Visualizzazione post con etichetta fondo salvastati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fondo salvastati. Mostra tutti i post

domenica 24 dicembre 2023

L'impresa del MES

Scusate se vi ho trascurato: ultimamente capita spesso, ma questa volta credo che, più di altre, possiate capirne e apprezzarne i motivi.

Come ricordo di avervi detto in una diretta, che cosa avrei votato io lo sapevo da dodici anni, che cosa avremmo votato noi da alcuni mesi, come avremmo coinvolto gli altri, per evitare che il nostro voto restasse uno sterile atto di testimonianza, da poche settimane, e attraverso quale percorso parlamentare  si sarebbe venuti al dunque, per evitare le imboscate di amici e nemici, da pochi giorni. Queste poche settimane e questi pochi giorni sono stati particolarmente intensi, come immaginate. Aggiungiamoci il fatto che invece di poter riposare sull'esperienza di Riccardo Molinari, per un felice accidente del destino, il 21 dicembre del 2023 ero alla mia prima esperienza di capogruppo, a causa dell'assenza di Riccardo, del suo vicario Iezzi, e del vicecapogruppo decano Bruzzone. Per questo incombeva a me comunicare la linea del partito ai colleghi, anche quelli impegnati in Commissione, cosa che agli operatori informativi è sembrata particolarmente significativa, ma era un mero accidente tecnico. La decisione era stata, come deve essere, collegiale, e non devo certo spiegarvi che le cose stanno esattamente al contrario di come gli operatori informativi le riportano (soffrirebbero troppo nel sapere di essersi fatti trollare alla stragrandissima da un loro beniamino...).

Una votazione così delicata, sotto Natale, aveva le sue incertezze, non per altro, ma perché fra impegni politici sul territorio e congedi autorizzati (fra cui quelli per malattia, perché l'influenza gira e chi è esposto al pubblico se la prende) al gruppo mancavano sedici parlamentari. Capirete che non si poteva nemmeno fare una chiamata alle armi, neanche nelle nostre chat interne! Per i motivi che vi ho esposto in una delle ultime dirette, questa:

non era da escludere, in linea di principio, che se si fosse insistito sul messaggio di essere assolutamente in aula (che comunque era già stato dato due giorni prima), magari spiegando perché, qualcuno avrebbe potuto trasferire la notizia a qualche operatore informativo. Meglio non indurre nessuno in tentazione e compattare i ranghi in segretezza e senza particolare enfasi.

Per fortuna potevo contare su due piloni della mischia come Edoardo Ziello e Simona Bordonali, i delegati d'aula. Loro mi hanno aiutato a recuperare alcune delle pecorelle smarrite, e a tenere sott'occhio il pallottoliere, almeno fino a quando la sparata di un invasato dalla voce chioccia, di cui non capivo bene che cosa volesse, ma di cui ricordo bene come ha agito (nella stanza in cui nacque la logigadibaggheddo, che è quella di Chigi angolo via del Corso, eravamo in tre e uno ero io), ci ha finalmente fatto intuire che comunque i numeri li avremmo avuti (cosa che, a dire il vero, il perfido Borghi sosteneva dal giorno precedente: uno dei tanti motivi per i quali ero inquietamente tranquillo).

Bene così.

Ora i biglietti di auguri sono stati spediti (solo 499, perché mi sono dimenticato quello per Pierre Gramegna: rimedierò il 27), i regali scartati, i mittenti ringraziati, il brodo e il ragù sono sul fuoco, la cucina è in ordine (ovviamente la moglie qualcosa di cui lamentarsi lo trova: "Stai scrivendo il post di Natale?" Ma basta passare da Gramegna a Gramuglia per comporre i dissidi), ora che tutto (o quasi) è a posto, insomma, posso tornare qui, nell'infrastruttura del Dibattito, nel blog che non c'è della community che non esiste, ma cui, per fortuna, Claudio con grande intelligenza tattica ha dato visibilità al momento giusto (perché sì, va detto e ricordato: dodici anni di lavoro non sarebbero serviti a nulla se non fossero stati resi visibili al momento giusto, a riconferma del fatto che avere ragione e sapere la "verità" non serve a nulla, di per sé...), posso tornare, dicevo, per mettere qualche puntino sulle "i", per aiutarvi a capire che cosa troverete nell'imballo del regalo che non c'è: il MES, che qualcuno vi avrebbe voluto far trovare sotto l'albero, e che qualcun altro (credo sappiate chi, altrimenti non sareste nei paraggi) ha fatto scomparire.

La disfatta dei disfattisti (aka #ppdm)

Una cosa è certa: dopo il voto del 21 dicembre 2023 i disfattisti non hanno più scuse, e soprattutto non hanno dignità di interlocutori. Le cose stanno esattamente come dice l'Avicenniano:


La convergenza della narrazione zerovirgolista con quella mainstream non deve stupirci: sappiamo riconoscere un gatekeeper quando ne incontriamo uno!

Fu esattamente questo a consentirci ad esempio di intuire che i 5 Stelle non potevano costruire un'alternativa credibile al sistema (ve lo spiegai il 30 luglio del 2012, prendendomi bordate di insulti),  che fatalmente si sarebbero alleati con il PD (ve lo prefigurai il 6 settembre del 2016, nell'incredulità generale), e che questo snodo avrebbe esposto il Paese a un serio rischio: e infatti, dopo il Governo giallorosso, arrivò Draghi!

