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venerdì 5 dicembre 2025

Tre discorsi: "Lavori in corso" (discorso numero uno)


Sento dire da molti che questo Governo starebbe varando una manovra improntata all'austerità. Anch'io avrei preferito una manovra diversa, è sufficientemente ovvio e noto. Ad esempio, avrei preferito che l'innalzamento del tetto al reddito da lavoro dipendente oltre al quale non si può accedere ai benefici della flat tax fosse reso strutturale, anziché prorogato di un solo anno, e magari portato a 40.000 euro, anziché a 35.000. Però chi parla di austerità a proposito di questa manovra semplicemente non sa, o non ricorda, che cosa sia stata l'austerità, o, peggio ancora, vuole fare della scadente propaganda politica.

Vediamo insieme perché: i numeri ci aiuteranno, la loro voce è molto nitida.

Per tutto il dopoguerra fino al 2007, anno della crisi dei subprime, il Pil italiano è andato crescendo secondo una tendenza più o meno lineare:


dalla quale si è discostato di molto poco, nonostante che questo periodo sia stato caratterizzato da conflitti (dalla Corea al Vietnam all'Afghanistan alla Jugoslavia all'Iraq, ecc.), da crisi finanziarie (nei Paesi asiatici, in Argentina, negli Stati Uniti con la bolla delle dot com, ecc.), da crisi delle materie prime (come le due crisi petrolifere degli anni '70...), da sommovimenti sociali (come l'autunno caldo o gli anni di piombo...), e via dicendo.

Poi è arrivata la Grande crisi finanziaria del 2008-2009:


e mentre stavamo ripartendo, in corrispondenza del puntino rosso, è arrivato Monti con la vera austerità. Il risultato è stato che lo scarto fra effettivo e tendenziale aperto dalla grande crisi, che già era di per sé rilevante in termini storici, si è allargato a dismisura e non si è sostanzialmente più richiuso (né è prevedibile che si richiuderà nel prossimo secolo).

Come è potuta succedere una cosa simile?

Così:


A partire dal Governo Monti, e per tutti i successivi Governi, incluso quello gialloverde (che nel 2018 fece la manovra più restrittiva degli ultimi undici anni, con un rapporto deficit/Pil pari a 1.45% nel 2019, superiore solo all'1.32% del Governo Prodi nel 2007), gli investimenti pubblici italiani al netto del deperimento delle infrastrutture furono costantemente negativi. Undici anni di distruzione di infrastrutture pubbliche che hanno rappresentato un freno drammatico alla crescita del Paese e da cui solo il Governo attuale ci ha riscattato, riportando gli investimenti netti in terreno positivo.

La differenza la situazione attuale e l'austerità, quella praticata da Monti su istigazione della lettera di Draghi, emerge bene se si considerano i risultati in termini di crescita dei due trienni 2011-2013 e 2022-2024:


Nei primi tre anni dall'inizio del Governo Monti l'Italia perse il 5% del Pil, nonostante che il contesto internazionale fosse di ripresa, con una Germania che realizzava una crescita cumulata del 3%. Nei primi tre anni del Governo Meloni l'Italia ha realizzato una crescita cumulata di oltre il 2%, con un contesto internazionale estremamente sfavorevole, caratterizzato da tensioni belliche e sul mercato dell'energia e da una Germania in caduta libera con una crescita cumulata inferiore al -1%.

Credo si capisca che non è la stessa cosa. Eppure:


l'idea che Monti abbia salvato il Paese è ancora egemone sui media, nonostante che un confronto fra i dati del Governo Monti e di quello Meloni sia impietoso:


Quale che sia la dimensione scelta (quella della crescita cumulata, della variazione della disoccupazione, o della povertà, o del debito pubblico, o del rating sul debito sovrano) il Governo Monti esce stracciato da questo confronto. Se si considerano i dati, e in particolare la ripresa degli investimenti pubblici netti col Governo attuale, questo risultato non è strano. Quello che è strano è che gli italiani ancora continuino a ritenere che Monti abbia sì distrutto benessere ma almeno risanato le finanze pubbliche, quando invece i dati dicono che le ha compromesse:


(perché distruggendo Pil ha fatto aumentare il rapporto debito/Pil), oppure che Monti ci abbia resi credibili, quando invece ci ha fatto passare per sei declassamenti del debito sovrano da parte di Moody's:

(e analoghi declassamenti da parte di tutte le altre agenzie di rating), cosa non strana, se si pensa che i mercati guardano ai risultati, e dodici trimestri di recessione non sono un ottimo risultato.

Quindi: la quarta manovra di questo Governo è senz'altro criticabile, sono io il primo a non esserne perfettamente contento, ma se non vogliamo sembrare dei faziosi propagandisti spudoratamente ignari di economia per cortesia non parliamo di austerità: l'austerità è stata un'altra cosa, e chi ne parla a vanvera dimostra solo di non aver realmente capito che cosa sia stata e quanto male abbia fatto al Paese.

