Visualizzazione post con etichetta Parlamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parlamento. Mostra tutti i post

domenica 3 maggio 2026

Cagliostro

Oggi parlavo con un amico che fa un mestiere per certi versi simile al mio: non ha orari, e la gente lo cerca solo quando ha problemi che lui deve risolvere. Siccome in questo momento ho un problema io, ne è nato lo spunto per qualche minuto di allineamento, nel corso del quale gli ho sentito dire una cosa che sarebbe sì ovvia, ma alla quale nessuno mi sembra presti mai sufficiente attenzione. C'è un modo molto semplice per capire se quello che stiamo facendo è utile: vedere se infastidisce il nemico.

Giovedì, ad esempio, sono salito per un momento a quota periscopica e gliene ho sganciato uno che gli ha fatto del male, a giudicare dalle reazioni:





(nell'ordine: Foglio, Repubblica, Verità e Sole 24 Ore).

Il Foglio naturalmente vince a mani basse, come sempre, ma ci sono almeno due livelli di menzogna trasversali a tutte queste prestigiose testate.

Il primo è che, per una volta, il perfido Borghi non c'entrava nulla (come ha anche precisato su Twitter):


e questo per un motivo fattuale e oggettivo: perché nella giornata in cui secondo gli operatori informativi in maggioranza si sarebbe litigato (mercoledì) lui era impegnato in missione col COPASIR in Libia. Una missione, fra l'altro, per nulla segreta, tant'è che gli operatori informativi ne erano a conoscenza, dal che dovremmo forse dedurre che, più saggi (ma solo in questo) di noi, gli OI (operatori informativi) non leggono le stronzate notizie che essi stessi scrivono.

Il secondo e più spudorato livello di menzogna è che mercoledì non lo abbiamo passato a litigare, per il semplice motivo che... non avevamo un testo su cui confrontarci!

Preciso: Claudio, sapendo che non sarebbe stato in Italia quando si presumeva che il testo della risoluzione sarebbe arrivato, mi aveva pregato di stare all'erta (ma lo avrei comunque dovuto fare, visto che si votava prima alla Camera), tant'è che io già domenica avevo chiesto alla nostra chat "Risoluzioni" (una delle tante con cui ci coordiniamo, e una delle poche non messe su da me) se stessero scaldando i motori. Quanto al testo, questa volta non aveva seguito il percorso abituale, che passa per gli uffici legislativi dei gruppi, ma era stato recapitato dai rapporti col Parlamento direttamente ai capigruppo, e a noi era arrivato dopo le 22 di mercoledì. Io me ne stavo beatamente a cena in orario per me inconsueto, e avevo appena mandato a Claudio un invito a uscire dal triangolo dei palazzi, in cui egli si annida per tessere le sue sordide trame, per raggiungerci al Quartiere Africano:


ma lui mi faceva notare che stava appunto atterrando di ritorno dall'Africa e non ne voleva sapere mezza di raggiungermi, avendo cenato appunto in Africa (il che rendeva superflua una cena al Quartiere Africano). Un'ora dopo questo messaggio, in orari in cui di solito mi trovo in fase REM (22:38, sempre di mercoledì), mi arriva un suo messaggio col testo della famosa bozza ricevuta dal suo capogruppo che l'aveva ricevuta dal ministro per i rapporti col Parlamento. Alle 23:07 metto questa bozza tecnica in chat per una valutazione politica, anche il mio capogruppo conferma di averla avuta per la stessa via, e se ne discute un po'. Io crollo (ovviamente), tanto il giorno dopo mi sarei dovuto svegliare presto, ma non prima di constatare alle 23:38 che gli OI ovviamente avevano già ricevuto e pubblicato la stessa bozza, su cui stavano costruendo una narrazione inconsistente (ma questa non è una notizia). In effetti il documento era molto notarile, come ci si aspetta da un documento redatto da tecnici. Tuttavia, non menzionare nemmeno l'eccezionalità della situazione in cui si trova il Paese (la famosa crisi di Schrödinger di cui ho parlato in aula) non sembrava politicamente molto opportuno. Insomma, c'era da ragionarci un po', ma intanto c'era da dormirci sopra.

Giovedì mi sveglio presto e, legittimato dal mio ruolo di responsabile economico del partito, faccio un rapido giro di consultazioni per capire se e con chi dovevo parlare. Alle 6:05 mando un messaggio al capo, alle 6:14 a Giancarlo, alle 6:18 a Riccardo, alle 8:08 a Foti, e alle 9:08 a Ciriani. Non entro nei dettagli, ma to make a long story short emerge (in ordine inverso) che Luca mi dice di non aver preso né dover prendere parte all'elaborazione del testo, Tommaso idem, Giancarlo mi chiede la cortesia di suggerire qualche revisione che precisi il senso secondo quello che lui aveva detto in audizione (dato che lui era già in aula ad ascoltare la DG), io eseguo, lui valida (come ha detto alla stampa), e poi io mi incarico di consultare i capigruppo di maggioranza perché si sentissero fra loro, dato che l'ultima parola naturalmente doveva essere loro. Il tutto in tempi molto risicati perché il testo andava consegnato alle 10:20. Alla fine i capigruppo, che sono ovviamente i responsabili dell'indirizzo politico di maggioranza, trovano accettabile il lavoro fatto e decidono loro di firmarlo e depositarlo nei tempi previsti.

Questa è la storia delle bozze avvelenate e dell'area inquinata, in cui il mio unico ruolo è stato quello di aiutare il centrodestra a evitare di fare una figura barbina non menzionando in alcun modo il bailamme che sta succedendo sui mercati internazionali.

Ora, qui ci sarebbero alcune considerazioni di merito e di metodo da fare. Anzi, ce ne sarebbero di infinite, ma proverò a farne solo alcune, nella speranza che possano aiutarvi a essere meno emotivi (o semplicemente meno sciocchi), o meglio a non farvi trascinare da qualche furbastro sull'insidioso terreno dell'emotività e del complottismo, dove gli OI vi attendono per fiaccare il vostro morale (bene prezioso in battaglia)!

Non so se riuscirò a gerarchizzarle nel modo corretto: diciamo che intanto procederò in no particular order, poi se mai vi aiuterò a prioritizzare.

Punto primo: il documento in oggetto era la risoluzione di maggioranza sul DFP 2026 (Documento di Finanza Pubblica). Secondo il rito europeo, questo documento, elaborato dal MEF, è presentato dal Primo ministro e dal Ministro dell'Economia e delle Finanze al Consiglio dei ministri che lo approva. L'approvazione aveva avuto luogo il 22 aprile (il mercoledì precedente). Sul valore e sul ruolo di questi documenti ci siamo più volte esercitati: la mia visione non è così radicalmente negativa come quella di Claudio, nel senso che penso che comunque un quadro programmatico di riferimento possa essere utile, anche se necessariamente, non fosse che per l'ovvio problema metodologico consistente nel fornirle in forma puntuale anziché intervallare, tutte le previsioni in esso contenute saranno false e non andrebbero quindi elevate a feticcio. Ma questo agli sciamani di Bruxelles non possiamo chiederlo. Fatto sta che l'onere di definire una programmazione economica spetta all'esecutivo, che il documento non è di per sé emendabile perché non è prodotto dal lavoro parlamentare, e che il Parlamento è chiamato a esprimersi solo con una risoluzione, cioè con un documento di indirizzo in cui indica al Governo in quale modo desidererebbe che il programma venisse realizzato, con quali accortezze, con quali priorità. Questo era appunto il documento di cui io avrei "spacciato bozze avvelenate".

Ora, non vi sfuggirà questa simpatica differenza fra la teoria e la pratica.

Esattamente come nel caso dei pareri sugli emendamenti, che a ogni votazione in Commissione o in Assemblea vengono dati prima dal relatore, per segno di rispetto verso il Parlamento, e poi dal sottosegretario in nome del Governo (ma in realtà è il sottosegretario che li ha portati al relatore, e quindi in seduta il Governo si conforma al parere che ha imposto al Parlamento, e il Parlamento non ha praticamente mai la forza di votare contro il Governo, anche se ne avrebbe in teoria la potestà), anche per le risoluzioni, che sarebbero atti parlamentari, è il Governo a scrivere il testo (cioè ad accettare di farsi dare dal Parlamento l'indirizzo che ha deciso di darsi da solo).

Fino a qui tutto bene, come disse quello che cadeva da un palazzo di 50 piani.

Immagino che a qualcuno di voi questa sembrerà una intollerabile violazione delle prerogative parlamentari, e, se evoluto, della sua propria sovranità di elettore, cioè di elemento di quel popolo cui la sovranità appartiene. Bene! Ma se aveste voluto contare qualcosa (per interposto rappresentante) vi sareste dovuti opporre all'abolizione dei vitalizi (che ha reso i parlamentari ricattabili dal Governo, perché se il Governo va a casa a seguito di un incidente parlamentare chi lo ha causato rischia di restare senza indennità!) e all'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti (che ha reso i parlamentari dipendenti dal Governo, perché i partiti non hanno più, non potendole remunerare, le competenze necessarie per scrivere un testo di legge che abbia una sua tenuta). Tolti questi due presidi di democrazia, ora la democrazia funziona così, cioè al contrario: la Repubblica non è più parlamentare ma governativa. Questo è necessariamente un male? Non direi. Il problema, eventualmente, è un altro: che purtroppo esiste un livello superiore, quello europeo, che solo il Governo può effettivamente gestire! Sono i ministri che vanno ai Consigli dell'Unione Europea (Giorgetti all'ECOFIN), ed è il premier ad andare al Consiglio Europeo. Loro sanno che cosa succede lì, non possiamo andarci tutti e seicento, per ovvi motivi. Ne consegue, però, che visto che noi più di tanto non possiamo sapere che cosa succeda su quei tavoli, ovviamente dobbiamo fidarci di chi ci mandiamo, il che presuppone, ad esempio, che se in un momento delicato come questo a livello internazionale occorre redigere un documento politicamente sensibile, sia il Governo a prendere l'iniziativa di proporne una bozza, visto che è il Governo che sa quale negoziato sta facendo in Europa, quante partite sono aperte, e quali reazioni può suscitare una parola fuori posto.

