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sabato 11 gennaio 2025

Punturini ‘ndernescional

(… titolo ripreso dal noto saggio di Pino Aprile…)

Un amico “che io ci ho molto rispetto” mi segnala questo pregiato articolo del Völkischer Beobachter salmonato ‘ndernescional, dal titolo “A time for truth and reconciliation”. Mi sento anch’io di caldeggiarne la lettura. Confesso però che nonostante ne condivida il contenuto (e posso dimostrarlo, e lo dimostrerò) la mia prima reazione, fin dalla lettura del titolo, non è stata di assoluto e totale entusiasmo.

Intendiamoci: alcuni aspetti analitici dell’articolo, e in particolare la lettura del 2016 come anno di svolta in senso repressivo nella gestione di Internet, sono da me totalmente condivisi, sono cose che mi sentite dire da tempo, ma proprio per questo il vederle adesso spiattellate come ponzose e profonde analisi da un outlet così “autorevole“ più che inorgoglirmi mi fa incazzare. Come pure dovrebbe inorgoglirmi, ma invece mi fa incazzare, il richiamo alla Commissione per la verità e per la riconciliazione. Alzi la mano chi si ricorda questo (scritto mentre la Grecia veniva macellata, cosa di cui non abbiamo evidenza che l’intellettuale di turno si crucciasse)!

Si riconferma che nihil est in intellectuals quod prius non fuerit in Goofynomics, ma non vorrei che questa venisse presa per vanagloria. Sicuramente un po’ lo è, non mi attardo ad escluderlo, ma il motivo per cui il fatto che venga condivisa un’esigenza di metodo che avevo espresso 10 anni fa mi innervosisce, anziché sollevarmi o inorgoglirmi, non ha nulla a che vedere con la rivendicazione di un primato intellettuale, di una particolare originalità o tempestività. Io sono stato scolarizzato nel XX secolo e in Italia, quindi io so che dopo Omero chiunque pretenda di dire una cosa originale è sostanzialmente un illetterato.

In altre parole, quello che mi infastidisce di questo richiamo all’esperienza sudafricana (quella della Commissione sulla verità e sulla riconciliazione, dei cui risultati, a dire il vero, non vi saprei tracciare un bilancio storico), non è che venga dopo il mio (e chi sono io per pretendere di essere ascoltato?), ma sono i motivi che sottendono ad esso, e questi motivi mi infastidiscono non perché siano di per sé non condivisibili (ricordo che faccio parte di una commissione di inchiesta sul fenomeno del COVID-19, quindi ovviamente mi interessa vederci chiaro su questo fenomeno!), ma perché preludono a un inevitabile fallimento.

Che dal 2016 fosse all’opera un DISC (Distributed Idea Suppression Complex) ce ne eravamo un pochino accorti anche noi, e ne avevamo anche parlato, mettendo in guardia, pensa tu!, proprio quella sinistra che oggi piange sul latte da lei versato!

Tuttavia, invece di apprendere le lezioni della storia, la sinistra (perché il Völkischer Beobachter salmonato ‘ndernescional è un outlet di sinistra) continua a non fare i conti con alcuni caposaldi della cultura occidentale, quali la logica aristotelica e la geografia astronomica. Da quest’ultima ci deriva, in particolare, quello strumento che tendiamo a considerare banale, a dare per scontato (nonostante che la sua storia dimostri che non lo è affatto), ma che è tutt’oggi essenziale per dirimere controversie di vario tipo, e anche per attribuire ad analisi della più svariata natura il corretto valore: il calendario.

Eh sì!

Perché a leggere il contributo dell’illustre e autorevole autore non si può sfuggire alla sensazione che secondo lui “la strage e il grande scempio che fece i social colorati in rosso“ sia stata quella che qui, per non farci tirare giù dagli amici suoi (perché l’autore si propone come un pezzo della soluzione, ma il suo curriculum ce lo segnala come pezzo del problema), abbiamo deciso di chiamare metaforicamente la “punturina”, cioè la gestione ideologicamente orientata, e quindi inefficiente, della pandemia.

