domenica 14 ottobre 2018

Information, deficit, and the markets


Markets are nervous, and I fully understand them. The information they receive from Italy is sometimes frightening! However, I would invite them to take it with a grain of salt.

Consider for instance this article published by Reuters a few hours ago. I will just focus on one among many questionable things: the idea that the Italian government plans “to triple the deficit next year, backtracking on a previous pledge to narrow the budget gap”.


I tried to read this sentence with the eyes of an international investor who is understandably unaware of the key facts and figures of the Italian economy, and knows little or nothing about how the budget law is written, discussed and approved.

Taken at face value, these words mean that the Italian government has decided to triple the budget deficit in 2019 with respect to the value prevailing this year. The latter is still unknown for obvious reasons, but is likely to be 1.8% of GDP according to most estimates (including those of the government). Since 1.8x3=5.4, international investors could conclude that the Italian Government plans to expand its budget deficit over 5% of GDP. Their worries would be fully justified.

Fortunately, everybody knows that the correct figure is 2.4, less than half the figure suggested by Reuters. Where does the “tripling” come from then? A little background information is needed. The Economic and Finance Document (EFD, in Italian DEF) sets a triennial plan for Italy’s budget policy, where a baseline scenario (the so called “tendenziale”, i.e. the trend without any policy change) is compared with a counterfactual scenario (the so called “programmatico”, i.e. a scenario that takes the Government economic programme into account). Now let us unwind the alleged “tripling” by taking 2.4 (the correct figure) and dividing it by 3: 2.4/3=0.8.

The markets may have forgotten this figure. I have not, because last May I reported the EFD to the Senate of the Italian Republic: 0.8 was the budget deficit to GDP ratio in the “tendenziale” proposed by the previous government.

The Reuters report is therefore still incorrect in at least two respects. Firstly, because it would be pointless to compare a “tendenziale” (and incidentally, not updated) with a “programmatico”. In other words, nobody knows what the Democratic Party would have done in September if it still was in office. We have enough elements to suspect that it would have increased its September “programmatico” with respect to its May “tendenziale”, as in many other cases, but this is a moot question. No sensible comparison is possible between our 2.4 and their 0.8. The second reason why the Reuters report is incorrect is because the present Government was not in office in April: it is therefore in any case incorrect to say that it is “backtracking”. The Italian government did not backtrack: it changed. I suspect that this may hurt someone at Reuters, and I am sorry for this, but it’s not my fault: it’s democracy.

To make a long story short: there was no tripling, there was no backtracking. There is a huge problem with the quality of information. Information, even more than money, is the most valuable raw material for people working in the markets. I hope those people are aware of the problem, and there is some evidence they actually are.

martedì 9 ottobre 2018

Il deficit del vicino ti lascia sempre più al verde

Dice: "devi essere pacato!"

Ma non c'è mica bisogno di raccomandarmelo: mi viene spontaneo. Anzi, direi che quando si vince viene spontaneo un po' a tutti, mentre, come i fatti stanno dimostrando, quando perde anche chi elargiva lezioni di stile tende a non confortarle col proprio esempio.

Quindi, pacatamente, metto un paio di numeri in fila.

La NADEF 2016 prevedeva per il 2017 un tasso di crescita tendenziale (cioè a legislazione vigente) del PIL pari a 0,6:


(è a pagina 28 del PDF). Questo con un deficit tendenziale del 1,6%:


(a p. 18 del PDF: per qualche singolare motivo i tecnici del MEF sembrano non considerare che un indebitamento negativo è un accreditamento, ma lasciamo stare. Se andate a leggere le statistiche dell'IMF vedrete che l'intestazione è una cosa del tipo net lending(+)/borrowing(-), e in questo caso viene quindi specificato che governa il segno - cioè è il segno a dirti se ti stai indebitando o meno. Se però tu una variabile la definisci come indebitamento, allora dovrebbe essere il lessico a governare...).

La stessa tabella di p. 18 ci esplicitava però quale fosse la soluzione del PD: il livello programmatico (cioè dopo la manovra) del deficit 2017 sarebbe stato, secondo quanto si riteneva a settembre 2016, pari al 2%. La manovra sarebbe quindi stata espansiva, comportando un aumento del deficit di 2-1,6 = 0,4% (quattro decimi di punto percentuale di Pil).

E quali sarebbero stati gli impatti sul Pil di questa manovra? Naturalmente li troviamo nel riquadro che espone il quadro macroeconomico programmatico:


Da un misero 0,6%, la crescita avrebbe raggiunto un tondo 1,0%, con un incremento di 1,0-0,6=0,4.

E quindi? E quindi la manovra del 2016 presupponeva un moltiplicatore (misurato come rapporto fra l'incremento del Pil e quello del deficit) attorno a uno: 0,4/0,4=1.Valore che a me, personalmente, sembra plausibile, ma non è di questo che volevo parlarvi (e di tempo ne ho poco).

