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venerdì 27 febbraio 2026

Il PNRR e l'amico ingenuo

(...dovrei fare slides per Vicenza, ma il treno vibra troppo - ed è arrivato in anticipo a Bologna, peraltro, cosa che non si può dire perché smentisce la narrazione terribilista di cui parlerò ad Arona. Mi intrattengo quindi con voi, in attesa di arrivare in un luogo stabile...)

Come avrete visto, ultimamente mi sto dedicando di meno alla fabbrica del disagio nera (X, altresì detta la cloaca), mentre mi esprimo spesso sulla fabbrica del disagio azzurra (FB), quel social che tutti danno per morto, ma che in provincia (e non solo) una sua trazione ce l'ha. Instagram non mi sento di contaminarlo, su TikTok ripartirò fra breve se due o tre delle persone appartenenti alla legione del "sei il nostro eroeh11!!1! Come possiamo aiutartiiiiiih11!1!" mi useranno l'insigne cortesia di fare quello che gli dico - ma anche se non lo faranno (voi vi chiederete perché quando ci incontriamo la prima cosa che faccio è mandarvi affanculo: se passaste non dico un giorno, ma un'ora con me vi chiedereste perché non faccio di peggio).

La sensazione che mi dà Facebook è di essere meno infiltrato da bot, cioè di consentire una uscita dalle sabbie mobili dell'autoreferenzialità in cui inevitabilmente finisce il blog che non c'è (perché per arrivarci bisogno sapere che c'è!), senza però un eccessivo inquinamento o depauperamento del dibattito. In effetti, normalmente nei feedback che ho, e che sono spesso a sei cifre (ma l'obiettivo sono le sette cifre), il 75% circa è di persone che non mi seguono e si trovano per qualche arcano motivo il mio contenuto nel feed. Ne consegue che cerco di utilizzare un linguaggio più essoterico (aka "a prova di idiota"), abbandonando l'esoterico lessico familiare della nostra community, e del resto la natura stessa della piattaforma comanda una certa salutare concisione, una scrittura autocontenuta (perché se inserisci link, ad esempio per citare una fonte, l'algoritmo ti penalizza), e un uso mirato e incisivo del corredo iconografico (perché se usi più di una figura l'algoritmo ti penalizza). Abbiamo quindi a che fare con un genere letterario un po' diverso, ma che offre le sue soddisfazioni, come quella di tirare scemi i grullini mettendoli di fronte alla dimostrazione di quanto siano stati babbei nel credere a Giuseppe G. Conte (dove G. sta per "ghrhadhuidhamendhe"). A titolo di esempio, per quelli che non se la tirano con "io sui social non ci vado perché non voglio essere tracciato" (ma poi usano il cellulare e pagano con la carta), fornisco questo uno due da KO tecnico. Brandelli di grullino ovunque, ma voi, che siete comunque la punta di diamante del dibattito, meritate di più, e quindi vi darò qualcosa di più qui, nella casa del Dibattito.

Premetto che qui parlo a persone che sanno come funziona il PNRR, e hanno quindi chiaro che anche il "fondo perduto" in realtà deve essere restituito con gli interessi (spiegazione e fonti qui). Il ragionamento che svolgeremo sugli oneri finanziari del PNRR riguarderà quindi in primo luogo quelli riferiti ai cosiddetti "loans" (o prestiti, o debiti), e questo perché solo in questo caso gli oneri finanziari, essendo corrisposti direttamente dal Governo italiano alla Commissione, entrano nei conti pubblici con una apposita voce come "interessi". Quelli sul "fondo perduto" si restituiscono attraverso il bilancio comunitario, e quindi nei nostri conti pubblici transitano sotto forma di contributo a quel bilancio, senza che sia particolarmente facile distinguere fra cosa va in fondi strutturali, cosa in rimborso del capitale NGEU e cosa nel rimborso degli interessi NGEU. Il costo complessivo (il flusso totale di interessi che dovremo corrispondere da qui al 2056), quindi, è comunque sottostimato, e i 60 miliardi di cui parla l'ottimo Liturri su La Verità di oggi sono per sua stessa ammissione un educated guess. Potrebbero essere di meno, ma anche di più, e il mio educated guess è che siccome le scellerate politiche energetiche europee ci condannano a un futuro di tensioni inflazionistiche, è molto probabile che alla fine il conto sarà più salato. Qui, però, voglio parlarvi di un'altra cosa, relativamente più documentabile (e infatti la documenta Giuseppe oggi su La Verità): qual è, almeno indicativamente, il tasso di interesse sui titoli emessi dall'UE per finanziare il "recovery"? Quali sono, cioè, i tassi di interesse sugli EU-bonds, e sono veramente così convenienti rispetto a quelli dei BTP? Vi fornisco prima la risposta sintetica, tratta dall'articolo di Giuseppe, e poi i dettagli:


La sintesi, come vedete, è che in effetti a un certo punto, intorno al 2023, i prestiti PNRR hanno avuto una convenienza significativa, dell'ordine di 60 bips (BTP al 4%, EU-bonds al 3,4%), ma questo vantaggio ha riguardato solo due tranches (le cosiddette "rate"), per un totale di 22,9 miliardi (una lacrima nell'oceano del debito pubblico), mentre per tutte le altre tranches il vantaggio è stato inferiore (all'inizio 15 bips, alla fine 7 bips), e notate bene: quando il piano è stato varato non si poteva sapere che sarebbe stato vantaggioso per un certo periodo, e questo perché sostanzialmente nessuno tranne noi aveva considerato che il COVID era stato un gigantesco shock dal lato dell'offerta cui sarebbe conseguita un'inflazione da offerta, con innalzamento dei tassi e quindi allargamento dello spread fra Paesi del centro e della periferia. Il beneficio,  ex ante (eggzandi, come dicono le e gli imbecilli), non era né previsto né tenuto in conto, e infatti il progetto non veniva propagandato dicendo che sarebbe stato conveniente, ma che sarebbe stato ghradhuido.

Ma... come si fa a ricostruire questi dati?

Capire quale fosse il costo del "recovery" è stato un nostro cruccio fin dall'inizio. Lo testimonia questa interrogazione parlamentare di un nostro amico, che ottenne, all'epoca, questa risposta (sostanzialmente in linea con i dati ricostruiti ex post da Giuseppe):


Ma da dove vengono questi numeri?

