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venerdì 27 dicembre 2024

Ombudsman (or woman)

(...il riferimento come comprenderete è all'immortale Loretta: 


non la Napoleoni, che in effetti poi è scomparsa - qualcuno se la ricorda!? - ma quella impersonata da Eric Idle dei Monthy Pyton in uno sketch che oggi sembra profetico, ma forse contiene semplicemente una lezione: quel delirio e quella degenerazione che ci sembrano marcare in modo tanto caratteristico quanto irrimediabile la nostra epoca, forse si erano già affermati, o si stavano affermando, nella nostra indifferenza o nella nostra disattenzione, fin dagli anni '70. Insomma: può darsi che più che "profeti", i Monthy Pyton, come altri artisti, fossero semplici "testimoni" di una realtà. Ma non è di questo che volevo parlarvi...)

Qualche giorno fa il nostro amico Durezza del vivere ha fatto un commento giustamente acidulo a proposito di certe dichiarazioni della ombudswoman europea uscente (do per scontato che si identifichi come she/her, poi vai a sapere...), la O'Reilly (Emily), che, insomma, pareva si fosse accorta, a fine mandato, che la Commissione europea non è esattamente il tempio della trasparenza (tema a noi caro e affrontato più volte, ad esempio con riferimento ai processi decisionali dell'Eurogruppo). Le parole della ombudswoman (or man) sembravano un po' sconclusionate (ad esempio, "non mi sono mai trovata a mio agio coi membri del Gabinetto von der Leyen perché sono persone intelligenti ma non elette": ma perché, quando mai i membri di un gabinetto sono eletti? Gli uffici di diretta collaborazione del ministro li sceglie, nella misura del possibile, il ministro, non li scelgono certo gli elettori che non avrebbero le competenze tecniche per assistere il ministro in una scelta così delicata, come ben sanno quelli di voi che hanno avuto la bontà di leggere i testi obbligatori).


Le parole della O'Reilly sembravano insomma una gigantesca "rosicata" per non essere stata riconfermata (ma Durezza non direbbe così perché è meneghino, e poi la O'Reilly in effetti era già stata riconfermata un paio di volte, tra l'altro col nostro voto!), o comunque un andarsene sbattendo inelegantemente la porta, cosa che dalle istituzioni non si dovrebbe mai fare, come del resto non si dovrebbe fare in generale. Avrei voluto commentare l'intervento di Durezza, ma il 20 dicembre alle 10 ero in studio a Coffee Break, e così rispondeva un'altra amica, Francesca:


Durezza il personaggio non lo conosceva: io, purtroppo, sì (dove il purtroppo non è una connotazione personale: non ce l'ho con lei, semplicemente patisco la fatica di dover lottare contro il Leviatano), e a questo punto aggiungerei qualche considerazione a quelle contenute nel suo ottimo articolo che probabilmente avrete letto.

Perché, insomma, la O'Reilly ci ha provato, e diverse volte, a fare un po' di chiarezza su situazioni, come dire, un po' al limite. Può essere utile ricapitolarne alcune, per ricordarci con chi abbiamo a che fare, per valutare le conclusioni cui giunge Durezza, ma soprattutto per darvi contezza del lavoro immenso che ogni giorno si fa per cercare di arginare questa marea dilagante: un lavoro così sterminato, così assorbente, così sfibrante, che anche a quelli di noi più disposti ad arringare le folle manca il tempo di riferirvelo, se non, talora, in modo fugace e allusivo (per scrivere un post così ci vanno quattro ore, e non è detto che sia tempo speso bene).

Ma non si tratta di cose di piccolo conto...

Il caso Selmayr

Dell'ineffabile Selmayr il blog fa menzione qui, ma voi dovreste anche averne sentito parlare ne La mappa asimmetrica del potere europeo, scritta quando lui era Capo di gabinetto dell'altrettanto ineffabile Juncker (il predecessore della von der Leyen, cioè presidente della Commissione dal 2014 al 2019).