E qui già immagino che avrò perso per strada molti di voi, che obietteranno (nei commenti). Non prevengo le obiezioni altrimenti perdo tempo, preferisco enumerare gli altri punti.

Punto secondo: nelle condizioni delicate in cui siamo, il mio intervento correva il rischio di essere inopportuno e di suscitare gelosie (e a giudicare dai commenti direi che il rischio potrebbe essersi materializzato). Perché? Perché la tempistica con cui la risoluzione era stata consegnata ai capigruppo lasciava intendere che, nonostante che questo non fosse stato esplicitato, il documento andasse considerato "blindato". Lo indicava anche un altro dato procedurale, cioè il fatto che fosse stata recapitata ai capigruppo senza passare dagli uffici legislativi di maggioranza, cui quindi implicitamente era stato chiesto di non apportare modifiche. Perché se è fisiologico che il Parlamento non possa nemmeno far finta di scrivere un documento che non tocca a lui scrivere (cioè il DFP), è viceversa abituale che faccia finta di scrivere il documento che tocca a lui scrivere (cioè la risoluzione), motivo per cui il testo normalmente arriva un pochino prima. Ad esempio, la bozza di risoluzione votata in aula mercoledì 11 marzo in vista del Consiglio Europeo del 19 marzo, in occasione della quale feci questo intervento in DG:

ci era arrivata dal Senato alle 18:11 del 9 (quindi due giorni prima, non la notte prima)! Inutile dire che in questi casi il giovane ed impulsivo Borghi si infiamma (il senile e mellifluo Bagnai tende a prenderla con più filosofia...). Ora, qual era il rischio che correvo intervenendo giovedì scorso? Che se in qualche modo l'intervento fosse stato considerato come una "riapertura" di un testo blindato, tutti i legislativi avrebbero voluto metterci becco, cosa di per sé assolutamente positiva, ma nelle circostanze specifiche poco pratica, perché su una somma di proposte le più disparate non si sarebbe mai trovata la quadra e quindi ci saremmo trovati con il testo base, sinceramente un po' anodino, nonostante che comunque menzionasse la flessibilità delle regole. Quindi dovevo farlo abbastanza tardi perché non si riaprissero le danze, ma abbastanza presto per non dover scavalcare il giudizio dei capigruppo, e in modo abbastanza incisivo perché il testo avesse un significato politico, ma non troppo incisivo per evitare che si alzasse un fuoco di sbarramento dalla forza europeista o da quella austera. Questo è il motivo per cui la parola "scostamento" (cioè deficit spending) non l'ho voluta scrivere (anche se necessariamente si finirà lì), e mi sono limitato a menzionarla nel mio discorso, e questo nonostante che qualche collega (indovinate un po' chi?) mi avesse detto di metterla come posizione negoziale (alla Trump), per poi tornare indietro alla versione più palatable. Ora, a parte il fatto che la mia indole è refrattaria al levantinismo, non amo mercanteggiare, e anche nel negoziato politico cerco di mettermi al posto dell'altro, di immaginare un possibile punto di caduta, e poi vado al tavolo con quello e cerco di non perdere tempo (non credo sia il modo migliore di procedere, comunque...), in questo caso, se anche avessi voluto entrare in modalità casba, di mercanteggiare non avremmo avuto tempo. Quindi, perché inserire termini controversi? Perché suscitare inutili polemiche qui e inutili allarmi altrove? Alla fine tutto è andato come doveva andare, chi nella Lega ha voluto parlare di vittoria Lega ha potuto farlo, e chi ha voluto dire di aver tenuto il punto lo ha detto. Non è meglio quando si è tutti d'accordo (ma il risultato lo si è portato a casa)?

Punto terzo: ma di che stiamo parlando da quasi un mese a questa parte? L'Italia è in procedura di infrazione perché l'ISTAT ha deciso così in base alla sua autonomia di giudizio (vedremo poi come andrà a finire e magari faremo un post di approfondimento sulla veridicità delle previsioni primaverili del nostro bell'istituto). Ora, l'infrazione è un carattere binario: o ci sei, o non ci sei. Non esistono cinquanta sfumature di infrazione, come ho ricordato in questa intervista:


Atteso quindi che noi siamo in infrazione, un eventuale scostamento di bilancio deciso dal Parlamento nazionale (perché è al Parlamento nazionale che incombe approvarlo) non ci metterebbe in infrazionissima! Sempre in infrazione saremmo. Di converso, atteso che le clausole di salvaguardia servono a evitare che eventuali extra-deficit conducano in infrazione un Paese che non è in infrazione, allo stato attuale la loro utilità per noi, che in infrazione ci siamo, è piuttosto dubbia. Ad esempio, se noi non fossimo in infrazione, potremmo beneficiare della clausola di esenzione nazionale per fare fino all'1,5% del Pil di extradeficit per quattro anni, senza finire in infrazione purché lo dedicassimo a spese militari. Ma siccome già ci siamo, in infrazione, non vedo logicamente perché dovremmo preoccuparci di non finirci!

Sbaglio?

Quindi, se ci fate caso, tutto, ma proprio tutto, il frame del dibattito pubblico italiano è ancora una volta totalmente fuori centro (e devo dire che parlare di "uscita unilaterale dal Patto" non ha aiutato tantissimo a rimetterlo in asse...). Il nostro problema non è se finire o meno in infrazione (perché ci siamo). Il nostro problema è se finire o meno in recessione, e se vogliamo evitarlo, atteso che per lo scostamento occorre una votazione a maggioranza assoluta, e che poi, superato questo scoglio, bisogna scrivere e farsi convertire un decreto per decidere come spendere i soldi, e che i tempi di conversione di un decreto sono di 60 giorni, qui le chiacchiere stanno a zero: o entro il 15 maggio la guerra finisce, perché Trump e Xi scrivono il nuovo Trattato di Tordesillas e fanno suonare la campanella della  fine della ricreazione, con annesso controshock petrolifero da sfaldamento dell'OPEC, lupo che dorme insieme all'agnello, e Montepulciano d'Abruzzo che scorre nel torrente Parello (in alternativa al latte e miele), oppure, visto che questo non sembra probabilissimo, a inizio giugno bisognerà fare il decreto (per convertirlo entro inizio agosto) e quindi nella seconda metà di maggio si dovrà votare uno scostamento. E questo non succede perché "Cagliostro avvelena l'area"! Succede perché è in corso un oil shock.

Punto quarto: in politica esistono dei ruoli. Esercitarli quando li si hanno e rispettarli quando non li si hanno non solo fa parte di un galateo essenziale ma è anche condizione necessaria per ottenere qualcosa. Chi non esercita il ruolo che ha (esempio: quello di responsabile economia) o non rispetta il ruolo che hanno gli altri (esempio: quello di ministro) tendenzialmente non va da nessuna parte, quand'anche questo suo sconclusionato comportamento eccitasse la lascivia di tutte le Marie Barbise di Twitter (da SabrySocial a Saracomeme)! E qui si viene al punto dolente (per voi). La narrazione di una Lega "lacerata" da tensioni fra il discolo Borghi e il subdolo Bagnai da un lato, e il responsabile Giorgetti dall'altro, da chi vi viene ammannita? Dagli OI (operatori informativi). Questo significa una cosa sola: che non è vero, e che se anche fosse vera sarebbe vostro interesse smentirla, perché spaccare il nostro fronte è il primo obiettivo di qualsiasi nostro nemico. A questo proposito, mi duole dirlo, ma ho visto dei commenti di un tale livello di cretinismo politico da far cadere le braccia! E, diciamocelo pure francamente, qui nel blog che nessuno legge: un cretino non può essere nostro alleato, non tanto e non solo per un fatto estetico (di solito i cretini sono anche brutti, anche se oggi non si può più dire...), ma soprattutto per un fatto funzionale: un cretino ci danneggia in termini di immagine e di sostanza anche e soprattutto quando la pensa come noi (per il semplice motivo che essendo cretino non ha un cervello, il che rende totalmente randomico e imprevedibile il suo agire).

