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venerdì 19 agosto 2022

La maggioranza silenziosa

 Carissimo Alberto, 


volevo lasciare un commento sotto il tuo post Click day! ma non so per quale motivo non mi fa accedere all'account google e non me lo fa postare.  Ora non ce la faccio a sbrogliare questa faccenda, per cui ho pensato di mandartelo via mail perché comunque volevo lasciarti la mia testimonianza, anche come dovere visto che son da queste parti da un pezzo.... 

Scusandomi per il modo improprio, e sperando di non causare troppo disturbo, te lo
incollo qui: 

"Son qui dagli albori, e nella panoramica che hai fatto mi classifico tra quelli che per umanità hanno riconosciuto la verità in chi gli stava di fronte. In quanto tale, devo dire che ho sofferto molto anch’io dei famosi cucchiai di merda da ingoiare, e mi sono sforzata di comprendere perché mai questa cosa di stare dentro al governo dovesse proprio essere fatta, intuendo, grazie anche ai famosi capannelli, le risposte. Continuo a non credere che la scelta sia stata quella giusta (come forse anche voi...), ma penso che, se è stata fatta, fosse in qualche modo inevitabile e spero che il prezzo che sarà necessariamente pagato non sia troppo alto, e possa dimostrare alla fine che valeva la pena di tanto sacrificio.

L’idea poi di non uscire a livello personale per entrare nel fritto misto, come qualcun altro ha fatto, non ho avuto nessuna esitazione a comprenderla e anche apprezzarla, per il duro sacrificio dell’ego che sicuramente ha comportato (sacrificio comunque utilissimo per altri e più elevati obiettivi!). Scegliere di chiudersi nel recinto irrilevante degli “alternativi” per mantener fede alla propria immagine di sé -  in un contesto “politico”, dove quello che è in gioco non è la propria persona, ma un fine di interesse generale! – diciamo che può far gongolare di soddisfazione personale chi questa scelta la fa, e chi con lui/lei si identifica perché fatto della stessa pasta (o anche, a voler essere più compassionevoli e forse più giusti verso qualcuno, semplicemente permette di sollevarsi dal tremendo peso della riprovazione altrui), ma non è di nessuna reale utilità al fine generale che per definizione si persegue! (A meno che, ovviamente, non ci fosse una grande massa popolare degna di questo nome a sostenere queste posizioni, cosa che ovviamente non è). Ed ecco, la forza e la capacità di mettere il fine generale al di sopra del proprio piccolo se stesso è una cosa che in me – donna ordinaria e madre di famiglia -  suscita vicinanza e ammirazione.  

La stessa considerazione si adatta anche a tutti quelli che ora pontificano sull’astensionismo organizzato o il voto antisistema…che purtroppo intorno a me sono tanti, e come si dice da queste parti “non argovisco”,  non ce la faccio, lo sconforto mi fa mancare le parole…ma qui c’entra tanto quel richiamo alla follia che non è genio e all’intuizione che non è arte … oh! se ognuno fosse capace di stare al suo posto..."

Non sono sicurissima di farcela a venire al Goofy, ma in tutti i modi ci proverò. 


Ti abbraccio


(…e non credo ci sia molto da aggiungere. La morale della favola credo sia che ho insegnato molto a chi non aveva necessità di imparare, e nulla a chi ne avrebbe avuto un dannato bisogno. Insomma, per dirla con Quèlo: la risposta era già dentro di voi, e in molti casi era sbagliata. Non è un male, vi assicuro, se ci siamo depurati delle sozze e spregevoli canaglie. Peraltro, voi non lo ricordate, ma nella storia di questo blog ho già promosso operazioni simili, come quella che azzerò la cosiddetta “colonna genovese” e alimentò un goofy posticcio, effimero e fallimentare sulla costa toscana. Fu il più grande successo della neuro, e vi consiglierei di rileggere con molta attenzione il relativo post: c’era già tutto, ma proprio tutto, quello cui state assistendo oggi.

Solo un breve ragionamento su obiettivi e strumenti.

Io vorrei sapere che garanzie danno quegli scappati di casa il cui unico obiettivo manifesto è quello di distruggere la Lega perché ci sono Borghi e soprattutto Bagnai.

