martedì 14 novembre 2023

Viaggio al termine della stanza

Buonasera, Alberto. Ho ascoltato la registrazione della stanza e ti volevo dire che è veramente traumatico sentire che c’è ancora gente che vuole “fare qualcosa”, ma non ha nessuna intenzione di uscire da casa: c’è chi pensa di cambiare le cose facendo stanze su “X, l’app del tutto”, chi vuole strappare “Repubblica” dalle mani di qualcuno (immagino un vecchio zio che dimora in salotto o qualcosa del genere), chi ci vuole convincere che gli uomini sono vittime di una società matriarcale… Sconcertante. So di essere sciroccato anche io, ma spero non fino a questo punto!

Per chi se lo fosse perso, è qui:


Molti di voi sono rimasti traumatizzati, molti altri hanno lodato la mia pazienza. Non ne vedo i presupposti. Non ci sono i presupposti del trauma, perché è sempre un po' la stessa storia, e chi ha vissuto il Dibattito dovrebbe esserci abituato. Non ci sono i presupposti per trovare straordinaria la mia pazienza, perché nel farlo date implicitamente per scontato che con voi ce ne sia voluta di meno, ma basta andare indietro di qualche anno e guardare i vostri commenti ai miei post (e le mie risposte) per capire che forse ce n'è voluta di più. Un lavoro enorme, sovrumano, che ha però dato i suoi frutti.

La mia sensazione, così, a pelle, è che non tutto fosse spontaneo, che qualche "professionista" (della controinformazione) lì in mezzo ci fosse. Ma è una sensazione che smonto razionalmente pensando che i "semomijoni" non sono "mijoni", per cui non so quanto potrebbe valere la pena di infiltrarsi al loro interno per diffondere urbi et orbi (soprattutto orbi) la geniale idea che si possa esaltare il proprio potere di indirizzo politico rifiutandosi di andare a votare! Certo, questo messaggio regressivo al potere fa comodo, a qualsiasi potere. Ma non c'è particolare bisogno, per diffonderlo, di infiltrarsi in una simile stanza.

E quindi, amici miei: è come sembra!

Loro sono così: così come ve li avevo descritti undici anni fa, così come sono sempre stati, e sempre saranno. Ci sono categorie eterne. Gli ortotteri sono una di queste:


Non vivono bene, e quindi dobbiamo compatirli, e non sanno aiutare né se stessi né (figuriamoci!) gli altri a vivere meglio, e quindi dobbiamo educarli.

Ma lo capite quanto è difficile?

Tutto parte dal non sapere che cosa sia successo in questo Paese negli ultimi 12 anni, tutto parte dall'ignoranza del Dibattito. Ma questa ignoranza non è certo una colpa: siamo noi che abbiamo tenuto nascosto il Dibattito perché non venisse infiltrato, degradato, vilipeso. Questo rischio, qui, c'è stato, ma è stato gestito, ed è solo per questo che, anche quest'anno, potremo ritrovarci e confrontarci in un contesto di qualità.

Aprire prudentemente il nostro hortus conclusus ad altri è un'operazione da fare con delicatezza e con gradualità. La stiamo facendo, già da quest'anno, e chi parteciperà potrà rendersene conto.

(...sul sito è stato pubblicato il programma, le iscrizioni sono riprese...)

(...P.s.: sei mooooooolto meno sciroccato di così. E infatti sarai salvato...)

giovedì 2 novembre 2023

La fertilità del kazako

 (...se avessi bisogno di trovare passatempi, voi sareste un passatempo divertente e istruttivo. In realtà di cose da fare ne ho tante, ma quando qualcuno di voi dice qualcosa di stimolante non rinuncio a dargli retta...)

AR ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Disoccupazione, fertilità, pensioni":

Manca ancora un pezzo. L'africa non ha mai smesso di avere TFR molto alti.

Il Kazakistan invece è sceso con la fine dell' unione sovietica e poi risalito; cosa che non è riuscita ad altre ex RSS.

Magari è dovuto solo all'emigrazione di etnie a basso TFR (tedesca e russa). Ma merita l'approfondimento perché è un successo.

Pubblicato da AR su Goofynomics il giorno 2 nov 2023, 15:15


Non per altro, ma perché una certo dis-ortografia (africa...) rinviava a bassa scolarizzazione o bassa attenzione ai dettagli, sono voluto andare a verificare questa storia dei kazaki che si riproducono come leprottini... I dati sono qui:


e in effetti confermano che in Kazakistan il tasso di fecondità totale, dopo aver toccato un minimo alla fine degli anni '90, ha ripreso quota. Fatto sta che la stessa cosa è successa, in varia misura, ai kirghisi, agli uzbeki, ai turkmeni (o turcomanni che dir si voglia), insomma, un pochino a tutti, e che con tutta questa ripresa i kazaki hanno raggiunto il livello dei tagiki, che sono sempre rimasti saldamente in testa alla classifica. Molto diversa la situazione di ucraini e azeri, ad esempio.

Ma torno su un punto: noi che lezioni possiamo trarre da Paesi così diversi dal nostro e che sono passati attraverso un processo di disgregazione dell'entità sovranazionale che li opprimeva? Forse che la fecondità totale è correlata all'altezza media sul livello del mare? O forse, più plausibilmente, che simili processi di disgregazione sono costosi nel breve periodo in termini economici e sociali, ma poi restituiscono un minimo di dignità e prospettiva alle singole comunità nazionali.

Una lezione che avevamo già appreso ed evidenziato seguendo tanti altri percorsi.

Ecco, come vedi ti ho dato retta, caro AR. Ma sinceramente continui a non convincermi.

Buon proseguimento.

Disoccupazione, fertilità, pensioni

 (...nel giorno dei morti, occupiamoci dei non nati...)

Alberto49, in un commento al post precedente, ci ha sollecitato a occuparci di pensioni.

