mercoledì 18 settembre 2019

Leuropa e Lapace: la parola alla scienza

(...mentre a Pontida i fascioleghisti si dedicavano al loro sport preferito, il linciaggio dei martiri della democrazia, dei non violenti, due fascioleghisti, caratterizzati, com'è noto, da un livello di istruzione insufficiente, si intrattenevano, scambiando fonemi gutturali accompagnati da un rude linguaggio gestuale, su un tema speculativo, e quindi per ciò stesso fuori dalla loro portata: è scientificamente fondato affermare che Leuropa ci abbia dato Lapace, così come si sente affermare comunemente nei dibattiti? Il riassunto di quella conversazione è nell'email che vi riporto, che uno dei due fascioleghisti, quello che l'ha inviata, ha fatto tradurre dal bergamasco in italiano avvalendosi di un traduttore "de sinistra" - quindi uomo di mondo - e l'altro fascioleghista, quello che l'ha ricevuta, cioè io, fa leggere a voi, un po' perché io ormai capisco solo il bergamasco, e un po' perché se anche fosse scritta in bergamasco sicuramente non capirei quello che c'è scritto, non avendo conseguito presso la Facoltà di Statistica della Sapienza un dottorato in Scienze Economiche, a differenza di certi scienziati...)


Buongiorno Senatore Bagnai,

Come mi ha chiesto ieri a Pontida le invio l’articolo peer reviewed in cui si arriva alla conclusione che l'ultimo periodo di pace in Europa non è statisticamente significativo e che servirebbero ancora circa 150 anni di pace perché si possa dire che l’Europa è diventato un posto più pacifico dalla fine della Seconda guerra mondiale.

In questi mesi negli USA l’articolo è stato ripreso da diversi giornalisti.

L’autore è Aaron Clauset, Professore alla Colorado Boulder e membro del Santa Fe Institute for Complexity Studies. Clauset è considerato uno dei massimi esperti di analisi dei processi complessi. Suoi alcuni lavori molto citati sull’analisi quantitativa del terrorismo, e suoi alcuni metodi statistici oggi diffusamente usati per il test di ipotesi e la stima di parametri nel caso di distribuzioni power-law (NdCN: che personalmente avrei chiamato "leggi di potenza", con la "p" minuscola...).

Qualora possa interessarle, aggiungo alcune considerazioni personali.

(NdCN: qui ho tremato per lui, ma invece, come vedrete...)

L’articolo è molto rilevante perché pone fine a un dibattito che negli ultimi anni ha diviso la comunità di scienziati politici che si occupano di guerre e sicurezza internazionale. Fino a questo studio era predominante la corrente liberale, secondo cui la guerra sta diventando via via meno frequente per effetto dei processi di integrazione economica e del libero mercato.

Massimi esponenti di questa corrente di pensiero i liberali Azar Gat e Steven Pinker. In ultima analisi questi due sono i discendenti di Normann Angell, che nel 1909, in « The Great Illusion », argomentava che l’integrazione economica e politica degli stati europei aveva ormai reso la guerra in Europa un’opzione improponibile (NdCN: spectacularly ill-timed, un po' come il noto articolo di Frankel e Phillips, 1992, che affermava la raggiunta credibilità dello SME, o l'altrettanto - a voi - noto articolo di Jonung e Drea, 2010, che sosteneva come l'euro non se la stesse poi cavando così male, al contrario di quanto le solite malelingue avevano previsto).

Verso la fine di quest’anno dovrebbe uscire in italiano https://twitter.com/matteosalvinimi/status/1174069679809277953?s=20n iii« Only the dead : the persistence of war in the modern age », del Prof. Braumoeller, della Ohio State, che si propone di ricapitolare tutto quello che si sa ad oggi sull’analisi quantitativa dei conflitti e arriva alla conclusione che la guerra permane un rischio concreto, a dispetto del pensiero liberale.

A questo proposito mi viene in mente il lavoro di ricerca di Susan Woodward, del King’s College (NdCN: veramente mi sembra che sia a CUNY...), pubblicato in « Socialist Unemployment » in cui analizza come il dissolvimento della Ex-Yugoslavia e l’esplosione della violenza etnica siano stati resi possibili dalle politiche di austerity del FMI, dal debito denominato in dollari, dalle privatizzazioni.

In effetti, i lavori di Manus Midlarsky sull’eziologia del genocidio nel ventesimo secolo (« The Killing Trap ») e i lavori di Thomas Schelling sui processi di polarizzazione delle comunità multi-etniche portano al risultato che, per citare Midlarsky, « impoverimento della popolazione e società multiecnica sono una miscela esplosiva ».

Un’ultima nota: Libermann, in « Does Conquest Pay ? The exploitation of Occupied Industrial Societies » si pone il problema di quanto PIL si possa estrarre da una società industriale occupata militarmente, usando il case study delle occupazioni naziste. Se ricordo bene arriva a un limite del 30%. Si potrebbe usare questo dato come unità di misura per calcolare quanto sia distante da un’occupazione di tipo nazista il danno prodotto dalla Trojka in Grecia: tot anni di Trojka economicamente corrispondono a tot anni di occupazione nazista.

Ovviamente, essendo io un becero fascio-leghista, questa letteratura scientifica non l’ho mai letta, ma se l’avessi letta penserei che, posta in chiave divulgativa, sarebbe un interessante seminario per la scuola di formazione della Lega.

Grazie.

Cordiali saluti.

Fascio Leghista


(...compagno? Sì, tu, che ti aggiri per curiosità fra queste pagine! Come faccio a sapere che ci sei? Lo so, e basta. Volevo rassicurarti: la conversazione cui alludo non è mai avvenuta, e questa lettera non è mai stata scritta, quindi non è mai stata da me ricevuta, perché voi, solo voi, a sinistra, solo voi, il sale della Terra, i buoni, siete in grado di accedere alle fonti del sapere scientifico, che comunque non sono tali se non avvalorano le scemenze verità da voi propugnate. Quindi, ad esempio, se anche la lettera fosse stata scritta, non sarebbe comunque vero che Clauset ha 20731 citazioni, che Midlarsky insegna alla Rutgers, ecc. Tranquillo, tranquillo, noi siamo rozzi, noi non ci arriviamo: ci arrivate solo voi, i buoni, quelli che, in quanto buoni, possono esercitare qualsiasi violenza sui loro avversari, perché gli avversari dei buoni sono i cattivi, cioè quelli contro cui qualsiasi violenza, qualsiasi sopruso, qualsiasi squadrismo è lecito. Ecco: volevo proprio dirti che siccome oltre che cattivi siamo anche stupidi, puoi continuare a dormire tranquillo. Poi, noi, nella nostra ansia di redenzione, nel nostro anelito di elevarci al livello dei buoni, quando una lunga espiazione ci avrà purificato, quando ci saremo redenti dalla nostra tara originale, in poche ore faremo quello che voi, i buoni, vi proponete di fare. Ma siccome noi siamo cattivi, e stupidi, tranquillo, rilassati: quel momento non arriverà mai! Fidati! Si sa che io le previsioni le azzecco: e questa - quale? - è la previsione fondante di questo blog...)

(...ah, ovviamente voi vedrete come al solito il bicchiere mezzo vuoto. Io invece vedo quello mezzo pieno, ma per spiegarvi perché dovrei, con quelle competenze storiche e geografiche che da fascioleghista non ho, raccontarvi di quando, a 27°04′00″N 142°12′30″E, alcuni giapponesi cenarono col fegato. Eh, no, non il loro... ma non voglio tediarvi con questi dettagli! Ci ho già annoiato a lungo il capogruppo Molinari, nel corso di un alterco gutturale, di quelli che a noi sono propri. E poi, che ve ne importa!? A voi, Leuropa ha dato Lapace, e quindi voi state tranquilli, mentre noi ci mangiamo o comunque ci mangeremo il fegato, incapaci di comprendere le meraviglie della deflazione salariale, e dell'intrinseca instabilità sociale, determinate dall'esercito industriale di invasione...)

(...per i turisti del dibattito: il motivo per cui qui c'è la parte sana della nazione è che solo qui ci sono persone in grado di leggere un post simile e tutti i suoi link, o almeno di sforzarsi a farlo. Provateci anche voi, cari turisti del dibattito: capirete che in questo paese, senza che ne foste consapevoli, stava succedendo qualcosa. Non senza fatiga si giunge al fin. Ma questo, se sei di sinistra, non sai né chi l'ha scritto, né dov'è scritto...)

lunedì 16 settembre 2019

Come (non) funziona - seconda lezione

(...inizia una settimana interessante e qualcosa mi dice che non avrò molto tempo da dedicarvi: dovrò dedicarne sicuramente un po' al dentista, e molto all'attività parlamentare, che riprende, visto che ora abbiamo i sottosegretari - a me poteva andare peggio! Mercoledì primo ufficio di presidenza per la pianificazione dei lavori: lì capiremo bene quali siano le priorità e il metodo della nuova maggioranza. Intanto, a chi non se ne fosse accorto, segnalo di aver aperto un canale Telegram: potete iscrivervi qui. Mi sembra utile avere un modo più diretto e rapido di comunicare con voi, anche in previsione di uno dei possibili scenari: quello in cui per sedare il dissenso causato dalla compressione dei diritti economici, la compressione dei diritti politici superi la soglia di guardia e i social vengano sottoposti a quella rigida censura della quale si parla ormai senza alcun pudore e che, una volta di più, qui avevamo visto arrivare con un certo anticipo. Vorrei quindi lasciarvi un po' di food for thought, mentre state ancora metabolizzando il precedente discorso sul metodo - che non a tutti è stato chiarissimo, come vedo dai commenti - buttando rapidamente giù una seconda riflessione, che mi è venuta in mente andando verso Pontida con Claudio. La riflessione nasce dalla frase chiave del post precedente, quella scritta in grassetto...)




Nel mondo di quelli che sanno "La Verità" (come l'amico del "noi abbiamo capito"; vedi post precedente) l'attività politica è molto semplice. In effetti, la politica, nel mondo della Verità, si riduce a pedagogia. Basta che chi sa la Verità la esponga agli altri, i quali, conquistati dalla Verità, si schiereranno immediatamente da "La parte giusta" e faranno "La cosa giusta".

L'ovvio corollario di questa concezione della prassi politica non ve lo lascio immaginare (perché temo che non ci arrivereste, ve lo dico con franchezza): preferisco esporvelo. Si tratta dell'incontestabile (?) idea secondo cui basterebbe che un partito fosse composto solo da "Le persone giuste" (che ovviamente sono quelle che sanno "La Verità") perché tutto funzionasse come un orologio, portando il partito delle "Persone giuste" che sanno "La Verità" e quindi fanno "La cosa giusta" di successo in successo, verso un destino di progresso, prosperità e pace.


Come dite? Vi sembra una concezione un po' ingenua? Bè, come darvi torto. Basta svilupparne le implicazioni, per capire che quelli che sanno "La Verità" hanno in mente un mondo altrettanto distopico di quelli che vedono Leuropa come tappa di arrivo dell'intera storia umana.

Intanto, se "La Verità" fosse un virus così contagioso, a tendere la saprebbero tutti, il che significa, in buona sostanza, che il partito de "Le persone giuste" diventerebbe un partito unico (mondiale), di persone che farebbero, ovviamente, "La cosa giusta". Per chi? Ecco, su questo ci sarebbe da riflettere, ma senza farla tanto complicata, mi sembra chiaro che il partito unico non sia una prospettiva particolarmente allettante! La dittatura de "La Verità", propugnata indirettamente, inconsapevolmente, innocentemente, da quelli che "hanno capito" (qualsiasi cosa abbiano capito, e ovviamente dando per scontato ciò che scontato non è, ovvero che abbiano veramente capito!), è la morte della politica e della democrazia. Non a caso, "La Verità" è cugina de Lascienza, una nostra vecchia amica, e la consapevolezza che Lascienza rischi di essere usata come strumento di costrizione del dibattito politico, come denunciavo due anni fa, si sta diffondendo.