Naturalmente, dovendo vendere i suoi EU-bonds sul mercato, la Commissione fornisce agli investitori tutte le informazioni necessarie perché questi possano decidere se acquistarli o meno, e naturalmente queste informazioni sono in una pagina che vi ho già citato, quella sulle "investor relations". Come potete facilmente immaginare, anche se il rimborso delle "rate" dovrà avvenire in trent'anni (con preammortamento ecc.), la raccolta dei fondi non è articolata tutta su titoli trentennali: sono stati collocati sul mercato titoli di varia durata, e quindi il tasso corrispondente alla singola rata può essere calcolato solo in via congetturale riferendosi alla media delle emissioni collocate nel periodo di erogazione della rata. Così, ad esempio, quando ci si avvicina ai collocamenti fatti nel 2023 il quadro si presenta in cotal guisa:

con dei bei tassi d'interesse oltre il 3%, che gli estensori originali del piano mai si sognavano di raggiungere, e che, come la sintesi di Giuseppe ci mostra, erano sì mediamente di 60 bips al di sotto del BTP in quell'anno, ma non erano zero e non erano la metà del BTP, come qualche coglione amico ingenuo va ragliando da giorni nella fabbrica azzurra del disagio, argomentando che siccome il prestito è stato di 200 miliardi e una rata di interesse di 2,8 miliardi, allora il tasso di interesse è stato dell'1,4% (come dire che se pago una rata di 200 euro per acquistare un'auto da 12.000 euro il TAEG è dell'1,6%. Facile così, no?).

E qui ci sarebbe da fare un discorso.

"Sulla matematica finanziaria", direte voi miei 20 (mila) lettori?

No.

Sulla democrazia.

Ma è un discorso delicato e doloroso, e lo faremo un'altra volta.

lunedì 26 gennaio 2026

L’orazion picciola (Roccaraso & Rivisondoli)

(…l’impressione che da fuori si è avuta è stata questa: “Mi sono chiesto che tipo di pubblico componesse la platea. Amministratori della Lega o invitati di altre provenienze? Prevalentemente locali o di altre Regioni? Lo chiedo perché, dal video, non si percepiva quella tensione emotiva e partecipativa che solitamente si percepisce nel pubblico che ti ascolta.”…)


...e visto che non si vedevano bene vi metto qui le slides, così potrete seguire meglio:





(fonte)


(...ma caro conoscente! La risposta è nella domanda. Eppure, se ci fai caso, non è andata così male. Ci sono stati applausi e manifestazioni di consenso. La sala, per il resto, non era ovviamente quella di un #goofy. Il popolo che non esiste del blog che non esiste non ha alcun merito se non quello della sua inesistenza nell'esser silenzioso... anche quando è altrettanto e più numeroso! Ma sulla concentrazione e sulla tensione emotiva influiscono in modo determinante, com'è naturale, le motivazioni che spingono le persone a raccogliersi. Noi conosciamo le nostre. Quelle degli altri sono le più varie, e non mette nemmeno conto enumerarle. L'importante è che dopo questo intervento, che mi ha completamente spossato - non so perché! - molti si sono avvicinati per dirmi, e altri mi hanno mandato a dire, che avevo dato loro una visione nuova e illuminante di certe dinamiche. Uno alla volta, uno alla volta, come la goccia che scava la pietra...)

(...il giorno dopo il mio vicesegretario federale mi aveva detto: "Vince la squadra!" - frase che da quando sono in politica ho sentito dire tante volte, suppongo voglia dire che la squadra vince sul righello... - "Quindi niente protagonismi, diamo voce ai territori!" E io, diligentemente, mi sono messo a servizio. Quello che serviva non era un economista ma un musicista, uno che tenesse il tempo. E, modestamente, il tempo l'ho tenuto:il panel da 30 minuti ne è durati 25...)

(...comments welcome...)

(...fra le tante cose su cui la squadra - che non è il righello! - non riesce ad andare d'accordo c'è anche la sorte delle TV locali. Non è il mio dossier, e quindi mi rimetto ai superiori indirizzi che verranno espressi dai membri del righello, pardon!, della squadra cui incombe l'onere di determinarli, ma onestamente in una regione in cui il servizio pubico non mi fa apparire in video da sei mesi - e sì, nemmeno il #goofy, cui hanno presenziato/partecipato amministratori delegati di partecipate pubbliche non banali ha avuto gli onori del servizio pubico! - io vorrei capire perché non dovrei fare qualcosa per aiutare chi mi fa parlare come il servizio pubico dovrebbe far parlare un rappresentante del popolo...)

(...e se siete d'accordo anche voi che la televisione andrebbe fatta così, mettete un like al video, commentatelo, insomma, create engagement in quel canale YouTube: dobbiamo aiutare chi ci aiuta, il fatto di avere ragione non ci obbliga né a essere scortesi e irriconoscenti né a essere autoreferenziali...)

(...e a proposito del fatto che non bisogna essere irriconoscenti...)

Forse qualcuno ricorderà questo dibattito:

Non ho tempo di riascoltarlo, ma sono sicuro che sarebbe divertente e istruttivo. Bei tempi quelli in cui potevo "dibattere". Ora devo fare emendamenti, come questo:

(...premesso che non sarà facile che passi, la difficoltà maggiore non credo sarà ex ante con la Ragioneria, ma ex post con i tanti che "haidatoisoldiaicomunistiiii!111!1!". Voi mettetela come vi pare, ma io sinceramente con comunisti così:


vado molto più d'accordo che con certi ortaggi - e non mi riferisco tanto ar melanzana, soi-disant comunista pure lui, ma al porro...)

lunedì 2 giugno 2025

Alla ricerca del fondo perduto (il PNRR e i fuuuuurbi)

Corrado Luciani ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Chi ha dato e chi ha avuto: i numeri veri dei fondi UE":

Commento tardivo perché ho letto l'articolo da poco. Tuttavia i contributi a fondo perduto (esclusi quindi i prestiti) vengono restituiti non completamente, ma pro quota in base al PIL e quindi comunque sborsiamo una parte e non tutto quello che abbiamo ricevuto (comunque ben superiore alla pro quota del PIL). Non è così?

Pubblicato da Corrado Luciani su Goofynomics il giorno 2 giu 2025, 08:48


No, non è proprio così. E non lo è, caro Corrado, per motivi in effetti non agevolmente verificabili. Sul PNRR sei stato disinformato anche tu, come tutti, e di questo non sei certo colpevole. Tuttavia, già l'insistere a chiamare "a fondo perduto" una cosa che a fondo perduto non è (io dico sempre: "le sovvenzioni, cioè i contributi cosiddetti a fondo perduto") è parente del perseverare a chiamare Europa l'Unione Europea, e questo in noi suscita un sentimento di sospetto.

Ma ragioniamo spassionatamente.

Noi abbiamo avuto sovvenzioni per quasi 72 miliardi:


(fonte: la solita), su un totale di sovvenzioni pari a 359 miliardi:


per cui, come correttamente evidenzi, la percentuale di "fondo perduto" è stata superiore alla nostra percentuale sul Pil dell'Eurozona (in effetti andrebbe utilizzato il Reddito nazionale lordo, ma stranamente Eurostat non lo dà e quindi ci teniamo il Pil): rispettivamente, il 19.99% (facciamo il 20%) dei grants a fronte del 12.4% (facciamo 12%) del Pil (poi c'è da controllare se anche qui si usi la PPA e quanto sia il saldo dei redditi primari dall'estero, ma non entro in questo, sono comunque decimali). Vale anche la pena di dare l'ordine di grandezza di questo insigne favore ricevuto: la differenza fra il 20% e il 12% è l'8% dei grants (che avremmo ricevuto in eccedenza rispetto alla proporzione del nostro Pil sul totale europeo), cioè 0.08x359/6 = 4.78 miliardi l'anno (cioè un po' più della metà dei titoli collocati con l'ultima asta dei Btp Italia).

