domenica 2 agosto 2026

Complottismo e lotta di classe

(...le ultime escursioni avevano evidenziato qualche limite dei miei scarponi - un male cane in discesa! - e quindi ieri mi era punta vaghezza di provarne un paio che avevo accantonato qualche tempo fa: e quale miglior test della Rava del ferro, su cui qui in tanti vi eravate esercitati?


anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "I tuttosubitisti e il giorno della marmotta":

bè, la metafora finale è una vera e propria ammissione, di colpa, di responsabilità o di fallimento non ha importanza. Intuisco la fatica della salita ma, come sul monte amaro hai evitato la rava del ferro, il paradiso delle ginocchia spappolate, ho la quasi certezza che arriverai alla agognata meta politico/catartica spinto da una buona fetta di italiani. Se la testa rimane allenata ovviamente

Pubblicato da anonimo su Goofynomics il giorno 16 ago 2023, 22:47


Leo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "I tuttosubitisti e il giorno della marmotta":

L'ascesa più dura per arrivare a Monte Amaro per me è quella dalla Rava del ferro una sassaiola tremenda, perché nel salire ogni due passi avanti ne fai uno indietro (i piedi spesso affondano nei sassi che non sono stabili) e nello scendere in molti tratti sembra che stai facendo una gara di slalom più che un sentiero in discesa.

Rava del Ferro su YouTube a questo link

https://youtu.be/mYFMUg5emmU

Pubblicato da Leo su Goofynomics il giorno 19 ago 2023, 13:07


Forse perché non auro sed ferro recuperanda est patria, il ferro esercita su di me una certa fascinazione - ed è infatti da Pizzoferrato che vi scrivo! Ma insomma, su questa "rava" aleggiava un'aura fosca e ostile, tant'è che forse avrei fatto a meno di percorrerla, se non fosse stato che, vittima della mia ansia di migliorarmi sempre, comunque, e in tutto, lo scorso anno avevo chiesto a un amico veramente esperto - maresciallo inquadratore degli alpini - di portarmi a Monte Macellaro, e lui, per non farsi mancare niente, prima mi aveva proposto di continuare per Monte Amaro - e fino a lì, tutto bene! - e poi di "esfiltrarmi" per la via più rapida, che secondo lui sarebbe stata la direttissima o in alternativa la via normale aka Rava del ferro: e siccome tornare per la via di salita era comunque lunga, avevo accettato, percorrendo la rava per la prima volta in discesa. Il dato in qualche modo angosciante per me era che siccome la pendenza aumenta mentre si scende, l'imbocco del canalone era costantemente occultato dalla curvatura del terreno nonostante che più si scendeva e più il sentiero diventasse ripido, il che mi faceva presagire tratti esposti, o comunque la necessità prima o poi di attaccarsi a qualche corda! La ghiaia, di per sé, poteva anche essere divertente dove era sufficientemente sciolta e regolare: lì basta lasciarsi andare e in effetti ci si può sostanzialmente sciare sopra. I problemi cominciano dove il ghiaione si trasforma in sfasciume - e allora ti pianti, perché i sassi sono troppo grandi per cedere sotto il tuo peso! - e dove la ghiaia invade certi tracciolini terrosi, rendendoli, almeno per me, un incubo. Normalmente me la cavo correndo, ma se la pendenza aumenta questo tipo di soluzione non è proprio il più intuitivo. Sintesi: sulle due ore teoriche di discesa, credo di ricordare di avercene messe almeno tre, battendo il sedere in terra un certo numero di volte - a singola cifra! Però mi era rimasta la curiosità di farla in salita. Ieri la luce mi ha svegliato alle 4:30 - sono molto fotosensibile - e alle 7 ero pronto a salire. Piccolo controcazzo: le nevicate di aprile, con quella neve pesante, umida, sovrabbondante, hanno prodotto così tante valanghe che l'attacco del sentiero era completamente invaso da faggi ad alto fusto spezzati come fiammiferi! Così, giusto per ricordare che c'è qualcosa di peggio della ghiaia... Però, con tutto che cercavo di dosare le forze, memore della discesa, la salita non mi era sembrata poi così proibitiva e in tre ore e mezza (con soste) ero su. La discesa, tolto il peso psicologico di non sapere come sarebbe andata a finire - perché questa volta lo sapevo! - era decisamente più gestibile, anche se non riuscivo, con mio grande scorno, a tenere il passo dei tanti più esperti di me che avevo tenuto in rispetto salendo, ma che scendendo mi stracciavano, e secondo me un pezzo del problema è che io non scio, mentre in quel posto quella tecnica serve. L'ultimo tratto, fra due pareti di calcare bianco calcinate dal sole, sulle graniglie altresì bianche e riflettenti, con un gran caldo, con le braccia rosso peperone - ero in maniche corte! - è stato un discreto incubo. Quasi un'ora vedendo la fine del sentiero, ma progredendo lentissimamente per arrivarci intero e non ammaccato... Per fortuna avevo tutta l'acqua necessaria!

Il video di Leo rende molto bene l'idea ed è immune dal vittimismo di molti video escursionistici - rettificherei solo la geografia! Tuttavia, la rava che funziona come dice Leo non è quella del ferro, ma quella della giumenta bianca, che infatti non farò, perché ha senso farla solo con gli sci e io... non so sciare!

E le scarpe? Vanno benissimo! I tedeschi sanno fare le scarpe, questo gli va riconosciuto...)


Ho consultato le statistiche del blog. Ad agosto 2012, mentre scrivevo la prima edizione, scrissi anche 19 post. Non so se in questo agosto riuscirò a tenere il ritmo! Certamente il 10 dovrò annunciarvi il #goofy15, un'edizione che, come sempre, sarà la più bella di tutte. Altrettanto certamente ogni tanto dovrò chiedervi un favore. Ad esempio oggi...

Mentre stavo illustrando il grafico della vergogna, mi è tornato in mente il commento di un'educanda piddina che su sbilanciamoci mi aveva accusato di complottismo perché avevo squadernato le conseguenze distributive dell'integrazione monetaria. Negli anni '80 un sinistrato medio dava per acquisito che la politica del cambio forte servisse a indurre moderazione salariale. Nel corso degli anni questa consapevolezza si era sfilacciata, o veniva pudicamente nascosta a se stessi, nel tentativo forse di rifarsi una verginità distogliendo lo sguardo dall'orrore e dal tradimento di cui ci si era macchiati. Ma insomma, per la simpatica Maria Barbisa "de sinistra" io ero complottista perché sostenevo che la deflazione salariale danneggia i lavoratori (quello che oggi perfino Uva ammette con nonchalance).

Quello fu il secondo shock culturale determinante per me.

Il primo, lo ricorderete, era stato l'agghiacciante discorso di Aristide, il funzionalismo for dummies: "Alberto, sappiamo che l'euro non funziona ma realizzandolo causeremo una crisi che spingerà il popolo a chiedere gli Stati Uniti d'Europa!" Lì capii che la sinistra aveva tradito, anche se, a ben vedere, questo approccio in filigrana palesava che avere una minima legittimazione democratica - se pure ottenuta manganellando il popolo con le crisi! - alla sinistra sembrava ancora indispensabile. Non sono certo che oggi sia ancora così, dopo che incattivita dalla perdita di presa la sinistra delira di limitare il diritto di voto ai soli "colti" (intesi come chi la pensa come loro).

Il commento della Maria Barbisa che mi accusava di complottismo, invece, mi fece capire che la sinistra era morta! Ricondurre a categorie soggettive da feuilleton un fenomeno che, almeno a sinistra, mi aspettavo venisse analizzato in termini di dinamiche oggettive, e peggio ancora non saper leggere come tale un'analisi basata sulla valutazione oggettiva dei rapporti di classe! Ecco: non credo che ci potesse essere definizione migliore di "morte cerebrale della sinistra".

Ora, la cortesia che vi chiedo è questa: qualcuno di voi, credo sherpa810, tempo addietro ha ripostato il post di sbilanciamoci impreziosito da questo commento. Io ho fatto del mio meglio per trovarlo, ma ho fallito. Per caso siete in grado di ripropormelo? Nella seconda edizione vorrei fare un minimo di analisi di questa sconfortante regressione culturale.

Grazie!

venerdì 31 luglio 2026

Lavori in corso

In un giorno dedicato al commento degli ultimi dati sul Pil, mi pregio di segnalarvi che il primo grafico della seconda parte nella nuova edizione del Tramonto è questo nostro vecchio amico:


con la A di Alberto, la C di crescita e la D di depressione. Naturalmente resta aperta la facoltà di segnalare eventuali altre cose che vi abbiano particolarmente colpito (io prendo nota). Non ho molto più di un'ottantina di pagine, quindi vanno un po' selezionate. La cosa che prende meno spazio però è la risposta alla domanda (ricorrente nella cloaca, che altrimenti non sarebbe tale): "Perché non siamo usciti?".