Mi sembra un'ottima idea, tanto più che io ora, nel mio nuovo ruolo, sono costretto a farlo. La nemesi mi ha colpito: io, che mi sono sempre ampiamente disinteressato del mio futuro, sono ora costretto a occuparmi di quello di tutti gli altri! Quindi, tanto vale condividere con voi, per esporla alla vostra peer review, la necessaria attività di studio che il mio ruolo richiede.

Comincerei condividendo con voi un'idea, in particolare un'idea sbagliata: quella che la demografia sia una variabile esogena rispetto ai processi economici, in quanto determinata esclusivamente o principalmente da fattori sociologici e culturali. L'idea, insomma, che se "le donne non fanno più figli" (frase che trovo piuttosto odiosa, perché sì, è pacifico che quella della maternità è innanzitutto, per definizione, una scelta della madre, ma il "fare figli" si inserisce di solito in un comune progetto di famiglia), la colpa sarebbe, stringendo, dell'emancipazione femminile, con varie declinazioni e sfumature, che vanno dalle (oggettive) difficoltà di conciliare la maternità con un percorso lavorativo, a considerazioni da bar più o meno deliranti sull'egoismo (?) delle donne moderne (considerazioni che si prestano anche a essere declinate in una insidiosa perché apparentemente meno delirante chiave progressista).

I dati, però, come vi avevo accennato in una diretta Facebook, ci raccontano una storia diversa, questa:


Quello in blu è un nostro vecchio amico, il tasso di disoccupazione, che ci ha dato fra le altre la soddisfazione di smascherare i veri bufalari (qui: ancora rosicano...). Quello in arancione è il Total Fertility Rate, in italiano tasso di fecondità totale, cioè il numero medio di figli per donna (misurato sulla scala di destra). Sì, ci sono stati in Italia anni in cui "le donne facevano" più di due figli e mezzo a testa (un esempio è mia madre che ne ha "fatti" tre). Erano gli anni in cui la disoccupazione oscillava fra il 4% e il 6%. Poi le cose sono andate come vedete. La correlazione fra le due serie è di -0.85, il che significa quello che vedete: quando aumenta la disoccupazione, diminuisce la fertilità.

Sarà una correlazione spuria, come quella fra numero di matrimoni e rondini in cielo (ci sono comunque degli outlier)?

Non credo, per due ordini di motivi: intanto, perché sotto questa correlazione c'è un buon modello teorico di cui ognuno di voi può verificare (spero non direttamente) la validità. Per disporsi non dico alla procreazione, ma almeno al suo presupposto, bisogna avere la testa sgombra di pensieri, e non sapere se domani si avrà di che sfamare se stessi non è esattamente afrodisiaco e non induce ad allargare la famiglia. Poi, perché l'intuizione del grafico è supportata da studi più accurati, come questo:


(notate la sottolineatura sulla disoccupazione maschile).

Non credo esista un problema di direzione del nesso causale. Difficilmente si può argomentare che il fatto che nascano meno potenziali lavoratori causi il fatto che ci sono più disoccupati!

Mi limito a osservare due cose.

Intanto, oltre all'evidente componente "semi-secolare" di declino della fertilità e aumento della disoccupazione, sono chiare anche delle componenti di medio o breve periodo. Si vede molto bene, ad esempio, che il declino del tasso di disoccupazione dal 1999 al 2007 è associato a una (timida) ripresa del tasso di fertilità, mentre la stagione dell'austerità, che ha riportato la disoccupazione oltre il suo massimo, ha riportato la fertilità al minimo (raggiunto in occasione del precedente massimo).

Poi, questa roba non riguarda solo gli italiani. Vi faccio vedere, su un campione purtroppo più corto perché non ho tempo di estendere le serie (bei tempi quelli in cui avevo tempo...), come stanno le cose in un insieme di Paesi sufficientemente diversi l'uno dall'altro per far capire che il fenomeno è piuttosto ubiquitario. Lo riscontriamo in Paesi mediterranei:


(correlazione -0.89), in Paesi meno mediterranei:


(correlazione -0.88), in Paesi senza un pressante problema demografico:


(correlazione -0.32, più debole ma significativa), ecc.

Preveniamo subito le solite obiezioni idiote: no, non sto dicendo che la fertilità dipende solo dalla disoccupazione, e quindi dalle politiche di austerità (incluse le politiche monetarie restrittive). Sto dicendo che dipende anche, e in modo significativo, dal contesto macroeconomico che queste politiche concorrono a determinare. Questo significa, in buona sostanza, che anche se una serie di misure "microeconomiche", come tutte quelle che possono aiutare una donna (ma direi una coppia) a conciliare con il percorso professionale la scelta di procreare, sono necessarie, rischiano però di non essere sufficienti se non si affronta il problema macroeconomico, cioè se non si esce da un contesto istituzionale in cui la soluzione a ogni problema (che siano gli squilibri di bilancia dei pagamenti, che sia l'inflazione) è indurre una recessione (tagliando i redditi, alzando i tassi).

Perché è certamente possibile immaginare provvedimenti che tutelino il percorso di carriera di una donna, o meglio di una coppia, che decida di crescere un figlio, o almeno che ne allevi la posizione reddituale, ad esempio con sgravi fiscali più incisivi: resta il fatto, però, che se non c'è lavoro, tutelare il percorso di una carriera che non c'è non è di gran sollievo, esentare da imposte su redditi che non si guadagnano non incentiva moltissimo, e quindi i figli si continuano a non fare.