Ma "La Verità" non è un virus così contagioso: non basta esporsi ad essa per contrarre la malattia, anzi! Sarà perché in politica "La Verità" non esiste: esistono le verità dei singoli portatori di interessi, alcuni dei quali sono immunizzati dall'una o dall'altra verità con un vaccino potente: i soldi ricevuti per non capire certe cose, o per farne certe altre. Quindi la pedagogia non basta: non basta con gli avversari, e nemmeno con gli alleati, o presunti tali!

Naturalmente, anche qui c'è un corollario. L'idea che un partito funzionerebbe alla perfezione se fosse fatto solo da "Le persone giuste" urta contro un dato di natura: la politica si fa proprio perché non tutte le persone sono "giuste" (cioè non tutte sanno "La Verità"). Se la pensassimo tutti nello stesso modo, se avessimo tutti gli stessi interessi, se fossimo tutti collocati nello stesso segmento del processo di creazione del valore di un'economia capitalistica, il partito unico de "La Verità" esisterebbe già naturaliter. Non avremmo bisogno di dialogare, e per condurci verso il progresso basterebbe un simpatico computer: statistiche in input, politiche in output. L'unico problema sarebbe che negli altri segmenti dell'economia capitalistica non ci sarebbe nessuno! Potremmo essere tutti operai, o tutti manager: senza i manager, o senza gli operai, moriremmo presto di fame. Quindi, per fortuna, non funziona così.

Ora voi, e soprattutto quelli di voi con un passato di sinistra alle spalle, e quindi non ancora redenti (non lo sarete mai) da quella insopportabile spocchia di sinistra che ti porta a considerarti il sale della Terra, a presumere di essere una spanna sopra agli altri, vi starete chiedendo: ma perché oggi Alberto ci dice queste banalità?

Devo darvi una brutta notizia. Vi espongo questa teoria politica caricaturale, ingenua, e in fondo fascista, quella secondo cui i problemi si risolvono dicendo "La Verità" agli altri, che capendola diventano "Persone giuste" e si predispongono a fare la "Cosa giusta" nel PUV (Partito Unico della Verità), vi espongo questa teoria perché, che ve ne rendiate conto o meno, è quella abbracciata dalla maggioranza, o quanto meno da una minoranza sufficientemente (ma inutilmente) rumorosa di voi! Gli adepti del PUV fra voi pullulano, e bisognerà che dopo aver affrontato, per otto lunghi anni, alcune verità scientifiche (esempio: la differenza fra risparmio e investimento nazionale è contabilmente uguale al saldo della bilancia commerciale), ora veniate esposti ad alcune verità politiche. Ce ne sono tante, e non sono fatte tutte per piacervi, ma appunto, se tutto piacesse a tutti la politica non avrebbe luogo di esistere: io farei un altro mestiere (che ho già: il pedagogo, appunto), e voi sareste tutti prosperi e sereni.

Sposano, inconsapevolmente, questa distopica visione irenica della politica tutti quelli che "dovresti andare di più in televisione per spiegare come stanno le cose". Non funziona così! Voi potete anche pensare di aver capito (e magari avrete anche capito) per via razionale come stanno le cose, ma un apparato di propaganda che si basa su un secolo di elaborazione concettuale (a partire dalle conferenze di Ginevra e Bruxelles menzionate qui), che fa leva spregiudicatamente su paure ancestrali e su rappresentazioni archetipiche (gli inglesi che fanno scorta di cibo per paura della Brexit!), non si contrasta con un bel discorZetto del vostro caro leader (io!), fosse anche ogni sera, e fosse anche a reti unificate, e fosse anche senza contraddittorio. Combattere il fascismo col fascismo, peraltro, è una cosa molto di sinistra, come sviluppi recenti ci stanno dimostrando. L'idea di indottrinare le masse dicendo loro "La Verità" non è cugina: è sorella gemella dell'idea tanto diffusa a sinistra (da Luca Bizzarri in su) di negare il suffragio universale a chi "La Verità" non l'ha capita!

Quindi sì, io devo naturalmente andare nei media quando il mio partito me lo chiede, e ci vado essendo me stesso, visto che sono in un partito che me lo consente, ma chi si aspetta da questo una palingenesi democratica, chi si aspetta l'avvento del PUV, è, appunto, un adepto del PUV, cioè uno che non ha capito come funziona.

Ma sposano questa irenica e distopica visione anche quelli che "micuggino è tanto bravo, micuggino conosce questo e quello, andrebbe veramente coinvolto dal Partito unico della verità, ma purtroppo nella provincia tale il coordinatore non è una persona giusta, ma una persona sbagliata, quindi tu devi parlare con il tuo collega tale, o con il tuo capo politico, e dirgli di sostituire la persona sbagliata con una "Persona giusta" (cioè con una persona che sa "La Verità" e quindi farebbe la "Cosa giusta", cioè coinvolgere o mettere in lista micuggino), perché ciò è essenziale affinché "La Verità" si diffonda e la pace e la prosperità trionfino su questa Terra" (vi faccio grazia delle diverse varianti, tipo "nel territorio tale il partito sta coinvolgendo "le persone sbagliate" ma io conosco "le persone giuste" e quindi..."). Voi potete anche continuare a farmi questi discorsi, e io continuerò ad ascoltarvi con un sorriso, ma poi non stupitevi, e non congratulatevi con me, per la pazienza con cui ascolto il collega Misiani! Ci vuole molto meno pazienza per ascoltare certi avversari di quanta ce ne voglia per ascoltare certi alleati!

Chi fa discorsi di questo tipo dimostra solo di aver aver capito come non funziona. Non funziona così, e non solo perché "La Verità" come faro della prassi politica ti conduce sugli scogli quanto e più de "Leuropa" o de "Lascienza" (queste ultime essendo, di fatto, due declinazioni de "La Verità"), ma anche perché i partiti sono una cosa diversa, una macchina estremamente complessa, dove ognuno ha un ruolo, e se vuole sopravvivere ed essere utile alla causa deve rispettare quello degli altri. Io, ad esempio, sono un parlamentare candidatomi da indipendente. Voglio tesserarmi ma ancora non l'ho fatto (un po' per gli stessi motivi per cui ancora non mi sono sposato: ma a questo sto lavorando). Non ho incarichi di partito: non sono coordinatore né segretario di alcunché. Il mio lavoro politico si svolge nelle sedi parlamentari, ed è fatto del day by day della vita parlamentare (mandare avanti - o indietro! - i provvedimenti all'esame della mia Commissione, ad esempio) e dell'elaborazione di strategie politiche con i relativi provvedimenti normativi. Che nella Pastrufazia citeriore, o nella Cracozia superiore, il partito non sia tutto composto da "Persone giuste" (a insindacabile giudizio di quello che "ha capito" e quindi sa "La Verità") sinceramente, io ve lo dico, me ne frega anche poco, perché, lo ripeto, io so che per definizione non tutte le persone sono "giuste" (agli occhi del Signore, ma anche ai miei, e a quelli di chiunque altro): lo prova il fatto che la politica serve!

Ora, per carità, io non vorrei smontarvi troppo con questa orazion picciola. Ogni informazione è rilevante. Ma, appunto, penso sia rilevante anche per voi avere una piccola finestra su come personalmente concepisco la prassi politica. Qualcosa di più simile a un negoziato che a una crociata, e alla contestazione, anziché all'affermazione, di certezze radicali (come ho ricordato in aula a Giuseppi).

Sicuramente sbaglierò.

Ma intanto, chi mi faceva anni fa lezioni di politica è nella coda di moderazione dei commenti, e io fra un po' vado in ufficio, a palazzo Carpegna, a prepararmi per una settimana delicata (e anche per accogliere una vite di titanio nel complicato meccanismo della mia spoglia mortale). La bottom line quindi è sempre la solita: le persone si giudicano dai risultati, e i risultati richiedono tempo. Se è indispensabile essere animati da una tensione ideale e difendere le proprie convinzioni, lo è altrettanto riconoscere agli altri lo stesso diritto. Mi sono impegnato in questa battaglia quando non ero nessuno perché avevo in orrore il paternalismo fascista dei "padri fondatori", quello che descrissi nel mio primo intervento di rilievo (il teorema della piscina, per chi se lo ricorda). Voglio sperare che a destra si sia un pochino più raffinati che a sinistra, e ci si renda conto che il modo migliore per combattere un fascismo non è sostutuirlo con un altro, che sia quello ortottero dell'opinione, o quello de "La Verità", unico patrimonio di quelli che hanno capito (una sega).

E ora commentate, if you dare. Ho aspettato otto anni per restituirvi le vostre lezioni di politica, ma mi riconoscerete di essere stato onesto: vi ho computato scrupolosamente gli interessi...





(..."ma in Pastrufazia inferiore è veramente vero che micuggino non viene valorizzato..."...)

domenica 15 settembre 2019

Come (non) funziona - prima lezione

(...a Pontida non c'era nessuno, a parte quattro gatti che hanno vilipeso un passante. Se ve lo hanno detto, sarà sicuramente così: credeteci! Come sapete io non desidero convincere nessuno, soprattutto quando quello che vedo, o ho visto, appare radicalmente contrario al mainstream! A me basta di sapere quello che so, e di affermarlo con quella autorevolezza che "mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta" [oltre che da qualche decina di pubblicazioni scientifiche sui temi di cui parlo], fedele al patto coi miei lettori, la cui garanzia più efficace dovrebbe proprio essere il fatto che non ho mai cercato il loro consenso, né come lettori, né, tanto meno, come elettori. Sai quei blog dove quando arrivi l'autore "Trovo interessantissima questa tua osservazione... Grazie per il contributo... Torni a trovarci...". Ecco, qui non è mai andata, né mai andrà così. Esattamente come i grandi amori di Flaiano, che si annunciano in un modo preciso "appena la vedi dici: chi è questa stronza?", qui, su questo blog, le amicizie più salde e i rapporti più fecondi, quasi tutti, si sono annunciati in un modo preciso: appena leggevo il vostro primo commento pensavo: chi è questo cojone?, e glielo esternavo subito, possibilmente senza il dovuto garbo. Quelli che hanno superato la risacca ora navigano in mare aperto, di chi si è spiaggiato, anni dopo, non resta traccia, ma la comunità cresce, e incide nel dibattito sempre di più, per mille nascosti rivoli, carsicamente [per usare un aggettivo caro a uno di voi, uno dei più importanti per noi... lui sa chi è...]. Io non credo che "il coraggio intellettuale delle verità e la pratica politica [siano] due cose inconciliabili in Italia". Non è questa la mia esperienza. Ma dobbiamo intenderci, con buona pace del defunto Pier Paolo [io ricordo il giorno che lo trovarono, un suo amico era a casa nostra, capii molte cose su cui non mi soffermo...], dobbiamo intenderci su cosa sia la pratica politica. Come sempre, se un esempio vale più di mille parole, un controesempio vale più di un milione di parole. Enjoy!...)




