lunedì 5 gennaio 2026

Chi ha dato e chi ha avuto: ancora su Bulgaria e fondi europei

Qui siamo una community piuttosto chiusa: in questo posto viene chi sa che esiste, non c'è algoritmo che possa "sbattertelo in faccia" come fanno gli algoritmi delle altre piattaforme, proponendoti ogni tanto qualcosa di sorprendente, fin quando non credono di capire che cosa ti piace, e cominciano ad annoiarti proponendoti solo quello! Per questo motivo ogni tanto mi esprimo anche su Facebook, una piattaforma in cui ero entrato sostanzialmente per alimentare il gossip politico locale (nel vasto mondo c'è anche questo!), ma che risponde bene se si pubblicano contenuti interessanti. Per farvi un esempio, quando la Bolghèria è entrata nell'euro, ho preso uno dei tanti grafici che vi ho fatto vedere, l'ho pubblicato su Facebook con un rapido commento, e ho avuto questo riscontro:


dove la cosa interessante è che 19.479 persone che non mi seguono hanno comunque visualizzato il contenuto (potenza dell'algoritmo), e oltre un centinaio hanno commentato. Non sono numeri strabilianti (quelli li faccio quando parlo male del nostro amico Uva, il più amato degli e dagli italiani!), ma è abbastanza per avere un feedback fresco e spontaneo, considerando che voi, lì, non ci siete (a parte uno che non vorrei nemmeno qui, ma sono di buon carattere).

I commenti di chi non ha seguito il nostro percorso non sono sempre informatissimi e qualche volta sono sinceramente spassosi (non manca mai quello che viene a spiegarmi che l'UE non funziona e dovremmo uscire dall'euro, di solito perché l'ha sentito dire da uno dei tanti epigoni che parassitano il nostro lavoro). Ci sono però anche commenti di qualità, ed è comunque utile sapere come la pensa "laggente".

Quello che mi ha colpito dei commenti sulla Bulgaria è che in molti di essi si collegava l'ingresso della Bulgaria nell'euro a un aggravato onere per noi in termini di contributo netto al bilancio unionale. Ora, questo ovviamente non è vero, perché la partecipazione (attiva o passiva) al bilancio dell'Unione è legata all'essere membro dell'Unione, non dell'Eurozona, e quindi tutti gli Stati dell'Europa a sette velocità (dal primo gennaio, in effetti, sei) che sono anche membri dell'Unione Europea già prendono (o danno) al bilancio. Il fatto che la Bulgaria, Paese membro dell'UE, decida di entrare nell'euro, nell'immediato non determina grandi cambiamenti in termini di nostro contributo al bilancio dell'Unione. Un ben altro paio di maniche sarebbe l'ingresso dell'Ucraina!

Mi è venuto quindi in mente che forse sarebbe il caso di approfondire, anche per noi, il tema di come funziona il bilancio della UE, affrontato l'ultima volta un paio di anni fa.

Il funzionamento è semplice: il principio fondamentale è quello di coesione, che significa, in buona sostanza, che chi è più ricco deve dare e chi è più povero deve prendere. Quindi tutti i 27 Paesi membri contribuiscono al bilancio comunitario, ma i più ricchi danno più di quanto prendono, e i più poveri prendono più di quanto danno. Ne consegue che per i più ricchi gli accreditamenti netti dal bilancio unionale sono negativi (cioè sono un contributo netto positivo, che è un accredito netto negativo: soldi che escono dal Paese), mentre per i più poveri gli accrediti netti dal bilancio unionale sono positivi (cioè sono un contributo netto negativo, che è un accredito netto positivo: soldi che entrano nel Paese). I ricchi sono contribuenti, e i poveri percettori (sì, lo so che in angliano si dice contributori e percipienti, ma io sono fatto così e non potete farci niente), con due eccezioni significative.

Ovviamente, siccome il bilancio è a saldo zero, la somma di questi netti è zero, astraendo da alcuni fronzoli contabili: di quanto sono in deficit verso l'UE i "ricchi", di tanto sono in surplus verso l'UE i "poveri".

Il criterio principale per valutare la condizione economica di un Paese è il reddito nazionale lordo pro capite in termini nominali a parità dei poteri d'acquisto. Per darvi un'idea, questa è la distribuzione degli scarti percentuali dei redditi pro capite nazionali dal reddito pro capite unionale nel 2021:


e non sarete stupitissimi di constatare che il Paese più fortunato è il Lussemburgo, e il meno fortunato la Bulgaria (tu guarda!). Notate bene: questi dati sono riferiti al 2021, che è l'anno di inizio del ciclo di programmazione di bilancio in corso (2021-2027), quindi non sono quelli utilizzati per allocare il bilancio 2021-2027 (per questo scopo sono stati usati dati precedenti), ma insomma la graduatoria per reddito pro capite dei Paesi europei è relativamente stabile, evolve lentamente, quindi teniamo questi dati come utile riferimento.