Ma allora come si spiega che il DISC sia attivo dal 2016, cioè da quattro anni prima che il noto fenomeno epidemiologico si manifestasse? In altre parole, una chiamata alla verità come strada maestra verso quella riconciliazione di cui tutti avvertiamo l’urgente bisogno, per essere o almeno sembrare non dico efficace (perché pur aderendo intellettualmente a questa istanza mi rendo conto del fatto che politicamente sia impraticabile), ma credibile, dovrebbe dimostrare di avere colto quali siano le contraddizioni fondamentali che hanno portato all’egemonia della menzogna, quelle che preesistevano all’eruzione del fenomeno sanitario, e che, non dobbiamo nascondercelo (pensate allo Pfizergate), ne hanno condizionato le modalità di gestione. Ma sotto questo profilo, il pregiato contributo del pezzo del problema è abbastanza deficitario: il problema è il debito pubblico (leggere per credere!) e le bolle immobiliari, con una tanto elegante quanto eloquente saldatura dei punturini ‘ndernescional ai Giannini (intesi come plurale di Giannino) ‘ndernescional.

Quello su cui abbiamo bisogno non di sapere, perché la sappiamo, ma di dirci apertamente la verità non è se nel XXI secolo da qualche parte si stiano studiando o producendo armi batteriologiche (quando ho fatto il militare nel 1989 la difesa anti-NBC era nel programma dei corsi AUC! Nel frattempo, la sigla è diventata CBRN, ma sempre di quella roba si tratta). No, di questo credo che ci interessi il giusto, anche perché non è un argomento così sorprendentemente nuovo. Sarebbe, sarà, più utile fare un’operazione di verità sulla terza globalizzazione e sulle sue dinamiche.

Questo non possiamo aspettarcelo, ovviamente, da chi su queste dinamiche prospera, il che però non rende inutile il suo contributo, tutt’altro! Vi esorto continuamente a utilizzare la forza dell’avversario, e quindi un contributo come questo può esserci molto utile dialetticamente, se però ci ricordiamo che il suo autore non è uno di noi, non è un nostro amico, anche se, per motivi in fondo estemporanei, sembra desiderare quello che tutti noi desideriamo: è e resta un nostro avversario. Questo suo (secondo) coming out quindi è utile, anzi utilissimo, ma dobbiamo ricordarci di inserire il nostro desiderio di avere una parola di verità sulla gestione della pandemia (da lui condiviso), nel contesto di una aspirazione più ampia (da lui non condivisa): quella di avere una parola di verità sulla organizzazione dei nostri rapporti sociali di produzione, e dobbiamo essere consapevoli del fatto che in questo compito il Völkischer Beobachter salmonato ‘ndernescional non può aiutarci, se non nella limitata misura in cui, come avevamo pronosticato, le politiche che ha sempre sostenuto allo scopo di ridurre la nostra fetta di torta alla fine abbiano ridotto anche la sua fetta di torta (quella destinata alla rendita finanziaria, cioè ai suoi azionisti di riferimento) perché hanno fatto collassare la torta.

Non leggete quindi questo intervento come un’esortazione alla schizzinosità, come la versione di destra di quelli che volevano “l’uscita da sinistra“, anzi! È una cosa profondamente di destra: un richiamo al senso critico, quella cosa che la sinistra ha deciso di mettere in soffitta, crimine contro l’umanità per il quale merita di scomparire, e scomparirà.

Statemi bene e ovviamente long 🍿!

mercoledì 26 agosto 2015

Do you remember me? Vol. 2 (CLN vs. TRC)

Caro professore,

E di me si ricorda? Mi chiamo Mario Bianchi (o Rossi) ed ho sostenuto con lei l'esame di econometria alla Sapienza nel 1492. Ora lavoro [grossa istituzione multilaterale]; ho sorriso amaro quando in un recente tweet l'ha giustamente richiamata tra i veri paradisi fiscali. In realtà non le scrivo per sapere se si ricordi o meno di me (poco conta) ma per farle sapere che non siamo tutti come “er biretta”.

Seguo il suo blog dal primissimo giorno; sono stato fortunato perché decise di aprire il blog proprio qualche settimana dopo l'esame. La voce girò subito tra i suoi studenti! Ricordo anche chiaramente la sua presentazione in aula sui differenziali d'inflazione nell'area euro; eravamo davvero agli inizi della sua missione come guru e cavaliere nero. E ancora, ricordo bene il pomeriggio che fece qualche minuto di ritardo a lezione (rarità!) perché stava completando l'articolo "Cina e crisi: chi ha paura dell'agnello cattivo" in risposta ad un articolo di Zingales. Lo raccontò con passione e smontò con pazienza e decisione le osservazioni del piddino di turno.