Ora, alcuni #ppdm li conosco personalmente: so quanto valgono (poco), e sarei sinceramente stupito, e anche un po' infastidito, se apprendessi che qualcuno li ha comprati! Ma so che non è così: non funziona così (è questo che, nonostante più di un decennio di sforzi, non riesco a farvi capire). Comprare certa roba non è necessario: non lo è nell'infimo, come in questi casi, né nel meno infimo (pensiamo ad esempio a tutto il mondo degli operatori informativi). Il problema non sono quasi mai le intenzionalità soggettive, genuine o pervertite da moventi venali, delle persone. Il problema sono quasi sempre le dinamiche oggettive, come ad esempio quella che porta gli operatori informativi a diffondere informazioni di qualità scarsa perché solo chi non ha informazioni qualificate ha un incentivo a darsi importanza diffondendo il poco che sa. Quanto ai disfattisti e ai loro partituncoli insulsi, i cui manifesti sono costruiti col copia e incolla dei miei post di undici anni fa, essi sono oggettivamente dalla parte del PD, perché oggettivamente rosicchiano i voti dei più deboli o dei più opportunisti fra i nostri potenziali elettori, aprendo spazio all'elezione di parlamentari piddini. Lo abbiamo visto succedere e sì, le cose stanno come dice Samuele. Hanno molta paura e il loro giochino è chiaro: attirare verso "liste civetta" più o meno allettanti, con lo specchietto per le allodole dell'antipolitica, il maggior numero di voti per sottrarli all'unica forza politica in qualche modo rivoluzionaria, per il semplice fatto che ha coinvolto chi ha capito e vi ha fatto capire come stanno le cose: Antonio, Claudio, Marco, e naturalmente il "gestore dell'infrastruttura" (io).

Ora, fino a prima del 21 dicembre a questa linea argomentativa si poteva opporre il becero argomento del "fate solo chiacchiere, sicceroio..."!

Ma il 21 dicembre abbiamo schiantato, con le nostre "chiacchiere", cioè col nostro lavoro di coinvolgimento culturale e quindi politico, una riforma che tutti ritenevano ormai ineluttabile, e soprattutto, al di là del merito (rilevantissimo) del provvedimento, abbiamo dato plastica evidenza a un essenziale problema di metodo: si può dire di no!


Finalmente trovavano sbocco concreto le parole che avevo sentito, tanto tempo addietro, da un funzionario di Bruxelles: "Qui c'è solo una cosa che li tenga in rispetto: un Parlamento con una maggioranza solida che gli voti contro!"

Quindi ora gli zerovirgolisti del "eh, ma loro fanno solo chiacchiere, sicceroio sì che gliela facevo vedere!" sono morti, rasi al suolo da un doppio controfattuale: al più consueto ("Dimmi, cocco di mamma, com'è che visto che sei così bravo lì non ci sei tu, ma ci sono io?") se n'è aggiunto un secondo, tombale ("Amoruccio di papà, e come avresti raggiunto la maggioranza prescritta con i tuoi quattro parlamentari in croce?").

Morti.

Spiace, ma la vostra unica speranza siamo noi, e chi ci ha coinvolti, ovvero l'impresentabile Salveenee. I presentabili vi avrebbero volentieri venduti: dovrete fare con quello che avete. Teneteci (stavo scrivendo "temeteci") da conto, e sosteneteci, perché da oggi per i disfattisti c'è solo l'alzo zero.

Il tempo e le opere

Non per questo non voglio entrare nel merito delle scemenze particolarmente en vogue nella corte dei miracoli dei trombati non trombanti, degli intellettuali non pensanti, dei capipopolo senza popolo, insomma: dei #ppdm!

Il primo, francamente, è ridicolo: l'idea che "eh, ma poi dopo le elezioni europee ce lo ripresenteranno e allora lo voterete!" Di tutti i modi per dimostrare che non si capisce di cosa si stia parlando questo è il più degradante per chi vi indulge. Dopo le elezioni europee ci saranno intanto da costituire i gruppi parlamentari, operazione non scontata i cui dettagli sono esposti qui (almeno 25 parlamentari eletti in almeno un quarto degli Stati membri, ecc.: insomma, un bel sudoku). Poi bisognerà votare per il Presidente della Commissione, e ci sarà quindi da vedere chi voterà per la fallimentare von der Leyen, e che strada seguirà per giustificarlo ai propri elettori. Poi ci saranno da scegliere i Commissari Europei, che dovranno avere il gradimento delle Commissioni. Poi ci sarà da votare la fiducia alla nuova Commissione. Poi arriverà l'estate, e poi la legge di bilancio. E voi credete veramente che una Commissione neoeletta si metta a insistere, quand'anche fosse tecnicamente possibile, su un tema su cui una Commissione così autorevole (come ci viene raccontata) sta ancora raccogliendo i denti da terra, dopo lo sberlone che ha preso? Suvvia, cari: significa non capire come va il mondo, e significa anche non leggere Goofynomics. Il MES, fra tanti difetti, ha almeno il pregio dell'inutilità. Per questo i mercati non ne piangono la mancata riforma e non ne piangeranno la liquidazione: perché la gente di mercato è gente pratica, gente che sa come stanno le cose. Ove scoppi una vera crisi, l'unico meccanismo di stabilità è quello dotato di potenza di fuoco illimitata, quello che esiste in ogni Paese civile, e quello che quando le cose si mettono male siamo costretti a usare anche qui: la Banca Centrale (vi ho spiegato qui, al punto 3, che questa consapevolezza è chiaramente espressa anche dalle istituzioni europee). Il MES era solo uno strumento per imporre condizioni alle politiche economiche nazionali, ma anche in quello è superato: ora c'è il PNRR. Quindi, sinceramente, anche basta scemenze, no!?