Faccio un esempio: mi spiegate come mai, in quale dimensione e in quale metrica sarebbero in contrasto la mia affermazione che le politiche di austerità hanno fatto crescere il rapporto debito/Pil con l'affermazione del ministro che un elevato livello di debito/Pil condiziona le politiche di un Paese? Cioè, fatemi capire: io dovrei dire che Monti ha fatto bene al portare il debito pubblico dal 119% al 131% perché debbitopubblicobellotantocepenzalabbancacentrale? Eh, no, non funziona così e non ha mai funzionato così, perché anche al tempo della lira e prima del divorzio se il rapporto debito/Pil fosse andato a livelli simili il Paese sarebbe naturalmente stato ulteriormente vincolato. A me non sembra un risultato molto brillante quello ottenuto da Monti. A voi sì? E certo che lo spread non dipende dal debito, ma dal comportamento della Banca centrale: lo abbiamo visto benissimo, altrimenti sotto COVID col debito al 150% del Pil avremmo dovuto avere lo spread a 700! Ma è altresì vero che il rapporto al Pil della spesa per interessi, quello sì che dipende dal rapporto debito/Pil, e i soldi per corrispondere gli interessi ai creditori lo Stato non li ottiene dalla Banca centrale (perché non può), ma dalle vostre tasche. Quindi sì, sarebbe meglio per tutti noi che il rapporto debito/Pil fosse più basso. La contraddizione non c'è, o, per meglio dire, non è al livello cui la vedete voi. Si può discutere sul concetto di avanzo primario come "dovere morale", si può discutere su quanto comprimere il denominatore sia la strada maestra per ridurre un rapporto, soprattutto quando è una frazione impropria (e anche di questo abbiamo parlato), ma bisognerebbe sempre ricordare che la funzione di un ministro è anche quella di lanciare segnali a quella accozzaglia di cretini specializzati che è il mercato, e che proprio se e perché devi fare uno scostamento, è tuo interesse non lanciare messaggi allarmanti.

Voi direte: eh, sì, ma anche agli elettori bisogna lanciare messaggi!

A parte il fatto che lo abbiamo appunto fatto (come dice Repubblica mentre dice il contrario), io vorrei che rifletteste su quale può essere lo scopo di questo stuolo di feticisti della dichiarazione. Un po' come quegli sciroccati che non vengono se non li si insulta, alcuni cretini social non sono appagati se chi è in posizione rilevante e sta conducendo trattative delicate non si esprime con la rozzezza da taverna con cui si può esprimere chi, ritenendosi un raffinato economista, è invece per lo più uno scemo che non capisce e non conta un beneamato cazzo! Perdonate la franchezza, ma non vorrei che qualcuno si facesse delle illusioni. Chi sta cercando sistematicamente di raccontarvi la favoletta di Bagnai e Borghi irrilevanti perché conculcati da Giorgetti (o di Giorgetti irrilevante perché bullizzato da Borghi) lo fa per indebolire la Lega, e chi propala questa narrazione non lo fa per amicizia verso la Lega. Lasciando poi da parte la Lega (cioè il dato politico), io vi dirò che quando il cretinismo supera una certa soglia tendo a prenderla sul personale. 

Il problema è molto semplice: io qui da quindici anni mi faccio il mazzo per spiegarvi prima quello che succederà dopo. In questo momento per rendere più efficace il mio messaggio mi è utile che il partito in cui milito (perché voi mi avete chiesto di militare politicamente) sia il più forte possibile. Vogliamo continuare con questa solfa che mi indebolisce? Per me va anche bene. Mi limiterò a farvi osservare che se non siamo fuori da tutto, come fa finta di volere chi gioca questo gioco (e voi boccaloni che gli andate dietro...) è semplicemente perché la maggioranza degli italiani non l'ha voluto, e la maggioranza di quelli che fanno finta di volerlo passano intere giornate a smerdare l'unico partito seriamente euroscettico. Ora, non c'è nulla di male a essere europeisti! Basta non venire a fare lezioni di euroscetticismo (e di politica, e di economia...) a me!

Ora si è fatto tardi e la chiudo qui. Sono sicuro che i commenti mi daranno modo di precisare ulteriormente il mio pensiero, perché si sa: nonostante la crisi demografica, alcune madri sono sempre incinte. Aspettiamo qui con fiducia la loro prole...

(...sono troppo stanco: ai refusi pensateci voi ma... non ditemeli per WhatsApp...)

giovedì 30 aprile 2026

Per maggior chiarezza: crisi e scostamento

Questo è quello che ho detto oggi in aula:


(...poveri operatori informativi, come ci sono rimasti male! Ma di loro su questo blog abbiamo parlato fin troppo. Oggi si sono esibiti in tutto il loro repertorio: inventando balle, storpiando nomi, inseguendomi coi loro microfonini... Eh, porelli! Gli era proprio piaciuta la bozza che avevano in qualche modo estorto agli uffici! Ma il mondo è di chi si sveglia presto, e di chi ha il dono del kairòs. Loro, pore stelle, non hanno né l'uno né l'altro, e così il risultato finale gli è spiaciuto, perché è un risultato che riflette l'interesse del Paese, di quel Paese che loro odiano, perché loro vi odiano, e mica si nascondono dietro un dito! A proposito, se vi pungesse vaghezza di ringraziarli per tutto il bene che ci hanno fatto in questi anni, qui avete un'opportunità da cogliere, non fosse che come valore segnaletico: Basta soldi ai giornali! Si tratta dell'ennesima opportunità che vi viene offerta per fare un gesto significativo contro nemici del Paese e della vostra prosperità, ma sarà anche l'ennesima opportunità che vi lascerete sfuggire, naturalmente... dando la colpa a #aaaaabolidiga! Che ci volete fare? Io ormai vi conosco. Se mi guardo indietro, se penso a quando ho aperto questo blog, come grido di disperazione, mai e poi mai avrei pensato di esercitare un giorno la mia concinnitas in simili aule. Invece è successo. Succedono, in effetti, anche cose inattese. Basta lasciar lavorare la vita, e la morte...)

sabato 25 aprile 2026

Il mio 25 aprile

In fondo lui si era espresso in forma dubitativa: “Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.”

Guardate invece che cosa mi ha scritto un gentile utente FB poco fa:

“Recuperate  i 120 miliardi di evasione/elusione fiscale annui!!! Ma possibile che negli ultimi 30 anni bisogna sempre sentire le solite, ridicole disamine? Che la coperta e' sempre troppo corta ? Ma possibile che il paese venga sostenuto sempre dai soliti disgraziati? Fate pagare le tasse a chi di dovere! Saremmo non solo la quarta potenza mondiale( più soldi per infrastrutture, istruzione,sanita', ricerca), ma ci sarebbe più pace e giustizia sociale. Ah, dimenticavo i 60 miliardi annui che se ne vanno in corruzione......Poi, anche per rispetto ai valori cristiani  di cui vi riempite la bocca, o a quelli ideologici della sinistra,voi, cari parlamentari, devolvete un 30% del vostro "modesto" stipendio ad un fondo per le cure sanitarie agli indigenti o per la sistemazione di strade,acquedotti e ponti e per la sistemazione idrogeologica del territorio. Sono stufo di ascoltare i vostri teatrini!!! Non sapete nemmeno quanto costa mezzo chilo di pane comune!!”

Caritatevolmente ho risposto:

“Mamma mia che concentrato di grillismo! Nostalgia del reddito di divananza? Ha detto così tante stupidaggini che non si sa da dove iniziare. Dunque: le indennità dei parlamentari sono state riviste al ribasso (tagliate, per farmi capire da lei) cinque volte dal 2000 in qua, inoltre il numero dei parlamentari è stato decurtato di oltre un terzo, quindi il 30% delle indennità parlamentari equivale a 900.000 euro al mese con cui lei vorrebbe sistemare strade, acquedotti, ponti, dissesti idrogeologici e curare gli indigenti! Ma è bellissimo, la soluzione era a portata di mano e nessuno ci aveva mai pensato! Ma lei lo sa che con una somma simile si potrebbe fare la manutenzione dell’1,57% delle strade provinciali italiane (escludendo i dissesti idrogeologici, le statali, le comunali, le autostrade)? Abbiamo svoltato, no? Problema risolto, no? La verità è una e una sola: che a voi grillini puzza la democrazia, che nel vostro intimo (o infimo) siete solo dei fascisti, nemici del Parlamento e del concetto stesso di rappresentanza democratica, per sminuire il quale proponete soluzioni che non definirei nemmeno di pancia, ma direttamente di sfintere. Io lo so quanto costa un chilo di pane, so quanto guadagna un parlamentare e quanto lavora (cosa che non sapevano gli scappati di casa con cui avete infestato le istituzioni) e so quanto costa la manutenzione delle strade. Quello che sa lei lo ha ampiamente dimostrato.”

E quindi lui poteva (nel 1922), ma non lo ha fatto. 

Le stampelle di LVI, cioè i nostri amici ortotteri, invece, potevano, e lo hanno fatto, e i risultati si vedono.

I manipoli dell’antiparlamentarismo, cioè del fascismo, bivaccano ormai ovunque: non solo a Montecitorio, ma in ogni umano consesso, in ogni arena social, in ogni studio televisivo, compresi quelli gestiti da verilibberali™️! Da questo regime change, amici miei, non si tornerà indietro facilmente (sicuramente non basterà intonare a comando la nota melodia kletzmer) perché questo cancro ha disseminato di metastasi il corpo della democrazia, e non può essere operato. L’unico modo per sconfiggerlo è attendere serenamente la morte dell’organismo che lo ospita e lo nutre. Prospettiva inquietante, lo comprendo, ma ineludibile. Quanto più è il disprezzo che gli italiani provano per la rappresentanza democratica, tanto maggiore dovrà essere il dolore e il lutto che essi dovranno subire per riapprendere ad apprezzarla.

Insomma: prima che vada meglio, dovrà andare peggio, perché, come disse il noto (ad alcuni) tassista: “Se sò magnati tutto!…”


martedì 18 novembre 2025

Sull'ordine dei lavori: i segnalati

Riprendo il filo degli interventi sull'ordine dei lavori (il primo era qui) per riferirvi un dettaglio che potrebbe aiutarvi a capire a che punto siamo con la legge di bilancio, e che ha comunque validità generale.

