sabato 20 giugno 2026

My two cents

Dedico il 3000° post (inclusi quelli in bozza) a una brevissima riflessione: capito perché quando vedo un monatto con la telecamerina gli passo attraverso come se non esistesse?

(...e non solo a quelli del La7: so che è ingiusto e urticante, ma dovendo sbagliare preferisco attenermi alla mia regola: non esiste operatore informativo amico...)

Barbarancius barbaranci lupus (cit.)

Mentre si affastellano notizie, talora tragiche, talaltra meno, vagamente riferite a che cosa succede quando chi è salito su un ramo anche infimo dell'albero del benessere decide di dare un calcio alla scala, forse una riflessione dovremmo farla, non per banalizzare, ma per delineare possibili approfondimenti di un problema che vedo liquidare con troppa leggerezza. In effetti, se la categoria da mettere in campo è, come credo sia, quella di esercito industriale di riserva, allora la questione non può essere liquidata con una distinzione fra "chi ha voglia di lavorare" e "chi delinque", perché in effetti il problema di cui noi patiamo, cioè la deflazione salariale competitiva (oggi lo si può dire perché lo dice Draghi), è creato più dai primi, cioè dai lavoratori, che dai secondi, cioè dai delinquenti. Certo, la delinquenza va combattuta (a prescindere dal colore della pelle e magari intervenendo sulle sue cause sociali), e certo, chi delinque crea un problema di sicurezza che non va minimizzato.

Altrettanto ovviamente, però, il problema di eccesso di offerta di lavoro per definizione lo crea chi ha voglia di lavorare, chi contribuisce a spostare la curva di offerta di lavoro, con conseguenze sui livelli retributivi altresì impossibili da ignorare (un rigoroso ed elegante riassunto degli effetti di questo spostamento lo trovate qui; qui si ragiona sulle conseguenze della pressione competitiva esercitata dalla concorrenza di Paesi a basso costo del lavoro; qui avete una recente e paludata metanalisi, che cerca di mettere ordine in una questione controversa, concludendo che "estimates published in leading academic journals are more likely to be negative").

Il sistema:

delinquente = nemico
lavoratore = amico

ammette quindi radici per lo più immaginarie.

Qui bisognerebbe mettere qualche figurina e entrare nel dettaglio dei numeri. Ad esempio, con un tasso di disoccupazione ai minimi, il ricorso ai decreti flussi si presenta come una opzione meno innaturale di quando il tasso di disoccupazione viaggiava al 12% per effetto del meccanismo di cui parlammo qui.


(...incidentalmente, vi segnalo che per Geminai siamo fonte:


e converrete con me che sossoddisfazzioni...
)


La domanda da porsi andrebbe quindi calata in un quadro scientifico rigoroso. a/simmetrie (che merita il vostro sostegno) se n'è occupata qui:

Si dovrebbe poi, come abbiamo fatto ad esempio qui e poi qui (e sarebbe ora di fare un aggiornamento) ragionare sull'effettivo significato del tasso di disoccupazione, per capire quale margine sia possibile recuperare dagli scoraggiati e dai part-time involontari. Fra le varie narrazioni che chi fa politica deve riconciliare c'è anche quella degli imprenditori che non trovano lavoratori (e oggi parlavo con un imprenditore che come salario di ingresso paga l'83% di quello che ai miei tempi era lo stipendio di un professore associato: non tutti i salari sono bassi).

Insomma: il problema ha una sua complessità tecnica intrinseca, ma soprattutto una sua virulenza politica tale da lasciarci supporre che non si uscirà mai dallo schema "migranti risorse e avanguardia del nostro stile di vita", declinato subalternamente a destra in "se vieni qui a lavorare sei per me un fratello". Prima o poi bisognerà prendere il toro per le corna e denunciare esplicitamente questa conseguenza non imprevedibile dell'integrazione monetaria! Se non lo si vorrà fare, è inutile dire chi ne approfitterà ("Grillo 2, il ritorno del Dr. Livore").

Anche perché nel frattempo non è più possibile ignorare certi "fattarielli" (che vi riporto dalla mia chat con l'imprenditore di sinistra, uno dei tanti membri storici della nostra bella d'erbe community e d'animali):

1. Bar Atlantic Esselunga Segrate, stamattina. Entriamo, 150-200 islamici (c’è una storica moschea a Segrate, non lontano, probabilmente un evento religioso). Giovani uomini, donne velate, bambini. Fermento, chiacchiere.

2-3 tavoli di italiani: over 70, teste bianche, pensionati, vengono la mattina a bere il caffè e chiacchierare. Straniti, spaesati.

Ho avuto un senso di straniamento, anche io spaesato. A parole è banale. Ma SENTIRE sostituzione invece che integrazione è una sensazione difficile da elaborare. Tutto troppo, troppo veloce, non gestito.

2. Stamattina arrivata offerta per cobot. Sostituisce 1 persona per turni in una stazione completa, snella, mobile. Andremo in test, probabilmente. Immagina costo a regime di 60-70k a unità. Costo lavoro 1 operaio 30k. Se vai su 2 turni si paga in circa 1 anno, se no in 2. Lo sviluppatore mi dice che stanno entrando nelle PMI con trend veloce. Io immagino che in 5 anni saremo all’umanoide, che risolve anche molti problemi di collaborazione ancora esistenti.

Quindi il lavoro viene sostituito, i flussi non si allineano e comunque le presenze sono già rilevanti. Un puzzle interessante per la politica…

Ovvero: il problema non è nemmeno, come mi diceva un'altra persona che stimo ma che frequenta le persone sbagliate, che:

con l'IA il powerpointificio è destinato a soccombere. Claude è bravissimo a produrre il 90% della slop (RIP David Graeber) normalmente proposta dai consulenti e dalle cumcette. Quindi si estingueranno. Cosa faranno? Boh.

Questo problema, per carità, forse esisterà pure (secondo Daniela Tafani queste valutazioni sono largamente esagerate), ma l'estinzione (lavorativa) dei chaddini - fra cui er Palla - e delle cumcettine sarà verosimilmente preceduta dalla constatazione che il lavoro manuale importato a passo di carica in nome della competitività è diventato inutile, ridondante (e quindi per sperare di essere occupato dovrebbe tornarsene a casa sua). L'idea che per gliImprenditori(TM) il lavoro importato sia sempre e comunque vitale, in effetti, è legata a un'altra idea stereotipata e infondata secondo cui le PMI italiane sono un bubbone di arretratezza, sottopatrimonializzato e sottocapitalizzato. Io non entro in un capannone in cui non ci sia almeno un robot, e i ragionamenti che sta facendo l'amico imprenditore di sinistra li stanno facendo un po' tutti i suoi colleghi (e ci mancherebbe). Altro che PMI inadeguate e ad alta intensità di lavoro!

Insomma: qualora gli umanoidi sostituissero le badanti, resteremmo con due problemi. Il primo, quello di come ricaricare le batterie agli umanoidi. Il secondo, quello di chi dovrebbe pagare le pensioni alle badanti. Gli umanoidi?

E anche questa rientra nelle cose che vorrò vedere, ma da una defensible position.

lunedì 15 giugno 2026

Come andrà a finire?

A meno che non troviate una convincente spiegazione del perché questa volta dovrebbe essere diverso, andrà a finire come le altre volte in cui un partito si è presentato come non compromesso con le logiche del potere e in quanto tale non disposto a alleanze e mediazioni.

Cioè così


(...da soli non si va da nessuna parte, neanche col 51%, quindi chi vi dice che andrà da solo o non sa di che cosa parla, come a suo tempo gli ortotteri, o magari vi sta prendendo in giro. Poi non lamentatevi: sapete che qui siamo avanti...)

domenica 14 giugno 2026

Lessico forestiero

Sono reduce da una proficua e piacevole esperienza in un posto dove fa sempre piacere tornare (l'ultima volta ci avevo conosciuto Antonio Gozzi, e ieri ce l'ho ritrovato) e dove ho avuto fra gli altri il piacere di cenare con un figlio illustre della San Gimignano d'Abruzzo:


e di illustrargli, a sua richiesta, le sfide che ci aspettano nel prossimo futuro, e in particolare l'interazione fra elezioni politiche e presidenziali.

