"Numerosi sono i dubbi nei confronti dell'Europa. Idea nata nel dopoguerra per scongiurare altre guerre fra Stati europei, sta ora partorendo un mostro che non genererà né democrazia né stabilità né vantaggi economici per tutti. Non può generare democrazia, perché il suo Parlamento non legifera. È l'Europa dei grandi capitalisti: il popolo, gli artigiani, gli imprenditori, i cittadini non ci sono oggi né tanto meno ci saranno domani, perché non potrà mai nascere un'Europa politica."
Umberto Bossi, III Congresso straordinario della Lega Nord, Milano, 28 marzo 1998 (file 4/6, dal minuto 1:25:00)
(...vi invito ad ascoltarlo tutto...)
(...quando questa avventura è iniziata, nel 2011, avevo di lui l'immagine che me ne davano i media: un matto in canottiera, che vociferava assurdità a un pubblico di decerebrati. Per questo ora sono relativamente indulgente verso chi si fa manipolare, come chi voterà no domenica prossima: perché sono stato manipolato anch'io.
Il mio articolo sul manifesto dava del leghismo una lettura piuttosto sommaria:
"Secondo la teoria economica un’unione monetaria può reggere senza tensioni sui salari se i paesi sono fiscalmente integrati, poiché ciò facilita il trasferimento di risorse da quelli in espansione a quelli in recessione. Una “soluzione” che interviene a valle, cioè allevia i sintomi, senza curare la causa (gli squilibri esterni). È il famoso “più Europa”. Un esempio: festeggiamo quest’anno il 150° anniversario dell’unione monetaria, fiscale e politica del nostro paese. “Più Italia” l’abbiamo avuta, non vi pare? Ma 150 anni dopo la convergenza dei prezzi fra le varie regioni non è completa, e il Sud ha un indebitamento estero strutturale superiore al 15% del proprio Pil, cioè sopravvive importando capitali dal resto del mondo (ma in effetti dal resto d’Italia). Dopo cinquanta anni di integrazione fiscale nell’Italia (monetariamente) unita abbiamo le camicie verdi in Padania: basterebbero dieci anni di integrazione fiscale nell’area euro, magari a colpi di Eurobond, per riavere le camicie brune in Germania. L’integrazione fiscale non è politicamente sostenibile perché nessuno vuole pagare per gli altri, soprattutto quando i media, schiavi dell’asimmetria ideologica, bombardano con il messaggio che gli altri sono pigri, poco produttivi, che “è colpa loro”. Siano greci, turchi, o ebrei, sappiamo come va a finire quando la colpa è degli altri."
Le tensioni autonomiste, in quell'articolo, venivano ricondotte al desiderio di "non pagare per gli altri", alla resistenza verso quella "unione di trasferimenti" che una unione monetaria infelice necessariamente porta con sé. Un'analisi forse un po' liquidatoria nei toni, ma tutto sommato centrata, anche alla luce del discorso che vi ho citato sopra, e che all'epoca non conoscevo, così come non potevo sapere nel 2011 che la circostanziata denuncia dei limiti di un'unione monetaria non ottimale contenuta nel Tramonto dell'euro era stata anticipata non solo da paludati economisti britannici, ma anche dal "matto in canottiera", che ci fosse arrivato da solo, o che avesse avuto frequentazioni culturali per me insospettabili, alla luce della costante opera denigratoria condotta dagli operatori informativi cui avevo dato credito.