(...questo breve discorso, con queste slides, è stato tenuto il 28 novembre scorso a Chieti, all'incontro "Lavori in corso", in cui abbiamo presentato la manovra di bilancio alle categorie produttive della provincia. Io mi sono occupato di questo inquadramento complessivo, e Gusmeroli da par suo ha evidenziato quali sono i principali provvedimenti e il loro ruolo. Apprezzerete il fatto che si cerca, con delicatezza, di smontare alcuni luoghi comuni. Certo che essere politici espone alla critica di essere in conflitto di interessi: non ci si aspetta che un parlamentare di maggioranza parli male del suo Governo! Tuttavia, i dati hanno una loro voce squillante e nitida, e portarli in sedi simili secondo me qualcosa fa, qualche seme di dubbio lo getta, che magari potrà germogliare. In ogni caso, a me di fare l'ennesimo discorso a base di "valori della Lega", cioè di colla, veniva male, e quindi ho cominciato a fare quello che voi avreste voluto che facessi fin dall'inizio, e che invece secondo me si può cominciare a fare solo ora. Se volete, ho anche la controprova: il discorso molto pedagogico che feci a suo tempo a San Salvo nelle mie intenzioni voleva aprire gli occhi agli astanti, ma nei risultati lasciò scontenti tutti: gli operai che volevano "la soluzione" - non essendo più disponibile la più ovvia, cioè quella di aprire gli occhi prima di entrare nella tonnara!, gli amministratori locali cui sembrava strumentale la politicizzazione di un tema simile, e i colleghi di altri partiti, cui era facile liquidare le mie parole come rigurgito propagandistico di un dilettante della politica paracadutato in un territorio di cui ignorava l'essenza. Non erano quelle le cose che andavano dette, non lì, non allora. Per essere ascoltati in certi contesti bisogna non solo aspettare qu'il arrive beaucoup de choses et de bien cruelles al cortese interlocutore, ma bisogna anche essersi creati una reputazione e un'autorevolezza con la presenza e col rispetto. Altrimenti, hai voglia a trombetteggiare o a Thelmo&Louiseggiare! Sui social funziona, ma nella vita vera no. Ecco, da qualche tempo a questa parte ho la sensazione che si possa cominciare a far aprire gli occhi alla gente, e naturalmente, come vedremo più avanti - nel discorso numero tre - un pezzo di questa apertura a nuove possibilità dipende dal fatto che Uva e er Piroetta ci hanno sorpassato a sinistra, per cui ora possiamo presentare le nostre idee come se fossero loro, sfruttando la reputazione -cioè la forza - dell'avversario. Chiaro, no?...)

venerdì 28 novembre 2025

Monti ha salvato il Paese!

Questo a voi è noto, almeno spero, come è noto che solo un negazionista quale Dragoni può tentare di controbattere un simile dato di fatto. Lo ho ripetuto al #goofy14, come qualcuno di voi avrà visto:

e lo ribadirò oggi alle 18 nella sala consiliare della Provincia di Chieti, confrontando il successo di Monti fra 2011 e 2013 con il disastro fatto dai fasheesti fra 2022 e 2024:


perché il problema, oggi come ieri, è il fasheesmo, e la violenza fatta alla donna dall'uomo bianco patriarcale.

Poi ci sono i dati, che in economia, come in tanti altri campi (direi tutti) raccontano una storia diversa, indicano altre criticità e altre priorità, e soprattutto che hanno, i nostri amici dati, la testa dura, come diceva il camerata Lenin.

Se passerete, ci divertiremo...

sabato 25 ottobre 2025

L'indipendenza della Banca centrale dal Governo è dipendenza del Governo dal debito

Oggi Adam Tooze annuncia nella cloaca una cosa che qui sappiamo benissimo:

perché ne abbiamo parlato a più riprese, l'ultima volta qui: pare che l'Economist si sia accorto da alcuni giorni di una cosa di cui qui ci eravamo accorti da alcuni anni, cioè che l'indebitamento del settore pubblico nelle economie avanzate ha superato i livelli raggiunti alla fine della Seconda guerra mondiale, e viaggia verso quelli immediatamente successivi alle guerre napoleoniche. Tooze è fra i meno peggiori degli economisti "social", nulla a che vedere con la feccia nostrana, seguirlo è interessante ma non è gratis, e il fatto che dobbiate dargli l'obolo per sapere dopo (via Substack) quello che qui avete saputo prima (via Blogspot) rafforza l'argomento di Vladimiro a ogni riunione del comitato scientifico di a/simmetrie, quando io porto avanti l'idea di invitare qualche relatore estero.

La controdeduzione di Vladimiro è sempre la stessa: "Perché? Perché dovremmo spendere soldi per invitare qualcuno che al massimo può dirci dopo cose che sapevamo da prima?"

