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lunedì 3 luglio 2023

Facciamocome: la Germania e le auto elettriche

Vorrei illudermi del fatto che qui si sappia qual è il problema della Germania: un gigantesco problema di domanda. Sono qui per illustrarvi uno dei modi in cui lo sta risolvendo: usando in mancette i soldi del PNRR.

Sì, mentre a noi qui operatori informativi e espertologi di ogni risma ce le gonfiano con la storia che le ingentirisorsedelpiennerererere devono servire a aumentare la produttività, che nella testa degli espertologi è un fenomeno di offerta, cioè di capacità produttiva, motivo per cui le ingentirisorsedelpereperepere devono essere spese in investimenti, certo non in consumi o altra spesa corrente, in Germania con le ingentirisorsedelparappappero che ci fanno?

Questo.

Sì, avete letto bene: 3.125 euri (perché tocca dirlo così) di sussidio/mancetta a chi acquista un'auto elettrica: moltiplicati per 800.000 auto sono due mijardi e mezzo di spesa corrente destinata ai ricavi (e quindi ai profitti) dell'industria nazionale.

Ma non è un aiuto di Stato, no: è la decarbonizzazione, bellezza!

Non ci credete? Fate male: è anche nel factsheet:


che in questo caso è decisamente un fact shit.

Si pronuncia in modo diverso, come credo sappiate: le parole sono importanti, e vanno scelte con cura, soprattutto quando c'è da definire l'UE.

Lascio a voi le considerazioni del caso, io devo essere continente e contegnoso.

Buon proseguimento.

(...p.s.: ovviamente questa è una delle tante dimostrazioni della differenza fra europei - noi - e europeisti - i piddini! Ma secondo voi c'è uno di quei tanti pedissequi che in aula ci ammorbano con le ingenti risorse ecc. e con la produttività che si sia dato la pena di leggerlo il piennererererere dei tedeschi? Ma figurati! Tutto quello che a loro interessava era che il PNRR italiano, fatto da loro, mettesse nei guai noi, e schiumano perché non ci sta riuscendo. Ma che il nostro Paese ambisca ad avere pari dignità e parità di trattamento con gli altri, questo, a loro, dà solo fastidio, non possono tollerarlo, e conseguentemente non sono interessati ad avere di quello che fanno gli altri una visione che non sia quella mitologica della supremazia del Nord sui cialtroni del Sud. Le carte raccontano una storia un po' diversa, ma per quelle, loro, non hanno tempo...)

(...Elonio ci sta silenziando in tutti i modi: se quello che viene detto qui vi interessa, seguitemi su Telegram o iscrivetevi al blog, anche se mi dicono che pure blogspot ci mette del suo per non inviare notifiche. Vabbè, che la strada fosse in salita lo sapevamo, e che amici così in alto non possiamo averne pure...)

giovedì 9 febbraio 2023

QED 101: le divergenze parallele

Non c'è voluto molto tempo.

Ormai fra esposizione del tema qui, nel luogo del Dibattito, e conferme da parte dei migliori amici dell'uomo che si vuole informare, passano pochi giorni, qualche volta poche ore.

È il risultato di due forze convergenti: da un lato io non riesco a tener dietro ai "miei" temi, perché coinvolto anche da altro (i mille temi del territorio, i mille incontri per tenere allineate le varie anime della maggioranza, le mille verifiche interne ed esterne sulle mille posizioni da prendere ogni giorno, i mille riassunti da fare per uso interno o di comunicazione, ecc.) e ancor meno riesco a comunicarveli tempestivamente, non solo per gli oggettivi limiti di tempo (sono uno), ma anche perché per comunicare con voi ho bisogno di trovarmi in un clima emotivo favorevole, devo comunque raccogliere delle energie, devo comunque concentrarmi per riprendere il filo del discorso, anche se è lo stesso discorso da dodici anni...