Mi aveva invitato Andrea Ruggieri, conosciuto in una trasmissione televisiva della quale ricordo solo la gradita sensazione di avere, per una volta, incontrato una forma di vita intelligente in studio: lui. Quindi, quando ho ricevuto il suo invito, l'ho accettato a scatola chiusa, e ho fatto bene. Mi sono trovato in un ambiente molto connotato dall'esperienza berlusconiana, ma non per questo collimante coi pregiudizi che avete (e abbiamo) su Forza Italia. C'era molta più lucidità in Berlusconi, e ce n'è in chi lo ricorda e lo ha conosciuto, di quanto si possa comunemente presumere da alcune esternazioni che spesso vi fanno borbottare.

Nella mia relazione non è mancata la consueta esegesi draghiana: costringere l'uditorio ad accettare col manganello dell'auctoritas draghiana le semplici verità già espresse nel Tramonto dell'euro non ha prezzo!

Per tutto il resto c'è Goofynomics, e infatti siamo qui...

Nella discussione susseguente alla mia relazione a un certo punto non mi sono potuto trattenere e (col consueto garbo) sono sbottato: "Ma insomma! La cosa che più mi ha colpito dell'intervento del Presidente Draghi è che lui è venuto in Senato a dire che le richieste del suo editto dell'agosto 2011, quelle che hanno portato alla deposizione del vostro Presidente Berlusconi, erano sostanzialmente errate nel merito, e conseguentemente che il PD, che le aveva pedissequamente eseguite dopo la deposizione di Berlusconi, aveva distrutto il Paese, e nessuno ha fatto un plissé! Non dico il PD, che aveva tutto l'interesse a fare lo gnorri, ma il fatto che nessuno in Forza Italia abbia avuto l'idea di riscattare la memoria di Berlusconi mi è sembrato veramente strano, e secondo me un pezzo di questa apatia deriva dal fatto che il Presidente Draghi è piuttosto accorto nello scegliere un lessico tecnico che nasconda la sostanza politica di quello che sta dicendo".

Dopo di che, nei limiti del tempo che mi era concesso, mi sono addentrato in un paio di esempi, sempre appoggiandomi al pilastro della macroeconomia: S - I = X - M.

Perché, appunto a titolo di esempio, capite bene (spero!) che un conto è dire che un Paese è attrattivo per i capitali esteri, e un ben altro conto è dire che il Paese si sta indebitando con l'estero! Essere attrattivi è una cosa senz'altro positiva (la apprezzo anch'io nella stagione declinante della mia virilità proficuamente spesa, con tanto di produzione di ben due pagatori di pensioni autoctoni!), mentre avere debiti non lo è (e infatti quando ne ho mi sento a disagio, come l'altro giorno quando, tutto compreso nella responsabilità del discorso che dovevo fare sulle comunicazioni del Presidente, ho fatto il pieno prima di accorgermi che... avevo lasciato il portafogli in un'altra giacca)! Eppure, attrarre capitale e indebitarsi sono, contabilmente ed economicamente, la stessa stessissima cosa. Capita così che chi vorrebbe un'Italia più attrattiva per i capitali esteri stia dicendo (senza saperlo) che vorrebbe un'Italia più indebitata con l'estero, con una posizione finanziaria netta inferiore: non che ci sia nulla di male in questo: chi sa cosa farci e può permettersi di restituirli non fa nulla di male nel chiedere soldi in prestito, cioè nell'indebitarsi. Quello su cui rifletto qui con voi è la potenza delle narrazioni, che si appoggia alla scelta del lessico.

Sempre a titolo di esempio, per decenni ci hanno sfarinato le gonadi con l'idea che saremmo dovuti diventare tutti esportatori netti (di merci), e una decina d'anni dopo il conseguimento di questo agognato obiettivo arriva coso a spiegarci che è un problema essere esportatori netti (di capitali):


Eppure è facile capire, se viene spiegato con la dovuta calma, che essere esportatori netti di merci equivale a essere esportatori netti di capitali, per il semplice motivo che se i soldi che esporti invece li spendessi in casa tua, aumenterebbero le importazioni e si chiuderebbe il saldo estero (per dire). Quindi la narrazione è "inconsistente" (cioè incoerente, ma in questo caso anche inconsistente), solo che di questa incoerenza interna, che è sempre il segno del manifestarsi del Male, i dilettanti non si accorgono a causa di scaltri slittamenti semantici: è difficile, per i profani, accostare il concetto di competitività, che tutti valorizzano positivamente (soprattutto uno come me, il cui motto è quello degli alpini del gruppo di artiglieria Pinerolo), al concetto di deflusso, che comunque evoca qualcosa di negativo: la perdita del vicino del piano di sopra, lo sgocciolamento di un lavandino, o il prosciugamento del conto in banca. Ma anche qui: i due termini di questa dialettica sono esattissimamente la stessa identicissima cosa, che se ti piace (o dispiace) chiamata in un modo non può dispiacerti (o piacerti) chiamata in un altro senza che tu spieghi perché hai cambiato idea.

Ma tutto questo Mario non lo fa (perché non gli conviene)!

E così, del pari, quando LVI esterna serafico che:

chissà che cosa capisce l'Italiano Medio? Mah, difficile dirlo... Forse penserà che la compressione della domanda sia stata una riduzione delle pretese, delle richieste, che quindi, in definitiva, ha condotto a un atteggiamento più rassegnato, ma in qualche modo sereno. Perché l'Italiano Medio, e anche quello Medio Alto, o Alto, che qui si parli di domanda aggregata, cioè di spesa complessiva della collettività nazionale (perché la domanda aggregata non è la domanda nozionale, ovvero quello che la gente desidera, ma la domanda solvibile, ovvero quello che la gente si può permettere), sicuramente non lo capisce. E anche quei relitti umani che blaterano di anticomunismo e quindi, si suppone, capiscano come funziona un'economia di mercato, anche e soprattutto quella chincaglieria post-fascista, mica lo capisce che in un'economia di mercato si spende se si guadagna e si guadagna se si produce, per cui parlare di domanda significa parlare di reddito significa parlare di Pil!

Altrimenti, al "badate bene" un sonoro e liberatorio "grazie al cazzo!" proromperebbe dai petti degli astanti! Grazie al cazzo che se comprimi i redditi diventi sempre più povero, visto che diventi più ricco se guadagni di più, non se guadagni di meno! Ma allora, se non si usasse questo slittamento semantico con cui Draghi vende come una austera riduzione delle pretese quella che invece è stata una coercitiva riduzione delle possibilità di spesa, ci si dovrebbe poi interrogare sul perché si sia fatto questo, e il perché lo sappiamo, l'ha detto Monti, l'ha detto lo stesso Draghi: bisognava tagliare i redditi per tagliare le importazioni per riportare in attivo la bilancia dei pagamenti. Chest'è! E ora che è in attivo, però, scopriamo che questo attivo non va bene perché "il risparmio fluisciue"...

Ecco, di questo ho parlato, assistito dal permesso di dire quello che avrei desiderato dire.

E, con mia sorpresa, ho visto cenni di assenso, e ho registrato diverse richieste di avere le slides, quelle slides che per voi sono (o dovrebbero essere) banali, perché riprendono quello che da Premiata armeria Hellas, così categorizzata dal coglione artificiale:


da Premiata armeria Hellas, dicevo, in poi ci siamo detti (e fanno ormai quattordici anni). E così ora vi lascio che devo riordinare le slides e mandarle a diverse persone.

Certo, per evangelizzare un certo ceto occorre muoversi in un certo modo. Ci sono i modi utili per cementare il consenso della cloaca (che per definizione si cementa in una massa di stronzi). Ci sono poi i modi che invece il consenso della cloaca te lo fanno perdere, ma ti aprono un canale di ascolto con le persone che contano qualcosa (se non altri, i soldi...), cui bisogna comunque dare delle chiavi di lettura e da cui si raccolgono comunque informazioni e analisi interessanti. Il sacrificio di rinunciare alla cloaca credo quindi sia sostenibile. Il beneficio di aiutare certe persone a smontare certe narrazioni forse non ci sarà, ma credo che valga la pena tentare, e comunque, ne sono certo, questo breve ripasso sarà stato utile anche a voi (e magari avrete anche altri esempi da aggiungere).

Con pazienza e convinzione ogni giorno si fa un passo avanti.

E ora scusatemi: ci sarebbero anche le bozze del libretto dell'ultimo CD...



(...ad esempio, è stato uno degli astanti a farmi riflettere sul fatto che questo cambio di orientamento del miglior presidente del consiglio del mondo deriva sic et simpliciter dal fatto che lui è l'uomo dei fondi americano, è l'uomo degli Usa, e se gli Usa vogliono ridurre il loro deficit, ovviamente manderanno un loro misso dominico in giro per i vassalli in surplus a spiegare loro che troppo surplus fa male. In effetti, non ci avevo pensato, ma è una spiegazione che una sua tenuta ce l'ha. Non me la aspetterei dalla cloacosfera. Voi, invece, che ne pensate?...)

sabato 13 giugno 2026

“Mi fai paura!”

