Col ravvivarsi dell’attenzione sulle incongruenze del Patto di stabilità si riaccende l’interesse per la logica dei parametri di bilancio. Ora, l’analisi di come si sia arrivati ai parametri non dico sia priva di interesse storico: distoglie tuttavia l’attenzione da qualcosa che ci riguarda molto di più, cioè sulle implicazioni di quei parametri, e in particolare della loro coerenza interna, per il nostro presente!
Si, capisco: la storia di Guglielmo Ape (Guy Abeille) che avrebbe proposto il 3% per la sua efficacia comunicativa (o per riferimenti teologici?) ha un suo crunch (come direbbe un foodblogger), se non fosse che l’abbiamo sentita mille volte, e che è sostanzialmente irrilevante rispetto al nocciolo del problema. Anche questo, qui, lo abbiamo affrontato mille volte, ma possiamo fare mille e uno, mentre solchiamo gli altipiani d’Abruzzo in compagnia di membri di Governo trafitti da mille telefonate, a mo’ di San Sebastiano.
Ricordo (a me stesso, ça va sans dire) tre cose:
- Che la governance europea prevede che il rapporto debito/Pil non superi il 60%;
- Che il tasso di crescita di un rapporto dipende di tassi di crescita di numeratore e denominatore;
- Che il deficit definisce la crescita del debito, cioè del numeratore del rapporto debito/Pil.
Breve intermezzo per parlarvi di un altro rapporto: la velocità, che, come credo sappiate, si misura in km/h (i fisici usano il m/s, ma sempre un rapporto è…). Ora, il fatto è che se partite alle ore 10 dallo svincolo di Settebagni e viaggiate verso nord alla velocità di 100 km all’ora, quando arriverete al casello di Orvieto, il vostro orologio non potrà indicare le nove del mattino, perché ci sarebbe quella storia del fatto che il tempo indietro non torna (ma non vi annoio con la termodinamica), così come non potrà indicare le 10:15, o le 17, o qualsiasi altro orario diverso dalle 11, per il semplice motivo che fra lo svincolo di Settebagni e quello di Orvieto ci sono 100 km, per cui, se viaggi a 100 km all’ora, quando, partendo da Settebagni, arrivi a Orvieto, necessariamente è passata un’ora.
Forse questo lo avete capito (ma non poniamo limiti alla divina provvidenza). Ma già se dicessi che quando fissi il valore di un rapporto e quello del suo numeratore, necessariamente hai fissato anche quello del denominatore, perderei per strada i tre che sono rimasti (e questo mi farebbe riflettere su quanto orribili siano le altre forme di governo, visto che la democrazia secondo Churchill è meno peggiore di loro). Eppure, dire che se fissi la velocità e lo spazio percorso hai automaticamente fissato anche il tempo in cui lo hai percorso è esattamente la stessa cosa!
Ora, il problema vero delle regole di Maastricht è esattamente questo: che fissano il valore del rapporto (60%) e il tasso di crescita del numeratore (3%), senza specificare qual è il tasso di crescita del denominatore (cioè del Pil nominale) che necessariamente ne consegue. Come abbiamo visto a tempo debito, questo tasso di crescita è approssimativamente del 5% annuo (l’aritmetica che conduce a questo risultato è leggermente macchinosa ma alla portata di chi sa le quattro operazioni). E qui comincia a incespicare l’asino europeo, perché siccome nella sua insondabile autonomia e indipendenza la Banca centrale ha deciso che l’inflazione in Europa deve essere dove lei non riesce a tenerla, cioè al 2%, questo 5% di crescita nominale si può ottenere solo con un 3% di crescita reale (perché siccome la crescita nominale è pari alla somma di inflazione e crescita reale, la differenza fra crescita nominale e inflazione è la crescita reale).
Credo comprendiate l’assurdità!