La Camera e il Senato hanno due approcci opposti per gestire in modo nella misura del possibile razionale la discussione di un provvedimento cui vengano presentate centinaia di emendamenti. Alla Camera l'art. 85-bis del regolamento prevede che:


cioè che prima di passare all'esame degli articoli (con relativa votazione degli emendamenti) i gruppi segnalino gli emendamenti che desiderano assolutamente porre in votazione. Al Senato l'art. 100 prevede che:

cioè che dopo l'avvio dell'esame degli articoli il Presidente possa decidere l'accantonamento di emendamenti meno essenziali ai fini della discussione. Questo comma riguarda l'esame degli articoli in assemblea, ma l'art. 43 specifica che:


il rinvio (e quindi l'accantonamento di emendamenti) è ammesso nelle sedi referenti, ovviamente purché non pregiudichi il lavoro dell'Assemblea.

Sintesi: alla Camera decidi prima quali emendamenti vorrai votare e li segnali, in Senato decidi dopo quali emendamenti non vorrai votare, e li accantoni (al termine dell'esame poi i presentatori degli emendamenti non votati li ritirano).

Ne scaturisce una simpatica pantomima. Esattamente come un disegno di legge viene approvato almeno cinque volte:

  1. quando un operatore informativo carpisce in buvette l'idea di proporlo
  2. quando viene depositato in un ramo del Parlamento
  3. quando viene assegnato alla Commissione
  4. quando viene approvato in Commissione
  5. quando viene approvato in Aula (rectius: Assemblea)

così anche un emendamento ha parecchie vite:

  1. quando compare in qualche fascicolo di lobbysti
  2. quando viene presentato
  3. quando viene segnalato
  4. quando viene supersegnalato
  5. quando viene approvato (se viene approvato)

Questo per dire che quando l'onorè di provincia fa ilComunicato per proclamare urbi et orbi di aver presentato un emendamento, in realtà sta molto probabilmente raggirando (a fin di bene, ça va sans dire!) i suoi potenziali elettori, perché la presentazione vale zero è un importante segnale politico! Già sulla eventuale segnalazione ci sarebbe da discutere (e i segnalati sono più o meno dell'ordine di uno a testa...), ma resta il fatto che rigore è quando arbitro fischia. Eppure, quelle due righe sull'Eco di Mazzangrugno, o sulla Gazzetta di Battiferro, fanno sentire vivo chi le commissiona, nonostante  che scorrano sulla mente dei potenziali destinatari come rugiada su un blocco di granito...

Gli emendamenti veri, tanto perché lo sappiate, sono quelli che presenta il Governo "assorbendo" le proposte che ritiene più percorribili, o che infila, spesso (senza malizia) a insaputa dei parlamentari e anche propria, nel maxiemendamento, cioè in quell'obbrobrio legislativo che riassume in un unico emendamento, consentendo così di portarlo in un'unica votazione per appello nominale, il disegno di legge di bilancio, trasformando i suoi articoli e commi in commi di un articolo unico, che poi è il motivo per cui la legge di bilancio, quando andate a consultarla, vi si presenta così:


Così è se vi pare, e credo proprio che vi paia così, dal momento che se una Repubblica parlamentare funziona con queste logiche è perché i suoi cittadini, in nome della sacra invidia sociale, hanno privato i loro rappresentanti di alcuni banali presidi di resistenza a queste logiche.

Termine segnalati slittato a domani pomeriggio, ora posso occuparmi di altri, ma intanto... ora sapete di che cosa mi sto occupando!

domenica 29 giugno 2025

La pensione è nulla senza controllo

(semicit.)

Volevo riferirvi brevemente sulla mia attività istituzionale, perché penso che possa interessare alcuni di voi (in particolare, i medici, gli avvocati, gli ingegneri, gli architetti, i notai, i veterinari, gli agenti di commercio, i dottori commercialisti, i ragionieri, i geometri, gli impiegati delle aziende agricole, i consulenti del lavoro, gli infermieri professionisti, gli psicologi, gli attuari, i veterinari, i giornalisti, e poche altri categorie).

Come mi avrete sentito dire, dal 13 settembre 2023 sono Presidente della Commissione Bicamerale di Controllo degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale (per gli amici: Commissione Enti Gestori). Per motivi che ignoro c'è voluto più di un anno ai piani alti per comporre il puzzle che mi ha portato ad assumere questo incarico. Della Commissione Enti Gestori avevo sentito parlare solo una volta nella legislatura precedente (quando ero in Commissione Finanze al Senato), perché mi era stato sottratto uno dei funzionari in dotazione alla mia Commissione per destinarlo, appunto, alla "Enti Gestori", di cui mi era stata succintamente spiegata la funzione. Mai avrei pensato di trovarmi un giorno a presiederla. A un certo punto della scorsa legislatura mi ero accorto della scomparsa del collega Nannicini. Solo dopo l'ho collegata al fatto che dal 23 febbraio 2021 era diventato, appunto, Presidente della Enti Gestori (il mio predecessore diretto). Un presidente molto più discreto o accomodante, a giudicare da quello che riporta il web (poco o niente), nonostante che nel suo mandato si fosse trovato a gestire una bella gatta da pelare: il conferimento all'INPS, a partire dal 1° luglio 2022, della funzione previdenziale fino a quel momento svolta dall'INPGI, provvedimento preso nella legge di bilancio per il 2022 dal Governo Draghi. Un discreto sollievo per la professione informativa, che infatti ringraziò con il noto applauso:

Questa operazione di acquisto di consenso a prezzo di un gigantesco problema di moral hazard non fu di grande utilità a chi la praticò, ma temo sia stata di grande danno alla credibilità del sistema delle casse, che vive in una dimensione anfibia: enti privati (o privatizzati) che assicurano un diritto costituzionalmente tutelato, talché finché le cose vanno bene si rivendica con toni accesi l'autonomia, ma quando le cose vanno male si viene accolti nelle grandi braccia del bilancio statale. Sarebbe interessante ragionare se vi fossero tracce di questa catastrofe annunciata nei lavori della Commissione (credo di sì).

La storia della Commissione Enti Gestori è piuttosto lunga e può essere fatta risalire al Regio Decreto 2 gennaio 1913, n. 453. All'inizio una stessa Commissione bicamerale doveva vigilare su Cassa Depositi e Prestiti e sul sistema pensionistico. La Commissione venne sdoppiata nel 1989. Fun fact: nella legislatura precedente ero stato in Commissione di vigilanza CDP, cioè nella commissione "cugina" di quella che attualmente mi onoro di presiedere.

Il lavoro di una Commissione bicamerale sconta la difficoltà di dover conciliare i calendari dei due rami del Parlamento e anche quella di doversi relazionare con due Presidenti. I Presidenti di Commissione infatti non hanno rappresentanza esterna, e questo significa, ad esempio, che ogni audizione deve essere autorizzata dai presidenti di entrambi i rami (due lettere da spedire, due autorizzazioni da ricevere). Questi costi di transazione possono essere abbattuti incardinando una "indagine conoscitiva" ai sensi dell'art. 144 del Regolamento (prevale il regolamento del ramo del Parlamento cui appartiene il Presidente, e quindi qui ci riferiamo al Regolamento della Camera). Una volta autorizzata (dai presidenti delle due assemblee) l'indagine conoscitiva, così come deliberata in Commissione, le audizioni in essa programmate possono essere svolte senza ulteriori autorizzazioni. Per questo motivo una volta iniziato a carburare (completati i ranghi dei funzionari) abbiamo incardinato due indagini conoscitive: una sulle politiche di investimento, e una sull'equilibrio delle gestioni.

La prima indagine si è conclusa il mese scorso e il documento conclusivo lo trovate nel resoconto della seduta del 12 giugno 2025, in cui è stato approvato. La sua lettura credo possa interessarvi, e in ogni caso ha interessato gli operatori informativi, che se ne sono occupati, ad esempio qui:


(lo segnalo ai vittimisti paranoici: non tratto male solo voi!), ma anche qui:


con un certo mio stupore.

Nel frattempo, è successo anche che gli uffici del Ministero del Lavoro abbiano preso sul serio il lavoro svolto in Commissione e abbiano interpellato le Casse chiedendo ragguagli:


e questa in effetti è una soddisfazione: vuol dire che il lavoro è stato utile.

Il prossimo 8 luglio presenteremo questo lavoro alla Sala della Regina in Montecitorio. Se avete osservazioni mettetele qui, se volete esserci scrivete al mio indirizzo della Camera (ma i posti sono molto pochi).

martedì 17 giugno 2025

Cuore e batticuore

Questa volta non è stata la piccola vedetta lombarda: questa volta lo sproloquio europeista è stato intercettato dal piccolo scrivano fiorentino (nero di capelli e bianco di viso, figliuolo maggiore di un impiegato…).

Ma è più questione di fortuna che di merito: Essi™️ sono ovunque, escono dalle fottute pareti, sempre pronti a farti ricominciare nel modo peggiore una serata che sembra finalmente in fase di atterraggio. La storia comincia così: l’opposizione fa lecitamente sentire la sua voce con un perentorio e tonitruante atto di indirizzo, che le norme regolamentari a sua tutela le consentono di incardinare in aula.

Il regolamento, in effetti, pensa a tutelare le minoranze, ed è giusto che sia così. La maggioranza, cioè voi, sarebbe in effetti tutelata dal numero, e le cose funzionerebbero così se si decidesse che quando l’opposizione dice le sue amenità, noi gli si vota contro e finisce lì. Purtroppo le cose non stanno così, perché nonostante non vi sia, a quanto mi consta, un preciso obbligo di presentare una mozione per gruppo o per schieramento quando qualcuno si sveglia e presenta la sua, generalmente alla mozione di opposizione si deve contrapporre una mozione di maggioranza. “Bene!” direte voi: “così almeno alle loro stronzate possiamo contrapporre delle tesi corrette e avere la soddisfazione di votarcele! Facciamo così vedere che non siamo ideologici, che non ci limitiamo a dire di no, ma che siamo propositivi e costruttivi, come una sana maggioranza deve essere!”.

