(...giusto per ribadire che il problema non sono i sovranisti cattivi, ma i piddini che insistono a violentare la Germania chiedendole una cosa che lei non vuole dare: il debito comune. Il meraviglioso Fogno dell'Europa federale urta contro questo ostacolo che può essere superato solo con uno stupro o una guerra. Ma non ditelo ai piddini...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
mercoledì 11 febbraio 2026
Quando una donna dice "Nein!", è "Nein!"
(...giusto per ribadire che il problema non sono i sovranisti cattivi, ma i piddini che insistono a violentare la Germania chiedendole una cosa che lei non vuole dare: il debito comune. Il meraviglioso Fogno dell'Europa federale urta contro questo ostacolo che può essere superato solo con uno stupro o una guerra. Ma non ditelo ai piddini...)
La trombetta, i piddini, la pandemia, e la dinamica dei salari
Oggi er sor Perepè ci ha deliziato con un'altra delle sue perle:
Per inciso, ho saputo che quando er sor Perepè si avventura in ambiti quantitativi per lui impervi, seguendo una sua consolidata tradizione (quella che lo portava a frequentare i #goofy per apprendere il mestiere di "sovranista quello vero") si fa correggere gli interventi da membri della community, il che (e questa è una buona notizia) ci costituisce da movimento di pensiero direttamente in religione, visto che abbiamo il nostro Giuda! Solo per farvi capire quanto complesso e sfaccettato è l'animo umano e quali forme imperscrutabili e imprevedibili prendano l'amicizia e la riconoscenza. Dico che è una buona notizia perché, ovviamente, in quanto religione potremmo concorrere all'8x1000: sapete però che c'è uno snodo tecnico (la crocefissione del profeta) che continua a lasciarmi perplesso, e quindi per il momento faremo con quello che abbiamo...
Ma torniamo al punto, anzi: ai punti, che sono due, uno tecnico e uno politico.
Partiamo da quello tecnico, perché è lì che si vede l'inconsistenza der sor Perepè, i cui squilli sempre più somigliano ai ruttini di un lattante dell'economia. Il frame in cui si situa la sua grottesca esternazione è quello creato dall'edizione 2025 dell'OECD Employment Outlook e in particolare da questa infografica:
che trovate qui, un'infografica su cui gli operatori informativi del complesso mediatico-giudiziario, e i loro useful idiots, cioè i "sovranisti", si sono buttati a pesce perché contiene un outlier (dato anomalo) che cade a fagiuolo per i disfattisti antigovernativi: quel rombo celeste in basso, a quota -8%, che è appunto il dato cui fa riferimento il nostro useful idiot preferito! 😍
Permettetemi un'incursione politica in questa trattazione tecnica: le organizzazioni sovranazionali, esattamente come il complesso mediatico-giudiziario, esattamente come il PD, sono i nostri nemici di classe. Il loro scopo non è fornire dati, ma orientare l'opinione pubblica contro le forze patriottiche. Quindi, esattamente come si deve votare contro a qualsiasi cosa sia proposta dal PD (fosse anche l'uscita dall'euro!), si deve guardare con estremo sospetto qualsiasi immagine suggestiva provenga da cotali entità (che in un mondo migliore andrebbero soppresse sic et simpliciter). Ciò vale anche e soprattutto in questo caso, come vedremo analizzando il ruttino del sor Perepè.
La prima cosa che er sor Perepè clamorosamente sbaglia è la definizione della variabile. Se i salari reali fossero diminuiti dell'8% avremmo effettivamente un serio problema! Il simpatico useful idiot (come fa a non starti simpatico un Pappagone simile?) toppa su almeno due aspetti:
- omette di riportare la frequenza temporale del dato: stiamo parlando di salari reali su base trimestrale. La precisazione non è banale, perché il dato trimestrale, quand'anche sia depurato dalla stagionalità, risente di oscillazioni di carattere congiunturale, cioè è meno inerziale. Quindi, intanto a un crollo dell'8% su base trimestrale potrebbe corrispondere un'oscillazione molto più contenuta su base annuale, e d'altra parte un crollo dell'8% su base annua dei salari reali, che sono un pezzo non trascurabile del Pil, come dovreste sapere, implicherebbe un crollo più o meno proporzionale del Pil, cioè una recessione peggiore di quella patita al tempo di Monti. Inutile dire che non c'è nulla di tutto questo nei dati, e perché?
- perché Pappagone Perepè omette di specificare che la misura dei salari reali cui fa riferimento è quella per ora lavorata! Per salari reali si intende infatti il monte salari diviso per una misura dell'inflazione, e questi, su base trimestrale, sono aumentati del 9,8% fra 2021Q1 e 2025Q3, come potreste agevolmente verificare sui dati:
(sono i dati utilizzati in questo post, che forse dovreste rileggere).
Elaboro questo punto: servirà a mostrarvi come l'epifenomeno propalato dall'OCSE sia la classica fake truth che ha molto a che vedere con la gestione pandemica e poco con le politiche distributive di questo Governo, che, piaccia o meno, continuano a essere più progressive di quelle del PD.
Parlando (seriamente) di salari abbiamo già fatto notare che esistono almeno un paio di visibili discrepanze a seconda del denominatore utilizzato per calcolare i salari medi unitari in termini reali. L'andamento è in effetti molto diverso a seconda che si usino gli occupati, o le ore lavorate:
Le visibili differenze sono due, una di ordine tendenziale e l'altra di ordine congiunturale. Su base tendenziale, si vede che in tutto il periodo precedente alla crisi, ma anche durante e dopo, le retribuzioni orarie sono aumentate più di quelle per addetto. Tagliando con l'accetta, questo significa che gli addetti sono aumentati di più (o diminuiti di meno) delle ore lavorate, o, se volete, che le ore lavorate sono diminuite di più (o aumentate di meno) degli addetti, e infatti se ci togliamo la curiosità di vedere come è andato evolvendo il monte ore per addetto:
constateremo senza grande sorpresa che esso è andato tendenzialmente diminuendo dalle 433 ore dell'inverno 1996 giù fino alle 391 dell'inverno 2013, restando in quella zona fino al tonfo pandemico (more on this later). Il dato non ci stupisce: corrisponde, a spanna, al passaggio da una giornata lavorativa di 7,2 a una di 6,5 ore (nella media complessiva del lavoro dipendente), in conseguenza di una progressiva precarizzazione dei rapporti di lavoro, con part-time involontari ecc. Cose che sappiamo, e tendenze che abbiamo invertito.
Ma quello che qui ci interessa è la visibile anomalia congiunturale causata dalla pandemia! Come vedete, con la pandemia, a causa dei lockdown, il monte ore per addetto crolla fino a un minimo di 323 ore nella primavera del 2020. Il motivo spero vi sia chiaro. Vero è che la memoria storica costruita su fatti estemporanei, come la punturina, è più labile di altre, ma credo ricorderete che in quel periodo una categoria di persone (segnatamente i dipendenti pubblici) venivano tenuti in casa pagati per (non) lavorare, e agli altri (i dipendenti privati) si provvedeva con CIG a gogò, perché l'opzione politica era stata quella del confinamento, e le vittime del confinamento non potevano morire di fame. Naturalmente le ore di CIG non sono ore lavorate, e questo spiega il crollo delle ore per addetto.
Ora, voi ricorderete che nell'analisi semiologica di questo blog, fatta all'ultimo goofy:
l'opponente (nel senso di Greimas) più illustre è senz'altro il nostro amico Uva, ma, come nota Acquarelli:
proprio come la nostra narrazione prevede più di un attante (l'attante prometeico Bagnai, che porta all'umanità abbrutita - voi - il fuoco della scienza, ma anche l'attante collettivo community - sempre voi! - che interviene coralmente), al tempo stesso prevede più di un opponente, e lo spettro degli opponenti è ampio:
avversari istituzionali, come la cosiddetta troika (Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale); scientifici, economisti neoliberali e antikeneysiani (i cosiddetti “bocconiani” in primis); organi di divulgazione e di informazione considerati disinformati o al peggio collusi; la sinistra, intesa come collocazione politica a livello italiano ma anche europeo, che, secondo le tesi di Bagnai, non ha capito che se non si rimette in discussione l’euro non si possono fare politiche a protezione dei salari e del lavoro.