Poi c'è l'altra linea argomentativa dei "sicceroi", gli eroi del "sicceroio": "Eh, ma avete venduto il Paese accettando una riforma del Patto di stabilità molto penalizzante, sarebbe stato meglio barattare la riforma del MES in cambio di regole di bilancio meno penalizzanti! Sicceroio...". Meglio mi sento! Partirei dal presupposto che qualsiasi regola, che l'esistenza stessa della nozione di regola, è di per sé disturbante, è un fallimento della ragione e della politica. Un fallimento della ragione, perché il dibattito scientifico su "rules vs. discretion" è un dibattito antico, molto anni Settanta, un dibattito che oggi fa un po' sorridere, come farebbero sorridere, fuori da un cosplay, i pantaloni a zampa d'elefante, e che comunque non ha raggiunto conclusioni definitive. Un fallimento della politica, perché tutta la solfa sulle regole si riconduce sostanzialmente a un punto: la diffidenza degli elettorati del Nord verso gli altri popoli europei. Sulla base di questa pretesa differenza ontologica, che ha radici culturali lunghe e risalenti, è naturalmente impossibile costruire alcunché di solido. Finché qualcuno chiederà regole, per il fatto stesso che le starà chiedendo, avremo quindi la certezza che il progetto europeo sia di corto respiro, e questo in modo assolutamente indipendente e preliminare rispetto alla qualità delle stesse regole (cui aggiungerei per completezza anche l'altra parola totem: le riforme), e quand'anche la regola propugnata fosse "fate come vi pare!" e la riforma auspicata "siate voi stessi!"

Ma capisco che questa sembra filosofia, e quindi vado sul concreto. Non dovete spiegare a noi che queste regole sono penalizzanti per l'Italia (e per altri Paesi), o almeno tali sembrano a questo stadio del negoziato (ci deve ancora essere un trilogo, ecc. ecc.: se volete fare gli informati, informatevi!). C'è però un dettaglio che mi pare sfugga a molti. L'alternativa era scegliere fra una minaccia concreta e immediata e una minaccia eventuale e differita. La riforma del MES dava elementi per un attacco immediato al debito pubblico italiano, come sapete (i dettagli sono qui, ma in sintesi: nel nuovo MES la ristrutturazione del debito pubblico italiano era più agevole, i mercati lo sapevano e avrebbero cominciato a scaricare i nostri titoli, ci sarebbe voluto molto poco a innescare un attacco). Le nuove regole vedremo cosa saranno quando entreranno in vigore. La nostra manovra 2024 è a prova di regole vecchie e nuove (non capisco chi parla di manovrina estiva, sinceramente: ma sbaglierò certamente io...), poi ci saranno le elezioni, poi vedremo. Sono stati i francesi a chiedere un periodo di "grazia" di quattro anni, in un disperato tentativo di Macron di non farsi radere al suolo a scadenza, considerando che la situazione dei loro fondamentali è pessima e quindi anche a loro dovrebbero applicarsi misure restrittive. A scadenza naturale Macron sarà raso al suolo ugualmente, ma intanto noi possiamo tirare avanti. Sicceravate voi, lo so, avremmo traslocato tutti in cima al Paradiso terrestre. Siccome c'eravamo noi, abbiamo fatto quello che si poteva, e credo che per il momento sarà abbastanza.

Le inqualificabili scemenze sul fatto che ora le trattative sarebbero più difficili non vorrei nemmeno commentarle: è solo facendosi rispettare che si ottiene il rispetto. La naturale inclinazione del PD verso la flessione a novanta gradi non ha portato alcun beneficio tangibile al Paese, che io ricordi. Se avete ricordi diversi, potete correggermi nei commenti.

Import-export

Come ho chiarito a Radio Cusano:

non è su questi controfattuali insulsi che bisogna soffermare l'attenzione, ma sull'interazione fra la geografia politica del Parlamento europeo e di quello italiano. Il Governo Draghi era stato un tentativo di importare in Italia lo schema Ursula. Quello che il PD voleva (e io lo so perché uno di loro venne mandato a dirmelo, sì, mandato da me, dall'irrilevante parlamentare che nessuno considera... ma di cui non solo i giornalisti hanno timore!) era che noi ci astenessimo sulla fiducia e restassimo fuori. In questo modo FI avrebbe potuto saldarsi senza troppe remore alla sinistra, con un'operazione à la Nazareno, e il PD sarebbe affondato nelle vostre libertà e nei vostri portafogli come una lama calda nel burro. Noi questo lo abbiamo impedito: il tentativo di importazione è fallito quando l'ingresso della Lega ha creato una dialettica fra centrodestra e centrosinistra "di Governo". Ci è costato molto. Alcuni, più avvezzi a misurare il consenso dalla lettura dei quotidiani, questo costo esorbitante non se lo aspettavano. Io sì, con pochi altri in segreteria politica (Siri e Ceccardi, fra quelli che si espressero).  Proprio perché me ne aspettavo i costi prima, sono in grado di vedere con precisione dopo i vantaggi di questa esperienza, perché ci sono stati anche vantaggi. Con FI in maggioranza e noi all'opposizione la riforma del catasto sarebbe passata, e questa non è fantasia né ideologia: sono numeri.

