L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
lunedì 26 giugno 2023
Il gioco delle parti
domenica 25 giugno 2023
Le confessioni di uno zerovirgolista
Fiorenzo Fraioli ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Altro giro, altra corsa (le consultive sul MES)":
Per conoscenza e senza secondi fini.
https://egodellarete.blogspot.com/2023/06/la-politica-i-clan-e-il-gioco-delle.html
Pubblicato da Fiorenzo Fraioli su Goofynomics il giorno 24 giu 2023, 17:55
Ma figurati!
Quale secondo fine puoi avere, caro amico, e se anche lo avessi in cosa potrebbe indurmi a comprimere il tuo diritto di espressione?
L'unico fine che hai è il primo, quello di rientrare per un attimo nel cono di luce, e te lo faccio fare ben volentieri anche perché il tuo documento, nella sua ingenuità, ha un valore di cui evidentemente non intuisci la portata (il che, come vedremo, è perfettamente coerente col messaggio che il documento trasmette).
Intanto, la descrizione profondamente sofferta ma sostanzialmente onesta della tua perdenza (non sconfitta: può essere sconfitto anche un winner: la tua è perdenza) chiarisce, a chi fosse interessato (pochi) e non lo avesse già ben chiaro (pochissimi) i motivi di quella che pudicamente chiami la tua "rottura" con la community (cioè, come poi correttamente spieghi, del tuo allontanamento dalla community): di petulanti e perdenti ambizioncelle politiche non ne avevo bisogno, non erano loro che mi avrebbero permesso a quel tempo di accrescere la potenza del mio messaggio, e dopo di ostacolare con una discreta efficacia l'avanzata del nemico (il MES doveva essere ratificato nel 2019, e lo sarebbe stato se non ci fosse stato il discorso di Pescara, che tu, come un pennivendolo qualsiasi, collochi chissà perché al Papeete, mentre ora si parla di rinviare il dibattito, e in un contesto in cui il tempo è dalla nostra parte - l'unico dato politico da comprendere è questo e chi non lo comprende è meglio che non si avventuri a politicheggiare! - questo è già un (altro) successo).
Detto in sintesi: l'appostismo è una fede che non tollera blasfemia.
Poi, perché il tuo resoconto lucido e dettagliato chiarisce e avvalora meglio di quanto io saprei o potrei fare la mia reticenza, il mio fastidio verso lo spontaneismo zerovirgolista, in particolare verso quello "de sinistra", litigioso, rissoso, inconcludente, ma soprattutto impalpabile.
Fa bene, fa benissimo Daniele Capezzone quando invita tutti a smussare gli angoli e unirsi in vista del conseguimento di obiettivi comuni. Dimentica, per eleganza, di aggiungere un dettaglio: deve valerne la pena. Il compromesso costa comunque una fatica, non fosse che quella di mordersi la lingua, e perché vi sia, se non un avanzamento, almeno un equilibrio, occorre che questa fatica sia compensata da qualcosa: o dalla qualità del soggetto con cui ci si aggrega, o dalla quantità della sua base elettorale.
Il mio rapporto con Daniele è un preclaro esempio del primo caso. Volendo partire dalle cose che ci separano, non sarebbe difficile trovare ostacoli insormontabili. Io sono un keynesiano, lui un neoclassico (in termini dottrinali): già qui il discorso potrebbe chiudersi, e invece no, perché due cose ci accomunano: la volontà di difendere la libertà di chiunque, e l'eccellenza nel difendere le nostre posizioni. Ci sono probabilmente delle cose su cui saremmo destinati a non capirci, soprattutto se (ma non è questo il caso) fossimo disposti a lasciarci ingabbiare dalle rappresentazioni stereotipate delle nostre rispettive posizioni, ma intanto sappiamo che potremmo confrontarci con onestà intellettuale perché la nostra è una vita di risultati politici, non di ambizioni politiche.
¿Entiendes?
Tanto per chiarire con qualche esempio pratico a beneficio di chi ha difficoltà a orientarsi nel Dibattito, esattamente come io sono un keynesiano che riconosce il ruolo dei prezzi relativi (cioè un keynesiano vero), mi pare di intuire che Daniele sia un liberale che riconosce il ruolo dello Stato nel fornire una infrastruttura che vada oltre il mitologico "Stato minimo". Ma non mi addentro ulteriormente in questo.