Stiamo avendo minacce (così le chiamano) di inflazione superiore al 2% con un tasso di crescita del Pil inferiore all’1%, figuratevi a quanto potrebbe salire l’inflazione se la domanda aggregata, cioè il Pil, crescesse in termini reali al triplo della velocità! Bisogna essere veramente molto imbecilli o completamente digiuni di economia per poter immaginare un sistema economico attuale in cui nel lungo periodo una crescita reale così sostenuta sia associata ad una inflazione così contenuta. Una roba simile non si è osservata mai, e se questo è successo possiamo immaginare che ciò dipenda dal fatto che ci sono caratteristiche strutturali delle moderne economie occidentali che impediscono anche una crescita simile avvenga con una dinamica di prezzi così contenuta.
Questo per ragionare in termini astratti sulla coerenza del modello sottostante alle regole (perché i parametri possono anche essere dati a caso, ma la legge che governa la crescita di un rapporto è sempre quella, indipendentemente da quanto estemporanei siano gli ingredienti che ci metti dentro).
Se invece vogliamo ragionare in termini concreti sull’esperienza attuale, e vedere in che modo ottenere terne coerenti di rapporto debito/Pil, rapporto deficit/Pil, e crescita nominale, allora dobbiamo scegliere quale parametro considerare costante. La crescita nominale dell'Italia dall'entrata nell'euro a oggi è stata pari al 2,6%, quindi, se volessimo tenere buono il parametro del debito, per ottenere un rapporto debito/Pil al 60% con una crescita del denominatore così bassa, pari a circa la metà di quella implicita nei parametri di Maastricht, il rapporto deficit/Pil non dovrebbe essere al 3%, ma più basso, pari a circa la metà del parametro del deficit, cioè all'1,56%. Purtroppissimo invece è stato più alto, pari a circa il 3,7%. Se invece volessimo tenere fermo il parametro del deficit al 3%, allora, con una crescita così bassa del denominatore, il rapporto in equilibrio dovrebbe essere più alto, pari al 115% (anche qui, quasi il doppio del parametro di Maastricht). Ancora una volta, capita che questo rapporto dal 1999 a oggi sia stato mediamente più alto, pari a circa il 124% (un po' più del doppio del parametro di Maastricht).
Che cosa avremmo dovuto fare, allora?
Per gli economisti da bar la risposta è semplice: più che dimezzare il deficit storico, portandolo dal 3,7% all'1,56%. Insomma: se i tagli non funzionano, ci vogliono più tagli! Peccato però che con tagli simili difficilmente il tasso di crescita sarebbe potuto restare vicino al 2,6%: verosimilmente sarebbe stato inferiore!
Un'alternativa sarebbe quella (praticata nei primi dieci anni di vita dell'euro) di non prendere sul serio il parametro del 60%, e in effetti finché non l'abbiamo preso sul serio, questo rapporto, non abbiamo imposto politiche eccessivamente restrittive nel vano tentativo di raggiungerlo, e così il rapporto debito/Pil è calato (dal 113% nel 1999 al 103% nel 2007). I problemi sono iniziati quando per abbattere il rapporto debito/Pil abbiamo tagliato il deficit e quindi la crescita, che sarebbe un po' come se per andare meno veloci ci proponessimo di percorrere la metà dello spazio, ma in un quarto del tempo! Non credo che funzionerebbe, non trovate?
Eppure, c'è gente che la pensa così...
E la morale della favola qual è? Che il problema del 3% non è quello che ci dice, ma quello che non ci dice, e non è come è stato escogitato, ma che conseguenze ha sulla crescita di equilibrio, e che se proprio volessimo continuare a basarci su questa idea molto anni '80 della governance basata su regole, forse dovremmo rivedere radicalmente i parametri. Si accettano proposte...
Secondo me il consiglio è quello di abbandonare l'impresa.
RispondiEliminaleggendo questi "principali indicatori economici" verrebbe da dire che... Va tutto bene madama la marchesa! ma veramente? quindi quella cosuccia del tubo del gas economico tranciato, Das Auto che non si vendono più come una volta.... gnente! tutto apposto!
