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martedì 16 settembre 2014

La mia risposta a Paolo Pini (che stimo fino a prova contraria)

(ho ricevuto da Paolo Pini, che non conosco personalmente, una lettera che, non essendo personale, ritengo di poter pubblicare. Anche la mia risposta non è personale e desidero sia pubblica, quindi la trovate subito dopo, così si sbajo me corigerete...)


Carissime/i,



Sarebbe interessante riuscire a “litigare” (pensiamo in realtà discutere) dei tanti guai economici che ogni giorno denunciamo con i pochi mezzi che abbiamo a disposizione. Però si potrebbe ogni tanto riuscire a scambiarci anche le piccole/grandi cose (idee) che produciamo, o che altri producono.



Non che non ci siano gli spazi, ma spesso perdiamo tante cose per strada. È solo un invito. Nulla di più e nulla di meno.


Qui trovate una nota di Krugman ripresa dal suo blog sul NYT, ed un paper della World Bank Group.
Nel primo Krugman si domanda dove è la sinistra e dove sono gli economisti di sinistra oggi, in Europa. Una domanda ricorrente, senza risposta certa. Una domanda che potrebbe essere anche mal posta. Secondo alcuni lo è. Conviene comunque parlarne.

Il paper invece fornisce una risposta non scontata ad una domanda che potrebbe apparire scontata: perchè le imprese evitano di tagliare i salari?

I due pezzi non sono casuali, tutt'altro.

Così, cogliendo l’occasione per inviarvi queste due letture, aggiungiamo una nostra riflessione uscita ad agosto sul Manifesto, su Sbilanciamoci.info, e ripresa da MicroMega on line.



Ma abbiamo fatto qualcosa di più.


Nella seguente pagina web


gestita da uno di noi, abbiamo collocato alcuni materiali di discussione, ed altri potranno essere inseriti anche su vostro suggerimento. Non li inviamo tutti semplicemente per non caricare la vostra casella postale di file che potrebbero non essere graditi.


Ognuno qui nel sito è libero di scaricarli, e darne diffusione.



Infine, a fine mese, 25-27 settembre, all'incontro dell'EuroMemorandum a Roma potremmo essere presenti, magari con molti altri.


Potrebbe essere una occasione per discutere anche di queste cose.



Un caro saluto a tutti e grazie per la vostra attenzione, eventualmente scusateci per la nostra intromissione.

Paolo Pini e Roberto Romano



Ps: Sperando di non infastidire nessuno, abbiamo volutamente messo in chiaro le vostre mail, così che se qualcuno desiderasse rispondere a tutti o ad alcuni, lo possa liberamente fare.

E ci scusiamo con chi riceve questo invito alla lettura per la seconda volta, ma ci sembrava opportuno "allargare il giro", dopo un primo scambio avvenuto in modo più ristretto.





Caro Paolo,

rispondo solo a te, che non conosco personalmente (spero di aver l'occasione). La mia risposta è molto semplice: io che c'entro? Tutto quello che ho scritto tre anni fa o si è avverato o si sta avverando: dalla cacciata di Berlusconi all'arrivo della Le Pen agli scricchiolii della Germania passando per il massacro dei diritti dei lavoratori.

Quale ne sia la causa lo sappiamo tutti, compreso chi in pubblico fa finta di non saperlo, compreso chi si inventa distinguo inesistenti per assicurarsi una onorevole ritirata, e via dicendo. Chi non lo sa forse fa o dovrebbe (o vorrebbe) fare un altro lavoro.

In questi tre anni, salvo lodevoli eccezioni in contesti assolutamente privati e previamente bonificati da eventuali microfoni nascosti, vi siete rifiutati come categoria "de sinistra" (non parlo di te in particolare) di mettere in discussione il dogma dell'euro. Se avete potuto mi avete censurato. Se non avete potuto mi avete insultato (qui e qui, ad esempio). Se non avete avuto il coraggio di farlo, avete volutamente distorto il mio pensiero (risparmio esempi). Ho riportato tutto documentandolo nel mio blog, che nel frattempo è diventato il sito di economia più visitato d'Italia dopo il Sole 24 Ore (secondo i MIA14), anche perché le persone sono stanche di certi atteggiamenti. In particolare vi ho riportato il disprezzo di alcuni di voi per chi, provenendo dagli strati più diversi della società (dall'accademia e dalla carpenteria, dalla politica e dal trasporto su strada, dall'agricoltura e dal managemente) mi seguiva cercando semplicemente di documentarsi.

Lo spirito di Federico Caffè scorre forte in questi colleghi, non c'è che dire!

Chi cerca di capire non meritava e non merita il vostro disprezzo.

Gli economisti "de sinistra" sono stati sorpassati a sinistra prima dalla Bce, poi dal Fmi, e ora dalla Bocconi (risparmio esempi, se non li sapete è effettivamente inutile parlarne): continuano a muoversi nel perimetro del dibattito stabilito dal Fmi all'inizio della crisi (austerità, non austerità), mentre nel frattempo la trojka stessa ha spostato il dibattito più avanti! Il Fmi ammette placidamente che il cambio fisso sta creando enormi problemi, che l'euro è il sistema monetario più rigido nella storia dell'umanità (e quindi, come dire...). Zingales già da tempo discute dell'euro, dei suoi limiti economici, e della natura criminale (così dice lui) della sua filosofia politica; d'altra parte, la maggior parte degli economisti "de sinistra" ancora si pongono la missione di come salvarlo, in una grottesca inversione fra mezzi e fini, per i motivi più svariati, fra i quali il conformismo intellettuale di quelli che "io sono keynesiano e l'aggiustamento di prezzo è neoclassico quindi l'euro non è un problema".

E stiamo ancora qui con questa storia del discutere insieme?

Voi non volete discutere.

Se aveste voluto farlo lo avreste fatto seriamente tre anni fa.

E poi discutere su cosa? Sul fatto che Krugman capisce oggi quello che su Goofynomics abbiamo capito tanto tempo fa? (Per tua conoscenza, questo è il mio QED dove ironizzavo sull'entusiasmo di Krugman per il compagno Hollande: il fatto che Krugman si aspettasse qualcosa da Hollande e io non mi aspettassi nulla comporta che oggi Krugman sia deluso, e io incazzato, ma non con lui: con voi - niente di personale, ovviamente. Per il resto, non è un cattivo ragazzo: solo che è americano...).

Comunque, in questo contesto ho sincere difficoltà a vedere l'utilità di confrontarmi con chicchessia in Italia. Preferisco che siano gli altri a confrontarsi con la storia: sta arrivando a tutta velocità, lanciata come un Pendolino, mentre voi prendete il tè seduti sui binari, rabbrividendo di fronte alla prospettiva del nazzzzzionalismo!...

Una prece.

Ho chiarito mille e una volta le ragioni dell'insostenibilità dell'euro, che non ho certo né scoperto né dimostrato io (sono un mero divulgatore), non offenderò certo l'intelligenza e la cultura di illustri colleghi ripetendole, tanto più che alcuni di essi sono quelli che, in tempi meno infelici, le insegnarono a me. Ma se le sono dimenticate. Se ora non ne vogliono prendere atto, avranno i loro ottimi motivi, uno dei quali è, a mio avviso, che sottovalutano la gravità della situazione, e sopravvalutano il compito che si sono dati, quello di salvare la faccia a una "sinistra" decotta e traditrice.

Una mission impossible, non priva di una sua farsesca grandezza.

Solo che io questo compito non lo condivido.

Credo di essere stato uno dei primi ad indicare come il persistere nell'errore avrebbe determinato un'avanzata delle destre. Ora le destre sono avanzate. Contenti? Non è continuando a persistere nell'errore che potremo arginarle, mi sembra chiaro. D'altra parte, se Daniel Gros (uno dei "tre porcellini", come li chiamo io) oggi chiede più austerità per salvare l'economia, mi rendo conto che simmetricamente, a "sinistra", ci sia chi  possa chiedere più menzogna per salvare la politica.

Contro questo atteggiamento mi sono schierato fin dall'inizio.

A questo gioco non voglio giocare oggi, come non volevo giocare tre anni fa. Sono disposto a fornire tutto il mio sostegno, compreso anche il sostegno organizzativo e finanziario della mia associazione (e io i mezzi ce li ho), a chiunque voglia studiare come uscirne (perché è chiaro che non c'è un modo solo, quindi su come uscire occorre confrontarsi e c'è da studiare e personalmente lo sto facendo).

Trovo però fuori luogo, data l'urgenza del momento, perder tempo con due categorie di colleghi:

1) quelli che non hanno capito che uscirne è necessario;

2) quelli che in modo molto sleale e poco intelligente mi accusano di aver sostenuto che uscire sia sufficiente.

In tutta umiltà, ritengo che queste persone non integrino i requisiti minimi di lealtà e professionalità per avviare uno scambio costruttivo. Ritengo anche che non dare un segnale esplicito in tal senso sia una gravissima responsabilità, come ho spiegato a Leonardo Becchetti (senza riuscire a farmi capire), per almeno due motivi: perché contribuisce alla definitiva perdita di credibilità della nostra professione, già gravemente compromessa da Alesina e compagnia; perché impedisce la maturazione di una coscienza di classe nel nostro elettorato.

