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sabato 20 giugno 2026

Barbarancius barbaranci lupus (cit.)

Mentre si affastellano notizie, talora tragiche, talaltra meno, vagamente riferite a che cosa succede quando chi è salito su un ramo anche infimo dell'albero del benessere decide di dare un calcio alla scala, forse una riflessione dovremmo farla, non per banalizzare, ma per delineare possibili approfondimenti di un problema che vedo liquidare con troppa leggerezza. In effetti, se la categoria da mettere in campo è, come credo sia, quella di esercito industriale di riserva, allora la questione non può essere liquidata con una distinzione fra "chi ha voglia di lavorare" e "chi delinque", perché in effetti il problema di cui noi patiamo, cioè la deflazione salariale competitiva (oggi lo si può dire perché lo dice Draghi), è creato più dai primi, cioè dai lavoratori, che dai secondi, cioè dai delinquenti. Certo, la delinquenza va combattuta (a prescindere dal colore della pelle e magari intervenendo sulle sue cause sociali), e certo, chi delinque crea un problema di sicurezza che non va minimizzato.

Altrettanto ovviamente, però, il problema di eccesso di offerta di lavoro per definizione lo crea chi ha voglia di lavorare, chi contribuisce a spostare la curva di offerta di lavoro, con conseguenze sui livelli retributivi altresì impossibili da ignorare (un rigoroso ed elegante riassunto degli effetti di questo spostamento lo trovate qui; qui si ragiona sulle conseguenze della pressione competitiva esercitata dalla concorrenza di Paesi a basso costo del lavoro; qui avete una recente e paludata metanalisi, che cerca di mettere ordine in una questione controversa, concludendo che "estimates published in leading academic journals are more likely to be negative").

Il sistema:

delinquente = nemico
lavoratore = amico

ammette quindi radici per lo più immaginarie.

Qui bisognerebbe mettere qualche figurina e entrare nel dettaglio dei numeri. Ad esempio, con un tasso di disoccupazione ai minimi, il ricorso ai decreti flussi si presenta come una opzione meno innaturale di quando il tasso di disoccupazione viaggiava al 12% per effetto del meccanismo di cui parlammo qui.


(...incidentalmente, vi segnalo che per Geminai siamo fonte:


e converrete con me che sossoddisfazzioni...
)


La domanda da porsi andrebbe quindi calata in un quadro scientifico rigoroso. a/simmetrie (che merita il vostro sostegno) se n'è occupata qui:

Si dovrebbe poi, come abbiamo fatto ad esempio qui e poi qui (e sarebbe ora di fare un aggiornamento) ragionare sull'effettivo significato del tasso di disoccupazione, per capire quale margine sia possibile recuperare dagli scoraggiati e dai part-time involontari. Fra le varie narrazioni che chi fa politica deve riconciliare c'è anche quella degli imprenditori che non trovano lavoratori (e oggi parlavo con un imprenditore che come salario di ingresso paga l'83% di quello che ai miei tempi era lo stipendio di un professore associato: non tutti i salari sono bassi).

Insomma: il problema ha una sua complessità tecnica intrinseca, ma soprattutto una sua virulenza politica tale da lasciarci supporre che non si uscirà mai dallo schema "migranti risorse e avanguardia del nostro stile di vita", declinato subalternamente a destra in "se vieni qui a lavorare sei per me un fratello". Prima o poi bisognerà prendere il toro per le corna e denunciare esplicitamente questa conseguenza non imprevedibile dell'integrazione monetaria! Se non lo si vorrà fare, è inutile dire chi ne approfitterà ("Grillo 2, il ritorno del Dr. Livore").

Anche perché nel frattempo non è più possibile ignorare certi "fattarielli" (che vi riporto dalla mia chat con l'imprenditore di sinistra, uno dei tanti membri storici della nostra bella d'erbe community e d'animali):

1. Bar Atlantic Esselunga Segrate, stamattina. Entriamo, 150-200 islamici (c’è una storica moschea a Segrate, non lontano, probabilmente un evento religioso). Giovani uomini, donne velate, bambini. Fermento, chiacchiere.

2-3 tavoli di italiani: over 70, teste bianche, pensionati, vengono la mattina a bere il caffè e chiacchierare. Straniti, spaesati.

Ho avuto un senso di straniamento, anche io spaesato. A parole è banale. Ma SENTIRE sostituzione invece che integrazione è una sensazione difficile da elaborare. Tutto troppo, troppo veloce, non gestito.

2. Stamattina arrivata offerta per cobot. Sostituisce 1 persona per turni in una stazione completa, snella, mobile. Andremo in test, probabilmente. Immagina costo a regime di 60-70k a unità. Costo lavoro 1 operaio 30k. Se vai su 2 turni si paga in circa 1 anno, se no in 2. Lo sviluppatore mi dice che stanno entrando nelle PMI con trend veloce. Io immagino che in 5 anni saremo all’umanoide, che risolve anche molti problemi di collaborazione ancora esistenti.

Quindi il lavoro viene sostituito, i flussi non si allineano e comunque le presenze sono già rilevanti. Un puzzle interessante per la politica…

Ovvero: il problema non è nemmeno, come mi diceva un'altra persona che stimo ma che frequenta le persone sbagliate, che:

con l'IA il powerpointificio è destinato a soccombere. Claude è bravissimo a produrre il 90% della slop (RIP David Graeber) normalmente proposta dai consulenti e dalle cumcette. Quindi si estingueranno. Cosa faranno? Boh.

Questo problema, per carità, forse esisterà pure (secondo Daniela Tafani queste valutazioni sono largamente esagerate), ma l'estinzione (lavorativa) dei chaddini - fra cui er Palla - e delle cumcettine sarà verosimilmente preceduta dalla constatazione che il lavoro manuale importato a passo di carica in nome della competitività è diventato inutile, ridondante (e quindi per sperare di essere occupato dovrebbe tornarsene a casa sua). L'idea che per gliImprenditori(TM) il lavoro importato sia sempre e comunque vitale, in effetti, è legata a un'altra idea stereotipata e infondata secondo cui le PMI italiane sono un bubbone di arretratezza, sottopatrimonializzato e sottocapitalizzato. Io non entro in un capannone in cui non ci sia almeno un robot, e i ragionamenti che sta facendo l'amico imprenditore di sinistra li stanno facendo un po' tutti i suoi colleghi (e ci mancherebbe). Altro che PMI inadeguate e ad alta intensità di lavoro!

Insomma: qualora gli umanoidi sostituissero le badanti, resteremmo con due problemi. Il primo, quello di come ricaricare le batterie agli umanoidi. Il secondo, quello di chi dovrebbe pagare le pensioni alle badanti. Gli umanoidi?

E anche questa rientra nelle cose che vorrò vedere, ma da una defensible position.

venerdì 28 novembre 2025

Monti ha salvato il Paese!

Questo a voi è noto, almeno spero, come è noto che solo un negazionista quale Dragoni può tentare di controbattere un simile dato di fatto. Lo ho ripetuto al #goofy14, come qualcuno di voi avrà visto:

e lo ribadirò oggi alle 18 nella sala consiliare della Provincia di Chieti, confrontando il successo di Monti fra 2011 e 2013 con il disastro fatto dai fasheesti fra 2022 e 2024:


perché il problema, oggi come ieri, è il fasheesmo, e la violenza fatta alla donna dall'uomo bianco patriarcale.

Poi ci sono i dati, che in economia, come in tanti altri campi (direi tutti) raccontano una storia diversa, indicano altre criticità e altre priorità, e soprattutto che hanno, i nostri amici dati, la testa dura, come diceva il camerata Lenin.