EliminaSe tutta la questione è così semplice (ed è veramente semplice, da terza media direbbe il prof. Coletti), come è possibile che fior di eurofunzionari (e non) con master e PhD continuino ad ostinarsi a sostenere queste metriche bizzarre ?
RispondiEliminaPerché "fior di eurofunzionari" esistono, sopravvivono, prosperano proprio sulle bizzarrie. Anche questo è veramente semplice. Chi cazz'era il buon Valdis senza l'EU?
EliminaBisogna veramente spiegare ogni giorno tutto da capo e anche col vostro aiuto non so quanto mi andrà di continuare a farlo. Non c'è modo di liberare chi vuole essere schiavo, e ancor meno chi affida il proprio anelito di libertà ai ciarlatani opportunisti.
EliminaMarco, tieni presente che tutti i divulgatori di finanza personale su Youtube Italia, da Coletti in giù, sono super-europiddini (ergo fondamentalmente ignoranti di macroeconomia) e sarebbero favorevoli a farci governare dalla Germania.
EliminaColetti non so proprio chi sia.
EliminaE' stato anche intervistato dai nostri amici operatori informativi:
Eliminahttps://corrieredeltrentino.corriere.it/notizie/cronaca/24_marzo_15/bolzano-il-professore-paolo-coletti-dice-addio-al-lavoro-all-universita-faro-solo-lo-youtuber-08e72db4-08be-4631-a8d4-e2c42b5bdxlk.shtml
Negli ultimi anni vi è stata un'esplosione di popolarità di divulgatori di finanza personale (seguitissimi anche dai ggiovani). Sono generalmente tutti drindrini, e il messaggio che fanno passare è "Monti e Fornero hanno salvato l'Italia dagli italiani".
Ottimo riassunto! Va detto che il Prof. Coletti è simpatico e secondo me fa un ottimo servizio divulgativo, ad esempio in tema di previdenza complementare. Oltretutto è sempre piuttosto cauto nel dare giudizi macroeconomici, il che è apprezzabile, dato che ha un dottorato in fluidodinamica computazionale e non in macroeconomia, appunto.
EliminaAltri suoi "colleghi" sono molto meno cauti da questo punto di vista: poco tempo fa ho sentito uno di loro parlare senza mezzi termini di come la pensione pubblica sia uno "schema Ponzi" e l'Italia un Paese finito perché "la produttività, gli sprechi, i vecchi che comandano e rubano ai giovani, ecc...".
A mio modo di vedere il problema è il solito, e qui è noto da tempo: https://goofynomics.blogspot.com/2012/09/la-lezzzioncina-dellingegnere.html .
Alcuni di loro sono ottimi divulgatori in tema di finanza personale, che hanno accumulato conoscenze poi testate sui propri patrimoni (in alcuni casi notevoli), anche studiando la letteratura scientifica e commentandola con i propri follower con un moderato grado di dettaglio e spirito critico (ovviamente siamo lontani dagli standard a cui siamo abituati qui sopra, ma è sempre meglio di altra roba che gira sul web).
Perché quando si parla di macroeconomia il metodo non è lo stesso? Da dove viene questa supponenza di "cavarsela" senza approfondire troppo, questo complesso di superiorità?
Forse sono anche questi i frutti del seme "l'economia non è una scienza".
Mi limito a osservare che non è un professore, quindi se non lo conosco sono scusato.