In alcuni casi specifici, quelli di qualche coglioncello più o meno accademico, mi verrebbe da chiedermi come si possa pensare che chi, superata la barra dei 50, non ha ancora risolto il suo Edipo, possa essere in grado di risolvere problemi un filo più intricati e che coinvolgono più soggetti, oltre la propria splendida e irripetibile individualità (che per lo più non è riuscita a combinare un cazzo nella vita, ovviamente per colpa del destino cinico e baro o comunque degli altri). Ma più in generale, che garanzie vi dà di poter costruire qualcosa qualcuno il cui unico scopo visibile e dichiarato è distruggere? Per carità, anche la distruzione può avere dignità di scopo, se assistita dai mezzi per realizzarla. Ora io mi chiedo: ma in quale garage della Valnerina o di Batteria Nomentana questi Sacripanti tengono nascoste le divisioni corazzate con cui intendono bombardare la BCE, il Quirinale, o più semplicemente Bellerio?

Ecco, direi che l’argomento si chiude qui…

La scelta di entrare in maggioranza è stata sbagliata?

Anche qui, dipende dall’obiettivo. Se l’obiettivo fosse stato massimizzare un consenso da darsi in faccia subito dopo le elezioni - non avendo potuto nemmeno iniziare a concepire un minimo di rete e di classe dirigente - allora certo, la scelta sarebbe stata sbagliata, e come sapete io la sconsigliai in relazione a quell’obiettivo. Fatto sta che se fossimo stati fuori, il Governo sarebbe ancora lì, con la sua bella maggioranza Ursula. Non potendo uscire - e uscire con FI! - da una maggioranza in cui non fosse entrata, la Lega non avrebbe potuto determinare un caso politico. Insomma: stando all’opposizione saremmo stati irrilevanti anche per i fini dei tanti “signor Distruggere”, dei tanti sicceròi - gli eroi del “si ccèro io”!

Ma capisco che questo ragionamento richiede addirittura tre neuroni: impossibile chiederlo a tristi figuri che sono soggettivamente del PD - e quindi mononeuronali - perché lo sono oggettivamente, dato che il loro messaggio - che sia l’astensione teorizzata dagli spin doctor del PD o il voto per partituncoli dal backstage torbido - porta oggettivamente acqua al mulino del PD!

Ma quanta gliene porta?

Poca.

Questo è il punto, e chi mi segue sa di poterlo assumere come dato, visto che questa è la pagina su cui viene scritto prima quello che accade dopo, soprattutto se, come in questo caso, è già successo prima! Non fatevi trarre in inganno da un ovvio problema di selezione avversa: è assolutamente ovvio che la maggioranza delle persone che conoscete sia consapevole del Dibattito, e siccome la Natura è matrigna, è facile che la summenzionata maggioranza sia a sua volta infestata da una maggioranza di cojoni.

Ci sta!

Ma il punto, amici cari, è che i Sacripanti, ma anche - e soprattutto - i Rodomonti (perché quello che prevale in loro è in effetti il rodimento: il rodimento dei Rodomonti!), non solo non hanno le divisioni corazzate parcheggiate sotto casa - spero sulle strisce bianche, altrimenti imparerebbero presto che la politica costa! - ma non hanno nemmeno la cazzo di fanteria!

E no che non ce l’hanno!

Perché se quando portavano sugli scudi me e Claudio non sono riusciti a incidere in modo sostanziale sui rapporti di forza, come è credibile che possano riuscirci ora, considerando che si sono frantumati in mille riottose fazioni?

Partiranno mijoni, e torneranno cojoni. La prossima volta che passo a S. Lorenzo cerco un marmista…

Ora: questo tema ci interessa, qui?

Sì e no.

Io qui non faccio propaganda: io qui rifletto con voi. Lo spettro delle riflessioni si è progressivamente allargato, e paradossalmente, ma non tanto, questo allargamento ha escluso fasce di lettori progressivamente più ampie. Perché se quando parlavamo di economia risultavano in re ipsa esclusi quelli a disagio con le tabelline, quando abbiamo cominciato a parlare di politica sono risultati esclusi i disagiati tout court, gli incapaci di carità, che sono molti, ma molti di più. Ma sono molti all’interno di uno zero virgola del corpo elettorale.

