domenica 22 febbraio 2026

“Il risparmio fluisciue…”

(…e no, non è un errore di battitura. Così come non lo era il Fogno, che era un errore politico. Il risparmio che fluisciue, invece, è un errore di macroeconomia…)

Ve la devo fare breve, perché mi sono dimenticato a casa l’alimentatore del PC. Quindi, per una volta, niente grafici e niente figure, ma solo un ragionamento, assistito (per chi gradisce) da un po’ di sana algebra.

Ve lo ricordate tutti, vero, che S - I = X - M?

Cosa vogliono dire queste lettere arcane? Che l’eccesso dei Savings (risparmi) nazionali rispetto agli Investimenti nazionali è necessariamente uguale all’eccesso delle esportazioni sulle importazioni, cioè al saldo della bilancia dei pagamenti. Prima di addentrarmi in una spiegazione a beneficio di chi ne necessita e di chi crede di non necessitarne, vi anticipo a che cosa ci serve questa identità: molto semplicemente, a capire come e perché la narrazione dominante in Europa, quella sulla necessità di integrare il mercato dei capitali per evitare che i risparmi fluiscano verso gli Usa, è (tanto per cambiare) truffaldina. Ne consegue che se l’integrazione (unione) del mercato dei capitali non serve a arrestare il deflusso, serve a qualcos’altro, e potete facilmente immaginare a cosa: una cosa che riguarda le vostre tasche.

Per capire perché ripercorriamo i passaggi che ci portano a questa identità.

Ci si arriva dalla definizione di Pil dal lato della spesa, che abbiamo visto innumerevoli volte (una delle ultime qui):

Y = C + G + I + X - M

La produzione nazionale Y consta di consumi privati (C), di consumi collettivi (G), di investimenti fissi lordi (I), di esportazioni (X), cui sottraiamo le importazioni (M), perché, per definizione, non fanno parte della produzione (e quindi del reddito) nazionale. Forse lo si capisce meglio se lo si scrive come conto delle risorse e degli impieghi:

Y + M = C + G + I + X

Una collettività nazionale ha a disposizione quello che produce e quello che importa: queste sono le risorse. Questo ammontare di risorse viene impiegato in consumi, investimenti (formazione di capitale fisso) e esportazioni: questi sono gli impieghi. Ovviamente, in un’economia di mercato si produce per guadagnare, quindi Y, che è il prodotto nazionale, è anche il reddito nazionale, e siccome le casse da morto non hanno saccocce, il reddito si converte in spesa: C è la spesa in beni di consumo, I quella in beni di investimento, X quella dei residenti esteri, ecc. Così come non si può utilizzare un bene (o usufruire di un servizio) che non è stato prodotto, non  si può spendere un reddito che non è stato guadagnato (il settore finanziario consente di ridistribuire le spese nel tempo, ma siccome i prestiti vanno restituiti, alla fine si bussa sempre alla porta di Y, e se non risponde… è penale!).

Cose che dovreste sapere ma che è utile ripassare…

Ora, se al reddito dei residenti Y sottraiamo le spese dei residenti otteniamo il risparmio dei residenti (il risparmio nazionale): Y - C - G = S, per cui se riordiniamo la definizione di Pil:

Y - C - G - I = X - M

e ci sostituiamo quella di risparmio otteniamo la relazione da cui siamo partiti:

S - I = X - M

che ci chiarisce come, per definizione, l’eccesso del risparmio nazionale sugli investimenti nazionali, cioè il risparmio che fluisciue verso l’estero (perché non va a finanziare investimenti produttivi in patria) sia uguale all’eccesso delle esportazioni sulle importazioni, cioè all’eccesso dei ricavi fatti vendendo prodotti all’estero sulla spesa per l’acquisto di beni esteri. In altre parole, a livello macroeconomico una esportazione netta di beni corrisponderà sempre a una esportazione netta di capitali.

Con l’algebra si vede subito che è così e non può non essere così, ma è utile arrivarci anche col ragionamento, e visto che qui siamo bipartisan, possiamo arrivarci da destra, o da sinistra.

Cominciamo da destra: è sufficientemente chiaro che se in un Paese è sempre X < M, ovvero X - M < 0, cioè se il Paese è in deficit strutturale di bilancia dei pagamenti, al Paese, una volta esaurite le riserve, mancherà la valuta estera necessaria per pagare le importazioni in eccesso, perché non esporterà abbastanza da procurarsela, e quindi dovrà farsela prestare, dovrà indebitarsi con l’estero, dovrà importare capitali (e in caso di arresto di questi finanziamenti - sudden stop, current account reversal - dovrà riportare la bilancia dei pagamenti in attivo con l’austerità). In ogni caso, la sua posizione netta sull’estero peggiorerà, o per la diminuzione di attività estere, o per l’accensione di debiti esteri. Non ci vuole cioè molto a capire che se un paese è un importatore netto di merci, deve necessariamente essere un importatore netto di capitali, semplicemente perché questi capitali gli servono a finanziare l’eccesso delle importazioni sulle esportazioni. Messa in un altro modo, se non riuscisse a essere un importatore netto di capitali, cioè se nessuno gli prestasse dollari, quel paese non riuscirebbe meno a essere un importatore netto di merci, perché non avrebbe dollari per saldare i propri fornitori. Dietro a una verità contabile c’è sempre una verità economica.

Ma se si capisce questo, allora è anche chiaro che quando sono le esportazioni di merci a essere in eccesso, cioè quando X - M > 0, allora il Paese che è esportatore netto di merci è anche esportatore netto di capitali, cioè presta soldi al resto del mondo (esattamente come l’importatore netto se li fa prestare). Del resto, stiamo guardando il rovescio della stessa identica medaglia: così come se non riuscisse a essere importatore netto di capitali (cioè se non si facesse prestare soldi dall’estero) un Paese non potrebbe essere importatore netto strutturale di merci, perché non potrebbe saldare il conto dei suoi fornitori internazionali, allo stesso modo e per le stesse ragioni se un Paese non fosse esportatore di capitali (cioè se non prestasse soldi all’estero) non potrebbe essere esportatore netto strutturale di merci, perché i suoi clienti non avrebbero di che pagarlo, laddove non potessero contare sui suoi prestiti. Quindi X - M > 0, un saldo della bilancia dei pagamenti attivo, ha al tempo stesso una lettura reale (escono più merci di quante ne entrino) e una lettura finanziaria (il capitale fluisciue all’estero).

Leggiamola ora da sinistra la nostra identità, e facciamolo con riferimento al caso nostro, nel senso di europeo, che è, come sapete, il caso di un esportatore netto strutturale. L’espressione S - I = X - M ci ragguaglia sul fatto che quando un Paese è esportatore netto, il risparmio che fluisciue verso l’estero è esattamente quello che non ha trovato impieghi produttivi (I) in patria. Del resto, con lo stesso euro o finanzi un investimento in patria, o finanzi un importatore estero: lo stesso soldino in due tasche non può finire.

Messa così, e detta molto spiccia, se il risparmio fluisciue all’estero ci possono essere due spiegazioni, nessuna delle quali ha a che vedere con la segmentazione del mercato dei capitali (perché l’identità che stiamo descrivendo, e che governa, agganciandoli ai fondamentali macroeconomici, i flussi e deflussi di risparmio, vige anche in un sistema economico perfettamente integrato): o il Paese investe poco, o il Paese esporta troppo. It turns out che queste due spiegazioni sono, ancora una volta, due facce della stessa medaglia: la repressione degli investimenti, tramite una politica di tassi di interesse relativamente elevati ma soprattutto tramite una politica di investimenti pubblici netti asfittici, è il presupposto dell’incremento della disoccupazione necessario per indurre “moderazione” salariale e abbattere i costi al fine di “aggredire” i mercati esteri. Insomma: per fare troppe esportazioni bisogna fare troppo pochi investimenti. Detto meglio: quello che riduce le opportunità di impiego produttivo del risparmio in Europa non è la segmentazione del mercato finanziario, ma l’approccio mercantilistico dei nostri cari amici tedeschi, intrinsecamente connaturato a una politica di repressione degli investimenti produttivi.

Quel simpatico furbastro di Draghi (🍇 per gli amici) questo ovviamente lo sa: ha studiato economia quando e dove queste cose si studiavano! Ma allora perché continua a pontificare proponendoci due cose che non servono (e quindi servono a qualcos’altro): politiche per aumentare la competitività in un’area che ha già un surplus strutturale massivo nei riguardi del resto del mondo, e politiche per rimuovere ostacoli interni che in nulla influiscono sulla nostra posizione finanziaria netta sull’estero (che invece dipende dal surplus strutturale massivo di cui sopra)? Perché sì, lo avete capito: il discorso di quell’amabile imbonitore dall’insopportabile birignao (“il risparmio fluisciue”) è, algebra e contabilità alla mano, intrinsecamente contraddittorio! “Più competitività” significa in buona sostanza più deflusso di capitali (perché significa aumentare il divario fra X e M), senza che “più unione” (del mercato dei capitali) possa farci alcunché, perché non c’è architettura istituzionale e regolatoria per quanto sofisticata che possa sovvertire le leggi della contabilità!