Naturalmente, se i figli non si fanno, il tasso di dipendenza aumenta, con le note conseguenze sulla sostenibilità del sistema pensionistico. Noterete quindi un simpatico paradosso europeo: preoccupata per il nostro debito, e in particolare per le passività implicite nel sistema pensionistico (le contingent pension liabilities), negli ultimi anni l'Unione Europea ci ha chiesto politiche che tendono a renderle meno sostenibili. Uno short-termism che rischiamo di pagare tutti, cioè non solo noi, ma anche loro, e che ritroviamo in tanti altri indirizzi politici che da quelle istituzioni provengono, ultimo, ma non meno preoccupante, il delirio green, che, come sapete, si sta rivelando una bolla che contribuirà ad aumentare (rendendoli insostenibili) quei costi dell'energia che si proponeva di abbattere. Un po' come l'austerità ha senz'altro, per tanti canali (quello descritto qui è solo uno dei tanti), contribuito a rendere insostenibile il debito che voleva abbattere.

Il che ci riporta sempre al nocciolo della questione: siamo sicuri che se fossimo arbitri del nostro destino riusciremmo a fare peggio di così?

Io no, ma a differenza degli esperti da talk show lascio sempre aperta la porta al dubbio e alla discussione.

Dichiaro quindi aperta la discussione generale.

mercoledì 1 novembre 2023

La gente non vuole complicazioni

 (...qui ho sempre accolto le vostre grida di dolore, ho sempre cercato di condividere la vostra amarezza, la vostra spossatezza, senza pretesa di indicarvi una soluzione, di offrirvi un rimedio, ma con l'umiltà di chi anche prima di essersi messo al servizio del Paese vedeva nella vostra sofferenza un suo fallimento e nella vostra impotenza un cocente rimprovero. Ho scelto io di espormi, e non mi sono mai sottratto alle conseguenze di questa esposizione, da ben prima che essa venisse formalizzata da una carica elettiva, e chi c'era lo sa. Quindi diamo la parola a Laura...)

Laura Di Lucia ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "“Una volta c’era la Repubblica!”":

Prof, io qui mi sono sempre sentita a casa.

Sin da "i salvataggi" che non ci hanno salvato.

Tante volte ho trovato spunti per rielaborare ciò che la vita di tutti i giorni mi metteva davanti.

Oggi però, a 48 anni suonati, mi trovo con il nulla tra le mani e non risesco a capire (accettare) perché siamo stati sacrificati così.

Un'azienda fallita a causa della gestione scellerata della pandemenza.

Ho perso tutto: tutto ciò per cui avevo lavorato, tutto ciò che stavo costruendo.

Come me, tanti altri piccoli imprenditori.

Collaterals, giusto? Pazienza se dietro ci sono persone, famiglie.

E' la guerra, bellezza!

Siamo stati la pulizia "dell'inefficienza invocata da quello bravo".

Qui non si tratta (più) di grillanza, Prof.

Come si può credere che chi ha causato tanto male, possa ancora essere la soluzione?

Non è un attacco personale, né al partito, vorrei fosse chiaro.

Ho compreso i motivi di certe scelte e, anche se non li condivido, capisco non si potesse fare altrimenti.

A questo punto, se davvero non è possibile rimettere in equilibrio il piano, perché ci affanniamo così tanto?

Nel 2008 lehman brothers, nel 2020 la pandemenza, la continua instabilità politico-economica che impedisce qualsiasi programmazione a lungo termine. Non ho più strumenti e come me tante altre persone.

Quando poi parli con un carabiniere citando le fonti del diritto e questo ti guarda come fossi una scimmia allo zoo, capisci che l'utile idiota messo nei posti giusti, fa più danno della bomba H.

La nostra società è piena di utili idioti: nelle istituzioni, nei corpi armati, nei comuni... tra i cittadini rincoglioniti da Netflix.

Prof, siamo sempre stati più di uno, due o tre. La domanda che mi pongo è perché non si riesca ad andare oltre.

La questione è che la gente non vuole complicazioni ed è per questo che le avrà (e le infliggerà al prossimo).

La scarsa lungimiranza, il non vedere oltre il proprio naso, il volere la vita comoda. Ma come ha fatto l'umanità a diventare questo informe ammasso di cervelli in formalina? Quando hanno (abbiamo) smesso di chiedersi (/ci) il perché delle cose?

Come se ne esce? Semplice: non se ne esce a meno di un bel reset totale. Non è questione di colori politici, è proprio più una questione generale, di fondo, culturale.

Mi spiace essere tornata a lasciare un commento così disfattista, non è da me.

Passerà perché non so stare ferma a piangermi addosso però confesso che sto facendo tanta fatica, stavolta.

Intanto mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza (ateneo fisico), il resto si vedrà.

Chiedo venia per i pensieri sparsi e torno a fare da spettatore.

"Ciascun suoni, balli e canti,

arda di dolcezza il core:

non fatica, non dolore!

Ciò che ha esser, convien sia.

Chi vuole esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza."

Laura

Pubblicato da Laura Di Lucia su Goofynomics il giorno 26 ott 2023, 14:46


Dunque.

Qualche giorno fa ero a cena in un consesso molto esclusivo ed escludente, il che, considerando che l'inclusività è la bandiera dei piddini, mi faceva sentire relativamente a mio agio. Incidentalmente un alto, altissimo funzionario della Repubblica parlava della sua esperienza con la gestione della pandemenza in Spagna, in particolare a Madrid. Con un Governo di sinistra, quindi ipocondriaco, il Presidente della Comunità di Madrid, Isabel Diaz Ayuso, non essendo di sinistra, come è noto aveva ritenuto di adottare una linea non ipocondriaca. Non è poi così strano, mi verrebbe da dire (cit.): l'ideologia esiste e aiuta! Se la sinistra è ipocondriaca (e ancora più se sai e capisci perché è o si dichiara tale: per legittimare strategie di controllo del dissenso), e tu non sei di sinistra, dovrebbe venirti piuttosto naturale non essere ipocondriaco! Rimarcava, l'alto, anzi altissimo, funzionario, che questa linea meno ipocondriaca aveva salvato dal fallimento tante imprese, evitando che Madrid si riducesse alla stregua di altre capitali spagnole, dove il Pil era crollato. Alla mia domanda, porta sine dolo, quasi modo genitus infans, e con accento di ingenua, sincera curiosità: "Ma la mortalità non è stata più alta?" la risposta, che per educazione, e per non indurre sospetti, accoglievo con uno stupore di circostanza, era: "Assolutamente no, nei dati non si vedono differenze".