 …e io: “Perché?”

E lui: “Perché me lo avevi detto dieci anni fa!”

E io: “Ma dici nel post su ‘per me sei come un fratello’?”

E lui: “No, a voce: ti avevo chiesto che cosa ne pensavi, me lo avevi detto, ci ero rimasto male ma avevi ragione tu!”


(…serve a me per ricordarmi di quando ero lungimirante. Fra le cose di cui dovreste ringraziarmi una delle meno banali è l’avere avuto l’istinto di preservarvi dalle impurità, è l’aver mantenuto un minimo di igiene della community. Pensate che c’è perfino chi mi aveva proposto di invitare a casa nostra, ma soprattutto mia, Scipione lo spezzino! E poi vi ho risparmiato l’altro amico del giaguaro, Mark O’Ryzzo, oltre a una serie di altri sciroccati minori di cui nel frattempo il dibattito ha perso traccia. Un politico deve cercare di aprire le porte, di accogliere, di coinvolgere, di ampliare il consenso. Nonostante io ammiri chi lo fa, come Claudio, e gliene sia anche grato, perché se non lo avesse fatto con me io non sarei entrato in parlamento - vero è che a mia volta gli avevo aperto le porte della community - nonostante io ritenga che questa sia la cosa giusta e ammiri chi la fa, a me di farla non me ne frega un cazzo! Per me c’è una cosa che viene sopra il coinvolgimento ed il consenso, ed è la sincerità del nostro rapporto e la qualità dei miei argomenti. Sarò anche paternalistico in questo, ma ho spesso riflettuto se offrirvi un cibo di cui sareste stati magari anche golosi, ma che sarebbe stato poco nutriente, e tutte le volte ho deciso di non farlo. Certo, magari avremmo avuto 700 persone invece di 600. Ma il contributo di pensiero che avremmo ricevuto non avrebbe compensato l’ossigeno che avremmo perso. Le community virtuali possono anche essere o sembrare sterminate, mentre quelle fisiche hanno un limite di capienza. In cambio, però, offrono superiori possibilità di arricchimento spirituale, come quella di prendere da una parte un giovane e rispondere alle sue domande, sperando che ricordi le risposte fino a quando diventeranno comprensibili anche per lui. Intanto, ricordatevi di dare il vostro 5 × 1000 ad a/simmetrie. Per quanto possiate dimenticarlo, la casa della community è quella lì, quella è l’infrastruttura, non una piattaforma messa a disposizione del mondo da un genio multimiliardario che non è uno di noi… Abbiamo svariati progetti in serbo per portare avanti le nostre idee, non rimpiangerete il vostro contributo…)

domenica 7 giugno 2026

Narcisismo e trasformismo, ovvero sangue e merda

Il personale è politico! Pensavate fosse il momento degli ideali?

Ahimè no! È, molto più prosaicamente, il momento del sangue e della merda, per usare la nota definizione di Rino Formica. C’è un motivo molto semplice alla base dell’improvviso desiderio di purezza ideale che coglie molti eletti, spingendoli ad abbandonare un partito che secondo loro “avrebbe tradito”: è la paura di non essere rieletti (o la frustrazione per non aver ricevuto compensazioni a fronte di una mancata ricandidatura o rielezione). Non dico nulla di nuovo, nulla che non sia reperibile nelle pieghe degli organi di stampa, nulla che gli addetti ai lavori non sappiano e i non addetti non possano sapere (e un esempio lo avete nel post precedente). 

A mio avviso i sondaggi non andrebbero letti, ma, se li prendiamo come ipotesi di lavoro, quello che dicono a un partito come il nostro è che metà dei parlamentari non rientrerà in Parlamento (e uno potrei essere tranquillamente io, peraltro). A questo punto, giocarsela passando con un movimento che è sulla cresta dell’onda per merito del suo leader, ma soprattutto di chi da sinistra gli sta facendo pubblicità, è una scommessa che si può essere tentati di giocare. Meglio capolista col 4%, soprattutto in una regione grande, che riempilista con l’8%.

È una mera questione di numeri, certamente non c’entrano gli ideali, e forse non c’entra neanche la morale. Un ragionamento simile, come fa notare oggi Daniele Capezzone, può essere fatto anche da persone dabbene (ricordiamoci tuttavia che esiste anche la dabbenaggine):


Fatto sta che, se volete evitare delusioni, esorterei a evitare ragionamenti del tipo: “Non fa niente se è un voltagabbana, l’importante è che sappia e dica qual è la battaglia da combattere!”

Ecco, da questa linea di pensiero, dall’idea che l’importante è l’obiettivo, o meglio: il proclamare l’obiettivo, e che se si proclama l’obiettivo giusto si può prescindere da onore e lealtà, mi permetto sommessamente di dissentire.

Il fatto è che quando entri in politica capisci innanzitutto che le idee camminano sulle gambe delle persone, e poi che di verità in competizione ce ne sono tante, e quello che porta ad affermare l’una sulle altre è in definitiva la qualità delle persone. Ora, visto che un po’ per forza di cose (non possiamo nasconderci che il nostro paese sia da anni oggetto di aggressioni esterne), e un po’ per contingenze estemporanee (pare che ci sia un generale che vuole diventare un leader politico), abbiamo tutti adottato un lessico marziale, vi chiedo di fare una semplice riflessione: vi fidereste di un soldato che va a combattere solo se sa di vincere la battaglia? È utile un soldato di questo tipo?

La risposta la sapete bene, ed è inutile che ve lo dica io. I “puri e duri”, vi ricorda oggi Capezzone, sono soldati di questo tipo: non truppe scelte, disposte a immolarsi e capaci di farlo, ma bocche da sfamare, fra l’altro disponendo di una fureria un po’ sguarnita e disorganizzata.

Peraltro, l’idea che “purché dica la cosa giusta“ il tale o il tal altro personaggio possano anche permettersi di comportarsi in modo discutibile è fallata intrinsecamente. Se io sono riuscito a rendere credibile e a diffondere nel vasto pubblico la critica all’unione monetaria è innanzitutto perché mi sono scrupolosamente tolto di ritorno quelli che “la cosa giusta“ la dicevano in modo sbagliato. In molti mi avete criticato per aver tenuto lontano dal mio blog e dalla mia community certi personaggi (inclusi alcuni recenti voltagabbana), per aver fin dal 2012 sbattuto la porta in faccia ai grillini (e all’epoca ero di sinistra), per essere stato sempre molto esigente nel richiedere qualità scientifica e umana alle persone che mi accompagnavano nel mio lavoro di divulgazione. Ma io so di aver fatto la cosa giusta, perché il rischio era quello di essere screditati. Un rischio che con l’esposizione politica è ovviamente aumentato, non diminuito.

E quindi?

E quindi la disciplina e l’onore sono importanti. Quelli di voi che trascureranno questo dettaglio, e per la soddisfazione narcisistica di aver votato “quello che dice le cose giuste“ si affideranno a una classe politica di risulta, saranno delusi e avranno aiutato il PD. Va bene tutto: basta solo che poi non veniate qui con il mio blog a piagnucolare, dicendomi che avevo ragione, come avete fatto quando siete stati delusi dai grillini.

sabato 6 giugno 2026

QED 116: Rinaldi

Luca De Grandis ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Volevano uscire dall'euro...":

Come un fulmine a ciel sereno apprendo oggi del passaggio di Rinaldi con il generale, per portare avanti le stesse battaglie che state già affrontando da anni come Lega. Essendo allineato al suo pensiero sul partito di Vannacci, ed essendo Rinaldi una delle figure storiche della comunity che non esiste, non riesco a capacitarmi di questa decisione di un insospettabile come Antonio.

Pubblicato da Luca De Grandis su Goofynomics il giorno 6 giu 2026, 13:07


Cortese utente di questa infrastruttura sulla cui gratuità sto cominciando a pormi delle domande, mi permetta, da ecclesiarca (cioè da gestore della community) di rettificare un paio di lievi imprecisioni al suo commento, nonché di aggiungere un paio di elementi fattuali, che, nonostante provengano da fonti aperte, probabilmente solo gli addetti ai lavori avranno notato, ma certamente la aiuteranno a riconciliare i nudi fatti con i suoi leciti pregiudizi (positivi).