La risposta è semplice: perché non lo avete voluto voi, dando solo il 17% all'unico partito euroscettico. Ci siamo contati per scoprire che la nostra era una battaglia minoritaria, e da quel momento in avanti, amici cari, ci si prospettava astrattamente un bivio: diventare dei piccoli Padoa Schioppa, cioè decidere noi per la maggioranza (posto che avessimo avuto i mezzi per realizzare le nostre decisioni, mezzi che naturalmente per definizione non avevamo, essendo minoranza), o iniziare una lunga traversata nel deserto delle istituzioni, nella disperata speranza che la consapevolezza potesse diffondersi fino ad attutire le conseguenze dell'inevitabile futura crisi.

Potevamo fare di più per convincere gli elettori?

E come no! Avete capito di chi parliamo, no? Di "guarandanovemijoni", "Pescaracas", "l'Italietta della liretta", ecc.

Questi sono gli elettori.

E anche qui siamo di fronte a un altro astratto bivio: dovevamo anche noi abbracciare la prospettiva epistocratica, negando il diritto di voto a dei cretini simili (resterebbe poi da capire come avremmo negato loro l'accesso alle urne...), oppure dovevamo rincretinire il nostro messaggio nella speranza di coinvolgere le loro deboli menti, salvo poi fare del loro consenso un uso migliore di quello che loro stessi ne avrebbero fatto?

Ecco, questo secondo bivio è più impervio del primo.

Nel primo caso, perdonatemi, ma non potete chiedermi di diventare un Padoa Schioppa, una persona disposta a infliggere qualsiasi livello di violenza economica alla maggioranza pur di condurla sul sentiero della Verità che pensa di avere in tasca (ricordate: "attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna"). Un approccio paternalistico che mi rifiutavo di avallare ex ante, e che quindi figuratevi quanto sia disposto a considerarlo ex post, ora che perfino Draghi ne ha dichiarato il fallimento (perché sì, il riavvicinare alla durezza del vivere era tagliare le pensioni, tagliare i salari, ridurre la domanda interna: cioè quella cosa che secondo il Draghi del 2025 ci ha rovinato e secondo il Bagnai del 2011 ci avrebbe rovinato...).

Ma nel secondo caso, posto che la deriva epistocratica mi ripugna non fosse che per il mero dato di fatto estetico che chi se ne fa promotore è regolarmente un poraccio che parla un italiano infarcito di barbarismi ed è palesemente refrattario a qualsiasi fruizione culturale di minima quota, è altrettanto vero che la deriva "sciura Maria" (incretinirsi per inseguire i cretini) è altrettanto ripugnante, ed è nei fatti una causa attiva dello sfaldamento del nostro sostegno, dato che il cretino, o meglio lo stupido, come ci insegna Cipolla, è imprevedibile, e quindi andare al suo inseguimento non può che determinare un messaggio politico condannato a essere (e quel che è peggio a sembrare!) estemporaneo e privo di direzione.

E questo credo chiuda il capitolo "politico" della seconda edizione, o quanto meno ne costituisca il nucleo (salvo aggiungere qualche aneddoto ad colorandum), lasciando spazio a temi più interessanti...

giovedì 16 luglio 2026

Altre tre interviste

(...fa sempre piacere ricevere un complimento da una signora! Ieri ho incontrato una donna molto importante per me, che mi conosce bene, che sa come sono fatto dentro. Un fugace incontro a pagamento, ma non pensate male: l'appuntamento non era in una casa, era in una clinica. Al termine, mi ha detto che effettivamente i miei 64 non li dimostro né fuori, né dentro, e anche se un po' comincio a sentirli - ad esempio nei tempi di recupero dopo le escursioni - la cosa mi ha fatto piacere. La condivido con voi perché qualcuno, in un commento su X al post precedente, diceva: "Spero che non si dovrà aggiungerne una quarta nel 2030 o pure peggio una quinta nel 2035". Io invece conto di aggiungerne perfino una nel 2062, pensate un po'. Sì può fare...)

Abramo:


Maria:

Ida:


(...le altre sono qui...)

(...per un fenomeno strano, da quando ho perso mio padre mi mancano i miei nonni, soprattutto le mie nonne, perché il nonno materno non l'ho conosciuto - ne porto il nome per un ben preciso motivo - e quello paterno lavorava sempre. Questi video in cui mi sono imbattuto grazie all'algoritmo, che - come ogni regime totalitario - ha fatto anche cose buone, sono una delle cose più poetiche che abbia visto in vita mia: poetiche nella realizzazione, nella delicatezza, nel rispetto, e poetiche nell'intenzione, quella di trasmettere una memoria, una memoria orale. Un po' di aritmetica ci aiuterà. Nel 1926, quando questi centenari nascevano, o trotterellavano per casa sulle loro gambette di quatrani, viene istituita l'Opera nazionale Balilla, e i sindaci sono sostituiti dai podestà. Quando Guernica venne bombardata avevano 11 anni, e quando venne bombardata Ortona ne avevano 17. Quando entrò in vigore la Costituzione ne avevano 22, e quando entrò in vigore l'euro ne avevano 73. Ne hanno viste e capite, o patite, di cose, questi occhi. Quando riflettiamo alle miserie della nostra esistenza, un po' autonomamente, un po' perché condizionati - tutti lo siamo! - dal racconto falso e bugiardo dei nemici della democrazia, che scoprono ora i mali che hanno causato, fermiamoci un attimo e ascoltiamo queste storie. Non solo il Paese, ma anche i suoi abitanti, singolarmente, hanno passato momenti più difficili di questo, schiavitù più dolorose, circostanze più assurde del gigantesco suicidio collettivo che ci sta travolgendo. Perché abbiamo deciso di condannarci alla povertà e all'irrilevanza non mi è del tutto chiaro - il come sì, il perché un po' meno - ma per quanto questo possa sembrare, e in effetti sia, innaturale, la cosa più assurda del mondo resta sempre la morte di un figlio...)

(...dunque, facciamo un po' di conti... Le Guerre dei trent'anni durano trent'anni, quindi se iniziano nel 2018 terminano nel 2048. Nel 2048 sarò un arzillo ottantaseienne: magari non andrò a Monte Amaro, ma al Porrara penso di sì, o almeno al Basilio, sempre che mantenga la testa, che poi è la cosa che mi preoccupa di più. Quindi sì, nel 2030 un'intervista ci sarà di sicuro! Ma non auguratemi che sia l'ultima! Abbiamo ancora molto tempo da passare insieme, anche se confido di passarne un po' coi miei nipoti. Sempre l'aritmetica ci dice che quando nacque er Palla mio padre aveva la mia età attuale. Siamo un po' in ritardo coi nipoti, ma alla fine arriveranno, ed è per loro che mi sto tenendo in forma. D'altra parte, all'età mia mio padre era decisamente meno prestante: smettendo di fumare si era appesantito. Io, per non sbagliare, non ho cominciato, e così un problema l'ho risolto in radice. Certo, a star seduti sulla riva del Sangro il rischio di prendere i reumatismi è concreto: ma io tutti li voglio veder passare, dal primo all'ultimo, e li vedrò: ve l'ho detto che sono paziente!...)

mercoledì 15 luglio 2026

Tre interviste

 Nel 2026 su Money.it:

Nel 2014 su Rai2:

Nel 2012 su byoblu:


Cose sbagliate non ne vedo, ma non vi potete aspettare che ne veda io, sono evidentemente di parte!

Non vedo nemmeno molte differenze (a parte l'età).

Voi ne vedete?

lunedì 13 luglio 2026

Alieno, alloctono, esotico

(... abbreviamo un lungo viaggio per Milano. L'incontro annuale della CONSOB con il mercato è un evento interessante, parteciparvi è tanto un onore quanto un dovere, ma non lo definirei esattamente un divertimento. Per alleggerire la giornata, torniamo alle origini del nostro blog...)

Diciamocelo pure con franchezza: chi di noi non ha pensato che i francesi esagerassero coi loro logiciels (software) per i loro ordinateurs (computer)? Nessuno si sarebbe mai aspettato che che potessero definire escargot (chiocciola) il noto carattere @: sarebbe stata una duplice lesione (linguistica e gastronomica) della loro identità culturale, anche se la soluzione scelta (arobase) ha una storia interessante che non deriva da Clovis, ma da quelli che a Poitiers le avevano prese (الربع). Mi affretto ad aggiungere a uso degli imbecilli, cui questo post è affettuosamente dedicato (qualcuno dovrà pur pensare a loro!), che so bene (io) che Clovis era morto da 221 anni al tempo della battaglia di Poitiers. Ma insomma, se perfino il nemico giurato (all'epoca) degli Stati Uniti si era arreso a компьютер, la tigna di voler chiamare il calcolatore elettronico con un termine orgogliosamente autoctono, battezzato il 16 aprile del 1955, mi sembrava appunto una scelta da orgoglioni.

