(English version here)
Grazie Magdi per l'invito a questo incontro così importante.
Vi parlerò in inglese, e in questo c’è un’amara ironia. Perché? Perché
l'inglese è la lingua del paese dov'è nata la scienza economica,
almeno così come la conosciamo oggi, e che forse per questo motivo non è
entrato nell'euro e sta seriamente considerando l'uscita dall'Unione Europea.
È abbastanza paradossale che per poter essere capito dalla
fetta più vasta possibile di cittadini europei io debba utilizzare proprio la
lingua di questo paese. È una lezione importante per quanti credono che gli
Stati Uniti d'Europa siano una possibilità vera, concreta. In effetti la
lezione è duplice.
Primo: qui c'è una maggioranza di italiani e la soluzione
più democratica sarebbe che io parlassi in italiano. Ma vi do una lezione
di politica europea: io appartengo ad un'élite, ne vado fiero, quindi decido
per voi e parlo in inglese. E questa è la prima lezione.
Seconda lezione: non sono contro l'Europa. Posso viaggiare
in Europa, parlando nelle rispettive lingue con buona parte delle popolazioni che
incontro. La prima volta che sono andato in Portogallo mio figlio ha detto a
mia moglie: “Questo è il primo paese dove il babbo non parla la lingua
locale!”, ed è vero, perché purtroppo non parlo il portoghese e non lo capisco.
Ma con l'inglese si può praticamente girare il mondo, e anche l'Europa.
Fatta questa premessa, andiamo avanti con il contenuto.
Nel mio intervento cercherò di mettere i problemi che stiamo vivendo nella
giusta prospettiva. La prima cosa che vi mostrerò è che gli squilibri
finanziari, e quindi le crisi debitorie, derivano spesso da squilibri di
distribuzione del reddito. Questo non va sottovalutato perché ci dà indicazioni
positive rispetto a quello che dovremmo fare una volta fuori dall'euro. Secondo
punto: il matrimonio tra moneta unica e riforme economiche è burrascoso. Ci è
stato detto che la moneta unica ci avrebbe costretto a riforme che erano
assolutamente necessarie, ma ora sappiamo che la letteratura economica presenta
molte argomentazioni per confutare queste argomentazioni e sostenere la tesi
contraria: i tassi di cambio fissi, o peggio la moneta unica, in realtà sono
strumenti utili per procrastinare le riforme economiche. Poi andrò avanti
presentando le due principali lezioni derivanti dalla crisi: la prima è che
dovremmo cominciare da una riforma del mercato del lavoro a livello europeo, la
seconda è che dovremo togliere di mezzo l'euro.
Queste sono due condizioni necessarie, per i motivi che
presto vi spiegherò e che in parte sono stati spiegati anche da Antonio e da
Claudio.
Un’altra premessa: la crisi della zona euro ha origine nella
finanza privata. Gli squilibri finanziari nel settore privato sono stati promossi
da problemi di competitività e da mercati finanziari non regolamentati. È
un’impostura presentare la crisi della zona euro come crisi di debito pubblico.
Questo non ve lo dice Claudio Borghi Aquilini, ma Vítor Constâncio...
E chi è questo Vítor Constâncio? Il vice presidente della
Banca Centrale Europea. Sentiamo dunque la parola di questo signore con la “S”
maiuscola:
“Gli squilibri han trovato origine principalmente dalle spese
nel settore privato”, punto secondo: “finanziate
dal settore bancario dei paesi creditori e debitori”, punto terzo: “il mercato
finanziario europeo non ha funzionato in conformità con la teoria economica” (aggiungo:
secondo la sua teoria, perché altri
economisti invece avevano previsto quello che poi sarebbe successo e sta
succedendo), punto quarto: “l’esposizione creditoria verso i paesi sotto stress
è più che quintuplicata” (e questo ve l'ha mostrato Claudio, facendo vedere che
l’Italia è stata il paese meno coinvolto in questa esplosione massiccia del
debito estero), e infine: “ciò ha portato alla perdita di competitività”.
Sintesi: le economie periferiche sono state drogate dal
debito estero proveniente dai paesi “core”.
L’ha detto Vítor Constâncio ad Ateneil 23 Maggio di quest'anno, vi sta bene?
Non c'è bisogno di applaudirmi perché è banale... è banale,
tutto quello che dirò oggi sono banalità, qualsiasi economista lo sa,
credetemi, credete a me, non a Mario Draghi!
Andiamo a vedere la spesa pubblica primaria nella zona euro.
L'Italia spesso è accusata da persone provenienti da altri paesi, per lo più esportatori
di zanzare, che l'accusano di essere
uno dei paesi col settore pubblico più spendaccione, uno dei paesi meno
accorti. Ciò è semplicemente falso.
Andate a vedere i dati: l'Italia ha un rapporto spesa
pubblica/Pil che è vicino, e al disotto, della media della zona euro, se
considerate la spesa pubblica primaria. Se aggiungete la spesa per interessi la
situazione peggiora, ma non di tanto. Notate un altro dettaglio: la Francia, la
Finlandia, l'Austria, il Belgio, l'Olanda, la Germania, insomma, i cosiddetti "virtuosi" spendono
molto più, in rapporto al loro Pil, dell’Italia e dei cosiddetti PIGS:
Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda. Suppongo che questi dati non vi fossero noti: molti non li
conoscono, ma questi dati sono importanti perché mostrano una semplice cosa:
un’intera classe politica, un intero sistema dei media vi sta mentendo. E siamo
in democrazia, non è vero?
Andiamo avanti. Il mantra! Viviamo nell’economia dei mantra:
dobbiamo diventare più competitivi, quindi dobbiamo comprimere i costi del
lavoro (perché i costi delle materie prime sono in buona parte esogeni,
per cui possiamo agire nel breve solo su quelli del lavoro), dobbiamo diventare più produttivi...
Andiamo a vedere l'esperienza storica di un’economia
avanzata che spesso ci viene portata ad esempio. Perché? Perché qualcuno pensa che
i nostri problemi possano essere risolti diventando gli Stati Uniti d'Europa.
Andiamo allora a vedere cosa è successo negli Stati Uniti d'America.
(Fonte: Wolff, R., 2010. "In capitalist crisis, rediscovering Marx", Socialism and Democracy, 24:3, 104-146; vedi anche questo post per dati di altra fonte).
Questo è un grafico interessante a mio modo di vedere: in
blu vedete la produttività del lavoro, in rosso i salari reali. Sono indici che
vanno dal 1890 al 2007, all'inizio dell’ultima crisi in sostanza. Cosa vedete?
Vedete che ci sono stati periodi in cui la produttività è cresciuta più rapidamente
dei salari reali, soprattutto alla fine del campione. Se crediamo al mantra,
questi avrebbero dovuto essere periodi di prosperità, perché un paese dove cresce
la produttività e i salari reali ristagnano diventa più competitivo. Ma guardiamo questa tabella, dove ho riportato i tassi di
crescita medi delle variabili. Certo, siamo in una istituzione politica e qui le
cifre forse non sono benvenute, ma vale la pena di dare un’occhiata a questi
dati.
Ho sottolineato in rosso i due periodi in cui la produttività del lavoro
è cresciuta più rapidamente rispetto ai salari reali; il primo periodo dal 1919
al 1932, quello nel quale è maturata e esplosa la crisi di Wall Street, il secondo
periodo dal 1971 al 2011, nel quale è maturata ed esplosa la crisi della Lehman
Brothers. Vedete anche che i salari reali sono cresciuti più della produttività
durante il New Deal negli Stati Uniti, e allo stesso tasso di crescita della
produttività dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel periodo in cui gli Stati
Uniti d'America hanno liquidato gli enormi debiti di guerra accumulati per liberare
l'Europa da quello che sapete voi.