In effetti, non c'è (più) un perché.

All'inizio poteva anche avere una funzione di accreditamento scientifico, di consolidamento di una certa forma di prestigio intellettuale, ma l'esposizione politica sbriciola qualsiasi velleità di condurre un discorso rigoroso sul piano delle idee: all'interlocutore basta dire #quarantanovemijoni (o in alternativa: #haitradito) e il dibattito finisce lì! Se quindi vogliamo continuare il nostro percorso intellettuale possiamo farlo senza illuderci che brillare della luce riflessa di pubblicazioni o ospiti internazionali sia di qualche aiuto nell'affermare la validità delle nostre tesi presso un pubblico intellettualmente e culturalmente sprovveduto di mezzi, o più semplicemente in malafede (esempi nel post successivo, se me ne ricordo). Le nostre tesi prevarranno nel dibattito pubblico quando avremo la forza per farle prevalere o quando i nostri avversari si schianteranno contro il muro delle loro contraddizioni, ed entrambe queste soluzioni richiedono tempo. Fino a quel momento è piuttosto inutile sforzarsi di avvalorare con operazioni di consenso (come invitare l'economista o il commentatore prestigioso che dice dieci anni dopo quello che dicevamo dieci anni prima) tesi che sono comunque corrette perché radicate nella teoria economica e nell'evidenza empirica. In sintesi: se oggi qualcuno non ha ancora capito che cosa sia l'euro, il problema è suo e non nostro. L'idea che si sarebbe dovuto fare un grande sforzo divulgativo per costruire consapevolezza nella maggioranza dei cittadini e quindi procedere in modo democratico verso il Sole dell'avvenire dell'autodeterminazione dei popoli si è rivelata una scemenza. Questo blog è stato uno degli esperimenti di divulgazione più giganteschi e riusciti, almeno a giudicare dai risultati:


(qui), ma questo non è servito a evitare che quando si è andati a votare gli italiani abbiano deciso di dare forza a un partito di cui fin dal 2012 vi avevo spiegato la natura di gatekeeper e di cui nel 2016 vi avevo predetto che si sarebbe alleato col PD, il partito "decisivo" per l'elezione della von der Leyen! Solo per chiarirvi che la visione illuministica della "veritah" che si autoimpone e innesca un processo virtuoso, se e in quanto possiamo averla nutrita, possiamo tranquillamente riporla nel cassetto (o appallottolarla e gettarla nel cestino): semplicemente, non funziona così!

Proseguo quindi con chi c'è il discorso non perché mi aspetti che illuminare qualche coscienza possa in qualche modo alterare l'inevitabile corso degli eventi (che, come dissi dalla mia prima apparizione televisiva, prevede necessariamente una fine traumatica del progetto europeo e in particolare dell'euro), ma semplicemente perché può essere di conforto a qualche sparuto lettore, lo può aiutare a capire quando e come mettersi in salvo, e più in generale che cosa aspettarsi dal domani.

A questo proposito, vi dico (gratis, a differenza di Tooze) qual è il messaggio che il grafico dell'Economist (cioè il nostro grafico di qualche mese fa) convoglia: semplicemente, che l'indipendenza della Banca centrale dal Governo è in re ipsa dipendenza del Governo dal debito pubblico. Questo perché, come vi ho spiegato più dettagliatamente qui, il mondo delle banche centrali indipendenti è un mondo di alti tassi di interesse reali (per domare l'inflazione) e di alti avanzi primari, cioè di bassa crescita (per tenere sotto controllo il debito pubblico), cioè un mondo in cui il debito tende a crescere, o a non decrescere, per via del cosiddetto snowball effect:


Quando il tasso di interesse reale r è maggiore del tasso di crescita reale n la variazione del rapporto debito/Pil d è positiva a meno che non si abbia un avanzo primario a così elevato da controbilanciare la "palla di neve" data dal costo degli interessi (r-n)d. Ma se a cresce, n cala e il sistema si avvita ahimè su se stesso. Quello che la teoria economica ci dice è questo, e ci spiega perché la storia, a sua volta, ci racconta che picchi debitori come quello che abbiamo raggiunto possono essere superati solo in tre modi: default, iperinflazione (che è un'altra forma di default), o crescita moderatamente inflazionistica in un regime di cosiddetta "repressione finanziaria" (cioè dipendenza della banca centrale dal Governo, cioè finanziamento monetario della spesa per investimenti pubblici, e controllo dei movimenti internazionali dei capitali). Sono cose che qui abbiamo spiegato nel lontano 2013 e che, non ne dubito, presto verrà qualcuno dall'estero a spiegarci autorevolmente (con quindici anni di ritardo, verso il 2028).

A questa spiegazione del grafico riesumato da Tooze aggiungo tre considerazioni, di cui l'ultima si riaggancia all'ultimo post, quello sull'austeritah che questo brutto Governo fasheesta starebbe facendo (e non dico certo che stia facendo politiche espansive, ma...).