Alzi la mano chi si ricorda il Selmayr-gate (altresì detto Scandalo della nomina di Martin Selmayr)? La storia è semplice. Per deferenza verso la Germania, il 21 febbraio 2018 Juncker nominò Selmayr vicesegretario generale della Commissione. Nella stessa riunione della Commissione, Juncker disse che siccome purtroppissimo l'allora segretario generale, Italianer, voleva rassegnare le dimissioni, allora Selmayr, che pochi minuti prima era stato fatto vice, diventava segretario generale. Selmayr subentrava così in un ruolo delicato, di estrema influenza, e che gli dava agio di sopravvivere al gabinetto Juncker, senza uno straccio di concorso, di evidenza pubblica, di procedura che desse agli altri Paesi la possibilità di dire la loro, di fare proposte. Utile ricordare che in quegli stessi giorni noi eravamo prima in campagna elettorale, solcando un Appennino piuttosto innevato, e subito dopo assorbiti dal processo di formazione del mitologico governo carioca (con Claudio nella stanza dove si scriveva il mitico "Contratto di Governo"). In Europa tuttavia la cosa non venne trovata di estrema eleganza: scoppiò uno scandalo, di cui noi, presi nel turbinio delle vicende romane, nulla avremmo saputo senza l'ottimo Marco Zanni, e l'ombudsman (or woman) ricevette due segnalazioni l'8 maggio. Il 31 agosto del 2018 l'ombudsman emise un parere piuttosto reciso, sollevando un discreto clamore: c'erano state delle evidenti forzature, e per ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee come minimo occorreva disciplinare in modo formale la nomina di una carica così importante.

Alla fine Selmayr si dimise il primo agosto del 2019 (e anche in quel periodo avevamo altri problemi da gestire, ma naturalmente seguivamo anche questa storia) per andare a fare prima il rappresentante permanente in Austria, e poi, indovinate un po':


...da settembre scorso il rappresentante permanente presso al Santa Sede (se lo incontrate salutatemelo)!

Diciamo che in questo caso l'ombudswoman (or man) non era stata totalmente inefficace, e infatti il potente Selmayr, noto come "il mostro di Berlaymont", avrebbe tanto voluto fargliela pagare, ma...

Lo scandalo Volkswagen

Mentre questa vicenda stava avviandosi a conclusione, interveniva un altro parere piuttosto bombastico della nostra ombudsman (or woman), su una vicenda di cui non credo vi sia rimasta traccia. Vi ricordate il Dieselgate? Beh, era saltato fuori che il meccanismo utilizzato per truccare le vetture in modo che passassero i test sulla qualità delle emissioni era stato escogitato con una ricerca che la Banca Europa degli Investimenti aveva finanziato per ben 400 milioni! Capito la virtuosa Tedeschia? Su questa storia aveva aperto subito un'inchiesta l'OLAF (l'Ufficio Europeo per la lotta alle frodi) che nel 2017 aveva trasmesso gli atti alla procura tedesca, ma l'8 maggio 2018 era stata adita anche l'ombudswoman (or man), da parte di un giornalista investigativo cui la BEI aveva negato un accesso agli atti (quella roba che va sotto il nome un po' bestiale di FOIA). Il giornalista si era quindi rivolto all'ombudsman (or woman) che il 29 marzo emetteva questa raccomandazione:

chiedendo il rilascio in forma anonima dei documenti richiesti. Ne seguì una interessante schermaglia in cui la BEI si nascondeva dietro la richiesta di anonimato avanzata dall'OLAF, e se dovessi dirvi com'è andata a finire non saprei darvi una risposta precisa (potrei chiedere ai nostri uffici a Bruxelles, ma mi sembra già sufficientemente eloquente il tentativo di insabbiare: la sintesi è che il casino messo su dal Dieselgate lo avete finanziato anche voi pro-quota, salvo prova contraria, e spero che ne siate soddisfatti!).

Decisivi!

A dicembre del 2019, quando lo scorno della Commissione sul caso Selmayr era ancora ben presente agli addetti ai lavori, la O'Reilly scadeva e si andava a nuove elezioni, da svolgersi col doppio turno. Il 17 dicembre  si svolse il primo turno e al ballottaggio andarono la O'Reilly e una sostenuta dal PPE. Per non saper né leggere né scrivere il gruppo ID sostenne l'ombudsman (or woman) in carica, che così venne rieletta. I nemici dei miei nemici sono miei amici, forse...

