giovedì 9 aprile 2026

In memoriam...

La prima volta credo di averlo incontrato qui:

ma è qui che la sua lucidità mi aveva colpito:

forzando il mio pregiudizio contro la professione cui sorprendentemente apparteneva, quella professione che ritengo, come sapete, motore primo del nostro degrado culturale e civile. Il concetto di "operatore informativo amico" per me è un ossimoro: non è un fatto soggettivo (sono amico di molti "operatori informativi", di cui alcuni sarebbero classificati come "nemici" dai nostri "comunicatori"!), è un fatto oggettivo, deriva dall'amara circostanza che siamo, purtroppo, tutti immersi in una grande menzogna, un inganno cui chi gestisce la narrazione deve compiegarsi. Il degrado cui assistiamo ha in questo la sua origine, e temo che da fare ci sia veramente poco: swords will be drawn to prove that leaves are green in summer, disse uno che nella schiera degli strenui difensori dell'ovvio, cui io appartengo, era molto più eloquente di me, ma il problema è che ormai siamo tutti stanchi, e la forza di sguainare la spada vedo che comincia a far difetto. Ad esempio: quanti di voi saranno in piazza a Milano il 18? Sarebbe un buon modo di sguainare la spada per provare che un'unione monetaria fra Paesi che non costituiscono un'area valutaria ottimale è destinata al fallimento.

Ma ho la sensazione che questa ovvietà non interessi più a nessuno (ed è in questo momento che le ovvietà bussano alla porta per esigere il loro pedaggio).

Comunque, in questo contesto infelice lui indubbiamente spiccava.

Non credo di aver mai sentito un'altra persona (a parte me) argomentare sulla base dei grandi assenti dal nostro dibattito e dal nostro armamentario dialettico: gli ordini di grandezza. Questa cosa mi colpì molto, e decisi di coinvolgerlo in una nostra iniziativa, che fu anche un'occasione per conoscerlo e farvelo conoscere meglio:


Mi aveva dato questo suo libro da leggere, un libro a suo modo coraggioso, con cui mi sentivo in sintonia perché era in consonanza con la testata d'angolo di questa nostra costruzione: la Storia non finisce (né tanto meno finisce la SStoria). Lo avevo letto con interesse, ma non ero stato in grado di dargli un minimo di feedback, perché qui non c'è mai tempo di fare nulla, annaspiamo continuamente, e gli unici momenti in cui si può dimenticare il cellulare sono i concerti, o i funerali.

Il suo è stato ieri, e mi sono sentito in dovere di esserci, nonostante che fossi probabilmente quello che lo conosceva di meno. Ho però incontrato, per fortuna, un vecchio amico, il BWV 659:

a testimonianza del buon gusto se non di chi ci aveva lasciato, di chi aveva lasciato. Reduce da un lago Vivo fatto in un'ora e venti, contro le due ore e dieci del segnavia, non potevo sfuggire all'inesorabile logica del calendario: mi capita sempre più spesso di accompagnare persone più giovani di me, e si avvicina quindi il momento in cui dovrò essere accompagnato io (e la musica vorrei scegliermela, onde evitare disastri). Il cuore non è (più) una mia debolezza, sono molto curioso di vedere da dove arriverà l'attacco, ma sono sempre più disposto a vedere il bicchiere mezzo pieno: certo, le cose da fare sono e saranno molte, ma è pur vero che nessuno è indispensabile, e che qualsiasi gioco, per quanto possa essere (stato) divertente, alla fine stanca.

(...qui il vecchio amico in una forma migliore...)

1 commento:

  1. Lo ricordo col suo applomb estremamente distinto, calmo, attento e distaccato, accompagnato da sua moglie e soprattutto dal suo cane. 😂 È però giusto essere così troppo più realisti del re e dare per scontato che gli americani, soprattutto in questa fase storica in cui non accontentandosi di vincere ma volendo per forza stravincere, siano troppo semplicisticamente il contraltare buono dei tedeschi? Il salvatore senza se e senza ma dell'occidente?

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