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lunedì 11 novembre 2024

Il più lurido dei pronomi

E di nuovo si lasciava prendere da un'idea, e levò la voce, rabbiosamente: "Ah! il mondo delle idee! che bel mondo!... ah! l'io, io, tra i mandorli in fiore... poi tra le pere, e le Battistine, e il Giuseppe!... l'io, l'io!... Il più lurido di tutti i pronomi!..."


Tante volte, nel corso di questa nostra lunga avventura, mi è capitato di citarvi queste parole del Gaddus nella Cognizione del dolore (la prima forse qui). Anche da ultimo, un paio d'anni fa, mi sono intrattenuto con voi sui danni di una particolare forma di narcisismo:


e il presupposto del narcisismo è appunto l'io, il più lurido di tutti i pronomi.

Tuttavia, when the facts change, I change my mind, e dopo questo tweet:


non me ne voglia il capitano in congedo, ho rivisto la mia personale classifica: in questo tornante storico, il più lurido dei pronomi non è l'io, ma il noi, per il duplice uso infame e lurido che se ne fa.

C'è il "noi" spersonalizzante, quello in cui i perdenti cercano di diluire la responsabilità delle loro scelte criminali o semplicemente errate, e su questo ci siamo intrattenuti nel post precedente.

Ma c'è anche un "noi" opportunista, quello con cui chi, per narcisismo, non ha mangiato il cucchiaino di merda quotidiano, vuole appropriarsi dei risultati di chi invece si è sottoposto a questa ingrata pratica.

A entrambe le categorie do una triste notizia: circondato dall'affetto dei suoi cari, dopo una lunga carriera al servizio della disinformazione, la prima persona plurale ci ha lasciato.

Noi è morto.

Non c'è nessun noi.

Non c'è mai stato.

Non ci sarà mai.

C'è un io.

Può darsi che ce ne sia più di uno, ma io uno ne conosco. Quello che da una dozzina d'anni qui parla di "fondo salvastati" (qualche volta con esiti paradossali...). E non lo fa perché sia particolarmente bravo, ma per un altro motivo, che dovreste conoscere, visto che io ve ne ho parlato tante volte, e cioè perché:

c'è una lei.

Lidia Undiemi, che in un video che non riesco a trovare, dopo che i fascisti lo hanno tirato giù da YouTube, aveva descritto il problema e che, allarmata, non aveva sentito il bisogno di telefonare a "noi", che forse non è morto perché non era mai nato, ma a io (cioè a me), perché io, cioè Goofynomics, esisteva, ed era la trincea in cui chi voleva resistere sapeva di potersi asserragliare. Del resto, alle vedove inconsolabili del noi ricordo anche che non c'è un noi:

c'è un lui.

Claudio Borghi, che dodici anni fa, dopo che un video altrettanto efficace e coinvolgente lo aveva portato all'attenzione di molti di noi, scrisse non a "noi", ma a io (cioè a me) e lo fece con quello spirito che ancora oggi tutti possiamo apprezzare, uno spirito di coinvolgimento, di abolizione di qualsiasi narcisismo in vista del perseguimento di un obiettivo comune, avendo in mente solo una cosa: l'efficacia dello sforzo intrapreso. E infatti mi scriveva per dirmi che aveva provato a darmi diritto di tribuna, quel diritto di tribuna che naturalmente gli operatori informativi non mi diedero, ma che poi mi presi.

Io.

(...lo stesso Claudio che poco fa mi ha scritto per ricordarmi il consueto emendamento sulle multe ai vaccinati: e sì, lo avevo depositato... ma, ve lo confesso: solo perché me lo aveva già ricordato lui!...)

Quindi, se posso sintetizzare: "noi" un cazzo!

La responsabilità politica è come quella penale: è individuale.

E non nascondiamoci dietro "beh, ma noi volevamo dire che il Paese è andato...".

Il Paese non esiste. Il Paese è dilaniato da una guerra civile che si chiama euro, come abbiamo spiegato più e più volte (e anche qui: non perché siamo fregni noi - cioè io - ma perché abbiamo - cioè ho - letto Keynes), e la parte del Paese che sta faticosamente conquistandosi il sopravvento non l'ha fatto per le virtù di un astratto "noi", ma per il mazzo che ci siamo fatti io, lei, lui, e pochi altri, principalmente avvalendoci di questa infrastruttura.

E tanto per essere chiarissimi: se Matteo Salvini non fosse stato la persona acuta e lungimirante che è (e me ne catafotto di quello che gli operatori informativi vi hanno indotto a pensare di lui), io (non "noi": io!), che me lo meritavo per essermi fatto il culo per dodici anni, sacrificando ogne cosa diletta più caramente, mai e poi mai avrei avuto la meritatissima soddisfazione di schiacciare il tasto rosso sul muso del MES dopo questa dichiarazione di voto:


Matteo Salvini, cioè lui, non "noi".

Perché c'è anche questo strano paradosso, che non so se avete notato: gli adepti (da oggi i vedovi) del "noi" sono anche, spesso e volentieri, i più refrattari e insofferenti alla disciplina di partito.

Tanto, alla fine, se va bene siamo stati "noi", e se va male è perché "la Lega (in subordine: Bagnai) ha tradito!"

Eh, amici cari, sarebbe bello (cioè turpe, infame, inverecondo) se funzionasse così.

Ma non funziona così: fidatevi!

Ve lo dico io.

(...con immutata stima...)

domenica 7 aprile 2024

Il MES e l'OMS

Un paio di giorni fa, affacciandomi alla cloaca nera, mi sono imbattuto casualmente in questo tweet degli amici di RadioRadio, fra i pochi con cui parlo volentieri perché mi hanno dato voce quando non erano costretti a farlo:


Mi è venuto spontaneo commentarlo:


citando un episodio di cui ero stato protagonista, verosimilmente dimenticato da molti dei pochi che lo conobbero all'epoca. Non da tutti, però, tant'è che Sherpa810 mi rispondeva così:


facendomi trasalire: quello che vedevo era un tweet di una mia chat! Com'era possibile?

Era possibile perché il 3 dicembre 2019 Claudio era andato a Omnibus a raccontare, appunto, quello che mi era capitato il 12 giugno di quell'anno, e lo aveva fatto con dovizia di particolari, al punto da fornire alla regia un mio Whatsapp, su mia autorizzazione conferitagli alle 19:13 del giorno prima (come risulta dagli archivi), che ovviamente mi ero dimenticato di avergli dato, e che sarebbe comunque stata superflua. Dell'intuito di Claudio mi fido abbastanza!

La gravità dell'evento però non sconvolse nessuno: i migliori amici dell'uomo (che si vuole informare) non fecero titoloni né allora né dopo per evidenziare che il testo di un Trattato così importante era stato scrupolosamente sottratto al vaglio parlamentare, prima di approvarlo in sede europea, facendo strame di quanto l'ordinamento prevede sulla partecipazione del parlamentari nazionali al processo legislativo europeo, disciplinata dalla cosiddetta "Legge Moavero", e in particolare dal suo articolo 5:


"Il Governo informa tempestivamente" non si traduce con "il Governo ti rinchiude in una stanza con un giovane e brillante consigliere parlamentare degradato al ruolo di bidello durante il tema di italiano delle scuole medie"...

Perfino i giornaletti de l'asinistra, quelli che tanto si erano commossi per le vicende del memorandum greco (approvato come poi qui è stato approvato il PNNR), o del TTIP (sottratto allo scrutinio parlamentare in modalità analoghe a quelle qui applicate alla riforma del MES), non avevano fatto nemmeno "pio" di fronte a cotanta enormità, del tutto ingiustificata. In effetti, quando Alessandro Rivera, un altro dei protagonisti di questa vicenda, in un incontro a margine di una delle mie tante visite al MEF, il primo aprile del 2019, mi aveva opposto l'obbligo di segreto professionale stabilito dall'art. 34 del Trattato, io ancora non sapevo, perché ancora non me lo aveva detto Alessandro Mangia, che me lo avrebbe detto il 7 gennaio del 2020, che per esplicita clausola della dichiarazione interpretativa stipulata in sede di ratifica:


a un parlamentare il segreto non poteva essere opposto!

Che questa cosa non la sapessi io era abbastanza grave: evidentemente non avevo studiato abbastanza. Che non la sapesse Rivera, però, era un po' difficile, o forse no, considerando i tanti "successi" collezionati nella sua carriera di civil servant.

Ma questo è il passato.

Una legge non assistita da sanzioni tranne quelle di tipo politico e reputazionale non è, nei fatti, una legge (non se ne dispiaccia l'ottimo Prof. Moavero Milanesi): praticamente tutti i rapporti fra il nostro Parlamento e il Parlamento europeo avvengono in violazione o disapplicazione di quella legge, senza che si sappia a che santo rivolgersi (alla Corte Costituzionale?... Lasciamo stare...), e quindi possiamo dire che la prassi regna sovrana (e va bene così). La sanzione politica di questa scorrettezza abominevole c'è stata: il voto del 21 dicembre scorso contro la ratifica. Questo conta, e il resto lo lasciamo alle nostre memorie.

Fatto sta che io il passaggio televisivo del 3 dicembre 2019, che peraltro faceva seguito anche a un passaggio parlamentare in cui Claudio, sempre consultandosi con me, mi aveva chiesto (il 29 novembre) di citare l'episodio, me lo ero perso, e questo mi ha dato spunto per rivedere e mettere in sicurezza un po' di cosette.

Ad esempio, la chat in cui quel Whatsapp era stato diffuso. 