La domanda è: perché le cose vanno così male quando ci
comportiamo “bene”? Perché ci sono crisi alla fine dei periodi in cui siamo
così competitivi? E la risposta è semplice: perché il capitalismo funziona se
c'è abbastanza domanda aggregata. Non si produce per produrre: si produce per
vendere. Se si reprimono i salari la domanda deve essere finanziata attraverso
l'indebitamento, e ci sono diversi tipi di indebitamento che possono essere utilizzati
per questo scopo. Se siete keynesiani, proteste utilizzare il debito pubblico.
È successo negli anni ’80 negli Stati Uniti d'America: sembra paradossale, ma è
successo sotto il governo repubblicano di Reagan, e nello stesso periodo è successo anche in
Italia col socialista Craxi. Se siete invece siete liberisti, economisti conservatori, diciamo, forse potreste
apprezzare il debito privato: “lasciamo liberi i capitali, lasciamo funzionare
il mercato”. Se infine siete tedeschi, preferirete utilizzare il debito degli altri,
praticando una politica mercantilista: prestare (incautamente) agli altri per
fare in modo che gli altri comprino i vostri prodotti, naturalmente comprimendo
i salari a casa vostra. Questo è quello che ha fatto la Germania. Nel breve
periodo è un metodo molto furbo, non lo contesto, ma purtroppo porta ad un
sistema instabile, perché favorisce un eccesso di indebitamento estero, e ora stiamo pagando il prezzo di questa instabilità.
Nel periodo della globalizzazione abbiamo visto repressione
salariale ovunque nel mondo. Qui abbiamo
i dati per gli Stati Uniti, la Germania, la Francia e l'Italia. La caduta
principale della quota salari è stata pari -8% in Germania, in Italia -5%, comunque c'è stata una
riduzione un po' dappertutto. La compressione dei salari nel breve periodo è una
politica che frega il vicino: si cerca di fare dumping salariale, di pagare il
lavoro a vile prezzo, per essere più competitivi e vendere di più all'estero, crescere sulla domanda altrui (finanziata dal debito) anziché sulla propria (finanziata dal reddito). Alla
fine però diventa sempre una politica che frega se stessi, perché la
compressione dei salari distrugge il mercato interno e in un'Unione Economica distruggere il mercato interno significa
andare contro la logica dell'economia. Perché? Perché come ha detto Alberto Alesina, che insegna
all'Università di Harvard (non alla Gabriele D'Annunzio), come ha
detto Alesina molto chiaramente nel 1997, quando era contrario all'euro, il
beneficio principale di una unione economica è quello di godere di un vasto
mercato interno che può agire da ammortizzatore rispetto a choc esterni (qui, nel suo commento a Obstfeld). Insomma,
se c'è una recessione da qualche parte nel mondo noi vendiamo di meno
all’estero, certo, se c'è una domanda sufficiente a casa,
nel mercato interno, se il mercato interno è molto grande, non fa niente: si continua a
crescere. Ora, questo non è successo nella zona euro, ma perché? Perché
l’Eurozona è stata gestita come un gioco a somma zero, dove quello che vinceva
la Germania veniva perso dai paesi del Sud, come ha spiegato così bene Claudio.
Il gioco a somma zero sta diventando un gioco a somma negativa. L’euro è un
morto che cammina.
Lo vediamo bene in questo grafico pubblicato dal Washington
Post. Dopo lo shock Lehman, gli Stati Uniti, la zona euro e il Giappone sono caduti
assieme, poi hanno ripreso a crescere. Ma nel 2011 c'è stato Fukushima in Giappone,
Mario Monti in Italia e la troika nella zona euro. Lo tsunami è durato un
giorno e poi il Giappone ha ricominciato a crescere. La troika c'è ancora, è
ancora al potere nell’Europa periferica, e quel che fa davvero paura è che
questo morto che cammina sta camminando nella direzione sbagliata: dovrebbe
salire, invece sta scendendo. Ricordatevelo, questo grafico!
Quello che è veramente triste,
dal punto di vista di un economista accademico, è che tutto questo era stato previsto dalla teoria economica. Sappiamo molto bene che i politici hanno scelto
di prendere una decisione che andava contro la logica economica, perché
ostacolando o alterando il funzionamento del mercato la moneta unica avrebbe
avuto effetti perversi sia sul settore pubblico che su quello privato, sia dei paesi
deboli che di quelli forti. Non dimenticatevelo
mai: tutti questi effetti sono ed erano noti, e sono meno
evidenti per i paesi forti, ma ci sono anche per loro, ed è per questo motivo, per
gli effetti avversi, perversi, sui paesi forti che ritengo che l'euro presto
finirà.
Quali sono gli effetti perversi sui paesi deboli? Le cose non
stanno come ci era stato detto. Una moneta forte, dicevano, avrebbe avuto come
effetto la “disciplina” del settore pubblico. La letteratura economica ci dice
che le cose stanno al contrario, in realtà. Se adottiamo un tasso di cambio
fisso e il governo pratica una politica fiscale o monetaria troppo espansiva, non
ci sono effetti sul mercato valutario. Se invece il cambio è flessibile, una
volta che il paese si impegna in una politica monetaria e fiscale troppo espansiva
va in deficit estero, s’indebita col resto del mondo, e il tasso di cambio
svaluta. In questo caso il deprezzamento del tasso di cambio dà al mercato un
segnale immediato del fatto che le cose non stanno andando per il verso giusto.
Perché mai la gente ha continuato a prestare soldi alla
Grecia al ritmo del 10% del Pil greco e oltre per anni? Perché la Grecia era
credibile. E perché era credibile? Perché aveva l'euro, aveva un cambio fisso,
e quindi non c'erano segnali provenienti dal mercato che potessero avvertire
gli agenti economici che le cose stavano andando storte. Questo è il problema: AaronTornell e Andrés Velasco l'hanno spiegato sul Journal of Monetary Economics, non
sulla Pravda o su qualche rivistella italiana di provincia, no: sulla più
importante rivista scientifica nel campo dell’economia monetaria, pubblicata da
Elsevier, la casa editrice scientifica più prestigiosa.
Poi c’è un altro problema, sempre riferito alla creazione di
incentivi “perversi”, che Martin Feldstein sottolineò sul Journal of Policy Modeling: se si prende una valuta unica si avrà un
unico tasso di interesse, e questo sarà troppo basso per i paesi deboli (sia
per il loro settore pubblico che per quello privato). Ora la Germania ci
accusa, ci dice che abbiamo avuto condizioni di credito troppo facili, troppo
buone, ed è vero! È verissimo! Ma è proprio questo l’argomento che dimostra
quanto sia illogico l’euro, perché diversi paesi devono avere tassi di
interesse diversi per gestire bene le loro economie. Ribadisco: tra l'altro
anche il settore privato nei paesi deboli ha un incentivo indebitarsi troppo, e
questo fondamentalmente è quello che ha detto Vítor Constâncio, come ricordavo
all'inizio della mia presentazione. Peraltro questa argomentazione era stata
esposta molto chiaramente da Roberto Frenkel e Martin Rapetti in un'altra rivista scientifica di primissimo ordine, il Cambridge Journal of Economics, circa 4 anni fa. Sottolineo la rilevanza scientifica delle riviste per evidenziare come questi studi non potessero passare inosservati ai professionisti dell'economia (a meno che non intendessero ignorarli per motivi di tattica politica).
