martedì 7 dicembre 2021

Ci stiamo perdendo?

Mauro Buti ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La storia insegna":

Splendido post. <3

Una cosa su cui stiamo sicuramente perdendoci come comunità è che ci sono sempre meno splendidi post, a dirla tutta. Il che era una di quelle cose che aiutava a mantenere l'umore alto ai tempi, quando manco si poteva immaginare davvero di vincere. Leggere, capire, interessarsi ti faceva sentire parte attiva di qualcosa di grande, il che era meglio rispetto ad essere inermi, e subire e basta.

Per il resto la riflessione è che lei ha sicuramente vinto come singolo, e con pieno merito, ma (almeno a me) è sempre meno chiaro se si stia effettivamente vincendo sul tema di più ampio respiro.

Alcuni anni fa alcune evoluzioni sembravano inevitabili peggio della morte. Alcune cose sarebbero finite, alcuni politici sarebbero schiantati, e alla fine almeno qualcosa di altro e diverso sarebbe nato. Per forza, perché era la macroeconomia a decidere così. Oggi gli elementi macro-economici sono più o meno identici ad allora (o lo torneranno a breve), eppure l'impressione è più che tutto il Dibattito si sia impantanato del fango. Per dire, uno come Macron a rigore di ragionamento oggi avrebbe dovuto avere meno del mezzo per cento (come Hollande prima di lui). Invece sembra avanti, è non è inverosimile che vinca...

Le forze di rottura e antisistema scendono, e forse la pandemia sta realmente spostando l'ago verso più "stabilità e sistema" come alternativa al cambiamento traumatico che si è sempre profetizzato.

Chiaro che alcuni temi "non finiscono mai", come da post (ricordo quello dove si trollava sulla quantità di giorni per cui abbiamo atteso la Brexit... :D), ma la sensazione da "deserto dei tartari" inizia a fare capolino sulla schiena, e la gran realtà è che vorrei leggere ancora dei post chilometrici di ragionamento su tutti questi temi e l'universo presente. Sicuramente la roba del 2011 è ancora attuale, però non riesco più a sentirla come "proprio attuale". E' in corso qualcosa d'altro su cui sarebbe importante essere comunità, e leggere robe che stimolino la materia grigia un filo di più rispetto ai giornali (ci piace vincere facile, del resto).

Invece ci si sente un po' soli, o comunque più soli rispetto all'inizio, il feed mi passa un nuovo articolo di goofy ogni mezzo secolo, e nel mentre ci stracciano i maroni di roba di cui onestamente non interessa (--> *d*ibattito).

Piccola petizione di un accanito lettore: più blog, meno figure, meno telegram, meno twitter. <3

M

Pubblicato da Mauro Buti su Goofynomics il giorno 6 dic 2021, 17:29


Trovo interessante questo commento perché solleva questioni che anch'io mi sono posto spesso. Nel dedicarmi a voi ho assunto responsabilità cui non voglio sottrarmi, anche se non sono semplici da interpretare.

Proviamo a farlo insieme.

La prima, probabilmente, è stata quella di darvi la sensazione di "essere parte attiva di qualcosa di grande", come dice Mauro, di quello che qui chiamiamo il Dibattito, della nostra comunità. Ora, già su questa frase di Mauro ci sarebbe da ragionare parecchio. Lungo tutto il percorso di questo blog ho definito l'appartenenza un cancro, l'ho considerata un disvalore, se non il disvalore supremo nell'ottica del perseguimento di una democrazia compiuta. Mi sembrava che il principale ostacolo alla maturazione di una coscienza democratica fosse quel modo tutto piddino di "ragionare" per appartenenza, di argomentare, cioè, rifugiandosi, trincerandosi, nei luoghi comuni accettati dalla propria comunità. Il semicolto che "sa di sapere" perché sa quello che gli è stato detto di sapere e non è disposto a mettere in gioco queste sue certezze ci è apparso fin dall'inizio come la versione attuale, poco riveduta e per nulla corretta, dei willing executioners di buona memoria (e quelli di voi cui queste parole sembravano esagerate qualche anno fa ora si saranno ricreduti). Con quanti di questi omuncoli con la verità in tasca vi siete dovuti confrontare, incuranti del mio saggio precetto (che poi non era mio): l'importante è desistere!

Ma l'appartenenza non è necessariamente abolizione della propria capacità critica, non è necessariamente il tribale ossequio a un totem, come nei personaggetti che ci capitava di incontrare.  Può anche essere condivisione, scambio, comunità, e quindi stimolo, anziché obliterazione, del pensiero critico, tensione ideale, anziché tetro conformismo, partecipazione e quindi libertà, anziché obbedienza agli ordini di scuderia. E la domanda che ci dovremmo porre è: ma prima che questo blog ci fosse, questa roba dove la si andava a cercare? Dove si placava questa sacra e giusta ansia di partecipazione, di progetto? E la prima risposta che mi viene in mente è che questo senso di appartenenza come militanza, come capacità di strutturare una resistenza associandosi in una comunità di pari, come condivisione di visione e di ideali, la si trovava nei partiti e nelle loro ideologie. Capisco dalle parole di Mauro di aver colmato non uno, ma due vuoti. Quello di cui ero consapevole era il vuoto culturale e intellettuale lasciato da una narrazione totalmente fasulla delle cause della crisi e dei meriti dell'attuale ordinamento. Ma nel colmare questo vuoto "razionale", senza volerlo né saperlo (?) colmavo anche quel vuoto "emotivo" lasciato dall'oggettiva assenza di luoghi in cui militare, confrontarsi, crescere ideologicamente e politicamente. Credo in effetti di aver scritto più di una volta, lungo questi anni, che questo blog era l'unico luogo in cui si facesse politica in Italia, ma probabilmente nemmeno io mi rendevo conto di quanta verità ci fosse nelle mie parole. Qui si costruiva un racconto del mondo, che è poi quello che ogni partito dovrebbe offrire (naturalmente, non il mio e non lo stesso per tutti), ma che oggi i partiti non sanno né possono permettersi di offrire, così come non possono permettersi, per svariati motivi, a partire da quelli prosaicamente economici, di allestire una sezione (virtuale) come questa, in cui per anni siete venuti a discutere i temi del presente ma soprattutto quelli del futuro.