Trattasi di uno dei 64 gruppi in comune con Claudio, cui se ne aggiungono almeno altri 37 cui Claudio non partecipa (come lui ne avrà cui non partecipo io), tutti creati per il coordinamento delle attività parlamentari a vario livello (con membri di Governo, senza membri di Governo, con gli alleati, senza gli alleati, circoscritte o non circoscritte agli uffici di Presidenza, circoscritte o non circoscritte a un ramo del Parlamento, congiunte con più Commissioni, dedicate a un particolare provvedimento - ad esempio la legge di bilancio - o a una particolare area tematica, ecc.). E qui sto parlando, ovviamente, della legislatura precedente, dalla quale non tutti i gruppi sono stati ereditati (alcuni sono stati rifatti tenendo conto dei nuovi ruoli e della nuova composizione dei gruppi, altri sono caduti in desuetudine, ecc.). Per dire, e per far capire che cosa fa un "capo dipartimento economia", dei 64 gruppi in comune con Claudio 35 li ho messi su io, 3 lui, e 26 sono stati tirati su da una ventina di altri soggetti vari (otto sono stati creati da membri di Governo, quattro da collaboratori, altri da colleghi parlamentari...). Quando qualcuno rimarca che c'è tanto lavoro che non si vede, ha ragione! E la parte più ingrata ma essenziale del lavoro è coordinare il lavoro degli altri, cosa che si fa prevalentemente per messaggio: il modo più pratico di tenere tutti allineati, di commentare la rassegna stampa, di condividere bozze di documenti, di darsi appuntamenti volanti nei ritagli del tempo di aula, ecc. Sono le tre ore al giorno che passo su Whatsapp di media, a "giocare" col telefonino (secondo i fascisti delle statistiche), spesso per alzare le palle che altri schiacciano: l'uomo macchina vive nell'ombra, e va bene così. Questo, del resto, è uno dei tanti motivi per cui la retorica del "proporzionale puro" con cui "erbobolobuonogiustoesando" eleggerebbe "erijorerappresentanteviscinoarderidorio" non mi convince particolarmente. Un simile meccanismo crea un sistema di incentivi che spinge a fare casino inutile (per avere visibilità sul "deridorio"), non lavoro utile.

Ma di questo parleremo in altre occasioni.

Ho così ripercorso la storia di quel gruppo ristrettissimo (quello che era finito sullo schermo di Omnibus):

scoprendo una cosa che avevo dimenticato: quel gruppo lì, che è ancora oggi il più attivo, era stato creato nel pomeriggio del 12 giugno 2019 in risposta a una condizione di emergenza: sapevamo che Conte si accingeva a approvare una riforma di cui non conoscevamo i contenuti e dovevamo gestire questa situazione incresciosa. Ricordo l'angoscia di quei giorni, la rabbia con cui sperimentavamo l'impossibilità di indirizzare il "nostro" Governo, di assicurare la fedeltà di Conte nelle sedi europee (difficoltà ampiamente esemplificata da questo episodio), l'imbarazzo dei funzionari, lo sforzo per mantenere freddezza di fronte a un dissimulatore pericoloso...

Ecco, nel pensare a quei momenti, alle riunioni nel salottino giallo di Chigi, ai sussurri scambiati in anticamera, allo sconcerto degli alleati, a tante concitate emozioni, al fatto che su quella roba lì, cinque anni fa, avevamo fatto cadere Conte (perché quello che i coglioni chiamano il Papeete in realtà era stato il discorso di Pescara, e dietro quel discorso c'era anche questo episodio, che aveva convinto alla fine, buoni ultimi, anche me e Claudio che si dovesse passare con gli "staccaspinisti", che erano la stragrandissima maggioranza, e direi la totalità dei membri di Governo...), nel pensare a tutto questo mi veniva da fare qualche riflessione sul tempo, sui frutti che porta, e sull'usura che procura.

Partiamo da qui.

Quando, il 21 dicembre dell'anno scorso, intervenni in aula:

restituendo a tanti piccoli Efialte quanto gli dovevo, quando schiacciai la testa del serpente premendo il tasto rosso, non provai quella gioia, quel sentimento di liberazione, che cinque anni prima, se mi fossi potuto immaginare quel momento, avrei pensato di provare. La sensazione era quella nota a chi legge Proust:

Mais tandis que, une heure après son réveil, il donnait des indications au coiffeur pour que sa brosse ne se dérangeât pas en wagon, il repensa à son rêve, il revit, comme il les avait sentis tout près de lui, le teint pâle d'Odette, les joues trop maigres, les traits tirés, les yeux battus, tout ce que – au cours des tendresses successives qui avaient fait de son durable amour pour Odette un long oubli de l'image première qu'il avait reçue d'elle – il avait cessé de remarquer depuis les premiers temps de leur liaison dans lesquels sans doute, pendant qu'il dormait, sa mémoire en avait été chercher la sensation exacte. Et avec cette muflerie intermittente qui reparaissait chez lui dès qu'il n'était plus malheureux et que baissait du même coup le niveau de sa moralité, il s'écria en lui-même : « Dire que j'ai gâché des années de ma vie, que j'ai voulu mourir, que j'ai eu mon plus grand amour, pour une femme qui ne me plaisait pas, qui n'était pas mon genre ! »

Sì, va bene, avevo, avevamo vinto, ma poi? Tante passioni, tanti sforzi, a quale pro?

Nei 1653 giorni passati da quel 12 giugno 2019 avevamo lasciato per strada tanti amici che avrebbero voluto assistere a quel momento: da Antonio a Emanuele (e Marco ce l'ha fatta per un soffio), ma oltre a questi assenti giustificati avevamo perso per strada tanti... non so come definirli: grillini? Imbecilli? Vigliacchi? Sicuramente tanti deboli (di intelletto e di tempra) incapaci di capire che per schiacciare quel tasto il 21 dicembre, al 21 dicembre bisognava arrivarci, e che tante scelte da loro non capite una sola logica avevano: quella di resistere, di tenere la posizione.

Sì, per schiantare il MES (e Draghi) bisognava cuccarsi Draghi: un altro percorso non c'era, e se chi non lo capiva ex ante era giustificato, perché ex ante anche noi abbiamo avuto tanti dubbi e tante esitazioni, chi non vuole capirlo ex post è solo uno spregevole elminto. E la tristezza, in questo caso, non è tanto nell'aver perso per strada una simile viscida zavorra, quanto nel non essersi accorti di averla caricata a bordo, nell'essersi illusi di aver aggregato, parlando con razionalità e sincerità fin da quando avevo tutto da perdere nel farlo, persone ugualmente razionali e sincere. Non era così. Le contumelie degli sciocchi una certa usura l'avevano provocata. Era, più che altro, il dispiacere di non poter condividere il raggiungimento di un obiettivo anche con chi apparentemente lo aveva condiviso, ma non era arrivato, con la sua testa, a condividere i mezzi per conseguirlo. Questi mezzi non li avevamo scelti noi! Con una Lega al 40% le cose sarebbero andate in modo diverso, ovviamente. Questi mezzi li avevate largamente scelti voi, e c'era qualcosa di ingiusto, e anche di logorante, nel fatto che veniste a rinfacciarceli. Tanto per essere chiari, se avessimo lasciato libera di operare in Italia la maggioranza Ursula, anche la riforma del MES sarebbe passata subito in carrozza.

Usura, quindi, e incapacità di godersi, sia pure per un attimo, a livello emotivo, l'obiettivo raggiunto.

Certo.

Ma intanto l'obiettivo era raggiunto, e questo ci diceva che 1653 giorni dopo non eravamo nella stessa condizione di 1653 giorni prima: avevamo portato a casa, scegliendo l'unico percorso che la SStoria ci aveva reso praticabile, un obiettivo che voi ci avevate chiesto di portare a casa. Vi avevamo dimostrato che votare, e aspettare, serve. Anche perché, per dirla tutta, quella storia non era iniziata il 12 giugno del 2019, ma molto prima. La storia della riforma del MES per noi era iniziata con questo scambio di messaggi in un'altra chat di coordinamento con Bruxelles:


(ovviamente messa su dal solito noto), ma la nostra attenzione era molto risalente, risaliva a quella telefonata dal 2012 ("Professòòòòòòre!"), e insomma un po' di lavoro fatto lo trovate qui.

Dodici anni di lavoro per una vittoria di cui non ho potuto gioire quanto avrei immaginato, ma che indica pur sempre un progresso, il che, detto fra noi, mi rende incomprensibile l'atteggiamento di molti che vogliono negare che delle vittorie siano state conseguite, e che si abbandonano allo sconforto e al disfattismo.

Mi veniva anche da fare un'altra riflessione.

Il famoso tweet di Claudio sul MES, pubblicato il 28 giugno del 2023, il 19 luglio, cioè 21 giorni dopo, aveva fatto un milione di visualizzazioni. Il tweet sull'OMS, pubblicato l'11 febbraio di quest'anno, è ancora a un milione oggi, cioè 56 giorni dopo (nella giornata mondiale della salute, peraltro). Insomma, il tema OMS viaggia a metà della velocità. Eppure, ad affacciarsi nella cloaca nera, per un po' sembrava che a nulla teneste più che a difendervi dall'OMS e dalla sua gestione della sanità globale!

Anche da qui, secondo me, ci sono un paio di lezioni da trarre, e sono contrastanti.

La prima è che non bisogna darvi retta: gli strepitanti sono una minoranza, per lo più nella stragrande maggioranza dei casi animata dall'unico desiderio di sottrarci voti, non di risolvere problemi, e quindi meglio non curarsene e non darle guazza. Tanto, se i numeri non ci sono, poi non si vedono: esattamente come non si stanno vedendo sotto al tweet dell'OMS (per carità, un milione è un milione, ma se hai molti follower e tieni fissato un post prima o poi ci arrivi:


Il punto è in quanto tempo ci arrivi: se ci sono numeri ci arrivi in fretta, come nel caso del MES, se invece i numeri sembra che ci siano, ma non ci sono, perché gli strepitanti sono i soliti quattro gatti per di più nemici, non ci arrivi in fretta).