A noi interessa che il Dibattito prosegua con la nobiltà che Carmen dimostra. Depurarci dalle scorie ci permetterà di crescere sani.

E ora vi lascio: prima di quella degli zerovirgolisti ho un’altra lapide da scrivere, meno divertente ma non meno attesa. Saetta previsa vien più lenta: state saldi e rideteci su: è la cosa migliore da fare…).



domenica 24 luglio 2022

Coloncardia: diritto di replica

MANZUT ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Del cretinismo politico, ovvero della coloncardia":


La visibilità che mi sta dando è immeritata oltre che non voluta.

Sulla forma:

Seguo sempre la regola aurea che non si debba mai accettare il linguaggio dei propri avversari. Certo che a suon di cucchiaiate a colazione ormai non parlate d’altro lei e Borghi ! Attenti però che le cose che si mangiano entrano a far parte del nostro organismo e ci trasformano. Capisco quindi che le metafore di questo post oramai facciano parte della sua poetica e del suo orizzonte culturale. Si sa, la “politica è sangue e merda”. Ecco, direi che possiamo limitarci alla prima, è inelegante ma ci si fa meno male tutti.

Sul contenuto:

Lo capisco che ora l’intento sia quello di fare in modo che quegli scappati di casa dei 5S si becchino la “colpa” (se mai possa essere una colpa) di aver fatto cadere il governo Draghi. Tuttavia i fatti e la cronologia vanno in una direzione chiara e diversa da quello che state raccontando. Voi avete, razionalmente, provato a fare la stampella a Draghi cercando di incassare più ministri per la Lega. Ci sta. Oltre alla dichiarazione di Romeo c’è anche la vostra risoluzione (depositata per prima) in cui c’è chiaramente scritto tutto: “rilevata la necessità che tra i rappresentanti delle forze politiche facenti parte della compagine governativa siano compresi esclusivamente quelli espressione dei partiti che hanno votato a favore della fiducia nella citata seduta del Senato del 14 luglio (tra cui la Lega ndr); […] si accorda il sostegno all’azione di un governo profondamente rinnovato sia per le scelte politiche sia nella composizione. Il periodare del vostro odontoiatra di riferimento è un po’ zoppicante ma si capisce comunque l’intento.

In Sintesi:

Voi avete dichiarato in aula con Romeo e nella risoluzione Calderoli di voler appoggiare il governo a certe condizioni e poi COSTRETTI dal rifiuto di Draghi avete, con giusto opportunismo, fatto saltare il banco. Un piano B insomma.

Conclusione:

Avete fatto, controvoglia e tardi, quello che molti vi hanno chiesto di fare prima e di fare meglio. Avete preferito stare il più possibile nella "stanza dei bottoni" piuttosto che tenere una linea chiara che vi avrebbe dato un indiscutibile vantaggio alle prossime elezioni.

Conseguenze:

Meglio che lei si faccia candidare in un seggio del nord se vuole ancora fare il Senatore.

Ne riparliamo dopo il 25.

à bientôt

Ps. so che lei oltre ad essere una persona estremamente elegante nei modi è anche molto corretta quindi non negherà di certo la pubblicazione di questa umile replica.

Pubblicato da MANZUT su Goofynomics il giorno 22 lug 2022, 16:11


Partiamo dalla fine: non credo che tu sia in grado di apprezzare la mia eleganza e non mi interessano le tue valutazioni della mia correttezza (che non contano sia per motivi soggettivi - non sei molto brillante - sia oggettivi - non è da quello che pensi tu che dipende la mia reputazione nel mio ambiente).

Ti accordo questo diritto di replica, dopo averti cacciato a pedate, per il semplice motivo che non bisogna mai interrompere il tuo nemico mentre sta facendo un errore: e tu (che decisamente sei un nemico, con la tua fielosa umiltà tutta boria e distintivo), di errori ne stai facendo tanti.

Ne evidenzio alcuni a beneficio degli interessati, che presumo essere pochi, visto che il tuo intervento è stato l'unico "sotto soglia".

Partirei dal tuo fare vagamente iettatorio, dal tuo "ci rivedremo a Filippi".

