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sabato 17 gennaio 2026

Un grafico, tre lezioni

 

Poi naturalmente noi, come Marietta nella favola, facciamo scenari, fantastichiamo… e rischiamo di inciampare! Questo grafico contiene molte lezioni. Ve ne evidenzio tre, dalla più alla meno recente:

1) l’ultimo incremento di debito corrisponde alla pandemia (2020), è stato gestito pressoché ovunque con politiche anticicliche (qui da noi ad esempio sospendendo il Patto di stabilità), ed è già stato riassorbito;

2) il penultimo incremento di debito corrisponde alla crisi finanziaria globale (2008), è stato gestito con politiche procicliche (qui da noi Six pack e Fiscal compact) che lo hanno amplificato, e in vent’anni non sarà riassorbito;

3) il debito aveva raggiunto un minimo verso la fine degli anni ‘70, poi si è affermato il dogma dell’indipendenza della banca centrale, con le sue politiche di alti tassi di interesse e quindi la necessità di indebitarsi per ripagare il costo del debito, ed è iniziata una crescita inesorabile.

Il dibattito sulle regole monetarie (indipendenza della Banca centrale) e fiscali (austerità) va fatto considerandone i risultati. In oltre un secolo abbiamo ampi esempi di cosa funzioni e cosa fallisca. Trump non è un pazzo: sta solo difendendo l’occidente (come lo chiama lui) dal default (ovviamente non per idealismo ma per pragmatismo).

Preferiamo l’idealismo delle regole tedesche, o il pragmatismo americano?


sabato 20 dicembre 2025

Dobbiamo veramente salvare il popolo da se stesso?

(…modificato per maggior chiarezza dopo cena…)

Ricevo da un conoscente (io non ho amici, non me li merito!) questo commento a esito del convegno di ContiamoCi! (che troverete sul canale dell’associazione o dell’insorto):


Perché sì, l’amaro calice della politica oggi mi ha riservato anche questo: una grillina che veniva a lamentarsi con me in quanto #aaaaabolidigo di come i 5stelle avevano gestito la pandemia insieme con il PD. Ora, è vero che tutto comprendere è tutto perdonare, è verissimo che un uomo politico, e in particolare un rappresentante del popolo, cioè un parlamentare, deve mantenere un comportamento dignitoso e un contegno all’altezza del mandato che ha ricevuto, è indubitabile che quell’elemento di igiene del pensiero e delle relazioni che va sotto il nome di prima legge della termodidattica:

suggerisce in questi casi di lasciar perdere, eppure, ve lo confesso, avrei voluto per un attimo fare eccezione, e dirle: “Ma brutta cogliona, lo capisci che sei tu che devi chiedere scusa a tutti noi, perché è per colpa tua e di altri imbecilli come te se quella tragedia è stata gestita nel peggiore di tutti i modi possibili? E lo sai a chi stai parlando? A uno che dal 2012 vi sta spiegando che gli ortotteri sarebbero diventati la stampella dei piddini! Tu, a me, gentile amica, lungi dal fare lezioncine, dovresti non baciare le scarpe (non basterebbe poi a me un barile di Amuchina), ma baciare le orme che esse lasciano al suolo!”, o qualcosa di altrettanto sobrio e incisivo.

Ma naturalmente ho lasciato perdere.

Si scagliano, poverini, contro il protocollo “Tachipirina e vigile attesa” (quando basta bastava semplicemente non seguirlo, come non l’ho seguito io, curandomi), ma poi l’unica terapia che riescono a concepire per i mali della democrazia, che identificano con il preciso momento in cui la sfera della loro integrità fisica e morale è stata compromessa (e non con il fatto che la loro splendida individualità se ne andava strafottendo di tutto quanto era andato succedendo per anni ai loro simili) è una terapia sintomatica: chi la declina come vendetta, chi la declina come (peggio ancora!) “Veritah”, attribuendo a questo concetto un valore performativo che l’evidenza concreta di ogni singola interazione umana smentisce.

E questo ci lascia con un grosso interrogativo, quello del titolo: dobbiamo veramente salvare il popolo da se stesso?

Alla fine, l’odiosa grillina rea confessa altro non aveva avuto che quello che si meritava! Se lo meritava per aver perpetrato il crimine supremo di attentato alla democrazia, mettendosi al servizio di un progetto antipolitico.

Vedevamo così compiersi di fronte ai nostri occhi l’auspicio che da veri libertari più volte abbiamo espresso: quanto sarebbe bello se ognuno vivesse nel mondo che ha voluto, se chi vuole l’euro si beccasse i tagli dei salari e chi vuole la lira si beccasse la crescita economica, se chi vuole i 5stelle subisse le conseguenze della subalternità alla Cina e chi vuole un partito normale potesse invece decidere per sé. Il problema è ovvio: la vita è una, e a differenza di tante casse previdenziali non ammette “gestioni separate”. Per colpa di personaggi come quella lì tutti noi abbiamo visto compressi i nostri diritti, e se proprio si dovesse ragionare di vendetta, sarebbe abbastanza facile capire da dove cominciare: da lei, che oltretutto è più attingibile di Conte! Che poi è il motivo per cui qui piazzaleloretisti e norimberghisti non sono mai stati bene accetti: non solo perché la vendetta non è una soluzione, ma soprattutto perché non è indizio di estrema accortezza invocare processi in cui si rischia di essere parte soccombente.

D’altra parte, però, credo che vi siate potuti rendere conto tutti, con i vostri occhi, che proprio la strada che questi poveri, piccoli esseri brancolanti nelle tenebre hanno così chiara davanti, quella in cui l’emersione della verità (cha cha cha) porta all’avvento di un mondo giusto, è sostanzialmente impraticabile (per inciso, oltre ad avervi spiegato che gli ortotteri si sarebbero alleati col PD, vi avevo anche preannunciato che la veritah sarebbe stata la nuova onestah).

Questa sera, credo l’abbiate capito tutti. Spero che abbiate apprezzato anche voi quanto quelle persone così convinte che la loro verità abbia un valore politico fossero in realtà assolutamente impermeabili a qualsiasi lettura della realtà che non cominciasse dalla fatidica punturina.

Mi dispiace per la Gismondo e per tanti “sicceroi” presenti: bisogna proprio non sapere un cazzo di quello che è successo in questo paese (cioè in questo blog) ed essere stati complici di tutte le porcate che c’erano state imposte prima dell’unica che interessa a loro per pensare che basti uno sforzo didattico a determinare un esito democratico. Detto in francese: a che cazzo serve ragliare contro i “poteri forti” se non si accetta di riflettere un momento sulle parole di Lucio Magri (per dirne uno) che spiega in che modo ci siamo messi in mano a quei “poteri forti”? I “poteri forti” (a proposito: qualcuno mi sa dire quali sono i poteri deboli?) fanno semplicemente il loro lavoro, che viene reso più agevole da alcuni assetti istituzionali privi di contrappesi. Magri ne citava solo uno, peraltro, quello europeo, ma il grosso del danno era stato fatto senza che lui se ne accorgesse con il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia, cioè con l’indipendenza della Banca centrale, che è oggi il principale vulnus democratico. Ma i nostri amici, poverini, su questo non vogliono riflettere. Basta dire #aaaaabolidiga e i “poteri forti”, il discorso si esaurisce lì, e Gramsci si rivolta nella tomba.

E a questo punto sorge un altro problema: vi siete mai chiesti voi, come me lo sto chiedendo io, quand’è che un sano e progressivoanelito didattico stringe nell’odioso paternalismo di un Padoa Schioppa? Perché alla fine il problema è questo, lo ripeto: la simpatica ortottera era vissuta nel mondo che aveva desiderato! E chi siamo noi per imporle un mondo diverso, o semplicemente per chiederle di considerarlo?

Metteteci un attimo la testa, perché immagino che la domanda a qualcuno possa non essere immediatamente chiara. Io vado a cena, e dopo ne parliamo.

domenica 6 luglio 2025

Carità e narcisismo

Si è alzato il vento, scuote le fronde dei faggi. Nei punti ridossati brillano le lucciole. Me ne sto al buio, disponendomi al riposo dopo una giornata di lavoro, e penso.

Il retaggio più doloroso della stagione del COVID è stato per me il rendermi conto che quanto mi illudevo di avervi trasmesso in realtà non ero riuscito a trasmettervelo, e che quindi il mio lavoro era stato inutile. Non ero riuscito a trasmettervi nulla di più di quanto voi credeste già di sapere, e questo esponeva voi a quello che poi abbiamo visto succedere, l’adorazione di vitelli di cioccolata (i vitelli d’oro col nostro budget non possiamo permetterceli), e me alla mancanza di sostegno, quando più sarebbe stato necessario (come si vide in piazza nel 2021, peraltro). Per inciso, forse non era nemmeno cioccolata, ma questo rafforza il mio discorso piuttosto che indebolirlo.

Mi colpisce oggi questo amaro lascito di un periodo da dimenticare, perché affacciandomi alla cloaca ho osservato con distaccato divertimento la vostra “indinniazione” nei riguardi di uno dei tanti idoli di cartapesta che vi siete creati (la prossima sarà la cotonata di provincia, già vi vedo arrivare) e di cui solo oggi scoprite l’inconsistenza, un’inconsistenza così palese, palmare, e radicale, da non gettare (scusatemi se ve lo dico) un’ottima luce su chi solo oggi la constata. Eppure sarebbe bastato poco per evitare delusioni! Sarebbe bastato, visto che mi seguite, seguirmi. Avreste così colto il momento in cui l’idolo oggi decaduto era stato bloccato da me per eurismo molesto, ad esempio (perché a quelli che “destra e sinistra non esistono più, signora mia!”, a chi prova un’ansia più o meno condivisibile di rifondare la topologia della politica, vorrei ricordare che la categoria più utile elaborata negli ultimi anni resta quella di PUDE…). Ma soprattutto avreste capito che chi vi si offriva come punto di riferimento in un momento in cui, non avendo capito quello che avevate letto, avevate tanto bisogno di punti di riferimento, non poteva essere un buon punto di riferimento, perché mancava di carità.

Detto in altre parole, il vintage di intellettuali che si sono svegliati e conseguentemente si sono fatti un seguito con la pandemia è composto da babbei o da furfanti. Perdonate se sono così ermetico: d’altra parte, affermazioni chiare e quindi falsificabili sono il presupposto di un discorso e quindi di un progresso scientifico. Aspetto da voi evidenze del contrario, cioè aspetto che mi citiate intellettuali “punturini” che abbiano aggiunto qualcosa a quello che qui sapevamo. Ora, non c’è nulla di male in democrazia a essere un babbeo o un furfante, o anche semplicemente un pensatore non originale e conformista, e finché qui questa roba resta fuori da qui non ci dà alcun fastidio. È però desolante capire a distanza di 13 anni che la frase chiave di un lavoro appassionato, onesto e lungimirante non è stata minimamente capita, o se è stata capita non è stata presa sul serio. Questo, in effetti, limita molto la portata di quel lavoro, e soprattutto frustra in radice quella che poteva essere la sua utilità: il fornirvi elementi per difendervi da inevitabili, prevedibili e previste aggressioni.

