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domenica 13 dicembre 2015

QED 61: Black Monday?

(...e facciamo un riepilogo...)


Credo che chi mi segue da qualche anno possa capire quanto poco mi interessino gli sviluppi della cronaca recente. Per chi, non essendo mosso da ambizioncelle politicucce (esempio del contrario), aveva previsto con una discreta precisione quanto sarebbe successo, intervenire ora nel dibattito è tanto noioso quanto sconfortante.


Ma ci sono ancora molti che non hanno capito con chi hanno a che fare, e forse, ogni tanto, può valere la pena di ricordarglielo. Fanno certamente parte di questo gruppo di simpatici volonterosi gli organizzatori del convegno previsto a Padova per il 19 dicembre prossimo, al quale non andrò, e non ci andrò per un ben preciso motivo: perché se si chiama Bagnai, lo si chiama perché lo si vuole stare a sentire (cosa che conviene fare, come mi accingo a dimostrarvi), e non gli si mette intorno, a mò di fastidioso cordone sanitario, una variopinta congerie di fantasisti eurofili. Voi sapere benissimo che mi sono sempre rifiutato di andare laddove avevo la sensazione che la mia presenza causasse mal di pancia (qui un esempio, di segno politico opposto). Semplicemente, prima occorre che le persone maturino, e poi, quando hanno maturato, o almeno hanno preso un Buscopan, se vogliono mi chiamano, e io vado. Ma non per assistere alle loro risse, e non per riempire le loro sale. Eventualmente, se sarà proprio necessario, riempirò le nostre, non le loro.

Sed de hoc satis.

Che la principale criticità della nostra economia risiedesse nelle sofferenze bancarie ce lo siamo detto fin dall'ottavo post (e primo QED) di questo blog.Ve lo riporto per comodità, era cortissimo:


Notate la data: 20 novembre del 2011. Il blog era aperto da appena quattro giorni, e già arrivava la conferma del fatto che la nostra crisi era una crisi di debito privato e non pubblico: l'assunto dal quale eravamo partiti, proprio quello che ora cercano di intestarsi, dopo averlo censurato, tanti colleghi variamente compromessi con le istituzioni europee (e quindi, in definitiva, in conflitto di interessi come chiunque abbia sostenuto il progetto eurista, a cominciare dai tre moschettieri per finire con il simpatico Giavazzi).

Vi prego di osservare l'ultima riga del mio commento: "E non abbiamo ancora cominciato con il rigore...", dicevo.

Cosa significava?

Credo che ora, a quattro anni di distanza, siamo tutti in condizioni di capirlo meglio.

Era ovvio per me, come per alcuni di voi, che le politiche di austerità, diretta conseguenza dell'euro per i motivi che chiarii prima a voi, e poi in Commissione Finanze, avrebbero compromesso la capacità di famiglie e imprese di rimborsare i debiti contratti con le banche, cioè i crediti (impieghi, esposizioni) di queste ultime, mandandoli "in sofferenza", come si suol dire. L'austerità (cioè l'euro) avrebbe quindi causato un'impennata delle sofferenze, sia in valore assoluto che in rapporto al PIL, o al totale dei crediti erogati. Le cose, poi, sono andate esattamente così. Il deterioramento della qualità del credito (cioè la progressiva insolvenza dei debitori: famiglie e imprese) è stato evidentemente legato alle politiche di austerità. Possiamo vederlo analizzando l'andamento del rapporto fra "esposizioni deteriorate" (non performing loans) e totale delle esposizioni (cioè dei crediti erogati):


(i dati li potete consultare qui).

Ho rappresentato le tre "grandi" economie "periferiche" dell'Eurozona. Non me ne vogliano gli amici normanni se metto fra queste anche la Francia. Bisogna capire che in Europa tutto quello che non è Germania è periferia, e questo non tanto per un dato economico. Sui dati economici della Francia ci siamo soffermati più volte, non sono ottimi, come ora tutti ammettono, ma il punto non è questo, il punto è politico: la Wille zur Macht delle élite tedesche rende loro impossibile concepire un comportamento sinergico con chi gli sta intorno. Questo non è un punto banale e ha dirette implicazioni pratiche nella vicenda che stiamo trattando, come vedremo raccontando la storia di oggi, che è anche una storia di tanti piccoli e grandi Nein.

Ho scelto le tre economie "grandi" perché, come sapete, da ormai due anni sto ripetendo che la crisi dell'euro sarebbe arrivata in un certo modo, questo:


(espresso qui, poi in una innumerevole serie di interviste, articoli, post che voi ricorderete meglio di me).

Continuo a pensare che le cose stiano così, cioè che il botto finale potrebbe effettivamente presentarsi sotto forma di crisi bancaria in un paese grande. L'esperienza greca del 2015 d'altra parte conferma questa mia intuizione piuttosto ovvia del 2013: non mi sembra che un paese piccolo come la Grecia sia riuscito ad alterare gli equilibri politici dell'Eurozona costringendo la Germania a rivedere la sua politica di austerità - con buona pace dei tanti cretini che ancora ne sono convinti!

Il grafico riportato fornisce diversi utili insegnamenti.

Il primo è che in termini finanziari il paese più suscettibile di innescare una crisi risolutiva resta l'Italia, per il semplice fatto che è, fra i grandi, il paese nel quale la qualità del credito si è deteriorata di più e più rapidamente (partendo da una situazione pre-crisi già sufficientemente svantaggiata). Il secondo è che i tentativi di reductio ad Berlusconem postuma ("signora mia, gli altri ci hanno pensato prima, ma noi facevamo le cicale, perché quello pensava solo a scopà...") non reggono alla prova dei fatti. Ripeto a beneficio degli sprovveduti (la platea si allarga, e la legge dei grandi numeri non perdona): qui non si tratta di santificare Berlu. Si tratta di prendere atto del fatto che dopo la botta del 2009 (inevitabile, data l'entità del crollo statunitense) il governo italiano, come quello spagnolo e quello francese, erano riusciti ad arginare la situazione. Fra 2008 e 2009 c'è uno scalino nella deteriorazione dei crediti erogati, ma fra 2009 e 2010 la situazione sostanzialmente si stabilizza. Dal 2011, però, con l'arrivo di Monti liberatore, per noi è una catastrofe.

Se confrontiamo la nostra situazione con quella francese vediamo subito dov'è il problema. Fino al 2010 infatti le dinamiche delle nostre "esposizioni deteriorate" sono sostanzialmente simili: ci muoviamo in parallelo, anche se noi siamo messi un po' peggio. Dal 2011 però le posizioni divergono bruscamente: la Francia si stabilizza e noi esplodiamo. Capire perché non è difficile: basta guardare il principale indicatore del grado di "austerità" di un paese, il rapporto fra saldo di finanza pubblica e PIL, come abbiamo fatto qui. Riporto il grafico per vostra comodità:


Noi, come sempre più realisti del re (altra costante che ha a che vedere con il problema che ci riguarda), siamo rientrati subito dentro i limiti assurdi di Maastricht, sbriciolando la nostra economia. La Francia se ne è ben guardata. Sappiamo già che questo ha avuto un impatto negativo sui suoi conti esteri: dentro l'euro, se non fai austerità vai in deficit con l'estero (più reddito comporta più importazioni, in mancanza di un aggiustamento del cambio che renda meno convenienti i beni esteri), e di questo siamo stati i primi a parlare tre anni or sono, prendendoci gioco dei facili entusiasmi della sinistra eurista, che pensava che Hollande potesse salvare la baracca. D'altra parte, però, è evidente che in Francia una minore austerità ha significato anche una minore compromissione del tessuto produttivo del paese e della capacità di imprese e famiglie di rimborsare i rispettivi debiti, e questo lo vediamo dal grafico.

Insomma, Abberluscone non è un santo, ma qui il problema l'ha causato l'austerità, cioè l'euro.


Ve lo spiego in termini tecnici, volete?

La crescita economica (e quindi la capacità per famiglie e imprese di rimborsare i propri debiti col sistema bancario nazionale) e l'equilibrio dei conti con l'estero (e quindi la capacità di ripagare con i proventi delle esportazioni le proprie importazioni, senza indebitarsi col sistema bancario estero) sono due obiettivi incompatibili. Il motivo (lo ripeto) è che se un'economia cresce di più, a parità di altre condizioni cresceranno di più le sue importazioni (che dipendono dal reddito degli abitanti), e quindi l'obiettivo di maggiore crescita viene pagato in termini di deficit estero. È il famoso "vincolo esterno" del quale abbiamo parlato ad esempio qui, spiegando come esso condizioni la crescita di lungo periodo di un sistema economico. Di fatto, un paese non può permettersi di crescere oltre un certo limite, dettato da quanto crescono i suoi partner commerciali, il resto del mondo. Se la Germania reprime la propria crescita, ad esempio comprimendo gli investimenti e facendo deflazione salariale, gli altri paesi europei devono fare altrettanto o vanno in deficit (indebitandosi con la Germania, loro principale partner commerciale, per acquistare prodotti tedeschi). Questo perché reprimendo la crescita del suo reddito, la Germania reprime la crescita delle proprie importazioni, cioè delle nostre esportazioni, e quindi condiziona la nostra capacità di importare beni senza indebitarci (cioè finanziando le importazioni coi proventi delle esportazioni).

In effetti negli anni delle vacche che sembravano grasse Spagna, Grecia, Portogallo sono cresciuti più di noi, e sono quindi andati in crisi prima di noi.

(...apro e chiudo una parentesi qui, a beneficio dei simpatici imprenditori veneti che non conoscerò, e che avranno però il beneficio di incontrare un economista in odore di Nobel - nelle botti piccole c'è il vino buono. Mi preme segnalar loro che quando io dicevo, tre anni or sono, che la Germania investiva poco e comprimeva i salari sostanzialmente per fotterci (e in particolare per fottere loro, i simpatici imprenditori), venivo sommerso da un profluvio di inutili polemiche, in particolare da molti loro colleghi, che mi sfrantecavano le gonadi con la storia che la colpa è dello Stato ladro, e via così. Ora, nessuno nega che tutti siamo perfettibili, e lo stato italiano di più. Tuttavia, oggi, quanto sia elevato il livello tecnologico tedesco lo ha spiegato anche ai coglioni (o, in questo caso, ai mona) lo scandalo Volkswagen, e che la Germania debba il proprio successo al taglio dei salari lo dice, con un opportunismo squallido giustamente censurato da Bibow, perfino un consigliere della Merkel, nel tentativo di salvare la faccia o altro, posto che distinguerli sia possibile. Questo tanto per farvi capire, gentili imprenditori, cosa vi perdete per merito di quelli che vi rappresentano: uno che dice tre anni prima quello che gli altri dicono tre anni dopo. Se non vedete l'utilità pratica di questo, non preoccupatevi: tanti vostri colleghi che la vedono mi sostengono e aspettano che voi vi schiantiate, per la vostra presunzione, onde appropriarsi della vostra quota di mercato. Se non riuscite a capire che le vostre difficoltà non derivano - solo - dallo Stato, ma principalmente dal fatto che il più rilevante concorrente del nostro paese trucca sistematicamente le carte con la complicità della nostra classe politica, forse il vostro lavoro non lo sapete fare tanto bene, e alla fine, come dire, Dio vede e provvede. È il capitalismo, bellezza! E pensare che qualche fesso, su Twitter, mi dava del comunista: io veramnte sarei bagnaista, che poi sarebbe l'ideologia consistente nel far scegliere a chi non vuole capire la corda con la quale impiccarsi, e lasciargli tutto il tempo necessario. #iostocondarwin...)