La prima è una considerazione di scenario: a noi che cosa toccherà fra default, iperinflazione e repressione finanziaria? Il default lo escludo, in mancanza di un conflitto di rilevanza mondiale (normalmente, la bancarotta viene imposta dai vincitori ai vinti), e la stessa cosa direi per l'iperinflazione. Quello che penso arriverà, a seguito della deflagrazione delle contraddizioni interne dell'Eurozona, è una seconda ondata di "repressione finanziaria" mascherata: una monetizzazione del debito più o meno accompagnata da una certa tolleranza verso un ambiente moderatamente inflazionistico, che è quello verso cui la transizione energetica naturalmente ci conduce. Insomma, una specie di quantitative easing rafforzato che consenta di diluire i debiti. Se invece si dovesse proseguire con la "cultura della stabilità", le tensioni del sistema crescerebbero oltre misura, e allora ci si avvierebbe all'esito traumatico.

Seconda considerazione: Trump sembra aver messo nel mirino l'indipendenza della Banca centrale. Questo ne fa "uno di noi"? No.

(...se interessa la risposta lunga, datevela o chiedetemela nei commenti...)

Terza considerazione, che parte da una potenziale obiezione: "Ma come! Ma se nel post precedente ci hai detto che l'avanzo primario non è correlato alla crescita per avvalorare la tua tesi che le querimonie dei piddini sull'austerità sono infondate! Ora invece, per avvalorare la tua tesi che è l'indipendenza della Banca centrale, con le politiche di rigore che comporta, a far crescere il debito, ci dici che l'effetto snowball aumenta perché imponendo alti avanzi primari la crescita reale si deprime! Ma non sei in contraddizione? Ma allora sei una banderuola e naturalmente #haitradito!"

Ecco, no, non è esattamente così! Quello che vi ho fatto vedere nel post precedente è che quanto sia restrittivo un avanzo (o espansivo un disavanzo) primario dipende anche dalla sua composizione. Per spiegarmi, uso i dati Eurostat, che vi appoggio qui:


e che potete recuperare qui. Da tutti questi dati credo che così, a prima vista, possiate trarre poco, ma vi fornisco una chiave di lettura molto semplice: andiamo ad analizzare come si sono mosse le variabili nei cinque anni successivi agli ultimi due picchi negativi del saldo di bilancio (il -5.1% del Pil nel 2009 e il -9.4% del Pil nel 2020).

La scomposizione è qui:


e con permesso vi guido nella sua lettura.

La correzione di bilancio nel quinquennio 2009-2013 fu di 2.2 punti percentuali di Pil, di cui 2 dovuti a aumento delle entrate e 0.2 dovuti a diminuzione delle spese totali. Attenzione però, perché le spese totali sono date da spese per interessi, più spese per investimenti, più altre spese correnti. Da questo derivano algebricamente due fatti. Il primo è che per controbilanciare l'aumento della spesa per interessi la correzione del saldo primario fu più grande di quella del saldo totale: 2.6 punti percentuali di Pil (2.2 + 0.4: se i conti non vi tornano, bussate e vi sarà aperto). Il secondo è che se gli investimenti diminuirono di -1.1 ma gli interessi aumentarono di 0.4, per avere una diminuzione di 0.2 della spesa totale le altre spese correnti devono essere aumentate di -0.2 - (-1.1+0.4) = 0.5.

Detto in sintesi, la stagione dell'austerità quella vera (come i #sovranistiquelliveri forse non sanno) fu caratterizzata da un aumento monstre dell'imposizione fiscale (ricordate l'IMU?), da una diminuzione fuori scala degli investimenti pubblici (ricordate il post precedente?), appena mitigata da una moderata espansione della spesa corrente. I 2.6 di saldo primario in più erano per quasi metà investimenti pubblici in meno.

La correzione di bilancio post-2020 ha una struttura (e anche un'entità) totalmente diverse. In particolare, e tenendo insieme tutti i Governi Conte II, Draghi e Meloni, la correzione di bilancio è stata di 6 punti, di cui 6.4 dovuti a riduzione di spese, mitigati da 0.3 di riduzione delle entrate, con un aumento della spesa per interessi di 0.5 che ha quindi significato una correzione di 6.5 punti del saldo primario. In tutto questo però gli investimenti pubblici sono aumentati di 0.8, e quindi sono le altre spese correnti (aumentate a dismisura nel 2020 per i vari sussidi, sempre insufficienti e intempestivi, ma comunque rilevanti, a mitigazione della pandemia) ad aver subito la correzione maggiore, pari a 7.7 punti.

