mercoledì 30 settembre 2020

Falli di reazione…

 …non se ne devono fare. Ma… dimenticare mai!


(…l’editor di blogger funziona anche da cellulare - o così sembra. Ci aiuterà a restare in contatto…)

martedì 29 settembre 2020

Integrità tedesca

Secondo il dizionario Treccani (three dogs, per i dipendenti del MEF) integrità è il contrario di corruzione. Quella che vi racconterò, quindi, è il contrario di una storia di corruzione.

Il caso è quello della società di fintech Wirecard (qui un riassunto di come è iniziato fatto da una testata affidabile), un caso che, voglio ricordarlo, si è riverberato anche nel nostro Paese. Per chi è nel Dibattito, nulla di nuovo. In effetti, mi avrete sentito dire mille volte, nelle dirette Facebook o in altre occasioni pubbliche, che la stupefacente risposta della Consob tedesca alle inchieste giornalistiche che sollevavano dubbi non fu andare a vedere i conti (poi rivelatisi estremamente creativi), ma denunciare i giornalisti!

(...pare che nel resto del mondo ce ne siano: qui in Italia, dopo anni di inflazione a due cifre negli anni '90 e di virgolettati tarocchi tendiamo a credere che si siano estinti, ma, chissà, magari potrebbe essere possibile ripopolarli, come si fa per altre forme di vita...)

Inutile dire che loro non l'hanno presa benissimo:


e vorrei anche vedere!

Fatto sta che il FT, dopo questo bello scherzo, ci si è messo di buona lena, arrivando dove, chissà, forse non sarebbe nemmeno voluto arrivare (visto che oggettivamente agisce come fosse l'ufficio stampa della Commissione, al punto che voci di corridoio non verificabili dicono che stia per liquidare o abbia liquidato il troppo euroscettico Munchau, qui affettuosamente ribattezzato "l'eterno secondo", perché arriva sempre dopo di noi alle nostre stesse conclusioni). Oggi il Financial Times ci dice quello che forse non avrebbe mai voluto dirci:


Lo scandalo si estende alla politica (anzi, a questo punto alla #aaaaabolidiga) tedesca: Angela Merkel e altri politici di spicco continuavano a sostenere il gruppo anche quando i segnali di allarme si erano moltiplicati!

Eh, già, ma voi lo sapevate, giusto? Quindi a differenza dei politici tedeschi di opposizione:


voi non siete sorpresi del fatto che "invece di investigare sul merito delle accuse portate a Wirecard, la BaFin e la magistratura penale di Monaco abbiano inquisito i giornalisti" (la BaFin è la CONSOB tedesca). Voi non ne siete sorpresi perché io ve lo sto dicendo da mesi (da tre mesi e tre giorni, cioè da quando è stato pubblicato il video citato sopra), e perché sapete bene quanto la Germania sia integra!

Siete voi che siete corrotti!

O no?


(...questi - cioè gli integri tedeschi - sono quelli che verranno a casa nostra a controllare che i miliardi del MES siano spesi per l'emergenza COVID. In fondo, è una buona notizia: basterà dargli una congrua stecca, e ci faranno fare quello che ci pare. Ma solo se saremo del PD!...) 

lunedì 28 settembre 2020

Debito USA

 Il Congressional Budget Office ci fa sapere che:


Voi saprete certamente porre questi dati in prospettiva. Qui lo abbiamo fatto tante volte...


(...scusate, le cose da fare sono tantissime, ma questa volevo proprio farvela vedere. Che ne pensate?...)


sabato 26 settembre 2020

L@ pr@@r@t@ d@ll@ s@n@str@

(...il prequel...)


M@ @ v@@ s@mbr@ n@rm@l@ ch@ @n @n  m@m@nt@ c@m@ q@@st@ c@ s@ @cc@p@ d@ q@@st@ gr@v@ pr@bl@m@? N@n s@ v@@, m@ @@ l@ v@d@ c@s@...