Essere tiepidi non serve a nulla. Anzi, perdonatemi, siamo uomini di scienza, dobbiamo essere precisi: non serve quasi a nulla. A qualcosa serve: a prendere schiaffi, come ne ha presi oggi Stefano Fassina a Omnibus. Io credo vi sfugga che non sono certo l'unico in Italia a non aver più nulla da perdere.

Quindi, grazie per aver pensato a me, spero di poter avere un'occasione di scambio personale, sarà senz'altro piacevole, ma, sai, come non credo che nessuno mi vedrà mai saltare sul carro del vincitore, simmetricamente temo che nessuno mi vedrà mai aggrappato alla zattera dei perdenti.

Cordialmente.

Alberto


P.s.: in questa lista, così, a volo d'uccello, vedo anche molti che mi tenevano o credevano di tenermi per le palle. Quando hanno stretto però non c'era niente. Forse non ho le palle.

La morale della favola irlandese quattro anni dopo

Nel post dei dieci milioni ho fatto notare che dove era un tempo dileggio e attacco personale si stava stabilendo un confronto costruttivo, basato su fatti osservabili. Questo a destra, perché a sinistra il confronto, come Leonardo ci ha illustrato (e poi ci torneremo) si basa sui sogni, il che lo rende fatalmente meno costruttivo, se non addirittura più distruttivo.

Devo dire che ho una certa nostalgia di un dibattito fact based. Il dibattito dream based, fra l'altro, porta una sfiga ladra: guardate com'è finita al povero Lennon (per fortuna Leonardo ha meno followers, il che abbatte la probabilità che ce ne sia uno sufficientemente sciroccato da abbattere lui)...

Nei miei primi interventi su lavoce.info l'atmosfera era assolutamente professionale, fact based e molto stimolante. Non so se ricordate La morale della favola irlandese. Quando lo pubblicai, i miei colleghi di dipartimento mi guardarono con altri occhi: "Hai pubblicato su lavoce.info!" (be', com'è andata poi lo sapete, comunque se Boeri vuole mandarci un lavoro io glielo pubblico...).

Il senso di quel post era molto chiaro e la sua morale è sempre attuale: attrarre troppi investimenti diretti esteri (IDE) è un errore (oltre a essere scorretto se per farlo giochi sul dumping - ma oggi si dice svalutazione - fiscale), perché i capitali devono sempre e comunque essere remunerati, e il fatto che gli investimenti diretti siano meno soggetti a reversal di quelli di portafoglio, in caso di crisi li rende più, non meno, pericolosi. Questo era il contenuto originale del mio contributo, che andava contro un luogo comune diffusissimo in economia internazionale, quello della superiorità in termini strategici (dal punto di vista del paese ricevente) degli IDE rispetto agli investimenti di portafoglio. Certo, una fabbrica non puoi mettertela in tasca per portartela via, mentre per smobilitare una posizione in attività finanziarie basta un sms, quindi in caso di investimenti di portafoglio il rischio di un sudden stop (di un arresto improvviso) è sempre presente. Gli IDE vicecersa non puoi smobilitarli così facilmente, tutto vero. Ma c'è un problema: il fatto che non possano essere smobilitati in fretta (l'investitore estero deve trovare un altro compratore, affrontare le vertenze sindacali, ecc...) non significa che il paese possa smettere di remunerarli! L'investitore estero cercherà comunque, da brava locusta, di spremere al massimo il limone, prima di lasciare la buccia.

Suggerisco a chi non lo avesse fatto di leggersi il post, soprattutto oggi, in un periodo nel quale giornalisti corrotti o conformisti ci additano nell'"afflusso di investimenti" la panacea per la nostra economia

La storia dell'Irlanda è semplice. Col dumping fiscale e culturale, cioè adottando aliquote estremamente basse sui redditi di impresa ed essendo un paese anglofono (il che, in una prospettiva operativa internazionale, evidentemente aiuta molto) ha attirato capitali esteri. L’Irlanda aveva però dimenticato che questi capitali andavano remunerati, cioè che le aziende che venivano a installarsi sul suo territorio si sarebbero riportate a casa buona parte dei redditi prodotti. Finché l’economia mondiale tirava, il pagamento di redditi all’estero (soldi che uscivano dall’Irlanda) veniva compensato dalle esportazioni di beni e servizi dall’Irlanda (soldi che entravano in Irlanda). Quando l’economia mondiale ha smesso di tirare, dal 2007, i soldi non sono entrati più (le esportazioni sono crollate, perché nel resto del mondo non c’era più tanto da spendere), ma hanno continuato a uscire: i capitali impiantati nel paese hanno continuato a pretendere la propria remunerazione, e l'Irlanda è entrata nella spirale del debito estero: si è indebitata con l'estero (saldo delle partite correnti negativo) per pagare interessi e profitti all'estero.


Trovai piuttosto divertente, all’epoca, quattro anni fa, l’obiezione che mi fece un collega: sosteneva che gli investimenti diretti esteri sono una panacea, per il semplice motivo che quando arrivano, se le cose vanno bene li remuneri, se invece arriva la recessione, non si fanno più profitti, e quindi dal paese smettono di uscire soldi. In effetti, sembra lapalissiano che i profitti che non ci sono non possano essere rimpatriati all’estero, per cui secondo il collega (trovate tutto sul sito de lavoce.info) gli investimenti diretti esteri sarebbero stati una specie di debito estero autoripagante, come un forno autopulente: se le cose vanno bene, che problema c’è? E se invece vanno male, si applicherebbe la procedura del marchese del Grillo, quando afferma perentorio ad un attonito Aronne Piperno: “Io i sòrdi nu’ li caccio, e te nu’ li piji...”. Mi ricordo che espressi qualche perplessità, per un motivo molto semplice: se le cose stessero così, se veramente esistesse un debito che si paga solo se si hanno i soldi per farlo, be’, avremmo risolto due problemi, quello della crescita, e quello del default. Basterebbe mettere in ordine alfabetico i paesi: Afghanistan, Albania, Algeria, Angola, Antigua, Argentina,..., Venezuela, Vietnam, Yemen, Zambia e Zimbabwe. Dopo di che l’Afghanistan si dovrebbe comprare tutte le aziende albanesi, l’Albania tutte quelle algerine,... lo Zambia tutte quelle dello Zimbabwe (clic), e, per chiudere il cerchio, lo Zimbabwe (clic) tutte quelle dell’Afghanistan.

Bello, no?

Ognuno camperebbe coi soldi degli altri, e ognuno pagherebbe solo se le cose vanno bene! E quanta apertura, quanta bella globalizzazione: avremmo anche scongiurato lo spettro del nazionalismo economico.

Ecco, il mondo di quelli che vedono negli investimenti diretti dall’estero una panacea, lo capite, è chiaramente un mondo assurdo. Che non lo capiscano i miei colleghi però non è strano. Oggi, per diventare un grande economista, devi occuparti, che so, di identificazione locale di modelli semiparametrici, o dell’integrazione di variabili entropiche latenti mediante simulazione (pesco a caso queste due supercazzole dagli ultimi numeri di una delle riviste economiche più prestigiose). In circostanze simili, è abbastanza ovvio che tenderai a perdere di vista il principio fondamentale della scienza economica: nessuno ti dà qualcosa in cambio di niente (in inglese: there are no free lunches, non ci sono pasti gratis). Ora, delle variabili entropiche latenti possiamo anche discuterne: ci mettiamo lì con santa pazienza,e in un giorno, una settimana, o un decennio (a seconda del punto di partenza), possiamo arrivare a capire di cosa si tratti. Ci sono anche persone che fanno cruciverba senza schema, per dire (sapete quelli dove dovete mettere anche le caselle nere? Mia suocera è insuperabile. Ogni volta che entro a casa sua: “Alberto? Storico re di Persia?” E io: “Quante lettere?” E lei: “Non lo so” E io: “Nnamo bbene: o son quattro, o son cinque...”).

Ma se ti dimentichi che nessuno ti dà qualcosa per niente, puoi studiare anche un secolo: non sarai mai un economista.

Prova ne sia che, una volta di più, le cose sono andate come dicevo io, non come diceva il collega: per tutta la durata della crisi, e nonostante una riduzione del Pil non trascurabile, l’economia irlandese ha continuato a versare all’estero una quota ingente di profitti in conto investimenti diretti.




La tabella riporta, per vostra edificazione, la struttura della bilancia delle partite correnti irlandese dal 2000 ad oggi (per memoria, ho messo anche i tassi di crescita del Pil reale nell'ultima colonna). Il saldo totale, che esprime il bisogno (se negativo)/capacità (se positivo) di finanziamento del sistema paese, è la somma dei saldi Merci, Servizi, Redditi e Trasferimenti (quest'ultimo l'ho omesso, è poco significativo). Il saldo Redditi a sua volta è la somma dei saldi redditi da investimenti diretti, investimenti di portafoglio, altri investimenti, e dei redditi da lavoro. Ho riportato separatamente due componenti: quella da IDE e quella di portafoglio. Si vede bene che il saldo redditi è governato dal saldo IDE, cioè dalla differenza fra i profitti che l'Irlanda fa all'estero e quelli che paga all'estero, cioè che vengono rimpatriati all'estero dalle aziende che si impiantano sul suo territorio.

Vedete che di norma e un media in Irlanda un saldo merci positivo è compensato, più o meno esattamente, da un saldo servizi e un saldo redditi negativo. Sono punti di Pil, fateci caso, le cifre quindi son grosse, rispetto al paese: in altre parole, l'Irlanda esporta moltissime merci (segno più nel saldo merci, soldi che entrano), ma esporta anche tantissimi redditi (segno meno nel saldo redditi, soldi che escono).