Come ho spiegato ai politici, e come quindi una persona che ha (o aveva) un lavoro normale dovrebbe capire subito, se si vogliono perseguire due obiettivi, occorrono due strumenti.

Gli economisti lo chiamano teorema di assegnazione di Tinbergen, e le persone normali lo riassumono così: "non si possono prendere due piccioni con una fava". Non c'è bisogno di essere un premio Nobel nato e cresciuto in una famiglia di Nobel per capirlo! Le conseguenze pratiche di questo semplice principio si capiscono confrontando la nostra crisi attuale con quella del 1992. Allora avevamo a disposizione due strumenti: la politica di bilancio e quella del cambio, e quindi riuscimmo a ottenere due obiettivi: far ripartire l'economia e a riportare in surplus i conti con l'estero, rimborsando i nostri creditori. Sul fronte estero ripartirono sia le esportazioni (subito) che le importazioni (dopo un po', perché la svalutazione inizialmente le aveva scoraggiate, rendendo più convenienti i beni nazionali, ma poi la crescita del reddito le fece ripartire):


Oggi abbiamo uno strumento solo, la politica di bilancio, e quindi possiamo solo tirare il freno (via austerità) sperando che le importazioni diminuiscano più delle esportazioni. Il segreto di Monti è stato questo, e lo si vede bene qui:


L'austerità non è una scelta sbagliata. È la scelta giusta per riportare in equilibrio i conti esteri se si deve operare in un contesto di regole "sbagliate".

Bisogna anche che ci capiamo una volta per tutte sulla questione delle regole, e di se, quanto, e in quale senso, esse siano "sbagliate". L'approccio di politica economica basato su regole ha due limiti ovvi:

1) le regole servono a comprimere lo spazio di discrezionalità della politica;
2) le regole riflettono i rapporti di forza in essere.

Dire che la politica va fatta con regole significa, intrinsecamente, comprimere la dialettica democratica di un paese. Voi direte: ma la politica è corotta, castacriccacoruzzione, sesomagnatitutto, e altri discorsi da popolino "poverino". Posso anche essere d'accordo sull'inadeguatezza della classe politica italiana: ora che li frequento un'idea me la sono fatta - e comunque in molti casi il vero problema non mi pare sia la mancanza di moralità o di capacità intellettiva, ma un inadeguato dosaggio ormonale (aka "mancanza di palle"), che è senz'altro un handicap quando si debba affrontare l'uomo dell'anno. Ma io sono per la libertà. Se si sbaglia, si paga, e se si è in democrazia si sostituisce la classe politica che ha sbagliato.

Mi affretto ad aggiungere che è facile essere così sereni quando, come me, non si ha nulla da perdere. Questo vi dovevo per onestà. Tuttavia, chi può essere così imbecille da pensare che i paesi forti del Nord ci dettino, per filantropia, delle regole che, moralizzandoci, ci rendano forti e potenti come loro (a partire da quelle di Maastricht per arrivare a quelle sul bail in)? Ma veramente credete a queste favole? Perché qui di favole ce ne sono due: la prima è che il Nord sia un modello (non so se ve ne rendete conto, ma tutti i paesi "virtuosi" stanno andando per stracci uno dietro l'altro, dalla Germania, travolta da scandali che ne mettono a nudo le fragilità, alla Finlandia, la cui caduta era annunciata a pagina 29 del mio libro del 2012); la seconda è che una élite di un paese egemone sia animata da sentimenti di benevolenza verso un proprio potenziale concorrente.

Non funziona così perché non può funzionare così, e questo perché:

[1] non c'è nessun "modello" tedesco, o se c'è è un modello partenopeo (kiagn'und ffotten), e

[2] nessun paese in posizione di vantaggio relativo ha mai aiutato gli altri a raggiungerlo (i tedeschi in questo non sono più "kattifi" di tanti altri ovunque nel tempo e nello spazio...).

Le regole di Maastricht, e quindi la necessità, per noi, di sbriciolare la nostra economia per riequilibrare i nostri rapporti con l'estero, sono un caso particolare di questo principio generale.


Va anche detto che noi siamo particolarmente abili nel farci del male. Abberluscone, ve lo concedo senza contestazioni, si faceva spesso e volentieri i fatti propri. Ma noi siamo governati da quattro anni da governanti che agiscono sistematicamente nell'interesse dei creditori esteri, e, come vedete, non è che le cose vadano meglio (il primo grafico sopra è sufficientemente esplicativo). Questa subalternità al grande capitale finanziario internazionale si traduce in un atteggiamento ben preciso: siamo sempre più realisti del re, con conseguenze visibilmente autolesionistiche, che però si cerca di farci "digerire" accreditando l'idea che noi italiani abbiamo delle colpe ontologiche dalle quali redimerci, che il peccato, la castacriccacoruzzione, siano così profondamente radicati nel nostro essere, da rendere necessario ed anzi auspicabile un surplus di sofferenze evitabili.

Evitabili, perché, come vi ho dimostrato sempre in questo blog, sarebbe bastato, nel 2011, darsi l'obiettivo di stabilizzare il rapporto debito/PIL, e si sarebbero potute evitare tante sofferenze, riportando il paese in crescita anche senza riaggiustare il cambio. Ma si sarebbe dovuto spendere, per rianimare l'economia, anziché tagliare. E perché non lo si è fatto? Perché ciò sarebbe stato in contrasto con il progetto ideologico di smantellamento dello stato sociale descritto così limpidamente da Featherstone, e perché i creditori esteri non sarebbero stati soddisfatti: il nostro indebitamento estero (il saldo della bilancia dei pagamenti) sarebbe rimasto negativo, come vi spiegavo. Non saremmo "rientrati", come paese, abbastanza in fretta. Ma per "rientrare" in fretta verso l'estero (tagliando le importazioni nette) abbiamo creato una situazione che impedisce alle imprese e alle famiglie di "rientrare" verso le banche italiane.

Quindi, riassumo: euro uguale aggiustamento dal lato delle importazioni uguale taglio dei redditi uguale sofferenze bancarie uguale evitare una crisi di debito estero provocando una crisi bancaria.

Chi mi legge da tempo si sarà annoiato, ma eventuali turisti, forse, avranno avuto stimoli, e comunque, se siete arrivati fino a qui, vi regalo una prima chicca che chiarisce perché per le nostre banche un assetto di regole che impone l'austerità (il calo dei redditi) come unico strumento di aggiustamento è particolarmente deleterio: l'audizione dell'ABI in commissione finanza:


Il problema dell'Italia non è la coruzzzzione, abberluscone, sesomagnatitutto, Boschi dimettiti, e via scemenzando. Il problema delle banche italiane è quello di fare le banche, cioè di erogare credito alle imprese (71% di credito a imprese contro il 56% di media europea) e in particolare alle PMI (36% contro 17%). Eh già! Perché mentre le banche con "vocazione" più speculativa magari quando viene la crisi guadagnano (esempio: prendono a prestito dalla BCE a tassi irrisori e comprano titoli di paesi che offrono tassi altissimi causa spread), quelle con "vocazione" più commerciale soffrono, perché l'austerità deprime i redditi dei loro clienti.

Ma certo, io che ne so, io faccio solo teoria, gli imprenditori, che sono così fuuuurbi, queste cose le disdegnano come futilità...

Mica tutti, però! Quattro giorni fa ero a Pescara, per ritirare in una tipografia dei cartoncini di auguri dell'associazione a/simmetrie (bisognerà pure che rispettiamo le buone creanze). La titolare non voleva più lasciarmi andare: "Io le sono così grata, perché se non avessi letto il suo blog ora avrei fatto la fine di tanti altri, ma è stato mio fratello che mi ha costretto a leggere, e ho capito che le cose si mettevano male, quindi quando tutti ancora si allargavano, dando retta ai giornali che dicevano che ci sarebbe stata la ripresa...

(contributo dalla regia:


...tanto per non dimenticare, e sempre sia lodato il socio Lignini)

...quando i giornali mi dicevano che ci sarebbe stata la ripresa io non ci ho creduto e mi sono ridimensionata, volevo aprire un'altra sede, perché i tassi di interesse erano bassi, ma ci ho rinunciato, ho venduto la macchina, ho tolto perfino la macchina del caffè dall'ufficio, il mio fatturato si è dimezzato due volte, ma io mi ero portata avanti, e ora sono ancora in piedi. Grazie per avermi fatto capire! Ma lo sa che il comune tale prima mi dava 20000 euro di lavori all'anno, adesso solo 1000?"

E non voleva più farmi andar via.

Un aneddoto (fra i tanti)? No. Un fatto riconosciuto anche dall'ABI, che lo esprime così:


"Forte relazione fra performance e ciclo economico...".

Significa che se le regole sono procicliche, cioè costringono a tagliare la spesa pubblica quando le cose vanno male (i 20000 euro di fatturato che diventano 1000), perché chi ora fa il padreterno quattro anni or sono mentiva sulle cause della crisi, dicendo che la si sarebbe risolta tagliando, chi non ha letto Goofynomics fallisce e la sua banca va per stracci...

Eh, ma a noi le regole piacciono, quanto ci piacciono, perché fin da piccoli ci spiegano che ce le meritiamo...

Anche la tragedia del bail in, sia quella umana del pensionato che ha messo fine ai suoi giorni, sia quella economica che ci aspetta nella settimana entrante, nella quale il sistema bancario italiano sarà sottoposto a un fortissimo stress, dipende in parte da questo atteggiamento. Saprete infatti che, come documenta Luciano Barra Caracciolo nel suo blog, la decisione di applicare la logica del bail in è stata presa (1) in anticipo (preciso sotto questo aspetto), e (2) sotto rigorosa osservanza del principio "due pesi e due misure".

In Italia praticamente due soli economisti, entrambi provenienti dal comitato scientifico di a/simmetrie, chi vi scrive e, con almeno un anno di anticipo, Claudio Borghi, avevano messo in guardia con sufficiente incisività rispetto ai rischi che i risparmiatori correvano (preciso: mi riferisco all'ambiente accademico e agli economisti "mediatizzati", perché blog come Icebergfinanza sono stati sul pezzo da subito). Claudio era stato credo il primo, anche perché aveva seguito da vicino, per motivi professionali (non avendo il pieiccdì), uno dei primi esperimenti di bail in, quello dell'olandese SNS, che era stata nazionalizzata a fine gennaio 2013 con contestuale espropriazione di un miliardo ad azionisti e creditori subordinati (che attualmente sono in causa, con ragionevoli possibilità di riappropriarsi del maltolto). Claudio me ne aveva parlato e io ve lo avevo spiegato a giugno 2013 in questo post. Dopo Cipro, il bail in si affacciava nei paesi dell'Europa continentale, ed a noi era sufficientemente chiaro già da allora che sarebbe diventato la regola, con queste conseguenze:


Sei mesi dopo i dettagli cominciavano a definirsi (qui il comunicato stampa), suscitando il trionfalismo di Fabrizio "luceinfondoaltunnel" Saccomanni:

le cui previsioni, come noterete, sono destinate ad avverarsi con precisione matematica, e il centenuto scetticismo di quel noto menagramo di Claudio:


che, come al solito, indulgeva in polemicucce (mentre l'altro amico nel frattempo si è rifugiato a SciencesPo con la Po di pollo, come saprete, dove inseguirlo è difficile ma non impossibile...).

Sì, insomma avrete capito: stiamo parlando dell'Unione Bancaria Europea. Quella roba lì. Ora, forse, almeno a Civitavecchia, quelli che "ma tu fai solo teoria" intuiscono le implicazioni pratiche di certi ragionamenti.

