Il dibattito in merito al Mercosur sta attirando una notevole attenzione. Nelle due fabbriche del disagio ho dichiarato un aspetto che più degli altri suscita la mia perplessità (qui e qui): l'idea che "siccome Trump è tanto cattivo signora mia!" e quindi destabilizza il quadro geopolitico precludendoci (?) l'accesso al mercato Usa, noi si debba andare in giro per il mondo mendicando mercati frusto a frusto, quando al mercato che più ci dovrebbe interessare, quello interno al nostro Paese, abbiamo fatto questo:
come ci siamo detti tre anni or sono (e ricordo che fra i punti C e D ballano 531 miliardi di euro ai prezzi del 2010: hai voglia a vendere Maserati ai narcos!). Intendiamoci bene: credo di essere stato uno dei pochi ad aver detto da subito chiaro e tondo, per smorzare facili entusiasmi (è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo e di solito lo lasciano fare a me) che né Ciamp né Elonio sono "uuuuuuuuuuuuuuuuuno di nooooooooooooooooi!" (ad esempio qui, dove citavo un mio articolo del 2017 che dovremo rispolverare per commentare le "nuove" linee strategiche statunitensi). D'altra parte, pareva che dovesse cadere il mondo per via dei dazzzi, ma la situazione al momento attuale è questa:
Il saldo merci, dopo lo "spike" del primo trimestre determinato dal desiderio degli operatori statunitensi di anticipare le spese nell'attesa di dazi la cui entità veniva magnificata oltre il limite del verosimile dai solerti operatori informativi, è tornato esattamente sulla sua linea di tendenza di lungo periodo (e il saldo servizi prosegue sulla sua tendenza decrescente iniziata nel 2019). Tutta questa urgenza di andare in giro a cercare clienti perché "gli Usa non ci sono più" nei dati non si vede, perché la domanda netta degli Usa c'è ancora. Poi magari sarò superficiale io, ma ripeto: nei dati questa roba non c'è, mentre la distruzione del nostro mercato c'è e come!
Questa banale osservazione ha due risvolti.
Il primo, rovesciando l'argomento, è che a rigor di logica, soprattutto in un periodo di instabilità geopolitica, andare in cerca di mercati di sbocco esteri avrebbe un senso per chi avesse deciso di deprimere ulteriormente il proprio mercato, avesse cioè deciso di andare avanti sulla strada della deflazione salariale come unico strumento per recuperare competitività (tralasciando così la strada più incerta nei tempi ma più solida nei risultati degli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali).
A livello europeo, imboccare questa strada equivale a una duplice confessione:
1) la confessione di voler perseguire, o comunque (e peggio ancora!) di non riuscire a immaginare, un modello di sviluppo diverso da quello impostato sulla deflazione competitiva, assiduamente perseguito e poi imposto ai partner dalla Germania nel secondo dopoguerra, nonostante che questo modello di sviluppo oggi sia deprecato, come sapete, perfino da Draghi.
2) la confessione tanto plateale quanto involontaria del fallimento del progetto europeo, perché nel momento in cui vai in cerca di mercati fuori dall'Unione ammetti che "il più grande successo" (?) del progetto di integrazione europea, il mercato unico, non serve a un accidenti di niente, e questo perché la scommessa europea, come la chiamava Obstfeld, è stata persa: l'aggiunta di una moneta unica a un mercato unico depotenzia quest'ultimo perché obbliga a tagli reciproci di potere d'acquisto fra Stati membri in caso di shock esterno, che quindi non viene assorbito ma amplificato. Questo costo non era poi così chiaro ai "grandi" economisti degli anni '90:
(qui Alesina nella discussion del paper di Obstfeld citato), e di fatto rappresenta uno dei pochi contributi originali che penso di aver dato al dibattito. Era però chiaro a tutti che i benefici erano molto limitati. Sarebbe quindi bastato (e basterebbe) applicare la saggezza popolare: dove non c'è guadagno la remissione è certa!
Il secondo risvolto della mia banale osservazione secondo cui forse dovremmo preoccuparci più del mercato interno (italiano e europeo) che dei mercati altrui è che alla fine, nonostante susciti forti passioni, la preoccupazione per il Mercosur dovrebbe essere relativamente ancillare.
Per chiarirlo, parto dal pangolino nello spritz (la mia personale versione della mucca nel corridoio), cioè da una cosa che tutti dovrebbero notare, ma non mi pare che alcuno stia notando: abbiamo un illustre precedente, che tanto ci ha occupato anche su questo blog (qui trovate i post che lo analizzavano), per il quale sono state investite ingenti risorse in stracciavestismo e in entusiasmo, e che zitto zitto è andato avanti per la sua strada: il CETA.
Possibile che un precedente che tanto ci ha appassionato non abbia nulla da insegnarci?
Se vogliamo imparare qualcosa da questo pangolino, dobbiamo però rapidamente ripassare #lebbasi, che si riassumono così, per punti:
1) le politiche commerciali sono competenza esclusiva dell'Unione ai sensi dell'art. 3 TFUE:
Articolo 31. L'Unione ha competenza esclusiva nei seguenti settori:a) unione doganale;b) definizione delle regole di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno;c) politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l'euro;d) conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della pesca;e) politica commerciale comune.2. L'Unione ha inoltre competenza esclusiva per la conclusione di accordi internazionali allorché tale conclusione è prevista in un atto legislativo dell'Unione o è necessaria per consentirle di esercitare le sue competenze a livello interno o nella misura in cui può incidere su norme comuni o modificarne la portata.