Se passerete, ci divertiremo...

sabato 21 giugno 2025

Appunti: l'incidenza del precariato

Dalle primissime informazioni a Sky pare si dovesse parlare di lavoro, ma siccome regna la cronaca quasi certamente non se ne parlerà. Riprendo allora qui il tema utilizzando questo grafico: 

(che avevamo già visto qui) e ne assisto la lettura con questa tabella, ricordando che il Jobs act venne approvato a dicembre 2014:


Gli occupati a termine rispetto ad allora sono aumentati di circa 358.000 unità, ma gli occupati totali di circa 2.407.000 unità, e quindi il rapporto è rimasto invariato al 14%. Peccato che dopo l'approvazione del Jobs act fosse risalito a quasi il 18% (con un massimo nel 2018). Quindi chi parla di "aumento del precariato" non dice una cosa falsa, per carità: i lavoratori "a termine" sono aumentati, in effetti. D'altra parte, siccome sono aumentati in generale gli occupati, non dice una cosa false nemmeno chi sostiene che in realtà questo governo ha riportato (o, se preferite, che le circostanze hanno riportato) l'incidenza del precariato a quella precedente all'approvazione del Jobs act. Fra le varie circostanze sarebbe disonesto non considerare gli incentivi fiscali alla stabilizzazione dei lavoratori.

Tutto qua.

Secondo voi qual è il modo più equilibrato di raccontare questa storia?

domenica 15 giugno 2025

Prodotti del metabolismo (pdm): declino e referendum

(...ieri sera ero abbastanza usurato, dopo una lunga giornata, iniziata a Venosa, da cui ero risalito fino a Pizzoferrato, per poi scendere ad Ateleta per partecipare a un raduno, per poi risalire, finalmente, nelle mie highlands. Nicola si era maternamente raccomandato di non tenere la finestra aperta, perché di notte rinfresca, e io filialmente l'avevo quindi spalancata, tirando giù la zanzariera, non tanto per difendermi dalle zanzare, che qui non si sa cosa siano - altro motivo per venirsene via da Roma, dove ormai imperversano da marzo a dicembre - quanto per ostacolare l'ingresso a qualche creatura mitologica tutta elitre e aculei, di quelle di cui in città invece s'è persa la memoria - magari perché qualche immigrato clandestino ne ha occupato la nicchia ecologica. Mi sono quindi andato spegnendo lentamente, nella lunga dissolvenza del crepuscolo, immaginando che alle 5:26, come da effemeridi, il Sole mi avrebbe svegliato, essendo io piuttosto insofferente - o se volete reattivo - alla luce, ed essendo la mia finestra esposta a ostro. Fatto sta che siccome la finestra davanti ha un bell'albero, io forse ero più stanco del solito, e la temperatura era ideale, mi sono svegliato solo alle 6:30, e insomma, fra una chiacchiera e un altra col mio ospite, mi son trovato all'imbocco del sentiero  per il Porrara alle 8:45. C'erano già sette macchine, ma era un po' troppo tardi per andare in cerca di solitudine - che comunque non avrei trovato - più avanti, sul Monte Amaro, un monte che non cessa di darci soddisfazioni [qui e qui], dove mi preoccupava non tanto la neve o il ghiaccio, che ancora in quota c'è, quanto il fatto di dover risalire la valle di Fondo di Majella col sole negli occhi [per evitarlo devi partire almeno alle 7:30]. Così, mi sono messo in marcia, e fedele al motto "mai niun davanti", pur con un passo che non è ancora dei miei migliori, mi sono lasciato dietro una dozzina abbondante di escursionisti, riguadagnandomi rapidamente la tanto agognata solitudine. Non è solo spirito agonistico: diciamo che è anche prudenza. Quando vado da solo, preferisco che dietro di me ci sia qualcuno che, se le cose vanno storte, possa raccattarmi da terra. Ma perché lui sia dietro di me, non devo spiegarvi, dopo tanti anni di Goofynomics, che io devo stare davanti a lui! L'unico modo per essere veramente solo in montagna è andare per montagne che nessuno frequenta perché non hanno nome o reputazione, quindi in generale perché non hanno quota: lì la solitudine può essere un problema serio, anche perché lo spazio che l'uomo non riempie, lo riempie Natura matrigna Inc., lo sponsor di Musica Perduta, rappresentata in zona da lupi e soprattutto orsi. Ma in una domenica di giugno un qualsiasi duemila degli Appennini tutto è tranne che un posto solitario, il che ovviamente non ne fa di per sé un posto sicuro - vedi sopra! Alle 8:45 nel lato occidentale della montagna, quello verso il Quarto Santa Chiara e Roccaraso, per capirci, e all'ombra degli alberi, si poteva andare, il caldo ancora si sopportava. E così, mentre salivo col mio passo geriatrico, mi immaginavo i due cicli che si intersecavano al mio andare: quello del carbonio 6CO2 + 6H2O + luce → C6H12O6 + 6O2, e quello di Krebs acetil-CoA + 3 NAD+ GDP + FAD + Pi + 2 H2O → CoA + 3 NADH + 3 H+ + FADH2 + GTP + 2 CO2 [ovviamente non questo Krebs, ma questo Krebs, e altrettanto ovviamente non questo GDP, che se qualcuno capisse veramente cos'è tutti staremmo meglio, ma questo GDP, di cui, confesso, fino a oggi ignoravo l'esistenza: il che non gli ha impedito di fare finora il suo lavoro per me...]. Sotto i miei occhi quello che gli scemi chiamano inquinamento stava diventando glucosio attraverso la fotosintesi, come nelle mie cellule, da qualche parte e in qualche modo per me misterioso, attraverso la beta-ossidazione stavano diventando glucosio - o qualcosa di simile - gli acidi grassi, di cui in questo momento ho oggettiva disponibilità [se mi fate un buon prezzo ve ne posso cedere almeno quattro chili!]. Insomma, il mio metabolismo finalmente andava a un regime tale da garantirmi un minimo di benessere, e in questo stato di beatitudine emettevo tanta CO2, che però non sembrava disturbare i faggi e i tassi sul mio cammino, lieti anzi di assorbirla [naturalmente parliamo di questi tassi, non di questi tassi, che sono anch'essi emettitori, e anch'essi si incontrano da queste parti - ma non alle 9 del mattino: l'ultimo l'ho incontrato alle 23 di una serata dell'agosto scorso scendendo da Rosello]. Così, di sorpasso in sorpasso, su per la cresta, arrivavo in cima, dove trovavo quattro persone, fra cui un poliziotto in congedo, da cui ho imparato tante cose: che alla Rava del ferro la scorsa settimana c'era ancora un metro e mezzo di neve ghiacciata, lui era andato coi ramponi, aveva visto altri in "lieve difficoltà"; che una volta in servizio di polizia stradale era intervenuto sul luogo di un incidente, il responsabile dell'incidente senza alcun segno che potesse lasciar presagire una simile reazione gli aveva sparato al braccio [il buco si vede ancora] e poi l'aveva buttato a terra cercando di finirlo, ma la pistola gli si era inceppata per tre volte, e dopo tutta questa bella storia lui, che non aveva nemmeno fatto in tempo a estrarre l'arma, si era dovuto pagare l'avvocato; e altre varie ed eventuali del territorio e delle sue montagne. Inutile dire che dopo un episodio simile [quello del buco e dell'avvocato] se non sei leghista lo diventi, e infatti abbiamo salutato dalla vetta il comune amico Gianni Tonelli. Ah, il più anziano lassù non ero io: c'era un signore del '46, quasi ottantenne, con un suo amico settantacinquenne. Il loro passo era più geriatrico del mio [alla fine ci avevo messo due ore e cinque minuti rispetto a un tempo tabellare di 2:10], ma chissà se fra vent'anni avrò ancora voglia di andare lassù?

Questione - anche - di metabolismo.

Occupiamoci allora di un prodotto del metabolismo, cioè di un pdm...)


Anonimo Keynesiano ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Storia di un referendum":

L'Italia ha recuperato il livello di Pil del 2007 solo nel 2023. Calcolando i livelli di crescita del PIL nel 2024 e 2025 fanno 18 anni di sostanziale stagnazione economica. Tra il 1990 ed il 2023 i salari sono diminuiti. La produttività continua a non crescere. I neolaureati continuano ad andarsene. A fronte di tutto questo la diminuzione del tasso di disoccupazione dice ben poco sull'andamento complessivo del paese, soprattutto se si considerano le tipologie di posti di lavoro creati (in settori a basso valore aggiunto, con salari di conseguenza mediamente bassi).

