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martedì 9 aprile 2019

The awanagana approach to monetary theory and policy (chapter 2)

(...la settimana è iniziata in salita. Approfitto di un'oretta di pausa in aeroporto, di ritorno dalla Morte Nera, per aggiungere un'altra pennellata al quadro abbozzato nel post precedente. Poi sarà il decreto Brexit: audizioni, emendamenti, ecc. Non so quando potrò riprendere il tema, che è più importante di quanto l'umorismo involontario di chi ce lo ha proposto possa lasciar supporre. Direi che è il tema. La genesi dell'inflazione è tema politico per eccellenza, perché incide direttamente sulla distribuzione del reddito e della ricchezza. Un tema un po' troppo serio per essere gestito in modalità awanagana su Twitter, ne converrete. Allora, prima di andare avanti, vediamo un po' meglio come stanno le cose accettando la metrica insensata del nostro gentile interlocutore: la correlazione fra tasso di crescita della massa monetaria e tasso di crescita di un indice dei prezzi...)

Nel primo capitolo abbiamo visto che il metodo usato dagli economisti meno raffinati (che non vuol dire più cialtroni) per dimostrare che la moneta causa i prezzi, ovvero la correlazione campionaria semplice fra i tassi di crescita della massa monetaria e dei prezzi, presenta una ovvia debolezza: questo coefficiente di correlazione è una statistica intrinsecamente fragile, perché è molto influenzabile da osservazioni estreme (outliers). Questa critica è preliminare rispetto a una critica più radicale, che faremo nel prossimo capitolo: correlazione non è causazione (ci tornerò dopo).

Prima di andare avanti, però, vorrei rafforzare il mio argomento facendovi vedere che cosa succede alla correlazione campionaria se winsorizziamo il campione. "Winsorizzare? E che d'è?", si chiederanno i miei 20 (mila) lettori... (perché il mondo è ingiusto: condanna i seguaci del mercato e del merito a vedere che il mercato premia me e castiga loro, che ritengono di avere tanto merito...).

Bè, amici, non so come dirvelo... Io sono sì un politico che sa fare il politico (ascolto tutti con rispetto, cosa che a Essex devono ancora imparare a fare, cerco la mediazione, coinvolgo tutta la maggioranza, valorizzo le opposizioni, evito incidenti inutili col governo, riferisco ai miei superiori, ecc.), ma sono anche un tecnico. Di statistica ne ho fatta e studiata tanta, e con dati veri, quindi mi sono dovuto confrontare spesso con problemi pratici, come è appunto quello della gestione degli outliers. Ora, non accusatemi di essere anch'io un awanagana: se è del tutto superfluo dire "E' tuo modo di dirmi che nonneutrality of money and growth effects of countercyclical fiscal policy sono ipotesi assurde?", perché si può tranquillamente dire: "è il tuo modo per dirmi che la non neutralità della moneta e gli effetti sulla crescita di politiche anticicliche sono ipotesi assurde?", winsorizzare si può dire solo così: uinsorizzare.

Voglio essere preciso, perché i Kindersoldaten della moneta merce, avendo visto che qui c'è pane per i loro denti, si trasformeranno in precisazionisti, previa visita al coautore che sa la statistica. Qui abbiamo a che fare con una distribuzione fortemente asimmetrica (di fatto, ci sono solo outliers positivi), quindi la metodologia standard di rimozione degli outliers non avrebbe molto senso. Semplicemente, desidero farvi vedere cosa succede se invece di tutti i paesi per i quali i World Development Indicators ci forniscono dati, ci conteniamo considerando solo quelli che hanno storicamente manifestato un processo inflattivo in media "normale". Per capirci, quelli che nel lungo periodo hanno avuto un tasso di crescita medio della massa monetaria nominale e dell'indice dei prezzi al consumo contenuti al di sotto del 20%.

Succede questo:


Come vedete, vicino all'origine la nuvola appare molto più dispersa. Il coefficiente di determinazione della retta interpolante scende a 0.26 e la correlazione semplice scende a 0.51 (è comunque sempre positiva e statisticamente significativa). Diciamo che la vita vera sembra un po' diversa da una successione di punti allineati lungo quella che in un altro ambito definimmo la legge di Travaglio (non so se ve la ricordate). Tenete presente che vale il solito caveat: queste statistiche sono molto rough. I punti rappresentano medie prese sul perodo 1960-2016, e ovviamente in alcuni casi mancano dati, in altri il campione in cui viene osservato l'indice dei prezzi non è esattamente allineato con quello sul quale sono disponibili i dati dello stock di moneta, ecc. Tuttavia, questo vale soprattutto per i paesi patologici, per gli outliers: se l'iperinflazione consegue a un evento bellico, è anche probabile che nelle statistiche ci siano "buchi". Sotto i bombardamenti la gente ha di meglio da fare che rispondere ai questionari degli istituti "domestici" di statistica (unsurprisingly enough). Nei paesi con un processo inflattivo "normale" il flusso di dati è molto più regolare, e comunque i dati ve li ho forniti nel post precedente: non escludo che con un po' di pulizia e soprattutto con molto cherry picking si possano far saltar fuori correlazioni più impressionanti.

Correlazioni di princisbecco, però, per due motivi: il primo è che anche in questo scatter stiamo mischiando la lana con la seta (che cosa abbia a che fare la Norvegia con lo Yemen mi andrebbe spiegato bene, ma molto bene...), e il secondo è che "endogenità della moneta" significa che invece di essere la moneta a causare i prezzi, potrebbero tranquillamente essere i prezzi a causare la moneta. Voi, che avete letto L'Italia può farcela, sapete benissimo come ciò potrebbe accadere (se lo avete dimenticato, rileggetevi il paragrafo Moneta e inflazione in pratica, alle pagine 132 e seguenti, in particolare pagina 138).

Per concludere, visto che abbiamo citato lo Yemen, questo paese in effetti una cosa particolare ce l'ha: è l'unico fra quelli inseriti nel campione ristretto in cui lo scarto fra tasso di crescita della massa monetaria e tasso di inflazione sia inferiore a uno. In tutti gli altri i due tassi sono più distanti (e in media la crescita della massa monetaria è maggiore della crescita dei prezzi). Può essere utile andare a vedere come vanno le cose in questo paese così allineato al modello concettuale dei Kindersoldaten, esaminando i dati nel time domain, cioè visualizzando inflazione e crescita della massa monetaria anno per anno, nel periodo in cui i dati sono disponibili (dal 1991):


Eccovi serviti! Notate nulla? Forse no, ma non è colpa vostra: non siete del mestiere, non siete cresciuti come me a pane e dati, e questo vi rende molto simili al nostro amico awanagana (che però ha su di voi il vantaggio di avere due paper top ten). Bene, vi svelo l'arcano. Si vede che in Yemen c'è stato un problemino nel 1995, giusto? Se non ve lo ricordate, potete recuperare qui: una simpatica guerra civile che, come simpaticamente accade, ha generato uno spike nei tassi di inflazione e offerta di moneta (se devo spiegarvi perché siete lettori del 24 Ore). Quindi anche qui c'è stato un visibile outlier, determinato da una contingenza storica.

Ora: il tasso di correlazione su tutto il campione è pari a 0.57: positivo e significativo. Se invece escludiamo l'evento bellico e calcoliamo la correlazione dal 1997 in poi, il tasso (si vede a occhio, ma per chi come voi è inesperto e per chi come awanagana vaga nell'iperuranio occorrerà il numeretto) è -0.33 (trovate tutto nel foglio linkato al post precedente).

Cosa ne dovremmo concludere? Che quando non ci sono guerre l'espansione di massa monetaria causa deflazione? Bè, se ci guardiamo intorno questo modello concettuale sembra decisamente più plausibile della "legge di Travaglio" applicata all'inflazione (cioè: un punto di crescita della moneta si traduce in un punto di inflazione...). Ma ovviamente le cose non stanno così: semplicemente, il mondo è un po' più complicato di come ce lo vuol far sembrare chi mette nelle stesse summary statistics il paese più povero e quello più ricco del mondo.