E qui si arriva al punto! 

Posto che il “fluire” (cioè il defluire: ma come gli uomini “migrano”, così i capitali fluiscono) dei risparmi sia un male, la causa è evidentemente quella che abbiamo visto qui, cioè la repressione degli investimenti pubblici in Europa. Vediamola in un altro modo: se negli Usa ci sono opportunità di investimento profittevoli sarà forse anche perché il mercato Usa è “unico”, ma certamente è soprattutto perché da un lato il dollaro resta, coi suoi alti e bassi, lo strumento cardine di liquidità internazionale, e dall’altro perché le aziende Usa più rilevanti nascono su una rete massicciamente sostenuta, in fase di avvio, da investimenti pubblici (nel settore della difesa). D’altra parte, la repressione degli investimenti è fondamentale per la “competitività” così come viene intesa qui da noi: consente infatti di tenere sotto controllo le pretese dei lavoratori allontanando il sistema dal “baratro” della piena occupazione. L’austerità è una politica redistributiva dal basso verso l’alto e questo alla classe di cui Draghi è esponente e paladino piace, per motivi sufficientemente chiari. Non è quindi pensabile che il nostro amico proponga per il problema del risparmio che fluisciue la soluzione che il buon senso e la contabilità proporrebbero: promuovere, anziché reprimere, gli investimenti (a partire da quelli pubblici, se possibile smantellando le “regole” europee o almeno accogliendo in esse il principio della golden rule, cioè lo scorporo degli investimenti pubblici dai vari indicatori che governano le regole di bilancio).

D’altra parte, però, il riferimento alla frammentazione del mercato dei capitali (e quindi gli acronimi salvifici CMU e SIU: googlare per credere…) non è un mero diversivo. La retorica del risparmio che fluisciue si interseca qui con quella apparentemente incompatibile del risparmio ozioso (nei conti correnti), cioè con l’idea che rendendo più spessi i mercati azionari europei (ovvero: mettendoci più soldi dei risparmiatori) si stimolerebbero gli investimenti privati virtuosi, incentivando produttività, competitività, e quindi… deflusso di capitali (ma quest’ultima verità contabile viene sempre omessa, per restare alla parte convincente, eufonica, della canzoncina…)! Il grido di battaglia, in questo caso, è “ci vuole più equity!”, cioè ci vuole più capitale di rischio: i pensionati devono comprare più azioni e le aziende devono andare meno in banca, devono crescere e quotarsi (e anche questa soluzione salvifica suona come truffaldina, visto che il trend globale è per il delisting, cioè per l’uscita dai mercati azionari, a vantaggio di quelli “privati”).

A pensarci bene, non è poi così ovvio che l’uomo dei fondi (LVI), cioè dei mercati privati, sponsorizzi la transizione verso un sistema mercatocentrico, quello che in teoria appartiene alla tradizione del suo Paese di riferimento (gli Usa). D’altra parte, è pur vero che qui da noi, invece, abbiamo fatto l’impossibile per distruggere il sistema bancocentrico con la banking union, e questo in qualche modo legittima l’idea che il vuoto creato vada riempito in qualche modo, per evitare che le imprese restino drammaticamente tagliate fuori dal circuito del risparmio. Ma siamo sicuri che la risposta sia la creazione del mercatone finanziarione unico europeone? Detta in altro modo: siamo sicuri che a un Paese risparmiatore come il nostro convenga mettere la cassa in comune proprio nel momento in cui la realtà sta chiedendo il conto agli altri grandi dell’Eurozona (Germania e Francia) e la dimensione politica del progetto è soggetta a evidenti tensioni disgregtrici? Detta ancora in un altro modo: se per una PMI abruzzese la debancarizzazione dell’Abruzzo a vantaggio del campione nazionale (Intesa San Paolo) oggettivamente non è stata un gran guadagno in termini di facilità di accesso al credito (o almeno così viene percepita dagli imprenditori con cui mi confronto), perché mai il borsone unicone europeone dovrebbe esserlo? In che cosa, esattamente, questa “unione”, questa “integrazione”, aiuterebbe il nostro tessuto produttivo? Questo, almeno a me, non è immediatamente chiaro. Quello che invece mi è più visibile è la spinta a convogliare i risparmi degli italiani, in particolare quelli previdenziali, verso investimenti a più alto rendimento (cioè a più alto rischio) come quelli disponibili appunto sui mercati azionari. Una spinta che astrattamente ha senso, in una logica di “ciclo di vita“, ma che concretamente espone al rischio (cui i gestori, sottoposti a vari livelli di controllo, stanno resistendo) che i risparmi degli italiani fluiscano verso le azioni delle grandi aziende del Nord, impegnate non a ricostruire il nostro Paese, compito per il quale è indispensabile sostenere un livello adeguato di investimenti pubblici netti, ma a produrre strumenti con cui distruggerne altri. Insomma, è difficile resistere alla tentazione di vedere nella retorica della “unione del mercato dei capitali“ non il tentativo di arginare il deflusso di risparmi dall’Europa verso gli Stati Uniti, che andrebbe affrontato sul piano dei fondamentali macroeconomici promuovendo gli investimenti produttivi, ma quello di facilitare la riconversione bellica dell’industria tedesca con i risparmi degli italiani.

Ecco: ora vi ho svelato il contenuto dei tweet che l’esimio dott. Trombetta vi ammannirà nel 2028, e la trama del prossimo saggio “rivoluzionario“ ad opera del gatekeeper grillino di turno. Ma a parte questo spoiler, per il quale, ne sono certo, mi scuserete, vi ho anche indicato dove si è spostato il fronte della nostra guerra e quale battaglia è in corso. Una cosa, però, posso dirvela subito, e non è rassicurante: che S - I = X - M resta un segreto per tutti gli attori politici di questo processo. Un segreto gelosamente custodito nelle prime pagine di qualsiasi manuale di macroeconomia, e tramandato clandestinamente da questo Blog che non esiste a voi, lettori inesistenti. Questo, in altre parole, significa che non esiste nella classe politica quel minimo di anticorpi culturali per resistere alla seduzione di una narrazione tanto plausibile quanto falsa. Naturalmente io dovrei costruire una narrazione eroica, titanica, che vi restituisca il bene prezioso della speranza. Ma non posso farlo, perché ancora non avete risposto alla domanda che vi ho rivolto in una diretta di qualche settimana fa: quanto volete essere presi in giro? Io qui ho sempre aderito a una linea ben precisa: dire la verità fottendomene del consenso. E la verità è che le cose che ci siamo dette qui, e che dovrebbero essere patrimonio comune non dico dell’uomo politico, ma dell’uomo colto medio, in realtà non sono pienamente comprese neanche dagli economisti, che tendono a saltare a piè pari le prime pagine dei manuali di macro perché queste contengono concetti troppo semplici, e in quanto tali inadatti a lusingare le loro pretese di superiorità intellettuale. Eppure, la contabilità viene prima dell’economia (almeno, se si vuole evitare il penale…).

E ora sapete che cosa pensare del prossimo pensoso editoriale sul risparmio che fluisciue…



104 commenti:

  1. vorrei provare a rispondere alla domanda della diretta su facebook di qualche settimana fa:quanto volete essere presi in giro?? ci ho pensato parecchio da un pò sono giunta alla semplice conclusione che NON VOGLIO ESSERE PIÙ PRESA IN GIRO semplicemente perché merito rispetto che mi do quindi preferisco una brutta verità a una bella bugia ☺️

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  2. L’analfabetismo della classe politica si commenta da sé.
    Ma togliere di mezzo la circolare del 2017 che obbliga i gestori a disfarsi del patrimonio immobiliare?
    E un bel farecome calcolando la spesa pensionistica al netto delle tasse?
    Pil=Cpr+Cpu+Inv+Es-Im; R-In=Es-Im a me suona più chiaro così (tanto mica devo pubblicare lì). Quando ho tempo voglio andar a vedere come scrivevano le formule «quando queste cose si studiavano».

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    1. Si scrivevano come le scrivo io. Magari non fissiamoci su dettagli irrilevanti, vuoi?

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    2. Figurati, nessuna particolare fissazione. Solo verificare un ricordo personale.

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  3. La bellezza di interventi come questo consiste nel fatto che persino un piddino scolarizzato nel XXI secolo ha un utile strumento per poter capire certe dinamiche. Per cui senza tema di essere smentito poso affermare (sentendomi indegnamente integrato in questa community) che: "WE have tools" (cit.)