Attenzione: ci sono effetti perversi anche sui paesi forti,
ed è importante sottolinearlo. Se si abolisce il rischio di cambio, se si
eliminano i segnali legati ai tassi di cambio, le istituzioni finanziarie e
private dei paesi forti presteranno troppo all'estero. Le banche tedesche hanno prestato troppo all'estero. Non ti puoi indebitare troppo se non c'è nessuno
che presta troppo. Avete mai cercato di avere i soldi della vostra banca? E
allora sapete come vanno le cose. La moneta unica poi ha un altro incentivo
perverso, per i paesi forti, oltre a quello di spingerli a prestare troppo. Come
ha spiegato Claudio, la moneta unica è troppo debole per i paesi forti, come la
Germania, e consente dunque ad essi di fare grandi profitti rispetto esportando
verso i paesi deboli. Il rovescio della medaglia è che questa facilità di far
profitti col cambio drogato disincentiva gli investimenti produttivi. Il
settore privato non finanziario dei paesi forti investe troppo poco a casa
propria. Hans-Werner
Sinn, un importante economista tedesco, ha presentato questa argomentazione,
non un economista americano “invidioso”, o un “pigro” economista italiano, no, è
un professionista bravo, che ammiro (non
sempre), ed è soprattutto un economista tedesco.
Andiamo a vedere i dati: la Germania è il paese col più basso rapporto
tra investimento e PIL in Europa nel periodo 1999-2007. Insomma: dimenticatevi
la favoletta dalla Germania che è competitiva perché investe tanto. Scordatevelo,va bene?
Andiamo avanti.
Cosa ha fatto la Germania?
Ha fatto una politica
assolutamente standard di dumping salariale, esattamente quella che, ironia della sorte, rimproveriamo alla Cina, dove però i salari crescono e la povertà cala. I paesi del Nord ci danno la colpa della crisi perché non
avremmo fatto le riforme strutturali. Cosa sono le riforme strutturali? Sono pagare un po' meno i lavoratori. La Germania ha cominciato a farlo nel
2002. In nero vedete la quota salari in Germania dal 2002 al 2007, e il suo
crollo dopo le cosiddette riforme Hartz, un tipo che pare avesse abitudini abbastanza simili a quelle di Berlusconi (ma questo è un altro discorso, non voglio entrare
nei pettegolezzi). La discesa dei salari è impressionante, e ha reso possibile
un aumento di competitività proprio perché il tasso di cambio coi principali partner era fisso (ne riparlerò
dopo).
Ma questa politica dei redditi slealmente competitiva ha
costi sociali nascosti.
Osservate l’andamento della disuguaglianza del reddito
in Germania: vedete quanto è aumentata rapidamente dopo l'approvazione delle
cosiddette riforme strutturali? La Germania è il paese della zona euro dove le diseguaglianze
sono cresciute di più in questo periodo: la povertà cresce, cresce il divario
fra Est e Ovest, e quello tra lavoratori strutturati e lavoratori precari o con
contratti atipici.
Due condizioni sono necessarie per superare la crisi.
Primo,
armonizzare i mercati del lavoro dei paesi membri, riportando i salari reali in
linea con la produttività del lavoro ovunque nella zona euro, perché se un
paese fa il giochetto sporco della Germania comprimendo le dinamiche dei salari
reali al di sotto della dinamica della produttività alla fine saltiamo tutti.
Dobbiamo regolamentare nuovamente i mercati finanziari europei, e naturalmente
dobbiamo smantellare l'euro, e dobbiamo farlo ora, sia per motivi di breve
termine che per motivi di lungo termine. Analizziamo questi punti.
(Fonte: Reinhart, C., Sbrancia, B., 2011, "The liquidation of government debt", BIS Working Papers, N. 363).
Andate a vedere la linea rossa,
che descrive un secolo di debito pubblico nei paesi avanzati. Abbiamo due
picchi evidenti, e una evidente fase di discesa ordinata. Partiamo da qui:
questa fase (nel box rosso) è quella in cui come vi ho detto prima i paesi
avanzati hanno liquidato l'enorme debito accumulato a causa del secondo
conflitto mondiale. È un periodo che va diciamo dal 1946 fino al 1971. Guardate
la situazione attuale: c’è stato un aumento improvviso del debito pubblico,
dovuto al bisogno di salvare la finanza privata, che ha imposto ai governi uno sforzo
enorme, che si è tradotto in un massiccio e improvviso accumulo di debito
pubblico. Per quanto riguarda il debito pubblico, la situazione attuale è molto
simile a quella vissuta alla fine della Seconda guerra mondiale. Veniamo da trent'anni di guerra del capitale contro il lavoro. Cos’è successo
a quel tempo, cosa è stato fatto dai governi dopo la Seconda guerra mondiale?
Due cose. La prima l'abbiamo già vista in precedenza: questo
è il periodo in cui i salari reali sono cresciuti in linea con la produttività,
quindi c'è stata una equa distribuzione del reddito. La seconda è che abbiamo
regolamentato i mercati finanziari. Consideriamo questo punto. La liquidazione
dell'enorme debito dopo la Seconda guerra mondiale è stato resa possibile da
due cose: intanto, da quello che gli economisti chiamano "repressione
finanziaria" (io la chiamerei piuttosto "regolamentazione
finanziaria"). Carmen Reinhart e Belen
Sbrancia hanno analizzato questo processo storico nel loro paper del 2011. La
seconda cosa che ha facilitato il rientro del debito è stata l'equa
distribuzione del reddito: il capitalismo funzionava come afferma (o pretende) di
funzionare, cioè pagando i fattori della produzione in funzione della
produttività. Ciò ha favorito la crescita e ha evitato l’accumularsi di ulteriori
debiti per assorbire la produzione, rendendo possibile il rientro dai debiti pregressi,
perché qualsiasi problema di debito è sempre un problema di crescita del
reddito.
Cosa vuol dire repressione finanziaria? Dovremmo
reintrodurre per esempio qualche forma di regolamento, di norma Glass–Steagall,
cioè separare le banche commerciali dalle banche d'investimento, perché il
modello tedesco di banca universale non ha funzionato. Dovremmo riconsiderare
la posizione delle banche centrali. L'indipendenza della banca centrale è stata
additata come una minaccia alla democrazia da economisti come Josef Stiglitz o
Axel Lejonhufvud (che è meno noto al grande pubblico, ma è comunque un economista
keynesiano molto importante).
Cosa vuol dire adeguata distribuzione dei redditi? Ci sono diverse
proposte: ne prendo una di un economista tedesco, per mostrarvi che i tedeschi
non sono i miei nemici, sono amici, perché viviamo nello stesso mondo e viviamo
in questo mondo per un periodo molto breve: la vita è breve e non val la pena
di viverla male quando abbiamo i mezzi tecnici per vivere molto meglio. Un'equa
distribuzione del reddito vuol dire che il salario nominale contrattuale
dovrebbe aumentare al tasso della crescita della produttività aumentato dall'obiettivo
d'inflazione (se decidiamo di conservare un obiettivo d’inflazione comune fra
paesi europei).
Questo significa equa distribuzione del reddito: che chi produce sia remunerato in proporzione al proprio contributo.
L'euro è un morto che cammina. Avete notato la dichiarazione di Jens Weidmann, il
presidente della Bundesbank, quando ha detto che il prossimo stress test del
settore bancario sarà eseguito considerando diversi coefficienti di rischio per
i titoli sovrani? Capite cosa vuol dire? Vuol dire che il "whatever it takes", il "faremo qualsiasi cosa" di Draghi, era un bluff, perché
se avesse ragione Draghi i titoli pubblici avrebbero rischio zero. Questo
significa che in Germania qualcuno è stufo di questa situazione e vuole
smantellare l'euro. Le dichiarazioni di Hans-Werner Sinn, sul fatto che
Berlusconi sia stato messo da parte perché stava preparando l'uscita dall'euro
dell'Italia dice molto: Sinn ha sempre detto che i paesi del Sud dovrebbero
uscire dall’euro (e lui è un economista tedesco), e se è lui che fa questa
affermazione, si tratta di un segnale politico molto importante. Le opinioni dei nostri Letta, Renzi, Napolitano, e dei loro bardi, sono irrilevanti.