2) in quanto tali sono soggette alla procedura di approvazione dettata dall'art. 218 TFUE (invocato dal terzo comma dell'art. 207 TFUE):
Articolo 218
(ex articolo 300 del TCE)
1. Fatte salve le disposizioni particolari dell'articolo 207, gli accordi tra l'Unione e i paesi terzi o le organizzazioni internazionali sono negoziati e conclusi secondo la procedura seguente.
2. Il Consiglio autorizza l'avvio dei negoziati, definisce le direttive di negoziato, autorizza la firma e conclude gli accordi.
3. La Commissione, o l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza quando l'accordo previsto riguarda esclusivamente o principalmente la politica estera e di sicurezza comune, presenta raccomandazioni al Consiglio, il quale adotta una decisione che autorizza l'avvio dei negoziati e designa, in funzione della materia dell'accordo previsto, il negoziatore o il capo della squadra di negoziato dell'Unione.
4. Il Consiglio può impartire direttive al negoziatore e designare un comitato speciale che deve essere consultato nella conduzione dei negoziati.
5. Il Consiglio, su proposta del negoziatore, adotta una decisione che autorizza la firma dell'accordo e, se del caso, la sua applicazione provvisoria prima dell'entrata in vigore.
6. Il Consiglio, su proposta del negoziatore, adotta una decisione relativa alla conclusione dell'accordo.
Tranne quando l'accordo riguarda esclusivamente la politica estera e di sicurezza comune, il Consiglio adotta la decisione di conclusione dell'accordo:
a) previa approvazione del Parlamento europeo nei casi seguenti:
i) accordi di associazione;
ii) accordo sull'adesione dell'Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
iii) accordi che creano un quadro istituzionale specifico organizzando procedure di cooperazione;
iv) accordi che hanno ripercussioni finanziarie considerevoli per l'Unione;
v) accordi che riguardano settori ai quali si applica la procedura legislativa ordinaria oppure la procedura legislativa speciale qualora sia necessaria l'approvazione del Parlamento europeo.
In caso d'urgenza, il Parlamento europeo e il Consiglio possono concordare un termine per l'approvazione;
b) previa consultazione del Parlamento europeo, negli altri casi. Il Parlamento europeo formula il parere nel termine che il Consiglio può fissare in funzione dell'urgenza. In mancanza di parere entro detto termine, il Consiglio può deliberare.
7. All'atto della conclusione di un accordo, il Consiglio, in deroga ai paragrafi 5, 6 e 9, può abilitare il negoziatore ad approvare a nome dell'Unione le modifiche dell'accordo se quest'ultimo ne prevede l'adozione con una procedura semplificata o da parte di un organo istituito dall'accordo stesso. Il Consiglio correda eventualmente questa abilitazione di condizioni specifiche.
8. Nel corso dell'intera procedura, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.
Tuttavia esso delibera all'unanimità quando l'accordo riguarda un settore per il quale è richiesta l'unanimità per l'adozione di un atto dell'Unione e per gli accordi di associazione e gli accordi di cui all'articolo 212 con gli Stati candidati all'adesione. Il Consiglio delibera all'unanimità anche per l'accordo sull'adesione dell'Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; la decisione sulla conclusione di tale accordo entra in vigore previa approvazione degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali.
9. Il Consiglio, su proposta della Commissione o dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, adotta una decisione sulla sospensione dell'applicazione di un accordo e che stabilisce le posizioni da adottare a nome dell'Unione in un organo istituito da un accordo, se tale organo deve adottare atti che hanno effetti giuridici, fatta eccezione per gli atti che integrano o modificano il quadro istituzionale dell'accordo.
10. Il Parlamento europeo è immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura.
11. Uno Stato membro, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione possono domandare il parere della Corte di giustizia circa la compatibilità di un accordo previsto con i trattati. In caso di parere negativo della Corte, l'accordo previsto non può entrare in vigore, salvo modifiche dello stesso o revisione dei trattati.
in cui vi segnalo i commi 2 (l'accordo è concluso dal Consiglio), 8 (che decide a maggioranza qualificata), e 6 (senza ratifica parlamentare nel caso di accordi commerciali).
3) se un accordo internazionale disciplina anche competenze concorrenti ai sensi dell'art. 4 TFUE (è quindi un accordo cosiddetto "misto") per la sua approvazione è necessaria anche la ratifica dei Parlamenti nazionali.
4) il CETA era un accordo misto, come sancito da questo parere della Corte di giustizia dell'UE, che in particolare definiva questa attribuzione di competenze:
5) un accordo misto può essere applicato in via provvisoria, ovvero per tutte le parti che riguardano le competenze esclusive dell'UE, fino alla ratifica da parte di tutti gli Stati membri.