EliminaRispondevo a Murmur, poi è arrivato Student con un commento più articolato, che tocca un punto fondamentale. Sapete quanto mi diano ai nervi quelli che "l'economia non è una scienza". Generalmente sono boccaloniani ignari sia di cosa sia l'economia (e fino a lì, li si può scusare...), sia di cosa sia la scienza (e chi di epistemologia non ha nemmeno le più labili basi dovrebbe esprimersi con cautela per i motivi espressi qui). La mia percezione era che negare il rango di scienza alle dottrine economiche fosse una strategia assolutoria, di deresponsabilizzazione del proprio establishment (Monti viene dalla Boccaloni) rispetto a quella catastrofe che la scienza economica annunciava e che in Italia io sol uno annunciai. Potrebbe esserci anche quello che dici tu, cioè una sorta di legittimazione data a chiunque sull'esprimersi "ex cathedra", argomentando che mentre chi ti convince a curarti il cancro con la fitoterapia è un criminale, chi ti convince a curare una recessione coi tagli è un buonuomo, perché la medicina è una scienza e l'economia no. Fatto sta che la scienza medica ci ha anche consigliato il talidomide, e che in tutti i libri della non scienza economica c'è scritto che le politiche procicliche conducono al disastro (che poi è il motivo per cui la laurea in economia si conquista al termine di un corso di studi e non si acquista in tabaccheria come un gratta e vinci).
EliminaIn ogni caso, come ricorderete: "Scienza"? Click.
(...con un'eccezione, sempre confermata, per la fisiognomica...)
Penso che una possibile risposta degli europeisti possa essere: facciamo in modo che il 3% di crescita reale del PIL dipenda tutto dalle esportazioni e che i guadagni finiscano nelle tasche di meno persone possibile. In questo modo si contiene l'inflazione entro il 2% perche le masse in ogni caso non hanno un quattrino e non creano domanda.
RispondiEliminaCome dice il post, le "caratteristiche strutturali delle moderne economie occidentali" non permettono un modello del tipo "cresco a spese del mondo facendo pedalare gli schiavi". Ma l'europeista è quella bestia che vorrebbe battere l'Oriente sulla competitività (es. esportare lì auto elettriche), dunque perché meravigliarsi che immagini di copiare il modello dai cinesi e pure in ritardo, quando ormai non funziona più tanto neanche per loro (vedi scazzi con USA)?
EliminaTolkien era un economista: un "anello" per trovarli, per ghermirli e nel buio incatenarli.
RispondiEliminaProposte?
RispondiEliminaNessuna, non servono; il quadro è sufficientemente chiaro, anni di dibattito e di racconto della vita politica dimostrano che più della presenza e della proposta sensata non è possibile fare.
La maggioranza è tuttora da convincere e non sarà semplice.
I (pochi? Parliamone…) risultati ottenuti in questo contesto valgono doppio, se non li si sa valutare adeguatamente e non si darà fiducia a chi la merita cambierà ben poco.
Resisto fiducioso nonostante tutto.
passare la patata bollente alla bce, cioè tenere per buoni i parametri del 60% e del 3% tendenziali (quindi con la variabile tempo) e essere più flessibili sul 2%, stabilendo oscillazioni, anche significative, in base alla contingenza del momento e della necessità; d'altronde non si può partire da una conseguenza (inflazione e potere d'acquisto) per stimolare la crescita economica, è come utilizzare il cruise control per andare da settebagni a orvieto in un'ora
RispondiEliminaLa soluzione adottata (non so quanto consapevolmente) nei primi anni del regime è stata simile, ma un po' diversa: si è stati flessibili sul 60%, approfittando della formula un po' ambigua dell'art. 126 comma 2 del TFUE (Trattato di Lisbona), secondo cui la disciplina di bilancio si considerava soddisfatta se il rapporto debito pubblico/Pil fosse "sufficiently diminishing and approaching the reference value at a satisfactory pace" (parole che vogliono dire tutto e niente). Personalmente, come credo di avervi detto, ho capito che avremmo avuto un problema quando intorno al 2010 si è cominciato a parlare di prendere sul serio questo parametro, che era evidentemente incompatibile non tanto col rispetto dal parametro del deficit, quanto con la crescita asfittica cui il rispetto di questo secondo parametro di condannava. La flessibilità sul 2% potrebbe anche avere un senso, ma andrebbe gestita. Diciamo che già un'inflazione al tre (o al quattro) con una crescita reale al due (o all'uno) sarebbero più realistiche, ma dovresti a questo punto ragionare su quale copertura del potere d'acquisto ti danno gli attuali assetti istituzionali. Insomma: uno dei problemi del dibattito aneddotico e analfabeta sulle regole del gioco è che offusca quale sia lo scopo del gioco: pagare poco chi crea valore.