Un euro di maggiore spesa avrebbe generato un euro di Pil.

(...poi si può aprire una sterminata discussione sul fatto che più deficit non significa solo maggiore spesa ma potrebbe anche significare minori entrate, sul fatto che le diverse componenti della spesa e delle entrate hanno diversa capacità di attivazione dell'economia, ecc.: se volete, quando sarò in pensione ve ne parlerò diffusamente, ma questo non è un post sull'economia. Come chi l'economia la sa avrà capito, questo è un post sull'ipocrisia, quindi col vostro permesso procedo...)

Flash forward: veniamo ai giorni nostri.

La NADEF 2018 prevede per il 2019 una crescita tendenziale dello 0,9%:


(a pag. 3) in corrispondenza di un rapporto deficit/Pil tendenzale dell'1,2%:


(a pag. 7, ultima riga). L'ultima tabella ci dà anche la pietra dello scandalo: il deficit programmatico al 2,4%, che, come comprendete, rappresenta un incremento di 2,4-1,2 = 1,2 punti percentuali rispetto allo scenario tendenziale. A questo punto vorrete sapere cosa si aspetti il governo da un simile incremento di deficit. Applicando i moltiplicatori del governo precedente, questo 1,2 si trasformerebbe tutto in maggior crescita (moltiplicatore uno), portando la crescita programmatica da 0,9 a 0,9+1,2 = 2,1.

Ma la NADEF 2018 fornisce una stima diversa, che trovate nel quadro macroeconomico programmatico:


La crescita programmatica (cioè dopo aver effettuato la manovra espansiva) si attesta a 1,5, il che significa che per la NADEF 2018 la manovra produrrà una maggiore crescita di 1,5-0,9 = 0,6, a fronte di un maggior deficit di 1,2. In altre parole, per il governo attuale il moltiplicatore dell'economia italiana è 0,6/1,2 = 0,5. Un numero che farà rabbrividire molti di voi, i quali ricorderanno come questo fosse il moltiplicatore (sbagliato) applicato (dolosamente) dai carnefici della Grecia.

Attenzione, però: se applicare un moltiplicatore sottostimato quando si fanno tagli vuol dire essere incoscienti (resta poi da capire se si sia pagati o meno per esserlo, ma su questo non ho le necessarie competenze investigative o storiche), applicarlo in espansione vuol dire semplicemente essere prudenti.

E quindi tutti quelli che sui media si sono stracciati le vesti perché il governo sarebbe imprudente e incosciente, quando invece ha adottato un tendenziale più basso di 0,2 punti rispetto a quello dell'IMF e un moltiplicatore che è la metà di quello del governo precedente?

La risposta è dentro di voi, e temo sia giusta: sono degli orecchianti.

Chi invece l'economia la sa si è espresso in modo ben diverso (cioè argomentando, e se si parte dai dati si arriva quasi sempre nello stesso luogo...). Tanto vi dovevo a commento di un dibattito che resta sinceramente surreale.


(...e ora aspettiamo le consuete repliche della corte dei miracoli: però, per favore, non chiedetemi di replicare a chi, oltre a non sapere cosa dice, è anche diventato irrilevante. Per sette anni ho risposto a tutti, e questo blog lo testimonia. Mi è servito ad arrivare qui, e ora, quindi, avrei anche altro da fare, e anzi ci vado. Buona notte...)

venerdì 28 settembre 2018

Ancora sulla dinamica del debito...

Chi arriva ora a conoscere questo blog ha difficoltà a rendersi conto di quale patrimonio di conoscenze e di esperienze esso abbia contribuito a condividere. Quando sento certi interventi di gentili interlocutori vagamente assimilabili alla categoria degli "esperti", ho compassione di loro, se immagino cosa ne possano pensare quelli che, lungo sette anni, hanno condiviso questo percorso che i media, quando non si sono limitati a ignorare, hanno squadristicamente diffamato. Ma la tenacia, la perseveranza, e la logica degli argomenti, pagano, e ora siamo qui.

Voi, che avete seguito fin dall'inizio, o avete avuto l'umiltà di recuperare il terreno perduto, siete, in termini concettuali, molto, ma molto, più avanti di tanti improvvisati commentatori. Ad esempio, voi avete avuto, in questo blog, più di una opportunità di approfondire il tema della dinamica del rapporto debito/Pil, ad esempio quando abbiamo parlato dell'aritmetica del debito pubblico, o quando abbiamo analizzato l'aritmetica del trattato di Maastricht. Non sto a rifarvi tutto il discorso. Chi desidera, ha i link per approfondire. Quello che mi preme dirvi qui è una cosa molto semplice.