Il MES

In questa storia torbida, poteva mancare il nostro amico MES? A dicembre 2019, come forse ricorderete, il ministro Gualtieri era stato in audizione in Senato, sotto tutela di un torvo e trepidante Rivera (direttore generale del Tesoro), e il risultato, al suo ritorno dall'Eurogruppo, era che non ci si capiva nulla: secondo Gualtieri aka l'incompetente l'Italia aveva chiesto un rinvio, secondo Centeno (Presidente del consiglio dei governatori del MES) si stava andando avanti, e insomma alla fine un Antonio Grizzuti piuttosto inFOIAto fece una richiesta di accesso agli atti dell'Eurogruppo il 17 dicembre del 2019, sollevando un tema a noi caro (come vi ho ricordato sopra), quello della trasparenza dell'Eurogruppo, su cui nel frattempo, con un caso clamoroso di friendly fire, si è espressa in forma postuma anche Transparency International, che noi, però, avendo capito in che squadra gioca, preferiamo chiamare Durchsichtigkeit International.

In risposta Grizzuti ottenne, dopo il mese prescritto, questa cortese missiva:

Il 30 gennaio 2020 il povero Grizzuti, scoraggiato dall'inanità dei suoi sforzi, mi segnalò le sue iniziative, assolutamente lodevoli, che aveva riassunto in un articolo dal titolo (e dal contenuto) piuttosto interessante:


Io prima feci un cazziatone ai nostri del seguente tenore:

Continuano a prenderci per il culo ma facciamo troppo poco anche in termini meramente di testimonianza formale. Le richieste FOIA le ha fatte Grizzuti (non noi)! Certo che non servono a un cazzo, ma almeno servono a sollevare un problema (ad esempio il problema che non servono a un cazzo).

(perché sì, con tutto quello che facciamo, ed è molto, io mi sento sempre come se non avessi fatto niente - eppure, visto col senno di poi, qualcosa abbiamo fatto: abbiamo decapitato la riforma del MES!), poi mi rivolsi a un amico esperto di FOIA (e non vi dovrebbe essere difficile capire chi) che mi propose questa succinta ma esauriente analisi:

Ci sarebbero un bel po' di cose da dire... riassumo:

1. il regolamento sul diritto di accesso agli atti istituzioni UE (1049/2001) fa cagare, è antiquato, ha dato pessima prova di sè, tant'è che da almeno 10 anni che deve essere rivisto (perché non in linea con il Trattato di Lisbona), ma ovviamente non lo fanno.

2. In UE, il diritto alla trasparenza è considerato stabilmente dalla Corte di giustizia UE come un diritto di rango non così fondamentale, certamente subordinato (ad esempio) alla privacy, privo di una reale capacità di disclosure.

3. La letteratura è piena di casi in cui il richiedente accesso, prima viene sfanculato (spesso nel modo ridicolo segnalato dal tuo interlocutore) dagli organi UE, e poi perde sistematicamente le cause.

4. Nello specifico, poi, le motivazioni sono - appunto - ridicole (e non è che non manchino appigli per fare dinieghi più rispettosi del sistema di limiti contenuto nel regolamento). 

- Riguardo l'eurogruppo, e la fantasiosa idea per cui che siccome è una "riunione informale" sarebbe fuori dal campo di applicazione del diritto di accesso, basterebbe verificare che il regolamento, all'art. 2, comma 3. stabilisce che "Il presente regolamento riguarda tutti i documenti detenuti da un'istituzione, vale a dire i documenti formati o ricevuti dalla medesima e che si trovino in suo possesso concernenti tutti i settori d'attività dell'Unione europea." Se una istituzione UE detiene un documento, a quello si applica l'accesso.

- ancora più ridicola è la motivazione addotta per il diniego delle minute dell'eurosummit. Infatti, se uno si va a guardare cosa dicono le "Rules for the organisation of the proceedings of the Euro Summits" (che secondo loro determinerebbero la sottrazione di quei documenti all'accesso), scopre che l'art. 7. (Professional secrecy and production of documents in legal proceedings), così recita:

"Without prejudice to the provisions on public access to documents applicable under the law of the Union, the deliberations of the Euro Summit shall be covered by the obligation of professional secrecy, except insofar as the Euro Summit agrees otherwise."

