sabato 18 dicembre 2021

La fattoria delle discriminazioni, ovvero: la carità

(...oggi seduta alle 14 per la presentazione di un certo numero di emendamenti del Governo su temi abbastanza disparati, dalle delocalizzazioni - emendamento 77.0.2000 "Disposizioni in materia di cessazione dell'attività produttiva" - alla magistratura onoraria - emendamento 196.2000 "Disposizioni in materia di magistratura onoraria", presentati dal Governo dopo un attento negoziato col Parlamento, culminato in una riunione tenutasi venerdì 17 - cioè ieri - che doveva durare un'ora e ne è durata tre, così la poltrona si è scaldata per bene! La posizione del Senato era che ulteriori interventi governativi non potevano essere accettati "a scatola chiusa" e andavano quindi sottoposti ad ulteriore attività emendativa, con i cosiddetti "subemendamenti" - per gli amici: "sub". La presentazione dei sub però poneva un tema di rispetto dei tempi, atteso che, come affermato da un collega spiritoso, il Natale non poteva essere abrogato per emendamento del Governo, e l'esercizio provvisorio è a soli 13 giorni di calendario, che poi sono dieci giorni lavorativi, nel corso dei quali si deve svolgere anche il passaggio alla Camera. La posizione del Governo era che i due interventi principali fra quelli proposti non potevano essere presentati in decreti separati perché le rispettive coperture finanziarie erano disposte da questa legge di bilancio: se si fosse aspettato di approvare quest'ultima prima di procedere con un decreto autonomo, si sarebbe rischiato in almeno un caso - magistratura onoraria - la procedura d'infrazione. Alla fine si è deciso di provarci. Termine per i sub: domani alle 18. Se vi interessa seguire da vicino questa bella storia, sapete dove trovare le informazioni. Ma in realtà non volevo parlarvi di questo...)

Qualche giorno fa in Commissione "odio", quella che talora definiamo, antifrasticamente, Commissione "amore" (per esorcizzare con l'evocazione di quella scintilla labile e fioca di divinità che purtuttavia alberga in ognuno di noi il Male radicale che irrimediabilmente contamina e devasta la nostra umanità - soprattutto, come abbiamo appreso, quella di noi di destra), abbiamo avuto ospite il nostro padrone di casa (qui, come sapete, siamo a casa di Google), al quale abbiamo rivolto alcune domande:


Le domande erano articolate come articolate e sostanzialmente esaurienti sono state le risposte (la qualità degli auditi sta crescendo, dopo un inizio alquanto... alquanto!), anche se, proprio a voler entrare nel merito, c'è qualcosa di situazionistico nel discorrere lungamente di come e con quanto successo ci si adoperi per orientare i dibattiti ospitati sulla propria infrastruttura, salvo poi rifuggire dalla qualifica di editore come da un marchio d'infamia! Da un grande potere (editoriale) derivano grandi responsabilità (editoriali), ma, certo, un potere in tanto è veramente grande solo in quanto è assoluto, cioè solo in quanto riesca a svincolarsi dalle proprie responsabilità, come un'altra vicenda di cui ci stiamo occupando dimostra.

Non è però di questo che vorrei parlarvi ora.

Mi sembra ormai evidente che nella fattoria delle discriminazioni tutte le discriminazioni sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre. Sono stato accusato di voler sabotare il lavoro della Commissione con le mie critiche corrosive. La mia serena considerazione è che sarà il tempo a giudicare. Intanto, mi sembra ovvio che mentre si moltiplicano in tutto il Paese episodi odiosi di discriminazione anche violenta, anche a danno delle categorie più fragili (gli anziani, i bambini), e, laddove interessi, comunque in aperta violazione delle norme europee (il famoso considerando 36), quelle stesse norme cui ci compieghiamo con tanta voluttà quando a farne le spese sono gli italiani, ma alle quali ci ribelliamo con inusitata fierezza allo scopo di penalizzare ulteriormente gli italiani, mi sembra ovvio che se in un contesto simile una Commissione antidiscriminazione non si interessa del tema, delegittimarla, da parte mia, non avrebbe alcun (ulteriore) senso. Posso quindi rassicurare chiunque ne abbia bisogno sul fatto che i miei interventi non sono rivolti all'oggi e ai presenti, ma al domani e ai futuri: un giorno qualcuno (forse) potrà constatare che c'era chi lottava per difendere la libertà, come c'è sempre stato, come sempre ci sarà: nulla di eccezionale, quindi, nulla di titanico. Certo, come ho spiegato a più e più riprese, la liturgia del "giro di domande con risposta finale" non è la più indicata a far emergere maieuticamente una verità minimamente accettabile. L'adozione di questa pessima metodologia, che nessun regolamento impone, risponde evidentemente alla ferrea volontà di indirizzare la verità dove più fa comodo, e d'altra parte costringe chi desidera intervenire a sbriciolare il proprio interlocutore per rivelarne l'inconsistenza, non essendo possibile assicurare, tramite una sia pur regolata e stilizzata dialettica, che si dia spazio all'apprezzamento, ma anche alla valutazione critica, delle opinioni altrui.