Comunque, finché si tratta di prendere, possiamo anche pensare che ci sia andata bene (ovviamente, senza voler considerare i costi di transazione determinati principalmente dal non poter decidere le priorità di spesa e dal dover sostenere i costi di una serie di nuovi adempimenti burocratici, fra cui il ReGiS).

Si dimentica però sempre che il rimborso, invece, andrà fatto pro quota e noi siamo contribuenti netti.

Ora, il punto che a tutti sfugge (perché viene accuratamente tenuto nascosto) è questo: quanto andrà rimborsato? Il fatto è che nessuno lo sa esattamente. Per quanto possa sembrare strano, il primo studio scientifico sugli scenari di rimborso del "fondo perduto", cioè delle sovvenzioni, cioè sulla parte che incombe sul bilancio europeo, è stato fatto nell'ottobre del 2023 per la Commissione bilancio della precedente legislatura europea su richiesta dei cattivissimi sovranisti e lo trovi qui. Soggiungo che richiesto da chi vi parla se esistessero studi precedenti su questo tema non banale nel quadro di una audizione parlamentare svoltasi il 27 marzo scorso:


il Commissario al bilancio, Piotr Serafin, non ha risposto (del resto, ha voluto un incontro informale, senza stenografico né sommario, proprio per evitare che le sue non risposte venissero non messe a verbale)! Quindi, in base al brocardo qui tacet adsentire videtur, fino a prova contraria la Commissione un piano finanziario sufficientemente articolato per scenari e ipotesi verosimili sull'evoluzione dei tassi di interesse non ce l'aveva, e qui lo sappiamo bene, altrimenti a maggio 2023 non sarebbe scoppiato questo gran casino:


ricordato dall'ottima Pacione De Bello (e alla base della richiesta di approfondimento dei parlamentari del gruppo ID). Mi affretto a dire, per fugare equivoci, che gli autori dall'approfondimento sono tre economisti di provatissima fede europeista (in particolare, io ho conosciuto Claeys quando ero vicepresidente di INFER, come qualcuno ricorderà): basta guardare i loro CV e le loro pubblicazioni per rendersene conto (qui quelle dell'ortodossissimo Gregory).

Ora, to make a long story short, il succo dei loro findings è questo qui:


al bilancio europeo il rimborso del "fondo perduto", fra capitale e interessi, costerà una roba fra i 582 e i 715 miliardi (nel grafico che rappresenta il profilo del rimborso in blu c'è la quota capitale, in arancione la parte di interessi). Ora, volendo fare un ragionamento grossolano, il 12% di 582 miliardi (scenario ottimistico) è 69.84 miliardi, mentre il 12% di 715 miliardi è 85.8 miliardi (naturalmente spalmato sul periodo di restituzione, ci mancherebbe).

Ora, il calcolo può essere complicato a piacere. Suggerisco due direzioni: nel periodo del rimborso noi non saremo solo contribuenti, ma anche beneficiari del bilancio comunitario; inoltre, come ogni prestito, anche le sovvenzioni aiutano a risolvere un problema di liquidità.

Giusto!

Tuttavia: noi resteremo per forza di cose contribuenti netti al bilancio comunitario (avendo un Pil pro capite maggiore di quello degli altri e in crescita), e quindi non dovremo ringraziare nessuno, mentre qualcuno dovrebbe ringraziare noi. Inoltre, il problema di liquidità poteva essere risolto da Draghi quando vigeva la clausola di sospensione generale e il debito era a costo virtualmente nullo: perché si è scelto questo modo così opaco e bizantino di gestirlo?

Perché quello che si voleva, quello che Conte, in particolare, voleva, e ci fu chiaro fin dal suo primo discorso in Senato (con quell'incongruo richiamo all'Unione Bancaria, del tutto non concordato e fuori linea), era rendere il Paese schiavo di Bruxelles. Siamo riusciti a impedirgli di realizzare questo suo piano via MES, ma non siamo riusciti a impedirgli di realizzarlo via PNRR, che resta, sotto questo profilo, un MES che ce l'ha fatta.

Ma attenzione: potrebbe andare ancora peggio! Se leggete con attenzione lo studio di Claeys et al. ci troverete la parola del demonio: rollover. Quello sarebbe l'inizio della fine, e uno dei modi per introdurlo potrebbe anche essere la (lodevole) intenzione di gestire in modo meno drastico il piano di rientro da NGEU. Sarebbe però mettere il piede nella porta degli Eurobond, cioè della definitiva fine della nostra autonomia decisionale.

Pensiamoci bene!

venerdì 30 maggio 2025

E allora la Spagna? (Mito e realtà del PNRR)

Ai piddini, porelli, sta crollando il mondo addosso. Un certo smarrimento, quindi, lo si comprende, con il correlato bisogno di attaccarsi, in cotanto naufragio, alla festuca di un qualsiasi argomento consolatorio per loro, cioè denigratorio per il Paese, all'insegna come sempre del #fateskifen!

Purtroppo però i fatti, che hanno la testa dura, di questi tempi prendono sonoramente a sberle i nemici del Paese.

Guardate ad esempio lo spread, che da due giorni, nonostante i lugubri vaticini di tanti uccelli del malaugurio, se ne sta quatto quatto sotto i 100 punti:

a coronamento di una traiettoria discendente iniziata da quando ci siamo liberati di LVI:


Ma guardate anche e soprattutto come si sgretolano una dopo l'altra le fole autorazziste sulla superiorità etnica degli altri popoli europei, cioè sull'inferiorità ontologica degli italiani, quella pretesa inferiorità utilizzata dal PD per dimostrare agli stessi italiani come la loro unica speranza di redenzione consistesse nel votare per i superuomini di sinistra!


C'era una volta la Germania, locomotiva d'Europa (secondo i coglioni), cui avremmo dovuto ispirarci (ibidem), e che ora, porella, arranca un po':


"Fare come la Germania" oggi significherebbe andare in recessione per due anni di fila, cumulando un -0.6% di crescita su base trimestrale nello stesso periodo in cui noi Untermenschen abbiamo portato a casa un +1.4%. Nessuno dei nostri validi avversari è abbastanza intelligente da capire (o abbastanza onesto da ammettere) che questo esito lo avevamo previsto, lo dimostra il loro ossessivo ed ecolalico refrain della "competitività". Quasi tutti però sono abbastanza furbi da intuire che la canzoncina della Germania incanta ormai solo i gonzi.