Ora potrete leggere da voi quello che è successo nel primo biennio del Governo Meloni, considerando la variazione fra 2024 e 2022: una correzione di 4.7 punti del deficit complessivo, che durante il periodo di applicazione della clausola di sospensione generale, cioè fino al 2024, era stato oltre il 4%, causata per 4.5 punti da una riduzione delle spese totali e per 0.3 punti da un aumento delle entrate totali, determinato dall'aumento del tasso di occupazione e dal gettito fiscale conseguente (perché le aliquote sono sostanzialmente rimaste invariate o lievemente ritoccate al ribasso, come si è fatto per il cuneo fiscale e per l'accorpamento delle aliquote IRPEF), con una diminuzione della spesa per interessi di 0.2 e un aumento della spesa per investimenti di 0.6, e quindi una diminuzione delle spese correnti di 4.9.

Credo che si capisca la differenza fra una correzione di bilancio di 2.2 punti fatta per 1.1 da tagli di investimenti, e una correzione di bilancio di 4.7 punti, dove però gli investimenti aumentano di 0.6. Su quanto questo aumento dipenda dal pereperepere (poco) ci siamo intrattenuti qui e ci torneremo a conti fatti.

Quindi questo significa che va tutto bene? Ma no, naturalmente no: ho scritto due libri e 2715 post (con questo 2716) per spiegare che e perché non va tutto bene. Significa solo che dovreste evitare di dar retta alle spiegazioni dei piddini, degli zerovirgolisti, degli operatori informativi, delle amanti tradite di varia estrazione e provenienza, perché non vi aiutano a capire che cosa è successo. Certo che non va bene così! Certo che sarebbe meglio poter disporre di spazi di bilancio più ampi! Certo che quando l'euro imploderà avremo molti gradi di libertà in più e la Germania dovrà assumere su di sé, anziché scaricare su di noi, le sue contraddizioni! Questo è ovvio e resta sempre lì, nei libri di testi e nei dati.

Ma...

Ma se non siete dei piddini o dei "sabrysocialisti", credo possiate rendervi conto che fare casino come nel 2018 in un momento in cui i nostri fondamentali macroeconomici sono favorevoli, Francia e Germania non possono più nascondere le proprie vergogne, e all'orizzonte si intravede una gigantesca crisi debitoria, non ci aprirebbe, ma ci chiuderebbe spazi di bilancio! Vi immaginate una crisi dello spread, e quindi non un -0.2 ma un +0.4 di spesa per interessi (dati illustrativi), con ulteriori richieste e condizionamenti sulle nostre scelte per il proseguimento della procedura di infrazione, ecc.? Questo film lo abbiamo già visto, non ci è piaciuto, e sappiamo come cambiare canale: questo è quello che ai nostri nemici dà fastidio, non è sufficientemente chiaro? La strada che si sta tenendo è quella giusta, ed è per questo che i nostri nemici sono nervosetti: perché noi stiamo facendo meglio di loro e senza distruggere il Paese quello che loro hanno fatto in modo goffo e distruttivo: muoverci all'interno di un quadro che è assurdo e tale resta, ma che probabilmente non avremmo avuto la forza di sovvertire nemmeno se chi si lamenta non avesse votato (e non continuasse a votare) massicciamente per i gatekeeper.

Smettetela ordunque di farvi raccontare il mondo dai giornali: avete qui l'opportunità di leggere i dati! E quanto alla trollanza di varia estrazione, lasciatela ragliare. Sì, certo, io ho tradito: vi ho detto che vi avrei portato da solo fuori dall'euro in una notte e ora sono un vile giorgettiano che ha venduto l'anima a Soros e a Big Pharma! In realtà non è successa né l'una né l'altra cosa: queste cose sono successe solo nel racconto dei vostri nemici, ed è utile che vengano dette, perché così riuscite a individuarli meglio.

Tutto qua...

domenica 25 maggio 2025

Breve ma veridica storia dei salari italiani

La storia che ci racconta il PD dopo, cioè che in Italia la crisi salariale è stata causata dal fasheesmo (inteso come Governo di destra) è in fondo quella che raccontavamo noi prima, cioè che in Italia la crisi salariale sarebbe stata causata dal fascismo, inteso come PD, cioè come comitato d'affari del grande capitale internazionale, con annesso squadrone di mazzieri "tennici". Nell'articolo "genetico" di questo blog, quello pubblicato sul manifesto ad agosto 2011, specificavo appunto che:

"Berlusconi se ne andrà: dieci anni di euro hanno creato tensioni tali per cui la macelleria sociale deve ora lavorare a pieno regime. E gli schizzi di sangue stonano meno sul grembiule rosso. Sarà ancora una volta concesso alla sinistra della Realpolitik di gestire la situazione, perché esiste un’altra illusione della politica economica, quella che rende più accettabili politiche di destra se chi le attua dice di essere di sinistra."