Dopo l'università, l'ho rincontrata a [capitale delle Piddinia internazionale], alla presentazione de "il tramonto dell'euro" alla Libreria Piddina. Quel giorno era ricoperta dalla neve che manco in Siberia. Prima della presentazione mi riconobbe e mi diede un abbraccio. Ne rimasi davvero colpito.

Seguo costantemente il blog, ho letto, fatto leggere e soprattutto ho studiato tanto sui suoi post ed articoli. Grazie. Ho letto con passione ed adorato i suoi due libri e ne ho regalate copie ad amici e parenti, con discreto successo.

Studiando alla Sapienza ho avuto la fortuna di aver avuto come professori, tra gli altri, Acocella, Padoan, Gandolfo, Carlucci, Gnesutta e De Vincenti. Oggi però riconosco che la più grande fortuna è stata soprattutto avere avuto lei come professore. Le sue lezioni sono davvero tra i ricordi più piacevoli dei miei studi. Seguirla poi tramite blog e twitter in questi anni mi ha insegnato tantissimo ed aiutato a distinguermi dai piddini che mi circondano. Suonerà come una sviolinata, ma non essendoci captatio benevolentiae, non ci trovo nulla di male.

Ci tenevo solo a ringraziarla ancora una volta per il suo lavoro. Ciò che alcuni amici, parenti e colleghi cominciano a capire oggi, lei l’ha spiegato e documentato chiaramente anni fa. Seguire questo blog per me significa più di tutto stare mesi, spesso anni, davanti a chi non la segue.

Ma soprattutto le scrivo per farle sapere che tanti dei suoi studenti non sono casi persi e disperati come lo studente del post di ieri, “er biretta”. "Bucce e scarti che la vita ha sputato" come definiva lei in aula certi studenti. In tanti continuiamo a seguirla ed imparare tantissimo dal suo lavoro quotidiano. In tanti ci vantiamo in giro di essere stati suoi allievi. In tanti cerchiamo di contribuire (certo dovremmo fare molto dipiù) alla diffusione del suo materiale per squarciare il velo di Maia €peo ed Europeo.

Spero capisca il senso della mia mail. Ho già rubato troppo del suo prezioso tempo.
Un caro saluto.
Mario Rossi (o Bianchi)

















































“Ma vedi là un'anima che, posta
sola soletta, inverso noi riguarda:
quella ne 'nsegnerà la via più tosta".
Venimmo a lei: o anima lombarda,
come ti stavi altera e disdegnosa
e nel mover de li occhi onesta e tarda!
Ella non ci dicea alcuna cosa,
ma lasciavane gir, solo sguardando
a guisa di leon quando si posa.
Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
che ne mostrasse la miglior salita;
e quella non rispuose al suo dimando,
ma di nostro paese e de la vita
ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava
"Mantua...", e l'ombra, tutta in sé romita,
surse ver' lui del loco ove pria stava,
dicendo: "O Mantoano, io son Sordello
de la tua terra!"; e l'un l'altro abbracciava.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Quell'anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
di quei ch'un muro e una fossa serra.































































Scusa, Mario Bianchi (o Rossi): e cosa avrei dovuto fare, se non abbracciarti? Sei d'accordo che eravamo in Purgatorio, no? Quel Purgatorio che stiamo attraversando tutti, ma contromano, scendendo verso l'Inferno di un conflitto mondiale. E allora a me, che ho fatto il classico, come credo te (e non credo er Biretta: ma non possiamo escludere che esistano persone totalmente impermeabili al bello), abbracciarti sembrava la soluzione più naturale...

Solo un dettaglio: io non credo di aver mai definito dei miei studenti come tu dici, per due motivi.

Primo, perché la citazione è inesatta. Rilke dice "Schalen von Menschen, die das Schicksal ausgespieen hat", che nella traduzione italiana in mio possesso suonava: bucce di uomini che la vita ha sputato (anche se in realtà, come noterai, Rilke non dice Leben, ma Schicksal: destino, e ci sarebbe da riflettere su cosa sia la vita, e cosa sia il destino: se si chiamano in modo diverso, forse saranno cose diverse...).

Secondo, perché io ho sempre voluto bene ai miei studenti. Ho sempre avuto per loro, per le vittime delle mie lezioni "frontali", lo stesso affetto e lo stesso spirito di servizio che ho per le poche migliaia di persone che passano per questo blog, anche quando farlo si è rivelato un errore (e avrebbe potuto rivelarsi un errore anche prima, ad occhi più lungimiranti dei miei). Er Biretta che mi scrive per insultarmi a freddo dandomi del disonesto, o il Derossi che si chiede perché reagisco con sdegno (forse Derossi dovrebbe dirci come reagisce lui quando lo insultano, ma non credo che capirebbe la domanda, perché non è stato in grado di vedere l'insulto!) sono una minoranza rumorosa, lo so.