Non potevo nemmeno sapere che nel 2018 saremmo diventati colleghi senatori: all'epoca non mi passava nemmeno per la testa di intraprendere una carriera politica, vedevo la politica come una cosa sporca, né mai e poi mai avrei pensato di affiliarmi ai folcloristici leghisti, quelli del "matto in canottiera". Ma la vita riesce a sorprenderti, se te lo meriti. Entrando, in punta dei piedi, nel partito che mi aveva accolto, e studiandone la storia, leggendo o ascoltando le parole veramente pronunciate dai miei nuovi compagni di percorso, capivo quanto ero stato condizionato da quello che era stato lasciato filtrare per manipolarmi, capivo che solo l'impegno e la conoscenza diretta potevano restituirmi una libertà di giudizio, capivo che la persona di cui si voleva che io pensassi fosse un pazzo, era solo uno che aveva visto prima di me le aporie del sistema in cui ci eravamo andati a cacciare, che prima di me si era interrogato sui motivi che ci avessero spinti in questa tonnara, che prima e meglio e più di me aveva saputo dare a tante persone una speranza di riscatto. Mi accostavo a lui sempre con un certo timore reverenziale: lui era il fondatore e io l'ultimo arrivato, e questo a me, per quanto potessi credere di essere sostenuto da "mijoni" - voi! - era ben chiaro. L'ultimo ricordo nitido che ho risale al 12 febbraio 2019. Uscendo dall'aula passai davanti al suo banco e lui sorrise. Volli pensare che sorridesse a me e la cosa mi fece piacere, mi fece sentire accettato. Non ho assolutamente idea se fosse veramente così, se sapesse chi ero e che cosa avevo detto, come ero capitato nella sua squadra. Ma una cosa è certa: se invece di limitarmi a quanto dicevano i telegiornali fossi andato ad ascoltarmi i suoi discorsi, avrei perso meno tempo nel tentativo di rianimare il sozzo cadavere della sinistra puttana e traditrice. Poi, tre giorni dopo, ebbe un malore in casa, e non lo vidi più in aula...)
(...resta il paradosso un po' misterioso insito nel fatto che chi ha riportato in Lega le analisi di Bossi sia stato visto come il fumo negli occhi da leghisti puri e duri che si ritenevano più bossiani di Bossi. Ma questo richiederebbe capacità analitiche superiori alle mie e forse sproporzionate rispetto all'interesse dell'indagine. Non è oggi il momento del confronto, è quello del cordoglio...)
(...non potrà mai nascere un'Europa politica: #tuttoqua. Altro che "siamo stati capaci di attrarre le ingenti risorse del PNRR", o "grazie ai fondi europei abbiamo ecc."...)
Grazie Umberto Bossi, la Storia e il tempo donerà a lui e alla sua attività politica il corretto posto in questa lunga lotta per la libertà. Grazie a chi continua con pazienza e tenacia a combattere e ad unire umilmente i puntini del pensiero libero dai condizionamenti.
RispondiEliminaOnorevole,
RispondiEliminaUmberto Bossi è stato il segretario di un partito - la Lega Nord - che nel 1992 (6 anni prima del passaggio da lei citato) ha votato a favore del Trattato di Maastricht e nel 2007 (9 anni dopo il passaggio da lei citato) ha votato a favore del Trattato di Lisbona. E' stato ministro tra il 2001 e il 2006 e tra il 2008 ed il 2011 di governi assolutamente europeisti. Questi sono i fatti, che come disse unodepassaggio, hanno la testa dura. Il resto è folklore da sagra di paese: e tra i rutti a pontida e i rituali celtici nel Po c'è stata qualche dichiarazione euroscettica. Altro che "chi si fa manipolare".
Cordialmente,
AK
Nel 1992 e nel 2007 la Lega Nord non era al governo. Se vuole fare provocazioni a la carte almeno studi prima
EliminaCaro Omar,
EliminaSe sapessi leggere ti renderesti conto del fatto che NON ho scritto che la Lega fosse al governo! Ho scritto che ha votato a favore di entrambi e Trattati: ed è la sacrosanta verità storica!
Forse non tu, ma chiunque abbia il pollice opponibile capisce che non serve "stare al governo" per votare (a favore o contro) in Parlamento su un trattato internazionale.
Prima di invitare gli altri a studiare, impara a leggere!
Saluti,
AK
Mi conforta sapere che hai il pollice opponibile anche tu.
EliminaÈ la tua polemicuccia trita e ritrita su un voto parlamentare di 20 anni fa (e l'altro di 35 anni fa) su un testo scritto e concordato da altri dove se votavi contro non cambiava nulla se non che facevi una figuraccia con l'opinione pubblica ben infarcita di propaganda.
Se poi ti fa stare bene allora sono contento per te
POLEMICUCCIA TRITA E RITRITA?!?
EliminaAmico,
Se ti trovi su questo blog, dovresti sapere che il vincolo esterno costituisce la causa fondamentale - certo non l’unica, ma la principale - del disastro in cui ci troviamo.
Bene, se sai questo…come fai a descrivere nei termini di cui sopra il voto a favore dei trattati che hanno costituito gli snodi cruciali del processo d’integrazione europea?
C’è di più (e di peggio): non solo nel 1992 la Lega Nord votò a favore di Maastricht…ERA CONVINTAMENTE EUROPEISTA!
