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giovedì 7 agosto 2025

Meno tre al #goofy: appunti per Marcinelle

Nel liber scriptus in quo totum continetur ne abbiamo già parlato, come qualcuno ricorderà. Parlato di cosa? Ma di Marcinelle, appunto. Domani parteciperò a una commemorazione di quell'evento, uno dei tanti fatti tragici dell'Abruzzo di cui una certa parte politica si è appropriata a dispetto dell'evidenza storica. Lo stesso racconto del Protocollo italo-belga che viene fatto dal più subdolo organo di piddopropaganda non riesce a dar conto in modo completamente coerente delle motivazioni sottostanti al disastro. Se era vero che gli italiani venivano chiamati per fare "i lavori che i belgi non volevano più fare", come mai su 262 vittime il 36% era belga? La verità è che gli italiani venivano chiamati per fare i lavori che i belgi non potevano più fare perché già occupati altrove. L'accordo "minatori-carbone" era un accordo fra un Paese con disoccupazione all'8,8% (l'Italia) e un Paese con disoccupazione all'1,2% (il Belgio). Esattamente come in Italia non c'era lavoro per le persone che emigravano, e non c'era lavoro perché mancavano i capitali (quei capitali che poi sarebbero stati ricostituiti in parte anche con le rimesse degli emigrati), in Belgio non c'erano persone per sostenere lo sforzo produttivo che il Paese stava affrontando.

Nella direzione di questi flussi c'era quindi una logica economica e geopolitica: il lavoro andava dove occorreva, e ci andava per rinsaldare rapporti che il conflitto aveva compromesso, e per contribuire con risorse finanziarie e materie prime alla ripresa del nostro Paese.

Non credo che oggi si possa dire la stessa cosa dei flussi che riguardano il nostro Paese, ma di questo abbiamo già parlato in tante occasioni. Intanto, vi segnalo che fra tre giorni partiranno le prenotazioni per il #goofy: si torna all'antico, alla notte di San Lorenzo. Anche quest'anno impareremo e ci divertiremo. Anticipazioni non ne do: sono pur sempre il deputato del collegio dove riposa quello che si sentì dire:

QVIA VIDISTI ME THOMA CREDIDISTI BEATI QVI NON VIDERVNT ET CREDIDERVNT!

Non sarò certo io a frustrare la vostra aspirazione alla beatitudine!

Ci vediamo domani...

mercoledì 23 marzo 2016

Da Zaventem

(...siamo così tanti, e così europei, che non poteva non esserci uno di noi lì. Per fortuna era dalla parte giusta, oltre i controlli. E a proposito del nostro essere veri europei, e non spregevoli europeisti, notiamo che forse oltre alle vittime c'è qualcun altro che merita rispetto: i belgi, e in particolare le loro forze di sicurezza. Anche qui in Francia hanno provato a sparlarne, ma si son presi delle belle rispostine, perché non è che Molenbeek sia l'unica qasba in Europa. Per capirci, io quando vado a Parigi abito spesso dalle parti di Barbès. E allora piantiamola con questa storia che i belgi sono inetti. Capisco fare l'Europa col terrore: cose così si son sempre viste. Ma farla insultando gli europei, veramente, mi sembra che passi il segno!...)




Caro Alberto,

io c'ero, a Zaventem, stamattina.

E se avessi preso il treno un quarto d'ora dopo probabilmente mi sarei trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Invece ho preso il diretto, ed ero già oltre i controlli di sicurezza.

Ti scrivo perché ho letto le riflessioni del post "Potevamo esserci noi", che condivido, e ho i conati di vomito dopo aver letto questo.

Niente di sorprendente, dirai. Tutto previsto. Chi te lo fa fare di leggere. Vero. E' stato il titolo a attirarmi.

E posso testimoniare che la polizia di questo stato "fallito" stamattina ha fatto un lavoro eccellente.
Che nell'enormità di quel che è successo, a Zaventem, la situazione è stata gestita bene. Che i mezzi d'informazione drammatizzano il racconto. Che le persone sono state curate, guidate e assistite. E hanno reagito senza isterie (sempre nell'enormità di quel che è successo).