Quando l’Irlanda cresceva all’11%, nel 1999, i suoi conti esteri erano complessivamente equilibrati (saldo totale: 0% del Pil), come risultato di un saldo merci positivo (24% del Pil), annullato da un saldo servizi e da un saldo redditi negativi. I redditi da IDE pesavano per 20 punti di Pil sulla bilancia dei pagamenti, a indicare che un quinto del reddito prodotto dall’irlandese medio se ne andava all’estero.

È una cifra enorme, non so se ve ne rendete conto.

Fra il 2002 e il 2007 la media del saldo redditi irlandese è stata di -15 punti di Pil. Nello stesso periodo, se mettiamo in fila tutti i paesi del mondo, solo la Repubblica Democratica del Congo stava peggio, con un saldo medio del -23 per cento. In altre parole, l’Irlanda aveva una situazione debitoria da paese dell’Africa subsahariana (aggiungo: da paese depresso e martoriato dell’Africa subsahariana, col conflitto del Kivu in corso). Che l'Irlanda sarebbe scoppiata come un palloncino era anche qualcosa che ci si poteva immaginare. Ma notate: nel pieno della recessione, nel 2009, con una crescita al -6%, che era riuscita a riportare l’attivo commerciale al 20% (abbattendo le importazioni, come da noi), dal -10% a cui era arrivato nel 2007 (quando l’economia irlandese, verosimilmente, di profitti non ne faceva molti) il saldo redditi da investimenti diretti era tornato al -16% del Pil.

Com’è quella storia che gli IDE li paghi solo se guadagni? Mmmmh... Qualcosa non torna.

Del resto, anche nel 2012, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati su Eurostat, con una bella crescita zero, gli irlandesi hanno continuato a versare il 16% dei redditi da loro prodotti all’estero, in quota remunerazione di investimenti diretti (più un altro 4% in quota “investimenti di portafoglio”, per remunerare i vari prestiti con i quali la loro economia è stata salvata). Visto che bello essere “attraenti”?

Pensateci su...

Vi aiuto. Qual è la sintesi di questo bel discorsetto, che spero vi abbia dato qualche stimolo di riflessione? Semplice: gli investimenti diretti esteri non sono una panacea, come certi giornalisti millantano. Sono una risorsa. Non ci vuole molto a capirlo, è l’applicazione di un principio generale: in economia non ci sono panacee, ci sono risorse, e le risorse vanno gestite senza abusarne. Quando qualcuno insiste tanto sul fatto che non arrivano abbastanza investimenti, cioè che non vendiamo abbastanza aziende a imprenditori esteri, in me sorge sempre il sospetto che qualcuno possa aver comprato lui. Mi conferma in questo sospetto il fatto che non è vero (come tutti sappiamo) che di aziende in mano estera ne siano passate poche, il che suggerisce che non è vero (come sosteneva Emiliano Brancaccio) che la moneta “forte” ci stesse difendendo e ci avrebbe difeso dalla svendita delle nostre attività. Una minima logica da Ragioneria I basterebbe a far capire che il valore di un'azienda è quello dei suoi profitti attesi, per cui se la moneta sopravvalutata comprime i ricavi più dei costi, ipso facto l'azienda si svaluta. Ci vuol tanto a capire che una moneta sopravvalutata del 20% non rende meno conveniente acquistare un'azienda svalutata del 70% in valuta locale?

Apparentemente sì.

L’idea che una moneta forte “difenda” la nazione è la diretta espressione di un nazionalismo miope, alla Churchill, quel Churchill cui Keynes nel 1925 rimproverava l’ottusa adesione a un feticcio monetario (il cambio della sterlina a 4,86 dollari) destinato comunque a saltare, dopo aver sbriciolato l’economia britannica. Naturalmente le cose andarono come diceva Keynes, ma qui mi preme farvi osservare l'ennesima declinazione del solito paradosso: oggi, nessuno è tanto nazionalista (in senso becero, novecentesco: "il leone britannico"...) quanto gli "europeisti". Di converso, gli unici europeisti senza virgolette sono i patrioti, cioè noi.

Nella mia pochezza, segnalo come ora comincino a vedere tutti, perfino il giornale della Confindustria, scopiazzando platealmente un nostro post di un paio di settimane prima, che le cose stanno andando come nel 2012 dicevano in pochi (direi uno).

Non voglio i vostri complimenti: se me li fate, certo, mi farà piacere, ma mi farà molto più piacere, e sarà soprattutto molto più utile al processo democratico del nostro paese, se da questa previsione azzeccata trarrete la lezione giusta. La ripeto: nessuno dà qualcosa per niente. Quindi attenzione. E comunque, a quelli che vi dicono che non siamo abbastanza “attraenti” suggerisco di rispondere: “Ma ti guardi mai allo specchio?” Per antica tradizione (da Gano di Maganza in giù) i traditori del proprio paese (ed è certamente tale chi vuole la nostra irlandizzazione via svalutazione fiscale) non spiccano per pulcritudine.

Ovviamente, non si tratta di un attacco personale: è una mera correlazione, ma non è spuria.

A Nat (2): #chew

Visto che sei l'unica che mi capisce (a Becchetti glielo spieghiamo con calma), volevo farti un regalino. Tu sei tanto gentile con me e dici che ti piace come suono il flauto, ma... sentiti questa Vittoria trionfante di Uccellini, e magari anche, per cambiar completamente colore, queste diminuzioni di Bovicelli su Palestrina, e soprattutto, perché noi ci possiamo, nella nostra interminata umanità, permettere di amare anche i tedeschi, questa robina qui.

Bei tempi quelli...

Avevo scritto da poco il primo articolo, quello sul Manifesto, non sapevo ancora cosa sarebbe successo, non potevo immaginare. Capisci? Dopo aver fatto un concerto con un flautista che lavora con Skip Sempé, uno dei flautisti migliori che abbia mai visto (e venivo dall'aver accompagnato una master class di Kees Boeke), per me era il tempo del nunc dimittis.

E invece...

lunedì 15 settembre 2014

Becchetti: un uomo, un perché.

(nella versione ad usum piddini del post l'esortazione "cazzo" è stata sostituita dalla più politicamente corretta "orsù". Maestra! Bagnai dice le parolacce...)


Leonardo Becchetti mi affascina. Non riesco ad afferrare i contorni della sua personalità. Mi direte anche che dovendo passare un'altra domenica all'IKEA ho ben altro di cui preoccuparmi. Concordo. Ma penso che a smontare Leonardo ci voglia meno che a montare la scrivania Micke (la mia ultima performance: 50 minuti con l'aiuto di Uga alle percussioni).

Secondo il Miur Leonardo è:


Secondo IDEAS Leonardo è 746° nella classifica dei top 5% mondiali, nella quale io (ancora) non sono:


e 12° nella classifica dei top 25% italiani (nella quale io sono, essendo top 17%):


Voi mi direte che in quest'ultima classifica è in pessima compagnia... Be' ( anche bhe, per gli eventuali curdi in ascolto), come darvhi thortho? Però resta il fatto che è documentalmente acclarato che abbiamo a che fare con l'eccellenza della professione. L'eccellenza di una professione pessima, che si è pervertita per tanti motivi: ma l'eccellenza è l'eccellenza. Punto.

Di che si occupa Leonardo? Di tantissime cose: è stato listato in ben 55 NEP, fra i quali brilla per la sua assenza Open Economy Macroeconomics. Le sue cose le trovate qui: ha una market leadership molto pronunciata in economia della felicità, capitale sociale, ecc.

Insomma, è un ottimo economista, e apparentemente anche una brava persona. Dico: "apparentemente" perché di come o cosa uno sia realmente sappiamo di non potercene né dovercene occupare. C'è Uno che ci pensa per noi. Ma l'apparenza è importante, per noi che, dati i nostri limiti, gestiamo solo quella. Ci sono molto colleghi che apparentemente sono dei cialtroni. Pensate a quelli che ricorrono a espedienti dialettici da bar come equiparare questo blog all'effimera (e forse non del tutto disinteressata) opera di Donald (o di Giannino), pensate a quelli che visibilmente anelano, pensate a quelli che hanno cambiato casacca con tanta disinvoltura. Alcuni di questi, poi, magari, sostanzialmente, saranno delle ottime persone.

Dieux reconnaitra les siens.

Questa mattina Leonardo ha emesso un tweet che ha dell'incredibile. Io ho interloquito per avere conferma, e l'ho avuta. Vi riporto lo scambio:


..."smuovere le acque della palude UE"!

"M'hai cacato 'n terazzo", avrebbe detto Spartaco (se ve lo ricordate).

"La mia signora", come dicono i veri coatti, cioè Rockapasso, al leggere questo tweet ha perso il suo tradizionale aplomb britannico: "Smuovere le acque? A te? Ma questi hanno la faccia come il muro!"

Oddio, non sono proprio certo che abbia detto "muro". Le vocali più o meno erano quelle, sulle consonanti ho una certa reticenza a esprimermi, qui c'è Uga che è peggio della Stasi, ha orecchie ovunque, e ogni volta che dico "culo" devo pagarle un euro (certo che in questo caso sarebbe un euro benedetto)!

