Come si fa a non volervi bene?
Siete prolissi, rompicoglioni, avete il braccino corto, raccogliete nel vostro seno (nonostante tutti i miei sforzi di derattizzazione) una minoranza rumorosa di sciroccati complottisti/movimentodalbassisti/piazzaleloretisti/bombarolisti (esito inevitabile in un paese talmente provinciale - perché talmente colonizzato - che ciò che nel cuore dell'impero
è assoluto mainstream qui appare farneticazione - un meccanismo che Celso
ci ha illustrato limpidissimamente), persistete nella vostra spiacevole abitudine di ungere col vostro sebo l'orlo della mia veste senza dirmi chi siete (dato peraltro paradossale, perché in questa bella famiglia d'erbe e d'animali ci sono anche dei nazzzzionalisti, i quali magari vorrebbero che alla frontiera del loro paese venisse esibito un passaporto, ma non esibiscono alla mia frontiera il loro nome e cognome, cosa più volta da me richiesta. "Chi sei?" "Eh, non importa, io sono solo un lettore". Quante altre volte dovrà succedere? Avrete pur avuto un ufficiale d'anagrafe, se non un padre, che vi ha dato un nome, no? E allora ditelo! Imparatela, orsù, l'educazione, che non è mai troppo tardi. A cosa ci serve essere così tanti se non ci conosciamo fra noi?), insomma: ne avete di ogni, e cominciate visibilmente a seccarmi (va anche detto che la quantità non è amica della qualità, ma sopravvoliamo, altrimenti mi danno dell'elitista da qualche attico di place Vendôme).
Poi, però, penso che se vi trattassi come meritate, chiudendo il blog, mi perderei delle assolute perle come questa:
Fil ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "QED64: "endogenous optimal currency area" de che?":
Volemose bene.
Postato da Fil in Goofynomics alle 12 marzo 2016 23:21
E così il Belgio ha deciso di lottare contro la piaga del turismo sociale...
Come come come? Turismo sociale? Aspetta, dov'è che ho già sentito questa espressione...
Ah, già, ma che stupido! Nel Trattato di Roma, ovviamente:
Vedete? Art. 48 primo comma: "Il turismo sociale all'interno della Comunità è assicurato al più tardi al termine del periodo transitorio" (che, sembra di capire, non è finito).
Ma, sempre in termini di principi generali, di turismo sociale parla anche l'Atto Unico Europeo:
Articolo 8 A, secondo capoverso: "Il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci e il turismo sociale". Bè, certo: "comporta". Nel senso di comporterebbe. Perché se il Trattato di Roma non fosse stato vaniloquio, il turismo sociale sarebbe già stato una realtà. Ma non basta affermare principi, bisogna anche metterli in pratica. Se non lo si fa, non fa nulla. Ci si può limitare a riaffermarli. È il famoso primato del processo sul risultato, caratteristico della cultura politica europea dell'ottimismo totale che Majone depreca, e che a Roma viene riassunta nell'icastica espressione "dimo, famo,...".
E infatti, nel Trattato di Maastricht, riappare il turismo sociale:
all'articolo 3, comma (c): l'abolizione da parte degli stati membri di ostacoli al turismo sociale.
Ma anche qui siamo nella teoria. Per arrivare alla pratica ci vuole Schengen, che rimuove definitivamente gli ostacoli residui:
Ora, non so se è chiaro il messaggio.
Cipolla ci ha spiegato che l'intelligenza è una, mentre le stupidità sono infinite, e ciò di cui ci occupiamo qui lo dimostra ampiamente. Ci sono mille e uno modi di dimostrare la propria stupidità parlando di Europa, ma attenzione: questi infiniti modi di essere stupido hanno un denominatore comune: il "più Europa", che equivale a "più niente" perché un'Europa politica non c'è (c'è la sua caricatura, che ci costa troppi soldi, e che nei fatti è la simpatica combinazione di un comitato di lobbysti, che comanda, e di una casa di riposo dove collocare perché non facciano danni politici trombati o
sindacalisti ex-scomodi - me lo ricordo, quando stava sulle barricate: era il mio primo visiting a Rouen, mentre macellavano la sua fabbrica. Poi ha deposto la tuta blu e indossato il grembiule, rigorosamente rosa).
Una delle articolazioni del "più Europa" è appunto la retorica "Schengen/generazione Erasmus/famoerpopoloeuropeo".