Da questo esauriente e dotto catalogo manca però quello che, a voi non sfuggirà, è l'anti-destinante principale della nostra narrazione: il piddino, definito come l'individuo antisocratico che sa di sapere, e come l'intellettualmente svantaggiato che possiede un unico neurone (le due definizioni non si coimplicano ma sono complementari e certamente non si escludono a vicenda).
Ora, quando si deve ragionare di rapporti, come abbiamo visto un'infinità di volte, la mancanza del secondo neurone è particolarmente invalidante, perché impedisce di considerare simultaneamente numeratore e denominatore. Generalmente nella testa del piddino la dinamica di un rapporto è quella del suo numeratore (il numeretto che sta sopra): una cella di memoria ha, e quel numero solo c'entra. Capirete quindi che per i piddini (e per i loro useful idiots) l'idea che quando un rapporto "schizza" (termine a loro grato, forse in ricordo dei fasti di una zampillante giovinezza...) può darsi semplicemente che il denominatore stia precipitando difficilmente può passare per il capo. Nel caso de quo però questo è precisamente quello che è successo. In effetti, non è stata drammatica la discesa del salari dall'inverno 2021 a oggi: è stato anomalo il valore dei salari per ora lavorata nell'inverno 2021 (e ancor più nel 2020, ma su questo torno se ho tempo), perché è stato anormalmente basso il valore delle ore lavorate a causa della (scellerata) gestione della pandemia.
Volete una controprova? Basta chiedere all'amico intelligente in quali Paesi sono stati praticati "lockdown severi" (cioè misure di confinamento rigorose) nell'inverno del 2021! L'amico intelligente ci fa sapere che:
Quindi la crescita stellare della Corea, rispetto al 2021, dipende essenzialmente dal fatto che lì non ci sono stati lockdown (ma si è seguito la strada del tracciamento), mentre il "disastro" italiano dipende dall'effetto statistico che vi ho evidenziato: non si tratta di un "crollo" dell'7,7% dopo il 2021, bensì dell'assorbimento (dopo il 2021) di uno "schizzo" del 7,3% fra autunno 2019 e primavera 2020 (in figura si vede molto bene). Naturalmente prendo Italia e Corea (del Sud) perché sono accomunate da vari aspetti dimensionali e morfologici (nazioni manifatturiere di dimensioni medio-grandi), e anche perché sono accomunate da un dato di cui nessuno vi ha parlato tranne me, nonostante fosse hidden in plain sight nella stessa infografica: il tasso di crescita trimestrale tendenziale (trimestre su trimestre dell'anno precedente) più rapido delle retribuzioni medie unitarie in termini reali (con la Corea in leggero vantaggio)! Ed ecco chiarito perché nei due Paesi in cui oggettivamente i salari sono cresciuti più in fretta si registrano due risultati così apparentemente contrastanti: per un'anomalia statistica del denominatore (quell'oggetto che piddini e utili idioti non riescono a inzeppare insieme al numeratore nell'unico neurone che hanno), causata da due modalità diverse di gestione della pandemia, su cui è stata imbastita una narrazione carogna e disfattista da parte di individui (consapevolmente o inconsapevolmente) diversamente pregevoli.
La cosa divertente è che Perepè del fenomeno è cosciente, almeno in termini astratti. Il suo eloquente (ma scombiccherato) tweet si conclude con un sentenzioso: "scegliendo opportunamente il campione si può dire qualsiasi cosa." Potreste essere tentati di credere che lui lo sa bene perché è proprio quello che fa in molti suoi interventi, compreso questo, ma vi rassicuro: Gilberto non è cattivo, non c'è malizia nel suo operato. Quasi modo genitus infans, sine dolo lac concupiscit, e poi fa il suo ruttino, cui plaude consenziente la turba che popola la cloaca.
La considerazione politica è molto sintetica e sostanzialmente innerva la prima parte di questo post: alla stessa stregua delle organizzazioni sovranazionali, del complesso mediatico-giudiziario, e dei piddini, anche i "sovranisti" sono nostri nemici di classe, e non credo di potervene dare miglior prova di quella contenuta in questo post: pur di dare addosso a noi sono disposti a farsi passivi e subalterni diffusori di fattoidi creati ad arte dalle organizzazioni internazionali per mettere in difficoltà un governo percepito come ostile, e a me spiace, ma, come sempre, la buona fede non mi interessa.
Se mi spari addosso, le tue intenzioni passano decisamente in secondo piano rispetto ai possibili risultati, e quindi, con buona pace di uno che pensava di essere di sinistra (ma per fortuna di chi lo apprezza non ha avuto tempo di esprimersi sul problema, altrimenti avreste scoperto che era un Celestini o una Dandini qualsiasi...), siccome qui di giacere sepolti in un campo di grano non abbiamo alcuna fretta, con le fetecchie sarà sempre guerra totale e preferibilmente preventiva da qualsiasi direzione esse provengano e quale che sia la loro dimensione e la loro struttura organizzativa (ovviamente proporzionando l'uso della forza e adattando la tattica alla natura dell'avversario).
Voi regolatevi come credete: l'unico amico che abbiamo in questa guerra lurida e logorante siamo noi stessi e la nostra capacità di restare lucidi.
Ciao, Perepè! Non hai vinto, e, se vuoi un consiglio, non ritentare...
Ma so che il consiglio è vano: come una falena, o come una tarma, tu sei irresistibilmente attratto dal fuoco che l'attante prometeico continua ad alimentare qui, nel Dibattito, per cui sono certo che tornerai a scottarti!
Senza rancore e con immutata stima,
Alberto
lunedì 9 febbraio 2026
Epstin
(…”Ma è un malocchio questo!” “E questo no!?”…)
Il successo di questo blog deriva da una caratteristica che altri esperimenti non potranno mai avere, cioè quella di essere un’opera collettiva. Mi avete aiutato a capire molte cose, vi chiedo la cortesia di aiutarmi a capire questa: ma perché a me di Epstin non me ne frega niente? Perché non riesco ad appassionarmene? O, di converso, perché dovrei appassionarmene, secondo voi? Che secondo il nostro nemico di classe, il complesso mediatico-giudiziario, io debba appassionarmene, è sufficientemente ovvio: non si parla di altro! Ma secondo voi, cioè secondo noi, perché dovrei rotolarmi in quel simpatico letamaio alla ricerca di non si sa bene cosa? Il vostro contributo costruttivo sarà particolarmente apprezzato, come lo è sempre stato nel corso di questi lunghi anni di percorso comune.