In particolare, il CETA (pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'UE il 14 gennaio 2017) è stato approvato (e infatti risulta "in force"):ma è applicato in via provvisoria ai sensi del comma 3 dell'articolo 30.7 dello stesso Trattato:
a far data dal 21 settembre 2017 e con le esclusioni previste in questa comunicazione (che riguardano appunto gli art. 8 e 13 su regolamento delle controversie e investimenti finanziari: quindi tutta la parte glifosatoooh, polli lavati con la varecchinaaaah ecc. è in vigore, just so you know...).
Ci siamo fino a qui? Siete a vostro agio con #lebbasi?
Procedo.
Il CETA finora è stato ratificato da 17 Stati membri, come potrete controllare qui, fra cui non c'è l'Italia (ma questo non ci salverebbe, ove fosse necessario, dal glifosato). Quindi, per tutta la parte che attiene alla liberalizzazione degli scambi, all'abbattimento delle tariffe doganali, ad altri aspetti regolatori, il CETA è vivo e lotta contro di noi da 9 anni. E qui arrivo al dunque: in questi nove anni, se avesse determinato un radicale reindirizzamento dei nostri flussi commerciali a nostro vantaggio o a nostro danno probabilmente lo si vedrebbe.
E infatti se prendiamo il grafico del saldo merci e servizi della bilancia dei pagamenti del nostro Paese nei riguardi del Canada balza immediatamente all'occhio quello che in analisi delle serie storiche si definisce con linguaggio tecnico:
un bel cazzo di niente! Il saldo era in espansione nei nove anni dal 2008 al 2017, e resta in espansione nei sette anni successivi fino al 2024, senza allontanarsi dalla sua tendenza, a parte per un visibile scostamento verso il basso durante il COVID, dovuto a un crollo del saldo servizi:a sua volta riconducibile all'azzeramento (con successivo rimbalzo) delle nostre esportazioni di servizi verso il Canada:
(meno turisti a causa del lockdown, mi viene da pensare), e fine lì.
Il CETA? Tamquam non esset.
Insomma, ve lo ridico meglio: il CETA che tanto ci preoccupava è sostanzialmente entrato in vigore nove anni fa, all'epoca nemmeno ce ne accorgemmo, e nove anni dopo... non se ne sono accorti neanche i dati! I benefici in termini di iniezione di domanda per la nostra economia sono impercettibili nei dati, e questa non è una gran sorpresa, perché è quello che si aspettava lo studio di impatto condotto all'epoca (lo trovate qui):
un pari aumento delle esportazioni dell'UE verso il Canada e del Canada verso l'UE, con un aumento del commercio bilaterale lordo (cioè della somma dei flussi), ma un saldo (differenza fra i flussi) sostanzialmente invariato, e quindi nessun apporto di domanda estera netta per noi. In altre parole: lo studio prevedeva che il nostro mercato di sbocco crescesse dell'8% e che noi però acquistassimo l'8% in più dai canadesi (saldo zero), e i grafici ex post ci raccontano che è andata più o meno così.
Capito perché l'argomento "ci servono mercati di sboccoooh!" non mi convince in casi come questo? Perché certo, ogni area deve far contenti i propri imprenditori, ogni imprenditore è contento se gli si apre un mercato, ogni imprenditore percepisce solo il proprio mercato, ma la crescita non è guidata dalle percezioni e dalla legittima soddisfazione dei singoli imprenditori, delle singole Confquesto o Assoquellaltro, bensì, banalmente, dall'aumento della domanda aggregata, di cui la domanda estera netta è una componente determinante (o per lo meno quella che ci si illude di stimolare concludendo accordi commerciali). Se per tanto prosciutto di Parma che vendiamo compriamo tanto sciroppo d'acero, l'effetto sul saldo è nullo e morta lì.
Voglio essere assolutamente scrupoloso e chiarire un punto: è ovvio che questa analisi messa così è semplicistica e che studiosi raffinati come l'amico Salvatici ci potranno dire mirabilia degli effetti granulari sui singoli comparti industriali (e noi annuiremo compunti). Il mio argomentare è (relativamente rozzo) intanto perché devo farmi capire da voi (vi voglio bene!), e poi perché risponde a un argomento a sua volta rozzo, con in più il pregio di essere infondato: quello secondo cui concludere Trattati in giro per il mondo ci serve a trovare sbocchi (che non sono tali dal momento in cui anche noi diventiamo uno sbocco per loro, rivolgendo al di fuori del Paese la nostra spesa, come previsto ex ante e verificato ex post nel caso del CETA)!
Ci siamo anche fino a qui?
Bene, allora, ora che abbiamo visto il pangolino, possiamo toglierlo dallo spritz, aggiungendo un dettaglio.
Anche il Mercosur è un trattato misto, e quindi anche per il Mercosur, in linea di principio, sarebbe prevista una ratifica da parte dei Parlamenti nazionali. Non solo! Anche per il Mercosur gli studi di impatto, che trovate qui, prevedono una roba di questo tipo:
cioè un aumento del Pil dell'Unione dello 0,1% nel lungo periodo (moriremo aspettando il nulla) e, peraltro, un aumento delle nostre importazioni superiore a quello delle nostre esportazioni (quindi già sappiamo di partire battuti).
Nulla di strano, no?