Ma ormai l’ho capito: voi ascoltate le mie dirette perché gradite il suono della mia voce, e leggete il mio blog perché apprezzate il ritmo della mia prosa. Vi sono grato per l’apprezzamento, che mi aiuta a superare la frustrazione di non essere compreso. Ad esempio, che cosa non è chiaro in una frase così semplice come “non ci sono limiti a quello che ci potrà essere imposto”? Perché non siete riusciti a prenderla sul serio? Voglio prendermene la responsabilità: forse perché io non sono riuscito a spiegarvene il fondamento. Può sembrare strano disinfettare la sabbia, o mettersi la mascherina alle 18 perché prima il virus dorme, o una qualsiasi delle tante altre assurdità che ci sono state imposte durante la pandemia, ma chi è qui ha avuto gli elementi per capire che l’imposizione di una moneta unica ad un’area valutaria non ottimale è una assurdità che per stravolgimento della logica e per ampiezza delle conseguenze travalica di parecchi ordini di grandezza qualsiasi altra assurdità un essere umano riesca a concepire. Peraltro, una delle conseguenze di questa assurdità è mettere sotto ricatto i parlamenti che vogliano opporsi ad altre assurdità. Per questo motivo nel 2012 ammonivo che accettare questa specifica assurdità avrebbe aperto la strada a infiniti altri orrori. È per questo stesso motivo che oggi, nel 2025, chi si sveglia e scopre di vivere in un mondo, diciamo così, perfettibile, senza avere la benché minima idea di quali siano i dati strutturali che ci impediscono di migliorarlo, dovrebbe suscitare il sospetto non tanto dei ventenni, da sempre assolti per non aver compreso il fatto, ma certo di chi era qui 14 anni fa. Eppure, anche molti di questi ultimi, con mia rassegnata tristezza, sono andati dietro ai pifferai tragici. Ora, uno dopo l’altro, passata l’emotività della minaccia esistenziale diretta, li lascerete cadere nel dimenticatoio, ma intanto avremo perso tutti tempo.

Eppure, oltre all’assenza di carità, oltre a una visibile incapacità di questi figuri di accorgersi di qualcosa prima che capitasse a loro, c’è anche un altro elemento che avrebbe dovuto mettervi in guardia: il loro sterile narcisismo. Ma anche qui sono rassegnato: non posso aspettarmi e non mi aspetto che capiate il sacrificio fatto entrando in una squadra, e non perché essa sia composta di elementi scarsi, ma proprio perché, al contrario, essendo composta di elementi pregiati, impone un vincolo maggiore alla mia libertà di espressione, che non vorrei fosse mai un ostacolo al perseguimento di un fine collettivo.

Io ho saputo entrare in un partito e starci, a differenza delle tante buste di piscio che in giro per la cloaca social da anni si sbracciano per creare un partito sulle mie idee, cannibalizzando il mio seguito, ignorando un dato fondamentale: Bagnai non vorrebbe mai essere seguito da uno che segue Bagnai, ovvero, in altri termini, ogni occasione è a me gradita per sbarazzarmi di chi ignora il primo comandamento perché non ha praticato il comandamento zero (ascolta!). Eppure anche questo non è stato capito! Quando io avevo, come tuttora ho, un seguito di parecchi ordini di grandezza superiore a loro, e non pensavo mai di dare alla mia azione una esplicita veste politica entrando in un partito, mi sono sempre opposto con violenza a qualsiasi ipotesi di costituire un partito. Il dileggio che fin dall’inizio abbiamo riservato ai famoerpartitisti evidentemente a molti non è stato di lezione, come pure non lo è stato l’estrema attenzione con cui abbiamo evitato che a/simmetrie, una associazione scientifica, venisse interpretata, o peggio ancora usata, come “er partito de Bbagnai”! 

Tanti di quelli che ragliavano “Bagnai narcisistaaaa!11!1” si sono poi fatti e si fanno ogni giorno abbindolare da nullità prive di carità, di preparazione scientifica, di capacità politica.

Va bene tutto, e in fondo, quando questa cosa è cominciata, non mi aspettavo niente. Certo, se oltre al timbro della voce e al ritmo della prosa qualcuno provasse ad apprezzare anche i contenuti, forse sarebbe meno faticoso andare avanti, forse ci si farebbe meno male. Ma io quello che ho da dirvi ve lo dico perché non posso fare altrimenti. L’illusione illuministica di cambiare il corso della storia iniettando conoscenza del corpo sociale forse posso averla nutrita all’inizio, ma da essa mi sono separato da tempo, e quel lutto è stato elaborato.

Più difficile convivere con la scoperta che persone che pensavi avessero capito in realtà non hanno capito un cazzo. Ma quello che vale per loro, forse vale anche per me. Nella serena constatazione di questa simmetria, ora che il vento si è calmato, vi lascio e vi auguro una buona notte.

lunedì 17 febbraio 2025

Le prefiche

Questo è l'indice della produzione industriale (settore manifatturiero) in Germania, Francia e Italia da quando esiste sul sito Eurostat (gennaio 1991) e fino a quando esiste (dicembre 2023, siamo indietro di un anno...):


Molti di voi hanno già gli strumenti per leggere le vicissitudini di questa variabile, chi è incuriosito da queste dinamiche chieda e gli sarà dato.

Questo invece è lo stesso indice da quando la Germania ha raggiunto il suo massimo (novembre 2017) in qua:


(n.b.: in entrambi i casi ho fatto pari a 100 il primo mese rappresentato. Ovviamente la soluzione più raffinata è fare pari a 100 la media dell'anno di riferimento, ma non cambierebbe assolutamente il profilo della serie, dato che si tratterebbe sempre di dividerla per una costante).

A dicembre del 2023 la Germania aveva perso il 14.7% rispetto al novembre 2017, la Francia il 3.6%, l'Italia il 3.9%.

Il manifatturiero è importante, ma non è tutta l'economia. In un'economia avanzata conta per una roba che va da circa un quinto a circa un decimo del valore aggiunto:


(è la parte arancione della barra), una quota che sta diminuendo un po' dappertutto, ma in Germania, ovviamente, di più: -3.3 punti, contro -0.9 in Francia e -1.0 in Italia. Ci stiamo deindustrializzando un po' tutti, ma è anche il riflesso del fatto che stiamo evolvendo verso un'economia di servizi, e comunque la Germania si sta deindustrializzando più di noi.

Dato che la produzione industriale non è tutto il Pil, ma una cosa che va, come dicevo, da un quinto a un decimo del Pil (a spanne), ci può stare che questo cresca mentre quella cala: basta che aumentino i servizi (l'agricoltura nemmeno si vede, come avrete notato, il che non vuol dire che non debba essere praticata e tutelata...). Se osserviamo il Pil trimestrale dall'ultimo trimestre del 2017, quello in cui la manifattura tedesca ha iniziato a derapare, vediamo infatti una cosa così:


E la domanda che ci si dovrebbe porre è: ma invece di stracciarsi le vesti sui dazi di Trump, le prefiche del PD se la pongono una domanda su quanto ci sia costata la stasi economica (autoinflitta) del nostro principale partner commerciale?

Mi piacerebbe cominciare ad articolare una risposta, ma nel viaggio fra Roma e Milano ho rilasciato un'intervista a La Verità, e fra un po' sarò a Cologno Monzese da Del Debbio (prima volta che lo incontro!), e mentre vado in studio ho un'intervista in diretta con Radio Libertà (sono tutti segni del mio declino intellettuale e politico, come la doppia intervista di ieri su Stampa a Tempo), quindi ora vi lascio e proseguiamo domani...


domenica 9 febbraio 2025

Una breve riflessione

(… dopo una lunga giornata, iniziata sulle montagne, proseguita a Chieti, Pescara, Ortona, Guardiagrele. Partendo dalla fine, a Guardiagrele ho assistito alla presentazione del libro di Giampiero Di Federico, e posso dire a quelli di voi che amano la montagna di non perdersi assolutamente la presentazione che sto organizzando per il 12 marzo a palazzo San Macuto. Il resto per voi è meno interessante, tranne forse una riflessione fatta conversando in località che non nomino, altrimenti gli altri che ci abitano cominceranno a ragliare “Perché non hai chiamato IO!?!?” - sì, perché le vocali dell’ego sono anche quelle del raglio - con un amico ieratico e profondo col quale amo intrattenermi, anche perché possiede in abbondanza una dote di cui io sono progressivamente sguarnito, la memoria. Riflessione non del tutto estemporanea e quindi suscettibile di trasformarsi in tempi non molto lunghi in un QED, motivo per cui mi affretto ad iscriverla in queste pagine impegnate in un’opera di verità…)

Sembra ieri che quelli che qui chiamammo, nel nostro inesauribile desiderio di farci sempre nuovi amici, i “punturini”, animati da un sacro furore, in nome della difesa della propria persona (e solo di quella) da una specifica minaccia esistenziale (e solo da quella), ribollivano tumultuosi nella cloaca social, annunciando la costituzione di movimenti, firmando manifesti, esibendosi in tutte le modalità dell’impegno politico e civile, dando evidenza plastica a quello che sembrava un torrente straripante di consenso, che avrebbe travolto tutto e tutti i movimenti politici, in nome, ça va sans dire, della verità. Alcuni politici osservavano con occhio ruffiano e interessato questo consenso, nell’evidente desiderio di appropriarsene, di intestarselo, di incassarlo. Ne conosco anche uno (ma magari ce ne erano due, solo che l’altro non lo ha scritto nel suo blog)che lo osservava con occhio disincantato e sornione aspettando il momento in cui il granito con cui questi volenterosi costruivano un piedistallo al diamante della Verità si sarebbe sfarinato in un pulviscolo di ego browniani.

Ricordate?

La minaccia esistenziale è un collante molto labile per la costruzione di una coscienza di classe”, che poi significava che all’allontanarsi dell’aghetto, i movimenti, le aggregazioni, il fermento culturale, l’anelito di libertà, la promessa reciproca di soccorso e di impegno, scatenati dalla minaccia dell’aghetto si sarebbero dissolti qual fummo in aere o in acqua la schiuma.

Così è stato.

Pensate ad esempio, agli studenti contro il green pass. Completamente dissolti. E sì che, a volerle vedere, le ingiustizie non sono terminate. Ma quella specifica ingiustizia, l’unica che li preoccupava, pare essersi allontanata per sempre oltre l’orizzonte. 

Certo, quando una cosa fa molto paura, come l’aghetto, o dà molto ai nervi, come il woke, è inevitabile che la reazione sia molto forte e molto diffusa, o almeno molto “vocale” (come dicono quelli “studiati”), dando l’illusione di un consenso diffuso ed impegnato, potenzialmente mobilitabile per altre cause, e comunque indicatore di una presa di coscienza.

Ma la presa di coscienza in realtà non c’è.