Fra l'altro, queste ubbie identitarie potevano facilmente indurre in errore. Non so se avete mai saputo che cosa fosse il Minitel: qualcuno lo ricorda? Per farla breve, era una specie di televideo i cui terminali si attaccavano alle prese telefoniche. Uno strumento utile, indubbiamente (la storia la trovate qui), tanto utile da indurre persone orgoglionamente francesi, come il mio carissimo amico Jean Charles, a ritenere che Internet non avrebbe avuto presa, perché non sarebbe sostanzialmente servito a nulla che già il Minitel non facesse.

Grave errore di valutazione!

E quindi, per vari motivi, questa difesa ultra vires dell'identità linguistica da parte dei miei adorati cousins (cousinage, dangereux voisinage...) mi sembrava, nel suo indubbio eroismo, un tantinello controproducente, e forse anche un pochino (si je l'ose dire) risibile.

Due giorni fa ho cambiato idea, e vorrei spiegarvi perché.

Premessa

Ho già chiarito a chi è dedicato questo post: agli imbecilli, cioè, etimologicamente, alle persone che senza il bacolo del principio di autorità non riescono ad addentrarsi in un ragionamento (sì, perché imbecille viene da "in" "baculum", dove "in" ha il significato privativo che gli proviene dal proto-indoeuropeo "ne", non quello inclusivo che gli deriverebbe dal proto-indoeuropeo "en", a testimonianza del fatto che in tutte le cose l'ordine è importante...). Dobbiamo avere pietà umana di questi nostri fratelli più deboli: la loro tutela rientra a tutti gli effetti in quegli inderogabili doveri di solidarietà sociale cui ci richiama l'art. 2 della Costituzione. Ne consegue che indurli in errore non è solo un gesto poco umano: è anche e soprattutto un gesto anticostituzionale! Resta il fatto che siccome sono imbecilli, la loro redenzione non è solo impossibile, ma anche inutile. Cimentarsi in un simile tentativo ha l'unico scopo di farci sentire in pace con la nostra coscienza: non è poca cosa, considerando che un sonno regolare, fra l'altro, pare regoli i livelli di cortisolo (il mio è comunque ampiamente nei limiti).

Procedo quindi con un primo, vano, tentativo di scrematura.

Capracotta, Marsia, Valle del Sole, Tavola Rotonda, Passo San Leonardo, Colle Rotondo di Scanno (e altri ne potrei aggiungere), che cosa hanno in comune?

Vi aiuto io (ho già provato a farlo in una delle tante fabbriche algoritmiche del disagio): sono sei dei 65 impianti sciistici dismessi censiti sull'Appennino, quelli nei cui paraggi passo più spesso. Come ho cercato (invano) di spiegare in varie fabbriche del disagio, se illo tempore tanti imprenditori hanno fatto investimenti per costruire impianti, strutture alberghiere, ristoranti, e via dicendo, è evidentemente perché si aspettavano di poter contare su un ritorno economico. Questo è tanto più vero in quanto l'epoca in cui la maggior parte di questi impianti venne concepita e realizzata non era ancora quella odierna, in cui ti muovi se intercetti un fondo "europeo", che generalmente ti viene erogato purché tu faccia cose che non servono a niente (come una pista ciclabile in mezzo a una carreggiata stradale, o una pista da sci a bassa quota!): allora gli imprenditori i soldi li mettevano di tasca loro, l'incentivo allo spreco, alla dissipazione e alla corruttela dato dall'Unione allora non era tanto forte quanto oggi!

Per darvi un'idea, proprio ieri parlavo con uno di questi imprenditori, che in uno degli impianti citati fatturava sei milioni al giorno con un chiosco di ristorazione. Tremila euri (con la "i" di imbecille), ma considerando il periodo in cui questo accadeva (un panino te lo portavi via con l'equivalente nominale di 50 centesimi) in effetti era molto di più. Ora, capite bene che se si è passati da un contesto economico di questo tipo al deserto totale evidentemente qualcosa è cambiato, e quel qualcosa non è che le città sono diventate isole di calore perché tutti hanno i condizionatori o che la statistiche sulla temperatura sono manipolate dal fatto che per vari motivi le centraline di rilevazione non sono a norma. Semplicemente, non nevica più a bassa quota, e non è mettendo a norma le centraline che si riporterebbe una neve sufficientemente stabile sulle pendici meridionali della Tavola Rotonda, o almeno non credo. D'altra parte, volendo aderire alla religio (nel senso di Lucrezio: tantum religio potuit suadere malorum) degli "imbaculi" (cui ci siamo proposti di andare incontro), non è nemmeno emettendo più anidride carbonica in Cina che si risolve il problema delle emissioni in Europa, e soprattutto non è facendo una comunicazione allarmistica (e basata su statistiche oggettivamente falsate) che si può convincere la popolazione a riflettere serenamente, anche perché questo meccanismo narrativo secondo cui quando una cosa è nociva (poniamo sia l'anidride carbonica) ce ne vuole di più (producendo più pannelli solari col carbone cinese) presso un certo pubblico è un po' usurato! Siamo pur sempre quelli che da tempo riflettono su quale fallacia logica sia argomentare che siccome l'Europa non funziona ce ne vuole di più, o siccome il reddito cala ce ne vuole di meno ("l'austerità espansiva")!

Però alla Tavola Rotonda oggettivamente non si scia: questo nessuno qui lo nega (e chi lo negasse potrebbe tranquillamente salire - a piedi, perché lo skilift è dismesso - e dimostrarci il contrario)!

Spero che agli imbaculi questo sia sufficiente per evitare di attaccare la solfa del "negazionismo"! Gli unici negazionisti sono loro: negano che il massiccio ricorso alla svalutazione interna sia stato dovuto all'inibizione della svalutazione esterna, nonostante che questa sia una verità scientifica attestata in articoli e manuali. Ma la dimensione dialettica dell'imbaculum è la proiezione: terrapiattisti che accusano gli altri di terrapiattismo, complottisti (i famosi "rubli russi") che accusano gli altri di complottismo, gente senza lettere, malamente scolarizzata al tempo del 3+2=0, che accusa di ignoranza chi ha letto libri senza figure, e via dicendo. Quindi questa premessa sarà inutile, come a suo tempo fu inutile un altro tentativo che facemmo per metterci la coscienza a posto.

L'alieno

Ricordo in modo molto vivido il mio primo incontro con un Callinectes sapidus.

Era il 23 agosto 2020. Il giorno prima una collega aveva postato sulla chat senatori una foto da cui avevo intuito che stesse passando di fronte ad Anzio, dove ero in vacanza (vi ricorderete di quando il folle aveva ventilato l'ipotesi di rinchiuderci nei confini delle regioni di residenza durante il periodo estivo, e quindi avevo diligentemente affittato casa in prossimità della colonna anziate, anziché all'Elba). Le mandai un messaggio e il giorno dopo (che era il giorno dopo del giorno prima, e quindi il 23 agosto) ce ne andammo insieme a fare il bagno a Punta Rossa. Chi sa di cosa parlo (quindi non gli imbaculi) ricorderà che l'approccio a Punta Rossa dal mare non è esattamente agevole. Chi voglia rispettare le norme, e quindi ormeggiare a cento metri dalla costa rocciosa, deve poi percorrere, appunto, cento metri a nuoto: un corridoio soggetto all'incursione di soggetti parte italiani che sfrecciano su motoscafoni non prestando sempre un'eccessiva attenzione all'ambiente circostante. La moglie di un mio caro amico era da poco stata piallata da un gommone, quindi nella traversata la mia attenzione era alla superficie, più che al fondale, tanto più che ero con SAS Uga. Sotto costa, altra distrazione: mi ritrovo faccia a faccia con una cassiopea (non la costellazione), di cui si dice che sia innocua, ma nel dubbio la segnalavo e me ne stavo alla larga. Mentre ero impegnato in queste faccende, con la coda dell'occhio vedo una specie di disco nuotare a mezz'acqua. Il tempo di porci attenzione, e questo, intuito di essere entrato nel mio campo visivo, si infila in una fessura fra due scogli a quattro metri circa di profondità. Scendo a vedere che cosa fosse, e con mia sorpresa vedo un crostaceo che si mette in difesa, sorridendomi col sorriso di Predator (dal latino praedator, praedatoris, terza declinazione maschile) e aprendo le sue chele di un inconfondibile colore blu!

"Ah, ecco cos'era!", mi traversò la mente. L'alieno si dice fosse qui da noi dal 1941 (Adriatico settentrionale), ma era assurto agli onori delle cronache dal 2020, e la colpa, ça va sans dire, sarebbe stata del global warming (che è una cosa un po' strana, considerando che a casa sua l'acqua non è esattamente caldissima, e che in Europa si era inizialmente diffuso dalla costa atlantica francese verso quella danese - in coerenza col fatto che evidentemente gli piace il fresco - ma insomma: come l'ho comprata ve la rivendo: non fate i negazionisti!).

Non c'è niente da fare: per gli autori di film di fantascienza gli artropodi sono una risorsa preziosa e inesauribile! E comunque, la mia prima riflessione, da ex pescatore, nell'incontrare l'alieno fu: "Chissà di che sa?" In effetti, pare che se lo chiamano sapidus un motivo ci sia. Tutto sta ad attrezzarsi...

