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martedì 15 aprile 2025

Sui dazi (a futura memoria)

Domenica scorsa ci siamo divertiti:

Torno sull’episodio per valorizzare un mio educated guess: siccome Trump è già arrivato dove voleva arrivare (mettere sui prodotti europei un dazio pari a quello medio europeo, che è del 10%, contro il 2,5% di dazio medio Usa prima dell’intervento), è molto probabile che allo scadere dei fatidici novanta giorni (il 4 luglio prossimo, se non ricordo male) non succeda un accidenti di nulla.

Quelli bravi mi dicono che Rai3 tira giù da YouTube i nostri video, quindi non vi posso “embeddare” la trasmissione, che trovate (spero) qui (si possono inserire video anche da Rumble ma non mi va di fare tutta la sbatta da cellulare in attesa del decollo da Genova)!

Quindi, ricapitolando: fra meno di tre mesi vi offro la preziosa (perché rara) opportunità di darmi del coglione, cosa che potrete fare se si scatenerà l’apocalisse, oppure torneremo nella tana degli operatori informativi e ricorderemo la differenza fra chi, non per suo merito ma perché è andata così, ha studiato quella materia arida e noiosa che è il commercio internazionale, e chi, a domanda tecnica, altro non sa rispondere che “Trump pazzo fascista cacca pupù!”.

Tre mesi passano in fretta!

Con l’occasione, vi ricordo anche la congettura di medio periodo sul TTIP. La storia dello “zero a zero” a me non piace per nulla e peraltro storicamente non è mai piaciuta al partito in cui mi onoro di militare, da sempre scettico sulle virtù del liberoscambismo. Quella storia mi preoccupa molto di più, ed è una delle tante occasioni in cui spero proprio di essere smentito dai fatti. In alternativa, mi cercherò una casa in montagna con sorgente, orto, e pollaio.

E ora, decolliamo da GOA per FCO: la giornata è ancora lunga!

venerdì 4 aprile 2025

Lessico (non) famigliare

Scusate, ma siccome vedo che la panna monta (come al tempo della Brexit, che, ci tengo a ricordarlo, non è andata come dicevano i terroristi), mi limito sommessamente a ricordare che l'integrazione economica prevede normalmente queste tappe:


Di tutta questa storia probabilmente ci interessa la nostra situazione, che è quella di una unione economica e monetaria, cioè dell'integrazione fra:

  1. un mercato comune,
  2. un'unione doganale
  3. un'unione monetaria.

Tralasciando come funzionano il mercato comune e l'unione monetaria (entrambi male, perché sono incompatibili, dato che l'esistenza di un'unione monetaria obbliga i Paesi membri del mercato comune a reagire con politiche restrittive, cioè a fare competizione coi salari, abbattendo il potere di acquisto dei partecipanti al mercato, come Draghi chiedeva nel 2011 e ha rinnegato nel 2024), mi soffermo su come funziona una unione doganale, anche nota agli europei come Zollverein, dal nome del suo più illustre precedente storico.

In un'unione doganale non solo si abbattono le barriere commerciali interne all'area (cioè, per semplificare, si portano a zero i dazi fra i Paesi membri), cosa che avviene anche in una zona di libero scambio (esempio attuale: l'ASEAN), ma si adotta anche una tariffa doganale unica verso le merci che arrivano dall'esterno. I singoli membri di una zona di libero scambio, in altri termini, possono farsi concorrenza (o proteggersi) abbattendo (o mettendo) dazi verso paesi terzi diversi da quelli vigenti negli altri Paesi membri della zona. In un'unione doganale, invece, il dazio sulle merci che entrano (precisazione pleonastica, ma purtroppo occorre farla, dato il livello...) è uguale per tutti i Paesi membri.

Ora, il dazio è intrinsecamente imposto sui flussi di merci in entrata a un Paese. I dazi sulle esportazioni sono eccezioni limitatissime e circoscritte. Visto che il mondo è pieno di analfabeti soggetti al principio di autorità, ecco un riferimento utile:


Inoltre, un'Unione doganale ovviamente regola le tariffe imposte alle merci in entrate dai Paesi che ad essa appartengono, non quelle praticate dai Paesi che ad essa non appartengono, per lo stesso motivo per il quale, che so, un abbattimento del cuneo fiscale deciso dal Governo italiano non si applica ai cittadini statunitensi o neozelandesi (mi fa strano doverlo dire, ma qualcosa mi lascia intuire che è necessario).

Ne deriva che la strana idea secondo cui gli Stati Uniti non potrebbero applicare dazi diversificati ai Paesi dell'Unione Europea perché questi sono membri di un'Unione doganale o perché m'ha detto mi cuggino che er commercio è competenza esclusiva dell'Unione ai sensi dell'art. 3 TFUE non ha alcun fondamento!