Ma insomma, anche questa non è esattamente la cosa di cui vi volevo parlare, anche se ci si avvicina.

Prima di leggere (a proposito di sabotaggi) gli emendamenti del Governo, volevo condividere con voi, che mi siete più cari e più vicini, una cosa che penso di aver capito in dieci anni di dialogo con voi, ma che le ultime vicende sanitarie mi hanno consentito di mettere a fuoco meglio: che cos'è la carità, e perché ce n'è tanto bisogno.

Le valutazioni che quelli che sanno di politica (?) facevano con me prima che entrassi in politica (ma anche dopo che ci sono entrato) prendevano spesso una piega teologale: "Vedi, Alberto, il tuo discorso, per avere un vero valore politico, dovrebbe dare una speranza alle persone che hanno fede in te...". La fede e la speranza, nel discorso degli esperti, c'erano: mancava sempre la carità per completare la terna. Eppure tutto, anche in politica, parte dalla carità.

E che cos'è la carità?

Semplicemente, è accorgersi delle cose prima che capitino a te.

Del resto, "fare la carità" in italiano è fare l'elemosina, e verosimilmente quello che spinge alcuni (pochi) di noi a frugarsi le tasche è la capacità, in alcuni più sviluppata di altri, di immedesimarsi con chi si ha di fronte sospendendo qualsiasi giudizio morale.

Alla fine questo blog si è occupato solo di questo argomento: lo ha fatto quando ha raccolto il vostro grido di disperazione, perché la condivisione fosse di conforto a chi già soffriva, ma anche di ammonimento a chi ancora non soffriva. Lo ha fatto quando ha stigmatizzato chi non riusciva a capire che stava parlando della vita delle altre persone. Lo ha fatto quando ha gioito del successo di chi, avendo tratto le giuste conseguenze da un discorso razionale, era però sufficientemente umano da condividere con gli altri la propria legittima soddisfazione. Lo abbiamo fatto creando consapevolezza. La macroeconomia, quella vera, una lezione ce la offre: "it must be war", una guerra fra poveri, naturalmente, e nessuno di noi, vi assicuro, è abbastanza ricco per uscirne indenne. Ora molti si sono accorti, finalmente, che qualcosa non va per loro, dopo aver accettato per molti, troppi anni quello che non andava per gli altri. Di questi, molti sono miei colleghi (intendo: docenti universitari), obnubilati per tanti, troppi anni da quello che il mio barocco successore alla presidenza della Commissione finanze chiama "ventisettismo mentale": l'inerzia etica e politica di chi sa che, comunque, alla fine a lui il ventisette uno stipendio arriverà.

Voi direte: "Ma c'è stato er sarto de qualità!..." (non nel senso di quello che cuce i vestiti, ovviamente...).

Sì, forse.

La minaccia esistenziale si è fatta più immediata, l'aggressione più esplicita. Ma questo non cambia di molto il senso del mio discorso, non mi aiuta a rispondere alla domanda che mi pongo e ci pongo: che cosa fare con chi si è svegliato solo quando è toccato a lui? Che cosa fare con chi ha mostrato così poca carità? E, se volete, come questione preliminare: perché la gente cerca una fede, cerca una speranza, ma non cerca la carità, cioè non ci pensa prima?