Ora lo schema si è completamente ribaltato: fallito grazie a noi il tentativo di importare la maggioranza Ursula in Italia, vediamo se riuscirà grazie a noi il tentativo di esportare la maggioranza di centrodestra (a tre partiti) in Europa. Non dipenderà solo da quanto succederà qui in Italia, dove è ovvio che le migliori speranze di cambiamento le dà solo chi ha dimostrato di avere, oltre a una ultradecennale capacità di analisi, anche un minimo di capacità politica. Dipenderà anche da quanto succederà negli altri Paesi, dove i nostri alleati all'interno del gruppo ID stanno crescendo nel consenso, mentre altre frange del centrodestra si trovano in maggiore difficoltà. Sappiamo bene che al Governo in Germania c'è un socialdemocratico che un domani passerà alla storia come quello che avrà sbriciolato il proprio partito (segnatevelo, così se non succede potrete rinfacciarmelo). Certo però che fintantoché questo non succede, resta il problema, cui vi ho più volte accennato, dell'estrema difficoltà di un disallineamento fra il colore del Governo nella potenza egemone e quello della Commissione. Un problema che, in quanto emerga con evidenza, avrà almeno il merito di chiarire ai tanti ignari in che mondo siamo: in un mondo in cui tutti gli elettori sono uguali, ma alcuni elettori (quelli tedeschi) sono più uguali degli altri, anche se nel frattempo hanno cambiato idea e oggi voterebbero maggioritariamente AfD!

Chi non vorrebbe vivere in un mondo così?

Sempre meno persone, ritengo.

Sta a noi aiutarle.

Mi avvio a concludere...

Il voto del 21 dicembre 2023 è stato un voto storico. Non si ricordano altri casi di un "no" pronunciato dal Parlamento italiano su materia di simile importanza, né, a dire il vero, su materia di importanza minore, fatti salvi alcuni voti in Commissione XIV, cui le sedi europee rispondono abitualmente con uno sberleffo. Ma di una mancata ratifica non si può non prendere atto.

"MES" è il ventunesimo tag per importanza nel nostro tagcloud, dopo "elezioni" e prima di "ortotteri": tutti i post con tag MES li trovate qui.

Il più vecchio è del 19 dicembre 2015, ed era stato originato da un'intervista di una persona che non voglio nemmeno nominare, avendo ricordato in aula lo spessore della sua etica professionale, a Lars Feld. In quell'intervista Feld affermava che per risolvere la crisi del sistema bancario italiano innescata dalle decisioni della Vestager su Tercas, decisioni poi reputate illegali dai tribunali della UE in due gradi di giudizio, l'Italia avrebbe dovuto attingere al MES (che allora esisteva solo nella versione attuale, non riformata). Vi suggerirei proprio di rileggerlo, quel post.

Ma è da prima, dal 2012, a seguito della fatidica telefonata di Lidia Undiemi ("Professòòòòòòòòre!") che qui ce ne occupiamo, per interrogarci sulla sua funzione nell'architettura dell'Eurozona, come fece Sandro il 12 agosto 2012, per delineare il suo ruolo nel porre le decisioni politiche "al riparo del processo elettorale", come fece Cesare Dal Frate il 24 settembre 2012, per evidenziarne la funzione redistributiva dalla periferia al centro dell'Eurozona, come mi capitò di fare il 27 dicembre del 2012.

Il risultato che abbiamo conseguito abbattendo la sua riforma, sottoponendo al "processo elettorale" un'istituzione che se ne credeva schermata e che nasceva, in fondo, per inibirlo, ha dell'incredibile, se visto con gli occhi di allora. Ieri sera l'algoritmo mi ha portato qui, e, si parva licet, ho visto una logica, o forse un'analogica, in questa casualità. Ma la lezione più importante che traiamo da questo successo è che perché le cose avvengano bisogna crederci.

Qui ci abbiamo creduto, ed è soprattutto per questo che, per una volta, sento di dovervi ringraziare: è un dato oggettivo che senza il vostro sostegno, sul blog, nei social, nelle strette di mano ai nostri convegni, o semplicemente in mezzo alla strada, io per primo non avrei avuto la forza di crederci, di sostenere lo sforzo estenuante che Goofynomics mi è costato, uno sforzo di cui mi rendo conto solo ora, quando constato che per scrivere poche righe leggibili devo profondere un tempo e una concentrazione che mi stupisco di aver avuto in passato (e non mi soffermo sullo sforzo per organizzare la nostra vita in comune, a partire dai #goofy). Certo, nella mia vita precedente scrivere mi procurava piacere, ed è forse per questo che leggermi ne procurava a voi. Me ne procuravano, del resto, anche suonare, o andare in barca a vela. Sono una persona curiosa, e ho, o almeno avevo da meno anziano, un certo talento nell’affrontare nuove sfide. Ma come ho abbandonato la carriera musicale (quella che più mi avvicinava alle verità cui tengo), o quella filosofica (quella che più mi avrebbe avvicinato alla piddinitas), sostanzialmente per aver avuto più curiosità di nuovi orizzonti che fiducia in me stesso, così, se la vostra risposta al grido di dolore lanciato con Goofynomics non fosse stata così immediata e corale, non avrei mai avuto la forza di persistere. Quello che mi ha consentito di andare avanti, di espormi, di mettermi contro la mia professione, di mettermi contro il mio ambiente, maggioritariamente composto di secredenti intellettuali "de sinistra", quello che mi ha consegnato all'imperativo morale di difendere questa trincea, è stato leggere le vostre parole, capire che questa battaglia non era solo mia, e trarne le dovute conseguenze.

Nostra è stata la battaglia, nostra è la vittoria. E ora riposiamoci, perché la guerra non è finita.

Tanti auguri di buon Natale a tutti, e di buone vacanze a chi può farne.

Se Dio vorrà, ci rivedremo per il post di fine anno.

giovedì 9 aprile 2020

Lettera alla Germania

(...oggi Matteo Salvini ha pubblicato su Facebook questa lettera alla Germania, che vi ripropongo qui in versione illustrata...)



Gentile "Die Welt",

ho visto con stupore il vostro titolo odierno che parla di "mafia che aspetta i soldi dall'Europa". Vorrei ricordare ai vostri lettori, che meritano un’informazione equilibrata, che l'Italia è contribuente netto dell’Unione Europea dal 1989.