Poi ci sono gli altri, la maggioranza... dell'esigua minoranza di persone che ha deciso di ragionare con la sua testa!

Tu mi fai troppo onore accostandomi a cotanti colleghi. Loro sono economisti. Io no, come sai (vedi la discussione col cortese professor Monacelli). Sono una cosa diversa, evidentemente. Cosa? Lo sapremo solo dopo (quindi lo saprà chi ci arriverà).

Caro Mario Rossi (o Bianchi), la tua lettera mi riporta a un passato lontanissimo.

Quello in cui il dipartimento nel quale ci siamo entrambi formati non era ancora stato invaso dagli ultracorpi liberisti (come dicevo questa mattina a un altro che ci era passato, facendolo sorridere).

Quello in cui potevo credere che "sinistra" fosse capacità di pensiero critico e autocritico (e quindi mi rivolgevo a certi "organi" di stampa per esprimermi).

Quello in cui il mio tempo mi apparteneva.

Tutto questo ce lo siamo lasciato dietro, ed è stata una scelta non totalmente consapevole. Quando ho lanciato il mio grido di allarme (buon ultimo, come so e sapete), ero pressoché certo che sarei stato ignorato, proprio perché lo erano stati tanti altri, a cominciare, appunto, da Carlucci (ma risalendo su su fino a Meade...).

Ma è andata in modo completamente diverso.

Ho scoperto il potere della mia parola, e sono stato preso in un gioco più grande di me.

Sono lieto di vederti ricordare che in classe ho sempre parlato secondo coscienza: ma un conto era farlo in una sede scientifica, dove non avrei potuto, per onestà intellettuale, fare quegli sciatti comizi populisti a base di "l'Europa ci ha dato la pace", "la colpa è nostra perché non abbiamo fatto le riforme", insomma: svendere tutta quella paccottiglia neoliberista della quale alcuni miei colleghi, mi si dice, fanno grande smercio (mi chiedo però quale libro di testo adottino, perché nei libri degli economisti seri questa putrida melma non c'è: guarda ad esempio il dibattito sul libro di Eichengreen svolto dai miei lettori in coda ai post precedenti...). Ma un conto era affrontare certi temi in classe, dove poteva essere fatto su basi fattuali, e contando su un patrimonio (a dire il vero sempre meno vasto) di conoscenze comuni, e un ben altro conto farlo nel dibattito pubblico, dominato da queste logiche.

Eppure ha funzionato.

E se, come vedi, qui non c'è nessun terrorismo, fuori ci sono molti terrorizzati, che stanno perdendo la Trebisonda. I gentili colleghi parolai e populisti, lividi di odio verso il paese che li sfama e di disprezzo verso gli studenti che li circondano, quelli che non riescono proprio a dire quanto sta scritto nei libri... ma così facendo si circoscrivono nella sfera del pensiero magico, e non riescono ad articolare un discorso che abbia un minimo di coerenza.

"Svalutare è peccato!" Ma allora perché la Germania, che è brava, non rivaluta?

"La svalutazione è un disastro!" Notizie dalla Svizzera?

"Bisogna essere competitivi per esportare!" Ma se poi il resto del mondo va per aria, e tu hai tagliato i salari (la capacità di spesa) degli italiani per vendere al resto del mondo, poi cosa ti inventi?

"Dobbiamo fare le riforme!" Ma allora perché chi le ha fatte ha tassi di disoccupazione stellari, ha visto esplodere il proprio debito pubblico, ecc.

"La colpa è dello Stato!" Ma allora perché sono saltati per primi i paesi col debito pubblico più basso?

Eccetera.

Sono anni che andiamo avanti a slogan. E quindi, poi, fatalmente succede che qualcuno ti scriva roba del tipo:

"Non so se leggerà questa mail il prof Bagnai o se la potete inoltrare, in questo caso vorrei inviargli due grandissimi ringraziamenti: il primo ringraziamento perchè è riuscito a spiegarmi quella strana sensazione di disagio che provavo ormai da diverso tempo quando sentivo parlare dei problemi economici della nostra nazione sopratutto in relazione all'euro. C'erano delle cose che non tornavano, che mi lasciano incredulo, ora il professor Bagnai mi ha illuminato.
[il secondo ve lo risparmio]"

Illuminato è una parola un po' forte. Diciamo che la spiegazione dei fatti fornita dall'economia ortodossa (quindi non dal ciarpame populista a base di sogni, dare la pace, e menate simili) ha una sua coerenza interna che inevitabilmente seduce chi ha gli strumenti culturali ed etici per accedere ad essa. Occorre cioè non partire dal presupposto di essere dei superuomini (come si sente er Biretta), occorre aprirsi alle ragioni dell'altro e alla logica aristotelica più elementare. E occorre essere economisti, cioè dire quello che la scienza economica dice e tramanda per bocca dei suoi migliori esponenti.