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    1. Ma manco per idea. Il piddino capisce solo ( perchè di questo solo si preoccupa) dei soldi che "fluiscono" nelle sue tasche OGGI ; del "domani" e degli "altri" non gliene frega nulla anche se ha sempre queste parole in bocca.
      E purtroppo è il "piddino" la fonte di tutti i nostri guai perché senza l' aiuto interessato di questa banda di stupidi mariuoli , i Grandi Capitalisti ( di cui LVI è il "gran ciambellano") non avrebbero mai (o quantomeno non con tale facilità ed impunità) potuto mettere su questo sistema "spodocenico"

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  4. La differenza tra lei e Draghi è che quest’ultimo ragiona per slogan, lei, invece, fa un qualcosa di monotono, ossia citare l’ortodossia. In un mondo in cui si cerca l’idea originale, lo slogan perfetto il rischio è quello di trascurare la dimensione della letteratura scientifica, a favore di tesi belle da sentire e da rendere pubbliche, ma molto fantasiose. Insomma, meglio essere monotono ma dire la verità, piuttosto che essere adolescenziali, pieni di slogan apparentemente coraggiosi o utopistici, ma nei fatti sbagliati.

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  5. Von der Leyen & co. citano regolarmente Draghi come mentore a supporto della necessaria, rinnovata "competitività" dell'UE. Finora, non risulta che i governi degli stati membri siano in disaccordo con questa visione.

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    1. Perdonami: al di là di quello che autorevolmente risulta a te, questo è anche quello che umilmente ho detto io in questo post. La visione macroeconomica del partito cui “er bobolo” ha dato la maggioranza relativa è più o meno questa: “siccome siamo esportatori netti, a noi va bene qualsiasi accordo di libero scambio [e infatti contro il Mercosur ha votato solo la Lega], e siccome Giorgetti fa l’austerità abbiamo bisogno del debito comune per fare gli investimenti”. Chest’è. Da qui partiamo per combattere la nostra battaglia. Poi puoi vederla come AK, per cui siccome FdI la pensa in questo modo allora meglio che vinca il PD, oppure puoi vederla come me, ovvero che occorrerà molta pazienza e attenzione per evitare che il Paese si faccia male, ma restituirlo a chi lo ha assassinato non è comunque la soluzione.

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    2. Mi tocca mio malgrado intervenire per precisare la posizione di quel disgraziato di AK. Egli non pensa che sia "meglio" che vinca il PD rispetto a FdI (o al cdx nel suo insieme), pensa che sia la stessa identica cosa! ed è un filo diverso.
      “siccome siamo esportatori netti, a noi va bene qualsiasi accordo di libero scambio, e siccome Giorgetti fa l’austerità abbiamo bisogno del debito comune per fare gli investimenti”.
      Liberoscambismo e più UE, nella versione degli eurobond e quindi dell'unione fiscale.
      Si cambi "Giorgetti" con "Padoan", "Gualtieri" o qualunque altro ministro dell'economia (o economista) del PD, e questa è la stessa identica posizione del PD!
      Parafrasando le immortali parole di uno che stimo davvero: la differenza tra FdI e il PD non salta all'occhio. Perchè non c'è. Un giorno capirete (e non il fatto in sé, quanto le implicazioni che da questo andrebbero tratte sul piano dell'azione politica).

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    3. *** la differenza tra FdI e il PD non salta all'occhio***
      La differenza c' è : il PD è PEGGIO.
      Per il resto però sono d'accordo con te nel senso che più a lungo FdI lucrasse su questa "rendita di posizione" senza combinare nulla e meno ci accorgeremmo della "differenza".

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    4. AK, ho sinceramente pena per te. Purtroppo sei arrivato qui tardi, e quindi vivi nel giorno della marmotta, ma continui a sentenziare e discettare di politica come il povero Pippo della canzone! Vedi, se tu fossi quel fine esegeta che credi di essere, la prima risposta che dovresti dare (visto che tu poni solo domande di cui credi di sapere la risposta, quindi potresti risparmiarci un passaggio) dovrebbe essere: per quale motivo er bobolo sovrano attribuisce regolarmente la maggioranza relativa ai gatekeeper (o comunque a quelli che tu così classifichi)? Perché nel 2021 durante la pandemia abbiamo deciso di sostenere Draghi? Ma allora nel 2018? Non entro in altri dettagli. Ad esempio, ho spiegato più volte, e qui qualcuno lo ha capito e te lo spiegherà, che fra come Padoan e Giorgetti percorrono “il sentiero stretto” c’è molta differenza, e (visto che vuoi essere insultato) credo non ci voglia molto a capire che cosa avrebbe farto Padoan della ratifica del MES. Sinceramente, non si capisce che cosa tu voglia. Vuoi difendere l’indifendibile sinistra? Vuoi portare acqua al mulino dei fallimentari partituncoli? Vuoi uccidere il padre? Quello che vuole fare, Pippo non lo sa, ma quando passa ride tutta la città…

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    5. “Farto” è un refuso ma mi sembra connaturato al livello dell’interlocuzione quindi lo lascio.

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    6. Agevolo:
      E Pippo, Pippo non lo sa
      Che quando passa, ride tutta la città, ah-ah
      E le sartine dalle vetrine
      Gli fan mille mossettine

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    7. Queste sono dieci proposte che non ce l'hanno fatta nel 2022 soprattutto grazie all'ostruzione della Lega. Tutta roba che il PD approverebbe volentieri: riforma catasto, legge Zan, depenalizzazione cannabis, ius scholae, suicidio assistito, etc... alla faccia dell'equivalenza!

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    8. Onorevole,
      Lei ha facoltà di insultarmi come e quanto vuole.
      Ciò detto, lei conferma - con altre parole - quanto da me sostenuto, ossia che Giorgetti sta percorrendo lo stesso “sentiero stretto” che percorreva Padoan.
      Un po' meglio? Un po' peggio? È sostanzialmente irrilevante.
      Peraltro, mi pareva di aver capito che lei fosse entrato in politica con obiettivi leggerissimamente diversi dal percorrere “un po' meglio” lo stesso sentiero stretto del PD, ma avrò certamente sbagliato io.
      Mi consenta però di spendere due parole sulla mancata ratifica della riforma del MES, che lei ostenta come una grande vittoria.
      La presunta “grande vittoria” in questione NON è un passo indietro dell’Italia nel processo d’integrazione europea. È, al limite, un mancato passo in avanti.
      Peraltro, non definitivo: un qualunque governo di centrosinistra, arrivato al potere, avrà serenamente facoltà di approvare la riforma in questione.
      A fronte di questa “grande vittoria”, occorre mettere in fila qualche altro fatto, a lei certamente meno gradito:
      1) La totale accettazione da parte del governo e della maggioranza di centrodestra del PNRR, da lei giustamente definito “un commissariamento del paese”.
      2) Il voto favorevole della Meloni al Mercosur, dal lei giustamente criticato con l’argomentazione – corretta – che la ricerca di mercati di sbocco extra-europei certifica il fallimento del progetto europeo (nella misura in cui proprio quello europeo sarebbe dovuto essere il mercato di sbocco per le aziende italiane).
      3) L’ ok del governo alla riforma del patto di stabilità, che rappresenta la negazione di 15 anni di percorso divulgativo di goofynomics.
      4) La posizione favorevole del governo italiano sull’allargamento dell’UE ad est, che avrà impatti devastanti dei quali peraltro si parla poco o nulla.
      5) Le posizioni favorevoli di due dei tre partiti della coalizione su eurobond e debito comune. Le segnalo al riguardo uno spettacolare (in negativo!) editoriale di Tremonti sul Corriere della Sera di qualche giorno fa.
      Sta a chi ci legge decidere se il bilancio sia positivo o meno.
      Cordialmente,
      AK.
      Ps: avrei da dire qualcosina anche sul rapporto tra “bobolo” e gatekeeper, ma non la disturbo oltre!

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  6. Mi domando e le domando se, scontando gli ovvi interessi di classe, si può pensare a una sorta di struttura di Intelligence (macro)economica capace di fornire banali informazioni da prima pagina di manuale al cosiddetto e disinformato "decisore". Di Intelligence economica si parla solo quando si devono difendere brevetti e tecnologie. Sommessamente direi che l'austerità ha fatto danni che nessun furto di tecnologie potrà mai fare. Quindi la Sicurezza, della cui primazia tanto si parla, passa per forza anche da quei manuali. Rifiuto ancora di pensare che sia accettabile fare sempre il male del Paese per favorire interessi esteri e di ristrette classi - oltre che per dolo - per "banale" ignoranza. Non dovremmo dunque difenderci con istituzioni di "informazione e sicurezza" come le strutture già esistenti di AISI e AISE ecc?

