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giovedì 30 ottobre 2014

I cechi hanno visto giusto

Oggi devo incontrare uno importante (tanto per cambiare) che non ha ancora capito bene cosa sta succedendo (tanto per cambiare). Allora ho penZato: mo' je faccio er disegnino... E ho fatto questo disegnino qua:


(fonte: Eurostat)

Chi mi segue non ha bisogno di commenti. Per gli altri entro in modalità Rieducational Channel, come la compianta Vulvia: "Lo sapevate?"...

Lo sapevate? Come tanti altri paesi biondi e virtuosi dei quali abbiamo parlato, anche la Repubblica Ceca svalutò, commise questo nefando crimine, questo abbbbominio agli occhi della Merkel!

Una prima volta, ovviamente, lo ha fatto "a botta calda", a seguito dello shock Lehman, come vedete qui:


Fra settembre 2008 e febbraio 2009 la coruna ha perso il 16% rispetto all'euro (l'euro costava il 16% di corune in più, la quotazione è incerto per certo, i dati vengono da qui). Poi ha recuperato, ligia al dovere. Di questo episodio ovviamente nessuno ne parla mai, e forse, nella concitazione di quei giorni, lo si può anche comprendere che il dato sia sfuggito. Se però qualche Goebbels operatore informativo se ne esce col fatto che la Repubblica Ceca è virtuosa, ora sapete cosa rispondere.

Meno scusabile che nessuno ci abbia detto una cosa che io so per caso, solo perché un imprenditore che ci sostiene opera anche lì: fra ottobre e dicembre 2013 la coruna ha perso il 7% sull'euro, e questa volta non è rientrata. Nello Sme si sarebbe detto che ha riallineato la sua parità centrale.

Il disegnino di cui sopra ci istruisce su questo secondo episodio.

Ormai sappiamo che a fine 2012 la Germania ha avuto una prima recessione tecnica. Chiaramente, la produzione industriale ceca andava giù, a seguire (devo spiegarvi perché?): è il calo della linea rossa nella prima figura. Ma i cechi, ligi al dovere, mantenevano il cambio stabile, e anzi, con qualche oscillazione, verso fine anno lo stavano rivalutando (lo vedete come calo della linea blu nella seconda figura, e come tasso di svalutazione (linea verde) negativo (a indicare rivalutazione) nella prima.

I cechi si tengono così la produzione industriale in caduta libera fino a metà 2013, con un'inflazione che era passata sotto al 2% da gennaio. Poi, a metà anno, una boccata di ossigeno: la produzione industriale riprende a crescere. Ma poi a settembre le cose vanno di nuovo male, e i prezzi continuano a scendere: l'inflazione è allo 0.8%, e ci rimane anche quando la produzione ha un altro guizzo in ottobre.

A questo punto il governo ceco decide di svalutare, per consolidare il recupero della produzione e per sostenere la dinamica dei prezzi interni. Una svalutazione del 7% (la vedete nella seconda figura in livelli, cioè in prezzo dell'euro in corone, e nella prima - linea verde - in variazioni, cioè in aumento del prezzo dell'euro in corone rispetto allo stesso mese dell'anno precedente).

Con una svalutazione del 7%, l'inflazione aumenta da 0.8 a 1.5, cioè di 0.7. Un decimo della svalutazione si è trasferito sulla dinamica dei prezzi interni. Ma poi per quasi un anno la Repubblica Ceca ha avuto la produzione industriale in crescita al 5% di media (sempre sullo stesso mese dell'anno preceente).

Dice: ma a fine periodo la produzione cala!

E certo, amici: la Germania si sta suicidando. Volete sapere i tassi di crescita della produzione industriale tedesca? Nel terzo trimestre, -6.7% nel settore dei beni durevoli. Certo che se sei legato a un paese che ha deciso di segare il ramo sul quale è seduto (la Germania è il paese, il ramo siamo noi), anche avere un minimo di flessibilità di cambio non ti aiuta per sempre.

Ma se quella flessibilità ce l'avessimo noi, paradossalmente, anche i cechi starebbero meglio, perché la Germania non sarebbe riuscita nel suo nobile e millenario intento di distruggerci.

Così è, anche se non vi pare.






mercoledì 29 ottobre 2014

La malvagità del banale

Son momenti drammatici. Capita sempre più stesso che qualche mio collaboratore mi venga a cercare, o mi telefoni, con le lacrime agli occhi. Ma io mantengo la serenità. So che non sono lacrime di disperazione, e neanche di coccodrillo: stanno piangendo dalle risate!