Inutile dire che la risposta non mi stupiva.

Martedì 4 maggio 2021, su invito di Claudio, mi ero confrontato in videoconferenza con Ioannidis (questo). Non stiamo parlando di una di quelle fetecchie senza arte e con troppa parte, prive di titoli di studio e di produzione scientifica, che la compagna Boldrini, quando presiedeva la Camera bassa (e con lei infima) aveva legittimato come guardiane della rivoluzione, e che ancora ci troviamo fra i coglioni con l'altisonante nome di "fact-checker indipendenti"! Stiamo parlando di uno dei ricercatori più affermati in ambito epidemiologico. Quello che l'alto, l'eminente funzionario pubblico mi riferiva con un certo compiacimento, come una evidenza controintuitiva o comunque sorprendente, per me era la quintessenza dell'ovvio, e non credo di averlo mai nascosto.

"Ma allora sapevate tutto e ci avete sacrificatoooooh! Avete traditooooh!" e via dicendo...

Sento questa intonazione nelle parole di Laura, insieme a un certo "tuttismo", la più grillina delle ideologie grilline, e mi dispiace.

Mi dispiace perché gli sforzi che abbiamo fatto per portare un po' di buonsenso nel dibattito italiano non sono stati tutti esercitati dietro le quinte: qualcuno anche in prima serata televisiva, come questo:


(...era il 25 maggio 2021: all'epoca il parassitologo aspirante politico del PD si atteggiava a esperto indipendente. Fatto sta che noi ventuno giorni prima di questa trasmissione avevamo parlato con uno che aveva un h-index pari a tre volte e mezzo il suo, e quindi un'idea sull'attendibilità dell'aspirante parlamentare ce l'eravamo fatta, prima che certe aspirazioni si palesassero...)

Questo, Laura, te lo ricordi?

Perché se non te lo ricordi, magari dovresti dargli un'occhiata. Mentre se te lo ricordi non dovresti fare, come fai, di ogni erba un fascio.

"Siamo stati sacrificati"...

Da chi?

Chi era al Governo?

Chi cercava di dire parole di buonsenso?

Chi invece cercava disperatamente di soffocarne la voce?

Nell'ordine: vi hanno sacrificati Conte e Speranza. Al Governo c'era Conte col PD. Claudio, e nel mio piccolo anch'io, abbiamo cercato di portare avanti una voce di buonsenso (Claudio sul tema dei lockdown, io su quello delle terapie domiciliari e degli effetti collaterali). Formigli & friends hanno cercato di soffocare le nostre e altre voci con una campagna di squadrismo mediatico non priva di precedenti (se sei veramente qui dai tempi dei "salvataggi che non ci salveranno", allora forse dovresti ricordare lo squadrismo di cui furono e sono vittima i "noeuro"...).

Alla tua accorata domanda "Come si può credere che chi ha causato tanto male, possa ancora essere la soluzione?" io non ho altro da risponderti se non che io non ti ho mai detto, né ti ho mai chiesto di credere, che Conte, Speranza, o Formigli, potessero essere la soluzione. Perché la causa sono stati loro, e la nostra opposizione a loro e ai loro congeneri è sufficientemente documentata, tanto che, con tutto il rispetto, mi sono anche rotto i coglioni di dover ogni volta ritirar fuori gli stenografici e i video di quel periodo per chiarire che cosa ho detto e fatto, come pure di dover tirar fuori il pallottoliere per spiegare che in democrazia non si vota a minoranza.

Se nel 2020 al Governo c'era un ortottero la colpa non è mia e probabilmente nemmeno tua, ma, di converso, se è successo quello che è successo la colpa è certamente di chi ha fatto sì che nel 2020 al Governo ci fosse un ortottero e non una Ayuso.

Full stop.

Che la filosofia dello "scrollare l'albero per far cadere le mele marce", la filosofia del riavvicinare l'individuo "al contatto diretto con la durezza del vivere", fosse e sia la filosofia politica del PD, e che di questa filosofia il progetto europeo fosse lo strumento, chi ha voluto lo ha imparato qui. Che questa filosofia incontrasse tutto il mio disprezzo dovresti saperlo: non l'avrei portata alla vostra attenzione se non l'avessi ritenuta esecrabile e socialmente pericolosa perché destabilizzante.

Ti sto dicendo che nel mio partito questa consapevolezza è unanimemente condivisa ed è sempre portata alle sue logiche conseguenze?

No, non ti sto dicendo questo.

Ma ti sto dicendo che se da un lato c'è un partito (quello in cui mi onoro di militare) che ha un suo dibattito interno, e in cui peraltro milito perché il suo leader mi ha voluto a bordo (cosa non banale), dall'altro è assolutamente evidente che chi ti ha voluto schiacciare è stato il PD, che è anche quello che poteva schiacciarti perché era al Governo. Quindi il primo "reset culturale" che chiedi agli altri temo che debba farlo tu: capire che non siamo tutti uguali. Capire che non basta avere la "Veritah" per convincere gli altri a seguirti. Capire che l'indirizzo politico lo esercita (abusivamente) che ha il controllo dei mezzi di informazione, e chi ha il potere di mettere dentro i politici.

Questi sono dati.

"La gente non vuole complicazioni", dici tu.