Moreno, Stefano, tu, siete tutte persone che ho care e che mi ha confortato incontrare quando lanciai il mio grido di allarme che ritenevo fosse solitario. Poi ho visto che era ascoltato da decine (di migliaia) di persone. Bene, ma non abbastanza. Il dato che però emergeva era la mancanza di cultura politica in chi la politica pretendeva di insegnarmela (e io con la mia connaturata umiltà ascoltavo), ma soprattutto le conseguenze di questa mancanza di cultura: l'incapacità ontologica di aggregare un consenso!
E quindi, caro amico e cari amici zerovirgolisti tutti, perché mai non dovrei mandarvi a stendere? Quale beneficio mi offrirebbe il porgervi un ramoscello o un nodoso randello di ulivo? Nessuno! Non sareste in grado né di difendere le nostre ipotetiche posizioni comuni con la lucidità e la distinzione di un Daniele, né di aggregare in qualche luogo che non sia la bollicina di CH4 dei social qualcosa di simile a una significativa constituency elettorale. Come chiarisco spesso ai miei amici, il mio lavoro è ingrato: devo dedicare più tempo ai nemici che agli amici, e alle persone che non mi interessano che a quelle che mi sono simpatiche. Devo abolire (in modo controllato) la mia umanità per conservare (auspicabilmente) un minimo di lucidità e tensione verso l'obiettivo. E allora, amici cari: tanto affetto e tanta stima, ma da qui a perder tempo con voi ce ne corre...
Anche questo, del resto, lo ha detto Daniele: bisogna sì aggregare, ma anche fare attenzione a chi ci si accompagna, perché l'unica arma che ha il mainstream nei confronti di chi porta tesi scientificamente resistenti è quella del discredito. Ora, con tutto il rispetto, il mondo zerovirgolista mi pare pulluli di soggetti che espongono a questo rischio (esclusi i presenti, ça va sans dire). Può sembrare un dettaglio, ma uno degli svantaggi tattici del dibattito sulla punturina rispetto al Dibattito è che nel primo il tizio coi baffi a manubrio stava dalla parte dei "buoni", nel secondo da quella dei "cattivi" (tanto per chiarire con un esempio)!
E anche qui, parliamone...
Ho cercato di spiegarvi fin dall'inizio che la minaccia esistenziale diretta, la paura di morire (di COVID o di vaccino), per quanto possa essere uno strumento potente di mobilitazione, non riesce a creare una autentica coscienza di classe. In altre parole, a me è stato evidente fin da subito che tutto quel fermento di cui parli, tutte quelle proposte "olistiche" (la regina delle parole che non vogliono dire un cazzo!) si sarebbero sciolte come neve al sole alla scomparsa della minaccia. Ma scusate: ma ci vuole tanto a capire che se ti svegli se e solo in quanto hai paura per te, questa è la migliore prova del fatto che degli altri non te ne frega un beneamato cazzo? E che quindi non ti interesserà, né sarai in grado di, tenere botta quando sarà necessario spendersi per un obiettivo (uno fra i tanti: arrestare la riforma del MES) che non ti tocca direttamente? Ma ve li ricordate i volenterosi studenti e docenti contro il green pass? Che ne è di loro? Tanto afflato, tanto Agamben, tanta vibrante eloquenza, di cui oggi resta solo un collega invidioso e perdente che ogni tanto mi si affaccia a trollare su Twitter, anche lui senza secondi fini: con il solo primo fine di entrare in quel cono di luce che non è riuscito a crearsi, senza intuirne le ragioni!
Chi si è illuso di raccogliere consenso pescando in quello stagno ha raggiunto risultati elettorali a una cifra (non in percentuale, in numero assoluto!) e ora rosica come un capibara, e di converso chi ha voluto dare in tempi e modi impropri uno sbocco politico a una battaglia che era ed è giusta, quella per il diritto di decidere sul proprio corpo, nel rispetto della dignità della persona umana, ha commesso un errore da cui in tutti i modi avevo cercato di mettere in guardia: quello di segnalare questa battaglia come politicamente irrilevante perché incapace di muovere numeri.