EliminaRemindings come quello che ci propone mi causano attacchi di depressione ansiosa.
RispondiEliminaCi ho provato anch'io, dal basso delle mie conoscenze, a convincere un amico eurofilo di quanto di sbagliasse ma, niente, non ci son riuscito.
Sa cosa mi ha detto, in conclusione?
"Hai mai pensato a cosa sarebbe potuto succedere senza euro?"
"Dunque" -- ho rilanciato -- "visto l'andamento del Pil, dei salari, del debito/Pil, della precarietá del lavoro, della demografia e via dicendo, cos'altro ci sarebbe potuto accadere? Le sette piaghe d'Egitto, un asteroide che colpisce la Terra, un altro diluvio universale?"
Non ho ricevuto risposta.
Ci sono cose che se potessero essere capite...
EliminaPerché sei diplomatico. A quella domanda, taglio corto per primo: "Sì, ci penso spesso... e sapessi quanto mi girano le palle, dopo una vita vissuta tutti al di sotto delle nostre possibilità sentendoci incolpare pure di viverla sopra! Fortunato tu che hai incassato il danno, ma non hai mai colto la beffa."
EliminaAmici cari: siamo in un regime orwelliano, e almeno questo speravo di avervelo insegnato! A che cosa sono serviti anni di decostruzione delle frottole propalate dai giornali "autorevoli", cioè dai cialtroni sussidiati dall'UE, se non sono riusciti a darvi una misura del problema? In un regime in cui la razione di cioccolata aumenta a 20 grammi, chi ha conservato un barlume di pensiero critico può fare un'unica cosa razionale: nascondersi! Voi direte: ma così non si riuscirà mai a diffondere una consapevolezza e a porre le basi per una soluzione democratica del problema! Eh, già... perché voi dopo sedici anni di dibattito, da quando cominciai a scrivere su sbilanciamoci, vedete un avvicinamento a una soluzione simile? Io vedo, ho visto coi miei occhi perché ero lì (nel salottino giallo di Chigi, nei vari anfratti dei vari palazzi) le tante cose che siamo riusciti a scongiurare mettendo sabbia nei loro fottuti ingranaggi, a partire dalla mancata ratifica della riforma del MES (e attenzione! Se, come vi sto dicendo da un paio d'anni, dobbiamo prepararci a una nuova crisi finanziaria, l'ostinazione dei vertici europei per questa ratifica non deve essere considerata come una mera questione di puntiglio, ma è una questione sostanziale: presto avranno bisogno dei vostri soldi per tappare i loro buchi!), ma questa sabbia, per quanto benedetta, visto che crea attrito sul piano inclinato europeo, non è un avvicinamento a una maggiore consapevolezza e a una soluzione ordinata del problema. Questo dobbiamo ammetterlo e esserne consapevoli.
EliminaVi ricordate come finisce 1984?
Credo l' unica possibilita' di uscirne sia avere una commissione di centro destra alle prossime elezioni europee. Le quali dipendono in buona parte da come andranno le prossime elezioni politiche in Italia e le prossime elezioni presidenziali in Francia. Se Macron non avra' un successore della sua sponda politica e l' attuale governo di centro destra sara' confermato in Italia, forse ( dico forse ) nel giro di qualche lustro un po' di cose si potranno riportare nel giusto binario. Ma se al prossimo giro di giostra in Italia tornera' a regnare il PD ( e quindi altro PdR di centro sinistra ) e in Francia rimarranno al potere gli LGBTQ+, e allora sara' meglio ( e forse anche giusto ) che ce ne andremo tutti a fare in c...