Devo dire che in effetti l'ultimo tweet ha richiamato alla mia mente uno dei punti salienti della cinematografia del secolo scorso:




Comunque, torniamo al punto. A parte l'interlocuzione di Patte Lourde (lasciamo perdere, qui si va veramente nel vaudeville montiano), dal dialogo emerge un dato ben preciso. Leonardo rivendica come vittoria politica del suo movimento (il movimento pro-Germania, pardon, anti-austerità) il fatto che il Fiscal Compact non sarà rispettato.

La cosa ha dell'incredibile, sto trasecolando...

Sarebbe come bandire un referendum anti-levitazione, poi lasciarsi cadere un martello sul piede e proclamare, col petulante ronzio della mosca cocchiera: "Visto! Mi son schiacciato l'alluce! Quindi l'universo ha deciso di conformarsi al nostro referendum...".

Emerge da questo dialogo una cecità politica ed economica che, se fosse espressa dal primo fesso che passa, non meriterebbe nemmeno una lieve contrazione dei muscoli buccinatori. Ma è espressa da un economista, da un economista di altissimo valore e, a questo punto mi sembra evidente, di altissime ambizioni politiche (altrimenti non avrebbe tentato lo sgambettino di farmi passare per quello che non vuole "smuovere le acque"), e, last but not least, da un economista che sembra una persona per bene.

Quindi occorre ribadire alcuni concetti.

Qui, che il Fiscal Compact non sarebbe stato rispettato (per il semplice motivo che se mai lo fosse stato avrebbe portato il sistema a deflagrare), lo abbiamo detto da prima che venisse approvato. Quando il Fiscal compact è stato approvato, lo abbiamo considerato una Caporetto politica, non economica. Dal punto di vista politico si trattava di un atto di sottomissione al quale chi ci opprime avrebbe risposto con maggiore protervia, come ha fatto. Dal punto di vista economico il problema era chiaramente inesistente: si sarebbe applicato un principio fisico, prima ancora che giuridico: ad impossibilia nemo tenetur.

L'idea del tutto idiota espressa da Stefano Fassina, anche a Servizio Pubblico, secondo la quale il Fiscal Compact era un fallimento economico, ma un successo politico, perché noi ora avevamo fatto la nostra parte e quindi gli altri ci sarebbero venuti incontro, era completamente campata in aria. Chi si fa pecora, il lupo se lo mangia: questo mi insegnavano i miei nonni toscani, più radicati nel territorio di quelli marchigiani (bisnonno macellaio, nonno fattore...). Non so quanto a Stefano Fassina piaccia farsi pecora, ma una cosa è certa: a un politico di questo calibro (o diametro) non farei negoziare nemmeno l'acquisto di una bottiglietta di acqua minerale in un autogrill. Orsù: siamo italiani, siamo l'Italia! Nessuno, tanto meno i falliti seriali di Bruxelles, ha da dirci cosa dobbiamo fare. Se proprio dobbiamo mandare le cose in merda come in Grecia o in Spagna possiamo farcela benissimo da soli, per Dio!

Ma anche Leonardo, sotto sotto, questa idea credo l'avesse: credo che anche a lui sembrasse fine politica, abile mediazione, il prosternarsi a un partner ottuso e intransigente.

Per i due anni successivi qui, nell'unico luogo dell'informazione economica italiana, ci siamo fatti grasse risate su chi discettava di 3%, su chi metteva in Costituzione lo 0%, ecc. Più vincoli si mettevano, e meno vincoli sarebbero stati rispettati. ASAT (as simple as that). Negli ultimi due anni, per dire, dei quattro grandi dell'Eurozona due hanno sforato, e di brutto, il parametro del 3%, e di questi uno, la Francia, è un violatore seriale di trattati europei (perché fu compagna di merende della Germania nel violare lo SGP).

Qui, mentre altrove si lanciavano demagogici appelli a base di chiavi di casa o del cesso, e ci si stracciavano le vesti sui 50 miliardi, o trilioni, o fantastiliardi di euro l'anno che questa storia ci sarebbe costata, abbiamo sempre detto che era inutile preoccuparsi: il Fiscal compact non sarebbe stato rispettato perché era irrispettabile, tant'è vero che due paesi non lo stavano rispettando: la Francia perché ha le bombe atomiche, e la Spagna perché, essendo molto esposta con la Germania, si vedeva accordare un trattamento di favore (il famoso discorso che se ti devo 10 euro il problema è mio, se te ne devo 10 milioni il problema è tuo: dai, su, che il primo paper l'hai fatto sulle asimmetrie informative, non far finta di non capirmi...).

Noi non avevamo né bombe atomiche né bombe finanziarie da usare contro la Germania.

Nel frattempo però è successa un'altra cosa. La Germania ha avuto una prima recessione della quale nessuno si è accorto (tranne noi, as usual), e alcuni tedeschi cominciano a sentire i famosi scricchiolii del ramo, dei quali noi parlammo tre anni fa, forti (noi) del precedente di due guerre mondiali, il cui esempio dovrebbe essere sufficientemente eloquente: chiunque dica "eh, ma la Germania è fuuuuuuuurba!" è un poro cojone, per il semplice motivo che la Germania non esiste: esistono variegate e scoordinate pulsioni individuali, ed esiste la legge di Murphy. Quindi preparatevi.

Tanto per chiarirvi come stanno le cose, quando son stato a Milano giovedì per il direttivo di a/simmetrie ho incontrato un amico imprenditore che ci sostiene, piuttosto addentro al settore distributivo. Se non ricordo male, nella scorsa settimana la GDO (i supermercati) ha fatto -5% sullo stesso periodo dell'anno precedente. I maschi e fassisti richiami all'ottimismo del camerata Scalfari e dei suoi accoliti non hanno funzionato. Vi ricorderete, no, che qui abbiamo sempre espresso un certo scetticismo sulle varie riprese, e sulla loro entità. Che sarebbe andata male  anche quest'anno non ce lo siamo mai nascosto. Immaginatevi voi con un calo dei consumi nella GDO pari al 5% in questa stagione dell'anno, prima che manovre e manovrine vengano a infondere il consueto buonumore alle famiglie: è facile capire che se il Pil crescesse zero, quest'anno, ci sarebbe andata molto bene. E parlo del Pil nominale, naturalmente (ma questo lo lascio agli esperti).

Guarda caso, proprio nel giorno in cui Leonardo canta vittoria, tutto giulivo per aver influenzato col suo referendum di princisbecco, crede lui, la grande politica europea, oooops! Che succede? Scopriamo che la tedesca Rewe, proprietaria di Billa, sta abbandonando il mercato italiano. Chiaro, no?

Come le locuste...

La sintesi di quanto sopra la abbiamo già esposta un mese fa, ma vale la pena di ripeterla. Il mancato rispetto del Fiscal compact è un dato del tutto ovvio, scontato, prevedibile e previsto, per cui un referendum su di esso è spiegabile solo in base a tatticismi politici perdenti come quelli che abbiamo più volte messo in evidenza in questo blog: sostanzialmente, tutti i colleghi di sinistra hanno capito ormai di aver difeso per  conformismo intellettuale la cosa sbagliata, molti me lo dicono in privato, nessuno ha il orsù di coraggio di dirlo in pubblico, di dare un segnale che avrebbe un elevatissimo valore morale e civile, perché aiuterebbe l'opinione pubblica a conformarsi al principio di realtà, e il referendum è solo un modo per salvare la faccia di questi ignavi (e di mettersi in coda per la cadrèga).

Per quanto riguarda l'Italia, è chiaro che le violazioni del Fiscal compact ci saranno ottriate, come da copione e come avevo ampiamente previsto. Per tenere le cose insieme infatti, qualcuno deve spendere di più, e ognuno vuole che sia l'altro a farlo. A un certo tipo di leadership tedesca fa abbastanza comodo che siamo noi, piuttosto che loro, per diversi motivi:

1) perché spendendo prenderemmo su di noi la colpa del protrarsi della crisi ("Avete visto? Non hanno fatto i compiti a casa, quei brutti porci, quindi la colpa è loro...");

2) perché spendendo sosterremmo la loro economia (e la Rewe non dovrebbe andare a cercar fortuna in Russia... ma daje a ride!);

3) perché spendendo ci impantaneremmo sempre di più nella spirale del debito estero;

4) perché se invece spendessero loro, come logica economica vorrebbe, sarebbero costretti a effettuare una ridistribuzione del reddito top-down, cioè a invertire un trend ormai ventennale di crescita della disuguaglianza che evidentemente ha fatto comodo ai pochi e potenti che comandano, lì come qui.

Insomma: tutte quelle cose che ci siamo già detti, e in virtù delle quali abbiamo concluso che l'iniziativa cui Leonardo ha partecipato era nei fatti una iniziativa di sostegno alla Germania. Quali siano le intenzioni, Leonardo, non ci interessa, scusami, come a te non interessa sapere se era intenzione dello studente risponderti che una politica monetaria espansiva fa diminuire il tasso di interesse, quando invece ha detto: aumentare. Noi per lavoro giudichiamo dai risultati...

Il vostro referendum non ha alcun senso.