E, coerentemente, tu sei la prima a semplificare: ci avete sacrificati, #aaaaabolidiga ci ha sacrificato, #nonvivotopiuuuuh, e via dicendo. La gente fa bene a non volere complicazioni! Il mondo dovrebbe funzionare così. Le complicazioni dovrebbero essere gestite e intermediate appunto dai corpi intermedi, fra cui i partiti. Non è concepibile un mondo in cui ogni elettore (ma anche ogni eletto) debba essere virologo, epidemiologo, ingegnere nucleare, astrofisico, ecc. E un appuntato dei carabinieri, che tu ci creda o meno, non deve essere un fine costituzionalista, e forse è anche un bene che non lo sia, considerando che i fini costituzionalisti sono per lo più degli idioti semantici incapaci di distinguere fra due concetti così distanti come quello di limitazione e di cessione! Tutti gli agenti dell'Arma che conosco (per non parlare dei sottufficiali e degli ufficiali) sono culturalmente molto più avvantaggiati dell'ordinario mediano di diritto costituzionale, mia cara, e capiscono certe dinamiche molto meglio degli operatori informativi. Ma se anche così non fosse, capisci che il mondo non può funzionare così, che la retorica della disintermediazione e la sua cugina bastarda, la retorica della coNpetenza, hanno un fine comune: sabotare la democrazia rappresentativa. Non c'è nulla di malsano nel non volere "complicazioni". Quello che è, oggettivamente, malsano, è l'aver scardinato il meccanismo della rappresentanza e il sistema dei corpi intermedi. Molti corpi intermedi hanno dato ampia prova negli ultimi anni e decenni di non essere completamente attendibili, avendo fallito nei propri risultati dichiarati, o avendo dimostrato di perseguire obiettivi non dichiarabili: i sindacati, gli ordini professionali, il sistema delle cooperative, i media, le ONG... Ma di tutte le categorie di corpi intermedi, una ed una sola è sulla graticola da trent'anni: il sistema dei partiti. Perché? Perché è quello che in teoria dovrebbe selezionare ed esprimere i vostri rappresentanti. Colpirlo, definanziarlo, denigrarlo, serve solo a indebolirne il ruolo. E tutti voi, tutti noi, abbiamo lasciato che i nostri rappresentanti venissero indeboliti, credendo che questo ci avrebbe reso più forti.

Come abbiamo potuto essere così stupidi?

Questa è materia per gli storici.

Il nostro problema è risalire la china.

Decidere se contare spetta a noi. E se vogliamo contare qualcosa dobbiamo attribuire le responsabilità in modo corretto e presentare il conto al momento giusto, che è sempre quello delle elezioni.

Chi vi dice "sò tutti uguali" vuole fottervi. Ve l'ho sempre detto e dimostrato (vi misi in guardia dai grillini otto anni prima che la loro gestione della pandemenza aprisse gli occhi a tante belle addormentate...). Qui non si tratta di disfattismo. Capisco che tu sia amareggiata, prostrata, sconfitta, e ne soffro con te, come ho sofferto con tutti quelli che hanno condiviso con me le loro vicende, che hanno cercato qui ascolto e umana comprensione.

Ma non siamo tutti uguali.

Il vostro nemico di classe, quello che ha nel DNA lo sterminio dei kulaki, è il PD.

Punto.

La risalita della china comincia da qui. Sono infinite la testimonianze di disprezzo del PD per il sistema delle piccole e medie imprese, per i commercianti, per gli artigiani, per quelli che loro chiamano "bottegai" e i loro alleati "prenditori", visti come una palla al piede, visti e descritti come un ceto parassitario.

E allora basta: sta a noi rendere lo scontro uno scontro non impari. Se a sinistra candidano per una qualsiasi posizione un qualsiasi oggetto, quelli di sinistra vanno a votare e lo votano. Funziona? No! Basta guardare che cosa sta succedendo a Roma! Ma se, come dici tu, e come è effettivamente vero, il problema è culturale prima che politico, allora dovete creare voi le condizioni perché chi per primo si è posto e ha posto alla vostra attenzione il problema culturale (cioè io, Claudio, Antonio e pochi altri) possano risolverlo.

La pandemia ha dimostrato quanto sia pericoloso avere le persone sbagliate al posto sbagliato nel momento sbagliato. La soluzione, quindi, secondo te, sarebbe mandare a votare solo chi vota per le persone sbagliate? Vuoi dire questo? Sei certa che la tua risposta sia questa? O sono io che ho capito male?

Siamo qui per parlarne...

martedì 31 ottobre 2023

Gli sciroccati e la sanità

Torno su un argomento talmente incontrovertibile da stupirsi che ci sia chi lo trova controverso. Stupore che si vena di amara tristezza quando constati che chi cerca di difendere la posizione del PD è persona che non solo ci ha seguito per molto tempo, partecipando alla vita del Dibattito e conducendo un esperimento di divulgazione che resta interessante, ma è anche persona matematicamente alfabetizzata, da cui quindi certe sciocchezze (perché tali sono, spiace dirlo) non te le aspetteresti. Anzi! Proprio perché l'uomo la matematica la sa, il fatto che se ne esca in un certo modo fa capire quanto egli sia tutto pervaso di un risentimento livoroso la cui natura non riesco a decifrare: ideologica (lo ho deluso accettando la candidatura con la Lega?), umana (gli ho fatto mancare carezzine sul capo e bacini sul collo?), politica (non mi sono dato fuoco quando il mio partito ha deciso di entrare nel Governo Draghi)? Inutile dire che si tratta di una delle tante persone che hanno il mio indirizzo email, e forse anche il mio numero di telefono, una persona che mi ha accolto a casa sua, e che ora sparla in giro di me nel cesso ex-azzurro (ma sempre cesso).

Se c'è un problema, fra uomini magari se ne parla, no?

No.

Si preferisce insinuare, denigrare, diffamare, a mezze parole, senza argomentare, affidandosi al fatto che qualcosa sfugga.