La cloaca del web 2.0 pullula di caimani, che rosicano come caimani (a ciò li chiamò Natura Matrigna), e si aggiungono al coro dei marZiani (che già rosicavano come marZiani).

Siamo abituati a questi ultimi, e sinceramente li apprezziamo (e nel prossimo libro lo dico). Il fatto è che quando loro dicono "ma queste cose le dicevamo trent'anni fa" dicono il vero. Molti di loro sono stati particolarmente lungimiranti, e senz'altro io non lo sono stato. Mentre partiva il massacro, l'unica cosa che ero in grado di vedere (ed era il 1997) era che l'euro non ci avrebbe dato alcun vantaggio. Mi sembrava l'angolo di attacco più logico per far comprendere il problema alla gente, scrissi un articolo, lo presentai, non essendo nemmeno ricercatore confermato, a un convegno di fronte a un ex-ministro e all'epoca europarlamentare, e poi tornai a farmi i fatti miei.

Capisco benissimo e mi condolgo per la tragica frustrazione di chi aveva visto tanto prima di me e niente ha potuto fare non solo per opporsi al corso degli eventi (è il fiume della SStoria, bellezza!), ma nemmeno per far sorgere una consapevolezza nei più, o almeno nei meno.

Ma la storia si ripete, e la seconda volta come farsa.

Nella melma del web 2.0 è tutto un grufolare di caimani che mentre rosicano a bronza ripetono: "Eh, ma questo lo dicevamo prima noi, e a Bagnai lo abbiamo insegnato noi!"

Non potendolo fare in altro modo (perché non contando un cazzo, porelli, non possono mettermi un chilo di cocaina in macchina per poi andarcelo a trovare, come da prassi...), i caimani cercano di sfogare la loro frustrazione accusandomi di disonestà intellettuale, il che, sinceramente fa un po' sorridere, per tre motivi (il terzo dei quali, veramente, li accomuna ai marZiani, che però sono brave persone).

Il primo è che questo blog ha fatto dell'onestà intellettuale, della citazione delle fonti, della rivendicazione della propria non originalità, uno stile di vita, uno stile di didattica. Sapete benissimo che ho esordito dicendo che non mi ero inventato niente, e l'ho fatto, se volete, nemmeno per onestà, ma per tattica dialettica. Era importante infatti che in questo paese di rosiconi e di ignoranti, di maestrine e di teledipendenti, si sapesse che stavo semplicemente divulgando. Non era, di converso, fallacia ad auctoritatem, perché poi io passavo le ore a spiegarvi la logica sottostante agli argomenti dei Nobel (quando le loro parole non fossero state, come generalmente erano, drammaticamente chiare). Nel libro insisto sul fatto che il primo a dire che le cose non avrebbero funzionato è stato Meade nel 1957, e il primo a dire che la moneta unica avrebbe portato al disastro politico Kaldor, nel 1971. C'è da aggiungere altro? Chi dice di aver scoperto lui qualcosa negli anni zero è uno zero, è uno che copia la prima invenzione a due voci di Bach, e viene a dirci di aver inventato il contrappunto.

Idea che può venire solo a un dilettante che si rivolge a un pubblico di dilettanti.

Il secondo motivo è che in praticamente tutti questi casi potrei documentare (e in uno l'ho fatto) che prima di approdare su questo blog, e anche per un bel po' mentre lo frequentavano, i simpatici caimani non avevano capito assolutamente l'anima di una beneamata fava. Il lavoro che questo blog ha fatto con voi, lo ha fatto con loro, ma voi siete sereni e loro rosicano. Perché? Credo dipenda dal fatto che hanno perso la mia fiducia e la mia stima, e questo, quando è successo, è successo sempre e solo per uno o entrambi di questi due motivi: (1) la volonta di fare "ermovimentodarbasso", o (2) la volontà di mettere le terga al caldo. Siccome io ho una differente concezione del ruolo dell'intellettuale nella politica, e per me non voglio nessuna prebenda (in effetti non è vero, vorrei essere fatto vescovo in partibus di Betlemme, perché mi piacerebbe andare a vivere nella Nièvre), è chiaro che con queste persone eravamo su traiettorie divergenti e io vedrei più come un'opportunità che come un limite il fatto che esse si siano separate. Non mi avete appoggiato quando ero debole e avevate la mia fiducia, perché rosicate ora che sono forte e avete la mia sfiducia?