E ti garantisco che mi stavo rendendo conto perfettamente di quel che accadeva. I minuti passati dall'ordine di evacuazione all'arrivo al punto di raccolta messo in sicurezza e coperto da tiratori non sono stati brevi. Perché, più che a quel che è stato, pensavo a Fiumicino 1985. O a due cose combinate. Mi sono trovato a camminare scrutando potenziali minacce e possibili ripari, come mi è stato insegnato tanti anni fa e come non mi sarei sinceramente mai immaginato di trovarmi a fare realmente: ovvero con quello stato vigile che non lascia spazio ai pensieri e non fa sentire il freddo, il caldo o la sete.

Poi, si cerca di fare quel che si deve, di aiutare chi si può e di tornare a casa. Verso sera.
Posso testimoniare anche che in questo stato "fallito" ci sono linee di pensiero diverse. Un'anima francese, quella che a Parigi ha reagito come in un film d'azione americano mettendo a ferro e fuoco un quartiere, rischiando di ferire civili e portando a casa solo morti talmente dilaniati che han dovuto identificarli con la prova del dna, dimenticando che i morti diventano eroi, ma non danno informazioni e non collaborano. Un risultato raggiunto facendo tutto, ma proprio tutto il contrario di quello che, sempre tanti anni fa e a un livello senz'altro di infarinatura superficiale, mi è stato insegnato si deve fare in questi casi. Un'anima che finora non si è affermata, salvo in alcune azioni dimostrative (come la chiusura della metropolitana). E un'anima più riflessiva, che con un lavoro paziente (e qualche contrattempo) è riuscita a individuare e arrestare (senza ucciderlo) chi può tornare utile a costruire conoscenza. Ecco, forse non è un caso che le due cose siano collegate. Perché la radicalizzazione dello scontro fa comodo a chi vuol creare scompiglio o ottenere facile consenso. Non a chi vuol risolvere problemi.

A margine, per quanto può servire e in ordine sparso, noto: credo poco alla tesi (espressa anche da alcuni media belgi) che chi sapeva non ha parlato. Va bene tutto, anche la vocazione al martirio. Ma nel momento in cui ti arrestano e sai che sta per succedere qualcosa che accadrà quando tu sei loro e che dopo che sarà accaduto ci sono buone probabilità che prevalga l'anima francese, be', meglio il cianuro; stamattina l'aeroporto era sorvegliato, c'erano diverse pattuglie armate. Più che la settimana scorsa e più o meno come a novembre, durante i giorni caldi. Non è servito, naturalmente. Perché può servire solo per ridurre i danni di una situazione tipo Fiumicino 1985. Contro quel che è successo oggi l'unico rimedio è obbligare a viaggiare senza bagaglio. E magari a torso nudo e scalzi. O i check point all'israeliana, poco adatti però a una situazione in cui non c'è una divisione netta; la storia del divieto di perquisizioni notturne. Vero. Certo. Ma, mi facevano notare (e io concordo) che non è che il divieto impone di presentarsi solo dopo l'alba. Si può essere lì da prima. Si può aspettare, seguire i movimenti. Insomma, sembra un po' un pretesto per far polemica; le schede telefoniche (pochi ne hanno parlato), quelle sì sono (o sono state) un problema: quando ho preso la mia, nessuno mi ha chiesto niente, se non quindici euro. Ora chiedono la carta d'identità elettronica. Se sei residente in Belgio. E se non lo sei?

L'ultima, a scanso equivoci. Non l'ho ancora letta, non l'ho sentita, ma la prevengo: è successo al banco dell'AA.  Un obiettivo simbolico. Una dichiarazione di guerra all'occidente. No: semplicemente il più facile da raggiungere appena usciti dagli ascensori e/o dalle scale mobili. Perché io credo a molto, non a tutto. E tra le cose cui faccio fatica a credere è che nella testa di chi ha deciso di fare una cosa del genere a sè stesso e agli altri ci sia anche spazio per riflettere su come andarsi a mettere nel miglior modo possibile. Anche se nessuno può saperlo.

Un caro saluto e grazie. Il sonno stanotte non arriva. Ma mi sento meno solo.

G.

(...bene. Domani parliamo di qualcos'altro...)

(...altro grande classico: i morti di serie A, e quelli di serie B. Uno dei loro genitori si indignava in televisione, e così mi sono reso conto che anch'io me li ero dimenticati. Sarà anche che ormai ci si abitua in fretta a tutto...)

domenica 13 marzo 2016

Il Belgio contro il turismo sessuale... pardon: sociale.