E gnente, alla gente non entra in testa una cosa ovvia: se crei un sistema nel quale muoversi, cioè emigrare, diventa l'unica risposta alla crisi, succede una cosa inaspettata (o no?): che quando ti muovi, vai verso un paese che è anche lui in crisi! Ora, caso strano, i paesi in crisi sono in crisi (sì, lo so che voi lo sapete, ma potrebbe leggerci anche un europeista, quindo non posso saltare alcun passaggio), e quindi capita che siano abitati da persone che devono risolvere i propri problemi, e in quanto tali non sono così aperte e disponibili a risolvere quelli altrui.
Vi sembra strano?
Certo! Lo so! Perché la maggior parte degli "europeisti" viene da fascie sociali che la parola "problema" non sanno cosa significhi! Come si fa a chiedere loro di immedesimarsi? Orsù: un po' di delicatezza...
Qui ci raccontiamo che sono stati i rifugiati a far saltare il sistema. In realtà i rifugiati hanno fatto un enorme favore alle élite irresponsabili che ci governano. Certo, il loro arrivo, peraltro fomentato da una élite tedesca più irresponsabile del solito, ha posto sotto forte tensione la costruzione "europea". Al contempo, però, arrivando in massa, i rifugiati si sono presi la responsabilità di una catastrofe che sarebbe comunque avvenuta, perché hanno accelerato una dinamica comunque preesistente e endogena al sistema che ci siamo dati: un sistema nel quale se c'è un problema in un paese, l'unica soluzione è andarsene (perché il governo non ha alcuno strumento di politica economica a disposizione). Non credo che sia per colpa dei siriani se in Belgio,
in ossequio a una consolidata tradizione locale, ci trattano da terroni, sapete? Non credo sia colpa loro se gli espulsi per turismo sessuale, pardon: sociale, sono aumentati da 8 a 1700 in sette anni. Piccoli numeri, certo. Ma la dinamica è significativa.
Credo che una cosa simile sarebbe successa ugualmente, e che stia succedendo anche altrove, e questo per il semplice fatto che in assenza di completa integrazione dei sistemi previdenziali e di sicurezza sociale (integrazione che
nessuno vuole), semplicemente
non è vero che
nel breve periodo gli immigrati siano un beneficio
per la società. Lo sono per le imprese che li assumono, nella misura in cui riescono a farlo in nero o pagandoli poco.
E nel lungo periodo, lo sapete, no, come va a finire?...
Il Belgio non è in crisi? Bè, tutto è relativo. Intanto, dal 1994 al 2006 è cresciuto a oltre il 2.5% all'anno, e ora cresce un po' sotto l'1.5%. Notate che la sua disoccupazione è fissa all'8%, come quella della Cina al 4%. Chissà come farà il Belgio (come fa la Cina lo so)... Forse c'entra anche il fatto che dall'inizio della crisi il debito pubblico è aumentato di 20 punti di PIL (dall'86% al 106%)?
Non lo so.
Ma in quel gioco al massacro che è la deflazione salariale indotta dal cambio fisso, nessuno, ripeto: nessuno, una volta che arriva uno shock esterno, sta meglio di prima, nemmeno nei paesi forti (e i risultati delle elezioni regionali tedesche di oggi potrebbero darne conferma).
Quindi ora io vorrei sentire il parere dell'onorevole Boldrini: cosa ne pensa di questa Europa che lei ci pone sempre ad esempio, un'Europa che nel momento in cui, secondo logica e teoria economica, i suoi cittadini profittano dell'unica opportunità che essa offre loro, quella di spostarsi cercando di ovviare ai danni che la stessa Europa causa, derubrica la mobilità del lavoro a turismo sociale e la reprime?
Tanto per capirci: se dobbiamo essere servi della gleba, allora ridateci i Valois, che almeno avevano la sana abitudine di tagliare, di tanto in tanto, la testa a qualche governante lussemburghese, categoria che già allora pullulava di mestatori e doppiogiochisti (non risolve il problema, ma è tanto liberatorio...).
Quanto agli amici belgi, preferirei non pronunciarmi, soprattutto ora che sono in Francia, dove di essi si ha quell'alto concetto che, soprattutto negli ultimi tempi, tanto hanno fatto per meritarsi e
confermare.
Questa è l'Europa come la vogliono loro.
Vi saluto dall'Europa come la intendo io.