Istruzioni per l'uso

Istruzioni per l'uso - Vi prego di leggere questo post di introduzione. Eviterete di porre domande alle quali è già stata data risposta e potrete contribuire al dibattito in modo più originale, consapevole e documentato. Dal lavoro svolto su questo blog è nato Il tramonto dell'euro (disponibile anche in Ebook su varie piattaforme: formato Epub, Mobipocket, ecc.).

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giovedì 24 luglio 2014

A MarcoS

(altro post ad personam)

...e avresti dovuto vedere Uga a 3 anni trotterellare per casa cantando cor Palla la nota canzoncina...

Collaborazionista

collaborazionista s. m. e f. [der. di collaborazione] (pl. m. -i). –

1. Chi, appartenendo a un partito d’opposizione, collabora con un governo.

2. Chi collabora con le autorità nemiche d’occupazione; in partic., chi, durante la seconda guerra mondiale, collaborò con le forze tedesche d’occupazione: i c. di Salò, di Vichy.

Fonte: Treccani.it

(una parola della quale avremo bisogno spesso nei prossimi post. Notate che la definizione prescinde da un compenso. Il collaborazionista collabora perché ci crede...)

mercoledì 23 luglio 2014

A Nat

Scusa, un piccolo post ad personam nella migliore tradizione del Caimano. Visto che sei l'unica che ha intuito la grandezza di Scarlatti, in questa ciurma di beati interessati solo al vile denaro, mi corre l'obbligo di sottolinearti che il concerto di Luxeuil-les-Bains sarà replicato il 5 settembre a lu centro de lu munnu, come da programma reperibile nel sito istituzionale. Sarei molto deluso se tu non venissi (gli altri, ovviamente, non verranno perché sono piddini). Questa capatina in Illinois, fra l'altro, ti risolverebbe l'annoso problema dell'ingegnere, perché dopo aver sentito il suadente Borgioni intonare "l'istesso è il partire, l'istesso è il morire" credo che per un po' lo accantoneresti (l'ingegnere). Provare per credere. Io, se posso seminare discordia, son sempre contento. Allora ci vediamo, mi raccomando...

Zingy 4: la vera anomalia (il tradimento)

Il 17 gennaio del 1995 Lamberto Dini viene nominato presidente del consiglio da Oscar Luigi Scalfaro. Occuperà questa carica fino al 17 maggio del 1996, mantenendo ad interim la carica di ministro del Tesoro (ricorda niente?). Antonio Fazio era governatore della Banca d'Italia, con Vincenzo Desario come direttore generale e Pierluigi Ciocca come vicedirettore generale. Nel 1994 l'Italia aveva avuto un tasso di crescita reale al 2.1%, con un tasso di crescita delle esportazioni del 12% e un saldo delle partite correnti positivo, pari all'1.2% del Pil.

Questo per la cronaca.

E ora torniamo a occuparci del tasso di cambio italiano, perché vedete, dalla discussione che si è svolta capisco che a voi, che non siete, perché non dovete essere, time series analysts, sfugge la vera anomalia nella storia del cambio italiano (rispetto al marco). Se tornate al post precedente e guardate ad esempio questa figura:


vedete subito come dal 1971 al 1987 il cambio italiano si sia sviluppato in modo del tutto lineare, cedendo (sostanzialmente di pari passo con la sterlina) a un ritmo di circa 3 lire al mese in media, con una regolarità commovente, che rifletteva la diversa competitività e il differenziale di inflazione delle due economie (l'italiana e la tedesca), e che potrete meglio apprezzare nel grafico che segue:


Visto come viene su bene? Una semplice linea retta accosta talmente bene i dati da spiegare il 99% della loro variazione. Va da sé che ci sarebbe da discutere (coi tecnici) sull'effettiva natura di questa tendenza (hint), su quanto il modello soffra di patologie statistiche (autocorrelazione dei residui, ad esempio), ecc. Ma questo, se vi volete divertire a fare i tecnici con me, lo facciamo dopo (e mal ve ne incoglierà, ma ve la sarete cercata).