L'Unione Bancaria Europea si basa su tre pilastri, come saprete:

(1) un meccanismo di sorveglianza unico (SSM, Single Supervisory Mechanism),

(2) un meccanismo di risoluzione unico (SRM, Single Resolution Mechanism),

(3) uno schema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS, European Deposit Insurance Scheme).

La voce del padrone, se vi interessa, la trovate qui.

Il meccanismo di supervisione, che è stato il primo pezzo a partire, sapete come è stato concepito: in modo da tenere le Landesbanken tedesche fuori dal radar, cosa che non ha entusiasmato i nostri commentatori, nemmeno quelli di più stretta religione eurista, come Marcello De Cecco.

(...due osservazioni: tutti gli articoli sull'Unione Bancaria dicono "parte", "è partita", ecc., ma la verità è che il progetto è complesso e la sua realizzazione scaglionata nel tempo. Il 4 novembre del 2014 è partito il meccanismo di supervisione. Quello di risoluzione dovrebbe partire il primo gennaio prossimo. Quello di assicurazione dei depositi... poi vediamo. La morale della favola è che l'Unione Bancaria in tutto il suo splendore non la vedrà nessuno perché l'euro salterà prima. Osservazione due: possibile che una persona intelligente come De Cecco si stupisca che i tedeschi facciano regole a proprio vantaggio?...)

Il meccanismo di risoluzione dovrebbe partire dal 1° gennaio prossimo, ma noi abbiamo anticipato la sua principale innovazione, cioè il bail in, ovvero l'esproprio dei risparmiatori. D'altra parte, l'aveva fatto anche l'Olanda, no? Però c'è una differenza notevole, anzi, ce ne sono due. La prima, che mi veniva segnalata regolarmente da Vladimiro Giacché e che anche il buon Barbagallo ha dovuto ammettere nella sua audizione, è questa:


Nella prima fase della crisi lo Stato italiano, a differenza di altri Stati, non ha praticamente cacciato un euro per sostenere le sue banche (ovvero i suoi risparmiatori). Questo noi lo sappiamo da sempre, perché la voce del padrone se l'era lasciato sfuggire in un articolo un po' poco documentato ma che comunque rende l'idea e cito spesso, quello di Adriana Cerretelli, e se volete c'è anche il disegnino a cura dell'ABI (che però è in conflitto di interessi):


Allora, se gli altri sono potuti intervenire massicciamente con aiuti di stato per tutelare comunque i loro risparmiatori (anche se non ci sono sempre riusciti, come il caso della SNS dimostra), perché a noi, che siamo stati in effetti più virtuosi, non è stato dato di spendere ora quattro miliardi (a fronte dei 238 tedeschi)? La seconda differenza è che, come invece ci ricorda sempre Luciano Barra Caracciolo, stranamente quando certe cose le fa la Francia (per dire) non sono considerate aiuti di Stato...

Insomma (e prima di parlare del terzo pilastro), qui le domande sono due, e entrambe hanno risposta:

1) perché noi non possiamo fare quello che fanno gli altri (far intervenire lo Stato per tutelare il risparmio)? Ovvero: perché, visto che l'Unione Bancaria è un work in progress che prevede una serie di periodi di transizione, i nostri governanti non hanno negoziato per noi condizioni diverse che per gli altri, visto che noi praticamente non avevamo erogato alcun aiuto di Stato fino ad oggi? Ad esempio, perché non hanno negoziato una data di applicazione del bail in più lontana nel tempo?

2) e perché abbiamo fatto il bail in prima che entrasse in vigore (da 1° gennaio 2016)?

La risposta alla prima domanda è, per riassumerla con un paradosso: "aridatece Andreotti"! Certo, lui si lasciò convincere (da La Malfa) a far entrare l'Italia nello SME, ma almeno negoziò una banda di oscillazione più ampia per il cambio italiano! I nostri governanti attuali sono uno strano miscuglio di inettitudine e subalternità, incapaci di comprendere, o incentivati a non comprendere, che il feticismo delle regole conviene solo a chi può dettarle. Naturalmente loro dicono di averlo fatto, di aver negoziato. In particolare, la Banca d'Italia ha cercato di scaricarsi dalle proprie responsabilità, sia quelle, presumibili, in sede di vigilanza, che quelle in sede di negoziato. Barbagallo infatti ci spiega che:

Quindi la risposta a "perché non abbiamo negoziato?" è: lo abbiamo fatto, ma purtroppissimo ("la Germagna è tanta cattiva signora mia...") ci hanno detto di no. Strano, vè? Il famoso "e se ci dicono di no" di Claudio Borghi non mi pare sia stato ancora interiorizzato dalle nostre élite, che però, ne sono sicuro, hanno tutte studiato quell'inutile orpello intellettuale che passa sotto il nome di teoria dei giochi! Vedete quando parlavo di dosaggio ormonale? Ecco: se uno fosse sinceramente interessato a tutelare gli interessi dell'Italia, dopo due no simili applicherebbe il piano C come "ciaone".

Ma ci vogliono le palle (e il cervello).

La risposta a "perché abbiamo applicato in anticipo regole tanto svantaggiose" richiede la vostra attenzione e vi farà forse fare domani due passi. Anche questa la fornisce Barbagallo nella sua audizione, in questa forma:


Capito? Noi diciamo che il pensionato di Civitavecchia si è suicidato per colpa del bail in anticipato, ma Barbagallo correttamente ci ricorda che il vero bail in in realtà ancora non c'è stato. Se ci fosse stato, sarebbe stata aggredita tutta la massa "non protetta", incluse le obbligazioni non subordinate!

Quindi?

Quindi la situazione è molto, molto grave, e non solo per i depositanti, ma anche per i clienti delle banche in questione, e di quelle in condizioni simili. Sono a rischio, certo, le azioni e le obbligazioni subordinate, ma anche quelle non subordinate, e, in definitiva, se le cose si mettessero male, non è assolutamente chiaro chi dovrebbe assicurare la famosa tutela fino a 100000 euro per i depositi, dal momento che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi non è infinito, oltre a essere considerato "aiuto di Stato" nonostante sia alimentato da risorse provenienti da banche sostanzialmente private. Ma sono a rischio anche i clienti, che potrebbero vedersi chiudere le linee di credito, e essere costretti a rientrare, da un momento all'altro "con danni ingentissimi per le economie locali" (Barbagallo dixit).

Tutto questo dal 1° gennaio 2016, e in una situazione nella quale, come sappiamo, ci sono diverse banche a rischio. A ottobre Libero ne aveva indicate quindici, suscitando una comprensibile levata di scudi da parte di Federcasse. I fatti però dicono che di quelle quindici banche quattro son già passate per il "bail in anticipato", e che, come ci dice Barbagallo, dal 1° gennaio in caso di problemi il meccanismo di risoluzione sarà ancora più rigido e distruttivo.

Non stupisce quindi che sia già partita, secondo alcune fonti giornalistiche, una corsa agli sportelli, anche per merito del modo cialtronesco di gestire la crisi, e di comunicarne gli esiti, messo in opera dal governo, e dai suoi vari influencer.

Per evitare il panico si è partiti un po' goffamente, come ricorderete, cercando di far passare per "speculatori che se lo sono meritato" i risparmiatori espropriati, laddove, come abbiamo sempre sostenuto (vedi sopra):

1) l'acquirente di obbligazioni bancarie tipicamente è un soggetto avverso al rischio;

2) il venditore di obbligazioni bancarie tipicamente ha forti incentivi a fargli comunque sottovalutare l'eventuale rischio, come poi è emerso anche con confessioni strappalacrime:

 
3) nel caso in specie il rischio deriva dall'applicazione retroattiva di una norma, e quindi non poteva essere valutato correttamente dall'investitore al momento della sottoscrizione, nemmeno se chi proponeva l'investimento avesse voluto essere corretto, come ammette lo stesso Barbagallo ("collocate e sottoscritte avendo presenti i nuovi scenari di rischio").

Poi, purtroppo, ci è scappato il morto, e allora solo alcuni personaggi in cerca di editore, che siamo lieti di aver ceduto al nostro concorrente salmonato, hanno continuato a ostentare cinismo:


insultando quelli che perfino l'asettico e istituzionalmente ipercorretto capo della vigilanza di fatto aveva descritto come soggetti se non tecnicamente truffati (perché alla fine non era colpa nemmeno delle banche se il quadro normativo dei prodotti venduti era cambiato in modo così brusco e in virtù dell'applicazione anticipata di una normativa), comunque meritevoli di particolare tutela:

e questo non per equità, o per buonismo (che comunque alla fine stufa meno del cattivismo di provincia), ma semplicemente per evitare "rischi di instabilità sistemica" (leggi: corsa agli sportelli).

Dopo la morte del pensionato, la musica è cambiata. Si è passata da "speculatori brutti, ve lo meritate", a "funzionari infidi, management corotttto, Abberluscone,...", insomma: gli evergreen.

Quindi ora pare che se l'austerità ha sbriciolato i redditi degli italiani e quindi la redditività delle loro banche la colpa sia, a seconda dei gusti, o di Abberluscone, o del padre della Boschi. Il quale, a quanto par di capire, problemi con la vigilanza bancaria ne ha avuti, ma non è certo il responsabile di una degradazione sistemica del credito italiano come quella evidenziata nel primo grafico di questo post!

Altro argomento, sottotraccia, è quello del "non possiamo far pagare ai contribuenti" (la versione soft del "speculatori brutti, ve lo siete meritato"). Ma scusate, Dio santo, e chi ha detto che devono pagare i contribuenti? È dal 1933 negli Stati Uniti, e dal 1936 in Italia, che né risparmiatori né contribuenti rimettono un centesimo in caso di crisi bancarie anche rilevanti, e questo perché in questi casi, come ho studiato quando ero piccolo, interviene la Banca centrale, che rifinanzia l'Istituto in crisi, evitando di tosare i risparmiatori. Una cosa come questa, per capirci, che nessuno si sogna di definire "aiuto di Stato", mentre qui da noi l'intervento del FITD, già predisposto e approvato:

non si è potuto tradurre in pratica per i noti motivi.

Allora, cerchiamo di capirci. Se parliamo con il libberista tipo (ce ne sono sempre meno in circolazione), cosa vi dirà? Che se si procede in questo modo, facendo intervenire la Banca centrale, o un organo di tutela interbancaria (finché ha i soldi: quindi, dopo, comunque la Banca centrale) a salvare dal dissesto un'azienda di credito, si creano due problemi:

1) moral hazard, perché il management se sa che comunque verrà salvato, si comporterà in modo meno diligente;

2) inflazione, perché verrà stampata moneta.

Ma questi due argomenti non tengono! Il primo, fra l'altro, può essere rovesciato. A me sembra, correggetemi se sbaglio, che le cose siano andate come dicevo io, cioè che il bail in problemi di moral hazard ne abbia creati, più che risolti. In ogni caso, il problema del moral hazard si risolve in un modo molto semplice: si fa una bella carrettata di manager e li si consegna alle patrie galere, come andava di moda ai tempi di Mani pulite. Dopo, con molta calma, li si processa, e se del caso li si libera. Certo che se invece succede quello che annunciava Libero l'11 dicembre in prima pagina

credo difficile che i problemi di moral hazard potranno essere risolti da regole "europee", per quanto draconiane!