Ecco, parliamo del futuro, e di quelle "evoluzioni che sembravano inevitabili peggio della morte". Perché certo, un'altra responsabilità che ho assunto nei vostri riguardi, oltre a quella di darvi un'appartenenza, di costruirvi un percorso militante, è stata quella di darvi una speranza. Sulla costruzione di questo "senso dell'imminenza" hanno perfino scritto un saggio, un po' datato, ma non per questo meno interessante. Chi offre una speranza in qualche modo si prende la responsabilità di non deluderla, così come chi raduna una milizia si prende la responsabilità di non lasciarla allo sbando. L'osservazione di Mauro però mi fa riflettere su come sia evoluta, e non poteva essere altrimenti, la mia percezione delle dinamiche politiche. I fondamentali macroeconomici restano una chiave di lettura insostituibile: se dovessi sceglierne una sola, mi terrei quella. Ma esistono anche altri strumenti di analisi. Dopo tre anni di frequentazione dei palazzi penso di averne acquisiti (e ve li ho consigliati) e di essere capace di osservare la realtà sotto altre angolazioni. Se guardo a me stesso, al me stesso di allora, con gli occhi del me stesso attuale, di un insider, apprezzo la genialità di Salvini nel tirarmi a bordo. Non mi iscriverei mai a un club che mi accettasse come membro, mi vergognerei di avere come follower uno che segue Bagnai, e soprattutto oggi, da responsabile di un partito, non tirerei mai dentro uno che si comportasse come mi comportavo io! Perché da quella visione geometrica, fra il cartesiano e lo spinoziano, oggettivamente più elaborata e sfaccettata di quella che oggi vediamo caricaturata (almeno spero!) dal simpatico Musso, ma pur sempre animata da una volizione sottilmente allucinata, derivavano una postura politica repulsiva nella sua intransigenza e una lettura ingenuamente semplicistica dei moventi delle varie parti in gioco. Non era per nulla ovvio che uno che ragionava come ragionavo io sarebbe stato capace di presiedere una Commissione, di coordinare una squadra di parlamentari molti dei quali più esperti di lui, di condurre trattative col "nemico", di guadagnarsi il rispetto dei "palazzi". Io, per dire, al simpatico Musso non offrirei nemmeno una candidatura in un comune di 600 abitanti (e invece, magari, chissà: una volta messo di fronte alla vita vera crescerebbe - ne dubito, ma insomma ci siamo capiti)! E invece Matteo ha avuto il coraggio di tirarsi dentro quello che poteva anche legittimamente sembrare, e, ne sono certo, ancora oggi sembrerà ad alcuni suoi compagni di strada, un pazzo.

Questo apre almeno un paio di ulteriori questioni, che accenno solamente, perché domani mattina sul presto sono in Commissione Bilancio a trattare sulla manovra per il mio partito.

La prima, in ordine logico, è: il Dibattito si è veramente "impantanato nel fango"? Ovvero: gli strumenti della macroeconomia hanno perso la loro capacità di anticipare le tendenze politiche ed economiche? La "roba del 2011" oggi è ancora "proprio attuale" o ha perso smalto? Premesso che qui non si è profetizzato nessun "cambiamento traumatico", proprio perché si è dimostrato che il cambiamento, laddove occorresse, non sarebbe un trauma (almeno, non dell'ordine di grandezza del trauma che stiamo tuttora sperimentando), capisco le perplessità, ma mi sembra di poter ragionevolmente dire che in effetti no, non siamo impantanati. Continuiamo a vedere prima quello che succede dopo, e come esempio vi prendo il decollo dell'inflazione, di cui oggi tutti si accorgono, e che avevamo visto arrivare a marzo 2020. Questo per la parte economica. Per la parte politica, certo, Macron è ancora lì nonostante i deficit gemelli della Francia. Ma Macron, come a suo tempo Conte (che purtuttavia stava per schiantarsi a inizio 2020), è stato un grande beneficato del COVID. Chiamando un "tana liberi tutti" generalizzato, la pandemia ha consentito anche alla Francia di fare politiche di bilancio espansive anziché "riforme" (cioè tagli), e ha tappato in casa i gilet gialli (altro dettaglio non insignificante). Non so dire (nessuno può dire) se in assenza di questa preziosa opportunità Macron si sarebbe schiantato. Quello che credo si possa dire (ma ci torneremo insieme) è che i problemi della Francia sono ancora lì, e la logica dell'economia non si piega alle ragioni della politica.

Poi c'è un'altra questione, più intima e più decisiva. Esiste in una certa misura un trade off fra conquista del potere ed esercizio del potere. Lo si è visto bene nel 2018. Le forze "rivoluzionarie" che sono arrivate a governare ci sono arrivate non perché si sono piegate ai poteri forti o perché hanno inseguito il grande centro (quel luogo frequentato dagli eletti ma non dagli elettori, come ricorda Capezzone): ci sono arrivate perché hanno offerto una visione del mondo e una speranza di cambiamento (in parte servendosi del nostro lavoro, ma questo è un altro discorso). Se sono poi state sconfitte, come dice Preterossi, in tutta evidenza è perché non hanno saputo esercitare il potere che era stato loro conferito dall'investitura popolare. Esercitare il potere è un gioco diverso: non devi offrire una visione del mondo, devi capire come funziona il mondo, e per capirlo devi poter dialogare con chi lo manda avanti. Quelli che "io si ero 'ndo stai tu a quest'ora avevo già risorto tutto!", oltre a evitare di porsi la domanda spiacevole (perché dove sto io ci sto io, e non tu, caro Rodomonte vernacolare?), ignorano anche che per esercitare il potere, oltre a sapere dove si vuole andare, è anche necessario saper accettare i compromessi. Quei tanti nostri amici che la vita ha trasformato, con mio contenuto dolore, in folcloristiche macchiette, quando fanno le loro sparate che affascinano tanto i più gonzi di voi, all'occhio dei meno gonzi dimostrano una cosa sola: che non uscirebbero vivi da una normale riunione di condominio! Figuratevi dal MEF o da Chigi... E quindi sì, contro ogni mia ragionevole aspettativa, ho imparato l'arte della mediazione e del compromesso, portando a casa qualche risultato.

Ma la domanda che mi pongo è: in cambio di quei risultati, quanto della mia anima ho lasciato sul tavolo?

E la risposta non la sa nessuno: non la sapete voi, soprattutto quelli che pensano di saperla (hai traditooooh!11!), non la so io, non la sa nessuno, e verosimilmente nessuno la saprà mai, perché a questa risposta si potrà rispondere solo dopo, con gli strumenti della storia. Ma prima bisognerebbe passarci, alla storia, e questa non è una mia ambizione, come non lo era, del resto, quella di entrare in politica...