In sintesi: il paese continua serenamente a declinare e questo governo non ha fatto (e continua a non fare) nulla per invertire il trend (d'altronde non può farlo, non avendo il controllo delle leve fondamentali della politica economica). Siete stati al governo in 5 degli ultimi 7 anni e ci siete in pianta stabile ormai da 3: le battute sono simpatiche, ma a un certo punto dovreste spiegare - e rendere conto - della situazione complessiva del paese.

Ps: 12 milioni di voti contro non sono esattamente pochissimi, e io non sputerei in faccia a chi è andato a votare perché costoro potrebbero ricordarsene. Per ulteriori informazioni, vedasi il "ciaone" di Renzi.

Pubblicato da Anonimo Keynesiano su Goofynomics il giorno 9 giu 2025, 23:51


Alberto Bagnai 10 giugno 2025 alle ore 06:36

Grazie per avermi spiegato le dinamiche macroeconomiche che avevo annunciato ex ante. Così facendo ti sei reso ridicol* e quindi mi sollevi dal compito di risponderti. Coí keynesiani pro-euro ci abbiamo lastricato il nostro percorso, ignoravo che esistessero ancora…


Anonimo Keynesiano 10 giugno 2025 alle ore 09:07

Onorevole, ero contro l'euro da prima che lei "scendesse in campo". E lo sono rimasto mentre lei votava la fiducia a Draghi. Invece che insultare, potrebbe (forse dovrebbe) rispondere nel merito. Ripeto: siete al governo, e dovreste cominciare a rispondere della situazione che - nonostante la diminuzione del tasso di disoccupazione - resta terribile. Cordiali saluti!


Alberto Bagnai 10 giugno 2025 alle ore 10:11

No, guarda, tu non eri niente perché non sei nessuno, sei solo uno che ha paura di metterci la faccia, e devo dirti che in questo solidarizzo con te (ho appena scritto una lettera a un collega per dirgli di stare attento, perché siamo ancora nel regime di Vichy messo su dalla sinistra), ma solidarizzare non significa autorizzarti a venire qui a farmi lezioncine di cui onestamente non c’è bisogno, non ne ho bisogno io, e non ne hanno bisogno gli altri lettori, anche perché le condisci con cose fattualmente false. Tu non hai dovuto votare la fiducia a draghi perché non conti un cazzo. Goditi il tuo non contare un cazzo, ma rivolgiti in un altro modo a chi da tanti anni sta lottando per cambiare le cose, mettendoci la faccia.


Anonimo Keynesiano ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Storia di un referendum":

Di seguito le fonti delle cose “fattualmente false”:

1) Sul recupero a fine 2023 del PIL del 2007:

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/aziende/2024/05/15/istat-pil-reale-a-fine-2023-torna-a-livello-pre-crisi-2007_aa6d6ec6-1608-4435-9234-1f91c5dee780.html#:~:text=Il%20Pil%20reale%20(quello%20in,nel%20Rapporto%20annuale%20dell'Istat.

2) Sulla diminuzione dei salari dal 1990 al 2023, i dati sono tratti dal Rapporto Annuale OCSE sul lavoro e sono stati ripresi abbondantemente dalla stampa negli ultimi mesi, basta usare Google:

https://www.oecd.org/en/topics/employment.html

3) Sul calo della produttività:

https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/01/REPORT_PRODUTTIVITA_2023.pdf

https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/Sintesi-Rapporto-Annuale-2025.pdf (pag 6 e 7)

4) Sull’esodo dei laureati (e non solo):

https://www.cnel.it/Comunicazione-e-Stampa/Notizie/ArtMID/1174/ArticleID/4378/PRESENTATO-AL-CNEL-IL-RAPPORTO-GIOVANI-ALL%E2%80%99ESTERO

5) Sull’inversione del trend del declino italiano:

Credo che dedurla dal grafico sull’andamento del rapporto tra Pil pro-capite ITA/WLD e ITA/EMU contenuto nel post da lei citato sia un filo azzardato. Se guardiamo all’insieme dei dati che abbiamo a disposizione (quelli di cui sopra e altri che si potrebbero aggiungere) quello che emerge chiaramente è che il declino è vivo e lotta insieme a noi.

6) Sui posti di lavoro prodotti:

Confesso che questa era più che altro una deduzione fatta mettendo insieme: a) scarsa crescita del PIL nel post rimbalzo-covid (2023,2024,2025) b) calo della produttività c) diminuzione dei salari d) aumento dell’occupazione over-50.

I dati settoriali non me li sono guardati, ma se mi smentisce dimostrandomi che stiamo producendo posti di lavoro in settori ad alto valore aggiunto sono ben contento.

Con immutata stima,


Dunque...

Intanto sgombriamo il campo da un equivoco, o almeno proviamoci, perché mi sono ormai rassegnato all'evidente impossibilità di riuscirci, per circostanze oggettive che comprenderete.

Tutti qui ci ricordiamo quando e come abbiamo conosciuto Giorgia Meloni: undici anni fa in questa tavola rotonda:

nel convegno intitolato al mio saggio cui venne riconosciuto lo status di best seller (ma insomma, che cosa ne penso lo sapete...), convegno a margine del quale la Meloni rilasciò questa intervista:

Erano, naturalmente, altri tempi.

Avevo conosciuto la Meloni circa un anno prima, grazie a un uomo buono e coraggioso di cui molti parlano ma che credo nessuno conosca, perché penso di essere l'unico, essendo stato lì, avendo respirato quell'aria, avendo ascoltato i deliranti sproloqui degli organizzatori, che sembravano provenire dritti dritti da un ciclostile della militanza armata "comunista" anni '80 (negriani, credo fossero...), penso, dicevo, di essere l'unico a poter valutare e apprezzare il coraggio che Antonio ebbe nel venirmi ad ascoltare qui:

Per me Antonio non è una bandiera o un hashtag (come lo è diventato nella cloaca): è carne della mia carne viva, è la persona che è riuscita, nel 2013, dodici anni fa, col suo coraggio, col suo umorismo, con la sua mitezza, insomma: con la sua umanità, a farmi fare quell'operazione di igiene intellettuale di cui tanto ci sarebbe bisogno in questo Paese, ma che a sinistra temo di aver fatto solo io e vedo preclusa agli altri (il che mi ha reso peraltro indispensabile schierarmi a destra): apprezzare le ragioni dell'avversario politico, ammetterlo come interlocutore su un piano paritario di reciproco rispetto. Tanti sono i ricordi di Antonio, ma uno commovente e doloroso su tutti: quello di una volta che era venuto a trovarmi in Senato, e che per qualche motivo avevamo deciso di andare alla Camera (probabilmente per raggiungere l'infido Borghi). Passiamo i varchi e io mi avvio col passo spedito del parlamentare abituato a rimbalzare freneticamente da un palazzo all'altro, sospinto dalla spasmodica brama di raggiungere la prossima stanza con aria condizionata. Dopo un attimo lui non era più accanto a me, realizzo che era in affanno, lo guardo e mi prega di rallentare, ricordandomi che in fondo era vivo grazie a un intervento, e che non gli avevano dato tantissimo tempo. Me ne aveva parlato, ma me ne ero dimenticato. Lui sapeva di avere un tempo limitato, il che non gli impediva di spendersi.