Gli Stati Uniti non possono decidere quali dazi carichiamo sulle loro merci in ingresso da noi (possono negoziarlo, non deciderlo), e quei dazi dovranno però essere identici per tutti i Paesi dell'Unione Europea perché essa è anche una Unione doganale. Ma noi non possiamo decidere che gli Stati Uniti mettano dazi uniformi sulle nostre merci in ingresso da loro, perché che cosa fanno a casa loro lo decidono loro, perché non sono membri della nostra Unione doganale, e perché se anche lo fossero l'Unione doganale si preoccupa dei dazi all'import nostro (export degli altri), non all'import altrui (export nostro)! Quindi è assolutamente possibile dal punto di vista economico, logico, astratto e concreto che gli Usa decidano di applicare dazi diversificati ai Paesi membri dell'UE, perché il fatto che noi siamo una Unione doganale riguarda noi e il modo in cui abbiamo deciso di non farci concorrenza o di non proteggerci con tariffe doganali unificate, ma non riguarda loro. Tanto è vero che è già successo, e a gennaio ve ne ho fatto un esempio qui. Non solo! L'ottimo Borghi ha anche rintracciato una ammissione piuttosto ovvia di un personaggio che alcuni potrebbero considerare autorevole:


Non so se è chiaro!

Basta così, o volete dell'altro?

Lo so, questa spiegazione sembrerà assurda, perché è assurdo che la si debba dare.

Ma visto che funziona così, allora meglio togliersi il pensiero, così poi passiamo ad altro.

Aggiungo però una sottolineatura politica. Forse di questo strano trucchetto (consistente nel fatto che i membri di una unione doganale devono avere dazi uniformi in entrata, ma possono subire dazi diversificati in uscita, per il semplice motivo che i loro dazi in uscita in realtà sono i dazi in entrata di Paesi terzi che decidono loro quanto far pagare e a chi perché nulla hanno a che spartire con le logiche di una Unione doganale cui non appartengono!) sarebbe meglio non parlare troppo, e il negoziato bilaterale sarebbe meglio farlo (come staranno facendo Francia e Germania) anziché annunciarlo. Va bene che la turba così si sommuove e "laika" (voce del verbo "laikare", ma anche nome di un cane che finì male), ma nell'affermare certe cose si mettono inutilmente in imbarazzo i membri di Governo, si costringono altri membri di Governo a dire leggere imprecisioni, e soprattutto si afferma una cosa che l'arbitro che gioca con i nostri avversari non è disposto ad accettare: che il progetto unionale è fallimentare. E perché turbare così un personaggio cui invece deve andare la nostra riverenza e il cui sogno non va turbato? Ci sono situazioni in cui le cosa vanno fatte, non dette. E se chi ci dovrebbe sostenere nella nostra battaglia di buonsenso non lo capisce, amen! Siamo veramente così convinti che ci occorra il consenso di chi, per soddisfare il proprio narcisistico bisogno di aver votato "le persone giuste", costringe sistematicamente le persone giuste a fare la cosa sbagliata, cioè a svelare al nemico le sue posizioni?

Io no.

Ma io sò strano...

venerdì 7 marzo 2025

Governance UE e scenari globali


(...dal minuto 58, ma ovviamente anche quello che c'è dopo, e soprattutto prima, vale la pena di ascoltarlo! Le slides sono qui...)

(...fra pochi minuti avremo un webinar ad a/simmetrie sul tema del RearmEurope. Non sarete sorpresi. La svolta bellicista era nella natura delle cose. Dopo aver distrutto il mercato interno, cioè dopo aver segato il ramo su cui era seduta, come documento nel mio intervento, la Germania è andata in cerca di mercati altrui aiutandosi con una pesante svalutazione competitiva dell'euro, che abbiamo documentato qui; respinta con perdite, prima ha cercato di riconvertire la sua economia al "green", sfruttando la paura della crisi climatica. La CO2 però come spauracchio non ha funzionato benissimo. Dopo aver distrutto il nostro tessuto industriale, presa a sberloni dai suoi elettori la leadership tedesca sta tornando indietro di gran carriera sull'agenda green, e per risolvere il problema di tener viva la propria manifattura si è data a un grande classico: fomentare la paura di un nemico esterno per convertirsi all'industria dell'armamento. Chissà se la paura di Putin farà più presa su quelle anime semplici dei tedeschi della paura della CO2! Il buonsenso comanderebbe prudenza: la CO2 ti scalda - se ti scalda lei! - sempre meno di una bomba termonucleare, ma l'idea archetipica dei cosacchi che invadono le capitali europee fa sempre presa. Quindi forse questa volta non possiamo contare sugli elettorati altrui perché ci tolgano le castagne dal fuoco. Altra storia è se dobbiamo contare su di loro. Ha senso volere che le cose vadano bene? Per toglierci di torno la fonte degli squilibri - e qui sapete tutti qual è - un conflitto mondiale è una tappa ahimè inevitabile...)