45 commenti:

  1. Prof. Certe cose le capisco, ma oggettivamente nella speranza che questo nostro mondo migliori faccio difficoltà ad accettarle, anche io spesso sono costretto a scendere a compromessi, però ci sarebbe da chiedersi, con la crisi attuale, non sarebbe il caso di distinguersi dalla massa dell'offerta politica, specialmente se si è risoluti e preparati come lei? Tanti hanno iniziato ad apprezzare la sua sagacia discorsiva e politica, noi che la seguiamo da tempo immemore già ne eravamo a conoscenza e quindi non siamo rimasti stupiti, ma questa situazione economica alla quale si è aggiunta una quasi paradossale situazione emergenziale dovuta o meglio voluta con questa pandemia, è diventata ahimè insostenibile per molti, per alcuni sotto il livello economico altri psicosociale molti entrambi, come fare allora a dar credito alle sue parole, belle certo, ma viste da fuori dal nostro punto di vista, che purtroppo non è "inside" sono è restano altre parole? Tanti, e si è visto dalle elezioni amministrative hanno perso completamente la fiducia, e penso smetteranno di votare, e di questi "tanti", una maggioranza fa parte dell'orientamento politico a cui lei appartiene... nessuno può fidarsi mai ciecamente e se non si vedono reali benefici, si preferisce vedere almeno la dignità.

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    1. Vedo che non sono riuscito a trasmetterti un pezzo importante del messaggio, che invece è stato colto perfettamente da Marco qui. La differenziazione dalla massa dell'offerta politica che auspichi che scopo avrebbe? Probabilmente quello di catturare consenso. Questo è un pezzo minimo del problema. Renzi governa (vabbè, non esageriamo: diciamo che esercita una significativa influenza su scelte di indirizzo non banali) col 2%. Per vedere la "dignità" citofonare Cunial o altri del gruppo misto. Massimo rispetto anche da parte mia per la coerenza, ma forse dovreste riflettere sul fatto che ci sono diversi modi di non aver più nulla da perdere, alcuni più coraggiosi e costruttivi di altri.

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  2. Da ogni post si impara sempre qualcosa di nuovo, ma io in tutta sincerità non mi sento meno solo da quando, per cause di forza maggiore, i post sono diminuiti. Col rischio di poter sembrare provocatorio, non mi sentirei di escludere che forse se le cose non fossero cambiate mi sarei stancato e mi sarei allontanato, così come ho fatto in passato con tutti quegli ambiti della mia vita nei quali ho riscontrato una certa irreversibile stagnazione. Quello che distingue questo blog da tanta divulgazione è che più che nozioni fornisce strumenti critici e quindi al contrario di molti prodotti culturali non punta a creare dipendenza, ma semmai emancipazione, persino dalla lettura di sé stesso. Mi sarebbe impossibile leggere le notizie con gli stessi occhi con cui lo facevo prima, per cui lo sforzo che ho fatto per comprendere molte di queste pagine e i suoi conseguenti frutti, me li porto dietro ogni giorno, volente o nolente. In fin dei conti certe misure cosiddette sanitarie sono anche un altro modo non involontario di comprimere la domanda, a maggior ragione ora che l'inflazione sale davvero. Credo sia arrivato il momento di unire i puntini da soli piuttosto che seguire una linea già tracciata. In fondo anche questo è partecipare.

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    1. Questo contribuirebbe a farmi sentire meno inutile.

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    2. Non avrei saputo scriverlo meglio. Ho trovato molto utili gli ultimi due anni e, dal mio punto di vista, questo blog ha vinto: la situazione attuale mi ha aiutato a sfrondare la maggior parte dei siti e personaggi alternativi che seguivo e che durante la pandemia si sono ridotti a raccontare più o meno all'unisono spiegazioni semplicistiche facendo leva sull'emotività, entrambe caratteristiche assenti in questo blog. Ricordo un momento particolare della mia ultima presenza al goofy (2019) durante la quale Borghi e Bagnai fecero un noiosissimo spiegone delle dinamiche parlamentari, sul funzionamento delle commissioni, sull'iter che porta all'approvazione di una legge...Noiosissino, sì, ma che per me si rivelò in seguito un vero spartiacque mentale, utilissimo perché comprendeva tutte quelle complessità che non albergano nella mente del grillino tutto livore e distintivo o del solito blogger complottaro, entrambi tesi a scovare il lupo cattivo di turno (Draghi vile affaristaaah!) nella loro personale versione di cappuccetto rosso o ad auspicare l'ennesima Norimberga. Insomma la solita fuffa...

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  3. mi vergognerei di avere come follower uno che segue Bagnai...
    Come dobbiamo prenderla secondo lei dal momento che quelli di cui si vergognerebbe l'hanno votata? Ok il silenzio d'oro sui social (che poi serve più a lei che a noi) ma neanche essere presi a pesci in faccia

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    1. Michele, te lo dico con affetto: non sei abbastanza spiritoso per questo blog, e soprattutto conosci molto poco chi ci scrive (nonostante ti abbia spiegato piuttosto bene, credo, quali siano i miei obiettivi e le mie priorità). Suggerisco di rivolgersi a politici che si prendono più sul serio, come il simpatico Carlo Calenda.

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    2. Citazione da Woody Allen..ma bisogna essere molto cinefili!! Caro Alberto tu e borghi siete la mia unica speranza in questo periodo buio e triste ma a volte mi chiedo come fate a resistere in un partito che con le sue varie anime come dite voi ha comunque avallato il green pass ed ancora piu' imperdonabile obbligo per sanitari insegnanti e forze dell' ordine..questo per me e' un punto inderogabile e di una violenza inaudita.allora ti chiedo ma un leader non dovrebbe dettare una linea chiara su questi punti per me ineludibili di liberta'e rispetto umano? Tanto più che il leader sta rischiando di depauperare un tesoro di voti che aveva..un leader si vede anche da questo purtroppo come dite voi si governa solo avendo i voti.buona serata e buon lavoro

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    3. Senatore, quell'affetto se lo può tranquillamente tenere. Esempio: votate zaia in Veneto, mi raccomando! E poi quello si presenta con una sua lista e con un suo simbolo! Che polso della situazione! Ah no, sono io che non capisco i compromessi, infondo qualche mese fa ci aveva dato anche degli ignoranti. Notte

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    4. Sono contento a lei basti essere spiritoso. Qui invece speriamo che con i cambiamenti all'irpef almeno non cambi nulla perché da lontano sembra tanto un cetriolo

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    5. Con i cambiamenti dell'IRPEF cambia che pagherai meno IRPEF. A quel tavolo c'ero io ed è andata così. Se ci sono problemi avvertimi che li aggiustiamo. Siamo lì per questo (almeno questo...).