La seconda è che bisogna darvi retta, bisogna dedicarvi tempo. La riforma MES riguarda il vostro portafogli, ed è una cosa abbastanza esoterica (single limb CACS, maggioranze qualificate, capitale sottoscritto e versato, SRF backstop: siete sicuri di sapere tutti di che cosa stiamo parlando?). L'OMS riguarda la vostra pelle ed è una cosa abbastanza esplicita: "al prossimo starnuto vi chiudiamo in casa e buttiamo la chiave" (banalizzo, ma insomma ci siamo capiti: lockdown è parola più intelligibile di backstop). Ci siamo spesso chiesti perché la riforma del MES catalizzasse tanta attenzione. Non ci siamo ancora chiesti, forse lo faremo domani dopo aver letto questo post, perché l'OMS, che in fondo è un pericolo più grave ma anche più arginabile (dato che non riscontra a livello mondiale l'unanimità che il MES aveva riscontrato a livello europeo) non riesce a mobilitare altrettanta attenzione, per di più in un pubblico che dovrebbe essere galvanizzato dal fatto di aver appena conseguito una vittoria importante, quella sul MES (ma galvanizzato non è: lo dimostrano i numeri del #midterm e quelli del tweet OMS). Credo che la risposta sia, appunto, che bisogna darvi retta, che bisogna dedicarvi tempo. Dietro al tweet sul MES c'erano oltre dieci anni di lavoro, fatto in particolare qui, in tante discussioni, poi in tutti gli incontri organizzati da a/simmetrie, in infiniti nostri incontri pubblici in giro per l'Italia. Il tema OMS nasce su Twitter, un Goofynomics sanitario non c'è (ci sono tanti bravi ragazzi, ma...), il lavoro sottostante in termini divulgativi è quindi relativamente inferiore, al di là degli strepiti di qualche Erinni strepitante spesso sul nulla... sul nulla e dal nulla nasce il nulla, o almeno il poco. E questa forse è un'altra spiegazione del perché certi temi appassionino più di altri: perché hanno radici più lunghe.

Ma forse ce n'è un'altra ancora: quello che ci ha riuniti qui è stata la coscienza di quanto fossero pericolose, oltre che odiose, le istituzioni europee, e il MES appartiene al loro infausto novero. Non è stato semplice, ahimè, forse perché ci si è investito poco (io ci ho scritto un libro e qualche post, ma evidentemente il core business era un altro) trasmettere la consapevolezza che il problema è un pochino più ampio, che le istituzioni che esercitano un potere invasivo sulle nostre vite, tanto più difficilmente arginabile quanto più indiretto e sottile, sono tutte quelle della globalizzazione, e quindi l'OMS, ma anche l'OCSE (che tanto ha da dire e consigliare ad esempio sui nostri figli o sulle nostre pensioni), l'IEA (che tanto ha da dire sul nuovo feticcio della sinistra, il clima), ecc.

Per ritornare a essere arbitri del nostro destino è tanto necessario liberarsi dal cappio europeo quanto dalla rete di questo soft power. Senz'altro un vaste programme, non lo discuto. Ma se siamo riusciti a liberarci del MES, potremmo anche liberarci dall'OMS. Le condizioni sono due: crederci, ed essere presenti.

Per questo motivo, chi ancora non l'ha fatto vada a sostenere il tweet di Claudio, e si ricordi che al #midterm c'è ancora posto: sta a voi dare il segnale, e il primo errore da non fare è pensare che "tanto lo darà un altro".

domenica 24 dicembre 2023

L'impresa del MES

Scusate se vi ho trascurato: ultimamente capita spesso, ma questa volta credo che, più di altre, possiate capirne e apprezzarne i motivi.

Come ricordo di avervi detto in una diretta, che cosa avrei votato io lo sapevo da dodici anni, che cosa avremmo votato noi da alcuni mesi, come avremmo coinvolto gli altri, per evitare che il nostro voto restasse uno sterile atto di testimonianza, da poche settimane, e attraverso quale percorso parlamentare  si sarebbe venuti al dunque, per evitare le imboscate di amici e nemici, da pochi giorni. Queste poche settimane e questi pochi giorni sono stati particolarmente intensi, come immaginate. Aggiungiamoci il fatto che invece di poter riposare sull'esperienza di Riccardo Molinari, per un felice accidente del destino, il 21 dicembre del 2023 ero alla mia prima esperienza di capogruppo, a causa dell'assenza di Riccardo, del suo vicario Iezzi, e del vicecapogruppo decano Bruzzone. Per questo incombeva a me comunicare la linea del partito ai colleghi, anche quelli impegnati in Commissione, cosa che agli operatori informativi è sembrata particolarmente significativa, ma era un mero accidente tecnico. La decisione era stata, come deve essere, collegiale, e non devo certo spiegarvi che le cose stanno esattamente al contrario di come gli operatori informativi le riportano (soffrirebbero troppo nel sapere di essersi fatti trollare alla stragrandissima da un loro beniamino...).

Una votazione così delicata, sotto Natale, aveva le sue incertezze, non per altro, ma perché fra impegni politici sul territorio e congedi autorizzati (fra cui quelli per malattia, perché l'influenza gira e chi è esposto al pubblico se la prende) al gruppo mancavano sedici parlamentari. Capirete che non si poteva nemmeno fare una chiamata alle armi, neanche nelle nostre chat interne! Per i motivi che vi ho esposto in una delle ultime dirette, questa:

non era da escludere, in linea di principio, che se si fosse insistito sul messaggio di essere assolutamente in aula (che comunque era già stato dato due giorni prima), magari spiegando perché, qualcuno avrebbe potuto trasferire la notizia a qualche operatore informativo. Meglio non indurre nessuno in tentazione e compattare i ranghi in segretezza e senza particolare enfasi.

Per fortuna potevo contare su due piloni della mischia come Edoardo Ziello e Simona Bordonali, i delegati d'aula. Loro mi hanno aiutato a recuperare alcune delle pecorelle smarrite, e a tenere sott'occhio il pallottoliere, almeno fino a quando la sparata di un invasato dalla voce chioccia, di cui non capivo bene che cosa volesse, ma di cui ricordo bene come ha agito (nella stanza in cui nacque la logigadibaggheddo, che è quella di Chigi angolo via del Corso, eravamo in tre e uno ero io), ci ha finalmente fatto intuire che comunque i numeri li avremmo avuti (cosa che, a dire il vero, il perfido Borghi sosteneva dal giorno precedente: uno dei tanti motivi per i quali ero inquietamente tranquillo).

Bene così.

Ora i biglietti di auguri sono stati spediti (solo 499, perché mi sono dimenticato quello per Pierre Gramegna: rimedierò il 27), i regali scartati, i mittenti ringraziati, il brodo e il ragù sono sul fuoco, la cucina è in ordine (ovviamente la moglie qualcosa di cui lamentarsi lo trova: "Stai scrivendo il post di Natale?" Ma basta passare da Gramegna a Gramuglia per comporre i dissidi), ora che tutto (o quasi) è a posto, insomma, posso tornare qui, nell'infrastruttura del Dibattito, nel blog che non c'è della community che non esiste, ma cui, per fortuna, Claudio con grande intelligenza tattica ha dato visibilità al momento giusto (perché sì, va detto e ricordato: dodici anni di lavoro non sarebbero serviti a nulla se non fossero stati resi visibili al momento giusto, a riconferma del fatto che avere ragione e sapere la "verità" non serve a nulla, di per sé...), posso tornare, dicevo, per mettere qualche puntino sulle "i", per aiutarvi a capire che cosa troverete nell'imballo del regalo che non c'è: il MES, che qualcuno vi avrebbe voluto far trovare sotto l'albero, e che qualcun altro (credo sappiate chi, altrimenti non sareste nei paraggi) ha fatto scomparire.

La disfatta dei disfattisti (aka #ppdm)

Una cosa è certa: dopo il voto del 21 dicembre 2023 i disfattisti non hanno più scuse, e soprattutto non hanno dignità di interlocutori. Le cose stanno esattamente come dice l'Avicenniano:


La convergenza della narrazione zerovirgolista con quella mainstream non deve stupirci: sappiamo riconoscere un gatekeeper quando ne incontriamo uno!

Fu esattamente questo a consentirci ad esempio di intuire che i 5 Stelle non potevano costruire un'alternativa credibile al sistema (ve lo spiegai il 30 luglio del 2012, prendendomi bordate di insulti),  che fatalmente si sarebbero alleati con il PD (ve lo prefigurai il 6 settembre del 2016, nell'incredulità generale), e che questo snodo avrebbe esposto il Paese a un serio rischio: e infatti, dopo il Governo giallorosso, arrivò Draghi!

Ora, alcuni #ppdm li conosco personalmente: so quanto valgono (poco), e sarei sinceramente stupito, e anche un po' infastidito, se apprendessi che qualcuno li ha comprati! Ma so che non è così: non funziona così (è questo che, nonostante più di un decennio di sforzi, non riesco a farvi capire). Comprare certa roba non è necessario: non lo è nell'infimo, come in questi casi, né nel meno infimo (pensiamo ad esempio a tutto il mondo degli operatori informativi). Il problema non sono quasi mai le intenzionalità soggettive, genuine o pervertite da moventi venali, delle persone. Il problema sono quasi sempre le dinamiche oggettive, come ad esempio quella che porta gli operatori informativi a diffondere informazioni di qualità scarsa perché solo chi non ha informazioni qualificate ha un incentivo a darsi importanza diffondendo il poco che sa. Quanto ai disfattisti e ai loro partituncoli insulsi, i cui manifesti sono costruiti col copia e incolla dei miei post di undici anni fa, essi sono oggettivamente dalla parte del PD, perché oggettivamente rosicchiano i voti dei più deboli o dei più opportunisti fra i nostri potenziali elettori, aprendo spazio all'elezione di parlamentari piddini. Lo abbiamo visto succedere e sì, le cose stanno come dice Samuele. Hanno molta paura e il loro giochino è chiaro: attirare verso "liste civetta" più o meno allettanti, con lo specchietto per le allodole dell'antipolitica, il maggior numero di voti per sottrarli all'unica forza politica in qualche modo rivoluzionaria, per il semplice fatto che ha coinvolto chi ha capito e vi ha fatto capire come stanno le cose: Antonio, Claudio, Marco, e naturalmente il "gestore dell'infrastruttura" (io).