"Without prejudice" a casa mia significa che prevalgono le norme del regolamento.

Ora, perché motivazioni così ridicole?

Perché quelle "buone" se le riservano per eventuali contestazioni, in sede amministrativa o giurisdizionale. Perché così allungano il brodo, costringono a lunghi e defatiganti procedure di ricorso, scoraggiano chi volesse provarci.

(io consiglierei a Grizzuti di cominciare rivolgendosi all'Ombudsman UE)

Questo era lo stato dell'arte il 30 gennaio del 2020. Ma vi ricordate che giorni erano? Era esattamente tre giorni dopo il fatidico "Siamo prontissimi!" in diretta dalla Gruber, su cui si sta facendo un faticoso lavoro in Commissione COVID, era il giorno in cui veniva ricoverata allo Spallanzani la prima coppia di cinesi ammalati, che comunque all'epoca andavano abbracciati e non quarantenati (come ricorderete).

Insomma: dato che come Paese non eravamo assolutamente pronti, le buone intenzioni di Grizzuti e mie vennero travolte. Non sappiamo quindi se in quel caso l'ombudswoman (or man) avrebbe potuto fare qualcosa. Io a Grizzuti girai il suggerimento subito, ma poi credo che abbia avuto altro da fare, e della sua eventuale richiesta sul sito dell'ombudsman (or woman) non c'è traccia.

D'altra parte, questa storia che non si è mai svolta contiene in sé un insegnamento: non vitro sed ferro recuperanda est patria, ovvero, i problemi non si risolvono con la trasparenza ma con i rapporti di forza. Se non avessimo un Governo di destra stabile e se i nemici dei nostri risparmi non si trovassero in serie difficoltà, hai voglia a trasparire!

La riforma del MES ce la beccavamo e zitti!

Ma non è andata così...

Porte girevoli

La pandemia ci travolse, e a maggio 2020 eravamo alle prese col decreto Rilancio (quello del Superbonus, per capirci), con poca voglia di star dietro alla Leuropa, se non per evitare quello che poi non riuscimmo ad evitare, ovvero il commissariamento via PNRR. Accadevano però cose interessanti, come questa:


In sintesi, la nostra amica ombudswoman (or man) prendeva a sportellate l'Autorità Bancaria Europea (EBA: European Banking Authority), perché il suo direttore esecutivo, tal Adam Farkas, senza fare un plissé passava da un ruolo chiave nell'autorità di vigilanza (direttore esecutivo dell'EBA) a un ruolo altrettanto rilevante nel vigilato (funzionario dell'Associazione per i Mercati Finanziari Europei, una specie di FEBAF europea, se ben capisco. Ora, voi magari non lo sapete, ma in Italia ci sono organi di vigilanza, come la CONSOB, che sono autentici buchi neri: una volta che superi l'orizzonte degli eventi venendo nominato, uscirne è sostanzialmente impossibile, se sei uomo veramente di mercato, perché per almeno due anni non puoi andare a lavorare altrove! Nella Leuropa della Latrasparenza invece non si fanno mica tanti problemi!

A dire il vero, il 20 settembre 2019 l'eccellente Marco Zanni aveva presentato una interrogazione (la risposta immagino sia stata: "le faremo sapere, chiamiamo noi..."). L'associazione Change Finance invece si era rivolta all'ombudsman (or woman) che aveva preso la cosa piuttosto sul serio, e alla fine la cosa è finita così: che il 18 novembre 2020 l'EBA ha detto che in futuro eviterà, accettando la raccomandazione dell'ombudswoman (or man). Per dire: erano i giorni in cui qui si veniva a sapere che la Protezione Civile non distingueva fra morti "per" e "con" COVID. Il destino di Farkas o di consimili paraculi era l'ultima delle nostre preoccupazioni, ben altro marciume stava per venire a galla...

