giovedì 20 febbraio 2025

Sul funzionamento della scienza normale

Murmur ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Epistemologia for dummies: paradigmi e rivoluzioni nel pensiero di Kuhn":

Buonasera,

consapevole che per lei il tempo è una risorsa molto scarsa, commento comunque questo vecchio post perché ritengo che troverà il contenuto meritevole di quei 5 minuti necessari alla lettura.

L'antefatto è che nel 2017 Hossenfelder su Nature criticò le capacità di auto-correggersi della comunità scientifica, con un focus in particolare sulla fisica fondamentale, quella oggetto degli esperimenti dei grandi (e costosi) acceleratori.

In risposta, un collega le mandò la seguente email. Un letterale "tengo famiglia" in cui credo riconoscerà alcune delle disfunzionali dinamiche accademiche contro cui lei stesso si è più volte espresso.

Materiale da archiviare, nel caso le capitasse di incontrare nuovamente i ricercatori del Gran Sasso!

L'email:


"Actually, I would like to ask you next time think not only about short-term personal benefits but about the community in general. You understand what consequences your publication might bring for our community? What are all these Beyond Standard Model-builders with

exaggerated self-opinion going to do afterwards? What about experimentalists who survive hiding inside big multi-TeV collaborations? Can you offer them all any decent employment

alternatives? Some of them have families & young children, some of them are already too old to get employment elsewhere, for some of them academia is the only way to get US visa ...

If you like, yes, what we created is a bubble, but it helps thousands of those guys and their families not to die from hunger. We all do the same stuff, and have some trade secrets. For example, I am one of the authors of the so-called [……] model, pretty useless stuff, old refurbished [….] with a couple of new blows and whistles, but if people buy this [….] crap and it helps them to get grants, who cares? For people who pay us, all we do is just noise.

They have zero idea that elementary particles exist; they pay us from public funds (not from their own) and basically pay for “something cool”, some new crazy hype, which they need either to include into their science spending reports or (in case of universities) to attract students.

Your paper made a lot of noise, and most likely will affect redistribution of High Energy Physics funds towards other areas, but I doubt that you will be able to suggest and implement any organizational changes. Also, any changes of “quality criteria” which would demonstrate uselessness of somebody’s work will have zero chance of approval. […]

I understand that all what I wrote above might sound a bit harsh (sorry for this), but this is how our society is built; and this is not only a problem in the High Energy Physics community but also exists in all other areas. My heart is bleeding when I regularly see bright and intelligent persons with independent ways of thinking leaving academia or getting kicked out, whereas obedient idiots remain, but there is nothing we can do those who get kicked out usually find better opportunities outside of academia; those who remain in academia accept the rules and enjoy the comfort of academic life. Of course, sometimes there are exceptions like string theorists Smolin and Woit, but I doubt you would like to share their destiny."

Il video completo:

Pubblicato da Murmur su Goofynomics il giorno 16 feb 2025, 18:38


Diciamo che senza essersi letti il post cui si riferisce questo commento (cioè senza aver ascoltato il video dell'intervento, che forse dovrei "sbobinare") il contenuto di questa lettera si apprezza di meno, e forse scandalizza di più. In realtà la Sabine, che mi avevate segnalato, la prende un po' troppo sul personale: è sempre stato così, e nonostante tutto ciò, ovvero nonostante la scienza, l'umanità ha progredito... Non odiate gliScienziati: sono dei poveri cristi che tengono famiglia! Se deponessero l'arroganza nessuno li pagherebbe, il loro personaggio deve obbedire a certe regole. Non sto poi a ripetervi che queste dinamiche si applicano in modo identico al mondo dell'economia. Possiamo sostituire i LHC con i DSGE (per dirne una) e alla fine il discorso sarebbe pressoché perfettamente replicabile! Ma, ripeto, ciononostante la conoscenza avanza, e la cosa su cui secondo me dovremmo concentrare l'attenzione non è tanto l'esistenza e il costo di questo autoreferenziale clero di tromboni della "matrix", quanto i meccanismi attraverso cui lavorando alla matrix questi esseri intrinsecamente, disperatamente, irrevocabilmente ottusi aprono la strada al glitch, al clinamen, all'anomalia creativa e creatrice.

Comunque, dal mondo della scienza oggi viene anche una buona notizia, questa:


Sembra una probabilità piccola, ma non lo è. Siamo però su dimensioni molto inferiori a quelle di Chicxulub, quindi non possiamo contare su questo aiutino astronomico per liberarci dai draghi come la Terra si liberò dai dinosauri. Sarà un bel regalo per il mio settantesimo compleanno: avremo visto anche questo...