Adesso voglio fare con voi un semplice esperimento. E se usassimo questa retta, che incorpora tutte le informazioni dal gennaio del 1979 al dicembre del 1987, per estrapolare il comportamento successivo del cambio lira/marco, cosa otterremmo?

Otterremmo questo:


Che cosa ci racconta questo grafico? Ci racconta quello che sappiamo: lo Sme "credibile", mantenendo fisso il cambio della lira rispetto al marco, lo tenne artificialmente al disotto della tendenza espressa dalla dinamica storica dei dati, dinamica che rifletteva le strutture e i rapporti di forza delle due economie. Ma... attenti a cosa accadde dopo!

La svalutazione del 1992, come vi ho detto nel libro, come è, come si sa, rimise le cose a posto. Vedete? Con la svalutazione il cambio tornò esattamente dove sarebbe stato se non fosse stato compresso al disotto della sua tendenza naturale dalla gabbia dello Sme credibile. Vi faccio lo zoom, così lo vedete meglio:


E, vedete, per un paio di anni (1993 e 1994) il cambio della lira rispetto al marco, una volta tornato sulla sua tendenza naturale, aveva continuato a muoversi secondo il solito ritmo dei venti anni precedenti, perdendo circa tre lire al mese (ovviamente in media). Poi, nel 1995, l'anomalia. Improvvisamente il cambio cede arrivando a oltre 1200 lire per marco, nonostante i fondamentali, soprattutto quelli riferiti al commercio estero, fossero ottimi fin dall'anno precedente, come vi ho ricordato in apertura, con una crescita delle esportazioni a due cifre e un surplus consistente delle partite correnti. Una "spike" (come diciamo noi tecnici) che mi ha sempre colpito, che è sempre rimasta per me un enigma.

La domanda è: perché hanno fatto svalutare così tanto la lira in un contesto tutto sommato poco turbolento (nel 1995 la crisi del 1993, quella che aveva travolto la Francia, era finita da due anni, perché 1995-1993=2), e con fondamentali tutto sommato non allarmanti? Perché persone come tutte quelle che ho citato all'inizio, animate tutte, nessuna esclusa, dal sacro terrore dell'inflazione, e dalla tanto profonda quanto immotivata convinzione che la svalutazione la provochi immediatamente, hanno lasciato che la lira si svalutasse così, quando in effetti la lira avrebbe dovuto caso mai rafforzarsi, visto che la domanda di beni italiani era piuttosto sostenuta?

Che dite, chiediamo a Zingales che ne pensa, di questa stravagante anomalia? E voi che ne pensate?


Addendum del 24/7/2014, ore 8:49: questa la spiegazione di Fazio, grazie al socio Francesco Lenzi. È una spiegazione nella quale capisco solo la parola insider trading. Mica era la prima volta che in Italia c'erano turbolenze politiche. Direi che almeno a partire dalla crisi di governo fra Romolo e Remo (risolta in modo rapido senza particolare turbamento dei mercati) l'instabilità politica ha caratterizzato da sempre il nostro paese. Certo è, però, che il dato epifenomenico resta, e io certo non lo contestavo: se tutti vogliono vendere lire, la lire scende (e questo nel grafico si vede). Ma fino a qui ci arrivavo anch'io (senza nulla togliere al contributo di Francesco, che è una specie di Pico della Mirandola dell'economia italiana). Quello che continuo a non capire è chi, e perché, e perché proprio in quel momento, volesse portare tanti capitali fuori dal paese, da un paese che stava crescendo e che era appena passato nelle salde mani di un pretoriano dell'establishment finanziario (sono sicuro che l'ex premier Dini si inorgoglirebbe di questa mia icastica definizione). In altre parole...