(fonte: EU Budget Financial Report 2008, 2018)

Da allora, gli italiani hanno versato al bilancio dell’Unione un totale di 81 miliardi di euro. L'Italia ha anche fatto la sua parte con i fondi salvastati, versando a vario titolo oltre 57 miliardi.


Come documentano studi di università tedesche, fra cui l’ESMT di Berlino, in molti casi, incluso quello della Grecia, il 95% dei fondi versati da paesi come l’Italia sono stati immediatamente girati alle banche creditrici, fra cui quelle tedesche.

(fonte: Jörg Rocholl, Axel Stahmer (2016), Where did the Greek bailout money go? ESMT White Paper No. WP-16-02)

Siamo stati in grado di contribuire al progetto europeo anche perché dal 1992 l’Italia ha sempre avuto un avanzo primario del bilancio pubblico, tranne che nei due anni più gravi della crisi.


Quello che appesantisce il bilancio pubblico italiano è la spesa per interessi, e in questo senso la decisione della signora Merkel di coinvolgere nel salvataggio della Grecia gli investitori privati (Private Sector Involvement), scatenando il fenomeno dello spread, ci ha penalizzato, mentre ha permesso alla Germania di finanziarsi a tassi negativi e di attirare capitali in cerca di un porto sicuro. Il Leibniz Institut di Halle ha dimostrato che grazie a questa mossa la Germania ha beneficiato di circa 100 miliardi di afflussi di capitali, sottratti ai mercati finanziari degli altri paesi membri.

(Dany, G., Gropp, R. E., Littke, H., & von Schweinitz, G. (2015). Germany's Benefit from the Greek Crisis (No. 7/2015). IWH Online)

Vorrei infine ricordare che dall'inizio della crisi la Germania sta violando la regola che limita al 6% il surplus estero.


Il successo delle imprese esportatrici tedesche, per il quale vi facciamo i nostri complimenti, significa però che l’economia tedesca prospera sulla spesa di altri paesi, che sono suoi clienti, e che quindi converrebbe trattare con rispetto.

In sintesi: i miliardi non sono mai arrivati in Italia dall'UE, né via bilancio comunitario, né via fondi salvastati, ma hanno preso sempre e solo direzione contraria, dall'Italia verso l’Europa, e noi non abbiamo mai chiesto se andassero a finanziare la malavita tedesca. Ci rimane invece qualche curiosità su chi finanzi, e per quali motivi, le tante navi delle ONG che nel Mediterraneo traghettano immigrati clandestini. Saremmo lieti di leggere su "Die Welt" un’inchiesta su questo problema, magari basata su fatti e non su insulti, per capirne un po’ di più su un fenomeno che avviene in violazione delle leggi nazionali e comunitarie e che riguarda e danneggia tutti, a partire dagli stessi immigrati.

Cordialmente,
Matteo Salvini



(...prima o poi qualcuno doveva dirglielo. Rispettosamente. Non credo contaste su Conte per dire queste quattro verità. Temo purtroppo che siano state dette troppo tardi, ma meglio tardi che mai...)

sabato 19 dicembre 2015

Ci siamo! Feld sull'esproprio (con backstage e un abbraccio ai veneti)

(...pubblico al volo. Ci saranno refusi...)


L'intervista rilasciata oggi a Fubini (tanto nomini...) da Lars Feld chiarisce finalmente una volta per tutte qual è il bivio di fronte al quale siamo. Feld dice chiaro e tondo che dobbiamo rivolgerci alla Troika per ricapitalizzare le nostre banche.

Il ragionamento passa per alcuni semplici e prevedibili snodi:

1) le banche italiane sono in crisi ("restano correzioni da fare nei bilanci delle banche");

2) questi problemi devono essere risolti col bail-in perché così prevede l'Unione Bancaria (è il SRM, Single Resolution Mechanism, secondo pilastro dell'unione);

3) l'Unione Bancaria prevede anche un fondo di garanzia europeo (è l'EDIS, European Deposit Insurance Scheme), ma quello la Germania non lo vuole perché "sarebbe un modo di esternalizzare i problemi delle banche di certi paesi verso altri paesi" (leggi: i tedeschi non vogliono pagare);

4) resta quindi solo la strada del bail-in, leggi esproprio;

5) il bail-in però rischia di provocare una crisi di panico (e in Italia siamo appena all'inizio), con la connessa instabilità finanziaria: sfiducia diffusa nelle banche, bank run (quello vero, non quello degli influencer minori), e contagio, perché manca il meccanismo europeo di garanzia (l'EDIS);

6) ma Feld ci rassicura: il meccanismo c'è, è l'ESM (European Stability Mechanism), cioè il MES. Chiede il buon Fubini: "Vuol dire che l'Italia dovrebbe chiedere aiuto al MES, ossia alla Troika, se fa un bail-in che provoca contagio finanziario?" Feld risponde: "Sì".

A posto così.

Ora spero che tutti capiscano.

Vi faccio notare un paio di fallacie di questo argomento: non ci si interroga sul perché le banche italiane siano in crisi, e non si tengono in nessun conto le modalità con cui gli altri paesi hanno salvato le loro, di banche.

Il primo punto sfugge a Fubini, per ovvi motivi. Il secondo no. Un Fubini insolitamente informato chiede: "La Germania ha offerto circa 250 miliardi di aiuti di Stato alle proprie banche. Se il bail-in è un'idea così giusta, perché non l'ha mai applicato?"

La risposta di Lars è esilarante (dopo gli scrivo per fargli i complimenti): "All'epoca non aveva senso colpire i risparmiatori perché il contagio finanziario era già realtà. C'era una crisi finanziaria, come forse ricorda. Questa volta è diverso. Non sappiamo se ci sarà contagio oppure no, quindi non ha senso rinviare la ristrutturazione e il bail-in".