Il nuovo argomento per denigrare il Paese quindi è: "Guarda come cresce la Spagna, che ha saputo usare bene il PNRR!" Ora, su come cresca la Spagna un'idea che la siamo fatta: coi soldi dei creditori esteri, seguendo una tradizione consolidata:


"Mi scusi, Bagnai, però lei non può negare che la Spagna stia facendo meglio dell'Italia per quanto riguarda il PNRR!" (direbbe con accenti inquisitori l'operatrice radiotelevisiva di turno). No, la cosa non sta così. Non è che io non possa: semplicemente non voglio negarlo, perché è inutile che lo faccia io! Lo fanno loro:


Mentre il motivo della crescita spagnola che vi ho segnalato io (il massiccio afflusso di investimenti esteri) è comprovato dai dati (e come!), quello continuamente citato dall'average Joe piddino (la Spagna cresce perché usa bene er pereperepere!) è, ahimè, disproved dai dati. La burocrazia borbonica resta tale attraverso i secoli (astenersi neoborbonici!), e in effetti la Spagna è indietro. I dati sono (come sempre) qui, nel Cruscotto del piano di ripresa e resilienza, da cui risulta che la Spagna ha raggiunto solo il 30% dei suoi obiettivi e pietre miliari:


e quindi sta messa decisamente peggio di noi che abbiamo realizzato il 43%:


nonostante che abbia avuto una allocazione di fondi del PNRR di entità comparabile alla nostra (loro il 10,9% del Pil, noi il 9,1%). Chi sta messo peggio però è la Polonia:


un altro di quei Paesi per cui si estasia il piddino: "Sò tanto organizzati, signora mia, e nun c'è 'na carta in terra!" (coi soldi nostri, ovviamente, ma questo è un altro discorso). Risultato deludente anche perché, non essendo scemi, loro di pereperepere ne avevano preso relativamente poco: 


Appena (si fa per dire!) il 7.9% del Pil...

Qualche sera fa ero a cena con un po' di manager non banali. Questa idea che il pereperepere fosse stato indirizzato solo verso le cose che "non inkuinano" (quindi, ad esempio, che non ci fossero soldi per rifare le strade) li lasciava sconcertati. Certo, all'epoca fummo lasciati soli a denunciare questa assurdità, ma quando sei in minoranza è difficile che tu possa avere molta compagnia, e onestamente voci anche autorevoli, se intellettualmente oneste, si sarebbero condannate all'irrilevanza. L'importante è che ora abbiano capito e che sappiano che noi avevamo capito prima (e infatti veniamo ascoltati).

Due considerazioni conclusive (su cui potremo articolare, eventualmente, un paio di QED).

La prima è un educated guess: visto che i suoi ascari stanno messi peggio di noi, non so quanto la Germania insisterà nel suo atteggiamento draconiano (o, come sentii dire una volta a un operatore informativo, "dragoniano"). Considerate anche il fatto che il pereperepere andrebbe rendicontato l'anno prossimo (cioè ieri) e la Germania non sta al 97%, sta qui:


C'è quindi una probabilità assolutamente non nulla che venga proposta una extension (una proroga), e che in questo momento si stia facendo una infondata pressione psicologica (infondata perché in materia di pereperepere "er più pulito c'ha la rogna", come si dice a Roma), solo per precostituire una posizione negoziale di questo tipo: "Sì, vabbè, v'accordamo 'extenscion, ma però voi ce dovete accordà er rollover!" (ovvero: in cambio di tempi più razionali per la rendicontazione di questi lavori, si vorrà stabilire il principio che il debito non debba essere necessariamente rimborsato ma possa essere rinnovato). Ovviamente questo negoziato sarebbe nefasto per noi, significherebbe sdoganare una cosa che i tedeschi, quando non erano disperati, non volevano, cioè gli Eurobond. Tutto sta a vedere come reagiranno i tedeschi alla disperazione (normalmente non benissimo, ma pensiamo positivo).

La seconda considerazione conclusiva si aggancia a quanto dicevano i miei amici AD. La favola del piddino è che la munifica Europa ci ha fornito i fondi per farci diventare più produttivi e quindi più competitivi. La realtà di tutti i giorni è diversa: le amministrazioni che mi chiedono aiuto sono subissate da uno tsunami di adempimenti burocratici riferiti a opere che con la produttività non c'entrano una mazza: asili nido, piste ciclabili, una spruzzata di fotovoltaico... L'idea bizzarra che costruendo un asilo nido a Roccacasteldisotto i novantenni che ivi abitano, eccitati dall'odore dell'intonaco fresco e dalla visione delle placche "Finanziato coi fondi de Leuropa", si congiungano carnalmente a qualche loro coetanea partorendo ventenni che immediatamente inizino a produrre beni per "fare Pil" contiene diversi punti che non mi convincono, ma almeno è una narrazione in cui la produttività (e non solo) si innalza! Ma le piste ciclabili (aka "mobilità sostenibile"), in nome di Dio!, mi volete dire che diavolo c'entrano le piste ciclabili con la produttività? E quindi vi preannuncio quale sarà la prossima "sorpresa" (per gli altri) e QED (per noi): il momento in cui si scoprirà che questa fraccata di soldi serviva solo a comprare la nostra sottomissione, ma ovviamente non ad aumentare la nostra produttività, per il semplice e ovvio motivo che non è molto intelligente pensare che i nostri concorrenti ci aiutino a fargli le scarpe, ci aiutino cioè a diventare concorrenti ancor più produttivi e quindi temibili! Si scoprirà così che alla fine quello che Leuropa voleva era semplicemente aumentare la quota di nostra spesa pubblica da lei intermediata a uso e consumo dei suoi fini, e che quei soldi che abbiamo usato male pagandoli molto li avremmo dovuti prendere sui mercati quando costavano poco per utilizzarli meglio. Si scoprirà cioè che qualsiasi cosa ci avessimo fatto, coi nostri soldi, tranne quelle imposte dal PNRR, avrebbe dato un contributo significativo alla nostra produttività.

Come abbiamo sempre detto.

In fiduciosa attesa di questi due QED, vi saluto e vi auguro una buona serata...


P.s.: anche il simpatico utile idiota lettone ha poco da stare allegro. Il suo Paese sta messo così:


cioè peggio del nostro. So che un piddino non ci crederebbe mai, e nemmeno voi, ma almeno voi potete verificare... perché io vi ho messo in condizioni di farlo!

giovedì 6 giugno 2024

Aridatece Aristotele!

Condivido rapidamente con voi il mio intervento di ieri a Chieti:


che potrebbe interessarvi, mentre a chi avesse bisogno di rimettere le lancette del calendario ricordo che il 2014:

viene prima del 2015:


Ci sono gli #ionondimenticooh, e c’è chi non dimentica! Tutte le tappe sono importanti, se le sai collocare al posto giusto. E la morale della favola, non scontata, è che senza Matteo Salvini lo sbocco politico che mi avete chiesto fin dall’inizio di questo percorso non sarei mai stato in grado di offrirvelo (non se ne dolgano i famoerpartitisti).