E quindi oggi riflettevo col mio amico sul fatto che esattamente come abbiamo visto con i nostri occhi dissolversi come nebbia al sole certi movimenti asseritamente libertari, una volta che la minaccia esistenziale diretta è passata di moda, se l’amministrazione Trump facesse passare di moda la cultura woke, in tutta probabilità vedremmo sgonfiarsi molto rapidamente certi movimenti che hanno raccolto consenso esclusivamente intorno all’obiettivo tanto liberatorio, quanto in fondo estemporaneo, di deprecarla.

Che è poi come dire che se il potere dichiarerà, come sta facendo, che è normale affermare che esistono uomini e donne, affermare che esistono uomini e donne non sarà più un plausibile collante per un movimento rivoluzionario o anche semplicemente libertario. Bisognerà parlare di altro, o almeno anche di altro, e quell’altro, fatalmente, sarà ciò di cui qui parliamo da quattordici anni, perché il problema irrisolto ad oggi resta quello, e tale resterà per ancora qualche anno a venire.

Considerando che questo ve lo dice chi aveva previsto la fusione fra PD e 5 Stelle, questa riflessione la stamperei su un foglio di carta e la metterei da parte.

E ora buona notte: ho fatto veramente tardi, mi ci vorrà una settimana per riprendermi, ma è stata una bella serata, parlando di montagna, di paura, di morte, di amicizia, di natura…


martedì 4 febbraio 2025

Commissione Morte (civile)

Sono in Commissione dalle 10:45 (orario di convocazione), abbiamo iniziato dopo le 11, raffica di interventi sull’ordine dei lavoro da parte dell’opposizione, per contestare le decisioni prese in ufficio di presidenza, abbiamo passato più tempo a discutere l’ordine dei lavori che a fare domande all’ex commissario Arcuri, io di domande ne ho fatte solo due e secondo me a una l’audito non ha risposto:


poi ulteriori interventi campati in aria, a questo punto visibilmente ostruzionistici, tant’è che alla fine sono intervento anch’io per ricordare l’ovvio.

In Commissione saremmo in quattro, ma per un motivo o per l’altro organizzare dei turni non è agevole: Claudio è soggetto all’aleatorietà del COPASIR, Massimiliano è capogruppo al Senato e segretario regionale della Lombardia, ecc.

Chiedo la parola sull’ordine dei lavori: e se decidessimo di affidarci alla giustizia divina?

Comunque: ora sono qui, perinde ac cadaver

sabato 1 febbraio 2025

Sedes sapientiæ

 


Qualcuno sa, o immagina, dove sia e dove porti questa sobria scalinata?


(…eh, sì! Porta lì…)

giovedì 30 gennaio 2025

Sull’utilità dell’OMS


(…continenza nei commenti, perché sappiamo che questo è un argomento che non viene capito da chi non vuole capirlo…)



mercoledì 29 gennaio 2025

Cause di morte, parte seconda

Buongiorno, fenomeni cui non la si fa perché sono trader/developer/influencer/[minchiata a piacere]er!

Come state? Tutto bene? Nonno Alberto vi fa vedere quello che cercava:


Questo!

Ovviamente dalla rete domestica (in italiano, non in italese) ci sono riuscito subito (quindi ho fatto bene a non stropicciare l'ISTAT su questo tema: loro i dati li danno!), mentre dalla rete istituzionale no, ma sarà stata sfortuna (cui io da statistico non credo).

Volevo questi dati per verificare la storiella secondo cui nei morti da COVID-19 sarebbero confluiti anche i morti da influenza. Non pare che sia andata proprio così: i morti da influenza sono rimasti nella media, e i morti da COVID-19 (sulla cui rilevazione ieri in Commissione abbiamo appreso tante cose:

in un'audizione iniziata con un'ora di ritardo a causa del terremoto politico che sapete - a futura memoria: l'iscrizione del premier nel registro degli indagati) si sono semplicemente aggiunti, non sostituiti, nemmeno in parte, all'annuale death toll. Chissà da dove venivano e come erano fatti i tanti grafici così convincenti che Farfallina4582 postava su Twitter a mo' di buccia di banana per far scivolare i tanti volenteroni...

E vabbè, abbiamo capito che per lavorare bene bisogna svegliarsi presto e pagarsi la rete. Nulla di diverso da quanto mi succedeva quando ero ricercatore universitario!

E ora, visto che ieri eravate tanto bravi, oggi, per esercizio, provate a fare anche voi questa tabella. Poi vi interrogo, ma ora vado in aula a parlare di Piano Draghi ed economia circolare...

A dopo!

(...p.s.: ultima chiamata per eventuali italici d'Abruzzo che volessero partecipare alla nostra convention privata del 15 febbraio: scrivete a bagnai_a@camera.it. Lo ripeto perché ho capito che chi crede di seguirmi e in ogni caso mi aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaama di un ammmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmore totalizzante e paralizzante, tale da togliergli la voce quando mi incontra, che nemmeno in Saffo o in Catullo, però non mi segue sui social - il che mi porta a dubitare del fondamento e della consistenza di questo ammmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmore dal quale quindi, fatalmente, tendo a essere più infastidito di quanto non sia grato. Voi non dovete amarmi: dovete leggermi. Io non devo esservi simpatico: io devo indicarvi una strada faticosa. Noi non siamo qui per farci i complimenti [diciamo così] a vicenda: siamo qui per combattere. Quindi nervi saldi e alzare il culo dal divano. Il resto è grillismo, cioè è del demonio...)

martedì 28 gennaio 2025

Cause di morte

Come sapete, nel mio nuovo ruolo istituzionale mi tornano utili le nozioni apprese nei corsi di Matematica finanziaria II, Demografia, e Tecnica attuariale delle assicurazioni sociali (messa lì per chiudere un piano di studi, ovviamente senza immaginare che un giorno mi sarei proprio dovuto occupare di controllare le "assicurazioni sociali": ma non ditelo troppo in giro, è meglio che non sappiano che so di cosa parlo...).

Per una serie di noti (e tristi) motivi il tema delle statistiche sulla mortalità (in termini quantitativi e qualitativi: quanti morti, e di che) è stato all'onore delle cronache negli ultimi cinque anni (ricorderete le famose conferenze stampa). La qualità di quei dati resta comunque un tema aperto, di cui la Commissione Morte dovrà in qualche modo occuparsi.

Peccato che analizzare la situazione non sia per nulla facile. Sto cercando di scaricare dal portale dati dell'ISTAT le serie storiche dei morti suddivisi per causa (in particolare, mi interessano quelli causati dalla pandemia), sul totale del territorio, dal 2015 al 2022 (ultimo anno per cui i dati sono disponibili). Ci ho provato diverse volte, ma va sempre a finire così:


Poco male.

Siccome fra un po' mi troverò qui il Presidente, aderirò al suo cortese invito e lo contatterò per chiedergli come mai questi dati sono così difficili da scaricare. Magari starò sbagliando qualcosa io...

sabato 25 gennaio 2025

How it started...

(...vi sblocco qualche ricordo, ma sono tutti lì, a vostra disposizione...)

 






(...ieri ad Arona bellissimo evento organizzato da Alberto Gusmeroli [qui le cose che ho detto io, qui:

quelle che hanno detto tutti gli altri [molto interessanti, vale la pena di dedicargli un po' di tempo...]. Ne stiamo organizzando uno a Roma per il 5 marzo, nel pomeriggio, e lì ci saranno più relatori, anche Claudio e Durezza, fra gli altri. Non è un evento a/simmetrie, è un evento Lega, ma organizzo io...)

(...ora sono stanco, non commento e non aggiungo. Ho passato una bellissima giornata in Padania con alcuni di voi, domani devo girarmi le quattro province del mio collegio per gazebo a Silvi, Pescara, Francavilla e Sulmona, quindi vi lascio e dormo. Se vi interessa ricercare questi pregevoli reperti di antiquariato, basta andare nella cloaca e digitare nella finestra della ricerca la stringa:

from:@who since:yyyy-mm-dd until:yyyy-mm-dd

dove yyyy è un anno, mm un mese [due cifre, quindi gennaio è 01], e dd è un giorno [due cifre, quindi il primo è 01]. Chi trova il più divertente vince un biglietto omaggio per il #goofy14...)

giovedì 23 gennaio 2025

Ooooooooooooms!

 (…stanno impazzendo…)


>ANSA-FOCUS/La Lega come Trump, "l'Italia fuori dall'Oms" Alleati freddi. Opposizione all'attacco, annuncio inquietante (di Paolo Cappelleri) (ANSA) - ROMA, 23 GEN - "L'Italia esca dall'Organizzazione mondiale della sanità". La Lega prova a cavalcare l'onda Trump e rilancia la sua battaglia per "recuperare sovranità" abbandonando quello che considera un "carrozzone controllato da Bill Gates", che ha affrontato il Covid "in modo schizofrenico. "Confidiamo che dagli alleati ci sia condivisione", l'auspicio del senatore Claudio Borghi e del deputato Alberto BAGNAI, che hanno annunciato il deposito a Palazzo Madama del disegno di legge "per abrogare il dlgs del 1947 che ci lega all'Oms". Ma nel resto del centrodestra chi si è pronunciato, FI e Noi moderati, è freddo. Per non dire delle opposizioni: il Pd parla di "annuncio inquietante". Come il nuovo presidente americano, anche la Lega attacca l'organizzazione guidata da Tedros Ghebreyesus in un climax crescente dai tempi della pandemia. Borghi quasi un anno fa pubblicò un post sui social sui "10 motivi per cui l'Oms va fermata", che ha raccolto oltre due milioni di visualizzazioni. Una campagna contro il Trattato pandemico, "una specie di Mes della malattia", lo definiva, sulla cui adesione il governo ha frenato a maggio, e per sostenere che i "100 milioni" con cui contribuisce l'Italia "potrebbero essere meglio allocati". Dopo l'ordine esecutivo sul ritiro dall'Agenzia dell'Onu specializzata per le questioni sanitarie firmato da Donald Trump, il partito di Matteo Salvini conta su un effetto domino. Si guarda a Paesi come Argentina e Olanda. Ma soprattutto la Lega è in pressing sulla maggioranza, con questo disegno di legge che verrà presentato anche alla Camera. "Faremo di tutto perché venga calendarizzato al più presto. Se poi il governo decidesse di seguire per decreto quanto stanno facendo con velocità gli Usa, non sarebbe un problema", ha spiegato Borghi, che intanto ringrazia "l'opera" del collega di FdI Lucio Malan, "che ha sempre condiviso buona parte di queste problematiche, ed è stata strumentale per costruire la posizione non scontata dell'Italia all'ultima assemblea dell'Oms dove non è stato approvato il trattato pandemico". "I leader ne parleranno, mi sembra sia un passo un po' troppo azzardato", ha notato Paolo Barelli di FI commentando la mossa leghista, e anche per Maurizio Lupi (Nm) "emulare Trump non serve: l'Italia può essere protagonista nel migliorare l'Oms". "La Lega - attacca la dem Ilenia Malvasi - vuole riportare l'Italia ad una condizione di arretratezza culturale e sanitaria impressionante. Meloni ne è al corrente?". Mentre un editoriale su Science sostiene che il ritiro degli Usa renderà il "mondo meno sicuro e protetto", le accuse all'Agenzia dell'Onu elencate da Borghi e BAGNAI sono svariate: ha "una governance multilaterale che in alcune circostanze si qualifica come sportello unico del lobbista"; "lo stipendio medio è vicino a 150mila euro esentasse, e i dipendenti hanno immunità totale, e si parla di abusi in Africa, documentati e silenziati"; ha gestito la comunicazione sul Covid "in modo schizofrenico e non compatibile con il coordinamento" delle attività di contrasto. A supporto della tesi, anche le slide di Roy De Vita, primario di chirurgia plastica e ricostruttiva all'Istituto nazionale dei tumori Regina Elena di Roma. La Fondazione Gates, ha affermato, è "al secondo posto dei finanziatori" dell'Oms, e "al quarto la Gavi Alliance, l'alleanza per il vaccino, fondata da Bill Gates: il maggior azionista dell'Oms è un privato. Costa una barca di soldi, è gestita in modo terrificante, non è utile tenerla in piedi". (ANSA). 2025-01-23T19:15:00+01:00 CPP ANSA per CAMERA03 NS055