(ah, perdonatemi se vi ho imbonito con quelle che i marxisti dell'Illinois, gli altri traditori - quelli che a me fanno più schifo, per inciso, perché hanno un cattivo odore e perché dovrebbero stare dalla nostra parte - chiamano "fumisterie econometriche". Sapete com'è, l'economia son numeri, alla fine, e senza conoscere le tabelline se ne cava poco, non si riesce a vedere dov'è la fregatura, e quindi nemmeno quale sia, e perché sia tale. Credo che invece la maggior parte di voi apprezzi un approccio quantitativo, se non altro perché conferisce alle analisi quella precisione chirurgica essenziale per stabilire in modo attendibile nessi di causa ed effetto...)

(e ora che mi sono divertito torno a lavorare...)

Zingy 3: cambio e autorazzismo (meglio fascista che piddino)

La discussione sollevata dai due post precedenti, questo e questo, nei quali ho stigmatizzato il fatto che il prof. Zingales abbia dato in Commissione finanze una rappresentazione sciatta, approssimativa e tendenziosa della recente storia monetaria italiana, ha evidenziato un paio di atteggiamenti che viziano gravissimamente il dibattito. Uno di questi, il permeismo, è universale. Il secondo è tipicamente italiano, ed è stato stigmatizzato da Nat con queste alate parole:

Nat ha lasciato un nuovo commento sul tuo post ""Siamo troppo medi!": lineamenti di etica piddina":

I piddini soffrono in misura spropositata della porca rogna italiana dell'autodenigrazione. Difficile capire perché.

Postato da Nat in Goofynomics alle 22 luglio 2014 14:02


La porca rogna dell'autodenigrazione, dell'autorazzismo, che anche Dominick Salvatore regolarmente nei suoi interventi indica come caratteristica specifica del nostro popolo, come enorme vincolo allo sviluppo delle sue potenzialità, è proprio quello che impedisce a molti di capire che la lira non è stata "peggiore" della sterlina. Ma come!? La sterlina è inglese, gli inglesi sono seri, quindi, è chiaro, devono aver gestito la loro moneta meglio di noi. "Secondo mè é kosi' xke' lo dice Zingales"...

Chiaro, no?

Un altro esempio qui, nelle parole di un altro gentile lettore:

tenormadness81 ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Zingy 2: niente svalutazione, siamo inglesi!":

Chiedo venia. Ma gli anni indicati nel grafico non sono quelli dello SME (in)credibile? Insomma non sono tanto sorpreso che a cambi (quasi) bloccati GBP e lira andassero a braccetto...

I dati per gli anni 70 sono un po' diversi e quelli degli anni 90 anche...

... poi ora mi viene anche un dubbio... Forse sul lungo termine uno dovrebbe guardare ai cambi reali (aggiustati per l'inflazione)? Vabbe' a differenza del tipo di sopra io preferisco i post di musica barocca, che quando guardo sti grafici dentro ci vedo sempre un citriolo (senza offesa per chi e grafici li fa e per chi li guarda).
Postato da tenormadness81 in Goofynomics alle 21 luglio 2014 16:53

È evidente che non sono riuscito a spiegarmi bene (vedete come sono gentile: tanto gentile che ometterò di citare le migliaia di persone che invece mi hanno capito). Sotto sotto c'è sempre la solita accusa, quella del buon Alessandro kmofds, ovvero quella di aver manipolato i dati scegliendo un campione ad hoc, per nascondere il fatto che la sterlina si sarebbe comportata come la lira "solo" negli anni evidenziati in questo grafico:


Due osservazioni rapide. Intanto essere andati a braccetto "solo" per 11 anni significherebbe comunque che il discorso di Zingales è intellettualmente disonesto. Per almeno 11 anni la sterlina si sarebbe svalutata in modo strutturale e continuo rispetto al marco, come la lira. Il che significa, lo ripeto, ma tanto non lo capite, che in realtà era il marco che stava andando in direzione ostinata e contraria, rivalutandosi per il normale gioco delle forze di mercato, tant'è che, ve lo ripeto, ma tanto non lo capite, il marco si riallineò al rialzo sei volte all'interno dello SME nel periodo considerato, e la lira solo quattro volte al ribasso, perché, ve lo ripeto ma tanto non lo capite, il surplus, cioè l'eccesso di domanda di beni tedeschi era maggiore del deficit, cioè dell'eccesso di offerta, di beni italiani, ed era quindi naturale che l'aggiustamento avvenisse (al rialzo) dalla parte dello squilibrio maggiore (nel senso dell'eccesso di domanda).