Non mi degno nemmeno di discutere la teoria medioevale secondo la quale la moneta "causerebbe" inflazione. Quand'anche fosse così (e non lo è, e ne abbiamo parlato), noi di inflazione adesso abbiamo bisogno, e quindi il problema dov'è? Se anche fosse straordinario (anziché normale, come in tutto il mondo), che la Banca centrale intervenisse a salvare le aziende di credito dal dissesto, va capito che noi ora siamo in condizioni straordinarie: siamo nella crisi più violenta e prolungata della nostra storia, e siamo in un momento nel quale, nonostante il denaro costi zero (e quindi non si capisce perché non usarlo per salvare vite umane) l'inflazione non decolla (e quindi non si capisce perché non ricorrere a misure ritenute inflazionistiche).

Non c'è alcuna logica in quello che è stato fatto, e questo un vero addetto ai lavori lo percepisce immediatamente e razionalmente, ma anche i non addetti ai lavori lo percepiscono, se pure con ritardo, e istintivamente.

E quindi succede questo:



cioè una corsa agli sportelli, ma una vera, quella che si ha quando i risparmiatori preoccupati corrono in banca per ritirare o allocare diversamente i propri risparmi. Pare che in una settimana da Banca Etruria sia stato ritirato un miliardo - fonte Federconsumatori - ma non saprei nemmeno dirvi se una cifra del genere è plausibile, perché non ho sotto mano il bilancio della banca. Certo, chi ha soldi lì, al di là della maggiore o minore sicurezza, è incentivato a spostarli, non fosse altro che per dare un segnale serio al management. Ma questo, lo capite, è una cosa che non ha nulla a che vedere con quanto accadde in Grecia, dove, come chiarimmo all'epoca a chi evidentemente non era abbastanza attrezzato da comprenderlo, le cose erano andate in modo totalmente diverso: era stata la BCE a chiudere le banche negando loro la liquidità di emergenza (quella della quale potremmo avere bisogno noi, presto), facendolo in violazione del proprio mandato (quello di assicurare il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti) e per motivi politici (influenzare il popolo greco in vista del referendum).

Qui motivi politici non ce ne sono: governo più subalterno del nostro non si potrebbe avere, anche se, percepito il rischio politico che gli eventi potrebbero determinare, qualche tentativo di scaricare la colpa sull'Europa, per interposta Banca d'Italia, lo ha fatto:


ma se lo è visto respingere al mittente, il che ha costretto tutti a cambiare frame. Intanto, mentre il management degli istituti coinvolti, a dimostrazione del proprio delirio di onnipotenza, punisce gli impiegati ai quali, come avrete visto, si dice abbia ingiunto di collocare presso la clientela più vulnerabile prodotti rischiosi (il che sinceramente non è il massimo in termini di immagine, perché lascia supporre che si voglia colpire con punizioni esemplari chi potrebbe far luce su certe logiche commerciali), il saggio Barbagallo constata che, in effetti:

Un'ottima idea, che effettivamente pare essere l'uovo di Colombo. Non mettere una pistola carica e senza sicura in mano a un bambino. Strano che nessuno ci abbia mai pensato prima! E quindi i casi sono due: o quello che ci doveva pensare (chi?) è  colpevole di grave negligenza, o i prodotti che sono stati venduti non erano rischiosi. Ma di questo abbiamo già parlato: lo dice la stessa Banca d'Italia che in effetti non lo erano, e lo sono diventati solo dopo.

Il problema è sempre il solito: nell'affastellarsi delle notizie e delle smentite, e mentre si prepara un discreto run sulle obbligazioni bancarie (domani controllo anch'io, come credo faremo tutti, ma assistito dalla mia certezza di essere povero), le foglie nascondono l'albero.

Bene, sono d'accordo: crocifiggiamo il padre della Boschi (o l'AD della Banca delle Marche, o chi per loro), dimettiamo l'avvenente ministra, smettiamo di vendere candelotti di dinamite come fossero decorazioni dell'albero di Natale, tutto bene, tutto bello, tutto giusto (veramente proprio tutto no, ma oggi sono di manica larga)...

Secondo voi, queste misure, in che modo possono ostacolare la progressione inarrestabile dei crediti deteriorati?

Perché abbiamo aperto facendo vedere la loro percentuale sul totale dei crediti, ma, se volete, posso anche farvi vedere la loro dinamica rispetto al PIL:


Ci siamo?

Le esposizioni deteriorate viaggiano verso un quarto del PIL, e le sofferenze a fine 2014 erano (solo loro) 197 miliardi, pari a poco più del 12% del Pil. Una cifra comparabile a quella spesa dalla Germania (238 miliardi) per salvare le sue banche più esposte (e tenendo fuori le altrettanto esposte Landesbanken). Ma noi, dopo Monti, abbiamo un rapporto debito/Pil che è il doppio di quello della Germania prima della crisi (arrotondando: 130 e 65 punti di PIL). Quindi questi soldi non possiamo comunque permetterci di spenderli (e certo non dopo aver conferito 60 miliardi - regolarmente conteggiati nel nostro debito pubblico - ai vari fondi salva stati, per salvare le banche altrui: altra fesseria dalla quale Borghi ci aveva regolarmente ammonito di guardarci - e all'epoca non era nemmeno leghiiiiiiiiista...).

Naturalmente questo prevedibile infortunio, sotto Natale, non porterà esattamente una ventata di ottimismo. Questo significa che alla fine la previsione che facemmo a dicembre scorso, ovvero quella di una crescita reale allo 0.6% con inflazione al -0.1% (e quindi crescita nominale allo 0.5%) si rivelerà meno lontana dal vero di quelle del governo. Se le cose stanno così, e se le sofferenze restano sul loro trend (e perché non dovrebbero, dopo questa botta di vita?), rischiamo di trovarci a fine 2015 con "non-performing loans" (ve lo dico in inglese, così fa meno paura) pari a circa il 24% del PIL (qualcosa intorno ai 390 miliardi).

Ci siamo?

Bene.

In queste condizioni, con un governo inetto, incapace di far accettare ai suoi partner misure di pura equità e buon senso come quelle descritte da Barbagallo, con la prossima botta dagli Stati Uniti in arrivo, con la probabile inversione di politica monetaria della Fed (ma anche senza tutto questo), la conclusione è una sola: siamo in serio pericolo.

Come vado scrivendo da alcuni anni (fin dal Tramonto dell'euro), l'unica misura che possa riattivare la crescita nelle economie europee è un massiccio piano di investimenti pubblici finanziato con moneta dai governi nazionali (non essendo prudente aumentare le esposizioni debitorie ormai fuori controllo un po' ovunque). Naturalmente, questo richiede il ritorno alla sovranità monetaria (essenziale, come avrete capito, anche per risanare il sistema bancario, e in ogni caso per contenere situazioni di panico che le regole attuali, viceversa, contribuiscono attivamente a creare). Occorre tornare a valute nazionali, per il semplice fatto che senza un riallineamento nominale, cioè una correzione del prezzo delle valute nazionali in grado di compensare rapidamente gli squilibri di prezzo determinati dalle svalutazioni competitive dei salari tedeschi, le politiche espansive che ci servono manderebbero in deficit la nostra bilancia dei pagamenti, e si ripartirebbe con un'altro giro di crisi debitoria (questa volta da debito estero, come vi dissi tanto tempo fa).

Da lì bisognerà passare, e a quello arriveremo.

Il problema è capire se ci arriveremo prima o dopo una ulteriore guerra mondiale, e questo, come forse farei meglio a non dirvi, ormai non lo dico solo io, come pure non siamo più solo Claudio, Andrea, ed io (terzo) a deprecare l'assurdità di un sistema fatto per creare panico.

Poi domani fatemi sapere com'è andata...

(...ringrazio tutti gli amici su Twitter e in particolare Fabio, Giuseppe e Ubaldo per le loro segnalazioni...)

110 commenti:

  1. Avrebbero letto e soprattutto commentato questo POST alla Leopolda ? Sob..

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  2. Che dire Professore? Chapeau!
    Una sola osservazione (marginalissima ovviamente): e' vero che prendersela con il singolo personaggietto (copyright De Luca) della Addams Family Toscana e' fuorviante e non risolverebbe il problema di una virgola, ma e' anche vero che bisogna pur dare un chiaro messaggio al MANNAGGMENT: punire l'irresponsabilita', premiare i risultati, ammazzare la furbizia volpina dei drogati da bonus. Se si continua a dare fantastiliardi a gangsters si incentiva di certo il risparmiatore a ricorrere al mitico materasso, con le ovvie conseguenze nefaste per il sistema bancario.
    Io sono per pene simili a quelle comminate al "grande" Madoff; galera e ....buttare la chiave; colpirne uno moooolto duramente per scoraggiare il resto della Banda Bassotti.

    Ultima cosa: a proposito del conflitto d'interesse. Ma dico, se la prendevano col Caimano per ogni cosa, mentre questo Ministro/Governo se ne escono con decreti "salvabanche" (e ammazzacristiani) che salvano solo i consigli di amministrazione dove siedono componenti delle loro famiggghje?

    Questo articolo me lo appendo sul como' :-) (tanto non dormo piu' e ogni tanto me lo rileggero' )

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    1. Simpatico Persil, ti faccio notare che che colpirne uno durissimamente per scoraggiarne anche solo due, è controproducente.
      Per la ragione che l'altro, si frega le mani per essere sfuggito alla umana giustizia.
      Invece pizzicarne mille e far loro restituire il malloppo, almeno in consistente percentuale è da ogni punto di vista molto edificante per tutti.
      La famosa "certezza della pena".
      E quindi la "pena della certezza" che può dissuadere tanti criminali in potenza e parecchi già in atto.

      Marco Sclarandis

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    2. Però caro Marco colpirli tutti non si può, perché, come tu sai, il piombo, o il ferro per i chiavistelli (a seconda delle regole vigenti al momento dell'intervento del potere giudiziario) sono risorse limitate.

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    3. Ma no, Alberto, con ferramenta fatta d'ostracismo si fabbricano celle e galere immateriali ma efficientissime ed efficacissime.
      Togliere il saluto, il sorriso, la fiducia a chi ci ha tradito è una pena che snerva anche il peggiore dei delinquenti.
      Solo che occorre coraggio e tenacia da parte dei secondini.
      E come sappiamo, chi il coraggio non cel'ha deve farselo prestare...............

      Marco Sclarandis

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    4. Ma il problema è che siete tutti poeti.

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    5. No,no, Alberto, un po'eti e un po' beti.
      Lascio a te di captare l'arcano senso.
      E comunque tutti chi?
      Come tu sai, in via del porto a Pescara avendo tempo, il tuo voglio dire potremmo rivederci per un caffè ed una conversazione.

      (la mia chiocciola abita su fastwebnet.it insieme al nome al punto e al cognome)

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    6. Commento solo perchè ho visto che il mio potrebbe essere il centesimo di questo post.
      Per la soddisfazione pura di aver fatto 100 (cento)
      I poeti si allietano di simili frivolezze, visto che sguazziamo in una palude di guai.

      Marco Sclarandis

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  3. Fantastico post! Ed è anche un bel riassunto delle Goofate precedenti, quindi potrebbe starci bene un bel sottotitolo del tipo "IL SUGO DELLA STORIA"

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  4. E domani me tocca pure partì pe' Nairobbi: mi perdo sempre la parte migliore...
    (però sono prudente: ho messo in valigia le Saucony da #bankrun)

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    1. Portati tutti i soldi che hai e mettili in una banca kenyota: lì saranno più salvi. È tutto dire. Ci vediamo presto.