RispondiEliminaNon so dirti. Abbiamo parlato di quando si esce, no? Quindi ci siamo detti che anche se occorre (per una soluzione ordinata del problema), non basta che ci sia una maggioranza assoluta o relativa a favore di un ordinamento razionale per produrlo come per magia! Occorre anche che il deep state cooperi alla transizione verso questo ordine, e generalmente non ha interessa a farlo perché è compromesso con poteri economici che preferiscono la conservazione.
EliminaPoi c'è un altro problema: anche se so che va di moda dire che "destra e sinistra non esistono più" (e che non ci sono più le mezze stagioni, e che c'è tanta invidia al mondo, signora mia!), purtroppo ci sono ancora e ci saranno sempre. Il conflitto distributivo esiste, i partiti di destra sono lì per difendere il capitale, quelli di sinistra sono lì per difendere il capitale (non è un errore!), ma in teoria questi ultimi dovrebbero difendere il lavoro e smantellare l'Unione Europea quindi è una cosa di sinistra! Ora, rispetto a questo, noi abbiamo due problemi che da sempre abbiamo individuato e che non vorrei perdessimo di vista perché qualche genio ortottero della politica ha sdoganato il concetto di "sovranismo": siamo partiti dall'indignazione perché la sinistra non faceva una cosa di sinistra, ma il nostro percorso non può arenarsi sulla speranza che una cosa di sinistra sia fatta dalla destra! In pratica, tornando al tuo punto, io non sono assolutamente certo che quando saremo riusciti a esportare in Unione Europea il modello "centrodestra" (e posto che riusciamo a non importare in Italia il modello "Ursula", pericolo che anche tu vedi ma che possiamo scongiurare), e perfino se arrivassimo, come potremmo arrivare, qui e in Europa, a una maggioranza di destra (quindi ECR-Patrioti, ovvero FdI-Lega), ci si siederebbe a un tavolo e si direbbe: "Va bene, abbiamo scherzato, cancelliamo il terzo comma dell'art. 3 del TUE perché vogliamo fare il bene dei lavoratori!".
A me non sembra molto realistico, giusto? Non era questo che avevi in mente, vero?
Evito lungaggini nei commenti per non risultare logorroico. Permetta quindi di spiegare meglio una frase che ho scritto sopra : "forse ( dico forse ) nel giro di qualche lustro un po' di cose si potranno riportare nel giusto binario". Intendevo quanto lei asserisce. Col "dico-forse" intendevo dire che non e' dato per certo che se venisse eletto il centro-destra alle prossime europee per forza cambierebbero gli eventi ( o gli art dei trattati o altre attuali politiche ), e con qualche lustro mi riferivo proprio al tempo utile per modellare il deep state col nuovo corso ( in politica come nella vita non c'e' niente di facile ed immediato ). Certo, il centro-destra storicamente fa gli interessi del capitale, ma se anche la parte avversa lo fa, per farla rinsavire ( cioe' cercare di far tornare la politica del centro-sinistra alle origini ) bisognerebbe fargli prendere una scoppola storica alle elezioni di qualunque livello per almeno due tornate, se bastano ( dalle amministrative fino alle europee, ed e' un passaggio che richiede anni ). Credo sia questa la via obbligata, o almeno non me ne vengono in mente altre. Ovviamente e' molto difficile che cio' accada, ma credo sia l' unica soluzione pacifica. Per non parlare del cambiamento della sinistra in occidente. Ossia di un comunista ( vero ) come Napolitano, che aveva capito tutto prima, e che poi una volta diventato PdR mette Monti al governo, sapendo che politica avrebbe posto in essere. Solo per vedersi chiamare Re Giorgio nei quotidiani? C'e' da uscirne pazzi a pensarci. Se vogliamo, l' evoluzione dell' attuale sinistra a mio avviso dovrebbe coincidere con una sua involuzione alle origini, e per far si che cio' accada bisogna farle pagare pegno nell' urna, in modo tale che per essere rieletta si debba affidare ad una nuova classe dirigente, la quale dovrebbe crescere in antitesi con l' attuale. Tralasciamo per motivi di tempo le peculiarita' e promiscuita' dei territori, dove un partito di centro-destra puo' fare anche gli interessi del proletariato. Cio' detto solo per ritornare su temi gia' trattati nel Dibattito, niente di originale, ma che per motivi di spazio e tempo credo non si approfondiscano mai abbastanza.