Ecco: forse questo esempio dell'oggi ci aiuta a spiegare qualche fatto di ieri. Questo era esattamente l'errore che volevi farmi fare tu, ed è esattamente per non farlo che ti ho allontanato. Se in certe stanze sul MES si usa più cautela che, per dirne una, sui vaccini, è esattamente perché io non ho sbagliato, e altri hanno sbagliato.
Tutto qui.
Grazie per avermi offerto il destro di chiarirlo, anche se, parafrasando il compianto Sergio Cesaratto, ormai siamo nel 2023, e chi voleva capire ha già capito.
Agli altri ci penserà la SStoria.
giovedì 22 giugno 2023
L’espace d’un mâtin
(…il titolo è una citazione, ma nessuno di voi sarà in grado di individuarla, dato che Google coi segni diacritici è poco a suo agio…)
++ Mes: Salvini, 'decidera il Parlamento' ++
++ Mes: Salvini, 'decidera il Parlamento' ++ Da Mef risposta tecnica. Sintonia con Giorgetti (ANSA) - ROMA, 22 GIU - "Sul Mes decide il Parlamento. Se arriverà la discussione in Parlamento, lì si voterà. Quella del ministero dell'Economia è un'opinione tecnica. Tecnicamente uno può fare i conti per quello che è il bilancio pubblico poi politicamente tutto il centrodestra, dalla Meloni al sottoscritto, ha sempre ritenuto che in questo momento il Mes non è uno strumento utile per il paese". Così il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini a margine dei cantieri della metro C a Roma. "Ieri ero a pranzo con Giorgetti - ha detto ancora - Abbiamo parlato di questo è di tanto altro e siamo in perfetta sintonia". (ANSA). J5J-C
Poveri, piccoli pdm (pppdm)!
Ci avevano proprio sperato…
Ma è andata male!
Mi permetto solo di sottolineare una lieve incongruenza. Non sembra strano anche a voi che proprio quelli che si atteggiano a baluardi duri e puri e inscalfibili contro l’U€, a strenui, incorrotti e irriducibili combattenti del piddume, poi ragionino esattimissimamente come il piddume? Perché esattamente come la tattica (che non è strategia, perché strategia non c’è) del piddume è augurarsi che il Paese vada in vacca, che il Governo fallisca, nella speranza che questo fallimento riapra alla sinistra degli spazi elettorali, la tattica dei pppdm è augurarsi che noi falliamo nella nostra difesa del Paese, che siamo costretti a ingoiare il rospo, nella speranza che questo riapra loro spazi di dibattito, dopo che il Dibattito li ha sputati dalla sua bocca…
Poveri, piccoli pdm (pppdm)!
Io me ne sto in aula, con l’aria condizionata, a votare contro le querimonie dell’opposizione, più tardi andrò in Commissione Esteri, a fare quello che mi avete mandato a fare. E loro restano fuori, sul marciapiede, calcinati dal solleone, nell’attesa che un acquazzone sciacqui via le loro oscene reliquie…
Poveri, piccoli pdm (pppdm)!
Loro parlano, parlano, parlano, ma non si rendono conto che il loro chiacchiericcio non dice nulla di fatti che non hanno gli strumenti per valutare, e ci dice tutto di persone che hanno l’imprudenza di sopravvalutare: loro stessi. Quanto disagio, quanta frustrazione, quanta miseria umana! A questa miseria umana, a questo coacervo di sentimenti autodistruttivi vorremmo pietosamente sovvenire, ma il nostro percorso professionale non ci ha fatto psichiatri, e nella guerra che combattiamo non siamo stati arruolati come crocerossine.
Spiace: ai pppdm dovrà pensare qualcun altro.
Giove Pluvio, appunto…
sabato 2 aprile 2022
Due domande, nessuna risposta
Prima domanda
Domanda: "La segmentazione del sistema dei pagamenti internazionali cui stiamo assistendo presenta rischi per la stabilità finanziaria internazionale e per l'euro? State studiando questo tema?"
Risposta: "Putin è tanto cattivo!"
Seconda domanda
Domanda: "La farmacovigilanza in Italia rispetta tutte le prescrizioni dei regolamenti europei?"