(...consiglio pratico: se vedete un forte bagliore in cielo, non avvicinatevi mai alle finestre, ma anzi allontanatevene il più possibile. Se ignorate i motivi di questo consiglio disinteressato, potrete apprenderli qui. Occhio perché quello del 2032 sarà dalle tre alle nove volte più grosso..)

23 commenti:

  1. Occhio però che mutatis mutandis la Hossenfelder sta alla comunità scientifica come Beppe Grillo sta a quella politica. Se il dito di Kuhn indica la luna possiamo scegliere di guardare il dito, ma converrebbe almeno non morderlo.

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    1. Ehm...

      Mi vedo costretto a citare me stesso: "Diciamo che senza essersi letti il post cui si riferisce questo commento (cioè senza aver ascoltato il video dell'intervento, che forse dovrei "sbobinare") il contenuto di questa lettera si apprezza di meno, e forse scandalizza di più. In realtà la Sabine, che mi avevate segnalato, la prende un po' troppo sul personale: è sempre stato così..."

      Aggiungendo un corso accelerato di lettura fra le righe, vedrai che salterà fuori quello che tu ci segnali. Restano due punti: il primo è che ogni scienza è umana, troppo umana; il secondo è che questo non le impedisce di progredire.

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    2. Sugli ultimi due punti non posso che concordare, vedendo la ricerca dal di dentro. D’altra parte sono qui dal 2013, quel post l’ho letto e commentato. Mi pare però che un lettore meno accorto rischi di perdere di vista il condivisibile contenuto epistemologico per fermarsi alla descrizione degli scienziati in termini di un “autoreferenziale clero di tromboni” “disperatamente irrevocabilmente ottusi”. Non siamo tutti così, e in un momento di crisi verranno utili proprio quelli di noi che non sono così.

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    3. Scusa, devo integrare la definizione: “disperatamente e irrevocabilmente ottusi e corporativi”.

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    4. Tutto un magna magna insomma, casta cricca e corruzione in LHC

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    5. Ma no, ma no! Scusa: mi fai un esempio di un altro economista che vi abbia spiegato la teoria delle aree valutarie ottimali (traendone le conseguenze)? Non credo ci sia. Perché dovrei essere sfortunato io? Perché dovrei pensare che sugli altri campi dello scibile pascolino dei buoi differenti? Non lo credo. E non è questione di magna magna. Il conformismo e le cantonate fanno parte del meccanismo di costruzione del paradigma. Ho assistito a discussioni private fra scienziati più scienziati di te. Mi sono divertito molto.

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    6. A priori non mi aspetto differenze tra le abitudini dei buoi, ma ne ho notata qualcuna a posteriori tra il pascolo degli astronomi computazionali e quello degli economisti (più precisamente dei regional scientists). Intanto la frequenza delle desk rejection: da noi si va quasi sempre al referee, almeno nei tre giornali principali (ApJ, A&A e MNRAS), mentre da loro capita spesso che ti rispondano di andare a quel paese prima ancora di concederti una valutazione tecnica. Poi la durata del processo di revisione, che dal lato economia mi pare più lungo e doloroso, con riviste anche secondarie che richiedono revisioni multiple e alla fine ti impongono arcane danze lessicali attorno al totem delle policy implications (che noi non abbiamo, almeno al prim'ordine) o sacrifici sull'altare dell'external validity (che in astrofisica è spesso data per scontata, forse sbagliando). Inoltre il panorama delle riviste è più frammentato, con una coda più lunga, mentre per noi ci sono in sostanza solo le tre che ho menzionato sopra e se pubblichi altrove sei subito additato come uno scappato di casa. Tutti dati che mi fanno pensare che ci siano differenze sostanziali nell'importanza dei fattori sociologici, che pure sono presenti e simili ovunque. D'altra parte uno ha necessariamente l'esperienza personale come punto di partenza per generalizzare verso altre direzioni; solo non gettiamo il bimbo coll'acqua sporca.

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    7. Eggnente, mi vuoi proprio costringere a riconsiderare una categorizzazione che mi ripugna, quella fra scienze umane e scienze dure. In linea di principio la trovo futile (prendendola alla lettera: so bene che è giustificata da un percorso storico ben noto!) perché non ho mai visto un gorilla con un regolo calcolatore nel taschino. D’altra parte però forse uno scimpanzé o qualche altro nostro lontano cugino ormai dovrebbe aver capito che qui non si butta niente, nemmeno l’acqua sporca!