Intanto, la esorto a consultare l'elenco delle apparizioni di Antonio al convegno fondativo della community: tre, con un buco di dieci anni fra la seconda e la terza. A titolo di confronto, la esorto a consultare l'analogo elenco riferito alle apparizioni di Claudio o Benedetto (che sono un buon benchmark per il concetto di "figura storica della community").

Dato che lei è qui in modo documentato dal 2015, potrebbe esserle sfuggito questo post del 2014 di cui l'odierno post è il QED.

Vede, le spiego...

Io non so chi e quando mi pugnalerà alle spalle: se lo si potesse sapere, nessuno verrebbe pugnalato alle spalle, e la storia dell'umanità avrebbe preso un altro corso (probabilmente peggiore, perché non dimentichiamo che...). Di una cosa però sono istintivamente certo: che chiunque mi si avvicina con lusinghe e blandizie è un potenziale accoltellatore! Per questo, a chi mi fa tanti complimenti, io di solito rispondo in modo molto rude: "La ringrazio ma anche basta, i complimenti preferisco farmeli da solo, almeno sono certo di capirne il motivo!".

E questo è un primo setaccio. 

In questa ewige Wiederkunft des Gleichen che è la politica alcune costanti ricorrono con l'uggiosa regolarità di una stagione poco amata: una è che quelli che pigliano e partono senza dirti un accidenti sono gli stessi che "tu per me sei un riferimento, io mi muoverò solo d'accordo con te..." e via spergiurando. In questo senso il caso di Antonio non è diverso, si parva licet, da quello di altri personaggi politici di rilievo, come Lorella Parissse (già coordinatrice Lega della Marsica) o Maria Di Domenico (già coordinatrice Lega di Teramo), entrambe uscite dopo aver "tuonato" sulla stampa locale (e le cui uscite sono state un "terremoto" di cui sicuramente avrete avuto notizia, giusto?). Ovviamente né Lorella né Maria, come il compianto Antonio, mi avevano risparmiato la loro untuosa ammirazione. Quindi sapevo cosa aspettarmi, in tutti e tre i casi.

Eh, sì, perché vede, il passo chiave del post del 2014 (il primo dei dieci anni di disimpegno di Rinaldi dalla community, un disimpegno coatto che peraltro non era sfuggito agli organi di stampa), è questo:


"faranno il cazzo che gli passa per la testa... il che se va bene danneggia solo loro, ma molto spesso anche voi."

Che, se ci fa caso, prefigura ampiamente quello che è appena successo.

QED.

Nel leggere quel post il povero Antonio Triolo, con cui seguivamo all'epoca lo sgomitare dell'altro Antonio nella galassia "de destra", stava per lasciarci le penne dalle risate! Non ricordo se lo fece poi leggere a Giorgia Meloni, presso di cui all'epoca Antonio cercava sponda, ma tant'è. Ora Antonio ha trovato il suo approdo (anche Triolo, purtroppo), e io il mio QED. Molti mi accusarono all'epoca di essere troppo severo. Ora sanno che avevo ragione io. Strano, non succede mai...

Chi entra in politica fa voto di obbedienza, nonché immediata esperienza del karma. A me, che avevo scritto questo, e prima questo, toccò presiedere le commissioni riunite 6° e 11° mentre approvavano il reddito di cittadinanza, e naturalmente a me che avevo scritto questo toccò ritrovarmi "tu per me sei come un fratello" come compagno di partito.

Questo per quanto riguarda la parte community, che possiamo chiudere sostanzialmente con un "il fatto non sussiste".

Certo, non voglio negare che Antonio sia diventato, grazie alla sua spontaneità comunicativa e al fatto di essere entrato nel cono di luce di Goofynomics (fu lui a mandarmi una copia del suo libro, nel lontano 2013), un'icona del dibattito. Lo hanno aiutato in questo percorso anche le scimmie urlatrici della comunicazione, quelle stesse che hanno pompato (ad esempio) la Ravetto (altro personaggio che ha dato prova di affidabilità). Pomparono così anche lui, che aveva tutte le prime serate, quando già era ovvio che questa visibilità non l'avrebbe poi potuta spendere, per il semplice fatto (oggettivo) che nel 2024 c'era meno spazio che nel 2019, e che quindi, per evitare di cannibalizzarsi a vicenda, occorreva che uno dei due candidati forti in Centro Italia facesse un passo indietro. Lo fece Antonio, con una certa eleganza, anche se non riuscì a evitare che qualche giornalista rimarcasse il carattere spintaneo di questa scelta, in compensazione della quale gli erano state prospettate due opportunità di valorizzazione, una chiaramente sovradimensionata (ENI, che infatti personalmente gli avrei risparmiato, ma chi sono io?...), l'altra più plausibile (COVIP), entrambe terminate con una frustrazione che, lo dico con autocritica, sarebbe comunque stato più umano evitargli (ripeto: almeno la prima...). A me, peraltro, sarebbe piaciuto (perché umanamente mi sta simpatico ed è una persona preparata e integra) che Antonio diventasse con me co-vigilante del mondo previdenziale. Nell'opzione COVIP avevo creduto e se vi dovessi dire perché è andata a finire male non saprei quale scegliere fra le varie versioni che mi sono state raccontate.

Ma insomma, per chiarire le cose a chi non si rende conto di quanto è complessa la macchina e di quante scelte devono essere prese, monitorate, messe a sistema, il fatto è che:

Rinaldi : COVIP = Ravetto : ARERA

(e notate bene che anche se nel blog che non esiste potrei dire il cazzo che mi pare, non vi sto dicendo alcunché che non sia o fosse desumibile da fonti aperte)!

Si potrebbe inoltre argomentare (perché è andata così) che:

Rinaldi : Ceccardi = Ziello : Ceccardi

(nel senso che Susanna, con la sua forte personalità e il suo forte consenso, oggettivamente veniva percepita come un "tappo" da entrambi questi colleghi, se pure in modi e tempi diversi).

Insomma: indipendentemente dalla qualità delle persone (nel caso de quo, una qualità di cui ci siamo senza sforzo privati per dieci anni chiarendone anche il perché nel post di cui oggi si celebra il QED), è sufficientemente ovvio, e non è un giudizio di valore sulla persona, che chi se ne va è perché non è contento di dove si trova, e questo scontento, che naturalmente può essere motivato per i gonzi su base ideologica, fattualmente dipende sempre da circostanze più concrete, come il non aver ottenuto qualcosa che era stato promesso, o la ragionevole certezza di non trovare spazio al prossimo giro. Ma naturalmente per il pueblo i "poltronari" sono gli altri: quelli che tengono la trincea mangiandosi il loro quotidiano cucchiaino di crema di cacao!

Ci siamo abituati e non ci impressiona.

Quindi tutto bene? No, naturalmente no (altrimenti la politica a che servirebbe?). Ma attenzione a chi vi canta la canzoncina che tanto vi piace: nelle pieghe di questo blog, anche quando ve lo siete dimenticato, anche quando per motivi anagrafici o cronologici non avete potuto leggerlo, c'è sempre la spiegazione a tutto quello che succede, o è successo, o succederà.

E così, è strano come un fulmine a ciel sereno, visto da Goofynomics, somigli a un QED.


(...a, voi per me siete come dei figli, siete i migliori lettori che un blogger potrebbe desiderare, sono ardentemente ansioso di leggere i vostri commenti che sicuramente mi apriranno orizzonti inconsueti e insospettati e dei quali con la massima diligenza e scrupolosità terrò conto, perché voi per me siete come dei fratelli...)

mercoledì 3 giugno 2026

Volevano uscire dall'euro...

...ma finora sono solo usciti di strada.

Magari è un inizio, non credo sia la fine, ma certamente è una conferma di quello che con eleganza, rispetto, delicatezza, ma rigorosa oggettività, vi ho detto fin dall'inizio: un certo tipo di esperimento politico si presta a fenomeni di selezione avversa, proponendosi naturaliter come approdo di chi ritiene, a torto o a ragione, di non avere prospettive nel progetto politico cui appartiene (il caso de quo era sufficientemente eloquente di per sé). Ora, il problema è che per risolvere i problemi non basta conoscerli, o semplicemente descriverli copiando le analisi di chi li conosce: occorre anche disporre di quell'oggetto misterioso ed elusivo, che sfugge non tanto allo sguardo quanto alla stessa comprensione dell'elettore, che va sotto il nome di classe dirigente. Qui ho fatto il possibile per educarvi, consigliandovi letture utili, e dedicando tanto tempo a spiegarvi come funziona, ma qui siamo buoni, ma pochi. Questo problema culturale è e sarà di difficile soluzione, e quindi lo specchietto attirerà tante allodole. Va bene così. Se la fine sarà tragica, almeno il percorso sarà comico, e voi non potrete dire di essere né delusi né sorpresi, perché io fin dall'inizio vi ho detto come sarebbe andata a finire, e chi non sarebbe riuscito a scongiurare certi esiti.