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  4. Sono felice Senatore che stia trovando il tempo di pubblicare nuovi post.
    Sicuramente non abbiamo gli strumenti per capire la realpolitik e ciò che avviene nelle stanze delle commissioni, ma i suoi post ci fanno bene, anche se ne capiamo solo una parte.

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    1. Non si tratta di Realpolitik ma di politica reale, diversa dalla politica immaginaria dei nostri ex compagni di strada.

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    2. E questa mi pare una distinzione che tutti dovremmo mandare a memoria e ritirar fuori quando ci assale qualche fregola musso-grillino-tuttosubitista-gestoeclatantista-fatequarcosista-siceroioarpostotuoista.

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  5. Caro professore (la preferisco ricordare come tale piuttosto che come senatore), leggerla da anni è stato sempre affascinante e lo è tuttora
    Personalmente trovo difficoltà a capire il senso del suo ermetismo letterale, ma ciò forse è dovuto alle mie limitate capacità
    La sua visione politica avrà avuto certamente ragione, ma chi come me,vive la vita in questo odierno oscurantismo, privato di ogni logica e stretto nella più feroce coercizione, forse impunemente, si aspetterebbe qualcosa di più concreto nell'oggi che la speranza di aver ragione domani
    Come è stato giustamente citato in un commento del suo post precedente, i nostri figli non possono aspettare di morire per avere ragione
    Mi auguro sinceramente che i suoi ragionamenti portino a qualcosa di positivo e che le sue ragioni diventino le nostre ragioni, ma nel frattempo non posso evitare di soffrire, di contorcermi dentro le frustrazioni che mi vengono gettate addosso
    Resisto, rifletto ma non so fino a quando riuscirò a contenermi
    Io non sono Alberto Bagnai ed il bello del mondo è proprio questo, la diversità.
    Quando però non si è tali (Alberto Bagnai) si rischia di soccombere per questo bisognerebbe aiutare anche colo

    ro che Bagnai non sono, con parole e soprattutto gesti chiari
    Un caro saluto a tutti ed un bentornato Professore nello spazio politico migliore che lei è stato capace di creare
    Marco Stugi

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  6. "Anima". L'aspetto spirituale non fa parte ufficialmente del dibattito, ma fa parte certamente dell'uomo. È nell'ambito della fede che si esercita la speranza e non è la storia che giudicherà l'umanità dopo questo tempo. Professore, buon lavoro!

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  7. Direi di no, nonostante tutto no, non ci stiamo perdendo, almeno non tutti; stiamo reagendo in maniera diversa ad una presa di coscienza della realtà dopo l’illusione che ognuno si è costruito da sé.
    Questo è, puoi cercare di affrontarla con quel che hai o puoi urlare al vento sperando ti ascolti.
    ”...cercando di far capire che se una cosa non funziona non funziona…”, è la cosa più efficace a disposizione; non sarà né veloce né facile (chi ha capito diversamente nel corso di questi anni non ha letto veramente), io ho fiducia nel suo, anzi vostro, lavoro che è fatto di confronto, di mediazione e di contrattazione.
    E di presenza: fuori si può solo urlare.

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  8. Un esempio di politica reale è dire che colui che ha promosso, organizzato e vinto i referendum sull'acqua"s'è svejato adesso"?

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  9. Ogni tanto viene criticata la frase "lo Stato va gestito come una azienda". Personalmente sono d'accordo e faccio notare a me stesso che chi, normalmente, dice tale frase probabilmente se gestisse una azienda come propone di gestire lo Stato la farebbe fallire.


    Anche nell'esercizio del potere dentro le aziende (private) ci sono le stesse dinamiche: sottoposti che criticano dirigenti (perchè se ci fossero loro risolverebbero tutti i problemi), mancanza di meritocrazia, dirigenti che si lamentano di non poter fare quello che vogliono perchè altri dirigenti vogliono fare dell'altro, ipotesi di complottismo, ecc ecc.

    Ad esempio nella mia esperienza, sono due anni che si cerca di far autorizzare l'investimento in una soluzione informatica che, a detta di tutti gli interessati, sarebbe necessaria. Sono due anni che con i miei colleghi revisioniamo il progetto per potercelo fare approvare, come convincere la proprietà ecc ecc.
    E una volta c'è il taglio del budget, una volta diluiamo il progetto in 3 anni per far meno paura per poi concentrarlo tutto in uno per massimizzare i saving, una volta lo proponiamo come investimento strategico, l'altra volta come ottimizziazione dei costi, ecc.
    E stiamo parlando di una azienda, grande, ma non complessa come potrebbe essere la gestione di uno Stato.
    Quindi se è così complicato portare a casa un progetto da parte di dirigenti non proprio ultimi arrivati, figuriamoci portare a casa qualcosa a livello pubblico.

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  10. Questo post lascia un sapore amaro. Ma forse ciò dipende dallo stato d'animo di chi legge, piuttosto che dal reale intento dello scrivente. Si è detto in questro blog quanto nel lettore ci sia una traslazione di sè stessi all'interno dello scritto.

    Mi trovo a riflettere sulle parole dell'On. Borghi riguardo il parallelismo con i moti del '20.
    Siamo in restaurazione è vero, e ciò ha fiaccato gli animi.
    Il 13 ottobre 1820 viene arrestato Silvio Pellico che si farà i suoi bei 10 anni nello Spielberg. E' stato forse fiaccato? Sicuramente. Ma uscito da lì ha scritto e il suo scritto è risuonato in tutta Italia.
    Nel '31 moriva Menotti. E così via. Siamo forse alla fase della Tempesta del Dubbio(1938) di mazziniana memoria?

    Mi chiedo ancora: stiamo facendo (sto) quel percorso di apprendimento che ci permetta di non schiantarci al primo soffio di vento? Stiamo procedendo allo studio del percorso storico?
    Le radici sono lontane.
    Ultimamente è stata rievocata l'idea che i pozzi siano avvelenati, deve anche questo sorprenderci? Non ci ha già detto Costanzo Preve che non se ne andranno finchè non li avranno impestati tutti?
    Molti (io) non si sono ancora arresi all'idea di essere persone normali e non i 300 spartani guidati da Leonida. Mai come quest'anno ho imparato come sia difficile fare il Bene.
    La destra concorrente in questo forse ci ha fregato.
    Porre il Signore degli Anelli come punto ideologico non è stata un'operazione stupida come può apparire a prima vista. Ricordo ancora(oggi è il giorno del ricordo) a chi l'ha letto che quel libro è sì un libro di miti, ma ha come protagonisti i piccolissimi Hobbit, che nel grande male del loro tempo scelgono di fare scelte di verità e giustizia. Rappresentazione di perseveranza per resistere a quel male (seconda guerra).