I motivi di breve periodo per smantellare l'euro sono ovvi:
la flessibilità del cambio consentirebbe un riequilibrio simmetrico degli
enormi squilibri accumulati durante il periodo dell'euro. Ci sono però anche motivi
di lungo periodo. Per integrare le rispettive economie i paesi europei non
possono rinunciare a due caratteristiche dei tassi flessibili. La prima è la
funzione di segnalazione (signaling):
il tasso flessibile dà un segnale rapido e chiaro al mercato se c'è qualcosa
che sta andando storto in un paese. La seconda è la funzione di adempimento
degli accordi: questa funzione è stata evidenziata nel 1957 da James Meade,
venti anni prima di vincere il Nobel (nel 1977). Si tratta, ve lo sottolineo,
di un economista illustre, che poi è stato dimenticato, ingiustamente, perché
molto attuale, e nel mio libro concludo la mia proposta di politica economica
utilizzando appunto un articolo che lui scrisse nell'anno in cui sono stati
firmati i Trattati di Roma (1957).
Meade dice che se un governo europeo vuole
utilizzare politiche monetarie o di bilancio in modo non cooperativo, a
esclusivo fine di stabilizzazione interna, se per esempio, usando le sue parole
“nella presente situazione di surplus delle partite correnti le autorità
tedesche dovessero usare la politica monetaria per contenere l’inflazione...
bisognerà fare maggior ricorso all’arma della variazione del cambio”. La flessibilità
del tasso di cambio è un'arma difensiva contro il comportamento non cooperativo di altri stati membri di un’Unione
Economica e Monetaria, ed è l’arma più efficace, perché di fronte a politiche
di dumping sociale così forti come quelle praticate dalla Germania il tasso nominale
tedesco si sarebbe apprezzato. Sarebbe andata così: “Cari tedeschi, va bene,
siete bravi, avete fatto le riforme senza aspettarci, che bello! Così facendo oggi violereste l'art. 5 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea, ma che gli fa, siamo amici, va bene così. Ora i vostri
prodotti costano di meno, fantastico! Ci piacciono molto, benissimo! Siete un
paese in surplus, che bello, vi facciamo anche un applauso...” Ma se dieci anni
or sono per comprare i prodotti tedeschi avessimo dovuto comprare la valuta
tedesca, questa, essendo molto richiesta, si sarebbe apprezzata, e così alla
Germania non sarebbe servito a molto schiacciare i salari dei propri
lavoratori!
Noi viviamo in un sistema sovietico dove abbiamo pianificato
il prezzo più importante per un paese, il prezzo della sua valuta.
Un’ultima osservazione.
Cosa dovreste fare, in qualità di
deputati europei? Visto che difendendo l'euro a tutti i costi la Commissione
sta distruggendo, con politiche di austerità rese necessarie dall'euro, le prospettive di
sopravvivenza dell'unione europea, perché questo è quello che sta succedendo, allora
voi deputati dovreste utilizzare il vostro potere di sfiduciare la Commissione
Europea e costringerla a dimettersi. Perché la Commissione sta distruggendo
l'Europa, e questo non è quello che ci si aspetta da lei. Forse non avete i
numeri per farlo ora, ma dopo le prossime elezioni le cose potrebbero cambiare,
come avevo previsto ormai due anni fa, e se non segnalate il vostro dissenso
verso questa situazione assumete un rischio politico e probabilmente dovrete
anche pagare un costo politico.
State attenti, e buona fortuna!
(avviso ai sognatori: potete anche far finta di non capire le parole in rosso. Fatti vostri. Quando vi inseguiranno coi forconi io, pur deprecando un simile comportamento inumano ed inelegante, non piangerò, perché mi avete veramente rotto i coglioni. Econ102 l'abbiamo fatta tutti, e voi spesso in università più prestigiose della Sapienza, dove l'ho fatta io. Quindi potete prendere in giro chi vi pare, ma non me, e fra un po' nemmeno tanti altri. Dite la verità, cazzo, ditela! Avete poco tempo, lo capite o no? Jens è vivo e lotta insieme a noi...)
Il Parlamento Europeo ha un'occasione importante per rimuovere gli ostacoli che ci impediscono di convivere in modo sereno e prospero nella nostra Europa.
RispondiEliminaGrazie come sempre
Non a caso:
RispondiEliminail post "definitivo"!
Una sola parola, Alberto: GRAZIE.
RispondiElimina“CORNUTI E MAZZIATI”.
RispondiEliminaStando a quanto riporta Voci dal Estero, la stampa Alemanna si stà già mettendo avanti con il lavoro, ed ha già trovato la sua vittima sacrificale su cui scaricare le colpe per un eventuale vittoria degli Euroscettici alle prossime elezioni europee, indovinate un po’ chi è ?
“LA NAZIONE CHE ASSUMERÀ LA PRESIDENZA SEMESTRALE DI TURNO DELL'UE IL PRIMO GENNAIO 2014”.
Già mi vedo “LA GRANDE COALIZIONE PUDISTA” unire le forze per fronteggiare i populismi sovversivi d’Europa.
Siamo un popolo dignitoso e non dobbiamo più tollerare la beffarda rappresentazione quotidiana dell' agitarsi macchiettistico -scomposto e disorganico alla crisi, ma presentato come risolutivo- dei “giovani volti” mandati allo sbaraglio dalle teste canute dei partiti in decomposizione.
EliminaPoiché i cordoni della borsa sono gestiti dai privati della BCE, i nostri politici, i funzionari partitici, non contano nulla, non hanno alcun potere progettuale e decisionale, ma solo il compito di distrarci con volgari cagnare enfatizzate dai media asserviti, in cui continuano a proporre improbabili accomodamenti e promesse a vuoto.
Adesso i vecchi corrotti, che hanno ceduto illecitamente la nostra sovranità monetaria, si nascondono dietro le maschere dei giovani, addestrati nei vivai obsoleti dei partiti, per ripetere gli stessi slogan che hanno tenuto sotto scacco le scorse generazioni, senza mai accusare l' agire delle banche e della finanza.
Tutto questo avviene mentre la corda si stringe al collo di tutti gli italiani ed emerge chiara la vile determinazione dei corrotti di distruggere il nostro tessuto sociale con il costante aumento delle imposte e del debito pubblico, con la chiusura delle aziende sabotate dalla banche con il diniego del credito ed il conseguente aumento della disoccupazione.
Mai i “giovani volti”, sapientemente plagiati, parlano dei 300 milioni di €uro, che ogni santo giorno escono dalle nostre tasche ed entrano nelle casse della banca privata BCE per il solo pagamento degli interessi sul debito pubblico, contratto dalle banche e girato sul conto degli italiani, ingannati dai partiti e disinformati dai media che pur finanziano con il canone.
"viviamo in questo mondo per un periodo molto breve: la vita è breve e non val la pena di viverla male quando abbiamo i mezzi tecnici per vivere molto meglio."
RispondiEliminami perdonerà se sento che per me è questo il cuore dell'intervento, è questo il cuore di tutta la faccenda.
Grazie.
Professore!!!!
RispondiEliminaImmagino che il suo accorato appello ai parmamentari europei sia un atto formale e basta !
La invito a leggere la lista pubblicata nel blog di Grillo per rendersi conto di che razza di gente gli italiani(cioè i partiti) abbiano mandato a rappresentarci in quei palazzi indegni di portare il nome di Europa !
E non è che quelli degli altri paesi siano milgiori dei nostri, ma certamente i tedeschi e i francesi difendono gli interessi dei boss dei loro paesi !
Ha visto e sentito con quanta arroganza il rappresentante francese ha risposto alla giornalista italiana che denunciava lo sperpero di denaro per il trasloco rituale da Bruxelles a Strasbourg ?!