mercoledì 22 gennaio 2025

Una rondine non fa primavera (i dazi di Trump)

 (…per quanto a noi questo sembri assolutamente anomalo, è successo che per una volta un’agenzia di stampa abbia ripreso le mie parole, senza nessun intervento dei miei uffici, e li abbia riprese in modo corretto. Godi, popolo!…)




domenica 19 gennaio 2025

Svalutazione e dazi

Al prossimo piddino che si straccerà le vesti dicendovi che "Oddio! Adesso arriva Trump, mette i dazi e siamo rovinati, l'economia rallenterà, poveri noi, che ne sarà della nostra economia, [ecc. ecc. ecc.]" suggerisco di rispondere con un asciutto: "Magari! Hai mai pensato a quale sarebbe l'alternativa?"

Poi, approfittando del suo sconcerto, spiegate non a lui, ma agli astanti, perché i dazi potrebbero essere un'alternativa preferibile. Ma prima cercate di capirlo voi! Provo a spiegarvelo...

Parto da una constatazione ovvia. Un Paese che si trova in una simile situazione di squilibrio con l'estero:


qualcosa dovrà pur fare: al limite niente, nel qual caso i mercati penseranno a correggere lo squilibrio, riallineando il valore della sua valuta!

Può essere utile ricordare come vennero corrette le due precedenti situazioni di squilibrio. Quella dei primi anni '80, causata dall'apprezzamento del dollaro a sua volta causato dall'innalzamento dei tassi di interesse Usa (Volcker shock), fu curata svalutando il dollaro, cioè facendo apprezzare lo yen (accordi del Plaza). Lo si vede bene mettendo insieme il tasso di cambio reale con il saldo delle partite correnti:


Il secondo squilibrio, quello che culmina attorno al 2006, fu corretto dalla Grande crisi finanziaria (a partire dalla crisi dei subprime nel 2007).

Ora, escludendo (nell'interesse di tutti) uno scenario globale catastrofico, ed escludendo l'applicazione di politiche di austerità da parte del Governo degli Stati Uniti, per correggere lo squilibrio dal lato delle importazioni Usa (distruggendo l'American way of life e un nostro significativo mercato di sbocco), i due elementi che possono contribuire a "chiudere" abbastanza rapidamente il gap fra importazioni ed esportazioni sono un riallineamento del cambio e l'imposizione di dazi.

Il riallineamento è chiaro come dovrebbe operare: dato che gli Usa sono in deficit e l'Eurozona in surplus, il dollaro dovrebbe cedere (simmetricamente: l'euro dovrebbe rafforzarsi). Una svalutazione del dollaro poniamo del 10% (la si potrebbe facilmente avere nell'arco di un anno, è già successo di peggio in passato) per il cittadino statunitense avrebbe effetti indiscriminati: implicherebbe che tutti i prodotti di ogni Paese che adotta l'euro (quindi anche tutti i prodotti italiani) aumenterebbero di prezzo del 10%. Diciamo che per noi non sarebbe il massimo, soprattutto considerando che non siamo i principali responsabili dello squilibrio commerciale verso gli Usa:


I dazi, che tanta preoccupazione suscitano, consentono invece un'applicazione selettiva. Volete un esempio? Eccolo qua:


Nel quadro di una delle più lunghe dispute commerciali fra Stati Uniti ed Europa, quella fra Boeing e Airbus, nel 2019 gli Stati Uniti decisero di imporre un dazio ritorsivo sui vini provenienti da Francia, Spagna, Germania e Regno Unito.

E sui nostri?

Sui nostri no (per ovvi motivi: non davamo fastidio).

Questo, ovviamente è solo un esempio, un aneddoto, il cui plurale non sarebbe "dati". Tuttavia, i dati dicono che durante la temibile epoca dei "dazzzi di Trump" (diciamo dal primo trimestre del 2017 all'ultimo del 2019, perché poi c'è stato l'Armageddon che ricorderete) le nostre esportazioni verso gli Usa sono cresciute del 22%, quelle francesi del 20%, quelle tedesche dell'11%:


 L'atteggiamento di Trump è sempre stato favorevole ad accordi bilaterali:

e continua ad esserlo. Tanto meglio. Il nostro Paese, il nostro Governo, per inciso anche il mio partito non sono posizionati male, non devono, almeno in teoria, temere mosse aggressive. Lo stesso non può dirsi di altri Paesi e di altri Governi (quelli ai quali già la prima volta non andò benissimo).

Mi sembra quindi ovvio che fra un aggiustamento di mercato che comporterebbe una indiscriminata perdita di competitività per tutti i nostri prodotti (perché tanto per cambiare il valore della nostra moneta risulterebbe artificialmente gonfiato in conseguenza delle politiche della Germania) e interventi mirati dell'amministrazione Usa per ridurre gli squilibri bilaterali più fastidiosi e artificiali (determinati dal fatto che la Germania continua a godere di un cambio per lei eccessivamente favorevole) non c'è dubbio su quale sarebbe la soluzione preferibile per noi.