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    1. Un’intelligence economica ovviamente esiste. Va da sé che chi opera in quel settore si trova su un crinale molto stretto, visto che la difesa dell’interesse nazionale comporta soluzioni che prima facie possono essere considerate eversive (come l’abbandono dell’UE). Anche chi lavora in quel settore ha il problema di non screditarsi per mantenere un minimo di potere di interlocuzione, posso immaginare.

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    2. Sono d'accordo e aggiungerei tre elementi: 1. oltre al crinale di cui parla, è molto probabile che il personale che lavora nel settore sia in primo luogo culturalmente lontano da questa impostazione; 2. a prescindere dagli analisti in quanto tali, le istituzioni di informazione e sicurezza servono l'indirizzo del decisore, degli attori economici di rilievo strategico e di un ventaglio di altri soggetti interessati (la questione che sommariamente definivo "di classe"); 3. d'altra parte, però, un'intelligence "strategica" - qui richiamo Lei e Giacché - non può che essere eversiva(!), oggi, se intende servire l'interesse nazionale. La distruzione di sostanza materiale e biologica del Paese non è questione di sicurezza a livello persino esistenziale? Il paradigma in cui siamo immersi - qui richiamo invece C. Galli - non ci inchioda a quel declino senza capacità di uscita (una "crisi senza critica")? Questa è la più importante questione di sicurezza. Chi dovrebbe occuparsene? Comincio a pensare, nella mia indubbia naïveté, che sia a proprio a partire da quelle istituzioni profonde dello Stato che si debba e si possa cercare, con serietà e al riparo dalla tossicità della narrazione mediatica, di fuoriuscire dalla bolla in cui le nostre società sono immerse.

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  7. Mentre guardo la finale di hockey su ghiaccio (sport a mio parere orribile come la maggior parte di quelli presenti in America) alle olimpiadi (che forse gli USA vinceranno dopo 40 anni, ma grazie al c...o manca la Russia ..) rifletto, e rifletto e rifletto ancora.. Osservo il medagliere e vedo la Norvegia additata dai giornali di regime (Corriere , repubblica, ecc..) come esempio virtuoso di nazione moderna e inclusiva perché riesce ad essere così in alto nonostante le sue modeste dimensioni: il segreto secondo loro? INVESTIMENTI PUBBLICI nello sport. Il non detto è perché loro li fanno e noi no: sono a nord, sotto la calotta polare artica, ma soprattutto FUORI DALL'UE e dalle sue assurde regole sul patto di stabilità. Noi che una volta le piscine erano pubbliche e con 5000 lire pagavi l'ingresso e ti davano anche lo sdraio in omaggio: ora gli impianti sono affidati a società che vincono bandi e siccome devono essere economicamente SOSTENIBILI ti fanno pagare 1€ pure per asciugarti i capelli.. col mio solito pessimismo cosmico mi domando: perché alla Norvegia è concesso stare fuori dall'UE e noi no? Perché all'Austria è concesso di stare fuori dalla NATO e a noi no? Non l'hanno persa pure loro la guerra? (non parliamo del caso Svizzero..). Io continuo a votare bene (credo) anche a volte turandomi il naso, ad avere pazienza , ad ascoltare tutte le spiegazioni e a sperare, ma penso che se anche le forze del bene riuscissero ad avere il 90% in parlamento saremmo lo stesso obbligati a fare in un certo modo.. (guardiamo casi come il Venezuela o adesso l'Iran) :-( ho mischiato troppe cose?

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    1. Beh, intanto la Norvegia "ciuccia" non poco petrolio dal suo sottosuolo, il che gli da una bella rendita, vedi i suoi fondi nazionali belli pingui. Poi sono nordici il che assicura una certa onestà intellettuale. Ma soprattutto non sono una colonia USA. Noi abbiamo la sfiga di essere una portaerei naturale nel mediterraneo....come puoi sfuggire all'Egemone?

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  8. Leggere questo post è come respirare aria pura di montagna. Temo che anche nella Lega, collegandomi al post della "colla", non siano pochi quelli che la pensino come il partito di maggioranza relativo. I tre vizi che non le appartengono sono lussuria, invidia e accidia.

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  9. Ogni rivolta che ripenso a uva mi rifaccio le stesse domande di fantapolitica.
    Premessa: quando abbiamo perso quella certa battaglia nel partito abbiamo preso la decisione più leale ovvero restare nella Lega, fare le battaglie nel partito e nel governo, e ce l'avete detto con trasparenza.
    Io non ho rimpianti, la lealtà è il primo valore politico. Ma non è l'unico, ovviamente.
    C'è stato un momento in cui si poteva dire "grazie per averci ascoltato finora Matteo, nessun problema sui cucchiaini quotidiani, ma la linea rossa è questa, e non possiamo passarla per te"? Ci sarebbe stata la possibilità di andare da Giorgia a fare opposizione da lì? Ci avrebbe "voluti"?

    In questo mondo parallelo, la Lega avrebbe continuato a svolgere il suo ruolo e a fare le stesse battaglie politiche nel governo (non poteva non farle, o avrebbe preso il 5%) ma i covidisti avrebbero fatto meno danni. Il partito che #sevedeva avrebbe vinto le successive elezioni avrebbe avuto migliori idee economiche.
    Non lo so. Ci pensate mai?

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    1. Qualcuno ci ha anche pensato. Circa l’idea di transitare coi futuri vincitori, devo dirti che naturalmente ppteva venire, ma personalmente non l’ho presa in considerazione nemmeno un istante, per motivi di lealtà verso chi mi ha coinvolto, ma anche per un banale motivo pratico: hai idea di quale sarebbe stata l’accoglienza che ci avrebbero riservato i nostri nuovi “colleghi”? Il clima culturale nei vincitori annunciati lo conoscevamo bene: europeismo spinto, debitocomunismo, ecc. Tutto quello che, a quanto capisco, alcuni scoprono solo ora! 😂 Quindi a noi, e intendo noi, che cosa avrebbe portato creare un avamposto in un terreno simile? Vediamo come va al generale, così magari quello che voglio dire diventa più chiaro (anche a me)!

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  10. "non esiste nella classe politica quel minimo di anticorpi culturali per resistere alla seduzione di una narrazione tanto plausibile quanto falsa". Questo a mio avviso spiega benissimo gran parte dei disastri avvenuti negli ultimi 30 anni. Il decadere progressivo del livello culturale di gran parte dei nostri parlamentari (e dei politici in generale) ha permesso all'alta burocrazia di marca piddina, ben sostenuta dalla stampa mainstream, di assumere la guida delle scelte politiche più rilevanti, e di legare indissolubilmente il nostro paese alle regole e ai vincoli sempre più dissennati della Ue, dettati essenzialmente dal binomio Francia-Germania. Oggi che questi due stati guida sono in crisi profonda, e noi stiamo molto meglio di loro, c'è grande irritazione nei palazzi che contano, e si studia il modo migliore per rovesciare la situazione a nostro danno. E il grande banchiere non molto amato da Cossiga è in prima fila in questa impresa.

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    1. Tendenzialmente sono un po’ scettico rispetto all’idea che “prima era mejo” (cit.). Non vedo nulla di radicalmente diverso nelle odierne dinamiche imperiali rispetto a quelle degli Ottoni o degli Asburgo, Parisi non mi sembra più scienziato di Tolomeo (ma neanche meno), ecc. Certo però che quando, su impulso di Vladimiro, mi sono andato a leggere gli stenografici del dicembre 1978 (dando la stura a una serie di altre operazioni di questo tipo), non ho potuto non riconoscere una capacità di interpretazione della realtà superiore laddove ritenevo che dovesse essere, cioè a sinistra. Questo rende ancor più cocente il tradimento che la sinistra ha perpetrato. Dí converso, però, quella capacità di lettura oggi mi sembra totalmente persa, piallata dalla propaganda degli operatori informativi e levigata dal conformismo più granitico di cui io abbia memoria. Forse devo rivedere qualcosa nella mia filosofia della storia…

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    2. Siccome non sono mai stato di sinistra, quando attraverso il Blog ho scoperto quelle prese di posizione del PCI riguardo allo SME, ho maliziosamente concluso che i parlamentari di quel partito avessero alle spalle ottimi economisti che gli fornivano altrettanto ottimi argomenti per fare opposizione. La parabola politica di Napolitano costituisce per me conferma.
      Così il modo ridicolo e sciatto con cui gli eredi del PCI fanno propaganda per il No, mi induce a ritenere che più che essere decaduti loro, sono molto decaduti i loro intellettuali di supporto.
      Probabilmente, a sinistra come a destra, più che la “classe politica”, dalla quale non si può pretendere più di tanto un’adeguata comprensione dei fenomeni economici - perché chi fa politica ha (quando la ha: ci sono i grillini che abbattono la media) formazione culturale ed esperienza professionale molto lontana dalla macroeconomia - il problema è la classe intellettuale ed accademica, che non è più in grado (fatta eccezione per il Dibattito che non esiste) di fornire analisi adeguate e idee alla politica. Soprattutto in materia economica.