Ora, fino a prima del 21 dicembre a questa linea argomentativa si poteva opporre il becero argomento del "fate solo chiacchiere, sicceroio..."!

Ma il 21 dicembre abbiamo schiantato, con le nostre "chiacchiere", cioè col nostro lavoro di coinvolgimento culturale e quindi politico, una riforma che tutti ritenevano ormai ineluttabile, e soprattutto, al di là del merito (rilevantissimo) del provvedimento, abbiamo dato plastica evidenza a un essenziale problema di metodo: si può dire di no!


Finalmente trovavano sbocco concreto le parole che avevo sentito, tanto tempo addietro, da un funzionario di Bruxelles: "Qui c'è solo una cosa che li tenga in rispetto: un Parlamento con una maggioranza solida che gli voti contro!"

Quindi ora gli zerovirgolisti del "eh, ma loro fanno solo chiacchiere, sicceroio sì che gliela facevo vedere!" sono morti, rasi al suolo da un doppio controfattuale: al più consueto ("Dimmi, cocco di mamma, com'è che visto che sei così bravo lì non ci sei tu, ma ci sono io?") se n'è aggiunto un secondo, tombale ("Amoruccio di papà, e come avresti raggiunto la maggioranza prescritta con i tuoi quattro parlamentari in croce?").

Morti.

Spiace, ma la vostra unica speranza siamo noi, e chi ci ha coinvolti, ovvero l'impresentabile Salveenee. I presentabili vi avrebbero volentieri venduti: dovrete fare con quello che avete. Teneteci (stavo scrivendo "temeteci") da conto, e sosteneteci, perché da oggi per i disfattisti c'è solo l'alzo zero.

Il tempo e le opere

Non per questo non voglio entrare nel merito delle scemenze particolarmente en vogue nella corte dei miracoli dei trombati non trombanti, degli intellettuali non pensanti, dei capipopolo senza popolo, insomma: dei #ppdm!

Il primo, francamente, è ridicolo: l'idea che "eh, ma poi dopo le elezioni europee ce lo ripresenteranno e allora lo voterete!" Di tutti i modi per dimostrare che non si capisce di cosa si stia parlando questo è il più degradante per chi vi indulge. Dopo le elezioni europee ci saranno intanto da costituire i gruppi parlamentari, operazione non scontata i cui dettagli sono esposti qui (almeno 25 parlamentari eletti in almeno un quarto degli Stati membri, ecc.: insomma, un bel sudoku). Poi bisognerà votare per il Presidente della Commissione, e ci sarà quindi da vedere chi voterà per la fallimentare von der Leyen, e che strada seguirà per giustificarlo ai propri elettori. Poi ci saranno da scegliere i Commissari Europei, che dovranno avere il gradimento delle Commissioni. Poi ci sarà da votare la fiducia alla nuova Commissione. Poi arriverà l'estate, e poi la legge di bilancio. E voi credete veramente che una Commissione neoeletta si metta a insistere, quand'anche fosse tecnicamente possibile, su un tema su cui una Commissione così autorevole (come ci viene raccontata) sta ancora raccogliendo i denti da terra, dopo lo sberlone che ha preso? Suvvia, cari: significa non capire come va il mondo, e significa anche non leggere Goofynomics. Il MES, fra tanti difetti, ha almeno il pregio dell'inutilità. Per questo i mercati non ne piangono la mancata riforma e non ne piangeranno la liquidazione: perché la gente di mercato è gente pratica, gente che sa come stanno le cose. Ove scoppi una vera crisi, l'unico meccanismo di stabilità è quello dotato di potenza di fuoco illimitata, quello che esiste in ogni Paese civile, e quello che quando le cose si mettono male siamo costretti a usare anche qui: la Banca Centrale (vi ho spiegato qui, al punto 3, che questa consapevolezza è chiaramente espressa anche dalle istituzioni europee). Il MES era solo uno strumento per imporre condizioni alle politiche economiche nazionali, ma anche in quello è superato: ora c'è il PNRR. Quindi, sinceramente, anche basta scemenze, no!?

Poi c'è l'altra linea argomentativa dei "sicceroi", gli eroi del "sicceroio": "Eh, ma avete venduto il Paese accettando una riforma del Patto di stabilità molto penalizzante, sarebbe stato meglio barattare la riforma del MES in cambio di regole di bilancio meno penalizzanti! Sicceroio...". Meglio mi sento! Partirei dal presupposto che qualsiasi regola, che l'esistenza stessa della nozione di regola, è di per sé disturbante, è un fallimento della ragione e della politica. Un fallimento della ragione, perché il dibattito scientifico su "rules vs. discretion" è un dibattito antico, molto anni Settanta, un dibattito che oggi fa un po' sorridere, come farebbero sorridere, fuori da un cosplay, i pantaloni a zampa d'elefante, e che comunque non ha raggiunto conclusioni definitive. Un fallimento della politica, perché tutta la solfa sulle regole si riconduce sostanzialmente a un punto: la diffidenza degli elettorati del Nord verso gli altri popoli europei. Sulla base di questa pretesa differenza ontologica, che ha radici culturali lunghe e risalenti, è naturalmente impossibile costruire alcunché di solido. Finché qualcuno chiederà regole, per il fatto stesso che le starà chiedendo, avremo quindi la certezza che il progetto europeo sia di corto respiro, e questo in modo assolutamente indipendente e preliminare rispetto alla qualità delle stesse regole (cui aggiungerei per completezza anche l'altra parola totem: le riforme), e quand'anche la regola propugnata fosse "fate come vi pare!" e la riforma auspicata "siate voi stessi!"

Ma capisco che questa sembra filosofia, e quindi vado sul concreto. Non dovete spiegare a noi che queste regole sono penalizzanti per l'Italia (e per altri Paesi), o almeno tali sembrano a questo stadio del negoziato (ci deve ancora essere un trilogo, ecc. ecc.: se volete fare gli informati, informatevi!). C'è però un dettaglio che mi pare sfugga a molti. L'alternativa era scegliere fra una minaccia concreta e immediata e una minaccia eventuale e differita. La riforma del MES dava elementi per un attacco immediato al debito pubblico italiano, come sapete (i dettagli sono qui, ma in sintesi: nel nuovo MES la ristrutturazione del debito pubblico italiano era più agevole, i mercati lo sapevano e avrebbero cominciato a scaricare i nostri titoli, ci sarebbe voluto molto poco a innescare un attacco). Le nuove regole vedremo cosa saranno quando entreranno in vigore. La nostra manovra 2024 è a prova di regole vecchie e nuove (non capisco chi parla di manovrina estiva, sinceramente: ma sbaglierò certamente io...), poi ci saranno le elezioni, poi vedremo. Sono stati i francesi a chiedere un periodo di "grazia" di quattro anni, in un disperato tentativo di Macron di non farsi radere al suolo a scadenza, considerando che la situazione dei loro fondamentali è pessima e quindi anche a loro dovrebbero applicarsi misure restrittive. A scadenza naturale Macron sarà raso al suolo ugualmente, ma intanto noi possiamo tirare avanti. Sicceravate voi, lo so, avremmo traslocato tutti in cima al Paradiso terrestre. Siccome c'eravamo noi, abbiamo fatto quello che si poteva, e credo che per il momento sarà abbastanza.

Le inqualificabili scemenze sul fatto che ora le trattative sarebbero più difficili non vorrei nemmeno commentarle: è solo facendosi rispettare che si ottiene il rispetto. La naturale inclinazione del PD verso la flessione a novanta gradi non ha portato alcun beneficio tangibile al Paese, che io ricordi. Se avete ricordi diversi, potete correggermi nei commenti.

Import-export

Come ho chiarito a Radio Cusano:

non è su questi controfattuali insulsi che bisogna soffermare l'attenzione, ma sull'interazione fra la geografia politica del Parlamento europeo e di quello italiano. Il Governo Draghi era stato un tentativo di importare in Italia lo schema Ursula. Quello che il PD voleva (e io lo so perché uno di loro venne mandato a dirmelo, sì, mandato da me, dall'irrilevante parlamentare che nessuno considera... ma di cui non solo i giornalisti hanno timore!) era che noi ci astenessimo sulla fiducia e restassimo fuori. In questo modo FI avrebbe potuto saldarsi senza troppe remore alla sinistra, con un'operazione à la Nazareno, e il PD sarebbe affondato nelle vostre libertà e nei vostri portafogli come una lama calda nel burro. Noi questo lo abbiamo impedito: il tentativo di importazione è fallito quando l'ingresso della Lega ha creato una dialettica fra centrodestra e centrosinistra "di Governo". Ci è costato molto. Alcuni, più avvezzi a misurare il consenso dalla lettura dei quotidiani, questo costo esorbitante non se lo aspettavano. Io sì, con pochi altri in segreteria politica (Siri e Ceccardi, fra quelli che si espressero).  Proprio perché me ne aspettavo i costi prima, sono in grado di vedere con precisione dopo i vantaggi di questa esperienza, perché ci sono stati anche vantaggi. Con FI in maggioranza e noi all'opposizione la riforma del catasto sarebbe passata, e questa non è fantasia né ideologia: sono numeri.