Vedo più difficile che l'amministrazione Trump ci lasci proseguire sulla strada della svalutazione competitiva dell'euretto, che vi ho documentato qui, e alla quale del resto già nel primo mandato Trump aveva in qualche modo messo un freno.

E la morale della favola è che, salvo prova del contrario che saremo lieti di valutare insieme, sia per il passato che per il futuro, vale per i dazi quello che vale per tante altre cose: se gli operatori informativi ce ne parlano tanto è perché, alla fine, non sono poi così rilevanti per noi.


(...il che non esclude, ovviamente, che non siano un bello e meritato stress test per il progetto leuropeo: ma questo ci preoccupa?...)

martedì 19 luglio 2022

Ingengngnieri alla riscossa

Luca ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il cambio euro dollaro":

Certo che come Senatore della Repubblica e Professore Universitario hai una bocca sporca e un cattivo comportamento, comunque: no, non sono un giornalista, sono un ingegnere elettronico, lavoro da oltre 30 anni nello sviluppo di applicazioni informatiche. Al momento sto lavorando ad un progetto per il Ministero della Difesa Britannica che coinvolge tutte le nazioni. Ovviamente e' difficile trattare con Russia e Ucraina, entrambe affermano che certi territori solo loro, lo stesso vale tra Cina e Taiwan. Capisco che la Lega e' stato l'unico partito a sposare le tue idee sull'uscita dall'euro. Dopo tutti questi anni non ti senti preso in giro? La Lega non parla piu' di queste cose da anni. Non pensi che sarebbe ora di aggiornare queste teorie e di passare a qualcosa di piu' concreto, come per esempio si dovrebbe bloccare l'import da quei paesi che non condividono gli stessi ideali di democrazia nostri. Per esempio la Cina non puo' considerarsi una democrazia, ma bensi' uno stato autoritario governato da una dittatura. Lo stesso vale per la Russia. Che senso ha finanziare questi paesi se poi i soldi li usano per armarsi ed invadere il vicino di casa? Vedi appunto i casi Russia/Ucraina e Cina/Taiwan.

Pubblicato da Luca su Goofynomics il giorno 15 lug 2022, 15:54


(...a star is born! Qui ci divertiamo più che con awanagana, e del resto il tipo umano è quello...)


Caro Luca,

con gli ingengngnieri qui ci siamo lungamente intrattenuti (alcuni esempi), affascinati dal loro singolare comportamento. Alla fine abbiamo capito il loro dramma: quello di essere persone che siccome hanno studiato (a fatica) cose che sembravano difficili alla loro fidanzatina, si sentono intitolati a metter bocca in qualsiasi ambito dello scibile umano, presumendo che saper eseguire cose difficili (o meglio, saperle far eseguire a una macchina) implichi il capire cose semplici. L'esito più probabile di questo paralogismo è il ridicolo, ovviamente. Qualche volta va bene, qualche altra meno bene: dipende dal tempo a disposizione. Oggi è tutto fermo nell'attesa degli esiti della capigruppo, quindi siamo decisamente nel secondo caso: posso dedicarmi a darti una succinta spiegazione del perché le tue parole, tanto supponenti e tanto ingenue, sono una collezione di lievi imprecisioni (tutte peraltro ampiamente sviscerate in questo blog).

Intanto, grazie per averci informato del fatto che fra Russia e Ucraina ci sono delle rivendicazioni territoriali. Non ce ne eravamo accorti ed è una cosa che probabilmente potrebbe tornarci utile.

Mi dispiace doverti ringraziare per questa premura facendoti notare che non esistono "le mie idee" sull'insostenibilità della moneta unica: l'insostenibilità di una moneta unica in un insieme di Paesi che non è e non riesce a diventare un'area valutaria ottimale è un dato ampiamente assodato nella letteratura scientifica, e chi è qui lo sa da undici anni (ed è rimasto qui undici anni, che sono quelli per i quali tu dovresti lurkare, perché lo ha imparato qui). Venendo al caso che ti interessa, quello dell'euro, chi ci ha segnalato che esso è irreversibile (come lo sono state o sembrate tante altre cose) lo ha fatto per evitare di assicurarci che esso sia sostenibile. Se lo fosse, saremmo i primi a esserne lieti. Ma siccome non lo è perché non può esserlo (l'economia purtroppo è una scienza) noi siamo piuttosto preoccupati e vorremmo che anziché rifugiarsi nel pensiero magico (come è accaduto, in tempi più recenti, per le terapie vaccinali), si attivasse un serio dibattito su come renderlo tale o su come gestire i problemi senza che il costo cada sempre sui soliti noti (noi).