    Il risorgimento secondo me è stato in fin dei conti una rivoluzione borghese. Gente che ha preferito non galleggiare.
    La Causa dell'interesse nazionale che ci chiama oggi è forse per certi versi più semplice da sbrogliare rispetto al mondo così violento che i nostri avi affrontarono. Un mondo in cui c'era l'analfabetismo, le logge, le loggine e le loggette, la chiesa, l'impero e chi più ne ha più ne metta.
    Qual era la massa critica di popolazione da convincere alla causa? E la nostra? Dobbiamo ripartire da lì.

    Come me, che NON sono un turista del dibattito, ma che sono sempre stato in retroguardia è pieno di gente che ha appreso, è cresciuta, si è confrontata. Per fare l'unità ci han messo secoli. In 10 anni qui si è creato pensiero politico. La campana per molti ancora non è suonata anche se sono edotti delle dinamiche in atto. Va bene così, io stesso ci ho messo parecchio prima di scrivere e neanche oggi mi espongo in prima persona.

    Mi permetto un'aggiunta al post precedente.
    Ancora una volta ricordo a me stesso più che alla community l'importanza di scegliersi bene i propri maestri e compagni d'avventura. E' del tutto evidente che alcuni siano attratti dalle sirene della A cerchiata di cui l'italia è stata feconda interprete. Oggi lo chiamiamo grillismo.
    Abbiamo qui imparato a diffidare della più ampia categoria dei gestoesclatantisti. Ci manca solo di essere accomunati agli agitatori e prestare un altro fianco per farsi bersagliare mediaticamente. Bisogna invece continuare il perseguimento della battaglia dell'interesse nazionale con fiducia nei pacifici mezzi.

    Questo post che ho scritto così retorico e pomposo suonerà ridicolo per qualcuno, per altri forse di conforto, quel conforto di cui forse molti (io sicuro) hanno bisogno un attimo prima di ricominciare, di sapere che i Lettori sono tanti, ed anche gli Elettori.
    Oggi più che mai mi sento un piccolo Hobbit. Ma non ci stiamo perdendo.

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  11. Quando leggo di quelli che si perdono d´animo per una temporaneo arretramento e parlano di tradimento, mi viene proprio in mente quello che lei, Senatore, diceva sulla Storia che insegna ma non ha allievi.
    Se fossero vissuti ai tempi in cui si faceva l´Unitá d´Italia e si fossero battuti perché si realizzasse, che cosa avrebbero pensato di Cavour dopo l´Armistizio di Villafranca nel 1859? Avrebbero potuto solo immaginare quello che sarebbe successo circa 2 o 7 o 11 anni dopo?
    Avrebbero accusato di tradimento Garibaldi che consegnó a Teano il Regno delle due Sicilie al Re, pur essendo lui tutto fuorché monarchico?
    Avrebbero pensato cosa di Cavour quando, andando contro tutti i pareri dei suoi consiglieri, decise di lasciar fare a Garibaldi con la sua spedizione dei Mille ?
    Lo stesso Cavour, chiamato a posteriori il tessitore, aveva certamente un progetto politico ma operava dentro la realtá in cui viveva districandosi tra gli eventi per portarlo avanti il piú possibile: con alti e bassi, vittorie e sconfitte , e con qualche momento di forte demoralizzazione che oggi noi conosciamo attraverso le lettere che scriveva.
    Per avere anche una sola possibilitá di ottenere dei risultati, non c´é alternativa alla pazienza, alla mediazione e alla famosa capacitá di distinguere cosa si puó cambiare adesso da quello che si potrá forse cambiare dopo, lavorando in modo pragmatico per costruirne le condizioni.
    È quello che fanno tutti gli uomini di buona volontá che vogliono provare a realizzare i propri obiettivi. Gli altri hanno fallito anche solo prima di iniziare.

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  13. Personalmente mi preme ricordare con orgoglio di essere stato bloccato da Musso all'inizio della pandemia, per aver sostenuto l'ovvio, ovvero che un Servizio Sanitario ridotto in braghe di tela da anni di sottofinanziamenti e tagli, con 2,5 posti letto per acuti ogni 1000 abitanti, sarebbe naufragato rapidamente sotto l'onda dello tsunami della pandemia in arrivo.
    Dopo quasi 40 anni passati nelle corsie degli Ospedali, nelle sale operatorie ad affrontare e gestire emergenze e urgenze chirurgiche di ogni tipo, mi bastava l'esperienza acquisita per comprendere che razza di ciarlatani si aggirassero nei social, sproloquiando di argomenti dei quali ignoravano quasi tutto.
    Il tempo mette le cose a posto e si incarica di far capire alle persone priorità, cause e ragioni di fenomeni così complessi.
    Mi fa molto piacere rileggere sul blog le sue considerazioni sempre puntuali e profonde, vero nutrimento dell'anima.
    Bentornato a Lei e a tutti noi e grazie per le riflessioni che stimola. Ne avevamo tanto bisogno.

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    1. Che vuoi che ti dica? Il buon Musso secondo me è fuori come un poggiolo, ma mi ci sono affezionato. Non credo ne abbia mai imbroccata una, ma questo non vuol dire. Anche qui, il problema è il perché. Ho cercato di spiegarlo e spero di esserci riuscito.

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    2. Il problema si pone anche in prospettiva. Continuando con questo trend quale sarà il livello della linea rossa per definire una emergenza? Verosimilmente sempre più basso.

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  14. Io leggo questo blog da quando esiste o poco più tardi, confrontare le date mi interessa il giusto. Sono intervenuto molto raramente, ho avuto l'onore di vedere un mio commento trasformato in un post (Un requiem italiano) e ho sempre apprezzato il metodo divulgativo e l'approccio tranchant del professore e senatore.

    Ho appreso e fatto mio un concetto semplice e fondamentale: "l'importante è desistere". Le motivazioni sono quelle che hanno spinto molti di voi a cencellare gente dalla rubrica, io ho semplicemente preferito ricordarmeli come apparivano prima, dopotutto il mondo ha bisogno più di amore e comprensione che di disprezzo e di odio.

    Se ho deciso anni fa di dare una fiducia controllata a determinate persone, non sono certo i "tempi difficili" che mi fanno virare verso il tuttosubismo.

    D'altro canto non posso permettermi di vedere tutto andare alla deriva, lavoro in proprio e sento per primo le crisi economiche e di "umore generale" sulla mia pelle, in quanto vendo e riparo cose belle, ma fondamentalmente inutili, quindi ben lontane dai generi di prima necessità.