Ci sono più cose fra moneta e prezzi, Daniele, di quante ce ne siano nella tua matematica. So che non ho bisogno di dirti che è una parafrasi... o almeno spero di non dovertelo dire!

Stay good (stammi bene) e cortesemente aspetta il terzo capitolo: la ciccia è lì...

The awanagana approach to monetary theory and policy (chapter 1)

Tutto nasce da questo mio tweet. Nella discussione si inserisce, senza nemmeno che me ne accorga, il nostro eroe, che elargisce varie perle di saggezza, fra cui segnalo questa:


che in un primo momento non collego nemmeno al mio tweet iniziale.

Mi colpisce però immediatamente un dato: l'autore del tweet sa poco di moneta, ma in compenso non sa molto di asset pricing. In effetti, l'idea che il prezzo delle azioni sia correlato al capitale fisico da esse rappresentato (?) non l'avevo mai incontrata nei miei studi. Nei modelli il valore fondamentale di un'azione è associato al flusso prospettico di dividendi futuri (più esattamente, è il valore attuale medio di questo flusso di dividendi): basta aprire il Blanchard-Fischer o qualsiasi altro testo post-graduate. In pratica contano anche altri fattori, come lo stato delle aspettative, che può determinare fenomeni di bolla speculativa (lo "scollamento" del prezzo dal suo valore fondamentale, dovuto al fatto che gli investitori per qualche motivo si aspettano che il prezzo cresca, innescando un ciclo di aspettative autorealizzanti: una parte della spiegazione è qui).

Più in generale, l'idea di associare le banconote (anzi, scusate: i soldi...) alle azioni muove al sorriso, ne converrete, soprattutto se la si motiva con l'ipotesi che l'emissione di azioni sia legata all'esistenza di un sottostante (il capitale fisico dell'azienda), e questo per il semplice motivo che l'emissione di moneta invece non è (mai stata) legata a un sottostante (le riserve auree o qualsiasi altra cosa avesse in mente l'autore del tweet). Sappiamo infatti che il gold standard è morto con la Seconda guerra mondiale e che il gold exchange standard è stato sotterrato da Nixon nel 1971. Andrebbe anche aggiunto che pochi sanno come funzionasse effettivamente il gold standard: perfino in quel sistema l'offerta di moneta non era esogena (cioè predeterminata dallo stock fisico di oro disponibile nei forzieri della banca centrale), come ci spiegò a suo tempo uno di voi, e i cambi non erano rigidi (perché predeterminati dal contenuto aureo delle monete), ma avevano un discreto grado di flessibilità nominale che rendeva il sistema meno assurdo di quello in cui viviamo, come ci ricordano Catao e Solomou. Quindi la prima legge del gold standard è che se uno vi parla del gold standard quasi certamente non sa di cosa vi stia parlando (a meno che non sia un lettore di goofynomics): è un po' come per Adam Smith: se ve lo citano, non lo hanno letto.

Ma questa è accademia, per voi, che avendo avuto l'umiltà di seguirmi in tanti anni e di leggere i testi che vi proponevo, come io ho letto i testi che mi proponevate voi, siete ormai degli specialisti. Un percorso di arricchimento comune che ha innalzato il livello culturale del dibattito, a un punto tale che capisco che chi oggi vi si affaccia da turista possa trovare qualche difficoltà.

Comunque, la faccio breve: a questo sproloquio reagisco sconsolato così:


Perché, sinceramente, tutto va bene: ma uno che identifica la moneta con "i soldi" sinceramente a me sembra che farebbe meglio ad esprimersi in ambiti del pensiero prudentemente distanti dall'economia monetaria, e forse dall'economia tout court.

Non mi ero reso conto del fatto che le cose stavano molto peggio di così.

Piccato, il nostro esperto ingaggia una discussione, che io tronco subito, senza fare attenzione a un dettaglio:


In effetti, da uno che dice castronerie simili non potevo aspettarmi che fosse un collega (e invece lo è, e anche bravo, come poi vi mostrerò: ma bravo come il dottor Cottard, naturalmente...). Eppure, il "marker awanagana", come lo chiamerebbe il nostro amico Pedante, avrebbe dovuto mettermi in guardia: "analogia con equity è parziale", cioè: "l'analogia con le azioni è parziale"...

Perché dire in inglese, o meglio in ingliano, una cosa che potresti dire in italiano? L'amico mi incuriosiva, e così vado a curiosare nella sua TL, che si rivela un'autentica miniera di perle:




La mia prima riflessione è stata: "Ecco un poraccio che si ammanta di un po' di termini gergali per conferire a se stesso un'autorevolezza che non possiede!" Una riflessione condivisa da alcuni di voi:


che con una certa leggerezza, e con l'amabilità di chi ha letto qualche libro senza figure, ironizzavano sul nostro nuovo amico:

(facendosi riprendere dai tanti precisazionisti in agguato sulla mia TL...). Tant'è che le mie risposte si facevano un pochino più affilate...



...stimolando il nostro nuovo amico a cacciare l'argomentone: le correlazioni di Mervyn King, tratte da No woman no cry... anzi, no: No money no inflation! (C'è un po' di confusione, ma doesn't matter, come direbbe Daniele: sono solo due canzonette, una particolarmente priva di senso...).

A questo punto mi viene un dubbio: cerco meglio, e mi accorgo con raccapriccio di essermi sbagliato: Daniele Condorelli pare sia questa roba qui, ed è oggettivamente roba buona. Journal of Political Economy e Review of Economic Studies sono due fra le riviste top 10 in economia, il che significa che Daniele, che fra l'altro è più giovane di me, potrebbe meritatamente diventare un professore ordinario molto prima di me.

Una buona notizia per lui: una pessima per noi, e più specificamente per la reputazione del mondo accademico, quando vi avrò fatto capire che cosa non capisce: una cosa che voi capirete, perché è piuttosto intuitiva, e che lui non ha capito, anche se non gliela ho nascosta (strano, per uno così bravo).

In un modo un po' sfilacciato, a causa dei miei impegni, la discussione infatti proseguiva:


(vorrei dire a Daniele che non deve chiamarmi Prof. Dott. Sen., ma semplicemente Presidente: solo che uno che non capisce cosa sia una correlazione spuria cosa volete ne capisca di etichetta!?).

Le mie obiezioni circa la validità di "silver bullet" di questo tipo (le correlazioni fra tasso di crescita della massa monetaria e tasso di crescita dei prezzi, cioè inflazione) sono di due ordini, e sono chiaramente espresse: la prima è che la natura endogena della moneta le rende particolarmente prive di senso, nel senso che impedisce di stabilire se il comovimento osservato dipenda dal fatto che una delle due variabili causi o meno l'altra. Ma di questo parliamo un'altra volta: sono concetti troppo raffinati per lui - non per voi - e non vale la pena di sprecarsi troppo (ho incontrato venti persone in dodici ore, sono piuttosto stanco). La seconda obiezione è che correlazioni di questo tipo sono verosimilmente influenzate da osservazioni anomale (outliers). Questo, invece, voi potreste non capirlo immediatamente, perché qui non ne abbiamo mai parlato. Tuttavia, a capirlo non ci vuole molto. Prendetevi il grafico 1 di Bob Marley:

e leggetevi la didascalia: le osservazioni in cui una o l'altra delle variabili eccedessero il 100% di crescita sono state espunta dal grafico. Certo, perché storicamente si sono presentati casi di paesi con inflazione (o crescita della moneta) anche a quattro cifre!