Tristezza, delusione...

Comunque, veniamo al fatto, che è un fatterello, ed è questo:

Che quella del buon Giorgio sia una insinuazione sciocca credo sia evidente a tutti, ma chiarisco per i meno esperti. Gli anni considerati sono stati a inflazione bassa o bassissima. Questo significa che "tenere conto dell'inflazione", nel caso in specie, significa dividere per una grandezza quasi costante o comunque il cui profilo evolve con estrema regolarità, e che pertanto non è in grado di alterare la localizzazione del punto di svolta nella dinamica della spesa sanitaria, che coincide sostanzialmente con l'avvento di Monti e con l'inizio della stagione dell'austerità.

Solo un illetterato o un troll potrebbe chiedere un simile approfondimento, ma siccome noi siamo di animo buono non abbiamo difficoltà a fornirlo.

Qui sopra, per chi lo desideri, il dato nominale è confrontato con quello a prezzi 2015 (il che, come vi dicevo, non altera la localizzazione del punto di svolta, ma eventualmente ne accentua il profilo), e qui sotto invece è confrontato con quello a prezzi 1995:

dove ovviamente appare più evidente quanto l'occhio esperto desume anche dal grafico precedente, ovvero che la crescita della spesa pubblica sanitaria totale è stata più lenta in termini reali che in termini nominali, ma non si sfugge al dato graniticamente iscritto nei numeri, ovvero che a riportarci e mantenerci indietro è stato il PD (il punto di svolta, com'è ovvio, resta lì: attorno al 2011).

Devo dire la verità: nella community ci sono anche tante persone limpide. Tuttavia, quando accade roba di questo tipo, mi chiedo se sia valsa la pena di perdere tanto tempo qui. Perché, certo, so che esiste una maggioranza silenziosa, quella che magari incontro per strada girando per il Paese e cui posso stringere la mano. Ma questa minoranzucola rumorosicchia di personcine che pur di darmi torto stuprano i dati per dar ragione al PD sinceramente, se non ci fosse l'opportunità di considerarla come un curiosum psicanalitico (l'uccisione del padre?), sarebbe un dato scoraggiante, anzi, no, questa non è la parola esatta: la parola esatta è nauseante, tale da indurre un senso di nausea più o meno sartriana.

Vorrei tanto capire perché la gente si comporti così, ma purtroppo ho altro da fare. Chi si fida sa che quanto sto facendo lo sto facendo nell'interesse di tutti e al meglio delle mie possibilità (chi non si fida potrà avere per tabulas al #goofy12 la dimostrazione del fatto che se non avessi lavorato così la riforma del MES sarebbe stata ratificata a gennaio 2019). Chi però dubita della mia buona fede ha tutto il mio più cordiale e sincero disprezzo, cui non credo di dover aggiungere anche il mio tempo, che non posso dargli semplicemente perché non ne ho.

(...devo una risposta a Lucia, che invece se la merita. Seguirà anche quella: i pochi che hanno capito il post precedente capiranno anche perché devo dedicare ad altri il mio tempo...)

sabato 28 ottobre 2023

Sold out


(…nel cesso ex-azzurro non la metto, ma voi non potete non saperlo…)

venerdì 27 ottobre 2023

I tagli alla sanità

Scusate, forse la cosa migliore per chiuderla lì è mettere in prospettiva quello che sta succedendo. EUROSTAT ci fornisce il database della spesa pubblica per classificazione funzionale (COFOG), e lì troviamo tutto quello che interessa. Questo è il profilo della spesa pubblica complessiva per sanità in Italia:


Sinceramente non credo che ci sia molto altro da aggiungere. Aveva iniziato Berlusconi? Sì, aveva iniziato Berlusconi. Il massimo locale è nel 2010, e quindi il "contenimento" era iniziato già nel 2011 (dove si è speso quanto era stato allocato con la legge di bilancio 2011, fatta nel 2010 da Berlusconi). Ma evidentemente non è bastato. Poi è proseguito, e mentre prima della crisi la spesa sanitaria era su una tendenza crescente, dopo, per tornare al valore del 2010, si è dovuto aspettare il 2018.

Era il famoso periodo in cui "si chiudevano gli ospedali" (secondo Delrio, da soli, secondo gli elettori, dal PD).

Basta questo.

Bastano i dati.

Tutto il resto è noia, o pattume informativo.

Risalire la china non sarà, non è facile, e nel contesto attuale non è nemmeno detto che sia possibile, ma di questo e delle ragioni sottostanti abbiamo parlato tante volte e sinceramente non credo sia necessario ogni volta ricominciare da capo.

Intanto, se vi capita, fate vedere questi dati al vostro piddino di riferimento, e poi, se ne avete ancora voglia, venite qui a deliziarci con le sue reazioni. Ma le conosciamo già, ormai non fanno nemmeno più ridere, e capisco che per questo a molti di noi stia passando la voglia...

mercoledì 25 ottobre 2023

“Una volta c’era la Repubblica!”

 (…per la serie: i privilegi della casta, fra cui quello di viaggiare in ritardo in turistica…)

Antefatto

Giovedì scorso Simona Bordonali, la brava collega che assolve con scrupolo e dedizione il ruolo essenziale di delegato d’aula (la persona che tiene aggiornati i colleghi sullo svolgimento dei lavori di aula, in modo che possano essere presenti nei momenti cruciali), ci aveva avvertito che a Fiumicino i deputati potevano nuovamente passare dai varchi staff. Mi era capitato di farlo in passato, ma in effetti Fiumicino è un aeroporto piuttosto efficiente, se confrontato con altri aeroporti oiropei, quindi a meno di giornate affollatissime passo dai varchi consueti. Non mi ero pertanto accorto che la facoltà di passare dai varchi staff ci fosse stata tolta: registravo con interesse che ci fosse stata restituita.