Ursula

Il 29 giugno 2022 Marco ci segnalava questa comunicazione dell'ombudswoman (or man) sullo Pfizergate. L'ombudsman (or woman) aveva chiesto alla Commissione perché fossero spariti i messaggi con cui si erano negoziate le forniture, e la Commissione aveva risposto in modo evasivo. La conclusione, nel mese successivo, fu che questo era stato un caso di malamministrazione (e dagli torto)!

Non è servito a non far rieleggere la von der Leyen, ma è servito a sapere chi è stata eletta, e soprattutto chi ha deciso di votare per lei (noi no, tanto per essere chiari, e i motivi vi dovrebbero essere evidenti da questo rapporto che chiarisce con quanto scrupolo e in quale dettaglio riuscivamo a seguire le vicende europee).

Conclusioni

Ecco: vi ho sgranato il rosario delle nostre rogne quotidiane (avrei altri episodi da riportare, ma credo bastino questi). Roba così arriva fra una convocazione di seduta, una telefonata del capo, una riunione di staff, una votazione in Commissione, un postulante da ricevere, un intervento a un convegno, una dichiarazione di voto in aula, ecc., e cerchiamo sempre di gestirla. L'unica conclusione che mi sento di trarre è che quando l'Unione Europea non ci sarà più avremo più tempo per occuparci del Paese, cioè di voi, non in chiave meramente difensiva, ma anche propositiva. Per ora, una metà del tempo va così: è tanto sfibrante quanto umiliante, ma non lo abbiamo voluto noi.

Ricordatevi nelle vostre preghiere di chi lo ha voluto.


(...e sì, questi sono esattamente quelli che annullano le elezioni a casa altrui per difendere lo stato di diritto, come dicevamo nel post precedente. E fa già ridere così...)

domenica 16 febbraio 2020

Democrazia e trilogo

Guardatevi questo video:


Intanto, una semplice considerazione.

Da noi una satira così fattuale e spigliata su temi simili sarebbe semplicemente impensabile, ed è esattamente per questo che siamo una colonia. Senza nominare i nostri giullari di regime, tutti diritti (in)civili e distintivo, che sul tema sono non pervenuti semplicemente perché non ci arrivano, vi lascio solo immaginare il corruccio che dall'Olimpo delle nostre istituzioni calerebbe su noi poveri mortali: roba da far sembrare l'Iliade di Monti un romanzo di Jerome K. Jerome (con la K di Klapka, nel caso qualche ggiornalista tanto colto quanto sensibile vi veda un ammiccamento al Ku Klux Klan). Come minimo, l'AGCOM, quella che tollerò senza fiatare becere menzogne sulla realtà della crisi greca (eh sì, è ancora quella, di proroga in proroga...), comminerebbe (indipendentemente, ça va sans dire...) una bella multa milionaria a chi osasse tanto (sempre che prima qualche Commissione contro l'odio non fosse intervenuta).

In Germania si può fare satira, in Italia no, e quindi non la si fa.

In Germania, del resto, si può fare anche politica, e quindi la si fa (e i responsabili dello sfascio dell'Europa, cioè i pasdaran del progetto unionista, cominciano a pagare seriamente pegno), mentre da noi qualsiasi manifestazione di dissenso viene criminalizzata come odio e deferita alla psicopolizia (un esito che, per quanto da noi ampiamente previsto, costituisce un lieve ostacolo a una sana dialettica democratica. A proposito, non mi ricordo se vi ho detto che sono membro della Commissione Segre...).

Le considerazioni che precedono hanno la loro importanza, ma quello che più mi colpisce del video non è tanto la dimensione satirica, giocata su una chiave piuttosto ovvia, qui da noi ottimamente interpretata dal Pedante con la sua serie su Maria Antonietta, quanto quella pedagogica. Si dice che Pulecenella pazzianno pazzianno dicette 'a verità. Appunto. Anche Die Anstalt, pazzianno pazzianno, fornisce una spiegazione assolutamente perspicua di come funzionino le istituzioni europee. Perspicua, naturalmente, nei limiti in cui può esserlo la spiegazione di una cosa messa su apposta per non poter essere capita.