Per carità, appena si rivoterà per questo aborto di utopia, spero che ci sia un gruppo consistente e con le credenziali per celebrarne le esequie, ma anche per festeggiare lo scampato pericolo per mille anni di un'altra egemonia germanica ! (Che del resto è già esistita nel medio evo a scapito nostro !)
.
Boia, che post ESAUSTIVO.
RispondiEliminaTrovo interessante che Asmussen, il membro tedesco del direttivo BCE, colomba alleata di Draghi nella implementazione del "whatever it takes" sia stato richiamato a Berlino per un posto di Sottosegretario nel governo SPD-CDU.
RispondiEliminaDraghi, che sprovveduto non è ha rilasciato oggi un'intervista credo allo Spiegel in cui dice che non c'è motivo di abbassare i tassi, i parsi (anche la Francia ) devono fare le riforme....
Insomma, mi sembra stia sentendo mancare il terreno sotto i piedi, subodorando che se i mercati gli vanno a vedere il whatever con un bell'attacco stile estate 2011 la Germania lo lascia in brache di tela.
L'occasione potrebbe essere una affermazione eclatante di forze euroscettiche in paesi chiave alle europee....
E noi siamo un paese chiave...
Anche la Francia è paese chiave....
Vuoi vedere che stavolta l'euro è chiavato?
Jens lotta insieme a noi!!
Ho ascoltato Fassina e credo abbia indubbiamente torto è lei ragione, ma chi ci assicura che quei politici che guideranno l'uscita dall'euro non continueranno ad applicare il "pareggio di bilancio", o peggio, l'avanzo di bilancio che è proprio ciò che accade ora. Alemanno dopotutto mi è sembrato troppo fissato sull'idea che il debito pubblico è il problema dell'Italia.
RispondiEliminaBeh mettiamola in questi termini se la manovra espansiva funziona in Giappone con la sua demografia catastrofica e con il suo debito stellare non esisterà nessun Alesina e Giavazzi su questa terra capace di insistere credibilmente sul fatto che l'austerità è l'unica soluzione. Apparte che come il professore ha spiegato fino alla disperazione l'austerità è resa necessaria dal fatto che non possiamo svalutare esternamente. Aggiungo infine che la destra italiana è Keynesiana pure lei, più che le parole di Alemanno guardi i fatti della sua gestione...
EliminaScusa ma non voglio essere polemico. Io non la farei così facile e pur restando inderogabile l'uscita dall'Euro, su questo non vi sono dubbi, bisogna assicurarsi che i politici facciano bene anche il resto. Il problema della separazione della Banca Centrale dal Ministero del Tesoro inizia con la cosiddetta riforma Andreatta. Non a caso il professor Bagnai afferma rispondendo a un interlocutore che rivendicava il potere della Banca d'Italia di ripagare il debito a fine scadenza anche dopo il divorzio con il ministero del Tesoro: “Scusa: dopo il divorzio la Banca centrale non interveniva più sul primario. Punto. Dopo di che, però, a scadenza non esiste solo la possibilità di "tassare", ma anche quella di emettere nuovi titoli, cioè di fare il "roll-over". Mi segui?”
EliminaLa funzione della Banca Centrale è anche di determinare i tassi d'interesse e se si lascia al mercato dei capitali finanziari il potere di far questo, al posto della Banca Centrale, c'è il rischio di alimentare il terrore del debito pubblico e tutto quello che ne consegue, compreso le politiche di austerità.
No è un caso che il Giappone che tu citi ha dei tassi d'interesse sul debito pubblico in media dello 0,5%. Questo per dire che una classe politica indottrinata da anni a considerare il debito pubblico come la peggior cosa esistente sulla faccia della terra, potrebbe non essere capace di utilizzare al meglio tutte le opportunità che si presenterebbero con l'uscita dall'Euro e su questo la sinistra, ferita dal fallimento di un mito in cui si identifica da troppo tempo, temo possa continuare in futuro a fare del suo peggio.
"l problema della separazione della Banca Centrale dal Ministero del Tesoro inizia con la cosiddetta riforma Andreatta..."
Eliminae finisce con la prossima (o è già avvenuta? non riesco a capire, i giornali non ne parlano.... chissà perchè) trasformazione in public company della stessa... che bello.. tutte le funzioni della BCI potenzialmente in mani straniere...
Buongiorno,
RispondiEliminaComplimenti per le sue teorie, che argomenta con grande chiarezza, anche per chi non e' della materia, avendo intrapreso altri studi. Le auguro ogni bene per il futuro!
Le rivolgo una domanda forse stupida, perché sono ignorante. Ma c'è già stato o è previsto che ci sarà un seguito, un riscontro, a questa sua straordinaria disarmante (non per i lettori di questo blog) spiegazione? Voglio dire, a quale scopo dare, giustamente, spazio a tecnici/non politici? Rientra nell'ambito di un qualche programma, in vista delle prossime elezioni del Parlamento? O semplicemente è un modo per illuderci che le istituzioni europee sono democratiche ed in quanto tali danno voce anche ai cittadini? Grazie, Isabella.
RispondiEliminaNon è previsto che ci sia un seguito semplicemente perché questa era una conferenza fatta presso il Parlamento europeo, senza alcuna rilevanza per gli atti, e fosse anche stata un'audizione ufficiale non vedo proprio quale seguito ci sarebbe dovuto essere. Io mi sono limitato a ricordare ai parlamentari presenti, tutti conservatori (per le note e tristi ragioni) un potere che hanno, e perché e come dovrebbero esercitarlo per salvare l'Europa. Poi va da sé che ognuno di loro può essere più o meno interessato a questo obiettivo. A me basta aver detto quello che pensavo. Il fatto che lo si possa ancora fare mi sembra piuttosto rassicurante. Al resto ci penseranno altri. Certo non ho intenzione di farmi eleggere per presentarla io, la mozione!
Eliminaalbè il tuo inglese. pensa lo capisco anch'io, che lo imparato in india, vado a orecchio,ma è chiarissimo senza tutte le smorfie e accenti che usano i madrelingua! che sassolino che ti sei tolto, altro che articolino sul manifesto, giusto per ricordare come è nato gufy, una lezione che passerà alla storia,I TRE DELL'APPOCALISSE A BRUXELES!! mitici!! e proprio vero che il primo strumento sei tu, l'esecuzione è stata impeccabile, musica italiana al cientoperciento non capita spesso in italia di sentirti ben rappresentato!! ITTURRUZZULààà era il grido di guerra dei barbaricini, che combattevano contro l'invasore imperiale romano, oggi è ancora usato, per scovare i cinghiali nelle battute di caccia , in alcune parti della sardegna! perchè di fatto, questo avete fatto, in europa!! il salto da cavaliere a condottiero per me è fatto! la ghèrra non è finità, ma qualche battaglia si sta portando a casa, un augurio di buon anno,a uga, er palla, roccopasso, un abbraccio al condottiero! felice PS la lingua sarda in portogallo e brasile la capiscono meglio dell'italiano.
RispondiEliminaProf,
RispondiEliminanel leggere quelle parole in rosso, qualche ingenuo potrebbe credere che senza l'€ entreremmo nell'Eden.
Per favore, dica che non è così, dica che se usciamo dal regime sovietico della moneta unica per entrare nel regime cripto-liberista della moneta nazionale fluttuante, il rischio di finire a gambe all'aria rimarrebbe comunque altissimo ( con conseguente aumento della macelleria sociale)
P.S. A proposito, dove posso trovare le sue proposte per non finire a gambe all'aria una volta usciti dall'€ ?
Caro, hai il braccino corto... Ho scritto un libro di 400 pagine di cui una metà dedicate appunto alla parte di proposta. Fai così, leggitelo, così per un po' non vorrai a inondarci con il tuo mellifluo luogocomunismo.