EliminaUna possibile soluzione potrebbe essere quella di un obiettivo di inflazione per la BCE più alto attorno al 4-5% ottenuto tramite un aumento della quota salari, che incrementerebbe il volume del mercato interno, spingendo verso un modello wage-led invece che export- led?
RispondiEliminaCapisco quello che vuoi dire, anche se non è che sia detto benissimo! Un aumento dell'inflazione di per sé può tranquillamente riflettersi in un crollo della quota salari! Certo è che le politiche deflattive sono politiche di redistribuzione regressiva (dal basso verso l'alto), per il semplice motivo che la deflazione protegge le rendite (e non i salari, dal momento che per ottenerla devi alzare la disoccupazione). La situazione però è asimmetrica. Il problema quindi non è quale sia il valore (mai raggiunto) di un determinato parametro, ma qual è il patto sociale sottostante. In un sistema capitalistico da decenni dominato dai grandi fondi, ormai in modo sempre più esplicito (perché dominano i private markets), quale patto sociale abbia prevalso mi sembra piuttosto evidente, e non lo cambi spostando un numero il cui unico valore è quello di essere il pretesto di politiche che si potrebbero anche non fare, visto che in tutta evidenza non servono a raggiungere l'obiettivo quantitativo specificato. L'inflazione non è un fenomeno monetario.
EliminaMa quelli dei parametri di Maastricht, siamo sicuri che fossero del mestiere?
RispondiEliminaMah, il problema si riconduce sempre al "chi sa" e "chi sa di non sapere". Si è visto per l'ennesima volta al referendum del 22-23 marzo. C'è una parte di Paese che sa di non sapere. E poi ci sono: i giovani (non tutti, ovviamente); le maestrine (quelle che portano al seggio la madre 99enne perché "questa volta è troppo importante: la Costituzione non si tocca!"; quelli che "sicceroio"; quelli che per passare il tempo (il quale passa comunque, purtroppo) guardano la tv; quelli che "i fondi della EU"; quelli che "i crediciliardi del PNRR". Insomma: de rifa o de rafa bisogna catarghe on drito... (dialetto veneto).
RispondiEliminaQuesto spiega perché nonostante otto anni di preparazione, il lavoro di questo blog, il Basta euro organizzato da Claudio, ecc., nel 2018 il partito euroscettico (e di tradizione euroscettica) non è riuscito ad avere la maggioranza relativa. Certo, era condizionato da un'eredità pesante che gli alienava il consenso in un pezzo importante del Paese. Ma il vero problema risiede in quella variegata antropologia che descrivi. Dobbiamo deporre le speranze di una soluzione ordinata del principale problema.
EliminaProposta: se il problema è il debito pubblico, non pubblichiamolo più.
RispondiEliminaScherzi a parte, mi pare di ricordare che in Germania l'idea l'avevano già avuta...
Far salire il Pil senza far salire l’inflazione. Quindi far salire il Pil senza aumentare la domanda interna. Quindi svalutare la moneta per far aumentare le esportazioni . Temo di aver detto delle fesserie. Allora le consideri delle domande rivolte a lei.
RispondiEliminaOppure più sbrigativamente lavorare di più a parità di salario.