Quindi, vi aspetto alle 18 in Piazza Santi Apostoli.

mercoledì 24 gennaio 2024

Chi ha dato e chi ha avuto: i numeri veri dei fondi UE

Il risultato non dovrebbe essere sorprendente: nei rapporti finanziari con l'UE ci abbiamo complessivamente rimesso. Non vedo come si possa sostenere il contrario, non solo e non tanto perché lo dicono i numeri (vi fornisco subito dopo le fonti dei dati e uno specchietto riassuntivo), quanto perché logica vuole che sia così. Nel progetto europeo l'Italia, soprattutto dopo gli "allargamenti", si è trovata in condizioni di relativa preminenza, con un reddito pro-capite relativamente superiore a quello di tanti altri Stati membri. Il principio di coesione cui il bilancio europeo si ispira (e di cui qui avete un dettagliato resoconto) comporta quindi che gli italiani paghino per chi ha meno di loro.

Il fatto che nei nostri rapporti finanziari con l'UE il risultato sia complessivamente in perdita quindi sarebbe anche commendevole, in quanto rispondente a un principio solidaristico cui astrattamente si potrebbe aderire, considerando anche che in altre epoche (cioè all'epoca della Comunità Europea), l'Italia, di questo stesso principio, aveva beneficiato.

Il fatto però è reso a mio avviso indigeribile da tre circostanze:

1) gli operatori informativi questo fatto lo negano in modo pressoché sistematico, raccontandoci invece un'UE generosa nei nostri confronti (dove la generosità, come ci ha spiegato Romina Raponi, consiste esclusivamente nel dirci che cosa dobbiamo fare coi nostri soldi);

2) i beneficati in alcuni casi notevoli (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria...) non sottostanno ai nostri  stessi vincoli perché sono dotati di quel fondamentale strumento di politica economica che è la politica valutaria (hanno cioè una propria valuta e la manovrano per assorbire shock macroeconomici), il che rende il nostro aiuto abbastanza superfluo e la loro concorrenza abbastanza sleale (qui sotto vedete in che modo i tassi di cambio reale di Ungheria, Polonia e Italia hanno reagito alla crisi del 2008: Ungheria e Polonia hanno potuto svalutare subito, e questo le ha indubbiamente aiutate):

3) i fondi che ci vengono restituiti sono utilizzati dall'UE per fare propaganda a se stessa con un profluvio di targhe, simboli, bolli e ceralacche (basta pensare alla scuola dove portate i vostri figli: le targhe all'ingresso trasmetteranno a voi e ai vostri bambini l'idea che senza il generoso sostegno dell'UE quella scuola non sarebbe stata mai edificata! Peccato che quel generoso sostegno consti di soldi vostri...)

Alla fine la circostanza 3, che per me è la più urticante (se vuoi farti propaganda fattela coi soldi tuoi, cribbio!) è in fondo la più naturale: tutti sanno che la pubblicità la paga il cliente!

Ma veniamo ai numeri e alle loro fonti.

In Italia i rapporti finanziari con l'UE vengono monitorati dall'IGRUE (Ispettorato Generale per i Rapporti finanziari con l'Unione Europea), una "regione" di quello "Stato nello Stato" che è la RGS (Ragioneria Generale dello Stato). Le meticolose Relazioni annuale dell'IGRUE sono una delle principali fonti utilizzate dalla Corte dei Conti per redigere la sua Relazione annuale (che trovate qui).

Tutto molto bello, ma siccome noi siamo europei (non europeisti) le fonti che ci interessano sono quelle europee (non se la prendano le istituzioni nazionali: non è sfiducia!).

Del tema ci siamo già occupati qui, ma nel frattempo sono passati quattro anni e può essere utile consultare i dati aggiornati che si trovano alla pagina EU spending and revenue 2021-2027 in un foglio Excel intitolato EU spending and revenue - Data 2000-2022 (per le date antecedenti il riferimento resta lo EU Budget Financial Report del 2008).

I numeri che ci interessano sono sostanzialmente due:


il totale delle spese (dell'UE a beneficio dell'Italia) e il totale delle risorse proprie (del bilancio UE versate dall'Italia). Qui vedete questi numeri per l'anno 2000, che, come potrete controllare, coincidono (e non potrebbe essere altrimenti) con quelli riportati nell'EU Budget Financial Report del 2008:


Per vostra comodità riporto questi numeri in una tabella per ogni anno dal 2000 al 2022, usando per semplicità come intestazione delle colonne: Ricevuti, Dati e Saldo (quindi Ricevuti sono la spesa totale (dell’UE per lo Stato membro), Dati sono il totale delle risorse proprie (dell’UE ricevute da parte dello Stato membro), e il saldo è la differenza fra Ricevuti e Dati):


Sintesi: partendo dal 2000 (ma se si partisse da prima cambierebbe poco, e in peggio) abbiamo sistematicamente dato più di quello che abbiamo preso, e la differenza cumulata assomma a 97 miliardi.

A questo punto, però, i più scaltriti di voi potrebbero chiedersi: e il pereperepere (per gli amici PNNR)?

Giusto!

Dobbiamo considerare anche gli effetti di cassa connessi al PNRR, che sono riportati, a partire dal 2021, in questo quadro del "foglione" Excel:


Attenzione però! Le cifre vanno verificate e capite, e la prima cosa da capire è che tutto NGEU è finanziato con soldi presi in prestito, che vanno quindi restituiti, per cui, come in ogni prestito, a un effetto di cassa positivo oggi (un incasso) corrisponderà un effetto di cassa negativo domani (un esborso, cioè un rimborso). La cosa che probabilmente non tutti hanno capito è che questo riguarda non solo quelli che nel contesto del "recovery" vengono definiti loans (prestiti), ma anche quelli che vengono definiti contributi a fondo perduto o sovvenzioni (grants).

Ripagheremo anche il fondo perduto. 

Ma dove è scritto, e qual è quindi la differenza fra prestiti e fondo perduto?

Ma semplicemente è scritto nelle informazioni per gli investitori, cioè per chi ha prestato, sta prestando e presterà soldi alla UE nel quadro di NGEU.

La differenza fra prestiti e "fondo perduto" è questa:


i prestiti saranno rimborsati direttamente dagli Stati Membri, mentre il "fondo perduto" sarà rimborsato dal bilancio della UE.

E voi direte: quindi noi non dobbiamo rimborsarlo! E no, non funziona così. Funziona così:

Funziona che per ripagare via bilancio UE il cosiddetto "fondo perduto" gli Stati membri dovranno pensare ad altre "risorse proprie", cioè, in definitiva, ad altre tasse per i cittadini. Ci sono le "Next Generation own resources": mai sentito parlare del mercato del carbonio? Lo Emission Trading System e il Carbon Border Adjustment Mechanism saranno utilizzati per rimborsare il fondo perduto.

E come avverrà questo miracolo, come si arriverà dal carbonio al rimborso?

Semplice: passando dalle vostre tasche.

Tutto quello che comprerete costerà un po' di più (o perché prodotto in Europa da aziende che avranno pagato un po' più cari i permessi di emissione di CO2, o perché prodotto all'estero e quindi sottoposto al dazio "ecologico" del CBAM), e una parte della differenza verrà usata per rimborsare un prestito sul cui utilizzo non vi siete potuti compiutamente esprimere. Ma ovviamente questo non basterà, e quindi per l'occasione verrà innalzato anche il contributo delle altre risorse proprie. E dove sta scritto?