L'espressione matematica del saldo di bilancio che stabilizza il rapporto debito/Pil è la formula (7) di questo post, che riporto qui per vostra comodità:

dove gamma è il tasso di crescita nominale, e d(t-1) il rapporto debito/Pil a inizio anno (cioè alla fine del precedente anno t-1). Naturalmente, se in un dato anno il fabbisogno sarà superiore al valore che stabilizza il rapporto debito/Pil, quest'ultimo crescerà. Se sarà inferiore, il rapporto debito/Pil diminuirà.

Per calcolare quale sia il fabbisogno che stabilizzerà il rapporto debito/Pil nel 2019 abbiamo bisogno di due valori, entrambi ignoti nel 2018 (cioè oggi): il valore del rapporto debito/Pil a fine anno 2018, e la crescita nominale durante l'anno 2019. Ripeto: entrambi questi dati sono ignoti ad oggi, e quindi bisogna procedere per ipotesi.

Non so, perché non l'ho letta, quali siano le ipotesi che la NADEF fa su queste variabili.

Per avere un ordine di grandezza, prendo le ipotesi del FMI.

Il rapporto debito/Pil alla fine di quest'anno era stimato al 129,7% del Pil quando il rapporto di fine 2017 era stimato a 131,4% nel World Economic Outlook di aprile. Abbiamo poi visto che le stime più recenti del dato 2017 lo danno al 131,2% (per inciso, notate come per uno strano "errore" il titolo, che è quello che tutti leggono, indichi il valore - sbagliato al rialzo - di 131,8%: l'allergia ai dati corretti prevale sul feticismo per i decimali!). Diciamo quindi che se ci teniamo un rapporto debito/Pil 2018 (cioè un d(t-1)) al 129,7% stiamo facendo un'ipotesi relativamente prudenziale (anche se la crescita è in diminuzione).

Quanto alla crescita del Pil nominale (cioè alla crescita al lordo dell'inflazione), il World Economic Outlook di aprile la dava al 2,5% (più esattamente, al 2,46%), di cui l'1,13% di crescita reale, e il resto (circa 1,4%) di inflazione. I successivi aggiornamenti hanno rivisto al ribasso la crescita reale di circa un decimo di punto percentuale. Diciamo che se ipotizziamo una crescita reale dell'1%, possiamo contare su una crescita nominale del 2,4%.

Applichiamo allora la formula (7) per vedere il valore del rapporto fabbisogno/Pil che stabilizza il rapporto debito/Pil:

Per un casuale concorso di circostanze, nel 2019 il rapporto debito/Pil italiano sarebbe stabilizzato da un rapporto deficit/Pil compatibile con la regola di Maastricht (che infatti nessuno ha detto di voler violare). Ora, chiedo ai cortesi operatori informativi (e a tutti voi fratelli) un altro piccolo sforzo: secondo voi, 2,4 è maggiore o minore di 3?









































































































Bravi!

In effetti è minore di 3. E quindi? E quindi questo significa che l'impostazione del DEF prevede che l'anno prossimo (e, in effetti, anche gli anni successivi) il rapporto debito/Pil dell'Italia diminuirà.

Capito?

Ultimo sforzo. Vi segnalo due commenti. Secondo me, uno dei due commentatori non conosce le basi dell'aritmetica del debito:



Lascio a voi giudicare chi sia. Ovviamente non c'è nulla di male a non essere alfabetizzati economicamente. L'economia è fatta di numeri, e di relazioni fra numeri, di equazioni, che parlano un linguaggio univoco. 1+1=2, non "at best 2". Una cosa è l'incertezza del dato, e l'altra l'incertezza della relazione. Se mi dite che vi aspettate che l'Italia cresca allo 0,5% in termini reali (1,9% in termini nominali), allora, certo, i conti vanno rifatti. Ma se l'ipotesi è una crescita nominale al 2,5%, allora un deficit/Pil al 2,4% è inferiore al valore stabilizzante e determinerà una diminuzione del rapporto debito/Pil. Peraltro, mi piace ricordarlo a informatori, commentatori e analisti che si fossero messi in contatto con la realtà in questo momento, in Italia questo rapporto è sceso dal 116,3% del 1996 al 99,7% del 2007 in un periodo in cui il rapporto deficit/Pil è stato, in media, del 3,2% (i dati sono quelli del World Economic Outlook, per chi giustamente non si fida).

Lo psicodramma cui stiamo assistendo non ha quindi alcuna ragione d'essere, se non quella di tentare di indebolire politicamente la maggioranza di governo. Un tentativo eroico, destinato a fallire.

Ma va bene così.

Certo, ci vorrebbe un po' di responsabilità, quando con le proprie parole si possono (cioè si vogliono) influenzare i mercati. Ma questo è un altro discorso. Le dichiarazioni che vengono dall'Europa, e in particolare da Moscovici, danno invece prova di senso responsabilità, e questo è quel che conta. Il progetto europeo è un progetto politico, non economico, ed è dalla politica, non dai decimali, che dipendono la sua sostenibilità e la sua evoluzione.