EliminaAh, scusa, capisci che hai detto una colossale scemenza? L'euro è stato fatto per favorire la circolazione dei capitali, ed è quindi uno strumento della globalizzazione ultraliberista. La sua rimozione va in direzione contraria.
Ah, già, ma voi piddini pensate che l'euro sia stato fatto per evitarvi la fatica di fare qualche moltiplicazione quando andavate in vacanza all'estero. Anzi, no, scusa, ma non siete anche quelli che dicono che con la liretta in vacanza all'estero non ci si andava? Be', insomma, vedi, come la metti la metti: hai bisogno di una pausa di riflessione per metterti d'accordo con te stesso. Prenditela tu, altrimenti te la do io.
Ad ogni intervento del troll Peter Yanez la fossa fetida nella quale giace si fa di un metro più profonda.
EliminaLa diga cede e sembra che qualcuno (più realista del Re) voglia arginare la furia della Verità Storica col proprio corpo.
Ridicolo.
Certo che la posizione trollesca di certi yanez sfiora il ridicolo, uno spende fiumi di parole in articoli, blog, conferenze, libri, interviste a destra e a manca, esponendo grafici, statistiche, citando autorevoli economisti, e pubblicazioni scientifiche, per sentirsi dire simili scemenze?
EliminaOra lo dico io a lui e a tutti gli amici di Sandokan: sono stati spesi fiumi di parole per spiegare il "dopo euro", se non le hai capite è un tuo problema.
Qui di ingenui che pensano che con l'uscita dall'Euro risolviamo tutti i problemi non ce ne sono, forse li troverai nell'isola di Mompracem
un tempo l'unico errore possibile era non usare la brillantina Linetti, oggi è fare il troll senza cambiare nome passando ad un blog all'altro...
EliminaWatson: "elementare, Yanez".
Prof, come mi fanno paura queste lettere...
RispondiEliminaRicordati però che non sei solo, siamo in 2477.
E quello che ci distingue da questi soggetti è la dignità di sentirci italiani
e di sentirci dalla parte del giusto.
Dovremmo smetterla di inseguire complotti alla Bildeberg e assimilati. Come ha detto Claudio B. A. Non ci sono complotti, ma tanta stupidità.
RispondiEliminaI numeri che fornisci in più occasioni, interpretati per molti di noi da relativamente oscuri grafici del W.E.O. destinati alle élite , sono prove schiaccianti.
Adesso magicamente fanno capolino le affermazione di sei (6/00) Nobel contro l'Euro Friedman incluso (vederlo accanto a Stigliz Krugman e Sen crea un certo vivido imbarazzo ) quindi qualcosa si muove.
Penso sia l'inizio di una slavina ...
Avanti così (e vediamo di evitarlo sto iceberg)!
P.s. Mi scuso se son Pisano ... (che vive a Firenze peró)
EliminaArticolo chiarissimo anche a me, ed e' dire tutto; dopo aver letto il suo libro del resto di dubbi non ne ho avuti piu'.
RispondiEliminaMi rimane la domanda angosciosa di sempre: lei crede veramente che ci sara' una rappresentanza politica in Europa che combattera' per far deflagrare l'Euro? Chi? Gli Inglesi dell'UKIP? Chi in Italia? A me sembra la battaglia di Don Chisciotte contro i mulini a vento, questa e' la mia angoscia; chi votare, chi e' consapevole?
Da bravo potenziale risparmiatore (quando i soldi avanzano) parlo spesso con i promotori finanziari; quelli hanno il polso di come vanno le cose a livello....microeconomico/familiare no? Ebbene tutti quelli che conosco mi hanno confermato: sono rimasti sono i benestanti a risparmiare; quello che risparmiava 300 Euro al mese ....e' in via di estinzione. Basterebbe questo per capire il fallimento dell'Euro e delle politiche suicide di questo continente, e in particolare di destra e sinistra in questo paese.
Ciao, bando al pessimismo! Ci sono gia' stati i forconi, In Italia alcune importanti forze gia' in parlamento si sono o si stanno riposizionando, non del tutto apertamente ma.... solo alcuni mesi fa non era ancora preventivabile...la strategia di inoculare il germe antieuro dentro il parlamento pare funzioni... C'e' ancora una eternita' alle europee, ed i segnali sembrano promettenti (purtroppo c'e' da dire che sono inversamente proporzionali all'andamento economico)...vedrai che il 2014, se non sara' l'ultimo anno dell'euro, si potra' almeno conseguire una consapevolezza ben piu' diffusa........
Elimina@Persil
EliminaLe 300 monete dell'infame conio che non sono più risparmiate e che molto probabilmente venivano investite in titoli di stato, non sono sparite, sono ora raccolte attraverso la tassazione aggiuntiva provocata dall'austerità €imposta e trasferite, via pagamento di maggiori interessi sul debito pubblico causati a cominciare dal divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia, alla finanza internazionale, privata. L'€urone, dal punto di vista di coloro che quegli interessi incassano, è tutt'altro che un fallimento, è un'operazione perfettamente riuscita che sta permettendo loro di mettere le mani su quello che costituiva il piccolo risparmio e che altrimenti avrebbe continuato ad essere intermediato dallo stato attraverso i titoli del debito pubblico.
Questo post è una pietra miliare. Nel senso stretto del termine. Quelle che incontri lungo la strada e ti indicano quanta strada hai fatto e quanta ne resta da fare. Mi fa tornare indietro con il pensiero alla fine del 2012 quando trovai su twitter un certo Alberto Bagnai che diceva di aver appena pubblicato un libro sull'euro e parlava dei difetti e dei danni di questo mostro giuridico ed economico. Avevo pur sempre scritto sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 17 luglio 2012 "non ci resta che tornare alle monete nazionali", un pezzo di 3000 battute pubblicato in bella evidenza che mi aveva già fatto litigare con alcuni membri delle elites. Temendo di non trovarlo a Bari (egli stesso segnalava problemi nella distribuzione), lo comprai a Roma (non ci ero andato apposta! Ero là per lavoro). Dopo aver letto le prime pagine, per non farmi mancare nulla, lo ricomprai in formato e-pub per tenerlo sempre "a tiro" su PC di studio ed Ipad. Lo lessi avidamente. Alcuni passaggi anche più e più volte a distanza di mesi. Poi trovai anche il modo di litigare su twitter con il suo autore, andandomela a cercare (a proposito sono ancora bloccato!). Ero in effetti convinto che fosse stata data troppa enfasi al cambio come leva per la competitività, e cercavo di sottolineare anche l'importanza di fattori come innovazione, ricerca... insomma tutto quanto mi avevano insegnato all'Università, ed avevo poi messo in pratica in quasi 20 anni di attività professionale e di manager d'impresa. Purtroppo per me e per tutti gli imprenditori italiani, tutto lo strumentario classico delle strategie competitive d'impresa, nulla poteva contro il macigno macroeconomico che era stato piazzato sulla nostra strada già a partire dal '96 e, solo formalmente, dal gennaio 1999. Me ne accorsi ben presto, girando per le aziende e osservando gioielli della tecnologia costretti a correre sulla sabbia, quando avrebbero potuto mostrare tassi di crescita a doppia cifra o, cosa più grave e drammatica, osservando piccoli imprenditori che, in effetti, non erano proprio "Steve Jobs", chiudere in tre mesi e mandare a casa decine di persone. Come San Tommaso, ebbi bisogno di toccare per credere al disastro ed averne chiare le cause. Ma non mi bastava. Continuavo a divorare pubblicazioni sull'argomento, leggendo di tutto e poi scartando progressivamente discorsi degni da "bar dello sport". L'estate 2013 ha segnato il completamento. Passaggio rapido in libreria ed acquisto di: 1) Seminerio, La cura letale. 2) Krugman, fuori da questa crisi adesso. 3) Bisin, Favole e numeri. 4) Thilo Sarrazin, l'europa non ha bisogno dell'euro. Facevo particolare "affidamento" su Bisin. Già il titolo prometteva bene. Letto in pochissimo tempo e portatore di una delusione totale. Dopo diversi mesi, continuo ancora a chiedermi cosa volesse dire. Pochissimi cenni al tema centrale (euro disfunzionale) agli squilibri connessi ed al modo credibile e sostenibile di riequilibrarli. Il vuoto pneumatico. La sorpresa più grande ed i ragionamenti meglio argomentati, serrati, rigorosi sono stati quelli del libro del tedesco. Si, avete capito bene. E' stato sorprendente leggere, da una visuale completamente diversa, (ex membro del board della Bundesbank) che questo euro non può stare in piedi e crea solo squilibri che si ritorceranno anche a danno dei tedeschi stessi. Fantastico. Sembrava la quadratura del cerchio. Contributi molto interessanti sono anche venuti da Seminerio e da Krugman (beh, era il minimo!). (continua...)