Ieri

Fatto sta che ieri avevo un bagaglio più laborioso del solito, non avevo priority o altri ammennicoli (poi un giorno capirò perché), e quindi me ne sono andato dritto al varco staff per non perdere tempo (non sia mai un aereo parta in orario! Nun capita, ma ssì capita...).

Delle due linee staff ne funzionava solo una, mi accodo, passo.

Completate le operazioni, un agente di polizia mi chiede: "Scusi, ma lei perché è passato da qui?" Io: "Perché sono un parlamentare e mi hanno detto che posso farlo, ma se dà fastidio passo dall'altra parte!" Lui: "A noi non dà fastidio, ma bisogna che qualcuno ce lo dica, perché da qualche giorno molti suoi colleghi passano qui ma nessuno ci ha avvertito!" Io: "Se posso aiutare, magari lo facciamo presente. Chi deve notificarlo, il ministero?" Lui: "No, il ministero non c'entra, va detto ad Aeroporti di Roma." Io: "Mi dispiace, lì non posso aiutare, riferirò al deputato questore". Lui: "Una volta da qui potevate passare, sul varco c'era anche il simbolo della Repubblica".

Io: "Una volta c'era la Repubblica!".

Lui sorride.

Arrivederci e avanti verso il carro bestiame, fra ritardi e gente che non si lava (abbiamo già stigmatizzato l'egemonia della fiatella in Parlamento, ma anche il trasporto aereo le sue soddisfazioni le dà...).

E la morale della favola è...

...che la Repubblica è stata obliterata dalla grillanza, e che da questo colpo mortale non si riavrà, da questa situazione non si tornerà indietro, fino a quando non succederà qualcosa che induca gli elettori a desiderare fortemente la democrazia, perché, come sapete:

Tanto per capirci, le miocarditi incorrelate benigne non sono evidentemente abbastanza, a giudicare dal fatto che la reazione di molti è quella di aggredire chi ha cercato di difenderli. Come non vi ho mai nascosto, purtroppo il respiro (pesante) della Storia ci insegna che la democrazia viene riscoperta quando entra in gioco l'effetto Chichijima, descritto qui

Capirete che oggi i figli dei ricchi non sono più a bordo di aerosiluranti, ma dietro il joystick di un drone (in realtà neanche lì, ma questo è  un altro discorso), quindi l'eventualità che qualcuno, tirandoli giù, apra un dibattito sulla distribuzione del reddito (e a ricasco sui benefici di tutelare la rappresentanza parlamentare degli interessi di classe) è molto più remota. A meno di un conflitto nucleare, vi confesso che non vedo quale rottura di sistema potrebbe riportarci in cima al piano inclinato.

Eppure, quello che sta succedendo è piuttosto chiaro. Prendete ad esempio il MES. Perché non sta passando? Perché qui la maggioranza parlamentare è contraria. Ricordo quando un bravo funzionario di Bruxelles mi disse: "Qui hanno paura di un'unica cosa: che in un qualche Paese una forte e coesa maggioranza parlamentare gli si opponga".

E quindi i Parlamenti servono.

Ed è qui che si capisce quale sia il ruolo degli ortotteri, o, come dice Claudio, della grillanza. L'odio dei rappresentati per i loro rappresentanti, l'antiparlamentarismo, è una costante della politica italiana. Era antiparlamentare il fascismo, lo era l'Uomo qualunque, lo sono gli ortotteri. Il capitale sa come arruolare legioni di utili idioti, e ovviamente non è un caso il fatto che quando i parlamentari avevano gli insigni privilegi di essere in un numero decente, di potersi permettere uno staff, e di essere immuni dalle iniziative degli attuali detentori abusivi dell'indirizzo politico, gli operai avevano l'insigne privilegio di una remunerazione crescente in termini reali, nonostante un'inflazione fuori scala, come abbiamo più volte documentato:


smentendo le cretinate di operatori informativi e idiots savants di varia estrazione.

Ve la metto in un altro modo: la race to the bottom la vuole chi dovrebbe avere meno interesse a volerla, perché parte da più in basso. Colpevolizzo l'elettore? No: lo responsabilizzo. Io queste cose le ho sempre dette, anzi: non dette (ci siamo capiti). Continuare ora a (non) dirle evidentemente non mi mette in conflitto di interessi.

La Storia il suo equilibrio lo trova: solo un progressista può immaginare che basti dire "mai più" per evitare che il riequilibrio sia traumatico. Questo non lo rende meno necessario, e con tutta la buona volontà che ognuno di noi investe ogni giorno per evitare di vivere in tempi troppo interessanti dubito che riusciremo a evitarlo. Vi consegno questa rapide, e non particolarmente originale, riflessione dalla cattedrale dei nuovi farisei:


e chiudo, perché, per uno strano paradosso della storia, l'UE che vuole elettrificare tutto in un mondo in cui la biologia è dominata dall'acqua (che con l'elettricità non ha un buon rapporto) ha dimenticato di mettere delle prese nei banchi del parlamentari, un po' come si fa in qualsiasi Stato membro.

E già questo ci spiega perché dobbiamo tenerci stretti gli Stati nazionali...

martedì 24 ottobre 2023

Bruxelles

Quanti ricordi!

E quanto tempo che non ci venivo!

Dopo un viaggio funestato da compagnie maleodoranti e sgomitanti (e io che pensavo di recuperare sonno in aereo: invece, appena in fase di atterraggio ero riuscito a appisolarmi, le compagnie sono diventate anche scatarranti: perché si sa, il parlamentare deve viaggiare in carro bestiame, altrimenti #aaaaacoruzzione lo contaminerebbe...), dopo un arrivo intristito da una pioggia piuttosto insistente, ma assolutamente connaturata al luogo, ho rivisto la luce pastello e i lunghi orizzonti della pianura:


le guglie e le garguglie del Sablon:


la chiesa dove i belgi celebravano un'immagine miracolosa, giunta con un barchino:


ma venerata come Santa Maria della Vittoria (di Lepanto): niente a che vedere col twist immigrazionista dell'attuale "Europa"!