Basta recuperare gli scritti sul tema di Gianfranco Miglio, l’ideologo originario del partito.
L’europeismo veniva convintamente sposato in quanto strumento perfetto per scardinare “dolcemente” la dimensione nazionale e consentire alle entità sub-nazionali di essere al tempo stesso autonome e integrate a livello europeo.
E questo risponde anche alla domanda (un filo ingenua) di Bagnai sul perché i leghisti originari lo odino: ma è semplice! Perché l’approccio teorico che ha portato nel partito è opposto a quello originario.
Ma l’aspetto interessante è un altro: il tuo post lascia intendere in politica sia meglio “adeguarsi” per non “fare una figuraccia” con l’opinione pubblica "infarcita di propaganda".
Insomma, meglio votare a favore (o contro) qualcosa pur di non “fare una figuraccia” con l’opinione pubblica dato che quest'ultima è già favorevole (o contraria) a quel qualcosa. Ecco, questa è esattamente la negazione della politica. La politica è confronto, è scontro, è difesa delle proprie posizioni, è acquisizione di credibilità per il futuro. La politica serve a combattere la propaganda, a far cambiare l’opinione pubblica, non ad adeguarsi alle stesse.
Questa mentalità da poveretti (niente di personale, è un parere tecnico) è sconvolgente.
Saluti,
AK
Miglio non aveva in mente UE di oggi, caro mio. Odiava il centralismo e l'UE è centralismo al cubo. Poi esisterebbe una cosa chiamata contestualizzazione.
EliminaCaro Anonimo Keynesiano.
EliminaC'è un piccolo misunderstanding. Una fallacia logica causata dai termini che, secondo me, non maneggi correttamente.
La Lega é europeista? SI, infatti criticava aspramente, nella figura di Miglio già dagli anni 80, e da Bossi fin dagli anni 90, l'Unione Europea che si andava formando.
Un'altra cosa sorprende di Bossi, per chi non lo conosce per lo meno, é che sapeva prima di tutti che la democrazia era in pericolo a causa dei giornalisti e degli organi di informazione perciò la primissima cosa che fece era dotarsi di una radio, poi di un quotidiano, di un settimanale e di una televisione nei cui archivi si trova quantità di materiale politico paragonabile a quello di Radio Radicale (qui, per tramite del prof, critico Salvini e la Lega attuale di non valorizzare e di non pubblicare tutto quel materiale). Ma poi fece anche altro: pensa un po' scriveva anche dei libri. Mi perdonerà il Prof. Bagnai per la marchetta, io lo ho fatto estraendo i punti salienti in una serie di video su YouTube e ti consiglio di guardarli, magari ti risparmi qualche "misunderstanding".
L'"europeismo" che ispirava Bossi derivava dalla Carta di Chivasso, la famosa "Europa dei popoli" non di Ventotene che Miglio critica aspramente da tempi non sospetti. Prima di ripetere a pappagallo le scemenze di Telese sarebbe meglio informarsi.
Il voto di Maastricht ci ho messo qualche mese per capirlo, ma ha una spiegazione (io lo chiamo abbaglio) e non si spiega IN NESSUN MODO con il presunto europeismo che tu vai cianciando facendo il coro a Gramellini che parla di anti-sovranismo commettendo l'indegno gesto di brandire il cadavere di Bossi come una clava per darlo in testa a Salvini. Prima di parlare, sarebbe saggio studiare almeno facendo finta di sapere di cosa si sta parlando.
Caro il mio Omar,
EliminaContinui a scrivere cose che - nel migliore dei casi - sono di una ingenuità meravigliosa.
Miglio era STRAFAVOREVOLE (e con lui la Lega tutta) al Trattato di Maastricht che è la base giuridica (e politica) dell'"UE di oggi". Se non aveva capito che quel in quel Trattato c'era il germe del centralismo antidemocratico dell'UE di oggi...beh non era tanto sveglio!
E non erano svegli neanche i leghisti che nel 2007 hanno votato a favore di Lisbona. Il tentativo di difendere l'indifendibile alzando lo stendardo della "contestualizzazione" sarebbe commovente...se non facesse ridere!
Saluti!
AK
Vabbè, non conosci nulla sull'argomento ma sei qui per provocare.
