Una cortese utente della cloaca si è posta una questione non peregrina, che credo tutti noi ci siamo posti:
Mi sono permesso di risponderle così:
citando un grafico tratto da questo post.
Sono poi intervenuti sciapetti vari, ma, com'è vero che dal letame può nascere un fiore, anche dagli sciapi può nascere un pensiero: ovviamente non loro, nostro!
Cosa determini l'arresto delle retribuzioni reali lo sappiamo noi oggi come lo sapevano i comunisti ieri: l'integrazione monetaria, che, per i Paesi deboli, si traduce nella famigerata politica del "cambio forte" come strumento di disciplina salariale. Non è complottismo, è politica economica, è scritto sui manuali di quella materia:
(qui il solito Acocella), e non ci vuole molto a capire come funziona. Con mobilità internazionale dei capitali e cambio fisso il discorso è molto semplice: se l'operaio non accetta salari più bassi per compensare la mancanza di flessibilità del cambio, l'imprenditore delocalizza ed è finita la commedia. Non ve ne eravate accorti?
Quindi l'integrazione monetaria è un ovvio strumento di compressione salariale, e l'euro, che ne è il compimento, è solo la cristallizzazione di rapporti di forze che si sono venuti configurando all'inizio degli anni '80 (nella piena consapevolezza e altrettanto piena inerzia della sinistra).
Colgo l'occasione per rispondere alla solita obiezione: ma l'euro ce lo hanno anche gli altri! Perché solo noi ci avremmo rimesso?
Ma santi numi! Quanto ci vuole a capire che quella che per un Paese debole è una politica del cambio forte, per un Paese forte è una politica del cambio debole? Ci siamo talmente fatti condizionare dal discorso (dilettantesco) secondo cui l'euro sarebbe stato fatto per impedirci di svalutare, che non ci siamo accorti che in realtà era stato fatto per consentire alla Germania di svalutare!
E infatti, se prendiamo i quattro principali Paesi dell'Eurozona, e replichiamo il grafico dell'andamento del salario reale (sempre dal solito database AMECO Online), ponendo i salari uguali a 100 nel 1980 vediamo questo:
L'inizio della terza globalizzazione, cioè la fine della "repressione finanziaria", frena un po' tutte le economie, e questo non stupisce, visto che la vittoria della rendita sul lavoro si realizzò grazie a (e si concretizzò in) un drastico aumento dei tassi di interesse reale:
(come ci ricordano Reinhart e Sbrancia), ma qui da noi i Paesi periferici (Italia, Spagna), cioè quelli per cui l'integrazione monetaria significava adottare un cambio forte, vedono i loro salari reali più penalizzati dei paesi centrali (Francia e Germania), quelli per cui l'integrazione monetaria significava adottare un cambio debole (specifico: per la Francia questo vale fino a un certo punto, e infatti la Francia ha compensato e sta compensando con debito pubblico). Quindi i salari reali nostri (e spagnoli) si sono praticamente fermati perché occorreva comprimere i salari nominali per tenere il passo con gli altri Paesi cui eravamo legati, mentre quelli tedeschi e francesi hanno avuto più spazio per crescere.
Ma è così difficile da capire?
"Anche gli altri hanno l'euro gnegnegnè!" Quante volte abbiamo sentito questa obiezione? E bisogna essere molto ma di molto cretini per non capire che se la forza di un cambio (quello dell'euro) riflette la media ponderata della forze delle economie che lo adottano, per le economie sopra la media sarà debole e per quelle sotto la media sarà forte. Il problema dell'euro, e delle "unioni" così come le intende l'Europa in generale, è appunto questo: che essendo unioni fra disuguali non creano condizioni di parità, ma consolidano squilibri!
Ma il pensiero magico europeista è e resta quello degli sprovveduti secondo cui si può (e quindi si deve) essere tutti "sopra la media". C'è tanta povertà etica ma soprattutto intellettuale in questo modo di porsi!
Comunque: l'integrazione monetaria fa male a tutti, perché anche se appartieni ai "forti", il massimo che poi ottenere con la svalutazione competitiva praticata adottando una moneta per te debole è lo svuotare di potere d'acquisto i mercati dei vicini, quindi a priori direi che è decisamente meglio starne fuori, e i dati lo confermano. Guardate ad esempio come si è comportata la Norvegia, un Paese che ha saggiamente deciso di farsi i fatti suoi:
Diciamo che è passata abbastanza indenne dallo shock dei primi anni '80, anche se ha patito molto l'ultimo shock inflazionistico. E qui quelli bravi diranno: "Per forza! Dall'inizio degli anni '70 ha il petrolio, e poi non è mai entrata nell'Unione Europea!". Come la Svezia?
Di petrolio svedese non ho mai sentito parlare, mentre ricordo quando la Svezia entrò nel sistema monetario europeo, e si vede bene nel grafico come questo frenò la sua dinamica salariale. Poi però decise di non entrare nell'euro, e i risultati mi sembrano abbastanza eloquenti.
Ma naturalmente c'è sempre il cretino per cui questi risultati dipendono dal colore dei capelli: si sa, i biondi sono disciplinati e virtuosi (qui un noto esempio)! E allora come me la spiegate questa?
La Finlandia non entrò negli accordi di cambio dello SME (e si vede: guardate come vanno dritti i suoi salari negli anni '80!), poi entrò nell'UE a metà anni '90 (e si vede già una frenata) e fu socia fondatrice dell'euro. Infatti, dal 2011 (crisi del debito) i suoi salari reali sono andati decrescendo, come quelli dell'Italia, con una possibile inversione di tendenza dopo il COVID (di questa roba avevamo già parlato qui).
Insomma: l'economia sicuramente non è una scienza (così facciamo contenti gli ingenui...), ma stranamente quello che sta scritto nei suoi manuali tende a succedere nel mondo reale, indipendentemente dal colore della chioma di chi lo popola (problema che comunque, come sapete, non mi riguarda). Ed ecco spiegato il segreto della nonna (e del nonno): loro vivevano in un mondo in crescita, in cui la distribuzione del reddito non era pesantemente alterata a svantaggio del lavoro da una delle più potenti alleate del capitale finanziario: la Banca centrale indipendente! Non è un gran segreto, a dire il vero, e a me non sembra nemmeno così tanto difficile da capire. Tuttavia, lo spostarsi dell'agenda su altri temi ha il vantaggio di rendermi indulgente: ogni volta che devo farmi rispiegare da Sergio il meccanismo di formazione del prezzo marginale nei mercati energetici scuso tutti quelli che, quarantasette anni dopo, non hanno ancora capito il meccanismo di adeguamento dei salari in un mercato valutario drogato dal cambio fisso!
Solo che... dopo un annetto io sto cominciando a capire!
E gli altri?
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