta. Figuriamoci poi dare un segnale esplicito di aggressione, come la discriminazione di una razza o di un gruppo sociale! Mai e poi mai! Non si fa, non sta bene... anche perché se lo si fa, poi laggente capiscono...

Morale della favola: siamo nel 1938. Un anno che potrebbe anche durare molto a lungo, ma che sarà prima o poi seguito dal 1939, senza una frattura visibile. Chi può si porti avanti col lavoro. La damnatio memoriae del nostro patrimonio culturale è un segno, uno dei tanti. Piccolo, non comparabile per orrore e conseguenze alle leggi razziali. Ma va nella direzione che Celso indica: quella di umiliare e svendere il nostro paese, e soprattutto di affermare l'idea ingiusta che esso meriti di essere umiliato e svenduto. Non è così. E non è difficile prevedere che un'idea ingiusta, martellata dai media e affermata da un potere corrotto e cialtrone, alla fine provochi una reazione irrazionale e altrettanto ingiusta.

Bene.

Chi poteva capire ha capito. E gli altri, come al solito, saranno beati.

E ora scusate, che devo scrivere un paio di lettere ad amici che abitano a qualche migliaio di chilometri da questo fumante mucchio di letame...)

P.s.: per farvi dormire tranquilli, vi riporto qui anche questo commento dell'ottimo porter. Chiarisce che anche in presenza di fratture ben visibili, chi non vuole capire comunque non capisce. E ribadisce la sensazione che qui cominciamo ad avere in molti: siamo nel 1938.

Buona lettura:

porter ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Why is the Eurogroup ruling Europe?":

Si diceva che siamo tornanti al 1938 e infatti, mutatis mutandis:
“La radicalizzazione antisemita del 1938 costituì, dunque, parte dell’ultima fase di preparazione a quella guerra che avrebbe dovuto portare la Germania al dominio e al riordinamento razziale dell’Europa.
[..]
Tendenzialmente, la popolazione ebraica della Germania era agiata e la sua espropriazione, per mano dello stato e di numerose aziende private, fu accelerata in quel momento anche per l’accresciuto bisogno di denaro contante per pagare gli enormi costi del riarmo. Descrivere le violenze antisemite del Terzo Reich alla stregua di una “regressione alla barbarie” può essere allettante, ma ne travisa fondamentalmente la dinamica. Se è vero che la forza motrice di boicottaggi ed espropriazioni furono in primo luogo i piccoli commercianti del ceto medio-basso, delusi dal fatto che il regime non ne avesse migliorato la situazione economica con mezzi più convenzionali, l’estinzione sociale ed economica della comunità ebraica fu anche ordinata dall’alto, rientrando nel quadro generale di preparazione alla guerra, giustificata da un nazionalismo radicale legato non già alla vaga idea di un ritorno a una sorta di sonnolenta e isolata dimensione medievale, bensì a una guerra tecnologicamente avanzata volta al dominio europeo, basata su quelli che erano considerati all’epoca i criteri moderni e scientifici di idoneità e supremazia razziale”
p. 560-561
“Il 16 aprile 1938 un imprenditore di Monaco che aveva prestato servizio come consulente nei casi di arianizzazione scrisse una lettera durissima alla Camera di commercio e dell’industria locale. In essa si proclamava “nazionalsocialista, membro delle SA e ammiratore di Hitler”. Ciononostante, proseguiva, era “talmente disgustato dai metodi … brutali ed estorsivi usati contro gli ebrei che, d’ora innanzi, non intendo avere più nulla a che fare con le arianizzazioni, anche se questo significa rinunciare a dei generosi onorari ... Come uomo d’affari di lunga esperienza e di provata onestà, non [posso] più tollerare passivamente la maniera in cui tanti affaristi e imprenditori ariani … puntano spudoratamente a mettere le mani su negozi e stabilimenti ebraici pagando cifre irrisorie: avvoltoi che si accalcano con occhi rapaci e la bava alla bocca a dare di becco sulla carcassa giudea”“
p. 369
R. J. Evans – Il Terzo Reich al potere 1933-1939 - Mondadori

Postato da porter in Goofynomics alle 21 agosto 2015 22:39 


(emphasis added)