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    2. Ma anche lì sono in una sorta di unione con Tanzania e Uganda, Burundi e Rwanda dove il Kenia fa (letteralmente) la parte del leone.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_dell%27Africa_orientale.
      Magari anche lì ci sono problemi di moral hazard, tipo finanziare lo sterminio dei tutsi.

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    3. L'unione é molto più indietro di quanto dicano.

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  5. Che post....mi dispiace moltissimo non vada più a Padova sabato prossimo. Pensavo proprio di partecipare.

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  6. http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2014/02/10/news/tra_la_spagna_e_mediobanca_litalia_cerca_la_sua_terza_via-78157418/ ma in altri Stati il calcolo NPL è meno "severo". A volte si hanno sorprese incredibili (come certe banche irlandesi che dalla sera alla mattina sono passate dall'
    1% al 50% di crediti in sofferenza). Chiedere a Mazzalai.

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  7. il bello (ringrazio come sempre il prof) è che sono un disco rotto.. pazzesco come in questa pseudo sinistra intellettuale (come si possa considerare intelletto un contenitore di brodo lo sanno solo loro) era chiaro sin dall'inizio che avrebbero insultato i risparmiatori.

    PS: ma dico io, ma nemmeno io che ho una laurea di economia e commercio ci capisco qualcosa!

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    1. Scusa, ma tu con cosa lo fai il brodo? (un sospetto mi viene...)

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  8. Magistrale. Davvero lucido e chiaro. Chiunque voglia capire trova qui una sintesi perfetta. Lo scenario cosi' esplicitato e' davvero spaventoso.

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  9. tutto giusto salvo un punto: le sofferenze non erano sotto controllo nel 2010-11 ma solo sotto anestetico grazie alle varie moratorie varate da Tremonti. Una semplice analisi dei bilanci 2011 di tutte le aziende italiane con fatturato superiore ai 30 mln da me mostrata in audizione in Commissione Finanze alla Camera (credo nel 2013) fa vedere che una su tre era un morto che camminava (per i tecnici rapporto Debito su Ebitda oltre 7). Oggi molte di queste non camminano piu'. Certo l'ausyerita' di Monti ha aiutato..

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  10. Buonasera Professore,
    è da circa un anno che leggo avidamente il suo Blog, da quando ahimè sono in mobilità, e dopo questo SUPERBO post mi sono deciso a scriverLe e ad unirmi alla sua "comunità".
    Sto provando a "diffondere il verbo" ma sono circondato da "poverini", cmq non demordo.

    Non sono un'economista ma nemmeno un metereologo MA non serve nè un economista nè un metereologo per capire che "tira una brutta aria"

    La ringrazio per la sua opera divulgativa.

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  11. E se cominciassimo a nazionalizzare un pò di banchette di provincia? Magari mettendole sotto il cappello della Cassa Depositi e Prestiti? Lo so è il libro dei sogni. Ma lo scenario da incubo del Prof, scenario reale, mi provoca crisi allucinatorie con annessi riti esorcistici. Buena suerte a tutti.

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  12. grande post prof, nulla può invertire le dinamiche in atto delle sofferenze bancarie.nn solo: la dinamica posta in atto dal bail over delle 4 banche si ripercuote già sul funding di tutte le aziende di credito a rischio incluso mps e carige: bilanci compromessi e bail in per una cifretta di 10 15 miliardi. il sistema non può coprire , lo stato non può intervenire: liquidità di emergenza bce e regole stringenti sui prelievi. paese dissolto. come vorrei sbagliarmi

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  13. Inutile mettere la testa sotto la sabbia. Conoscere è il miglior modo per ridurre gli impatti. Il problema è che fatta la tara da quelli che seguono le "narraffioni", gli immuni per loro convinzione, i pseudofurbi, il partito del "se so magnati tutto", i narcotizzati, rimane solo questo spazio. Facciamone tesoro.

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  14. L’analisi fattuale e macroeconomica di questo post è ineccepibile. Anche per questo dobbiamo quindi interrogarci su cosa sta avvenendo in Italia. Da alcuni mesi si parla in terminologia anglosassone, di bail in, per riferirsi ad una enorme novità: le banche potranno fallire, alla stregua di ogni altra azienda. Il che, da un punto di vista puramente economico-aziendale, non fa una grinza. Ma dal lato sociale e politico occorre definire in modo rigoroso le modalità di questa grande novità. Non si può sempre bastonare i piccoli risparmiatori. Come è avvenuto in passato con i fallimenti di Parmalat, Cirio ed altri.
    Per anni ci hanno chiesto di fare sacrifici, abbiamo sopportato Monti e la Fornero, ed ora, anziché ridare fiato alla nostra economia, dobbiamo acconsentire ad un vile saccheggio legalizzato ?
    Si dirà: “è la conseguenza diretta dell’euro”.
    Certo. Ma non per questo possiamo rimanere inerti di fronte a ciò.
    Lo so bene, come suol dirsi, “male voluto non è mai troppo”, ma a tutto c’è un limite. Anche culturale.

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    1. Lorenzo, sono sbalordito da quanto tu abbia capito poco del mio lavoro, sbalordito al limite del conato di vomito. Io sarei inerte? Ma come ti permetti? Da quanti giorni sei con noi?

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    2. Se leggi le altre storie vedrai che intanto ho salvato chi mi è stato a sentire. Come individuo di più non potevo fare. Per "qualcosismo", "movimentodalbassismo" e similari citofonare Illinois. Discorso fatto miliardi di volte. Oggi abbiamo altre priorità. Tu credi che eventi simili facciano nascere in chi non può capire una consapevolezza sufficiente a rendere sostenibile ed efficace una soluzione politica? E allora accomodati, fai un partito! Sei anche del colore giusto!

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    3. Confermo mio salvataggio. Il come sono fatti miei. E dunque grazie. E grazie pure per questo post.

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    4. Purtroppo il mio salvataggio non è avvenuto, sono arrivato tardi sul blog...
      Ora si punta a salvare il salvabile.

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    5. Buongiorno Professore
      seguo questo blog dal 2013, su consiglio di un carissimo amico e vicino di casa, che ringrazio di cuore. Sono laureato in economia, dopodiché ho letto alcuni testi di Nouriel Roubini (colui che ha previsto la crisi economico-finanziaria del 2007 in Usa), ho studiato, nell’ordine, il Blanchard (la “Bibbia della Bocconi”, che nulla dice sul debito estero), “Modelli Empirici di aggiustamento e crescita” di Bagnai (che invece mi ha illuminato sul debito estero), ho comprato e studiato “il Tramonto dell’euro” e “l’Italia può farcela”, che hanno contribuito ad illuminarmi. Ho comprato e studiato anche “Fondamenti di economia internazionale” di Gandolfo, con poca soddisfazione sulla formazione e spiegazione del debito estero ed infine “Economia dell’Unione monetaria” di De Grauwe, anch’esso con poca soddisfazione sul debito estero.
      Mi scuso, di conseguenza, per il fraintendimento.
      Quando parlo di inerzia, infatti, non mi riferisco certo a Lei, né a questo blog. Che, al contrario, avete dato tantissimo al dialogo socio-economico, talvolta anche troppo, a mio modesto avviso. Troppo, come in quest’ultimo periodo, per esempio, con un vero e proprio tour de force di convegni, nazionali ed internazionali, che mi fanno paura al solo pensarci, sia qualitativamente che quantitativamente (presenziare a tali incontri, prepararli, parlare in lingue straniere, diffonderli, tenere i contatti con i relatori, organizzare i successivi ecc.).
      Quando parlo di inerzia mi riferisco ad una serie nutrita di soggetti italiani, anche politici di rilievo, sia sui giornali che in tv oppure in rete, che si limitano ad un silenzio assordante sulle ultime vicende delle banche italiane.
      In merito, poi, a fare un partito, devo muovere forti critiche al PD. Anch’esso in buona parte colpevolmente inerte verso gli ultimi avvenimenti bancari. Ho la netta sensazione che il PD abbia anche preso ulteriormente le distanze, se mai fosse stato possibile allontanarsi di più, dalla critica all’Unione Monetaria europea. L’anno scorso avevo apprezzato alcuni suoi dirigenti, come Cuperlo e Fassina, mentre quest’anno li vedo meno presenti sul tema in questione. Ciò mi dispiace non poco, sia per la diffusione degli argomenti di questo blog, sia per l’azione politica del primo partito italiano, il PD appunto, che si involve su se stessa sempre di più, allontanandosi pericolosamente dai bisogni dei cittadini (che stanno vivendo una crisi immane) ed implicitamente fomentando certi sentimenti che, inevitabilmente, possono portare ai drammatici effetti qui spesso evocati.

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    6. Scusa carissimo Lorenzo, devo confessarti che leggerti da "In merito, poi,..." fino alla fine è in principio e-s-i-l-a-r-a-n-t-e. Poi, pochi istanti dopo, diventa molto, molto deprimente. Per fortuna poi, dopo qualche altro minuto, non me ne importa nulla. Ciaooone

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    7. Buon per te, Luigi, che hai voglia di ridere.
      A me, invece, questo PD fa piangere.
      Ed anche parecchio.

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  15. Post monumentale, difficilmente commentabile perchè "cosa vuoi commentare quando ormai è tutto chiaro?"
    Questa storia del "bail in" mi aveva destabilizzato e sentivo che c'era qualcosa che mi sfuggiva (come al solito), come quando percepisci un brutto odore ma non vedi l'oggetto che lo emana. Ora ho capito che anche le esposizioni bancarie a breve termine (il "salvo buon fine" per intenderci) sono a rischio e per un'azienda come la mia, come per tante altre, sarebbe fatale un eventuale rientro anticipato. Come al solito, il sospetto che ci fosse di più tu lo hai tramutato in certezza e di questo, come di tutto il resto, non finirò mai di ringraziarti.
    Questo post verrà stampato e fatto circolare, per quanto possibile, nella mia associazione, per cercare di disintossicare qualcuno dalla serata di giovedi scorso 10 dicembre, dove ho assistito incredulo alla performance di quel tal sedicente economista con desinenza in "...tazzo" che mi ha fatto andare di traverso la cena. Potevo fare a meno di andarci, naturalmente, ma un pò masochista lo sono. :-D

    Gianmario

    P.S. Sono in ritardissimo, ma gli auguri di buon compleanno te li faccio uguale.

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    1. Eh, ma giù al Nord siete così: a voi piace la Brunetta del ricco, e la desinenza in "azzo" che scientificamente è inesistente. È miracoloso che aziende rette da imprenditori così lungimiranti stiano in piedi. Non chiedo di guardare il contenuto, ma nemmeno l'etichetta...

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  16. Eventuali disinvestimenti potrebbero spingere alla ricerca di beni rifugio, spingendo in su il mercato immobiliare, nonostante la pesante tassazione.

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    1. Ma avrai visto che Monti e Piketty, con l'appoggio esterno di Ferrero, fanno di tutto per rendere "aggredibile" questo rifugio. Un motivo ci sarà! Vogliono tutto quello che abbiamo, fino all'ultimo centesimo. Non è chiaro? È una guerra di sterminio.

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    2. Ma che fare, che fare? Sono terrorizzata per mia figlia, mia nipote, la mia modesta pensione che vogliono ricalcolare.....

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    3. La verità è che non possiamo fare niente tranne cercare un compromesso con le élite locali, convincendole che ne va della LORO pelle (metaforicamente). Le discussioni che ho provocato in alcuni post precedenti mostrano chiaramente che la costruzione di una coscienza di classe funzionale al conflitto che dovremmo combattere è una utopia.