(...il politicamentecorrettese è una lingua difficile da leggere, ma l'altra volta ci riusciste benissimo. Buona soluzione dell'enigma, che, per quel che mi riguarda, è il seguente: ma come ho fatto a essere così scemo da credere che questi fossero la soluzione e non il problema? Torno al lavoro...)

sabato 1 agosto 2020

"Caduta grave ma gestibile"

Ieri sono usciti i dati sul Pil trimestrale. Si tratta, per la precisione, delle cosiddette stime "flash", le stime preliminari che dovranno poi essere confermate il 2 ottobre (tanto tempo ci vuole a consolidare il dato). I nostri cari amici informatori, come sempre coraggiosamente schierati dalla parte del potere costituito, avevano un ovvio interesse a minimizzare il disastro (per tutelare lo storico Gualtieri) e quindi hanno fatto ricorso all'abituale espediente che ormai può trarre in inganno solo i gonzi: quello di prendere come termine di paragone implicito il primo dato pubblicato (qui il tentativo più noto e meno riuscito).

Questo il lancio di agenzia:

== Pil: Istat, nel II trim -12,4%, ai minimi dal 1995 = 
 (AGI) - Roma, 31 lug. - E' salato il conto della pandemia di
 coronavirus sull'economia. Il Pil ha fatto registrare nel II
 trimestre il valore piu' basso dal primo trimestre 1995, periodo
 di inizio dell'attuale serie storica: il calo e' stato del 12,4%
 congiunturale cioe' rispetto al I trimestre, e del 17,3% in
 termini tendenziali cioe' rispetto al II trimestre del 2019. Lo
 rende noto l'Istat. 
 Nel I trimestre, il Pil si era contratto del 5,4%. (AGI)Pit
 311001 LUG 20
 NNNN ********

A leggerlo così, distrattamente, il flusso trimestrale di Pil sembrerebbe così tornato indietro di 25 anni: al 1995. In effetti, sarebbe già un dato impressionante, tale da promuovere svariate riflessioni. Perché queste riflessioni siano proficue, bisogna però mettere il dato in prospettiva, cosa che nell'intero panorama dell'informazione italiana avete purtroppo visto fare solo qui (motivo per cui vi siete fermati qui, e avete mandato gli altri dove meritavano di andare). Vi ricordo alcuni esempi: questo, questo, questo, questo, ecc. Tutte cose che vi consiglierei di andare a riguardare, anche se avete avuto modo di rileggerle da chi le ha copiate (ovviamente senza citare la fonte).

Sul sito dell'ISTAT ci deve essere qualcosa che non capisco. La serie storica del Pil trimestrale a prezzi concatenati del 2015, edizione maggio 2020 (la più recente, e quella su cui si innestano i dati diffusi ieri) in effetti mi pare inizi nel 1995 (almeno, è possibile selezionare questa data):


ma cliccando su "Visualizza dati" riesco a vedere solo i valori fino dal 1996:


Poco male.

A differenza di altri colleghi politici, mi occupo di macroeconomia dalla metà degli anni '80. Fra i presidenti dell'ISTAT ci sono stati due miei professori e un mio compagno di stanza alla Sapienza. Fra quelli che questi dati li fanno materialmente ci sono miei amici di famiglia, compagni di scuola, o allievi. Il dato trimestrale del Pil era il mio pane quotidiano decenni prima che la crisi economica vi spingesse a occuparvi di questa roba qui. I dati quindi li ho, e li ho da quando esistono (cioè dal 1970). Ve li mostro fra brevissimo ma prima vorrei farvi notare che le stime flash danno per il secondo trimestre 2020 un valore di 356647 milioni (356,6 miliardi) di euro. Nel primo trimestre del 1996 (il più remoto che, per motivi misteriosi, il sito dell'ISTAT mi consente visualizzare) il dato era di 379,6 miliardi, cioè nel primo trimestre del 1996 stavamo messi meglio del 6.4%, o, se volete, nel secondo trimestre del 2020 stiamo del -6.1% sotto al Pil del primo trimestre 1996.