EliminaCaro Stefano,
EliminaQuesto tuo messaggio – come i precedenti di Omar - rivela una totale confusione/ignoranza sulla questione europea. Che sarebbe anche scusabile, se non fossimo su un certo blog che la rende invece inammissibile:
1) La Carta di Chivasso non c’entra un cazzo con il processo d’integrazione europea, che per capirci è quel processo storico-politico la cui origine risiede nella c.d “Dichiarazione Schuman” del maggio 1950. A memoria non credo neanche che nel testo ci siano riferimenti espliciti all'integrazione o all’unità europea in generale e di certo ha avuto ZERO rilevanza su quello che è successo dalla CECA in poi.
2) “la famosa "Europa dei popoli"” (presuntamente diversa da “quella di Ventotene”) che tu citi ha un leggerissimo problema: NON È MAI ESISTITA. È UNA GROTTESCA SUPERCAZZOLA AGITATA PER GABBARE GONZI, FESSI E COGLIONI. Se Miglio e Bossi ci hanno creduto, son stati dei coglioni.
3) La verità storica è ovviamente ben diversa: sin dall’Atto Unico Europeo del 1986 era chiaro A TUTTI (vedasi il discorso di Bruges della Thatcher nell’88) che il progetto europeo stesse conoscendo una svolta sovranazionale di tipo schiettamente federalista (che superava l’equilibrio ventennale raggiunto con il c.d. Compromesso del Lussemburgo). E nel 1992 era ancor più chiaro che il Trattato di Maastricht fosse il suggello giuridico e politico di questa svolta in senso sovranazionale e federale. Miglio e Bossi non potevano non capirlo e se davvero non l’hanno capito sono stati dei coglioni al quadrato.
4) Il supporto a Maastricht non è stato “un abbaglio” (ma stradaje a ride!).
È stata una scelta convinta! C’era dietro una teoria non priva di logica e razionalità: l’evoluzione in senso federale del progetto europeo avrebbe costituito lo spazio politico-istituzionale nell’ambito del quale superare senza traumi la dimensione nazionale. L’integrazione europea veniva vista e usata – correttamente – in chiave antinazionale.
5) Sorvolo per pietà sul fatto (del tutto ovvio) che nel 2007, quando Bossi ha votato a favore di Lisbona, la svolta federalista dell’UE fosse ormai un dato acquisito, chiaro anche ai bambini.
6) È imbarazzante che voi non riusciate ad accettare la semplice verità: e cioè che chi ha votato a favore di Maastricht e di Lisbona è un EUROPEISTA. Fatto e finito. Ciò che ha detto o non ha detto Bossi prima e dopo, ciò che pensavano lui e Miglio, se fossero in “buona fede” (categoria che andrebbe bandita dalla politica) o meno…tutto ciò conta meno di zero.
Saluti,
AK
Caro Anonimo, qui l'ignorante e confuso sei tu.
EliminaBello vedere che come Gramellini brandisce cadaveri, tu brandisci i Blog al solo scopo di fare della tronfia retorica egomane. Perfetta affinità culturale e onestà intellettuale con l'aggravante di cianciare col lusso del senno del poi...e gratis.
Questo basta e avanza a qualificarti.
In ogni caso chi parla di "Europa dei Popoli" la descrive sempre come una utopia, anche Oneto che ne era il più fervente sostenitore criticando il progetto della Lega Nord di Bossi, la qualificava come qualcosa di irrealizzabile figlia del desiderio di evitare guerre tra popoli che avevano invece tutto l'interesse a intrecciarsi e crescere insieme. Poi esiste letteratura sul progetto federale europeo da ben prima che esistessero gli Stati Uniti. Non é stata fatta, ovviamente, e ci siamo beccati quello che piace a te, gli Stati nazionali centralisti, il keynesismo bellico, le dittature e le guerre mondiali. Tra Miglio e te, secondo me il coglione non era Miglio. Le confederazioni le abbiamo inventate noi (lombardi, nel senso etimologico originale, perché se usassi "Padania" non vorrei ti venisse qualche attacco isterico) nel medioevo e Miglio tra mille difetti proponeva un modello istituzionale ancora più innovativo.
Detto questo non ti resta che osservare la realtà: tra migliaia di errori, le uniche cose sensate che andavano fatte, le ha fatte la Lega, non altri, perché da Chanoux in poi, l'unico luogo in cui si é sempre potuto discutere liberamente senza pregiudizi ideologici era nel consesso intellettuale autonomista e federalista. Allora come oggi. Saluti. Fai meno il nerd che fai la figura dei Sabrysocialisti.
