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martedì 7 luglio 2015

La Grecia: casalinghe di tutto il mondo, documentatevi.

Oggi mi tocca l'Aria che tira: senza la Merlino, ma con Pancani.

Una distrazione di meno.

Ci sarà D'Attorre, e due che non conosco. (Errore: Montanino lo conosco! Ero il "suo" assistente di econometria alla Sapienza. Com'è piccolo il mondo!) Vorrei poter considerare il fatto che non sia il solito "uno contro tutti" (almeno D'Attorre è persona estremamente lucida e ce lo ha dimostrato) come dimostrazione della rilevanza della vittoria di Leonida Trippas. In realtà temo, come scrivo sul Fatto Quotidiano di oggi, che la sua sia una vittoria di Pirro. Prova del nove? Se così non fosse, l'asini-stra dei diritti (quella che subisce solo rovesci (c) Giacché) non la esalterebbe. Se in trasmissione siamo almeno in due dalla parte del buon senso, quindi, è solo perché Andrea è una persona equilibrata: nulla a che vedere col suo collega Federico Mentana.

Tuttavia, sappiamo quale ruolo devastante per la democrazia stia avendo il sistema dei media in Italia. Uno dei (pochi) dati rilevanti della vittoria del no è passato inosservato ai più, ma non a Jacques: in Grecia è in corso un'inchiesta sulla violazione delle regole in campagna elettorale, e l'inchiesta potrebbe estendersi presto al ruolo dei media. Si affermerebbe così il primo principio della democrazia:

La libertà di opinione non è libertà di menzogna.

I media italiani hanno dato il peggio di sé. Oggi sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio si occupa del Tiresia di via Solferino, un nostro vecchio amico, quello che "le rivalutazioni fanno crescere", il cui lavoro di "informazione" da Atene ha attirato l'attenzione di altri suoi colleghi. Ma Travaglio e Nucci sono dei volenterosi e meritevoli ultimi arrivati. In questo blog denunciamo da almeno tre anni il terrorismo antidemocratico ai danni della Grecia, portando fatti. Lo facciamo anche oggi, ricordando, perché repetita juvant, quei fact checking dei quali alcuni cialtroni (e non mi riferisco alla stampa) oggi cercano di arrogarsi il merito (dopo averci lasciati soli per anni a fare informazione, beninteso):

1) I greci sono tutti così pigri come dicono?, di Vladimiro Giacché (originariamente apparso sul Fatto Quotidiano, che è l'unico giornale italiano a dimostrare una certa indipendenza di pensiero);

2) Cosa sapete della Grecia?, apparso in questo blog e diventato rapidamente il post più letto;

3) buon ultimo, Francesco Giavazzi on Greece, di Karl Whelan.

La democrazia funziona solo con informazioni corrette. Altrimenti è regime. Il finger pointing da parte dei colleghi può essere utile, ma non basta. Nel mondo di dopo sarà necessario garantire libertà di opinione, ma rendere reato penale la menzogna. Non si può dire che la Grecia "non ha fatto le riforme" se ha licenziato quasi 200000 dipendenti pubblici, pari a più del 25%. Non si può nemmeno dire "io penso che la Grecia non abbia fatto le riforme". Non è materia di opinione, è un fatto misurabile, e chi lo travisa deve pagare. Non si può dire che in Grecia le pensioni sono eccessive quando il loro importo medio pro-capite è nella media europea. Non si può dire che la spesa pubblica greca è eccessiva quando è anch'essa nella media europea (e lo era anche prima delle riforme). Si può pensare (se non si capisce nulla di economia) che quelle fossero le riforme giuste (ed erano sbagliate): essere coglioni non è reato. Ma essere disonesti sì.

La verifica dei dati fattuali dovrebbe essere compiuta dalle redazioni, non da blog indipendenti come questo, e chi mente su dati fattuali merita qualcosa di più della censura dei colleghi.

E lo avrà.

Ci sarà una giustizia:


Mea est ultio, et ego retribuam in tempore,
in quo labetur pes eorum!
Iuxta est dies perditionis,
et adesse festinat sors eorum.


Un forte abbraccio a quelli che "noi abbiamo fatto le riforme, i greci no". Sarà bello vedervi al fresco. Mi riferisco, ovviamente, all'Antenora.








(nota per i porci cialtroni: visto come si citano le fonti? Visto cos'è l'onestà intellettuale? E allora preparatevi: ci sarà pure un motivo se, oltre a non aver fatto informazioni, in cinque anni di attività l'unica querela l'ho avuta da uno di voi. Non da Alesina, non da Giavazzi. E questo vorrà pur dire qualcosa, no? Chi sta dietro le quinte sa per chi lavorate. Non mi fate paura. Schifo sì...)

No way!

Uga: "Guido dice che devi riparare la griglia".

Io: "Ha ragione. Sono due anni che non facciamo un barbecue. Ma la colpa è di questo porco lavoro. E non finirà tanto presto...".

Uga: "Perché?"

Io: "Perché se le cose non vanno come dico io dovrò continuare a lottare".

Uga: "E se vanno come dici tu?"