Quindi, ripeti con me: "Non esistono le teorie di Bagnai: esiste la teoria delle aree valutarie ottimali".

Poi prendi un fiatone, e ripetilo per un altro centinaio di volte.

Fatto?

Sicuramente no, perché tu sei, appunto, un ingegnere (rectius: ingengngniere) e non un fisico. Il fisico e l'ingegnere hanno approcci diversi: li abbiamo descritti qui. Diciamo che non ti difetta l'ottimismo della volontà... e diciamo che abbiamo capito perché le "applicazioni informatiche" quotidianamente ci danno tante soddisfazioni: perché dietro c'è gente come te, che se la crede molto ma che letteralmente non sa che terra la regga.

Ne vuoi una prova?

Trovo molto interessante la tua idea di scatenare una guerra commerciale contro Paesi che "non hanno gli stessi ideali di democrazia nostri".

Il tuo ideale di democrazia, in effetti, è abbastanza palese: "Io so io e voi non sete un cazzo". Credo che per affermarlo dovrai fare la guerra al mondo (cominciando dalla tua famiglia) e ti faccio tutti i miei migliori auguri. Questa cosa dovrebbe preoccuparti più di quello che invece tanto ti angustia, ovvero il fatto che il mio partito, che mi ha fatto responsabile nazionale economia (poi se hai tempo ti spiego che cosa significa), non mi starebbe a sentire, perché nella sua attuale comunicazione politica insiste su altri temi. Grazie per avermi informato su come il partito di cui sono responsabile economia imposta la comunicazione sui temi di economia: è un aiuto che sinceramente apprezzo, ma per la seconda volta mi trovo costretto a ringraziarti smentendo una tua affermazione (ofelè fa el to mesté, si dice nella culla del movimento in cui mi onoro di militare): quella di scatenare una guerra commerciale contro "i Paesi che non ci hanno la democrazia" (quella che secondo te invece in Italia ci sarebbe) non è una buonissima idea, per svariati motivi logici e pratici.

In termini logici, mi limito a dire che non si può essere, come tu sei, un europeista a 24 carati, cioè sostenere un progetto che trae la propria legittimazione dall'idea che il commercio internazionale sia un fattore di pace e di progresso a prescindere, salvo poi quando le cose vanno meno bene portarsi via la palla come un bambino dispettoso sul campetto dell'oratorio. Vedi, mi hanno affascinato queste tue parole:

"Gettare benzina sul fuoco all'Unione con la scusa di rendere l'Italia piu' competitiva sta sconfiggendo lo scopo dei padri fondatori che l'hanno creata per evitare un futuro conflitto europeo che e' pure arrivato. Ora i paesi dell'Unione possono trattare con Putin con una singola voce. Singolarmente dubito che avrebbero fatto qualcosa."

(qui).

Sorvolo sul lessico ("sconfiggere lo scopo"? "gettare benzina sul fuoco all'Unione"?) e sulle incoerenze interne ("l'hanno creata per evitare un conflitto che è arrivato". Appunto! E quindi?...).

Non posso però non rimarcare la fallacia della tua idea che esistano "economie di scala" in politica, e non posso non essere sbalordito della tua totale astrazione dalla realtà che ti circonda. I paesi possono trattare con Putin con una sola voce? Ah, perché lo stanno facendo!? Non me ne ero accorto. E sta servendo a qualcosa!? Non se ne è accorto nessuno. La guerra commerciale che tu propugni si chiama, in questo caso, sanzioni, e sta funzionando ma purtroppo principalmente contro di noi. Quello che servirebbe è la pace, dalla quale, come tu stesso confessi, purtroppo alcune attuali dinamiche del progetto europeo ci stanno allontanando, anziché avvicinando.

Aggiungo un dettaglio che a tutti sfugge: i "Paesi che ci hanno le risorse" generalmente ne hanno tutte tranne una, la democrazia, per il semplice motivo che la loro particolare condizione li ha resi oggetto degli appetiti coloniali dei Paesi europei, appetiti dai quali molti non sono ancora riusciti a liberarsi, e vanno così allegramente di governo fantoccio in governo fantoccio (c'è una lunga letteratura, qui ne abbiamo parlato tanto), mantenendo al massimo qualche labile parvenza di democrazia (tipo: eleggendo lo stesso presidente della Repubblica per 42 anni - e poi vi lamentate del nostro Presidente!).

Quindi se un Paese trasformatore come il nostro dovesse pensare di aiutare il processo democratico in altri Paesi rifiutandosi di avere rapporti con loro, sarebbe bene che assumesse parecchi poliziotti, perché la pace che non riuscirebbe a imporre all'estero si trasformerebbe immediatamente in guerra in casa propria quando le fabbriche cominciassero a chiudere.

E questi sono appunto i risvolti pratici, che però non ti toccano, perché tu sei fico, sei indernescionàl, non hai mica una fabbrica o un negozio.