sabato 7 febbraio 2026
Mo me lo segno…
(...scusatemi! Mi sono accorto di avervi trascurato a vantaggio delle due fabbriche del disagio! Devo dire che nelle loro dinamiche ci sono anche momenti di grande ilarità, e inoltre che il meccanismo algoritmico aiuta a rompere l'autoreferenzialità propria della piattaforma che ospita il blog che non esiste - ma viene saccheggiato dagli epigoni! Tuttavia il mio impegno è con voi, e devo mantenerlo. Fa parte di questo impegno una dimensione e una missione pedagogica, perennemente frustrata dalla labilità della vostra memoria e dalla vostra incapacità di rendervi conto che le cose che vi appassionano sono per definizione quelle che percepite - chi potrebbe essere affascinato da qualcosa che non traversi prima l'orizzonte dei suoi organi di senso? - ma che voi non siete padroni della vostra percezione, perché cosa farvi percepire e come farvelo percepire viene deciso altrove. Questo è, ad esempio, il motivo per cui non riesco ad appassionarmi né a "Epstin" né a Garlasco - per dirne due. Eppure alcuni di voi di cui mi fido, perché li reputo di grande intelligenza, come il nostro amico Spiderman, seguono alcune di queste vicende con attenzione. Ora, qui siamo all'eterno ritorno dell'uguale. Se andate giù, nel tagcloud, troverete questo tag che se pure non del tutto pertinente - perché qui siamo oltre lo zero - vi fornirà spunti di riflessione utili, come, appunto, la constatazione della Ewige Wiederkunft des Gleiches, e di quanto essa ci insegni sulle sorti dei movimenti rivoluzzionario - e non è un errore di ortografia, ma di metodo! Sono eternamente grato al mio patrono Sant'Alberto Magno per avermi tenuto la mano sul capo quando, prima ancora di capire esattamente perché, decisi di rifiutare, ai tempi eroici, qualsiasi prospettiva "famoerpartitista". Ora che sono nel business vedo molte cose che allora non vedevo. Alcune le ho riassunte sine ira et studio qui:
(qui il link), argomentando poi nella storica fabbrica del disagio. Vi fornisco solo alcuni fatti, perché possiate giudicare. Colleghi parlamentari che sono diventati coordinatori di Noi con Vannacci, come il senatore Fusco e il deputato Bellachioma, se ne sono andati da mesi, delusi per lo scarso respiro del progetto, e in particolare Bellachioma è rientrato in Lega. Farfallina562853 non può capirlo - anche perché forse non esiste! - ma si sta affidando a una empty black box, cioè a un'organizzazione poco trasparente di cui solo una cosa sappiamo: che dentro c'è il nulla - il che ci consola della scarsa trasparenza, perché se anche trasparenza ci fosse, non ci sarebbe nulla da vedere! Chi vuole combattere si sceglie una trincea e la difende. Chi, sotto il fuoco nemico, fa l'eroica scelta di scavarsi la propria trincea, ci segnala intanto che il nemico non gli sta sparando addosso! Che cosa avreste pensato di me e Claudio se nel 2020, al tempo di "la Lega entri nel PPE!", avessimo preso cappello e ce ne fossimo andati da una persona con cui, nel rispetto dei ruoli, siamo in confidenza da tempo? Foffoletta3503 si sarebbe sentita tutta irrorata - e buon per lei! - ma vellicare l'utero collettivo personalmente mi avrebbe precluso il togliermi questa soddisfazione:
Amici miei: rispetto tutti, anche quel razzista di eelu ei - d'altra parte, il suo è un razzismo di ritorno: dopo che lo subisci per secoli, ci sta anche che lo applichi per qualche decennio! - ma vi ricordo che la filosofia della storia di questo blog è molto semplice: le cose vanno sempre e solo come devono andare, e di solito il modo in cui è inevitabile che vadano lo trovate scritto qui in qualche post di anni addietro.
Prove me wrong!
Ho iscritto all'albo del Dibattito la profezia di YouTrend perché possiate farlo, e ora è solo questione di - poco - tempo: quindici mesi passano in fretta...)
mercoledì 28 gennaio 2026
QED 115: la (non) vana rincorsa...
Ricorderete le alate parole del migliore di tutti i vigilanti possibili:
A maggio 2022, cioè quando c'era ancora LVI, Visco aveva lanciato un monito, una cosa vagamente quirinalizia, del tipo "non si invochi la difesa del potere d'acquisto per richiedere l'adeguamento dei salari ai prezzi". E fin qui tutto ovvio: dai migliori amici dell'euro non ci possiamo aspettare la richiesta di contrastare la deflazione salariale! Fatto sta, però, che a più riprese vi avevo fatto presente che questo Governo se ne era... diciamo, aveva ignorato, le alate parole del migliore di tutti i vigilanti possibili, registrando il più elevato tasso di crescita dei salari reali, e quindi la più riuscita rincorsa (e superamento) dei prezzi da parte dei salari nominali. Lo avevamo visto qui e qui, facendo notare che con un tasso di crescita simile saremmo addirittura tornati ai livelli pre-Monti entro l'estate 2026, e avevamo comunque sostanzialmente recuperato l'impatto dell'ultimo shock inflazionistico.
Due giorni fa ci è arrivata anche la Banca d'Italia, la migliore vigilanza nazionale fra tutte le vigilanze nazionali possibili, che ci fa sapere quello che qui sapete da un po', ovvero che:
l'ultimo shock inflazionistico è ormai sostanzialmente riassorbito, per i motivi qui più volte evocati (gli interventi di taglio del cuneo, la spinta ai salari nominali data dalla diminuzione del tasso di disoccupazione, ecc.).
Per capirci, quando Visco emetteva il suo vaticinio eravamo nel puntino azzurro evidenziato qui:
e il miglior amico dell'euro ci faceva sostanzialmente sapere che secondo lui non c'era niente da fare, e in effetti non venne fatto niente. I salari reale (il potere d'acquisto) scesero ancora, poi è cambiata la musica e abbiamo raggiunto e superato la sua comfort zone (che non era la nostra).
Naturalmente la narraffione terribilista della sinistra prosegue, ma le indagini dell'ISTAT rivelano che:
la fiducia delle famiglie e delle imprese sale, e questo, non la narraffione terribilista, è coerente col fatto che i salari reali crescano e la disoccupazione diminuisca.
Per chi si fosse connesso in questo momento: quindi sto dicendo che va tutto bene?
Beh, no, direi proprio di no. Non va bene, perché i salari sono piatti dagli anni '80, come qui sappiamo bene:
(ne abbiamo parlato una delle ultime volte qui, dove cito anche la prima volta che ne abbiamo parlato), e la produttività non c'entra, perché si è appiattita dopo. Quale sarà mai la causa? Quella indicata dai libri di testo, cioè l'integrazione monetaria, che per un Paese a valuta ritenuta debole implica naturalmente una politica del cambio forte, strumento standard di disciplina salariale, come ci ricorda il manuale di Acocella:
Ma di questo abbiamo parlato tante volte qui: chi lo voleva capire lo ha capito, e chi non voleva capirlo non lo capirà nemmeno quando (non) lo rileggerà nella ristampa del Tramonto dell'euro (a fine ottobre).
Dichiaro aperta la discussione generale, io scappo che ho un ministro non per cena, ma per aperitivo...
lunedì 26 gennaio 2026
Il mio primo secolo
(...qualche giorno fa il duro mestiere di ecclesiarca mi ha condotto in un paese dell'entroterra, dove ho reso l'ultimo saluto al padre ultracentenario di una di voi. Qui abbiamo sempre condiviso tutto, anche i momenti più dolorosi. Il fatto di non esistere conferisce a questo blog una riservatezza che oblitera in radice qualsiasi sospetto di sconveniente ostentazione - quella tipica dei "coccodrilli" giornalistici che tanto infastidiscono il nostro Daniele! Quando a spegnersi è una vita così lunga, da un lato ci si consola pensando che, in fondo, quella che termina è stata una vita pienamente vissuta, ma dall'altro ci si sbigottisce pensando che, per lo stesso motivo, la memoria che si disperde è tanto più profonda e preziosa. Comunque, fedeli al manifesto della Goofynomics, vediamo il bicchiere mezzo pieno: l'Abruzzo è discretamente pieno di centenari, anche se non ha il primato dell'incidenza sul totale della popolazione:
e questo, quando hai 63 anni, ti dà una netta indicazione. Sono rimasto sorpreso, peraltro, di vedere al quinto posto la Toscana - anche se la mia bisnonna morì a 99 anni. Forse trapiantando l'erba cattiva della Toscana in una terreno buono come quello dell'Abruzzo si può pensare di battere il primato del Molise, perché io come andrà a finire questa storia voglio vederlo... ed era proprio di questo che desideravo parlarvi!...)
A Roccaraso ho esposto i dati che qui conoscete da tempo, quelli che al #goofy12 avevano impressionato alcuni manager, motivandomi a scrivere questo post. Come vi ho detto nel post precedente, non solo voi, non solo i manager pubblici, ma anche qualche amministratore della Lega ha capito la gravità della situazione. Perché il fatto è che quando diciamo che "nel 2023 il Pil italiano è tornato ai livelli del 2007" non stiamo dicendo che siamo usciti dalla depressione! Stiamo dicendo che abbiamo perso sedici anni di crescita, e quindi che saremo usciti dalla depressione quando avremo recuperato la posizione che avremmo avuto se non avessimo perso sedici anni di crescita!