(...buon divertimento...)

lunedì 6 agosto 2018

Ostruzionismo

(...seduta tolta alle 1:30, convocata alle 9:30, ricomincia sulla stessa falsariga, intervento sull'ordine dei lavori, breve perorazione del sottoscritto, e poi:...)


"....la seduta è tolta!"

Mentre tutti si avviano verso l'aula, raggiungo i banchi della destra, sui quali il PD siede in Commissione, e chiedo:

"Scusa, ma cosa avresti detto se ti avessi fatto intervenire per fatto personale?"

"No, sai, è quella cosa della pazienza: non potete insegnarci come fare opposizione!"

"Ma guarda che però non c'era fatto personale: non sei stato nominato!"

"Sì, lo so, era un po' tirata per i capelli..."

"Ma io purtroppo i capelli non ce li ho, e così non ti ho potuto dare la parola..."

Risata generale, e tutti in aula.



(...sono stati tre giorni molto intensi e istruttivi, almeno per me. Ho fatto il mio lavoro: tutelare il diritto di espressione. Per tutelare il mio ho intrapreso questo percorso, e non è lungo di esso che voglio dimenticare cosa mi ha spinto ad affrontarlo. Nessuno si è lamentato. La sintesi di queste lunghe sedute è che in aula, incatenato al banco delle commissioni, ci starò io. A quelli che non conoscono il regolamento del Senato sarà fatto apposito disegnino, ma... fra qualche giorno!...)

sabato 4 agosto 2018

Behind enemy lines...

Qualche seduta fa, mentre nell'indifferenza generale si consumava il rituale degli interventi di fine seduta, mi raggiunge sul passo della porta un autorevole collega del PD: "Alberto, devi farmi una cortesia: c'è un mio amico che ha letto i tuoi libri, mi fa una testa così, mi dice che ti vuole conoscere, quando passi a Xwjhdwq fammelo sapere, te lo devo assolutamente presentare". E io: "Lo so, sono delle brave persone, ma un po' travolte dall'entusiasmo: mi dispiace che tu venga assillato. Ti avvertirò senz'altro...".






(...nel frattempo, in Commissione VI e XI riunite, prosegue l'esame del decreto dignità. Fra pochi minuti deposito emendamenti. Io son qui dalla mattina, evado la corrispondenza. Ho convocato le commissioni alle 15:30 per l'esposizione degli emendamenti. Faremo tardi...)

venerdì 3 agosto 2018

Dignità

Ieri alle 2:21 la Prima Commissione (Affari Costituzionali) del Senato ha votato il mandato al relatore, Stefano Borghesi, per riferire sul decreto milleproroghe in aula. Un po' prima, in diretta su Rai3, la Camera aveva approvato il decreto dignità, con questa dichiarazione di voto di Riccardo Molinari:


(perché questo non è più uno one-man show).

Oggi son venuto qui alle 7:30 per occuparmi di voi. Il milleproroghe andrà in aula da noi alle 9:30. Il presidente Alberti Casellati autorizzerà la VI e XI Commissione ad analizzare congiuntamente in sede referente il decreto dignità. L'incardinamento avverrà credo in mattinata (relazione e discussione generale), il deposito emendamenti in serata, domani e domenica ne discuteremo, lunedì andrà in aula. Toccherà anche a me fare le ore piccole. Purtroppo sono il presidente più anziano, e dirigere il traffico tocca a me...

Stiamo lavorando, come ho cercato di spiegare a chi me lo ha garbatamente chiesto:






(...non è colpa mia se mamma m'ha fatto istituzionale. E se volete provare a litigare, o a farci litigare, bussate a un'altra porta...)

(...aggiornamento delle 8:40: confermo che il dignità passa da noi. Sto studiando il facciario dell'XI Commissione: bisogna fare anche questo...)

giovedì 2 agosto 2018

Scaldare la poltrona...

Solo chi è qui capisce cosa significhi essere qui, ed è per questo che Giorgio La Malfa mi aveva consigliato di venire qui: "Sarà un'esperienza culturalmente interessante".

Lo è.