giovedì 16 gennaio 2025

Commissione Morte

(...ci siamo occupati a lungo della Commissione Amore, ora ci occuperemo per un po' della Commissione Morte: due concetti legati dalla letteratura e talora, ahimè, in vario modo, dai percorsi delle nostre esistenze. Per quanto mi riguarda, le due Commissioni sono accomunate in primis et ante omnia da un tema che oggi è finalmente riconosciuto come centrale, rispetto a quando lo ponemmo, otto anni fa: quello della libertà di espressione del pensiero. Ma intanto vi suggerisco di dare un'occhiata - come faccio immediatamente anch'io - a quello che è successo questa mattina, mentre presiedevo la Enti Gestori. Claudio, che invece non aveva Copasir, caldeggia la visione...)


(...occhio ai commenti: ricordiamoci che i fascisti hanno già tirato giù vari canali che si occupavano di questa materia, come ha confessato uno dei capi delle loro squadracce, e io il blog non me lo faccio tirare giù, chiaro?...) 



mercoledì 15 gennaio 2025

Chiuso per disco

 (…nell’ordine: visita e pranzo alla Camera col vincitore del Finday - che è poi risultato essere uno che zittii col mio consueto garbo a un #goofy, a riprova del fatto che un inquadratore non deve necessariamente essere carino e coccoloso - a seguire rapido incontro in Sala del Governo e poi question time al ministro Giorgetti sul credito alle PMI, a seguire prima riunione di staff, poi ramoscello di ulivo chiarificatore da un’azienda non banale, poi visita di un’associazione di categoria con interessanti condivisioni [e dopo sette anni in questo frullatore, inevitabilmente si scoprono tante amicizie comuni], poi riunione con lo staff della Commissione Enti Gestori per organizzare audizione e ufficio di presidenza di domani [i meno distratti sapranno perché], poi riunione di agenda col mio capo staff [il 24 sono ad Arona, se interessa], poi “c’è qualcuno che siamo in sala Mappamondo a votare?”, e io sono ahimè qualcuno, e quindi sono andato a votare all’ora in cui avevo pensato di essere e casa a scrivere… ma, come sempre, è andata in un altro modo!…)

Sto terminando gli ascolti del disco che ho inciso con Musica Perduta alla chiesa della Madonna del Girone di Pizzoferrato. Ci ho messo, fra l’altro, il primo:


e l’ultimo:



brano di Frescobaldi che ho studiato: rispettivamente, la Canzona terza del Secondo libro (Roma, 1627), che era in un’antologia di storia della musica di mia madre, dove cercavo cose da suonare a sedici anni, e la Fantasia prima del Primo libro (Milano, 1608), che mi sono scaricato da Internet tre mesi fa perché ritenevo che nel disco ci dovesse essere una fantasia per organo, visto che ci saranno anche tante fantasie per basso di violino.

Ora devo fare gliAscolti™️.

Funziona così: per ogni sezione del brano si fanno più prese (non essendo un live), il tecnico in ripresa le numera progressivamente (1, 2, 3,…), segna sulla partitura quello che gli piace (es.: 3+++: “nel terzo take questa battuta è venuta benissimo”, 1-: “la prima fa cagare!”, ecc.), poi manda tutto in un gigantesco file audio, che tu ti riascolti segnando con diligenza a che punto inizia ogni singola ripresa (ad esempio, il secondo take dell’attacco della canzona, che al tecnico è piaciuto, inizia al minuto 1:26 del file), e annotandoti via via quello che ti convince di più o di meno (ad esempio, a battuta 8 del secondo take secondo me il tempo cede un po’ troppo: devo verificare…). Alla fine, si segna cos’è venuto meglio, e si manda a un altro tecnico che mette insieme i take migliori, dopo di che si riceve il master e lo si manda a una casa discografica.

E da tutto questo che cosa si capisce?

Che da giovani si apprende meglio, o forse anche che da giovani si vuole sembrare tanto bravi, perché, come vedete, per la Fantasia, che Frescobaldi scrisse da giovane e io studiai da vecchio, i take necessari sono stati infinitamente di più che per la Canzona, che io studiai da giovane e Frescobaldi scrisse da vecchio (il chiasmo, per chi sa cos’è, servirà a far capire che io mi sento giovane, motivo per cui con una bronchite incipiente me ne vado a spasso sotto la neve a -4 e con le raffiche a 80 Kmh)…

Se arrivo in fondo a questo sudoku lo dedicherò a mia madre, che nel primo certificato di morte risultava deceduta per “polmonite contratta in comunità” (dopo circa sei anni che non usciva di casa per il semplice motivo che non si ricordava dove fosse la porta), e a un vero organista, morto nel suo letto la notte dopo aver fatto quello che pensava fosse suo dovere fare.

Nil inultum remanebit, ma quella è un’altra musica…

sabato 11 gennaio 2025

Punturini ‘ndernescional

(… titolo ripreso dal noto saggio di Pino Aprile…)

Un amico “che io ci ho molto rispetto” mi segnala questo pregiato articolo del Völkischer Beobachter salmonato ‘ndernescional, dal titolo “A time for truth and reconciliation”. Mi sento anch’io di caldeggiarne la lettura. Confesso però che nonostante ne condivida il contenuto (e posso dimostrarlo, e lo dimostrerò) la mia prima reazione, fin dalla lettura del titolo, non è stata di assoluto e totale entusiasmo.

Intendiamoci: alcuni aspetti analitici dell’articolo, e in particolare la lettura del 2016 come anno di svolta in senso repressivo nella gestione di Internet, sono da me totalmente condivisi, sono cose che mi sentite dire da tempo, ma proprio per questo il vederle adesso spiattellate come ponzose e profonde analisi da un outlet così “autorevole“ più che inorgoglirmi mi fa incazzare. Come pure dovrebbe inorgoglirmi, ma invece mi fa incazzare, il richiamo alla Commissione per la verità e per la riconciliazione. Alzi la mano chi si ricorda questo (scritto mentre la Grecia veniva macellata, cosa di cui non abbiamo evidenza che l’intellettuale di turno si crucciasse)!

Si riconferma che nihil est in intellectuals quod prius non fuerit in Goofynomics, ma non vorrei che questa venisse presa per vanagloria. Sicuramente un po’ lo è, non mi attardo ad escluderlo, ma il motivo per cui il fatto che venga condivisa un’esigenza di metodo che avevo espresso 10 anni fa mi innervosisce, anziché sollevarmi o inorgoglirmi, non ha nulla a che vedere con la rivendicazione di un primato intellettuale, di una particolare originalità o tempestività. Io sono stato scolarizzato nel XX secolo e in Italia, quindi io so che dopo Omero chiunque pretenda di dire una cosa originale è sostanzialmente un illetterato.

In altre parole, quello che mi infastidisce di questo richiamo all’esperienza sudafricana (quella della Commissione sulla verità e sulla riconciliazione, dei cui risultati, a dire il vero, non vi saprei tracciare un bilancio storico), non è che venga dopo il mio (e chi sono io per pretendere di essere ascoltato?), ma sono i motivi che sottendono ad esso, e questi motivi mi infastidiscono non perché siano di per sé non condivisibili (ricordo che faccio parte di una commissione di inchiesta sul fenomeno del COVID-19, quindi ovviamente mi interessa vederci chiaro su questo fenomeno!), ma perché preludono a un inevitabile fallimento.

Che dal 2016 fosse all’opera un DISC (Distributed Idea Suppression Complex) ce ne eravamo un pochino accorti anche noi, e ne avevamo anche parlato, mettendo in guardia, pensa tu!, proprio quella sinistra che oggi piange sul latte da lei versato!

Tuttavia, invece di apprendere le lezioni della storia, la sinistra (perché il Völkischer Beobachter salmonato ‘ndernescional è un outlet di sinistra) continua a non fare i conti con alcuni caposaldi della cultura occidentale, quali la logica aristotelica e la geografia astronomica. Da quest’ultima ci deriva, in particolare, quello strumento che tendiamo a considerare banale, a dare per scontato (nonostante che la sua storia dimostri che non lo è affatto), ma che è tutt’oggi essenziale per dirimere controversie di vario tipo, e anche per attribuire ad analisi della più svariata natura il corretto valore: il calendario.

Eh sì!

Perché a leggere il contributo dell’illustre e autorevole autore non si può sfuggire alla sensazione che secondo lui “la strage e il grande scempio che fece i social colorati in rosso“ sia stata quella che qui, per non farci tirare giù dagli amici suoi (perché l’autore si propone come un pezzo della soluzione, ma il suo curriculum ce lo segnala come pezzo del problema), abbiamo deciso di chiamare metaforicamente la “punturina”, cioè la gestione ideologicamente orientata, e quindi inefficiente, della pandemia.

Ma allora come si spiega che il DISC sia attivo dal 2016, cioè da quattro anni prima che il noto fenomeno epidemiologico si manifestasse? In altre parole, una chiamata alla verità come strada maestra verso quella riconciliazione di cui tutti avvertiamo l’urgente bisogno, per essere o almeno sembrare non dico efficace (perché pur aderendo intellettualmente a questa istanza mi rendo conto del fatto che politicamente sia impraticabile), ma credibile, dovrebbe dimostrare di avere colto quali siano le contraddizioni fondamentali che hanno portato all’egemonia della menzogna, quelle che preesistevano all’eruzione del fenomeno sanitario, e che, non dobbiamo nascondercelo (pensate allo Pfizergate), ne hanno condizionato le modalità di gestione. Ma sotto questo profilo, il pregiato contributo del pezzo del problema è abbastanza deficitario: il problema è il debito pubblico (leggere per credere!) e le bolle immobiliari, con una tanto elegante quanto eloquente saldatura dei punturini ‘ndernescional ai Giannini (intesi come plurale di Giannino) ‘ndernescional.