E tutto questo, questa bellezza, questa memoria, questo sfarzo:


questo bagno salutare e purificatore in una pioggia di luce:


tutto questo a un costo tutto sommato contenuto: ascoltare un seminario piuttosto accablant sulla tassazione indiretta a livello internazionale (insomma: su come tassare Amazon), dove, come notavano alcuni studenti italiani di passaggio, non si era detto niente (per il semplice motivo che, come condividevo col nostro ufficiale di collegamento, l'Europa su quel tema non può fare niente: tutt'al più può intervenire l'OCSE, per il semplice motivo che ha dentro gli Stati Uniti...), e poi ascoltare un seminario di un'altra oretta, un po’ più frizzantino, dove i soliti noti (in questo caso Zucman) ci facevano sapere che bisogna mettere una tassa sulla ricchezza perché i ricchi pagano poche tasse, senza tener conto del fatto che se i ricchi le tasse non le pagano, non pagheranno neanche quelle sulla ricchezza. Quindi forse la storia è un po' più complicata di così, e l'afflato à la Robin Hood così innaturalmente condiviso da certi figuri apparentemente tanto disparati ha, come abbiamo più volte argomentato e dimostrato qui, un obiettivo comune.

I vostri risparmi.

Ma questo lo sapete e spero che ve ne ricordiate l'anno prossimo.

(...e ora vado a cena con gli amici...)

I piddini e la sanità

 (...perché non c'è solo il PD: ci sono anche i piddini, che così come i grillini non sono - solo - quelli iscritti al Movimento 5 Stelle, non sono, essi piddini, necessariamente iscritti al PD: ne abbiamo tanti anche fra noi, anche qui...)

Un poro cojone nel cesso nero, e massimo_bad qui, mi hanno sollevato la seguente obiezione:


massimo_bad ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il PD e la sanità":

A parte l'ovvio ringraziamento per lo spiegone, però mi pare che non si tenga conto dell'inflazione.

I 122 mld del 2021, adeguati con l'inflazione prevista, dovrebbero corrispondere a qualcosa vicina a 140 mld nel 2025.

Sempre che non stia dicendo una cazzata, nel qual caso mi scuso.

Pubblicato da massimo_bad su Goofynomics il giorno 23 ott 2023, 16:33


L'obiezione non è infondata, se fatta con toni ricevibili, come quelli di massimo, è ricevibile, ma non è che non fosse prevista, e la risposta in questo caso è una domanda: so what? Non è che l'inflazione ci sia solo per noi e non per il Migliore: quindi se lui aveva allocato meno soldi di noi in termini nominali, ancor meno ne avrebbe allocati in termini reali, cioè depurandoli dall'inflazione.

Il conto si può fare, non è difficile e magari è utile: basta riprendere i dati delle tabelle precedenti e depurarli per le inflazioni previste, con un maggiore o minore grado di raffinatezza.

Procediamo. Per essere magnanimo, considerando che sostanzialmente tutto il resto del mondo non aveva capito come sarebbe andata (voi che siete qui avete visto che è andata così), cercherò di essere assolutamente scrupoloso. Applicherò quindi alle cifre di Draghi quello che il Fmi aveva detto sull'evoluzione dell'inflazione ad aprile 2022 (cioè le previsioni che erano nel suo info set), e alle cifre di Meloni quello che il Fmi ha detto dell'inflazione ad aprile del 2023 (cioè il nostro info set). Per deflazionare i dati porrò pari a uno l'indice dei prezzi al consumo nel 2021 (in modo da avere dati confrontabili nei due scenari).

Siete pronti?

Via!

Intanto, gli indici dei prezzi al consumo originari e normalizzati sono questi:


A questo punto possiamo vedere a quanto corrispondessero in termini reali per esempio i 128 miliardi  nominali per il 2024 di Draghi, deflazionati prima con l'inflazione che si aspettava lui e poi con quella che ora sembra una stima più attendibile, così come possiamo confrontare i 134 miliardi nominali di cui parla Schillaci se depurati con l'indice dei prezzi al consumo attualmente previsto.

I 128 miliardi nominali di Draghi per il 2024 in realtà erano 116.9 miliardi reali ai prezzi del 2021 con l'inflazione stimata nel 2022, e 110.6 ai prezzi 2021 con l'inflazione stimata nel 2023 (ovvero oggi). I 134 miliardi nominali di Schillaci per il 2024 sono 115.0 miliardi nel 2024 con l'inflazione stimata nel 2023. Quindi l'anno prossimo in termini reali siamo due miliardi sotto a Draghi se applichiamo ai suoi dati le sue rosee aspettative di inflazione (tenute basse o per insipienza o per “gonfiare” il dato reale), ma 5 miliardi sopra se applichiamo a lui e a noi le ultime previsioni di inflazione.

So what?

L’obiezione corretta (che però né i sagaci avversari né gli alacri operatori informativi hanno fatto, concentrandosi sui rapporti al Pil), è che in termini reali la spesa sanitaria è comunque scesa. Ma se la mettiamo così, resta il fatto che essa è scesa anche durante il Governo del Migliore, e che con il Governo attuale la tendenza, se non si è invertita (perché sì, in termini reali non si è invertita), si è però molto attenuata.

Sinceramente, dà fastidio che chi ha posto le condizioni per impedire l’inversione di tendenza (gli “europeisti”, cioè quelli che non stanno venendo con me a Bruxelles oggi, per dire…), rimproveri con argomenti capziosi chi l’ha almeno attenuata. Ai loro tifosi certi argomenti potranno anche fare impressione. Noi ci ridiamo su e tiriamo avanti.