Era di maggio, e la mia attività politica mi portava in una di quelle cittadine di provincia che tanto amo, dove le persone ancora sanno il sapore delle cose, dove la vita si snoda con ritmi più confacenti alla dignità della persona umana, perché non si è perennemente incalzati dalla fretta che l'onestade ad ogn'atto dismaga: le donne sono curate, gli uomini eleganti, le strade pulite, i negozi accoglienti. Per sostenere un nostro candidato ero stato invitato in un comitato elettorale, una sala da una cinquantina di persone in una piazza storica del centro. Giunto il momento di parlare (ricordo che si era a pochissimi giorni dal voto delle europee, che infiniti lutti addusse ai gatekeeper), parlai, dicendo non so bene che cosa, perché in dieci anni di dibattito non mi sono mai scritto un discorso, e non credo di aver mai ripetuto la stessa cosa. Suppongo che il mio ruolo, in quel contesto, fosse di richiamare l'importanza del voto europeo, perché chiunque fosse stato il sindaco, dopo il voto di maggio, si sarebbe trovato l'Europa, se non di traverso, almeno in mezzo in una sterminata serie di questioni, e quindi sarebbe stato il caso di sostenere l'unico partito che dava qualche ragionevole speranza (poi mantenuta, almeno finora) di abbandonare la linea della subalternità e dell'assenza di interesse verso quello che a Bruxelles preparavano per noi.

Fra il pubblico riconoscevo qualche volto noto, magari visto a qualche goofy, o in giro per l'Italia prima dell'inizio della mia militanza politica. A un certo punto, uno di questi amici mi interrompe dicendo: "Però noi militanti abbiamo un problema, perché la linea del partito su certi temi non è più esplicita, noi siamo confusi." C'è gente che il Vangelo non l'ha letto, o magari, se l'ha letto, non l'ha capito (e se l'ha capito non lo pratica). Ecce ego mitto vos sicut oves in medio luporum (Mt 10,16): chi non sa il latino forse, dopo aver constatato che il nostro premier era del PD (e noi lo sapevamo) magari capirà intuitivamente questa frase!

Per venire incontro alla "confusione" del militante "antemarcia", di uno di quelli che, come me, non avrebbero mai pensato di votare Lega, raddoppio di supercazzola e tiro di lungo fino all'applauso finale.

Poi mi ritiro nel retro del comitato per parlare coi candidati e con qualche simpatizzante.

Puntuale come una cambiale, preannunciato da quel sottile senso di inquietudine che pervade ognuno di noi quando avverte di essere fissato, e non da uno sguardo qualsiasi: da uno sguardo animato dalla volizione sottilmente isterica dell'uomo che sa, dallo sguardo penetrante di chi è corazzato di certezze, ecco che arriva l'amico. Degna persona, per carità, e a me simpatico come tutti quelli che provengono dalla mia terra materna, nonostante non godano universalmente di un'ottima reputazione, a causa del loro passato di gabellieri. Allora, un po' titubante, ma visibilmente deciso a vincere le proprie ritrosie, e a infrangere il muro del terrore che prudentemente cerco di incutere, mi si accosta, partendo, come di consueto, col piede sbagliato:

"Scusi se sono intervenuto, ma sa, noi abbiamo capito, però voi dovreste andare in televisione più spesso, perché c'è tanta gente che non ha ancora capito, e noi siamo preoccupati per i nostri nipoti..."

Io: "Lei è zio?"

Lui: "No, nonno!"

Io: "Ah, complimenti, li porta bene. Quindi, mi faccia capire: lei si è accoppiato, ha avuto un figlio, che si è accoppiato e ha avuto a sua volta un figlio?"

Lui: "Sì, certo."

Vorrei che immaginaste bene la scena, prima di andare avanti. Un grappolo di signore bene, fra cui la candidata, eleganti, distinte, interrotte dall'intervento dell'adepto, rivolgeva al nostro dialogo un'attenzione silenziosa, e io, con un tono assolutamente gelido, cattedratico, asettico:

"Bene. Ma... risaliamo questa catena di accoppiamenti. Vede, vorrei capire, visto che lei parlava di essere espliciti. Quando lei ha incontrato la nonna di suo nipote, cioè la madre di suo figlio, si ricorda com'è andata esattamente? Immagino che lei l'abbia vista, e le abbia detto una cosa del tipo: 'Ma lo sai che hai un bel culo? Mi ti vorrei proprio scopare!'"

Colte di sorpresa dal contrasto fra il tono dottorale, e il contenuto boccaccesco (d'altra parte, visto che a me non serve più, posso spiegarvi un segreto: come tutti i nemici, anche le donne vanno prese di sorpresa...), le signore eleganti, distinte, curate, non poterono fare a meno di prorompere in una risata, acuita dall'imbarazzo del malcapitato, e smorzata a fatica dalla consapevolezza che l'essere eleganti, distinte, e curate, in linea di principio avrebbe loro precluso il ridere di una battuta un po' troppo esplicita (sulla quale, non dubitiamo, qualche verme farà il consueto titolo a otto colonne - fino a quando non gli arriverà un conto a quattro zeri...).

Confuso dalla ferocia e dal successo del mio attacco, l'amico balbettò un: "Bè, no, non è andata proprio così...", alzandomi la palla per la schiacciata finale, pronunciata col più insopportabile dei miei toni saccenti:

"Bene, caro, allora vedi che quando hai un interesse serio verso qualcosa la politica la sai fare anche tu? Quello che mi interessa lo sai e mi hai votato perché interessa anche a te. Ora lasciami fare politica come anche tu sai farla."



(...non credo che ci sia bisogno di aggiungere altro, o meglio: non lo avrei creduto all'inizio di questo blog, quando venivate tutti a farmi lezione di politica, e quindi io credevo che voi sapeste che cosa fosse, mentre a me non interessava, né interessava saperlo. La verità è che, come sempre, e tanto più nei commenti di un blog, chi sa fa e chi non sa insegna! Quanti casi di illustri commentatori stiamo vedendo in questi giorni sotto le macerie del muro del buonsenso! Allora, forse, vale la pena di commentare, partendo proprio dalla fine dell'aneddoto. Il patto che qui ci lega ha una natura molto peculiare, anche perché è stato stretto nel contesto di un esperimento unico al mondo come questo blog, il cui criterio metodologico è stato quello di sfidare il lettore, non di blandirlo, di respingerlo, non di attirarlo, di ostacolarlo, non di facilitarlo, per motivi che non dovrebbero poi essere così difficili da capire. Ma la dimensione social, inevitabilmente, crea qualche equivoco. Voi sentite di avere un rapporto diretto con me, come io sento di averlo con voi, e il nostro contatto quotidiano, prima soprattutto qui, e oggi soprattutto su Twitter, favorisce la (vostra) sensazione di potermi chiamare a illustrare e di dover rispondere di ogni singola mia scelta tattica, in nome dell'ammmmmmmmmmmore che voi provate per me, ammmmmmmmmmmmmore che, come quello dei fan di una qualsiasi star cinematografica, è soprattutto smodata brama di possesso.

Ora, ci sono alcune precisazioni che andrebbero fatte, partendo dal personale, e andando verso il politico. Intanto, io non sono vostro, e fra l'altro se mi ammmmmmmmmmmate così tanto è proprio perché ho voluto essere mio: ho urlato il mio grido di dolore in quella che ritenevo fosse una Tebaide, e si è rivelata una piazza affollata, ma ho gridato per liberare me, non per compiacere voi, e resto padrone di me, e non sarò mai proprietà vostra. Poi, perdonatemi se ve lo faccio notare, ove mai sfuggisse il dettaglio, ma stiamo lottando per liberare il nostro Paese, stiamo combattendo, e un generale non deve essere amato dai suoi soldati, né deve ogni sera dar loro il bacino della buona notte. Fuor di metafora, la politica non funziona come vorrebbero i nemici della politica: "Siamo sempre tutti in rete e ogni giorno ascoltiamo chiunque per poi decidere con la nostra testa e votare la linea cui il nostro politico, che è un portavoce, un terminale passivo la cui elaborazione non conta un cazzo, deve attenersi perché deve fare come diciamo noi". No, così funziona l'antipolitica. La politica funziona in un modo diverso. Io, noi, abbiamo condiviso con voi i nostri ideali, e voi ci avete votato perché combattessimo per essi. Noi non dobbiamo ogni giorno mandarvi un sms di bacetti, o una foto di gattini, per rassicurarvi sul fatto che non stiamo tradendo la vostra fiducia, perché, vedete, cari, permettetemi di farvelo notare con delicatezza: di tradire voi, in astratto, potrebbe anche fregarmene zero, ma non potrei mai tradire me stesso, e quelli che stanno qui si dividono in due: chi l'ha capito, e non ha bisogno che glielo spieghi, e chi non potrebbe capirlo, per cui è inutile che glielo spieghi. E allora, le cose funzionano così: voi ci avete dato la vostra fiducia, noi dobbiamo scegliere a seconda del campo in cui la battaglia si combatte la tattica più corretta per portare a casa qualche risultato, [o almeno, se il premier è del PD, per limitare lo sconfitte]. Poi voi deciderete se toglierci la fiducia che ci avete dato, quando, molto presto, si tornerà a votare. Ma l'idea che la community sia fatta di decine di migliaia di Ramfis ognuno intitolato a emettere il suo "Radames discolpati!" quotidiano perché Molinari ha detto così, perché Giorgetti ha fatto colà, perché Salvini ha detto questo, o perché tu non ha più detto quello, ecco, questa idea è sinceramente molto più vicina al fascismo dell'opinione dei nostri amici ortotteri, che a un corretto metodo politico.

Vorrei che vi rendeste conto che i corpi intermedi esistono e servono a qualcosa. Non pretendo che siano un black box sottratto al vostro controllo e su cui non possiate esprimervi. Ma se in termini di informazione la disintermediazione è effettivamente un'alternativa, l'unica alternativa, alla barbarie dei media, in termini politici la disintermediazione è stata predicata e malamente praticata da chi poi, all'atto pratico, si è rivelato prono alle più retrive logiche della politica di altri tempi, e questo qualcosa lo vorrà pur dire!

Vorrei che applicaste a me, a noi, il principio metodologico che vi ho sempre esortato ad adottare, a partire dalle stucchevoli discussioni su "ma Prodi era in buona fede?" La mia risposta è sempre stata "e chi se ne importa! Un politico si giudica dai risultati." E i risultati, aggiungo, prendono tempo, e vanno valutati in un contesto complessivo. Di imbecilli fanatici della purezza etnica disposti a intavolare discussioni di ore per una parola decontestualizzata ne ho avuti abbastanza a sinistra e non ne tollererò a destra. Fra l'altro, questo metodo è il metodo del nemico, cioè della stampa, e quindi chi lo usa non può aspirare ad essere considerato amico. Semplicemente, viene bloccato. I contributi che non mi interessano non trovo interessante leggerli e non trovo utile vedermeli sottoposti. Che cosa vogliamo (la libertà) è chiaro a tutti. Ora non è più il momento di ragionarci sopra. Noi stiamo combattendo e lo faremo a modo nostro con o senza il vostro sostegno. Quanto essere espliciti o prudenti, quanto apparire o non apparire sui media, e così via, lo decidiamo noi, perché al fronte ci siamo noi, dove ci avete mandato voi, che non siete lì con noi - perché i social, al più, sono comodo retrovie... Ricordatevi di dove eravamo, di dov'era il dbattito, nove anni fa, ora che ogni giorno sui giornali internazionali leggete cose che qui avete letto cinque o sei anni fa. Il premier uno e bino non ha capito, come gli ho detto in aula, che avere a disposizione economisti che le cose le vedono prima poteva essere un vantaggio. Se voi siete qui così numerosi, è perché lo avete capito. Quindi: restate saldi, e ricordatevi, anche a vostro uso personale, come (non) funziona la politica! Se non altro, vi sarà utile ad avere dei nipoti...)

venerdì 13 settembre 2019

A futura memoria

Rispondono sì i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino, Bellanova, Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella, Campagna, Cario, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Cattaneo, Cerno, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli, Cucca, D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Falco, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Marzio, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago, Endrizzi, Errani, Evangelista, Faraone, Fattori, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia, Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giacobbe, Giannuzzi, Giarrusso, Ginetti, Girotto, Granato, Grassi, Grasso, Grimani, Guidolin, Iori, L'Abbate, La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lucidi, Lupo, Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Marino, Matrisciano, Mautone, Merlo, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Monti, Moronese, Morra, Nannicini, Naturale, Nencini, Nocerino, Nugnes, Ortis, Ortolani, Pacifico, Parente, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia, Quarto, Rampi, Renzi, Riccardi, Ricciardi, Romagnoli, Romano, Rossomando, Russo, Santangelo, Santillo, Sbrollini, Segre, Sileri, Stefano, Sudano, Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste, Turco, Urraro, Vaccaro, Valente, Vanin, Vattuone, Verducci, Vono, Zanda.