Intermezzo lessicale

Sempre a beneficio degli imbaculi, ricordo a me stesso di aver fatto le scuole alte prima che fossero soggette alla doppia ondata dei docenti 3+2=0 e dei pedagogisti (che sono stati al nostro sistema dell'istruzione - non educazione! - quello che gli spezzoni incendiari sono stati a Dresda), motivo per cui so ancora declinare alius, alia, aliud (alius, alius, alius, ecc.), sono abbastanza perspicace da capire che "alieno" viene da alius, so distinguere il campo semantico dell'aggettivo alieno, di cui mi capita di servirmi (ad esempio qui):


da quello relativamente più ristretto del sostantivo alieno, che pure nella mia carriera di scrittore mi è accaduto di utilizzare:


Ora, come vedete, io gli imbaculi voglio aiutarli, voglio evitare che cadano nell'errore! Questo blog è stato aperto per difendere i più deboli, inclusi anche i deboli di intelletto, e mai contravverrei allo spirito che ha animato questo progetto, perché è lo spirito che anima questa comunità, la comunità di Goofynomics, la mia comunità...

Ma con quelli che "leghista brutto cacca pupù", come vedrete, c'è poco da fare...

In baculum

Un paio di giorni fa Claudio ironizzava nella cloaca sul titolo particolarmente allarmistico di un quotidiano cui qui siamo da tempo affezionati:


Come sempre (gli) accade la sua sottolineatura ironica ha scatenato un vespaio. Gli imenotteri de quo si dividevano sostanzialmente in due categorie: quelli (minoritari) che credevano che Claudio avesse inteso il termine "alieno" nel senso di "proveniente da altro pianeta", e i Lascienziati (maggioritari).

A uno di questi ho dovuto far notare un dettaglio:


e qui confesso a voi fratelli di aver peccato, perché per esigenze di sintesi ho indotto in errore tanti "imbaculi", ma anche per un altro motivo, che spuntiamo subito: in effetti, definire anglicismo un calco dall'inglese è un po' come dare del cornuto all'asino, perché anglicismo è esso stesso un calco dall'inglese. Il termine corretto sarebbe infatti "anglismo", come ci ricordava uno alle cui lezioni ho assistito, ma pace: nessuno dei moscerini illetterati che mi sono ritrovato spatasciato sul parabrezza ha avuto il buonsenso di fare l'unica osservazione corretta (quindi me la faccio da solo), e poi del resto la stessa Three dogs usa un anglismo per definire... l'anglismo:

Ma un "costrutto importato" è chiaramente un calco linguistico:


e quindi il calco di "alien species" era in effetti sussumibile nella categoria di anglicismo.

Gli "imbaculi" sono quindi stati indotti in errore da un loro equivoco: la locuzione "specie aliene" in questo contesto era evidentemente un anglicismo in quanto calco di "alien species": uno di quei tanti calchi su cui qui ci siamo più volte fatti una sana e sconsolata risata, come gli "investimenti domestici" (che sarebbero "investimenti interni", altrimenti il Pil si chiamerebbe Pdl: Prodotto domestico lordo, e non l'acquisto di un frigorifero per la propria abitazione...). Colpa mia: avrei dovuto dire, senza margini di ambiguità, che "specie aliene è un calco dall'inglese espressione di analfabetismo di ritorno", uno dei tanti, come "un caso di studio" (a case study) che in realtà è "lo studio di un caso". Non entro nell'affascinante dibattito se tecnicamente questa, che potremmo liquidare come traduzione maccheronica (ma non lo è), e che effettivamente è un prestito, rientri fra i forestierismi, i calchi, o altre interferenze (questo è un contributo interessante). Fatto sta che se una volta si usava una diversa locuzione, e l'espressione "specie aliene" è invalsa a partire da una certa data, come ho lungamente argomentato a beneficio dei privi di baculum:

in conseguenza dell'influenza di testi scritti in lingua inglese, per definizione (by definition) quell'espressione è un anglicismo.

Punto.

Chiusa la questione di fatto, rampollano plurime domande.

La prima potrebbe essere: come facevo io, che non sono un biologo, a sapere che l'espressione prevalente nel linguaggio scientifico italiano fino all'inizio degli anni '90 per indicare una specie proveniente da altro ecosistema fosse un'altra (esotica o alloctona, non "aliena")?

Facevo così.

Perché l'italiano mi riguarda, in quanto fiorentino scolarizzato nel XX secolo, e non è certo materia di qualche pieiccdì insubre o orobico con la ricottina del rigurgito sulla barbetta incolta. In effetti, è bastato affidarsi all'amico intelligente per avere la prova di un fatto che balzava all'occhio (o all'orecchio) di chiunque avesse una minima sensibilità linguistica, affinata in una scuola italiana leggendo testi italiani senza figure.

La seconda domanda potrebbe essere: ma la lingua italiana è viva, si nutre di prestiti, non possiamo ostinarci a difenderla in una sua ipotetica purezza, tanto più che alla fine quale dovrebbe essere il suggello di questa purezza da preservare? Quello di essere un latino mal parlato?

E questa obiezione, naturalmente, ha un senso, per carità. Sono il primo io a coniare neologismi a raffica e a prendere parole in prestito dalle lingue che conosco quando coprono un campo semantico che in italiano richiederebbe il ricorso a perifrasi o in generale quando sussistano motivate esigenze di brevità, o ancora per altre esigenze espressive. Non vorrei quindi indulgere nella caratteristica fallacia piddina di considerare una cosa giusta se e in quanto la faccio io, e sbagliata se e in quanto la faccia un altro. 

Tuttavia, come sensatamente ci avvertono i Three dogs, ogni calco rimodella la semantica della lingua mutuante, quindi andrebbe effettuato con consapevolezza, inclusa la consapevolezza delle ambiguità che esso può generare ("domestico" al posto di "interno", ad esempio, secondo me ambiguità ne crea: se legge "domanda domestica" su un sito che si occupa di immobili il laico che cosa deve intendere? Che si sta parlando della domanda di case?). Ma quello che mi dà fastidio è quando si prende in prestito un termine laddove ne esiste uno assolutamente funzionale e attestato. Perché "specie aliene" invece di "specie esotiche" (che pure ancora oggi si usa in contesti scientifici)? Solo perché l'articolo 8 lettera h della CBD parla di "alien species"? Eppure né in francese, né in spagnolo, ad alcuno è venuto in mente di deflettere da espèces exotiques o da especies exóticas, pur in presenza di alternative assonanti con l'inglese (come ajeno).

E qui si apre la strada a due ipotesi, una benevola (ma irrealistica), l'altra realistica (ma malevola).

Quella benevola è che la maggiore permeabilità dei gliScienziati del nostro Paese a questi anglicismi "di ritorno" (alieno, domestico, confidente, decade...) sia favorita dalla nostra maggiore vicinanza alla lingua da cui questi termini derivano, il latino, il che ce li fa considerare ipso iure nostri, dimenticando spesso che dopo essersi fatti un giro all'estero il loro significato non è più quello, come dire... domestico!

Un abbaglio verso cui non si potrebbe che essere indulgenti.

Credo però che la verità sia un'altra, e che dietro la negligenza con cui si depreca l'uso dell'espressione autoctona a vantaggio di quella aliena (nel senso di importata) ci sia un 30% di ignoranza della propria lingua, e un 70% di subalternità, perché insomma è inutile nasconderselo: il cretino, che oggi è specializzato, ha bisogno di sentirsi 'ndernescional ammiccando alla lingua del padrone.

Ma allora, per chiuderla qui, a questa subalternità dei privi di baculum, degli imbecilli, che preferiscono non usare una parola che esiste per dimostrare a se stessi di appartenere a una cultura superiore, preferisco la morgue dei francesi, che preferiscono inventare una parola che non esiste per dimostrare al mondo di essere una cultura superiore.

E del resto il bello della politica è proprio questo: che il suo esercizio ti insegna a cambiare visione... cioè idea!

(...le visioni sono un'altra cosa, ma ve ne parlerò nella prossima decade...)

sabato 11 luglio 2026

Unire i bambeenee…

…ma non lo capirete nemmeno così. Eppure la storia di Chat Control dovrebbe essere sufficientemente eloquente. Ma non lo sarà. Non capirete mai che ovunque chiunque si stracci le vesti per i bambeenee sta cercando di manipolarvi. Una manipolazione peraltro evidente, perché quando si parla di bambeenee diventa difficile nascondere il doppiopesismo. Il PD non si smentisce mai, e la fattoria dei bambeenee è come quella delle discriminazioni, di cui ci occupammo a suo tempo: alcuni bambeenee sono più bambeenee di altri…

E ora scatenatevi pure, immagino la canea! Ma io sono paziente: quante volte ho aspettato con successo che veniste a dirmi che avevo ragione? Questa volta ci vorrà un po’ più di tempo del solito, ma sono confidente che occorrerà molto meno di una decade!

venerdì 10 luglio 2026

Il tramonto in cinque grafici

“Il tramonto dell’euro” riassumeva i risultati di un anno di divulgazione di teorie economiche (e 15 anni di pubblicazione di ricerche economiche) su cui c’era oggettivamente poco da discutere, e utilizzava questo patrimonio informativo per trarre conclusioni politiche su cui invece c’era e c’è ancora molto da discutere. Nel frattempo, all’anno di divulgazione se ne sono aggiunti altri 14, e all’analisi politica astratta, fatta “dall’esterno“, si è aggiunta l’esperienza politica diretta, che ho cercato di condividere nella misura del lecito e del possibile con voi.