Ora lo schema si è completamente ribaltato: fallito grazie a noi il tentativo di importare la maggioranza Ursula in Italia, vediamo se riuscirà grazie a noi il tentativo di esportare la maggioranza di centrodestra (a tre partiti) in Europa. Non dipenderà solo da quanto succederà qui in Italia, dove è ovvio che le migliori speranze di cambiamento le dà solo chi ha dimostrato di avere, oltre a una ultradecennale capacità di analisi, anche un minimo di capacità politica. Dipenderà anche da quanto succederà negli altri Paesi, dove i nostri alleati all'interno del gruppo ID stanno crescendo nel consenso, mentre altre frange del centrodestra si trovano in maggiore difficoltà. Sappiamo bene che al Governo in Germania c'è un socialdemocratico che un domani passerà alla storia come quello che avrà sbriciolato il proprio partito (segnatevelo, così se non succede potrete rinfacciarmelo). Certo però che fintantoché questo non succede, resta il problema, cui vi ho più volte accennato, dell'estrema difficoltà di un disallineamento fra il colore del Governo nella potenza egemone e quello della Commissione. Un problema che, in quanto emerga con evidenza, avrà almeno il merito di chiarire ai tanti ignari in che mondo siamo: in un mondo in cui tutti gli elettori sono uguali, ma alcuni elettori (quelli tedeschi) sono più uguali degli altri, anche se nel frattempo hanno cambiato idea e oggi voterebbero maggioritariamente AfD!

Chi non vorrebbe vivere in un mondo così?

Sempre meno persone, ritengo.

Sta a noi aiutarle.

Mi avvio a concludere...

Il voto del 21 dicembre 2023 è stato un voto storico. Non si ricordano altri casi di un "no" pronunciato dal Parlamento italiano su materia di simile importanza, né, a dire il vero, su materia di importanza minore, fatti salvi alcuni voti in Commissione XIV, cui le sedi europee rispondono abitualmente con uno sberleffo. Ma di una mancata ratifica non si può non prendere atto.

"MES" è il ventunesimo tag per importanza nel nostro tagcloud, dopo "elezioni" e prima di "ortotteri": tutti i post con tag MES li trovate qui.

Il più vecchio è del 19 dicembre 2015, ed era stato originato da un'intervista di una persona che non voglio nemmeno nominare, avendo ricordato in aula lo spessore della sua etica professionale, a Lars Feld. In quell'intervista Feld affermava che per risolvere la crisi del sistema bancario italiano innescata dalle decisioni della Vestager su Tercas, decisioni poi reputate illegali dai tribunali della UE in due gradi di giudizio, l'Italia avrebbe dovuto attingere al MES (che allora esisteva solo nella versione attuale, non riformata). Vi suggerirei proprio di rileggerlo, quel post.

Ma è da prima, dal 2012, a seguito della fatidica telefonata di Lidia Undiemi ("Professòòòòòòòòre!") che qui ce ne occupiamo, per interrogarci sulla sua funzione nell'architettura dell'Eurozona, come fece Sandro il 12 agosto 2012, per delineare il suo ruolo nel porre le decisioni politiche "al riparo del processo elettorale", come fece Cesare Dal Frate il 24 settembre 2012, per evidenziarne la funzione redistributiva dalla periferia al centro dell'Eurozona, come mi capitò di fare il 27 dicembre del 2012.

Il risultato che abbiamo conseguito abbattendo la sua riforma, sottoponendo al "processo elettorale" un'istituzione che se ne credeva schermata e che nasceva, in fondo, per inibirlo, ha dell'incredibile, se visto con gli occhi di allora. Ieri sera l'algoritmo mi ha portato qui, e, si parva licet, ho visto una logica, o forse un'analogica, in questa casualità. Ma la lezione più importante che traiamo da questo successo è che perché le cose avvengano bisogna crederci.

Qui ci abbiamo creduto, ed è soprattutto per questo che, per una volta, sento di dovervi ringraziare: è un dato oggettivo che senza il vostro sostegno, sul blog, nei social, nelle strette di mano ai nostri convegni, o semplicemente in mezzo alla strada, io per primo non avrei avuto la forza di crederci, di sostenere lo sforzo estenuante che Goofynomics mi è costato, uno sforzo di cui mi rendo conto solo ora, quando constato che per scrivere poche righe leggibili devo profondere un tempo e una concentrazione che mi stupisco di aver avuto in passato (e non mi soffermo sullo sforzo per organizzare la nostra vita in comune, a partire dai #goofy). Certo, nella mia vita precedente scrivere mi procurava piacere, ed è forse per questo che leggermi ne procurava a voi. Me ne procuravano, del resto, anche suonare, o andare in barca a vela. Sono una persona curiosa, e ho, o almeno avevo da meno anziano, un certo talento nell’affrontare nuove sfide. Ma come ho abbandonato la carriera musicale (quella che più mi avvicinava alle verità cui tengo), o quella filosofica (quella che più mi avrebbe avvicinato alla piddinitas), sostanzialmente per aver avuto più curiosità di nuovi orizzonti che fiducia in me stesso, così, se la vostra risposta al grido di dolore lanciato con Goofynomics non fosse stata così immediata e corale, non avrei mai avuto la forza di persistere. Quello che mi ha consentito di andare avanti, di espormi, di mettermi contro la mia professione, di mettermi contro il mio ambiente, maggioritariamente composto di secredenti intellettuali "de sinistra", quello che mi ha consegnato all'imperativo morale di difendere questa trincea, è stato leggere le vostre parole, capire che questa battaglia non era solo mia, e trarne le dovute conseguenze.

Nostra è stata la battaglia, nostra è la vittoria. E ora riposiamoci, perché la guerra non è finita.

Tanti auguri di buon Natale a tutti, e di buone vacanze a chi può farne.

Se Dio vorrà, ci rivedremo per il post di fine anno.

giovedì 20 luglio 2023

Dieci motivi per non ratificare la riforma del MES (edizione illustrata)

Riprendo qui, commentandolo e corredandolo degli appropriati disegnini, il decalogo che Claudio ha fatto su Twitter e che vi invito a leggere, cuorare, rituittare e condividere con qualsiasi mezzo e in qualsiasi sede disponibile, perché un milione di visualizzazioni e migliaia di like sono una cosa che in likecrazia un suo peso ce l'ha.

Va da sé che i ppdm faranno tutt'altro: ma loro giocano un'altra partita (e saranno sconfitti dalla vita anche in quella).


1) Ratificare la riforma significa approvare specificamente tutto il Trattato, comprese le sue parti più assurde, fatte votare da Monti a un distratto Parlamento nell'estate del 2012.

(...la riforma del MES venne approvata il 19 luglio del 2012 con un breve passaggio parlamentare di sei giorni in seconda lettura alla Camera. L'iter lo trovate qui. Il relatore in Commissione fu il presidente Dini, la discussione sostanzialmente inesistente, anche perché resa oggettivamente complessa dal fatto che veniva condotta congiuntamente su tre atti distinti, di cui solo due formalmente collegati: il ddl n. 2914 di ratifica ed esecuzione della Decisione del Consiglio europeo 2011/199/UE che modifica l'articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativamente a un meccanismo di stabilità per gli Stati membri la cui moneta è l'euro, fatta a Bruxelles il 25 marzo 2011; il ddl n. 3239 di ratifica ed esecuzione del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria tra i Paesi dell'UE ad eccezione della Repubblica ceca e del Regno Unito, fatto a Bruxelles il 2 marzo 2012; e il ddl n. 3240 di ratifica ed esecuzione del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (MES), con Allegati, fatto a Bruxelles il 2 febbraio 2012. Il primo era il presupposto del terzo - bisognava modificare il TFUE per dare un minimo di base giuridica al MES, ma il secondo, il Fiscal compact, avrebbe meritato una discussione a parte. Tuttavia, indovinate un po'? Bisognava fare presto!

La Lega votò contro, come risulta dal resoconto sommario, e dallo stenografico, da cui vi offro l'incipit della dichiarazione di voto finale sul MES, contraria:


[il resto lo trovate nello stenografico]. Già queste poche righe evidenziano come in fondo nel dibattito non sia cambiato assolutamente nulla: siamo schiavi del provincialismo denunciato all'epoca da Garavaglia, un provincialismo figlio di una lurida madre, l'ignoranza degli ordini di grandezza, e di un fetente padre, l'odio del PD verso il proprio Paese. Tra l'altro, la confusione e confusionarietà della discussione nascondeva, fra l'altro, il principale problema del Fiscal compact, che non era tanto la sostanza [che come vi ho detto era già incorporata nel Six pack], quanto la forma, questa:


cioè il recepimento in Costituzione del "pareggio" di bilancio, di cui non v'è traccia nella nostra discussione dell'epoca, e che sarebbe stato realizzato successivamente, a dicembre, con la legge 243/2012 [dove il "pareggio" divenne "equilibrio"...]. Dettaglio interessante, uno di voi, Riccardo, dava per fatta a luglio una cosa che invece sarebbe stata fatta a dicembre. Non c'è che dire, ne sapete una più del diavolo... oppure tirate semplicemente a indovinare!...)


2) La riforma del MES peggiora uno strumento già famigerato perché figlio degli interventi di austerità contro la Grecia. I paesi UE vengono divisi fra "buoni" e "cattivi". L'Italia è, guarda caso, fra i cattivi.