Quindi gli altri si fottano (che poi è la base del tuo pensiero).

Che cosa vuoi che ti dica?

Io ai lettori mi affeziono, e sono sicuro che diventeremo grandi amici. Nonostante l'età, hai una freschezza che ti invidio: tutto è facile, e tu lo hai capito. L'unica cosa che proprio non capisci (e si vede che ti dispiace) è perché gli altri non riescano a capire una cosa così facile. Te lo dico io: perché è difficile. Ma per accorgertene dovresti aprire gli occhi. Tranquillo: non devi fare alcuno sforzo. Te li aprirà la realtà, e contestualmente ti insegnerà il rispetto (quello vero).

Poi torna a trovarci.

P.s.: tendenzialmente non affastello congiunzioni avversative: "ma bensì" è pleonastico. Gli ingegneri amano l'esattezza. Gli ingnengngnieri amano se stessi. Non è detto che i due amori siano compatibili.

domenica 6 ottobre 2019

Le tariffe

...che poi sarebbero i dazi, esattamente come le "compagnie" sono società (companies), le "firme" imprese (firms), le "fattorie" fabbriche (factories), ecc. Ma non amareggiamoci con queste scene della vita di provincia.

Di dazi (e di Whirlpool) dovrò parlare fra poco dall'Annunziata. Forse è il caso di ricordare qui un paio di cosette.


Il grafico riporta l'andamento del tasso di cambio euro/dollaro misurato in dollari per euro (certo per incerto) e in euro per dollaro (incerto per certo). La quotazione di cui si parla sui media è la prima, cioè la spezzata blu, che, quando il cambio si svaluta, scende (a testimoniare che per lo stesso euro ti danno meno dollari). La quotazione incerto per certo (spezzata arancione) funziona in modo uguale e contrario: quando il cambio si svaluta, la quotazione sale (a testimoniare che per acquistare lo stesso dollaro occorrono più euro).

Il puntino rosso indica la data in cui scrissi questo articolo, dove sostenevo che (mi cito col consueto immenso piacere): "l’euro a 1.37 (diciamo 1.4, arrotondando) sul dollaro è troppo alto, come anche Prodi autorevolmente ci ha ricordato, il che apre la strada a due soluzioni: o l’euro si svaluta, o crolla sotto il proprio peso. La perdita da svalutazione quindi, da qui ai prossimi due anni, ci dovrà essere in ogni caso."

Come i miei lettori sanno, ogni tanto ci prendo, e infatti dopo il puntino rosso vedete un bello scivolone. Da 1.37 (media del mese di maggio 2014) l'euro scese a 1.08 (media del mese di aprile 2015). Soddisfazione intellettuale a parte (ci voleva poco), in pratica che cosa era successo?




Ce lo esemplifica questo semplice schemino. Se a maggio 2014 un cittadino statunitense per comprare un bene europeo del prezzo di 100 euro doveva spendere 137 dollari, ad aprile 2015, essendosi indebolito l'euro, ne bastavano 108. Le importazioni dall'Eurozona erano diventate più convenienti per gli statunitensi. Naturalmente, però, se un cittadino europeo voleva acquistare un bene statunitense dal prezzo di 100 dollari, a maggio 2014 gli basavano 73 euro, ma ad aprile 2015 gliene occorrevano 92.6, con un aumento del 26.85%. Le importazioni di beni statunitensi da parte degli europei sono le esportazioni di beni statunitensi verso l'Europa (per la precisione, l'Eurozona), e quindi, tanto per esser chiari, con un'unica semplice mossa Draghi aveva messo un bel dazio del 26% su ogni e qualsiasi bene esportato dagli Stati Uniti verso l'Eurozona.

Lo scopo era nobile, per carità: tenere i cocci insieme! Con un tasso di cambio vicino a 1.4 le esportazioni dei paesi del Sud, ma anche quelle tedesche (una volta distrutta con l'austerità la domanda, cioè la capacità di spesa, dei paesi del Sud) si sarebbero trovate in difficoltà. Troppo care! Diventava imperativo vendere a 108 dollari quello che ne costava 137 in modo da mantenere in vita l'economia dell'Eurozona.

Ma l'economia si fa in due: gli Stati Uniti ovviamente non presero bene questa mossa.