Peccato che inevitabilmente l’esito sia il seguente: a una loro stronzata si finisce per contrapporne una nostra ancora peggiore. Come si arriva a questo esito infausto? Ma è molto semplice, benedetti figliuoli: il fatto è che qualsiasi bozza di atto di indirizzo governativo viene invariabilmente scritta da un tecnico di qualche ministero, e, come voi sapete, la tecnica è la prosecuzione del PD con altri mezzi. Insomma, il motivo per cui noi ci ritroviamo a presentare delle stronzate più grosse delle loro è che le nostre stronzate non le scriviamo noi: le scrivono Essi™️, nella loro veste non di politici (sottoposti al voto degli elettori), ma di tecnici (giustamente tutelati dal diritto del lavoro).

Sul cinema che parte quando il filtro politico di maggioranza intercetta simili parti della mente malata di un tecnico (che in quanto tale non può che essere di opposizione, ovviamente se la maggioranza è di centrodestra) per il momento non vi ragguaglierò. Mi affido alla vostra fertile immaginazione e alla vostra pazienza: un giorno uscirà “Trent’anni di patriottismo” (con tutte le chat in appendice) e quel giorno, chi ci arriverà, si farà delle gran risate.

Mi limito per ora a una considerazione, la più banale. Questo simpatico circo è anche una macchina per distruggere tempo, il tempo che ci servirebbe per raccogliere le idee, il tempo che ci servirebbe per capire con chi sostituire dei funzionari ideologizzati ed infedeli (anche se forse non è corretto parlare di infedeltà, un po’ perché ho il sospetto che a qualcuno siano fedeli, anche se quel qualcuno non siamo noi, e un po’ perché il piano probabilmente è diverso: sono persone che leggono il giornale e credono al mondo descritto dal giornale, un mondo in cui “l’Europa è il nostro destino“).

D’altra parte, non è così chiaro a favore di chi giochi il tempo, se a favore nostro o a favore di Essi™️. Non è nemmeno chiaro di quanto tempo noi (o essi) disponiamo. Il nostro tempo dipende da voi e dal Padreterno. Il loro solo dal Padreterno. In questo senso stanno senz’altro meglio loro (senza offesa)!

E ora ritorno al circo: me lo chiede l’Europa!






lunedì 3 febbraio 2025

Un altro regalo alla destra: il PD, il populismo, e l’art. 68






Questo blog è stato aperto il 16 novembre del 2011, data del giuramento di Monti, per rivendicare la necessità che decisioni intrinsecamente politiche, come quelle riguardanti la distribuzione del reddito, non venissero devolute a governi tecnici, tanto più quando questi erano scarsamente a loro agio con la tecnica cui dichiaravano di ispirarsi, il che rendeva chiaramente leggibile, per chi avesse avuto un minimo di strumenti e di volontà di farlo, come questa tecnica altro non fosse che la continuazione della politica, con altri mezzi e al di fuori del meccanismo di pesi e contrappesi che caratterizza le moderne democrazie, almeno in teoria…

Nel corso di questi lunghi anni abbiamo investigato i meccanismi eversivi che consentivano di obliterare la volontà politica democraticamente espressa dal voto popolare. Questo ci ha portato ad approfondire la teoria del “vincolo esterno”, cioè, in sintesi, della devoluzione di decisioni cruciali a organismi posti “al riparo del processo elettorale” (espressione cara, appunto, a Monti, che apertamente rivendicava l’opportunità di evitare che gli elettori potessero occuparsi dei propri interessi!) in nome di una governance sovranazionale basata su regole. Insomma, il famigerato “ce lo chiede l’Europa!”, cui intitolai il mio primo video di un certo successo, tirato giù a suo tempo dai fascisti di YouTube (ma di questo parliamo dopo).

Ci è sempre stato evidente il legame organico fra le due forme di antipolitica: quella sanculotta e quella in grisaglia. L’antipolitica del “se sò magnati tutto” andava e va a braccetto con l’antipolitica del “rigore“ e delle “regole”. A ben vedere la prima ad altro non serviva che a creare consenso popolare per la seconda, o anche semplicemente a renderla plausibile, accettabile, da parte dell’opinione pubblica. Il successo strategico più decisivo da parte dei grandi poteri economici è stato indubbiamente quello di convincere gli elettori che il gioco politico fosse un gioco competitivo fra loro e gli eletti, un gioco il cui scopo fosse appunto quello di sconfiggere gli eletti, di ridurli all’impotenza, come se esistesse un quantum incomprimibile di potere che poteva essere esercitato o dagli eletti o dagli elettori, e che, se tolto agli eletti, sarebbe magicamente tornato in mano agli elettori, magari in virtù del mitologico voto online con cui ognuno avrebbe potuto, dal proprio divano, approvare o respingere, poniamo, gli emendamenti alla legge di bilancio!

Se siete qui è perché siete abbastanza evoluti da capire che è molto difficile essere più incisivi depotenziando chi porta la vostra voce nelle sedi istituzionali. Chi non l’ha capito subito, l’ha capito, magari al contrario, nel Rincoglionitico, quell’era geologica in cui abbiamo visto cose che noi umani non potevamo credere. Se siete qui non vi siete stupiti quando gli utili idioti del PD, cioè gli ortotteri, sono confluiti nel PD, come vi avevo anticipato tanti anni fa. Se siete qui, ci siete anche perché avete intuito il ruolo delle magistrature nel preservare e nell’imporre un certo indirizzo politico, ma soprattutto, preliminarmente, nel creare e alimentare quel clima antipolitico che, comprimendo il legislativo e l’esecutivo, lasciava corso all’azione incontrastata e incontrastabile del potere giudiziario (che non si manifesta solo nella magistratura ordinaria, ma anche in quella amministrativa e in quella contabile).

Come ho avuto più volte modo di evidenziare, in Italia non c’è un problema di separazione fra i poteri: c’è un gigantesco problema di squilibrio fra i poteri, causato dalla reazione emotiva delle classi politiche allo shock di Mani pulite. In fondo a questo squilibrio, costruito e giustificato seminando discredito sul potere legislativo, non c’è un mondo migliore: c’è solo un mondo in cui l’ordine giudiziario sarà screditato, esattamente come in fondo allo scientismo con cui è stata impostata la gestione della pandemia non ci ritroviamo con un mondo più sano, ma con un mondo in cui la professione scientifica è stata screditata. Per carità! Napoleone diceva di non interrompere mai un nemico mentre sta facendo un errore ed è sufficientemente evidente in questi giorni che l’ansia di fare politica sta indebolendo politicamente la magistratura. Io però continuo a essere un sentimentale, o, se volete, un istituzionale, e preferirei evitare questo gioco al massacro, che è decisamente un gioco a somma negativa.

Tanto per collegarci al tema del post precedente: in una fase in cui le conseguenze negative dell’immigrazionismo emergono con risalto quotidiano, episodi come quello dei magistrati che annullano il trasferimento di clandestini rinviando alla CGUE espongono la magistratura ad essere considerata una passiva cinghia di trasmissione del vincolo esterno. Più in generale, la riforma della giustizia che tutti auspicano, per un verso o per un altro, perché nessuno è disposto a dire che non sia necessaria, che tutto vada bene così, e che comunque i nostri elettori ci chiedono, in tutta evidenza non potrà essere mai portata a termine finché il potere legislativo sarà sotto ricattto del potere giudiziario. “Io separo le carriere!” “E io ti metto sotto inchiesta, così ti impari anche a togliermi il volo di Stato!”… Non so se sia andata proprio così, ma basta il fatto che sembri così per far sorgere il dubbio che qualcosa non stia funzionando come dovrebbe.

Insomma, per farla breve: ripristinare un minimo di equilibrio fra poteri, a mio avviso, farebbe molto comodo alla magistratura, anche se priverebbe i suoi attuali azionisti politici di un’importante leva per imporre il proprio indirizzo. 

E visto che qui non siamo “artigiani del copia incolla”, ma cerchiamo di proporre una visione anticipatrice (e comunque originale), vi dirò come penso che andrà a finire questa storia: esattamente come quella dei tribunali della verità di cui vi parlai nel lontano 2017, pronosticando che sarebbero stati un regalo alle destre di tutta Europa. Le sinistre (aggettivo) non capirono, e oggi che la situazione, come era facile prevedere, si è ribaltata, piagnucolano sull’egemonia delle tecnodestre (?), quando invece avrebbero potuto fare proprio un discorso di difesa della libertà di espressione (a me l’antifascismo è stato insegnato così: come reazione alla pretesa del fascismo di imporre un discorso unico), costruendo a difesa di questa libertà dei presidi di cui ora potrebbero giovarsi, o almeno non smantellando quelli che c’erano, con un gesto di hybris per me incomprensibile!

Prevedo quindi che oggi le sinistre (aggettivo) per difendere lo stupro della Costituzione del 1948 calceranno la palla in tribuna con appelli demagogici al sentimento popolare (?), come quello che vi ho riportato qua sopra, ma siccome il mondo va a destra, e siccome una magistratura visibilmente schierata a sinistra aiuta, non ostacola, questo processo inevitabile dopo anni di globalizzazione e austerità, ancora una volta, alla fine, lasciando qualche vittima sul terreno, ci troveremo paradossalmente a beneficiare noi di uno squilibrio che avremmo preferito non ci fosse. Bisogna essere molto ottimisti o molto stupidi per desiderare un mondo più ingiusto, più squilibrato, in un periodo in cui si è destinati a perdere terreno.