Forse erano leghisti così puri e duri che leggevano il Foglio e gli editoriali di Giannino...
RispondiEliminaRiposi in pace 🙏 🌷
RispondiEliminaGrazie Prof, Bossi può piacere o meno ma è stato un Grande Uomo politico. La denigrazione nasce dal fatto che è stato fondamentale per limitare di molto l'accesso al governo del fronte progressista post mani pulite, mediante le allenza con Berlusconi, ai progressisti dell'unità di Italia non è mai fregato na mazza, a loro interessa comandare ed occupare il potere...Quel progressismo che abbraccia la modernità a tal punto da odiare il voto (se dici che chi vota in modo difforme da te è un delinquente, di fatto odi il voto...) o da rimpiangere la presunzione di colpevolezza...un progressismo fascista a tutti gli effetti è quello che da 30 anni denigra chi vi si oppone efficacemente e che continua ad occupare abusivamente tante sedi in cui il potere si esercitare concretamente (scuole, università, aule giudiziarie, apparati amministrativi vari, media...)
RispondiEliminaUn caro saluto
Beppe
Il problema è che, per esigenze tattiche, la vecchia lega "padanista", in certi ambiti geografici e specie a livello locale, per anni ha dato l'impressione di ritenere che l'UE potesse rappresentare un grimaldello per tentare di scardinare "il sovranismo romano" a favore di una pretesa Mitteleuropa. L'europeismo di molti leghisti nordici è dunque un retaggio storico dell'anti centralismo, che, all'epoca, era separatista e anti italiano.
RispondiEliminaIl fatto è che la Lombardia presa da sola (se fosse indipendente dall'Italia) potrebbe benissimo funzionare anche in area euro.
Eliminail fatto è che la Lombardia è da sempre un gigante economico ed un incapace politico condannato al continuo fallimento (come Bossi )
EliminaEd infatti i Visconti da una signoria che nel XIV secolo si estendeva su l' Intera Italia nord occidentale fino a Bologna e mezza Toscana un secolo dopo si era ridotto a mezza Lombardia .
E non parliamo poi degli Sforza loro eredi che per rompere la camicia di forza che gli avevano stretto intorno veneziani e fiorentini non seppero far meglio che chiamare i francesi in Italia perdendoci il ducato.
E non parliamo poi del Risorgimento e della politica de l' Italia unita in cui la Lombardia è stata sempre politicamente passiva tant'è che ai tempi che Bossi fondò la sua lega , di "lombardo" c'era al governo solo un tal Zamberletti , ministro ( validissimo per altro) della Protezione Civile .
Per Milano sono passati un sacco di " treni politici" ma i lombardi non ci sono mai saliti sopra se non per i propri affari personali ( come Berlusconi peraltro).
Quindi "Requescat in pace" la Lombardia come Bossi , che ben altri problemi e ben più gravi ci stanno ora venendo addosso.😡
Riposi in pace il Senatur.
RispondiEliminaOggi ci piace ricordare i suoi momenti di maggiore lucidità, intuito politico e la sua capacità di rappresentare e incarnare sentimenti davvero presenti tra la sua gente. Certi politici, specie a sinistra, non si curano minimamente di farlo.
Bossi denigrato come Salvini per la partecipazione al governo Draghi.
RispondiEliminaIdem per gli attacchi da media e magistratura: vedo un parallelo. Ringrazio entrambi.
Grazie per questo articolo Prof!
RispondiEliminaMi piace pensare che quel sorriso fosse per lei eccome. Dalle letture che ho avuto modo di fare sono sicuro che agli occhi di Bossi, un nuovo compagno di trincea abruzzese, fosse in realtà una vittoria personale. "Il federalismo non é contro qualcuno, ma per tutti i Popoli". Bossi aveva un progetto di Lega nazionale, molto diverso da quello di Salvini, ma lo aveva eccome. Mi piace pensarlo: davanti ai suoi occhi c'era un seme germogliato di cui sicuramente era felice.
I libri ideologici di Bossi (ma anche quelli identitari dei suoi compagni di viaggio che già ci hanno lasciato) traboccano di QED ante litteram...Certo, a modo loro, di pancia, male argomentati per usare un eufemismo, ma con la maledizione di essere compresi dai più solo col senno di poi.