Volete vedere com'è fatto il grafico "completo"? Basta prendere i dati e rifarlo. La fatica l'ho fatta io, mentre volavo verso la Morte Nera:


I dati sono dall'edizione 2017 dei World Development Indicators (li trovate qui, mi scuso per il disordine, ma almeno c'è tutto) e dovrebbero quindi coincidere sostanzialmente con quelli di Bob Marley, a parte il fatto che 16 anni dopo ci sono 16 dati in più. Ma visto che il nostro amico Awanagana tiene molto al long run, questo non dovrebbe essere un particolare problema! In effetti, la retta interpolante ha un R-squared di 0.68 e la correlazione semplice fra le variabili è un bello 0.83. Risultati sostanzialmente analoghi a quelli di Marley. Apprezziamo anche il fatto che Bob King (o Mervyn Marley) abbia espunto le osservazioni eccedenti 100 dai suoi grafici. Ciò li rende molto più leggibili.

Tuttavia, il mio punto (come direbbe Awanagana) resta, ed è il seguente: quando un campione di osservazioni ha anche una sola osservazione anomala, cioè posta molto al di fuori della nuvola di punti, è facile che i dati manifestino una correlazione, anche se sono per costruzione stocasticamente indipendenti (e quindi linearmente indipendenti, e quindi incorrelati: questo voi non lo capite, ma lui dovrebbe capirlo: però non lo capisce, ma questo però è un problema suo - e dei suoi coautori!). Guardate ad esempio quest'altro grafico, la cui struttura, un po' stilizzata, ricalca abbastanza da vicino quella dei grafici di Mervyn Marley (o Bob King):



Sapete qual è la correlazione campionaria fra i dati qui rappresentati? 0.92... Una correlazione almost perfetta, vero, Awanagana? Solo che c'è uno little problema, my friend, e ora provo a spiegartelo. La correlazione in the population, Awanagana, è zero by construction, perché i data rappresentati sono stocastically indipendenti by costruzione, my dear. Surprise, surprise! Se non ci credi, guarda come è stato costruito il grafico (hint: con la funzione CASUALE() di Excel). L'esistenza di un unico outlier basta a produrre una correlazione miracolosa, che però non significa una mazza di niente, visto che le variabili sottostanti sono del tutto incorrelate: fra di esse non esiste alcuna particolare associazione, come del resto non ne esiste, nei grafici del monetarista reggae, fra paesi in via di sviluppo piagati da iperinflazione e paesi capitalistici avanzati caratterizzati da un normale processo inflazionistico.

Mettere in uno stesso grafico paesi in cui il processo inflazionistico ha origini così diverse (dell'iperinflazione abbiamo parlato in altra sede, e comunque che l'Argentina non è l'Italia altri hanno dovuto impararlo a loro spese) è una sottile forma di disonestà intellettuale: consente di drogare la correlazione fra due variabili che da dirsi hanno meno di quanto si creda, semplicemente introducendo osservazioni anomale che "gonfiano" il coefficiente di correlazione campionario per un mero artefatto statistico.

Got it?

Non credo.

Ci sono cose che se potessero essere capite non dovrebbero essere spiegate, e se devo spiegare una cosa così banale a un tronfio giovincello di Essex non posso però illudermi che lui possa capirlo.

Ci vuole tanta umana pietà, e io l'ho dimostrata:



Ho riconosciuto la sua eccellenza (su cui fra un po' torno), ho chiarito il punto, e ho ricevuto solo un modesto ammontare di dileggio, e l'accettazione di un rischio che con me è una certezza: il rischio del ridicolo, perché voi, cari amici neoclassici, un po', ridicoli, lo siete.

Ma siete bravi.

Ed è appunto con una riflessione sull'eccellenza, sulla meritocrazia, che vorrei concludere questa breve nota, scritta al termine di un viaggio nella Morte Nera. Non ci sono dubbi: per i correnti standard di valutazione della ricerca scientifica Daniele è uno scienziato brillante. Perché allora non capisce una cosa così semplice? C'è l'effetto Cottard, e c'è forse anche l'effetto Flaiano: la specializzazione, in effetti, genera mostri. Ma la spiegazione non può esaurirsi qui, con una reminescenza letteraria o con un tagliente aforisma. Daniele è sicuramente accecato dall'ideologia: la moneta merce è un caposaldo del liberismo. E Daniele è anche giovane: io non so tante cose, ma mediamente me ne rendo conto, e non vado a sfottere chi le sa. Quando non so chiedo: è il principale beneficio di possedere un ego dolorosamente strutturatosi.

Tuttavia, anche questo non basta. La giovane età conserva le asperità del carattere: c'è chi rispettoso ci nasce, e chi ci diventa con tante brutte esperienze (c'è anche chi non lo diventa mai, ma non fa molta strada e sono certo che questo non sarà il suo caso). A me però sembra evidente il problema principale: questa sovrabbondanza di competenze, anzi, di coNpetenze, si associa nel nostro amico a un forte isolamento culturale. Gli mancano alcune letture, gli mancano i classici, gli mancano #lebbasi, e non mi riferisco a Proust (non sia mai: troppo lungo, troppo noioso e non abbastanza nazista per Marco Basilisco), non mi riferisco a Flaiano (un oscuro scrittore di provincia), no, no: mi riferisco a lui:


...ecco: sarebbe bastato aver visto un film che tutti hanno visto per capire che quando fai l'ammeregano a sproposito le cose rischiano di finire male. La cultura, dicono, non si mangia... ma intanto ti salva dalle randellate! Le hai cercate, le hai volute, te le ho date, e ora vai nella tua tweet line a spiegare ai tuoi diciotto follower che hai ragione tu. Oppure fatti uomo, cerca di capire quello che ti ho spiegato, e cresci. Il secondo capitolo dipenderà da come reagirai: sta a te renderti ridicolo, screditando la professione. Io ho cercato di evitartelo. Buona notte!




(...sì, lo so, è desolante: questi sono quelli bravi! Non parlo solo del dato scientifico, ma anche e soprattutto di quello umano. La cecità ideologica, l'argomentare solo ad auctoritatem e ad personam, la prosopopea... Questo è il sistema che abbiamo creato. Ma guardate il bicchiere mezzo pieno: per la prima volta nella storia della Repubblica c'è un Presidente di commissione finanze che sa riconoscere una correlazione spuria quando la incontra. E ce lo avete messo voi! Potete essere fieri di voi stessi, anche se non parlate come nel Kansas City!...)





lunedì 17 agosto 2015

To print or not to print? That is immaterial.

A colleague of the European Solidarity Manifesto sent me this link. I imagine that someone somewhere must find this headline surprising, or otherwise it would not have been written: why to write a "non-news" in a newspaper?

In fact, QE's failure is a "non-news". Nothing could be more predictable (except death).

This is my answer to my colleague:

This was written three years ago. You do not need to enter into the intricacies of my Italian language. The title reads: "Draghi's turn is anyway useless, and hence harmful". It was written after the "whatever it takes" statement (in itself an admission of weakness: as Giorgio La Malfa puts it, once you boldly declare that you will do whatever it takes in order to support something, you are basically saying that without your support this thing would collapse). The argument was very simple: no matter what the centralized monetary policy stance would be, the European intraregional imbalances would remain, as it happened in Italy (the only graph of this post reports Italy's real interest rate along with Southern Italy trade balance: the first one wanders a lot, the second doesn't).
 

Besides this fundamental (aka structural) problem, there is another major flaw in QE supporters' minds. I pointed it out in my 2012 book: Eurists really do not understand that money is endogenous

Eurism, in all its delusion, is nothing but the theory of money exogeneity pushed to its extremes.

The standard eurist "reasoning" is:
1) you create money by "printing" it (i.e.: money is created by the wicked state);
2) you create inflation by creating money;

 

and hence: you must subtract money creation to the wicked state (because inflation is the Evil).

I do not discuss the conclusions. Let's assume, for the sake of argument, that inflation is the 666 (and let's excuse ourselves from the embarrassing task to explain why deflation is not paradise on earth...). No matter what we think about inflation, points (1) and (2) are blatantly false.
 