Non dovrebbe essere molto: ma è tantissimo, in un mondo nel quale esponenti di prestigiosi centri di ricerca insultano sui social persone che chiedono spiegazioni, urlandogli in faccia che le curve di domanda hanno inclinazione positiva! O in un mondo nel quale mentre Giannino ancora ci ammorba col dividendo dell'euro, a Harvard ormai si sono rassegnati ad ammettere la realtà (come cercavo di spiegare ar Biretta).

Ci siamo capiti, no?

Bene.

Fuori sono terrorizzati: hanno paura che qualcuno prima o poi gli rinfacci il loro tradimento. Tradimento degli interessi del paese, tradimento della loro missione di intellettuali, e tradimento della più banale logica. Il nervosismo è palpabile. Gli scricchiolii li sentono (quasi) tutti.

Sento parlare, in giro per il mondo, di Comitati di Liberazione Nazionale. Ne hanno parlato su a/simmetrie Boghetta, Dal Monte e Magoni (il 15 luglio), poi ne ha parlato Fassina (il 27 luglio), poi ne ha parlato Jacques Sapir (il primo agosto). Hai detto bene: qui siamo anni avanti. Conosco tutte le persone che stanno parlando di CLN in giro per l'Europa, e sono il presidente dell'associazione dove questa proposta è stata lanciata, a seguito di un dibattito che mi ha coinvolto. La mia posizione, però, lo sapete bene, è un'altra. Il mio educated guess è che da qui si uscirà se e quando gli Stati Uniti capiranno che i costi sono per loro superiori ai benefici, il che potrà accadere o attraverso un processo di maturazione che conduca a una scelta deliberata, o in seguito a uno o più eventi traumatici (in soldoni, quando noi saremo ridotti come la Grecia).

È da un po' che lo dico, e ora lo dicono anche loro: "sembra una soluzione più costosa del problema"...

A chi mi insulta a freddo sfugge un dettaglio: certe domande hanno una sola risposta, quella giusta. Finché riesci a evitare di portele, o di porle ai tuoi lettori (vedi sopra), va tutto bene. Ma nel momento in cui decidi di farlo, significa che qualcuno la risposta già se l'è data (e del resto in IPF ho illustrato passo passo il riposizionamento di economisti meno sprovveduti e più legati ad ambienti statunitensi...). Quindi, sinceramente, a me il problema del quando e del come interessa sempre meno. Quello che mi interessa sempre di più è il problema di come gestire la ricostruzione. Perché insomma, una cosa credo sia chiara: una cosa non può essere simultaneamente bianca o nera, quindi qualcuno non ha detto la verità.

Ecco, io, ve lo dico, non riesco ad appassionarmi al problema del CLN.

Potrebbe essere un modo per venirne fuori, ma comunque fuori se ne verrà, il problema non è questo. A me interessa capire come costituire una Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Chi ha osato esprimere un pensiero che in Italia era critico, e a Harvard banale, è stato sottoposto dagli italiani che frequentano Harvard a una vera apartheid in Italia. Nel frattempo, tanta gente ha perso la vita, e tantissima gente una ragionevole speranza di futuro per sé e per i propri figli, in conseguenza di scelte che si sapeva essere palesemente sbagliate (vi ho documentato ad esempio l'ipocrisia del Fmi sul moltiplicatore greco). Ora ci si trincera dietro la "stagnazione secolare". Ma vogliamo dircelo che se un quarto del mondo (in termini economici) si condanna alla deflazione, è piuttosto chiaro che l'esito non potrà essere una crescita sfavillante da nessuna parte?