Mandiamo un ciaone a quelli che "però i tedeschi hanno l'etica protestante"! Questo è puro gesuitismo, come chiunque vede. Dobbiamo rivolgerci alla troika per evitare il contagio che ci sarà, però non possiamo salvare le banche per evitare il contagio (come hanno fatto i tedeschi) perché forse non ci sarà.

Spettacolo!

Almeno avesse detto: "noi potefamo zalfare banken perké noi afere pikkolo tepito puppliko, foi non potere perké afere krante tepito puppliken!". L'argomento dei vari venduti italiani, insomma (quelli che nessuno si compra: non faccio i nomi perché li sapete). Ma Lars è uno scienziato e quindi sa di non poter usare questo argomento, che ormai solo i cialtroni usano. Questo perché ormai la comunità scientifica, in un tentativo di salvare la faccia che faremo di tutto per rendere fallimentare, ammette ormai che il debito pubblico con la crisi non c'entra. Cosa che noi affermammo in un articolo censurato da quegli stessi economisti che oggi vengono a dirci che le cose stanno proprio così: il debito pubblico non c'entra!

Ora, ad alcuni di voi sarà sfuggito un dettaglio, che evidenzio alla vostra attenzione.

È chiaro che se si vuole almeno far finta di essere "uniti" si devono avere istituzioni che gestiscano in comune i problemi (e compartiscano in comune i profitti) del comune progetto. Feld dice: "che problema c'è! L'istituzione esiste, ed è il MES". Ma qual è la differenza fra il MES e l'EDIS? Semplice! Che il MES applica il principio della condizionalità: strict conditionality, addirittura! Significa una cosa molto semplice: io i soldi te li do se fai quello che dico io. Significa, cioè, che i risparmiatori vengono prima espropriati dei soldi, e poi della loro sovranità, cioè dei loro diritti politici (come la Grecia ha dimostrato). Tutto questo, si badi bene, per prendere misure che hanno fallito ovunque (se della Grecia non si parla un perché c'è, ed è che i problemi sono tutt'altro che risolti), misure la cui logica economica è ormai sconfessata perfino dai cialtroni che nella mia professione l'avevano rivendicata come l'unica possibile, misure che sono giustificate unicamente da una logica di carattere predatorio.

E non so se ci fate caso, ma l'intervista di Lars (er mejo amico di Federico Nero: noi abbiamo radici profonde nei poteri forti...) fa strame una volta per tutte di un altro argomento dei cialtroni nostrani, anche quelli titolati, che insegnano in prestigiose università, ovvero che il MES servisse a salvare gli Stati. Lars lo dice chiaro e tondo: il ricorso al MES serve a evitare una crisi del settore finanziario privato, evitando contagio sistemico. Insomma: vale quanto Claudio Borghi (ed io) da tempo sosteniamo, ovvero che i 60 miliardi di euro da noi corrisposti per "salvare gli Stati" in crisi attraverso vari veicoli (prestiti bilaterali, EFSF, MES), dei quali qui vi riporto il noto disegnino:



in realtà sono andati a sedare i dolori di pancia delle banche tedesche. Per gli smemorati, qui c'è l'articolo dove Mouzakis descrive il giro che i soldi hanno fatto nel caso della Grecia.

Quindi "salva Stati" una sega! Salva banche dello Stato che comanda, come peraltro persone di media cultura, che a scuola transitano per Machiavelli (magari senza fermarsi abbastanza, purtroppo) dovrebbero facilmente intuire.

La strada è tracciata, e del resto Draghi lo aveva detto: c'è il pilota automatico!

Perderemo tutto: dopo il nostro lavoro, le nostre case, il cui esproprio è salutato con concorde assenso da economisti "de destra" e "de sinistra"; i nostri risparmi, il cui esproprio dal 1° gennaio farà un salto di qualità, come ha detto Carmelo Barbagallo in Commissione Finanze (ricordate? "Liquidazione atomistica", aggressione della "massa non protetta"... Ve ne ho parlato qui, e Quarantotto ha approfondito qui).

Ma soprattutto perderemo, definitivamente, la nostra dignità.

E chi è l'autore di questo bel capolavoro?

Il backstage
Uno de passaggio ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "QED 61: Black Monday?":

“Me, me! Adsum qui feci”: senza responsabilità decisionali e con altri colleghi ho seguito il negoziato dell’Unione Bancaria, ho pianificato la risoluzione delle quattro banche e, da ultimo, ho contribuito alla predisposizione dell’intervento di Barbagallo (nel quale ho cercato di impiantare alcuni timidi elementi di critica all’assetto istituzionale europeo, forse colti nel suo post).

Le sono grato, tra le altre cose, per aver chiarito che, dati gli attuali livelli di recessione e lo stock di NPLs è un miracolo che non siano avvenute crisi bancarie di proporzioni più vaste. Ma ovviamente altre crisi sicuramente seguiranno e di dimensioni più importanti.

Aggiungo qualche osservazione su come queste crisi saranno gestite in conseguenza del nuovo quadro europeo.

1) Concentrazione dei capitali. L’applicazione del principio secondo cui i creditori della banca concorrono ad assorbirne le perdite farà sì che i creditori si rivolgeranno alle banche più solide, ancora troppo grandi per fallire o con sede in Stati che non le lasciano fallire; le altre saranno spinte fuori dal mercato a colpi di spread sui tassi di raccolta. I più grandi si mangeranno i più piccoli secondo il modello della centralizzazione dei capitali. Ne avremo presto una prova, quando si tratterà di comprare le quattro bridge bank ripulite delle attività deteriorate.