(...che cosa i "salvataggi" abbiano fatto alla Grecia lo abbiamo documentato qui:


e non credo ci sia molto da aggiungere: per forza nessuno ha voluto "er MES pandemico"! Di una cosa che ti porta dalla quart'ultima all'ultima posizione nella graduatoria del reddito pro capite come minimo puoi pensare che porti sfiga! Viceversa, per apprezzare la simpatica innovazione consistente nella divisione in buoni e cattivi dei Paesi potenziali destinatari può esservi utile consultare il testo a fronte del Trattato riformato - una chicca per intenditori, riservata ai lettori del blog che non c'è. Il punto rilevante è questo: 


cioè il testo riformato del primo comma dell'art. 14, laddove stabilisce, per l'accesso all'assistenza finanziaria precauzionale, il rispetto di requisiti di ammissibilità, che vengono poi successivamente dettagliati nell'appendice:


dove il testo a fronte manca, per la semplice ragione che prima della riforma la divisione fra buoni - quelli che rispettano i parametri di Maastricht - e cattivi non c'era! Si potrebbe argomentare che questa divisione in buoni e cattivi in realtà non riveli intenti maliziosi e offensivi nei riguardi del nostro Paese, in quanto all'interno dei folcloristici parametri di Maastricht ormai sono rimasti in pochi:


e non esattamente i più rilevanti - oltre a essere "cattivi", come i polacchi! Tuttavia, dal mio specifico punto di vista, questo non cambia nulla, ma anzi per un verso rafforza l'argomento, e per un verso è una circostanza laterale. Rafforza l'argomento, perché, prendendo per buona la narrazione autorazzista piddina, se neanche gli Übermenschen ariani riescono a rispettare certi limiti, vuol dire che questi limiti sono palesemente assurdi, e non è su assurdità simili che si può fondare un progetto politico solido. D'altra parte, queste considerazioni sono laterali rispetto al vero problema, che non è erdebbitopubblico, come qui dovreste ormai aver capito, ma quello privato, cioè la situazione delle banche, e per i salvataggi bancari, come vedremo dettagliatamente, non è richiesto il rispetto 
dei criteri di Maastricht da parte del Paese in cui la banca risiede: quindi la Germania - e la Francia - potrebbero effettivamente salvare le loro banche coi nostri soldi, che poi è lo scopo del loro gioco - e di quello del loro agente locale: il PD...)


3) Il MES potrà intervenire nei salvataggi delle banche (nota bene, non dei risparmiatori perché prima va fatto il bail-in) e non si può decidere di non farlo. Se una grande banca tedesca o francese va in crisi il MES interviene e i soldi degli italiani verranno usati per pagare i suoi creditori.

(...dicevamo appunto! La novità principale della riforma è questa: l'impiego del MES come sostegno [backstop] del Fondo di risoluzione unico. Attenzione: qui la parola chiave non è "sostegno"! Il MES era già uno strumento di sostegno alla stabilità finanziaria dei Governi, cioè, in parole povere, il suo intervento era previsto e codificato sotto forma di prestiti condizionati [come quelli del PNRR] a Paesi che avessero difficoltà a rinnovare il proprio debito pubblico sui mercati. L'innovazione è il sostegno al Fondo di risoluzione unico, e per apprezzarne il significato è indispensabile capire che cosa sia la risoluzione bancaria. Molto in sintesi, la risoluzione bancaria, secondo pilastro dell'unione bancaria disciplinato dalla Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD), cioè dalla Direttiva 2014/59/EU del Parlamento e del Consiglio, è una procedura che disciplina i casi di dissesto bancario prevedendo che la necessaria ricapitalizzazione avvenga a spese dei creditori della banca - e quindi anche dei risparmiatori - secondo un preciso ordine di priorità che parte dagli azionisti e arriva ai depositanti [per i depositi superiori ai 100.000 euro]. Se e solo se queste risorse - cioè i risparmi - non sono sufficienti a ripristinare un livello di capitale accettabile per la prosecuzione dell'attività, la banca può attingere al Fondo di risoluzione unico o SRF [Single Resolution Fund], amministrato da un Comitato di risoluzione unico [Single Resolution Board], in questo momento diretto da un francese, Dominique Laboureix. Il fondo è stato costituito con contributi del settore bancario lungo un periodo di otto anni terminato appunto quest'anno. Il 7 luglio scorso ha raggiunto la consistenza di 77,6 miliardi di euro. Nonostante le apparenze, alla luce di recenti fatti di cronaca non è una cifra enorme, e questo motiva l'intenzione di affiancarle come meccanismo di "ultima" istanza il MES. Le virgolette però ci stanno: in analogia a quanto sosteneva Garavaglia nel 2013 con riferimento al sostegno al debito pubblico, in realtà anche l'affiancamento del MES al SRF non è risolutivo. L'unico vero salvatore di ultima istanza è la banca centrale. Se dovesse scoppiare una reale crisi sistemica, il ricorso alla BCE sarebbe inevitabile, e questo pone l'oggettivo tema politico di quanti sacrifici imporre a quali risparmiatori prima di fare la cosa giusta. Non sono io a dirlo: è il direttore del SRB al Financial Times:


Come vedete, Laboureix da un lato dice che "nella maggior parte dei casi" può farcela con le sue risorse, ma poi chiede, per assicurare un intervento tempestivo in tutte le possibili circostanze, che la BCE possa intervenire, cosa che nell'attuale ordinamento è impossibile. E, attenzione: non è scritto solo in un'intervista, che, anche se del FT, può travisare o strumentalizzare con la tecnica del "virgolettato" e l'alibi della "sintesi giornalistica". Per inciso, ricordo che il FT è questa roba qui:


cioè roba da commedia all'italiana. Meglio non fidarsene troppo, quindi, ma c
he alla fine in caso di crisi si dovrebbe ricorrere alla Banca centrale, come in ogni Paese civile, è scritto anche in documenti ufficialissimi, come il Rapporto semestrale del Comitato di risoluzione unico all'Eurogruppo, nella cui ultima edizione si legge che:


ovvero che nel caso in cui ci vada di mezzo una GSIB (traduzione: Global Systemically Important Bank, ad esempio Deutsche Bank, o Société générale, ecc.) l'Eurosistema (traduzione: la BCE) dovrebbe intervenire.

Spero che così sia chiaro di che cosa stiamo parlando, e in particolare sia chiaro che stiamo parlando di una cosa che nella migliore delle ipotesi è inutile - perché in ogni caso alla fine deve intervenire la BCE - e che nella peggiore delle ipotesi serve a socializzare, prima dell'intervento della BCE, parte delle perdite di banche altrui. Con questo spiegone preliminare, passiamo a vedere in quali punti del testo riformato questa roba viene messa su. I passaggi principali sono nei considerando 5-bis e 15-ter, e nei (nuovi) articoli Art. 3.2, Art. 5.6 lettera g bis, Art 12 comma 1-bis, Art 18-bis, Art 20 comma 2 e Allegato IV. Gli interventi più corposi sono nel considerando 5.bis, che è interessante perché ci racconta che anche questa malapianta europea ha radici lunghe:



Il considerando 8-bis non ha testo a fronte - perché ovviamente essendo un "bis", cioè una parte aggiuntiva, mancava nel vecchio Trattato - e ci rammenta che la bella idea di utilizzare il MES per il salvataggio delle banche è stata affermata il 29 giugno 2018 al Vertice euro in formato inclusivo. Per farvi capire, io ero Presidente di Commissione finanze da otto (8) giorni, mi stavo occupando di capire quale fosse il mio ruolo e di formare il mio staff, ma naturalmente la macchina andava avanti, la macchina va sempre avanti [e questo è uno dei motivi per cui è essenziale tenere coinvolti i colleghi delle legislature precedenti nei vari uffici di presidenza, e spiace molto che ci sia qualche pdm che polemizza anche su questo: solo con l'esperienza dei colleghi al corrente dei dossier si può sperare di evitare scivoloni pericolosi lungo il piano inclinato europeo: ma nel 2018 non avevamo questo patrimonio di esperienza cui attingere]. Il succo della questione è esposto dall'articolo aggiuntivo 18-bis del Trattato riformato:


Ripeto: è un articolo aggiuntivo (-bis), cioè tutta questa roba nel Trattato originario non c'era, ed è tanta, tantissima roba. Ho voluto darvene evidenza anche tipografica: sono centinaia e centinaia di parole aggiuntive, e il fulcro della riforma è qui, non fosse che per meri motivi testuali. Per completezza - e prima di ragionare sui contenuti - vi segnalo anche l'allegato IV, che descrive i criteri per l'accesso al meccanismo di sostegno "bancario":


Anche qui, tanta roba. Gli altri interventi non sono bagatellari, ma dal punto di vista della tecnica legislativa prendono la forma dell'emendamento modificativo, perché sono più puntuali, e ve li riporto dopo. Ragioniamo intanto brevemente sui testi che vi ho riportato, per vedere come essi sostanzino l'affermazione del sornione Borghi secondo cui "Il MES potrà intervenire nei salvataggi delle banche (nota bene, non dei risparmiatori perché prima va fatto il bail-in) e non si può decidere di non farlo. Se una grande banca tedesca o francese va in crisi il MES interviene e i soldi degli italiani verranno usati per pagare i suoi creditori.".

Partirei dalla fine. 

Il favor verso Germania e Francia emerge chiaramente dal fatto che l'accesso al "backstop" bancario non è soggetto a condizionalità macroeconomiche. Quindi, nonostante che anche il considerando 5-bis ricordi che "la condizionalità rimane uno dei principi di fondo del presente Trattato e di tutti gli strumenti del MES", quando nell'allegato IV si definiscono i "Criteri di approvazione dei prestiti e versamenti tramite il dispositivo di sostegno" si evita accuratamente di citare i parametri di Maastricht o qualsiasi altra condizionalità di tipo macroeconomico, semplicemente perché se lo si facesse Germania e Francia resterebbero anch'esse fuori, con le loro banche farcite di asset illiquidi. Questo chiarisce che la riforma è tailor-made per il salvataggio delle loro banche

Quanto al fatto che, come dice il frettoloso Borghi, "prima va fatto il bail-in", questo non andrebbe nemmeno specificato, è pleonastico se si parla di risoluzione, proprio perché come vi ho ricordato sopra citando le fonti (in particolare la BRRD), la risoluzione in re ipsa interviene solo dopo la tosatura dei risparmiatori. Tuttavia, pe' nun fasse mancà ggnente, l'art. 18-bis al comma 9 lettera b (che ho riportato sopra ma vi metto qui in evidenza) ricorda che:

in modo che sia altresì chiaro che "non si può decidere di non farlo". Precisazione inutile a chiunque sia familiar with the matter, cioè non agli europeisti e ai piddini, ma utilissima a chi volesse contestare ai piddini affermazioni del tipo "la riforma aiuta i risparmiatori".

Quindi sì, il pigro Borghi ha pienamente ragione, ed è per questo che nonostante in Italia le merdacce non manchino, come abbiamo visto nel corso di lunghi anni, nessuno, dico nessuno, si è azzardato a contestargli questa affermazione che è puro vangelo...)