Mi manca il tempo di condividerla con voi, ma lo ritroverò. Fra 13 minuti sono in Commissione, per una seduta di sindacato ispettivo: quattro interrogazioni, tre di Lannutti (su anatocismo, MPS e Nava) e una di Taricco (sull'alluvione in Piemonte - quella del 1994, se non ricordo male). Poi riunione con Nunzia Catalfo, presidente dell'undicesima (lavoro), per organizzare l'incardinamento del "dignità" (parlare coi relatori, ecc.). Intanto la prima (affari costituzionali) sta terminando l'esame del "milleproroghe": nelle more, alle 15 in aula question time con Centinaio. Intervengo in discussione generale sul milleproroghe, e penso che citerò un autore a me caro: la signora Tina, la nostra amica, si affaccia spesso da queste parti, ieri anche in VI Comm, e l'occasione mi sarà grata di esternare a lei e ai suoi amici (i piddini) i sensi della mia più profonda... fate voi! Nel frattempo, potrebbe succedere di tutto. Oltre alle consuete lettere di Lord Arcturus (il commodoro di Sananda, alias Jesus Christ: mi scrive ogni giorno per tenermi informato sugli USLG - United States of Local Group), ho una discreta corrispondenza da evadere, devo fare il debriefing di una serie di incontri (generalmente con persone che lodano Leuropa in pubblico e vengono qui in privato a implorarci di difenderle dalla stessa), devo organizzare la mia segreteria tecnica (il mio staff di "califfo delle finanze", come diceva un simpatico giornalista a voi caro), devo pensare al #goofy7, che avrà luogo il 10 e 11 novembre, e quest'anno sicuramente avrà le attenzioni della stampa, schiava non di Roma (quello proprio no!), ma delle contingenze, del cosiddetto (da lei) deibaiddei, devo anche ragionare su come passare dalla modalità reattiva (convertire una slavina di decreti) alla modalità proattiva (proposte di legge di iniziativa parlamentare: a proposito: avete richieste?). Poi si fanno le nove, e mi cacciano dalla stanza con l'idrante (per il mio bene: bisogna anche riposare), e il giorno dopo si ricomincia...

Bene: ora vado in aula di Commissione, la mia presenza è richiesta, e la mia assenza purtroppo si noterebbe. A presto (spero)...

domenica 15 luglio 2018

Lepensioni e limigranti: narrativa e realtà

(...da Charlie Brown ho ricevuto - ieri - e pubblico oggi con colpevole ritardo alcune ovvietà. Certo, c'è sempre lo scenario Soylent Green. Ma se facciamo finta di essere umani, e razionali, allora le parole di Charlie Brown ci aiutano. Circa il ritardo, come avrete capito, il periodo in cui potevo dedicare a voi una quantità decente di tempo è ormai definitivamente tramontato. Tornerà, certamente, ma ora, in questo momento, le mie giornate passano in un lampo. Il lavoro da fare è inimmaginabile dal di fuori, ed è soprattutto un lavoro di coordinamento, per evitare di essere di ostacolo, o di mettere in difficoltà, altre istituzioni, o altri partiti, o altri colleghi. Gli obiettivi ci sono, e sono condivisi, ma anche quando sembrano - o sono - cose molto pratiche, la loro implementazione è qualcosa di lievemente intricato. Giusto per darvi un esempio: la 6° Commissione ha diversi membri in comune con la 4°, e la maggioranza in Commissione è di un voto, il che significa che a inizio settimana dobbiamo sincronizzare i calendari dei lavori in Commissione, per evitare che, in attesa di ottenere l'ubiquità (in cambio delle auto blu) come privilegio della casta, l'opposizione ci metta sotto laddove si debba votare. Quindi, di domenica ci scambiamo i programmi... anche se dovremmo farlo venerdì... ma non si riesce mai ad arrivare in tempo per mille e uno motivi - per esempio, questo venerdì ho incontrato iMercati, poi sono andato alla presentazione della relazione annuale dell'UIF, poi ho ragionato col segretario di commissione su cosa c'era da fare la prossima settimana - è arrivato anche il decreto di cessione unità navali alla Libia, dobbiamo dare un parere! Purtroppo, come presidente di Commissione non posso bloccare chi mi chiede "che ne pensa?" - poi ho visto una delegazione di bancari, poi ho presentato all'ufficio del personale un futuro membro della mia segreteria tecnica, poi ho visto una persona che si è presentata in due, e che doveva stare mezz'ora ma è stata un'ora e mezza (e ho imparato molte cose), e così mi sono perso la lezione Grilli di Paolo Savona, che era nel palazzo accanto, e poi erano le 19:30. Quindi non sono riuscito a mandare al presidente della 4° il programma della 6° - l'ho fatto ora - anche perché sabato sono stato tutta la mattina a Palazzo Carpegna da solo, riordinando le carte (o almeno provandoci) e scrivendo un paio di memo sugli incontri fatti durante la settimana, poi sono corso da una parte (sarebbe molto divertente raccontare dove, ma prima dovrei essere morto: faremo dei bei mémoires, avendo tempo: oppure basterà rivolgersi a Google), e poi da un'altra parte, e poi ho portato Ro a cena. Oggi volevo studiare, e invece ho messo in ordine gli armadi - per non inciampare nei vestiti e nelle scarpe ogni volta che rientro barcollante a casa. Comunque, oltre al coordinamento fra Presidenti di Commissione del Senato, che è il minimo, c'è anche quello fra Presidenti di Commissione omologhe - 6° Camera e 6° Senato. Ad esempio, per evitare al ministro di venire due volte, abbiamo cercato strenuamente di audirlo con le 6° Commissioni riunite... ma poi alla Camera è arrivato il decreto dignità, e quindi, per evitare di "dar buca" al ministro, d'accordo con Carla Ruocco abbiamo deciso che il Senato procederà con l'audizione in 6°, e la Camera provvederà in un secondo momento. E poi c'è tutto il resto: assegnare i relatori ai provvedimenti, rispettando un minimo di proporzionalità e di alternanza, poi leggerseli, poi calendarizzare gli emendamenti, in accordo con i capigruppo di Commissione, poi valutarne l'ammissibilità, poi verificare la linea politica, in accordo con gli altri economisti del partito, ma anche con il Governo, ecc. Insomma: qui era uno one man show, lì sono una rotella di un ingranaggio. La prima cosa che cerco di spiegare a iMercati è proprio questo, cioè come funziona... Mezza giornata per divertirmi a scrivere non ce l'ho più, e quindi voi non vi divertite più a leggere, ma almeno io mi diverto ad agire. Ma torniamo a Charlie Brown...)