Ora, come sapete, questo blog è il primo sito di informazione economica in Italia dopo Il Sole 24 Ore. Fa un po' ridere che il quotidiano di Confindustria venga fatto competere con dei blog, ma tant'è: non è una scelta nostra. Anche quest'anno abbiamo stracciato lavoce.info, quella che a novembre 2011, per evidenti motivi di opportunità politica, preferì non pubblicare "I salvataggi che non ci salveranno". Spianare il blog della Bocconi non ha prezzo.

Fatto sta che questo blog, così poco influente, ha però chiarito da tempo la semplice political economy del vostro referendum: un tentativo di salvare in extremis il PD dal proprio fallimento, aiutando la Germania a tenere i cocci insieme. Quindi, siccome in Italia le persone che vogliono salvare il PD sono sempre di meno, voi state fallendo, non avete le firme. E allora ecco che ve ne uscite regolarmente su Twitter vantandovi di endorsement immaginari, atteggiandovi a mosche cocchiere di quello che in realtà è un banale dato di natura (economica): l'inapplicabilità del Fiscal Compact. E intanto la gente muore, e con le vostre contorsioni ideologiche tu, D'Antoni, Piga, e altri che non conosco e non voglio conoscere non la aiutate a capire cosa sta succedendo...


A proposito: ma quando io scrivevo quel pezzo che si è rivelato tanto preveggente, quando il potere ha fatto l'errore clamoroso di non dare una via di fuga a uno che, come me, non aveva più nulla da perdere, tu, caro Leonardo, che mi accusi oggi di "non aver voluto smuovere le acque", cosa facevi, cosa dicevi, cosa scrivevi? Perché questo sarebbe interessante verificarlo, no? Infatti "la mia signora", che è una donna (io sono all'antica), e che delle donne condivide una certa tendenza a virare al perfido (ma ti piacerà, è tanto di compagnia, e poi avete anche un'amica in comune, la nazi-verde Annalisa Corrado, tanto una cara ragazza...), "la mia signora", disais-je, fra una mensola e un carrello da cucina mi dice: "Ma perché non dici al man in black di vedere che scriveva questo quando tu scrivevi 'I salvataggi che non ci salveranno'?"....





















































Eh, le donne... So' pericolose, a Leona'... Io t'avrei lassato perde', ma si nun t'asfalto lei... Vabbe', i termini del deal sono protetti da segreto, peggio del TTIP...













































Appproposito, del TTIP chennepenZi? Perché di quello che pensi del Fiscal compact non ci interessa molto, non perché non ci interessi la tua opinione, ma perché il Fiscal compact non esiste, quindi: perché fare un referendum su una cosa che non esiste? Invece il TTIP esiste, e tu, così green, così happiness, così microcredito, cosa ne pensi? Questo ci interessa...


















































Già! Perché fare un referendum su una cosa che palesemente è un nonsenso economico e quindi non avrà alcun seguito?















































Be', scavando qualche motivo si trova...

Guardate ad esempio questo bell'endorsement per Monti, scritto appena quattro mesi dopo che io, cioè
IO

ne avevo dichiarato l'inevitabile fallimento.

Then how could he succeed?


Suvvia, Leonardo...

Onestamente, già il tuo "vieni con noi a smuovere le acque" è un capolavoro di umorismo (per quanto involontario), ma qui superi te stesso! "L’azione del governo Monti è stata senz’altro decisiva sino ad oggi per la riduzione delle tensioni sul debito pubblico". Mitico! Ma come? Stai parlando di uno che ci ha fatto questo regalo:


Liberato dalle tensioni grazie a Monti, il debito pubblico italiano ha espresso pienamente se stesso, guadagnando dieci punti di Pil grazie al governo del quale tu sollecito prendevi le difese!

"La sostenibilità del debito era seriamente a rischio"! Ma dai, ma veramente dicevi? Ma se perfino la Commissione Europea (e oggi perfino Padoan) diceva che il nostro debito era sostenibile? Scusa, mettetevi d'accordo, fra piddini: se Padoan lo trova sostenibile oggi, che sforerà deciso il 135% del Pil, mi spieghi perché avrebbe dovuto essere insostenibile quando era al 120% del Pil.

Come? Come dici? "Col senno di poi...". E lo dici a me? A me? Qui ci sono solo io, orsù, stai parlando a me?

Eh no, bello, no, proprio no: a me questo discorsetto non devi farlo, perché io che il debito pubblico non era un problema l'avevo detto quattro mesi prima che tu dicessi il contrario, 19 mesi prima che lo dicesse il vicepresidente della BCE, e una trentina di mesi prima che lo dicesse Pier Carlo. So what?

Ma poi, de che stamo a parla'? A febbraio 2012 tu eri convinto che "le riforme" facessero calare lo spread. In Italia due sole persone, due: io e Claudio Borghi (economista non accademico) dicevamo che le riforme non c'entravano nulla. Giusti son due e non vi sono intesi. Quel gentile collega bolognese che ho asfaltato da un'altra parte si era contraddistinto per la sua difesa senza sé e senza ma di quest'idea particolarmente farlocca, che io non sapevo tu avessi condiviso (avresti fatto meglio a lasciarmi perdere...). Poi è arrivato Blanchard (perdonami, io quando devo spezzare le ossa a un collega mi porto sempre dietro uno grosso), e vi ha tirato questa bella sassata sui denti. Che dice, quell'ipocrita fottuto di Blanchard? Leggi con me: "An implication, and one of the themes emphasized by Paul Krugman, is that it is essential to have a lender of last resort, ready to lend not only to financial institutions but also to governments. The evidence on periphery sovereign bonds in the Euro area, pre and post the European Central Bank’s announcement of outright monetary transactions, is quite convincing on this point."

Ah, ecco, mi pareva!

Quindi non sono state leriformestrutturali a fare la differenza: è stata la pulcinellata di Draghi, come Borghi (e io) dicevamo. Bene: sorpresa: lo dice anche Blanchard. E ora tu e Minosse che dite?

E non vado avanti a commentare altre perle: la lotta all'evasione! Che meraviglia: 250 miliardi all'anno che salterebbero fuori dal nulla, basati su stime di un organo di regime, mentre la letteratura scientifica internazionale fornisce valori leggermente diversi, e naturalmente tutto questo dopo che io avevo detto apertis verbis che il debito pubblico non era un problema, non lo era mai stato, non era il motore della crisi. Poi lo ha detto Vitor Constancio, e adesso tu e Giannino cosa dite? Perché se il problema non è il debito pubblico, che c'entra la lotta all'evasione? Quella si deve fare, come si deve lottare contro l'omicidio o contro le doppie punte, con gradi diversi di intensità, va da sé. Ma se hai il raffreddore prendi il paracetamolo o il lorazepam? Così, per sapere. Certo, dipende da quanto ne prendi...


E tu, tu che a quell'epoca, mentre io mi sdavo per svegliare le coscienze degli italiani, ti esibivi in un simile campionario di luoghi comuni, osi, sì, hai letto bene, ho detto

OSI

venire oggi a parlare a me di "smuovere le acque"?

Hai un gran coraggio. Un enorme coraggio. Quello che nella fottuta società dell'immagine tutti temono più della morte, il nemico numero uno della reputazione, il ridicolo, a te non fa proprio paura. Ti confesso che resto ammirato dalla tua tragica grandezza. Una risata ti seppellirà, anzi, ad ora sono 2927 risate, di cuore, liberatorie. Ma tu vai avanti così, imperterrito, a smuovere le acque della palude. Se vedi delle bolle è CH4, visto che sei anche un po' green, mettilo da parte: quando la tua amica Angela avrà sufficientemente fatto incazzare Putin, potrebbe tornarci utile...

Smuovere le acque... La verità, Leonardo, è che non vi caga nessuno. Le firme non le avrete mai, per l'ovvio motivo che tutti sanno che sarebbe inutile darvele (perché non ha senso abrogare un trattato che si sta abrogando da solo come da me detto due anni fa) e anzi pericoloso, perché ove mai raggiungeste il quorum e andaste incontro a una sconfitta questo darebbe un segnale politico tremendo. Dai, su, mica penserai anche tu come D'Antoni che "il referendum darebbe un segnalo politico bla bla bla...". Ma Cristo santo! Il segnale politico l'ha dato Marine Le Pen! Di che altro segnale avete bisogno? Vi rode, certo, di non averlo dato voi. Sarebbe bastato tirare le debite conclusioni a suo tempo. Non l'avete fatto, l'ha fatto lei. Pace!

Pensi che io ne sia contento? Certo che no! Pensi che sia possibile rimediare con pulcinellate come il vostro referendum? Ma stai scherzando!? Gli italiani hanno già dato. A parte qualche patetico fesso, hanno tutti capito che i "referendum" sono solo mezzi per portarli un po' in barchetta, tenendoli ancora un po' a bagno nella pentola, mentre la temperatura sale, sale, sale...

E il bello è che tu pensi di essere in un'altra pentola!








Va bene, ok, fino a qui ho scherzato. Scrivere mi diverte, so farlo, e ne approfitto. Tu ti sei allargato, puoi farlo, appartieni comunque a una cupola che può tranquillamente danneggiarmi in una cosa che a me non interessa (la mia carriera), quindi io non sono coraggioso (lo dico a quelli ai quali potessi sembrarlo) e tu sei inoffensivo. Tutto bene. Ovviamente se mi provocano io reagisco, i lettori si divertono, i social son fatti così, io li so usare perché sono un uomo di tre secoli fa, i contemporanei di Jovanotti è ovvio che siano meno efficaci dei contemporanei di Chamfort e Saint Simon (il duca) in un mondo nel quale ci si esprime per iscritto, e chi mi viene a cercare ormai dovrebbe sapere cosa trova, quindi, come dire, io di freni inibitori non ne ho più.