Rispondono no i senatori: Aimi, Alderisi, Arrigoni, Augussori, Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Barboni, Battistoni, Berardi, Bergesio, Bernini, Bertacco, Biasotti, Binetti, Bongiorno, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Briziarelli, Bruzzone, Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Carbone, Casolati, Causin, Centinaio, Cesaro, Ciriani, Corti, Craxi, Dal Mas, Damiani, De Bertoldi, De Poli, De Siano, De Vecchis, Faggi, Fantetti, Fazzolari, Fazzone, Ferrero, Ferro, Floris, Fregolent, Fusco, Galliani, Gallone, Garnero Santanchè, Gasparri, Ghedini, Giro, Iannone, Iwobi La Pietra, La Russa, Lonardo, Lunesu, Maffoni, Malan, Mallegni, Mangialavori, Marin, Martelli, Marti, Masini, Messina Alfredo, Minuto, Moles, Montani, Nastri, Nisini, Ostellari, Pagano, Papatheu, Paroli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pepe, Pergreffi, Perosino, Petrenga, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pirovano, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli, Quagliariello, Rauti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Romani, Romeo, Ronzulli, Rossi, Rufa, Ruspandini, Saccone, Salvini, Saponara, Saviane, Sbrana, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Siri, Stefani, Tesei, Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro, Urso, Vallardi, Vescovi, Vitali, Zaffini, Zuliani.

Si astengono i senatori: Durnwalder, Paragone, Richetti, Steger, Unterberger.

Senatori presenti 308
Senatori votanti 307
Maggioranza 152
Favorevoli 169
Contrari 133
Astenuti 5


(...qui...)

(...lo stravagante connubio fra un nobile progetto, svilito da alcune vicende indegne, e un progetto inquietante, nobilitato da tante degne persone...)

(...calma...)

giovedì 5 settembre 2019

Cronaca di una crisi annunciata


Pur essendo il primo partito della coalizione uscita vincente dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, la Lega non ha ricevuto l'incarico di tentare di formare un Governo. Questo diniego, indipendentemente dalle sue motivazioni e dal loro fondamento, ha dato luogo alla crisi più lunga nella storia della Repubblica: 88 giorni. Durante tutta questa crisi la Lega ha mantenuto un profilo costruttivo e leale, rinunciando a propri candidati alla presidenza delle Camere e attendendo un via libera dagli alleati di coalizione prima di intavolare discussioni con il M5S, uscito come maggiore singolo partito dalle elezioni. Queste discussioni hanno riguardato contenuti programmatici, non nomi, e sono durate quasi un mese, approdando a un documento formale, il Contratto per il Governo del cambiamento, sottoposto all'approvazione delle rispettive basi elettorali.

È stato accettato un Presidente del Consiglio, presentatosi come "avvocato difensore del popolo italiano", che avrebbe dovuto essere di garanzia e mediazione fra i due partiti della maggioranza (e che certamente offriva sufficienti garanzie all'establishment), ed è stata inoltre recepita la raccomandazione del Presidente della Repubblica di avere un Ministro dell'economia che non desse "un messaggio immediato di allarme per gli operatori economici e finanziari". Pertanto il Ministro dell'Economia e delle Finanze che, stando agli accordi avrebbe dovuto essere proposto dalla Lega, è finito per essere un "tecnico" senza mandato elettorale. Credo di essere l'unico parlamentare che lo conoscesse.

Va osservato che nel suo intervento del 27 maggio il Presidente della Repubblica dichiarava di aver nutrito "perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento" e di averle poi superate. Si parva licet, perplessità simili potevano essere nutrite anche per un ministro di peso come quello dell'Economia e delle Finanze. Come argomenterò qui di seguito, con alcuni esempi (del contrario, purtroppo!), la natura "tecnica" e non "politica" del ministro Tria avrebbe raccomandato uno sforzo aggiuntivo di coordinamento e condivisione con la parte politica, per verificare che vi fosse sintonia nell'attuazione delle linee programmatiche.

D'altra parte, le evidenti contraddizioni di questa ibridazione "tecno-politica" erano state sottolineate fin da subito anche dalla stampa più allineata. Il problema, tuttavia, era più grave di come veniva rappresentato, ed è lì che vanno ricercate le cause profonde della crisi. Per consentirvi di apprezzarle meglio, di capire quali margini di manovra avessimo, interrompo brevemente la mia cronologia per attirare la vostra attenzione su due elementi.

Il primo è dato dalle conseguenze dell'accorpamento dei quattro ministeri economici (Finanze, Tesoro, Bilancio e programmazione economica, Partecipazioni statali), avvenuto in tre passi successivi nel corso degli anni '90 e culminato con il D. Lgs. 30 luglio 1999 sulla riforma del Governo. Il nobile intento suppongo fosse quello di risparmiare ed "efficientare". Il risultato è stato una compressione della politica. Dove prima avevamo quattro ministri, dotati di un mandato politico e soggetti a responsabilità politica (ovvero: se qualcosa non va, il Parlamento ti toglie la fiducia e te ne vai...), dopo abbiamo avuto tre funzionari a capo di tre ministeri formalmente declassati a "dipartimenti" (Tesoro, Finanze, Ragioneria dello Stato - corrispondente al vecchio ministero del bilancio), responsabili, in quanto funzionari, solo verso il loro superiore (il ministro del Tesoro) e non soggetti a responsabilità politica (ovvero: se qualcosa non va, resti comunque lì finché non scade il contratto, ferma restando la possibilità, se si insedia un nuovo Governo, di esercitare lo spoils system nei limiti della L. 15 luglio 2002, n. 145 sul riordino della dirigenza statale).

Il secondo elemento è la struttura del negoziato in Europa. I non addetti ai lavori possono pensare che questo venga condotto dal Ministro per gli affari europei. Le cose però non stanno così. Il Ministro per gli affari europei è un ministro senza portafoglio a capo del Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un "ministero" che ha funzioni di monitoraggio (ad esempio, segue e trasmette agli organi parlamentari competenti le direttive e i regolamenti prodotti dall'Unione), di coordinamento (ad esempio, coordina nelle varie sedi parlamentari il recepimento delle direttive europee), e soprattutto di gestione del contenzioso (cioè segue le famose procedure di infrazione), ma non entra strettamente nel merito dei vari negoziati, salvo, marginalmente, in quelli aventi per oggetto le politiche del mercato interno. Tutta la "ciccia" del negoziato sui temi veramente rilevanti (in particolare, sull'Unione bancaria), resta di competenza del MEF.

Sintesi: con l'Unione Europea, che è un'espressione economica, negozia il Ministero dell'economia e delle finanze. In quali sedi? In teoria, in una sede formale, il Consiglio dell'Unione Europea, che in ambito economico si chiama Ecofin, e al quale partecipano i ministri competenti, quelli dell'economia. "Quindi - direte voi - su temi rilevanti come l'Unione bancaria o la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (MES) il Governo del cambiamento si affidava a un tecnico, il ministro Tria?"

Ecco, le cose stanno peggio di così, per due motivi, uno dei quali vi è già noto: il vero negoziato avviene in una sede informale, l'Eurogruppo, con i problemi evidenziati qui (e in italiano qui). Voi direte: ma che ce ne frega se la sede è formale o informale, questi sono dettagli! Santa ingenuità! Immaginate di essere un parlamentare che sostiene un "governo politico con un ministro tecnico" (parafrasando il Capo dello Stato). Come fate, da parlamentari, a verificare che questo tecnico sia fedele al suo mandato politico se le decisioni vengono prese in riunioni in cui non c'è verbale - per cui non si sa chi ha detto cosa - e non ci sono votazioni formali - per cui non si sa chi è stato favorevole o contrario a cosa?

Di fatto, l'Ecofin ratifica le decisioni prese nell'Eurogruppo, che, a loro volta, sono la sintesi dei lavori preparatori condotti nell'Eurogroup working group. Insomma, il lavoro vero, quello sulla zona euro, e più in generale sugli assetti economico-finanziari dell'Unione, si fa nel "gruppo di lavoro sull'Eurogruppo": mi sembra perfettamente logico! Ma c'è un problema: a questo gruppo di lavoro pressoché sconosciuto, che poi è quello che prende le decisioni vere, che definisce i contenuti tecnici degli accordi, chi ci va? Il ministro? No. Il direttore del Dipartimento del Tesoro (un funzionario).

Sintesi delle sintesi, prima di riprendere la cronaca della crisi: per il Governo del cambiamento le decisioni importanti in Europa venivano prese da un funzionario che rispondeva solo a un tecnico. Notate che questo non è un giudizio sulle persone. C'è però un enorme problema di metodo, che, peraltro, anche il Capo dello Stato aveva messo in evidenza, come vi ho sottolineato sopra: in caso di coesistenza di una parte politica e di una parte tecnica, la parte politica ha tutto il diritto di accertarsi che la parte tecnica e quella burocratica siano fedeli all'indirizzo politico che la parte politica esprime in virtù di un mandato ricevuto dal popolo sovrano.

In parole povere: in un ibrido tecno-politico bisognerebbe parlarsi di più, non di meno, e io so di aver dato il buon esempio. Di converso, in un simile contesto ibrido il buon senso dovrebbe suggerire che il ragionamento "queste decisioni incombono al ministro quindi faccio come mi pare", quand'anche sia formalmente corretto, è politicamente scorretto.

Riprendiamo la cronologia...

Tanto perché il buon giorno si vedesse dal mattino, a luglio venivano riconfermati a capo dei dipartimenti economici tre funzionari espressione di una passata stagione politica. Il ministro decideva quindi di non applicare lo spoils system, decisione che può anche avere avuto ottimi motivi (anche la continuità ha i suoi pregi...), ma che non mi risulta venisse particolarmente condivisa con la parte politica (per quel che mi riguarda, è una delle tante cose che ho appreso dai giornali, dopo che per un certo periodo di tempo fonti dei nostri alleati mi avevano indicato che sarebbe stata presa un'altra strada). Certamente non venne condivisa con nessuno, causando qualche problema politico e diplomatico, la successiva decisione del ministro di nominare Domenico Fanizza rappresentante dell'Italia presso il Fondo Monetario Internazionale. Nel breve giro di due mesi si insediavano in importanti sedi negoziali funzionari scelti da un tecnico con condivisione scarsa o nulla con la parte politica, che non aveva potuto in alcun modo verificare la loro consonanza con la rinnovata sensibilità per l'interesse nazionale espressa dal nuovo Parlamento (o almeno dal 17% di esso).


Non stupisce quindi che con l'entrata in vigore della nuova legge di bilancio si evidenziassero tensioni con il Ministro dell'Economia, il quale sembrava restio a seguire il mandato delle forze di maggioranza (ad es. sui risarcimenti ai truffati delle banche, impegno comune dei due leader politici).

