venerdì 20 marzo 2026

In memoriam

"Numerosi sono i dubbi nei confronti dell'Europa. Idea nata nel dopoguerra per scongiurare altre guerre fra Stati europei, sta ora partorendo un mostro che non genererà né democrazia né stabilità né vantaggi economici per tutti. Non può generare democrazia, perché il suo Parlamento non legifera. È l'Europa dei grandi capitalisti: il popolo, gli artigiani, gli imprenditori, i cittadini non ci sono oggi né tanto meno ci saranno domani, perché non potrà mai nascere un'Europa politica."

Umberto Bossi, III Congresso straordinario della Lega Nord, Milano, 28 marzo 1998 (file 4/6, dal minuto 1:25:00)


(...vi invito ad ascoltarlo tutto...)

(...quando questa avventura è iniziata, nel 2011, avevo di lui l'immagine che me ne davano i media: un matto in canottiera, che vociferava assurdità a un pubblico di decerebrati. Per questo ora sono relativamente indulgente verso chi si fa manipolare, come chi voterà no domenica prossima: perché sono stato manipolato anch'io.

Il mio articolo sul manifesto dava del leghismo una lettura piuttosto sommaria:

"Secondo la teoria economica un’unione monetaria può reggere senza tensioni sui salari se i paesi sono fiscalmente integrati, poiché ciò facilita il trasferimento di risorse da quelli in espansione a quelli in recessione. Una “soluzione” che interviene a valle, cioè allevia i sintomi, senza curare la causa (gli squilibri esterni). È il famoso “più Europa”. Un esempio: festeggiamo quest’anno il 150° anniversario dell’unione monetaria, fiscale e politica del nostro paese. “Più Italia” l’abbiamo avuta, non vi pare? Ma 150 anni dopo la convergenza dei prezzi fra le varie regioni non è completa, e il Sud ha un indebitamento estero strutturale superiore al 15% del proprio Pil, cioè sopravvive importando capitali dal resto del mondo (ma in effetti dal resto d’Italia). Dopo cinquanta anni di integrazione fiscale nell’Italia (monetariamente) unita abbiamo le camicie verdi in Padania: basterebbero dieci anni di integrazione fiscale nell’area euro, magari a colpi di Eurobond, per riavere le camicie brune in Germania. L’integrazione fiscale non è politicamente sostenibile perché nessuno vuole pagare per gli altri, soprattutto quando i media, schiavi dell’asimmetria ideologica, bombardano con il messaggio che gli altri sono pigri, poco produttivi, che “è colpa loro”. Siano greci, turchi, o ebrei, sappiamo come va a finire quando la colpa è degli altri."

Le tensioni autonomiste, in quell'articolo, venivano ricondotte al desiderio di "non pagare per gli altri", alla resistenza verso quella "unione di trasferimenti" che una unione monetaria infelice necessariamente porta con sé. Un'analisi forse un po' liquidatoria nei toni, ma tutto sommato centrata, anche alla luce del discorso che vi ho citato sopra, e che all'epoca non conoscevo, così come non potevo sapere nel 2011 che la circostanziata denuncia dei limiti di un'unione monetaria non ottimale contenuta nel Tramonto dell'euro era stata anticipata non solo da paludati economisti britannici, ma anche dal "matto in canottiera", che ci fosse arrivato da solo, o che avesse avuto frequentazioni culturali per me insospettabili, alla luce della costante opera denigratoria condotta dagli operatori informativi cui avevo dato credito.

Non potevo nemmeno sapere che nel 2018 saremmo diventati colleghi senatori: all'epoca non mi passava nemmeno per la testa di intraprendere una carriera politica, vedevo la politica come una cosa sporca, né mai e poi mai avrei pensato di affiliarmi ai folcloristici leghisti, quelli del "matto in canottiera". Ma la vita riesce a sorprenderti, se te lo meriti. Entrando, in punta dei piedi, nel partito che mi aveva accolto, e studiandone la storia, leggendo o ascoltando le parole veramente pronunciate dai miei nuovi compagni di percorso, capivo quanto ero stato condizionato da quello che era stato lasciato filtrare per manipolarmi, capivo che solo l'impegno e la conoscenza diretta potevano restituirmi una libertà di giudizio, capivo che la persona di cui si voleva che io pensassi fosse un pazzo, era solo uno che aveva visto prima di me le aporie del sistema in cui ci eravamo andati a cacciare, che prima di me si era interrogato sui motivi che ci avessero spinti in questa tonnara, che prima e meglio e più di me aveva saputo dare a tante persone una speranza di riscatto. Mi accostavo a lui sempre con un certo timore reverenziale: lui era il fondatore e io l'ultimo arrivato, e questo a me, per quanto potessi credere di essere sostenuto da "mijoni" - voi! - era ben chiaro. L'ultimo ricordo nitido che ho risale al 12 febbraio 2019. Uscendo dall'aula passai davanti al suo banco e lui sorrise. Volli pensare che sorridesse a me e la cosa mi fece piacere, mi fece sentire accettato. Non ho assolutamente idea se fosse veramente così, se sapesse chi ero e che cosa avevo detto, come ero capitato nella sua squadra. Ma una cosa è certa: se invece di limitarmi a quanto dicevano i telegiornali fossi andato ad ascoltarmi i suoi discorsi, avrei perso meno tempo nel tentativo di rianimare il sozzo cadavere della sinistra puttana e traditrice. Poi, tre giorni dopo, ebbe un malore in casa, e non lo vidi più in aula...)

(...resta il paradosso un po' misterioso insito nel fatto che chi ha riportato in Lega le analisi di Bossi sia stato visto come il fumo negli occhi da leghisti puri e duri che si ritenevano più bossiani di Bossi. Ma questo richiederebbe capacità analitiche superiori alle mie e forse sproporzionate rispetto all'interesse dell'indagine. Non è oggi il momento del confronto, è quello del cordoglio...)

(...non potrà mai nascere un'Europa politica: #tuttoqua. Altro che "siamo stati capaci di attrarre le ingenti risorse del PNRR", o "grazie ai fondi europei abbiamo ecc."...)

1 commento:

  1. Grazie Umberto Bossi, la Storia e il tempo donerà a lui e alla sua attività politica il corretto posto in questa lunga lotta per la libertà. Grazie a chi continua con pazienza e tenacia a combattere e ad unire umilmente i puntini del pensiero libero dai condizionamenti.

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