Ora però parliamo sul serio.

Su Gustavo ho perso ogni sia pur minima speranza avessi mai riposto. Lui mi ha paragonato a Giannino, e io lo ho paragonato a Stepan Trofimovic. A me piace che la difesa sia sproporzionata all'offesa, perché sono italiano, anzi fiorentino, e ho letto uno che diceva una cosa che a me sembra così vera: "Per il che si ha a notare che li uomini si debbono o vezzeggiare o spegnere; perché si vendicano delle leggieri offese, delle gravi non possono: sí che l'offesa che si fa all'uomo debbe essere in modo che la non tema la vendetta." Quindi, anche se io delle eventuali vendette me ne batto il belino, adoro essere smodato e intemperante nelle mie risposte.

Ma mi piace molto anche imparare dagli errori dei miei avversari.

Ora voi state perdendo su tutta la linea. Il mondo che avete immaginato, costruito, difeso, il mondo dell'euro, il mondo della macrofinanza, il mondo della disuguaglianza (dai, su, tu ti occupi di economia "buonista", tu sei tutto happiness, microcredito, volemose bbene - ma cosa ha fatto l'euro lo sappiamo sia io che te), il vostro mondo, il mondo del PD e dei piddini, si sta sfaldando, sta perdendo pezzi. Ora devo essere Kutuzov: devo lasciarvi una via di fuga, nell'inverno del nostro scontento, dello scontento degli italiani che capiscono di essere stati traditi.

Impedirvi una ritirata sarebbe rendervi pericolosi: guarda cosa è successo a lavoce.info!

Allora farò finta di non aver perso ogni speranza su di te, come su D'Antoni, come su tanti altri. Un amico del quale mi fido, l'ultimo che mi è rimasto, mi ha detto che devo fare così, e farò così.

Leonardo: la storia parla con una voce chiara ed inequivocabile. L'euro è un esperimento fallito, è un atto di hybris senza precedenti nella storia dell'umanità. Se sei veramente il 12° economista italiano, e non sei Giannino, non puoi non riconoscere che non è mai, dico mai, ripeto mai, ribadisco mai, esistito un sistema monetario centro-periferia così rigido. Tu non sei il Joe Frazier di Barra, tu sei un economista, quindi questo studio l'avrai letto, no?

In nome di Dio, Leonardo, ti scongiuro, rifletti, apri gli occhi, non cedere all'ambizione politica, alla ricerca della cadrèga pure tu, non farlo, non farlo! Se ha fallito il gold standard, che era meno rigido dell'euro, in un periodo nel quale i conflitti sociali potevano essere gestiti con una certa macabra efficienza, come vuoi che non fallisca oggi l'euro, che è più rigido del gold standard? Gli operai non si possono più (o ancora?) mitragliare, e se si potesse, tu, che sei cristiano, lo vorresti? Bene: la rigidità del cambio nominale porta a Bava Beccaris. Forse possiamo permettercelo, ma se non possiamo l'euro salterà. Certo, non oggi 15 settembre 2014. Ma i casi sono due: o si torna a una società pre-ottocentesca, o il tappo salta. Voglio scongiurare l'eventualità che tu non riesca a capire di cosa sto parlando, voglio fare il massimo sforzo per spiegarmi bene. Non sto parlando di una bottiglia di champagne. Sto parlando del futuro dei nostri figli, dei nostri prossimi. La tensione macroeconomica che l'euro ha fatto accumulare in Europa non ha precedenti storici. I miei studenti lo sanno, perché a loro non nascondo nulla. Ho sempre detto loro (e chi è qui te lo confermerà) che l'euro è stata la terza guerra mondiale, e da ormai tre anni dico loro che se non ci fossero stati Fermi e Oppenheimer noi già saremmo in crescita, perché in trincea ci saremmo andati nel 2011. Forse a te sembreranno battute: non sono battute. La possibilità di un'esplosione di violenza come tante altre che la storia dell'umanità ci riporta si fa ogni giorno più concreta. Guarda cosa succede in Ucraina. "Che c'entra?" mi dirai. C'entra. Tu, Gustavo, D'Antoni, Fassina, giocate al piccolo apprendista stregone senza capire che la storia non è finita, che le tensioni macroeconomiche storicamente a un esito conducono, uno solo e sempre quello: la guerra. Difendendo l'euro, voi state tifando violenza. Voi volete il sangue. Voi volete la morte.

Allora: io non sono nessuno. I miei 2925 lettori fissi non sono nessuno. Questo blog non è niente e non vuole essere niente. Però tu devi ascoltarmi.

Tutto quello che tu fai sarebbe utilissimo nel mondo di dopo, quanto è inutile nel mondo che ti ostini a difendere. Quando il mondo che ti ostini a difendere sarà crollato, ci sarà tanto bisogno di te, potrai essere tanto utile. In italiano non esiste il condizionale futuro. Forse potrei dire: "ci potrebbe essere" tanto bisogno di te, ma io sono convinto che ci sarà, solo che... ci sarà a una condizione. Non perdere credibilità, combattendo battaglie perse al fianco di relitti montiani e di traditori dei lavoratori, di esponenti di quel sindacato che per un trentennio ha assistito senza battere ciglio allo smantellamento di ogni e ciascuna tutela dei diritti dei lavoratori italiani.

Non farlo.

Non farlo.

Non farlo.

Non devi farlo non per me (chi sono io, 360° economista italiano, per chiederti qualcosa?), e nemmeno per te: non devi farlo per qualcosa di più alto di me e di te: per la dignità della nostra professione. Perché se un economista del tuo livello continua a combattere cause perse, e dichiarate tali dalla professione, alla fine chi perde è l'economia.

Vedi, certo, sul blog di Repubblica tu puoi lasciarti andare al trivio (grammatica, retorica, dialettica) da bar: tutte quelle menate sul fatto che tu non hai certezze, che l'economia non è una scienza, che "quanto è intelligente avere dubbi", che le scuole di economia sono tre: quella che esagera da una parte, quella che esagera dall'altra, e tu in mezzo che sei l'unico che (nel dubbio) è sicuro di dire la cosa giusta, e via dicendo.

Peccati veniali: lo ha fatto Brancaccio, lo ha fatto Piga, lo ha fatto Fassina: perché non tu?

Ma Leonardo, qui non siamo su Repubblica: qui non ci sente nessuno, e comunque la feccia è stata purgata, ci ho pensato io. E allora diciamocelo: ci fai o ci sei? Certo, in qualsiasi scienza esiste il dubbio! Vogliamo prendere il paradigma delle scienze hard? Ecco: prendiamo la fisica: nemmeno Rocco credo possa essere considerato più hard.

Bene.

Anche nella fisica, certo, esiste il dubbio. Sono sicuro che se sapessimo (io e te) un po' di matematica vera, avremmo probabilmente qualche dubbio sul big bang, ad esempio. Vado così, a intuito, ragiono per analogia, perché so quanti dubbi ti assalgono quando ti approssimi all'eccellenza. Per me era molto più facile suonare Telemann sette anni fa, per dire, ma non divaghiamo. Un fisico potrà avere dubbi sulla cosmogonia, ma sa benissimo, come lo sa un falegname, che se si lascia sfuggire di mano una pialla, quella gli cade sul piede. A un certo livello le leggi scientifiche non ammettono dubbio, e l'ostentazione di dubbio metodologico può sembrare prova di intelligenza solo a un piddino: a qualsiasi altro essere senziente, forse anche alla pianta grassa che ho messo sul davanzale della cucina, dopo aver montato Grundtal, certe ostentazioni di dubbio si palesano per ciò che sono: per una dimostrazione di malafede o di...

Be', qui mi fermo.

Spero che tu sia in malafede.

Se lo sei, e quindi riesci a capire che l'insostenibilità dell'euro non è a livello big bang, è a livello pialla sul piede, non fare come D'Antoni. Non venire a trollarmi su Twitter, salvo poi dirmi che alla fine anche tu ecc.

C'è un unico luogo di resistenza e di elaborazione del pensiero: è questo blog e l'associazione che da esso è nata. Tutto il resto, ahimè, mi spiace dirlo, ma me ne prendo la responsabilità, è collaborazionismo. Io non avrei voluto che fosse così: volevo fare altro da grande. Ma è andata così. Chi sta elaborando scenari di rilancio dell'economia italiana? Il centro studi Confindustria? Quello che adesso scopre che la svalutazione non sarebbe disastrosa? Ma a/simmetrie lo ha già dimostrato a aprile, con uno studio scientifico che nessuno dentro quel "centro "studi"" sarebbe in grado di produrre! Questi altri sfigati? I poliziotti buoni del regime eurista? Ma dai, su, siamo seri: gente che nemmeno sa cosa sia un'elasticità reddito, per favore...

Allora, facciamo così: io da domani ti ignorerò. Certo, ho comprato per il tuo ufficio Trojka, e in qualche modo te la manderò: voglio che tu abbia un caro ricordo di me e del tuo passato montiano. Ma smetto di seguirti su Twitter, e blocco chiunque ti porti nella mia timeline.

Non voglio amareggiarmi.