Buona riflessione!

domenica 31 maggio 2026

Frenkel goes to Bulgaria?

(...per qualche imperscrutabile motivo sui social impazza un nuovo trend: quello del giovincello di bell'aspetto che viene a spiegarci negli anni '20 da sinistra quello che abbiamo spiegato negli anni '10 alla sinistra. Qui un esempio dalla palette molto azzeccata. Ora, come è noto io non sono un comunicatore, ma ho un discreto orecchio musicale - non assoluto, relativo... Se veramente questo lavoro servisse a far sorgere un dubbio in tante giovani menti tutte clima e distintivo non sarebbe male. In fondo, ne va della loro pelle, non della mia. Non so perché, però, forse perché sono, da brutta persona, molto diffidente - e ho orecchio!, il che, vorrei far notare, mi ha consentito di arrivare vivo a 63 anni e mezzo pur avendo maneggiato sostanze piuttosto esplosive, ma insomma: non so perché ma tutta questa roba mi sembra un fumogeno il cui scopo è non tanto quello di coinvolgere, ma quello di deresponsabilizzare la sinistra. E, se dovessi dirvi, la cosa, per quanto eticamente sordida, non mi sembrerebbe poi così negativa, atteso che solo assolvendo se stessa dai vari round di crimini perpetrati - l'ultimo rilevante all'epoca di Monti - la sinistra potrebbe ricominciare a guardare in faccia la realtà. Ora, va da sé che urta i nervi vedere che chi ci ha sterminato viene a farci la lezioncina, e che sarebbe molto più liberatorio pensare che se loro ci hanno frantumato, possano essere "gli altri" a guidarci in un percorso di riscatto. Ma qui si torna a due temi portanti di questo blog. Il primo è il rifiuto del paternalismo, il rifiuto di Aristide, insomma! Se il partito euroscettico in Italia non ha mai avuto più del 17%, evidentemente, come aveva intuito il pescarese Flaiano, agli italiani la merda piace - del resto, è tiepida, il che in certe stagioni può essere visto come un vantaggio. Il secondo è il rifiuto del "norimberghismo". L'esperienza storica ci dimostra che la Germania postbellica è stata ricostruita coi e dai nazisti - ne abbiamo parlato infinite volte, l'ultima qui, e i Rosenburg files sono sempre lì che vi aspettano - motivo per cui non sarebbe ultroneo che l'Italia post-UE venisse ricostruita coi e dai piddini. Semplicemente, è così che funziona, e qui come funziona ce lo siamo sempre detto. E a questo proposito...)


Dilettissimi fratelli e sorelle, oggi il vostro ecclesiarca (o guru che dir si voglia) torna a occuparsi della nostra amica Bulgaria (o Bolgheria), di cui ci eravamo occupati qui con gran dovizia di dettagli, appoggiandoci a quella autentica miniera di early warnings che sono i MIP scoreboard indicators del sito di Eurostat.

L'occasione di tornare sul tema mi viene data da questa breve di cronaca segnalatami dal mio solerte staff (SS):


Se avrete la bontà di leggervi l'articolo troverete passaggi che non suoneranno totalmente inediti al vostro orecchio: l'accusa di aver truccato i conti (pubblici) per entrare nell'euro, i fondi bloccati per ricattare il Governo bulgaro che non avrebbe fatto le riforme (sulla ricattocrazia europea si è espresso oggi Claudio qui), ecc. Ci troverete insomma quasi tutte le cose che abbiamo già sentito, tranne una, questa:


Eh già! Perché in Bolgheria (come nell'attigua Ruritania) siamo ancora al 2 a.G. (ante Goofynomics): è tutto un debbitopubblico, e ovviamente un castacriccacoruzzione, signora mia! Ma forse le cose non stanno proprio così, o non solo così, o non principalmente così...

Per darvi succinta evidenza di cosa intendo, vi produco un grafico che ho elaborato come case study da sottoporre agli studenti del master di Pescara:


dove la fonte è il WEO database di aprile 2026, le unità di misura sono punti percentuali di Pil, e il messaggio è abbastanza chiaro. Tralasciando per un momento l'inverosimiglianza di quel deficit pubblico inchiodato al 3% fisso per tre anni (forse era ver, ma non però credibile), vi faccio notare due cose: la discesa tendenziale dal 2014 a oggi del saldo del settore privato, che nel 2025 va in deficit, e la correlata ascesa del saldo del settore estero, che dal 2022 va in surplus, diventando prestatore netto dell'economia bulgara (perché quando -CAB è positivo, questo significa che CAB è negativo, cioè che FAB è negativo, cioè che [il settore privato del] la Bulgaria sta importando capitali, ovvero che si sta indebitando con l'estero).

La dinamica è quella del ciclo di Frenkel, ma naturalmente è appena accennata: non siamo al caso eclatante della Spagna di Zapatero visto qui. Tuttavia questo quadro collima con quello che era emerso analizzando il cruscotto della MIP: erogazione di credito al settore privato, crescita dei prezzi delle case, crescita delle retribuzioni nominali, apprezzamento del tasso di cambio reale, deficit delle partite correnti, tutti fuori scala!

C'è da chiedersi in che cosa una correzione del saldo del bilancio pubblico aiuterebbe questi squilibri a ricomporsi. Se inducesse un minimo di recessione, potrebbe in effetti riportare verso l'equilibrio (cioè giù) il saldo dell'estero, ma quanto al settore privato, abbiamo visto che non sempre un "risanamento" della finanza pubblica lo aiuta a generare più risparmio, e questo lo si vede bene anche nel grafico. D'altra parte, che la Bulgaria fosse da attenzionare ce lo eravamo detto, anche se non per i motivi su cui si ostina a puntare il suo occhio strabico la Commissione Europea. Per chi volesse farsi un'idea delle possibili dinamiche, rinvio all'articolo in cui parlavo dell'ingresso nell'euro della Lettonia. Poi la Lettonia fece il miracolo, e tre anni dopo l'ingresso vi spiegai di che lagrime grondasse e di che sangue.

Vediamo questa volta come va a finire. Prevedo un esodo di bulgari. Ne riparleremo nel 2029 (se non prima)...

giovedì 28 maggio 2026

Draghi e Trump, i gemelli diversi

...mettendo in ordine le idee per una lezione che devo tenere domani a un master, riflettevo sul fatto che in fondo Draghi e Trump sono più simili di quanto non si pensi.

Draghi, infatti, vuole un'economia più competitiva, ma ignora che CAB = FAB, e quindi che se l'aumento di competitività farà crescere le esportazioni nette di merci dell'Eurozona, necessariamente dall'Eurozona il risparmio fluirà (o, come direbbe lui, fluisciuerà) verso il resto del mondo. Non si capisce del resto perché quello che era positivo per la Germania (prestare soldi ai Piigs) dovrebbe essere negativo per l'Eurozona, considerando soprattutto che in questo caso i prenditori hanno un merito di credito e delle prospettive di sopravvivenza più rosee dei Piigs (basta non essere Stati membri del Titanic Europa...).

Trump, invece, vuole preservare il privilegio esorbitante della "America's financial sector dominance" (qui a pag. 14 ), ma ignora che siccome FAB = CAB, chi emette attività finanziarie particolarmente appetite dal resto del mondo ed è quindi un importatore netto di capitali (tutti pazzi per Treasuries!) necessariamente è anche un importatore netto di merci. Non si capisce del resto perché preservare il privilegio esorbitante senza esercitarlo: e il privilegio è appunto quello di potersi indebitare a breve prestando a lungo (cioè di emettere pezzi di carta e comprare aziende: qui da noi gli esempi non mancano).

Insomma: sono due don Chisciotte in dissidio col mondo e con se stessi, e in battaglia contro il mulino a vento delle identità contabili, che li sfarinerà come sta sfarinando gli economisti terrapiattisti che spopolano sui social.

Non si riesce a credere, e del resto non saprei come acquisirne le prove, che appartengano alla stessa specie (razza non si può dire, e specie è comunque più appropriato) di Keynes...