L'attrazione fatale che la signora (diciamo così) Merkel provava per la Cina e per gli accordi di libero scambio muove da un'identica matrice: il desiderio di approvvigionarsi di beni di sussistenza a basso costo presso popolazioni a torto ritenute inferiori e quindi turlupinabili allo scopo di assicurare la sopravvivenza di lavoratori pagati sempre peggio (e salvo poi risvegliarsi turlupinati come è andata con le auto elettriche cinesi). Quindi è chiaro che lo scopo del gioco non è esportare ad alto prezzo, ma importare a vil prezzo, e gli studi di impatto dicono già che sarà così.
Ma allora perché queste cose le dico a voi qui, in questo blog che non esiste e che nessunomila persone leggono ogni giorno?
Perché non potrò dirle mai in aula. E perché so che non potrò dirle mai in aula? Forse perché anche per il Mercosur si pensa di procedere con una applicazione provvisoria limitata alla parte riguardante le competenze esclusive (che poi è la ciccia), rinviando sine die (da pronunciare, ovviamente, sain dai) la ratifica? No, questa volta è diverso: perché il Mercosur è stato diviso in due pilastri, quello commerciale, che passerà senza coinvolgimento parlamentare, e quello "investimenti", dove saremo coinvolti. E che cosa cambia rispetto al procedimento seguito con il CETA? Beh, qualcosa cambia e lo spiega appunto Luca Salvatici nel suo paper. L'applicazione provvisoria infatti in linea di principio può tranquillamente estendersi all'infinito, come sta succedendo in molti casi:
tuttavia in un contesto simile i singoli Stati membri conservano, in linea di principio, un potere di ricatto, teorico e controverso, ma lo conservano:
Lo spacchettamento del Mercosur, avvenuto anch'esso senza che ce ne accorgessimo (non possiamo essere dappertutto, soprattutto se il nostro tempo è assorbito dalla appassionante gestione degli haitraditisti...), serve appunto a evitare questa "potenziale vulnerabilità" degli accordi misti. La si evita dividendoli in due accordi "puri": uno sulle competenze esclusive, e uno sulle concorrenti. Simple comme bonjour, e con questo bel risultato si priva il Parlamento anche del proprio sacrosanto diritto di mugugno (quello su cui voi vi esercitate con estenuante voluttà). In effetti, nel comunicato stampa di dicembre 2024 si parlava già di un accordo articolato su due pilastri, e quello avrebbe dovuto far suonare un campanello d'allarme.
In ogni caso, diffidare sempre del clickbait. Questo indignato "m'ha detto mi cuggino che la Germaggna ha abolito la clausola" non mi pare fondatissimo alla luce di quanto vi ho documentato, proprio perché dopo lo spacchettamento la procedura non prevede più una ratifica parlamentare (che quindi non può essere stata esclusa perché non era prevista). Ma insomma, la materia è sufficientemente complessa e ci può stare che ci si perda (magari mi sono perso io): caso mai, fa ridere che a indinnniarsi sui social per la mancanza di un dibattito parlamentare siano per lo più gli eredi (o i reduci) di quelli della scatoletta di tonno! Non è questo il mondo che volevano, quello in cui i Parlamenti non contano nulla?
Termino con una provocazione: ma siamo proprio sicuri che accordi che fanno così poco bene possano fare così tanto male? Nel caso del CETA, ad esempio, avete evidenze di danni subiti da qualcosa o da qualcuno (oltre all'evidenza dell'irrilevanza macroeconomica e del tempo buttato al cesso preoccupandosi)? Io sinceramente no. Quello però che non sopporto è la filosofia sottostante a questi indirizzi politici, e il fatto che mi venga precluso di discuterla in Parlamento. Ma quest'ultima cosa a voi non credo dia fastidio, un po' perché non esistete, e un po' perché, se esisteste, vi fareste bastare la discussione ampia e documentata che abbiamo potuto fare qui, e che non potremmo fare in nessuna aula di nessun parlamento.
Intanto un forte apprezzamento per questo ennesimo documento da conservare e riproporre al QUED 2036. Una osservazione: l'accordo UE-MERCOSUR al netto del suo principale obiettivo di importare beni a prezzi sempre più bassi onde consentire una sopravvivenza sempre più misera ai lavoratori europei, almeno produce vantaggi a qualche settore anche se a danno di altri (agricoltura)? Cioè questo gioco a somma zero alla fine favorirà qualche settore economico europeo (tipicamente tedesco) a svantaggio di altri settori (per esempio agricoltura italiana e francese)? E' tutto privo di senso eppure i fatti sono lì a parlare chiaro: basta solo volerli vedere. Basterebbe leggere gli articoli 3 del TUE e del TFUE per capire quali sono i principi su cui si basa l'UE: competizione al ribasso fra i paesi dell'UE e processi poco democratici. Andiamo avanti, disse Maria Antonietta sul carro mentre la conducevano sul patibolo.
RispondiEliminaNon so che dire. Lo scopo di questo post era semplicemente far vedere che se si approfondiscono gli snodi legislativi e i documenti tecnici si trovano delle cose interessanti. Dal punto di vista tecnico, uno 0,1% del Pil nel lungo periodo mi sembra un dato interessante, proprio perché impalpabile. In altre parole, un domani diranno: “ma ve lo avevamo detto che non avremmo avuto alcun vantaggio!“ E non resterà che dagli ragione…
EliminaMi sembra abbastanza chiaro che importare prodotti agricoli di minor costo serva alla Germania per deflazionare i salari della sua forza lavoro ottenendo in cambio una maggior quota di esportazioni industriali ( e che gli altri eurofratelli si fottano...)