E allora intervengo a togliervi subito la sorpresa (scusatemi): per trovare un trimestre con un flusso di Pil (cioè di reddito prodotto) attorno ai 356,6 miliardi bisogna risalire non al 1995, ma al secondo trimestre del 1990:


Si capisce, vero, che quello che è successo dall'inizio dell'anno è qualcosa di un tantino fuori scala? E quanto alle "riprese a V", vedete bene che precedenti in tal senso non ce ne sono, anche perché, come è ormai chiaro a tutti, il cosiddetto aiuto europeo sarà accompagnato da misure di austerità, per cui il precedente più prossimo, a quanto possiamo intuire finora, è quello del 2012-2019. A vederla non sembra una "V". Somiglia più a una "L", ma forse non abbiamo abbastanza fantasia.

Come qui abbiamo riscontrato più volte, un grosso problema di chi governa e di chi informa è il non avere alcuna idea degli ordini di grandezza dei dati economici. Una variazione a due cifre di un dato trimestrale di contabilità nazionale non s'è mai vista. Punto. Inutile fanfalucare di riprese a "V", a "U", a "W", e chi più ne ha più ne metta.

Comunque, sempre per avere un'idea degli ordini di grandezza, vediamo che cosa occorrerebbe affinché il Pil annuale calasse solo dell'8%, come il Governo si ostina a promettere. In questa tabella vi faccio vedere i profili trimestrale e annuale corrispondenti al cosiddetto "acquisito" e ai sogni del Governo:



La crescita acquisita è quella che si avrebbe se il Pil trimestrale crescesse dello 0% (cioè restasse costante) nei prossimi due trimestri (restasse quindi a 356647 milioni in estate e in autunno). In questo caso il dato annuale del 2020 sarebbe uguale a 1476877 milioni, inferiore del -14.27% al dato del 2019, e questa è la (de) crescita acquisita ad oggi come riportata dall'ISTAT.

Per ottenere una (de)crescita annuale del solo -8% bisognerebbe invece, supponendo un tasso di crescita uniforme nei prossimi due trimestri, che il Pil trimestrale crescesse per due trimestri di seguito al 9,78%. Allargando lo zoom, si dovrebbe vedere una cosa simile:


La famosa "V" (qui in arancione), che, come capite da voi osservando i dati e la loro inerzialità, semplicemente non è nelle cose!

Molto banalmente, il terzo trimestre del 2020 comprende anche il mese di luglio 2020, e quindi anche la giornata di ieri, in cui mi sono recato a pranzo in un locale che ai bei tempi era pieno, e di cui ieri ero l'unico cliente. Devo veramente spiegarvi perché non ci sarà nessuna "V"? Ognuno di voi ha intorno a sé esempi di locali chiusi, di laboratori con su il cartello "affittasi", di palestre in cui non si tengono più corsi, di teatri vuoti, ecc. Certo, alcune attività sono ripartite: ma nessuno restituirà loro quanto hanno perso e per onorare i loro debiti con lo Stato che non le ha aiutate hanno contratto debiti con le banche. Ma soprattutto il clima di terrore alimentato dal governo che "non è affatto facile il contagio" (ricordate?) spinge chiunque possa a un elevato risparmio precauzionale. Anche chi può non spende. Perché in questa grande confusione una sola cosa è veramente chiara: che questo Governo, ove mai dovessero presentarsi ulteriori problemi, non sarebbe minimamente in grado di tutelare le famiglie e le imprese economicamente fragili, anche perché non ritiene che questo sia suo dovere. Anzi! Questo Governo si ritiene investito dalla sacra missione di purgare l'economia italiana delle scorie.

E le scorie siete voi: i professionisti, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i ristoratori, gli artisti, ecc.

Altre categorie si aggiungeranno: la dialettica tutelati/non tutelati con un Governo simile perde rilevanza: nessuno è al sicuro da una simile mistura di subalternità e dilettantismo.