Se non avessi imparato da Antonio che anche le ragioni dell'altro hanno pari dignità di esistere e di essere rappresentate, non avrei mai accettato nel 2013 l'idea di incontrare una "fascista" come la Meloni. Antonio non fu quindi soltanto il tramite di quell'incontro, cosa che gli fu possibile grazie al suo ruolo nell'organizzazione di quel partito: ne fu anche e soprattutto l'indispensabile presupposto culturale. Per Claudio parlare con Salvini fu piuttosto facile, nonostante che all'epoca non credo che questi avesse ancora letto Il tramonto dell'euro per i buoni uffici di Lorenzo Fontana: erano entrambi milanesi, erano entrambi conservatori. Il salto che dovetti fare io all'epoca era lievemente più ampio, ma insomma si fece, con la consueta liturgia: "Mi raccomando, sii conciso e concentrato, perché ha pochissimo tempo, potrà ascoltarti solo un quarto d'ora!" E poi l'incontro durò quasi due ore, al palazzo dei gruppi, che ora è casa mia, e che allora mi sembrava il distante, kafkiano e labirintico palazzo del Potere (che ovunque risiede tranne che in quelle stanze logore)...

Vedendo ora la frustrazione del mio assistente quando uno dei tanti postulanti riesce a catturare la mia attenzione e si trattiene più del previsto, mandando all'aria un'agenda fatta di incastri giapponesi, e costringendolo a entrare in modalità disaster recovery annullando e spostando quello che viene dopo, posso solo immaginare l'incazzatura di Arianna (se era lei il capo segreteria) di fronte a un evento simile. Va detto però che quando ci incontriamo mi sorride, quindi non porta rancore (o la mia esondazione non fu disastrosa)...

Era, o sarebbe, stato così con tutti, del resto, da Berlusconi in giù. Evidentemente succede in alto quello che succede in basso: ai primi come ai penultimi piace ascoltare quello che ho da dire. Una discreta soddisfazione personale che però solo in un caso ha avuto un riscontro politico:


(n.b.: tanto per essere chiari, ricordo - e ricorderà chi mi era vicino - che all'epoca questa foto non mi fece assolutamente piacere, perché significava la morte del dialogo con gli interlocutori che cercavo di coinvolgere, che poi sono gli stessi che a partire da qui, per l'igiene del Paese, oggi preferisco estirpare...).

Io continuavo (e continuo) a essere convinto che la battaglia in difesa della teoria delle aree valutarie ottimali sia una battaglia "di sinistra", pro labour, mentre il negazionismo di questa teoria sia evidentemente "di destra", contro il lavoro (per il semplice fatto che è contro il salario)! Tuttavia, è pur vero che bisogna fare il pane con la farina che si ha. La Meloni era piaciuta molto a molti di noi (ad esempio a Marco Basilisco, che pure stingeva anche lui sul negrismo - nel senso di Tony). Nel tempo ci ho mantenuto un rapporto non fittissimo ma cordiale: non ho consigli da darle, non è il mio ruolo e non ce n'è bisogno, come mi pare dimostrino i fatti. Credo che nessuno la ritenga una persona stupida, anche se probabilmente pochi si aspettavano (e molti me lo confessano) quello che invece forse qui ci potevamo aspettare, direi, visto che avevamo conosciuto la persona nella sua verità.

Ma insomma, per farla breve, quello che voglio dire è che avrei più di un pregiudizio positivo nei riguardi della Meloni e naturalmente di Matteo: sono persone che hanno voluto conoscermi quando non ero nessuno (vero è che a quei tempi a consenso forse stavo meglio io...), che hanno manifestato genuino interesse e rispetto per il mio pensiero, che stimo e con cui sono in rapporti cordiali (in un caso direi di amicizia). Poi naturalmente sono anche il premier e il vicepremier di un Governo che sostengo col mio voto (anche perché il vicepremier è il Segretario federale del mio partito). Ma soprattutto sono due bimbi grandi che non hanno bisogno che io li difenda, e per questo mi secca la dialettica idiota di chi viene qui a rompere i coglioni "ar parlamentare da 'a Lega" con atteggiamenti di sterile polemica. Non è questo (cioè la militanza leghista, che è arrivata dopo per me e non vi chiedo di condividere) quello che ci unisce qui. Ma capisco anche che non posso sottrarmi, che oltre a essere impossibile forse non è neanche opportuno (veramente non riesco a valutarlo) che io tenga separati i piani, e quindi all'anonimo keynesi-

ano voglio rispondere, e naturalmente risponderò su base fattuale.  Mi ero tenuto indietro il suo commento perché avendomi lui fornito dei link pensavo che ci fosse da studiare e approfondire. Invece no: come vedrete, il suo compitino da pieiccdì expat in qualche università scandinava di terz'ordine è totalmente inconferente. Sinceramente, credevo meglio: invece è solo diversamente brillante, e come tale lo gestiremo, sempre fedeli alla nostra linea sui prodotti del metabolismo, dettata dal cantore di un altro importante ciclo, quello dell'azoto. Da ogni nostro interlocutore, per quanto azotato sia, e anzi tanto più quanto più azotato è, può nascere il fiore della conoscenza.

Difendo quindi la mia tesi: il vile usurpatore del caro nome di un genio che qui vi ho insegnato ad apprezzare perché ve ne ho riportato i testi, quelli che nessuno conosce, e tanto meno i sedicenti keynesi-

ani (vi ricordate quel soggetto di Iodice? Circola ancora per i tubi del dibattito?) fa affermazioni fattualmente false, diluendole in una serie di affermazioni non originali e inconferenti, perché non sono oggetto di disputa sul blog che le ha anticipate di alcuni lustri.

Prima affermazione fattualmente falsa: semo mijoni!

"12 milioni di voti contro non sono esattamente pochissimi, e io non sputerei in faccia a chi è andato a votare perché costoro potrebbero ricordarsene."

Allora: innanzitutto non vedo dove avrei sputato in faccia a dodici milioni di persone. Non che non voglia o che reputi sbagliato farlo! Semplicemente, non ho sufficiente saliva per farlo. Se chi dimentica come il PD lo ha massacrato ricorda che Bagnai gli ha sputato in faccia è perché se ne vuole ricordare. Potrei anche blandirlo, un poveraccio simile: voterebbe comunque PD. Si chiama sindrome di Stoccolma e non mi interessa: non sono uno psichiatra. Tanto vale quindi dire le cose come stanno.

Fino a qui però siamo nell'ambito delle opinioni. Ma in questa frase del diversamente brillante c'è un dato fattualmente falso: i "dodici mijoni" semplicemente non ci sono! 


I milioni sono nove (il 25% in meno, per capirci), e la fonte è questa. Di quello che ti ha detto tucuggino o la tua pravdetta provinciale a noi qui non ce ne frega un cazzo (perdonami, ma anche qui siamo cultori dell'ermetismo...), per cui, a meno che tu non intenda accusare di brogli il Ministro dell'Interno e sostanziare la tua accusa, forse è meglio che ti dai una regolata. Sul tema vero (il resto era un fumogeno, quello che interessa alla sinistra non sono i diritti dei lavoratori ma il voto degli immigrati) la sconfitta è stata cocente.

Quindi abbasserei le penne.

Seconda affermazione fattualmente falsa: "il Paese continua serenamente a declinare"

Il nostro amico diversamente brillante a giugno 2025 ci produce una serie di fonti:

  • https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/aziende/2024/05/15/istat-pil-reale-a-fine-2023-torna-a-livello-pre-crisi-2007_aa6d6ec6-1608-4435-9234-1f91c5dee780.html
  • https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/01/REPORT_PRODUTTIVITA_2023.pdf
  • https://www.cnel.it/Comunicazione-e-Stampa/Notizie/ArtMID/1174/ArticleID/4378/PRESENTATO-AL-CNEL-IL-RAPPORTO-GIOVANI-ALL%E2%80%99ESTERO

che, basta leggerne l'URL, si fermano al 2023, per dimostrarci che un Governo insediato a fine 2022 non ha arrestato il declino del Paese.