Io: "Peggio, perché diventerò molto importante e avrò ancora più lavoro".

Uga: "Ma allora tu non vuoi che le cose vadano come dici tu!?"

Io: "Appunto, ma non importa, perché tanto andranno come dico io anche se non lo voglio".

Uga:










(...verumtamen non sicut ego volo, sed sicut tu...)







lunedì 6 luglio 2015

Una precisazione sullo scopo di lucro (la regola del millino)


Buongiorno,

seguiamo da diverso tempo il suo blog e ci chiedevamo...perché non venire a [CAPITALE DEL PIDDINISMO INTERNAZIONALE] per un incontro con la comunità degli "Italiani a [CAPITALE DEL PIDDINISMO INTERNAZIONALE]"?
Abbiamo già organizzato in passato conferenze e/o seminari (spesso nella sede di [FACOLTA' DI EMERITE TESTE DI CAZZO]) in collaborazione con enti italiani e [PIDDINI], con l'intento di diffondere la cultura italiana e/o un punto di vista che possa andare oltre i luoghi comuni. La nostra associazione é senza fini di lucro, con le conseguenze che questo implica...Ma nel caso dovesse accettare e (diciamo....) passare per [CAPITALE DEL PIDDINISMO INTERNAZIONALE] possiamo gestire la logistica della sala e degli inviti.

Nell'attesa di un suo riscontro, le auguro una buona domenica di...referendum.

[UNO DE PASSAGGIO]


In base al sacrosanto principio del colpirne uno per educarne uno, mi permetto di svolgere pubblicamente una considerazione tanto semplice quanto, apparentemente, trascurata nel dibattito.

Non avere scopo di lucro non significa avere scopo di sfruttamento. 

Anche a/simmetrie non ha scopo di lucro. Ciò significa che i soci non si mettono un euro in tasca dei contributi che voi offrite (a meno che non prestino opera professionale per l'associazione: es., commercialista, consulente del lavoro, ecc.; in questo caso le associazioni di promozione sociale possono retribuire anche i soci, ovviamente nel pieno rispetto della normativa fiscale vigente). Significa anche che chi lavora per noi (per qualsiasi compito: organizzativo, creativo, ecc.) viene pagato. Non voglio volontari. Non ritengo giusto sfruttare le persone, nemmeno se e quando lo desiderano, e voglio conservare il sacrosantissimo diritto di pretendere qualità e incazzarmi se non la ottengo, nell'interesse della nostra comune battaglia per la liberazione del nostro paese.

Tuttavia, quando invitiamo relatori nazionali o internazionali ai nostri convegni, pur non riconoscendo loro un gettone di presenza (la prassi accademica è questa, tranne nel caso di premi Nobel), ci occupiamo della logistica e cerchiamo di farli star bene. Anche se molti sono nostri amici, non intendiamo sfruttarli.

Voglio anche ricordarvi il mio salmo preferito. Se abbiamo (poche, ma di questo parliamo separatamente) risorse, un perché ci sarà...

Per quel che mi riguarda, ora le cose stanno andando come dico io, e quindi io non devo andare da nessuna parte. Arrivare in culo al mondo per trovare il solito imbecille saccente che mi parla di inflazione o raglia abominevoli oscenità fasciste sulla "moneta che ci ha dato la pace" è cosa che non farei nemmeno pagato. Figuriamoci gratis! Capire è interesse vostro, non mio. Se non capite, la crisi vi farà a brandelli, e con i vostri brandelli verranno concimati i campi che i vostri figli, ridotti in schiavitù, dissoderanno con la zappa. Mi astengo per pudore dal ricordarvi a quale compito saranno destinate le vostre bambine.

Ci siamo?

Bene.

Io mi sono rovinato la vita e la salute. Inizialmente era per avere giustizia per voi. Ora la mia posizione si è un po' evoluta, ma non voglio annoiarvi parlando del mio argomento preferito (me). Diciamo che finora sono stato pericoloso per questo sistema perché non volevo niente. Non escludo che, come ci insegna la teoria del controllo, avendo io un obiettivo estremamente lineare, possa improvvisamente passare a uno stato in cui invece voglio tutto.

Si chiama controllo "bang-bang", che per mero caso evoca il rumore di due detonazioni. Si chiama anche Hang zur Totale, ed è una cosa molto tedesca (del resto, a differenza di voi, io mitteleuropeo lo nacqui).Ma mentre i tedeschi non sanno gestirla, gli italiani sanno farlo: lo studiano, pensate un po', in secondo liceo classico, e chi lo ha letto non se lo dimentica (e gli altri sono beati).

Possa il Signore nei giorni che ci aspettano prestarci ai bassi tassi di interesse attualmente prevalenti un pochino della sua infinita misericordia. Per restituirgliela avremo l'eternità.



(...avete letto fra le righe? Bene. Ora andiamo avanti...)

(il  professionista che non si ricorda come mi chiamo ieri è stato ripugnante. Possa il Signore accoglierlo presto nella sua santa e degna guardia, ma non prima che le cose siano andate come devono andare. Ha detto bene Alessandro Greco su Twitter: non riposizionatevi troppo in fretta...)