Del resto, rosicando così smaccatamente togliete forza alle vostre basse insinuazioni!

Il terzo motivo è ancora più dirimente, purtroppo. Ammettiamo che io sia invece un arrivista che sfruttando le idee altrui si è costruito una posizione. La cosa fa un po' ridere, perché questo blog non è "una posizione". È la zattera della Medusa, il rifugio di un pugno di disperati che si sono trovati qui, affratellati da una intuizione e dal sollievo di poterla condividere e supportare con dei dati. Siamo una nicchia di una nicchia di una nicchia. Siamo una minoranza nel web, che è una minoranza nel mondo delle persone istruite, che ha una intersezione quasi nulla col mondo delle persone intelligenti. E lì siamo noi. Altro che posizione! Ma attenzione: qui quello che conta non è il numero. La differenza la fa la qualità, e, se non ce la fate a vederlo da voi, ve lo spiegherò facendovi osservare l'evoluzione dei goofycompleanni.

E si arriva così al punto.

Esattamente come logica vorrebbe che per screditarmi bene sarebbe opportuno far vedere un po' di meno che si sta rosicando, sempre logica (questa sconosciuta) impone che a chi blatera: "l'ho detto prima io" si chieda: "e perché nessuno ti è stato a sentire?".

A quel punto la discussione è chiusa, per il semplice motivo che ci spiegava in modo tanto limpido Jaurès:

"Non si insegna quello che si vuole; dirò addirittura che non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è."

Ed è vero.

Il successo della mia divulgazione è stato il successo dell'artista, cioè di quello che è in grado di riconoscere che l'arte è essere semplicemente se stessi (e anche questa verità, come saprete, ci viene dalla Francia, dalla quale speriamo venga presto qualcos'altro). Io non vi ho insegnato cosa sapevo. Vi ho insegnato cosa sono, ed è questo, e solo questo, che vi ha tenuti qui e vi ha costretto a porvi delle domande. Quando si capisce, si capisce soli, come quando si muore. L'insegnante non ti versa nel cranio dei contenuti, la pappetta che ha preparato "prima lui" cinquant'anni dopo Meade. L'insegnante ti insegna a porti delle sfide e a trovare la tua strada. Per questo non è particolarmente necessario che abbia un metodo, né che "lo abbia detto prima lui", e nemmeno che stia dicendo la cosa etnicamente pura (vale per i marZiani). È invece essenziale che sia se stesso, e che quel se stesso non sia una nullità.

La conclusione, farsesca, è che in entrambi i casi, sia in quello in cui è vero, che in quello in cui è falso, quelli che dicono "l'avevo detto prima" qui in Italia, nel momento in cui constatiamo che non sono riusciti a insegnare nulla a nessuno, perché in tanti anni non hanno avuto nemmeno una frazione dei miei allievi, dobbiamo anche dolorosamente (o ilaremente) ammettere che ci stanno confessando di essere il nulla.

Non hanno insegnato nulla perché erano il nulla.

Detto in altre parole, se fosse vero (e comunque non lo è) che la differenza di questo blog non l'ha fatta lo spessore culturale di chi lo scriveva e di chi lo leggeva, sarebbe ahimè tanto più dolorosamente vero che la differenza l'avrebbe fatta lo spessore umano. Dal che consegue che nel momento in cui certe persone mi accusano di certe cose, in realtà, per mera logica, stanno in effetti denunciando il fallimento della loro esistenza, il che, a sua volta, spiega il cumulo di frustrazioni, il che, a sua volta, spiega il rosicamento.

A me spiace molto per loro, perché io non sono un caimano ma un uomo, dotato di un minimo sindacale di umanità. Se avete sbagliato tutto nella vita, se non avete un lavoro che vi piace, se la "carriera politica" alla quale tanto tenevate si è risolta in un nulla di fatto, se nemmeno quando di fronte a voi si apriva la prateria sterminata della menzogna del potere, il cui recinto, quello di un apparente benessere, veniva fatto crollare dalla crisi, che costringeva tutti a interrogarsi, se nemmeno in quel momento siete riusciti ad avere un seguito (e questo blog non è un seguito, sia perché io non ho seguaci ma lettori, sia perché non siamo un milione: siamo 3000), capisco che la cosa possa essere dolorosa, ma voi cercate di capire che cosa vi sta dicendo la Storia, e anche la storia, la vostra, di storia.