Come vedremo, le cose sono andate esattamente così. Va da sé che non tanto i colpevoli, quanto le vittime di questo sviluppo storico così banale, così prevedibile, non ammetteranno mai di essere stati traditi e mazziati da quell'asinistra cui avevano affidato la rappresentanza dei loro interessi. Appunto in questo risiede l'illusione della politica economica che descrivevo quattordici anni or sono, prima che la vedessimo così apertamente all'opera: alla sinistra tutto è concesso non solo e non tanto perché nel corso dei decenni ha saputo egemonizzare stampa e magistratura (questo è un altro discorso, fondato e forse più rilevante, che però ci porterebbe su un altro livello di analisi), quanto perché si dà per scontato che la sinistra i lavoratori li difenda (?), e che quindi anche quando somministra una medicina amara lo faccia per il bene del paziente. Il paziente, a sua volta, per mantenere un minimo di considerazione di sé, per mantenere coeso e coalescente il proprio io o il proprio ego, tutto può fare tranne che ammettere di essere stato platealmente preso in giro, e quindi a tutto darà la colpa (a abberluscone, a #acoruzzzzzione, a #erdebbitopubblico, ecc.) tranne che a se stesso per il fatto di aver votato chi ha voluto, e gestito con spregiudicatezza, un sistema economico in cui l'aggiustamento degli squilibri esterni (il reperimento di valuta pregiata con cui rimborsare i creditori esteri) può avvenire solo in un modo: abbattendo i salari per promuovere le esportazioni (e quindi accumulare valuta pregiata con cui rimborsare i creditori esteri).

La vera sostituzione etnica è infatti la svalutazione interna, il cui esito (non necessariamente intenzionale né consapevole) è sostituire la platea di consumatori residenti con una platea di consumatori non residenti, i cui consumi sono quindi, per definizione, esportazioni, e in quanto tali provocano un surplus negli scambi con l'estero. Il produttore residente può rinunciare a conferire potere d'acquisto al lavoratore residente, e quindi può pagarlo di meno, solo perché e in quanto che così facendo può sostituirlo con un consumatore estero. Naturalmente, finché dura. Il consumatore residente ha un difetto: se non lo paghi abbastanza, non può consumare abbastanza. Da qui in giù mi capiterà di parlare di "potere d'acquisto delle retribuzioni", ma sarebbe finalmente ora di fare chiarezza e chiamarlo "potere di fatturazione delle imprese", perché quello è. Il consumatore non residente ha un difetto: risiede in altri Paesi, soggetti all'insicurezza dei rispettivi cicli politici. Ribadisco: chi esporta beni importa problemi, i problemi dei Paesi che acquistano i beni esportati. Nota bene: lo dico da prima che il conflitto ucraino (o meglio, il suo acutizzarsi) rendesse il concetto sufficientemente chiaro a chi voglia capirlo.

Questo, naturalmente, non significa "autarchia unica via"! Ci mancherebbe altro! Significa solo che articolare un progetto di crescita sull'eccesso strutturale di esportazioni significa articolarlo sulla sopraffazione e la creazione di squilibri. Non è una buona base su cui costruire, e tutto il dibattito sui dazi andrebbe letto in questa ottica.

Tuttavia, qui ci occupiamo di un unico aspetto di questo vasto quadro: la dinamica della variabile che sostiene il peso dell'aggiustamento: i salari reali.

In questo post faccio un'operazione molto semplice: ripercorro con voi la storia del salari reali italiani, datando i principali fatti politici intercorsi dal 1999 a oggi (diciamo, dalla tredicesima legislatura ad oggi), in modo da attestare quando è successo cosa e possibilmente perché. Ovviamente per fare questo partirò da una succinta illustrazione delle fonti, e altrettanto ovviamente terrò da parte per il momento i vari fattori "confondenti" emersi nel dibattito avuto sotto ai post precedenti (potremo tornarci con calma), come il ruolo della fiscalità (nelle sue varie forme: il fiscal drag, il calcolo del reddito netto delle famiglie, ecc.).

Nel dibattito pubblico si parla di salari, abbiamo iniziato il blog parlando di salari, poi se volete parliamo di altro, ma intanto concludiamo questo discorso, anche per tacitare la pletora di imbecilli negazionisti che su Twitter continuano a voltare le spalle ai dati.