LA STORIA:
La narrativa di un popolo che invecchia e si spegne, ma viene salvato e rinvigorito  praticamente ed idealmente  dal meticciato  è dura a morire.
Limigranti servono - recita la narrazione - per pagare Lepensioni italiane. Ciò  poiché i (maledetti)  vecchi-improduttivi litaliani li dobbiamo in qualche modo "mantenere".

Vecchio italiano =  decadenza e debolezza.
Giovane limigrante =  salute e forza.


LA MORALE DELLA STORIA:
Lepensioni sono l'archetipo della spesa-pubblica-improduttiva: un fardello (al pari, ovviamente, di chi le pretende). La dannazione.
Limigrante è l'archetipo del giovane produttore di surplus: poche pretese, molto vigore. La salvezza.


LA REALTA':
McKinsey & Company è  una multinazionale americana della consulenza strategica.  Fucina di CEO (Google, American Express, Boeing, IBM, Westinghouse Electric, Sears, AT&T, PepsiCo), si stima abbia di 27.000 dipendenti e più di 10 miliardi di dollari di ricavi (fonte: Wikipedia inglese all'omonima voce).
Nel suo studio  "Urban World : The Global Consumers to Watch" (Qui in stampa.   Qui in video ) McKinsey ci dice che:

1) i pensionati ed anziani nelle economie avanzate aumenteranno di 58 milioni da qui al 2030. Gli over 60 rappresenteranno il 60% della crescita dei consumi nei centri urbani dell'Europa occidentale.

2) questo gruppo demografico (anziani e pensionati)  contribuirà per il 40% alla crescita dei consumi per  edilizia, trasporti, e svago negli USA. Ciò senza contare la spesa medica;

3) Nel 2011 in USA gli over 50 hanno acquistato 2/3 delle auto nuove, e gli over 55 hanno contribuito per il 45% alla spesa per il  miglioramento dell'abitazione.

4) insieme al lavoratori attivi americani e cinesi questo gruppo (vecchi ed anziani nei paesi sviluppati) genererà il 50% della crescita di consumi globali urbani da qui al 2030. Questi tre gruppi insieme ridisegneranno il consumismo nei prossimi 15 anni. Ciò poiché  il 75% dell'incremento dei consumi nel mondo deriverà non da nuova popolazione ma da consumatori che spendono di più.

LA MORALE DELLA REALTA':
Vuoi vedere che da noi il nonno  non è una scoria tossica ma invece una preziosa risorsa?  Che sarà largamente lui a "mantenere" noi?

Vuoi vedere che i suoi consumi possono aiutarci moltissimo a uscire dal ventennio di massacro eurista ed a ricostruire una adeguata domanda interna ?

Vuoi vedere che la tasca del nonno è meglio riempirla con pensioni più alte?

Vuoi vedere che il rispetto per i propri Anziani e per il proprio Popolo alla fine paga?




(...chi bazzica da queste parti sa che gli economisti amano i ragionamenti controintuitivi, e sa anche che l'eutanasia dei pensionati, chissà perché, è proposta da quelli, fra gli economisti, che riescono a vedere solo l'offerta, e non la domanda. Ma un mondo di offerta senza domanda è un mondo in cui le aziende chiudono. Una cosa da tenere presente quando il decreto dignità passerà da noi...)

venerdì 13 luglio 2018

La matematica

Sono entrambi numeri dispari. Sono entrambi numeri primi. Sono entrambi numeri difettivi, cioè maggiori della somma dei rispettivi divisori propri (e fino a qui...). Sono entrambi numeri primi di Eisenstein (non questo Eisenstein: questo Eisenstein), ma questa non ve la posso spiegare perché ho una certa allergia agli anelli (niente di personale). Sono entrambi primi permutabili l'uno nell'altro. Sono entrambi numeri omirp (Wikipedia è un'autentica libidine), che, se ci fate caso, è "primo" scritto al contrario (un po' come Etarcos, filosofo familiare ai lettori di questo blog), e il motivo lo scoprirete presto. Sono entrambi numeri interi privi di quadrati.