EliminaE' poco ? Sarà tanto? Non lo so ma sicuramente la Germania " el gaveria so interess" visto l' impegno in merito del governo tedesco e dei suoi " agenti a bruxelles".
Ciò detto quello che invece non capisco è l' interesse del governo italiano ad approvare tutto questo, interesse che sicuramente ci sarà seppur magari non confessabile visto che in materia non siamo stati ammorbati dal solito trionfalismo di questo governo.
In merito alle ricadute economiche e non dell'accordo col Mercosur, segnalo anche il seguente report:
Eliminahttps://www.econstor.eu/handle/10419/323219
Panoramica generale:
"As in previous assessments (e.g. by LSE (2020)), with some 0.1 % of EU GDP, we expect the overall impact of the EUMAA on EU aggregate income to be very small. Based on the LSE (2020) study, employment effects for the EU might well be slightly negative in aggregate. Gains in export-oriented manufacturing sectors might be more than offset by employment losses in agriculture/food and services. In total, employment in the EU could be reduced by up to -0.06 % or 120,000 jobs."
In merito al settore manifatturiero (vedi Germania), le conclusioni non sono poi così rosee:
"During the early implementation phase of the EUMAA (years 1 – 10 after entry into force), the EU might overall face negative GDP and employment effects. Positive economic effects due to increased manufacturing exports might only materialize in the medium to long term. This is due to the fact that while EU liberalization commitments start to kick-in after the entry into force of EUMAA, the long transition periods for tariff liberalization on vehicles (both conventional and hybrid/electric) in combination with the automotive investment safeguard, as well as limited access to public procurement in Mercosur markets will likely impede strong export growth from the EU in the short to medium-term."
Conclusioni simili, per il settore auto, si trovano anche nel report indicato dall'Onorevole Bagani al paragrafo 2.2.4.
Trovo INDECENTE che l'UE spalancherà da subito le porte ai prodotti del Mercosur senza particolari barriere economiche (figuriamoci quelle ambientali), mentre, per il settore auto, ad esempio, i dazi applicati dal Mercosur ai prodotti UE verranno meno, in forma graduale, nel giro di 10 o più anni.
Non capisco, quindi, l'interventismo di certa Confindustria nostrana!
L'accordo con il Mercosur nasce da motivazioni politiche.Dopo i dazi, l'Europa,per salvare la residua industria ha deciso di convertirsi all'economia di guerra e di sostenere l'Ucraina.Siccome il gioco non può durare a lungo in quanto le armi alla fine vanno usate e c'è il rischio di una guerra nucleare con la Russia e Trump non la vuole, allora si decide di salvare la residua industria europea permettendo le esportazioni in Sud America in cambio di prodotti agricoli dove il Sud America ha un vantaggio comparato maggiore.In questa maniera si fa pace con La Russia e si riconverte l'industria bellica.Inoltre Trump vuole il.gas venezuelano in quanto lo può utilizzare per esportarlo in Europa sostituendo quello russo a basso costo. In questa maniera gli Usa salvano comunque la loro bilancia commerciale,aggregano tutto iloro cortile.di casa ovvero l 'Europa e Sud America integrandolo economicamente tra loro, e rinforzano il sistema finanziario in quanto agganciano il dollaro alle transazioni economiche tra le due aree sia con il gas e anche il petrolio ma anche con le esportazioni europee L'obiettivo è cacciare la Cina e Russia dal cortile.di casa ovvero Sud America e Europa.occidentale.Si continua a delineare un mondo multipolare.
RispondiEliminaTutto bello, tutto vero, tutto molto adatto per il bar di Laims (dei Caraibi), Ma come sempre #aaaaaggeobolidiga (rigorosamente con cinque “a”) ignora una cosa che l’economia non può permettersi di ignorare: gli ordini di grandezza. Illudersi che il Mercosur possa essere uno sbocco di dimensioni tali da sostenere il complesso militare industriale teutonico mi sembra folle, anche se ora mi sto muovendo per riunioni sul territorio e non riesco a darti dei numeri precisi. Può darsi che io abbia in testa dei numeri sbagliati, oppure può darsi che i tedeschi siano stupidi. Nel secondo caso sarebbe spiegato perché perdono sempre le guerre che decidono di combattere, mentre nel primo caso resterebbe un mistero perché io sia dove sono.
EliminaBah, mi pare evidente che l'accordo con il Mercosur sia in cottura da ben prima del conflitto in Ucraina e ben prima che l'immagine di Trump alla casa bianca fosse pensabile.
EliminaA me pare che alla base ci sia la tipica visione "export led".
Ho notato che il saldo della bilancia commerciale USA con il resto del mondo è piuttosto migliorato nel 2025, nonostante le criticità esposte da molti, ad esempio Obstfeld, ai dazzzi di Ciamp.