La lotta contro i tribunali della verità l’abbiamo persa, e abbiamo lasciato sul terreno persone come Claudio Messora, che si sono comunque rialzate e hanno continuato a combattere (ma il video cui tenevo più di tutti gli altri non c’è più), fino a quando Trump non ha suonato la fine della ricreazione… Perderemo anche la battaglia per un sano equilibrio fra i poteri, ma, alla fine, dello squilibrio beneficeremo prima indirettamente (come crescita del consenso) e poi direttamente (come azionisti di maggioranza) noi. Questo ci permetterà di arrivare nel posto giusto percorrendo la strada sbagliata, ma, come si sa, una rivoluzione non è un pranzo di gala, e non è neanche un seminario accademico.

Intanto, sono lieto di aver consentito alla fondazione Einaudi di trovare una sala stampa in cui esporre la sua proposta:


Spero che apprezziate il fatto che quando si tratta di temi importanti invece di fare il rituale display di purezza e durezza à la Rizzo, Trombetta, ecc., lascio da parte quello che so e mi concentro su quello che voglio, e che, se un po’ vi conosco, io che vi ho raccolto qui e qui ho contribuito a darvi un’identità, volete anche voi: un po’ più democrazia, la possibilità di incidere un po’ di più sul vostro destino.

Vediamo come andrà.

Io, come al solito, ho fatto del mio meglio per togliervi la sorpresa, ma, come sempre, spero di restare sorpreso a mia volta.


giovedì 16 gennaio 2025

Renzi avrebbe fatto anche cose buone

L’epitaffio di cotanto contadino (Rignano è nel contado) lo fecquimo (sic) qui e non ci torniamo su. Ci vogliamo tuttavia crogiolare nell’illusione di aver contribuito anche noi, coi nostri umili scritti, al plateale fallimento di quella spregiudicata scommessa (persa) che fu il referendum. Del resto, erano ancora recenti gli anni in cui il #goofy nei trending topics superava la Leopolda. Ma non è di questo che voglio parlarvi ora (ho deciso di tornare qui, perché mi sono reso conto che iTagli™️ sono un lavoro piuttosto lungo). Volevo solo condividere una considerazione sul significato di una proposta riformatrice di Renzi che credo di aver fatto spesso a voce, anche in pubblico, ma di non aver mai messo qui a verbale. Mi ha condotto a pensarci questo scambio in uno dei post precedenti:


La riduzione del numero dei parlamentari, in effetti, ha inflitto un vulnus significativo alla loro capacità di incidere, non solo negli organi parlamentari di controllo, ma in generale in tutti gli ambiti in cui si esplica la loro attività. Tuttavia, c’è un’altra cosa che impedisce ai parlamentari di lavorare bene sotto il profilo dell’attività legislativa, e che condiziona pesantemente il tempo che hanno da dedicare alle altre attività di vigilanza, controllo, inchiesta, eccetera.

È l’abuso della decretazione d’urgenza.

Apprendo da letture casuali che Mortati era scettico sull’inserimento del decreto-legge in Costituzione, prevedendo che di questo strumento si sarebbe abusato. La conseguenza di questo abuso, però, forse non è chiara a tutti. L’abuso di decreti legge si traduce in un monocameralismo di fatto. Formalmente il sistema rimane caratterizzato da un bicameralismo paritetico (non direi perfetto, perché i due rami del Parlamento hanno regolamenti interni diversi, ma questo dibattito nominalistico non mi interessa, e non ho neanche le competenze per sostenerlo). Praticamente, l’obbligo di conversione entro 60 giorni fa sì che nella prassi la legge di conversione venga esaminata approfonditamente solo da un ramo del parlamento, e arrivi, come si suol dire, “blindata” all’altro ramo del Parlamento, che, nei fatti, non può modificarla (cioè non può emendare il decreto legge), e anzi deve approvarla in fretta e furia con un voto di fiducia che si traduce nell’ennesimo sfogatoio delle opposizioni (sfogatoio che sarebbe anche giustificato, se non fosse che gli addetti ai lavori hanno memoria abbastanza lunga per ricordarsi che quando le opposizioni erano al governo, facevano anche di peggio).

Ora, in questo senso la riforma di Renzi avrebbe fatto anche una cosa buona, un’operazione di onestà intellettuale: adottare un monocameralismo de iure, laddove tanto il regime è monocamerale de facto. È un po’ il discorso che abbiamo fatto tante volte rispetto alla Presidenza della Repubblica: siamo in una Repubblica presidenziale de facto, il che, se da un lato ci consente di crogiolarci nella illusione di essere in una Repubblica parlamentare (luogo in cui solo i gonzi credono di vivere!), dall’altro ci priva dei contrappesi che il potere della Presidenza incontra nelle repubbliche presidenziali de iure, e non mi riferisco tanto all’ipotesi melodrammatica di impeachment, quanto alla più banale responsabilità politica derivante ad esempio da una elezione diretta. Probabilmente un giurista sorriderà della rozzezza del mio ragionamento, ma io continuo ingenuamente a pensare che sia meglio allineare le due Costituzioni, quella formale e quella materiale. Questo perché all’interno di una Costituzione formale è più facile esplicitare e quindi più probabile che esistano delle garanzie, appunto, formali, di equilibrio fra i poteri.

Così, in un sistema che fosse presidenziale anche de iure, quella che sempre più platealmente si configura come la detentrice ultima dell’indirizzo politico, cioè la Presidenza della Repubblica, verrebbe soggetta ad una responsabilità politica, ad esempio attraverso il meccanismo di elezione diretta del suo vertice. Non accadrebbe così, come ho visto accadere nella mia breve esperienza politica, che l’attività di un Parlamento restasse bloccata per circa un semestre nel tentativo di scongiurare che un parlamento di sinistra eleggesse con una elezione di secondo livello un presidente di sinistra in un Paese di destra. In questo senso, il riallineamento della costituzione formale a quella materiale consentirebbe ai detentori della sovranità di ristabilire loro un certo equilibrio fra i poteri.

Un ragionamento simile si può fare per il monocameralismo. Soprattutto dopo il taglio dei parlamentari, ma in realtà anche prima, un passaggio esplicito al sistema monocamerale avrebbe allungato in modo significativo i tempi dell’unico passaggio parlamentare cui un decreto è sottoposto. Risparmiando la decina di giorni dedicati alla pulcinellata della fiducia sul decreto blindato nell’altro ramo per dedicarli a ulteriori approfondimenti sul testo, ulteriori confronti col governo, ulteriori attività di audizione e di emendamento, in un sistema monocamerale de iure il Parlamento potrebbe arginare e indirizzare in modo più efficace l’attività legislativa d’urgenza di iniziativa governativa. Anche in questo caso, un riallineamento della Costituzione formale a quella materiale consentirebbe un migliore equilibrio fra i poteri. 

Notate che escludo la possibilità di riallineare la Costituzione materiale a quella formale: il meccanismo del piano inclinato non vige solo nei rapporti con l’Europa, vige anche nei rapporti fra le istituzioni repubblicane. La Presidenza della Repubblica per un verso e il Governo per l’altro ormai hanno esondato, e qui si pone, e come se si pone, un problema di tubetto e dentifricio! Possiamo crogiolarci nell’idea di riavvolgere il nastro, ma non funziona così. Sarebbe meglio riconoscere pragmaticamente che, se le cose si sono spinte troppo oltre, va creata una nuova linea di difesa. Forse nelle proposte riformatrici di Renzi (mi riferisco in particolare al monocameralismo) era presente anche, in parte, uno spirito simile. E quindi forse, ed è un gigantesco forse, Renzi avrebbe fatto anche cose buone, se ci fosse riuscito.

Ma perché non ci è riuscito?

Direi per narcisismo, cioè perché non ha capito quanto lui di persona personalmente stesse sui coglioni alla maggioranza degli italiani, che quindi gli hanno votato contro semplicemente per scrollarselo di dosso, nella speranza, rivelatasi poi vana, che lui tenesse fede alla promessa fatta di andarsene, se avesse perso. Lo chiamerei, se non temessi di nobilitare troppo il contadino, l’effetto Rostov: ricordate quando alla sua prima carica il giovane ussaro si rende conto che i nemici gli stanno sparando addosso e si chiede perché mai ce l’abbiano con lui, perché dovrebbero uccidere un giovane cui la sua famiglia vuole tanto bene?

Al netto dei dati caratteriali, gli italiani stupidi non sono, e non potevano non vedere come un nemico chi li aveva privati di salario e diritti. Questo ha senz’altro giocato un ruolo, ma un ruolo altrettanto determinante è stato giocato da una comunicazione truffaldina che ha spostato l’attenzione su un falso problema, quello della “navetta”. Qui forse hanno preso il sopravvento i comunicatori, che in ossequio al mitologema della sciura Maria devono aver spiegato agli alti vertici che il passaggio al monocameralismo andava giustificato in ragione della maggiore speditezza derivante dalla singola lettura. Il problema era esattamente opposto: era l’eccessiva speditezza di una singola lettura delle leggi di conversione dei decreti in un sistema che continua a dover far finta di fare due letture. Può darsi che questo la sciura Maria non lo capisca, e magari che io non sia riuscito a farlo capire a voi. Ma può anche darsi che raccontando le cose come stanno, anziché inventarsi balle per il piacere di inventarle e venendo smentiti dalle statistiche sarebbe servito a far capire prima anche a me che una persona che non merita attenzione stava portando avanti proposte che meritavano una riflessione.