Point (1), always contested by post-Keynesian economists, is now refuted even by such reputed and conservative institutions as the BoE (not to say by the scientific literature). Its failure is apparent even to the layman, who mostly did not see a cent of the massive injection of trillion which supposedly took place over the last three years. Draghi prints, but the banks do not lend. Where is the mistake?

Point (2) is refuted inter alia by Bloomberg's article: after printing trillions over trillions we are in deflation! The only way a government can be sure that the money "printed" will be spent, is to spend this money, namely to monetize the deficit. In this case, and only in this case, one can be sure that aggregate demand will recover (and with it, prices). But this is precisely what the Eurists oppose, because of its obvious consequences on income distribution.


Keynes was very explicit on this point: deflation overturns the balance of income distribution in the interest of the rentier (p. 32). Unfortunately, "rentiers" usually do not understand that in order for them to get their money, someone else somewhere else must create value in the real economy, and deflation prevents exactly this process (i.e., what favors rentiers in the short run, kills them in the medium run: in the long run, you know... and in case you do not know, check page 80 of the Tract...).
 

Our Eurist colleagues are liars, serial killers of the most obvious economic truths, but their sons will not escape the consequences of their crimes. We are more or less all aware of what the unescapable outcome of protracted deflation will be, I suppose. It will be war (at p. 36: "short of war"). Unsurprisingly enough, US newspapers are slowly preparing the US median voter.
 

And there is nothing we can do.

Alas, poor Draghi!
 

To print, or not to print?

That is immaterial...

sabato 8 dicembre 2012

Endogenous money for dummies, part 2

Addendum del 9/12: penso di dovervi fare un piccolo briefing prima della lettura di questo articolo, altrimenti rischiate di perdervi nelle foglie senza vedere l'albero, che è rigoglioso e elemento essenziale della nostra foresta. Dunque: come ragionano i monetaristi/liberisti/neoclassici? La Banca centrale "crea" la moneta e la moneta "causa" l'inflazione. Sono due scemenze, e istwine, in questo ciclo di articoli, si sta occupando della prima. Istwine sta cioè cercando di farvi capire (e ci riesce, oppure andate su nFA), che la Banca centrale non "crea" una beneamata fava, perché la quantità di moneta presente nel sistema è largamente al di fuori del controllo della Banca stessa.

Chiaro fin qui? Per chi ha il libro, stiamo parlando della figura 35 a p. 204, dove si vede quanto la Bce (non) abbia controllato la moneta in Europa.


Più in dettaglio: come fa la Banca centrale a "creare" moneta, secondo gli spaghetti-liberisti? La Banca centrale "stampa" base monetaria (la definizione tecnica la trovate nell'articolo, a scuola la identifichiamo coi biglietti di banca), cioè, approssimando la famosa moneta a corso forzoso, quella che deve essere accettata come strumento liberatorio delle obbligazioni. Questa base monetaria arriva al pubblico (famiglie, imprese), che la deposita in banca. La banca trattiene una parte di questi depositi mettendoli a riserva obbligatoria, e presta il resto.

Ulteriore dettaglio: la base monetaria arriva al pubblico attraverso diversi canali:

1) il canale del Tesoro (finanziamento monetario della spesa pubblica, se c'è: la Banca centrale stampa e l'odiato lavoratorepubblicoimproduttivo si trova l'euretto in tasca);
2) il canale estero (l'esportatore riceve il dollaretto, va in banca centrale e si fa dare un euretto);
3) il rifinanziamento del sistema bancario (la Banca centrale presta l'euretto direttamente alla banca commerciale, e sul perché e il per come vi informa appunto istwine).

Ci siete anche fino a qui? Allora vi faccio notare che questo meccanismo ha due caratteristiche:

1) i depositi (di base monetaria, effettuati da famiglie e imprese, presso le banche commerciali) generano i prestiti (delle banche commerciali a famiglie e imprese);

2) la moneta bancaria (prestiti) è in un rapporto fisso (moltiplicatore) con la base monetaria, rapporto determinato dal coefficiente di riserva obbligatoria, cioè dalla quantità di base monetaria che le banche devono trattenere presso di sé.

Esempio: supponiamo che il coefficiente di riserva sia 0.5 (il 50%). Seguite il ragionamento:

a) il buon padre di famiglia deposita il suo euretto;
b) la banche trattiene 50 cent e presta gli altri 50 cent a un sagace imprenditore;
c) il sagace imprenditore depositerà i 50 cent nel suo conto presso la banca;
d) la banca tratterà 25 cent e presterà gli altri 25 cent a una giovano famigliuola che intende acquistare la sua prima casetta;
e) il venditore della casetta depositerà i 25 cent;
f) la banca trattiene 12,5 cent e presterà gli altri 12,5 a...

Chiaro? Se voi foste un po' meno beati, e sapeste le tabelline, capireste subito dove va a finire questa storia, che è una progressione geometrica di ragione 0.5. La sua somma:

1 + 0.5 + 0.25 + 0.125 +....

è uguale a 2, il che significa che con un euretto iniziale di base monetaria, il sistema bancario crea due euretti di depositi, cioè di moneta bancaria. Ci siamo? In questo caso 2 è il moltiplicatore monetario. La sua formula, in questo semplice caso, è 1/r (dove r è il coefficiente di riserva). Come dire che se r=0.5, allora ogni euro crea 1/r=1/0.5=1/(1/2)=2 euro di depositi.

Chiaramente, se r fosse più piccolo, il moltiplicatore aumenterebbe, perché la banca potrebbe erogare maggior credito a fronte dello stesso euretto depositato (e così via nei cicli successivi). Ad esempio, se r=0.25 il moltiplicatore diventa 4, ecc.

Se invece r=1, come voglio gli austriacanti (riserva integrale), allora il moltiplicatore sarebbe uno, e, come dice il buon Torny, areremmo i campi col vomere di legno (il nazismo della riserva integrale si sposa quindi col nazismo della decrescita: tout se tient).

Per ulteriori dettagli sull'approccio "moltiplicatore dei depositi" c'è sempre il mio testo online (vedi la 4.2.2).


Di conseguenza, il sagace e solerte (SS) banchiere centrale, in questo mondo, controlla perfettamente la quantità di moneta (base monetaria più moneta bancaria) presente nel sistema, perché:

1) quanta base monetaria stampare lo decide lui;
2) quanta moneta bancaria verrà creata (a valle) lo decide altresì lui, fissando il valore di r, coefficiente di riserva, che determina l'ammontare dei depositi.

Bene: ci siete? Quelli che hanno studiato economia diranno: "Eh già" Proprio così! Mi ricordo...".

Istwine ci spiega come e perché le cose non stanno affatto così, per diversi motivi:

1) perché nell'accordare un prestito il funzionario di banca non controlla la quantità di riserve disponibili presso il suo istituto, esattamente come nel fissare il prezzo il bancarellaro non controlla la quantità di M3 in circolazione in quel giorno (Tramonto dell'euro, p. 199); di conseguenza sono i prestiti a creare i depositi, e non viceversa, nel senso che nella sequenza causale viene prima la decisione della banca di accordare il credito.

2) perché la Banca centrale ha l'obbligo statutario di fornire moneta di banca centrale (base monetaria) per evitare il collasso del sistema dei pagamenti, quindi l'emissione di questo strumento, in larga misura, non è decisa da lei (ma il costo al quale fornirlo sì); di conseguenza, la Banca centrale non controlla l'offerta di moneta, che deve invece adattare alle condizioni del mercato interbancario per evitare il collasso del sistema dei pagamenti;

3) perché, banalmente, ci sono anche sistemi nei quali il coefficiente di riserva obbligatoria è nullo, cioè le banche possono prestare tutto quello che viene loro depositato (e possono farlo, ovviamente, perché la Banca centrale interviene come lender of last resort in caso di problemi), e in questi sistemi la massa monetaria non è infinita, come sarebbe se valesse la regola 1/r; di conseguenza, la Banca centrale non ha alcun mezzo di controllo diretto ed efficace sulla massa monetaria in senso ampio (base monetaria e depositi), come del resto non ce l'ha sulla moneta in senso stretto (base monetaria).