Risposta: "I vaccini sono tanto buoni!"
Qualche considerazione
Lo schema è evidente, nella sua ripetitività: a una domanda tecnica circostanziata si fornisce una risposta politica generica, una petizione di principio grossolana ("Tizio è buono, Caio è cattivo") e inconferente con la domanda. In entrambi i casi questa petizione di principio si basa su un pregiudizio. Per la gentile Commissaria, il pregiudizio che il senatore leghista sia un amico dei "nazisti" di AfD e quindi (?) un nemico dei nazisti del battaglione Azov. Per il signor Ministro, il pregiudizio che il senatore no-euro sia no-vax, laddove in effetti credo di essere l'unico fra tanti colleghi ad aver fornito in aula le cifre corrette sull'efficacia relativa dei vaccini, efficacia che non è in dubbio, ma che lascia completamente aperte tutta una serie di questioni, a partire da quella della costituzionalità degli obblighi, per arrivare a quella dell'efficacia della farmacovigilanza.
Mettere a verbale l'effettiva consistenza di certi interlocutori, cioè documentare in che mani siamo, che lo si capisca o no, è un obiettivo politico, ma naturalmente #sicceravate voi gliele cantavate, mica come me! Vi sareste buttati in terra sporcandovi tutti e gridando "Europa merda!" o consimile pregnante argomentazione, salvo farvi portare fuori dai commessi, con l'ovvio risultato di screditare voi stessi e quelli di cui credete di condividere il pensiero.
O forse non avreste fatto nemmeno questo...
Ci sarà pure un motivo se questo blog è qui da undici anni, ed è pronto a restarci per altri venti! Anzi, di motivi forse ce n'è più di uno, ma il principale è che tanti, come dire, "volenterosi" sono stati per tempo allontanati da questo consesso! Il "gestoeclatantismo" non porta da nessuna parte, e questo, come credo sappiate, non lo dico da oggi, né da quando rivesto una carica elettiva. Abbiamo bandito il "gestoeclatantismo" otto anni fa (qui), quando pensavamo che per noi fosse meglio, e sarebbe stato possibile, restare una voce terza. Nel frattempo le cose sono cambiate.
Il tema della necessità di essere terzo, di non essere schierato, o più precisamente di non militare in una forza politica per non essere costretto a "mentire" (come dicevo all'epoca), o meglio ad autocensurarmi a beneficio di una linea (o di un arabesco) del partito fu sollevato da me anche in una occasione privata, quando a dicembre del 2017 il compagno Borghi volle incontrarmi per convincermi ad accettare la proposta di Matteo, di cui avevo saputo dai giornali. Alla mia obiezione "Ma io preferirei restare una voce terza, trasversale..." il buon Claudio si fece una risata, e controbatté: "Ma terzo cosa, che sono sei anni che ti accusano di essere un leghista perché dici quello che non hanno il coraggio di ammettere?"
In effetti il compagno Borghi aveva ragione: alla terzietà bisognava rinunciare, perché non c'era, anche se rinunciarvi avrebbe significato rinunciare alla libertà. Tuttavia, col procedere del tempo ho capito una cosa, che non mi era così chiara qualche tempo addietro. La mia gelosia della mia libertà era la gelosia per l'immagine che avevo di me. Era, in sintesi, narcisismo. Essere l'invitto cavaliere, il difensore dell'ideale, quello che le canta chiare ed ha perciò il plauso di una nutrita schiera di sciroccati (voi)! Sossoddisfazzioni, e come tutte le soddisfazioni si pagano. Il prezzo è non contar nulla, fare l'ospite "folcloristico" (almeno, nelle loro intenzioni) nei talk "tutti contro uno", non accedere ai luoghi del potere nemmeno per rettificare con una interlocuzione diretta l'immagine che di te e delle tue idee proiettano i cialtroni prezzolati.