Mi duole segnalarti che esso si spiaccica come un moscerino sul parabrezza del mio granitico "e sti cazzi?". Io so fare tante cose, che cosa farò dopo il 25 non lo deciderai tu, ma soprattutto la tua idea che la Lega sia più forte nei collegi del Nord (e che quindi se non avrò un collegio al Nord sarò trombato, come tu auspichi) è veramente molto ma molto ingenua e caricaturale. Mi limiterò a farti notare che il secondo miglior voto di lista la Lega l'ha fatto all'Aquila, cosa che al federale del 14 giugno avevo evidenziato con molto garbo, prima ancora che il risultato fosse noto. L'ineffabile Francesco Olivo, imbeccato non si sa da chi, riportava infatti sulla Stampa del 15 giugno:


Ovviamente non sono queste le parole che ho detto, ma il tema, se pure in termini diversi, l'ho sollevato, e i risultati, pochi minuti dopo la chiusura del federale, hanno dimostrato che avevo ragione di porlo.

Comunque, caro il mio gufetto, io sto benissimo in Abruzzo, dove Matteo mi ha messo, e sarò contentissimo se mi ci rimetterà, non solo perché amo questa Regione, che se lo merita:


ma anche perché se volevi trovare un modo definitivo di dimostrarci che di politica non ne sai niente... ecco: lo hai trovato! Corro meno rischi lì che altrove, anche perché lì cos'è il PD se lo ricordano bene, e di tempo per cazzeggiare nella fogna azzurra non ne hanno, mentre altrove si ricordano bene per che cosa hanno votato Lega, e non sono contenti di non sentirne più parlare (in Abruzzo lo sentono).

Senza offesa, ovviamente: è puramente oggettivo.

Quanto alla tua fantasiosa ricostruzione, si vede che non è quella di uno familiar with the matter. Chiunque frequenti l'ambiente (e chiunque sia in grado di decifrare i segnali deboli della stampa) sa che il signor Presidente del Consiglio dei Ministri dimissionario è da fine gennaio che se ne vuole andare (credo che sarebbe necessario spiegarti perché, ma purtroppo non ho tempo di farlo). Inoltre, chiunque sia familiar with the matter sa, o capisce, che il terzo Governo di questa legislatura era un Governo a trazione PD. Ti prego, visto che sei così "fregno", di dirmi una, una singola nomina rilevante, delle tante fatte da Palazzo Chigi, che non sia ascrivibile all'area PD, il che non significa, ovviamente, contestare le qualità professionali dei nominati, Dio non voglia!, anche se su certi risultati dei migliori:


credo che ci si dovrebbe interrogare (ovviamente sai di che grafico si tratta, e se non lo sai tu vedrai che qui qualcuno lo sa: io, siccome sono elegante, dico il peccato ma non il peccatore...).

A parte il fatto che il senatore Calderoli non è (solo) un odontoiatra ma anche un chirurgo maxillo-facciale (cioè uno che sa come tagliare), ti consiglierei di deporre la tua spocchia e di leggere la sua risoluzione alla luce delle due informazioni che ti ho dato. Ti renderai così rapidamente conto che non esisteva un mondo in cui si potesse "razionalmente" pensare che "facendo la stampella a Draghi", che non ne aveva bisogno, ci sarebbero stati "più ministri per la Lega", che Draghi non avrebbe mai voluto darci, essendo organico al PD, come almeno ex post spero tu capisca:


Se non lo hai capito ex ante non te ne faccio una colpa: ma tu non venire a disturbare con le tue tortuose insinuazioni chi invece lo aveva capito perché capirlo era il suo lavoro e non aveva gli occhi iniettati di sangue e la bavetta alla bocca del dottor Livore grillino... quale temo tu antropologicamente sia.

Il senso della mozione Calderoli quindi era esattamente quello di chiamare il bluff di chi, rivendicando una terzietà "tecnica", in realtà era assolutamente schierato, fin dall'inizio, contro di noi. 

Quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto non appena è stato possibile farlo, non controvoglia e tardi, ma graniticamente uniti e al momento giusto. Come ti ha ampiamente spiegato Claudio, se i 5 Stelle non avessero fatto lo sciocco errore che hanno fatto, non sarebbe stato mai possibile rispondere come centrodestra: ogni nostra mossa uti singuli avrebbe rafforzato il PD dandogli quello che fin dall'inizio voleva: la maggioranza Ursula. Come ti ha altresì spiegato Matteo (quello finto), nella conduzione della nostra manovra c'era un unico rischio (che tu non vedi: sei troppo rozzo per capirlo, perdona la franchezza...): che i 5 Stelle deponessero la loro superbia e si disponessero a votare a favore di Draghi. Questo ci avrebbe oggettivamente messo in difficoltà, perché ci avrebbe costretto a dire da soli un tanto sonoro quanto irrilevante "no" (che a te sarebbe tanto piaciuto perché non capisci niente).