Chiaro?

Capirete quindi che il discorZetto "facciamo stampare moneta alla Banca centrale, tanto poi se c'è inflazione dreniamo liquidità con le tasse" aderisce al paradigma spaghetti-liberista (totalmente insensato) ed è quindi paradossale che sia stato inculcato nelle molli menti di tante giovani "intelligenze" da uno sconclusionato e psicotico assertore (secondo lui) dei principi keynesiani. Questo non vuol dire che io o istwine o qualsiasi economista in buona fede sia contrario a politiche monetarie espansive. Ho detto questo? È esattamente il contrario. Vuol dire che un folle in Italia sta propugnando le politiche monetarie espansive inculcando al tempo stesso nei suoi sempre più sparuti seguaci l'idea che queste politiche generino meccanicamente inflazione, il che non è vero, per i motivo di cui sopra: la Banca centrale non "stampa" a suo beneplacito moneta, la moneta "stampata "(base monetaria) è in un rapporto molto labile con la moneta in circolazione, e poi (cosa della quale istwine non  si occupa qui, ma noi ci siamo occupati tante volte), le dinamiche inflattive sono molto più legate alla struttura del mercato del lavoro (la curva di Phillips esiste, cosa che mi sembra il folle neghi).

Cominciate a capire? Ci siete?

E allora godetevi istwine. Certo: non godrete, nel leggerlo, quanto ho goduto io. Però io ho anche sofferto per tanti anni...





(Paulo majora canamus. In guerra è purtroppo dato fisiologico assistere a tragedie umane. Bisogna farsene una ragione, e certo è più facile elaborare il lutto se quello che ci lascia è il colonnello della nostra armata che in un delirio di follia ha decimato le nostre fila col suo preziosissimo, ma un po’ improvvisato,  fuoco di copertura. Uno dei frutti più perversi dell’opera di divulgazione approssimativa, sconclusionata e fascista del compianto Donald – il quale ha promesso di farsi da parte, e speriamo mantenga – è stato aver diffuso in un certo tipo di pubblico, ricettivo a messaggi distorti, l’idea completamente fasulla che “la moneta crei inflazione”. Proprio così! Per chi conosce un minimo la storia del pensiero economico, è veramente paradossale che un tentativo di divulgazione che rivendica origini keynesiane giunga al risultato di inculcare nella testa del pubblico la teoria quantitativa della moneta nella sua forma più becera, in una forma che avrebbe fatto sorridere Wicksell, e alla quale oggi crede – o fa finta di credere – solo l’ “““economista””” Giannino. Il dato politicamente pericoloso è che se tu ribadisci l’idea distorta che l’inflazione sia causata da una moneta esogenamente “creata” dalla Banca centrale, di fatto accetti in toto la logica distorta di chi sostiene che dobbiamo rendere indipendente la Banca centrale, perché altrimenti saremo schiacciati dall’inflazzzzzione che danneggia la vedova, l’orfano e il proletario – e quanto li danneggi lo abbiamo visto qui! Ovviamente i “colleghi” americani sono corresponsabili di questo delitto contro la democrazia, e non preoccupatevi: il cavajere nero ha in serbo una sorpresina per loro. Nel frattempo, però, cerchiamo di ricordarci e di capire bene, perché la moneta non è esogena e perché non “crea” inflazione. Prosegue la pubblicazione del lavoro di istwine. Nel seguito, l’acronimo ndC sta per “nota der Cavajerenero”. Enjoy irresponsibly!)


Da istwine ricevo e volentieri pubblico:

I PRINCIPI DELLA MONETA ENDOGENA.

I “PRESTITI CREANO I DEPOSITI”. I sistemi di pagamento, principi e meccanismi universali. 2 PARTE. 


Una precisazione non polemica prima di iniziare.


Questo scritto ha un unico scopo: spiegare, a un livello un poco sopra la media giornalistica e dei blog divulgativi come funziona il sistema monetario e quali sono le sue principali caratteristiche. Questo scritto non ha questo scopo: fare proposte, creare nuovi paradigmi (non) alternativi, dimostrare come semplice sia l’economia, discutere dei problemi del mondo servendosi esclusivamente di una conoscenza basilare dei sistemi monetari.

Introduzione.


When students enter a post-Keynesian class in monetary economics, their minds have been so much distorted by the neoclassical fallacy of an exogenous supplied stock of money that they find difficult to understand even the simplest story about demand-led endogenous money. (Lavoie 2003, pag. 1)

(ndC for the unhappy many, anche allo scopo di evitare traduzioni dilettantesche tipo “spesa a deficit” e “bilance settoriali”: “quando gli studenti iniziano un corso di economia monetaria post-keynesiana, le loro menti sono state a tal punto distorte dal fallace argomento neoclassico secondo il quale l’offerta di moneta è esogena, che rimane loro difficile da capire anche la più semplice spiegazione di come la moneta sia endogenamente creata dalla domanda”).

(ndC: cazzo, studiatela la lingua del nemico, altrimenti l’unica rivoluzzzione che farete sarà quella intorno al vostro asse mentre dormite fra comode piume – o sotto un ponte!).

(ndC: e troncatevi nel cranio – chi ce vole prova’ – che per tradurre non bisogna pensare di sapere l’inglese: bisogna sapere molto bene l’italiano. Forse non c’entra, forse sì: sono sicuro che un 20% del facilismo/fascismo di certa divulgazione deriva direttamente da traduzioni fatte sulla base della presunzione di sapere la lingua aliena, accoppiata a una patetica incapacità di esprimersi nella lingua propria. Occhio. Bilancia in inglese è “scales”, bilancio è “budget” o “balance sheet”, e “balance” in economia è un saldo. Così, tanto per capirsi...).

Marc Lavoie inizia il suo scritto A Primer on Endogenous Credit-Money (2003) con questo incipit, e mi è sembrato perfetto per iniziare un articolo sui principi basilari della moneta endogena, in quanto, per diversi motivi (in primis l’insegnamento accademico a senso unico, più altri fattori storici che esulano dal contenuto di questo articolo), è veramente difficile far capire in cosa consiste l’endogenità della moneta a chi ha in testa il modello monetarista. Non è semplice, ma alla fine del testo, vi renderete conto (spero), che in realtà, vista la sua natura controintuitiva e illogica, la tesi monetarista è più complessa, semplicemente perché non va capita, ma va ricordata, poiché essendo una costruzione senza fondamenta logiche sin dal principio, non ci si può ragionare, e dunque la conclusione sarà per forza di cose quella di rigettarla completamente.

Nella prima parte si è visto che la natura endogena della moneta non è una teoria recente, anzi, si direbbe che gli economisti di un secolo fa fossero molto più attrezzati in termini di comprensione del funzionamento del sistema monetario di quanto non siano attualmente molti esimi studiosi. Se da un punto di vista logico la teoria regge, è necessario però anche conoscere gli strumenti, le variabili e in generale i cosiddetti tecnicismi per poter avere un quadro completo. Per prima cosa chiariamo cosa s’intende in questo testo per esogeno ed endogeno: sono variabili esogene quelle che sono sotto il controllo dell’autorità monetaria e variabili endogene quelle che l’autorità monetaria non controlla direttamente. Perciò, saranno esogeni i tassi d’interesse a breve termine e sarò endogena la quantità di riserve bancarie presenti nel sistema bancario e in generale la quantità di mezzi di pagamento in circolazione. Chiunque capisca questo è già più esperto di tutti i firmatari di liste pre-contabili.