RispondiElimina(segue...) Ma alla fine, dovevo ammettere che la lucidità ed il rigore scientifico con cui Alberto Bagnai aveva "unito i puntini" già a fine 2011 ed a fine 2012 con il libro, erano un passaggio imprescindibile ed un lavoro eccezionale. Leggere, studiare, comprendere, riprendere qualche manuale di Macro (il Dornbusch-Fisher!), tutto questo costa fatica e rinunce, ma un tema che riguarda il futuro nostro e, soprattutto, dei nostri figli richiedeva tutto questo per poterlo comprendere e parlarne con cognizione di causa. Queste letture mi hanno anche fatto comprendere Bagnai quando si "indispone" in presenza di "esperti" che parlano davvero per sentito dire, da orecchianti, su questi temi. Sono solidale con lui: uno passa le nottate a studiare e poi deve sentirsi dire "laqualunque" dal primo ingegnere che ha letto Repubblica! Eh no!.
RispondiEliminaE siamo a dicembre 2013. Le posizioni si stanno definendo, il governo Alfetta continua a mettere il cacciavite nel posto sbagliato (...), i salti della quaglia non mancano, i tedeschi hanno detto chiaro e tondo (vedi il programma di Grosse Koalition e l'ultima intervista di Weidmann alla Bild) che non arretrano di un millimetro. Rivogliono indietro tutti i loro crediti e che i debitori sputino sangue per rimborsarli. Esattamente il punto di non ritorno su cui collasserà tutto. Mi fa solo molto male vedere lo sguardo perso nel vuoto dei lavoratori che incontro ogni giorno nelle aziende. Mi guardano speranzosi che si riesca a fare qualcosa per salvarli dal loro destino ormai segnato. Ecco, quegli sguardi non riesco a dimenticarli. Ed è forse per questo che l'impegno a studiare ed a spiegare alla gente sarà il filo conduttore dei prossimi mesi. Studierò, parlerò, spiegherò (con maggior spazio di quello avuto su RAI2 durante Virus del 6/12) sperando che a maggio, con l'esercizio dell'unico diritto che ci è rimasto, riusciremo a portare a Strasburgo e Bruxelles uomini e donne, di qualsiasi appartenenza partitica, che pongano fine, speriamo nel modo più indolore possibile, a questa esperienza fallimentare dell'euro.
In bocca al lupo e Buon Anno a tutti!
Barbara Spinelli: “Con Tsipras contro l’Europa dell’austerità”
RispondiEliminaCi sono prospettive per invertire questo processo, che probabilmente porta a disastri più grandi aumentando la disuguaglianza , la povertà e la disoccupazione?
Moltissime cose dipenderanno da noi cittadini. Per questo motivo ritengo molto importanti le elezioni per il Parlamento Europeo. Perché anche se in Europa è tornato un sistema di "equilibrio tra potenze" esistono istituzioni con forti caratteristiche democratiche e fra queste c'è certamente il Parlamento europeo, che dovrebbe aumentare i propri poteri, molti di più di quelli previsti dal Trattato di Lisbona.
In queste elezioni europee i cittadini possono esprimersi con molta forza su quale sia la direzione in cui vogliono andare. In molti paesi questo desiderio dei cittadini di riappropriarsi dell'Europa si manifesta in modi diversi.
Mi sembra che oggi nell’opinione pubblica e tra i cittadini emergano tre tendenze principali. La prima è di sostegno alla posizione dei “poteri forti”: la troika e gli stati più forti. Questa linea sostiene che l'Europa, così com’è oggi, va bene e che le terapie di austerità hanno successo. Perché questo si dice oggi, da Barroso alla Merkel. La terapia mortifera che è stata attuata ha avuto successo, perché la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l'Italia e l'Irlanda hanno ormai il bilancio dei pagamenti in pareggio. Ma come diceva Keynes l'intervento è riuscito ma il paziente è morto.
Una seconda linea di pensiero dice basta all’Europa, usciamo, perché l'euro è un disastro e un cappio al collo. La scelta è “si” o “no” all’euro. Noi diciamo “no”.
La terza scelta è quella che ha fatto Alexis Tsipras. Io spero molto in una lista italiana per Tsipras per le elezioni europee, una lista che sostenga che dobbiamo imparare la lezione da quello che è successo: noi vogliamo l’Europa, ma la vogliamo radicalmente cambiata. Vogliamo un’unione vera, come i padri fondatori l’hanno pensata. Un’Europa della solidarietà, con una Banca Centrale prestatrice di ultima istanza, una vera federazione.
Tsipras sostiene l'unione politica dell'Europa e la pone come perno della sua ampia proposta per l'Europa, i popoli e i suoi cittadini. E sostenendo l’unione politica si conduce in pratica al federalismo in Europa. (continua)
BARBARA SPINELLI HA UN FOGNO NEL CASSETTO …
Prof. che ne pensa di quello che sta succedendo nei paesi emergenti? Da quando c'è stata la minaccia del tapering il deflusso di capitali dal Brasile, Sud Africa, Turchia, etc... ha raggiunto livelli allarmanti, le valute locali si sono svalutate moltissimo, i tassi sono schizzati verso l'alto. Stanno facendo lo stesso giochino che i Paesi Core dell'Europa hanno fatto coi Piigs, solo su scala planetaria questa volta? Il fatto che questi Paesi siano dotati di una loro valuta permetterà di raggiungere l'equilibrio senza farsi troppo male o gli squilibri presenti in quelle economie sono tali che ciò non è possibile?
RispondiEliminaIn ogni caso non riesco a capire perché l'euro continua a salire cosi tanto. I tassi sono allo 0,25, i dati macroeconomici fanno pena, tra un po dovrebbe saltare tutto per aria e questo aborto continua a guadagnare su tutti, non solo sulle valute degli emergenti, e qua lo capisco per il deflusso dei capitali, ma anche sul dollaro australiano e persino sul dollaro USA.
Se volesse con la consueta competenza aiutarmi a capire le sarei sinceramente grato.
La sovrapposizione dei suoi rilievi con i deficit delle bilance commerciali, come evidenziato nelle tabelle dell'intervento di Claudio Borghi in occasione della sua presentazione davanti all'€parlamento, di Germania e Italia é impressionante.
RispondiEliminaMa soprattutto ... come diamine si fa a nascondere una fuoriuscita di 50 miliardi per finanziare l'ESM mentre parliamo di bruscolini per finanziare la cassa integrazione o l'IMU? Siamo sull'orlo del baratro, non abbiamo chiesto un €, siamo in deficit ... e finanziamo gli altri insieme ai loro effettivi creditori?
Questa é pura follia.