4) Il nuovo trattato MES scrive chiaramente che in caso di intervento sarà possibile prevedere un taglio del valore dei titoli di Stato in mano ai risparmiatori.

(...ci scostiamo un attimo per tornare all'eterno tema del #debbitopubblico. Sì, è così: il taglio del valore dei titoli è previsto, ma in effetti lo era anche dal Trattato precedente, e lo troviamo in particolare nel considerando 12:


La "partecipazione del settore privato" o PSI (private sector involvement) sta al debito pubblico come il bail-in sta al debito privato: sostanzialmente, significa che il risparmiatore-creditore del debitore pubblico deve accettare di farsi dare indietro meno soldi di quelli che ha prestato. In altre parole, il PSI è una ristrutturazione del debito, un default, un mancato rimborso, ed è su questo "considerando" che si appoggia l'affermazione che avrete sentito secondo cui lo scopo della riforma è quello di favorire il "default controllato" del Governo italiano mantenendolo (o per mantenerlo) all'interno dell'Eurozona. Notoriamente, questo è il sogno bagnato dei politici demagoghi e falliti del Nord (i "frugali"), quelli che finora hanno venduto ai rispettivi elettorati l'idea che noi fossimo la causa dei loro problemi, e che finalmente, per fortuna, adesso si sono suicidati proponendo ai loro elettorati l'idea che una soluzione fosse il green! Il default dell'Italia veniva anch'esso venduto come soluzione, ma è piuttosto ovvio che lo sarebbe ancor meno del green: comporterebbe una contrazione della domanda interna (perché ci sarebbe un effetto ricchezza negativo sulle famiglie), una serie di crisi bancarie (perché gli attivi di molte banche verrebbero tagliati proporzionalmente), con effetti di contagio anche sugli scemi che ci avessero voluto avviare su questa strada. Questo fatto è così evidente che perfino Giampiero Galli, uno dei tanti economisti di regime a basso h-index 
che ci vennero scagliati contro negli scorsi anni:


cioè uno gli antesignani degli attuali virologi (ma questo i punturini non lo sanno...), non può negarlo e pur fra goffe contorsioni logiche afferma con argomenti tutto sommato accettabili per un economista oggettivamente così poco qualificato (con solo tre pubblicazioni Scopus oggi un concorso non lo vedi neanche col telescopio Hubble) che il default non sarebbe una soluzione:


Per inciso: credo di poter dire che uno il cui h-index è un quinto del mio sia meno qualificato di me:

Ma non voglio rifugiarmi nel principio di autorità come un Prodi qualsiasi...)


5) Il nuovo trattato MES obbliga ad inserire nei titoli di Stato delle clausole (cosiddette CACS) che ne rendano più facile il taglio del valore.

(...la vera novità tossica in materia di debito pubblico, cioè il vero elemento nuovo che punta dritto verso l'idea di favorire il default controllato, in realtà è questa. Purtroppo è una novità un po' tecnica, ma il tecnicismo non è inaccessibile. Intanto, partiamo dal testo:


Ecco qua: la novità è nel testo riformato del considerando 11. Per capire di che cosa si tratta - e anche per sovvenire ad alcune difficoltà causate dalla necessaria sintesi dell'eroico Borghi - dobbiamo tornare un attimo
back to basics. Quando si instaura un rapporto contrattuale, quale ad esempio un prestito, non è possibile per una parte violarlo senza incorrere in conseguenze legali. Anche nel famoso stornello romano, il "nun te pagamo" è preceduto da un "ci hai messo l'acqua": al tribunale della fraschetta l'avventore contesta all'oste una violazione dei termini contrattuali (portare vino non annacquato) e in virtù di questa violazione come misura cautelare "nun paga" (per inciso, l'Italia sarebbe un Paese migliore se alla guida della Banca centrale nazionale ci fosse Lando Fiorini...). Quanto precede è per farvi capire che anche la bancarotta di uno Stato - cioè il default sul debito pubblico - esattamente come una procedura concorsuale privata deve essere assistita da un accordo fra il debitore - lo Stato - e il creditore - i privati, "coinvolti" loro malgrado. Capite così perché il Trattato riformato contenga un nuovo considerando, l'11-bis, il quale specifica che:

"Favorire il dialogo" aka "dimensionare il cetriolo per i risparmiatori", tanto per capirci: ma il punto è che un accordo ci deve essere, perché altrimenti i creditori cui il Governo decide di restituire di meno potrebbero fargli causa con strascichi legali infiniti. Normalmente, quando c'è di mezzo un Governo, che di creditori ne ha uno stuolo, l'accordo fra debitore e creditori può prevedere che l'adesione a una ristrutturazione sia decisa con votazioni a maggioranza: se la maggioranza dei creditori è disposta a farsi dare poco, l'alternativa essendo il rischio di non ottenere niente e andare in causa, il debitore-Governo restituisce poco a tutti. Ovviamente c'è il problema dell'holdout: un certo numero di creditori può decidere di tenersi fuori dall'accordo per cercare di bloccarlo, il che intralcia il default, rendendolo più macchinoso. E qui si arriva al tecnicismo: la riforma del Trattato MES prevede che i titoli di Stato emessi dai Paesi membri comprendano delle Clausole di Azione Collettiva (CAC) a votazione singola (single limb), ovvero in cui l'accordo non viene preso titolo per titolo, ma sul complesso dei titoli emessi. Come è noto e come ci conferma autorevolmente la Bce queste CAC "rafforzate" minimizzano lo holdout problem e quindi facilitano il default controllato (il "taglio del valore"):


Si può discutere se facilitare il default sia una cosa buona o cattiva. Un precedente direttore del Tesoro cercò di convincermi che era una cosa buona: riuscì solo a convincermi che rinnovare lui sarebbe stata una cosa cattiva - una delle tante fatte da Draghi, by the way, ma evitata da Meloni. Spiaze. Però, buona o cattiva che sia (e ovviamente se è buona per qualcuno sarà cattiva per qualcun altro) l'adozione delle single-limb CACs è quella cosa lì: agevolare il taglio delle somme da restituire ai risparmiatori. Contestarlo è impossibile: lo dice la Bce, motivo per cui le merdacce stanno mute. Aggiungo un dettaglio, questo:


Il considerando 11-ter, un aggiuntivo presente solo nel testo riformato, insiste su un principio generale: il MES non può buttare soldi - e questo è pacifico - quindi può salvare solo Governi che abbiano difficoltà di accesso al mercato, che abbiano una crisi di liquidità, ma il cui debito sia sostenibile. Ora, il fatto che questi alti e nobili propositi siano stati ribaditi come aggiuntivi del considerando 11, quello sulle CACs, ha portato alcuni maliziosi a concludere che ad un Paese come il nostro, laddove fosse costretto ad accedere al MES per qualche motivo - e un motivo potrebbe essere la ratifica del MES, come vedremo sotto - potrebbe essere chiesto di fare default, cioè di non rimborsare parte del debito, proprio per renderlo sostenibile e potersi quindi qualificare per l'accesso al MES. Un simpatico circolo vizioso, come vedete...)


6) Se il MES fosse operativo, in caso di crisi sui mercati, vedi ad esempio durante la pandemia, la BCE non interverrebbe più lasciando invece azionare il MES con tutte le conseguenze del caso.

(...questa affermazione va un po' qualificata, perché messa così rischia di essere fuorviante. Vi ho spiegato sopra che questo è uno dei tanti casi in cui l'arma degli ordoliberisti, il TINA -There Is No Alternative - si rivolge contro di loro. Se scoppia un problema serio, TINA! Non c'è alternativa al ricorso alla BCE. O meglio: l'alternativa c'è (cit.) ed è che salti tutto per aria. Quindi l'alternativa non c'è. Qui, dove non abbiamo esigenze di sintesi come nel cesso azzurro, riformulerei nel modo seguente: la presenza del MES fornisce il pretesto per ritardare, scaricando inutili sacrifici sui cittadini dei Paesi che si intendono tosare, l'inevitabile intervento della BCE. Questa illusione ottica vale in realtà anche per il MES attuale, ma il MES riformato la amplifica per motivi che dovrebbero esservi chiari se siete giunti fino a qui...)


7) Il MES diventerebbe una specie di "agenzia di rating" con il potere di decidere sulla sostenibilità o meno del debito. In pratica potrebbe causare una crisi dichiarando a suo piacimento che un debito è insostenibile.