Quello su cui abbiamo bisogno non di sapere, perché la sappiamo, ma di dirci apertamente la verità non è se nel XXI secolo da qualche parte si stiano studiando o producendo armi batteriologiche (quando ho fatto il militare nel 1989 la difesa anti-NBC era nel programma dei corsi AUC! Nel frattempo, la sigla è diventata CBRN, ma sempre di quella roba si tratta). No, di questo credo che ci interessi il giusto, anche perché non è un argomento così sorprendentemente nuovo. Sarebbe, sarà, più utile fare un’operazione di verità sulla terza globalizzazione e sulle sue dinamiche.

Questo non possiamo aspettarcelo, ovviamente, da chi su queste dinamiche prospera, il che però non rende inutile il suo contributo, tutt’altro! Vi esorto continuamente a utilizzare la forza dell’avversario, e quindi un contributo come questo può esserci molto utile dialetticamente, se però ci ricordiamo che il suo autore non è uno di noi, non è un nostro amico, anche se, per motivi in fondo estemporanei, sembra desiderare quello che tutti noi desideriamo: è e resta un nostro avversario. Questo suo (secondo) coming out quindi è utile, anzi utilissimo, ma dobbiamo ricordarci di inserire il nostro desiderio di avere una parola di verità sulla gestione della pandemia (da lui condiviso), nel contesto di una aspirazione più ampia (da lui non condivisa): quella di avere una parola di verità sulla organizzazione dei nostri rapporti sociali di produzione, e dobbiamo essere consapevoli del fatto che in questo compito il Völkischer Beobachter salmonato ‘ndernescional non può aiutarci, se non nella limitata misura in cui, come avevamo pronosticato, le politiche che ha sempre sostenuto allo scopo di ridurre la nostra fetta di torta alla fine abbiano ridotto anche la sua fetta di torta (quella destinata alla rendita finanziaria, cioè ai suoi azionisti di riferimento) perché hanno fatto collassare la torta.

Non leggete quindi questo intervento come un’esortazione alla schizzinosità, come la versione di destra di quelli che volevano “l’uscita da sinistra“, anzi! È una cosa profondamente di destra: un richiamo al senso critico, quella cosa che la sinistra ha deciso di mettere in soffitta, crimine contro l’umanità per il quale merita di scomparire, e scomparirà.

Statemi bene e ovviamente long 🍿!

lunedì 6 gennaio 2025

Things are moving...

Attenzione!

Sotto l'albero di Natale abbiamo trovato laPatrimoniale™️ per lAmbiente™️:


(cortese pensiero del Santa Klaus arancione), ma nella calza della Befana abbiamo trovato, in rapida successione, lo schianto del "cordone sanitario" austriaco, che non ha retto alla pressione del voto popolare:


e soprattutto le dimissioni del nostro Cicciobello preferito, Cicciobello globalista:


quello che bloccò i conti correnti dei camionisti per farli desistere dallo sciopero contro l'obbligo vaccinale.

Quindi, come vedete, insistere serve. Ho sempre diffidato dei geni che invocano l'astensione, considerandoli utili idioti del regime, e i fatti dimostrano che questa diffidenza è fondata: votando in modo diverso si può fare la differenza.

Aggiungo un dettaglio: non votando, si possono rendere determinanti minoranze organizzate, e in un mondo basato sulla deflazione salariale, cioè sull'immigrazionismo, bisogna stare molto attenti ad attribuire a simili minoranze un tale potere. Ascoltatevi questa intervista, ad esempio. Non la prenderei per oro colato, come del resto nulla, tranne ciò di cui si ha esperienza diretta, va preso per oro colato, ma l'idea che i laburisti abbiano prosperato sul disinteresse della classe media bianca per corteggiare i pacchetti di voti di minoranze colorate dedite a hobby più o meno condivisibili un senso ce l'ha. E attenzione: sarà anche vero che gli immigrati regolari sono più indispettiti degli autoctoni dai flussi di immigrazione irregolare, perché detestano che venga regalato ad altri quello che loro si sono guadagnato con fatica. Ma questo è un discorso diverso. Ascoltatela bene, l'intervista: le ex potenze coloniali sono più avanti di noi su una strada pericolosa, sulla quale, va riconosciuto, anche noi ci siamo avviati.

Ci vuole meno libera circolazione di qualsiasi fattore di produzione, e alla fine si andrà a parare lì (lo stesso reshoring in fondo è un pezzo di questa storia). Nel frattempo, insistete, e diffidate molto da chi vi dice di non insistere: forse lui non ha hobby discutibili, ma certamente non vi aiuta a difendere voi e la vostra famiglia da chi li ha.

(...ciao, Cicciobello globalista! Ci mancherai tanto...)


venerdì 27 dicembre 2024

Tachipirina e vigile urbano

Carissimi, mi sento in dovere, per mia indole e anche per carità cristiana, di ricambiare l’affetto che voi spesso mi manifestate. Devo dire però che certe volte volervi bene diventa un lavoro a tempo pieno decisamente usurante. Vale un po’ per voi quello che vale anche per i figli, visto che questa è una famiglia, e esattamente per lo stesso motivo: perché dirvi le cose, dirvele prima, ripetervele dopo, ribadirle un’ulteriore volta dopo un ulteriore dopo, non serve a niente. È inevitabile che questo procuri un certo senso di frustrazione, che magari si traduce in esasperazione (della quale mi scuso). Mi dispiace particolarmente che, in tutta evidenza, voi stentiate a capire che non vi potete far raccontare il mondo dai media. E quando dico media, dico: media. Vale per i canali informativi quello che vale per gli operatori informativi:  non esiste quello “amico” (e non esiste per motivi oggettivi, non per un perverso complotto satanista). Questa storia che i legacy media sarebbero corrotti e infestati di menzogne, mentre i social media sarebbero un presidio di libertà di espressione e una fiaccola di verità nelle tenebre dell’oscurantismo mondialista, è una gigantesca puttanata che non funziona semplicemente perché vediamo che non funziona.

A me sembrava di averlo detto già plurime volte, ma mi ripeto: i social media degli anni ‘10 erano liberi perché servivano a tracciarci; i social media degli anni ‘20 non sono liberi perché servono a condizionarci. Abbiamo visto molto bene qual è stato lo spartiacque: il 2016, con la triplice sconfitta degli altri (Brexit, Trump, Renzi).

Così come non è difficile per i nostri avversari capire come condizionarvi, dovrebbe altrettanto essere facile per voi capire come stanno cercando di condizionarvi. La puttanata secondo cui con il nuovo codice della strada si rischia la fucilazione sul posto se si è preso del paracetamolo negli anni precedenti è evidentemente una puttanata, ed è anche altrettanto evidentemente una puttanata costruita, e costruita bene, scientificamente. Perché? Ma è semplice! Perché i vari Suzuki Maruti, e gli altri spindoctor del PD, hanno immediatamente compreso quali erano i nervi scoperti dell’elettore di destra, e hanno sviluppato un certo talento nell’andare a stuzzicarli per farvi rivoltare contro i vostri rappresentanti. Il paracetamolo, cioè la Tachipirina, tanto per capirci, infatti, dopo la pandemia non è più un antipiretico: è un simbolo. Il simbolo di tutto quello che, a torto o a ragione, pensiamo non abbia funzionato nella gestione della pandemia, pensiamo sia stato architettato per condurre un esperimento sociale di limitazione delle nostre libertà. Io non sono qui oggi a dirvi se e quanto questa tesi sia fondata. Se lo sapessi, non sarei in commissione d’inchiesta, che è una commissione costituita appunto per stabilire quanto ci sia di vero in questa tesi e in molte altre. 

Io vi sto dicendo una cosa diversa: che la vostra suscettibilità, la vostra propensione a inalberarvi appena qualcuno vi agita davanti un drappo rosso, è evidente, ed è sfruttata dal nostro nemico. La vostra rabbia viene canalizzata contro di voi in due modi: facendovi fare la figura degli imbecilli analfabeti che credono a qualsiasi baggianata, e canalizzando il vostro scontento contro chi, come me e Claudio, passa le giornate a cercare di risolvere problemi. Insomma: il drappo rosso viene agitato o per screditare voi, o per screditare noi. In ogni caso viene inquinato il rapporto di rappresentanza e frazionato il fronte comune, ed è questo l’obiettivo finale.

Eppure i filtri culturali per capire che qualcuno vi sta prendendo in giro, e non sono io, dovreste averli. Potreste trarli dalla storia, o potreste trarli dalla cronaca. Cominciamo dalla cronaca. Claudio fa un’osservazione giustissima: come mai quando c’è qualcosa che non va fatta da un nostro avversario, o da un nostro alleato, o da un membro del nostro partito, le lamentele andate comunque a farle sempre sotto dei suoi post? Perché non andare alla fonte? Non vi piace il governatore tale? Ditelo a lui! Siamo in democrazia… D’altra parte, avete mai visto quelli del PD andare a lamentarsi sotto un parlamentare del PD? No! E sapete perché? Perché le persone si dividono in due: quelle che lavorano e quelle che si lamentano. Quelle che lavorano tendenzialmente sono di destra. Quelle che si lamentano se sono furbe fanno finta di essere di destra e vengono a seccare noi, e voi ci cascate come quei babbei che siete. Peraltro, non esiste pubblicità negativa, e questa storia dell’andare a seccare le persone diventa anche un grande catalizzatore di attenzione verso quelle stesse persone (E questo Claudio, che è intelligente, lo ha capito e lo sfrutta). Siccome il PD è dalla parte sbagliata della storia, le strategie di cui voi siete artefici inconsapevoli alla fine gli si ritorcono contro. Resta il fatto che si perde un sacco di tempo.

Ma se volete possiamo trarre insegnamento dalla storia, non quella remota, dei Temistocle o dei Pericle, quella recente, dei Saragat e dei Fanfani. Quando ero bambino vedevo i manifesti elettorali dei vari partiti, e mi incuriosiva molto il partito socialdemocratico. Non capivo proprio che cosa ci stesse a fare, quel partitino. Il libro che sto leggendo adesso, “Sorvegliata speciale”, tratta fra l’altro la storia non sorprendente della sua genesi: tante simpatiche chiacchierate fra il buon Saragat da una parte, e le potenze egemoni dall’altra, che nel periodo della guerra fredda e della caccia alle streghe avevano necessità di frantumare il fronte della sinistra che in Italia era maggioritario. Una frantumazione controllata, fatta in due tempi, con una regia assolutamente raffinata ed efficace, ed anche, come credo sappiate, una ricompensa all’altezza dell’importanza del risultato conseguito. L’unica cosa cambiata da allora l’avevamo prevista: adesso è maggioritaria la destra. Con questa differenza, che non ci stupisce, resta però identico il problema delle forze conservatrici, e anche questo non ci stupisce: frantumare il fronte avversario, cioè noi.