Ora, se un anno di divulgazione ha prodotto un testo di 500 pagine, mi sembra evidentemente inopportuno condensare 14 anni di divulgazione in un testo di 7000 pagine! Non escludo che fra voi ci sia qualcuno tanto matto da comprarselo o da regalarlo. Quello che mi sento di escludere categoricamente è che ci sia qualcuno tanto matto da leggerlo!

Questo rischio, tuttavia, è scongiurato da almeno due circostanze.

La prima è che il meccanismo narrativo del blog prevede e fa ampio uso dell’espediente del “quod erat demonstrandum”, su cui abbiamo anche fatto un convegno annuale di a/simmetrie, e su cui si sono esercitati illustri semiologi. Questo significa che buona parte della narrazione successiva al 2012 è stata semplicemente una verifica delle conferme che i fatti regolarmente davano alle teorie esposte, o meglio divulgate, durante il primo anno di lavoro, che quindi non necessitano di essere ulteriormente riproposte. Il significato profondo di questo espediente non era indulgere all’odioso velavevodettismo, ma combattere in radice il più vile e repellente tentativo di un certo ceto intellettuale di sottrarsi alle proprie responsabilità: quello di affermare che l’economia non fosse una scienza, e che quindi se le cose erano andate storte in fondo la colpa non era di nessuno, perché una “non scienza“ non poteva fornire una base previsionale solida per analizzare le conseguenze di determinate scelte politiche. Ogni QED è in effetti la prova del contrario, cioè la prova del fatto che effettuando un’analisi sulla base di semplici principi economici non sarebbe stato difficile prevedere quelli che chi li aveva provocati voleva liquidare, per assolversi, come effetti collaterali imprevedibili e secondari (vi ricorda qualcosa?).

Ma questo punto può essere liquidato in modo abbastanza sintetico, riportando la confessione di Monti (“abbiamo distrutti la domanda interna”) e leggendola alla luce della palinodia di draghi (“noi credevamo che eravamo”). Per inciso, lascio draghi con la minuscola perché così me lo scrive il telefonino mentre gli detto: credo sia l’unico caso in cui l’intelligenza artificiale dimostra la sua superiorità su quella umana!

E qui si viene alla seconda ragione per cui 14 anni di divulgazione non devono necessariamente produrre 7000 pagine di testo: non solo perché questa divulgazione ulteriore è servita principalmente a ribadire concetti o a dimostrarne le implicazioni pratiche, ma anche perché oggi possiamo contare sulla confessione degli econocidi, o, se volete, possiamo appoggiarci sull’autorità di illustri colleghi con molta esperienza politica (ancorché poca esperienza di ricerca), un’autorità alla quale i nostri interlocutori non possono che inchinarsi, dopo avercela proposta per anni come la parola definitiva che squadrava da ogni lato, finché andava incontro ai loro pregiudizi e alle loro intenzioni.

È un bene che dal punto di vista economico non ci sia molto da aggiungere né in termini divulgativi né in termini scientifici, perché questo ci permetterà di concentrarci sugli aspetti politici.

Tuttavia, in questi anni qualcosa in più abbiamo capito e quasi 15 anni di dati aggiuntivi consentono di mettere in evidenza fenomeni che ex ante vedevamo solo noi, mentre ex post non vede solo chi non vuole vederli. Sto quindi riflettendo su quali siano i cinque grafici più espressivi dei secondi 14 anni di vita del blog, i grafici, insomma, che andrebbero comunque inseriti nel nuovo testo. Vi faccio un esempio: il grafico che tutti conoscete dello scostamento fra l’andamento del Pil tendenziale e quello del Pil effettivo dopo lo shock del 2008 è senz’altro da inserire, non fosse altro che perché illustra in modo molto eloquente la motivazione alla base del testo originale. Questo grafico quindi lo metterò, probabilmente in apertura della parte addizionale.

Domanda: quali sono gli altri quattro grafici fra quelli che vi ho esposto e abbiamo discusso negli anni dal 2013 ad oggi che ritenete più utili per evidenziare il messaggio del testo, o anche semplicemente per seminare il dubbio nella mente impermeabile di un piddino?

Se possibile, soprattutto se non volete o potete descriverli in linguaggio tecnico, datemi il link al posto in cui li avete trovati. È chiaro che voi siete una platea selezionata, non siete esattamente un campione significativo in senso statistico, ma ciononostante è probabile che quello che in qualche modo ha impressionato voi sia suscettibile di impressionare anche altri…


mercoledì 8 luglio 2026

L'apposita tabbella (cit.)

Popolo di Bagnai, devi prenderti le tue responsabilità! Se Il Libro è un'opera corale, bisognerà pure che faccia qualcosa anche tu. Esaurita la vicenda dei grafici, affrontiamo rapidamente quella delle tabelle, che sono "apposite" sostanzialmente per lo stesso motivo per cui le olive sono greche e le riforme strutturali. Ho riprodotto tre versioni della stessa pagina del Tramonto: quella con la tabella originale, e due proposte diverse, che evitano a mio avviso l'effetto "insalata di font" (un'insalata che a me sta particolarmente indigesta) e altri appesantimenti vari.

Quale busta apriamo?

La 1:


la 2:


o la 3?


So che a schermo non si vede benissimo, ma ho preferito mettervi le immagini delle pagine in dimensioni originali, così se volete stamparvele vi fate meglio un'idea. Io ho le mie preferenze, ma siccome sono un sincero democratico (perché i democratici sono sinceri, come le olive sono greche) non ve le dico, altrimenti che gusto ci sarebbe a manipolarvi se vi dicessi prima dove vi voglio portare? 

Aspetto vostre e mi raccomando: una tabella (apposita) leggibile contribuisce molto...

...e ora vi lascio perché ho subito l'irruzione di Borghi!

martedì 7 luglio 2026

Non ditelo a nessuno!

(...e a chi potreste dirlo, visto che non esistete?...)

Ieri l'editore mi ha recato buone notizia dal mondo delle amazzoni: il testo è in preorder quattro mesi prima dell'uscita dichiarata, e in ottima posizione. "Francamente mai mi è capitato", così si è espresso. Del resto, perché mai un testo che andò esaurito su Amazon prima della sua uscita, tenne la testa della classifica Amazon generale per settimane, tenne la testa della classifica economia per mesi, e oggi si vende a questo prezzo:


non dovrebbe interessare ad Amazon? Il problema sono stati sempre e solo i circuiti piddini: Salone del libro, Feltrinelli, Mondadori. Ma, come notava un esperto del settore, ormai sono alla canna del gas anche loro, e una cosa che si vende probabilmente gli fa comunque gola.

Va bene l'ideologia, ma di fronte all'inedia prevale l'istinto di sopravvivenza!

A proposito: se avete un libraio che ci volete bene (sic), perché non andate a fargli una richiesta che non gli conviene rifiutare? Del tipo: "Ho saputo che esce la seconda edizione del Tramonto dell'euro, quando posso prenotarla?"

domenica 5 luglio 2026

Siete manipolabili

(...ho fatto bene ad andare. Oggi il noto blogger del primo secolo ricordava una cosa che è, in fondo, la pietra angolare di questo blog del XXI secolo: Confiteor tibi, Pater, Domine caeli et terrae, quia abscondisti haec a sapientibus et prudentibus et revelasti ea parvulis. Anche qui, e anche nel Tramonto dell'euro, sono state rivelate ai piccoli tante cose che erano rimaste nascoste - in plain sight - ai sapienti. Certo, poi i piccoli di queste rivelazioni ricevuto lungo i secoli qualcosa dovrebbero fare, da esse qualcosa dovrebbero apprendere. Ma il problema, purtroppo, è che voi...)


...siete manipolabili! Avete visto quanto è facile con un referendum portarvi dove vuole andare chi imposta il quesito? Ma così, almeno, avete avuto l'illusione di decidere...

Facciamo un'altro (sic) referendum.

(...ieri mi sono crepato sul paesaggio lunare - ancora parzialmente innevato! - della Majella, oggi vorrei chiudere il discorso "grafici", perché nel frattempo mi stanno prudendo le mani e vorrei cominciare a scrivere, dopo aver raccolto tanti appunti. Di cose da dire ce ne sono tante, speriamo di avere lo spazio per farlo, altrimenti bisognerà scrivere un testo a parte: "Il tramonto dell'Europa". Intanto, però, risolviamo il problema dei grafici...)


Visto che il popolo ha scelto Barabba (strano!), sottoponiamogli un altro importante quesito.