La prima reazione fu semplice: la revisione dell'Omnibus Foreign Trade and Competitiveness Act, una legge promulgata sotto la presidenza Reagan e poi rinnovata varie volte che conferiva al governo degli Stati Uniti il compito di sorvegliare l'evoluzione della competitività dei principali partner commerciali, e in particolare l'andamento delle loro valute. Con il Trade Facilitation and Trade Enforcement Act del 2015 si definivano dei precisi criteri quantitativi per l'individuazione dei paesi manipolatori di valuta e per quelli da mettere sotto osservazione. I criteri da considerare diventavano tre: entità del surplus della bilancia dei pagamenti (non superiore al 3%), entità del surplus bilaterale con gli Stati Uniti (non superiore a 20 miliardi di dollari), persistenza degli interventi sul mercato dei cambi. Il rapporto semestrale sulle Politiche Macroeconomiche e Valutarie dei Principali Partner Commerciali si arricchiva così di una nuova tabella, la lista dei paesi sotto osservazione, e naturalmente a partire dall'edizione dell'aprile 2016 (la prima a recepire le modifiche della normativa) la Germania, infrangendo due criteri su tre, veniva messa in lista, come qui sapete bene:


e lì è rimasta fino all'ultimo rapporto, quello del maggio di quest'anno (è imminente la pubblicazione di quello di ottobre).

Vi sarete forse persi il simpatico scambio fra Peter Navarro, presidente del Consiglio Nazionale per il Commercio Estero degli Stati Uniti, e la signora Merkel, dove il primo accusava la Germania di approfittare di un euro estremamente sottovalutato per sfruttare gli Stati Uniti e gli altri paesi europei, e l'altra rispondeva, in modo lievemente inconferente, parlando di indipendenza della Banca centrale... Se anche fosse vero (e non lo è) che la Germania non influisce politicamente sulle scelte della Bce, ci sono mille altre cose che potrebbe fare a casa sua e che gli economisti le chiedono da anni per sanare gli attuali squilibri che vedono il suo surplus estero a circa 300 miliardi di dollari! Ad esempio, aumentare i propri investimenti pubblici (e quindi il proprio Pil e a ricasco le proprie importazioni).

Che gli Stati Uniti avrebbero reagito era sufficientemente ovvio per chiunque. Del resto, che l'euro sia troppo debole per la Germania lo confermano studi della stessa Bce (posteriori a quelli citati nel nostro studio, che già confermavano la stessa cosa):


La metodologia usata ve la descrissi qui tre anni fa, i risultati sono abbastanza eloquenti: nel 2016 solo per la Germania (e marginalmente per la Francia) l'euro risultava una valuta troppo debole (di circa il 5%), mentre per gli altri paesi era più o meno prezzata correttamente. Il punto è che nell'Eurozona o è in equilibrio la Germania, o sono in equilibrio gli altri, e quando il buon senso consiglia di non penalizzare troppo gli altri, l'unico modo per evitarlo è dare un vantaggio ingiusto alla Germania.

Se poi Trump (ma prima di lui Obama!) se la prende, non è perché è cattivo dentro, come sosteneva un bizzoso Katainen alla conferenza interparlamentare europea: è solo che quando è troppo è troppo.

Alla prima occasione utile, quella offerta da un'istituzione della globalizzazione, il Wto, con il suo lodo sul caso Airbus/Boeing, la reazione non si è fatta attendere. Guarda caso, i dazi che Trump mette ai prodotti europei sono della stessa entità del dazio che Draghi è stato costretto a mettere sui prodotti Usa con la svalutazione del 2015 (e anche qui non erano mancati colpi di avvertimento: Trump aveva apertamente dichiarato di considerare Draghi un manipolatore)!

Questi sono fatti, abbastanza separati dalle opinioni, mi pare.

Le conclusioni le lascio tirare a voi. Ora io mi devo tirare a lucido per non sfigurare nel salotto dell'Annunziata...

mercoledì 3 gennaio 2018

Meglio un morto in casa...

...che un pisano nei commenti.



Unknown ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "L'Europa secondo i tedeschi": 

Buon anno professore mi chiamo Antonio e ho 67 anni scrivo da Pisa .

Non mi intendo molto di economia se non quella della vita e delle righe che leggo da una vita cercand di capirci qualcosa, ma mio nipote Marco mi ha parlato di lei dicendo che si deve uscire dall'euro chiedendomi di dirle alcune mie domande perché dice che io non capisco nulla però non mi risponde .

Allora ho accettato..........

Discorso economico stretto stretto: 
1)Se l'Italia esce dall'euro ho detto a mio nipote ci sarebbe una guerra commerciale . Chi ci garantisce che non ci punirebbero? Francia,Germania,Spagna,
Olanda,Portogallo non scambierebbero più con noi e forse nemmeno Londra per non immischiarsi .Tutto questo oltre a ridurre i beni e servizi aumenterebbe i prezzi perché non ci sarebbe la concorrenza con l'estero .

2)Ho sentito alcuni professori affermare che la nostra industria è allo sfascio ormai e che siamo 20 anni indietro come tecnologia e che ormai senza quella se anche prima potevamo uscire ed era giusto farlo ora non avrebbe senso tornare a fare concorrenza perché in tanti settori finiremmo a pallette .

3)Anche l'energia si pensi al petrolio libico in mano ai francesi o agli arabi sauditi che non ci darebbero certo una mano.