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    3. L'ironia della storia è che i membri di quella classe politica avevano frequentato le scuole al tempo del fascismo. Napolitano era del '25

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    4. Forse è proprio questo che gli permetteva di riconoscerlo quando lo incontravano. Sul perché se lo siano dimenticato ultimamente girano teorie “new age” (crisi spirituale et similia), ma quanto sappiamo ci suggerisce percorsi diversi: una combinazione di cattura da parte di interessi personali (la prole saldamente insediata nelle istituzioni globaliste) e strategia politica di occupazione del potere tradendo l’interesse nazionale.

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    5. Certo, ma vuol dire anche che quel tipo di scuola, seppur politicizzata e faziosa, ha fornito l'istruzione necessaria a comprendere certe dinamiche. Dinamiche politiche, economiche, etc.

      La domanda è: la scuola di oggi la fornisce ? E se la risposta fosse no: perchè una scuola fascista forniva strumenti di caratura superiore ad una scuola antifascista (di oggi) ?

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    6. La domanda è interessante e secondo me una possibile risposta si articola su due filoni. Il primo è che la scuola di oggi in realtà non è così antifascista, visto che è subalterna all'eurismo, cioè alla lotta di classe al contrario. I poveri docenti progressisti sono per lo più dei sottoproletari utili idioti di quel capitale internazionale cui Mussolini stette tanto simpatico in una certa fase del suo ciclo politico. Il secondo è che nella formazione di una classe dirigente l'istruzione scolastica gioca certo un ruolo, ma molto dipende da altre istituzioni, per lo più informali. Pensa ad esempio al meraviglioso mondo degli operatori informativi, ma anche ai partiti politici, che, finché sono esistiti, hanno fatto informazione perché avevano la materia prima essenziale per qualsiasi progetto di formazione: i soldi per farla.

      Se oggi viene presentato come elemento di originalità e di progresso il regresso dell'analisi storica a categorie "spiritualeggianti", se oggi dalla sinistra viene degradato a "complottismo" qualsiasi tentativo di lettura materialistica della storia, credo che molto dipenda dal lavoro di sistematico smantellamento della struttura politica promosso negli ultimi trent'anno da chi aveva interesse a decidere al posto vostro e realizzato con la più o meno consapevole complicità dell'ordine giudiziario (che forse non vedeva ex ante, ma certamente vede ex post nello smantellamento della politica l'apertura di spazi di manovra che la Costituzione gli precludeva).

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    7. Per quanto riguarda il passato, il PCI nel dopoguerra e fino agli anni’90 ha avuto scuole di partito importanti.
      Tenderei a pensare più antifasciste e più capaci di far comprendere l’economia rispetto alla scuola gentiliana.

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    8. Questa risposta spiega perchè ad oggi tali strumenti di analisi della storia non vengano forniti, ma non spiega come mai invece negli anni venti e trenta venivano forniti.

      Posto che ieri come oggi l'avidità (e non la sto connotando in alcun modo) è il motore della Storia; la mia ipotesi è che un'ideologia suprematista non possa prescindere da una scuola di buon livello, perchè essa consente di sviluppare quei mezzi (gli armamenti, ma non solo) che consentono al suprematismo di esteriorizzarsi. Un parallelo potrebbe essere fatto con la Germania, anch'essa con un analogo profilo politico e dei cui prodotti Von Braun è solo un esempio.

      Ecco perchè le dittature suprematiste (fascismo/nazismo) sono instabili ed effimere: per primeggiare militarmente (e culturalmente) devi potenziare l'istruzione, ma se potenzi l'istruzione destabilizzi la dittatura perchè la gente inizia ad avere pensieri propri.

      L'ideologia dominante adesso è invece antitetica rispetto a quella di allora, se prima infatti eravamo suprematisti ora siamo remissivisti. La propaganda è passata da : "Dobbiamo lottare per il dominio" (Futurismo etc.) ad una visione fondamentalmente edonista della vita (le donnine seminude nei quiz televisivi ne sono una fotografia) e il paradigma dei mezzi informativi è divenuto l'egualitarismo e l'ideologia woke.

      Se dobbiamo essere tutti uguali però il livello della scuola deve per forza abbassarsi, perchè altrimenti emergerebbero quelle differenze di quoziente intellettivo che inevitabilmente esistono.

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    9. Ecco, appunto, parlavamo di spiegazioni spiritualeggianti… ed esse si palesano! Secondo me, alla base del tuo approccio c’è un equivoco: quello che occorra fornire chissà quale strumento, chissà quale silver bullet, per consentire una lettura minimamente onesta della realtà. Ora, tanto per smentire sulla base di un dato di fatto in questa tua tesi, ti faccio notare che la mia lettura si basa sulla contabilità nazionale e le sue identità fondamentali, che erano del tutto ignote e non erano strumento di insegnamento prima che Kuznets le sistematizzasse negli anni 30, quando la popolazione scolastica, peraltro, stava per essere distratta da occupazioni più pressanti. Quindi, non è l’aver studiato contabilità nazionale o macroeconomia che portava una certa classe dirigente del PCI a vedere nell’integrazione monetaria la “mascheratura di una politica di recessione e deflazione antioperaia”. Era semplicemente l’aver mantenuto un minimo sindacale di libertà di espressione del pensiero. Io credo che molti di voi non si rendano conto di quanto oggi questa libertà sia stata compromessa. Credo inoltre che la maggior parte di quelli che se ne rendono conto non abbiano ancora capito quanto l’euro sia stato determinante nello spingere il potere verso una risposta così repressiva, e il motivo, tuttavia, è semplice: mai una così gigantesca violazione di principi innanzitutto di buon senso e poi scientifici è stata perpetrata imponendola come strategia politica. Ciò che ha reso indispensabile limitare il diritto di esprimere il proprio pensiero e quindi di criticare è l’assurdità del progetto politico portato avanti dal potere, e portato avanti qui! Tant’è che negli Stati Uniti, che a mio avviso non sono esattamente un faro di democrazia (ma non saprei indicarne uno, di questi fari…), si ha orrore della situazione in cui siamo ridotti. Questo, in qualche modo, qualifica e circoscrive la mia valutazione sulla non particolare e eccezionalità delle dinamiche in atto. Le pulsioni imperialistiche sono le stesse, ma uno degli strumenti usati per metterli in pratica, quello monetario, rappresenta oggettivamente un unicum storico, la cui difesa richiede una risposta repressiva che è essa stessa un unicum storico nel patrimonio delle democrazie moderne.

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    10. [...]Ora, tanto per smentire sulla base di un dato di fatto in questa tua tesi, ti faccio notare che la mia lettura si basa sulla contabilità nazionale e le sue identità fondamentali, che erano del tutto ignote e non erano strumento di insegnamento prima che Kuznets le sistematizzasse negli anni 30[...]

      Con la locuzione "strumenti forniti dalla scuola" non facevo riferimento a conoscenze tecniche specifiche bensì all'aver allenato quelle capacità intellettive (ragionamento logico/matematico, individuare nessi causa/effetto, ma anche solo saper leggere) utili ad analizzare un problema dell'ordine di cui si parla. Le nozioni che si acquisivano una volta frequentando la scuola, non l'Università.

      Per quanto riguarda la libertà di espressione so di cosa parla: l'altro giorno sul posto di lavoro manca poco mi mangiano per aver ventilato l'idea di votare sì al referendum (cosa che intendo fare, ma non l'ho detto nemmeno così esplicitamente).

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  11. Se non ho capito male parte del senso del post, intuisco maggiormente l'importanza del suo ruolo di presidente della commissione bicamerale. Non sono riuscita a seguire tutte le audizioni e approfondire il tema, ma leggevo che la tendenza dei fondi previdenziali è ad incrementare gli investimenti in BTP, grazie anche al "clima" favorevole impostato dal ministro Giorgetti. Se il punto è questo, non mi faccio prendere in giro e i miei risparmi idem.

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  12. Diciamo che lei è lì (in Parlamento) apposta per dire queste cose ai suoi colleghi che le ignorano.

    Sinceramente se tutti gli attori della maggioranza sono in buona fede (quindi disposti ad ascoltarla) il problema è relativo.

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    1. Quindici anni non sono bastati a far capire che la categoria di “buona fede” è totalmente inutile. Quindi, siccome voi siete certamente in buona fede (aka “non siete cattivi”), rinuncio a spiegare per l’ennesima volta il perché essa sia irrilevante (quindi fuorviante) ai nostri fini… 🤗

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  13. Il paese di riferimento di Draghi sembra essere la Germania, poiché l’unione del mercato dei capitali porterebbe inevitabilmente a raschiare il fondo del barile. E, a quel punto, una volta prosciugati i risparmi degli italiani e dei cittadini europei, si renderebbe necessario un nuovo piano Marshall. In Draghi, cioè, vedo la tipica strategia autodistruttiva tedesca.