      Eppure nel leggere Kuhn mi sembrava di essere stato chiaro!

      Al netto della gratitudine che ti devo per la piacevole analisi sociologica (ogni giorno se ne impara una), insisto sul fatto che un uomo di lettere dovrebbe sapere che “quell’imbecille [Cottard] era un ottimo medico”, e che il fatto che la maggioranza della professione scientifica, come di tutte le professioni, sia fatta di ottimi professionisti (in senso proustiano!) non toglie nulla alla funzione sociale dei sullodati professionisti e non sospende la legge dei grandi numeri (fra tanti, qualcuno di non imbecille ci sarà, generalmente considerato come imbecille dalla maggioranza).

      Mi pare però che nessuno abbia intravisto il reale tema politico: il clero di cui parlo sopra vive sì della nostra giusta e doverosa elemosina, ma quell’elemosina gli arriva dall’UE, e questo è quello che loro vedono. Devo sviluppare il tema?

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    8. La distinzione tra le scienze umane o sociali e le scienze dure ha chiaramente una impronta ideologica, ma come ogni ideologia si fonda però su elementi che una relazione col reale ce l'hanno.

      L'oggetto delle scienze dure, i congegni meccanici o elettromagnetici, l'abbiamo creato noi. LHC è phénoménotechnique, si studiano cioè eventi che lo sperimentatore stesso provoca a proprio relativo piacimento (purché arrivi l'elemosina).

      Gli oggetti di quelle molli, se uno ci crede, li ha creati Dio; altrimenti la Natura, comunque l'altro da noi. Sperimentarci è difficile, così come darne una teoria che discenda deduttivamente da pochi principi.

      Non mi sorprende quindi che il primo gruppo di fenomeni sia più comprensibile e meno controverso del secondo. Ne conseguono anche dinamiche diverse all'interno della comunità. Corollario: la cosmologia è più simile a una scienza sociale di quanto sembri a prima vista, se non altro per la sua natura storica.

      Peggio mi sento sulla contrapposizione tra lettere e scienze: senza Federico Commandino difficilmente avremmo avuto Newton. Qui ci viene in forte aiuto il lavoro di ricostruzione storica fatto da Lucio Russo, che smonta la narrazione tossica (cit.) promossa da Voltaire e amici sul rapporto tra antichi e moderni.

      Parliamo però volentieri -sempre nel rispetto del suo tempo- di bandi ERC, se vogliamo a confronto coi nostrani FIS, e di quel che sta succedendo ora cogli assegni di ricerca. Da questo lato della barricata girano petizioni e quant'altro, ma immagino che dal lato opposto ci sia più chiarezza sugli obbiettivi di medio termine...

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    9. @mario L'ambiente, accademico, di ricerca, è quello descritto e non ci piove. Che alcuni singoli siano diversi (non siamo tutti così) è cosa ancora più ovvia, soprattutto se la decliniamo nella più realistica "non siamo tutti SEMPRE così", perché poi, in molte occasioni, anche i migliori si piegano alla necessità. Da persona che, pur avendo iniziato a pubblicare su due delle tre "riviste serie", si ritrova perfettamente nel paradigma del fuoriuscito che finisce per trovar migliore fortuna altrove, e quindi soffre un po' l'argomento, mi fermo qui. Ma avrei aneddoti in quantità per affermare che la scienza normale funziona esattamente come descritto nel post. Anche nella fedeltà, esagero un po', "canina" alle fonti di finanziamento.

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    10. ***Perché dovrei pensare che sugli altri campi dello scibile pascolino dei buoi differenti? ***
      Ad esempio in quello "medico" ?😀
      Comunque confermo il problema anche in quello che fu il mio campo ( "scienza dura" senzacca)
      TUTTI "tengono famiglia" " ( e molti medici anche la barca 😀)

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    11. Certo, ma il paradosso (apparente) che non è chiaro alla grillina qua sopra è che questo non ostruisce in alcun modo il cammino del progresso (nonostante regolarmente screditi la professione).

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    12. C'è chi tocca la coda dell'elefante, chi la zampa, chi la proboscide. Io da dentro alla comunità scientifica nazionale, dopo un tempo congruo speso in quella internazionale in altri due continenti, non approvo il facile qualunquismo della Hossenfelder, che secondo me fa il paio con la ridicolizzazione e i tagli di Musk e compari oltreoceano, che guarda caso preluderanno a privatizzazioni. Di bersagli polemici ce ne sarebbero in abbondanza nel contesto, pensiamo al ruolo delle riviste scientifiche che si fanno pagare profumatamente per fare un rubber stamping basato sul lavoro gratuito dei referee. Se consci di questo si attacca comunque la figura dello scienziato in quanto tale, trattata come un monolite, pubblicando lettere in inglese sgrammaticato scritte da non si sa bene chi e che rivelano in fin dei conti un segreto di pulcinella, boh... rimango quantomeno perplesso.