Io vedo un'umanità divisa in due categorie, ugualmente non caritatevoli: quelle che pensano che a loro non toccherà mai, e quelle che pensano solo a quanto è toccato a loro. Forse queste ultime sono, o almeno sembrano, più scusabili, perché qualcosa gli è successo, e questo qualcosa ci richiama ai nostri inderogabili doveri di solidarietà umana e sociale. Ma anche in questo occorre misura, occorrerebbe carità. Oltre un certo limite, come ci spiega Michéa, e come chi vi scrive ha constatato coi suoi occhi, l'idea che certe cose non debbano verificarsi mai più trascolora in un'altra negazione, nell'idea che esse non possano verificarsi di nuovo, magari nell'idea riconfortante che è assolutamente impossibile che esse possano mai verificarsi proprio sotto i nostri occhi, perché "questa volta è diverso" (una frase che abbiamo imparato a ridicolizzare in finanza, dove è pericolosa solo per le tasche dei gonzi, ma dalla quale non ci guardiamo mai abbastanza in storia, dove è pericolosa per le vite di tutti).

Questo è il seme del Male: l'idea di un Tempo storico rettilineo che legittimi con la negazione del Passato la disattenzione al Presente nell'attesa di un radioso Futuro.

A noi è stato detto: estote parati.

Significa anche che la storia non è mai finita, significa che noi non siamo ontologicamente migliori né peggiori di chi ci ha preceduto, significa che la memoria ha valore solo se è anche memoria del presente, attenzione al presente.

Questa memoria del presente l'abbiamo costruita e condivisa qui, questa attenzione al presente l'abbiamo suscitata e alimentata qui.

Continueremo.

(...e va anche detto che qualche soddisfazione ce la siamo tolta, e altre ce ne toglieremo...)

(...breaking news: domani sconvocati. Si inizia a votare in Commissione lunedì. Quando si finirà?...)

(...ah, a proposito di frugarsi le tasche: a differenza dei tanti che lungo questo decennio si sono messi a disposizione con accorati accenti di profonda sincerità, chiedendo di fare qualcosa, chiedendo che cosa potevano fare, c'è una persona, un amico, che ha semplicemente fatto, senza chiedere, con generosità e intelligenza: è Fausto, la persona grazie alla quale siete in grado di seguirci nella nostra attività parlamentare ed extraparlamentare. Fausto vi ha dato molto. Ora siete voi a dovergli dare qualcosa, perché se ha tanto tempo libero per seguirci in tempo reale un motivo c'è, e non è un buon motivo. Frugatevi le tasche e cliccate qui...)

21 commenti:

  1. Fatto. Anche se vivo la stessa situazione di Fausto. Ma poiché lo seguo e trovo il suo lavoro magnifico, una piccola somma mi sembra opportuna. In attesa di terminare completamente le entrate familiari (mia moglie insegna), posso ancora permettermelo. Sottolineo che non appartengo a nessuna delle due categorie "non caritatevoli" da sempre. Questo, per lo meno, non me lo possono togliere.

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  2. Fatto. Io nemmeno lo dico alla moglie (che al momento mi mantiene, data la mia situazione lavorativa). Piccola cifra mensile che toglierò a qualcos'altro (mo' sta a vedere cosa...). Però è giusto. Grazie a Fausto.

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  3. Fatto. Teniamo accese le luci.

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  4. Fatto. Piccolo grazie a Fausto.

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  5. Avrei dovuto farlo prima, mi sono dimenticato troppe volte, grazie Fausto, conoscerti è un privilegio.
    Paolo

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  6. Fatto, ma dal 22 dicembre sono a spasso anch'io. Vorrei tanto che tutte queste istanze autenticamente antisistema unissero gli sforzi, se non altro perché siamo sempre più disoccupati e senza un soldo e facciamo volentieri donazioni a chi ci da voce, a noi che siamo senza voce, ... ma dato che ciò non può essere allora terremo duro come potremo. Grazie sempre

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  7. Fatto. Grazie a Fausto per il prezioso lavoro.

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  8. Poi uno si chiede perché è uso ad interloquire col “romanesco” essendo Lei toscano.
    A pensar male si direbbe che Roma rimane la solita palude bizantina.
    Detto con affetto da un ravennate.