Ma è specificato nella DECISIONE (UE, Euratom) 2020/2053 DEL CONSIGLIO del 14 dicembre 2020 relativa al sistema delle risorse proprie dell’Unione europea e che abroga la decisione 2014/335/UE, EuratomDecisione del Consiglio (UE, Euratom) 2020/2053, la cosiddetta own resources decisions, dove è scritto chiaro e tondo che:


cioè che in deroga al principio secondo cui le "risorse proprie" (i soldi dati dallo Stato membro al bilancio UE) non posso eccedere lo 1.4% del RNL (reddito nazionale lordo) dello Stato membro, per ripagare il "fondo perduto" di NGEU questa soglia può essere innalzata di 0.6, arrivando quindi al 2%, fino al completo rimborso, e comunque non oltre il 2058.

Chiaro, no?

Il beneficio di NGEU, del recovery, del pereperepere, insomma, chiamatelo come volte, non è quindi quello di ottenere un regalo! Il beneficio esiste e consiste nel fatto di poter anticipare certe spese (che è il motivo per il quale normalmente si contraggono prestiti), ma questo beneficio, oltre a essere minimo, a parere di chi scrive (e non solo) è più che compensato da tre serie criticità:

1) con quei soldi non possiamo fare quello che vogliamo noi, ma quello che vuole chi ce li presta (avete presente andare in banca a chiedere un mutuo e la banca ve lo accorda se però sceglie lei che casa acquistate? No, ovviamente, perché nel mondo normale non funziona così. Nell'UE funziona così);

2) quei soldi sono pressoché impossibili da spendere perché l'intermediazione dell'UE aggiunge un livello di complicazione burocratica che non tanto gli italiani, quanto gli efficienterrimi Leuropei del Nord  non riescono a gestire:


3) il beneficio ipotetico derivante dal fatto che nel caso dei grants gli interessi li avrebbe pagati l'UE è anch'esso azzerato dal fatto che siccome della pianificazione finanziaria di NGEU si sono occupati due giuristi nordici diversamente attrezzati sotto il profilo delle competenze finanziarie, il carico di interessi che l'UE deve ripagare sui grants è già abbondantemente fuori con l'accuso, come saprete (chi segue Goofynomics lo sa da aprile 2023):


il che richiederà una revisione del MFF (Multilateral Financial Framework, il bilancio dell'UE), e indovinate un po'? Sì, avete indovinato: un ulteriore carico di "risorse proprie" (cioè di soldi vostri).

Qui c'è un articolo di quelli bravi, risalente a maggio 2023, io che ci sarebbero stati problemi a finanziarsi mi ero pregiato di dirvelo nel luglio 2020:


e che ci sarebbero state tante nuove tasse fin dall'inizio, ed ex multis qui:


Dopo aver chiarito questo aspetto (cioè che anche il "fondo perduto" è un prestito, e quindi come tale non andrebbe nel conto economico), vi fornisco anche la tabella comprensiva del fondo perduto:


Siamo sempre in credito, complessivamente, anche se lo sbilancio totale scende a 64 miliardi, ma dopo una breve parentesi in cui saremo apparentemente beneficiari netti come nel 2021 e nel 2022 dal 2027 il saldo annuale tornerà negativo, e pesantemente! (per via delle risorse proprie di NGEU, dell'innalzamento del massimale, e delle ulteriori risorse proprie richieste dall'imprevisto carico di interessi: tutte spese afferenti al rimborso delle “sovvenzioni”).

Nota bene: tanto è vero che i prestiti (loans) non vanno in conto economico, che nel foglio Excel quelli che trovate sono solo i contributi a fondo perduto (che però tali non sono, ma sono prestiti per i motivi che vi ho scritto e documentato). I soldi incassati in totale infatti li trovate nello NGEU tracker:


e i 10198 che vedete per il 2021 nello specchietto precedente corrispondono agli 8954 della Recovery and Resilience Facility riportati dallo NGEU tracker più le somme provenienti dagli altri strumenti "minori" di NGEU (sostanzialmente, finanziamenti addizionali degli abituali fondi europei):


Le cosiddette "sovvenzioni" (il fondo perduto) comunque sono poco meno di 70 miliardi:


di cui una trentina già incassati (ma non ancora restituiti). Questo significa che se nel prossimi tre anni non ci fosse alcun nostro esborso, ma solo quegli incassi, il nostro bilancio con l'UE resterebbe in rosso. Ma gli esborsi ci saranno, e accresciuti per i tre motivi che vi ho documentato.

Ecco. Oggi in Commissione ho evidenziato (e i colleghi annuivano) che nel nostro Paese troppi confondono il metodo di calcolo contributivo col sistema di gestione a capitalizzazione. Questo equivoco è oggettivamente un problema, ma il qui pro quo è scusabile perché la materia è tecnica e i termini sono complessi. Nel caso di cui ci occupiamo oggi l’equivoco non è però scusabile: non è necessario avere un master in finanza, neanche quello preso all’università di Oscar, per capire che se devi restituirli non sono un regalo!

Tanto vi dovevo.




mercoledì 2 agosto 2023

"Io prega Allah per te!" (avvelenare i pozzi)

(...scrivo nel brusio suscitato dalle grillate dei grillini, riprendendo un tema già sviscerato qui, e in numerosi altri contributi...)

Ieri mi ero alzato alquanto sversato. Il cerino della DG (discussione generale) sulle comunicazioni del ministro Fitto era rimasto in mano a me, e non avevo avuto tempo di mettere la testa se non superficialmente sulla risoluzione di maggioranza, ad adjuvandum della quale (da deputato di maggioranza) sarei intervenuto. In buona  sostanza, mi ero limitato a controllarne gli impegni:


accertandomi che non contenessero roba tipo strage dei primogeniti, patrimoniale, case verdi, lockdown climatici, o simili (del Governo mi fido, ma il mio lavoro è controllarlo)!

D'altra parte, il pomeriggio precedente era stato dedicato all'esame degli ordini del giorno, ridondante liturgia della Camera bassa, sicché di tempo per "fare il tecnico" ne avevo avuto poco. Così, avviando l'automobile, mi chiedevo di cosa avrei parlato, come sarei intervenuto in un dibattito che secondo me non ci sarebbe proprio dovuto essere, per almeno due motivi. Intanto, perché il PNRR non sarebbe proprio dovuto partire: la corretta linea di intervento, anche secondo il mainstream, era questa, ma come al solito, sotto l'urgenza di una crisi, l'Europa aveva "fatto un progresso" proponendo con l'etichetta del PNRR il vino vecchio del BICC, una proposta tedesca che era stata puntualmente respinta al mittente per anni, semplicemente perché esponeva (come oggi ben si vede) a un livello indebito e irrazionale di ingerenza delle burocrazie europee nel processo politico nazionale. In secondo luogo, perché il dibattito attuale si basava largamente sul nulla, su una serie di fake news riprese dalla grande stampa, cui secondo me non si sarebbe nemmeno dovuto rispondere, e alle quali controbattere era desolante, anche perché solo una assoluta malafede poteva sostenere l'argomento dei "tagli", e a me l'esercizio di confrontarmi con chi mente sapendo di mentire sembra un po' sterile.