Diciamo che se ci va di lusso, ma veramente di lusso, e da questo trimestre cresciamo al 5% per due trimestri, l'anno si chiuderà al -11% (cioè tre punti sotto a quanto il Governo si ostina a propagandare). Ma affinché da questo trimestre crescessimo così, non dovremmo avere i locali e i centri storici vuoti, non dovremmo vedere i negozi chiusi, ecc. Quindi non credo che andrà così. Il che, peraltro, non smentisce la nota affermazione del ministro secondo cui la caduta sarebbe stata grave (oh, se lo è stata!), ma gestibile.

Tutto vero.

Sarebbe in effetti stata gestibile da chiunque: ma non da lui.







Nota metodologica


Un doveroso cenno a come sono stati ricostruiti i dati. La serie attualmente disponibile sul sito dell'ISTAT è quella in arancione, che, nel tratto terminale, è stata sostituita con gli ultimi dati pubblicati in questo pdf (quelli che certificano il tonfo), riportati in giallo. Prima del 1996 ho utilizzato la release 1996q3 dei conti economici trimestrali ISTAT, che è quella riportata in blu. Ovviamente quei dati non sono direttamente confrontabili con gli ultimi dati pubblicati, per diversi motivi: è cambiata la base dei prezzi utilizzata per "valorizzare" il prodotto (nel 1996 si usavano i prezzi 1990, nel 2020 si usano i prezzi 2015), sono cambiati i criteri di contabilità nazionale col passaggio al Sistema Europeo dei Conti 2010, e ci sono state altre revisioni minori. Tuttavia, quando si interviene con simili revisioni, si cerca nella misura del possibile di preservare la dinamica della serie storica, cioè di evitare che dopo la revisione anni di buona crescita si trasformino in anni di drammatica recessione. Diciamo che le revisioni dei sistemi di contabilità nazionale si fanno per ottenere misure più precise dei fenomeni analizzati, non per riscrivere la storia (o almeno non si dovrebbe), e quindi ci si aspetta che i tassi di crescita siano preservati, o comunque non siano troppo alterati, dalle revisioni.

Per questo motivo, fin dalla mia più tenera età all'ISTAT mi spiegavano che sì, certo, la revisione numero settordici della serie storica non era direttamente confrontabile con la precedente, ma volendo si poteva "retropolare" la seconda coi tassi di crescita della prima e non si sarebbe andati troppo lontani dal vero (che peraltro in statistica non esiste, come credo sappiate). Mi sono regolato così per ricostruire i dati dal 1970q1 al 1995q4. Può anche darsi che presso l'ISTAT qualcuno abbia fatto un lavoro più raffinato, e magari che questo sia disponibile online. Se lo trovate, fatemelo sapere. Non credo che cambierà molto il senso del post: magari gli anni di ritardo non sono 30, ma solo 27, o magari 31. Direi che di questo non vale molto la pena discutere. Sarebbe invece utile discutere di come uscirne, e se questo non si può fare in un paese colonizzato, lo si può però fare in un paese libero...

lunedì 20 luglio 2020

Non potete farci niente...

Andrea Boghi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il compagno Serra":

Io ho pietà e le racconto brevemente la mia storia. Sono stato di centro-sinistra fino al 2014. In quell'anno ci sono stati degli eventi internazionali che mi hanno mostrato due cose. La prima è quanto il progetto UE non sia socialista ma liberale, la seconda è quanto la nostra stampa, ma tutto sommato anche quella estera sia bugiarda. La seconda cosa l'ho capita perchè mi sono ritrovato testimone indiretto di eventi che sapevo non essere andati come ci venivano raccontati. Questa cosa mi ha fatto capire che ogni regime ha la sua retorica e la sua propaganda, l'UE non fa eccezione. Così mi sono messo a cercare canali alternativi di informazione, tra i quali byoblu di Messora, e tramite byoblu ho conosciuto Bagnai. La storia che veniva raccontata in questi canali aveva senso, i pezzi si incastravano, le previsioni di Bagnai si realizzavano. Cresceva in me una consapevolezza tremenda. Anche se non su tutto, ma su un buon 80% delle questioni la Lega aveva ragione. Ho passato un paio d'anni a cercare di votare partiti di super-sinistra che in teoria dovevano difendere i lavoratori, ma non arrivavano all'1%. Ricordo a fine 2017 una conversazione con un mio amico filosofo marxista in cui concluse che la cosa migliore da fare era votare Lega. Dovetti ammettere che aveva ragione. E così a Marzo 2018 presi coraggio e feci quello che nella vita mai mi sarei aspettato di fare: votare a destra. Lo stesso feci per le Europee l'anno successivo. La sa una cosa? E' stata un'esperienza liberatoria, sono contento di averla fatta. Purtroppo, siccome non so mentire, ho perso tanti amici e ho litigato con la famiglia varie volte. Lei non è obbligato a rivelare per chi vota, in teoria può continuare a frequentare il circolo PD e a fare la crocetta sul simbolo della Lega alle elezioni. Io non ci riuscirei. E' dura perdere gli amici ma è più dura continuare a fare qualcosa che si sa essere sbagliato. Mi creda, la abbraccio.