Se però a te interessa, allora aderisci al comitato scientifico di a/simmetrie. Fai da referee per le simulazioni del nostro modello. Dicci dove stiamo sbagliando, dicci cosa abbiamo omesso di considerare, proponici delle ipotesi di politiche alternative da simulare. Basta parlare di sogni. Non siamo psicanalisti: siamo economisti. Riprendiamoci l'orgoglio di essere professionisti della nostra professione, lasciamo ai retori cialtroni di SEL e dintorni la retorica del Fogno, e ragioniamo sui fatti. Io sono sicuro che tante cose mi sfuggono, che magari a te non sfuggono. Vogliamo lavorare insieme? Mi scrivi un'email e entri nel nostro comitato scientifico.

Se invece preferisci i piddini, la scelta è tua. Io dovevo additarti il bivio. Tu sei Ercole, e sai da che parte andare. Se fai la scelta giusta lo saprò, e anche se fai quella sbagliata. Anzi: lo sapranno tutti. Siccome mi sono seccato di chi in pubblico dice una cosa e in privato un'altra, d'ora in avanti se ho bisogno di aiuto lo chiederò in pubblico, come sto facendo.

Apprezzerai il fatto che con te ho fatto un tentativo. Con Gustavo nemmeno ci provo.

Questo tentativo è l'ultimo che faccio.

Ora penso al mio libro e alla mia famiglia. Ricorda, ti prego, queste mie parole: o la razionalità prevarrà, e in questo caso la razionalità economica addita una e una sola soluzione, su questo ormai c'è un consenso pressochè unanime, o scorrerà molto sangue. Io ho la coscienza a posto. Devo anche dirti che dopo tre anni che cerco di "smuovere le acque", qualora il sangue dovesse scorrere temo che non avrei sufficienti energie per rabbrividire. Forse questo è ciò che gli uomini vogliono: l'ottusa violenza dei molti, la rassegnazione dei pochi. E chi sono io per cercare di fargli cambiare idea? L'ultimo che ci ha provato era raccomandato da un autentico Padreterno e ha fatto la fine che sappiamo. Pensa un po' se io, che devo ancora suonare BWV 1047 (col 1049 ho già dato, devo ricordarmi di caricarlo su Youtube per Nat perché è meglio di questo), ho voglia di finire appeso, e per di più di farmi inchiodare le mani!

Fate un po' come vi pare.

Se continuate a difendere una scelta sbagliata tanti altri moriranno. Ma certo, immagino che alle riunioni di re:vision cantiate tutti questa canzoncina.

Se sarò io, tanto meglio: mi risparmierò di assistere a tanti altri lutti, e so che non omnis moriar.

Mi ricorderanno 2928 persone (quando ho cominciato a scrivere erano 2925...).

domenica 14 settembre 2014

Rockapasso

Ecco le prove: appartiene alla fronda interna del PD (preveggente as usual, gliela regalai sette anni fa...).



sabato 13 settembre 2014

A Nat (post ad personam, fatevi gli affari vostri)

Ma questo te l'avevo mai fatto vedere? Mi è venuto in mente perché mi ha appena cercato su Twitter il direttore col quale l'ho fatto a Trinità dei Monti (solo che i violini non c'erano, erano affidati alla mia mano destra, che ignorando il precetto evangelico sapeva cosa stava facendo la sinistra). Da fuori è bello, da dentro di più.

L'unica riforma strutturale

Prima il linoleum nei soppalchi, poi scolapiatti e mensole in cucina, poi la scrivania di Giulia, poi la libreria (quella della musica per flauto), poi attacca i quadri ("Dove, tesoro?"), poi basta, non ce la facevo più e mi son visto i Robinson con Uga. Povera Uga, sarà facile preda: il classico esempio di bella ragazza con scarsa autostima. Le ho fatto montare la sua scrivania. Non aveva mai usato il martello. Io, ovviamente, l'ho esortata a usare il suo odio: una martellata è tanto liberatoria! Non credeva di riuscirci. C'è riuscita, era tutta contenta...

Quindi ora mi spoglio la mia veste cotidiana e ovviamente non perdo tempo con voi, se non per elargirvi, anzi,  per ottriarvi, un paio di brevi riflessioni su come si riconosce oggi uno che di economia non ha capito nulla.

Un esempio, come in ogni buon testo di politica economica, sarà riferito alla politica fiscale, e un altro alla politica monetaria.

Cominciamo dalla politica fiscale.

Da qualche tempo er Nutella, sì, il simpatico Zombie al quale a dicembre 2012 avevo pronosticato che avrebbe fatto la fine di Mélenchon, ma che, al contrario di Mélenchon, non prende atto di essere politicamente morto, e morto da tempo, e quindi di emanare un fetore politico ributtante, si sta affacciando sui social, dove prende, porello, uno schiaffo dopo l'altro. La sua posizione, lo sapete, è, come gli dissi garbatamente a dicembre 2012 (quando poteva avere un senso essere garbati), quella di utile idiota del capitale finanziario, cioè la stessa che aveva spianato Mélenchon in Francia nel maggio del 2012: in sintesi, sì all'euro ma no ai Trattati (dal che deduciamo che l'euro non è stato istituito con un Trattato, ma è un dato di natura). In questo quadro amenamente dadaista, l'ultima trovata è che per risolvere tutto bisogna mettere una patrimoniale: la linea, come sapete, della Bundesbank, con la quale er Nutella si trova in celeste (ancorché sospetta) corrispondenza di amorosi sensi. Oh, naturalmente er Nutella è "de sinistra", quindi lui la patrimoniale la vuole fare sui ricchi, ça va sans dire. E chi sono i ricchi? Semplice: quelli che hanno più di un milione investito in immobili.

Notate la raffinatezza metodologica: adottare soglie "simboliche" è il metodo fascista dei Chicago boys (la famosa regola del k% di Friedman, declinata dall'Europa in tutte le possibili salse). Er Nutella sarebbe in grado di dirvi che le camere a gas sono una cosa buona, se venissero usate per eliminare i nemici der popolo, perché l'importante non è il metodo, secondo lui, ma chi lo applica. Quindi una camera a gas applicata dai nazisti senz'altro no (Dio non voglia, siamo "de sinistra"!), ma magari da altri sì; il 3% sul deficit no, la patrimoniale sopra un milione sì. Io trovo grottesco questo modo di ragionare, lo trovo di una povertà culturale e di una desolazione semantica inaccettabile in una persona che voglia fare il politico (ricordato per la partecipazione al governo Prodi). L'uso di soglie, che per definizione sono strumento di iniquità e risentimento sociale, e strumento inefficace rispetto agli obiettivi dichiarati, perché facile da eludere, è una dichiarazione politica di impotenza. Sappiamo dove sono i grandi patrimoni da colpire, sappiamo dov'è la grande evasione, e lo sa anche Ferrero, tant'è vero che difende l'euro (cioè la grande evasione).

Ma il punto non è questo. Quello che l'amico proprio non capisce, avendo tratto dalle origini piemontesi quella piacevole versatilità, quella stupefacente rapidità di intuito, quella schiettezza e quella poliedricità che contraddistingue i nostri fratelli del Nord Ovest (scusa, Laura. A proposito: sei socia...), quello che proprio non entra nel suo cranio, è che siccome non siamo in una crisi di debito pubblico (come dicevo io nel 2011, la Commissione Europea nel 2012, la Bce per bocca di Vitor Constancio nel 2013 e Pier Carlo Padoan nel 2014), parlare di imposte come possibile soluzione non ha alcun senso a prescindere, denota solo il non aver assolutamente capito qual è il problema. E fa parte del non aver capito qual è il problema il non aver capito che il gettito fiscale degli italiani in questi ultimi anni se ne è andato per parecchie decine di miliardi (50 e dispari) a salvare banche tedesche via fondi salva-stati. Ora, io capisco la pesante eredità culturale di quello che ci definiva un popolo di mandolinisti (che poi io mi onoro anche di essere caro amico di Mauro Squillante, ci ho fatto un disco su Pergolesi [da non perdere il concerto per mandolino, appunto] e un concerto in Polonia, è tanto un bravo ragazzo: cosa ha il mandolino che non va?), capisco tutto, ma cazzo, Ferrero, tu lo vuoi capire sì o no che in questo momento qualsiasi tassa si imponga, al di là della fottuta retorica politicante che ti spinge a lanciare messaggi demagogici per non prendere atto del fatto che politicamente non esisti più, e non esisti più per colpa tua, significa aprire altre vene nel corpo del nostro paese? E aprirle per lasciare che si abbeveri del nostro sangue il paese col modello sociale più perdente di questa Europa, quello dove la quota salari, che a te e ai tuoi "economisti" di riferimento sta tanto a cuore, ha subito la caduta più drastica mai sperimentata in democrazia occidentale nel dopoguerra, quello nel quale la disuguaglianza è in decollo verticale: la Germania?

Ma te la vuoi fare questa cazzo di domanda?

Scusate, ora devo dare due euro a Uga: non dovrei accalorarmi.