In questo contesto in cui la Lega, ma più in generale la maggioranza, non trovava una collaborazione sufficientemente elastica nell'attuazione della propria agenda economica (per motivi magari anche validi, ma che si sarebbero dovuti condividere), i media, in seguito ai diversi successi nelle elezioni regionali, chiedevano ripetutamente a Matteo Salvini quando avrebbe pensato di "staccare la spina" al Governo per tornare ad elezioni, allo scopo di ottenere una maggioranza più omogenea. Salvini ha sempre risposto in modo pacato e costruttivo, negando di voler capitalizzare opportunisticamente il proprio consenso.

I toni sono degenerati rapidamente con l'inizio della campagna elettorale per le elezioni europee. In un momento in cui il nostro principale avversario, il Partito Democratico, si trovava in oggettiva difficoltà a causa di uno scandalo rilevantissimo, quello sulla gestione della sanità in Umbria (l'altro scandalo devastante, quello sulle ingerenze nel Consiglio Superiore della Magistratura, sarebbe esploso subito dopo le elezioni), e in cui, a prescindere da queste considerazioni tattiche, si sarebbe dovuto parlare di Europa, il nostro alleato giocava tutta la sua campagna elettorale su un violento attacco denigratorio alla Lega e a Salvini, culminato in quella che personalmente percepii (e non fui il solo) come una indiscriminata dichiarazione di guerra. Salvini evitava di rispondere agli attacchi, evidenziando solo come in alcuni Ministeri in quota M5S vi fossero atteggiamenti ostruzionistici rispetto a politiche concordate nel contratto di governo.

Tuttavia, all'interno dei gruppi parlamentari cresceva la preoccupazione verso certi atteggiamenti, e in particolare verso i riferimenti al lavoro dei magistrati. Questo lavoro, che andrebbe rispettato in primo luogo non strumentalizzandolo, veniva invece invocato esplicitamente come strumento per arginare una crescente perdita di consensi ("votateci perché gli altri non sono onestih..."). Diventava difficile credere che "dopo" sarebbe stato possibile ricominciare a collaborare, indipendentemente dai risultati delle elezioni: se queste fossero state un successo per la Lega, come i sondaggi indicavano, l'azione politica dei nostri alleati sarebbe stata volta a creare problemi a noi (magari per interposta magistratura), più che a risolvere i problemi del Paese...

Le elezioni confermarono i sondaggi portando a un successo della Lega e una sconfitta della linea dell'alleato. Si determinava così una situazione, ampiamente discussa nel diritto costituzionale, in cui, in un contesto di democrazia rappresentativa, il Parlamento si trovava a non rappresentare più gli orientamenti politici del corpo elettorale. La situazione era incresciosa anche per un altro motivo. A detta di autorevoli commentatori, il Presidente del Consiglio aveva deciso, verso la fine della campagna elettorale, di deporre la sua terzietà, salendo sul carro dei futuri perdenti (dal quale forse non era mai sceso), e questo oggettivamente rendeva difficile ricomporre le fratture che parole avventate avevano creato.

Tuttavia Salvini decideva di mantenere fedeltà all'alleato, nella speranza di ricucire gli strappi, nel frattempo incontrava tutte le parti sociali, trovandole unanimi nel richiedere un importante taglio delle tasse per lavoratori e produttori.

Diventava così chiaro a tutti che per danneggiare politicamente Salvini, impedendogli di consolidare il suo consenso, si sarebbero dovuti frapporre ostacoli alla riforma fiscale, invocando in primo luogo il rispetto letterale dei vincoli europei. Nel frattempo, in coerenza con la linea euroscettica, e in dissenso verso il "cordone sanitario" al Parlamento Europeo la Lega non votava la candidata presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, espressione dell'accordo Merkel/Macron. I voti del M5S di rivelavano quindi decisivi a darle la fiducia, quando la Commissione avrebbe potuto subire una immediata e dura battuta d'arresto, che avrebbe potuto indurre un ripensamento serio di un certo approccio, più di tante dichiarazioni su eventuali pugni da sbattere su un tavolo.. che non c'è!

Nel frattempo Salvini aumentava la pressione sui tecnici del Governo per ottenere una legge di bilancio espansiva per il 2020 con tanti investimenti e un corposo taglio di tasse, mentre al Presidente del Consiglio e al Ministro dell'Economia veniva dato più volte esplicito mandato formale per bloccare in Unione Europea qualunque riforma del MES che potesse danneggiare l'Italia (ricordiamo che, già all'epoca del governo Monti, l'Italia aveva dovuto sborsare oltre 50 miliardi per questo fondo europeo). In particolare, con la risoluzione del 19 giugno 2019 il Presidente del Consiglio aveva preso l'impegno, poi non onorato, a "render note alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato". Più in generale la Lega, sulla base della accresciuta responsabilità derivante dal 34% ottenuto alle europee, sollecitava ripetutamente Presidente del Consiglio e Ministro dell'Economia a condividere e concordare la strategia negoziale in UE e ad mostrare la volontà di impostare una legge di bilancio espansiva e coraggiosa. Nonostante i solleciti, il Presidente del Consiglio chiedeva di non disturbare le trattative e poi sottoscriveva, insieme con il Ministro dell'Economia un impegno con la UE a rinnovata austerità fatta di tagli e riduzione deficit. Parallelamente il Ministro dell'Economia non solo in intervista negava la possibilità a realizzare flat tax, minibot e deficit espansivo, ma nemmeno aggiornava il Parlamento sugli impegni assunti con l'Unione Europea. Il presidente della Commissione Bilancio della Camera e poi lo stesso Salvini criticavano il Ministro dell'Economia per l'opacità delle trattative in Europa e per la resistenza alle necessarie politiche di bilancio espansive, cercando il supporto dell'alleato, che invece chiedeva le coperture per la flat tax e dichiarava incondizionata fiducia nel Presidente del Consiglio e nel Ministro dell'Economia.

Si arriva dunque alla crisi, dovuta, come dovrebbe essere ormai chiaro, all'arresto della spinta propulsiva, e anzi alle varie retromarce del Governo soprattutto in tema economico, retromarce che in sede di legge di bilancio avrebbero comunque portato a una rottura, o si sarebbero risolte in un tradimento del patto fra la Lega e i suoi elettori.

Il 20 agosto il Presidente del Consiglio dichiara al Senato di dimettersi, rivolgendo a Salvini così tante accuse da chiedersi perché fino ad alcuni giorni prima avesse avallato tutte le proposte del Ministro dell'Interno. Il Presidente della Commissione Finanze del Senato in quelle circostanze sottolineava al Presidente del Consiglio la mancata trasparenza sul negoziato della riforma Meccanismo Europeo di Stabilità. Vista l'espressione della volontà di dimettersi del Presidente del Consiglio, la Lega ritirava la mozione di sfiducia nei suoi confronti, in quanto non più necessaria.

Il resto è storia recentissima: in due sole settimane, i tanto reciprocamente vituperati M5S e PD hanno trovato un accordo su un nuovo Governo che mantiene lo stesso Presidente del Consiglio ma con una diversa maggioranza (caso limite, nell'Italia repubblicana), senza produrre un chiaro e definito equivalente del contratto di Governo 2018, ma solo una ventina di generici punti formulati dai vertici del M5S e sottoposti al PD. Un Governo che si basa su un unico reale punto programmatico forte: impedire al partito di maggioranza relativa di governare il Paese, e, in particolare, blindare con una maggioranza parlamentare "progressista" l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica, in un Paese che, in tutta evidenza, sta esprimendo un orientamento politico conservatore.

Simili atteggiamenti sono espressione di un teppismo istituzionale che indebolisce importanti organi costituzionali dello Stato. Può benissimo darsi che nei prossimi tre anni l'attuale maggioranza riesca a far piacere agli italiani le politiche che finora non sono piaciute loro, a partire dall'eccessiva subalternità alle logiche europee. Purtroppo queste politiche non piacciono perché sono sbagliate, e nulla lascia presagire che perseverando nell'errore si ottengano risultati positivi. Mi è quindi difficile immaginare fra tre anni un'Italia tutta "bella ciao" e aumenti di imposte (ecologiche, naturalmente!), insomma, un'Italia maggioritariamente e convintamente progressista. Se invece diventasse prevalente l'orientamento politico favorevole alla Lega, la maggioranza degli italiani a quel punto saprebbe che nella partita delle istituzioni l'arbitro parteggia per una squadra: quella che ha perso la partita elettorale, ma vuole a tutti i costi vincere la partita del potere. Insomma: la figura del prossimo Presidente della Repubblica ne uscirebbe gravemente indebolita, con seri danni per tutti.

La politica si svolge nel tempo storico e gli scenari controfattuali (cosa sarebbe successo se...) lasciano il tempo che trovano, in virtù del noto principio secondo cui la storia non si fa coi se. Tuttavia, dal racconto qui svolto, e dai fatti che ho citato, emergono alcuni dati: la volontà di danneggiare Salvini ha spinto la componente "tecnica" del Governo (il cosiddetto "terzo partito") a cercare sponda in Bruxelles per una finanziaria che impedisse a Salvini di mantenere le sue promesse, anche a costo di rovinare il Paese; nelle partite relative alle nomine la componente "tecnica" si è mossa in totale autonomia, e tutto lascia supporre che avrebbe continuato a farlo, dato lo stato di litigiosità della parte politica; più in generale, le dinamiche politiche interne alla maggioranza avevano tolto alla Lega, forza critica e di rottura verso certi assetti costituiti, il necessario sostegno del movimento da molti ritenuto "antisistema" (ma che forse, se dobbiamo giudicare dai risultati, e fatto salvo il travaglio individuale dei tanti colleghi che conosco e apprezzo, oggettivamente non è poi stato così "anti"...).

Fra i due litiganti, il terzo partito stava già godendo e avrebbe continuato a godere, e gli italiani a soffrire. Fare chiarezza è stato un passo rischioso ma necessario.

Ora sappiamo di aver sostenuto un Governo ad personam, il cui obiettivo era contrastare Salvini. Obiettivo, intendiamoci, assolutamente lecito in democrazia se agito in modo esplicito e all'interno delle regole del dibattito democratico, ma un po' meno apprezzabile se perseguito surrettiziamente e sotto la regia di un primo ministro che a un certo punto aveva smesso di essere terzo, o forse non lo era mai stato:



Valeva comunque la pena di provarci, ma di questo parleremo un'altra volta.

Intanto, spero di avervi fatto comprendere meglio perché andare avanti così era, nei fatti e nelle cose, sostanzialmente impossibile.

lunedì 26 agosto 2019

QED (fuoriserie)

























































































































































































(...chi sa perché è un QED, sa anche che, quindi, non deve preoccuparsi. Lasciate che si preoccupino gli altri. Ai lettori di questo blog la situazione è piuttosto chiara. Non credo siano stupiti del fatto che la coalizione fra un partito profondamente critico e uno profondamente europeista sia andata in crisi! Ieri se n'è accorto perfino Fabbrini (chi?) sul Sole 24 Ore! I miei lettori hanno avuto il privilegio di saperlo sette anni or sono...