(...non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte...) 

sabato 4 luglio 2015

Partenopei (2)

Io: "Eccoci a Castelseprio!"

Lui: "Pensa che avevo letto Castelserpio".

Io: "Dai, così mi fai pensare alla mia Uga". 

Lui: "Perché, scambia le lettere?"

Io: "Da piccola sì. È una cosa legata alla localizzazione. Infatti non ha capito subito dove fossero destra e sinistra".

Lui: "Per forza: è figlia tua...".

Partenopei

Il navigatore: "Fra 300 metri tenere la sinistra per restare in A8".

Il navigatore: "Fra 200 metri tenere la sinistra per restare in A8".

Il navigatore: "Fra 100 metri tenere la sinistra per restare in A8".

Io: "Cazzo! Sono già a sinistra!"

Il partenopeo: "Mica tanto: oggi hai parlato da Salvini...".

mercoledì 1 luglio 2015

...e una bella recensione

(...e tanto per far capire che sti grandissimi cazzi se quattro scappati di casa opportunisti hanno paura di fare il mio nome, vi allego, per vostra opportuna conoscenza e su autorizzazione dell'interessato, la lettera che Stefano Fassina mi ha scritto dopo aver letto L'Italia può farcela. Il mio 2014 si è chiuso così: con la consapevolezza di avere aiutato una persona in buona fede a capire quanto stava succedendo. Fate voi le vostre considerazioni su chi ancora non ha capito, o strumentalmente disconosce il nostro ruolo nel dibattito, che io per fare le mie non ho tempo. La sinistra dovrà risorgere dalle proprie ceneri. Va da sé che prima bisognerà darle fuoco...)






Data:   Wed, 31 Dec 2014 10:56:52 +0100
Mittente:         Stefano
A:        bagnai@unich.it
CC:     Vladimiro Giacché

Ciao Alberto,
Ho finito di leggere il tuo libro di cui ci hai omaggiato. Davvero complimenti per il messaggio chiaro, raccontato in modo leggero (alla Calvino per intenderci) e il (noto) coraggio dell'analisi controcorrente, non solo sulla moneta ma sulla spesa pubblica e sulla funzione dello Stato rivolto ai lavoratori autonomi (ovviamente anche la bibliografia ottima). Durante la lettura, mi è risultato sempre più doloroso riconoscere la trentennale subalternità culturale della sinistra. Ho trovato particolarmente utile sul piano politico la riflessione sull'autorazzismo e sulla negazione della democrazia (con Monti, sponsorizzato da Napolitano, abbiamo toccato il punto più basso: le scelte politiche al riparo del passaggio elettorale) e quella sulla pluralità di figure sociali da racchiudere nel lavoro sostanzialmente subordinato al di la della configurazione giuridica che assume (professionisti, lavoro autonomo e piccoli imprenditori). Una riflessione analoga l'ho trovata anche nell'ultimo e problematico saggio di Franco Cassano ("Senza il vento della Storia"). Ci sono passaggi che mi convincono meno, ma sono secondari (ad esempio, condivido la critica all'agenda di policy di Piketty, ma la sua originale fotografia della disuguaglianza e le "leggi" del capitalismo che individua sono analiticamente robuste e purtroppo dagli effetti inarginabili con la sola, pur necessaria, flex valutaria). Magari ne parliamo quando ci rivediamo.

Il punto politico di fondo che poni è quello decisivo: per arrivare alle valute nazionali, "la creazione di un consenso internazionale attorno a una soluzione cooperativa, in un contesto nel quale il conflitto non fa comodo a nessuno" (l'hp di "dissoluzione concordata" regge anche le rassicuranti simulazioni che fai sulle conseguenze del riallineamento e flessibilità del cambio). Mi pare una prospettiva, come ho provato a sottolineare in una lettera al Corriere di qualche settimana fa nella quale insistevo sul "superamento cooperativo", radicalmente diversa dall'uscita unilaterale dall'euro: diversa in termini culturali, politici e per le conseguenze economiche e sociali. Una prospettiva difficilissima da costruire, non solo per le convenienze degli interessi più forti e miopi fino all'autolesionismo, ma per gli effetti poco cooperativi che avrebbe sui cosiddetti mercati finanziari un discorso pubblico a tal fine alimentato dai governi dei Paesi più colpiti.

Non ho ancora chiaro come affrontare tali ostacoli. Sono convinto che però non vi siano alternative politiche alla strada della dissoluzione concordata. Sono convinto che sul versante sociale, politico e elettorale dobbiamo puntare a costruire una coalizione per la domanda interna che tenga insieme lavoratori dipendenti, partite Iva individuali e piccoli imprenditori (artigiani, commercianti, agricoli), una rivoluzione rispetto al tradizionale asse fordista della sinistra con la grande impresa. Una soluzione alternativa alla prospettiva renziana centrata sulla grande impresa e sulla svalutazione del lavoro.

Sono anche convinto che lavorandoci insieme possiamo farcela.

Un abbraccio e buon anno, Stefano