Discorso delle procedure:
4)Poi per uscire serve un decreto ma quello lo firma il Mattarella che non lo firmerebbe e alla apertura delle banche la speculazione ci metterebbe ko senza una Banca centrale .

5)Poi c'è anche il discorso delle nuove banconote e della nuova Banca Centrale servirebbe tempo e che si resta senza soldi se le banche non te li danno perché non ce l'hanno ?

Discorso finanziario:
6)poi c'è il targhe2 di Draghi che sono mi pare 150 miliardi 
e vanno dati dalla nostra banca centrale...non glieli darebbe certo la BCE (come dice il suo collega con gli occhialini della lega) se noi ce ne andiamo... 
7)poi anche il debito che con i soldi stampati da Draghi è stato comprato in questi anni in legge straniera e non si potrebbe ripagare in lire. Ci costerebbe più caro dopo la svalutazione.

8)poi ci sono le banche fallite coi crediti sofferti che sono altri miliardi.

9)e Poi i debiti esteri che scapperebbero in massa anche dopo la svalutazione per il discorso della guerra commerciale.

Io credo che tra tutto il costo è 1000 miliardi così a naso.

Sono tutte domande magari da popoletto ma sono quelle a cui la gente non sa dare risposta e teme gli levino le pensioni.Forse dovrebbe scriverci un articolo.

Un salutone se ho scritto errori mi perdoni.
Antonio Pisa



Bene, carissimi... a quanto pare il dibattito è ancora qui! Voi che siete o credete di essere più avanti, cosa rispondereste, in sintesi, a questo nostro amico lievemente fuorviato da anni di propaganda?

Io, da parte mia, mi limito a fargli un'unica osservazione, scusandomi se gli sembrerà un po' troppo tranchant (d'altra parte, per quanto io sia uomo di sani principi, e quindi rispettoso verso l'anzianità - che per me fa grado - sono pur sempre un fiorentino, e quindi naturaliter polemico con i fratelli pisani...).

Caro Antonio, il tu nipote, a differenza di me, un rispetta gli anziani (imparerà a farlo), e quindi esagera. Io non credo assolutamente che te ttu non capisca nulla. Se te ttu non capissi ma veramente nulla, non ti porresti nemmeno delle domande. Mi sembra più probabile che lui non si sappia spiegare. Tuttavia, una cosa in effetti temo ti sfugga (a parte il fatto che su quanto mi chiedi ho scritto decine di articoli e due libri molto letti: ma se non vuoi leggerli, io ti rispetto): dovresti porti qualche domanda su come ti siano pervenute le informazioni che hai e che condividi con me sotto forma di domande (ma per te, mi pare abbastanza chiaro, sono risposte). A grandi linee, penso che ti siano arrivate da giornali e televisioni. Ora, caro Antonio, sei proprio sicuro che i proprietari di giornali e televisioni, o comunque chi è in grado di influenzarne i contenuti, siano proprio tutti intenzionati a tutelare i tuoi interessi? Pensi di avere gli stessi interessi di De Benedetti, di Cairo, di Berlusconi?

A loro, evidentemente, l'euro piace e fa comodo, e quindi chiedono ai loro giornalisti di parlarne bene. Io non dubito che magari possa fare comodo anche a te. Ma solo se sei un multimiliardario (e non vuoi troppa concorrenza). Ci sarà pure un motivo se da quando c'è l'euro redditi e ricchezza si sono andati concentrando, non solo in Italia, ma anche in Germania!

Ecco: secondo me l'unica cosa che non hai non dico capito, ma pensato, è che prima di dar retta a chi ti fa un racconto, dovresti vedere quali interessi abbia, e se collimano coi tuoi. Io sono un dipendente pubblico, e dopo oltre vent'anni di insegnamento di ruolo all'università guadagno meno di tremila euro al mese, che è molto rispetto a quanto c'è in giro, ma meno di quanto mi darebbero in qualsiasi università cinese (per fare un esempio), dove però i prezzi sono molto più bassi di qua (ovviamente la differenza dovrei spenderla in medicine a causa dell'inquinamento, ma era solo per darti un'idea). Quindi sto bene (compatibilmente coi miei bisogni, che non sono esagerati), ma non tanto quanto De Benedetti o Cairo. Quindi, quando loro mi dicono che una cosa è buona o cattiva per me, io prima mi commuovo per tanto generoso disinteresse, e poi verifico. In qualche modo, è quello che stai facendo anche tu, con le tue risposte travestite da domande. Ora però, siccome sono anni che rispondo a queste risposte, anche allo scopo di capire se è servito a qualcosa lascio che a rispondere siano i miei lettori. Sono un po' ruvidi, non ci fare caso: a modo loro sono anche delle brave persone. Se le risposte non saranno chiare, interverrò per chiarirle. Se saranno troppo ruvide, non le pubblicherò...








E ora a voi, ciurma! Siete capaci di parlar chiaro?