Dice: "Ma allora perché ci avete governato insieme?" Io perché sono entrato in politica per obbedire: mi è stato ordinato di tenere in piedi questa strana coalizione, e l'ho fatto con lealtà, ben sapendo che al di là del valore e della dimensione soggettiva dei singoli colleghi, che continuo a stimare, le dinamiche oggettive del movimento in cui erano inseriti restavano quelle qui tante volte descritte, e che alla fine la saldatura fra loro e il PD, qui tante volte evocata, sarebbe comunque avvenuta. So anche che alla fine i migliori di loro verranno con noi. Ma naturalmente l'esperienza di governo ha avuto un significato che trascende la mia esperienza personale, ed è servita a fare tante cose: a cominciare a ridurre le tasse, a sburocratizzare, a difendere quanto restava del credito cooperativo, a mandare in pensione un po' di persone che se lo meritavano, a porre sul tavolo il tema della governance di Banca d'Italia, che tante soddisfazioni ha dato ai nostri risparmiatori, a tentare di riportare un minimo di legalità e quindi di coinvolgimento del Parlamento nel negoziato con l'Europa - contro il muro di gomma dei ministri "tecnici", ecc.

Ed è servita, soprattutto, a far capire agli ultimi che avevano qualche margine per capirlo - c'è anche chi non ne ha - che cosa siano PD e 5 Stelle.

Dice: "Ma ora che succede?" Niente. Proveranno a stare un po' insieme, componendo con sempre maggiore difficoltà le loro contraddizioni interne - il cocktail fra cultura del sospetto grillina e la cultura politica piddina è altamente instabile, prevedo sedute esilaranti - e gestendo con la consueta subalternità quelle esterne. Il padrone gli ha promesso una ciotola di pappa, ma... arriverà!? Francia e Germania hanno già deciso di non rispettare le regole, ma questo non vuol dire che non ne possano imporre il rispetto a un paese che sanno ora in mano a un'élite culturalmente subalterna, a un paese che rappresenta all'esterno le proprie divisioni interne, anziché presentarsi compatto al proprio interlocutore (vedo male un premier lettone chiedere a un premier francese consigli su come comprimere un partner di governo ingombrante...). D'altra parte, la scansione temporale dei fatti è stata piuttosto eloquente. La nostra strategia era stata quella di dichiarare apertura alla von der Leyen affinché i socialisti, presi dal riflesso pavloviano "Salveenee phasheesta", non la votassero. Tutto documentabile dai nostri interna corporis, come alcuni di voi già sanno. Ma anche chi non ne avesse avuto - o non ne abbia in futuro - l'evidenza documentale, dovrà riconoscere che un minimo di alfabetizzazione politica suggeriva questa strada, che ha funzionato! Ben 75 europarlamentari di maggioranza non hanno votato la von der Leyen, che quindi è passata per soli nove voti. Il Movimento 5 Stelle ha 14 europarlamentari, quindi il suo voto contrario sarebbe stato ampiamente sufficiente ad aprire una seria crisi in Europa: unica strada possibile per un serio ripensamento del progetto.

Ma i nostri leali alleati hanno scelto la continuità, e le cose sono andate come sappiamo.

Dice: "Ma perché non ce lo avete detto?" (me lo ha detto veramente uno di loro, uno dei migliori...). La risposta è semplice. Da un lato, perché ritenevamo fosse inutile. Come pensavate che avremmo reagito a un candidato espressione di quei paesi che con un gesto di inciviltà politica senza precedenti avevano negato una vicepresidenza a un importante gruppo di minoranza? Non avevamo alternativa, ed era ovvio che sarebbe stato così. D'altra parte, ritenevamo che comunicare coi 5 Stelle fosse dannoso. Dopo una campagna elettorale passata a insultarci, dopo una serie di segnali inquietanti anche in ambito parlamentare, chi ci garantiva che coordinandoci con loro non avremmo rischiato di frustrare la nostra strategia? Perché mai chi era stato premiato con una vicepresidenza, ed era in connessione diretta con un premier estremamente versatile, non sarebbe potuto andare dai socialisti a dire: "Guardate che a noi hanno detto che voteranno contro, non cascateci!" Ora che li vedete al governo col PD - se ci riescono - potrete capire che da loro potevamo aspettarci anche questo. Quindi abbiamo fatto una scommessa, molto rischiosa, sulla loro cultura politica. Sì, lo so, a voi viene da ridere... ma vi assicuro che non sono tutti come li vedete voi: c'è tanta brava gente, e c'è anche gente che ha esperienza, più della mia (ci vuole poco!). Peccato che, per qualche stranissimo motivo, la loro macchina sia fatta proprio apposta per segare chi l'esperienza se l'è fatta, attraverso il meccanismo del doppio mandato (che, detto fra noi, spiega l'attaccamento alla poltrona, e quindi al PD, dei grillini storici, quelli che certamente dovrebbero andarsene). Fatto sta che Ursula è passata, e lì si è capito chi era vassallo e chi no.

Se Salveenee phasheesta era nel mirino prima, figuriamoci dopo questa prova di coerenza! Quindi abbatterlo diventava una priorità. E come fare per scalzarlo? Semplice! Andargli contro sull'agenda economica, con la copertura politica dei 5 Stelle.

E infatti, quando il 25 luglio il ministro tecnico aveva dichiarato, senza alcuna previa condivisione politica, che i tagli delle imposte sarebbero stati coperti con tagli di spese per mantenere un deficit molto contenuto (configurando nei fatti una manovra recessiva), e altre amenità, Claudio era subito intervenuto per fare chiarezza. Pochi giorni dopo, aveva fatto presente un altro dettaglio (sul quale avevo lavorato molto anch'io):


La trattativa del Governo sulla riforma del MES era stata opaca, senza la condivisione parlamentare richiesta dalla legge 234 del 2012, e il ministro, in audizione da me o alla Camera, continuava a dare risposte elusive e sfuocate. Se la trattativa fosse stata un successo, avrebbe avuto senso da parte del ministro rivendicarlo, se non per aiutare una maggioranza cui evidentemente si sentiva estraneo - avendo deciso di definire in splendida solitudine e senza alcuna condivisione le linee di politica economica - almeno per un minimo di orgoglio personale. Ma la trattativa, evidentemente, non era andata poi così bene, se bisognava tenerne nascosti i risultati a un Parlamento un po' diverso dai precedenti...

Ora, voi che cosa sia il MES lo sapete, ma siete the happy few - sì, quelli di Azincourt. Ci credete che quando ho fatto presente l'enormità di quanto stava accadendo a un magistrato - non a un manovale - mi ha detto: "Sì, forse tu hai ragione, ma... che cos'è il MES?" Il MES è una cosa che ci è costata 50 miliardi - a spanne - cioè mezzo secolo di funzionamento del Parlamento, come mi sono pregiato di dire a una persona della quale mi ero fidato:


Non un dettaglio, almeno per ordine di grandezza! Ma vedete, voi, che siete passati attraverso tante fasi - famoerpartitisti, gestoeclatantisti, qualcosisti, tuttosubitisti - siete soprattutto dei "facilisti". Siccome io parlo, e voi capite, o credete di aver capito, credete anche che chiunque parli riesca a trasmettere qualsiasi contenuto a chiunque. Ma non è così. Sul MES la crisi non si poteva aprire, nonostante fosse, fra tante, probabilmente la cosa più grave di quelle che avevamo constatato: grave nel merito - sò sòrdi! - e grave nel metodo: la pervicace, callida, granitica volontà di tenere all'oscuro non Borghi e Bagnai, che avevano dimostrato ampia capacità di mediazione e condivisione, ma il Parlamento, non poteva essere accettata né in sé, né per la doppiezza che dimostrava, se considerata alla luce della sbandierata volontà di coinvolgimente con la quale la legislatura si era aperta. Ma un intero gruppo parlamentare che volta le spalle al proprio premier, e pochi giorni dopo gli vota contro una mozione, ecco: quello magari era un dato politico più visibile - e che peraltro vi esorto a non dimenticare!

Da tanta doppiezza possiamo anche evincere che i negoziati per scalzare Salveenee phasheesta fossero già un pezzo avanti. Se noi ci abbiamo messo due mesi per stringere un accordo con loro, quanto è possibile che il PD, loro acerrimo nemico, ci abbia messo solo due settimane? La scelta dei tempi dipende anche da tante cose che voi non sapete, e che non so nemmeno io. Quello che so, è che almeno ora non dovrò lavorare a una legge finanziaria fatta per danneggiare il mio partito con l'effetto collaterale di danneggiare il Paese. E infatti, appena si è visto all'orizzonte che i negoziati, probabilmente già avviati da un pezzo, per sostituire la maggioranza mantenendo il premier, stavano arrivando a conclusione, ecco che il nostro tecnico ci fa sapere che - improvvisamente - il deficit non è più un tabù! Peggio ancora: che le clausole di salvaguardia, quelle che avevano preoccupato così tanto il nostro amico alla Berghem fest:



in fondo non erano un enorme problema, per esattissimamente gli stessi motivi da me dichiarati alla Berghem fest. Facciamo anche un applauso ai volenterosi carnefici della democrazia, ai "giornalisti", che ovviamente spalleggiavano i "tecnici" nel terrorismo, ma che avevano tenuto rigorosamente all'oscuro sia il mio discorso in aula - dove le motivazioni della crisi erano esposte in modo abbastanza chiaro - che il mio intervento a Bergamo. C'erano Repubblica, Il Fatto e La7: Cerbero, praticamente!

Quindi: Salveenee phasheesta vuole accelerare sull'agenda economica perché c'è una recessione mondiale? Allora bisogna fare una manovra a saldi invariati, coprendo con tagli di spesa i tagli di imposte (il risultato è un moltiplicatore negativo pari a uno, come sapete, cioè una contrazione del reddito, che sarebbe andata in faccia a Salveenee phasheesta). Salveenee phasheesta apre una crisi che "laggente non capiscono"? Allora, improvvisamente, il nuovo Governo potrà fare deficit, perché improvvisamente c'è quella recessione di cui qui parliamo da mesi, improvvisamente le regole vanno cambiate, ecc.

Mi sembra del tutto ovvio che il problema del "nostro" ministro tecnico non era favorire il consolidamento delle finanza pubbliche, ma ostacolare il consolidamento del consenso di Salveenee phasheesta. E chi gli aveva dato copertura politica in questo nobile intento? Non sorprendentemente, chi da tanta leale collaborazione si sentiva avvantaggiato, riteneva di poter arginare la propria inesorabile perdita di terreno: il leale alleato!

Occorre altro?

Non credo.

Che i 5 Stelle fossero la continuazione del PD con altri mezzi voi qui l'avete sempre saputo. La loro impostazione secondo cui la crisi dipende dal debbitopubblico che dipende da lacoruzzzzione si basava su due passaggi falsi (la crisi non è stata scatenata dal debito pubblico e questo non dipende dalla corruzione), ma facilmente comunicabili, sostanzialmente volti a delegittimare la politica e l'azione dello Stato nell'economia, e quindi, in definitiva, a sostenere quel progetto ultraliberale, hayekiano, di società, tutto web e distintivo, che poi è oggi sostenuto anche dagli ex "comunisti". Le affinità ideologiche ci sono.

Mancano però affinità di metodo, e quindi l'esperimento durerà poco.

Non vedrò, e non vorrei nemmeno vedere, le riunioni di maggioranza in occasione del prossimo decreto fiscale: so solo che non saranno un bello spettacolo, e che non tirerò certo notte aspettando che si mettano d'accordo! I colleghi del PD, che sono adorabilmente callidi, non mancheranno di insinuarsi come acqua nelle confusionali porosità post-ideologiche dei nostri ex alleati, per riprendere terreno su di loro. Già li vedo sornioni giocare come il gatto col topo... Poi arriverà l'inverno dello scontento elettorale, l'acqua gelerà, e i grillini da pomice ideologica si faranno polvere di stelle. Ma non andrà molto meglio ai nostri amici. Ormai tutti voi avete avuto ampio modo di conoscerli, di capire come essi siano una minaccia non solo per il vostro benessere economico, ma una minaccia esistenziale tout court. Gli sponsor del metodo Bibbiano, i gestori del CSM - a proposito: il giustizialismo dei 5 Stelle come si sposerà con l'egemonia del PD in un campo tanto delicato? - i liquidatori di ospedali e scuole, i passivi esecutori di un'agenda dettata da potenze estere...