Se c’è una cosa che non mi hanno insegnato a scuola, ma che mi hanno insegnato Wynne Godley e Marc Lavoie (assieme anche a Gennaro Zezza) è che “In a water-tight accounting framework, the transaction flows of the ultimate sector are entirely determined by the transaction flows of the other sectors. […] In the words of Godley and Cripps (1983: 18), ‘the fact that money stocks and ows must satisfy accounting identities in individual budgets and in an economy as a whole provides a fundamental law of macroeconocomics analogous to the principle of conservation of energy in physics’.” (Godley - Lavoie 2007)
(ndC: “in un sistema contabile a tenuta stagna, i flussi di transazione dell’ultimo settore sono interamente determinati da quelli dei settori precedenti [...] Con le parole di Godley e Cripps (1983: 18) ‘il fatto che gli stock e i flussi di moneta debbano soddisfare identità contabili nei bilanci individuali e nel complesso dell’economia costituisce una legge fondamentale della macroeconomia, analoga al principio di conservazione dell’energia in fisica’.”)

Cito questi, perché io ho studiato da loro, ma per chi legge il blog, Alberto c’ha fatto un articolo goliardico sul fatto che non sia nulla di nuovo (a differenza di come lo hanno presentato taluni).

I SISTEMI DI PAGAMENTO E LE RISERVE BANCARIE

Le riserve bancarie (in inglese reserve balances o settlement balances), altrimenti dette base monetaria o moneta di banca centrale (ndC: o anche moneta ad alto potenziale, high-powered money) sono quella forma di mezzo di pagamento che sta al vertice della gerarchia monetaria. Esse sono emesse esclusivamente dalle Banche Centrali e sono il principale mezzo di pagamento utilizzato dal settore bancario per finalizzare i pagamenti. La ratio di questa scelta (per certi versi obbligatoria) è una regola ben precisa dei sistemi di pagamento: nessuno può pagare un proprio debito con moneta emessa da se stesso ma è necessario utilizzare un mezzo di pagamento emesso da un agente differente. E quindi laddove il settore privato non bancario si serve della moneta emesse dalle banche commerciali, le banche commerciali si servono della moneta emessa dalle Banche Centrali. Come rileva il personale specializzato che lavora in banca e come indicano le pratiche effettive, ‘banks do not accept bank money in interbank transactions, but ultimately require their claims to be settled in central bank money’ (Deutsche Bundesbank, 1994, p. 46; ndC: “le banche non accettano moneta bancaria nelle transazioni interbancarie, ma alla fine esigono che i propri crediti siano regolati usando moneta di banca centrale”. In soldoni: Unicredit non può restituire somme a Banca Intesa staccando un assegno: je deve da da’ li sordi – base monetaria). La logica alla base è sempre la stessa, ovvero la sicurezza nei sistemi di pagamento e la gerarchia dei mezzi di pagamento.
Questo vale soprattutto in un’economia basata su moneta creditizia in cui i flussi transfrontalieri crescono annualmente a un ritmo notevole. Difatti, come rileva il Committee on Payment and Settlement Systems  della BIS (2003b, p. 4):

“While the role of the central bank as settlement institution is a long-standing one, in many cases this role only required the central bank to settle the relatively small net positions of commercial banks resulting from a netting procedure. Moreover, this occurred only once each day, at the end of the day. But with the introduction of newer, safer systems to handle the substantially increased payment system values, and in particular with the widespread adoption of real-time gross settlements (RTGS), where each payment is settled in real time throughout the day, central banks and central bank money have come to take on a much wider and more active role.”  (2003b, p. 4) 
(ndC: “le banche centrali svolgono da tempo il ruolo di camera di compensazione, ma in molti casi ciò comportava solo che esse regolassero le posizioni nette delle banche commerciali, risultanti dalla compensazione dei rispettivi saldi, che erano relativamente piccole. Inoltre, cià accadeva solo una volta al giorno, alla fine della giornata. Ma con l’introduzione di sistemi più sicuri e aggiornati per trattare gli accresciuti volumi di scambi nei sistemi di pagamento, e in particolare con la diffusione del regolamento lordo in tempo reale (RTGS), col quale ogni pagamento è regolato in tempo reale nel corso della giornata, le banche centrali e la moneta di banca centrale hanno assunto un ruolo più ampio e più attivo”).
 (ndC: il testo usa l’espressione “”settlement institution” – letteralmente: istituzione per il regolamento (delle transazioni finanziarie) – che è semanticamente più ampio di “camera di compensazione” (in inglese clearing house), ma penso che la traduzione renda meglio l’idea, e eventualmente istwine mi correggerà).

e ancora:

“On the other hand, central bank deposit money plays a crucial role as the settlement asset in payment  systems which transfer substantial values of funds each day and where there is significant potential for systemic risk. The quantity of central bank money and/or the terms on which it is available are of course pivotal aspects of central banks’ monetary policy. But, as illustrated in Figure 1, balances with the central bank also play an important role from the viewpoint of payments policy. During the day, deposits with the central bank can be used to make interbank payments, whose completion is a critical activity for the economy at large. If the intraday balance available for payments is too small relative to the value of payments to be made in a given time, it could result in gridlock, preventing payments from being executed. Thus in many cases central banks provide intraday credit to banks and other account holders. Indeed, particularly with the decline in importance of reserve requirements in many economies, balances held by banks during the day are often substantially larger than those held overnight.” (2003b, p. 8)

(ndC: “d’altra parte, i depositi di base monetaria presso la banca centrale svolgono un ruolo cruciale come strumento finanziario per il regolamento delle transazioni interbancarie, in un sistema che trasferisce fondi per importi notevoli ogni giorno e nel quale esiste un significativo potenziale di rischio sistemico. La quantità di base monetaria e/o le condizioni alle quali è disponibile sono evidentemente aspetti cruciali della politica monetaria della banca centrale. Ma i saldi delle banche commerciali presso la banca centrale giocano un ruolo essenziale anche dal punto di vista della politica dei pagamenti. Durante il giorno, i depositi presso la banca centrale possono essere utilizzati per effettuare pagamenti interbancari, il cui regolare compimento è un’attività cruciale per il funzionamento del sistema economico. Se il saldo giornaliero disponibile per i pagamenti è troppo piccolo rispetto al valore dei pagamenti da effettuare in un dati momento, potrebbe risultarne un blocco che impedirebbe la regolare esecuzione dei pagamenti. Di conseguenza, in molti casi le banche centrali accordano credito alle banche commerciali e agli altri titolari di conto. In effetti, soprattutto a causa della diminuita importanza degli obblighi di riserva in molte economie, i saldi detenuti dalle banche commerciali durante il giorno sono spesso molto più grandi di quelli detenuti nottetempo”).

I sistemi RTGS (Real-Time Gross Settlement; ndC: regolamento lordo in tempo reale) non sono altro che dei sistemi di trasferimento di fondi in tempo reale, cioè sono trasferimenti non soggetti a un tempo di attesa. Le transazioni vengono completate immediatamente. Il Gross significa che i pagamenti vengono regolati su base lorda, cioè operazione per operazione, anziché su base netta in cui debiti e crediti delle controparti si compensano e poi si regolano le posizioni rimaste. Il sistema TARGET2 ad esempio è un sistema RTGS, difatti TARGET2 significa Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System e se vi state chiedendo come abbiano riordinato le lettere, non ne ho idea, ma TARGET suona meglio di TEARGSETS2. Comunque, trovate tutto sull’efficiente sito della Banca d’Italia.