Per fortuna ci ha pensato il signor Presidente del Consiglio dei Ministri dimissionario a scongiurare questa eventualità, quando in replica ha attaccato con scomposta veemenza i 5 Stelle, nel momento stesso in cui, con una lieve contraddizione che a te e ai giornaloni su cui ti formi è sfuggita, poneva la questione di fiducia su una risoluzione che ingiungeva a tutti gli altri partiti di accettare la sgradita presenza dei 5 Stelle al Governo.

A questo punto loro non se la sono sentita: il massimo che sono riusciti a fare è stato trovare un escamotage per non far mancare il numero legale (dichiararsi presenti ma non partecipanti al voto), così, per tenersi uno strapuntino aperto, non si sa mai. Non so se servirà, ma non mi riguarda.

Te l'ho detto e te lo ridico: tu vivi al tempo stesso troppo bene (la vita non ti ha ancora raggiunto con sufficiente incisività da fluidificare il tuo pensiero) e troppo male (la viscosità del tuo pensiero ti costringe a un delirio allucinato in cui patisci nella tua viva carne il tradimento inesistente dei tuoi ideali - altresì inesistenti! - da parte di persone che, come tutti, fanno quello che possono, e questa volta lo hanno fatto oggettivamente bene).

Mi dispiace per te: non so come aiutarti!

Però ora basta: il tuo quarto d'ora di celebrità lo hai avuto (mi diverte molto la tua idea che chi viene a scrivere in uno dei blog più - e meglio - letti d'Italia non cerchi visibilità: se non avessi voluto visibilità, avresti potuto scrivermi in privato!), ma ora, ripeto, basta.

Maiora premunt.

Stammi bene.

mercoledì 20 luglio 2022

#combattere

(...sanifichiamo...)

Le régiment du prince André était dans les réserves restées inactives jusqu’à deux heures, derrière Séménovsky, sous un feu violent d’artillerie. À ce moment, le régiment, qui avait déjà perdu plus de deux cents hommes, fut porté en avant sur le terrain situé entre le village de Séménovsky et la batterie du mamelon, où des milliers d’hommes avaient déjà été tués ce jour-là, et vers lequel venait d’être dirigé le feu convergent de plusieurs centaines de pièces ennemies.

Sans quitter sa place, sans avoir tiré un coup de fusil, le régiment perdit encore en cet endroit le tiers de son contingent. Devant lui, à sa droite surtout, les canons tonnaient au milieu d’une épaisse fumée et vomissaient une grêle de boulets et de grenades, qui s’abattaient sur lui sans trêve ni cesse. De temps à autre les grenades et les boulets, en passant, avec leur sifflement prolongé, au-dessus de leurs têtes, leur donnaient un moment de répit, mais parfois, en une seconde, plusieurs hommes étaient atteints : on mettait alors les morts de côté, et l’on emportait les blessés. À chaque nouvelle détonation, les chances de vie diminuaient pour les survivants. Le régiment était formé en colonnes de bataillons sur une longueur de trois cents pas, mais, malgré l’étendue de ces lignes, tous ces hommes subissaient la même impression. Tous étaient sombres et taciturnes ; à peine échangeaient-ils quelques mots entrecoupés à voix basse, et ces mots mêmes expiraient sur leurs lèvres à la chute de chaque projectile, et aux cris qui appelaient les brancardiers. Par ordre des chefs, les soldats restaient assis par terre. L’un s’occupait avec soin de serrer et de desserrer la coulisse du fond de son casque ; un autre, roulant de la terre glaise entre ses mains, s’en servait pour nettoyer sa baïonnette ; celui-ci défaisait les courroies de son sac et les rebouclait ; celui-là rabattait avec soin les revers de ses bottes, qu’il ôtait et remettait tour à tour ; quelques-uns construisaient sous terre de petits abris, ou tressaient la paille du champ. Tous semblaient absorbés par leurs occupations, et lorsque leurs camarades tombaient à leurs côtés, tués ou blessés, lorsque les brancards les frôlaient, lorsque à travers la fumée on apercevait les masses compactes de l’ennemi, aucun d’eux n’y prenait garde ; mais, dès qu’ils voyaient avancer notre artillerie ou notre cavalerie, ou qu’ils devinaient les mouvements de l’infanterie, une exclamation de joie s’échappait de toutes ces bouches, et immédiatement après ils reportaient toute leur attention sur les incidents étrangers à l’action qui se déroulait autour d’eux. On aurait dit qu’épuisés au moral ils se retrempaient dans ces détails de la vie habituelle. Une batterie d’artillerie passa devant eux ; un des chevaux de l’attelage d’un caisson eut la jambe prise dans un des traits.