(...la base fattuale di questa affermazione si aggancia al considerando 11-ter, che abbiamo appena visto. I popoli fregàli (sic) giustamente non intendono investire soldi per tener su una "zombie economy", e quindi nella loro illuminata concezione il MES non può sostituirsi ai mercati laddove il debito pubblico di un Paese sia comunque insostenibile. In termini astratti il principio è condivisibile: prolungare un'agonia o risolvere un problema non sono esattamente la stessa cosa, anzi, si potrebbe pensare che siano due cose esattamente opposte. Le intenzioni quindi sono buone, ma naturalmente in economia non ci sono pasti gratis. A questo considerando si agganciano in particolare due pezzi di testo riformato: l'art. 3 comma 1:


che stabilisce fra gli obiettivi del MES anche quello di valutare la sostenibilità del debito pubblico dei suoi membri, e l'art. 13 comma 1 lettera b del testo riformato:


che stabilisce che una volta ricevuta una domanda di sostegno alla stabilità il MES deve valutare la sostenibilità del debito pubblico del Paese richiedente. Ora, qui bisogna fare attenzione, perché il tema è piuttosto sottile. Innanzitutto, è vero che il MES avrebbe fra i suoi compiti quello di assegnare una sorta di rating agli Stati membri. Tuttavia, per capire bene quali conseguenze questo fatto possa avere, dobbiamo anche interrogarci su quali siano gli scopi dichiarati e quelli reali del MES. Lo scopo reale è quello di mettere il nostro Paese sotto memorandum, cioè di far decidere alla Troika come possiamo spendere i nostri soldi a casa nostra (uno scopo peraltro già largamente conseguito col PNRR, con l'unica differenza che nella valutazione del "memorandum" non è coinvolto l'FMI). Ma attenzione! Sotto memorandum ci vai se accedi al MES, e al MES puoi accedere solo se il tuo debito è sostenibile! Quindi per conseguire il loro lurido scopo, paradossalmente, gli istigatori del MES dovrebbero assegnare al debito italiano una patente di sostenibilità. Altro sarebbe se il debito venisse dichiarato insostenibile dal MES. Un giudizio simile scatenerebbe una tempesta ulteriore sui mercati - nella misura in cui questi ritenessero attendibile la valutazione di un simile organismo - ma precluderebbe l'accesso al MES! Ovviamente c'è un altro caso, il peggiore: quello in cui il MES dichiarasse insostenibile il debito italiano, scatenando una tempesta sui mercati, salvo ritenerlo sostenibile purché venisse fatto un "haircut", cioè purché venissero tosati i risparmiatori. Siccome la legge di Murphy esiste, e lotta contro di noi, possiamo tranquillamente pensare che lo scenario sarebbe questo. Molto però dipende dalla correttezza del MES stesso, cioè dalla riservatezza con cui gestirebbe le proprie valutazioni di sostenibilità. In fondo, non è detto che ci debbano necessariamente essere fughe di notizie con esiti devastanti, no? Certo che no. Ma c'è un problema. Se ci fossero:
)


8) I dirigenti del MES, a fronte di questi poteri enormi (il direttore potrebbe chiederci il versamento del capitale impegnato, oltre centodieci miliardi in una settimana), sono esenti da qualsiasi giurisdizione (davvero, c'è scritto proprio così). Non gli si potrà far causa, non dovranno rendere conto a nessuno delle loro azioni, nessuna autorità può violare gli uffici del MES, i loro stipendi sono esentasse.

(...ecco: ad esempio se un dirigente del MES lasciasse trapelare un'informazione market sensitive come quella che - poniamo - il debito pubblico italiano sarebbe insostenibile, nessuna CONSOB e nessuna ESMA potrebbe fargli niente. L'unica corte cui adire sarebbe questa, nel cui verdetto non possiamo che avere fede, ma che ci lascerebbe alle prese con l'annoso problema dei tempi della giustizia.

Ma anche qui vediamo la base legale.

Il tema della richiesta di capitale è disciplinato dall'art. 9 del Trattato originale, che non è stata riformato, e si presenta così:


Le richieste di capitale sono di tre tipi e vengono stabilite da tre diversi organi decisionali (il consiglio dei governatori, il consiglio di amministrazione e il direttore generale): per evitare problemi coi piddini è opportuno addentrarsi un minimo nei tecnicismi.

Il consiglio dei governatori (board of governors), che è l'organo decisionale più importante, disciplinato dall'art. 5 del Trattato, è costituito dai ministri delle finanze dei Paesi membri (quindi per noi in questo momento partecipa il ministro Giorgetti) e presieduto dal presidente dell'Eurogruppo (quindi in questo momento da Paschal Donohoe) può chiedere in qualsiasi momento il pagamento del capitale non ancora versato assegnando un congruo termine di tempo - quindi non una settimana. Questa decisione deve essere presa "di comune accordo", secondo l'art. 5 comma 6 lettera c:


quindi in linea di principio basterebbe l'opposizione di un Paese importante come l'Italia a ostacolarla.

C'è però un altro tipo di richiesta che non è sottoposta al vaglio di esponenti politici e deve essere onorata entro sette giorni, quella descritta dall'art. 9 comma 3: il direttore generale, quindi ora Pierre Gramegna, può richiedere entro il termine di sette giorni il versamento del capitale autorizzato non versato se questo è necessario a evitare che il MES risulti inadempiente rispetto ai prescritti obblighi di pagamento nei confronti dei propri creditori - cioè di chi ha prestato soldi al MES, che in quanto fondo si finanzia anche emettendo titoli sul mercato. Il capitale versato dagli Stati, cioè, viene posto a garanzia delle somme raccolte sui mercati. Una situazione in cui venga chiesto un contributo rilevante per salvare il fondo salva-Stati può sembrare paradossale, ma non è impossibile, altrimenti non sarebbe stata normata, e non è nemmeno implausibile se, come ci siamo detti, le dimensioni del Fondo sono comunque esigue rispetto all'ordine di grandezza che una crisi sistemica potrebbe assumere.

A questi grandi poteri, in contraddizione con quanto abbiamo imparato guardando l'Uomo Ragno, non corrispondono grandi responsabilità, anzi!


L'art. 35 stabilisce l'immunità dei funzionari del MES, e l'art. 32 comma 4 e seguenti un'altra interessante serie di prerogative:


Insomma: nessun tribunale di nessun Paese potrà mai perquisire alcun locale del MES per capire chi e perché avrà preso certe decisioni...
)


9) La soglia della maggioranza qualificata, 80%, usata per numerose situazioni, è calibrata in modo da lasciare fuori l'Italia (che "pesa" il 17% mentre Germania (27%) e Francia (21% 🙄) guarda caso hanno quote sufficienti per diritto di veto assoluto.

(...allora: su diritti di voto e maggioranze qualificate l'articolo rilevante è il 4, nei commi dal 4 al 7:

Come dice l'art. 4 comma 7, i diritti di voto sono pari al numero di quote assegnate, specificate nell'Allegato 2:


quindi, ad esempio, l'Italia ha 1253959/7047987 = 17,79% dei voti, il che significa che non può bloccare decisioni prese con la maggioranza qualificata dell'80%, ma può bloccare quelle prese con la maggioranza qualificata dell'85% (decisioni urgenti ai sensi dell'art. 4 comma 4). Le decisioni che l'Italia non può bloccare non sono banali, perché riguardano ad esempio la
governance del Fondo, cioè la scelta del Presidente e del direttore generale. In sintesi, questa struttura dei diritti di voto garantisce che il MES sarà sempre a trazione franco-tedesca, se pure con la possibilità per l'Italia di porre il veto su certe decisioni...)


10) Non è vero che si può ratificare ma non usare il MES. Una volta attivate le modifiche esse diventano direttamente impegnative, vedi salvataggi banche, e se l'Italia perdesse l'accesso ai mercati non ci sarebbe nessuna scelta possibile se non farne uso.

(...in effetti, una volta ratificata la versione riformata del Trattato ci si espone in re ipsa al rischio di essere chiamati a contribuire ai salvataggi bancari altrui, col simpatico paradosso che chi ci ha impedito, in nome della concorrenza, di salvare coi nostri soldi privati le nostre banche, ci imporrebbe, in nome della solidarietà, di salvare coi nostri soldi pubblici le banche altrui. Un boccone un po' indigesto. Ma c'è di peggio. La funzione di "agenzia di rating" assegnata al MES potrebbe anche essere utilizzata in modo strumentale per suscitare allarme sui mercati circa la sostenibilità del nostro debito, con le qualificazioni che abbiamo fatto sopra. Se l'Italia perdesse l'accesso ai mercati, per consentirle di ricorrere al proprio sostegno il MES dovrebbe dichiararne il debito sostenibile, ma per non contraddire le proprie valutazioni sarebbe portato a imporre prima un haircut. Il rischio sostanziale è questo. Siamo troppo diffidenti? Può darsi, ma quando si tratta di "salvataggi" un minimo di diffidenza è di rigore, dati i precedenti. Vi ho spiegato qui per filo e per segno, il primo aprile 2015, che il valore del moltiplicatore keynesiano ipotizzato dal Fmi per definire le politiche di austerità in Grecia era totalmente implausibile, cioè che il Fmi sapeva che l'austerità avrebbe rovinato la Grecia. Tre anni dopo gli autori di quel bel risultato hanno confessato in diretta mondiale:


Sapevano che i moltiplicatori erano sbagliati, erano troppo piccoli, e che quindi gli effetti devastanti dei tagli alla spesa greca sarebbero stati sottostimati, ma sono andati avanti ugualmente, i volenterosi carnefici dell'austerità! Il mondo dei "salvatori di Stati" è popolato da questa antropologia: che abbiano h-index stellari o insignificanti (nella figura avete esempi di entrambi i casi), l'antropologia di questi mandarini è molto distante dalla comune accezione di umanità. Gente simile non ci offre, ahimè, nessuna garanzia, e mettere a sua disposizione i meccanismi perversi che vi ho documentato si rivelerebbe fatalmente un errore
...).


In sostanza il MES è uno strumento di dominio e di sottomissione, non porta NESSUN VANTAGGIO per l'Italia, meno che mai nella nuova  versione. 

Non va ratificato perché non è nell'interesse dell'Italia e la ratifica non è assolutamente un atto dovuto bensì un fondamentale passaggio nell'accettazione di un trattato.


Link utili

Il testo del nuovo trattato MES (ma è più utile il testo a fronte che avete qui).

Il tweet con le risposte di Borghi agli articoli pro MES dei media mainstream.

La spiegazione di Borghi della lettera mandata dal MEF alla commissione esteri sul MES (la mia spiegazione è un po' diversa, se occorrerà ne parleremo).

La dettagliatissima pagina sul MES di Lidia Undiemi (che sarà al #goofy12).

Intervista sul MES del Prof. Alessandro Mangia, Professore Ordinario di diritto Costituzionale dell'università Cattolica di Milano.

Interventi di Borghi in TV, alla Camera, ancora alla Camera.

I post sul MES di questo blog.


(...dice: ci hai trascurato! Eh, sì, lo so! Ma una volta le dodici ore necessarie per scrivere un post tecnico come questo le trovavo in una giornata. Ora, se va bene, in dodici giornate. E venire qui solo per scambiarsi il buongiornissimo caffè non ha molto senso, ne converrete. Buona lettura e a presto...)