Non a caso quindi le riserve bancarie prendono il nome di settlement balances, proprio per via del loro ruolo di mezzo di pagamento definitivo nell’interbancario. Ma cosa sono concretamente? Sono dei depositi che le banche commerciali mantengono in Banca Centrale, e sono anche le banconote cartacee. Una curiosità: la Banca Centrale Europea non considera le banconote nel computo delle riserve bancarie, dunque queste sono uno strumento sostanzialmente richiesto dalla clientela ma che non ha nessun significato particolare nella politica monetaria (ma che fa tanto arrabbiare Milena Gabanelli perché, come tutti i giornalisti in prima serata, non capisce di cosa parla e non parla di ciò di cui non si può parlare).

(ndC: la pianta si riconosce dai frutti e viceversa, o anche ab uno disce omnes).

Le banche commerciali detengono riserve bancarie per due motivi principali:

1) Il regolamento dei pagamenti nel mercato interbancario;

2) Soddisfare la riserva obbligatoria dove richiesta (molti paesi come per esempio Canada, Regno Unito, Australia, Svezia, Norvegia hanno una riserva obbligatoria pari a 0);

1. Il regolamento dei pagamenti

Come si è detto, le riserve bancarie sono il mezzo di pagamento tramite il quale le banche commerciali finalizzano i pagamenti a favore delle controparti, sia che si tratti della stessa Banca Centrale, sia che si tratti di apparati della Pubblica Amministrazione sia che si tratti di istituti di credito.

Nel primo caso prendiamo in considerazione per esempio il rimborso da parte di una banca commerciale di un prestito ottenuto dalla Banca Centrale.


Il Bilancio della Banca Centrale vedrà due movimenti, un -100 nella parte Assets, e un -100 nella parte Liabilities. Il primo “-100” deriva dal rimborso del prestito, e quindi la Banca Centrale per forza di cose avrà un credito nei confronti del settore bancario inferiore di -100. Il secondo è derivante dalla diminuzione delle riserve bancarie nei conti delle banche commerciali. Li ho chiamati in maniera così generica perché la voce cambia da sistema a sistema, l’Eurosistema li chiama “Current Accounts”, ma ad esempio la Bundesbank li chiama semplicemente “Deposits”.

Questa semplice transazione varia l’ammontare di riserve bancarie presenti nel sistema. Niente di più semplice, anche se è importante avere chiaro in mente cosa succede a livello di bilanci, perché altrimenti non si capiscono poi determinate implicazioni che vedremo successivamente. Per capirsi, quando dico bilanci mi riferisco allo schema semplificato che qui propongo, che però è abbastanza completo. Il bilancio della Banca Centrale si muove continuamente per via delle molteplici transazioni che fanno variare di volta in volta le varie voci del bilancio, ma siccome ogni bilancio è redatto in maniera differente da paese a paese, utilizziamo questi schemi semplici per avere chiaro in mente che ogni singola azione ha delle conseguenze diverse. Ma se siete incuriositi da cosa fa variare maggiormente le voci di un bilancio di una Banca Centrale, e in particolare la quantità di riserve bancarie nel sistema, questa pagina fornita dalla FED è interessante.

Comunque ci torneremo prossimamente quando spiegherò meglio la natura difensiva delle operazioni di politica monetaria.

Tornando agli esempi: nel secondo caso invece possiamo prendere in considerazione il pagamento delle tasse da parte dei clienti della banca commerciale che in questo caso trasferisce le riserve bancarie che ha nel proprio conto, al conto del Tesoro.



Dal momento che il conto del Tesoro è nella parte Liabilities del bilancio della Banca Centrale, anche ogni transazione tra il Tesoro e le banche commerciali cambia l’ammontare di riserve bancarie presenti nel sistema bancario, non a caso ogni spostamento di fondi tra le due controparti (il Tesoro e le banche commerciali) crea un potenziale problema per la Banca Centrale. Ma anche questo lo vedremo successivamente, però tenete a mente il movimento tutto interno alla parte Liabilities del bilancio della Banca Centrale.

Il terzo caso, il più diffuso, è il caso in cui il cliente A avente il conto in una banca A emette un ordine di pagamento nei confronti del cliente B che detiene il conto nella Banca B. Mentre la transazione tra i due clienti è completata tramite accrediti e addebiti nei rispettivi conti, la transazione tra banche ha un altro passaggio. Inutile dirlo, la transazione tra clienti si completa esattamente perché il pagamento è avvenuto attraverso un mezzo di pagamento emesso da un altro agente (la banca commerciale) ed accettato dalle controparti.



In questo caso la Banca A trasferisce, via Banca Centrale, le proprie riserve bancarie in favore della Banca B. La tabella 3 implica quindi che la Banca A per finalizzare il pagamento, utilizzi un proprio asset, le riserve bancarie, secondo uno schema in cui l’agente gerarchicamente superiore è esattamente la Banca Centrale, graficamente:



Dato che questa è una transazione orizzontale, da banca a banca, l’ammontare di riserve bancarie non cambia ma viene solo trasferita la posizione (dal conto in Banca Centrale della Banca A al conto in Banca Centrale della Banca B).

In realtà vi sono molti altri aspetti su cui discutere riguardo all’ultimo caso, in quanto sono sempre più diffusi sistemi di compensazione offerti da istituti privati, in cui non vi è nessun trasferimento di fondi, ma a fine giornata debiti e crediti vengono compensati. Lo stesso vale anche per le Banche Centrali, laddove la Banca A è indebitata con la Banca B, a sua volta indebitata con la Banca A. Trattasi di semplice clearing, e non vi è nessun trasferimento, ma a fine giornata debiti e crediti bilaterali si compensano.

Non c’è dubbio quindi che il ruolo ultimo delle riserve bancarie sia quello di rendere sicuro e stabile il sistema dei pagamenti nazionale (e internazionale), evitando che i pagamenti vengano regolati tramite promesse di pagamento di agenti privati. Difatti, ogni banca commerciale emette il suo mezzo di pagamento tramite il quale gli agenti non-banca (famiglie e imprese) possono regolare le proprie relazioni di debito-credito ma ciò che non si vede in superficie è, appunto, la finalizzazione che avviene nel mercato interbancario in seguito ai molteplici e continui ordini di pagamento da parte dei clienti delle banche commerciali. Il principio che guida l’attuale sistema dei pagamenti è, in definitiva, la gerarchia monetaria che vede al vertice la moneta di Banca Centrale. E questo è poi il perché chi ragiona in termini di clic del mouse sbaglia. Ciò non significa negare che le banche commerciali emettano moneta né significa negare che abbiano un potere spropositato e che viviamo in un mondo in cui la forma più diffusa di mezzo di pagamento è la moneta creditizia emessa dalle banche commerciali secondo uno schema “i prestiti creano i depositi”. Significa, semmai, capire come tecnicamente queste transazioni avvengano e significa capire come funzionano i sistemi di pagamento. Dopo tutto se fossero come dicono i fautori del clic, non esisterebbe nessuna stretta creditizia. Comunque, successivamente vedremo che una banca commerciale crea moneta all’atto del prestito e si procura le riserve necessarie a finalizzare i pagamenti successivamente come i seguaci di Kaldor e di Moore sostengono, che è l’ennesimo modo di dire che la moneta è creata dalla domanda di credito e dunque è una variabile endogena.