Certo, quale sia questa posizione nessuno lo sa con esattezza: si tratta per definizione di un controfattuale che può essere stimato in vari modi, ed è soggetto a incertezza. A mero titolo di divertissement possiamo usare come modello per la stima di questo controfattuale la tendenza deterministica, cioè, per capirci, la linea retta che meglio approssima i dati nel periodo antecedente alla crisi (cioè nel periodo 1950-2007), e poi estenderla nel futuro relativo (dal 2007 in poi), come vi ho fatto vedere plurime volte:
Faccio qui due o tre rapide considerazioni (su cui lavorerò con calma, e che potete naturalmente saltare).
Primo, so bene che la tendenza deterministica, per quanto interpoli bene i dati, in linea di principio non è il modello di serie storica più appropriato per rappresentare il Pil reale. Lo sappiamo almeno dal 1982, cioè dal two Charlies paper (9049 citazioni su Scholar, a mia scienza il paper di economia più citato del dopoguerra). Quale fosse il modello più appropriato ho cominciato a spiegarvelo qui, ma non è questo il momento di riaddentrarci in quei dettagli.
Secondo, anche se la tendenza deterministica non è un modello adeguato, sarebbe comunque buona norma nell'estrapolarla calcolarne la variabilità statistica. Potremmo scoprire, magari, che la forchetta di possibili valori del Pil previsti per il 2026 con le informazioni disponibili fino al 2007 è così ampia da contenere anche il valore cui siamo effettivamente giunti.
Prometto che mi riapproprierò della mia licenza EViews per farvi vedere anche qualche stima fatta col modello giusto, e in ogni caso con gli appropriati indicatori di dispersione (intervalli di confidenza della proiezione), ma per ora tralascerei queste (opportune) raffinatezze, limitandomi a osservare che fino a qui quello che sappiamo è che con 603 miliardi potremmo riagganciarci al treno della crescita da cui ci siamo sganciati con lo shock del 2008. Va da sé che questa è un'ipotesi impossibile (soprattutto con un ministro austeritario come Giorgiettiiiihh!11!1!), quindi possiamo mettere la cosa in un altro modo: quale dovrebbe essere il tasso di crescita dell'economia da qui in avanti perché io possa festeggiare (a Pizzoferrato) il giorno del mio centesimo compleanno, nel vicino 2062, vedendo il Pil riagganciare il treno della sua crescita tendenziale storica?
La risposta è in questo grafico:
ed è...(...al primo che indovina facciamo uno sconto del 50% al prossimo #goofy, dove sarà presente uno che se ne intende...)
L’orazion picciola (Roccaraso & Rivisondoli)
...e visto che non si vedevano bene vi metto qui le slides, così potrete seguire meglio:
(fonte)
(...ma caro conoscente! La risposta è nella domanda. Eppure, se ci fai caso, non è andata così male. Ci sono stati applausi e manifestazioni di consenso. La sala, per il resto, non era ovviamente quella di un #goofy. Il popolo che non esiste del blog che non esiste non ha alcun merito se non quello della sua inesistenza nell'esser silenzioso... anche quando è altrettanto e più numeroso! Ma sulla concentrazione e sulla tensione emotiva influiscono in modo determinante, com'è naturale, le motivazioni che spingono le persone a raccogliersi. Noi conosciamo le nostre. Quelle degli altri sono le più varie, e non mette nemmeno conto enumerarle. L'importante è che dopo questo intervento, che mi ha completamente spossato - non so perché! - molti si sono avvicinati per dirmi, e altri mi hanno mandato a dire, che avevo dato loro una visione nuova e illuminante di certe dinamiche. Uno alla volta, uno alla volta, come la goccia che scava la pietra...)
(...il giorno dopo il mio vicesegretario federale mi aveva detto: "Vince la squadra!" - frase che da quando sono in politica ho sentito dire tante volte, suppongo voglia dire che la squadra vince sul righello... - "Quindi niente protagonismi, diamo voce ai territori!" E io, diligentemente, mi sono messo a servizio. Quello che serviva non era un economista ma un musicista, uno che tenesse il tempo. E, modestamente, il tempo l'ho tenuto:il panel da 30 minuti ne è durati 25...)
(...comments welcome...)
(...fra le tante cose su cui la squadra - che non è il righello! - non riesce ad andare d'accordo c'è anche la sorte delle TV locali. Non è il mio dossier, e quindi mi rimetto ai superiori indirizzi che verranno espressi dai membri del righello, pardon!, della squadra cui incombe l'onere di determinarli, ma onestamente in una regione in cui il servizio pubico non mi fa apparire in video da sei mesi - e sì, nemmeno il #goofy, cui hanno presenziato/partecipato amministratori delegati di partecipate pubbliche non banali ha avuto gli onori del servizio pubico! - io vorrei capire perché non dovrei fare qualcosa per aiutare chi mi fa parlare come il servizio pubico dovrebbe far parlare un rappresentante del popolo...)
(...e se siete d'accordo anche voi che la televisione andrebbe fatta così, mettete un like al video, commentatelo, insomma, create engagement in quel canale YouTube: dobbiamo aiutare chi ci aiuta, il fatto di avere ragione non ci obbliga né a essere scortesi e irriconoscenti né a essere autoreferenziali...)
(...e a proposito del fatto che non bisogna essere irriconoscenti...)
Forse qualcuno ricorderà questo dibattito:
Non ho tempo di riascoltarlo, ma sono sicuro che sarebbe divertente e istruttivo. Bei tempi quelli in cui potevo "dibattere". Ora devo fare emendamenti, come questo:
(...premesso che non sarà facile che passi, la difficoltà maggiore non credo sarà ex ante con la Ragioneria, ma ex post con i tanti che "haidatoisoldiaicomunistiiii!111!1!". Voi mettetela come vi pare, ma io sinceramente con comunisti così:
vado molto più d'accordo che con certi ortaggi - e non mi riferisco tanto ar melanzana, soi-disant comunista pure lui, ma al porro...)
giovedì 22 gennaio 2026
Trumponomics
Qui:
ma per diversamente europei, europeisti, e in generale per tutte le altre forme di disagio culturale e/o psichiatrico, qui:
con due commenti.
Il primo è di un nostro amico:
e il secondo è di un mio conoscente:
Oggi tutti parlano del discorso di Trump riferendosi a quanto ha detto a proposito di Groenlandia o di Macron, ma a me pare che la cosa più significativa sia stata questo passaggio:
"But I remember not long ago, 20, 25 years ago, when good news came out about, let's say, the United States: "The United States had a great quarter, the United States had a great month!" all the stocks went up, and that's the way it's supposed to be. Now, when they say the United States had a record quarter, it's unbelievable how well it's doing. All the stocks crash because they say, "Oh no, inflation. Inflation. They're going to raise interest rates." And they do. These some of these stupid people like Powell, they raise interest rates. And what they do is they stop you from being successful. It used to be when we had a great quarter, a great month, great earnings, great anything, any good news, the stock market went up. That's the way it's going to be. We got to do that again because that's the way it should be. Now when we have a great month, they want to kill it. Like we did over 5%, where people were surprised. We should do 20%, we could do 25%.
When we announce good numbers, and the reason is they're so petrified of inflation. And growth doesn't mean inflation. We've had tremendous growth with very low inflation. In fact, growth can fight inflation, proper growth. So, we want to get back to the days when we announce great numbers because we're going to be announcing phenomenal..."
Io credo che possiate cominciare a rendervi conto di quale privilegio sia stato per voi poter accedere a una visione dei fatti economici equilibrata perché fondata sulla migliore dottrina, anziché sugli editoriali di risulta propinatici dai nostri operatori informativi. Immaginate lo shock culturale dei tanti imbecilli che per anni il complesso mediatico-giudiziario ci ha propinato come "economisti", e di quelli che gli sono andati appresso! Sta arrivando, in questi giorni, la risposta ad alcune delle domande che ci siamo posti lungo gli anni, ad esempio qui (quale strada si sceglierà per rientrare da un ammontare di debito fuori scala?) e qui con versione per svantaggiati qui (che cosa sceglieranno gli Usa fra Europa e Unione Europea?).
