Proseguo dall'ultimo post sulla bilancia dei pagamenti investigando le conseguenze dei flussi, deflussi, e reflussi di capitali sugli stock di ricchezza, cioè sulla quantità complessiva di attività estere (extra Eurozona) detenute dai residenti dell'Eurozona, e di attività emesse nell'Eurozona detenute dal residenti esteri (che sono quindi passività per l'Eurozona: se uno statunitense comprasse per qualche motivo un Btp, sarebbe un'attività per lui, ma per noi sarebbe sempre debito pubblico).
I cambiamenti di struttura nel saldo finanziario (cioè, al netto di errori ed omissioni, nella somma algebrica del saldo delle partite correnti e del conto capitale) sono sostanzialmente due. Il primo, fra 2011 e 2012, è il passaggio da una situazione di sostanziale pareggio, con un saldo in media nullo, a una situazione di surplus, cioè di deflusso di capitali/accreditamento estero netto a una media di oltre 300 miliardi di dollari l'anno. Il secondo, localizzato nello stesso punto, riguarda la composizione del saldo finanziario: questo incremento medio di 300 miliardi di dollari è spiegato principalmente dalla componente di investimenti di portafoglio (che sono, lo ricordo, quelli fatti a scopo di gestione della liquidità, non di controllo di aziende). Il flusso di investimenti di portafoglio passa infatti da un deficit di circa 150 miliardi di dollari l'anno (afflusso di capitali/indebitamento netto) a un surplus di oltre 100 miliardi di dollari l'anno (deflusso di capitali/accreditamento netto), spiegando in buona sostanza quasi tutto l'incremento di 300 miliardi dell'accreditamento estero netto complessivo.
In termini di stock quindi ci aspettiamo che la posizione finanziaria netta (attività meno passività) cominci a migliorare dal 2012, e che questo dipenda in particolare dagli investimenti di portafoglio, il cui stock (netto) dovrebbe aumentare (nel senso che dovrebbero aumentare i titoli esteri nei portafogli europei, al netto dei titoli europei nei portafogli esteri).
L'andamento degli stock è in effetti più o meno coerente con queste considerazioni:
anche se non mancano discrepanze, su cui ci soffermeremo. Nel grafico vedete le attività e le passività lorde dell'Eurozona verso il resto del mondo (scala di sinistra) e la posizione netta (attività meno passività, scala di destra). In effetti la posizione netta comincia a migliorare (dal 2014 anziché dal 2012) fino a tornare positiva nel 2024. Dato che le passività crescono sempre, questo miglioramento è dovuto al fatto che le attività crescono più in fretta, come avevamo visto anche in questo grafico, riferito ai flussi, presentato nel post precedente:
La dinamica degli stock è quindi coerente con quella dei flussi: se l'accreditamento è più alto dell'indebitamento, i crediti crescono più dei debiti e la posizione netta migliora.
Circa la composizione della posizione netta, questo grafico:
chiarisce che, in effetti, a essere migliorata è soprattutto la posizione netta degli investimenti di portafoglio, che nel complesso è e resta debitoria (cioè sono più i titoli - azioni e obbligazioni - europei collocati all'estero che i titoli esteri acquistati da europei), ma dal 2013 si riduce in valore assoluto, cioè "migliora" (o peggiora: questo tipo di evoluzione può anche significare che all'estero hanno meno voglia di prestarci soldi, ma non entro ora in questo tema).
Nei dati di stock, ripeto, vediamo quindi riflessa in modo abbastanza fedele la dinamica di quelli di flusso, con una significativa eccezione: perché mai dal 1999 al 2013 la posizione creditoria netta sull'estero (NIIP) diminuisce, nonostante che il flusso di accreditamento netto verso l'estero sia in media sostanzialmente nullo?
Questa cosa in realtà non è difficile da capire sulla base delle nostre esperienze personali: quelli di noi che riescono ad avere un flusso di risparmio lo investono in strumenti finanziari, e in linea di principio la somma lungo gli anni di questi risparmi è la ricchezza individuale, ma naturalmente il valore di questa ricchezza non si traduce nella mera somma algebrica dei risparmi accumulati, ma risente anche del valore degli investimenti fatti: 100 euro di risparmi investiti in azioni nell'anno t (flusso di risparmio) possono diventare alla fine dell'anno 120 o 80 a seconda che l'azione sia salita o scesa. La posizione netta sull'estero misura la ricchezza, non il risparmio, del Paese, e quindi risente del valore degli investimenti, motivo per cui può muoversi in su o in giù a seconda di come si muovono i tassi di interesse, i corsi azionari, e i tassi di cambio, anche se il saldo finanziario (FAB) è sostanzialmente nullo. Eh già, perché trattandosi di investimenti internazionali, ovviamente contano anche i tassi di cambio!