« Eh ! gare au cheval de volée !… attention ! il va tomber… ne le voient-ils donc pas ! » s’écria-t-on de tous côtés.

Une autre fois, à la vue d’un petit chien fauve, venu on ne sait d’où, qui s’élança, effaré, en avant des rangs et qui, au bruit d’un boulet tombé près de lui, se sauva en poussant un aboiement plaintif et en serrant la queue entre ses pattes, tout le régiment éclata de rire ; mais ces distractions ne duraient qu’un instant, et ces hommes, dont les figures hâves et soucieuses blêmissaient et se contractaient de plus en plus, se tenaient là depuis huit heures, sans nourriture, et exposés à toutes les terreurs de la mort.

Le prince André, pâle comme eux, marchait en long et en large d’un bout à l’autre de la prairie, les mains croisées derrière le dos, la tête inclinée ; il n’avait rien à faire, aucun ordre à donner : tout se faisait sans qu’il eût à s’en mêler ; on enlevait les morts, on emportait les blessés, et les rangs se reformaient de nouveau. Au début de l’action, il avait cru devoir encourager ses hommes, et passer dans leurs rangs, mais il reconnut bientôt qu’il n’avait rien à leur apprendre. Toutes les forces de son âme, comme celles de chaque soldat, ne tendaient qu’à écarter de sa pensée l’horreur de sa situation. Il traînait les pieds sur l’herbe foulée, en examinant machinalement la poussière qui recouvrait ses bottes : tantôt, faisant de grands pas, il essayait de suivre le sillon laissé par les faucheurs ; tantôt, comptant les sillons, il se demandait combien il en faudrait pour faire une verste ; tantôt il arrachait les tiges d’absinthe qui croissaient sur la lisière du champ, et en écrasait les fleurs entre ses doigts pour en aspirer l’odeur acre et sauvage. Il ne restait plus trace dans son esprit de ses idées de la veille : il ne pensait à rien, et prêtait une oreille fatiguée aux mêmes bruits, au crépitement des grenades et de la fusillade. De temps à autre il jetait un regard sur le premier bataillon et attendait : « La voilà !… Elle vient sur nous ! se dit-il en entendant un sifflement qui s’approchait à travers les nuages de fumée : En voici encore une autre ! La voilà !… non, elle a passé par-dessus ma tête… Ah ! celle-ci est tombée cette fois !… » Et il recommençait à compter ses pas, qui le menaient en seize enjambées jusqu’à la lisière de la prairie.

Soudain, un boulet siffla et s’enfonça à cinq pas de lui dans la terre. Un frisson involontaire le saisit : il regarda dans les rangs ; beaucoup d’hommes avaient été sans doute abattus, car il remarqua une grande agitation devant le second bataillon.

« Monsieur l’aide de camp, cria-t-il, empêchez les hommes de se grouper ! »

L’aide de camp exécuta l’ordre, et se rapprocha du prince André, pendant que le chef de bataillon l’abordait d’un autre côté.

« Gare ! » cria à ce moment un soldat épouvanté et, comme un oiseau au vol rapide se posant à terre, un obus tomba en sifflant aux pieds du cheval du chef de bataillon, à deux pas du prince André.

Le cheval, ne s’inquiétant pas de savoir si c’était bien ou mal de témoigner sa frayeur, se dressa sur ses pieds, en poussant un hennissement d’épouvante, et se jeta de côté en renversant presque son cavalier.