In una sua diretta disse che Bossi aveva una "fase grillina", ma parlava della Lega come partito di lotta e di governo. C'è un capitolo nel primo libro che si intitola proprio così. In quel capitolo Bossi mette la politica al centro di ogni processo per arrivare alla "costituente" per l'Italia federale. Non esiste altra via se non quella democratica diceva e rifiutava categoricamente la lotta armata e la rivoluzione marxista. Parla di entrare nelle istituzioni e di farlo col consenso dei territori che la Lega rappresentava: un sindacato dei territori, contro il potere e la commistione partitocratica consociativista e centralista. Lo stesso potere che regge la Von der Leyen che schiaccia popoli e cittadini in tutta Europa. In fondo é naturale mi verrebbe da dire!
Non tedio oltre, ulteriori pensieri li lascerò nei miei spazi, ma come era chiaro dagli anni 80 a Miglio che l'Europa politica non si può fare (la questione dell'unanimità é lapidario nel modello di Miglio), era chiaro a Bossi che tra vicini, per andare d'accordo, bisogna ognuno essere padrone a casa propria.
Un saluto dalle terre dei PISL.
Bisognerebbe far leggere queste parole ai Gramellini di turno che oggi scrivono che era "antisovranista e a favore degli Stati Uniti d'Europa"...
RispondiEliminaNotato anch'io quel titolo, mi sono chiesto se non ci avesse capito nulla o fosse in malafede.
Eliminaun uomo controcorrente come pochi che amava questa patria che aveva per primo capito la natura del progetto europeo non lo dimenticherò il suo esempio mi guidi sempre 💚
RispondiElimina[...]che la circostanziata denuncia dei limiti di un'unione monetaria non ottimale contenuta nel Tramonto dell'euro era stata anticipata non solo da paludati economisti britannici, ma anche dal "matto in canottiera", che ci fosse arrivato da solo, o che avesse avuto frequentazioni culturali per me insospettabili,[...]
RispondiEliminaQuesto punto è interessante, perchè la quotidianità offre spesso occasione di trovare persone poco istruite che affrontano sillogismi complessi arrivando a conclusioni non banali.
Guglielmo Marconi era un dilettante, non era un fisico... Ne ha imbroccata più d'una rispetto a persone più preparate che lo criticavano.
Inviterei quindi a rivalutare nel dibattito politico il ruolo dell'intelligenza (quella naturale ovviamente, non ChatGPT). Lo studio è fondamentale, ma se uno non capisce nulla... diventerà un cretino istruito, e che spesso quindi diventa arrogante. Il periodo del COVID ci ha fornito molto esempi in tal senso.
Poi oggi ci sono le università online, quindi molti cretini potranno ancor più agilmente definirsi istruiti.
(A proposito, quando le abolite? Le università online sono la vera bomba atomica che incombe sulla nostra civiltà)
Che incombe sulla nostra società. Volevo dire società, non civiltà.
EliminaIl regalo più bello da fare a Umberto sarebbe portare a casa il federalismo.
RispondiEliminaNON voglio crederci che non bastino 5 anni per una riforma...
Quanti commenti luridi si leggono nelle varie cloache per la morte di un uomo! Quanta mancanza di umanità! Non ero d’accordo con tutto quel che diceva (la Padania, ad esempio, mi è sempre sembrata una scemenza), ma riconosco con rispetto e ammirazione che sulla impossibilità di un’Europa politica e sulla sua mancanza di democrazia ci aveva visto giusto, e con enorme anticipo sui tempi. RIP.
RispondiEliminaPiccola testimonianza sulla vicenda Padania: ai tempi della tre giorni padana del settembre 1996 non esistevano ancora smartphone e social per darne adeguata testimonianza al di fuori della cloaca mainstream, ma le assicuro che ci fu una partecipazione talmente alta da far tremare i palazzi del potere fino a Roma: e infatti iniziò la fase repressiva e in quasi tutte le stazioni dei Carabinieri c'era un fascicolo con su scritto "Lega Nord" (tra l'altro uno l'ho visto casualmente di persona nel comando della mia città).
EliminaRicordo tanti comizi di Umberto Bossi, in molti dei quali mi capitò di partecipare al servizio d’ordine: i suoi discorsi duravano mediamente un’ora e mezza, più almeno altre due ore passate nel backstage a firmare autografi e a rispondere alle domande di cittadini comuni, iscritti e rappresentanti locali nelle istituzioni. Sempre paziente e gentile, mai risposte di comodo, ma sempre motivate ed articolate.
