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venerdì 11 marzo 2016

Fukushima vs. Monti (offerta vs. domanda)

Non so se in Italia ve ne parlano, ma qui in Francia insistono molto sul fatto che oggi è il quinto anniversario di Fukushima (che poi sarebbe Tōhoku). In effetti, quando accadde, ero qui. Era il marzo 2011, non avevo ancora aperto questo blog, lavoravo al modello che poi è uscito qui. Fukushima è un classico esempio di shock dal lato dell'offerta: un evento naturale che distrugge capacità produttiva (capitale, cioè porti, impianti industriali, centrali nucleari, strade, per circa 300 miliardi di dollari, pari al 5% del PIL; e lavoro, cioè uomini: circa 16000, più quasi 2600 che nessuno ritroverà mai, più i feriti, ecc.).

Voi sapete come funziona, vero, la legge della domanda e dell'offerta? Se si riduce l'offerta, i prezzi crescono. Una cosa tipo questa:

L'offerta si riduce (la curva si sposta a sinistra, il che significa che a parità di prezzo viene offerta una quantità inferiore di prodotto y), per cui se, data la domanda, l'equilibrio iniziale era raggiunto al prezzo p0, dopo lo shock l'equilibrio viene raggiunto al prezzo p1. In Giappone non è successo esattamente questo, ma qualcosa di simile: la deflazione è passata da -0.7% nel 2010 a -0.3% nel 2011. Se poi questo sia stato effetto dello shock, o di qualcos'altro, sarebbe lungo (e complesso) da appurare.

Quello che è successo al prodotto lo vedete qui:


L'indice del PIL giapponese (verde scuro) era già in lieve recessione. Il punto rosso indica il primo trimestre 2011, e si vede che è stata una bella botta, con effetti anche nel trimestre successivo. Poi, dal terzo trimestre 2011, il rimbalzo. Contemporaneamente, e per altri motivi, in quel trimestre (l'estate della famosa lettera della BCE), il nostro PIL (verde chiaro) comincia a flettere. Nel quarto trimestre (punto nero) arriva Monti.

Monti è un tipico esempio di shock di domanda. Gli economisti normalmente faticano molto a identificare la natura di uno shock: se il PIL diminuisce, potrebbe essere un calo di offerta, ma anche un calo di domanda. In fondo, il PIL sono beni venduti: se poi ne siano stati venduti di meno perché ce n'erano di meno in vetrina, o perché i clienti avevano meno soldi in tasca, questo non è sempre facile da capire. Il movimento dei prezzi aiuta. Ma nel caso di Monti identificare la natura dello shock è facile: l'ha detto lui. Nei modelli dei bravi economisti, incluso lui, quella che si è spostata a sinistra è quindi la curva inclinata negativamente (cioè che scende da sinistra a destra). Insomma, dovrebbe essere successa una cosa simile:

Se a parità di offerta la domanda viene distrutta (ipse dixit), i prezzi scendono (da p0 a p1). In Italia è successo qualcosa di simile? Non proprio. L'inflazione è passata dal 2.9% nel 2011 al 3.3% nel 2012, poi è scesa all'1.3% nel 2013, e poi ve lo ricordate. Ci sarebbe molto da dire, compresa la solita cosa, quella ovvia, cioè che nel mondo non ci sono due sole variabili! Se poi siete offertisti, potreste pensare che in effetti dal 2012 in poi lo shock è stato di offerta: siamo diventati tutti lazzaroni, anzi, più lazzaroni (perché se siete offertisti, disprezzate il vostro paese). Certo, se almeno Monti non avesse confessato, questa interpretazione sarebbe più facile da sostenere...

Quello che mi impressiona, nel tracciato del nostro PIL, è la persistenza dello shock. Quattro anni dopo ancora non ci siamo riavuti. E non è stata una catastrofe naturale.

Una cosa, però, dalla crisi l'abbiamo appresa. Ed è che non sono solo gli shock di offerta (catastrofi, epidemie, guerre) a fare morti. Li fanno anche gli shock di domanda. Solo che ne fanno di più.