Ora, che non lo capiate voi, che siete beati, non stupisce. Ma che su questo punto glissino gli alfieri del mercato è chiaro segno di ributtante disonestà intellettuale. Quindi, vedete, su un punto concordo con voi. Non è vero che gli italiani siano migliori degli altri. Uno è peggiore: Zingales.

L'osservazione sul cambio reale non merita particolare risposta, perché Zingales si riferiva al cambo nominale. Il cambio reale misura la competitività, nel breve come nel lungo. La distinzione breve-lungo qui non c'entra nulla, Zingales stava solo insinuando che l'Italia, nel breve come nel lungo, avesse truccato la competitività gestendo slealmente la propria moneta a differenza dell'Inghilterra. Cosa che i dati dimostrano essere falsa.

L'osservazione sul campione è ancora più interessante: si tratta di permeismo della più bell'acqua. "Eh, ma secondo me negli anni '70 i dati erano diversi...". Qui si incrociano due fattori, uno endogeno e l'altro indotto. Quello endogeno è, appunto, il permeismo. Quello indotto è il fottuto frame degli anni '70, quello costruito da una stampa disonesta e mercenaria, che vuole convincerci che stessimo peggio quando avevamo il controllo della nostra politica economica, cioè, appunto, negli anni '70.

E allora vediamoli 'sti cazzo di dati (e con questo siamo a 108, per chi fosse interessato), visto che vi pesano le mani e anche voi, come l'esimio Prof. Zingales non avete tempo per consultare l'ottimo sito di Werner Antweiler. I cambi di lira e sterlina contro marco (price quotation system, cioè prezzo del marco in lire o in sterline, cioè quotazioni incerto per certo, quella che tutto il mondo tranne Bisin usa), dal 1971 a oggi, li vedete qui:


(con la lira misurata sulla scala di destra), e qui:


espressi come indice per facilitarvi il confronto.

Aaaaaaah! Ti abbiamo colto in castagna, Bagnai! Ci hai mentito! Hai visto? Nel 1979 la sterlina si è rivalutata, mentre la liretta restava alta (cioè bassa) sul marco. Ha ragione Zingales: siccome nel 1979 la sterlina ha reagito a uno shock in modo diverso dall'Italia, allora la sterlina si è sempre mossa solo per reagire in modo intelligente e leale a shock esterni, mentre la lira è sempre stata gestita in modo sleale da cialtroni come Baffi, Ciampi, Carli, Dini, Sarcinelli, Savona, Masera, ecc. (per citare alcuni membri del direttorio della Banca d'Italia in quegli anni: una nota banda di cialtroni delinquenti, secondo Zingales, va da sé...).

[DIGRESSIONE ON]
Durante l'assegnazione del premio Canova, Grilli cantava la stessa canzoncina di Zingales: "Bagnai ha ragione ma non ci meritiamo la lira perché l'abbiamo gestita male". Io mi son girato verso Savona, che era alla mia destra (Grilli alla mia sinistra) e gli ho sussurrato in un orecchio: "Sta dicendo che te e Rainer (Masera, seduto in prima fila) non sapevate fare il vostro lavoro!", strizzandogli l'occhio. Un meraviglioso sorriso fu l'eloquente risposta...
[DIGRESSIONE OFF]

Bene. Allora torniamo sui libri del primo anno.