Postato da Andrea Boghi in Goofynomics alle 20 luglio 2020 00:05




(...fra le tante cose che la maturazione politica che avete subito vostro malgrado, entrando nel Dibattito, cioè in questo blog, vi ha fatto conoscere, possiamo annoverare la violenza dei nonviolenti, il fascismo degli antifascisti, la censura dei tolleranti, la cattiveria dei buoni. Loro sono il male, anzi, il Male: il male della banalità, del conformismo. Con la stessa indifferenza con cui i volenterosi carnefici di Hitler accompagnavano alla morte decine, centinaia di persone, forti del loro sentirsi dalla parte giusta della Storia, così, sentendosi dalla parte giusta della Storia, i nostri amici di sinistra calpestano affetti, amicizie, legami familiari... tutto viene travolto dalla loro ideologia! Per carità... andrebbe anche bene, se non fosse che purtroppo quale sarà la parte giusta della Storia starà alla Storia a dirlo, e credo che chi ha frequentato il Dibattito possa fin da ora fare un educated guess! Aver vilipeso la propria umanità non sarà servito a nulla, se non a essere ricordati con meritato disprezzo, e naturalmente a essere ripagati con la stessa moneta. Non potete farci niente, cari amici "de sinistra". Del resto, quando commentai le prime avvisaglie dell'atteggiamento repressivo e censorio che la sinistra stava inevitabilmente e inesorabilmente portando avanti, lo definii un regalo alle destre di tutta Europa. E ora che sono a destra, di questo regalo non posso che essere grato! Verranno le urne, verrà il momento di scartarlo e di usarlo. In qua mensura mensi fueritis remetietur vobis. Vale per tutti, sempre, e a tutti i livelli. Quindi... occhio!...)

domenica 19 luglio 2020

Forsan et Giuseppi olim meminisse iuvabit

(...da Charlie Brown, che non sono io, perché lui non è me, e non è nemmeno quello che pensate voi, perché non è mai come pensate voi, ricevo questo pezzo che condivido, nel senso che lo trovo condivisibile, e quindi lo condivido con voi...)


Il fallimento di Conte al vertice "recovery" era scontato (chi entra zerbino esce pattumiera). 

Ma Conte è solo una membrana unicellulare: dietro a lui sta il DNA unionista.

Quindi questo non è il fallimento dell’avvocato di sistema Conte (il quale ha comunque centrato i suoi obiettivi professionali) ma un “momento verità” per il clan unionista e per tutti noi:

È appurato per tabulas che la UE non è una unione politica ma un accordo intergovernativo soggetto alle mutevoli circostanze, convenienze, ed esigenze dei firmatari. L’Olanda ha come obiettivo il non essere sopraffatta da una proiezione illimitata della Germania con la scusa della gestione “maggioritaria” dei fondi recovery. La Kasner nel suo inaugural  speech alla presidenza del consiglio UE non ha menzionato la crescita ma la “coesione” (il che oggi vuol dire convergenza verso l’egemonia tedesca e secondariamente francese);