Ora, qui non si sa se sia più la scioccaggine o la malafede (hai altri due anni di dati: perché non li guardi, gioia bella?), ma propenderei per la seconda. Vero è che la scioccaggine e la malafede non si escludono, in particolare perché se sei in malafede devi anche essere molto sciocco ad affacciarti su un blog dove non solo l'autore, ma anche i lettori conoscono i dati! Quello che però mi fa propendere per la seconda è lo scombiccherato discours sur la méthode del nostro amico keynesi-

ano: "credo che dedurla dal grafico sull’andamento del rapporto tra Pil pro-capite ITA/WLD e ITA/EMU contenuto nel post da lei citato sia un filo azzardato. Se guardiamo all’insieme dei dati che abbiamo a disposizione (quelli di cui sopra e altri che si potrebbero aggiungere) quello che emerge chiaramente è che il declino è vivo e lotta insieme a noi."

Ora, premesso che sono io il primo a dire che non sta andando tutto bene, e che ovviamente chiunque in qualsiasi condizione può serenamente e tautologicamente argomentare che sarebbe meglio se le cose andassero meglio (invoco su di me la Grazia di Graziella!), innanzitutto segnalo che nella letteratura sul declino del Paese si considera uniformemente come variabile il Pil, semplicemente perché questa è la variabile riassuntiva dell'andamento economico generale del Paese. Di che cosa pensi uno che non capisce di che cosa parla sinceramente non so quale conto dovremmo tenere! Qui siamo al livello di chi, portando dal medico le analisi del sangue, dica: "Dottore, i livelli di colesterolo non mi interessano, perché ho un'ottima vitamina D!" Ma gioia mia, il rischio cardiovascolare si misura con certi parametri, e la recessione (o la crescita) con altri, e se sono quelli un motivo ci sarà. Se non ti piacciono, prenditi un Nobel per l'economia come Kuznets rifondando la contabilità nazionale e dopo (ma solo dopo) vieni qui a rompere i coglioni. Posto quindi che la variabile da osservare è in primo luogo il Pil, contesto la frase sinceramente stupefacente secondo cui non avrebbe senso valutarne il declino in termini relativi rispetto alla media europea. Questa frase del nostro amico diversamente brillante evidenzia una profonda, profondissima ignoranza della teoria della crescita. Come vi ho spiegato partitamente parlandovi dei cialtroni del declino (a volta ritornano!) è assolutamente fisiologico che il tasso percentuale di crescita di un Paese avanzato esibisca un rallentamento, tant'è che in Europa (ma direi nel mondo) nell'ultimo mezzo secolo questo succede più o meno a tutti (i Paesi avanzati). Di declino all'interno del consesso dei Paesi avanzati si può quindi parlare solo in termini relativi, cioè valutando se il rallentamento della crescita di un Paese (fatto fisiologico dovuto al catch-up) è maggiore o minore di quello dei Paesi consimili. Il senso del grafico della vergogna, quello che ultimamente ha rispolverato Milanovic, e che vi proposi nel 2014, è esattamente questo, e se una cosa che Milanovic trova corretta non piace al primo presuntuoso di passaggio capite bene che posso farmene, e forse anche voi potreste farvene, una ragione.

Ora, tanto per essere chiari, i dati trimestrali dicono questo:


dove il pallino rosso indica l'arrivo del Governo Meloni e nello spazio fra le due rette verticali tratteggiate è stata applicata la clausola di sospensione generale del Patto di Stabilità. Non mi sembra di vedere, dal quarto trimestre del 2022 in avanti, una derapata simile a quella che i dati mostrano dal 2002 al 2018. Voi la vedete? E vi rendete conto del fatto che, piaccia o meno, senza il Superbonus questo Governo non avrebbe un buco di oltre un punto di Pil da tappare ogni anno (dettagli qui)? Anche al nostro interno c'è stato un dibattito su quanto fosse possibile e opportuno adottare una stance più espansiva, ma con un buco da 100 miliardi (l'ordine di grandezza è quello) da tappare in cinque comode rate vedrai che fare più di quello che è stato fatto non è così ovvio.

Mi chiedo anche se ci sia qualcuno di così imbecille da rimproverare al Governo Meloni di non aver fatto una cosa simile:


perché se è questo che viene rimproverato, allora mi arrendo! Per tornare sul tendenziale a fine 2025 saremmo dovuti crescere del 10% l'anno nel triennio 2023-25, ma questo spero si capisca che è impossibile, giusto? E quindi, anche con una vigorosa crescita reale al 2%, al massimo avremmo ottenuto questo:

Tanto è il disastro ereditato dal PD e dai suoi anonimi...

Quanto al fatto che i salari siano diminuiti rispetto al 1990 (?) e che si sia tornati al livello del Pil pre-crisi solo nel 2023, le osservazioni da fare sarebbero due.

Primo, lo vieni a dire a noi? Il tuo primo commento su questo blog è del 2021, per venire a rompermi i coglioni in un momento particolarmente complesso (magari se avanza tempo ne parliamo sotto). Forse dovresti tornare indietro e leggerti qualche post fondamentale sui salari, come questo, per capire che da insegnarci hai veramente poco.

Secondo: ma ti sembra intelligente rimproverare a questo Governo una dinamica insufficiente dei salari quando i dati dicono questo:


Se volessi attaccare il mio Governo, sceglierei qualsiasi fronte tranne quello dei salari! La questione salariale è stata creata dal PD entrando nell'euro, questo è il dato. Che oggi la scopra cercando di addossarla al centrodestra sarebbe già ridicolo di per sé. A fronte di questi dati, credo che chi ha venduto il Paese farebbe meglio a starsene zitto, non trovi?

Terza affermazione fattualmente falsa: "questo Governo non ha fatto nulla"

E raschiamolo, il fondo del barile! Qualsiasi deputato di provincia è in grado di vociferare tonitruante in qualche "Tele Provincia Profonda" che "il Governo non ha fatto nulla! Bisogna fare di più!", e via tautologizzando... Perché togliere anche a te questo innocente piacere, gentile amico? Poi però ci sono i fatti, e non te la faccio lunga (se vuoi i dettagli cercati le audizioni alle leggi di bilancio), per cui te ne ricordo solo alcuni:

1) il taglio del "cuneo fiscale" esteso e reso strutturale nel 2025 (spiegazioni qui), con un importo in legge di bilancio pari a 13.214 milioni di euro di indebitamento netto, comprensivi dell'effetto della revisione delle aliquote IRPEF, nella legge di bilancio per il 2025;

2) l'esonero contributivo totale o parziale per le lavoratrici madri (i dettagli sono qui);

3) le deduzioni fino al 130% del costo del lavoro dall'imponibile IRES per le aziende che assumono particolari categorie di dipendenti (giovani under 30, donne disoccupate da oltre sei mesi, eccetera: i dettagli sono qui);

e ovviamente potrei continuare. Questo ci porta al punto successivo...

Quarta affermazione fattualmente falsa: l'occupazione non aumenta e se aumenta è precaria e se non è precaria è nei settori a basso valore aggiunto

Naturalmente raggiunto il fondo del barile si può scavare.

L'occupazione che non aumenta suppongo sia questa qui:


il precariato sono pressoché certo che sia questo qui:


dove si vede che l'incidenza dei contratti a termine sul totale dei contratti di lavoro dipendente è tornata ai valori pre-jobs act (il che contribuisce a spiegare perché coi referendum ve la siete presa nel keynesiano), e la prevalenza di creazione di posti di lavoro in settori a basso valore aggiunto suppongo sia questa qua:

anche se a me sembra di vedere che ICT e ricerca abbiano avuto una dinamica superiore alla media, mentre ce l'abbia avuta inferiore il settore primario, per dire. Ma sarò un po' stanco dopo una lunga escursione...