Come si fa a non volervi bene?

Siete prolissi, rompicoglioni, avete il braccino corto, raccogliete nel vostro seno (nonostante tutti i miei sforzi di derattizzazione) una minoranza rumorosa di sciroccati complottisti/movimentodalbassisti/piazzaleloretisti/bombarolisti (esito inevitabile in un paese talmente provinciale - perché talmente colonizzato - che ciò che nel cuore dell'impero è assoluto mainstream qui appare farneticazione - un meccanismo che Celso ci ha illustrato limpidissimamente), persistete nella vostra spiacevole abitudine di ungere col vostro sebo l'orlo della mia veste senza dirmi chi siete (dato peraltro paradossale, perché in questa bella famiglia d'erbe e d'animali ci sono anche dei nazzzzionalisti, i quali magari vorrebbero che alla frontiera del loro paese venisse esibito un passaporto, ma non esibiscono alla mia frontiera il loro nome e cognome, cosa più volta da me richiesta. "Chi sei?" "Eh, non importa, io sono solo un lettore". Quante altre volte dovrà succedere? Avrete pur avuto un ufficiale d'anagrafe, se non un padre, che vi ha dato un nome, no? E allora ditelo! Imparatela, orsù, l'educazione, che non è mai troppo tardi. A cosa ci serve essere così tanti se non ci conosciamo fra noi?), insomma: ne avete di ogni, e cominciate visibilmente a seccarmi (va anche detto che la quantità non è amica della qualità, ma sopravvoliamo, altrimenti mi danno dell'elitista da qualche attico di place Vendôme).

Poi, però, penso che se vi trattassi come meritate, chiudendo il blog, mi perderei delle assolute perle come questa:

Fil ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "QED64: "endogenous optimal currency area" de che?":

Volemose bene.

Postato da Fil in Goofynomics alle 12 marzo 2016 23:21


E così il Belgio ha deciso di lottare contro la piaga del turismo sociale...

Come come come? Turismo sociale? Aspetta, dov'è che ho già sentito questa espressione...

Ah, già, ma che stupido! Nel Trattato di Roma, ovviamente:


Vedete? Art. 48 primo comma: "Il turismo sociale all'interno della Comunità è assicurato al più tardi al termine del periodo transitorio" (che, sembra di capire, non è finito).

Ma, sempre in termini di principi generali, di turismo sociale parla anche l'Atto Unico Europeo:

Articolo 8 A, secondo capoverso: "Il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci e il turismo sociale". Bè, certo: "comporta". Nel senso di comporterebbe. Perché se il Trattato di Roma non fosse stato vaniloquio, il turismo sociale sarebbe già stato una realtà. Ma non basta affermare principi, bisogna anche metterli in pratica. Se non lo si fa, non fa nulla. Ci si può limitare a riaffermarli. È il famoso primato del processo sul risultato, caratteristico della cultura politica europea dell'ottimismo totale che Majone depreca, e che a Roma viene riassunta nell'icastica espressione "dimo, famo,...".

E infatti, nel Trattato di Maastricht, riappare il turismo sociale:

all'articolo 3, comma (c): l'abolizione da parte degli stati membri di ostacoli al turismo sociale.

Ma anche qui siamo nella teoria. Per arrivare alla pratica ci vuole Schengen, che rimuove definitivamente gli ostacoli residui:


Ora, non so se è chiaro il messaggio.

Cipolla ci ha spiegato che l'intelligenza è una, mentre le stupidità sono infinite, e ciò di cui ci occupiamo qui lo dimostra ampiamente. Ci sono mille e uno modi di dimostrare la propria stupidità parlando di Europa, ma attenzione: questi infiniti modi di essere stupido hanno un denominatore comune: il "più Europa", che equivale a "più niente" perché un'Europa politica non c'è (c'è la sua caricatura, che ci costa troppi soldi, e che nei fatti è la simpatica combinazione di un comitato di lobbysti, che comanda, e di una casa di riposo dove collocare perché non facciano danni politici trombati o sindacalisti ex-scomodi - me lo ricordo, quando stava sulle barricate: era il mio primo visiting a Rouen, mentre macellavano la sua fabbrica. Poi ha deposto la tuta blu e indossato il grembiule, rigorosamente rosa).