È appurato per tabulas che la UE manca degli strumenti base di tutela di una vera unione politica: essa ha trattato le emergenze esistenziali sanitaria (Covid) ed economica (collasso post Covid) come “situazioni” da gestire con negoziati multilaterali. La politica resta in capo ai singoli Stati. “Più Europa” è una scemenza: questo È lo zenit dell’Europa unionista;  

È appurato per tabulas che l’unione è una costruzione  capitalistica e non una costruzione sociale. Essa è quindi logicamente ed ineluttabilmente basata sui rapporti di forza all’interno di “regole” che inevitabilmente vengono implementate a favore degli Stati più forti. La forza che oggi conta è quella economica; un domani conterà la forza militare con conseguente esplosione di tensioni franco – tedesche in una cornice ancora una volta asimmetrica (la Germania non ha una sua force di frappe).

Forsan et Giuseppi olim meminisse iuvabit.


(...ovvero, per chi ignora il latino: non sta andando benissimo, ma consolatevi: andrà peggio! Si apra la discussione...)

lunedì 13 luglio 2020

Il compagno Serra

Qualche giorno addietro un sollecito Alfredo D'Attorre su Twitter citava con accorati accenti di assenso un articolo in cui Michele Serra, noto economista, discettava (senza saperlo) di monopoli naturali, invocando l'intervento dello Stato. La privatizzazione fu un errore, ci diceva compunto Alfredo, mentre elogiava la concinnitas di Serra, che nel suo pezzo si scagliava contro "il presupposto della concorrenza come elemento salvifico e migliorativo", che decadrebbe nel caso di infrastrutture nevralgiche che per loro natura sono "un unicum". E qui siamo di fronte a due "mirabilia maragdagali", di cui stenterei a dirvi quale sia la più sorprendente! Non so se mi stupisce di più la fresca naïveté di Alfredo, che definisce "un errore" le privatizzazioni (quando invece furono una deliberata e consapevole scelta strategica di chi allora governava: e chi governava, allora?), o la tardiva resipiscenza, la riscoperta delle virtù dell'intervento pubblico in economia, da parte di chi elogiava Monti "vero liberale", dopo aver difeso a spada tratta il vero liberalizzatore Bersani. Eppure, era stato Prodi a spiegare a Serra che cosa vuol dire privatizzare! Come mai quella spiegazione ora non lo convince più? Credo che voi lo capiate bene, e quindi non devo spiegarvelo io.

Attenti, compagni: la rete nasconde, ma non ruba!

Yours.

domenica 5 luglio 2020

Iniziativa parlamentare

Sempre per farvi capire come funziona, nello spirito dei vari post "sull'ordine dei lavori", condivido con voi la risposta che sto per dare a questa email:

Gent.Le Sen. Bagnai,
 
mi rivolgo a Lei in qualita' di Presidente della 6 Commissione preposta all'esame della richiesta di modifica di cui all'oggetto come da iniziativa parlamentare della sen. Laura Garavina. A tal riguardo,  gradirei conoscere, anche a nome di tanti altri miei connazionali residenti all'estero, lo stato attuale della procedura di esame di tale richiesta  e le previsioni di definizione di essa.
 
Ringrazio anticipatamente per un Suo cortese riscontro e Le porgo i migliori saluti.

A parte che la collega è Garavini (non ho mai avuto modo di chiederle se è parente), e che io Presidente lo sarò ancora per poco, vedo che, come è anche naturale che sia, sfugge qualcosa su come funzioni in pratica il "fare leggi".

Ho fatto il possibile per farvi capire che l'iniziativa ormai è totalmente in mano al Governo, e che se si prosegue col bombardamento dei decreti ai parlamentari non resta oggettivamente tempo per altro (le ore sono 24 anche per noi).