Con tante cose che li accomunano, i due numeri di cui qui si tratta hanno anche tante cose che li separano. Per esempio, uno è un primo troncabile a sinistra, e l'altro troncabile a destra. Uno è palindromo nel sistema binario, e l'altro nel sistema settale (a base sette). Uno è un numero di Leyland, e l'altro no (cos'è un numero di Leyland? Questa cosa bellissima qui). Uno è un numero di Perrin, e l'altro no. Uno è il numero atomico del cloro, e l'altro del lutezio. Uno è il numero NGC di una galassia spirale nella costellazione della Balena, e l'altro di una galassia lenticolare nella costellazione di Andromeda.

Ma, soprattutto, col 71 (nel senso di 71%) fai quello che vuoi, e col 17 (nel senso di 17%) fai quello che puoi.

Chiaro?


(...ho esposto in modo meno elaborato questo concetto ai mercati, e hanno mostrato di intenderlo. Intendami chi può, ch'i m'intend'io...)

giovedì 12 luglio 2018

Il cerimoniale

Villeroy prit son temps de l'issue de l'affaire des bâtards et de cette prétendue noblesse, dont on avait su faire peur au régent, pour lui représenter la triste situation de Tallard et profiter du malaise qui troublait encore ce prince. Le moment fut favorable; il crut s'acquérir Villeroy et les Rohan en traitant bien Tallard. Il imagina que, tenant tous aux bâtards, et par conséquent à cette prétendue noblesse, le bon traitement fait à Tallard plairait au public et lui ramènerait bien des gens. Les affaires, importantes avaient déjà pris le chemin unique de son cabinet, et n'étaient presque plus portées au conseil de régence que toutes délibérées, et seulement pour la forme. Ainsi, le régent crut paraître faire beaucoup et donner peu en effet, en y faisant entrer Tallard, qui de honte, de dépit et d'embarras, ne se présentait que des moments fort rares au Palais-Royal. La parole fut donc donnée au maréchal de Villeroy, avec permission de le dire à Tallard sous le secret, qui, dès le lendemain, se présenta devant M. le duc d'Orléans. Il avait voulu se réserver de lui déclarer et de fixer le jour de son entrée au conseil de régence. Un peu après qu'il fut là en présence, parmi les courtisans, le régent lui dit qu'il le mettait dans le conseil de régence, et d'y venir prendre place le surlendemain.

Dès que je le sus, je sentis la difficulté qui se devait présenter sur la préséance entre lui et le maréchal d'Estrées qui y venait rapporter les affaires de marine, et qui d'ailleurs y entrait avec les autres chefs et présidents des conseils quand on les y appelait pour des affaires importantes. J'aimais bien mieux Estrées que Tallard, et pour l'estime nulle sorte de comparaison à en faire en rien. Le public même n'en faisait aucune, et tout était de ce côté-là à l'avantage du maréchal d'Estrées, mais j'aimais mieux que lui l'ordre et la règle, et sans intérêt (car je n'y en pouvais avoir aucun entre eux), l'intégrité des dignités de l'État. Tous deux étaient maréchaux de France, et dans cet office de la couronne Estrées était l'ancien de beaucoup; mais il n'était point duc et Tallard l'était vérifié au parlement; il est vrai qu'Estrées était grand d'Espagne, beaucoup plus anciennement que Tallard n'était duc, et que, comme aux cérémonies de la cour les grands d'Espagne, comme je l'ai expliqué ailleurs, coupaient les ducs, suivant l'ancienneté des uns à l'égard des autres, Estrées précédait Tallard aux cérémonies de l'ordre et en toutes celles de la cour. Mais, dès la première fois que le conseil de régence s'était assemblé, il avait été réglé, comme je l'ai rapporté en son lieu, que le maréchal de Villars précéderait le maréchal d'Harcourt, celui-ci duc vérifié beaucoup plus ancien que l'autre, mais Villars plus ancien pair qu'Harcourt, parce que les séances du conseil de régence se devaient régler sur celles qui s'observent au parlement, et aux états généraux et aux autres cérémonies d'État où la pairie l'emporte. Il en résultait qu'entre deux hommes qui n'étaient pas pairs, mais dont l'office de la couronne qu'ils avaient tous deux se trouvait effacé par une autre dignité, c'était cette dignité qui devait régler leur rang. Ils en avaient chacun une égale, mais différente: l'une était étrangère, l'autre de l'État. Cette dignité étrangère roulait à la vérité par ancienneté avec la première de l'État dans les cérémonies de la cour; mais comme telle, elle ne pouvait être admise dans une séance qui se réglait pour le rang par la pairie, parce qu'il s'y agissait de matières d'État où elle ne pouvait avoir aucune part; au lieu que la dignité de duc vérifié en étant une réelle et effective de l'État, avait, comme telle, plein caractère pour être admise aux affaires de l'État, et ne l'y pouvait être que dans le rang qui lui appartenait, d'où il résultait qu'encore que le maréchal d'Estrées eût dans les cérémonies de la cour la préséance sur le maréchal de Tallard, celui-ci la devait avoir sur l'autre dans les cérémonies de l'État, et singulièrement au conseil de régence établi pour suppléer en tout à l'âge du roi pour le gouvernement de l'État.