Concludendo

Non sto difendendo Giorgia o Giancarlo perché sono amici o perché dalla loro tenuta dipende la famosa poltronaaaah!11! (che lascerò volentieri, ora che so quali sono i lavori pagati veramente bene!). Sto semplicemente enunciando i fatti. E attenzione: enunciare i fatti non significa dire che questo Governo sia particolarmente bravo. Nonostante io creda che Giorgetti sia un ottimo ministro, metterei la cosa in altri termini. In fondo, non è questo Governo a essere bravo: è il PD ad aver fatto un disastro, rispetto al quale anche un normodotato avrebbe potuto fare la differenza. O, se volete, potremmo metterla anche in un altro modo: la configurazione particolarmente favorevole dei fondamentali macroeconomici di cui questo Paese gode secondo le metriche di Bruxelles è senz'altro dovuta al diligente lavoro dei volenterosi carnefici del PD, al loro fiscal overkill che ha senz'altro scosso dall'albero le mele marce, alla medicina amara e velenosa che se non ti uccide ti rende più forte!

Oh, gran virtù dei governanti antiqui!

Peccato però che gli elettori siano ingrati. C'è tanta ingiustizia e tanta cattiveria, signora mia... Ma soprattutto c'è, qui, tanta insofferenza verso i saccenti pretini di sinistra tutti presunzione e distintivo che vengono ad elargirci ex cathedra le loro verità pezzotte da analfabeti dell'economia. Ne abbiamo i coglioni pieni di uomini di scarse o pessime letture che si credono il sale della Terra ma ignorano i dati statistici e la logica elementare. Lo dico con ermetismo ma anche con affetto.

Un suggerimento: le tue controdeduzioni tienile per te. Riparliamone nel 2027. Se avrai avuto ragione, a quel punto, sarà impossibile non dartela. Oggi, purtroppo per te, è impossibile dartela, e le ributtanti contorsioni logiche con cui cercheresti di prendertela sinceramente vorremmo che tu ce le risparmiassi.

Con immutata stima (quella che questa analisi dimostra ti meriti).

lunedì 9 giugno 2025

Storia di un referendum

Vi rifaccio in tre punti la storia dell'ultimo referendum, tragicomicamente conclusasi oggi.

Il punto giallo (agosto 2011) è quello in cui Draghi, nella sua famigerata lettera scritta in quanto Presidente entrante in Bce, chiedeva al Governo italiano "una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti" (le altre richieste sono dettagliate qui).

Il punto rosso (gennaio 2014) è quello in cui Renzi annunciò il jobs act.

Il punto verde è quello in cui un sindacato giallo ammantato in una bandiera rossa ha preso una sonora musata, non riuscendo ad arrivare nemmeno al 30% di partecipazione (amen).

Ieri la mia Uga (semper laudetur) mi chiedeva del referendum, argomento che giustamente interessa ai giovani. Mia risposta: "Un referendum con cui il PD, che ha tolto diritti ai lavoratori quando la disoccupazione era al 13% e in crescita, vuole restituirglieli ora che la disoccupazione è al 5.9% e in calo. Poi fai tu...".

Sono stato unemotionally factual, come direbbe Capezzone. Che cosa lei abbia fatto poi non lo so, ma francamente me ne infischio.


(...ma godo, anche perché io ho la coscienza a posto, lui no...)

sabato 24 maggio 2025

Come si calcolano iSalari™️ (parte terza: l'input di lavoro)

 (...nella prima parte di questo ciclo vi ho spiegato come recuperare il valore del monte salari complessivo, nella seconda vi ho spiegato come esprimerlo in termini di potere d'acquisto, cioè in termini reali, evidenziando alcuni problemi nel calcolo dei deflatori da parte di Eurostat, oggi parleremo di come commisurare il valore dei salari erogati alla quantità di lavoro prestata, e quindi come ottenere una misura dei salari - reali o nominali - pro capite, o come ottenere una misura del costo del lavoro per ora lavorata. Resterò nella misura del possibile all'interno del database Eurostat in modo che sia più facile gestire la gnagna del "in Germania i salari sono più alti" o "m'ha detto micuggino che in Francia laggente stanno meglio". In teoria Eurostat dovrebbe produrre dati confrontabili fra Paesi membri dell'Unione Europea, quindi una volta imparati i calcoli per l'Italia dovreste essere in grado di replicarli a piacere per qualsiasi altro Stato membro. In pratica, nella puntata precedente abbiamo visto che ogni tanto i dati presentano anomalie inesplicabili, ma insomma, se si ripresenteranno le gestiremo e non dipendono da me. Cominciamo...)

Il monte salari lo abbiamo, sia in termini nominali che reali:


In quanto segue farò riferimento al deflatore dei consumi, ponendomi quindi in un'ottica "potere d'acquisto del lavoratore" (il deflatore del Pil lo si usa invece quando ci si pone in un'ottica "costo del lavoro per l'imprenditore": gli inglesi in questo caso parlano di product wage).

Ora procuriamoci i dati sugli occupati, intesi come lavoratori dipendenti (quelli che percepiscono appunto un salario). La localizzazione nel data tree dell'Eurostat è abbastanza intuitiva (come funzioni il data tree l'ho spiegato nella prima puntata):


Il problema qui è che i dati trimestrali iniziano solo dal 2009!


Ai fini politici e giornalistici può essere abbastanza, ma a me interesserebbe avere una serie più lunga.

Cercando nell'albero trovo gli "historical data":


Li estraggo e li confronto con i più recenti:


La dinamica delle serie è molto simile, ma la serie più recente degli occupati (quella in grigio) è inferiore in media dell'1.5% alla serie degli occupati dai 15 ai 64 e dell'1% a quella degli occupati dai 20 ai 64 anni fornite dagli historical data.

In questi casi ci sono due modi di procedere: o ci si rivolge alla fonte nazionale, sperando che riporti serie omogenee su un campione sufficiente, o si ricostruisce all'indietro (si "retropola") la serie più recente utilizzando i tassi di crescita di quella più remota, purché questi tassi siano sufficientemente simili nel periodo in cui sono entrambi reperibili.

La correlazione fra i tassi di variazione della serie recente e  di quella "storica" 20-64 nel periodo in cui sono entrambe disponibili (2009-Q2:2020-Q4) è altissima, pari al 96%, quindi per il momento scelgo la seconda strada e estendo all'indietro la serie "grigia" coi tassi della serie "arancione". Il risultato è questo:

e per il momento ce lo facciamo andare bene: la serie "grigia" sarà la nostra misura degli occupati (poi volendo rifaremo il tutto su fonti nazionali).

Per ottenere il salario (reale o nominale) pro capite dobbiamo dividere il monte salari per gli occupati, ricordando però che il primo è espresso in milioni e il secondo in migliaia. La formula giusta quindi è: UW = W/(N/1000), cioè il salario medio unitario (unit wage) è pari al monte salari in milioni diviso per gli occupati in migliaia divisi per mille (per riportarli a milioni), e il risultato è questo:


in euro per persona per trimestre. Non commento il dato, quello lo facciamo in separata sede, intanto suggerisco a chi ha voglia di rifarsi i conti, così se ho sbagliato mi correggerà.

Le ore lavorate invece non sono riportate fra gli indicatori di contabilità nazionale. Per reperirle nel database faccio la cosa più semplice: chiedo!