Ma appunto, se quella persona avesse meritato attenzione, sarebbe stato un testimonial meno pessimo di simili proposte, e forse la storia avrebbe preso comunque un’altra piega.

Che è poi un modo per dire, concludendo, che Renzi avrebbe fatto anche cose buone se non fosse stato Renzi, cioè una persona da cui nessuno comprerebbe un’auto usata e nemmeno una riforma nuova.

Di lui, quindi, possiamo tornare a non occuparci senza eccessivi rimpianti (rimpiango solo le spille della Lega che Sua Puerilità mi ha sottratto)! Del principio stabilito però, cioè del fatto che astrattamente penso sia preferibile allineare la Costituzione formale a quella materiale, forse dovremmo continuare ad occuparci, anche perché non escludo che abbia ulteriori declinazioni, oltre a quella di riflettere sulla Repubblica presidenziale e sul sistema monocamerale (che se esistono de facto forse sarebbe meglio che esistessero de iure). 

Aggiungo una considerazione. Se i Governi abusano della decretazione d’urgenza, è perché qualcuno glielo permette, e chi dovrebbe impedirglielo, secondo una certa dottrina, è proprio la presidenza della Repubblica. Qui non si tratta di contestare il potere di iniziativa legislativa del Governo. Qui si tratta di rivendicare, salvo casi realmente eccezionali, dei tempi umani di analisi dei provvedimenti governativi da parte del Parlamento. Si tratta cioè di rispettare un’esigenza di equilibrio fra i poteri, perché il vero problema nella grammatica dei nostri poteri costituzionali non è quello della separazione, ma quello dell’equilibrio. A voler essere maliziosi, ma sapete che io non lo sono, si potrebbe quasi pensare che questo abuso, in quanto si traduce in una ulteriore compressione dei poteri effettivi nei vostri rappresentanti, sia allegramente tollerato da una istituzione che, nella fattoria delle istituzioni tutte uguali, molto evidentemente aspira con successo ad essere più uguale delle altre.

Ma perfino io, che sono una brutta persona, non riesco a pensare a un simile atteggiamento tattico!

Concludendo: le strade attraverso le quali potreste, potrete (?), tornare a incidere sono plurime. Non possiamo escludere che una ci sia stata indicata dal simpatico smargiasso che continua a dare pessimi consigli, non potendo più dare un pessimo esempio. Ci va comunque fatto un pensiero…

mercoledì 15 gennaio 2025

Chiuso per disco

 (…nell’ordine: visita e pranzo alla Camera col vincitore del Finday - che è poi risultato essere uno che zittii col mio consueto garbo a un #goofy, a riprova del fatto che un inquadratore non deve necessariamente essere carino e coccoloso - a seguire rapido incontro in Sala del Governo e poi question time al ministro Giorgetti sul credito alle PMI, a seguire prima riunione di staff, poi ramoscello di ulivo chiarificatore da un’azienda non banale, poi visita di un’associazione di categoria con interessanti condivisioni [e dopo sette anni in questo frullatore, inevitabilmente si scoprono tante amicizie comuni], poi riunione con lo staff della Commissione Enti Gestori per organizzare audizione e ufficio di presidenza di domani [i meno distratti sapranno perché], poi riunione di agenda col mio capo staff [il 24 sono ad Arona, se interessa], poi “c’è qualcuno che siamo in sala Mappamondo a votare?”, e io sono ahimè qualcuno, e quindi sono andato a votare all’ora in cui avevo pensato di essere e casa a scrivere… ma, come sempre, è andata in un altro modo!…)

Sto terminando gli ascolti del disco che ho inciso con Musica Perduta alla chiesa della Madonna del Girone di Pizzoferrato. Ci ho messo, fra l’altro, il primo:


e l’ultimo:



brano di Frescobaldi che ho studiato: rispettivamente, la Canzona terza del Secondo libro (Roma, 1627), che era in un’antologia di storia della musica di mia madre, dove cercavo cose da suonare a sedici anni, e la Fantasia prima del Primo libro (Milano, 1608), che mi sono scaricato da Internet tre mesi fa perché ritenevo che nel disco ci dovesse essere una fantasia per organo, visto che ci saranno anche tante fantasie per basso di violino.

Ora devo fare gliAscolti™️.

Funziona così: per ogni sezione del brano si fanno più prese (non essendo un live), il tecnico in ripresa le numera progressivamente (1, 2, 3,…), segna sulla partitura quello che gli piace (es.: 3+++: “nel terzo take questa battuta è venuta benissimo”, 1-: “la prima fa cagare!”, ecc.), poi manda tutto in un gigantesco file audio, che tu ti riascolti segnando con diligenza a che punto inizia ogni singola ripresa (ad esempio, il secondo take dell’attacco della canzona, che al tecnico è piaciuto, inizia al minuto 1:26 del file), e annotandoti via via quello che ti convince di più o di meno (ad esempio, a battuta 8 del secondo take secondo me il tempo cede un po’ troppo: devo verificare…). Alla fine, si segna cos’è venuto meglio, e si manda a un altro tecnico che mette insieme i take migliori, dopo di che si riceve il master e lo si manda a una casa discografica.

E da tutto questo che cosa si capisce?

Che da giovani si apprende meglio, o forse anche che da giovani si vuole sembrare tanto bravi, perché, come vedete, per la Fantasia, che Frescobaldi scrisse da giovane e io studiai da vecchio, i take necessari sono stati infinitamente di più che per la Canzona, che io studiai da giovane e Frescobaldi scrisse da vecchio (il chiasmo, per chi sa cos’è, servirà a far capire che io mi sento giovane, motivo per cui con una bronchite incipiente me ne vado a spasso sotto la neve a -4 e con le raffiche a 80 Kmh)…

Se arrivo in fondo a questo sudoku lo dedicherò a mia madre, che nel primo certificato di morte risultava deceduta per “polmonite contratta in comunità” (dopo circa sei anni che non usciva di casa per il semplice motivo che non si ricordava dove fosse la porta), e a un vero organista, morto nel suo letto la notte dopo aver fatto quello che pensava fosse suo dovere fare.

Nil inultum remanebit, ma quella è un’altra musica…

lunedì 3 giugno 2024

Ancora sul cerimoniale

 (…scritto col sorriso sulle labbra a bordo di un FrecciaRossa 1000 per Milano Rogoredo, da dove mi sposterò per raggiungervi a Piacenza…)


Visto che una sciocchezza di cui avevamo parlato è diventata un caso politico ad opera degli operatori informativi del Corsera, mi preme tornarci sopra per dirvi la verità dei fatti, che purtroppo, non essendo io più in Senato, non è quella che mi era stata inizialmente riferita. Parva res, ma non possiamo sottrarla a quello scrupolo di esattezza che è la cifra di questo blog che non esiste.

Resta ovviamente fermo che gli operatori informativi dicono sciocchezze:

Da responsabile economia e membro del comitato per il programma delle europee credo di appartenere un po’ allo “stato maggiore”. Tuttavia il motivo della mia assenza non era alcuna oscura congiura ai danni del Capo dello Stato: semplicemente, questi non mi aveva invitato, e a differenza degli intellettuali di sinistra io non credo che esista un diritto universale di entrare a casa di chi non ti invita!

Il non invito è un fatto.

Quella che va rettificata è la sua spiegazione.

Come vi ho detto, avevo sollecitato indirettamente fonti qualificate della Camera (Ufficio del Cerimoniale) da cui avevo saputo quanto vi avevo riferito qui, ovvero, in sintesi, che da dopo la pandemia i Presidenti di Commissione non venivano più invitati al Quirinale per la Festa della Repubblica. Mi duole dire, e spero che non sia letto come una mancanza di rispetto, che nonostante la sua oggettiva enormità (in un ricevimento con oltre 2000 persone che senso aveva non invitare le alte cariche parlamentari?) una simile notizia non mi aveva sorpreso, mi era sembrata plausibile. L’avevo inserita nel quadro del generale discredito e della progressiva e non sempre meritata mancanza di considerazione che l’istituzione parlamentare subisce in questo tornante storico, e non ci avevo fatto caso più di tanto, anche perché avevo un concomitante invito, quello del Sindaco di Magliano de’ Marsi (luogo dell’infanzia di SAR) a partecipare all’infiorata del Corpus Domini:


(nota bene: mi sto adeguando alla vulgata degli operatori informativi che parlano di ricevimento del 2 giugno: in realtà il ricevimento ha luogo il primo giugno e io ero a Milano, ma tant’è…).

Fatto sta che l’indomani, alla parata del due giugno, una collega mi ha chiesto come mai io non avessi partecipato al ricevimento del Quirinale, dandomi ampio resoconto del numero e della qualità dei colleghi presenti. Ne desumevo, anche qui, mi duole dirlo, senza soverchia sorpresa, che le qualificate fonti Camera da me sollecitate mi avevano preso per scemo raccontandomi una storiella qualsiasi pur di togliermisi di torno. Può capitare (mi ci dovrò abituare). Io, che ho fatto dell’esercizio della pazienza (non quella di Giobbe: quella di Hathcock) uno stile di vita, con grande semplicità ho richiamato le sullodate fonti esprimendomi questa volta in bagnaiese, e segnalando che se non avessi avuto una spiegazione esauriente di che cosa fosse effettivamente successo, visto che questo increscioso inconveniente era diventato un caso politico, avrei dovuto necessariamente segnalarlo al vertice politico dell’istituzione, il Presidente Fontana.