Questa esperienza metterà fine a una fastidiosa anomalia italiana: quella che consiste nell'essere l'unico paese periferico di una certa rilevanza ad avere ancora un partito "socialista" con percentuali a due cifre. Aspettiamo fiduciosi per il PD la sorte del Pasok e di tanti altri (come il PS francese), e questo lieto sviluppo, questa plastica rappresentazione delle loro divisioni interne, della loro lubrica e invereconda bramosia di potere, ne siamo certi, aiuteranno, oh, se aiuteranno...

Questo è il momento di resistere. Ridotta alla sua essenza, come perfino il Sole 24 Ore deve ammettere, questa crisi nasce dal conflitto fra l'unico partito che non vuole essere vassallo, e tutti gli altri - in Italia e all'estero. Questo conforta me nella scelta che ho fatto, e deve confortare quelli di voi che hanno ritenuto di sostenerla nel ritenere che insistere sia la cosa giusta. Se siamo riusciti a fare così tanto con numeri così bassi (il 17%) e in un ambiente del quale comprendete bene l'ostilità, evidentemente, portando in Parlamento il sostegno che le regionali e le europee dimostrano, avremmo potuto fare molto di più. Noi siamo pronti a lottare per raggiungere questo risultato. Ma voi dovete credere nella democrazia, dovete credere in voi stessi, dovete credere nella scelta che avete fatto, e dovete persistere. Le elezioni non saranno fra quattro anni, come qualcuno dice, ma anche fosse? Non si può fermare il vento con le mani. La "sinistra", di cui qui abbiamo tanto parlato, è un morto che cammina. Il mondo, non l'Italia, non la Lega, non Salvini, non Bagnai: il mondo è diventato conservatore. Non poteva che essere così, e non sono tendenze reversibili in pochi mesi né in pochi anni: ne abbiamo discusso tanto a lungo, tanto approfonditamente, quando il nostro intendimento era resistere ad esse. Ora, il nostro lavoro è diventato molto più semplice: dobbiamo seguire l'onda, anziché contrastarla. Un compito che richiede abilità, attenzione, perseveranza, ma che è pur sempre più facile da portare a termine di un compito impossibile: rianimare il cadavere del progressismo. Se vi ho dato prova di intuire la direzione degli eventi (a partire da quella dei tassi di cambio, per arrivare a quella dei governi,...) allora ascoltatemi: la notte sarà breve, e la passeremo, qui, in ottima compagnia, in compagnia della parte del paese che ha deciso di approfondire, di studiare, e di ribellarsi a un progetto irrazionale. La Storia è con noi. Agli altri resterà la vergogna di aver tradito, per convenienza personale, posizioni ideali, che forse non sono mai state tali. Vi avevo pur detto, tempo addietro, che berciare contro la casta poteva essere un modo efficiente per entrare a farne parte. Qualcuno di voi scrollava le spalle dubbioso. Ora lo vedete coi vostri occhi. Estote ergo prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae. So che molti di voi soffrono. Se non lo sapessi, non avrei deciso, otto anni fa, quando mai avrei pensato di entrare in politica, di mettere a rischio la mia carriera e di sconvolgere la vita della mia famiglia per abbattere il muro di gomma del conformismo. Chi è arrivato qui da poco, obnubilato dalla retorica della casta, ovviamente non potrà rendersene conto. Ma chi era qui dall'inizio sa. Evitate di discutere, evitate di avvelenarvi la vita, evitate di esporvi soprattutto sui social, dove la nuova Presidente vuole scatenare la repressione - e anche di questo avevo parlato (ovviamente inascoltato) a una persona in cui avevo riposto fiducia:



Ma ricordatevi di andare a votare.

Non ci vorrà molto...)
 





lunedì 24 giugno 2019

Verso l'infimo e oltre!

Rischierò di essere ripetitivo.

Esattamente come, nel tentativo più o meno riuscito di darvi qualche rudimento di analisi macroeconomica, ho scelto di insistere su pochi strumenti, snelli e solidi, fra cui il principale è l'analisi dei saldi settoriali (iniziando col primo e col secondo post dedicati alla "Premiata armeria Hellas", e proseguendo poi per numerosissimi altri post dove il metodo è stato applicato ai paesi più disparati, dalla "A" di Azerbaijan alla "S" di Slovenia), così, ora, per farvi capire come funziona la politica, devo fornirvi alcuni strumenti essenziali per interpretare i dati politici che vi vengono forniti dai mezzi di informazione.

Il più essenziale è semplicissimo da mandare a mente, e anche piuttosto agevole da comprendere nelle sue articolazioni principali, oltre a essere già stato espresso in modo molto più autorevole da tanti prima di me. Eppure, con mio grande rammarico e stupore, vedo che proprio non vi entra in testa! Ma io sono tenace, altrimenti non vi starei scrivendo da questa scrivania dopo l'incardinamento del decreto "crescita", ma da un'altra scrivania dopo una lezione... sui saldi settoriali (!), e quindi insisto. Non potete, e quindi non dovreste, arrischiarvi in analisi politiche (né tanto meno in proclami o roboanti ultimatum secondo il modulo "Radames discolpati!" riportato in auge dagli "zerovirgolisti" di destra), non dovreste, ripeto, arrischiarvi in analisi politiche senza aver prima ben capito e interiorizzato un dato ovvio: i giornali mentono.

Voglio subito chiarire, a scanso di equivoci, che questo non è un giudizio soggettivo, nel duplice senso che (i) non è una mia valutazione soggettiva (è un dato di fatto, come vi ho non ampiamente dimostrato - avrei tonnellate di altri esempi!); e (ii) non è un giudizio sulle intenzioni soggettive dei giornalisti. Non sto assolutamente dicendo che i giornalisti siano "cattivih!" o che lavorino male: dire che i giornali mentono non significa assolutamente dire che i giornalisti siano mentitori. Parole diverse esprimono concetti diversi. Semplicemente, le dinamiche oggettive del loro lavoro conducono naturaliter i nostri amici giornalisti (che conosciamo e stimiamo) alla menzogna. Una menzogna che quindi, proprio in quanto determinata da fenomeni oggettivi, è molto più sistematica e pervasiva di quanto sarebbe se a causarla fosse (solo) una ipotetica mens rea, che ogni tanto potrebbe essere distolta da un suo ipotetico obiettivo di volontaria alterazione del dato.

Nessuna volontà soggettiva, per quanto ferrea, potrebbe ottenere un risultato così graniticamente uniforme e coerente. Non dobbiamo quindi voler male ai giornalisti, trattarli con asprezza, o rampognarli. Semplicemente, dobbiamo non comprare più i giornali, e cambiare canale all'apparire del notiziario (visto che non è l'apparir del vero di leopardiana memoria, ma quello del falso).

I motivi oggettivi cui alludo sono almeno di tre ordini, e due mi erano chiari anche prima di vivere dall'interno le dinamiche della vita parlamentare. Il terzo, che forse è il più devastante, mi è apparso con evidenza solo da dentro il palazzo (essere "dentro" un po' di differenza la fa). Nell'ordine, direi: (i) subalternità al capitale; (ii) ignoranza e fretta (miscela esplosiva!); (iii) selezione avversa.

La subalternità al capitale

Della subalternità al capitale ha parlato con tanta chiarezza Gramsci (come ho ricordato nel mio articolo su Micromega), per cui non credo di aver molto da aggiungere. La sua analisi, pubblicata sull'Avanti! nel 1916, la trovate qui a p. 21 sotto il titolo "I giornali e gli operai", e il suo invito a boicottare la stampa borghese, pur se viziato da un ovvio conflitto di interessi (Gramsci scriveva per la concorrenza!), è ben argomentato e, con le dovute rettifiche alle categorie di classe utilizzate all'epoca, del tutto attuale. Il nocciolo è qui:



"Tutto ciò che [la stampa borghese, ndr] stampa è costantemente influenzato da un'idea: servire la classe dominante, che si traduce ineluttabilmente in un fatto: combattere la classe lavoratrice. E difatti, dalla prima all'ultima riga, il giornale borghese sente e rivela questa preoccupazione. Ma il bello, cioè il brutto, sta in ciò: che invece di domandare quattrini alla classe borghese per essere sostenuto nell'opera di difesa spiegata in suo favore, il giornale borghese riesce a farsi invece pagare... dalla stessa classe lavoratrice che egli combatte sempre. E la classe lavoratrice paga, puntualmente, generosamente. Centinaia di migliaia di operai, dànno regolarmente ogni giorno il loro soldino al giornale borghese, concorrendo cosí a creare la sua potenza. Perché? Se lo domandate al primo operaio che vedete in tram o per la via con un foglio borghese spiegato dinanzi, voi vi sentite rispondere: «Perché ho bisogno di sapere cosa c'è di nuovo». E non gli passa neanche per la mente che le notizie e gli ingredienti coi quali sono cucinate possano essere esposte con un'arte che diriga il suo pensiero e influisca sul suo spirito in un determinato senso." 


...e 103 anni dopo non credo che ci sia molto da aggiungere. Detto, ovviamente, sine ira et studio. Ma, fatte le debite proporzioni, pensare che oggi grandi industriali o grandi banchieri (gli unici che possono permettersi quei costosi giocattoli in perdita che sono i media) siano così solleciti del vostro interesse da fornirvi strumenti per promuoverlo a discapito del loro mi sembra sia un pochino ingenuo, ne converrete, come pure non occorrono i sensi di ragno di Spiderman per capire che c'è qualcosa che non va quando Landini parla come Giannino (o Giannini)...

Quindi i giornali vi mentono (rectius: vi forniscono una visione partigiana ed artefatta della realtà) perché espressione di interessi costituiti non necessariamente allineati ai vostri: se non siete almeno milionari, è fortemente probabile che ci sia un deciso disallineamento. Ma anche qui, insisto: il giornalista, poverino, non è colpevole, non può farci nulla. Sì, d'accordo, Upton Sinclair, ma non è così semplice. Non è un mero problema venale. Se fosse così, potremmo fare una colletta e corrompere i giornalisti perché dicano la verità! (A beneficio degli ultimi arrivati, chiarisco che non ci servono verità metafisiche: ci bastano verità tecniche, come quella che negli anni '70 la disoccupazione era circa la metà di quella attuale...).

Il problema è più complesso perché corre ormai quasi un secolo (per l'esattezza, 99 anni) da quella conferenza di Bruxelles in cui, come ci racconta Clara Elisabetta Mattei nel suo The guardians of capitalism, gli esperti di economia si raccolsero per elaborare il messaggio, oggi diremmo il frame (nel senso di Lakoff) sul quale articolare il dibattito economico per riprendere il controllo della restless post-war civil society (inquieta società civile post-bellica). Un messaggio a noi ormai tristemente noto: quello dell'austerità. Di "Stato come una famiglia", di "medicina che fa bene solo se è amara", di "riparare il tetto quando il Sole splende - ma anche quando piove", e consimili baggianate moralisteggianti è stata permeata, a botte di milioni e milioni spesi a fini propagandistici, la coscienza civile europea lungo tutto un secolo. Certo, fa specie vedere un giornalista che si crede "di sinistra" dimenticare Gramsci e allinearsi a Giannino (non a von Hayek: a Giannino!). Ma bisogna essere indulgenti: i mezzi dispiegati per frantumare le categorie logiche ed economiche con l'illogica emotiva e moralisteggiante ad uso del padrone di turno sono stati ingenti. Dove non riuscì Keynes, nonostante le sue indubbie qualità letterarie e una fastidiosa tendenza ad azzeccare le previsioni, non presumo di poter riuscire io, o per lo meno non subito, e certamente non da solo.