Scrivendo "hours worked" nella casella di ricerca in alto a destra compaiono una serie di possibilità: articoli, voci di glossario, basi dati. La base dati più pertinente mi sembra quella evidenziata. Cliccandoci sopra vengo portato qui:


e per capire in che modo questa informazione viene gerarchizzata dal database posso cliccare su "Show in data tree", che mi fornisce questo risultato:


Per qualche motivo, l'informazione che mi serviva sono riuscito a trovarle nel Conti economici regionali (che a loro volta sono una miniera di altre informazioni). Ovviamente come "regione" scelgo l'Italia, come campione tutti gli anni disponibili, come settore l'intera economia, ed ecco fatto! C'è solo un problema, questo:


L'Eurostata recepisce i dati con un certo ritardo (con la scusa di armonizzarli, suppongo), e quindi per ottenere una serie che arrivi almeno fino al 2024 mi tocca ancora una volta integrarla con l'Istat. Poco male, almeno vi faccio vedere come funziona (visto che questa sera funziona). Istat ha adottato un'interfaccia "simil-OCSE" (era tale anche prima, solo che... nel frattempo l'OCSE l'ha cambiata e l'ISTAT si è adeguata). L'indirizzo è cambiato ed è questo: https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it, e in apertura si presenta così:


"Bella la boiserie, bello il lavoro...", ma i dati dove stanno? Cliccando su "Dati" si arriva qui:


dove la fascia evidenziata riporta i temi principali, e spostandosi su ognuno di essi sotto appaiono i vari database. Anche qui tiro dritto e invece di avventurarmi in ricerche gerarchiche uso il motore di ricerca interno:


che mi porta immediatamente a quello che mi serviva:


Devo solo selezionare "Ore lavorate" nella linguetta evidenziata e eccoci qua:


Per motivi affascinanti e misteriosi le due serie coincidono solo a partire dal 2021 (hint: nel database Eurostat la b accanto al valore del 2021 indica che in quella data si è verificato un break nella serie, cioè una modifica del metodo di calcolo. Ovviamente per quanto paghiamo i simpatici eurostatistici ci aspetteremmo che fossero così cortesi da omogeneizzare i dati non solo sincronicamente ma anche diacronicamente, ricostruendo le serie in modo da fornire con criteri omogenei spazialmente e temporalmente. Ma capiamo che è chiedere troppo e ci accontentiamo per il momento di constatare che i dati dell'Istat sono una prosecuzione attendibile di quelli dell'Eurostat:

(in realtà situazioni di questo genere possono essere gestite in un modo più accurato, ma di questo parliamo in un eventuale approfondimento, se richiesto).

Tuttavia, qui il problema è un altro: su Eurostat abbiamo trovato dati annuali (e parziali), ma a noi servono trimestrali. Istat li fornisce (basta cercare nei conti economici trimestrali), e possiamo utilizzarli per calcolare il salario medio per ora lavorata:


Il risultato è questo, e anche qui non commentiamo, riportiamo semplicemente, invitando chi lo desideri a rifarsi i conti. Chiaramente, se i profili delle due coppie di serie, che hanno gli stessi numeratori (il monte salari in termini nominali e reali), sono diversi, questo indica che il denominatore ha un profilo diverso, cioè che la dinamica degli occupati e delle ore lavorate ha avuto dei "disaccoppiamenti", come oggi si usa dire.

Possiamo vederlo riportando i due denominatori nello stesso grafico, dopo averli espressi come indici a base 2015:


Le ore lavorate hanno più varianza degli occupati (e se ne possono intuire i motivi), e dopo la crisi il numero di ore lavorate è aumentato più rapidamente rispetto a quello degli occupati (e anche questo è intuitivo, ma ne parleremo).

Bene: abbiamo molti dati da commentare, ma soprattutto ora sapete dove trovarli, così non dovrete "credere" a nulla. Il piddino "crede" nelle statistiche. Il normodotato le consulta. La differenza è tutta lì, e non è piccola come sembra...

Buona notte!

(...devo dormire perché domani mi aspettano ore di automobile: lascio i refusi alle vostre amorevoli cure...)

venerdì 14 marzo 2025

Due slides…

… dalla presentazione di domani, dove mi dicono che nell’aria si avvertirà la metaforica fragranza del prosecco tiepido e del lompo rancido (e io naturalmente porterò, a nome vostro, una parola di moderazione, di quella moderazione che, come è noto, ci fa tanto crescere nel consenso).

Una è questa:


Niente di particolarmente originale, ma qualcosa che la stragrande maggioranza dei nostri concittadini ignora, il che non le preclude il diritto all’elettorato passivo e soprattutto a quello attivo.

Un’altra è questa:


E questa probabilmente è un po’ più criptica. Fatto sta che la produzione industriale della Germania sembra muoversi insieme alla domanda di prodotti tedeschi da parte dei mercati del sud dell’Eurozona. Potremmo chiamarla la slide del ramo segato. Poi, con un minimo sforzo di immaginazione, facendo appello a un minimo di capacità di astrazione, potremmo immaginare di chiamare Germania il mitologico Nord dei ceti produttivi (aka prosecco tiepido), e il resto lo lascio immaginare a voi.

Il succo del discorso è che proprio perché vediamo quanto sia stato grande l’errore commesso dalla Germania nel distruggere il suo mercato di sbocco naturale, cioè il mercato unico, cioè il mercato interno dell’eurozona, dovremmo stare molto attenti a non commettere qui in Italia lo stesso errore, distruggendo il mercato interno italiano. Non dovremmo, o meglio non avremmo dovuto, trovarci di fronte al crollo di un importante mercato estero, quello tedesco, così come la Germania si è trovata ad affrontare la chiusura dei suoi mercati di sbocco esteri (Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Cina) dopo aver bucato il salvagente del mercato interno (quello unico).

Tutto qua.

Con tutto il rispetto e tutta l’umiltà possibile: secondo voi, in una sala di 300 persone, da quanti riuscirò a farmi capire? Ma soprattutto: quanto è importante riuscire a farsi capire? Perché in fondo noi una cosa dovremmo averla capita, almeno una: la nostra libertà dipende molto meno dalla nostra capacità di far capire le nostre ragioni che dall’incapacità degli altri di comprenderle. Le illusioni illuministiche le abbiamo deposte, contiamo sulla capacità della storia di fare il lavoro sporco e faticoso al posto nostro, utilizzando la sua capacità persuasiva, quella che ci ha regalato i trent’anni gloriosi, e anche i settant’anni di pace. Poi, naturalmente, siccome siamo tutti animati da spirito agonistico, continueremo ad impegnarci pensando di essere migliori dei tanti che ci hanno preceduto, e che non sono riusciti, come non riusciremo noi, a evitare che le cose vadano come devono andare.

Good night and good luck!


giovedì 4 aprile 2024

Un altro problema della sinistra (i salari)

I commenti sotto al post precedente rivelano un esilarante eccesso di beatitudine in questa eletta schiera di happy few: vedo molto "tu fai trionfalismo perché sei un politico de #aaaaalega e quindi siccome sei #aaaaacasta nun te ne frega ggnente che li salari nun aumenteno e ssi li salari nun aumenteno è normale che o'ccupazzione cresce...", ecc.

Ora, se, come ricorda Céline, pour que dans le cerveau d'un couillon, la pensée fasse un tour, il faut qu'il lui arrive beaucoup de choses et de bien cruelles, la mia umanità profondamente vissuta e sofferta dovrebbe spingermi ad augurarvi di non capire mai perché una simile reazione è fuori luogo. D'altra parte, i tours della vostra pensée (se c'è) non dipendono né da me né da voi, ma dalla logica dei fatti, ed è da quando sono qui che ogni giorno sfido la prima legge della termodidattica:


nel generoso, ma spesso vano, sforzo di farvi capire le cose prima che siano i fatti a farvele capire.

Mi rendo conto che per gli ultimi (ma anche per molti fra i primi) arrivati questo oggettivamente non sia più il blog di un economista "controcorrente" (cioè allineato alla letteratura scientifica e non al liquame fognario che popola i nostri studi televisivi e la nostra saggistica), ma il blog di un "politico" (sarebbe: di un parlamentare, per la precisione, ma la categoria di #aaaaabolidiga ha fritto l'encefalo un po' a tutti, è tardi e non voglio entrare in infinite precisazioni). Aggiungo che è oggettivamente difficile realizzare che mentre questo blog è rimasto fermo, il mondo gli è girato intorno, per cui le critiche che ora faccio da #aaaaabolidigo di destra sono e restano quelle che facevo da economista di sinistra, per il semplice motivo che i problemi sono gli stessi e le soluzioni sarebbero le stesse. Il riflesso pavloviano di chi arriva qui pensando di essere di sinistra, o che io sia di destra, posso immaginarmelo. Tuttavia, vi assicuro, nonostante che io abbia e voglia continuare ad avere un buon rapporto verso chi ha avuto parole cortesi per me, che la mia intenzione di mantenere buoni rapporti non potrebbe mai tradursi in "trionfalismo" (mah...)! A me non interessa il vostro consenso (non mi interessava quando eravate lettori, tantomeno ora che siete elettori: liberi voi di crederlo o meno...), come non mi interessa fare propaganda qui, nel blog che non c'è. Se dico che l'incremento del tasso di occupazione è una (positiva) anomalia statistica lo dico per il semplice fatto che esso lo è. Non faccio del trionfalismo perché io non so da oggi che laggente stanno male: lo so dal 2011, quando ho cominciato a sgolarmi perché a sinistra qualcuno capisse questo:


Quindi, come dire, esprimetevi, sentitevi liberi, qui siamo in un gigantesco e diffuso confessionale laico, dove voi, protetti non da una grata, ma dall'anonimato digitale, potete aprirvi, e quindi apritevi e chiaritemi: cosa diamine pensate di poter insegnare sulla deflazione salariale a uno che ve l'ha descritta tredici anni fa?