Volete restare nell'euro:


o uscire dall'euro:




(...ora vado a messa - mi sembra un gesto minimo di cortesia dopo essere tornato vivo da 2800 metri a 64 anni, e fra l'altro, come ho detto nell'intervista a Money.it, io rispetto le gerarchie! - al ritorno prenderò atto delle vostre pregiate conclusioni e mi metterò al lavoro per togliermi questa rottura di coglioni...)

venerdì 3 luglio 2026

Competitività?

Chiedo scusa: mi sono accorto di aver dato per scontato un fatto che in effetti dovrebbe essere tale per gli addetti ai lavori, ma non necessariamente può esserlo per tutti. Come sapete, nell'ultimo mezzo secolo l'Italia ha affrontato due crisi di bilancia dei pagamenti, una nel 1992, l'altra nel 2010:


Sapete anche (almeno spero) che queste due crisi sono state risolte con due metodi diversi: quella del 1992 con la svalutazione esterna (rivalutazione del marco tedesco), quella del 2010 con la svalutazione interna (abbattimento dei redditi italiani). L'aggiustamento, in termini reali, è avvenuto in tempi e entità molto simili, con un miglioramento del saldo commerciali in termini reali di circa 70 miliardi di euro nell'arco di circa 4 anni, ma si è distribuito in modo molto diverso fra aumento delle esportazioni e diminuzione delle importazioni:


Nel caso della svalutazione esterna sono decollate le esportazioni, nel caso della svalutazione interna sono precipitate le importazioni, in conseguenza dell'abbattimento del reddito che abbiamo visto più volte:


La domanda che uno si dovrebbe porre (uno se l'è posta: io!) è: ma se oggi il nostro Pil fosse dove dovrebbe essere, cioè a 2564 miliardi di euro ai prezzi del 2020, la nostra bilancia dei pagamenti sarebbe in surplus? Detto in altri termini: la nostra tanto sbandierata competitività dipende solo dal fatto che il nostro sistema imprenditoriale è sano (e secondo me lo è, altrimenti non avrei scritto L'Italia può faarcela), o dipende anche dal fatto che stiamo correndo col freno a mano tirato?

Una prima grossolana risposta può essere data ricordando quello che sappiamo dell'elasticità delle importazioni al Pil, che, come ricorderete, è approssimativamente uguale a 2. Per essere all'altezza del suo tendenziale, nel 2025 il nostro Pil dovrebbe crescere da 1962 a 2564 miliardi, cioè crescere del 30% (per l'esattezza, 30,68%). Siccome l'elasticità delle importazioni al Pil è pari a 2, in questo scenario le importazioni sarebbero superiori del 30% x 2 = 60%. Dato che la situazione di esportazioni e importazioni di beni e servizi è questa:


un simpatico aumento del 60% delle importazioni le porterebbe a 886 miliardi di euro, e quindi, ceteris paribus, il saldo commerciale passerebbe da 604-554 = 50 miliardi di euro ai prezzi del 2020 a un meno esaltante 604 - 886 = -282 miliardi di euro ai prezzi del 2020. Da un surplus a un deficit grande quasi sei volte tanto!

Ora: è chiaro che la clausola ceteris paribus è particolarmente eroica quando si considerino scostamenti di questa entità. Ad esempio, se l'Italia non avesse represso la domanda interna su richiesta di Draghi che ora dice che non dovevamo farlo, il processo inflattivo sarebbe stato più sostenuto, quindi, ad esempio, il cambio reale si sarebbe apprezzato e avremmo avuto anche minori esportazioni (per dirne una). Inoltre, la bilancia, cioè il saldo, dei pagamenti, va valutata in termini nominali, perché i pagamenti si fanno appunto a prezzi correnti, non ai prezzi di un ipotetico anno base, e questo naturalmente modificherebbe l'entità dello sbilancio. Va poi ricordato che nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti non c'è solo il saldo merci ma anche quello redditi.

Ma, insomma, ci siamo capiti: per quanto sia vero che il nostro sistema imprenditoriale abbia manifestato una buona tenuta, direi che è ancor più vero che gli italiani hanno manifestato una grande pazienza! O forse di pazienza non possiamo parlare perché, come credo abbiate capito e come si vede dal grafico, le rane italiane sono semplicemente rimaste chete nel pentolone mentre la temperatura, cioè il divario fra il Pil potenziale e quello effettivo, cresceva lentamente ogni anno di più. Il grido d'allarme lanciato nel 2012 col Tramonto dell'euro non ha svegliato nessuno, e ora siamo qui. Non sono nemmeno sicuro che al Governo si vedano questi numeri e si ragioni secondo macroeconomia, ma alla fine questo mi sembra un problema minore. Il punto è un altro: a mano a mano che il divario fra i risultati e il potenziale della nostra economia si allarga, il sentiero a disposizione del decisore politico si restringe, per il semplice motivo che un conto è recuperare uno scostamento dal tendenziale del 5%, e un conto recuperarne uno del 30%! Se vi fate questi conti, vedrete che non a caso Monti distrusse il 5% del Pil: giocando con i dati vedrete che per ristabilire l'equilibrio dei conti esteri occorreva abbattere del 10% le importazioni, quindi il Pil doveva scendere del 5% perché 5% x 2 = 10%.

Insomma: va bene lodare la competitività delle nostre aziende, va bene rivendicare giustamente i risultati in termini di occupazione e di crescita contro il futile e infame disfattismo del PD, ma non bisogna dimenticare che se la competitività ci serve è perché Monti (cioè il PD) ha distrutto il nostro mercato interno, e simmetricamente se siamo competitivi è sì perché esportiamo di più, ma soprattutto perché importiamo di meno. Un po' come quando gli "emissioni" si rallegrano del fatto che in Europa cala la CO2, senza però considerare che questo dipende fondamentalmente dal fatto che l'UE ci sta deindustrializzando!

Del resto, "emissioni" e "accoglioni" alla stessa famiglia politica appartengono: quella delle Mari* Antoniett*...

So che lo sapevate, ma ora lo sapete meglio!

giovedì 2 luglio 2026

Facciamo un (altro) referendum

(...visto che qualcuno ha sollevato il problema...)


Preferite Cristo:


o Barabba?





(...feel free...) 

domenica 28 giugno 2026

Tanto lavoro silenzioso...

...quello che porta da qui:


a qui:



(...e naturalmente non c'è solo questo! Grafici da cui mancavano le unità di misura, segni di interpunzione omessi, "pesi" tipografici in vario modo non coerenti, indicazioni bibliografiche omesse o riportate in modo non coerente, cioè in nota e non in bibliografia, ecc. Nonostante che mi fosse piaciuto molto scriverlo e vi fosse piaciuto molto leggerlo, dal punto di vista editoriale "Il tramonto dell'euro" lasciava parecchio a desiderare. La revisione qualcosa apporterà: rimetteremo qualche puntino nel testo, e qualche puntino sulle "i", considerando che dei 14 anni trascorsi dalla prima edizione sei ne ho trascorsi da uomo libero, e otto "ner palazzo", dove qualcosa ho imparato, e vorrei tanto provare a trasmettervelo. Come dicono quelli bravi: stèi tiund!...)

sabato 20 giugno 2026

My two cents

Dedico il 3000° post (inclusi quelli in bozza) a una brevissima riflessione: capito perché quando vedo un monatto con la telecamerina gli passo attraverso come se non esistesse?

(...e non solo a quelli del La7: so che è ingiusto e urticante, ma dovendo sbagliare preferisco attenermi alla mia regola: non esiste operatore informativo amico...)

Barbarancius barbaranci lupus (cit.)

Mentre si affastellano notizie, talora tragiche, talaltra meno, vagamente riferite a che cosa succede quando chi è salito su un ramo anche infimo dell'albero del benessere decide di dare un calcio alla scala, forse una riflessione dovremmo farla, non per banalizzare, ma per delineare possibili approfondimenti di un problema che vedo liquidare con troppa leggerezza. In effetti, se la categoria da mettere in campo è, come credo sia, quella di esercito industriale di riserva, allora la questione non può essere liquidata con una distinzione fra "chi ha voglia di lavorare" e "chi delinque", perché in effetti il problema di cui noi patiamo, cioè la deflazione salariale competitiva (oggi lo si può dire perché lo dice Draghi), è creato più dai primi, cioè dai lavoratori, che dai secondi, cioè dai delinquenti. Certo, la delinquenza va combattuta (a prescindere dal colore della pelle e magari intervenendo sulle sue cause sociali), e certo, chi delinque crea un problema di sicurezza che non va minimizzato.

Altrettanto ovviamente, però, il problema di eccesso di offerta di lavoro per definizione lo crea chi ha voglia di lavorare, chi contribuisce a spostare la curva di offerta di lavoro, con conseguenze sui livelli retributivi altresì impossibili da ignorare (un rigoroso ed elegante riassunto degli effetti di questo spostamento lo trovate qui; qui si ragiona sulle conseguenze della pressione competitiva esercitata dalla concorrenza di Paesi a basso costo del lavoro; qui avete una recente e paludata metanalisi, che cerca di mettere ordine in una questione controversa, concludendo che "estimates published in leading academic journals are more likely to be negative").