« À terre ! » s’écria l’aide de camp.

Le prince André se tenait debout, hésitant ; l’obus, semblable à une énorme toupie, tournait en fumant sur la lisière de la prairie, à côté d’une touffe d’absinthe, entre lui et l’aide de camp : « Est-ce vraiment la mort ? » pensa-t-il en regardant avec un sentiment indéfinissable de regret la touffe d’absinthe et cet objet noir qui tourbillonnait : « Je ne veux pas mourir, j’aime la vie, j’aime la terre ! » Il se le disait, et cependant il ne comprenait que trop ce qu’il avait devant les yeux.


(...il resto lo sapete...)


Koutouzow, comme tous les vieillards, dormait peu, et sommeillait souvent dans la journée. Pour la nuit, il s’étendait sur son lit sans se déshabiller, et la passait presque tout entière à réfléchir, sa grosse tête balafrée appuyée sur sa main, et son œil unique plongeant dans l’obscurité.

Depuis que Bennigsen, le personnage le plus puissant de l’état-major, en correspondance directe avec l’Empereur, évitait Koutouzow, celui-ci se sentait plus à l’aise, en ce sens que, de cette façon, il ne serait plus incessamment sollicité d’attaquer l’ennemi mal à propos. Ils doivent comprendre, se disait-il en pensant à l’enseignement qui ressortait de la bataille de Taroutino, que nous avons tout à perdre en prenant l’offensive. Le temps et la patience, voilà mes deux alliés ! Il était sûr que le fruit tomberait de lui-même lorsqu’il serait mûr ; il était sûr, en chasseur expérimenté, que l’animal était grièvement blessé par le concours de toutes les forces de la Russie, mais l’était-il mortellement ? La question n’était pas encore résolue. Les rapports qu’il recevait de tous côtés le lui donnaient à penser, mais il attendait des preuves irrécusables. « Ils me proposent des manœuvres, des attaques. Pourquoi ? Pour se distinguer !… On dirait vraiment que se battre est une chose si réjouissante !… De véritables enfants ! »

Le rapport de Dorokhow à propos de la division Broussier, les nouvelles des partisans, les misères par lesquelles passait l’armée française, les bruits qu’on faisait courir sur son départ de Moscou, tout le confirmait dans l’idée qu’elle était vaincue, et qu’elle se préparait à battre en retraite. Ce n’étaient, il est vrai, que des suppositions, fort plausibles peut-être aux yeux des jeunes gens, mais pas à ceux de Koutouzow. Avec sa vieille expérience, il savait quel cas il fallait faire des on-dit, il savait également combien les hommes sont enclins à tirer des déductions conformes à leurs désirs, et à ne tenir aucun compte de tout ce qui peut les contrecarrer. Plus Koutouzow désirait une solution, moins il se permettait de la croire prochaine. C’était sa seule préoccupation, le reste n’était que l’accessoire, comme l’accomplissement des exigences habituelles de sa vie, dans lesquelles entraient ses conversations avec son état-major, sa correspondance avec Mme de Staël et ses amis de Pétersbourg, la lecture des romans et la distribution des récompenses. Mais la défaite imminente des Français, que seul il avait prévue, était son unique et son plus ardent désir.

Il était absorbé dans ces réflexions, lorsqu’il entendit du bruit dans la chambre voisine : c’étaient Toll, Konovnitzine et Bolhovitinow qui venaient d’y entrer.

« Eh ! qui est là ? Entrez, entrez ! Quoi de nouveau ? » s’écria le maréchal.

Pendant que le domestique allumait une bougie, Toll lui fit part de la nouvelle.

« Qui l’a apportée ? demanda-t-il d’un air froidement sévère, dont ce dernier fut frappé.

— Il ne peut y avoir de doute, Altesse.

— Qu’on le fasse venir ! »

Koutouzow, un pied à terre, s’était à moitié renversé sur son lit, en s’appuyant de tout son poids sur l’autre jambe. Son œil demi fermé, fixé sur Bolhovitinow, cherchait à découvrir sur sa physionomie ce qu’il désirait tant y lire.