Compatite i poveri mentecatti che, non avendo il minimo lume di scienza economica, devono rifugiarsi a tentoni nella narrazione consolatoria di un Trump matto, solo perché non si compiegherebbe all'insigne sapienza di un Oscar Giannino o di un Massimo Giannini (entrambi ferratissimi in economia). Gli "ino", gli "ini", gli "in" sono smarriti, disperati, perché intuiscono che il loro tempo, il tempo dell'eticizzazione favolistica, il tempo dell'economia spiegata ai (e dai) bambini, è terminato.
Il discorso è diventato adulto, fatto di domande chiare e di risposte chiare.
Quale strada si sceglierà per gestire il debito? La crescita, quindi la repressione finanziaria (exit "indipendenza delle banche centrali", sipario). Vedi i commenti di amico e conoscente.
Che cosa sceglieranno gli Stati Uniti fra Europa e Unione Europea? L'Europa (exit "Unione Europea", sipario). Vedi le linee strategiche pubblicate a dicembre (su cui andrà fatto un approfondimento: non sentitevi trascurati ma è periodo piuttosto intenso).
Le cose vanno quindi nella direzione che da tempo qui vi è stata indicata e voi non sarete sorpresi. Proprio per questo bisognerà ricordare alcuni dati di fatto, che sommessamente elencherò affinché moderiate i nostri entusiasmi.
Primo, una risposta può essere chiara senza per questo essere meno ipocrita. Nelle linee strategiche si parla di Stati nazionali e di superamento della globalizzazione, ma... sulla libertà dei movimenti dei suoi capitali ovviamente Trump è molto conservativo! Mi pregio di ribadire qui una cosa che ho detto inascoltato tempo fa: Ciamp non necessariamente è uno di noi! Non basta dire il fatto suo a una politica di provincia come la Kallas per indicare una volontà concreta e determinata di porre termine alla spirale depressionaria e debitogena della terza globalizzazione!
Secondo, Trump non è per sempre (purtroppo), e Roma non fu né fatta, né disfatta in un giorno. Se anche il percorso intrapreso fosse quello giusto, la possibilità di intravvedere dei cambiamenti è strettamente connessa alla capacità di Trump di crearsi una successione credibile che sappia tenere la barra. Storicamente, i leader che ci sono riusciti sono pochi, e se usciamo dal periodo storico in cui questo compito era confidato alla lotteria della genetica (la monarchia funzionava così...), forse nessuno. Speriamo bene!
Terzo, Trump non è gli Stati Uniti, e gli Stati Uniti non sono Trump (altrimenti nella sua seconda campagna presidenziale non avrebbe subito almeno due attentati). Quindi bisogna fare attenzione, essendo un vaso di coccio, a sbilanciarsi verso chi maneggia in questo momento il vaso di acciaio.
Sono cose ovvie per voi più che per me, me ne rendo conto. Molto meno ovvio, e di questo dobbiamo effettivamente rallegrarci, che in un contesto come quello di Davos arrivino, in modo assolutamente indipendente, le stesse idee che abbiamo tante volte discusso qui. I tempi maturano, che lo si voglia o no. Chi ha avuto saldezza d'animo e di mente si toglierà tante soddisfazioni.
Per tutti gli altri, c'è Mark O'Ryzzo...
martedì 20 gennaio 2026
Comunicazione di servizio
Molto brevemente (ho vostri commenti in sospeso nei post precedenti, mi scuso, sto dando più corda alle fabbriche del disagio - cloaca e facciabuco - ma voi siete sempre nel mio cuore), solo per dirvi che c'è una discreta probabilità (90%) che al prossimo #goofy, che si svolgerà il 7 e 8 novembre prossimi, venga presentata la riedizione/ristampa del Tramonto. Si parva licet, non credo che se avessimo ancora con noi Omero, l'uomo che ha reso inutili i successivi tre millenni di letteratura occidentale, penserebbe a una riedizione dell'Iliade. I classici si ristampano, non si rieditano, nemmeno quando l'autore è vivo, come sono io nel mio infimo. Quello che si fa, eventualmente, è corredarli di un apparato critico, e così sarà fatto. Abbiamo anche pronto il claim per il lancio... ma non è quello che pensate voi!
E ora scusatemi, devo prepararmi per l'Aria che tira ma soprattutto per il convegno di Roccasondoli o Riviraso che dir si voglia (da venerdì a domenica con tutti quanti, io arriverò verosimilmente il giorno prima, e farò due interventi: da solo venerdì pomeriggio a Roccaraso, con il ministro Giorgetti aka Giancarlo il sabato pomeriggio a Rivisondoli). Immagino che a molti di voi piaccia ascoltarmi, altrimenti non sareste qui. Credo sia abbastanza evidente che piace anche a me. Quello che c'è prima (tanto studio, tanto controllo delle fonti, tanto dialogo con gli esperti) è meno piacevole, ma... no pain no gain!
Passo e chiudo!
sabato 17 gennaio 2026
Il punto
...ma voi veramente volete dirmi che se fosse possibile avere un minimo spazio per esprimersi in questo modo nelle emittenti nazionali:
i telespettatori si annoierebbero? Volete veramente dirmi che la rissa e la sopraffazione (in cui comunque me la cavo abbastanza) sono le uniche modalità di informazione concepite in questa un tempo felice provincia dell'impero? A me non pare proprio, ma questo passa il convento romano. Ci rifacciamo, quando capita, sulle emittenti locali.
(...p.s.: ho fatto almeno un errore blu: chi se n'è accorto?...)
Bonus track: 225 anni di debito pubblico
(...il post precedente era un esperimento sociale: volevo vedere che commenti raccoglievo qui, a casa nostra, per compararli con quelli raccolti nelle due fabbriche del disagio. Devo dire che Facciabuco rispetto alla cloaca mi dà la sensazione di essere più verace: il livello è più basso che nella cloaca, ma ci sono meno infiltrazioni. Probabilmente i nostri amici ci spendono di meno perché pensano che sia una piattaforma ormai in fase terminale, ma è proprio la loro disattenzione a rendere Facciabuco interessante. A voi che siete abbonati, e quindi avete un posto in prima fila, mostro una bonus track: quello che si ottiene applicando il metodo di Reinhart e Sbrancia con i dati risalenti fino all'inizio del XIX secolo. Va fatta una precisazione: non tutti i Paesi sono presenti per tutto il campione. Nell'anno 1800 abbiamo solo i dati di Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, cui si aggiunge l'Olanda nel 1814, poi il Portogallo nel 1851, l'Italia nel 1861, eccetera. Questo significa che prima del 1880, quando entrano Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania e altri Stati, la variabilità della serie potrebbe risentire di circostanze fortuite. Esempio: ci si aspetterebbe che con la fine delle guerre napoleoniche il debito cominciasse subito a diminuire, invece aumenta perché... entra nel calcolo l'Olanda con valori sopra la media - 142% del Pil, rispetto a una media degli altri Paesi disponibili attorno all'82%! Ciononostante, la storia descritta da questa serie ha una sua plausibilità e un suo interesse....)