Il sistema:

delinquente = nemico
lavoratore = amico

ammette quindi radici per lo più immaginarie.

Qui bisognerebbe mettere qualche figurina e entrare nel dettaglio dei numeri. Ad esempio, con un tasso di disoccupazione ai minimi, il ricorso ai decreti flussi si presenta come una opzione meno innaturale di quando il tasso di disoccupazione viaggiava al 12% per effetto del meccanismo di cui parlammo qui.


(...incidentalmente, vi segnalo che per Geminai siamo fonte:


e converrete con me che sossoddisfazzioni...
)


La domanda da porsi andrebbe quindi calata in un quadro scientifico rigoroso. a/simmetrie (che merita il vostro sostegno) se n'è occupata qui:

Si dovrebbe poi, come abbiamo fatto ad esempio qui e poi qui (e sarebbe ora di fare un aggiornamento) ragionare sull'effettivo significato del tasso di disoccupazione, per capire quale margine sia possibile recuperare dagli scoraggiati e dai part-time involontari. Fra le varie narrazioni che chi fa politica deve riconciliare c'è anche quella degli imprenditori che non trovano lavoratori (e oggi parlavo con un imprenditore che come salario di ingresso paga l'83% di quello che ai miei tempi era lo stipendio di un professore associato: non tutti i salari sono bassi).

Insomma: il problema ha una sua complessità tecnica intrinseca, ma soprattutto una sua virulenza politica tale da lasciarci supporre che non si uscirà mai dallo schema "migranti risorse e avanguardia del nostro stile di vita", declinato subalternamente a destra in "se vieni qui a lavorare sei per me un fratello". Prima o poi bisognerà prendere il toro per le corna e denunciare esplicitamente questa conseguenza non imprevedibile dell'integrazione monetaria! Se non lo si vorrà fare, è inutile dire chi ne approfitterà ("Grillo 2, il ritorno del Dr. Livore").

Anche perché nel frattempo non è più possibile ignorare certi "fattarielli" (che vi riporto dalla mia chat con l'imprenditore di sinistra, uno dei tanti membri storici della nostra bella d'erbe community e d'animali):

1. Bar Atlantic Esselunga Segrate, stamattina. Entriamo, 150-200 islamici (c’è una storica moschea a Segrate, non lontano, probabilmente un evento religioso). Giovani uomini, donne velate, bambini. Fermento, chiacchiere.

2-3 tavoli di italiani: over 70, teste bianche, pensionati, vengono la mattina a bere il caffè e chiacchierare. Straniti, spaesati.

Ho avuto un senso di straniamento, anche io spaesato. A parole è banale. Ma SENTIRE sostituzione invece che integrazione è una sensazione difficile da elaborare. Tutto troppo, troppo veloce, non gestito.

2. Stamattina arrivata offerta per cobot. Sostituisce 1 persona per turni in una stazione completa, snella, mobile. Andremo in test, probabilmente. Immagina costo a regime di 60-70k a unità. Costo lavoro 1 operaio 30k. Se vai su 2 turni si paga in circa 1 anno, se no in 2. Lo sviluppatore mi dice che stanno entrando nelle PMI con trend veloce. Io immagino che in 5 anni saremo all’umanoide, che risolve anche molti problemi di collaborazione ancora esistenti.

Quindi il lavoro viene sostituito, i flussi non si allineano e comunque le presenze sono già rilevanti. Un puzzle interessante per la politica…

Ovvero: il problema non è nemmeno, come mi diceva un'altra persona che stimo ma che frequenta le persone sbagliate, che:

con l'IA il powerpointificio è destinato a soccombere. Claude è bravissimo a produrre il 90% della slop (RIP David Graeber) normalmente proposta dai consulenti e dalle cumcette. Quindi si estingueranno. Cosa faranno? Boh.

Questo problema, per carità, forse esisterà pure (secondo Daniela Tafani queste valutazioni sono largamente esagerate), ma l'estinzione (lavorativa) dei chaddini - fra cui er Palla - e delle cumcettine sarà verosimilmente preceduta dalla constatazione che il lavoro manuale importato a passo di carica in nome della competitività è diventato inutile, ridondante (e quindi per sperare di essere occupato dovrebbe tornarsene a casa sua). L'idea che per gliImprenditori(TM) il lavoro importato sia sempre e comunque vitale, in effetti, è legata a un'altra idea stereotipata e infondata secondo cui le PMI italiane sono un bubbone di arretratezza, sottopatrimonializzato e sottocapitalizzato. Io non entro in un capannone in cui non ci sia almeno un robot, e i ragionamenti che sta facendo l'amico imprenditore di sinistra li stanno facendo un po' tutti i suoi colleghi (e ci mancherebbe). Altro che PMI inadeguate e ad alta intensità di lavoro!

Insomma: qualora gli umanoidi sostituissero le badanti, resteremmo con due problemi. Il primo, quello di come ricaricare le batterie agli umanoidi. Il secondo, quello di chi dovrebbe pagare le pensioni alle badanti. Gli umanoidi?

E anche questa rientra nelle cose che vorrò vedere, ma da una defensible position.

lunedì 15 giugno 2026

Come andrà a finire?

A meno che non troviate una convincente spiegazione del perché questa volta dovrebbe essere diverso, andrà a finire come le altre volte in cui un partito si è presentato come non compromesso con le logiche del potere e in quanto tale non disposto a alleanze e mediazioni.

Cioè così


(...da soli non si va da nessuna parte, neanche col 51%, quindi chi vi dice che andrà da solo o non sa di che cosa parla, come a suo tempo gli ortotteri, o magari vi sta prendendo in giro. Poi non lamentatevi: sapete che qui siamo avanti...)

domenica 14 giugno 2026

Lessico forestiero

Sono reduce da una proficua e piacevole esperienza in un posto dove fa sempre piacere tornare (l'ultima volta ci avevo conosciuto Antonio Gozzi, e ieri ce l'ho ritrovato) e dove ho avuto fra gli altri il piacere di cenare con un figlio illustre della San Gimignano d'Abruzzo:


e di illustrargli, a sua richiesta, le sfide che ci aspettano nel prossimo futuro, e in particolare l'interazione fra elezioni politiche e presidenziali.

Mi aveva invitato Andrea Ruggieri, conosciuto in una trasmissione televisiva della quale ricordo solo la gradita sensazione di avere, per una volta, incontrato una forma di vita intelligente in studio: lui. Quindi, quando ho ricevuto il suo invito, l'ho accettato a scatola chiusa, e ho fatto bene. Mi sono trovato in un ambiente molto connotato dall'esperienza berlusconiana, ma non per questo collimante coi pregiudizi che avete (e abbiamo) su Forza Italia. C'era molta più lucidità in Berlusconi, e ce n'è in chi lo ricorda e lo ha conosciuto, di quanto si possa comunemente presumere da alcune esternazioni che spesso vi fanno borbottare.

Nella mia relazione non è mancata la consueta esegesi draghiana: costringere l'uditorio ad accettare col manganello dell'auctoritas draghiana le semplici verità già espresse nel Tramonto dell'euro non ha prezzo!

Per tutto il resto c'è Goofynomics, e infatti siamo qui...

Nella discussione susseguente alla mia relazione a un certo punto non mi sono potuto trattenere e (col consueto garbo) sono sbottato: "Ma insomma! La cosa che più mi ha colpito dell'intervento del Presidente Draghi è che lui è venuto in Senato a dire che le richieste del suo editto dell'agosto 2011, quelle che hanno portato alla deposizione del vostro Presidente Berlusconi, erano sostanzialmente errate nel merito, e conseguentemente che il PD, che le aveva pedissequamente eseguite dopo la deposizione di Berlusconi, aveva distrutto il Paese, e nessuno ha fatto un plissé! Non dico il PD, che aveva tutto l'interesse a fare lo gnorri, ma il fatto che nessuno in Forza Italia abbia avuto l'idea di riscattare la memoria di Berlusconi mi è sembrato veramente strano, e secondo me un pezzo di questa apatia deriva dal fatto che il Presidente Draghi è piuttosto accorto nello scegliere un lessico tecnico che nasconda la sostanza politica di quello che sta dicendo".

Dopo di che, nei limiti del tempo che mi era concesso, mi sono addentrato in un paio di esempi, sempre appoggiandomi al pilastro della macroeconomia: S - I = X - M.