Al solito semaforo, il solito ambulante, credo pakistano, o afghano (non ho mai avuto tempo di approfondire questa, come infinite altre cose...), che tutte le mattine mi vede parlare da solo (le dirette Facebook itineranti...), e rispetta la mia follia, questa volta, vedendomi trasognato, si para sotto e mi chiede di aiutarlo perché a Roma non è rimasto più nessuno. La cosa meno inutile che avesse da offrire erano gli accendini, che come sapete sono dotati di vita propria e tendono a sottrarsi al controllo del proprietario. Me ne dà tre o quattro, gli do un pugno di euro, e lui mi ringrazia e mi saluta: "Grazie, tu brava persona, io prega Allah per te!"

Mi allontano, riconfortato da queste parole affettuose (per così poco!), applicando la scommessa di Pascal: considerando che proprio non sapevo a che santo votarmi per il mio intervento, l'idea che qualcuno invocasse su di me la benevolenza del vertice supremo delle tre grandi religioni monoteiste mi rassicurava. Sotto l'usbergo di cotanto protettore, decido in aula di dire quello che penso (male non fare, paura non avere), e il risultato lo vedete qui:

Fino a qui, a parte la palettata di ghiaino che mi sono tolto dalle scarpe, saremmo rimasti nella norma. Ma poi è apparsa la mano di Allah:


(o sarà stata quella dell'ufficio stampa?) e la matrix ha avuto un altro glitch: una semplice verità (il PNRR è stato usato dalla sinistra per avvelenare i pozzi) è passata al Tg1 e al Tg2, a pranzo e a cena (che a qualcuno sarà andata di traverso):

Il testo lo trovate, come al solito, sul mio canale Telegram.

(...e ora perdonatemi ma devo passare ad altro...)

domenica 9 luglio 2023

QED 103: la pioggia di miliardi non è gratis!

Lo avevamo detto qui, ricordato qui, preannunciato qui, ed eccolo qui:


Mentre i coglioni commentatori superficiali continuano a parlare di #ingentirisorsedelPNRR gratuite (anzi: graduide, come capita di sentire), i fatti dimostrano che avevamo ragione noi. Se debito doveva essere, come ora quasi tutti capiscono:


lo si sarebbe dovuto fare quando costava zero, cioè subito, cioè nel 2020, cioè senza aspettare che l’elefantiaca burocrazia europea partorisse il PNRR (o meglio, che camuffasse da PNRR il vetusto e sgradito BICC). Non è stato necessario che, come temevo, scoppiasse una crisi finanziaria per mettere in difficoltà la raccolta di risorse sul mercato da parte della Commissione; è stato sufficiente che, come prevedevo, arrivasse un “Volcker moment” (impennata dei tassi per contrastare l’inflazione).

E quindi ora siamo al bivio, anzi: al trivio. Per pagare gli interessi sui suoi debiti (quelli che trasforma in nostri debiti trasferendoceli come PNRR) ora la Commissione potrebbe indebitarsi, o utilizzare risorse destinate ad altro (cioè tagliare altre spese), o mettere nuove tasse europee sui cittadini degli Stati membri. E siccome le prime due cose non si possono fare, la soluzione del trivio è trivial, cioè banale (non triviale, come traducono gli ignoranti economisti): tasse. Chi parla dei vantaggi finanziari del PNRR d’ora in avanti dovrebbe tenere conto di questo svantaggio, ma ovviamente non lo farà.

Solo per ricordare che la Veritah e la sua cugginetta (sic), la Raggioneh, non servono a nulla se non sono assistite dalla forza, e quella dovreste darcela voi, se non fosse che siete troppo furbi per fidarvi di uno che vi dice sempre prima quello che succederà dopo e che vi ha spiegato che cosa vuole fare e perché vuole farlo.

Ci deve essere un gran gusto nell’affidarsi a chi sai che vuole fotterti, o comunque a chi sai che non può impedirglielo, perché si è troppo furbi per rafforzare la squadra di chi ti spiega da dodici anni come ti stanno fottendo! Io non riuscirò mai a capirlo, ma è ovvio che quello limitato sono, appunto, io.

lunedì 3 luglio 2023

Facciamocome: la Germania e le auto elettriche

Vorrei illudermi del fatto che qui si sappia qual è il problema della Germania: un gigantesco problema di domanda. Sono qui per illustrarvi uno dei modi in cui lo sta risolvendo: usando in mancette i soldi del PNRR.

Sì, mentre a noi qui operatori informativi e espertologi di ogni risma ce le gonfiano con la storia che le ingentirisorsedelpiennerererere devono servire a aumentare la produttività, che nella testa degli espertologi è un fenomeno di offerta, cioè di capacità produttiva, motivo per cui le ingentirisorsedelpereperepere devono essere spese in investimenti, certo non in consumi o altra spesa corrente, in Germania con le ingentirisorsedelparappappero che ci fanno?

Questo.

Sì, avete letto bene: 3.125 euri (perché tocca dirlo così) di sussidio/mancetta a chi acquista un'auto elettrica: moltiplicati per 800.000 auto sono due mijardi e mezzo di spesa corrente destinata ai ricavi (e quindi ai profitti) dell'industria nazionale.

Ma non è un aiuto di Stato, no: è la decarbonizzazione, bellezza!

Non ci credete? Fate male: è anche nel factsheet:


che in questo caso è decisamente un fact shit.

Si pronuncia in modo diverso, come credo sappiate: le parole sono importanti, e vanno scelte con cura, soprattutto quando c'è da definire l'UE.

Lascio a voi le considerazioni del caso, io devo essere continente e contegnoso.

Buon proseguimento.

(...p.s.: ovviamente questa è una delle tante dimostrazioni della differenza fra europei - noi - e europeisti - i piddini! Ma secondo voi c'è uno di quei tanti pedissequi che in aula ci ammorbano con le ingenti risorse ecc. e con la produttività che si sia dato la pena di leggerlo il piennererererere dei tedeschi? Ma figurati! Tutto quello che a loro interessava era che il PNRR italiano, fatto da loro, mettesse nei guai noi, e schiumano perché non ci sta riuscendo. Ma che il nostro Paese ambisca ad avere pari dignità e parità di trattamento con gli altri, questo, a loro, dà solo fastidio, non possono tollerarlo, e conseguentemente non sono interessati ad avere di quello che fanno gli altri una visione che non sia quella mitologica della supremazia del Nord sui cialtroni del Sud. Le carte raccontano una storia un po' diversa, ma per quelle, loro, non hanno tempo...)