2) Idealismo e Unione Bancaria. Chi ha negoziato l’Unione Bancaria confidava in due circostanze:
 

i. L’Italia avrebbe continuato a gestire le proprie crisi bancarie in house, tramite gli interventi del FITD. Non avevano fatto i conti con la Commissione Europea, che ha fatto leva sulla disciplina degli aiuti di stato e imposto l’assurda equazione secondo cui le risorse delle banche sarebbero da assimilare a risorse pubbliche, solo perché è una normativa - per di più, europea – ad imporre alle banche di fornire queste risorse. Tra l’altro la disciplina sugli aiuti di Stato non è contenuta nel pacchetto sull’Unione Bancaria (che anzi, consente gli interventi del FITD) né è mai stata validata “democraticamente”, essendo contenuta nei Trattati e in una serie di Comunicazione non vincolanti della Commissione;
 
ii. il Single Resolution Mechanism, la seconda gamba dell’Unione Bancaria, era stata pensata per mutualizzare i costi della risoluzione a livello europeo. Sulla carta, l’Italia aveva di che beneficiarne, visto la quantità di NPLs nelle sue banche; in cambio avrebbe ceduto la competenza su queste questioni al Single Resolution Board. Sennonché, anche qui – come nel caso del divieto di aiuti di stato alle banche - è prevalsa una politica dei due tempi sfavorevole ai nostri interessi: le competenze si accentrano oggi; i costi si mutualizzerano tra otto anni, ossia mai o fuori tempo massimo per risolvere la crisi in atto.
 

Scarsa capacità negoziale, connivenza dei negoziatori a danno degli interessi nazionali, o utopismo? “Non possum scribere in eum qui potest me proscribere”

3) Conseguenze geopolitiche. Ci sono tutti i presupposti affinché la principale vittima del nuovo quadro normativo sia l’Italia. Gli altri paesi periferici hanno già da tempo avuto la loro dose di crisi bancarie. Per l’Italia serviva un apparato normativo-istituzionale sufficientemente robusto. Risolto il problema, i tempi saranno maturi per rivedere il funzionamento del bail-in.

4) Il QE come piano B dell’Europa. La BCE conserva la possibilità di acquistare il debito delle banche nell’ambito del QE, anche se per ora i rischi ricadono per l’80% sulle banche centrali nazionali e sono esclusi gli NPL. Non è da escludere, però, che qualora il processo sopra descritto risulti incompatibile con la dinamica politica (leggi, Marine Le Pen sopra il 40%), questi limiti possano essere rimossi, in modo da addossare parte dei costi sulla BCE via QE (è il punto di Munchau sul FT di oggi).
 

In sintesi: la risoluzione delle prossime crisi bancarie sarà decisa a Bruxelles; pagheranno i risparmiatori italiani; le banche tedesche si impossesseranno di quello che resta; la BCE continuerà a giocare il gioco del good cop.

Epimeteo 


Postato da Uno de passaggio in Goofynomics alle 14 dicembre 2015 16:56


(...prima osservazione. Epimeteo ovviamente non è uno de passaggio, e il carattere antifrastico del suo nick è rivelato non tanto da quello che ci racconta di sé, quanto da un dettaglio: a differenza degli imbecilli, ha pazientemente aspettato per cinque giorni che il suo commento restasse in coda senza petulanti querimonie a base di "perché non pubblichi il commento di io?" Di questo lo ringrazio, ma l'intelligenza, come il coraggio, non è in effetti un merito, bensì una labile distrazione di Natura matrigna, che di tanto in tanto dimentica di non elargire ai mortali quello che da loro non possono darsi...)

(...seconda osservazione. Siamo ovunque. Ma veramente ovunque. Ovunque italiani che tengono alla propria dignità, occupando posti di rilievo, seguono questo blog. Questo non dimenticatelo. Quando saremo stanchi, basterà unire non solo i punti, ma anche le persone. Ma anche per questo, come per lo sblocco dei commenti, il momento lo decido io, e chi non lo capisce è un coglione - o Lenny, al quale non si può non voler bene...)

(...seguono le osservazioni meno importanti. Che lo scopo sia l'esproprio, noi qui non abbiamo bisogno che vengano a dircelo. Siamo partiti da questo presupposto! Ci sono però simpatici scopi - o magari anche semplici conseguenze - collaterali. Ad esempio, il fatto che l'Unione Bancaria favorisca la concentrazione monopolistica nel settore bancario. E quello che Epimeteo pone come problema, ovviamente i rampolli delle auguste dinastie piddine ce lo propongono come soluzione nei talk show di seconda linea - ancora non a Porta a porta, ma ci arriveremo. Ah, naturalmente questa è l'Europa di quel fascista di Spinelli, quello che voleva sospendere il metodo democratico durante le crisi - ma cazzo: perché parlate di Gelli? Parlate di Spinelli! È il suo piano che stanno realizzando. Gelli ha solo rubato qualche idea - e che voleva, ciliegina esilarante su una torta di merda "combattere efficacemente" le tendenze monopolistiche! (leggere per credere) Se non sapessimo che era finanziato dai servizi americani, dovremmo pensare che si stia rivoltando nella tomba...)

(...che l'aggressione abbia per oggetto l'Italia, anche questo non ci stupisce. Ricordate cosa vi ho fatto vedere a Pescara? La battaglia politica, in Europa, segue un asse orizzontale Parigi-Berlino, ma quella economica necessariamente un asse verticale, Berlino-Roma, e questo perché Italia e Germania hanno la stessa struttura di vantaggi comparati rivelati. Le loro imprese competono - ancora per poco - sui mercati esteri negli stessi settori, come ci ricorda il CEPII:


Il concorrente sul manifatturiero siamo noi, non la Francia, il cui vantaggio comparato nell'industria era declinato già negli anni '80 e il cui punto di forza è l'esportazione di servizi - punto di debolezza dell'economia tedesca. Noi dovevamo essere fatti fuori, e anche questa non è una novità. 