Dall'altro, motus in fine velocior: il susseguirsi degli avvenimenti si fa incalzante, un po' perché le dinamiche elettorali premono (fra un anno il progetto insensato affronterà la sfida esistenziale di dimostrare il proprio senso), e un po' perché forze esogene (il fastidio degli Stati Uniti per le politiche mercantilistiche dell'Eurozona) impongono reazioni rapide.

Alla fine, gli eventi ci sorpasseranno, manifestandosi prima che riusciamo ad annunciarli, ma ce ne consoleremo, perché in tutta evidenza ci stanno sorpassando sulla strada che abbiamo indicato qui.

Quale strada?

Questa:


(era qui).

Ci stiamo in effetti avviando sulla strada di una nuova divergenza: a quella indotta dalla pro-ciclicità delle regole fiscali, su cui vi confesso di non capire se e come si intenda agire (ma mi impegnerò e tornerò a dirvi), si aggiunge quella indotta dalle forzature sugli aiuti di Stato, che aiutano il Nord a decollare, e dalle storture del PNRR, che zavorrano la nostra economia. Ne parla oggi l'amico Massimo D'Antoni sul Sussidiario:

dimenticando solo un piccolo "dettaglio", o forse semplicemente dandolo per scontato, come abbiamo imparato a darlo per scontato noi a partire da qui: finché non verrà abolito dalle regole europee qualsiasi riferimento a quel costrutto teoricamente infondato e operativamente distorto che è il "PIL potenziale", per il nostro Paese non ci sarà speranza di riscatto all'interno dell'Unione Europea (vi ricordo che non ci abbiamo fatto un convegno internazionale, di fronte alla solita platea di inesistenti).

Il motivo è molto semplice.

Se il "potenziale" di un Paese viene calcolato ex post in modo "adattivo", cioè incorporando tutti gli shock recessivi del passato, qualsiasi tentativo di compensare questi shock recessivi con politiche espansive sarà impedito dalle regole, perché verrà visto come un tentativo di spingere l'economia oltre il proprio potenziale, alimentando tensioni inflazionistiche.

Se lo "spazio fiscale" manca, ai Paesi del Sud, è per questo motivo, certo non per il #debbitopubblico (che ovviamente offre una chiave narrativa plausibile, ma che di per sé non appare limitante, atteso che per farlo scendere in fretta... abbiamo dovuto farne di più!).


Ma c'è un paradosso politico: il paradosso politico è che il ricorso al "Pil potenziale" è stato voluto proprio dai Paesi del Sud, come mezzo per aggiungere "flessibilità" alle "regole". I poveri piddini, inviluppati nel loro eurocentrismo tolemaico, hanno aggiunto al sistema un epiciclo tombale: quello che doveva servire a farci spendere "un po' di più" quando le cose fossero andate male, alla prova dei fatti si è rivelato il meccanismo che ci condanna a spendere molto di meno quando le cose vanno peggio! E questo vale in tutti i campi che il Paese dovrebbe tutelare per riprendere a crescere: pubblica amministrazione, infrastrutture, scuola, sanità.

Purtroppo qui non è un problema di colore politico, ma di egemonia culturale. Quella del "gianninismo" è forte e sorretta da progetti di comunicazione ben finanziati: #eggenerazzionifuture, #aspesapubbliga, #castacriccacoruzzione, ecc.

Tutto già visto e rivisto (ma avete visto che ci sono dei cretini che tornano all'attacco con la storia de #igosdidaabolidiga!? Ma come si fa?), tutto confutato, tutto riproposto con una tenacità che suscita disgusto e ammirazione in parti uguali.

Gli uomini e le donne che "sanno di sapere" sono ovunque, sono anche e, ahimè, soprattutto fra di noi.

Sarà una lunga, lunghissima guerra, ma per vincerla abbiamo una soluzione, dolorosa ma efficace: lasciamo fare a loro...

(...within reason, naturalmente...)