(...devastato dai vostri commenti al grafico precedente, questa volta commento io, che è meglio. La prima lezione è che quando vale veramente la pena di combattere un nemico, per farlo si è anche disposti a indebitarsi! I tre picchi corrispondono alle tre guerre contro Napoleone, contro Hitler, e contro il lavoro. Incidentalmente, notiamo che in due occasioni la stabilità finanziaria è stata messa a rischio per combattere due unificatori dell'Europa. Da questo dovremmo trarre - credo - una lezione accessoria ma forse non meno importante: i progetti imperialistici costano, direttamente o indirettamente, soprattutto quando sono assurdi. Un'altra lezione è che le depressioni non hanno un effetto particolarmente positivo sulla finanza pubblica. Il periodo dal 1873 al 1899 vede in effetti un generalizzato incremento del rapporto debito-Pil, corrispondente alla lunga depressione, che per quanto mi consta è il parallelo storico più calzante col periodo che stiamo vivendo - e questo è uno dei motivi per cui mi avete spesso sentito dire che questa epoca mi ricorda la Belle Époque! Non sorprende quindi che il rapporto debito/Pil cresca anche dal 1929 al 1934, e naturalmente non sorprende, per altri motivi, che cresca durante le guerre mondiali. Ci sono stati periodi in cui il rapporto è stato più alto di oggi, ma livelli simili si sono sempre dimostrati insostenibili e in qualche modo si è rientrati verso livello più contenuti. Le strade percorribili a questo fine le abbiamo elencate più volte, e sono sostanzialmente tre: default esplicito, default implicito - cioè iperinflazione, e regolamentazione del mercato dei capitali, cioè, fra l'altro, abbandono del dogma dell'indipendenza della Banca centrale. Ne parlano diffusamente Reinhart e Sbrancia in un paper che abbiamo citato più e più volte. La povertà culturale dei commenti nelle due cloache è veramente desolante. Dobbiamo evitare di perdere tempo con gli imbecilli, ma dobbiamo anche evitare di cadere nell'autoreferenzialità. Ci sono troppe persone, ancora, che queste cose semplicemente non le sanno, e non le sanno perché non "semo mijoni". Ci vuole discernimento: bisogna silenziare i provocatori e i paraculi, ma al contempo bisogna con delicatezza aprire gli occhi a chi merita di avere una opportunità. Il periodo è complesso e ognuno di noi ha una grande responsabilità. Dobbiamo escludere che la strada sbagliata venga imboccata perché non si sa quale sia quella giusta, o peggio ancora perché si pensa che chi deve decidere non possa non sapere quale sia quella giusta. Questi dati, questi fatti storici, e queste analisi - mi riferisco al grafico e ai link, che voi purtroppo non leggete - molti miei colleghi le ignorano e non gliene se ne può fare una colpa! Un apostolato che non sia petulante e respingente non dico che possa essere risolutivo, ma male non farà. Anche per questo sto ragionando su come ripubblicare l'originale...)
Un grafico, tre lezioni
Poi naturalmente noi, come Marietta nella favola, facciamo scenari, fantastichiamo… e rischiamo di inciampare! Questo grafico contiene molte lezioni. Ve ne evidenzio tre, dalla più alla meno recente:
1) l’ultimo incremento di debito corrisponde alla pandemia (2020), è stato gestito pressoché ovunque con politiche anticicliche (qui da noi ad esempio sospendendo il Patto di stabilità), ed è già stato riassorbito;
2) il penultimo incremento di debito corrisponde alla crisi finanziaria globale (2008), è stato gestito con politiche procicliche (qui da noi Six pack e Fiscal compact) che lo hanno amplificato, e in vent’anni non sarà riassorbito;
3) il debito aveva raggiunto un minimo verso la fine degli anni ‘70, poi si è affermato il dogma dell’indipendenza della banca centrale, con le sue politiche di alti tassi di interesse e quindi la necessità di indebitarsi per ripagare il costo del debito, ed è iniziata una crescita inesorabile.
Il dibattito sulle regole monetarie (indipendenza della Banca centrale) e fiscali (austerità) va fatto considerandone i risultati. In oltre un secolo abbiamo ampi esempi di cosa funzioni e cosa fallisca. Trump non è un pazzo: sta solo difendendo l’occidente (come lo chiama lui) dal default (ovviamente non per idealismo ma per pragmatismo).
Preferiamo l’idealismo delle regole tedesche, o il pragmatismo americano?
mercoledì 14 gennaio 2026
Awakenings (l'indipendenza della Banca centrale)
Ieri su Twitter l'eterno secondo ci ha fatto sapere nientepopodimeno che:
"People think" (cioè "laggente credono", una specie di "noi credevamo", ma più paraculo...) che l'indipendenza della Bce sia un dato di natura, ci ha comunicato l'eterno secondo, mentre secondo lui (!) non lo è.
Ma tu guarda!
Ve lo sareste mai immaginato?
Tutto il Tramonto dell'euro e buona parte di questo blog sono dedicati a smentire questa idea e a illustrare le motivazioni di classe della cosiddetta indipendenza, ma noi siamo di buon cuore e quindi cerchiamo di stupirci (con un piccolo sforzo).
Comunque, proprio perché ne ho scritto tanto, e tanto prima di tanti altri, questa sera di scrivere non mi va, e preferisco che lo facciate voi. Prima di cenare con un nostro amico vi lascio quindi con questa assegnazione: "il candidato illustri in che modo il seguente grafico è collegato a questa improvvisa ondata di risvegli circa il ruolo dell'indipendenza della Banca centrale":
(...dai, che è facile!...)
domenica 11 gennaio 2026
Il pangolino nello spritz: Mercosur e CETA
Il dibattito in merito al Mercosur sta attirando una notevole attenzione. Nelle due fabbriche del disagio ho dichiarato un aspetto che più degli altri suscita la mia perplessità (qui e qui): l'idea che "siccome Trump è tanto cattivo signora mia!" e quindi destabilizza il quadro geopolitico precludendoci (?) l'accesso al mercato Usa, noi si debba andare in giro per il mondo mendicando mercati frusto a frusto, quando al mercato che più ci dovrebbe interessare, quello interno al nostro Paese, abbiamo fatto questo:
come ci siamo detti tre anni or sono (e ricordo che fra i punti C e D ballano 531 miliardi di euro ai prezzi del 2010: hai voglia a vendere Maserati ai narcos!). Intendiamoci bene: credo di essere stato uno dei pochi ad aver detto da subito chiaro e tondo, per smorzare facili entusiasmi (è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo e di solito lo lasciano fare a me) che né Ciamp né Elonio sono "uuuuuuuuuuuuuuuuuno di nooooooooooooooooi!" (ad esempio qui, dove citavo un mio articolo del 2017 che dovremo rispolverare per commentare le "nuove" linee strategiche statunitensi). D'altra parte, pareva che dovesse cadere il mondo per via dei dazzzi, ma la situazione al momento attuale è questa:
Il saldo merci, dopo lo "spike" del primo trimestre determinato dal desiderio degli operatori statunitensi di anticipare le spese nell'attesa di dazi la cui entità veniva magnificata oltre il limite del verosimile dai solerti operatori informativi, è tornato esattamente sulla sua linea di tendenza di lungo periodo (e il saldo servizi prosegue sulla sua tendenza decrescente iniziata nel 2019). Tutta questa urgenza di andare in giro a cercare clienti perché "gli Usa non ci sono più" nei dati non si vede, perché la domanda netta degli Usa c'è ancora. Poi magari sarò superficiale io, ma ripeto: nei dati questa roba non c'è, mentre la distruzione del nostro mercato c'è e come!
Questa banale osservazione ha due risvolti.
Il primo, rovesciando l'argomento, è che a rigor di logica, soprattutto in un periodo di instabilità geopolitica, andare in cerca di mercati di sbocco esteri avrebbe un senso per chi avesse deciso di deprimere ulteriormente il proprio mercato, avesse cioè deciso di andare avanti sulla strada della deflazione salariale come unico strumento per recuperare competitività (tralasciando così la strada più incerta nei tempi ma più solida nei risultati degli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali).
A livello europeo, imboccare questa strada equivale a una duplice confessione:
1) la confessione di voler perseguire, o comunque (e peggio ancora!) di non riuscire a immaginare, un modello di sviluppo diverso da quello impostato sulla deflazione competitiva, assiduamente perseguito e poi imposto ai partner dalla Germania nel secondo dopoguerra, nonostante che questo modello di sviluppo oggi sia deprecato, come sapete, perfino da Draghi.