Decidere di militare in un partito significava mettere da parte questo narcisismo: un sacrificio che alcuni di voi avrebbero ritenuto impossibile, ma che onestamente non mi è costato nulla! Riscuotere consenso è piacevole, ma ai fini del cambiamento del tutto irrilevante se non gli associ un minimo di capacità tecnica di esercitare il potere. Se si decide di passare dalla testimonianza alla prassi bisogna per prima cosa venire a patti col fatto che purtroppo questa capacità, come tutte le capacità, si acquisisce con l'esercizio, per esercitarsi bisogna essere in campo, e quando ci si esercita si sbaglia. Tutte cose che deludono nel profondo i sostenitori più ferventi, quelli che con un empito tanto appassionato quanto sospetto passano i giorni sui social a chiedere la bella morte. La nostra, ovviamente! Perché loro addivanati sono, e addivanati restano, mentre noi ogni singolo cazzo di giorno che Nostro Signore mette in Terra ci cibiamo col cucchiaino di una piscina olimpica di letame, in attesa di tempi migliori!
All'inizio mi veniva da pensare che quelli che ci chiedevano e continuamente ci chiedono di "bruciarci" facendo gesti eclatanti di vario tipo fossero dei furbetti che, facendo leva sul nostro narcisismo, volessero spingerci a entrare nel cimitero degli irrilevanti, nel paradiso dei narcisisti, nel fritto misto! Poi ho capito che la cosa è un po' diversa: sempre di narcisismo si trattava, ma non del nostro: del loro. Perché in questa richiesta assidua e martellante di un'azione politica di mera testimonianza, di mero martirio (l'etimologia è la regina delle scienza politiche), si manifestava il desiderio dell'elettore di non perdere la stima di se stesso, di poter continuare a credere di aver votato la persona giusta (ovviamente, giusta secondo il suo rozzo e disinformato metro), di non essere stato raggirato (il terrore patologico di essere fregati sul resto della spesa, matrice archetipica del bisogno di onestah grillino...), e quindi di non essere uno stupido: insomma, di poter continuare ad amarsi. Paradossalmente, questo tipo di elettore, che nel mondo post-ideologico è largamente maggioritario, parente stretto di quello che "io ascolto tutte le campane e poi decido con la mia testa", è destinato ad essere sempre sconfitto, perché rivolge la propria attenzione a quell'eletto (o eligendo) che lo rassicura sul fatto di aver fatto la cosa giusta, che dà evidenza plastica all'ideale, con dichiarazione stentoree e pose virili da oratore pennuto e bargigliuto.
Purtroppo, però, il destino dei tacchini è finire in forno, la loro ruota è meno bella di quella del pavone, il loro bottino più magro di quello dell'aquila... Come ho cercato di farvi capire in mille e una maniera (e a questo punto chi non lo ha capito non è importante che si convinca...), un conto è dichiarare un obiettivo a favore di telecamera, per mandare in deliquio el pueblo adorante, un conto è adoperarsi per conseguirlo. Nessuno di voi sembra aver capito che se in Vietnam i marines non indossavano la giubba rossa della tradizione anglosassone questo non dipendeva dalla moda del momento, ma da motivi un pochino più cogenti.
Voi non volete vincere. Del resto, non volete nemmeno combattere. Voi volete essere narcisisticamente convinti di aver fatto la cosa giusta. A voi non interessa che noi portiamo a casa il risultato. A voi interessa essere convinti che lo stiamo facendo, anche se il tentativo di convincervi dovesse condannare noi (e quindi voi) all'irrilevanza. Ma questo non vi interessa, e in questo, come vi dirò un altro giorno (ne parlerò lunedì al Club Canova), el pueblo è tanto, ma tanto simile alle élite! Per questo è tanto facile mettervisi in tasca (sia voi che le élite), per questo gli ortotteri hanno il 34%, per questo la nostra strada è in salita.
Ma la cosa non ci spaventa: noi sappiamo che è quella giusta, e ce lo confermano quelli che girano intorno alle nostre domande.
Sta a voi decidere se sostenerci nel nostro sforzo, o sostenere i prossimi gatekeeper.
L'imbecille che sui social (o in aula) pensa di incontrare "er senatore da 'a Lega" e gli dà giù di stereotipi ha tutta la mia compassionevole indulgenza. Se "non ti voto più" lo dice un cretino che non mi ha mai votato e mi ha visto per la prima volta in televisione la settimana scorsa, un semplice "chi se ne frega!" chiude la questione. Gli altri riflettano.