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  14. Professore vi è un aspetto non preso in considerazioni nelle uguaglianze esposte: la velocità di circolazione .
    Qui una barzelletta con ipotesi per capire : https://www.am02.it/index.php/Parabola_sulla_velocita%27_di_circolazione_della_moneta
    Se la velocità di circolazione in Olanda è superiore che in Italia gli investimenti si spostano all'interno dell'area senza colpa degli olandesi (che colpe ne hanno per altre mille cose ) .
    L'applicazione di uguale normativa in differenti aree per etica crea la differenza: es.: legge europea che regala piste ciclabili ai comuni i cui sindaci giurino che tutto è in regola pena decapitazione. In Olanda quasi tutti i sindaci firmerebbero , in Italia dubito che alcuni firmino .
    Da cui poi nasce la ripercussione sulla spesa pubblica :
    https://www.am02.it/index.php/La_spesa_pubblica_improduttiva_(definizione)
    Non varrebbe la pena di pensare in modo più "creativo" ?

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  15. La spiegazione dell'equazione S - I = X - M di questo post è eccellente, perché l'ho compresa pure io; direi a prova di piddino.
    Vedo che c'è ancora chi oggi si chiede con stupore come sia possibile che gran parte della classe dirigente ignori l'algebra della bilancia dei pagamenti e di come il conto finanziario sia necessariamente lo specchio delle partite correnti.
    Penso sia inutile girarci intorno e non credo sia il caso di cercare spiegazioni improbabili al quesito "perché fanno questo all'Italia?" È la vecchia lotta di classe marxiana, aka conflitto per la distribuzione del reddito keynesiana, e la sta vincendo il capitale, per dirla con le parole di Warren Buffett.
    Io posso essere, purtroppo per età, testimone che non è sempre stato così anche in Italia e che abbiamo avuto la fortuna di vivere un trentennio di equilibrio dei rapporti tra le classi, tra i '50 e gli '80, caratterizzati da crescita della quota salari, crescita dei redditi e del PIL.
    Rimpiango di non aver studiato economia in gioventù e di non aver avuto docenti di politica economica come lei, ma è sempre un piacere leggere post come questo e constatare la sua immodificata passione per la divulgazione di principi macroeconomici in apparenza complessi, ma resi comprensibili anche a profani della materia.
    Ho cominciato ad appassionarmi di economia tardi, come in questi giorni sto scoprendo la bellezza dell'hockey su ghiaccio. E mi accorgo che non è mai troppo tardi.

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  16. A questo punto ho una domanda, forse ingenua, riguardo la parte conclusiva del post: i vari responsabili economici e ministri delle finanze non servono proprio a questo? In altre parole, e declinando il ragionamento limitandoci al nostro Paese, suppongo che oltre a lei quelle identità contabili le conosca anche Giorgetti? E che quindi vengano fatte conoscere anche a Salvini, a Meloni, etc.?

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    1. Rinvio a Pinocchio per la stima della durata di un Grillo parlante. Mi sembra ovvio che noi ogni giorno facciamo questo lavoro di mediazione culturale con le persone che sono state al #goofy (e che quindi sanno che dietro a una certa visione del mondo c’è un discreto consenso), ma vanno considerate due cose: la prima è che chi è più su di noi deve occuparsi di una pluralità di cose che, anche se forse non lo sono, magari volta per volta sembrano più pressanti (esempio pratico: fare una lezioncina sui saldi settoriali a Matteo nel giorno dell’uscita di Vannacci non sarebbe una buona idea, giusto?); la seconda è che quando la narrazione ha preso una certa piega (e la narrazione noi non la controlliamo) la cosa più intelligente da fare è mettersi in una postura di riduzione del danno, più che di affermazione della Veritah (che è la nuova onestah). Insomma: bisogna farsi furbi. I leader hanno bisogno di messaggi comunicabili, e oggettivamente S-I=X-M non lo è.

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    2. La narrazione.

      «Primo, dico che V. P. et il Sig.r Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che habbia parlato il Copernico. Perché il dire, che supposto che la Terra si muova e il Sole sia fermo si salvano tutte le apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno; e questo basta al mathematico: ma volere affermare che realmente il Sole stia nel centro del mondo e solo si rivolti in sé stesso senza correre dall'oriente all'occidente, e che la Terra stia nel 3° cielo e giri con somma velocità intorno al Sole, è cosa molto pericolosa non solo d'irritare i filosofi e theologici scolastici, ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le Scritture Sante [...]
      Secondo, dico che, come lei sa, il Concilio prohibisce le scritture contra il commune consenso de' Santi Padri; e se la P. V. vorrà leggere non dico solo li Santi Padri, ma li commentarii moderni sopra il Genesi, sopra li Salmi, sopra l'Ecclesiaste, sopra Giosuè, troverà che tutti convengono in esporre ad literam ch'il Sole è nel cielo e gira intorno alla Terra con somma velocità, e che la Terra è lontanissima dal cielo e sta nel centro del mondo, immobile. Consideri hora lei, con la sua prudenza, se la Chiesa possa sopportare che si dia alle Scritture un senso contrario alli Santi Padri et a tutti li espositori greci e latini [...]
      Terzo, dico che quando ci fusse vera demostratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel terzo cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole allhora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e più tosto dire che non l'intendiamo che dire che sia falso quello che si dimostra. Ma io non crederò che ci sia tal dimostratione, fin che non mi sia mostrata: né è l'istesso dimostrare che supposto ch'il sole stia nel centro e la terra nel cielo, si salvino le apparenze, e dimostrare che in verità il sole stia nel centro e la terra nel cielo; perché la prima dimostratione credo che ci possa essere, ma della seconda ho grandissimo dubbio, et in caso di dubbio non si dee lasciare la Scrittura Santa esposta da' Santi Padri»

      Non fu il gesuita Bellarmino a condannare Galileo, ma dopo la sua morte, un domenicano che gli era succeduto nel ruolo di inquisitore e di cui si fa fatica a ricordare il nome.

      Il problema di Bellarmino era quello di condannare Galileo, ma di salvare la narrazione, temendo che altrimenti sarebbe venuto giù tutto in un momento in cui la Chiesa cattolica era insidiata dai protestanti.

      Gli odierni chierici hanno lo stesso problema che aveva allora Bellarmino. E chi contrasta la narrazione deve (giustamente) stare bene attento a non fare la fine di Galileo. Tanto, il fatto che l’economia funziona a partita doppia è più facile da accertare sperimentalmente di quanto non lo fosse nel '600 dimostrare il fatto che la terra gira intorno al sole. E i chierici capiranno che non verrà giù tutto per questo: qualcuno si riposizionerà, qualcun altro andrà a godersi la pensione o sarà passato a miglior vita.

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  17. Può per cortesia approfondire la frase che scrisse, mi pare nel primo post riguardante la Grecia, riguardante l’identità S-I=X-M e in generale le tre relazioni identitarie della CA che faceva più o meno così: “questa è un identità, cioè descrive ciò che succede, non un equilibrio, cioè ciò che gli attori vorrebbero succedesse”.
    É inteso nel senso che alcuni operatori non riescono ad ottenere la relazione rischio-rendimento che vorrebbero? Se ci fosse controllo dei capitali la identità sarebbe comunque e sempre valida ma i RNE sarebbero collocati nella parte “conservativa” del primo quadrante di un plot rischio-rendimento e quindi la loro influenza sul rischio sistemica sistemico sarebbe inferiore garantendo una maggiore sostenibilità del sistema? (Oltre ovviamente agli altri benefici, quali non essere costretti a seguire la politica monetaria del Paese più forte, mi riferisco sempre ad un auspicato sistema di cambi flessibili)

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    1. Se ben capisco la sua domanda. E' una identità che non è mai verificata puntualmente ma è tendenziale . Cioè in ogni momento il risultato non è l'uguaglianza ma la sommatoria nel tempo delle quantità tende alla formula indicata diventando uguaglianza .

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    2. Scusate, mi pare che la facciate un po’ troppo complessa! Invece è molto semplice: i dati economici devono rispettare la coerenza interna della contabilità (non ci può essere un debito senza un corrispettivo credito, ecc.), ma non necessariamente rispettano le preferenze degli agenti economici. Sarà capitato anche a voi di andare dal fornaio e non trovare pane, no? Nella contabilità del fornaio questo non si è visto, ma voi eravate contenti?