Zapatero

Certo, ora che gli ortotteri si sono saldati coi piddini, per loro deve essere un gran cruccio che l'antico idolo dei piddini, lo scarparo, Zapatero, sia stato preso con le mani nella marmellata! Se fossero da bande opposte sai come ci sguazzerebbero!? Ma ora devono fare il campo largo e quindi le sventure in casa dei potenziali alleati vanno trattate con delicatezza, anche se contravvengono all'onestah (cha cha cha).

Noi che sappiamo l'economia, invece, non ci facciamo impressionare da questi presunti furtarelli. Quello che ci sembrò all'epoca, e continua a sembrarci, veramente impressionante è questo:


cioè il fatto che il nostro amico abbia pensato di potersi finanziare con capitale estero ad infinitum, gonfiando il disavanzo del settore privato nel suo Paese oltre i 10 punti percentuali di Pil (per chi non sa come si legge questo grafico, la spiegazione è qui).

Il grafico, peraltro, ci chiarisce un punto: Sanchez non farà una bellissima fine, ma quale che sia la sua fine, la farà per motivi diversi da quelli che travolsero Zapatero. Anche la Spagna oggi è in surplus estero, ma soprattutto ora, a differenza che ai tempi di Zapatero, il suo settore privato ha un surplus di 5, non un deficit di 10! Le minacce le vedo da altre parti, e credo che comincino a vederle anche gli spagnoli.

Chi vivrà vedrà...

martedì 26 maggio 2026

Grok vs Draghi


 (il testo lo trovate qui).


Hey Grok, is it true that if a country is a net exporter of goods and services, it must also be a net exporter of capital?

Yes, it is true. If a country is a net exporter of goods and services (i.e., its exports of goods and services exceed its imports, so net exports NX > 0), it must also be a net exporter of capital (net capital outflow NCO > 0). 

This follows directly from a core macroeconomic identity in an open economy, which comes from the national income accounts: Y = C + I + G + NX, where:

Y = GDP (total output/income)

C = consumption

I = domestic investment

G = government spending

NX = net exports of goods and services (exports minus imports)

National saving S is what’s left after consumption and government spending: S = Y − C − G. Rearranging the identity gives: S = I + NX o rNX = S − I.

The term S − I is exactly net capital outflow (NCO)—also called net foreign investment. It measures how much a country is lending to (or borrowing from) the rest of the world:

If S > I (excess domestic saving), the country invests the difference abroad → net capital outflow (net exporter of capital).

This is recorded in the financial/capital account of the balance of payments as domestic residents buying more foreign assets than foreigners buy of domestic assets (with the opposite sign convention). 

So, whenever NX > 0 (net exporter of goods and services), it must be that NCO > 0 (net exporter of capital). The two are accounting identities—they are always equal by definition. 

A quick real-world example

Germany has long run large trade surpluses in goods and services (net exporter). As a direct result, it is also a net exporter of capital—its residents and firms invest heavily abroad (portfolio investment, direct investment, etc.). The identity holds even if there are other current-account items like income flows or transfers; the goods-and-services trade balance is what ties directly to the saving-investment gap in the standard macro framework. 

(Note: Introductory textbooks sometimes simplify by treating NX as a close proxy for the full current-account balance. In more advanced national accounts, the current account as a whole equals NCO. But the statement in your question uses the standard textbook language—“net exporter of goods and services”—and the identity holds exactly as stated.)In short, a country can’t sell more stuff to the world than it buys without, on net, acquiring claims on the world (i.e., exporting capital). The accounts have to balance!

Building on these accounting facts, does it make sense to call for greater competitiveness in a country while complaining about its capital exports?

No, it does not make sense. Calling for greater competitiveness (i.e., policies or conditions that would increase a country’s net exports of goods and services, NX) while simultaneously complaining about its capital exports is economically incoherent. The two are not separate phenomena—they are literally the same thing, just viewed from different sides of the national accounts. Recall the core open-economy identity we discussed: NX = S − I = NCO

Greater competitiveness → higher NX (more exports relative to imports).  

This necessarily means higher NCO (net capital outflow), i.e., the country is a larger net exporter of capital.

If a country sells more goods and services to the world than it buys, it must be acquiring financial claims on the rest of the world (lending, buying foreign stocks/bonds/real estate, or building factories abroad). That is capital export. You cannot increase one without increasing the other; the balance of payments must balance.

Why the complaint sounds plausible but isn’t

People sometimes praise “competitiveness” (strong manufacturing, trade surpluses, “winning” at exports) as a virtue, yet view capital exports as a problem (“we’re sending our savings abroad instead of investing at home,” “losing capital,” or “funding foreign competitors”).

This is a classic case of wanting the accounting identity to work only in the direction you like:

You like the trade surplus (NX > 0).  

You dislike the mirror-image capital outflow (NCO > 0).

But they are two sides of the identical coin. Complaining about capital exports while pushing for even greater competitiveness is equivalent to saying:

“I want Germany/Japan/China/Switzerland to sell even more stuff to the world… but I don’t want Germans/Japanese/Chinese/Swiss to end up owning even more foreign assets.”It’s like cheering for a company to run bigger profits while griping that those profits are being paid out as dividends or reinvested elsewhere.

What actually drives both

Both NX and NCO are determined by the same underlying gap: national saving (S) versus domestic investment (I).  Policies that genuinely raise competitiveness (productivity gains, better infrastructure, wage restraint, trade-opening deals, etc.) tend to raise S − I.  

That shows up simultaneously as higher exports and higher net capital outflows.  

If you dislike the capital-export side, the consistent response would be policies that reduce S − I (e.g., higher domestic consumption or investment), which would automatically reduce NX as well. You can’t cherry-pick.

In short, the accounting facts make the position self-contradictory. A country can legitimately debate whether its saving-investment balance is too high (or too low), but it cannot coherently celebrate one half of the identity while condemning the other half. They rise and fall together.


(...qualche giorno fa qualcuno di voi mi aveva chiesto di tritare Draghi per l'ennesima sconclusionata filippica ex cathedra. Ma questo è il tipico lavoro che un italiano non vuole più fare, e non ci sprecherei nemmeno un Liturri o un Giraldo. Basta Grok! Draghi è il classico caso di persona che vuole "the accounting identity to work only in the direction he likes" e per questo " praises “competitiveness” (strong manufacturing, trade surpluses, “winning” at exports) as a virtue, yet views capital exports as a problem (“we’re sending our savings abroad instead of investing at home,” “losing capital,” or “funding foreign competitors”)". Io non so se vi rendete conto di quanto immensamente sopravvalutata sia quella persona, i cui meriti dobbiamo pur riconoscere. Ma faremmo bene a noi e anche a lui se oltre ai meriti ne riconoscessimo i limiti: Grok ci riesce, potremmo farcela anche noi...)

lunedì 25 maggio 2026

Gli insoliti sospetti e il Marchese del Grillo

In un'altra chat più qualificata e riservata di questo blog che non c'è si sta svolgendo un interessante dibattito sulla crisi debitoria prossima ventura, argomento che abbiamo affrontato ad esempio qui. Nel frattempo è uscito il nuovo Global Debt Report dell'OCSE (a marzo). Nel 2025 la "narrativa" (narrative) era questa:

nel 2026 l'accento si è un po' spostato e la narrativa è questa:


da cui si evince che i miliardi di titoli di debito complessivamente emessi nel 2026 ci si aspetta siano 4.000 in più rispetto a quelli emessi nel 2024, con un contributo sempre più importante dell'Amico Intelligente, e che il 78% dei titoli emessi dai governi nel 2026 andrà a rifinanziare il debito esistente (questo 78% è in qualche modo figlio del 40% di cui si parlava lo scorso anno, cioè la percentuale di titoli pubblici e privati che sarebbe andata a scadenza entro il 2027).

Lo scorso anno l'OCSE insisteva sul decoupling fra decollo del debito privato e dinamica degli investimenti produttivi:


quest'anno non affronta il tema (o almeno non nell'executive summary) ma mette in luce un altro aspetto non rassicurante:

ovvero il fatto che l'aumento del costo del finanziamento a lungo termine sta determinando un riallineamento delle scadenze del debito pubblico che però aumenta il rischio delle operazioni di rifinanziamento a breve termine (l'accento viene quindi messo sulla rischiosità del debito pubblico).

Insomma: per la seconda volta in due anni l'OCSE "lancia un monito" (quest'anno accentuando un po' di più i rischi del debito pubblico). Il mio educated guess, come sapete, è che siamo alla vigilia di una crisi di debito privato, in cui un eventuale "sgonfiamento" della bolla dell'Amico Intelligente potrebbe giocare un ruolo (vi ho citato il lavoro di Storm in proposito).