RispondiEliminahttps://tradingeconomics.com/united-states/balance-of-trade
EliminaSì, l’ho visto anch’io, è di dominio pubblico, ma secondo me è un po’ presto dopo un singolo punto dati per decidere se c’è stata una inversione di tendenza, no? Che poi Obstfeld, pur essendo (stato) un ottimo economista, sia una cheerleader dei dem, questa è un’altra storia e qui ormai ci siamo abituati.
le mie due considerazioni, o 2 coins per quello che valgono, sono le seguenti: talvolta STRILLARE IN MAIUSCOLO argomentazioni così VERE E IMPORTANTI può comunicare un disappunto ed un malpancismo più marcati, senza necessariamente anelare ad un passaggio parlamentare, a volte risibile; la seconda considerazione riguarda il "cui nocet", che evidentemente non sono gli agricoltori, che avranno la scusa per aumentare i prezzi (avete presente la favola dei prodotti bio?), ma siamo noi tutti che mangeremo sempre di più sostanze chimiche velenifere prodotte chissà dove; e quando dico tutti, intendo anche la Meloni e Taiani (a che serve quest'omuncolo ancora non l'ho capito), e tutto il cucuzzaro al seguito. Diranno: voi non capite, non sapete, i delicati equilibri..il gioco dei rapporti internazionali...'STIMBECILLI!
RispondiEliminaForse è meglio se ti dai una calmata. Non ho capito molto bene la prima parte, sulla seconda ti dico come la penso io. Questa storia inizia tanto tempo fa e ragionando in termini di pura razionalità economica si poteva tranquillamente aspettare a chiuderla, o riconsiderarla. È probabile, ma non è nemmeno detto, che le cose finiscano come dici tu, anche se l’idea che da fuori venga solo immondizia è anch’essa un pezzo di quel suprematismo che ha ucciso questo pezzo di terra emersa. Anche lì la qualità sta migliorando, ma il punto non è questo. Il mio argomento è diverso: come si fa a giustificare in una chiave di sviluppo economico, un accordo di cui perfino chi è interessato a concluderlo, per motivi che mi sfuggono, ti dice che ti porterà solo lo 0,1% del Pil in più nel lungo periodo, cioè nove centesimi di euro a testa al giorno? Insomma, a qualcuno sicuramente questa roba farà comodo, sicuramente c’è un cui prodest talmente gigantesco che non riesco a vederlo, ma il mio punto è che in ogni caso non puoi giustificare tutto questo sbatti con un vantaggio economico talmente minuscolo che (anche quello) non riesco a vederlo!
EliminaQuanto alla decisione italiana, quello che penso io da parlamentare conta il giusto (per me non era il momento adatto, l’ho già detto), ma la mia opinione la riservo per gli inesistenti lettori del blog che non esiste, perché so di non avere tutte le informazioni. In altri termini, qui la cosa si mette in questo modo: o chi ci governa è stupido, cosa che pensano tutti quelli che credono di essere furbi e che farebbero miracoli al posto di chi è in carica (senza farsi una domanda sul perché non sono loro in carica, visto che sono così bravi), oppure c’è qualcosa che non sappiamo, e una concessione su questo fronte, che non fa né benefici eccessivi né danni eccessivi, serve per avere qualcosa su altri fronti sui quali non siamo informati. Uno dei motivi per i quali io sono qui, non se ne abbia a male nessuno, è che non sono sufficientemente stupido o sufficientemente pagato per andare a fare inutile casino sotto le pagine social di chi sta dalla parte mia! Io so aspettare, so di non sapere. Inutile far notare a chi ha sviluppato qui una certa sensibilità che nelle appassionate requisitorie a base di “siete al governo, dimettetevi!“ rivolte a dei parlamentari c’è non solo molto grillismo, nel senso dell’analfabetismo funzionale e dell’invidia sociale, ma anche molto piddinismo nel senso del “sapere di sapere“. Etarcos in purezza, insomma.
Eliminail suo ragionamento è limpido, impeccabile e tocca tutti i temi del discorso; l'unico punto che ho voluto evidenziare è il non voler andare sopra le righe (le maiuscole appunto) per il motivo di non essere sufficientemente edotto dell'argomento; non apprezzo sempre il Salvinismo comunicativo ma in questo caso, una "sboccatura col metodo classico" (una arringa alla Bossi) sarebbe più opportuna ed eloquente, data la indefinibile aleatorietà dell'accordo e l'indeterminismo dei suoi futuri sviluppi e ripercussioni sulle future generazioni. E' una mia opinione, naturalmente, che nasce da mie valutazioni su alcune azioni di governo inefficaci se non nocive
Elimina… io credo che questa sua risposta dovrebbe essere letta e riletta (fino ad impararla a memoria e, soprattutto, a comprenderla veramente, da molti, quasi tutti, e soprattutto da coloro che oltre ad appartenere alla comunità di Goofynomics appartengono anche a quella comunità un po’ più ristretta che condivide e sostiene la sua scelta di politica attiva.
EliminaCredo che il senso semplice, vero e profondo di quello che lei ha scritto lo si possa riassumere così : “ se veramente ti fidi di qualcuno, fidati anche quando, nell’immediato, non ne comprendi le motivazioni, a tempo debito ti saranno chiare e potrai, allora, confermare o ritirare la tua fiducia “
Personalmente mi fido di lei e di chi ha ottenuto la sua fiducia.
LGG
Il fatto che l'accordo valga poco spiega perché sia lì da anni senza che venga concluso, a meno di non credere come dicono i piddini che è colpa dei sovranisti che negherebbero alla Leeuropa chissà quale ricchezza.