Una verifica delle fonti

Nei post precedenti abbiamo utilizzato come base dati l'Eurostat, perché facilita i confronti internazionali. Abbiamo però anche visto che la qualità dei dati non è sempre eccellente, che spesso non ne è chiaro il trattamento (grezzi? Destagionalizzati?), e soprattutto consideriamo che la polemica italiana si concentra sui dati Istat, per cui è meglio riferirsi a questi ultimi per evitare di essere accusati di "svicolare" utilizzando dati meno consueti al grande pubblico. Ho quindi rifatto rapidamente tutti i calcoli utilizzando il conto economico delle risorse e degli impieghi trimestrale (per estrarre le retribuzioni lorde e i deflatori dei consumi) e i dati sull'occupazione di contabilità nazionale per estrarre i lavoratori dipendenti:

L'impianto dei calcoli è questo:


(potete verificare e replicare scaricando i dati da qui) e il risultato è questo:

Storia dei salari

Per darvi un'idea, il momento in cui ho detto che il PD avrebbe tagliato i salari è evidenziato qui:


(terzo trimestre 2011) e sì, per evitare una lagna ricorrente vi dico che so benissimo che sotto Berlusconi già stavano calando (era anche scoppiata la crisi finanziaria globale, peraltro). Oscillazioni simili però, come quella dal picco precedente fino al puntino rosso, c'erano già state nella storia precedente, ad esempio fra 2002 e 2003. Un tuffo come quello causato da Monti subito a destra del puntino rosso, però, non si era mai visto (e in seguito si sarebbe visto solo fra 2021 e 2022 a causa di un imprevisto e del tutto eccezionale picco dell'inflazione).

Per aiutarvi nella lettura politica, di cui voi tanti siete vaghi, ho costruito questo specchietto cronologico:


(spero di non aver sbagliato le date), dove l'inizio di ogni Governo viene associato ovviamente al trimestre in cui il relativo primo ministro prestò giuramento al Quirinale. Nella seconda colonna vedete quindi il livello a cui si trovava il salario medio trimestrale (ai prezzi del 2020) quando i vari Governi hanno iniziato la loro avventura, mentre nella quarta colonna la variazione totale del salario medio trimestrale fra il primo e l'ultimo trimestre del rispettivo Governo, e nella quinta la variazione media (calcolata linearizzando, cioè dividendo la variazione complessiva per il numero di trimestri in cui il Governo è stato in carica). Quest'ultima operazione è indispensabile perché siccome Governi diversi hanno avuto diversa durata, una variazione complessiva anche importante può essere stata irrilevante in termini medi perché spalmata su diversi anni, così come può succedere il contrario.

Se ordiniamo i Governi secondo quest'ultimo criterio (la variazione media del salario reale trimestrale) otteniamo questa classifica:


da cui si riscontra facilmente che i due Governi che dentro l'euro sono riusciti a far crescere più rapidamente i salari sono il Meloni I e il Berlusconi III. Il governo Prodi I ha fatto bene, ma l'euro era di là da venire. I due killer invece sono stati, di gran lunga, Monti e LVI (Draghi), anche se va detto, a discolpa di quest'ultimo, che non era facile gestire una sorpresa inflazionistica come quella occorsa durante il suo mandato (ma era relativamente facile prevederla, come sapete).

Conclusioni

Non ve la faccio tanto lunga: la spiegazione che diedi ad agosto 2011, secondo cui si sarebbe dovuto ricorrere al PD per comprimere ulteriormente i salari, risulta completamente validata dai dati. La spiegazione del PD secondo cui la crisi salariale andrebbe attribuita al Governo di centrodestra è frontalmente smentita dai dati. Quando si spiega che nessuno può rimediare in un batter d'occhio a undici anni di politiche di deliberata compressione salariale (chieste da Draghi e attuate dal PD) la lagnetta è sempre la solita: "Ma ormai siete al Governo da tre anni, dovete fare qualcosa, la colpa non può essere sempre di quelli che c'erano prima!"

Il governo Meloni ha fatto qualcosa: ha realizzato l'incremento medio trimestrale del salario reale più alto di quelli registrati dal 1996 in qua. Non è abbastanza, naturalmente: performances come quelle dei governi Draghi e Monti sono difficili da compensare in un attimo. Ma la direzione è intrapresa, e, come ci dicevamo in una discussione precedente, lo stato deliquescente delle economie nemiche ci aiuta a mantenerla (giocherellare con lo spread gli farebbe esplodere il Paese sotto al sedere, quindi ora ci pensano due volte).

Va tutto bene?

No, naturalmente, né mi interessa dimostrarvelo in alcun modo. Vi ho solo fornito dei dati riproducibili, e vi posso anche dire un piccolo segreto: non andrà mai tutto bene! Le querimonie del PD in ogni parterre televisivo, da Porta a Porta a Rete 8, secondo cui "siete inzenzibbili, laggente stanno male e voi nun fate ggnente!" hanno rotto i coglioni perché sono pura demagogia! Che la gente stia male lo sappiamo meglio noi di loro, perché noi frequentiamo i nostri elettori (e questo blog ne è una dimostrazione), ma è altrettanto indubbio che dal 2022 in poi ogni giorno la gente sta meglio, e se contrastare la sorpresa inflazionistica era una priorità, il PD poteva metterci i soldi che desiderava finché era al governo con "the best one" (Draghi). Ora è un po' tardi per dire agli altri che cosa va fatto, e soprattutto per dirlo a uno che come me gli aveva detto prima perché quello che da utili idioti del capitale volevano fare sarebbe stato meglio non farlo.