Intanto, i grafici mostrano che dal 1971 al 1978 lira e sterlina sono andate di pari passo. Ancora una volta, questo significa che per "soli" sette anni l'affermazione di Zingales è confutata. Ribadisco: ciò significa, lo ripeto, ma tanto non lo capite, che in realtà era il marco che stava andando in direzione ostinata e contraria, rivalutandosi per il normale gioco delle forze di mercato, perché, ve lo ripeto ma tanto non lo capite, il surplus, cioè l'eccesso di domanda di beni tedeschi era maggiore del deficit, cioè dell'eccesso di offerta, di beni italiani, ed era quindi naturale che l'aggiustamento avvenisse (al rialzo) dalla parte dello squilibrio maggiore (nel senso dell'eccesso di domanda).

E con questo gli anni nei quali l'affermazione di Zingales si rivela "lievemente imprecisa" (cioè una sesquipedale cazzata - 109) sono 7+11=18, cioè il 41% del campione, anzi: l'85%, visto che per ora ci stiamo occupando solo del periodo fino al 1992. Avere un futuro ministro dell'economia che mente solo all'85% potrebbe anche essere visto come un vantaggio, rispetto agli standard attuali, ne convengo, ma voglio farvi una domanda da primo anno, se me lo permettete.

Nel 1979 l'economia mondiale era in crisi, e vediamo che la sterlina rivalutò.

Domanda: perché mai rivalutare dovrebbe essere considerata una risposta intelligente in caso di crisi? Non è strano che la sterlina si sia comportata così? Non è che ci sta (che vi sta) sfuggendo un dettaglio?

Bene, vi do un aiutino, così forse la piantate di scassarmi la uallera col vostro autorazzismo da minus habens. Questi due grafici riportano gli indicatori di vantaggio comparato rivelato dell'Italia e dell'Inghilterra, costruiti dal CEPII e aggiornati ogni anno nel suo panorama dell'economia mondiale, che potete scaricare qui (e dovreste farlo). L'indicatore di vantaggio comparato rivelato misura in quali campi l'economia considerata ha un vantaggio competitivo, e lo fa partendo dall'osservazione dei dati commerciali (che appunto rivelano i settori nei quali l'economia è più "performante", come direbbe un economista). La metodologia è descritta nelle fonti citate. Questi sono i dati per l'Italia:


e questi quelli per l'Inghilterra:


Eh, certo, le due economie non si assomigliano molto, direi proprio di no. La vedete la linea rossa? Bene, ora voglio dirvi una parolina: Brent. Sapete cos'è? No? E allora perché venite qui a dirmi "secondo IO gli altri italiani sono peggiori degli inglesi, mentre IO che sono un traditore della patria, un ignorante, un cialtrone e un presuntuoso sono migliore dei miei compatrioti, sono quasi inglese"?

Se non sapete che significa Brent leggete il linchino siuuichipidia che vi aiuterà, cari porci traditori di un paese per il quale tante persone (tutte peggiori di voi, va da sé) hanno versato il proprio sangue nel vallone dell'Agnellizza, ma anche altrove.

Aspettate, apro e chiudo una parentesi per fornirvi un altro puntino.

Ultimamente siamo abituati a presidenti "democratici" degli Stati Uniti che inanellano figure di merda: il simpatico cubista si sta muovendo sullo scacchiere internazionale come io potrei muovermi su una pista di pattinaggio artistico. Ma anche qui, guardate il bicchiere mezzo pieno. Nella storia degli Stati Uniti è successo di molto peggio! Sapete com'è, nel 1978 gli iraniani si erano fatti rodere il chiccherone di essere guidati da governi fantoccio schiavi delle multinazionali (forse avremmo qualcosa da imparare da quel popolo di antica civiltà), e quindi, come dire, all'inizio del 1979 si produsse qualche lieve tensione sul prezzo del petrolio:


Robetta da nulla, il prezzo praticamente triplicò in meno di un anno (immaginatevi il barile a 300 dollari a dicembre di quest'anno: daje a ride...).

