sabato 17 gennaio 2026

Bonus track: 225 anni di debito pubblico

(...il post precedente era un esperimento sociale: volevo vedere che commenti raccoglievo qui, a casa nostra, per compararli con quelli raccolti nelle due fabbriche del disagio. Devo dire che Facciabuco rispetto alla cloaca mi dà la sensazione di essere più verace: il livello è più basso che nella cloaca, ma ci sono meno infiltrazioni. Probabilmente i nostri amici ci spendono di meno perché pensano che sia una piattaforma ormai in fase terminale, ma è proprio la loro disattenzione a rendere Facciabuco interessante. A voi che siete abbonati, e quindi avete un posto in prima fila, mostro una bonus track: quello che si ottiene applicando il metodo di Reinhart e Sbrancia con i dati risalenti fino all'inizio del XIX secolo. Va fatta una precisazione: non tutti i Paesi sono presenti per tutto il campione. Nell'anno 1800 abbiamo solo i dati di Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, cui si aggiunge l'Olanda nel 1814, poi il Portogallo nel 1851, l'Italia nel 1861, eccetera. Questo significa che prima del 1880, quando entrano Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania e altri Stati, la variabilità della serie potrebbe risentire di circostanze fortuite. Esempio: ci si aspetterebbe che con la fine delle guerre napoleoniche il debito cominciasse subito a diminuire, invece aumenta perché... entra nel calcolo l'Olanda con valori sopra la media - 142% del Pil, rispetto a una media degli altri Paesi disponibili attorno all'82%! Ciononostante, la storia descritta da questa serie ha una sua plausibilità e un suo interesse....)


(...devastato dai vostri commenti al grafico precedente, questa volta commento io, che è meglio. La prima lezione è che quando vale veramente la pena di combattere un nemico, per farlo si è anche disposti a indebitarsi! I tre picchi corrispondono alle tre guerre contro Napoleone, contro Hitler, e contro il lavoro. Incidentalmente, notiamo che in due occasioni la stabilità finanziaria è stata messa a rischio per combattere due unificatori dell'Europa. Da questo dovremmo trarre - credo - una lezione accessoria ma forse non meno importante: i progetti imperialistici costano, direttamente o indirettamente, soprattutto quando sono assurdi. Un'altra lezione è che le depressioni non hanno un effetto particolarmente positivo sulla finanza pubblica. Il periodo dal 1873 al 1899 vede in effetti un generalizzato incremento del rapporto debito-Pil, corrispondente alla lunga depressione, che per quanto mi consta è il parallelo storico più calzante col periodo che stiamo vivendo - e questo è uno dei motivi per cui mi avete spesso sentito dire che questa epoca mi ricorda la Belle Époque! Non sorprende quindi che il rapporto debito/Pil cresca anche dal 1929 al 1934, e naturalmente non sorprende, per altri motivi, che cresca durante le guerre mondiali. Ci sono stati periodi in cui il rapporto è stato più alto di oggi, ma livelli simili si sono sempre dimostrati insostenibili e in qualche modo si è rientrati verso livello più contenuti. Le strade percorribili a questo fine le abbiamo elencate più volte, e sono sostanzialmente tre: default esplicito, default implicito - cioè iperinflazione, e regolamentazione del mercato dei capitali, cioè, fra l'altro, abbandono del dogma dell'indipendenza della Banca centrale. Ne parlano diffusamente Reinhart e Sbrancia in un paper che abbiamo citato più e più volte. La povertà culturale dei commenti nelle due cloache è veramente desolante. Dobbiamo evitare di perdere tempo con gli imbecilli, ma dobbiamo anche evitare di cadere nell'autoreferenzialità. Ci sono troppe persone, ancora, che queste cose semplicemente non le sanno, e non le sanno perché non "semo mijoni". Ci vuole discernimento: bisogna silenziare i provocatori e i paraculi, ma al contempo bisogna con delicatezza aprire gli occhi a chi merita di avere una opportunità. Il periodo è complesso e ognuno di noi ha una grande responsabilità. Dobbiamo escludere che la strada sbagliata venga imboccata perché non si sa quale sia quella giusta, o peggio ancora perché si pensa che chi deve decidere non possa non sapere quale sia quella giusta. Questi dati, questi fatti storici, e queste analisi - mi riferisco al grafico e ai link, che voi purtroppo non leggete - molti miei colleghi le ignorano e non gliene se ne può fare una colpa! Un apostolato che non sia petulante e respingente non dico che possa essere risolutivo, ma male non farà. Anche per questo sto ragionando su come ripubblicare l'originale...)

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