Era chiaro ex ante (a me), spero sia limpido ex post (per qualcuno in più).

Buona domenica!

venerdì 18 aprile 2025

Instant QED su Meloni a Washington


Vedendo questa intervista in onda oggi, la maggior parte delle persone si saranno dette che quelle sull’esito della visita del premier a Washington fossero delle parole di circostanza abbastanza scontate, e magari pronunciate per nascondere un certo dispetto da parte di chi avrebbe preferito un fallimento dell’alleato, sperando di trarne indirettamente un tornaconto. Se leggete i commenti su YouTube, capirete bene che cosa intendo.

I commenti al video potete leggerli, la mia agenda no, quindi ve la riporto qui sotto:


(beh, ovviamente non tutta! 😉).

Sì, è come vedete: l’intervista che pensavate fosse in diretta in realtà era stata registrata prima che il premier atterrasse a Washington. In studio qualcuno diceva a mezza bocca: “Magari facciamo attenzione, perché se poi Trump impazzisce e la visita è un disastro…”. E io, con la mia consueta e connaturata sicumera: “No, la visita non sarà un disastro: state tranquilli, le cose hanno una certa tendenza ad andare come dico io!”, e poi in intervista ho detto quello che sarebbe successo, e che in effetti è successo. Leggendo la rassegna stampa di questa mattina, mi sono poi reso conto che il comune sentire era in effetti quell’altro: il nome dei commentatori secondo cui Trump è un pazzo imprevedibile e la Meloni una sprovveduta è Legione!

Quello che è successo, però è un’altra cosa. Dopo anni in cui il PD ci ha raccontato a reti unificate che avevamo bisogno di farci prestare credibilità dall’Europa, rimosso il PD (che era il problema) a seguito di una catena di eventi che qui avevamo descritto, è l’Italia a prestare all’Europa la propria credibilità. In questo momento devo confrontarmi con legioni di puntacazzisti che, armati di un affilato temperino, mi fanno osservare, non senza una qualche plausibilità, che “però Meloni non ha detto la U-parola o la P-parola”, o magari, peggio ancora, che “però sul [outlet di qualche pezzo di merda] è scritto che Meloni…”.

Del fatto che sia l’Italia per una volta a prendere almeno simbolicamente (ma direi anche abbastanza sostanzialmente) la leadership del blocco regionale cui apparteniamo, e che questo, insieme all’upgrading del debito pubblico, sia un evento cui nella nostra vita biologica non abbiamo mai assistito, né ci aspettavamo di assistere, si tace.

Certo, sono assolutamente d’accordo, del giudizio dei mercati dovremmo in realtà fottercene (se fossimo in condizioni di farlo), anche considerando il fatto che, come vi ho insegnato io e non altri, il debito pubblico tutto sommato non è l’elemento diagnostico più rilevante sulla salute di un’economia (anche se è l’unico che la governance europea scruta ansiosa). Se non sbaglio, negli ultimi post stiamo parlando proprio di questo, no? Non vorrete mica venirmi a insegnare quello che so come un Gilberto Trombetta qualsiasi!? 😂

Guardo certi atteggiamenti con nostalgia, perché mi rendo conto che una volta erano anche i miei.

Nel frattempo ho imparato a vedere le cose anche da altre prospettive. Certo che l’obiettivo deve essere quello di svincolarsi dal progetto europeo. Ma chi ci è riuscito finora? Solo chi a questo progetto aveva prestato la lingua franca e soprattutto in questo progetto si era insediato in posizione di forte leadership. Gli inglesi se ne sono andati da Bruxelles, perché erano a Bruxelles. Noi, grazie al PD, a Bruxelles sostanzialmente non ci siamo mai stati se non passivi, subalterni, irrilevanti.

Farsi rispettare, piaccia o meno, è comunque un primo passo.

Ogni stagione della vita ha le sue semine e i suoi raccolti. Dalla mia stagione di puntacazzismo porto con me, come raccolto, il ricordo di chi ha avuto l’intelligenza di sopportare la mia supponenza e ascoltare il mio messaggio. E anche se, come è ovvio, la mia ammirazione, la mia riconoscenza e la mia lealtà vanno a chi ha spinto il proprio coraggio intellettuale fino a prendersi il rischio di coinvolgermi (perché era un rischio: i docenti universitari in politica raramente fanno una riuscita decente!), non per questo mi dimentico o sottovaluto anche gli altri, o meglio l’altra (per inciso, in questa rara foto d’epoca trovate anche gli unici due parlamentari sensibilmente e attivamente appassionati di musica barocca - ma all’epoca non lo sapevo)!

È stata quindi una previsione facile, quella di ieri, e ci tenevo a condividerla con voi, perché so che vi fa piacere essere in un luogo in cui trovate oggi quello che succederà domani, anche quando domani è oggi, e oggi… era ieri!


(…