Ora, cos'era successo nel frattempo? Che i campi petroliferi del Brent, entrati in produzione nel 1976, cominciavano a entrare a regime, e quindi l'Inghilterra, nonostante stesse per chiudere (o avesse chiuso, non lo so) le sue miniere di carbone, passò rapidamente da una situazione di svantaggio a una di vantaggio comparato in campo energetico, a differenza dell'Italia, proprio mentre il mondo subiva un gigantesco shock dal lato dell'offerta determinato dall'esplosione dei prezzi dell'energia.

Non è quindi strano che l'Inghilterra, in quella specifica circostanza, mentre gli elicotteri della Delta Force si schiantavano uno contro l'altro nel deserto e gli ayatollah sghignazzando davano un altro giro al rubinetto per chiuderlo meglio, l'Inghilterra non abbia dovuto recuperare competitività facendo cedere il cambio. Tanto più gli amici islamici chiudevano il rubinetto, tanto più aumentava la domanda di Brent, mi sembra abbastanza ovvio, no, amici? Quindi è chiaro che in quella circostanza specifica la sterlina si sia rivalutata: per avere il brentino ti serviva la sterlinuccia, e sai com'è, quando la chiedi il prezzo aumenta. Ma, passato quel momento magico, la sterlina si rimise su un percorso assolutamente parallelo a quello dell'Italia (quello che vedete nel primo grafico di questo post).

In altre parole: al di fuori dell'unica circostanza che l'ha eccezionalmente favorita, la sterlina non ha mostrato mai di essere particolarmente più forte della lira, e questo per il semplice motivo che quello che si stava rivalutando era il marco (rispetto a sterlina e lira), salvo nel periodo in cui l'Inghilterra si trovò in un fugace momento di vantaggio dovuto al possesso di risorse strategiche e alla turbolenza indotta da quei gran pirla degli americani. Punto.


E ora vorrei spiegarvi una cosa.

Fin dal mio primo intervento, tre anni fa, ho denunciato il carattere fascista del regime eurista, intendendo per fascista un regime con un chiaro orientamento classista, a danno delle classi subalterne, e caratterizzato da un ributtante paternalismo. Di questo regime Zingy è stato l'apologeta fino a poco fa, pur essendo perfettamente in grado di capirne il non senso economico, ma questo riguarda lui e Lui.

Ora, però, mi sono convinto che l'eurista italiano è peggiore del fascista storico.

Qual è stato il più grande crimine del fascismo storico? Difficile stabilire una graduatoria, ma diciamo che sicuramente le leggi razziali sono state un culmine. Ora, vedete, che un uomo stabilisca per legge l'inferiorità di un altro uomo, è cosa di inaudita gravità, è un gesto rivoltante, che nessuno di noi potrebbe ragionevolmente ammettere nel proprio orizzonte etico, anche senza considerare la catena di lutti alla quale questo gesto insensato (e peraltro indotto, come al solito, dai fratelli tedeschi) ha condotto.

Eppure l'eurista italiano è peggio.

Perché, vedete, se la legge scritta che dichiarava gli ebrei esseri inferiori certo non è condivisibile, però è comprensibile in chiave storica, nel senso molto specifico che è prassi consolidata dei regimi quella di attestarsi sulle proprie posizioni di potere utilizzando la paura del diverso. Questa cosa, orrenda, deprecabile, rivoltante, disumana, è successa migliaia di volte nella storia dell'umanità. Nella storia recente ci son andati di mezzo per lo più gli ebrei, ma non è successo solo a loro, come tutti sappiamo: è una prassi standard del potere.

Quello che non ha precedenti nella storia dell'umanità è la legge razziale non scritta dei piddini euristi italiani secondo la quale gli italiani sono una razza inferiore. Non è mai successo nella storia dell'umanità che un regime consolidasse il proprio potere utilizzando non la paura del diverso, ma il disprezzo del proprio prossimo. Ci volevano i padri nobili dell'euro perché si arrivasse a questo crimine contro l'umanità, contro quella porzione dell'umanità che è il popolo italiano, al quale l'umanità tanto deve, e dalla quale sta ricevendo in cambio l'odio delle proprie classi dirigenti. Fateci caso: non è possibile trovare un riformatore dell'Italia, un padre nobile, che non parta dall'odio verso il popolo italiano, malcelato dietro due o tre parolette di circostanza, le quali non riescono a celare un dato palese: che quando parlano d'Italia, cioè di noi, questi padri nobili non sanno assolutamente di cosa stiano parlando.