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  9. “La capacità del capitalismo della sorveglianza di tenere a bada la democrazia ha prodotto due dati essenziali. Google è guidata da due uomini che non amano la legittimità del voto o la supervisione democratica, e che da soli controllano come viene organizzata e presentata tutta l’informazione del mondo. Facebook invece è guidata da un uomo che non ama la legittimità del voto o la supervisione democratica, e che controlla da solo un mezzo di connessione sociale sempre più diffuso e l’informazione presentata o nascosta nelle sue reti. “

    Il capitalismo della sorveglianza, Shoshana Zuboff

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  10. "Il momento catartico inizia con la periagoge (conversione), con la liberazione cioè, dalle catene che permette al prigioniero di rivolgere lo sguardo oltre il senso comune e poi di uscire dalla caverna".

    Per quelli che si sono svegliati solo quando è toccato a loro, l'unica via di uscita onorevole e credibile è la "conversione". Alla fine credo sia questo che conta per separare il grano dal loglio.

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  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  12. Sono felice di constatare che Fausto ha, come gli avevo richiesto e suggerito a Pescara, attivato il suo canale di donazioni. Felice di aver contribuito e di farlo anche in seguito, e ancor più di farlo dalla mia posizione di docente sospeso a zero stipendio a seguito delle fantasie anticostituzionali di un manipolo di "menti raffinatissine" (straniere, s'intende).
    Non immaginavo quanto potente energia potesse scaturisce dall'essere e dichiararsi oggi una persona libera, testimone di un mondo, quello vissuto negli ultimi miei 49 anni, vero, autentico, dal quale, senza stupore alcuno da parte mia, per via di ben noti meccanismi socio-psicologici, chi si piega al ricatto (spesso con giubilo) abbandona per entrare in una nuova dimensione. Onirica. Lisergica.

    "I chose freedom. I chose life" (Trainspotting).
    Vi suggerisco di riguardarlo, insieme a The Matrix Trilogy, per avere l'effetto sberla...

    Saranno mesi intensi. Li vivremo a schieba dritta, consapevoli che il lavoro duro, quello culturale, sarà ricostruite tutto dalle macerie. A partire dalla bellezza che nella Storia abbiamo creato più di chiunque al mondo.

    #MolonLabe

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  13. «A questo regno
    non salì mai chi non credette ’n Cristo,
    né pria né poi ch’el si chiavasse al legno.

    Ma vedi: molti gridan "Cristo, Cristo!",
    che saranno in giudicio assai men prope
    a lui, che tal che non conosce Cristo;

    e tai Cristian dannerà l’Etïòpe,
    quando si partiranno i due collegi,
    l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe.

    Consoliamoci con il metafisico...

    Avendo già perso le entrate di mia moglie ed essendo prossimo alla possibilità di sospensione per me, offro a Fausto una pizza, abbiate pirdonanza...

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  14. Buongiorno Prof.!
    O, per meglio dire, aye-aye comandante!
    Chiedo scusa a Fausto, molte volte avevo pensato di fare una piccola donazione ma non avevo mai agito: oggi ho rimediato.
    Aggiungo che fare una donazione a Fausto dopo aver comunicato alla agenzia delle entrate il mancato possesso di apparecchio TV (con conseguente esenzione al pagamento del "canone") procura un certo godimento.

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  15. Il signore di Google dovrebbe spiegare perchè questo video (fatto in aprile 2020 ) :
    https://www.youtube.com/watch?v=rZO_0oMj288
    è stato rimosso .
    La doss.ssa Barrientos (El Salvador) illustrava come si cura il covid e dava solo indicazioni mediche .
    L'affermazione pesante era che riteneva l'avviso di non usare ibuprofene pubblicato su The Lancet un errore (cosa che si è dimostrata vera ) .
    Sarebbe compito della vs. commissione prendere un singolo caso (come questo) e stabilire chi e perchè ha cancellato un video che in aprile 2020 dava sostanzielmente le stesse prescrizioni del protocollo del Mario Negri del 2021 .
    Parlando in generale il signore di Google risulta difficile da afferrare, mentre su un caso singolo , specifico , dettagliato si può ricostruire tutto e verificare di chi sono state le manine che sono intervenute e chiedere loro perchè .
    Così Google nel futuro potrà migliorare i sistemi per evitare brutte figure .

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  16. Fatto. Grazie Fausto e grazie al Senatore per la segnalazione, oltre che per tutto il resto.

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