Come ricordiamo, l'ultima crisi finanziaria privata è stata travestita da crisi di debito pubblico, per consentire interventi regressivi nella distribuzione del reddito (quelli della lettera di Draghi), salvo poi ammettere per bocca del Piroetta che no, non era una crisi di debito pubblico. Alla fine, lo scopo della governance europea è proprio quello di sostenere questa narrativa, e quindi non dubitiamo che anche in questo caso la croce verrà gettata addosso ai governi "irresponsabili". Ma qual è la situazione? A che cosa guarderanno i mercati?

Se guarderanno ai livelli del debito, la situazione è nota ed è questa:


cioè ci vede testa di serie nei Paesi affetti da peccato originale (cioè che si indebitano in una valuta che non controllano).

Ma se invece guardassero alla dinamica, allora la situazione cambierebbe radicalmente:


Dalla fine del 2019 (cioè dall'era pre-COVID) a oggi i maggiori incrementi di debito si sono verificati in Francia, Regno Unito e Stati Uniti: sono loro gli insoliti sospetti! In questa classifica l'Italia è penultima, riuscendo a far meglio perfino della Germania. Questo spiegherebbe perché, secondo amici che guardano i mercati, si comincerebbe a sentire una certa pressione su gilts e Treasuries (e anche sui japs, ma lì il problema sarebbe il livello), mentre non spiega perché non si avverta ancora una pressione sugli OAT.

Evidentemente, il mercato ha le sue ragioni che la ragione non conosce, ma altrettanto evidentemente si sta avvicinando il momento della procedura.

Quella di infrazione?

No: quella del marchese del Grillo: "Io i sòrdi nun li caccio, e tu nun li piji".

Con tutto il seguito di umane miserie che chi è qui dall'inizio ben ricorda.

Ma noi continuiamo pure a sollazzarci con le leggi elettorali, i parametri di Maastricht, il sovranismo quello vero, e altre varie ed eventuali del dibattito quotidiano.

sabato 23 maggio 2026

"Le nostre imprese esportatriciui" (cit.)

Fra le cose di cui voglio parlarvi il 27 a Roma c'è la fastidiosa tendenza nei documenti provenienti da gliUffici(TM) a insistere sul ruolo delle imprese esportatrici, che nel titolo menzioniamo col birignao draghiano (il risparmio che fluisciue, le imprese esportatriciui). Riporto qui alcuni noti fatti statistici (ne parlammo tanto tempo fa) per darvi un'idea del perché ciò mi infastidisca, anzi: mi imbelvisca.

La necessaria premessa è che il saldo estero del nostro Paese ha subito due correzioni (positive reversal) rilevanti: quella fra 1992 e 1996, e quella fra 2010 e 2013. Le vedete evidenziate in questo grafico, dove il saldo è riportato in barre (scala di destra) mentre i flussi di import ed export sono riportati come spezzata:


Ora, c'è una cosa che dovreste vedere a colpo d'occhio, ma che viene meglio se ve la evidenzio, ed è questa:


Nel 1992-1996 l'aggiustamento avvenne prevalentemente tramite un aumento delle esportazioni, mentre nel 2010-2013 avvenne prevalentemente tramite la repressione delle importazioni (del resto, erano i tempi in cui "stavamo recuperando competitività distruggendo domanda interna", i tempi in cui "si chiudevano gli ospedali", i tempi in cui "noi credevamo che dovevamo competere sui salari" -  rispettivamente: Monti, Delrio, LVI).

La morale sinteticissima della favola è che se veramente ti interessassero le imprese esportatriciui, o anonimo funzionario degli uffici che ci triti i coglioni con la tua prosa stereotipata, ma più in generale se tu avessi idea di quello che ci stai propinando copincollandolo da qualche docomento leuropeo, allora dovresti volere il mondo in cui l'aggiustamento lo trainavano loro, le esportazioni! Che cosa c'era in quel mondo che oggi non c'è più? Dai, che se ci pensi bene, o anonimo funzionario che ci propali le tue bozze scritte in europeese, ci arrivi anche tu!

L'aggiustamento antropologico di cui abbiamo urgente necessità passa da ciò che rende l'uomo tale, cioè l'uso della laringe, il linguaggio. Del resto, "chi parla male pensa male" è una frase di sinistra, no? Una delle tante affermazioni di principio che la sinistra ha tradito miseramente, e di cui converrà che ci appropriamo noi, in base al solito principio dello sfruttare la forza dell'avversario.

Buona notte!

venerdì 22 maggio 2026

Il più grande successo dell'euro

Vi metto qui qualche grafico, il commento fatelo voi.




(...il mio commento è questo: la Grecia è bella, ma non ci vivrei. Aspetto i vostri...)



 


giovedì 21 maggio 2026

Il tre per cento

Col ravvivarsi dell’attenzione sulle incongruenze del Patto di stabilità si riaccende l’interesse per la logica dei parametri di bilancio. Ora, l’analisi di come si sia arrivati ai parametri non dico sia priva di interesse storico: distoglie tuttavia l’attenzione da qualcosa che ci riguarda molto di più, cioè sulle implicazioni di quei parametri, e in particolare della loro coerenza interna, per il nostro presente!

Si, capisco: la storia di Guglielmo Ape (Guy Abeille) che avrebbe proposto il 3% per la sua efficacia comunicativa (o per riferimenti teologici?) ha un suo crunch (come direbbe un foodblogger), se non fosse che l’abbiamo sentita mille volte, e che è sostanzialmente irrilevante rispetto al nocciolo del problema. Anche questo, qui, lo abbiamo affrontato mille volte, ma possiamo fare mille e uno, mentre solchiamo gli altipiani d’Abruzzo in compagnia di membri di Governo trafitti da mille telefonate, a mo’ di San Sebastiano.

Ricordo (a me stesso, ça va sans dire) tre cose:

  1. Che la governance europea prevede che il rapporto debito/Pil non superi il 60%;
  2. Che il tasso di crescita di un rapporto dipende di tassi di crescita di numeratore e denominatore;
  3. Che il deficit definisce la crescita del debito, cioè  del numeratore del rapporto debito/Pil.

Breve intermezzo per parlarvi di un altro rapporto: la velocità, che, come credo sappiate, si misura in km/h (i fisici usano il m/s, ma sempre un rapporto è…). Ora, il fatto è che se partite alle ore 10 dallo svincolo di Settebagni e viaggiate verso nord alla velocità di 100 km all’ora, quando arriverete al casello di Orvieto, il vostro orologio non potrà indicare le nove del mattino, perché ci sarebbe quella storia del fatto che il tempo indietro non torna (ma non vi annoio con la termodinamica), così come non potrà indicare le 10:15, o le 17, o qualsiasi altro orario diverso dalle 11, per il semplice motivo che fra lo svincolo di Settebagni e quello di Orvieto ci sono 100 km, per cui, se viaggi a 100 km all’ora, quando, partendo da Settebagni, arrivi a Orvieto, necessariamente è passata un’ora.

Forse questo lo avete capito (ma non poniamo limiti alla divina provvidenza). Ma già se dicessi che quando fissi il valore di un rapporto e quello del suo numeratore, necessariamente hai fissato anche quello del denominatore, perderei per strada i tre che sono rimasti (e questo mi farebbe riflettere su quanto orribili siano le altre forme di governo, visto che la democrazia secondo Churchill è meno peggiore di loro). Eppure, dire che se fissi la velocità e lo spazio percorso hai automaticamente fissato anche il tempo in cui lo hai percorso è esattamente la stessa cosa!

Ora, il problema vero delle regole di Maastricht è esattamente questo: che fissano il valore del rapporto (60%) e il tasso di crescita del numeratore (3%), senza specificare qual è il tasso di crescita del denominatore (cioè del Pil nominale) che necessariamente ne consegue. Come abbiamo visto a tempo debito, questo tasso di crescita è approssimativamente del 5% annuo (l’aritmetica che conduce a questo risultato è leggermente macchinosa ma alla portata di chi sa le quattro operazioni). E qui comincia a incespicare l’asino europeo, perché siccome nella sua insondabile autonomia e indipendenza la Banca centrale ha deciso che l’inflazione in Europa deve essere dove lei non riesce a tenerla, cioè al 2%, questo 5% di crescita nominale si può ottenere solo con un 3% di crescita reale (perché siccome la crescita nominale è pari alla somma di inflazione e crescita reale, la differenza fra crescita nominale e inflazione è la crescita reale).