E, come sempre, il razzismo, o, come nel caso dell'Italia, l'autorazzismo, oltre a urtare contro un principio etico, urta contro un principio razionale: i dati continuano a non dire che siamo stati peggiori degli altri, e soprattutto continuano a non dire che, quando potevamo farlo, eravamo incapaci di governarci. E, ancora una volta come sempre, il razzismo chiede un tributo di sangue alle sue vittime, che in questo caso siamo noi. Quelli che dicono "secondo me ha ragione Zingales" sono quindi, loro malgrado, peggiori dei fascisti storici. Il loro autorazzismo è più rivoltante e più irrazionale del razzismo che ha caratterizzato gli altri regimi totalitari, quelli che hanno preceduto il regime eurista.

Io confido che questi dati li aiutino a ravvedersi, a capire che ragionare in termini di superiorità o inferiorità etnica non porta da nessuna parte, a capire che nessuno ha il diritto di dichiarare l'inferiorità di nessun gruppo, nemmeno di quello al quale appartiene, a capire che questo tipo di dichiarazioni sono un parto dei regimi totalitari, e che quindi lo stesso fatto che la stampa e i politici italiani ci bombardino con queste affermazioni mendaci circa la nostra inferiorità sono il più chiaro segno del fatto che viviamo in un regime totalitario, nel quale non è a rischio solo la pagnotta, ma la democrazia, la libertà di espressione, la libertà tout court.

Continuo a essere un illuminista: tale sono nato, e tale morirò. Ma se i grafici di questo post non vi aiutano, vuol dire che forse avete ragione voi, cari autorazzisti...

Ve lo spiego in un altro modo. Per me non c'è nulla di male ad essere patrioti, e non c'è nulla di male a essere collaborazionisti. Ognuno deve seguire la propria vocazione. Attenti, però, perché non tutti sono laici e non violenti come me, e la Storia ha delle oscillazioni non lineari. Quisling venne fucilato perché aveva reintrodotto la pena di morte per compiacere i suoi mandanti tedeschi. I norvegesi lo fucilarono, e poi abolirono nuovamente la pena di morte. Il che, fra l'altro, contiene una serie di interessanti spunti di riflessione per i manipolatori seriali della nostra costituzione (nella quale speriamo che l'Europa non ci chieda di reintrodurre la pena di morte, anche se, ahimè, de facto essa è stata introdotta con l'euro, che sta mandando al macello tante persone che non sono peggio delle altre per il fatto di essere italiane).

Bene: con questo il discorso su Zingales e i cambi è definitivamente chiuso. Sicuramente torneremo a occuparci del nostro amico, che è una fucina di affermazioni dilettantesche. Del resto, lui non si occupa di economia internazionale.

Ma ora vado in palestra...

martedì 22 luglio 2014

Dal neoborbonico...

Comunque, io, per me, ho una particolare definizione di piddino: uno che si sganascia dalle risate per padre Pizzarro, e poi si sdilinquisce per papa Francesco. Ci son tanti modi di non capire una mazza, essendo che la verità, in un mondo convesso, tende a essere una, ma il piddino sceglie sempre il più distruttivo...

Anyway, dal compagno neoborbonico di tante avventure ricevo e vi inoltro una spiegazione scientifica del risultato che tanto vi stava a cuore (o altrove) qualche giorno fa. Enjoy (e togliete le vostre chitarre sudamericane dalle chiese, tanto i ggiovani non vi cagano lo stesso...)...



Non è Napolitano

(dall'egiziano, per chi sa chi è - sarete in venti...)