sabato 14 marzo 2026

Austerità e territorio

Per una serie di motivi (questi) mi sto studiando la Relazione al Parlamento sui Comuni in situazione di crisi finanziaria predisposta dalla Corte dei Conti, fresca di stampa, fra i cui estensori compare un nostro vecchio amico (quello che esortava l'opposizione a mandare il Governo in esercizio provvisorio... e quindi possiamo immaginarci con quanta equanimità analizzi le difficoltà dei comuni di centrodestra: ma questa è un'altra storia su cui non torniamo: tornateci voi fra otto giorni, perché se darete un segnale arriverà anche lì...). Trattasi di argomento di cui mai e poi mai avrei pensato non dico di appassionarmi, ma nemmeno di interessarmi (tipo gli Epstin files, per capirci), ma la vita è strana, e ti porta ad appassionarti di cose che nemmeno avevano attraversato l'orizzonte della tua attenzione (a titolo di esempio, se le statistiche non ci ingannano, nel 2026 saranno circa 700 le persone che si appassioneranno al tema della riforma della giustizia dopo essere finite - e dimenticate - ingiustamente in gattabuia: il 70% - percentuale di astensione ai referendum - delle 1000 mediamente vittime di questo odioso abuso di diritto).

In effetti, la distribuzione temporale delle procedure di riequilibrio (per gli amici: predissesto) e dissesto è piuttosto eloquente:

anche se i dati, va detto subito, non sono omogenei. L'impennata nel 2012 non è dovuta solo alla sferza dell'austerità: come vedete, in quell'anno si registra un ricorso allo strumento del riequilibrio senza precedenti, per il semplice fatto che prima del 2012 quello strumento non esisteva, essendo stato introdotto all'articolo 3 comma 1 lettera (r) del DL 10 ottobre 2012 n. 274, che ha introdotto nel Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) gli articoli 243-bis (Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale) e seguenti. Il cambiamento strutturale nella serie storica deriva quindi dal fatto che a partire dal 2012 misura due cose diverse: oltre ai dissesti, anche i predissesti. Naturalmente, essendosi presentata l'opportunità di attivare una procedura che evitasse il commissariamento del Comune, le amministrazioni che si sentivano in cattive acque si sono affrettate ad approfittarne. Tuttavia, se osserviamo le barre in verde scuro (cioè i dissesti) è evidente come esse fossero in crescita dal 2010, dopo un periodo di stasi iniziato nel 1996, e questa crescita raggiunge in picco nel 2019, riportando i dissesti veri e propri ai livelli dei primi anni '90. La dinamica recente, secondo la Corte dei Conti, potrebbe invece essere influenzata dalla dinamica dei contributi legati alla pandemia, prima concessi e poi, per forza di cose, sospesi (con una ripresa delle procedure di predissesto e dissesto). 

Ma ora devo lasciarvi...


(,,,diciamo che nei "Court of auditors files" c'è tanta roba, suggerisco di dare un'occhiata, ma siccome non è (quasi mai) riconducibile a Zadanah o ai bambeenee quelli che "voterò no per punirvi" verosimilmente non se ne interesserebbero nemmeno se "er bobolo" fosse così inavveduto da attribuire loro responsabilità politiche o amministrative. Ci sono più cose in cielo e in Terra di quante ne sogni il delirio degli statisti da divano...)

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