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    3. No, non lo sono mai quando manca la focaccia alla cipolla ma ci metto sempre i miei 5 euro di pizza. Fuor di metafora, ritornassimo alla repressione finanziaria (e vai di Myrdal e value loaded terms), ci sarebbe meno rischio sistemico in quanto o prendi il tasso offerto da banche e aziende nazionali o niente? Insomma aiuterebbe a non avere valori di C.A >4% perché, almeno la parte più rilevante dei RNE cioè i redditi da capitale sarebbero contenuti?

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    4. No, non c’entra un gran che col ragionamento di questo post.

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  18. Grazie per questo chiarissimo ripasso. Per me è stato necessario per capire, utile per parlarne con gli amici.

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    1. Non so quanto possa essere argomento di conversazione, ma se sono stato utile mi fa piacere.

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  19. In soldoni , noi abbiamo messo i nostri risparmi in banche /imprese che poi li hanno fatti "fluire" nelle tasche di altri ( a cominciare dai proprietari delle banche ) ed adesso è giunto il momento di farli sparire anche "legalmente" gonfiando "listini" di una "borsa" destinata comunque a saltare.

    Insomma si tratta solo di ufficializzare che NOI abbiamo già perso i nostri soldi e che LORO si terranno la loro "roba" che hanno comprato nel frattempo.

    E se già messa così è brutta , potrebbe anche essere peggiore.

    LORO potrebbero ad esempio mandarci tutti in guerra come le altre due volte , così NOI avremmo il dramma di salvare la nostra miserevole vita e la nostra miserevole "roba" , e avremo altro a cui pensare rispetto ai nostri miserevoli risparmi che GIA' più non ci sono.

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  20. La vicesegretaria dell'OCSE andava dicendo proprio questo giovedì scorso, al consolato: bisogna aggredire i risparmi privati e integrare i mercati finanziari....

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  21. ma Draghi, quando parla, mica si rivolge all'Unione Europea dei cittadini e dei popoli; parla ai lobbisti e ai governi esecutori in nome e per conto dei padroni del vapore, di cui LVI è uno dei portavoce più obbedienti e qualificati. L'errore di interpretazione di chi sia l'audience a cui si rivolge, crea la confusione sulla sua linea di azione, che ha sempre mirato ad avvantaggiare l'eurosistema e i suoi principali azionisti, dai tempi della lettera congiunta con Trichet. Un maggiordomo impeccabile dallo sguardo imprenetrabile

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    1. il tema della competitività draghiana è il pretesto per far defluire il risparmio privato nel mercato unico dei capitali, la cui gestione, una volta liberata dagli ostacoli interni (nazionali), sarà appannaggio dell'eurosistema finanziario che potrà disporne liberamente (euro digitale). Si intuisce bene che, di fronte a questo scenario di cessione forzosa del lavoro (come elemento sostanziale della vita sociale ed individuale), la battaglia contro il MES è come una puzzetta in un biodigestore

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    2. Dici? Il ragionamento mi sembra all’altezza della metafora.

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    3. non lo dico io, il ragionamento è di Draghi e dei suoi amici puzzoni

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  22. Il risparmio fluisciue in maniera massiva da decadi perché siamo troppo conservativi e i giovani sono un po' choosy e non lavorano pancia a terra. Occorre smettere di investire nel mattone e introdurre una poderosa governance leuropea per distruggere la domanda interna, la spesa pubblica improduttiva, attirare capitali esteri e sconfiggere il p@tri@rc@t@.

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  23. Seguendo la logica piddina europea del "danneggiare il paese per danneggiare il governo", le elezioni francesi del prossimo anno potrebbero essere determinati per innescare "la crisi (necessaria?)" e far saltare per aria la Francia e la leuropa? Ipotizzando una vittoria della Le Pen o chi per lei ovviamente.

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    1. Sicuramente una vittoria della destra renderebbe meno indulgenti le istituzioni europee, che altrettanto certamente avrebbero bisogno di fare sponda sulle istituzioni nazionali “indipendenti” per condizionare l’indirizzo politico francese, e infatti Macron sta blindando tutti i vertici di queste istituzioni.

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    2. Se invece arrivasse una vittoria europeista, comunque i creditori esteri ad un certo punto passerebbero all'incasso. Va bene che come disse Juncker "la Francia è la Francia", ma fino ad un certo punto.

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    3. Di questo sono convinto, però i fatti hanno dimostrato che il sistema è molto indulgente con chi lo sostiene.

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    4. Questo oramai è evidente oltre ogni ragionevole dubbio, ma dentro un sistema "irreversibile (aka insostenibile)" come l'euro dovranno essere indigenti per "sempre".

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    5. Ma siamo così sicuri che verso i francesi siano indulgenti? Sulla Le Pen (nomen omen) antisistema meglio non esprimersi...

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  24. Professor Bagnai, essere qui significa voler capire su cosa, chi e perchè ci sta prendendo in giro. Almeno io lo intendo così.
    Il problema più è la mancanza di anticorpi culturali cui faceva cenno.
    Non solo circa i segreti celati nei manuali di macroeconomia, ma anche quelli celati tra le righe dei manuali di diritto costituzionale e diritto nell'Unione Europea. Che si scorgono solo dopo che qualcuno li ha fatti notare.

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  25. Posso eccepire che la narrazione oltre che falsa è anche poco plausibile? Posto che qualunque cosa che fluisca lo fa dove non trova ostacoli, quale sarebbe l'ostacolo, la segmentazione, che impedisce ai nostri risparmi di fluire nel mercato unico invece che nel resto del mondo? Perché i nostri risparmi dovrebbero trovare ostacoli verso la Germania e non verso gli Stati Uniti? Ribaltando la questione, se la mancata realizzazione del mercato unico dei capitali è il motivo per cui il nostro risparmio fluisce fuori dall'UE non vuol dire allora che il mercato unico dei capitali c'è con il resto del mondo? Sbaglio?

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    1. Mi sembra una di quelle osservazioni così ovvie e fondate che sfuggono all'immediata percezione. Sono d'accordo.

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    2. il mercato unico dei capitali in Europa già esiste ma è bancocentrico, dal 2028 la UE vuole mobilitare il risparmio privato per " finanziare l'innovazione e rafforzare la competitività, con un ruolo chiave del private banking" (daje a ride). Con l'euro digitale si rafforzerà il controllo e la sovranità monetaria europea. Cosa mai potrebbe andare storto?

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  26. Se in Parlamento non ci fosse stato Lei (o Borghi) chi sarebbe riuscito a fare balbettare 🍇? Anche la Lega ha fatto cose buone... (il PD ed i 5S no).

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  27. "Vorrei fare una domanda a chi ne sa più di me, perché c'è sicuramente tanto che non ho capito e ciò mi causa disagio spirituale.
    Se un importatore netto è anche un importatore di capitali, perché i capitali deve farseli prestare necessariamente dall'estero (nella fattispecie dal suo esportatore in surplus)?
    Non potrebbe intervenire la banca centrale?
    Si rischierebbe a quel punto davvero una spirale inflattiva?
    È quello che stanno facendo ora i francesi, per esempio?
    Grazie e un saluto."

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    1. Quindi, fammi capire (chiedo per un amico): la Francia potrebbe risolvere il problema della sua cronica mancanza di competitività chiedendo alla sua Banca centrale (che incidentalmente è la BCE) di stampare dollari per acquistare materie prime e altri prodotti provenienti dall’estero? Nel mondo di Totò questo suona plausibile, nel mondo di Trump credo che finirebbe molto male, non trovi?

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    2. Ed è questo quello a cui mi riferivo, c'è tanto che non ho capito.
      Se la BCE dovesse stampare euro per permettere ai galletti di importare prodotti realizzati negli USA, Trump ne sarebbe felice, il loro deficit commerciale ne gioverebbe. Ma dal tono della tua domanda questa dovrebbe essere la risposta sbagliata. Però a quel punto il valore del dollaro, domandato con la stampante, crescerebbe, facendo incavolare Trump, quindi, finirebbe molto male.
      Riflettendoci però potrei azzardare questo ragionamento per rispondere alle mie incertezze:
      Se l'esportatore consegna beni e capitali, quei capitali devono necessariamente tornare all'esportatore in un modo o nell'altro nel caso di chisura rubinetti, per esempio vendendo il Partenone.

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    3. A mero titolo di suggerimento, di ipotesi di lavoro: perché non provi prima di commentare qualcosa a leggerlo? Perché la mia risposta non l’hai letta, altrimenti avresti capito che cosa non funzionava nel tuo ragionamento.

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    4. Dollari!!
      Nella sua risposta ho letto Euro (forse inconsciamente), invece erano Dollari.
      Credo di aver capito dove sbagliavo.
      Grazie per le sue rispote professore.

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  28. Allora perché lo stock di FDI USA in UE è più alto di quello UE in USA?