Je ne pus avertir Tallard qu'aux Tuileries, un peu avant le conseil. Sa joie extrême allait jusqu'à l'indécence, et ne lui en avait pas laissé la réflexion; il en dit un mot au maréchal d'Estrées qui devait rapporter ses affaires de marine, et tous deux en parlèrent à M. le duc d'Orléans, quand il arriva un moment après, qui leur dit que le conseil les jugerait sur-le-champ. On se mit en place; les deux maréchaux se tinrent debout derrière la place où j'étais. Estrées parla le premier; Tallard, étourdi du bateau, s'embarrassa. Je sentis qu'il se tirerait mal d'affaire, je l'interrompis, et dis à M. le duc d'Orléans que, s'il avait agréable de prier MM. les deux maréchaux de sortir pour un moment, je m'offrais d'expliquer la question en deux mots, et qu'on y opinerait plus librement en leur absence qu'en leur présence. Au lieu de me répondre, il s'adressa aux deux maréchaux, et leur dit qu'en effet il serait mieux qu'ils voulussent bien sortir, et qu'il les ferait rappeler sitôt que le jugement serait décidé. Ils firent la révérence sans rien dire, et sortirent.

J'expliquai aussitôt après la question en la manière que je viens de la rapporter, quoique avec un peu plus d'étendue, mais de fort peu. Je conclus en faveur de Tallard, et tous les avis furent conformes au mien. La Vrillière écrivit sur-le-champ la décision sur le registre du conseil; puis alla, par ordre du régent, appeler les deux maréchaux, à qui La Vrillière ne dit rien de leur jugement. Ils se tinrent debout au même lieu où ils s'étaient mis d'abord; nous nous rassîmes en même temps que M. le duc d'Orléans, qui à l'instant prononça l'arrêt que le maréchal d'Estrées prit de fort bonne grâce et très honnêtement, et Tallard fort modestement. Le régent leur dit de prendre place, se leva, et nous tous, et nous rassîmes aussitôt. Tallard, par son rang, échut vis-à-vis de moi, quelques places au-dessous.

L'excès de la joie, le sérieux du spectacle, l'inquiétude d'une dispute imprévue, firent sur lui une étrange impression. Vers le milieu du conseil, je le vis pâlir, rougir, frétiller doucement sur son siège, ses yeux qui s'égaraient, un homme en un mot fort embarrassé de sa personne. Quoique sans aucun commerce avec lui que celui qu'on a avec tout le monde, la pitié m'en prit; je dis à M. le duc d'Orléans que je croyais que M. de Tallard se trouvait mal. Aussitôt il lui dit de sortir, et de revenir quand il voudrait. Il ne se fit pas prier, et s'en alla très vite. Il rentra un quart d'heure après. En sortant du conseil, il me dit que je lui avais sauvé la vie; qu'il avait indiscrètement pris de la rhubarbe le matin, qu'il venait de mettre comble la chaise percée du maréchal de Villeroy, qu'il ne savait ce qu'il serait devenu sans moi, ni ce qui lui serait arrivé, parce qu'il n'aurait jamais osé demander la permission de sortir. Je ris de bon coeur de son aventure, mais je ne pris pas le change de sa rhubarbe; il était trop transporté de joie pour avoir oublié le conseil, et trop avisé pour avoir pris ce jour-là de quoi se purger.



(...è un'arte complicata, ma riserva delle soddisfazioni, come dire... prorompenti!...)

(...a Versailles mi sarei divertito molto, ma forse sarei stato meno utile...)

(...uno solo di voi sa perché oggi vi infliggo questo: è passato a trovarmi oggi. E voi, quando passate?...)

(...notazione sconsolata: tre secoli fa riuscivano, con una certa scioltezza, a risolvere casi molto più complessi di quelli sui quali oggi si inciampa con incredibile leggerezza. La fiducia dei mercati è importante, ma anche quella degli uomini non la trascurerei, e la mia, in particolare, si basa su un principio vecchio come il mondo, che i romani esprimono così: "come me sòni, te canto!" Io non scelgo mai la musica, e, soprattutto, non la impongo. Questo però non vuol dire che non abbia un orecchio delicato...)