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    4. Ah, naturalmente come individui possiamo ricorrere al sano istinto di conservazione, che in questo caso suggerisce di abbandonare l'Eurozona. A Rockapasso ho chiarito che il problema, per quelli dell'età mia, è scegliere fra genitori e figli. Ha scelto i genitori. I figli se la vedranno (male). Bisogna augurarsi che duri poco (o la situazione, o - disumanamente - i genitori).

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    5. Caro prof. ieri sera pensavo la stessissima cosa. Tra l'altro emigrare (dove tra l'altro? Qua sta deflazionando l'intero mondo) mi scoccerebbe un pochino, mi sento più portato a scavare una trincea e prendere lezioni al tiro a segno.

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    6. I grandi classici: Australia, Canadà, Nuova Zelanda...

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    7. Concordo con New Zeland e Canada meno con Australia.
      Un mio collaboratore è resistito sei mesi, faceva due lavori ( macellaio la mattina e aiuto cuoco la sera) poi è tornato con le orecchie basse...
      Devi essere un cuoco o pizzaiolo italiano e ti fanno ponti d'oro, altrimenti sei un numero come altri milioni. Infatti hanno limitato gli ingressi per gli italiani.
      Il Canada è ottimo per chi ha una formazione di alto livello come la Nuova Zelanda, posto fantastico.

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    8. Una nota di ottimismo. L'Australia è in piena bolla, il Canada è in crisi a causa delle materie prime (l'Alberta è un disastro per via delle tar sands) e in Nuova Zelanda v'è un'altra bolla perchè i ricconi stanno comprando tutto (per cercare un sicuro buen retiro).
      Mi parlano bene di Tristan da Cunha.

      That's a wonderful world....

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    9. Un crudele monito a tutti i patetici, gretti risparmiatori che gioiscono delle disgrazie altrui. L'unico bene rifugio e' il lavoro.

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    10. Caro perfect world, io ti sono vicino nella tua valutazione, e infatti come vedi lavoro tanto. Rimane un problema. Il lavoro non è una riserva di valore. Ci sono due circostanze fisiologiche della vita umana, la malattia e la vecchiaia, nelle quali lavorare è impossibile. Che facciamo? Ci suicidiamo?

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    11. Infatti c'era una volta il Welfare, che potenzialmente liberava i piu' dalla schiavitu' nonche' dai rischi del risparmio privato. Pero' l'alta tassazione sul reddito sembra penalizzare i "migliori", che spesso son quelli che muovono la baracca. Difficili equilibri.

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    12. Aggiunta "on site" alla nota di velo di Maya. La bolla immobiliare neozelandese e' oltre il ridicolo, e un governo di destra che sta smantellando il Welfare mantenendo la maggioranza e' una piaga anche qui...ma c'e' resistenza, in piazza, innanzitutto, e poi mantengono la spesa pubblica a deficit, perché' un ciclo elettorale di 3 anni li mantiene belli "populisti" o vanno a casa in fretta. Il vero vantaggio neozelandese e' la relativa inelasticita' al prezzo dei generi alimentari, maggiore fonte di export, con l'endemica altra faccia della medaglia, il Ma per ora si regge meglio di Canada e Australia che avevano tutte le chip nel minerario petrolifero gas. L'Australia sta tentando un'ardita virata agricola...vedremo. La nota, comunque, e' che con un'Europa in pervicace deflazione, con gli USA in cui la banca centrale medita rialzo dei tassi kamikaze, il Giappone in deflazione infinita e la Cina in svalutazione mercantilista dura...anche le due isolette in mezzo al Pacifico qui sorridono a denti stretti. Almeno io, che tendo a osservare quel che accade per non essere preso do sorpresa, e leggo questo blog con una certa costanza.

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    13. errata corrige: L'endemica altra faccia della medaglia, un deficit di bilancia dei pagamenti dato da export di commodities a relativamente basso valore aggiunto...Ma per ora etc.etc. Sorry, mi e' sfuggito.

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    14. Fantastico post, come sempre, Alberto, però adesso sarei quasi sicuro che l' Italia e l'intero mondo non possa farcela, figuriamoci se posso farcela io, di nuovo disoccupato a 53 anni. Ritorno anche io alla domanda iniziale; per me non nutro ormai speranze, ma che ne sarà di mia figlia? Meno male che oggi mi sono letto il bellissimo post di Lameduck sul suo blog prima di leggere questo, lo completa e funziona da antidoto a brutti pensierì.

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  17. Ottima necessaria sintesi.
    Grazie a lei e a Borghi la mia famiglia non detiene più obbligazioni bancarie dal 2013 (ricordo la rabbiosa sufficienza della bancaria Mps: l'Italia non è Cipro, tutti comprano e voi vendete..). Spero di aver provveduto decorosamente..
    Temo il contraccolpo per le tantissime aziende venete azioniste di Veneto Banca e Popolare di Vicenza e quindi per la mia che con queste ci lavora.
    Si vive tra l'incertezza e il terrore..non ho parole per esprimere il mio disprezzo per questi servi cialtroni irresponsabili!

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    1. Per quell'impiegata, che inconsapevolmente ti esponeva, è pronto un posticino nel limbo del mercato. L'Italia non è Cipro: è più grande. E se tutti comprano, è opportuno che qualcuno venda...

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    2. Ho avuto a che fare con un impiegato in condizioni analoghe che è stato velocemente trasferito. Ma non credo di essere così potente...

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  18. Ma l'economista in odore di Nobel(nella botte piccola c'é il buon vino)é Brunetta??

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    1. Ma è quello per la medicina: ha dimostrato che si possono dire tante stronzate anche avendo dimensioni così esigue

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    2. Bè in effetti i volpini sono di dimensioni esigue,ma come abbaiano loro non abbaia nessun altro.
      Avrà sicuramente un bel collare(l'economista in odore di Nobel)

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  19. Ho qualche perplessità su alcuni punti:

    Se è vero che, cito testualemente, "lo Stato italiano, a differenza di altri Stati, non ha praticamente cacciato un euro per sostenere le sue banche (ovvero i suoi risparmiatori)", allora a cosa è servita l'austerità?
    I debiti delle banche italiane nei confronti delle banche estere non sono stati trasferiti sul Target2, per cui alla fine sono stati scaricati sulla banca d'Italia, e quindi sulla fiscalità generale, che ha visto aumentare il proprio debito nei confronti della Bundensbank o di altre banche centrali dei paesi core?
    Pur essendo indiretta, non si tratta comunque di una socializzazione delle passività delle banche italiane nei confronti di quelle estere?

    Sulla ricapitalizzazione delle banche con la nuova moneta invece non ho capito se tali somme appesantiranno il debito pubblico: se sì, anche questa soluzione, che comunque penso sia inevitabile, non andrebbe ad incidere, sempre indirettamente, sulla fiscalità generale?
    Insomma, non ho capito se sarebbe o meno una sorta di free lunch?


    Ringrazio il prof o chiunque altro vorrà aiutarmi a risolvere le mie perplessità su questi punti.

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    1. L'austerità è servita a ridurre la domanda interna, e quindi a ridurre le importazioni ad un livello più basso delle esportazioni e così far tornare in attivo la bilancia commerciale.
      Riguardo invece alla ricapitalizzazione delle banche con la nuova moneta, ciò verrebbe fatto dalla banca centrale semplicemente "stampando" banconote.

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    2. @Alteo

      Hai ragione, l'austerità è servita a ridurre le importazioni, ma è stata causata dal blocco del credito interbancario tra le banche dei paesi periferici e quelle dei paesi core.
      Le garanzie statali sui bond bancari presentate presso la BCE per ottenere liquidità insieme alla manovra LTRO della stessa banca centrale europea, non hanno permesso alle banche italiane di acquistare titoli pubblici sui quali si ottenevano elevati rendimenti, consentendo alle stesse di rimborsare i crediti e di scaricare quindi le proprie passività sulla finanza pubblica via servizio sul debito pubblico?
      Risltato: il rapporto tra le banche private dei paesi periferici e quelle dei paesi core si estingue, ma nello stesso tempo è aumentato il debito pubblico e il debito della Banca d'Italia nei confronti della Bundesbank.

      Non è andata in questo modo?

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  20. Ci siamo! Articolo da AUDIZIONE IMMEDIATA ALLA CAMERA DI BAGNAI, ovvero FONDAMENTALE; qualcuno dei "redenti" dovrà pure portarlo almeno come interrogazione parlamentare data la immediatezza dell' emergenza TERMINALE.
    Il problema è che stavolta non ci sarà un Mario Monti che possa dire LA SVALUTAZIONE CI HA FATTO BENE ma forse molti diranno "LA FINE DELL' EURO CI HA FATTO BENE".
    Forse! Ma noi siamo too big to fail (per la prima volta)?

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    1. Noi siamo too big to vote....purtroppo.

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  21. Bravo, Alberto: eccezionale post tecnico-comunicativo. L'età ti migliora, come il buon vino nelle botti di rovere - che viene da vis, roboris: sei una forza, insomma.

    P.S.: non ti sarai mica offeso perché ho usato i termini "botte" e "vino", vero? Lo sai che gli uomini di destra non usano sottotesti, tampoco offensivi.

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  22. Ringrazio il professore. Da quando sono capitata su questo blog, ho iniziato ad essere molto più prudente in fatto di prestiti o investimenti per avere il famoso castelletto. Come l'imprenditrice del post ho per ora ridotto le mie mire. Mi auguro di essere veloce in caso di bail in sul conto corrente della ditta. Oggi anticipo tredicesime, pago fornitori e tasse varie. Sperando che il POS vada ogni tanto in tilt.

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  23. Padre nostro, che sei nei cieli,
    sia santificato il tuo nome,
    venga il tuo regno,
    sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
    Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
    e rimetti a noi i nostri debiti
    come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
    e non ci indurre in tentazione,
    ma liberaci dal mal€.
    Amen.

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  24. "Noi dobbiamo accettare il peso/ dire ciò che sentiamo, e non/ ciò che conviene dire".
    (Re Lear)
    traduzione Agostino Lombardo, mica cotica. A proposito, voi siete normalmente europei e l'avete letto in inglese, ma... ma quanto è brutta la traduzione de Il grande crollo?! Me sta 'ntussecanno 'a lettura.
    E a proposito 2, il paradosso di tutta questa storia è che avendo perennemente il conto in rosso e più nemmeno uno spillo di proprietà, ti senti meglio... almeno finché non hai bisogno di un ospedale.

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  25. "Noi dobbiamo accettare il peso/ di questo tempo triste/ dire ciò che sentiamo, e non/ ciò che conviene dire".
    Scusate, la memoria mi aveva tradito. Questa è completa. Sorry, è il rinco... :-/

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  26. Leggere le profezie del Prf mi va venire mal di pancia, per rimanere lieve. Perchè sono davvero tutte azzeccate.Ormai siamo avvitati però in una specie di Sindrome di Stoccolma, perchè si continua ad evocare più Euro, più europa. Il panico che si evoca, con ritiro dei contanti allo sportello, non è poi così remota. Mi chiedo inoltre, a questo punto, se anche quei semplici prodotti che pubblicizzano alla tv - i conti depositi vincolati a 9/12 mesi al tasso 1/1.5% - siamo immuni da rischi.

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    1. Le leggi sono fatte dagli uomini, di conseguenza nulla é immune da rischi. anche la manomorta finì per essere alienata a vantaggio degli amici degli amici dell'epoca.