Credo comprendiate l’assurdità!

Stiamo avendo minacce (così le chiamano) di inflazione superiore al 2% con un tasso di crescita del Pil inferiore all’1%, figuratevi a quanto potrebbe salire l’inflazione se la domanda aggregata, cioè il Pil, crescesse in termini reali al triplo della velocità! Bisogna essere veramente molto imbecilli o completamente digiuni di economia per poter immaginare un sistema economico attuale in cui nel lungo periodo una crescita reale così sostenuta sia associata ad una inflazione così contenuta. Una roba simile non si è osservata mai, e se questo è successo possiamo immaginare che ciò dipenda dal fatto che ci sono caratteristiche strutturali delle moderne economie occidentali che impediscono anche una crescita simile avvenga con una dinamica di prezzi così contenuta.

Questo per ragionare in termini astratti sulla coerenza del modello sottostante alle regole (perché i parametri possono anche essere dati a caso, ma la legge che governa la crescita di un rapporto è sempre quella, indipendentemente da quanto estemporanei siano gli ingredienti che ci metti dentro).

Se invece vogliamo ragionare in termini concreti sull’esperienza attuale, e vedere in che modo ottenere terne coerenti di rapporto debito/Pil, rapporto deficit/Pil, e crescita nominale, allora dobbiamo scegliere quale parametro considerare costante. La crescita nominale dell'Italia dall'entrata nell'euro a oggi è stata pari al 2,6%, quindi, se volessimo tenere buono il parametro del debito, per ottenere un rapporto debito/Pil al 60% con una crescita del denominatore così bassa, pari a circa la metà di quella implicita nei parametri di Maastricht, il rapporto deficit/Pil non dovrebbe essere al 3%, ma più basso, pari a circa la metà del parametro del deficit, cioè all'1,56%. Purtroppissimo invece è stato più alto, pari a circa il 3,7%. Se invece volessimo tenere fermo il parametro del deficit al 3%, allora, con una crescita così bassa del denominatore, il rapporto in equilibrio dovrebbe essere più alto, pari al 115% (anche qui, quasi il doppio del parametro di Maastricht). Ancora una volta, capita che questo rapporto dal 1999 a oggi sia stato mediamente più alto, pari a circa il 124% (un po' più del doppio del parametro di Maastricht).

Che cosa avremmo dovuto fare, allora?

Per gli economisti da bar la risposta è semplice: più che dimezzare il deficit storico, portandolo dal 3,7% all'1,56%. Insomma: se i tagli non funzionano, ci vogliono più tagli! Peccato però che con tagli simili difficilmente il tasso di crescita sarebbe potuto restare vicino al 2,6%: verosimilmente sarebbe stato inferiore!

Un'alternativa sarebbe quella (praticata nei primi dieci anni di vita dell'euro) di non prendere sul serio il parametro del 60%, e in effetti finché non l'abbiamo preso sul serio, questo rapporto, non abbiamo imposto politiche eccessivamente restrittive nel vano tentativo di raggiungerlo, e così il rapporto debito/Pil è calato (dal 113% nel 1999 al 103% nel 2007). I problemi sono iniziati quando per abbattere il rapporto debito/Pil abbiamo tagliato il deficit e quindi la crescita, che sarebbe un po' come se per andare meno veloci ci proponessimo di percorrere la metà dello spazio, ma in un quarto del tempo! Non credo che funzionerebbe, non trovate?

Eppure, c'è gente che la pensa così...

E la morale della favola qual è? Che il problema del 3% non è quello che ci dice, ma quello che non ci dice, e non è come è stato escogitato, ma che conseguenze ha sulla crescita di equilibrio, e che se proprio volessimo continuare a basarci su questa idea molto anni '80 della governance basata su regole, forse dovremmo rivedere radicalmente i parametri. Si accettano proposte...

martedì 19 maggio 2026

ICYMI: Uva alla rincorsa...

Qui in Italia non possiamo aspettarcelo, ma, come forse avrete visto, all'estero qualcuno si è accorto del fatto che il nostro amico Uva ci sta inseguendo sulle nostre posizioni:


Avevo trovato il nome del Prof. Menéndez cercando i lavori accademici che citano Il tramonto dell'euro. Ce ne sono diversi, ma, salvo errore, più in area giuridica che in area economica (gli economisti hanno preferito copiare senza citare), e su questa peculiare collocazione geografica e disciplinare dell'onestà intellettuale (ma anche della disonestà) ci potremmo esercitare a lungo, se ne valesse la pena. Non credo sia così utile: sarebbe forse più utile studiare la strategia comunicativa di quel grandissimo opportunista, anche se qualcosa mi dice che, per quanto possa essere ardente il fuoco dell'ambizione che lo divora, e per quanto sia tossico il suo tentativo (riuscito) di avvelenare i pozzi del dibattito, il suo tempo è ormai finito.

Naturalmente, non è questo un motivo per abbassare la guardia, non sia mai: intanto, leggetevi Menéndez, che è comunque una boccata di aria fresca...

venerdì 15 maggio 2026

Riedizione o ristampa?

Scusate, torno a chiedervi un consiglio. Come abbiamo visto qui, dal sesto Manuale della Bilancia dei Pagamenti i criteri contabili di registrazione delle transazioni finanziarie sono cambiati, nel senso che le esportazioni di capitali, che una volta venivano registrate con segno negativo (perché si traducevano in una fuoriuscita di cassa dal Paese), ora vengono registrate con segno positivo (perché implicano una acquisizione netta di attività finanziarie estere e quindi un aumento della ricchezza estera netta del Paese).

Incidentalmente vi facevo notare che in conseguenza di questo cambiamento, che in qualche modo forza le regole della partita doppia, questo grafico del Tramonto dell'euro è inattuale:


dato che oggi i due saldi si muovono in modo sovrapponibile, anziché a specchio.

Ora mi trovo di fronte a questo dilemma:

  1. lascio tutto com'è (Figura e testo compreso)?
  2. adatto la Figura alle nuove convenzioni (e modifico il testo)?

L'opzione (1) ha il vantaggio di ridurre gli interventi sul testo, ma lo svantaggio di avere qualche cretino che dal Paese dei campanelli viene a eccepire che qui non conosciamo la bilancia dei pagamenti, nonché quello, più serio, di disorientare lettori più giovani che conoscono solo la bilancia nella sua attuale redazione economico-patrimoniale, anziché in quella per cassa (che ancora si insegna all'università, peraltro). La cosa potrebbe forse essere temperata da una nota a piè pagina che chiarisca quali convenzioni seguiva l'edizione 2012 e perché sono cambiate.

L'opzione (2) invece renderebbe il testo immediatamente fruibile anche da un giovine che apprenda oggi la bilancia dei pagamenti e che voglia verificare sulle fonti primarie i nostri ragionamenti, ma comporterebbe a cascata una serie di revisioni non indifferenti, anche sui vari grafici dei saldi settoriali.

Che ne pensate? E nel caso in cui riteniate preferibile l'opzione (2), come la gestireste (cioè in che pagine interverreste e come)?

Io ci rifletto ancora un po' su, fatemi sapere...

#midterm

Diciamo che dopo l'esperienza di un paio di anni fa ho deciso di non farlo più, ritenendo che se ne aveste avvertito l'esigenza ci sareste venuti, e se non ci eravate venuti era perché non ne avevate avvertito l'esigenza, che quindi potevamo archiviare.

D'altra parte, se #aaaaabolidiga non viene al #goofy (perché non ce la invitiamo più e perché onestamente non le si può chiedere un simile sacrificio), resta comunque utile che il #goofy vada alla politica, e così abbiamo messo su all'aula dei gruppi e col "cappello" del Dipartimento Economia Lega qualcosa di simile il più possibile ai nostri incontri, con tre relatori di a/simmetrie e altri relatori che potrebbero (e forse dovrebbero) interessarvi. L'evento è concepito a beneficio (potenziale) di chi una certa visione del mondo non l'ha mai incontrata, ma certamente se vi trovate a passare faranno entrare anche voi, purché vi registriate come specificato nella locandina avvertendo la mia segreteria (perché la sala è piccola: normalmente non ne servono di più grandi...):

So che molti lo hanno già fatto sulla fiducia dopo avermi sentito annunciare questo convegno in diretta Facebook. A loro, e a chi non ne sapeva niente, fornisco la locandina qui, dove tutto è nato...


(...obbligo di giacca per i signori...)