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    13. Chiaramente rispondevo, in modo forse un po’ troppo piccato, a Enrico Pesce.

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  2. Sembra quasi rientrato allarme asteroide , tornato sotto 1% probabilita impatto

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    1. 1% è comunque tantissima roba, sopra le più rosee previsioni!

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  3. Speriamo abbiano tirato fuori questo 3% in maniera più scientifica di quel 3% di europea memoria.

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    1. Lo scopriremo solo vivendo. Del resto, la valutazione va necessariamente fatta su scala astronomica. In everyday’s life essere dalla parte del 97% sarebbe comunque molto rassicurante!

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  4. Qualcuno segretamente confida che l'asteroide ci liberi, se non dai draghi, almeno da Draghi? Sarebbe un peccato mortale. Perchè rischiare l'estinzione del genere umano pur di estinguere Goldman (Sachs) City? Deciderà Dio quando resettare l'umanità, incenerendo Sodoma e Gomorra (ed allora addio diritti d'autore per Roberto Saviano), che verosimilmente è l'Europa ormai scristianizzata ed anzi anticristiana (e pensare che le dodici stelle che campeggiano nella bandiera dell'Unione riproducono la corona della Madonna!). Quanto al conformismo accademico, ci sono fulgidi esempi di appecoronamento (intellettuale se non anche sessuale) in tutti i settori scientifici.

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  5. buongiorno Professore. restando in tema kuhniano, via Telegram un pisano (Rinaldi Matteo) segnalerebbe, citando giustamente Russel ("L'impatto della scienza sulla società" 1951) che il fresco libro di testo https://www.rizzolieducation.it/catalogo/voce-in-capitolo-0073314/ (con tanto di anello colorato Agenda 2030 in copertina) a firma di due vecchie conoscenze... conterrebbe un'imprecisione (voluta/non voluta?) proprio su lebbasi: secondo essi, PIL non è= C + I + G + (X - M); non gli va bene, hanno tolto la "G"!

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    1. Sì, ho visto questa cosa, ma si potrebbe comunque argomentare (tirandola un po’ per i capelli), Che quella identità è comunque corretta, perché la spesa pubblica considerata nella definizione del Pil coincide con i consumi collettivi, che quindi, nella versione degli amici, vengono semplicemente aggregati ai consumi delle famiglie. Un’operazione rozza dal punto di vista economico, tendenziosa dal punto di vista politico, fondata solo su una affinità nominale fra consumi privati e consumi delle famiglie, ma rispetto ad alcuni sviluppi dell’identità, come il calcolo del risparmio nazionale, potrebbe anche essere difesa in termini concettuali. Sono ovviamente dei guitti, ma non c’era bisogno di questo per rendersene conto e, tutto sommato, non mi sembra un tema così rilevante.

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  6. Il problema è che questo ragionamento si potrebbe applicare anche alla ricerca sul clima. In questo caso ci sono pesanti conseguenze sulle scelte di politica economica, deindustrializzazione e vantaggi per altre nazioni (leggi Cina). Nel caso della ricerca sul clima, il tengo famiglia è legato al fatto che ci sia una crisi climatica che potrebbe invece non esserci nei dati, ma nella loro farlocca interpretazione e conseguente resa catastrofizzante.
    Ci furono conseguenze (soprattutto per gli Americani) molto concrete per la ricerca farlocca che indusse a credere che lo zucchero negli alimenti fosse innocuo e il grasso deleterio: due generazioni di obesi. Forse per la ricerca di base non ci sono conseguenza dirette per la popolazione ma per altre branche sì. Ovviamente ce ne sono eccome per l'economia....

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  7. *** vantaggi per altre nazioni (leggi Cina).***
    Ragazzi è vero che la cina "cavalca" ogni "narrazione globale" ( dal green al covid etc.) ma è altrettanto vero che lo fa nel SUO interesse ( e che "interesse" !)
    Non si può criminalizzare la Cina perché non è " fessa " come noi,
    In ogni raggiro ci vuole un "fesso di ultima istanza " e gran parte di ogni "PIL" consiste nel separare i " fessi" dai propri i soldi, no ?

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