2. L’obbligo di emettere moneta

È un titolo un po’ provocatorio ma questo è un punto fondamentale da comprendere. Scott Fullwiler nel suo pregevole studio Modern Central Bank Operations – The General Principles (2008) ci ricorda, come secondo principio, che la Banca Centrale, dal momento che detiene il monopolio dell’emissione di riserve bancarie (base monetaria) ha l’obbligo giuridico di promuovere e garantire il buon funzionamento dei sistemi di pagamento. Questo punto è spesso sottovalutato se non dimenticato dai cultori della materia, ma ad un’analisi attenta delle transazioni non può che essere così. Immaginate se una Banca Centrale si rifiutasse costantemente di emettere l’ammontare di riserve bancarie esattamente domandato dalle controparti: oltre che una pesante volatilità dei tassi d’interesse avremmo anche notevoli disfunzioni nei pagamenti, perché viene a mancare il mezzo di pagamento necessario da un punto di vista gerarchico. Questo lo dice, tra le righe, anche la BIS:

“Because the settlement of each payment involves a direct transfer of the settlement asset, RTGS systems require substantially more of the asset to ensure smooth payment flows. To enable this, most central banks provide intraday credit to banks participating in these systems in quantities which in some cases dwarf the banks’ overnight balances or their overnight borrowing from the central bank.” (2003b, p. 4)
(ndC: “dato che il regolamento di ogni pagamento richiede un trasferimento diretto dello strumento di regolamento, i sistemi RTGS richiedono un ammontare molto superiore di questo strumento per assicurare un flusso regolare di pagamenti. Per garantirlo, durante il giorno molte banche centrali forniscono alle banche che partecipano a questi sistemi credito in quantità tali da far sembrare esigui i saldi overnight, o i prestiti overnight da parte della banca centrale”)
(ndC: nella prima frase ci sono troppi “menti”, ma ho dormito solo cinque ore, poi vedrò di regolare la situazione).
E anche:

“During the day, deposits with the central bank can be used to make interbank payments, whose completion is a critical activity for the economy at large. If the intraday balance available for payments is too small relative to the value of payments to be made in a given time, it could result in gridlock, preventing payments from being executed. Thus in many cases central banks provide intraday credit to banks and other account holders.” (2003b, p. 8, grassetto mio)
(ndC: vedi sopra per la traduzione).

È importante notare che i sistemi di pagamento sono le fondamenta di un sistema economico efficiente, quindi il ruolo che la Banca Centrale ha in questo frangente è indispensabile ed è per questo che da secoli agiscono così. Lo riconosce anche il Board of Governors della FED nel 1990:

“[…] a reliable payments system is crucial to the economic growth and stability of the nation.  The smooth functioning of markets for virtually every good and service is dependent upon the smooth functioning of banking and financial markets, which in turn is dependent upon the integrity of the nation’s payments system” (Board of Governors 1990, 2)
(ndC: “un sistema dei pagamenti affidabile è cruciale per la crescita e la stabilità economica della nazione. Il regolare funzionamento di praticamente ogni mercato di beni e servizi dipende dal regolare funzionamento dei mercati bancario e finanziario, che a sua volta dipende dall’integrità del sistema dei pagamenti della nazione”).

Non a caso quindi ogni Banca Centrale fornisce le riserve bancarie domandate (contro garanzia), esattamente per evitare sia la volatilità dei tassi, che, soprattutto, difficoltà nei pagamenti interbancari. Anche questo principio ci conferma la natura endogena della moneta, in quanto la Banca Centrale non può sapere l’ammontare di riserve necessarie (o meglio, può prevederlo, e ci sono alcuni casi in cui lo fa abbastanza bene, come in Canada) e non può sapere gli eventuali deficit di liquidità che si vengono a creare. Per questo motivo fornisce la liquidità necessaria e fa in modo che sia sempre presente la liquidità necessaria, in quanto questo è il suo ruolo, come riconosciuto da più parti, “the primary objective of all central banks is to ensure the smooth functioning of their countries payments systems” (Government Accountability Office 2002, 2, grassetto mio; ndC: “l’obiettivo primario di ogni banca centrale è quello di assicurare il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti del proprio paese”).

3. La riserva obbligatoria

“Today, there is consensus that the main purpose of reserve requirements lies in facilitating the control of short-term interest rates. This stabilizing effect works in two ways. First, if reserve requirements are set above the demand for working balances, which fluctuate from day to day, they stabilize the demand for reserves. Second, if reserve requirements are to be held only on average over a reserve maintenance period, they provide a buffer against transitory autonomous factor shocks.” (Bindseil 2007)
(ndC: “Oggi si pensa unanimemente che lo scopo principale della riserva obbligatoria sia
quello di facilitare il controllo dei tassi di interesse a breve termine. L’effetto stabilizzante agisce in due modi. Primo, se gli obblighi di riserva sono superiori alla domanda di saldi operativi, i quali fluttuano da un giorno all’altro, essi stabilizzano la domanda di riserve. Secondo, se gli obblighi di riserva devono essere soddisfatti solo in media con riferimento a un certo periodo, essi forniscono un tampone contro shock transitori determinati da fattori autonomi”)

Così il solito Ulrich Bindseil spiega la funzione della riserva obbligatoria. Lo stesso punto è confermato dalla stessa BCE nel documento The Monetary Policy of ECB (2011, pag. 101) in cui si spiega:

“The first key function of the minimum reserve system is to stabilise money market interest rates. […] A second important function assigned to the minimum reserve system is the enlargement of the structural liquidity shortage of the banking system. The need for credit institutions to hold reserves with the NCBs contributes to increasing the demand for central bank credit which, in turn, makes it easier for the ECB to steer money market rates through regular liquidity-providing operations.” (ECB 2011)
(ndC: la prima funzione chiave della riserva obbligatoria è quella di stabilizzare il tasso di interesse del mercato monetario. [...] La seconda importante funzione assegnata alla riserva obbligatoria è l’ampliamento della strutturale carenza di liquidità del sistema bancario. Il bisogno delle istituzioni creditizie di mantenere riserve presso le banche centrali nazionali contribuisce ad accrescere la domanda di credito erogato dalla banca centrale, il che, a sua volta, consente alla Bce di pilotare più facilmente i tassi di interesse di mercato monetario attraverso operazioni regolari di provvista di liquidità”.

È chiaro, quindi, che la riserva obbligatoria ha lo scopo di facilitare il controllo del tasso d’interesse a breve termine, stabilizzare la domanda di riserve bancarie e mantenere uno stock di riserve per far fronte a fattori autonomi fuori dal controllo sia delle banche che della Banca Centrale. La riserva obbligatoria, peraltro, non è detto che sia uno strumento necessario, come confermano i vari casi di Banche Centrali che non la richiedono, ma le due più importanti Banche Centrali, ovvero la FED e la BCE richiedono il mantenimento di una riserva minima, attualmente molto bassa, con una differenza importante, la prima concede alle banche la possibilità di inserire nel computo della riserva obbligatoria anche la moneta fisica detenuta (le banconote), mentre la seconda come dicevo, non lo permette.

La riserva obbligatoria, come in genere il livello di riserve bancarie, non ha nulla a che fare con il cosiddetto moltiplicatore monetario, in quanto, quest’ultimo, è un modello che non ha nessuna attinenza con la realtà dei sistemi di pagamento e delle prassi quotidiane. Come sottolinea Bindseil:

“In addition, whoever has worked in the credit department of a commercial bank, will confirm that the decision to grant a loan is never done on the basis of the bank’s current level of excess reserves. Excess reserves can be traded in the money market, and what matters is their opportunity cost”  (Bindseil, 2004)
(ndC: “inoltre, chiunque abbia lavorato nel settore crediti di una banca commerciale, confermerà che la decisione di accordare un prestito non è mai preso sulla base del livello corrente di riserve in eccesso. Le riserve in eccesso possono essere scambiate sul mercato monetario, e quello che conta è il loro costo opportunità”

Comunque, ci torneremo nelle parti successive.

 



Bibliografia

Bindseil, U. (2004). The Operational Target of Monetary Policy and the Rise and Fall of Reserve Position Doctrine, ECB Working Paper Series N. 372
Bindseil, U. Nyborg K. (2007). Monetary policy implementation: A European Perspective, NHH
Committee on Payment and Settlement Systems (2003b), The Role of Central Bank Money in Payment Systems, Basle: Bank for International Settlements.
Godley, W. and Cripps, F. (1983). Macroeconomics, London, Fontana
Godley, W. and Lavoie, M. (2007). Monetary Economics: An Integrated Approach to Credit, Money, Income, Production, and Wealth, London, Palgrave/Macmillan