« Dis, dis vite, mon ami, murmura-t-il à voix basse, en ramenant sur sa poitrine sa chemise entr’ouverte… Approche-toi. Quelles sont donc les bonnes petites nouvelles que tu m’apportes ? Napoléon aurait-il quitté Moscou ? Est-ce bien vrai ? »

L’officier commença par lui transmettre ce qui lui avait été confié verbalement.

« Dépêche-toi, ne me fais pas languir, » interrompit Koutouzow.

L’envoyé acheva son récit et se tut en attendant des ordres. Toll fit un mouvement pour parler, mais Koutouzow l’arrêta d’un geste, et essaya de dire quelques mots ; sa figure se contracta, et il se retourna du côté opposé, vers l’angle de l’isba où étaient les images.

« Seigneur Dieu, mon Créateur ! Tu as exaucé ma prière…, dit-il d’une voix tremblante en joignant les mains. La Russie est sauvée ! » et il fondit en larmes.

À dater de ce moment et jusqu’à la fin de la campagne, Koutouzow employa tous les moyens en son pouvoir pour empêcher, soit par autorité, soit par ruse, soit même par les prières, ses troupes de prendre l’offensive et de s’épuiser en rencontres stériles avec un ennemi dont la perte était désormais assurée. 


(...dedicato a Emanuele. Quand'anche voi foste tutti come sembrate, varrebbe sempre la pena di combattere per lui. Se poi faceste un piccolo sforzo per nascondere la vostra natura, vi si vorrebbe più bene, o ve lo si vorrebbe con minore difficoltà. La storia non è ancora finita, non finirà domani, non finirà mai. Intanto provate a capire questo, che il resto, come avete visto, è letteratura - e quindi non dovrebbe esserci bisogno di spiegarlo...)

martedì 12 maggio 2020

Rapidissimo commento sul MES

Solo una brevissima annotazione, anzi, sarò generoso, due (da inserire nella categoria "Come funziona").

Primo: credo vi sia evidente, e ancor più lo sarebbe dopo attenta delibazione della lettura consigliata nella diretta di ieri, che il MEF se n'è andato dritto per la sua strada e che anche se fossimo stati in posizione di governo, dati i rapporti di forze, non saremmo riusciti a evitare la richiesta di accesso al MES (che a questo punto si delinea come cosa già decisa da tempo), così come non eravamo riusciti ad evitare il preventivo assenso politico alla modifica (poi non portata a termine) del Trattato. Due pezzi di una strategia complessiva, perseguita da oltre un decennio dai nostri fratelli tedeschi, con il convinto sostegno di alcuni italiani, per portare l'Italia "sotto programma", come si suol dire. Ma la responsabilità politica di questa scelta non è nostra, perché siamo per precisa scelta all'opposizione: la responsabilità è dei 5 Stelle, che dovranno gestirla. Il PD nemmeno lo nomino, tanto si sa...

Secondo: credo vi sia anche evidente che senza questa opposizione non ci sarebbe stato nemmeno un dibattito. Come in altre occasioni (pensate all'Unione Bancaria, cioè al bail in), il Paese si sarebbe legato le mani senza che nessuno di voi potesse avere una minima occasione di apprezzare quanto stava accadendo. Invece il dibattito c'è stato, abbiamo visto le voci a favore (Bufacchi, Caprarica, Sabatini,...), abbiamo visto quelle contrarie (Fitoussi, Giavazzi, Mangia, ecc.), sono tutte registrate, e direi che possiamo passare oltre, nel rispetto di tutte le opinioni, anche di quelle di chi non rispetta i fatti, o forse, semplicemente, non ha gli strumenti culturali e professionali per accertarli.

Ma le opinioni sono sacre, tutte...

Registriamole quindi tutte, e per ora chiudiamo il dibattito. Lo riapriremo, però, quando sarà chiaro chi aveva ragione e chi aveva torto. A quel punto, evidentemente, sarà finalmente possibile, e per certi versi sarà anche necessario, trarre delle conclusioni. Ma sarà stato possibile solo perché questa opposizione si è opposta. So che per molti di voi questo non è "qualcosa". Ma appunto, questa è una vostra opinione...



(...inutile dire che io so come andrà a finire: ma non voglio rovinare la sorpresa, né sembrare eccessivamente supponente, a chi non mi conoscesse. A chi mi conosce, dico che non vedo motivi per cui non vada a finire come tutte le altre volte...)