Questo basterebbe a chiudere il discorso. Con un decreto di oltre 250 articoli alla Camera, non dovete pensare che al Senato non ci fosse da fare. Dato che la lettura è, per forza di cose, unica, quando un decreto arriva in un ramo del Parlamento, lo si "lavora" (se pure a distanza, con un controllo minore, e con una minore capacità di definire le priorità politiche) anche nell'altro ramo. Insomma: fra gli emendamenti che il duo Garavaglia-Comaroli ha valorosamente difeso in Commissione Bilancio Camera ce ne erano anche di provenienti dal Senato, e quindi anche noi, al Senato, se pure non in Commissione, ma nelle varie riunione tecniche e politiche siamo stati impegnati dal Rilancio. Questo per dire che se si procede per decreti monstre si paralizza l'intero Parlamento (non solo il ramo cui formalmente incombe, pro tempore, il ruolo di analizzare il provvedimento).

Voglio però farvi presente un altro banale aspetto procedurale, che può forse permettervi di distinguere il politico dal politicante.

Presentare un disegno di legge è certamente un gesto importante: ogni parlamentare può farlo, auspicabilmente in accordo con la linea politica del proprio gruppo (altrimenti può accomodarsi al misto). Si deposita, si fa un primo lancio di agenzia, poi il disegno viene assegnato a una Commissione, e allora si fa l'intervista al giornale locale, ecc. Un modo come un altro per certificare al proprio collegio la propria esistenza in vita!

Ma affinché il disegno di legga venga effettivamente discusso, occorre un altro passaggio: occorre che in Ufficio di Presidenza il capogruppo di Commissione del partito proponente alzi la manina e dica: "Vorremmo mettere all'ordine del giorno il disegno di legge tale!" A quel punto si apre una discussione e si decide cosa fare. Ovviamente, se la maggioranza è d'accordo con se stessa, e propone qualcosa, il Presidente non ha modo di opporsi. Laddove le decisioni non fossero unanimi, si potrebbe al più andare a votare in Commissione, e la maggioranza, coi suoi numeri, avrebbe in Commissione come in aula il potere di imporre il proprio ordine del giorno e il proprio calendario dei lavori.

Se non lo fa, è semplicemente perché, per un motivo o per un altro, ha altre priorità. Sta al proponente combattere dentro al suo partito una battaglia perché la sua proposta vada avanti, o accontentarsi dell'intervista al quotidiano locale. Va detto, per totale onestà, che le condizioni oggettive sono tali da precludere, come già vi ho raccontato, anche a una Commissione che lavora molto come la mia, di evadere tutta la quantità di disegni di legge depositati. Anche quelli, per capirci, che non sono dei meri certificati di esistenza in vita, depositati con funzione esclusivamente segnaletica.

Ma chiedere a un Presidente (per poco) di opposizione di preoccuparsi dell'iter di un disegno di legge di maggioranza è, se pure lecito, un tantino ingenuo, e questo non perché io voglia ostacolare la maggioranza (non ce n'è bisogno: fa tutto da sola, e a differenza di altri io non mi voglio prendere meriti che non ho), quanto perché non si può stare in Paradiso a dispetto dei santi: se i beati della maggioranza non hanno intenzione di parlare di "equiparazione dell'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia dai cittadini italiani residenti all'estero alle abitazioni principali, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso", tema che a livello individuale mi rendo conto possa assumere grande rilevanza, purtroppo chi sono io per poterli convincere?

Ecco, le cose funzionano così, cioè esattamente come i cialtroni de #aaaaapolitica non vorrebbero che sapeste che funzionano (perché così potrebbero continuare a raccontarvele in un modo funzionale al loro progetto fascista di abolizione della democrazia rappresentativa).

E per oggi è tutto: devo occuparmi di cose che non racconterò ai giornali...

venerdì 26 giugno 2020

Dai paesi virtuosi...

Cari amici,

qui c'è un simpaticissimo addetto stampa della Commissione che vuole raccontarvi una cosa interessante. Lascio a voi le considerazioni. Per esercizio: all'estero lo scandalo è esploso il 18 giugno scorso (con relativo crollo in borsa). Andate a vedere quando ne hanno parlato i giornali italiani! L'unionismo vacilla ovunque, perfino nelle sue roccaforti più solide, ma la nostra stampa è irreggimentata.

Buon divertimento!

A.