Ovviamente, il fatto che tutto fosse chiaro a Gramsci 103 anni fa rende inescusabili quei lettori "de sinistra" che ancora si abbeverano alle fonti del mainstream. Quelli "de destra", porelli, in fondo sarebbero assenti giustificati. Ma ci sono altri due argomenti che voglio sottoporre loro, per dotarli di quel fondamentale presidio di igiene del dibattito che è la disinfezione dai media.

L'ignoranza (e la fretta)

Le dinamiche oggettive della produzione di notizie non sono di natura tale da condurre a ottimi risultati, e questo ce lo possiamo dire con sincerità (e con sincerità lo ammettono i giornalisti, che sono nostri amici - come la Germania, che a loro tanto piace...). Il rifiuto istintivo da parte dei lettori della qualità scadente e del discorso artefatto e internamente incoerente, qui tante volte espresso, trasforma i media in imprese in perdita. Chi ci lavora, pagato poco, col passare del tempo è pagato di meno, il che, in questo come in altri settori, non è un grande incentivo a lavorare bene, tanto più che alla fine uno può cavarsela col "copia e incolla" dei lanci di agenzia delle 17, aggiungendo qualcosa ad colorandum. Questo spiega perché di fatto quello che leggiamo è, con pochissime eccezioni, un "giornale unico", scritto da chi apre i cancelli dell'informazione alimentando le agenzie, secondo il meccanismo descritto da Marcello Foa ne Gli stregoni della notizia.

E poi c'è un altro problemino.

Le dinamiche oggettive (anch'esse) che ci hanno condotto alla crisi più lunga e profonda della nostra storia (vi rinvio a un articolo in cui i dati non sono aggiornati, semplicemente per ricordare a me stesso che qui certi dati si facevano vedere quando nessuno ne parlava) determinano una conseguenza ovvia: l'economia sta prendendo sempre più il centro della scena. Un processo assistito dal fatto che l'Europa del Fogno (che non è un errore di battitura ma un errore politico) non è mai decollata, riducendosi, come era logico succedesse, ad una mera espressione economica. Ora, l'economia e il pianoforte hanno due cose in comune. La prima è che possono piacere o non piacere (c'è chi preferisce il clavicembalo, ad esempio). La seconda è che vanno studiati da piccoli. Quando sento pretenziosi laureati in laqualunque esternare saccenti in materia della quale nulla sanno, e nella quale si addentrano con la grazia (e l'inevitabile destino) di un toro Miura in un campo minato, mi viene da sorridere di compassione: rivedo certi miei studenti...

La situazione quindi è questa: persone che capiscono poco di una materia della quale non sanno niente vi dicono tutto quello che sapete.

(...si badi bene, sono ammirevoli: da niente a poco è tanta roba!...)

Cosa può andare storto?

Un esempio lo chiarirà, ma ad esso devo premettere due brevi parole per calarlo nel contesto.

Nonostante che la proposta dei minibot sia stato lanciata da Claudio Borghi nel dibattito italiano sette anni fa al primo compleanno di questo blog, e nonostante che io abbia la massima stima per Claudio, come sapete il tema non mi ha mai ispirato particolarmente. Se fate una ricerca del termine minibot su questo sito trovate solo interventi dei lettori, per lo più senza mia risposta. Non c'è un motivo particolare. Non ricordo un intervento di Claudio sulla teoria dei saldi settoriali, il che non significa che non sia d'accordo con essa! Certo è che io di quella roba non ne ho mai parlato. Ma se fate una ricerca con le parole chiave Bagnai e minibot trovate tutt'altro: dal Corriere (tanto nomini...) a Next al Post, passando (grazie a Dio) per una testata seria come Lercio (vi risparmio testate minori...) è tutto un chiamarmi in causa in modo più o meno esplicito, ma sempre piuttosto infondato (date le premesse che vi ho esposto).

Ora, caso vuole che i minibot siano da più di un anno nel contratto di governo, e il fatto che i media se ne accorgano solo oggi già la dice lunga, ma il tema non è questo. L'indecorosa gazzarra che sta tenendo banco da qualche ora sui media (e che fra poche ore sarà sostituita dalla successiva indecorosa e infondata gazzarra) è nata in questo modo qui:


Il travisamento che ha portato a tante dotte analisi si basa su una tecnica semplicissima: si fa una domanda assurda, e si riporta solo la risposta! Voglio solo attirare la vostra attenzione su un punto. In episodi come questi non c'è necessariamente malizia. A me sembra perfettamente possibile, e molto più probabile, che una domanda così dadaista sia potuta venire in mente al volenteroso operatore dei media per il motivo molto semplice che lui, di che cosa siano i minibot, non sa nulla! Che la cartolarizzazione di un debito dello Stato possa servire ad evitare la procedura di infrazione (intendendo quella per debito eccessivo: ovviamente, ce ne sono anche per i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, ma il giornalista non si riferiva certo a queste ultime...) può venire in mente solo a chi non sappia di che cosa sta parlando.

Ed ecco un caso preclaro di come l'esplosivo mix di ignoranza e fretta (con la solita porca vanagloria di fare lo "scuppone") fa girare in tondo per due giorni il meraviglioso circo dei media. D'altra parte, se i circhi sono tondi, un motivo c'è...

Un altro caso di consimile dinamica la trovate, se interessa, qui.

Inutile dire che queste dinamiche che, soggettivamente o oggettivamente, tendono a creare un incidente all'interno della maggioranza (fra o nei partiti che la compongono) ci sono ormai note. A noi addetti ai lavori questo fenomeno è perfettamente chiaro, e così se con Alessandro ci siamo sentiti per il piacere di salutarci, anche Claudio e Giancarlo hanno chiarito l'episodio perché dovevano parlare di altro, certo non di una fanfaluca simile.

E qui si arriva al terzo punto, la selezione avversa.

La selezione avversa

I meccanismi che vi ho descritto fin qui determinano due conseguenze piuttosto ovvie in chi come me esercita attività politica a un certo livello. La prima è che non crediamo minimamente a quello che ci dicono i giornali, al punto che, personalmente, nemmeno li leggo. Non mi interessa che cosa dicano di me perché so come lavorano, e quindi non mi interessa che cosa dicano degli altri, o facciano dire agli altri. La seconda è un po' meno evidente a chi sta all'esterno, ma non meno gravida di conseguenze. Siccome sappiamo che qualsiasi cosa diremo sarà travisata o per esigenze di "linea editoriale" (l'ipotesi "Gramsci", di cui questo è un caso), o per mera ignoranza (la storia dei minibot secondo me ricade in questa categoria), quelli di noi che hanno per le mani pratiche minimamente rilevanti ben si guardano dall'accostarsi ai giornalisti, cui rimane, come unico conforto, come unica speranza di arrivare un secondo prima del loro collega, la platea dei nostri colleghi che, per una serie di motivi, non hanno incarichi di rilievo. Ad esempio: i senatori eletti sono 315 e le Commissioni permanenti quattordici, il che comporta che 301 senatori eletti non saranno Presidenti di Commissione permanente, pur essendo magari più preparati di chi ci è capitato (io faccio una fatica bestiale a star dietro a tutto), e pur avendo, in certi casi, maggiori informazioni del Presidente su affari specifici (ad esempio, quando tocca a loro fare da relatori). Fatto sta, però, che a certe riunioni, per problemi meramente organizzativi, ci vanno solo certe persone, che un filo diretto col comando ce l'hanno solo alcuni, ecc., e i giornalisti, a causa del loro comportamente, in modo pressoché sistematico parleranno solo con gli altri. Quindi i "retroscena", i "fonti parlamentari", ecc., sono basati su notizie frammentarie provenienti da fonti non sempre vicinissime ai luoghi dove si esaminano i problemi e si stringono gli accordi politici. Ne conseguono analisi distorte non solo per i due motivi di cui sopra (le dinamiche di classe e quelle del processo produttivo), ma anche perché a causa delle due dinamiche di cui sopra i giornalisti si precludono l'accesso a materia prima sgrezzata: devono prendere quello che trovano, e ogni tanto cadono male. Non tutti hanno bisogno di visibilità: io, ad esempio, l'aborro, tant'è che voi vi lamentate perché non mi vedete abbastanza in tv. Altri magari ne hanno più bisogno, ma allora non necessariamente hanno notizie attendibili. Analisi ulteriormente distorte portano a una ulteriore ritrosia da parte di chi sa ad accostarsi a chi per un motivo o per l'altro falla. Restano solo fonti secondarie, e la conseguenza è un ulteriore scadimento.

Mario Sechi, che è intervenuto prima di me alla scuola GEM2019, mi dicono abbia analizzato in questi termini questo fenomeno, lamentandosene: "non si trovano più fonti parlamentari!". Mario è una persona onesta e (a me) simpatica, anche se sono ideologicamente molto distante da lui. Non credo di dovergli chiarire il perché le fonti si prosciughino! A me piacerebbe, considerandolo un interlocutore intellettualmente stimolante proprio perché non la pensa come me, poter condividere con lui qualcosa di quello che posso condividere (perché nel mio lavoro non tutto si può e non tutto si deve condividere). Ma purtroppo, nonostante che lo stimi, come stimo pochi altri (che quindi non cito perché in una lista breve le omissioni involontarie sarebbe offese cocenti), devo privarmi del piacere di interloquire con lui perché tanto una delle tre porche dinamiche qui descritte alla fine entrerebbe in gioco, rovinando un rapporto che finora è stato, e spero continui comunque ad essere, cordiale.

Chi le cose le fa (come Giorgetti, per fare un esempio...) ha poco tempo per raccontarle, e chi, come me, avrebbe più tempo per comunicare, alla fine pensa che se tanto il giornalista deve mettergli in bocca parole non sue, forse può anche farlo senza la sua collaborazione!

Concludendo

Ecco: quello che vi ho detto oggi, e che "taggo" con la parola "propaganda" (un tema di cui qui ci siamo occupati estesamente) sta alla politica come l'aritmetica dei saldi settoriali sta alla macro. Interessi costituiti, ignoranza e selezione avversa (particolarmente forte in questa stagione politica) rendono, purtroppo, i media assolutamente inattendibili. Basta saperlo. Sapere poi quali sono le dinamiche che li rendono tali aiuta ad esercitare un'attenzione critica mirata. Occorre un filtro molto potente per isolare dal gran noise la poca informazione che porta.

Noi lo vediamo anche come un'opportunità. Alla fine, il nostro nemico spara da solo i fumogeni che gli impediscono di capire che cosa stiamo realmente facendo! Se provassimo noi, che siamo persone ingenue e sincere, a fuorviare i giornalisti per essere lasciati in pace sugli affari che ci stanno a cuore, non potremmo riuscirci tanto bene quanto ci riescono da se stessi (tutto l'affaire minibot è un caso di scuola meraviglioso)!

Voi, invece, dovete stare un pochino più attenti, almeno, se volete che i rapporti restino cordiali. Chi interloquisce su Twitter in modalità "Radames discolpati" perché Giorgetti ha detto e perché Molinari ha fatto fino a oggi è stato bloccato sporadicamente. Dopo questa ampia ed esaustiva spiegazione sarà bloccato sistematicamente. Vado su Twitter per informarmi e divertirmi. Il melodramma non è divertente, e chi non capisce cose semplici, come quelle che ho spiegato oggi, difficilmente sarà portatore di informazioni rilevanti.

Pax et bonum.