Questa é la più grande truffa della storia!!!
http://www.ioamolitalia.it/public/Documenti/Relazione%20Claudio%20Borghi%203%20dicembre%20(Inglese).pdf
Mi chiedo… il cancelliere tedesco Elmut Khol era consapevole che il cambio fisso alla lunga avrebbe bloccato gli investimenti produttivi nel proprio paese e favorito il settore finanziario? Ad Elmut Khol nel 1990 fu conferito il premio “Coudenhove Kalergi”(nel 2010 è stato conferito alla Canceliera Merkel). Kalergi è stato il fondatore nel 1922 del movimento viennese "Paneuropa" che aveva ideato il progetto di unificazione europea e come obbiettivo finale la creazione di una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti d'America. Il suo piano trovò l'appoggio ideale ed economico di alcuni grandi banchieri. Nel 2012 durante un convegno speciale svoltosi a Vienna per celebrare i novant’anni del movimento paneuropeo il premio “Coudenhove Kalergi” è stato conferito anche al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy….
RispondiElimina"Dite la verità, cazzo, ditela!". Chissà perché, ma questa ingiunzione mi ricorda l'ordine dato da De Falco al comandante Schettino: "Risalga a bordo, cazzo!". Ossia, tradotto per i bruxelliani: Assumetevi le vostre responsabilità, e risalite a bordo tra la gente comune! Con Schettino sappiamo purtroppo come andò a finire. E con i bruxelliani? Comunque, l'ingiunzione dovrebbe accompagnarsi a un lapidario e didascalico: Ultimo appello.
RispondiEliminaGrande Post ! Vedo la Luce! Ancor più intensa dopo aver letto il suo libro!!!! ..ma dobbiamo aspettare le elezioni europee per fare quello che non avremmo dovuto fare ( USCIRE-NON ESSERE MAI entrati nell'euro) ? possiamo farlo chessò..tra 10 minuti? così avremmo SICURAMENTE un bel fine anno ed un OTTIMO NUOVO ANNO....
RispondiEliminaAuguri Prof. BUON ANNO!
due righe sopra la tabella "Change in wage share 1991-2007":
RispondiEliminarefuso:
"perché favorisce un eccesso di indebitamentE estero"
(senza che pubblichi il commento)
Grandissimo post, anche gridare contro vento ha senso quando le parole sono pesanti come macigni. Certo, leggere questo post mentre ascolto il vaniloquio di fine anno del notista "politico" principe del Sole 24 ore fa un certo effetto... povero Citizen Folli :D
RispondiEliminami e' venuto in mente quale puo' essere il "gesto eclatante" che Le hanno chiesto:
RispondiEliminastampare questo fantastico e chiarissimo articolo e paracadutarlo sulle piazze che festeggiano il capodanno! se mi da' l' OK metto in moto il Cessna...
Auguri di cuore e che il nuovo anno ci porti una moneta nuova (o vecchia, come preferisce), basta che sia diversa.
"I mercati" di Monti e Letta:
RispondiEliminahttp://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/12/30/Borsa-Tokyo-57-2013-top-40-anni_9835297.html
Effetto dell'articolo su normodotati (quindi esclusi piddini de mompracen):
RispondiEliminala banda !
Ma anche gli Italiani si devono dare una regolata; la classe politica Italiana in Italia e all'estero (Europa) e' indecente.
RispondiEliminaLeggendo questo articolo su MPS:
http://it.finance.yahoo.com/notizie/monte-dei-pazzi-siena-120000065.html
mi ha colpito l'ultima frase:
Ma è mai possibile che solo in Italia si debba sempre sollevare un simile vespaio mediatico sulle miserie di un relitto finanziario, gestisto da criminali, dando la sensazione al mondo intero di avere tutto il sistema finanziario in questo condizioni? In Germania, Angela Merkel in silenzio, senza fare rumore, ha nazionalizzato ben cinque banche e attraverso i fondi di salvataggio ai quali abbiamo abbondantemente contribuito stanno lavandosi i panni sporchi in casa della landesbanken e sparkassen, cassaforti del potere politico tedesco e di tutto ciò sui media tedeschi nessuna traccia.
Ecco, ripeto, chi votare in Europa alle prossime elezioni Europee? Boh!
Don't worry! Abbiamo lui.
EliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaE quando la "Premiata Armeria Hellas" ha finito i soldi..... qualcuno può anche pensare di pagarti con la stessa merce.
RispondiEliminaCon grande slealtà un collega mi ha attribuito l'opnione che questo sia un esito favorevole o in qualche modo desiderabile. Come voi sapete, io e voi abbiamo cominciato a parlare per evitare che si arrivasse a tanto. Chi nega che l'euro sia una causa dei nostri problemi coopera attivamente anche con questi criminali (gli uni, e gli altri).
EliminaCome la cieca fiducia nella scienza e nella tecnologia possa portare a grandi disastri, se non si calcolano le potenziali conseguenze (beh, questo almeno non è stato realizzato,l'Euro invece.....)
RispondiEliminaFogni tedeschi anni 30
Buon 2014
Nota che lo scopo è sempre quello di portare la pace in Europa...
EliminaUN GOLPE DI NOME EURO. SE LA MONETA UNICA FOSSE TECNICAMENTE UN "COLPO DI STATO" CONTRO PAESI MEMBRI E CITTADINI?
RispondiEliminaUn saggio di Giuseppe Guarino, già ordinario di Diritto pubblico alla Sapienza di Roma, già ministro delle Finanze (1987) e dell’Industria (1992-’93). La tesi del professore è che all’origine della moneta unica si sia realizzato un “colpo di stato”, attraverso un preciso regolamento comunitario, il numero 1466/97. Approfittando della fortissima volontà dei governi del tempo di superare a tutti i costi “l’esame” – sul fronte dei conti pubblici, per esempio – necessario a entrare nella nuova area valutaria, la Commissione fece approvare infatti un regolamento che avrebbe vincolato in maniera decisa le leve della politica economica fino ad allora in mano agli stati membri.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminacito la parte finale dell'articolo di vitor constancio:
RispondiEliminaThe most important concept underlying this vision is that, to maximise its benefits, the single currency needs strong common institutions. Strong institutions to supervise and stabilise the single financial market. Strong institutions to guide fiscal policies. Strong institutions to coordinate economic policy, guarantee competitiveness and encourage sustainable growth. And strong institutions to engage citizens more closely in the European project."
E' esattamente il contrario, almeno appare a me, di quanto si dice da parte di chi vorrebbe l' uscita dall' euro, la svalutazione competitiva e amenita' del genere.
E questo cosa dimostra? Che una persona che senza euro perderebbe il lavoro difende l'euro? Accipicchia, che lucidità di visione! Complimenti per il contributo al dibattito.
EliminaLe cose stanno esattamente al contrario. La parte importante del discorso è la prima, la quale mostra che perfino una persone che perdendo l'euro perderebbe il lavoro è costretto a smentire l'impostura mediatica che attribuisce alla finanza pubblica l'origine dei problemi, ed è costretto a dire che la teoria economica sulla quale si basa l'impianto dei Trattati europei, quella secondo cui i movimenti di fattori sono sempre riequilibranti, è falsa (come ho ricordato qui).
Un altro euro non è possibile perché "più Europa" è una colossale scemenza. E Vitor questo lo sa, believe me. Lei poi continui a sognare, e anche a intervenire, se crede. Certi punti è sempre utile ribadirli. Magari, prima, cerchi di farsi un'idea della struttura di incentivi dei vari partecipanti al dibattito. La aiuterà a risparmiare il suo tempo.
Ciò che temo sono i colpi di coda degli euro-oltranzisti. I danni al sistema economico e alla tenuta sociale causati dalle scellerate politiche a difesa degli interessi della Germania (insomma dell'euro) diventano giorno dopo giorno sempre più nefasti. Attendo con una certa curiosità i dati relativi al gettito fiscale dell'ultimo trimestre 2013, chissà che sorprese arriveranno.
RispondiEliminaNel frattempo un buon 2014 al Prof. e a tutti i goofynauti