A titolo di esempio, immaginate il caso in cui un residente europeo emette un titolo denominato in euro e lo vende a un residente statunitense a un cambio ipoteticamente pari a 1. I 100 euro di debito europeo verso gli Usa corrispondono quindi a 100 dollari di debito europeo verso gli Usa. Se poi l'euro si rivaluta, salendo ad esempio a 1,2 dollari per euro (quotazione certo per incerto: un euro compra 1,2 dollari), il debito è sempre di 100 euro, ma nel frattempo purtroppissimo è diventato di 120 dollari, e quindi la posizione finanziaria netta espressa in dollari peggiora. Nel primo decennio del secolo in Europa è successo proprio questo, e ve lo spiega in modo limpido la BCE in questo riquadro esplicativo del 2010, mentre in questo successivo Occasional paper del 2017 chiarisce che questi effetti non sono stati invece determinanti nella fase di rientro dalle posizioni nette negative (cioè dalle esposizioni debitorie nette), operazione per la quale il vecchio metodo di tirare la cinghia (cioè di portare in terreno positivo il CAB e quindi il FAB, le partite correnti e quindi il saldo finanziario) si era dimostrato insostituibile.
E così abbiamo messo un'altra piccola tessera nel mosaico della nostra comprensione.
Ovviamente, seguitemi per altri trucchetti... perché ora bisogna tornare sul discorso di LVI, di cui non credo che tutti abbiano colto ogni sfumatura (e vale senz'altro la pena di approfondirle)...
Alcuni degli strumenti finanziari che investono in titoli denominati in valuta straniera prevedono la tutela contro il rischio cambio (cioé sono "EUR hedged" in gergo) e gli investitori europei più strutturati raramente investono senza, salvo quando vogliono speculare sul cambio. La copertura viene ottenuta con dei derivati e implica un leggero aumento dei costi di gestione dello strumento. Mi chiedevo se questo ha conseguenze sul discorso di cui sopra.
RispondiEliminaScusate, per le vostre elucubrazioni sul referendum c'è un altro post, il precedente. Qui si parla di economia. Grazie!
RispondiEliminaE quali aspetti hanno contribuito di più al saldo negativo delle attività di portafoglio, tra il 1999 e il 2013, tra quelli indicati? Forse i tassi d'interesse BCE che si sono abbassati facendo aumentare i valori di mercato degli investimenti in euro?
RispondiEliminaCaro Alberto, grazie ancora per le tue "lezioni".
RispondiEliminacome ben sai disaggregando i dati sui singoli apesi dell'Euroarea le cose non sono così omogenee.
La crescente divergenza della NIIP in rapporto al PIL fra Germania +62,9% e Francia -27,9% (dati 2024, ma credo che poco cambi nel 2025) è il "tallone d'Achielle" dell'Area Valutaria Unica.
C'è da aggiungere un dato tendenziale importante: quanto pesa il pagmento degli interessi sul bilancio pubblico. Fino ad oggi la Francia ha potuto permettersi deficit primari anche significativi perché aveva un saldo da interessi "sostenibile" (per i bassi tassi ed il modesto Debito accumulato in scadenza). La musica sta cambiando (anche) per loro e siccome non riusciranno a fare surplus primario la vedo dura..... I Mercati per un pò aspettano, ma poi ti presentano il conto...
https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Foreign_direct_investment_-_stocks#FDI_positions_in_EU_countries
RispondiEliminaQui si vede bene chi fa investimenti netti diretti all’esterno. (Il Lussemburgo è un paradiso fiscale franco-tedesco.)
Intervengo per motivo personale. Qui si continua a glissare su un fondamentale punto di analisi, che esemplifico. Se un francese compra una FIAT 500e, si tratta chiaramente di un'importazione francese dall'Italia: ma il governo francese si può lamentare dello squilibrio della bilancia commerciale con l'Italia e delle auto italiane che invadono il mercato francese? [per il politico centrosinistro SÌ] O se il turista statunitense compra a Roma una borsetta Louis Vitton, ha ragione Trump a voler imporre ritorsioni sul Parmiggiano Reggiano? [per il politico centrodestro SÌ]
RispondiElimina"No, compagni, amici, io disapprovo il passo
EliminaManca l'analisi e poi non c'ho l'elmetto"
Grazie per il sorriso che mi hai strappato con la citazione (spero volontaria ;) )
un po' disonesto: chi chiede di correggere lo sbilancio della bilancia commerciale non è che vuole difendere il surplus italiano verso gli USA e denunciare il deficit con la Cina.
RispondiEliminaChiede e promuove scelte che vadano verso l'equilibrio.
Gli altri fanno cagnara