EliminaSecondo me se concluso qualcuno lo farà passare come dispetto a Trump, e chissà che non dia fastidio davvero alle mire di Washington sul Sudamerica.
Io che sono piddino, lo ero quando votavo PD e lo sono rimasto ora che voto lega, ossia tendo sempre a votare ed a valutare gli argomenti per appertenenza ad una determinata famiglia politica, credo - è un atto di fede ed è la plastica dimostrazione dell'inciso sopra - che questo governo non avrebbe aderito ad un accordo palesemente contrario agli interessi del paese.
RispondiEliminaTuttavia ciò che mi preoccupa di più non è il Mercosur, per l'atto di fede succitato, ma il fatto che la via maestra per limitare i danni dell'attuale situazione di instabilità geopolitica sia lo sviluppo del mercato interno.
In regime di cambi fissi questo vuol dire, per l'Italia, ritornare prima o dopo ad una situazione pre-Monti. Oppure eliminare i cambi fissi, ma questo richiede una volontà politica attiva mentre per il primo scenario è sufficiente non fare niente (tranne fare la cosa giusta, cioè sostenere la domanda interna).
Insomma c'è un buon incentivo politico per farci tornare nella cioccolata fino al collo ed il partito che ha maggiore consapevolezza di ciò non viene votato per "insegnargli a fare la cosa giusta..."
La nostra migliore speranza risulta essere qualcosa fuori dal nostro controllo (il collasso sociale della Francia? Più modestamente la vittoria di Le Pen o Afd?)
Magari è solo il lunedì mattina, ma il quadro mi sembra abbastanza desolante.
Buona settimana a tutti
Andrea
La cosa che mi stupisce però è che avremo prodotti sulle nostre tavole con pesticidi vietati in Eu giusto? Secondo me bisogna sensibilizzare sul tema e anche a livello di parlamento europeo sollevare il tema.
RispondiEliminaCioè se un prodotto ad esempio pirotecnico è pericoloso viene sequestrato dalla finanza... Faremo lo stesso con i prodotti Sudamericani? Le norme Eu valgono anche per l'alimentare?
Agli occhi dell'uomo della strada, tipo l'autore di questo messaggio, quando ci sono pressioni di questo genere in uno scenario che non prevede variazioni di Pil, è abbastanza chiaro che a variare è il modo con cui verrà redistribuito.
RispondiEliminaPuò darsi, ma è appunto quello che dice il post.
EliminaLa UEM è essenzialmente un problema di redistribuzione.
EliminaPer cui non ci piace l’idea di redistribuire in questo modo qui, se è a svantaggio di piccoli produttori verosimilmente. Chi era a aver comprato terre agricole in Sud America? Gardini? Eni?
Il terrore che ci rende insonni è che l’attuale redistribuzione stia benissimo alle classi dominanti, decise a perpetuarla anche dopo la fine dell’euro, o la revisione di certi parametri se vogliamo essere meno ambifiosi.
Il che ci abbrevierebbe la vita, dopo avercela deprivata.
Secondo me il fatto che l'accordo avrebbe un impatto minimo sul nostro paese rende l'accordo un ottima merce di scambio: altri paesi in EU hanno bisogno pressante di bloccarlo o di ratificarlo, quindi potrebbero concedere altro in cambio.
RispondiEliminaMi spiego ad esempio in un negozio di un parrucchiere della mia zona sono stati trovati prodotti extra Eu con componenti vietati... Tutto sequestrato e multa.
RispondiEliminaLa stessa cosa secondo me dovrebbe avvenire per i prodotti agricoli.
Sarebbe un ottimo modo per difendere il nostro settore e un ottimo modo per mostrare le incongruenze europee, una mossa che metterebbe in imbarazzo la commissione e potrebbe essere un tassello per la fine di questa giunta Ursula.
Sai che notizia sarebbe "Merci bloccate pericolose per ma salute, scricchiolia il mercosur"
Aggiungo che "la finanza" ha a capo Giorgetti, e non fortunatamente uno di fdi. Quindi possibile controlli sulle merci provenienti dal mercosur se rispettano le norme europee per la tutela dei consumatori, da bravi europeisti 😍
EliminaGrazie per lo "spiegone" . Vedo una differenza fra CETA e MERCOSUR : la lingua e la affinità dei popoli . Negli anni 90 lavorai in Argentina , era come lavorare in alcune aree dell'Italia centrale , parlavo tranquillamente italiano ovunque (tranne sul lavoro dove era usato l'inglese) il che porta ad una maggiore integrazione in assenza di dazi , pertanto mi aspetterei maggiori numeri rispetto al CETA .
RispondiEliminaSe non serve, serve ad altro. Il CETA, nello specifico, serviva a introdurre prodotti agricoli ogm, irrorati con glifosato, carni agli ormoni della crescita, etc. L'accordo col Mercosur serve ad arricchire le multinazionali nordamericane.
RispondiEliminaPuò aver senso notare che il CETA riguarda un accordo con uno stato con livelli salariali tutto sommato simili ai nostri ? Mentre il Mercosur riguarda stati dove gli stipendi sono infinitamente più bassi. Penso che si possa paragonare all'ingresso della Cina nel WTO.