    Io continuo a desistere e spero di continuare ad esistere, riponendo la mia fiducia in chi è più attrezzato di me nel gestire l'attuale situazione. Io detesto i compromessi, ma li pratico quotidianamente in praticamente ogni aspetto della mia vita: essi sono alla radice della nostra esistenza, ogni qualvolta gli uomini accantonano l'arte del compromesso, generano violenza e non parlo soltanto di quella fisica.

    Mi devo unire al coro dei grazie o devo sentirmi abbandonato perché il professore ha ben altro di cui occuparsi?

    Io desidero che il professore, nella sua veste di senatore si occupi dei cittadini, tutti quanti, nessuno escluso e che difenda sempre i valori della democrazia, anche se è difficile in certi momenti storici. Lo comprendo, so che in quanto essere umano anche lui vive emozioni quali la frustrazione e la rabbia, ma lo trovo sempre (pubblicamente perlomeno) in grado di gestire l'emozione e di rispondere in modo esemplare.

    La mia fiducia se l'è conquistata spiegandomi aspetti della vita che mi sfuggivano e lo hanno fatto fino a quando non ne sono stato toccato con estrema durezza, in seguito l'ha mantenuta difendendo quelle idee che lo hanno portato dove è e dove, nella mia modesta opinione, sta facendo un buon lavoro.

    Per me la risposta esatta è "grazie per ciò che fa, glie ne sono grato, mi sta rappresentando meglio di come io potrei fare". Punto.

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  15. Mi sento in sintonia con quanto scritto da Mauro Buti

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  16. La realtà ha fatto talmente tanti di quei passi avanti rispetto agli anni in cui è fiorito il blog, che rispondere alla domanda se quel dibattito ancora vive e lotta insieme a noi, non è immediato.
    Una cosa certa è che la direzione verso cui la realtà politica si è mossa è la stessa che già avevamo individuato quando si diceva che l’euro non è una moneta ma un metodo di governo, e cioè la direzione verso l’accentramento del potere a livello sovranazionale, quindi del superamento della democrazia e della creazione di un pensiero. Avere in quegli anni potuto comporre questo quadro, ci ha sicuramente aiutato a decifrare meglio il film che sta andando in scena adesso, che con diversi strumenti persegue gli stessi obiettivi. Quindi mi pare vero che questa sia la continuazione dello stesso racconto della vita che si era costruito qui.
    Un’altra cosa però che mi sembra certa è che questo nuovo giro di giostra non sarà di breve durata: ha dato una mostruosa accelerata al disegno, intervenendo sulle nostre vite con un autoritarismo autolegittimato tale da scardinare con violenza e dalle basi anche il simulacro di democrazia con cui andavamo avanti, e senza nemmeno suscitare troppo scandalo, perché orchestrato a livello globale e su basi pseudoscientifiche non semplici da contestare. Il che mi fa pensare che questo frutto della pandemia sia qui per rimanere e per portarci verso un modello cinese (e sorvolo sull’aspetto dell’indebolimento della popolazione occidentale, cosa anche questa che avevamo già potuto percepire).
    In questo quadro, io riesco a intuire e anche condividere le ragioni della politica “reale”, il problema dell’esercizio del potere e dei compromessi necessari, e tuttavia mi chiedo se il prezzo da pagare non sia tale da perdere proprio lo scopo per strada (non dico l’anima, perché quella ognuno se la coltiva se riesce ad essere in questo mondo, al meglio che riesce, senza essere di questo mondo).
    Ossia, nel mentre che si esercita il potere e si fanno i compromessi si sacrifica l’integrità del racconto che unisce i cuori e le menti delle persone e che genera speranza.
    Uno dei post di Goofynomics che mi era piaciuto di più e che mi aveva proprio toccato il cuore, era “Eurodelitto ed Eurocastigo”, in cui appassionatamente dicevi : “Cosa fare ‘politicamente’ è molto semplice: dire la verità.” Forse era questa la “volizione sottilmente allucinata” a cui ti riferisci... Eppure è così potente, la verità… In realtà, non so … con massima stima e affetto. Scusandomi per la lunghezza.

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  17. Grazie mille per il mio minuto di celebrità, prof, e anche per aver immediatamente dato seguito alla piccola petizione con un altro post molto affascinante (e non vedo l'ora di leggere il "secondo tempo"... :D).

    Fa quasi strano bucare il "fourth wall", e probabilmente a saperlo avrei curato meglio esposizione del mio pensiero, perché leggendo i commenti e soprattutto leggendo il titolo di questo post mi sembra tutto un filo più “negativo” di come volessi davvero esporlo. In realtà era proprio una piccola petizione che tentava di essere simpatica e un po’ riflessiva, ma come spesso accade quando si ragiona ad alta voce c’è finito dentro un po’ di tutto, e inevitabilmente anche il “sentiment” attuale

    Provo a precisare, perché la discussione è splendida e soprattutto mi riporta ai tempi d’oro dei newsgroup, e dei muri di ragionamento scritto che andavano avanti indietro.

    Vedo quattro macro-temi, tutti interessantissimi
    1. Ci stiamo perdendo come comunità
    2. La macroeconomia è/non è una buona maniera di interpretare il futuro
    3. Stiamo vincendo/perdendo nella madre di tutte le battaglie, cioè il Dibattito
    4. I post del 2011 sono/non sono ancora attuali

    Ragiono su tutti (invece di lavorare, come dovrei… :D Presumo di essere folle, ma “priorities and life first”), quindi mega-post incoming, come ai dorati tempi di usenet

    1. Non credo che ci stiamo perdendo come comunità, e non mi sono mai sentito lontano da questa comunità. La comunità è oramai consolidata, e al massimo sta andando verso successive fasi della sua vita. Mi sono sempre sentito e mi sento un membro “orgoglione” della stessa, e in questo non mi sento particolarmente abbandonato dal prof. Il prof fa la sua vita, come tutti, sta avendo un importante successo personale e professionale (che peraltro credo tutti gli augurassimo, visto il mazzo tanto che s’è fatto), e organizza le sue priorità di conseguenza. Mi sento talmente tanto parte della comunità che anche temi molto rilevanti (per dire: affiliazione politica del prof) hanno inciso zero nel mio sentirmi membro. Magari non mi sento parte della comunità “partitica” (per mille motivi), ma ho capito abbastanza facilmente i motivi della scelta, e a prescindere sono e rimango entusiasta del fatto che il prof “scali la torre”. Uno dei nostri in cima, dove sta il problema di preciso? Il che per dire mi è valso infiniti bisticci, perché alla fine sono e rimango un convintissimo “goofy”, ed è sempre più difficile staccarlo da annessi e connessi (cioè il dibattito, di cui come accennavo nel post interessa quasi zero rispetto al Dibattito). La riflessione semmai è un’altra, ed è più relativa al linguaggio e alla forza aggregativa che genera un certo tipo di comunità. I “goofy” si sono ammucchiati sulla base di una comunicazione didattica, estesa, che rifuggiva la logica delle figure e del tweet. Il collante è sempre stato una maniera di ragionare molto prima delle bandiere, l’esaltazione dello spirito critico come antitesi rispetto al pensiero unico, e ancora di più alla violenza e stupidità del pensiero unico. La piccola petizione è che ci rende forti “più di quello che ci ha già reso forti”, e che altri tipi di comunicazione (twitter per dire) sono anche divertenti, ma magari più funzionali a un diverso tipo di affiliazione, e comunque poveri per chi si è oramai abituato ad altro e meglio. Poi si scherza anche, ovviamente, è solo uno spunto (continua)