Soprattutto, non dovrei parlare del nulla, sottraendovi tempo prezioso. Ma sapete che i fiori (e i funghi) possono nascere su sostrati non necessariamente attraenti. Lasciamo quindi che dar Nutella nasca il fiore di un aforisma: chiunque in questo preciso momento ve la rimena con la politica fiscale, per dirvi che dovrebbe essere più austera, o meno austera, che occorrerebbero altre tasse, o meno tasse, chiunque parli di settore pubblico in questo momento è un cialtrone. Punto. Il problema è un altro: un problema di finanza privata che nessuno pensa a regolare (anche se con la banking union hanno ben pensato di mettere una toppa ai suoi disastri usando i nostri risparmi), e un problema di squilibri esteri che non è pensabile di continuare a sanare con la leva fiscale, pena il suicidio del nostro continente, come ho già chiaramente spiegato. Il settore pubblico, e in particolare il suo debito, e quindi l'impiego di tasse (o vendite di caserme, o quel che l'è) per abbatterlo, non c'entrano una beata fava, e chi ci si sofferma lancia solo fumogeni.

E questa è la prima cartina al tornasole.

La seconda, per par condicio, riguarda la politica monetaria.

Draghi qui, Draghi là, Draghi su, Draghi giù... Insomma, io non so come dirvelo: non dovete leggere nemmeno tutto il post, basta che vi leggiate il titolo, ho già detto tutto. Perché la gente continua a parlare di politica monetaria? Cosa si aspetta la gente? Veramente pensa che l'inflazzzzione si generi "stampando" moneta? Allora non è servito a niente pubblicare nel mio libro questo eloquente grafico:


Lo vedete? La creazione di moneta non è correlata con l'inflazione. Perché? Ma perché la moneta è endogena, amici. Noi lo diciamo da sempre (essendo keynesiani), oggi lo dicono anche i banchieri centrali. Per l'esattezza, come ci ricordava istwine su questo blog, oggi hanno ripreso a dirlo, perché due secoli fa erano molto, ma molto più avanti in termini di elaborazione teorica di oggi, dopo esser stati bombardati dal napalm di scemenze della scuola di Friedman-Zingales-Giannino. Cerchiamo di capirci. Voi quante transazioni effettuate con moneta "stampata", con base monetaria? Credo molto poche e sempre di meno: c'è il Bancomat, la carta di credito, una volta c'erano gli assegni... La moneta "stampata", quella che terrorizza Giannino, Zingales, Plateroti, Tabellini, Fubini, Becchetti, ecc., è meno del 10% della moneta totale, cioè del totale dei mezzi utilizzabili per regolare transazioni.

Vi faccio un esempiuccio uccio uccio. Supponiamo che ci sia uno shock petrolifero. Lo shock si trasferisce sui costi, quindi sui prezzi delle aziende, e quindi magari nuovamente sui costi, via costo del lavoro, se i lavoratori non ci stanno a perdere il conflitto distributivo. Un imprenditore x, con un'azienda florida, l'economia che comunque tira, va in banca e chiede un prestito, magari anche semplicemente per esigenze di tesoreria, ad esempio pagare più stipendi o materie prime più care. Se la banca ritiene che il ciclo economico sia comunque favorevole, per cui l'imprenditore riuscirà a pagare, accorderà il prestito, ovviamente incorporando nel tasso di interesse l'inflazione attesa, cosa che all'imprenditore non fa particolarmente male, perché se per dire il tasso è al 15% ma i prezzi crescono al 13% a lui il denaro costa il 2%: meno di oggi! Quel prestito è moneta: parte verrà depositata nei conti dei lavoratori, che la trasferiranno via Bancomat nel conto del lattaio, del fornaio, ecc. Notate la sequenza: aumentano i prezzi, quindi (se il sistema bancario reagisce in modo positivo) aumenta la quantità di moneta.

La stessa identica cosa accadrebbe, del resto, con uno shock di domanda. Ma quello che dovete capire è che dire che la moneta è endogena è dire che è come l'intendenza: la monetà seguirà, ma non può precedere.

I veterokeynesiani oggi tanto disprezzati da destra e da sinistra, e vanamente rincorsi da economisti in cerca di un brand  "credibile", lo dicevano tanto bene: non puoi spingere un oggetto con una corda. La moneta è una corda: puoi usarla per tirare, non per spingere. La politica monetaria è asimmetrica: mentre innalzare i tassi di interesse può avere effetti restrittivi sull'economia (anche perché sky is the limit), abbassarli, o comunque effettuare politiche di espansione monetaria, non necessariamente ha effetti, per il semplice motivo che se le condizioni generali del ciclo economico sono tali per cui la moneta immessa in qualche modo non viene poi spesa, non ci sono santi: l'economia non ripartirà. E questo è esattamente quello che è successo con l'LTRO, come credo ormai tutti abbiate capito (e come vi avevo ovviamente pronosticato, ma questo ormai trovo stucchevole ripeterlo perfino io...). È stato usato per il carry trade, ma anche così non fosse, oggi, quale banca, anche a forzieri pieni, presta a un imprenditore che domani potrebbe scoppiare come un palloncino, e non per colpa sua, ma perché è inserito in una rete di clienti e fornitori che la banca, se anche volesse, non potrebbe monitarare, e che sono tutti a rischio, con effetti domino che nemmeno vi immaginate (o forse sì, purtroppo)? In queste condizioni hai voglia a spingere, la corda rimane lì, appesa come 'na pellecchia, non ha il gagliardo vigore che occorrerebbe per rianimare l'economia languente...

E anche da questo traiamo un altro aforisma: chiunque si preoccupi di quello che farà o non farà Draghi è altresì un cialtrone. Draghi non può far nulla, se non spingere l'Europa con una corda.

Più precisamente, Draghi per l'Europa potrebbe fare una ed un'unica cosa: sparire. Non perché lui non sia bravo, anzi! Da tre anni sta camminando su una corda insaponata tesa fra le Petronas tower, con raffiche di vento a 40 nodi e gli occhi bendati, ed è ancora lì. Quindi bravo è bravo. La sua istituzione però è totalmente insensata, non ha senso, non si conforma, perché non si può conformare, alle asimmetrie del sistema economico europeo, è destinata fatalmente ad amplificarle, ed è sufficientemente opaca da far sorgere quanto meno il sospetto (ma a posteriori potremmo dire la certezza) che queste asimmetrie vengano da lei gestite in modo da favorire i potenti a danno dei deboli. Il danno per la democrazia è enorme.

Ecco: con queste due cartine al tornasole potete capire immediatamente quando cambiare canale. Appena sentite "Perché in questo momento Draghi...": clic! "Basta con l'austerità...": clic! "La patrimoniale sui ricchi...": clic! "Perché in Italia il debito pubblico...": clic! "L'euro può sopravvivere solo con una Bcesimileallafed...": clic!

Mi direte: ma così non vedremo più la televisione! Bravi: e così faccio io.

Aggiungo una postilla "positiva".

Il da farsi è estremamente semplice. C'è un'unica circostanza nella quale un governo può avere la certezza che la moneta emessa dalla Banca centrale venga spesa: quando la spende lui. Sì, carissimi, sto parlando di quella cosa che è in tutti i libri di testo, che si chiama monetizzazione del fabbisogno (o spesa pubblica finanziata con emissione di moneta), e che oggi forse chiamerebbero politica monetaria "non convenzionale", chissà poi perché, visto che tutti i testi di macro convenzionali la descrivono. Da qui capite quale sia l'unica riforma strutturale della quale l'Europa ha bisogno: abolire la pretesa indipendenza della Banca centrale dal governo, rimettere la creazione di moneta sotto l'ambito del potere esecutivo, e consentire quindi a questo di fare manovre di bilancio pienamente espansive e che non compromettano la sostenibilità del debito, ovvero: manovre finanziate con moneta (come ogni libro di testo vi spiegherà).

Ovviamente questa riforma, fatta a livello di Bce, non risolverebbe nulla. Noi ne abbiamo bisogno: la Germania no. Quindi, capite bene quale sia la morale della favola. La condizione necessaria per una ripresa della zona euro resta lo smantellamento dell'euro, il ripristino delle banche centrali nazionali, e il loro rientro nel perimetro della politica. Di questo sarebbe auspicabile che parlasse uno che per mestiere fa il politico, che fa finta di essere di sinistra, e che invece è stato al governo con quello secondo il quale nella vita c'è anche il suicidio...

Sed de hoc satis. Se me lo portate nella timeline lo insulterò sempre e comunque, perché altro non merita, ma poi vi bloccherò. Quindi non portatemelo. Ho altro da fare.

Grazie



"Per maggior chiarezza" delle 9:35 di sabato 13 settembre: Le condizioni necessarie per salvarsi sono due:

1) riportare la Banca centrale nel perimetro dell'esecutivo (altrimenti questo non può fare politiche espansive senza mettersi in mano ai mercati), e

2) ovviamente riportare la politica monetaria nel perimetro degli esecutivi nazionali (cioè frantumare la Bce e tornare alle Bc nazionali), sia perché non esiste un esecutivo europeo credibile e democraticamente legittimato, sia perché, qualora esistesse, non riuscirebbe a tener conto delle asimmetrie strutturali fra paesi europei.

Finché siamo stati separati siamo cresciuti. Si capisce perché? Volete il sangue? Lo sapete che potrebbe essere il vostro? Qui sono tre anni che berciamo nel nulla per scongiurare un esito violento. Non siate tratti in inganno, gentili politici, dal fatto che finora è toccato solo a chi non ce l'ha fatta spegnersi nel silenzio e nella solitudine, con dignità. La Storia non gioca a dadi, e quello che deve succedere è saldamente iscritto nella traiettoria seguita finora. Anche se oggi "c'è la Cina"...