Quello che pare sfuggire a tutti è che la condizione necessaria per essere espopriati di ricchezza è che questa ricchezza - case, attività finanziarie - ci sia, e in Italia questa ricchezza c'è, ed è stata messa su, in gran parte, proprio nel deprecabile periodo in cui "stampavamo moneta", per parlare come i cialtroni...)

Un abbraccio ai veneti
Ai cari amici imprenditori del Veneto, dai quali sarei dovuto andare oggi, ma mi sono rifiutato di farlo quando ho visto che l'evento prendeva una piega non costruttiva, mi limito a dire una cosa.

Voi avete difeso finora l'euro per due motivi: uno etnico e uno economico.

Il motivo etnico: purtroppo voi veneti prendete il meglio delle altre regioni italiane: siete spocchiosi come un fiorentino (prendete me ad esempio), e piagnoni come un napoletano. Voi credete veramente che se non vi avesse rovinato Campoformio (pianto), a quest'ora potreste competere da pari a pari con la Germania (spocchia), e quindi che se siete costretti a chiudere le vostre aziende la colpa non è del fatto che l'euro soffoca l'economia italiana, ma dello Stato ladro, dei terroni, ecc.

Preciso subito una cosa: voi non siete la Germania (perché non avete il suo peso geopolitico): siete meglio della Germania, e lo avete dimostrato tutte le volte che avete avuto le mani libere. E allora perché avete difeso un sistema che vi legava le mani?

Subentra il motivo economico: purtroppo voi imprenditori (rectius: i meno brillanti di voi) siete entrati nel simpatico schema Ponzi che qui descrive un vostro collega: le banche, pare, vi finanziavano se voi partecipavate alla loro ricapitalizzazione. Non è mica una novità, succede dappertutto. Sarà la magistratura a accertare i fatti e la loro rilevanza giuridica. Quella economica la si può intuire.

Ora, cari amici, vorrei farvi notare una cosa. Per anni avete creduto che, una volta entrati in questo giro, l'euro vi tutelasse, e questo perché persone prezzolate dal grande capitale (che non siete voi, e che è vostro nemico) vi dicevano che recuperare sovranità monetaria vi avrebbe fatto perdere dall'oggi al domani il 20% del vostro capitale. Una cosa che non è mai successa: mai e da nessuna parte una svalutazione è stata accompagnata da un pari crollo della ricchezza in termini reali (motivo e dati per l'Italia sono qui).

Lo capite ora che è l'euro che distrugge i vostri risparmi, e non il ritorno alla lira? Perché se lo capite, vi consiglio di dare un cenno concreto di appoggio a questo progetto. Se invece ancora non lo capite, mi dispiace, ma vale per voi quello che vale per gli altri: vi meriterete quello che vi accadrà. E vi accadrà, purtroppo per voi, per i vostri dipendenti, e per noi.

Questo dovevo dirvi, e per dirvelo non ho bisogno di ascoltare le supponenti menzogne di Brunetta. A voi documentarvi. Qui gli elementi li avete. Senza il vostro sostegno il paese non può liberarsi. Quelli che creano il valore di cui le banche altrui vogliono appropriarsi siete (anche) voi. Siete veramente sicuri che farsi espropriare da uno Stato altrui per odio ideologico verso il proprio Stato sia un'ottimissima idea? Perché se avete accettato l'euro è per questo: perché pensavate che avrebbe costretto lo Stato ladro a disciplinarsi (e per tutelare il valore nominale di quei risparmi che ora i tedeschi vi hanno detto in faccia che si prenderanno).

Amici: avete fatto una grossa stupidaggine.

Qualsiasi imprenditore ne fa: solo chi non fa non sbaglia.

Ma solo i grandi ammettono l'errore e si adattano alle mutate circostanze.

L'intervista di Feld è uno spartiacque: sta a voi capirlo e reagire con quella flessibilità che dal Brennero a Lampedusa è stata la vera ricchezza del nostro paese e che ci ha consentito di essere concorrenti temibili del paese che ora ci vuole morti (e anche questo ve l'ho documentato in mille modi).

Ve lo dico in un altro modo: un vostro sostegno a questo progetto di divulgazione e al think tank a/simmetrie è una delle poche speranza che avete di salvare la pelle della vostra azienda, e forse anche la vostra e quella dei vostri figli, perché non so se è chiaro: quella dell'amico Lars è una dichiarazione di guerra economica. Ovviamente non penso che verranno schierati i carrarmati sul Brennero, va da sé. Ma se non si capisce la violenza delle parole di Feld, si perde un pezzo importante del quadro. Non finirà bene, questo dovete cacciarvelo in testa, e, lo ripeto, ormai non sono più il solo a dirlo.

Per favore, rientrate in voi e capite chi è il vostro nemico.

Non l'impiegato al quale chi sapeva di poter facilmente eludere questa misura di vigilanza ha imposto i tornelli. Il grande capitale finanziario che ha distorto il mercato del credito inducendovi ad indebitarvi come se non ci fosse un domani e consentendo a inetti di entrare nei vostri rispettivi mercati, perché tanto le banche li finanziavano. Questo è il nemico, e di questo nemico solo io vi sto parlando in modo sufficientemente stentoreo da essere ascoltato. Quello che dicevo quattro anni fa oggi lo dice la Bocconi, che però continua a dire che dobbiamo piegare la schiena.

Siete d'accordo?

Tutti i gusti son gusti...