E fino a qui il discorso razionale. Poi subentra la psicanalisi, il vostro insopprimibile narcisismo, il vostro irrefrenabile desiderio di poter dire a voi stessi che siete migliori degli altri perché avete fatto la cosa giusta, cioè avete votato per la persona “che dice le cose come stanno”! Nel vostro progetto di costruzione di un ego scintillante e adamantino, a prova di urto, non è compreso, per ovvi motivi l’alzare le terga dal divano. e si capisce bene perché: già per uscire dal salotto bisogna attraversare una porta che ha degli stipiti, sui quali si potrebbe sbattere. Meglio mandare a sbattere gli altri e continuare a tranciare giudizi dalla sicura e confortevole trincea del sofà.

Ma se non sono riuscito a convincervi con un ragionamento politico, e con un ragionamento storico, proverò a convincervi con un ragionamento psicanalitico (diciamo così): che cosa si prova a fare la figura dell’imbecille di fronte a un piddino che in tutta evidenza vi sta manipolando? Perché il problema è questo. Ed è qui che la mia mente vacilla. Non riesco a capire come tanto narcisismo si coaguli nell’andar dietro come fessi qualsiasi a qualsiasi fesseria viene immessa in circolo, amplificandola, creando una valanga che ci fa solo perdere tempo, e che danneggia tutti noi. E non mi riferisco a noi “eletti”, che anzi, come vi ho appena chiarito, esercitando una minima accortezza da questo gioco possiamo solo guadagnare visibilità. Mi riferisco anche a voi elettori, che, nella misura in cui andate dietro alle scemenze messe in giro con l’evidente proposito di farvi inalberare, contribuite a rafforzare nei media e nell’opinione pubblica avversaria l’idea di essere dei perfetti cretini. È così che diventate gli alleati migliori di chi vuole farvi sembrare figli di un Dio minore.

Insomma, concludendo: la storia della Tachipirina e vigile attesa era scritta nelle circolari, e quelle circolari, da quando sono uscite, sono in diversi i miei hard disk. La storia della Tachipirina e vigile urbano è stata messa in circolo da chi voleva farvi fare la figura dei fessi. Duole constatare che ci è riuscito.

Con immutata stima, che è quella di prima, e se volete sapere quant’è dovete, appunto, fare una stima…

sabato 23 novembre 2024

La kuestione salariale

Questa osservazione del Comico (l'infiltrato del complesso ecologista-industriale cinese: qui nun se famo mancà ggnente...):


Il Comico ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Un giorno ci pagheranno le pensioni...":

Cito solo un paio di articoli (se mi spiegate come mettere i link metto anche quelli). putroppo il tempo a mia disposizione è limitato: mi piacerebbe andare sui vari siti (OCSE, ISTAT, EUROSTAT) e fare un fact checking ancora più puntuale, ma al momento bastano questi due estratti per dire quello che voglio dire:

Salari reali, nel 2024 l’Italia è (ancora) il Paese con il maggior calo: -6,9% rispetto al pre-pandemia. di Diana Cavalcoli (Corriere.it, luglio 2024)

Nel primo trimestre del 2024, i salari reali erano ancora inferiori del 6,9% rispetto a prima della pandemia. «L’inflazione è stata a livelli record nell’Ocse e i salari in tutti i Paesi ci hanno messo del tempo a reagire - ha spiegato Andea Garnero, economista dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico-. In Italia non solo la reazione è partita in ritardo, ma è anche decisamente lenta. Si è creata una perdita di potere d’acquisto che richiederà tempo per essere colmata».

"Secondo il rapporto dell’Ocse la crescita dei salari reali dovrebbe rimanere contenuta nei prossimi due anni in Italia. Si prevede che i salari nominali (retribuzione per dipendente) in Italia aumenteranno del 2,7% nel 2024 e del 2,5% nel 2025. Sebbene questi aumenti siano «significativamente inferiori a quelli della maggior parte degli altri Paesi Ocse», consentiranno comunque un recupero di parte del potere d’acquisto perduto, dato che l’inflazione è prevista all’1,1% nel 2024 e al 2% nel 2024." di Giorgio Pogliotti, sole24ore, 27/07/2024

"A settembre, dopo tre mesi di crescita, l’occupazione è risultata in diminuzione (0,3%, pari a -63mila unità)" (...) "Il livello di occupazione (calcolato sulla base dei dati mensili provvisori) è comunque in aumento nel terzo trimestre (+0,4% rispetto al secondo, una crescita di 84mila occupati); a questo andamento si associa una diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-8,5%, pari a -147mila unità) e un aumento degli inattivi (+1,1%, pari a +138mila unità). "

fonte: Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027 (C. 2112-bis) Audizione del Presidente dell’Istituto nazionale di statistica Prof. Francesco Maria Chelli

Dunque: sarà che i salari non sono fermi al palo, ma siamo ancora sotto ai livelli pre-covid. Stiamo sbandierando come successo il processo di adeguamento dei salari all'inflazione, che peraltro è arrivato in ritardo.

Chiudo:

Che l'immigrazione sia un fenomeno che va gestito, in quanto porta con sè delle conseguenze problematiche, non ci sono dubbi. Non è di destra nè di sinistra. E' solo ragionevole. Questo vuol dire che vada favorito? assolutamente no.

Rimane quanto detto prima: questo governo sta ulteriormente criminalizzando l'immigrazione, gettando i presupposti per lo sfruttamento dei migranti e la riduzione dei diritti dei lavoratori (tant'è che, come se servisse un'ulteriore prova, chi protesta e sciopera viene dileggiato). E, mentre tutti parlano di una nave che naviga verso l'Albania, distratti, nessuno si accorge del fatto che le retribuzioni reali sono ancora ai livelli pre-covid.

ripeto l'appello all'onesta intellettuale

Pubblicato da Il Comico su Goofynomics il giorno 22 nov 2024, 13:12


che, conformemente al nostro scrupolo filologico, vi restituisco nella sua disgrafia (va pure detto che l'interfaccia di questo blog non è molto agevole da usare...), e che non ho tempo di analizzare in dettaglio (non oggi, ovviamente: ma ci torneremo), mi ha messo voglia di riprendere un vecchissimo post, quello sulla svalutazione competitiva dei salari tedeschi. Perché se le cose stanno come ha detto LVI a La Hulpe:

(e come diceva Luciano Barca alla direzione del PCI, peraltro), allora bisogna ammettere che i tedeschi sono stati veramente furbi. Come vi ho spiegato più e più volte, nel blog e nei libri, la strategia di  recupero della competitività basata compressione dei salari considerata sic et simpliciter non è necessariamente destinata al successo. Mi spiego: supponiamo che in un ipotetico mondo "di prima" la Germania riuscisse a contenere il costo del lavoro offrendo prodotti di prezzo relativamente accessibile se confrontato alla qualità dei prodotti stessi. Questo avrebbe ovviamente spinto su le esportazioni tedesche. Nel mondo "di prima", però, la domanda di beni tedeschi (cioè le esportazioni tedesche) era essenzialmente in primo luogo domanda di valuta tedesca, e causava quindi un apprezzamento del cambio. Come vi ho spiegato, non era l'Italia a svalutare: era la Germania a rivalutare e i dati lo mostrano con chiarezza:

Affinché il suo particolare modello di relazioni industriali potesse conferirle un vantaggio definitivo, la Germania aveva quindi bisogno di bloccare questo meccanismo compensativo. Picchiare uno più piccolo di te è relativamente facile, ma nel caso in cui tu sia tedesco, per rendere questo esercizio più divertente devi anche legargli le mani dietro la schiena...

La successione temporale è stata perfetta, così azzeccata da portarmi a escludere, dopo anni di esperienza in politica attiva, che dietro ci sia stato un qualche pensiero strategico: prima si sono legate le mani dietro la schiena agli altri Paesi fissando il loro cambio in modo irrevocabile, e poi si è praticata una pesantissima svalutazione competitiva interna (taglio dei salari reali) guadagnando un vantaggio che solo una cosa poteva a questo punto compensare: il fallimento dei concorrenti. In effetti, un taglio dei salari del 6% in un Paese in cui non si sta malissimo è più sostenibile che in un Paese relativamente arretrato. Quindi la cosa va così: prima tu, relativamente ricco, tagli i salari; poi gli altri non ti possono seguire (a pena di rivolte di piazza) e quindi cominciano a comprare i tuoi beni; per farlo si indebitano (con te); alla prima crisi finanziaria tu vuoi i soldi indietro e li mandi per stracci; a questo punto, e solo a questo punto, ti rendi conto che non hai più a chi vendere i tuoi beni; aggredisci il mercato anglosassone; vieni respinto con perdite; crolli e ti tiri dietro tutti gli altri.

Non è meraviglioso?

Comunque: come ricorderete, dodici anni fa c'era qualche imbecille che negava il dato statistico del taglio dei salari in Germania, nonostante di esso avesse menato vanto niente meno che un importante consulente della Merkel, Roland Berger, elogiando la crescita dei salari "inferiore a quella della produttività" (altra cosa cui nessuno credeva e che vi ho poi documentato qui) e la creazione di un segmento del mercato del lavoro a bassi salari (i famigerati minijob). Feci quindi i calcoli in questo post:


e oggi ho passato il pomeriggio a rifarli per vedere se quella fisiologica riscrittura della storia che chiamiamo armonizzazione o adeguamento delle basi dati avesse in qualche modo alterato la situazione. Sono quindi andato a riprendere le stesse fonti sui database dell'OCSE e del Fmi (i dettagli sulle variabili sono nel post del 2012 e ho ripetuto i calcoli non solo per la Germania, ma anche per gli altri tre grandi Stati membri dell'Eurozona. Vi risparmio quindi la tabella (che non entrerebbe nella pagina: ma se lo desiderate cerco di metterla su Telegram o in altro luogo raggiungibile) e vi faccio vedere i risultati grafici. Ovviamente questo lavoro non è un mero Amarcord, ma è prodromico a entrare nel merito di quanto ci dice (de relato) l'amico Comico.

Cominciamo allora dalla triste storia dei salari alamanni (e non solo) dodici anni dopo. La vedete qui:


Allora: per l'Italia Excel ha scelto il grigio, perché la situazione era abbastanza grigia, in effetti, caratterizzata da quell'elettrosalariogramma piatto di cui abbiamo parlato più volte (ieri sera anche in TV). Ma il motore del casino in cui ci stiamo dibattendo è, tanto per cambiare, la Germania (in arancione). Si vede molto bene come dal 2003 al 2008 il salario medio annuo in termini reali (cioè espresso in termini di effettivo potere d'acquisto) cala dell'8,8%. All'arrivo della crisi, per compensare, Spagna prima, e Italia poi, devono giocare il gioco descritto da LVI, tirando giù i salari reali rispettivamente del 9,9% e 6,7%. Altro modo di rianimare la domanda estera non c'era se non distruggere quella interna amputando i salari.

L'operazione è riuscita, il chirurgo è morto.

Vi faccio rapidamente vedere gli stessi dati espressi come indice, in modo che ne sia chiara la dinamica, astraendo dalla scala del fenomeno (che è ovviamente diversa nei vari Paesi, perché gli stipendi tedeschi non erano e non sono quelli spagnoli, per dire):


La storia è la stessa, ma si apprezzano meglio alcuni dettagli (ad esempio, il fatto che Zapatero sia stato un bancarottiere - o uno stolto - di ragguardevoli dimensioni: non a caso era l'idolo della nostra sinistra coccodè).