Il video non cita lo strano caso del dottor Ecofin e del signor Eurogruppo, di cui in questo blog ci occupammo anzitempo (qui, tradotto qui), ma l'omissione è del tutto scusabile con la volontà di attenersi al quadro complessivo, senza entrare nelle filiere tematiche, e in particolare in quella economica, per quanto importante sia. Quando di questo caso ce ne occupammo noi il tema era molto meno popolare di quanto lo sia diventato adesso, tanto da suscitare perfino l'attenzione della nostra amica Durchsichtigkeit International, che è arrivata con un bel ritardo di quattro anni su Goofynomics a porsi la nostra stessa domanda: who governs the euro area? (e se se la pone un'emanazione del capitalismo tedesco questa domanda ha un peso ben diverso da quando ce la ponevamo noi), e da promuovere negli addetti stampa di Bruxelles una riflessione piuttosto radicale sulla necessità di abolire l'Eurogruppo (è già, ci sono arrivati anche loro, i mitici giornalisti anglosassòni - a me piace pronunciarlo così, come lo avrebbe pronunciato Alberto Sordi doppiando Ollio, soprattutto dopo certe performance all'ultimo "Euro, mercati, democrazia"...).

Ma noi dell'Eurogruppo parlavamo già cinque anni or sono perché noi avevamo letto il libro scritto sei anni fa da Giandomenico Majone: Rethinking the Union of Europe Post-Crisis. Noi siamo già da cinque anni sull'agenda cui i mentecatti (cioè tutti gli altri: duole dirlo, ma è fattuale) arrivano solo oggi, quella dell'irrazionalità e dell'opacità della costruzione europea, ed è per questo che la nostra analisi è più avanzata e credibile: perché quando gli altri erano ancora nella fase della negazione, noi eravamo già in quella dell'accettazione della realtà, che è il presupposto necessario per un reale cambiamento.

Tuttavia, credo di non avervi mai parlato del trilogo, che, ve lo confesso, ho sentito menzionare la prima volta da quando sono parlamentare: sarebbe un incontro informale fra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento (le tre teste del Cerbero legislativo europeo), in cui si raggiunge un accordo politico, che deve poi essere confermato nelle rispettive sedi formali. Fra trilogo e procedura legislativa ordinaria esiste quindi lo stesso rapporto che fra Eurogruppo e Ecofin: c'è una sede opaca in cui si decide, e una sede trasparente in cui si fanno timbri, ceralacche e family photos. Sussistono però due differenze. La prima, ovvia, è che l'Eurogruppo (sede informale di decisione del Consiglio dell'Unione Europea) esiste solo nella filiera economica, o almeno spero. La seconda, meno ovvia, è che, a quanto ne so io, l'Eurogruppo è almeno normato da un protocollo (il che rende ancora più ambigua la sua posizione di organismo "formalmente informale"), mentre il trilogo no. Non mi risulta, ma se sbaglio mi corrigerete, che i Trattati menzionino il trilogo, tant'è che nello spiegone ufficiale sulla procedura legislativa non se ne fa cenno. In effetti l'art. 294 TFUE parla del Comitato di conciliazione, che qualcuno, per confondere le acque, chiama trilogo formale, ma che è un'altra cosa. Protocolli sul trilogo non ne ho visti, ma sarà un limite mio. La sintesi quindi è che in un progetto politico che è principalmente un progetto economico tutte le decisioni hanno un momento di opacità (il trilogo), ma quelle economiche ne hanno due (Eurogruppo e trilogo)!

Naturalmente questo modus operandi non lascia tutti molto soddisfatti. A titolo di esempio, qualcuno (per fortuna, mi piace sottolinearlo, un italiano) ha trovato fastidioso che nel mitologico "documento a quattro colonne" del trilogo la quarta colonna, quella che descrive il compromesso raggiunto dalle tre teste di Cerbero, sia segretata. Ne è sorto un interessante dibattito, anche perché il Tribunale dell'Unione Europea ha dato ragione al ricorrente (i dettagli sono qui).

Quella della trasparenza, come sapete, è una battaglia che ho fatto mia da quando, ignorando buona parte di quanto vi ho raccontato oggi, mi trovai di fronte una certa persona, un certo giorno, in una certa stanza, che mi disse, a proposito di un certo Trattato, che io non potevo visionare le bozze della sua riforma nonostante il premier mi avesse chiesto di farlo perché queste bozze erano segrete (peraltro, questa segretezza è una fandonia, ma di questo parleremo dopo le prossime elezioni).