2) la confessione tanto plateale quanto involontaria del fallimento del progetto europeo, perché nel momento in cui vai in cerca di mercati fuori dall'Unione ammetti che "il più grande successo" (?) del progetto di integrazione europea, il mercato unico, non serve a un accidenti di niente, e questo perché la scommessa europea, come la chiamava Obstfeld, è stata persa: l'aggiunta di una moneta unica a un mercato unico depotenzia quest'ultimo perché obbliga a tagli reciproci di potere d'acquisto fra Stati membri in caso di shock esterno, che quindi non viene assorbito ma amplificato. Questo costo non era poi così chiaro ai "grandi" economisti degli anni '90:
(qui Alesina nella discussion del paper di Obstfeld citato), e di fatto rappresenta uno dei pochi contributi originali che penso di aver dato al dibattito. Era però chiaro a tutti che i benefici erano molto limitati. Sarebbe quindi bastato (e basterebbe) applicare la saggezza popolare: dove non c'è guadagno la remissione è certa!
Il secondo risvolto della mia banale osservazione secondo cui forse dovremmo preoccuparci più del mercato interno (italiano e europeo) che dei mercati altrui è che alla fine, nonostante susciti forti passioni, la preoccupazione per il Mercosur dovrebbe essere relativamente ancillare.
Per chiarirlo, parto dal pangolino nello spritz (la mia personale versione della mucca nel corridoio), cioè da una cosa che tutti dovrebbero notare, ma non mi pare che alcuno stia notando: abbiamo un illustre precedente, che tanto ci ha occupato anche su questo blog (qui trovate i post che lo analizzavano), per il quale sono state investite ingenti risorse in stracciavestismo e in entusiasmo, e che zitto zitto è andato avanti per la sua strada: il CETA.
Possibile che un precedente che tanto ci ha appassionato non abbia nulla da insegnarci?
Se vogliamo imparare qualcosa da questo pangolino, dobbiamo però rapidamente ripassare #lebbasi, che si riassumono così, per punti:
1) le politiche commerciali sono competenza esclusiva dell'Unione ai sensi dell'art. 3 TFUE:
Articolo 31. L'Unione ha competenza esclusiva nei seguenti settori:a) unione doganale;b) definizione delle regole di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno;c) politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l'euro;d) conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della pesca;e) politica commerciale comune.2. L'Unione ha inoltre competenza esclusiva per la conclusione di accordi internazionali allorché tale conclusione è prevista in un atto legislativo dell'Unione o è necessaria per consentirle di esercitare le sue competenze a livello interno o nella misura in cui può incidere su norme comuni o modificarne la portata.
2) in quanto tali sono soggette alla procedura di approvazione dettata dall'art. 218 TFUE (invocato dal terzo comma dell'art. 207 TFUE):
Articolo 218
(ex articolo 300 del TCE)
1. Fatte salve le disposizioni particolari dell'articolo 207, gli accordi tra l'Unione e i paesi terzi o le organizzazioni internazionali sono negoziati e conclusi secondo la procedura seguente.
2. Il Consiglio autorizza l'avvio dei negoziati, definisce le direttive di negoziato, autorizza la firma e conclude gli accordi.
3. La Commissione, o l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza quando l'accordo previsto riguarda esclusivamente o principalmente la politica estera e di sicurezza comune, presenta raccomandazioni al Consiglio, il quale adotta una decisione che autorizza l'avvio dei negoziati e designa, in funzione della materia dell'accordo previsto, il negoziatore o il capo della squadra di negoziato dell'Unione.
4. Il Consiglio può impartire direttive al negoziatore e designare un comitato speciale che deve essere consultato nella conduzione dei negoziati.
5. Il Consiglio, su proposta del negoziatore, adotta una decisione che autorizza la firma dell'accordo e, se del caso, la sua applicazione provvisoria prima dell'entrata in vigore.
6. Il Consiglio, su proposta del negoziatore, adotta una decisione relativa alla conclusione dell'accordo.
Tranne quando l'accordo riguarda esclusivamente la politica estera e di sicurezza comune, il Consiglio adotta la decisione di conclusione dell'accordo:
a) previa approvazione del Parlamento europeo nei casi seguenti:
i) accordi di associazione;
ii) accordo sull'adesione dell'Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
iii) accordi che creano un quadro istituzionale specifico organizzando procedure di cooperazione;
iv) accordi che hanno ripercussioni finanziarie considerevoli per l'Unione;
v) accordi che riguardano settori ai quali si applica la procedura legislativa ordinaria oppure la procedura legislativa speciale qualora sia necessaria l'approvazione del Parlamento europeo.
In caso d'urgenza, il Parlamento europeo e il Consiglio possono concordare un termine per l'approvazione;
b) previa consultazione del Parlamento europeo, negli altri casi. Il Parlamento europeo formula il parere nel termine che il Consiglio può fissare in funzione dell'urgenza. In mancanza di parere entro detto termine, il Consiglio può deliberare.
7. All'atto della conclusione di un accordo, il Consiglio, in deroga ai paragrafi 5, 6 e 9, può abilitare il negoziatore ad approvare a nome dell'Unione le modifiche dell'accordo se quest'ultimo ne prevede l'adozione con una procedura semplificata o da parte di un organo istituito dall'accordo stesso. Il Consiglio correda eventualmente questa abilitazione di condizioni specifiche.
8. Nel corso dell'intera procedura, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.
Tuttavia esso delibera all'unanimità quando l'accordo riguarda un settore per il quale è richiesta l'unanimità per l'adozione di un atto dell'Unione e per gli accordi di associazione e gli accordi di cui all'articolo 212 con gli Stati candidati all'adesione. Il Consiglio delibera all'unanimità anche per l'accordo sull'adesione dell'Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; la decisione sulla conclusione di tale accordo entra in vigore previa approvazione degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali.
9. Il Consiglio, su proposta della Commissione o dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, adotta una decisione sulla sospensione dell'applicazione di un accordo e che stabilisce le posizioni da adottare a nome dell'Unione in un organo istituito da un accordo, se tale organo deve adottare atti che hanno effetti giuridici, fatta eccezione per gli atti che integrano o modificano il quadro istituzionale dell'accordo.
10. Il Parlamento europeo è immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura.
11. Uno Stato membro, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione possono domandare il parere della Corte di giustizia circa la compatibilità di un accordo previsto con i trattati. In caso di parere negativo della Corte, l'accordo previsto non può entrare in vigore, salvo modifiche dello stesso o revisione dei trattati.
in cui vi segnalo i commi 2 (l'accordo è concluso dal Consiglio), 8 (che decide a maggioranza qualificata), e 6 (senza ratifica parlamentare nel caso di accordi commerciali).
3) se un accordo internazionale disciplina anche competenze concorrenti ai sensi dell'art. 4 TFUE (è quindi un accordo cosiddetto "misto") per la sua approvazione è necessaria anche la ratifica dei Parlamenti nazionali.
4) il CETA era un accordo misto, come sancito da questo parere della Corte di giustizia dell'UE, che in particolare definiva questa attribuzione di competenze:
5) un accordo misto può essere applicato in via provvisoria, ovvero per tutte le parti che riguardano le competenze esclusive dell'UE, fino alla ratifica da parte di tutti gli Stati membri.
In particolare, il CETA (pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'UE il 14 gennaio 2017) è stato approvato (e infatti risulta "in force"):ma è applicato in via provvisoria ai sensi del comma 3 dell'articolo 30.7 dello stesso Trattato:
a far data dal 21 settembre 2017 e con le esclusioni previste in questa comunicazione (che riguardano appunto gli art. 8 e 13 su regolamento delle controversie e investimenti finanziari: quindi tutta la parte glifosatoooh, polli lavati con la varecchinaaaah ecc. è in vigore, just so you know...).
Ci siamo fino a qui? Siete a vostro agio con #lebbasi?
Procedo.
Il CETA finora è stato ratificato da 17 Stati membri, come potrete controllare qui, fra cui non c'è l'Italia (ma questo non ci salverebbe, ove fosse necessario, dal glifosato). Quindi, per tutta la parte che attiene alla liberalizzazione degli scambi, all'abbattimento delle tariffe doganali, ad altri aspetti regolatori, il CETA è vivo e lotta contro di noi da 9 anni. E qui arrivo al dunque: in questi nove anni, se avesse determinato un radicale reindirizzamento dei nostri flussi commerciali a nostro vantaggio o a nostro danno probabilmente lo si vedrebbe.