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  27. Prof, io e mia moglie pensavamo sempre di emigrare all'estero, ma finora, un po' per i genitori e un po' per fifa personale, siamo rimasti bloccati qui. Vediamo che le cose vanno sempre peggio, pensavamo che rimanendo in Europa avessimo potuto trovare miglior destino: Svizzera, che non ha l'euro, oppure Germania/Austria, che però hanno l'euro. Ci piaceva la Spagna per il clima. Lei però giustamente cita i grandi classici: Australia, Canadà, Nuova Zelanda. Devo leggerla come una nuova forte profezia? Per me si. Mi dispiace non vederla a Padova. Saluti da Verona, e spero che un giorno passi di qui.

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  28. Scusate non vorrei essere cinico ma... è così scandaloso che alcune persone (non dico TUTTE), ovvero coloro che hanno perseverato nella loro ignoranza e protervia paghino il prezzo delle loro azioni? naturalmente sto escludendo pensionati suicidi e coloro i quali in buona fede non hanno i mezzi per potersi orientare nel marasma grigio dell'informazione che disinforma, ignoranti di ritorno oppure troppo emarginati culturalmente per poterlo fare pur essendo in buona fede.
    Io sono circondato dalla quasi totalità di esseri umani che si comporta come se esistesse soltanto il proprio e miserabilissimo orticello, i quali quando vedono che il figlio del vicino va a morte certa perchè licenziato oppure in età inferiore a 25 anni (quindi condannato a non poter lavorare oppure ad avere salari da rivoluzione industriale) semplicemente nella migliore delle ipotesi si girano dall'altra parte, nella peggiore sentenziano prolegomeni di un pauperismo culturalmente imposto come caratteristica razziale e quindi generatore di odio razziale verso il diverso, colui che non lavora perchè bamboccione oppure non produttivo o corrotto.
    Merita un elettore di un politico eurista, avendo la piena capacità di intendere e di volere e avendo avuto gli strumenti per comprendere la realtà che lo circonda, di perdere i suoi denari tanto sudati in questo modo?

    A mio parere si.

    Anzi, è una conseguenza normale del suo agire: quante persone, anche essendo state avvertite del male che il loro semplice esercizio del diritto di voto avrebbe arrecato e stava arrecando alla collettività, mi hanno risposto che "Non si può fare nulla" oppure che "Le regole vanno rispettate" soltanto perchè NELL'IMMEDIATO quel male non li stava toccando? tantissime.
    Inoltre, voi credete davvero che la maggior parte dei truffati e danneggiati dall'attuale crisi bancaria e da quelle future cambieranno idea sull'euro, anche se avvertiti?

    Ci sono due cose inevitabilmente certe in natura: la morte e il redde rationem provocato dalle catene di causa-effetto.
    A volte noi miseri umani attribuiamo una valenza emozionale di un certo tipo ad alcune di queste, come in questo caso io personalmente e la chiamo "soddisfazione personale", ma è solo appunto una sensazione, perchè di meccanismo impersonale trattasi.

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    1. Alcune persone pagheranno, ma come spesso accade non quelle giuste.

      Riguardo all'Euro per noi è scontata la connessione tra crisi bancaria, crisi economica ed euro. Ma non ho visto nei media tradizionali nessuno (a parte rare occesioni) anche solo accennare alla cosa. Al massimo si dice che gli altri stati hanno salvato le proprie banche, che era la BCE a dover controllare ecc (adesso fa comodo, dare la colpa agli istituti europei), ma non si parla mai di Euro, quindi per questi non è possibile arrivare a fare questo collegamento.


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  29. krugman.blogs.nytimes.com/2015/12/14/adjustment-in-the-euro-area/?smid=tw-nytimeskrugman&smtyp=cur

    Se interessa!

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  30. Siamo vicini al Natale e dovremmo essere più buoni ma ,anche alla luce del risultato francese , comincio a pensare che molti la crisi se la meritino.
    Troppo cattivo?

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  31. Lei è stato molto chiaro, anzi lo è da anni, ed io ho capito che siamo nella merda fino al collo, ma vedo che la gente che mi sta intorno non capisce un cazzo; quindi penso che andremo verso la guerra mondiale contornati da una folla felice con un sorriso inebetito stampato in faccia.

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  32. Un po' tardi e fuori discorso, ma solo per archiviare.

    "Ma quale effetto terrorismo. Secondo l'ex presidente del Consiglio Enrico Letta, oggi preside proprio a Parigi dove dirige una scuola politica, "è un errore infatti legare il successo di Le Pen agli attacchi di Parigi. Il risultato delle elezioni francesi era già da mesi nei sondaggi: è un no radicale alla politica tradizionale, come da noi"

    Fonte

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  33. I dati sui crediti deteriorati sono lordi. Sul forum di finanzaonline mi dicono che cosi' sono fuorvianti, servirebbero quelli netti, a valore di bilancio.
    Dubito che i dati netti siano cosi' diversi da quelli lordi, ma in ogni caso cambierebbe qualcosa?

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  34. Un articolo da conservare e diffondere. C'erano alcuni aspetti che non mi erano chiari sul bail-in, soprattutto inerenti la nuova normativa europea: ora è tutto chiaro.
    Lo metterei tra i primi 5 articoli più significativi di sempre letti qui, soprattutto perché anticipa e smonta sul nascere critiche e obiezioni non scontate.

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  35. Erano talmente rischiose quelle obbligazioni, che due terzi le avevano gl'informatissimi e preparatissimi "istituzionali"...

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  36. Bello. Ma è il suo nuovo libro, oppure il suo ultimo post? Credo di averci messo 30 minuti buoni per leggerlo tutto.

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    1. Ci sono i logopedisti per questo. Io non posso aiutarti.

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    2. Io le avrei proposto una soluzione dal lato dell'offerta, cioè tagliare qualche paragrafo di troppo, e lei, come sempre, me ne offre una dal lato della domanda, ovvero il logopedista. Anche questa è coerenza :)

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  37. Essendo uno "sporco" funzionario della PA oggi sono a casa in malattia ed a pranzo ho sentito il GR1 che esordisce con questo titolo: "la recessione si allontana ma c'è ancora deflazione" e subito dopo intervistano un "economista" che afferma che la deflazione è dovuta in gran parte al basso prezzo del petrolio e che, sì, un pò anche per problemi sulla domanda. La crisi della banche poi ormai ridotta a gossip politico (dimissioni Boschi si o no). Mi sono cadute le braccia. Parlo di questo blog con gli amici, invio di continuo link a discussioni di questo blog, ho comprato 3 copie de "L'Italia può farcela" da regalare per queste feste ... ma con una informazione ufficiale siffatta mi chiedo come si possa andare avanti. Dobbiamo necessariamente vedere il nostro amato Paese in rovina?

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    1. Secondo me, sarebbe più efficace e forse sufficiente distruggere i televisori tuo e dei tuoi amici, invece di regalare IPF. O in aggiunta.

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  38. Sono in procinto di subentrare nella società della mia famiglia che gestisce un generialimentari.
    Non sono molto felice di prendermi il 49% di un attività che ha come utile meno dello zero...ma tant'è che fra pensionamenti,fughe all'estero, fra i papabili per l'onore dell'impresa,cioè arrivare almeno all'utile basilare per far campare vecchi e giovani,ci son rimasto io,utile(qui più dello zero)idiota che non si è tirato indietro...
    Per poter fronteggiare le insidie future, le ore notturne impegnate a leggere questo blog,le dovrò utilizzare per poter far uscire dal casino,in cui mi sono messo,i miei figli.
    Vi devo cioè salutare,augurandovi/mi di realizzare i propositi che vi hanno spinto a leggere(come me)con passione i post del Prof.
    Ringrazio in special modo @martinet che ho conosciuto al goofy e @velodim..
    Ringrazio @rockapasso per il selfie a Pescara e SimonePreviti.
    Continuerò se posso a leggere il blog e, scusandomi per questo inutile commiato, auguro a tutti un buon Natale...


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    1. Un saluto e buona fortuna. A presto risentirci.

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  39. Un post che suonerei con casse a tutto foco...
    "Turn those speakers up full blast / Play it all night long"

    (Alessandra/Cassandra da Firenze. References Warren Zevon "Play it all night long"...e non è un banjo ma una lap steel guitar)

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  40. "un riallineamento nominale, cioè una correzione del prezzo delle valute nazionali.... Da lì bisognerà passare, e a quello arriveremo. Il problema è capire se ci arriveremo prima o dopo una ulteriore guerra mondiale."

    Sara' un caso che il documento UBS "A brief history of [monetary union] breakups" (2011) sia stato ormai quasi rimosso dalla rete?

    Per chi fosse interessato si puo' ancora leggerlo su:
    https://slon.ru/images/infographix/voynarovskiy/111013%20breakups/A%20brief%20history%20of%20breakups.pdf

    Il passo IMHO molto importante del documento UBS e' questo (il contesto e' quello della crisi bancaria USA del 1932/1933).

    "In terms of lessons for a breakup, the process of effectively shutting banking systems at a state level (or limiting deposit withdrawals in some cases) allowed a de facto breakup of the union to occur by imposing what were to all intents
    capital controls on state borders. Any attempt to secede from the Euro would, inevitably, involve some similar operation. The lessons of 1932/3 may also be instructive as a guide to handling a Greek default. With the fear of contagion focusing on the banking system within the Euro area, declaring a bank holiday
    or limiting withdrawals from banks across the Euro zone while politicians finalise a more effective solution may be a
    successful interim measure. It is not a solution, of course (no more than it was a solution with the Federal holiday in
    1933), but it gives additional time in which a solution may be found."

    L'esperienza storica di quegli anni (come di oggi per la Grecia) ci dice pero' che i politici non sono capaci di trovare soluzioni (ed allora i politici erano pure di gran lunga "migliori" di quelli di oggi).

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  41. Grande post prof. Grazie, come al solito. Ieri ho sentito il sig. Padoan ad un telegiornale marmellata, non importa quale, sono tutti uguali, parlare alla "Leopolda" arringando il popolo del PUDE. Il nostro baldo cavaliere dall'alto di una dialettica da comizio ha detto, testuali parole: "Le banche italiane sono solide, dalla crisi del 2008 ad ora abbiamo iniettato nel sistema bancario solo un miliardo di euro, la Germania invece ne ha già distribuiti 280 (miliardi di euro). Ciò dimostra che i nostro sistema del credito è sano". Ecco, solo per questa affermazione andrebbe arrestato e tradotto alle patrie galere. Mi viene un dubbio, ma siamo proprio gli scemi del villaggio a cui i mercanti vendono olio di serpente come panacea di tutti i mali? Ma come, il nostro ministro dell'economia va fiero di queste affermazioni? Ma che gente ci governa? E questo sarebbe un signore che ha studiato con Federico Caffè? O è rincretinito nel corso della sua splendida carriera accademica, cosa di cui dubito fortemente, o si sta prestando consapevolmente ad un gioco che porterà altra disperazione alla nostra economia ed al nostro popolo. La domanda (retorica) è perchè? A chi rispondono? Mi sta venendo in mente un vecchio film di John Carpenter degli anni '80 da titolo "Essi Vivono" dove alieni orrendi hanno attivato sulla terra un mega-condizionatore del pensiero che fa vedere a tutta la razza umana una visione distorta della realtà. La visione distorta è percepita come tale da un manipolo di rivoltosi che prova ad inserirsi nel sistema globale delle comunicazioni, con delle incursioni a reti unificate, dove tentano di far passare il loro messaggio. Il film ha un lieto fine perchè l'eroe buono, si immola per la causa e distrugge il fetente condizionatore sacrificando la vita per l'umanità e rendendo evidente in un secondo ciò che era stato nascosto da anni. Lo so che sto sognando e che non esiste nessun eroe buono ma a questo punto non ci resta che sperare che alcuni di loro abbiano un moto d'orgoglio, una sana presa coscienza, almeno in nome delle 'Gentes Romane' a cui appartengono. Ma non credo che ciò avverrà mai. La grande Storia questo insegna. Noi che abbiamo il privilegio di sapere abbiamo il dovere di non arrenderci mai e di divulgare il nostro sapere. Ma dobbiamo anche iniziare a difenderci perchè il gioco si fa duro e nessuno è al sicuro.