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  18. 2. Non scherziamo, suvvia. Economia e macro-economia rimangono LA lente per interpretare il futuro. Quando ho finalmente capito cosa stava scrivendo il prof nel 2011 ho vissuto un momento inebriante stile “Newton” e mela in zucca (e in effetti capire finalmente le equazioni di maxwell *è* un momento inebriante e di onnipotenza, almeno tanto quanto dimenticarsele poco tempo dopo… :D). Macro-economia dice dove cade la palla sul lungo periodo, e nulla è cambiato nella mia convinzione su dove cadrà la palla nel lungo periodo. Però è anche vero che nel lungo periodo saremo tutti morti, come diceva qualcuno, e l’amarezza del post è forse legata a una presa d’atto dei tempi storici, e all’impotenza rispetto al tempo presente. Chiaro che c’è speranza, e peraltro io sono pure un po’ ipocrita a parlare di questa roba come un’ansia (come professionista il sistema m’ha dato di tutto e di più, e sono emigrato e fuori dal delirio già da anni. A rigore di convenienza personale dovrei votare Monti e/o PD tutta la vita), ma il tema di fondo è che se vince Macron magari non cambia dove atterra la palla sul lungo periodo, ma sicuramente ci facciamo un bel +5/+10 anni sui tempi di atterraggio. Nel mentre vedo i miei amici di una vita, a metà dei quali stanno levando la pelle con prospettive scarse e tendenti all’inesistente, che magari *sclerano pure sulla politica e votano pure PD*, e niente, mi sento depresso. Non so come dirlo in altri termini. Non mi sento sconfitto, ma sicuro mi sento depresso

    3. Collegato a quanto sopra, stiamo vincendo, perdendo o siamo in mezzo al fango? Credo fortemente che “stiamo vincendo”, nel senso che se i fondamentali sono grossomodo quelli, il punto di atterraggio in un futuro è inevitabilmente sempre quello. Oppure no? Sono un internettaro della prima ora, e internet ha mille storie che si possono applicare come un parallelo a questa battaglia. Per dire: la musica. Un giorno nasce Napster, ed è abbastanza chiaro che quella è la “right way”. Se posso passare la bella musica al fratello che vive dall’altra parte del globo è una win/win, è giusto, è bello, aumenta la felicità di tutti. Poi bordelli, copyright, scontri col business pre-esistente, guerra senza quartiere. E alla fine Napster viene obliterato dal mondo, e dieci anni dopo il mondo si ristruttura a forma di Netflix e Spotify. Ha vinto Napster? Mmmmmm…

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  19. 4. Il tema secondo me è un po’ quello descritto sopra: come dice il prof nella sua risposta idea e ragionamenti originari avevano una intransigenza e un rigore che mal si accompagnavano col mondo reale e politico, e gli infiniti compromessi che ci stanno attaccati. Era un tema bianco/nero. E siccome l'idea dava speranza, e ancora più era “giusta”, l’abbiamo abbracciata in toto. Oggi siamo tutti cresciuti, il tempo è passato, e l’idea deve sfumarsi e diventare “grigia” per amore o per forza. Invece come comunità non dibattiamo più davvero sul grigio. Non è oggetto di comunicazione “alta e culturale”, come lo era e come rimane il ragionamento iniziale. Io personalmente sul tema mi sento un po' rimasto quello di dieci anni fa, bianco/nero. Quando dico che il Dibattito si è impantanato nel fango non intendo dire che non ha più smalto nell’indicare i punti di atterraggio, ma piuttosto mi chiedo se il destino non sia di finire un po' come Napster, perché almeno degli Spotify possano arrivare. E cosa sono esattamente gli Spotify nel dibattito? Sa dio, ma sarebbe fighissimo parlarne per ore e ore, come alternativa delle statistiche del coviddì, che onestamente anche basta. Ci sono tanti elementi di novità e di curiosità che meriterebbero Dibattito^2 e una visione “nuova” del futuro, ma mentre prima c’era una casa che parlava di futuro, e ha attratto parlando di futuro, e *facendo Politica*, adesso la sensazione è più che il mood di fondo sia cambiato. In casa si chiacchiera meno, perché i bambini sono diventati grandi, e intimamente è come se fossimo in attesa che il futuro di cui parlavamo dieci anni fa finalmente si realizzi, e sia un po’ quello a bloccarci prima di parlare di roba nuova. Il deserto dei tartari. Invece non è mai troppo presto o troppo tardi per parlare di futuro. Per essere fighi (come questa comunità è sempre stata) bisogna *sempre* parlare di futuro...

    Finisco, giuro. Ultima precisazione sull’evento traumatico di cui ho parlato. Ho letto con fascino (parti, sulle equazioni non reggo più, non ho più l’età… :D) l’articolo del prof dove si teorizza un impatto abbastanza limitato di una uscita.
    Non penso che vincere il Dibattito e la guerra possa davvero essere una cosa così piccolina. Mi fido sulla scienza, ma sulla politica e il sentimento vincere ha un prezzo, e probabilmente un impatto traumatico legato a tutte le sfumature di grigio. Pensare che una cosa del genere avvenga in maniera “non molto traumatica” mi sembra ottimista (e lo spero vivamente, by the way). Se vinci la madre di tutte le battaglie, e il mondo cambia sull’asse di funzionamento di uno dei suoi temi cardine, a terra ho paura rimangano molti più cadaveri e casini rispetto a quanto prefiguri il paper economico, con fluttuazioni tutto sommato modeste. Anche perché credo sia molto difficile che l’Italia esca dall’euro in isolamento, e senza che la cosa riverberi su tutto il sistema. UK l’ha fatto, certo, ma non credo Italia possa per mille motivi su cui potremmo dibattere ore ed ore. Se salta il sistema intero davvero possiamo aspettarci che sia poco traumatico e/o "una crisi qualunque"?