Vi sta dicendo che contate zero perché siete, ahimè, asintoticamente nulli.

Più passa il tempo, e più la Storia (e la storia) vi pialla sull'asse delle ascisse.

E allora perché tanta malvagità del banale? Alla fine, invertendo l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia. La malvagità del banale, come la banalità del male, cooperano sempre a un progetto totalitario. Possono farlo direttamente (e quella è la banalità del male), ma anche indirettamente (e quella è la malvagità del banale). Tentare di screditare l'unico progetto intellettualmente onesto e scientificamente credibile di opposizione al potere che ci opprime è cosa che, se riuscisse (ma vedete alla voce: siete il nulla), oggettivamente coopererebbe con questo potere.

Ecco, cari banali malvagi, voi siete il nulla e quindi queste parole sono dette al vento. Le ho dette solo perché ad alcuni di voi ero affezionato, e mi spiace veramente vedervi perdere qualsiasi dignità. Sapete, io sono umano.

Nel mio essere umano, però, vi ribadisco che per me la malvagità del banale equivale alla banalità del male, e che vincerò io. Naturalmente non è una minaccia, ma una promessa. Visto che dite di volere quello che voglio io, spero che vi rassicuri. O no?










Post scriptum: da Marco Basilisco (che aveva citato inesattamente la frase di Jaurès in una nostra privata corrispondenza senza menzionare l'autore) ricevo:


Il 29/10/2014 09:43, Marco Basilisco ha scritto:
Mo' chiamo F. e G. e famo er partito:

"Bagnai ce rubba le idee".


e civilmente rispondo:

Pijatevela 'nder culo! Tu due volte, perché invece di darmi una mano hai passato l'estate a farti i cavoli tuoi!

cui segue replica:


Il 29/10/2014 09:58, Marco Basilisco ha scritto:

"Certi amori non finisconooooooooo,

fanno dei giri immensi e poi ritornanooooooooooooooooooo!!!!"

Antonello Venditti


Ecco: ora abbiamo citato anche Antonello, e la possiamo chiudere qui...

martedì 28 ottobre 2014

L'abbondanza frugare

(Twitter è una fogna, ma ogni tanto ci sono cose che ti riconciliano con l'esistenza...)




E questa, prodotta dall'ISTITUTO PUD€, la dedichiamo agli amici della decrescita, felice per le banche, un po' meno per chi è costretto a frugare nell'abbondanza dei cassonetti. Non hanno capito, porelli, che quello della decrescita è un frame scientificamente costruito dalle élite ordoliberiste del Nord per indurre i loro subalterni ad accettare con animo lieto mezzo secolo di repressione dei salari, che è cosa buona e giusta, come avrete capito, visto che è anche repressione dei consumi immorali e inquinanti. Le élite, come dice Alberto Montero Soler, che non vedo l'ora di incontrare al #goofy3, hanno dichiarato guerra alle leggi dell'economia, e quindi anche alla contabilità, e, come più volte abbiamo qui documentato, alla stessa logica. Fare del Pil un nemico, dimenticando che la riconversione energetica aumenta il Pil, è un chiaro esempio di lotta alla logica. Ma anche ieri sera non è andata male. Era tutto un "noi siamo troppo piccoli, uscire sarebbe una catastrofe, quindi dobbiamo minacciare la Germania per farle fare quello che vogliamo noi". Ma non siamo troppo piccoli per farci sentire? "Sì, ma nel popolo c'è un forte risentimento antitedesco, che noi europeisti dobbiamo mobilitare per salvare l'euro".

Ah, vabbe'... Si materializzava di fronte ai miei occhi una delle mie tante previsioni: la chiamata alle armi contro il tedesco per salvare la moneta del tedesco. Povero Aristotele, e poveri figli miei...

(non chiedetemi chi e dove perché non ve lo dico, tanto la pensano tutti così ovunque, non è importante il dato, e domani la penseranno tutti come noi...)

Riprendendo il filo, con noi è stato più facile. Per farci accettare tutto, non hanno nemmeno dovuto inventarsi un frame buonista. La soluzione era a portata di mano. Gli è bastato dirci: "Fate schifo", come spiego nel mio prossimo libro, e abbiamo accettato tutto.

(il prossimo libro ha sdoganato il "fate skifen" nella letteratura italiana: ne sono molto fiero...)