E infatti se prendiamo il grafico del saldo merci e servizi della bilancia dei pagamenti del nostro Paese nei riguardi del Canada balza immediatamente all'occhio quello che in analisi delle serie storiche si definisce con linguaggio tecnico:
un bel cazzo di niente! Il saldo era in espansione nei nove anni dal 2008 al 2017, e resta in espansione nei sette anni successivi fino al 2024, senza allontanarsi dalla sua tendenza, a parte per un visibile scostamento verso il basso durante il COVID, dovuto a un crollo del saldo servizi:a sua volta riconducibile all'azzeramento (con successivo rimbalzo) delle nostre esportazioni di servizi verso il Canada:
(meno turisti a causa del lockdown, mi viene da pensare), e fine lì.
Il CETA? Tamquam non esset.
Insomma, ve lo ridico meglio: il CETA che tanto ci preoccupava è sostanzialmente entrato in vigore nove anni fa, all'epoca nemmeno ce ne accorgemmo, e nove anni dopo... non se ne sono accorti neanche i dati! I benefici in termini di iniezione di domanda per la nostra economia sono impercettibili nei dati, e questa non è una gran sorpresa, perché è quello che si aspettava lo studio di impatto condotto all'epoca (lo trovate qui):
un pari aumento delle esportazioni dell'UE verso il Canada e del Canada verso l'UE, con un aumento del commercio bilaterale lordo (cioè della somma dei flussi), ma un saldo (differenza fra i flussi) sostanzialmente invariato, e quindi nessun apporto di domanda estera netta per noi. In altre parole: lo studio prevedeva che il nostro mercato di sbocco crescesse dell'8% e che noi però acquistassimo l'8% in più dai canadesi (saldo zero), e i grafici ex post ci raccontano che è andata più o meno così.
Capito perché l'argomento "ci servono mercati di sboccoooh!" non mi convince in casi come questo? Perché certo, ogni area deve far contenti i propri imprenditori, ogni imprenditore è contento se gli si apre un mercato, ogni imprenditore percepisce solo il proprio mercato, ma la crescita non è guidata dalle percezioni e dalla legittima soddisfazione dei singoli imprenditori, delle singole Confquesto o Assoquellaltro, bensì, banalmente, dall'aumento della domanda aggregata, di cui la domanda estera netta è una componente determinante (o per lo meno quella che ci si illude di stimolare concludendo accordi commerciali). Se per tanto prosciutto di Parma che vendiamo compriamo tanto sciroppo d'acero, l'effetto sul saldo è nullo e morta lì.
Voglio essere assolutamente scrupoloso e chiarire un punto: è ovvio che questa analisi messa così è semplicistica e che studiosi raffinati come l'amico Salvatici ci potranno dire mirabilia degli effetti granulari sui singoli comparti industriali (e noi annuiremo compunti). Il mio argomentare è (relativamente rozzo) intanto perché devo farmi capire da voi (vi voglio bene!), e poi perché risponde a un argomento a sua volta rozzo, con in più il pregio di essere infondato: quello secondo cui concludere Trattati in giro per il mondo ci serve a trovare sbocchi (che non sono tali dal momento in cui anche noi diventiamo uno sbocco per loro, rivolgendo al di fuori del Paese la nostra spesa, come previsto ex ante e verificato ex post nel caso del CETA)!
Ci siamo anche fino a qui?
Bene, allora, ora che abbiamo visto il pangolino, possiamo toglierlo dallo spritz, aggiungendo un dettaglio.
Anche il Mercosur è un trattato misto, e quindi anche per il Mercosur, in linea di principio, sarebbe prevista una ratifica da parte dei Parlamenti nazionali. Non solo! Anche per il Mercosur gli studi di impatto, che trovate qui, prevedono una roba di questo tipo:
cioè un aumento del Pil dell'Unione dello 0,1% nel lungo periodo (moriremo aspettando il nulla) e, peraltro, un aumento delle nostre importazioni superiore a quello delle nostre esportazioni (quindi già sappiamo di partire battuti).
Nulla di strano, no?
L'attrazione fatale che la signora (diciamo così) Merkel provava per la Cina e per gli accordi di libero scambio muove da un'identica matrice: il desiderio di approvvigionarsi di beni di sussistenza a basso costo presso popolazioni a torto ritenute inferiori e quindi turlupinabili allo scopo di assicurare la sopravvivenza di lavoratori pagati sempre peggio (e salvo poi risvegliarsi turlupinati come è andata con le auto elettriche cinesi). Quindi è chiaro che lo scopo del gioco non è esportare ad alto prezzo, ma importare a vil prezzo, e gli studi di impatto dicono già che sarà così.
Ma allora perché queste cose le dico a voi qui, in questo blog che non esiste e che nessunomila persone leggono ogni giorno?
Perché non potrò dirle mai in aula. E perché so che non potrò dirle mai in aula? Forse perché anche per il Mercosur si pensa di procedere con una applicazione provvisoria limitata alla parte riguardante le competenze esclusive (che poi è la ciccia), rinviando sine die (da pronunciare, ovviamente, sain dai) la ratifica? No, questa volta è diverso: perché il Mercosur è stato diviso in due pilastri, quello commerciale, che passerà senza coinvolgimento parlamentare, e quello "investimenti", dove saremo coinvolti. E che cosa cambia rispetto al procedimento seguito con il CETA? Beh, qualcosa cambia e lo spiega appunto Luca Salvatici nel suo paper. L'applicazione provvisoria infatti in linea di principio può tranquillamente estendersi all'infinito, come sta succedendo in molti casi:
tuttavia in un contesto simile i singoli Stati membri conservano, in linea di principio, un potere di ricatto, teorico e controverso, ma lo conservano:
Lo spacchettamento del Mercosur, avvenuto anch'esso senza che ce ne accorgessimo (non possiamo essere dappertutto, soprattutto se il nostro tempo è assorbito dalla appassionante gestione degli haitraditisti...), serve appunto a evitare questa "potenziale vulnerabilità" degli accordi misti. La si evita dividendoli in due accordi "puri": uno sulle competenze esclusive, e uno sulle concorrenti. Simple comme bonjour, e con questo bel risultato si priva il Parlamento anche del proprio sacrosanto diritto di mugugno (quello su cui voi vi esercitate con estenuante voluttà). In effetti, nel comunicato stampa di dicembre 2024 si parlava già di un accordo articolato su due pilastri, e quello avrebbe dovuto far suonare un campanello d'allarme.
In ogni caso, diffidare sempre del clickbait. Questo indignato "m'ha detto mi cuggino che la Germaggna ha abolito la clausola" non mi pare fondatissimo alla luce di quanto vi ho documentato, proprio perché dopo lo spacchettamento la procedura non prevede più una ratifica parlamentare (che quindi non può essere stata esclusa perché non era prevista). Ma insomma, la materia è sufficientemente complessa e ci può stare che ci si perda (magari mi sono perso io): caso mai, fa ridere che a indinnniarsi sui social per la mancanza di un dibattito parlamentare siano per lo più gli eredi (o i reduci) di quelli della scatoletta di tonno! Non è questo il mondo che volevano, quello in cui i Parlamenti non contano nulla?
Termino con una provocazione: ma siamo proprio sicuri che accordi che fanno così poco bene possano fare così tanto male? Nel caso del CETA, ad esempio, avete evidenze di danni subiti da qualcosa o da qualcuno (oltre all'evidenza dell'irrilevanza macroeconomica e del tempo buttato al cesso preoccupandosi)? Io sinceramente no. Quello però che non sopporto è la filosofia sottostante a questi indirizzi politici, e il fatto che mi venga precluso di discuterla in Parlamento. Ma quest'ultima cosa a voi non credo dia fastidio, un po' perché non esistete, e un po' perché, se esisteste, vi fareste bastare la discussione ampia e documentata che abbiamo potuto fare qui, e che non potremmo fare in nessuna aula di nessun parlamento.