Per venire incontro al Comico (è un caro ragazzo) dobbiamo però passare dal dato annuale a quello trimestrale, visto che quello viene commentato nelle fonti che il nostro amico ci cita. Ma prima di farlo vorrei che fosse ben chiaro un punto: in una unione monetaria il saggio di crescita dei salari non lo detta la produttività (cha cha cha), ma la crescita dei salari del Paese più forte: se lui taglia, gli altri devono tagliare, prima o dopo una crisi di debito estero (di solito dopo). Quindi, volendosela prendere con una donna il cui nome inizia per "M", forse Merkel è una candidato più idonea di Meloni (cui qui abbiamo voluto bene da tempi non sospetti).

Chiaro?

Sicuri?

E allora vediamo i dati trimestrali:


che poi ci raccontano la stessa storia, "spalmata" sui trimestri. Attenzione però: una differenza c'è. Qui l'indice dei prezzi al consumo non viene dal Fmi, ma dall'Eurostat (è l'HIPC, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo). Le altre variabili (compensation of employees e total employees) sono sempre di fonte OCSE, anche se, a dire il vero, non ho visto se siano congruenti col dato annuale (cioè se, nel caso del flusso di salari, la somma dei dati trimestrali restituisca il dato annuale: ma a occhio direi di sì e sarebbe più un problema loro che mio, atteso che se due basi dati diversa dicono la stessa cosa - e la dicono - il mio ragionamento esce rafforzato).

E fino a qui ci siamo: possiamo anche mostrare gli stessi dati in forma di indice:


operazione utile perché ci permette di capire chi è che sta veramente male male male...

(...un aiutino per i diversamente perspicaci:


Ora lo vedete? Perché era una roba che andava avanti dal 2017, e i più attenti sanno bene perché...)

Ma sento che il Comico freme e urge: lui vive nel futuro, nel mondo delle girandole cinesi, e l'infastidisce questo ozioso risalire alle cause. Veniamo quindi alla sua preoccupazione, che lo deve veramente destabilizzare psicologicamente, se lo porta ad accusarmi di "propaganda governativa" e "disonestà intellettuale". Poverino: soccorriamolo nella sua angoscia.

Allora, intanto il dato OCSE citato dall'operatrice informativa ("Salari reali, nel 2024 l'Italia è ancora il Paese con il maggior calo"), viene dall'OECD Employment Outlook 2024, di cui vi raccomando soprattutto il sottotitolo, e specificamente da pagina 31, dove trovate questo bel grafico:


dal quale, in effetti, si constata che, paragonando l'ultimo dato disponibile all'ultimo dato del 2019, l'Italia è messa maluccio. Coi dati dei nostri grafici, in effetti, a primavera 2024 la Francia è il 3% sotto all'autunno 2019, la Germania il 2,7%, l'Italia il 4,2%. Non è il -6,9% di cui parla questa pubblicazione, ma è comunque un risultato deludente. La differenza fra le nostra ricostruzione e quella fornita dall'Employment Outlook potrebbe dipendere da vari fattori relativi a definizione e misurazione delle variabili, su cui non mi soffermo, perché sono senz'altro meno determinanti del dato macroscopico, che credo vediate da voi e che comunque vi evidenzio:


Beh, sì, noi ora siamo (di poco) sotto Francia e Germania, ma il problema è che laggiù ci ha tirato LVI, the best one. Il fondo lo abbiamo toccato nell'autunno del 2022, quando ce lo siamo scrollato di dosso, e da allora abbiamo ricominciato a crescere, tornando verso Francia e Germania.

D'altra parte, come volete che uno che vi ha detto in faccia che lo scopo del gioco è tagliare i salari potesse giocare un gioco diverso?

Il mio educated guess è che a questo Governo (se proprio vogliamo parlare di politica) questo gioco piaccia meno che a LVI. E quindi chi fa propaganda? Chi ci dice che dall'autunno 2022 alla primavera 2024 i salari reali italiani hanno ripreso il 4,2% (quelli tedeschi hanno perso lo 0,8%), o chi non ci dice che dall'inverno del 2021 all'autunno del 2022 avevano perso l'8,3% (in Germania il 4,6%)?

(...ma perché, perché, perché?...)

(...devo scappare, i refusi li lascio a voi...)

domenica 7 aprile 2024

Il MES e l'OMS

Un paio di giorni fa, affacciandomi alla cloaca nera, mi sono imbattuto casualmente in questo tweet degli amici di RadioRadio, fra i pochi con cui parlo volentieri perché mi hanno dato voce quando non erano costretti a farlo:


Mi è venuto spontaneo commentarlo:


citando un episodio di cui ero stato protagonista, verosimilmente dimenticato da molti dei pochi che lo conobbero all'epoca. Non da tutti, però, tant'è che Sherpa810 mi rispondeva così:


facendomi trasalire: quello che vedevo era un tweet di una mia chat! Com'era possibile?

Era possibile perché il 3 dicembre 2019 Claudio era andato a Omnibus a raccontare, appunto, quello che mi era capitato il 12 giugno di quell'anno, e lo aveva fatto con dovizia di particolari, al punto da fornire alla regia un mio Whatsapp, su mia autorizzazione conferitagli alle 19:13 del giorno prima (come risulta dagli archivi), che ovviamente mi ero dimenticato di avergli dato, e che sarebbe comunque stata superflua. Dell'intuito di Claudio mi fido abbastanza!

La gravità dell'evento però non sconvolse nessuno: i migliori amici dell'uomo (che si vuole informare) non fecero titoloni né allora né dopo per evidenziare che il testo di un Trattato così importante era stato scrupolosamente sottratto al vaglio parlamentare, prima di approvarlo in sede europea, facendo strame di quanto l'ordinamento prevede sulla partecipazione del parlamentari nazionali al processo legislativo europeo, disciplinata dalla cosiddetta "Legge Moavero", e in particolare dal suo articolo 5:


"Il Governo informa tempestivamente" non si traduce con "il Governo ti rinchiude in una stanza con un giovane e brillante consigliere parlamentare degradato al ruolo di bidello durante il tema di italiano delle scuole medie"...

Perfino i giornaletti de l'asinistra, quelli che tanto si erano commossi per le vicende del memorandum greco (approvato come poi qui è stato approvato il PNNR), o del TTIP (sottratto allo scrutinio parlamentare in modalità analoghe a quelle qui applicate alla riforma del MES), non avevano fatto nemmeno "pio" di fronte a cotanta enormità, del tutto ingiustificata. In effetti, quando Alessandro Rivera, un altro dei protagonisti di questa vicenda, in un incontro a margine di una delle mie tante visite al MEF, il primo aprile del 2019, mi aveva opposto l'obbligo di segreto professionale stabilito dall'art. 34 del Trattato, io ancora non sapevo, perché ancora non me lo aveva detto Alessandro Mangia, che me lo avrebbe detto il 7 gennaio del 2020, che per esplicita clausola della dichiarazione interpretativa stipulata in sede di ratifica:


a un parlamentare il segreto non poteva essere opposto!

Che questa cosa non la sapessi io era abbastanza grave: evidentemente non avevo studiato abbastanza. Che non la sapesse Rivera, però, era un po' difficile, o forse no, considerando i tanti "successi" collezionati nella sua carriera di civil servant.

Ma questo è il passato.

Una legge non assistita da sanzioni tranne quelle di tipo politico e reputazionale non è, nei fatti, una legge (non se ne dispiaccia l'ottimo Prof. Moavero Milanesi): praticamente tutti i rapporti fra il nostro Parlamento e il Parlamento europeo avvengono in violazione o disapplicazione di quella legge, senza che si sappia a che santo rivolgersi (alla Corte Costituzionale?... Lasciamo stare...), e quindi possiamo dire che la prassi regna sovrana (e va bene così). La sanzione politica di questa scorrettezza abominevole c'è stata: il voto del 21 dicembre scorso contro la ratifica. Questo conta, e il resto lo lasciamo alle nostre memorie.

Fatto sta che io il passaggio televisivo del 3 dicembre 2019, che peraltro faceva seguito anche a un passaggio parlamentare in cui Claudio, sempre consultandosi con me, mi aveva chiesto (il 29 novembre) di citare l'episodio, me lo ero perso, e questo mi ha dato spunto per rivedere e mettere in sicurezza un po' di cosette.

Ad esempio, la chat in cui quel Whatsapp era stato diffuso. 

Trattasi di uno dei 64 gruppi in comune con Claudio, cui se ne aggiungono almeno altri 37 cui Claudio non partecipa (come lui ne avrà cui non partecipo io), tutti creati per il coordinamento delle attività parlamentari a vario livello (con membri di Governo, senza membri di Governo, con gli alleati, senza gli alleati, circoscritte o non circoscritte agli uffici di Presidenza, circoscritte o non circoscritte a un ramo del Parlamento, congiunte con più Commissioni, dedicate a un particolare provvedimento - ad esempio la legge di bilancio - o a una particolare area tematica, ecc.). E qui sto parlando, ovviamente, della legislatura precedente, dalla quale non tutti i gruppi sono stati ereditati (alcuni sono stati rifatti tenendo conto dei nuovi ruoli e della nuova composizione dei gruppi, altri sono caduti in desuetudine, ecc.). Per dire, e per far capire che cosa fa un "capo dipartimento economia", dei 64 gruppi in comune con Claudio 35 li ho messi su io, 3 lui, e 26 sono stati tirati su da una ventina di altri soggetti vari (otto sono stati creati da membri di Governo, quattro da collaboratori, altri da colleghi parlamentari...). Quando qualcuno rimarca che c'è tanto lavoro che non si vede, ha ragione! E la parte più ingrata ma essenziale del lavoro è coordinare il lavoro degli altri, cosa che si fa prevalentemente per messaggio: il modo più pratico di tenere tutti allineati, di commentare la rassegna stampa, di condividere bozze di documenti, di darsi appuntamenti volanti nei ritagli del tempo di aula, ecc. Sono le tre ore al giorno che passo su Whatsapp di media, a "giocare" col telefonino (secondo i fascisti delle statistiche), spesso per alzare le palle che altri schiacciano: l'uomo macchina vive nell'ombra, e va bene così. Questo, del resto, è uno dei tanti motivi per cui la retorica del "proporzionale puro" con cui "erbobolobuonogiustoesando" eleggerebbe "erijorerappresentanteviscinoarderidorio" non mi convince particolarmente. Un simile meccanismo crea un sistema di incentivi che spinge a fare casino inutile (per avere visibilità sul "deridorio"), non lavoro utile.

Ma di questo parleremo in altre occasioni.