Sono andato sul noto sito a scaricare accrediti dal e contributi al bilancio comunitario nel 2024, e il risultato è questo:


Nel 2024 il Paese più grande fra i Paesi ricchi (la Germania) ci ha smenato 15 miliardi, la Francia 5, noi 3 (evidenziati in blu), e così via, fino alla Grecia che ne ha ricevuti 3 e il Belgio che ne ha ricevuti 7. E qui voi vi chiederete: ma il Paese più povero non era la Bulgaria (evidenziata in rosso)? Eh, sì: ma il Belgio è quello in cui ha sede la maggior parte delle provvide e accorte istituzioni europee, che diuturnamente vegliano sul nostro interesse al modesto costo di 7 miliardi l'anno!

Si capisce meglio come funziona se si esprimono questi contributi in rapporto al Pil nominale dei singoli Paesi. Viene fuori una roba di questo tipo:


e in questa graduatoria, che non risente della dimensione del Paese, noi non siamo più terzi (come in quella dei contributi assoluti, cioè in milioni di euro), ma addirittura noni fra i contribuenti, il che ha senso, perché in Danimarca o in Olanda il reddito pro capite è più alto che da noi (ma siccome sono piccoline il loro contributo in termini assoluti è inferiore al nostro).

Mentre la somma dei contributi netti in valore assoluto è zero (non esattamente, ma non entro in queste difficoltà), per il semplice motivo che se qualcuno prende (segno più) è perché qualcuno ha dato (segno meno) e in somma algebrica questi valori non possono che annullarsi, la somma dei contributi in rapporto al Pil non deve necessariamente essere nulla e non ci aspettiamo che lo sia: è anzi più facile che sia positiva. In effetti, visto che sopra la media del reddito si trovano Paesi grandi, e che sotto la media si trovano Paesi molto piccoli, ci aspettiamo che nei Paesi grandi il contributo a un bilancio che complessivamente cuba circa l'1% del Pil complessivo sia su frazioni di decimali (e infatti non arriva allo 0,5% del Pil nemmeno in Germania), mentre nei Paesi piccoli le somme ricevute siano più impattanti, e in effetti in Slovacchia, Croazia, Bulgaria, Grecia, Estonia e Lituania superano l'1% del Pil, mentre in Lettonia arrivano al 2,5% del Pil. Non mi sono dimenticato nulla? Sì, mi sono dimenticato le sedi delle prestigiose istituzioni: Belgio (+1,1 del Pil nel 2024) e Lussemburgo (+2,8% del Pil, sempre nel 2024).

Paradossalmente (ma fino a un certo punto) i più interessati a essere europeisti sono quindi due Paesi "ricchi" (considerando che tali sono anche perché albergano la nota cupola parassitaria).

La relazione inversa fra scarto rispetto alla media del reddito, e ammontare degli accrediti netti rispetto al Pil, si vede abbastanza bene nei dati:


dove il Lussemburgo, in alto a destra, è decisamente quello che in statistica si chiamerebbe un outlier, cioè un punto che "sta fuori" rispetto alla nuvola di dati rappresentata. Ovviamente c'è dispersione perché il criterio di assegnazione dei fondi è più complesso di così e tiene conto anche di altre variabili, perché (come già detto) il reddito interno lordo di riferimento non è quello che ho usato a scopo esemplificativo, ecc. Ma il senso è abbastanza chiaro: chi è a sinistra (cioè sotto la media del reddito europeo) tende a essere in alto (cioè a essere percettore netto di fondi, ad avere accrediti netti positivi). Il contrario per chi è a destra.

Bene: spero che ora sia più chiaro a tutti come funziona.

Domani... lo spiego anche a quelli di là!

6 commenti:

  1. Italia unico paese chiamato a essere contributore netto nonostante pil pro capite inferiore alla media.

    Questo grafico farà scorrere fiumi di schiuma tra le fila europiddine, smonta contemporaneamente due narrazioni: quella dell'Italia morta senza UE e quella dell'Europa generosa con l'Italia!

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  2. Da qui le famose targhe esposte sui muri degli edifici che ci rendono edotti che gli stessi sono stati realizzati con i fondi UE... (Limortacciloro!)

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  3. Il dato che evidenzia Piersilvio e che colpisce immediatamente nell'osservazione del grafico è proprio la posizione anomala dell'Italia, oltre al Lussemburgo sparato in alto a destra.
    Nessuna sorpresa per noi, che un pochino seguiamo il dibattito, ma un elemento ulteriore per comprendere il danno che venticinque anni di unione monetaria + austerità ci hanno regalato, grazie al PD e agli eurolirici del PUDE.

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    1. Scusa, Claudio, ma tu e Piersilvio siete fuori strada (e nel testo del post ho preso tutte le precauzioni perché non ci andaste).

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  4. Pura curiosità: come cambierebbero gli equilibri se l'Ucraina entrasse nell'Unione Europea per davvero, supponendo che il conflitto si chiuda in qualche modo? Immagino che al momento non esistano statistiche in grado di catturare la reale condizione del Paese in stato di guerra, ma forse si può provare ad abbozzare qualcosa giusto per esercizio?

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  5. Bulgaria e Croazia hanno numeri vicini alla Grecia (post 2011 però), auguro loro di non avere esperienze similari

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