RispondiEliminaNon bevo spritz, quindi guardo con distacco che vi sia anche un pangolino che se ne bea.
RispondiEliminaSono abituato, ormai, a guardare cosa accade attorno agli argomenti poco significanti. Se, come mostrato qui, CETA e Mercosur son stati e, probabilmente, saranno insignificanti dal punto di vista economico, cerco di considerare la discussione attorno a essi principalmente politica, una mera schermaglia per indurre in qualche "errore" il Governo, per misurarne Leuropeismo e fare bagarre su questi aspetti puramente mediatici.
Come nelle gite scolastiche, nel pullman ci sono posti richiesti per far casino, in fondo, per stare vicini ai prof, davanti, per cercare di stare meno scomodi possibile. Ecco, la discussione la vedo come nella assegnazione dei posti, il viaggio lo facciamo comunque tutti, qualcuno usera' il sacchetto, altri faran briciole.
Saldo netto tra export e import? Una volta scaricate le Maserati, di cosa riempiamo le navi container? riempiamole di Fiat Palio brasiliane :D
RispondiEliminaSe sono Auchan e una tonnellata di carne mi costa 10’000 euro dalla Toscana o 9’000 per equivalente dalla Pampa argentina, scelgo Pampa.
Le emissioni di co2 del trasporto verranno compensate dalle nostre euro imprese di logistica grün, a spese nostre con ricarico finale sul prezzo … e chissà quali imprese di logistica europea potranno beneficiare di questo commercio? DHL e db schenker sono le nuove Volkswagen e Mercedes …
Ps: le ignoranze artificiali mi dicono che le aziende di logistica crescono col volume scambiato … e se chiedo il confronto tra industria dell’auto e della logistica mi dicono che l’auto da occupazione a circa 1 milione di persone, la logistica invece 3.3, malgrado gli introiti dell’auto siano 500
Miliardi contro 300 della logistica.
La vecchia storia che per diventare ricchi minimizzando i rischi con le miniere d’oro (commercio online), non bisogna costruire una miniera (la nuova Amazon) ma vendere pale ai minatori?
Dopo aver spacchettato, ci hanno impacchettato🤷🏻♂️
RispondiEliminaRiguardo agli shock esterni, aggiungo il parallelo problema della decisione del tasso d'interesse di una BCE che non ha nel suo mandato obbiettivi d'occupazione. Riporto da H. Minsky:
RispondiElimina"The danger from a single central bank is that as a beurocratization rather than a political institution it may be a more committed to fighting inflation than to the stability of the financial structure so that intervention to contain a potential debt deflation may be slower with European Central Bank than with negotiating individual central banks. After all each of our great central banks has a history of dealing with complex situations that lie outside the theorists vision, whereas unified European central bank will be the product of economic theorists"
Ironicamente, discorso tenuto alla Monte Paschi Siena nel 1990, reperibile qui: http://digitalcommons.bard.edu/hm_archive/297
(Credit and Finance in the emerging "Great Europe") Levy economics institute of Bard college.
Alla luce della tua ultima diretta serale in cui ci hai aggiornato sul fatto che in realtà il parlamento europeo voterà sul Mercosur, ho provato a fare un "esperimento" tramite la intelighenzia arifiZiale (non quella di Elonio, ma quella di Larry).
RispondiEliminaEcco cosa ho fatto:
1 Sul sito della UE ho scaricato i pdf in inglese delle versioni consolidate del TUE e del TFUE aggiornate al 2016 (dovrebbero essere le più recenti);
2 Ho fornito i file a Notebooklm quali fonti esclusive da consultare (in modo da evitare strani risultati trovati online);
3 Ho posto alcune domande per vedere cosa rispondeva.
Domanda 1: Quali sono le differenze principali fra un trattato internazionale definito puro e uno definito misto?
R: Nel diritto dell'Unione Europea, la distinzione tra un trattato internazionale "puro" (concluso solo dall'UE) e uno "misto" (concluso dall'UE insieme ai singoli Stati membri) dipende principalmente dalla ripartizione delle competenze stabilita dai Trattati fondamentali. Questa differenza ha conseguenze pratiche molto importanti sulla rapidità e sulle modalità con cui l'accordo entra legalmente in vigore...
Domanda 2: Nel caso dell'approvazione di un trattato internazionale commerciale "puro" con un paese extra-europeo, il voto del parlamento europeo è vincolante, o rappresenta solo un parere?
R: Nel caso dell'approvazione di un trattato internazionale commerciale "puro" con un paese extra-europeo, il voto del Parlamento europeo è vincolante.
Il sistema giuridico dell'Unione Europea prevede infatti che la conclusione di tali accordi non possa avvenire senza la previa approvazione (tecnicamente definita procedura di "assenso") del Parlamento europeo. Questo significa che il Parlamento non si limita a fornire un parere consultivo che il Consiglio può ignorare, ma esercita un vero e proprio potere di co-decisione, agendo come un'autorità il cui consenso è requisito indispensabile per la validità legale dell'atto...
Visto che le risposte complete alle due domande esauriscono i caratteri a disposizione di un solo commento, lascio il link per chi vuole divertirsi (basta avere un account google) https://notebooklm.google.com/notebook/7c463f67-5d8e-4bc6-9c51-ee12448a4564