    Su questo e i mille argomenti e spunti che si aprono dai ragionamenti credo sia meglio lasciare a discettare il prof, che lo fa da anni, bene, e che colgo l'occasione di ringraziare per continuare a trovare tempo e pazienza di darci da leggere. Il quarto muro è una roba strana: per me lei è quasi un parente che conosco da anni, ma capisco benissimo di essere uno sconosciuto a parte inverse. Il che rende la discussione un po' strana, presumo, ma non per quello meno affascinante. Grazie per la risposta personale, mi ha fatto davvero molto piacere.

    Stay foolish, stay hungry, have fun. :)

    P.S. Ho fatto un casino tentando di spezzettare il post, ed è impossibile rileggermi, quindi perdonatemi se non ha né capo né coda... :D

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  20. OK, tutto comprensibile.
    Ora però facciamoci la domanda che Borghi fa giustamente al CTS: quando è che ammetteremo di aver fallito? A che punto (quale decreto, parametro,legge, compromesso) tiriamo la linea di confine.
    Perché si sa senza un confine nulla esiste .

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    1. Intanto, come sempre, vorrei richiamare a un minimo di purezza lessicale, altrimenti richiamo di non capirci. Tu stai parlando di fallimento, io parlavo (rectius: Preterossi parla) di sconfitta, e se ci sono due parole diverse un motivo c'è.

      Avrei una controdomanda: qual è lo scopo della tua domanda? A che serve? Supponiamo di decidere che abbiamo perso (siamo stati sconfitti). So what? Supponiamo di stabilire che abbiamo fallito. E allora?

      Il fallimento serve a tutelare i creditori (e in qualche modo anche l'imprenditore), liquidando l'azienda e distribuendo il ricavato. Diciamo che ci siamo tolti di torno molti pesi morti, molte persone umanamente inadeguate, diciamo che la nostra bad bank l'abbiamo fatta e la vediamo razzolare su Twitter e in convegni cui nessuno partecipa. Quel pezzo del fallimento (quello che fa pulizia) in quanto community l'abbiamo già sperimentato con successo, quindi siamo pronti a un fresh start.

      La sconfitta. Intanto bisogna vedere se si è persa una battaglia o una guerra, e che tipo di guerra. Di solito va a finire con un armistizio o con un trattato di pace, tranne, ovviamente, nel caso di una guerra di annientamento, come quella in cui temo siamo coinvolti. Ma se è così, visto che siamo ancora vivi, non abbiamo ancora perso.

      Mi fai capire meglio che vai cercando?

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    2. "...nel caso di una guerra di annientamento, come quella in cui temo siamo coinvolti." Detto da chi pesa le parole col bilancino.
      Lo penso anch'io, annientamento. La domanda che ormai mi faccio ogni giorno, guardandomi intorno, è: "questo nemico che ci vuole annientare, può essere combattuto con la dialettica? E se non con la dialettica, con cosa?" In campo aperto veniamo distrutti, come si diceva l'emotività della folla l'ha in mano lui. Lo dicevo da subito, quando è apparsa la "questione sanitaria", che sarebbe stata un tema devastante per qualsiasi fronte d'opposizione e così è stato. Dobbiamo solo aspettare/sperare che questo nemico commetta un errore fatale in autonomia (politica del giunco)? Possiamo attivamente indurlo a commetterlo? Cosa siamo disposti a fare, veramente, per non essere annientati? Esistono opzioni non suicide per combatterlo con efficacia? Si è detto anche che la dimensione nazionale del problema è ridicola rispetto alla sua virulenza globale. E è verissimo. Quindi, la nostra voce qui, resa flebile dal vento contrario di una alluvione inarginabile di propaganda, cosa può ottenere? Abbiamo altro oltre la voce?
      Mi scuso, forse ho detto cose fuori posto, poco incoraggianti, dettate dalla grande tristezza e dal senso ormai opprimente di impotenza. Ma se non condivido con voi, con chi?

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    3. Due domande una risposta.

      Stabilire dove sta la linea di confine, serve a capire se, in questi 10 anni, siamo riusciti a trasformare un luogo di elaborazione del pensiero in un luogo di "azione sociale" (cfr. Max Weber).
      Ad inizio del tuo mandato avrei detto convintamente: sì. Da quando sei entrato nel governo di emergenza nazionale invece direi di no. Ecco, questo vado cercando. Cerco un confine che mi faccia capire se abbiamo perso combattendo contro qualcosa che è disfunzionale (ma più forte di noi) o se abbiamo perso entrando nella stanza dei bottoni come un Landini qualunque.

      Di strategia ne son morti (politicamente) tanti.

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    4. Ho capito. Per me questo è mussismo, e comunque se ti metti su questo piano con me hai già perso, perché chi mi conosce sa che essere dove sono non è un mio obiettivo, né lo è restarci. La qualità degli altri commenti testimonia del fatto che la mia guerra politica è vinta, indipendentemente da come andranno le battaglie parlamentari.

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    5. Mi permetto. La guerra politica è vinta quando arriva un risultato politico utile per chi, come me, ti ha votato. E quindi sì, la tua posizione nelle battaglie parlamentari fa la differenza. Della tua posizione individuale e dei commenti di altri invece (se non funzionali a quanto sopra) mi interessa il giusto.

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    6. Bè, capisco. Il mondo ruota attorno a te. In che provincia vivi?

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    7. Professore, Lei ha scritto " La qualità degli altri commenti testimonia del fatto che la mia guerra politica è vinta". Un approccio autorefernziale il Suo: ho vinto perche' lo dico io e lo confermano alcuni dei miei fan.

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  21. ok, ma quando draghi chiedera' il sacrificio dei primogeniti votera' si o sara' a casa a guardare il pentolame? cmq non ho letto mucho texto lol

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  22. Credo anch’io che il dibattito non si sia impantanato, anzi, direi che sia possibile paragonarlo ad fiume che durante il suo decorso ha incontrato un altro immissario (potremmo dagli il nome di Pedante) di pari importanza. Per cui le acque sono più torbide e vorticose, ma le linee principali di corrente rimangono sempre quelle. Importante è non perderle di vista mentre vi si naviga attraverso la confluenza utilizzando gli strumenti che questo, ma anche alcuni altri blog e intellettuali ci hanno provato a trasmettere.

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  23. La riflessione qui sintetizzata sull'appartenenza è la più importante lezione sul piano umano di questo blog. Ahimè, mi ha fornito le categorie mentali per riconoscere ed elaborare alcuni "lutti" anche in altri ambienti non strettamente "politici".

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