Nessuno vuole vendetta, e io personalmente nemmeno giustizia (perché secondo me è impossibile anche solo concepire l'enormità di quanto ci è stato fatto, la dimensione della psicosi collettiva che è stata deliberatamente alimentata, e quindi io, sinceramente, avrei enormi difficoltà a stabilire cosa mettere sull'altro piatto della bilancia...). Però verità e riconciliazione sì, quelle saranno necessarie. Non possiamo permetterci, per la seconda volta in un secolo, di gestire l'esito di quella che in effetti è già una larvata guerra civile fra interessi economici che negano l'uno all'altro diritto di cittadinanza (come fu guerra civile per noi un pezzo della Seconda guerra mondiale), di gestire l'esito di un simile conflitto, nel quale influencer scaltri (come un cervo) lavorano indefessamente a mettere i figli contro i padri, i cittadini contro lo Stato, i genitori contro gli insegnanti, i passeggeri contro gli autisti, ecc., dopo tutto questo non possiamo cavarcela dicendo semplicemente "abbiamo scherzato!", o, peggio ancora, dichiarando la vittoria di una sola parte, quando per definizione una guerra civile è persa da tutti i contendenti.

Questo sarebbe un errore storico gravido di conseguenze funeste.

Certo, alla necessità di ristabilire un minimo di serenità, di verità, di equilibrio, di riconciliazione, rischiamo di arrivarci dopo eventi traumatici, appunto. Eventi tali da farci perdere di vista, da farci addirittura sembrare ingiusta, la necessità di una riconciliazione. Ma di quella c'è bisogno, per ricostruire un tessuto sociale lacerato in modo forse irreversibile dalla lama arrugginita della menzogna, quella menzogna che, impedendo agli attori sociali di riconoscere e dichiarare i propri interessi e quindi di comporli nelle sedi democratiche, uccide la politica, uccide la democrazia, e rende inevitabile la composizione violenta del conflitto sociale.

A chi fa comodo la deflazione? Lo sappiamo. Ma alle vittime di questo delirio (i piccoli, i dipendenti) è stato fatto credere che la deflazione faccia comodo a loro.

Non è così.

E allora, niente "Norimberghe", che servono solo a mandare al governo un po' di nazisti ripuliti, nell'interesse del podestà straniero (è andata così, come credo sappiate), ma un bel ragionamento fra italiani, in cui ci si incontri in una sede istituzionale, e si chieda: "Fratello, tu nel 1978 eri contro l'unione monetaria. Perché nel 2010 l'hai difesa a costo della nostra vita? Fratello, tu nel 1997 hai scritto nero su bianco che l'euro era un esperimento antistorico. Perché nel 2007 ci hai poi esortato a qualsiasi sacrificio pur di difenderlo?". Io credo che sia utile in primo luogo a chi si è comportato così essere chiamato a riflettere sul perché lo ha fatto. Senz'altro, sarà utile a tutti capire come si sia potuto intraprendere un cammino tanto fuorviante. Non esiste una sola spiegazione. Le spiegazioni sono complesse. Lasciamo il semplicismo del "l'euro ci dà la pace" ai populisti cialtroni, lasciamo la violenza e la vendetta a chi propugna riforme rigorosamente sulla pelle altrui, fottendosene dei costi umani (oltre che della logica economica). La nostra verità sia complessa e aperta all'ascolto.

A noi interessa capire e andare avanti cercando di porre basi non fragili alla nostra civile convivenza.

Liberarsi senza risolvere questo problema non servirebbe a nulla.

Vi ricordo che se siamo ridotti come siamo, in quanto italiani, è principalmente perché ci odiamo, e se ci odiamo ci sono ragioni storiche lontane e prossime, e la più importante delle ragioni prossime, come questo blog e il dialogo che vi si svolge mi sta aiutando a capire, è il modo in cui abbiamo gestito l'esito della nostra ultima guerra civile.

Quindi, va anche bene il CLN (se piace...), purché si riconosca che solo una Commissione per la Verità e la Riconciliazione potrà permetterci di superare veramente questo clima di apartheid, di caccia alle streghe, senza uno strascico di rancori, e potrà costituire il laboratorio per tentare un esperimento che in quasi due millenni di storia non è riuscito a nessuno: dare un senso alla parola "italiano", far convergere questo concetto, che negli ultimi decenni ha oscillato violentemente e pericolosamente dall'esaltazione nazionalistica più bieca, alla depressione autorazzista più feroce.

Non c'è nulla di male nell'essere ciò che si è, purché non si ceda alla seduzione di sociopatici irresponsabili che continuano a proporci di essere ciò che non siamo.

Questo è il compito della tua generazione. Tanto per essere chiari: è un compito impossibile.

E ora hai capito perché ti ho abbracciato.