Ho così ripercorso la storia di quel gruppo ristrettissimo (quello che era finito sullo schermo di Omnibus):

scoprendo una cosa che avevo dimenticato: quel gruppo lì, che è ancora oggi il più attivo, era stato creato nel pomeriggio del 12 giugno 2019 in risposta a una condizione di emergenza: sapevamo che Conte si accingeva a approvare una riforma di cui non conoscevamo i contenuti e dovevamo gestire questa situazione incresciosa. Ricordo l'angoscia di quei giorni, la rabbia con cui sperimentavamo l'impossibilità di indirizzare il "nostro" Governo, di assicurare la fedeltà di Conte nelle sedi europee (difficoltà ampiamente esemplificata da questo episodio), l'imbarazzo dei funzionari, lo sforzo per mantenere freddezza di fronte a un dissimulatore pericoloso...

Ecco, nel pensare a quei momenti, alle riunioni nel salottino giallo di Chigi, ai sussurri scambiati in anticamera, allo sconcerto degli alleati, a tante concitate emozioni, al fatto che su quella roba lì, cinque anni fa, avevamo fatto cadere Conte (perché quello che i coglioni chiamano il Papeete in realtà era stato il discorso di Pescara, e dietro quel discorso c'era anche questo episodio, che aveva convinto alla fine, buoni ultimi, anche me e Claudio che si dovesse passare con gli "staccaspinisti", che erano la stragrandissima maggioranza, e direi la totalità dei membri di Governo...), nel pensare a tutto questo mi veniva da fare qualche riflessione sul tempo, sui frutti che porta, e sull'usura che procura.

Partiamo da qui.

Quando, il 21 dicembre dell'anno scorso, intervenni in aula:

restituendo a tanti piccoli Efialte quanto gli dovevo, quando schiacciai la testa del serpente premendo il tasto rosso, non provai quella gioia, quel sentimento di liberazione, che cinque anni prima, se mi fossi potuto immaginare quel momento, avrei pensato di provare. La sensazione era quella nota a chi legge Proust:

Mais tandis que, une heure après son réveil, il donnait des indications au coiffeur pour que sa brosse ne se dérangeât pas en wagon, il repensa à son rêve, il revit, comme il les avait sentis tout près de lui, le teint pâle d'Odette, les joues trop maigres, les traits tirés, les yeux battus, tout ce que – au cours des tendresses successives qui avaient fait de son durable amour pour Odette un long oubli de l'image première qu'il avait reçue d'elle – il avait cessé de remarquer depuis les premiers temps de leur liaison dans lesquels sans doute, pendant qu'il dormait, sa mémoire en avait été chercher la sensation exacte. Et avec cette muflerie intermittente qui reparaissait chez lui dès qu'il n'était plus malheureux et que baissait du même coup le niveau de sa moralité, il s'écria en lui-même : « Dire que j'ai gâché des années de ma vie, que j'ai voulu mourir, que j'ai eu mon plus grand amour, pour une femme qui ne me plaisait pas, qui n'était pas mon genre ! »

Sì, va bene, avevo, avevamo vinto, ma poi? Tante passioni, tanti sforzi, a quale pro?

Nei 1653 giorni passati da quel 12 giugno 2019 avevamo lasciato per strada tanti amici che avrebbero voluto assistere a quel momento: da Antonio a Emanuele (e Marco ce l'ha fatta per un soffio), ma oltre a questi assenti giustificati avevamo perso per strada tanti... non so come definirli: grillini? Imbecilli? Vigliacchi? Sicuramente tanti deboli (di intelletto e di tempra) incapaci di capire che per schiacciare quel tasto il 21 dicembre, al 21 dicembre bisognava arrivarci, e che tante scelte da loro non capite una sola logica avevano: quella di resistere, di tenere la posizione.

Sì, per schiantare il MES (e Draghi) bisognava cuccarsi Draghi: un altro percorso non c'era, e se chi non lo capiva ex ante era giustificato, perché ex ante anche noi abbiamo avuto tanti dubbi e tante esitazioni, chi non vuole capirlo ex post è solo uno spregevole elminto. E la tristezza, in questo caso, non è tanto nell'aver perso per strada una simile viscida zavorra, quanto nel non essersi accorti di averla caricata a bordo, nell'essersi illusi di aver aggregato, parlando con razionalità e sincerità fin da quando avevo tutto da perdere nel farlo, persone ugualmente razionali e sincere. Non era così. Le contumelie degli sciocchi una certa usura l'avevano provocata. Era, più che altro, il dispiacere di non poter condividere il raggiungimento di un obiettivo anche con chi apparentemente lo aveva condiviso, ma non era arrivato, con la sua testa, a condividere i mezzi per conseguirlo. Questi mezzi non li avevamo scelti noi! Con una Lega al 40% le cose sarebbero andate in modo diverso, ovviamente. Questi mezzi li avevate largamente scelti voi, e c'era qualcosa di ingiusto, e anche di logorante, nel fatto che veniste a rinfacciarceli. Tanto per essere chiari, se avessimo lasciato libera di operare in Italia la maggioranza Ursula, anche la riforma del MES sarebbe passata subito in carrozza.

Usura, quindi, e incapacità di godersi, sia pure per un attimo, a livello emotivo, l'obiettivo raggiunto.

Certo.

Ma intanto l'obiettivo era raggiunto, e questo ci diceva che 1653 giorni dopo non eravamo nella stessa condizione di 1653 giorni prima: avevamo portato a casa, scegliendo l'unico percorso che la SStoria ci aveva reso praticabile, un obiettivo che voi ci avevate chiesto di portare a casa. Vi avevamo dimostrato che votare, e aspettare, serve. Anche perché, per dirla tutta, quella storia non era iniziata il 12 giugno del 2019, ma molto prima. La storia della riforma del MES per noi era iniziata con questo scambio di messaggi in un'altra chat di coordinamento con Bruxelles:


(ovviamente messa su dal solito noto), ma la nostra attenzione era molto risalente, risaliva a quella telefonata dal 2012 ("Professòòòòòòre!"), e insomma un po' di lavoro fatto lo trovate qui.

Dodici anni di lavoro per una vittoria di cui non ho potuto gioire quanto avrei immaginato, ma che indica pur sempre un progresso, il che, detto fra noi, mi rende incomprensibile l'atteggiamento di molti che vogliono negare che delle vittorie siano state conseguite, e che si abbandonano allo sconforto e al disfattismo.

Mi veniva anche da fare un'altra riflessione.

Il famoso tweet di Claudio sul MES, pubblicato il 28 giugno del 2023, il 19 luglio, cioè 21 giorni dopo, aveva fatto un milione di visualizzazioni. Il tweet sull'OMS, pubblicato l'11 febbraio di quest'anno, è ancora a un milione oggi, cioè 56 giorni dopo (nella giornata mondiale della salute, peraltro). Insomma, il tema OMS viaggia a metà della velocità. Eppure, ad affacciarsi nella cloaca nera, per un po' sembrava che a nulla teneste più che a difendervi dall'OMS e dalla sua gestione della sanità globale!

Anche da qui, secondo me, ci sono un paio di lezioni da trarre, e sono contrastanti.

La prima è che non bisogna darvi retta: gli strepitanti sono una minoranza, per lo più nella stragrande maggioranza dei casi animata dall'unico desiderio di sottrarci voti, non di risolvere problemi, e quindi meglio non curarsene e non darle guazza. Tanto, se i numeri non ci sono, poi non si vedono: esattamente come non si stanno vedendo sotto al tweet dell'OMS (per carità, un milione è un milione, ma se hai molti follower e tieni fissato un post prima o poi ci arrivi:


Il punto è in quanto tempo ci arrivi: se ci sono numeri ci arrivi in fretta, come nel caso del MES, se invece i numeri sembra che ci siano, ma non ci sono, perché gli strepitanti sono i soliti quattro gatti per di più nemici, non ci arrivi in fretta).

La seconda è che bisogna darvi retta, bisogna dedicarvi tempo. La riforma MES riguarda il vostro portafogli, ed è una cosa abbastanza esoterica (single limb CACS, maggioranze qualificate, capitale sottoscritto e versato, SRF backstop: siete sicuri di sapere tutti di che cosa stiamo parlando?). L'OMS riguarda la vostra pelle ed è una cosa abbastanza esplicita: "al prossimo starnuto vi chiudiamo in casa e buttiamo la chiave" (banalizzo, ma insomma ci siamo capiti: lockdown è parola più intelligibile di backstop). Ci siamo spesso chiesti perché la riforma del MES catalizzasse tanta attenzione. Non ci siamo ancora chiesti, forse lo faremo domani dopo aver letto questo post, perché l'OMS, che in fondo è un pericolo più grave ma anche più arginabile (dato che non riscontra a livello mondiale l'unanimità che il MES aveva riscontrato a livello europeo) non riesce a mobilitare altrettanta attenzione, per di più in un pubblico che dovrebbe essere galvanizzato dal fatto di aver appena conseguito una vittoria importante, quella sul MES (ma galvanizzato non è: lo dimostrano i numeri del #midterm e quelli del tweet OMS). Credo che la risposta sia, appunto, che bisogna darvi retta, che bisogna dedicarvi tempo. Dietro al tweet sul MES c'erano oltre dieci anni di lavoro, fatto in particolare qui, in tante discussioni, poi in tutti gli incontri organizzati da a/simmetrie, in infiniti nostri incontri pubblici in giro per l'Italia. Il tema OMS nasce su Twitter, un Goofynomics sanitario non c'è (ci sono tanti bravi ragazzi, ma...), il lavoro sottostante in termini divulgativi è quindi relativamente inferiore, al di là degli strepiti di qualche Erinni strepitante spesso sul nulla... sul nulla e dal nulla nasce il nulla, o almeno il poco. E questa forse è un'altra spiegazione del perché certi temi appassionino più di altri: perché hanno radici più lunghe.

Ma forse ce n'è un'altra ancora: quello che ci ha riuniti qui è stata la coscienza di quanto fossero pericolose, oltre che odiose, le istituzioni europee, e il MES appartiene al loro infausto novero. Non è stato semplice, ahimè, forse perché ci si è investito poco (io ci ho scritto un libro e qualche post, ma evidentemente il core business era un altro) trasmettere la consapevolezza che il problema è un pochino più ampio, che le istituzioni che esercitano un potere invasivo sulle nostre vite, tanto più difficilmente arginabile quanto più indiretto e sottile, sono tutte quelle della globalizzazione, e quindi l'OMS, ma anche l'OCSE (che tanto ha da dire e consigliare ad esempio sui nostri figli o sulle nostre pensioni), l'IEA (che tanto ha da dire sul nuovo feticcio della sinistra, il clima), ecc.

Per ritornare a essere arbitri del nostro destino è tanto necessario liberarsi dal cappio europeo quanto dalla rete di questo soft power. Senz'altro un vaste programme, non lo discuto. Ma se siamo riusciti a liberarci del MES, potremmo anche liberarci dall'OMS. Le condizioni sono due: crederci, ed essere presenti.

Per questo motivo, chi ancora non l'ha fatto vada a sostenere il tweet di Claudio, e si ricordi che al #midterm c'è ancora posto: sta a voi dare il segnale, e il primo errore da non fare è pensare che "tanto lo darà un altro".