Il discorso, tuttavia, non si esaurisce qui, naturalmente, come sa chi il percorso l'ha fatto. E allora, se volete inveire contro er #aaaaabolidigo accomodatevi pure. Se invece volete capire che cosa sta succedendo, cominciate dal

Glossario

Retribuzione lorda: salari, stipendi e competenze accessorie, in denaro e in natura, al lordo delle trattenute erariali e previdenziali, corrisposti ai lavoratori dipendenti direttamente e con carattere di periodicità, secondo quanto stabilito dai contratti, dagli accordi aziendali e dalle norme di legge in vigore.

Occupati: vedi il post precedente.

Retribuzione lorda pro capite: retribuzione lorda divisa per il numero di occupati dipendenti.

Deflatore dei consumi: rapporto tra consumi nominali, cioè espressi ai prezzi correnti, e consumi reali, cioè espressi ai prezzi di un anno assunto come base.

Retribuzione lorda pro capite in termini reali ("potere d'acquisto dei salari"): rapporto fra retribuzione lorda pro capite e deflatore dei consumi.

Nota: si potrebbe anche usare un diverso indice dei prezzi al consumo (e magari se interessa vi faccio vedere che cosa cambia), ma preferisco usare queste definizioni di contabilità nazionale perché così, se interessa, possiamo tornare indietro fino al 1970 con dati più o meno coerenti in termini statistici.

I fatti

Indubbiamente gli ultimi anni hanno visto un tracollo del potere d'acquisto, ma:

1) non è la prima volta che succede;

2) in almeno un'altra occasione precedente questo tracollo è stato accompagnato da una diminuzione, non da un aumento del tasso di occupazione;

3) gli ultimi trimestri (quelli del Governo attuale) hanno visto un'inversione di tendenza.

Aggiungo subito che siamo molto lontani dall'aver recuperato il livello dell'ultimo tracollo (quindi ancor più lontani dall'aver recuperato il penultimo) e che la strada sarà lunga e dolorosa, ma passa per la crescita, non per il salario massimo (quello che gli altri chiamano "minimo" perché non sanno come funziona il mercato del lavoro) né per il reddito della gleba.

E ora vediamo i dati.

Il monte salari (retribuzioni lorde totali) in termini nominali (a prezzi correnti) è qui:


Credo vediate bene in quali occasioni (tre) le retribuzioni complessivamente erogate sono scese e di quanto, e che sappiate tutti intuirne il perché (crisi Lehman, austerità, pandemia, con la diminuzione più prolungata causata dall'austerità e la diminuzione più visibile causata dalla pandemia.

Vedete anche che dopo la pandemia, alla fine (cioè a destra) del grafico la crescita dei salari nominali è particolarmente rapida, ma... in quel periodo era molto rapida anche l'inflazione! Se dividiamo per gli occupati dipendenti e poi ancora per il deflatore dei consumi (vedete sopra il glossario) otteniamo questo profilo delle retribuzioni pro capite in termini reali:


e qui è ben evidente che l'austerità aveva riportato le retribuzioni lorde in termini reali di fine 2012 al livello di quelle di inizio 1996, con un tracollo di circa 411 euro pro capite a trimestre (137 euro pro capite al mese), mentre l'inflazione post-pandemia (quella di cui parlavamo qui, se ricordate...), ha falcidiato ben 449 euro pro capite a trimestre (circa 150 euro al mese), fra il terzo trimestre del 2021 e il primo del 2023, portandoci ancora più indietro nel tempo. Dal primo trimestre 2023, cioè dall'entrata in vigore della prima legge di bilancio di questo governo, la situazione sta migliorando, sempre troppo lentamente (il recupero, in quattro trimestri, è stato di 72 euro al trimestre), ma meno lentamente dell'ultima volta (il recupero nei quattro trimestri successivi all'ultimo tracollo era stato di 6 euro pro capite a trimestre (cioè due euro pro capite al mese) nel periodo dal terzo trimestre 2013 al terzo trimestre 2014. Per un recupero percettibile bisogna aspettare gli effetti del "bonus Renzi", introdotto nel secondo trimestre del 2014.

Però...

Non avevate detto che il tasso di occupazione aumenta perché i salari sono diminuiti?

E allora come me lo spiegate questo?


I salari reali, il potere d'acquisto trasferito alle famiglie, sono diminuiti quasi altrettanto con l'austerità, ma allora il tasso di occupazione era anche lui in caduta libera. La correlazione fra tasso di occupazione e livello salariale è stata praticamente sempre positiva: al crescere dell'occupazione cresceva il livello salariale. Fra il 1996 e il 2021 la correlazione è di 0.34. Non è un risultato così strano: se al crescere della disoccupazione i salari diminuiscono, è normale che al crescere dell'occupazione i salari aumentino! Fra il 2022 e il 2023, invece, la correlazione diventa fortemente negativa: -0.66. Questa anomalia in realtà si concentra nel periodo di discesa del salario reale, fra il terzo trimestre 2021 e il quarto 2022 (correlazione: -0.77). Dall'inizio del 2023 la correlazione ridiventa positiva, cioè le retribuzioni ricominciano a obbedire alla legge della domanda e dell'offerta (correlazione: 0.89).

Perché al tempo dell'austerità il calo dell'occupazione (aumento della disoccupazione) portava con sé un calo dei salari (come in effetti dovrebbe essere), mentre al tempo della crisi energetica un uguale calo dei salari è stato associato a un aumento dell'occupazione (diminuzione della disoccupazione)? Perché al tempo della crisi energetica la curva di Phillips non ha funzionato? Un pezzo di questa spiegazione va cercato, probabilmente, nel fatto che al tempo dell'austerità quella che si muoveva era la curva di domanda aggregata, mentre al tempo della crisi energetica si è mossa senz'altro la curva di offerta di breve periodo. Il modello standard, però, quello che vi spiegai qui, non dà pienamente conto di questa dinamica, perché in quel modello una fiammata di inflazione fa diminuire, non aumentare, il Pil e l'occupazione. In termini tecnici la spiegazione va cercata probabilmente tenendo conto della dinamica degli scambi commerciali, ma insomma ora sono veramente cotto e non voglio rivoluzionare la scienza economica (accetto vostre proposte).

A me per ora basta aver portato a casa due punti:

1) se dico che una cosa è anomala, che non si è mai verificata, lo dico a ragion veduta, e infatti un aumento del tasso di occupazione in presenza di un crollo delle retribuzioni reali come quello visto fra 2021 e 2022 prima non si era mai visto;

2) se dico che la sinistra ha un problema, la sinistra ce l'ha, perché una ripresa delle retribuzioni, per quanto insufficiente, rapida come quella verificatasi sotto il Governo di destra sotto la sinistra non si era mai vista.

E questa non è propaganda: è un fatto, e non sto dicendo che il merito sia del Governo: sto dicendo che è così.

Accetto vostre interpretazioni, ma basate sui fatti, non sulla vostra presunzione che chi vi parla voglia convincervi di qualcosa: il mondo in cui vivo è già sufficientemente complesso perché io voglia aggiungervi questo ulteriore livello di complessità...