(...Elonio ci sta silenziando in tutti i modi: se quello che viene detto qui vi interessa, seguitemi su Telegram o iscrivetevi al blog, anche se mi dicono che pure blogspot ci mette del suo per non inviare notifiche. Vabbè, che la strada fosse in salita lo sapevamo, e che amici così in alto non possiamo averne pure...)

venerdì 9 giugno 2023

Sul MES, il PNRR, il Dibattito, e i ppdm

Il mondo dei social è pervaso da un lutto inatteso! Decine di suoi personaggi sono scomparsi d'un botto, lasciando un vuoto colmabile. Una san Bartolomeo incruenta, ma non per questo meno sconvolgente...

L'avvocato Timballo, che con le sue raffinate analisi giuridiche aveva evidenziato nel 2023 l'incostituzionalità del MES, l'economista Tribordi, che con le sue ardite teorie monetarie ci aveva mostrato un'alternativa possibile e praticabile all'unione monetaria, la pubblicista Cadonetti, che aveva suscitato il nostro stupore dimostrandoci nel 2022 che l'Italia è un Paese a sovranità limitata (ma soprattutto in cui la lacca per capelli incontra ancora un forte smercio), e via dicendo, insomma: tutto questo pulviscolo intellettuale ritardatario i cui moti browniani ci deliziavano, finché il fascio di luce, l'occhio di bue (questo, non questo) dell'attualità ce li rendeva visibili, esaltandone la cangiante inconsistenza, questa amena e variopinta corte dei miracoli, tutti loro, puff!, sono scomparsi, sono tornati al loro nulla, una volta che l'interruttore è stato spento. Sì, parlare di MES ora è anacronistico, e sono sinceramente lieto di poter passare oltre, anziché perdere ulteriore tempo a spiegare l'ovvio a beneficio di chi lo sa, senza che questo influisca minimamente sulla sfera decisionale di chi invece non vuole o non può saperlo.

E così, i tanti saprofiti del Dibattito, le tante fetecchie che quotidianamente vi ripropongono altrove, coi soliti toni clickbait, quello che qui sapete dal 2012, tornano nell'ombra: dovranno inventarsi qualche altro argomento per entrare in un altro cono di luce, ora che, senza il loro contributo, quello creato dall'infame meccanismo di stabilità si è spento.

Per sempre? Ovviamente no: certo che se ne tornerà a parlare! Quando e come non è dato sapere, ma una cosa la sappiamo e ve l'ho sempre detta: time is on our side.

Mi fa molto piacere non perdere tempo a rispiegare il perché e il per come non si debba ratificare quell'infame Trattato, mi farà piacere raccontare, quando mi ritirerò dalla vita politica, tutto quello che ora non posso raccontarvi, tutto quello che è successo a partire da quel novembre del 2018 in cui venimmo avvertiti che le cose si stavano mettendo male, e ci organizzammo per creare una linea di resistenza, prima cercando appoggio (ahinoi!) in quegli stessi ortotteri che poi elessero la von der Leyen, poi resistendo da soli, e infine, ora, in miglior compagnia, la compagnia di una vecchia amica del blog che non c'è.

Quello che voglio o devo scrivervi io non può deciderlo il simpatico Marattin: non sono stato votato in questa maggioranza per approvare un disegno di legge di quella opposizione, e tanto basta. Quindi lo spiegone complessivo di che cosa sia l'infame trattato lo faremo, riprendendo i tweet di Claudio e integrandoli con i link alle fonti e con altre considerazioni. Lo prenderemo come esercizio di stile, ma non come esercizio di cronaca, perché, come sapete, a me, con rare eccezioni, la cronaca piace precederla, non seguirla, e questo blog, il Dibattito, nasce con questa impronta.

Lo avete visto oggi: La Verità riprende il post precedente, e lo fa con correttezza, cioè citando la fonte.

Nihil est in media quod prius non fuerit in Goofynomics.

Poi, va da sé, c'è chi come Gandola ha l'onestà di riconoscerlo, perché rispetta questo blog che non c'è, forse perché ha avuto modo di vedere quanti sono i suoi inesistenti lettori, c'è invece chi questa onestà non ce l'ha, e vive parassitando i nostri contenuti (ad esempio, intervistando persone di cui ignorava l'esistenza prima che le mettessimo in luce). Sono atteggiamenti. Ci sono giornalisti che sono diventati delle star campando due giorni dopo sui tweet di Claudio di due giorni prima, e va bene così. Purtroppo noi, accettando di entrare in politica, abbiamo rinunciato a molto tempo e a un po' di libertà di parola. Vediamo comunque il lato positivo: anche se ogni tanto ci piacerebbe imparare qualcosa dai giornali, alla fine l'importante è che "er popolo" riceva, ammantato dall'autorevolezza de "il giornale", quello che qui diciamo. E se citare la fonte è un gesto di cortesia gradito, non sempre è opportuno, perché in alcuni casi fatti oggettivi, se ricondotti alla figura di chi non vi sta scrivendo, potrebbero sembrare parziali o partigiani. Quindi alla fine tutto comprendere è tutto perdonare: c'è chi come Gandola di suo ha tanto da dire, e quando dice di altri lo riconosce, e chi di suo non ha niente da dire, e si regola di conseguenza.

Questo però non è importante. L'importante è che, come i fatti di oggi dimostrano, quella poca libertà di parole che abbiamo mantenuto sappiamo come metterla a frutto. E i lettori che non ci sono sanno che per sapere quello che non accadrà hanno i giornali, e per sapere quello che accadrà avrebbero questo blog (se ci fosse).

E poi ci sono i ppdm. Chi sono? Cosa nasconde questo acronimo? Ci arriverete facilmente da voi (ma non è necessario che me lo dimostriate nei commenti) quando ve li avrò descritti. Sono quegli omuncoli che oggi si rodono di rabbia perché il Paese non è ancora stato umiliato. Sì, perché solo dall'umiliazione del Paese avrebbero potuto trarre la meschina soddisfazione di imputarci quel fallimento o peggio ancora quel tradimento di cui tutto dì vaneggiano, per assolvere se stessi dalla vergogna di essere stati sputati dalla nostra bocca.

Ma erano mediocri, erano perdenti, erano ppdm. Qui non potevano restare: non erano di alcuna utilità. Spiace che gli spiaccia di non poter dire "avete visto gnegnegné alla fine hanno ratificato gnegnegné". Questa battaglia l'hanno persa, si inventino qualcos'altro.

A loro, e a quelli di voi che gli vanno dietro, non fosse che per la ributtante e per me incomprensibile voluttà di assistere allo spettacolo delle loro miserevoli convulsioni intellettuali, va tutta la compassione umana di cui sono capace. Vi avverto: è poca. In tanti anni di incontri e di condivisioni ho visto così tanta sofferenza vera che certi atteggiamenti, ve lo dico, mi spazientiscono.

Ma voi fate come credete.

Il peggior disprezzo è l'indifferenza, sentì dire un mio amico in un remoto autobus di periferia.

Ci sono ancora riserve di insospettabile saggezza nel popolo.

Regolatevi.