Intanto, sintetizzo quello di cui abbiamo parlato oggi con le parole di un mio amico giurista:

"mettiamo in piedi un sistema che per numero di stati, maggioranze qualificate, organi, competenze, procedure, etc. è così complicato e farraginoso che il rischio di incepparsi è la regola... quindi per risolvere questo problema di "efficienza decisionale", ci inventiamo dei luoghi "informali", dove prendiamo le decisioni (il trilogo; l'eurogruppo). Cioè: noi viviamo (?!) in un sistema in cui due fra i principali (o forse proprio i principali?) organi decisionali sono "informali". LETTERALMENTE MILLENNI DI CIVILTA' GIURIDICA BUTTATI NEL CESSO. Per i posteri: si direbbe che sia diventato un luogo decisionale così preminente esattamente perché è informale."

Siete d'accordo, vero, che Zingaretti, quando blatera di democrazia, e di Lega pericolosa per la democrazia perché nemica dell'Europa, fa solo tanta tenerezza?

Hanno sostenuto e caldeggiato una mostruosità giuridica che non ha capo né coda, la accettano supinamente, senza adoperarsi per darle un senso (che a mio avviso non può avere: ma è solo cercando di darglielo che lo rendi evidente...), e saranno spazzati via per questa loro incoscienza da apprenti sorcier. Incoscienti pericolosi per la loro inconsapevolezza, e per la loro fredda e lucida determinazione a etichettare come odio qualsiasi tentativo di promuovere consapevolezza, ma in fondo patetici nelle loro insanabili contraddizioni e nel loro tentativo di sopravvivere contro il vento della Storia, che ormai definitivamente spira in direzione a loro contraria. Il 2018 non avrà risolto molto, e nessuno si aspettava, credo, che potesse risolvere tutto, ma ha dato a molti la voglia di partecipare e la speranza di potersi autodeterminare. Questa è la battaglia che qui abbiamo sempre combattuto, e questa battaglia non è stata persa. Per la differenza fra battaglia e guerra vi rinvio comodamente a un qualsiasi dizionario: vanno bene anche quelli dei piddini (che loro leggono senza capirli).

giovedì 6 febbraio 2020

Il Conte del Grillo


Questo il siparietto, e questo il sottotesto a cura di Radio Radicale.

Nota bene: io leggevo da un foglio, come sempre quando i tempi devono essere strettamente contingentati. Il primo ministro (o meglio i suoi uffici) sapeva dalle 12 di ieri che cosa gli avrei chiesto, e quindi si era preparato bene, ma io non sapevo che cosa mi avrebbe risposto (per motivi che forse non devo spiegarvi): però la mia replica (scritta prima di ascoltarlo) combacia perfettamente col suo intervento.

Questo è il dettaglio che ha fatto la delizia degli intenditori, come il nostro capo ufficio legislativo, che mi ha chiamato per chiedermi: "Ma tu come facevi a sapere che cosa avrebbe detto?"

E voi, che dite? Come facevo a saperlo?

Semplice: mi ci sono voluti dieci secondi (e dieci anni di dibattito) a immaginare dove avrei potuto portarlo col mio quesito perché lui confessasse la sua verità, che è una verità dai piedi di balsa, diciamo così. Perché la mia verità è un po' diversa: ora che ci sono dentro, a questa roba, so, e ve lo sto dimostrando, che il problema principale non è nemmeno l'Unione Europea in sé (che comunque resta un progetto irrazionale e fallimentare), quanto il fatto che essa si presti (perché irrazionale e farraginosa) a essere strumentalizzata da una serie di ambiziosi despoti (mancati), la cui massima aspirazione è quella di poter conferire, con un po' di latinorum europeo, una vernice di modernità a un credo politico vecchio come il mondo.

Tant'è che già due secoli fa un grande poeta l'attribuiva ar monno vecchio.

Per ulteriori dettagli, ci aggiorniamo a domani (forse, perché vado in Veneto a parlare di legge di bilancio: informazioni sui miei canali social...).