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  42. A me è venuto spontaneo consigliare a parenti e conoscenti di fare attenzione alle obbligazioni bancarie e di diversificare gli investimenti. Solo che mentre lo facevo pensavo: "Oops! Sto forse contribuendo al panico collettivo?"

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    1. Plastica rappresentazione del perché i mercati falliscono: perché quello che è ottimale per il singolo può rivelarsi disastroso per la collettività. Il che non è un buon motivo per esimersene...

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    2. Stessa situazione e pensieri del sottoscritto che, inoltre, ha venduto oggi le proprie obbligazioni bancarie.

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    3. Ma te le hanno comprate a un prezzo decente? Perché il problema è tutto lì. Ancora il panico non è generalizzato.

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    4. Non erano obbligazioni quotate; comunque, le ha ricomprate la banca a 99,7. Ho perso pochi euri. Una parte erano in scadenza a giorni, e non le ho rinnovate.

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  43. Addossare le colpe della sconfitta alle truppe sembra essere un vizietto di lunga data in Italia, quando invece le colpe sono della incapacita', mancanza di preparazione e incompetenza dei generali.
    http://www.worldwar1.com/itafront/caporetto.htm
    "The Italian defeat as Caporetto was nothing more than a straightforward military defeat, with purely military causes and purely military effects. In particular, the collapse of the Italian 2nd Army at Caporetto demonstrates that the Italian Officer Corps had been out-thought by their German and Austrian-Hungarian counterparts long before the Italian troops were out-fought on the battlefield. The Italian officer corps was guilty of a type of intellectual laziness that left the Army unprepared for the innovative tactics employed by the combined Austrian - Hungarian and German offensive at Caporetto."

    Ma sono sicuro che la strategia militare non sia una scienza.

    "If the Italian Army's offensive doctrine was lacking, its defensive doctrine was practically non-existent."

    Ovviamente era il soldato italiano ad essere improduttivo.

    "Much has been said about the behavior of the Italian troops at Caporetto, almost all of it negative. This is both untrue and unfair. To add insult to injury, the first criticism arrived from the head of the Italian Army, Gen. Cadorna himself. On October 29th, while the Army was in full retreat, Gen. Cardona issued his infamous communication on Caporetto. It read:

    "Due to the lack of resistance of some units of the 2nd Army, who cowardly retreated without fighting, or ignominiously surrendering to the enemy has allowed the German - Austrian forces to breakthrough our left flank on the Julian front....""

    Ma il tempo e' signore....

    "If the Italian soldier was not to blame for Caporetto, who was? Most of the responsibility for the Italian defeat at Caporetto lies with Generals Cadorna, Capello and Badoglio.

    As supreme commander, Gen. Cardona was responsible for the errors of his generals but his greatest error was his failure to prepare the Army for a defensive battle. On 18 September he issued an order to make a defensive deployment to contain an eventual enemy offensive. "

    Qualsiasi riferimento ai governanti attuali e'....

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    1. Ma il meglio viene dopo.....Badoglio, che dato era un brillante genereale aveva fatto carriera ed era Maresciallo d'Italia e Vicere' di Libia, invade l'Egitto, nel Settembre del 1940, vaniloquendo di grandi piani strategici a Roma, ma inchiodandosi a Sidi Barrani, oltre 130km dalle prime linee difensive inglesi a Mersa Matruh. Un generale inglese di nome O'Connor studia un raid limitato per prevenire un attacco italiano, di nome Operazione Compass. In Libia c'erano 300,000 soldati italiani, in superiorita' numerica di carri armati e pezzi d'artiglieria, e checche' se ne blateri anche di mezzi di trasporto.Mezzi di trasporto usati solo per la logistica e per rifornire i depositi di "piazzeforti" fisse nel deserto, a cui vengono assegnati, inchiodandone la mobilita' , anche i carri armati Vengono attaccati da non piu' di 75,000 soldati inglesi, inferiori di carri armati e mezzi di trasporto (O'Connor rendera' mobili 3 brigate di fanteria coi camion catturati agli italiani..). Da Dicembre 1940 a Gennaio 1941, in 3 battaglie, Sidi Barrani, Bardia e Beda Fomm, gli Italiani perdono, catturati, 133,000 uomini, 420 carri armati e 850 pezzi d'artiglieria. Badoglio abbandona l'intera Cirenaica agli Inglesi, e gli Inglesi si fermano per ordine di Churchill, che aveva in mente obiettivi politici (rivelatisi disastrosi) in Grecia e a Creta. I Tedeschi spediscono una piccola forza di blocco mobile e corazzata che sara' il nucleo dell'AfrikaKorps. Gli Italiani, da tempo ricompensano il genio e la competenza....Badoglio riapparira' sulla scena italiana, per cosa lo sapete tutti...e un manipolo di imbecilli ha pure edificato un mausoleo con soldi pubblici al suo paesello, e nessuno ha avuto il comune senso del pudore di affittare un bulldozer e spianarlo. Non avete scampo ( avete...io sto in Nuova Zelanda dal 2007...).

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  44. Mettiamoci anche che le banche invocano di "piazzare" i crediti in sofferenza sul mercato secondario (causando una nuova crisi modello subprime, temo) ed è certo che ormai il ciglio del baratro è ampiamente alle spalle e stiamo cadendo sempre più velocemente.

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  45. Dici che il problema della banche italiane è di fare le banche, prestando esse più che altrove alle PMI, ma forse questo riflette anche il fatto che le PMI, per di più familistiche e scarsamente capitalizzate stanno qui. Credo. Cioè per quanto tu non dica il contrario e non fosse questo il senso del post, le banche in Italia NON sanno fare la banca. E la lettera della dipendente al Premier di cui al post di LBC credo ne sia testimonianza. Non vedo come la Bad back possa a livello sistemico risolvere i problemi. Non credo ci sia alcuna differenza tra crediti non performing al netto o al lordo per il discorso qui fatto. Mi sembra, a naso, sottostimato l'ammontare dei non performing a 300 miliardi. Per non parlare dello schifo che c'è tra i performing. O del fatto che gli interessi sui LNP contribuisce ai margini. Per concludere che i bravi banchieri italiani prestano a fronte di garanzie, spesso reali, bel modo di fare banca, e che queste garanzie reali vanno svalutandosi giorno dopo giorno...

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  46. Stati uniti e uk hanno salvato alcuni Istituti di credito ed assicurazioni attraverso FED e diretto intervento delle finanze pubbliche GB registrando deficit corretto da aumentata imposizione fiscale. L'iva in UK è salita dal 17 al 20% e molti crediti d'imposta sono stati cancellati.
    Le misure di austerity hanno dilaniato l'intero tessuto sociale altro che "Fixing a broken society" di quel Etonian di Cameron!
    Hanno salvato i risparmiatori colpendo gli stessi attraverso le tasse evitando così l'effetto Northern Rock.

    L'effetto è stato quello di mantenere alta la reputazione della piazza finanziaria di Londra ma ad evidenti costi sociali spalmati nel tempo a cui ci si abitua facilmente.
    L'austerity qui è diventata strutturale non più contingente. Non se ne discute più. Le infami riforme sono state già fatte negli anni 80. Tuttavia il paese non rappresenta un'economia di riferimento in Europa. A che cazzo sono servite dunque?

    Il moral hazard consente l'arbitraggio delle regole non prescrittive di direttive e leggi.
    In assenza di chiarezza, sta al buon senso dell'investitore capire che il "free lunch" non esiste. Quando i Bot a 5 anni pagano cedola al 0.65%, come posso ritenere relativamente sicuro un titolo della stessa durata che paga il 5%?
    Non mi sento di assolvere chi ha perso tutto. Un minimo di conoscenza in ambito è misurato e trattato dalla direttiva Mifid. Sta al magistrato capire se questa è stata rispettata al momento della vendita.
    Le responsabilità politiche esistono. Il correntista va salvaguardato ma l'obbligazionista è secondario. E non ritengo totalmente responsabili le Banche alle quali fu permesso di vendere prodotti allineati al profilo di rischio dell'investitore qualora questo aspetto venisse verificato.

    La questione è già dal 2005 sotto il radar dei regolatori europei. Lo fu anche per quelli italiani?
    Vedo un'infelice connessione di inettitudine, impreparazione e furbizia in questo evento. Nessuna controparte è libera da responsabilità:
    I regolatori e lo Stato inetti, gli investitori impreparati e le banche furbe nel cogliere il momento.
    Tutto evitabile.

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  47. Post davvero chiarissimo e di importanza fondamentale.
    Spero che non si arrivi alla guerra, ma purtroppo i segnali ci sono tutti.
    Non so che pensare e che fare... soprattutto per mio figlio.
    Non so nemmeno quanto possa convenire andare all'estero, in caso di guerra mondiale o trovi un posto davvero lontano e fuori dai giochi, oppure posso pensare sia meglio rimanere nel proprio paese... non saprei.
    A Tristan da Cunha cercano un insegnante... potremmo fondare Goofy Town e trasferirci tutti lì.
    Io mi offro per cucinare tortellini, tagliatelle e lasagne :-)
    Grazie ancora prof.

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  48. bisognerebbe chiedere ai soci di bankitalia se sia più facile e/o redditizio fare i banchieri con inflazione anni '70 o in deflazione come oggi

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  49. "Il problema è che siamo troppo medi" (cit.).

    Troppo grandi per non scucire, troppo piccoli per influenzare le regole. Dunque facciamo "più Europa" col culo degli italiani ("er bankomat", per gli amici...). Il futuro senza alternative negli assiomi della sinistra decotta e perbene, finché non verrà sbriciolata dai grandi a cui credeva di appartenere (come tante piccole banche, tanti piccoli imprenditori e tanti piccoli rentier).

    C'erano dieci piccoli politici, alla fine rimase solo Mario Draghi.

    PS_Di inesorabile vi è solo la tendenza accentratrice del grande capitale. Una valida ragione per cui opporsi, fosse anche solo per questo.

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  50. "siamo nella crisi più violenta e prolungata della nostra storia, e siamo in un momento nel quale, nonostante il denaro costi zero (e quindi non si capisce perché non usarlo per salvare vite umane) l'inflazione non decolla (e quindi non si capisce perché non ricorrere a misure ritenute inflazionistiche)"

    amen. la semplicità del capolavoro. grazie prof.

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  51. Volevo ricordarle che non esiste un modello napoletano "kiagn und futten" ma esiste un modello partenopeo "fai la valigia e vai a trovarti un lavoro lontanissimo e se ti vien voglia di piangere evita che ci sarà sempre qualcuno che ti dirà---ah sei napoletano...allora sei un chiagni e fotti." Trovo di cattivissimo gusto il modo in cui utilizza Napoli come termine di paragone.

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    1. Amico, la ringrazio per l'osservazione. Il suo argomento è ben noto, mio gentile interlocutore, tuttavia mi permetta di dissentire. Le deve essere sfuggito un dettaglio, e per questo, amico mio, non condivido le sue posizioni.


      (Qualcuno traduca al neofita, e magari gli spieghi un po' di netiquette...).

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