Perché, appunto a titolo di esempio, capite bene (spero!) che un conto è dire che un Paese è attrattivo per i capitali esteri, e un ben altro conto è dire che il Paese si sta indebitando con l'estero! Essere attrattivi è una cosa senz'altro positiva (la apprezzo anch'io nella stagione declinante della mia virilità proficuamente spesa, con tanto di produzione di ben due pagatori di pensioni autoctoni!), mentre avere debiti non lo è (e infatti quando ne ho mi sento a disagio, come l'altro giorno quando, tutto compreso nella responsabilità del discorso che dovevo fare sulle comunicazioni del Presidente, ho fatto il pieno prima di accorgermi che... avevo lasciato il portafogli in un'altra giacca)! Eppure, attrarre capitale e indebitarsi sono, contabilmente ed economicamente, la stessa stessissima cosa. Capita così che chi vorrebbe un'Italia più attrattiva per i capitali esteri stia dicendo (senza saperlo) che vorrebbe un'Italia più indebitata con l'estero, con una posizione finanziaria netta inferiore: non che ci sia nulla di male in questo: chi sa cosa farci e può permettersi di restituirli non fa nulla di male nel chiedere soldi in prestito, cioè nell'indebitarsi. Quello su cui rifletto qui con voi è la potenza delle narrazioni, che si appoggia alla scelta del lessico.

Sempre a titolo di esempio, per decenni ci hanno sfarinato le gonadi con l'idea che saremmo dovuti diventare tutti esportatori netti (di merci), e una decina d'anni dopo il conseguimento di questo agognato obiettivo arriva coso a spiegarci che è un problema essere esportatori netti (di capitali):


Eppure è facile capire, se viene spiegato con la dovuta calma, che essere esportatori netti di merci equivale a essere esportatori netti di capitali, per il semplice motivo che se i soldi che esporti invece li spendessi in casa tua, aumenterebbero le importazioni e si chiuderebbe il saldo estero (per dire). Quindi la narrazione è "inconsistente" (cioè incoerente, ma in questo caso anche inconsistente), solo che di questa incoerenza interna, che è sempre il segno del manifestarsi del Male, i dilettanti non si accorgono a causa di scaltri slittamenti semantici: è difficile, per i profani, accostare il concetto di competitività, che tutti valorizzano positivamente (soprattutto uno come me, il cui motto è quello degli alpini del gruppo di artiglieria Pinerolo), al concetto di deflusso, che comunque evoca qualcosa di negativo: la perdita del vicino del piano di sopra, lo sgocciolamento di un lavandino, o il prosciugamento del conto in banca. Ma anche qui: i due termini di questa dialettica sono esattissimamente la stessa identicissima cosa, che se ti piace (o dispiace) chiamata in un modo non può dispiacerti (o piacerti) chiamata in un altro senza che tu spieghi perché hai cambiato idea.

Ma tutto questo Mario non lo fa (perché non gli conviene)!

E così, del pari, quando LVI esterna serafico che:

chissà che cosa capisce l'Italiano Medio? Mah, difficile dirlo... Forse penserà che la compressione della domanda sia stata una riduzione delle pretese, delle richieste, che quindi, in definitiva, ha condotto a un atteggiamento più rassegnato, ma in qualche modo sereno. Perché l'Italiano Medio, e anche quello Medio Alto, o Alto, che qui si parli di domanda aggregata, cioè di spesa complessiva della collettività nazionale (perché la domanda aggregata non è la domanda nozionale, ovvero quello che la gente desidera, ma la domanda solvibile, ovvero quello che la gente si può permettere), sicuramente non lo capisce. E anche quei relitti umani che blaterano di anticomunismo e quindi, si suppone, capiscano come funziona un'economia di mercato, anche e soprattutto quella chincaglieria post-fascista, mica lo capisce che in un'economia di mercato si spende se si guadagna e si guadagna se si produce, per cui parlare di domanda significa parlare di reddito significa parlare di Pil!

Altrimenti, al "badate bene" un sonoro e liberatorio "grazie al cazzo!" proromperebbe dai petti degli astanti! Grazie al cazzo che se comprimi i redditi diventi sempre più povero, visto che diventi più ricco se guadagni di più, non se guadagni di meno! Ma allora, se non si usasse questo slittamento semantico con cui Draghi vende come una austera riduzione delle pretese quella che invece è stata una coercitiva riduzione delle possibilità di spesa, ci si dovrebbe poi interrogare sul perché si sia fatto questo, e il perché lo sappiamo, l'ha detto Monti, l'ha detto lo stesso Draghi: bisognava tagliare i redditi per tagliare le importazioni per riportare in attivo la bilancia dei pagamenti. Chest'è! E ora che è in attivo, però, scopriamo che questo attivo non va bene perché "il risparmio fluisciue"...

Ecco, di questo ho parlato, assistito dal permesso di dire quello che avrei desiderato dire.

E, con mia sorpresa, ho visto cenni di assenso, e ho registrato diverse richieste di avere le slides, quelle slides che per voi sono (o dovrebbero essere) banali, perché riprendono quello che da Premiata armeria Hellas, così categorizzata dal coglione artificiale:


da Premiata armeria Hellas, dicevo, in poi ci siamo detti (e fanno ormai quattordici anni). E così ora vi lascio che devo riordinare le slides e mandarle a diverse persone.

Certo, per evangelizzare un certo ceto occorre muoversi in un certo modo. Ci sono i modi utili per cementare il consenso della cloaca (che per definizione si cementa in una massa di stronzi). Ci sono poi i modi che invece il consenso della cloaca te lo fanno perdere, ma ti aprono un canale di ascolto con le persone che contano qualcosa (se non altri, i soldi...), cui bisogna comunque dare delle chiavi di lettura e da cui si raccolgono comunque informazioni e analisi interessanti. Il sacrificio di rinunciare alla cloaca credo quindi sia sostenibile. Il beneficio di aiutare certe persone a smontare certe narrazioni forse non ci sarà, ma credo che valga la pena tentare, e comunque, ne sono certo, questo breve ripasso sarà stato utile anche a voi (e magari avrete anche altri esempi da aggiungere).

Con pazienza e convinzione ogni giorno si fa un passo avanti.

E ora scusatemi: ci sarebbero anche le bozze del libretto dell'ultimo CD...



(...ad esempio, è stato uno degli astanti a farmi riflettere sul fatto che questo cambio di orientamento del miglior presidente del consiglio del mondo deriva sic et simpliciter dal fatto che lui è l'uomo dei fondi americano, è l'uomo degli Usa, e se gli Usa vogliono ridurre il loro deficit, ovviamente manderanno un loro misso dominico in giro per i vassalli in surplus a spiegare loro che troppo surplus fa male. In effetti, non ci avevo pensato, ma è una spiegazione che una sua tenuta ce l'ha. Non me la aspetterei dalla cloacosfera. Voi, invece, che ne pensate?...)

sabato 13 giugno 2026

“Mi fai paura!”

 …e io: “Perché?”

E lui: “Perché me lo avevi detto dieci anni fa!”

E io: “Ma dici nel post su ‘per me sei come un fratello’?”

E lui: “No, a voce: ti avevo chiesto che cosa ne pensavi, me lo avevi detto, ci ero rimasto male ma avevi ragione tu!”


(…serve a me per ricordarmi di quando ero lungimirante. Fra le cose di cui dovreste ringraziarmi una delle meno banali è l’avere avuto l’istinto di preservarvi dalle impurità, è l’aver mantenuto un minimo di igiene della community. Pensate che c’è perfino chi mi aveva proposto di invitare a casa nostra, ma soprattutto mia, Scipione lo spezzino! E poi vi ho risparmiato l’altro amico del giaguaro, Mark O’Ryzzo, oltre a una serie di altri sciroccati minori di cui nel frattempo il dibattito ha perso traccia. Un politico deve cercare di aprire le porte, di accogliere, di coinvolgere, di ampliare il consenso. Nonostante io ammiri chi lo fa, come Claudio, e gliene sia anche grato, perché se non lo avesse fatto con me io non sarei entrato in parlamento - vero è che a mia volta gli avevo aperto le porte della community - nonostante io ritenga che questa sia la cosa giusta e ammiri chi la fa, a me di farla non me ne frega un cazzo! Per me c’è una cosa che viene sopra il coinvolgimento ed il consenso, ed è la sincerità del nostro rapporto e la qualità dei miei argomenti. Sarò anche paternalistico in questo, ma ho spesso riflettuto se offrirvi un cibo di cui sareste stati magari anche golosi, ma che sarebbe stato poco nutriente, e tutte le volte ho deciso di non farlo. Certo, magari avremmo avuto 700 persone invece di 600. Ma il contributo di pensiero che avremmo ricevuto non avrebbe compensato l’ossigeno che avremmo perso. Le community virtuali possono anche essere o sembrare sterminate, mentre quelle fisiche hanno un limite di capienza. In cambio, però, offrono superiori possibilità di arricchimento spirituale, come quella di prendere da una parte un giovane e rispondere alle sue domande, sperando che ricordi le risposte fino a quando diventeranno comprensibili anche per lui. Intanto, ricordatevi di dare il vostro 5 × 1000 ad a/simmetrie. Per quanto possiate dimenticarlo, la casa della community è quella lì, quella è l’infrastruttura, non una piattaforma messa a disposizione del mondo da un genio multimiliardario che non è uno di noi… Abbiamo svariati progetti in serbo per portare avanti le nostre idee, non rimpiangerete il vostro contributo…)