RispondiEliminaRicordo l’ultimo comizio al quale ebbi occasione di partecipare, a Ivrea (credo nel 2002), in gran parte incentrato sulla previsione di un ritorno del “desiderio di confine”, come reazione ai disastri economici e sociali che la globalizzazione stava causando ai popoli europei (dei quali ben pochi iniziavano allora ad avere contezza).
Per chi non avesse avuto occasione di conoscere direttamente Bossi e la Lega delle origini, mi permetto di suggerire la lettura di alcuni lavori del compianto Daniele Vimercati, tra i più attendibili ed equilibrati biografi del fenomeno Lega negli anni ’90:
• I Lombardi alla nuova crociata (Mursia, 1990): il primo saggio sul tema, dalle origini all'esplosione elettorale della Lega Lombarda;
• Vento dal Nord: La mia Lega, la mia vita (Sperling & Kupfer, 1992): scritto a quattro mani con Bossi, rappresenta l’autobiografia politica ufficiale del leader leghista;
• La rivoluzione. La Lega: storia e idee (Sperling & Kupfer, 1993): un saggio che delinea il programma politico e la visione federalista della Lega Nord durante la crisi della Prima Repubblica;
• Processo alla Lega (Sperling & Kupfer, 1998): libro-intervista incentrato sulla fase della “secessione padana".
Per quanto riguarda le frequentazioni culturali di Bossi, in molti suoi discorsi mi pareva di riconoscere i riflessi del “protezionismo educativo” di Friedrich List: sotto questa luce, credo andrebbe collocata la proposta, a suo tempo formulata, delle “due Italie, due monete”, come possibile via d’uscita per indirizzare il Sud d’Italia su un percorso di reale sviluppo economico, al di fuori delle dinamiche perverse dell’assistenzialismo.
Con riferimento al paradosso dei “leghisti duri e puri”, ci sarebbe un lungo discorso da fare, ma non è questa la sede: mi limito ad osservare che, per molti dei soggetti entrati in Lega dopo il 2000, atteggiamenti del genere sono storicamente fuori tempo massimo.
P.S.: sono sicuro che, quando Bossi le ha sorriso, sapesse perfettamente chi fosse Alberto Bagnai :-)
RispondiElimina[...] per quel che ci riguarda, se la lira non fosse entrata nell’euro, allora non sarebbero fallite soltanto le grandi imprese italiane, ma anche le piccole imprese perché il costo del danaro e l’inflazione sarebbero saliti alle stelle e sarebbe sopraggiunta la frantumazione dello Stato italiano, cioè la secessione.
RispondiEliminaDiscorso a Pontida del 17 giugno 2001
Potresti indicare la fonte? Io trovo solo un virgolettato di Monti (Mario, https://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/06_Giugno/06/monti.html ) che a riportarlo completo comunque pone l’accento sulla dicotomia moneta-democrazia: “ […] sarebbe sopraggiunta la frantumazione dello Stato italiano, cioè la secessione. Noi avevamo coscienza che se gli avvenimenti fossero andati in quel modo avremmo dovuto immediatamente indirizzare il processo politico verso uno Stato nazionale padano per garantirci la democrazia”.
EliminaChissà cosa veniva detto nel discorso completo.
Sì, confermo la fonte. Rimane il fatto che la posizione di Bossi non è mai stata storicamente granitica, né su UE né su euro. La vecchia abitudine del partito antieuro all'opposizione e proeuro al governo.
EliminaNon saprei, da spizzichi e mozzichi di discorsi e iniziative non si capisce granché, facendo lo stesso lavoro certosino si potrebbe far passare Renzi per un amico dei lavoratori.
EliminaTornare dall’euro alla lira per un movimento di indipendenza della “padania” equivale a non cambiare nulla. Trovo però simpatica la proposta serissima di far aderire la padania all’euro: mi ricorda la richiesta di ingresso nella NATO della Russia (spoiler: un fallimento del più grosso stato europeo, nonché l’inizio di una catena di errori https://www.spiegel.de/international/world/secret-documents-from-the-1990s-how-close-was-russia-to-nato-membership-a-613a9896-ac9f-46ac-b27c-00547d96b9fb )