Una delle articolazioni del "più Europa" è appunto la retorica "Schengen/generazione Erasmus/famoerpopoloeuropeo". E gnente, alla gente non entra in testa una cosa ovvia: se crei un sistema nel quale muoversi, cioè emigrare, diventa l'unica risposta alla crisi, succede una cosa inaspettata (o no?): che quando ti muovi, vai verso un paese che è anche lui in crisi! Ora, caso strano, i paesi in crisi sono in crisi (sì, lo so che voi lo sapete, ma potrebbe leggerci anche un europeista, quindo non posso saltare alcun passaggio), e quindi capita che siano abitati da persone che devono risolvere i propri problemi, e in quanto tali non sono così aperte e disponibili a risolvere quelli altrui.

Vi sembra strano?

Certo! Lo so! Perché la maggior parte degli "europeisti" viene da fascie sociali che la parola "problema" non sanno cosa significhi! Come si fa a chiedere loro di immedesimarsi? Orsù: un po' di delicatezza...

Qui ci raccontiamo che sono stati i rifugiati a far saltare il sistema. In realtà i rifugiati hanno fatto un enorme favore alle élite irresponsabili che ci governano. Certo, il loro arrivo, peraltro fomentato da una élite tedesca più irresponsabile del solito, ha posto sotto forte tensione la costruzione "europea". Al contempo, però, arrivando in massa, i rifugiati si sono presi la responsabilità di una catastrofe che sarebbe comunque avvenuta, perché hanno accelerato una dinamica comunque preesistente e endogena al sistema che ci siamo dati: un sistema nel quale se c'è un problema in un paese, l'unica soluzione è andarsene (perché il governo non ha alcuno strumento di politica economica a disposizione). Non credo che sia per colpa dei siriani se in Belgio, in ossequio a una consolidata tradizione locale, ci trattano da terroni, sapete? Non credo sia colpa loro se gli espulsi per turismo sessuale, pardon: sociale, sono aumentati da 8 a 1700 in sette anni. Piccoli numeri, certo. Ma la dinamica è significativa.

Credo che una cosa simile sarebbe successa ugualmente, e che stia succedendo anche altrove, e questo per il semplice fatto che in assenza di completa integrazione dei sistemi previdenziali e di sicurezza sociale (integrazione che nessuno vuole), semplicemente non è vero che nel breve periodo gli immigrati siano un beneficio per la società. Lo sono per le imprese che li assumono, nella misura in cui riescono a farlo in nero o pagandoli poco.

E nel lungo periodo, lo sapete, no, come va a finire?...

Il Belgio non è in crisi? Bè, tutto è relativo. Intanto, dal 1994 al 2006 è cresciuto a oltre il 2.5% all'anno, e ora cresce un po' sotto l'1.5%. Notate che la sua disoccupazione è fissa all'8%, come quella della Cina al 4%. Chissà come farà il Belgio (come fa la Cina lo so)... Forse c'entra anche il fatto che dall'inizio della crisi il debito pubblico è aumentato di 20 punti di PIL (dall'86% al 106%)?

Non lo so.

Ma in quel gioco al massacro che è la deflazione salariale indotta dal cambio fisso, nessuno, ripeto: nessuno, una volta che arriva uno shock esterno, sta meglio di prima, nemmeno nei paesi forti (e i risultati delle elezioni regionali tedesche di oggi potrebbero darne conferma).

Quindi ora io vorrei sentire il parere dell'onorevole Boldrini: cosa ne pensa di questa Europa che lei ci pone sempre ad esempio, un'Europa che nel momento in cui, secondo logica e teoria economica, i suoi cittadini profittano dell'unica opportunità che essa offre loro, quella di spostarsi cercando di ovviare ai danni che la stessa Europa causa, derubrica la mobilità del lavoro a turismo sociale e la reprime?

Tanto per capirci: se dobbiamo essere servi della gleba, allora ridateci i Valois, che almeno avevano la sana abitudine di tagliare, di tanto in tanto, la testa a qualche governante lussemburghese, categoria che già allora pullulava di mestatori e doppiogiochisti (non risolve il problema, ma è tanto liberatorio...).

Quanto agli amici belgi, preferirei non pronunciarmi, soprattutto ora che sono in Francia, dove di essi si ha quell'alto concetto che, soprattutto negli ultimi tempi, tanto hanno fatto per meritarsi e confermare.

Questa è l'Europa come la vogliono loro.

Vi saluto dall'Europa come la intendo io.