Vedete com'è bello riciclare?

Ieri ho incontrato un immondo vegliardo che ben meriterebbe di essere al posto di questo povero Cristo. Diceva: "Gli economisti non possono far niente, c'è il primato della politica!" E io, secco: "Bene, e allora tirateci fuori voi da questa merda!".

"Il primate della politica", l'ha soprannominato il professor Santarelli.

La povertà culturale e morale che ci circonda è, vi assicuro, più spaventosa della povertà materiale che questa foto documenta. I politici non sanno, e quelli vecchi non vogliono sapere: hanno paura di guardarsi allo specchio.

Ma ce la faremo.

sabato 25 ottobre 2014

La Scandinavia come fa...

...non c'è nessuno che lo sa, ma siccome sono biondi, i nostri Goebbels probabilmente verranno a dirci che sono stati virtuosi e (va da sé) non hanno svalutato. Vediamolo rapidamente. Intanto, questo è il tasso di crescita annuale di Danimarca, Norvegia e Svezia dallo scoppio della crisi ad oggi:


Dunque: andava tutto bene, arriva la crisi, la legnata la prendono tutti, ma la Norvegia di meno. D'altra parte, ha il petrolio. Poi nel 2009 rimbalzano tutti, ma la Svezia di più, e anche questo è normale: sono più biondi. Il "double dip" tocca solo alla Danimarca (nel 2012) e anche qui la spiegazione tecnica sarà che sono un po' meno biondi.

Oppure?

Oppure il tasso di cambio, qui in corone per euro:


e qui in numero indice:


La Danimarca, porella, sta attaccata alla Germagna, e ha rispettato il peg (cioè l'aggancio valutario) della sua corona con l'euro. Risultato: il double dip, ma anche un bel discorZetto sul welfare molto simile a quello che ci siamo sentiti far noi (i falsi invalidi, 'a coruzzione, la durezza del vivere, ecc.).

Svezia e Norvegia se ne sono battute il belino e hanno reagito agli shock come si reagisce agli shock, cioè lasciando adeguare il valore della propria valuta (meno domandata) secondo le leggi di mercato, sotto il controllo accorto delle banche centrali. Il loro cambio ha ceduto mentre l'economia mondiale cedeva, e si è ripreso mentre l'economia si riprendeva (e sta cedendo di nuovo ora che la Germania si sta suicidando).

Mi sembra tutto molto logico.

Poi, ovviamente, qualche gramo Goebbels verrà a dirci che la Svezia sta bene perché dal 2009 ha rivalutato. Certo. Intanto dall'agosto 2008 al marzo 2009, in risposta allo shock, la Svezia ha svalutato del 20% (tanto serviva a lei, e tanto servirebbe a noi). Risultato? Un tasso di crescita al 6% (a noi non andrebbe ugualmente bene, sia chiaro). E l'inflazzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzione?


Già, dimenticavo che voi siete fuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuurbi, e avete imparato a non fidarvi di Bagnai che trucca i dati per propalare le sue strane tesi. Mannaggia, mi avete beccato. Eccola:


Come vedete, in media è stata più alta in Svezia, paese che ha svalutato di più.

Eh, come? Più bassa?

Sì, in effetti è stata mediamente più bassa in Svezia, paese che ha svalutato di più.

Ma non sarà che c'è qualcosa che non torna nel discorso che i giornalisti cialtroni, assassini della nostra democrazia e nemici del nostro paese e del nostro benessere, ci ripetono dai loro giornali? Mi riferisco ai soli cialtroni, va da sé. Ognuno di noi ha una sua stima di quale sia la loro percentuale all'interno di quella nobile carriera, per la quale vale la regola che vale per tutte le altre: o si purga da sola delle proprie mele marce, o saranno queste a corrompere, almeno agli occhi dei cittadini, l'intero cesto.

Dopo di che qualcuno comincerà a chiedersi se per farsi insultare e prendere in giro da dei dilettanti è anche necessario sovvenzionarli con soldi pubblici, e a quel punto ci saranno tante terre da dissodare che finalmente riceveranno il necessario input di fattore lavoro.

Ricordatevi: la rigidità del cambio non dipende dal colore dei capelli.

Come del resto nessun'altra rigidità

Provare per credere.



(con un grazie a Federico Nero che mi ha dato l'idea di andare a vedere, mentre ce ne tornavamo da Orvieto...)