Potenza del bagnaiese!

Improvvisamente, la versione cambia, e salta fuori che sono stati invitati gli Uffici di Presidenza di tutte le Commissioni permanenti, e di tre organismi bicamerali: antimafia, vigilanza RAI, e COPASIR.

A questo punto coinvolgo direttamente il Presidente, non per altro, ma per sapere, atteso che, come vi ho più volte specificato, nel Cerimoniale della Repubblica le bicamerali hanno rango più alto delle permanenti, si fosse deciso di escludere proprio la bicamerale di più antico lignaggio (istituita niente meno che con RD 453/1913)! Se e quando saprò che cosa è successo ve lo farò sapere, ma intanto abbiamo ribadito un punto: se è su un quotidiano (ma anche se è su un periodico) è una falsità! Nessuna congiura, nessun attacco premeditato. Saremmo mica così scemi, nel caso volessimo attaccare qualcuno, da far cose che potessero metterlo in allarme!?

Ma noi non volevamo attaccare nessuno.

Non sono tuttavia in condizione di affermare che valga la reciprocità. Secondo me qualcuno vuole attaccare noi, per espropriarci del primo e più fondamentale dei nostri diritti: quello di essere arbitri del nostro destino, quello di scegliere. Non sarà mica un caso se in economia, quando si parla della capacità del consumatore di influenzare le strategie aziendali tramite le proprie scelte di consumo, si definisce questa capacità “sovranità del consumatore”!? La sovranità è scelta, e se non scegliamo noi, sceglie qualcun altro. Il tema di queste elezioni europee è tutto qui: vogliamo scegliere noi, o vogliamo che per noi scelgano altri?

Ma vedo che siete molto attenti e quindi mi tranquillizzo. Ricordatevelo: per quanto le cose siano andate molto oltre, siamo ancora in una fase in cui le apparenze vanno preservate. Avete quindi ancora il diritto di scegliere di voler scegliere, di scegliere di non lasciare che la vostra sfera decisionale venga obliterata da entità sovranazionali distanti, opache, e di dubbia legittimazione democratica, come avverrebbe ad esempio se il “più Europa” si traducesse nel principio del voto a maggioranza in sede europea! Per opporvi sapete come fare: votare per l’unico partito che ha da sempre deciso di conformarsi al dettato dell’art. 1 Cost., il partito che ha deciso di coinvolgere me e Claudio (cosa non scontata e troppo spesso rimossa).

Sugli altri, non se ne dolgano, qualche dubbio è lecito averlo.


(…io non chiedo mai niente, io rispetto sempre tutte le linee gerarchiche, io cerco di non abusare mai, per prevaricare, del patrimonio di relazioni accumulato in tanti anni di dibattito… ma se quando chiedo una cosa, una sola, mi si risponde in modo inconferente, posso smettere quando voglio di essere cortese e corretto! Se ho smesso di essere di sinistra, posso smettere tante altre cose. Pigé?…)


sabato 1 giugno 2024

Il cerimoniale

 















































































































(…di questi tempi aspettavo il consueto invito da parte della Presidenza della Repubblica al ricevimento che abitualmente si tiene in occasione della Festa della Repubblica. Si è tenuto anche lo scorso anno, quando, ovviamente, non mi aspettavo nessun invito, non rivestendo alcun ruolo. Ero stato invitato a giugno 2019 in quanto Presidente della Commissione Finanze del Senato, dopo di che ne erano successe tante, che ricorderete, e il mio incarico successivo lo avrei assunto a settembre 2023 con l’elezione a Presidente della bicamerale Enti Gestori - un incarico di rango superiore nel Cerimoniale della Repubblica. Settembre è ancora dopo giugno, anche se forse non lo si può dire per non offendere qualche minoranza etnica o religiosa dal calendario diverso dal nostro, e quindi ci stava che io non fossi stato invitato, come pure non mi aspettavo, né desideravo, invito alcuno sotto COVID! Anche quest’anno la cosa, per dirvela tutta, non mi interessava più di tanto: non sono un presenzialista. Queste occasioni hanno talora un interesse turistico - i giardini del Quirinale meritano una visita - talaltra un interesse relazionale - sono un’opportunità per mantenere “tiepidi” con un singolo giro di strette di mano tanti rapporti che comunque possono servire. Tutte cose rinunciabili, tuttavia, in nome dell’ovvio principio che se conti qualcosa sono gli altri a cercarti, e se non conti nulla è controproducente farsi vedere in giro! SAR aveva però espresso il desiderio di essere presente, e così avevo detto alla mia segreteria di prestare attenzione. Fatto sta che l’agognato - si fa per dire! - invito non arriva, e nonostante da un lato il mio interesse molto relativo, e dall’altra la mia assoluta fiducia nel mio staff, sotto data mi informo presso coloro che sanno - consiglieri parlamentari di lungo corso - onde appurare cosa fosse successo, non per l’ansia di andare, ma per il giusto scrupolo di non mancare di rispetto nel caso l’invito eventualmente speditomi fosse andato disperso e conseguentemente io non avessi risposto! Torna costernato l’alto funzionario cui mi ero rivolto e mi spiega, un po’ imbarazzato, che dopo la pandemia - cioè, incidenter tantum, dopo l’elezione dell’attuale Presidente della Repubblica - i Presidenti di Commissione non vengono più invitati a festeggiare la Repubblica. Pare, dico pare, che negli augusti penetrali vi sia stato un dibattito se spingere questa mancanza di riguardo fino a escludere i Presidenti delle bicamerali. Dibattito presto risolto all’insegna del vecchio adagio: “passata la festa, gabbato lo santo”. Mi sembra evidente che la discontinuità in questa prassi di cortesia istituzionale sia totalmente allineata a una lettura della Costituzione in cui l’unico ruolo rilevante del Parlamento sia quello di eleggere in seduta comune il Presidente della Repubblica. A tutto il resto, poi, pensa lui (caro lei!). Come sapete, io sostengo da tempo che per allineare la Costituzione formale a quella materiale occorrerebbe che l’elezione del Presidente della Repubblica fosse diretta. Più si va avanti, e più me ne convinco! Del resto, una Repubblica in cui si ha per il Parlamento una considerazione simile può scarsamente essere classificata fra le repubbliche parlamentari. O no? Io sorrido. Domani, dopo la parata del 2 giugno, cui assisto principalmente per sentire il grido di guerra del Corpo Speciale Militare Ausiliario dell’Esercito Italiano dell’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta - ma se gridassero “Località teatro dell’omonima battaglia navale” per non urtare sensibilità altrui non sarei sorpreso! - andrò a Magliano dei Marsi per l’infiorata del Corpus Domini: il sindaco mi ha invitato, ed è stato un grande piacere, oltre che uno spontaneo gesto di cortesia, accogliere il suo invito. Affacciarsi sulla pianura che più di tante altre ci ricorda che cosa sia l’Europa - i Piani Palentini - è sempre un’opportunità da non perdere…)













mercoledì 10 aprile 2024

“Ma lei è Totti?”

Ieri ero di turno al TG per annunciare la lieta novella del DEF. Solito circo di fronte a Montecitorio, sotto all'obelisco, selva di microfoni, telecamere, e telecamerine.

Un'apoteosi di spontaneità, in 20 secondi.

Pronti via, faccio la mia dichiarazione, ma... un microfono non parlava con la sua telecamera. L'operatore ferma tutto, si riparte.

Pronti via, mi impapero (strano ma vero, può capitare anche a me).

Ri-pronti ri-via, dico quello che devo dire (anche se in modo meno liberatorio di quanto avrei a quel punto desiderato), mi congedo con un sorriso, faccio due chiacchiere con la cortese ed efficiente accompagnatrice dell'ufficio stampa (loro sono convinti che in loro assenza i giornalisti mi mangerebbero e io apprezzo la loro premura - e anche se loro non lo sanno, la apprezzano anche i giornalisti!), e mi allontano verso nuove avventure (leggere noiosi paper sulle criptovalute per farvi divertire un po' sabato prossimo).

Mentre dribblo vari gruppetti e gruppuscoli di turisti e astanti vari, impedimento abbastanza gravoso a chi deve rimbalzare da un palazzo all'altro, sento uno: "Scusi, ma lei è Totti?"

Un giovine (molto giovine) con due amiche era di passaggio di fronte a Montecitorio, e suppongo fosse colpito da tanto interesse delle televisioni (addirittura!) per uno che non sapeva assolutamente chi fosse, con lo spirito disincantato e ironico del romano probabilmente voleva capirne di più.

Io mi avvicino, mostro la suola delle mie francesine d'ordinanza, e con un sorriso accogliente replico: "Sì, sono io, vedi i tacchetti? Ora scusa che vado ad allenarmi...".


(...mi aveva punto vaghezza di spiegargli un po' meglio la situazione, ma dovevo dedicare il mio tempo a voi, e quindi è andata così. Di una cosa sono certo: lui, il TG, non l'avrà visto. E voi? E vi ricordate di quanto: "Non andrai mai in televisione perché il potere sono cattivi e tu non hai dietro nessuno!11!1!" Beh, io avevo dietro la mia libreria, o voi, a seconda delle interpretazioni, e il problema della televisione ora non è andarci, ma evitare la seccatura, nonostante che a volte mi riservi dei faticosi momenti di ilarità, come questa mattina:


Il tempo passa, i problemi restano, le soluzioni cambiano, ma nemmeno tanto...)