Allarmi! Allarmi!

















giovedì 23 ottobre 2014

Appello di un economista

Al presidente della repubblica di Vanuatu



Gentile presidente,

Ci aspettiamo che il governo della Repubblica di Vanuatu capisca la gravità del momento e non si accontenti di negoziare deroghe, ma proponga con forza un momento di verità chiedendo la convocazione di una conferenza per una nuova dietologia in Oceania. I temi fondamentali di discussione su cui costruire un nuovo accordo dovrebbero essere i seguenti:

1) la stesura di un libro nel quale civilmente confuto (insomma, quasi civilmente...) gli argomenti di alcuni miei colleghi mi ha causato un sovrappeso di circa sei chili;

2) è assolutamente indispensabile, per il mio benessere, di io me economista italiano "de sinistra", che io trovi meno cibo in giro per casa e che io me (ego) abbia più tempo libero a disposizione e possa pensare ad altro;

3) il suo governo deve pertanto convocare una nuova Bretton Chi? in Oceania articolando il dibattito su due assi portanti, indispensabili per risolvere il problema della mia eccedenza alimentare:

3.a) i paesi dell'Oceania devono lanciare un massiccio piano di acquisto di formaggi e salumi italiani e francesi, tale da assorbirne l'eccedenza, alzandone il prezzo a un punto tale che io non possa permettermeli finché l'editore non mi pagherà (cioè, come da prassi, mai);

3.b) per contemperare questa misura, i paesi dell'Oceania dovrebbero imporre ai propri cittadini una Cholesterine tax in misura pari a 1 centesimo di dollaro per grammo di colesterolo assunto.

4) il gettito della Cholesterine tax andrebbe utilizzato per armare un cutter che dovrebbe essere messo a mia completa disposizione, con un equipaggio di due marinai, nel porto di Port Vila, a partire dal mese di marzo 2015 (perché prima io me ho le sedute di laurea, quindi fate con comodo).

5) i governi dell'Oceania dovrebbero adottare un nuovo progetto di unione monetaria basato sul Bagnai standard, in virtù del quale la moneta stampata con la mia stampante inkjet sia accettata con potere liberatorio immediato da qualsiasi mia obbligazione mentre giro per i vari arcipelaghi facendo il cazzo che mi pare.

6) in subordine, il governo di Vanuatu dovrebbe provvedermi di una adeguata scorta di cartucce di inchiostro verde.

Sono certo che, conscio della gravità del momento, lei leggerà e comprenderà questo appello, che è scritto in italiano perché l'ho scritto io me, anche se non lo traduco in inglese o in bislama, e darà pronta e completa attuazione al suo dispositivo, riuscendo nel compito di costruire e indirizzare un consenso politico fra i 22 stati sovrani dell'Oceania. Dell'Australia non si dia troppo cruccio: sono sicuro che la ascolterà, esattamente come la Germania ascolta Renzi, e come gli Usa hanno ascoltato Zhou Xiaochuan (uno de' passaggio, che infatti poi ha deciso di fargli il culo e forse ci riesce).

Comunque, nel dubbio, io vado in palestra, ma lei si dia da fare, mi raccomando: il mio sovrappeso è un problema di importanza globale, anzi, galattica. Mi auguro che lei voglia passare alla SStoria risolvendolo.







(sì, lo so, è lievemente più assurdo, però è più probabile che venga ascoltato, e comunque fa meno ridere... )

(dice: dovresti fare una confutazione seria, sarebbe più professionale! No, amici, dall'appello dei trecientoquaranta in poi io mi chiamo fuori: la mia professione da ieri è lo scrittore, quindi questa confutazione è abbastanza professionale. Ci hanno lasciato solo l'intelligenza, l'ironia e le mutande, e queste ultime stanno per togliercele. Quindi non vedo cosa altro potrei fare...)







mercoledì 22 ottobre 2014

Trecientoquaranta

(ricevo da un anonimo)

Dibattito alla Camera sulla legge di stabilità, alla radio, in macchina.

Tutti i piddini e i parapiddini citano il documento dei 340 con raffinati toni elegiaci.

I contenuti, le espressioni, le pause (e talora l'assenza degli opportuni congiuntivi) certificano la complicità di oratori ed economisti nell'orgia della menzogna.

La sinistra italiana è composta da servi e criminali in misura maggiore della destra.

Ne prendo dolorosamente atto.





(ma è così grave? Mi toccherà leggerlo...)