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    1. Ammesso che sia vero: non confondere uno stock con un flusso, e non confondere un flusso "totale" (UE vs mondo) con un flusso "bilaterale" (UE vs USA).

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    2. 1. Sì, È vero.*
      2. Volume (stock) è integrale di flusso. Integrale è operatore lineare. Ne deriva tutta l'aritmetica degli operatori lineari, etc.
      3. commercio bilaterale UE-USA vs investimenti USA in UE e UE in USA: mi sfugge dove avrei introdotto un confronto tra bilaterale e totale.

      * Attenzione: il grafico che appare è un quoziente tra quanto investito in un paese e quanto investito in tutto il mondo: si confrontano frazioni con denominatori diversi. Bisogna, adunque, scusandomi per l'allitterazione, scartabellare nella tabella (totale circa 2900 miliardi US$ investiti dagli Stati Uniti in UE contro circa 2600 UE in USA).

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    3. 1. Ok

      2. Devo dissentire perché qui non stiamo trattando oggetti puramente matematici. Il valore di un asset finanziario può variare nel tempo per tante ragioni. Magari oggi compro le azioni della compagnia X a $100 e nell'arco di un anno raddoppiano o dimezzano di valore; magari la valuta svaluta o si apprezza; o altro ancora. Di conseguenza il mio stock raddoppia o dimezza, ma non necessariamente il mio flusso. Forse UE compra criptovalute dagli USA che l'anno dopo valgono zero, buttando al gabinetto il proprio flusso!

      3. UE può esportare beni e servizi verso USA ma investire il credito ottenuto grazie a tale export in asset di altri Paesi (la tua pagina mostra Cina, Brasile, Messico, etc...). Cina può esportare merci in UE e comprare asset USA, etc... alla fine devono tornare i conti del bilancio totale. Ma non significa che ogni singolo euro di export merci da UE verso USA deve, entro la fine dell'anno, restare investito rigorosamente in asset USA.

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    4. Scusate, intervengo per dire che Raffaele ha ragione, e molto banalmente mi sembra che la mulier relicta, In un limpido di sacro sdegno, commette l’errore di identificare tutti gli investimenti esteri con investimenti diretti. Ci sono anche gli investimenti di portafoglio, ed è sufficientemente noto che gli Stati Uniti si indebitano molto a tassi bassi e investono molto a tassi alti, nel senso che fanno circolare la loro carta che è molto liquida e ha tassi bassi, e comprano le aziende altrui, che sono meno liquide e hanno alti rendimenti. Questo però non toglie un granché al senso del mio intervento, al quale sinceramente non vedo che cosa si possa né perché si debba obiettare qualcosa: è mera contabilità. Fermo restando che io sono un grande amico dell’utero, da cui provengo, ritengo però che se il nostro signore, invece di metterlo nel cranio di tutti, l’ha messo solo nella pancia di alcuni (o alcune) è perché voleva che tutti ragionassero col cervello. Le mulieres relictæ non mi pare conformino a questo precetto divino

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    5. “empito di sacro sdegno”. Non posso perdere troppo tempo per il simpatico Valerio, quindi detto, e quello che leggete è quello che capisce l’intelligenza artificiale, che comunque non mi sembra capisca molto meno del mio cortese interlocutore.

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    6. Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος. E ὁ λόγος (non è napoletano) a casa mia si dà τοῖς πτωχοῖς τῷ πνεύματι. Indi per cui non è un complimento quello fatto a Raffaele.
      Citiamo il paterfamilias.
      In un limpido di sacro sdegno [sic], [Valerio] commette l’errore di identificare tutti gli investimenti esteri con investimenti diretti. Proprio no. Piuttosto è l'Aquilone a confondere. Leggiamo. Magari oggi compro le azioni della compagnia X a $100 e nell'arco di un anno raddoppiano o dimezzano di valore; magari la valuta svaluta o si apprezza; o altro ancora. Di conseguenza il mio stock raddoppia o dimezza, ma non necessariamente il mio flusso. Forse UE compra criptovalute dagli USA che l'anno dopo valgono zero, buttando al gabinetto il proprio flusso!. Per don Raffaè sembra esistere solo l'economia di carta e non quella reale, Wall Street ha cancellato Main Street.
      Ma torniamo al punto. Ci sono anche gli investimenti di portafoglio, ed è sufficientemente noto che gli Stati Uniti si indebitano molto a tassi bassi e investono molto a tassi alti, nel senso che fanno circolare la loro carta che è molto liquida e ha tassi bassi, e comprano le aziende altrui, che sono meno liquide e hanno alti rendimenti. Che, almeno per l’UE non si vede, perché nei dati non c’é.
      P.S. Se proprio devo scambiarmi coccole con un'economista, preferisco qualcuno più di mio gusto.

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    7. Attenzione! I calcoli presentati sono stati prodotti da statistici professionisti in ambiente controllato e protetto. Non imitateli e non provateci da soli a casa. Ma se proprio non potete evitarlo, ecco come sono stati argomentati
      4. Note metodologiche
      4.1 Costruzione delle serie storiche
      Tassi reali. Il tasso reale è calcolato come differenza aritmetica tra il tasso nominale sui prestiti e il tasso d'inflazione annuo (CPI per gli USA, HICP per l'area euro), seguendo la formula di Fisher approssimata: r ≈ i − π.
      Shift log-log. Poiché alcuni anni presentano tassi reali negativi (in particolare l'area euro 2011–2022 e gli USA nel 2021–2022), è stata applicata una traslazione additiva costante per garantire argomenti positivi al logaritmo, come richiesto dalla linearizzazione Cobb-Douglas. La costante di shift è riportata nell'output del modello R.
      FDI bilaterali. I flussi USA→UE derivano dalle tavole BEA (transazioni finanziarie, non adjusted). I flussi UE→USA combinano le statistiche Eurostat (bop_fdi6_geo) e le posizioni di investimento diretto OCSE. Per gli anni 2023–2024, i dati sono soggetti a revisione e includono potenziali distorsioni da round-tripping attraverso hub finanziari (Lussemburgo, Paesi Bassi, Irlanda).
      5. Riferimenti metodologici
      Cobb, C. W., & Douglas, P. H. (1928). A theory of production. The American Economic Review, 18(1, Supplement), 139–165.
      Cook, R. D. (1977). Detection of influential observation in linear regression. Technometrics, 19(1), 15–18.
      Mahalanobis, P. C. (1936). On the generalised distance in statistics. Proceedings of the National Institute of Sciences of India, 2(1), 49–55, cit. in Srikanta Mishra, Akhil Datta-Gupta (2018). Applied Statistical Modeling and Data Analytics. A Practical Guide for the Petroleum Geosciences. Cap. 5 pp. 97-118.

      Tukey, J. W. (1977). Exploratory Data Analysis. Addison-Wesley.
      Durbin, J., & Watson, G. S. (1950). Testing for serial correlation in least squares regression I. Biometrika, 37(3–4), 409–428.

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    8. Ignorando le trollate, il mio punto resta valido. Anche gli asset conteggiati come FDI possono cambiare di valore nel tempo, come qualsiasi asset economico. Il mercato sarà Main Street invece di Wall Street ma sempre mercato è. Un asset si può apprezzare o svalutare a causa di diversi fattori. Ti compri un'auto nuova e la rivendi dopo 10 anni a prezzo inferiore. Ti compri una casa e, se il mercato immobiliare ti gira bene, la rivendi dopo 10 anni a prezzo superiore. Compri una quota di un'azienda (non quotata in borsa) e magari dopo 10 anni fallisce, e vale zero.

      Inoltre, essendo gli FDI soltanto una porzione dei crediti esteri totali, è perfettamente possibile che lo stock FDI USA in UE sia più alto dello stock FDI UE in USA anche se lo stock complessivo di crediti UE verso USA supera lo stock totale USA verso UE.

      Ma arrivati a questo punto è evidente che vuoi solo trollare quindi ti faccio gli auguri di buona giornata e chiudo questa conversazione.

      PS. A beneficio di altre persone che leggono questo commento, non ho dati completi e aggiornati ma a titolo di esempio ho trovato questa ECB press release 4 April 2025 che mostra statistiche complessive sulla posizione bilaterale Eurozona (lo so, eurozona non è identica a UE ma ne rappresenta un buon 80-85% circa) su USA. In particolare, dal 2015 al 2024 è osservabile e viene esplicitamente commentato un forte incremento dei titoli di portafoglio USA detenuti da Eurozona, compatibilmente con quanto detto sopra, con tanto di istogramma che evidenzia le componenti. Chart 5 e Table 4 mostrano come, al netto, lo squilibrio in "direct investment" (Main Street) conti poco, mentre domina la componente "portfolio investment" (Wall Street). Spero che la fonte BCE sia di gradimento anche al nostro amico Valerio.

      PPS. Sarei lietissimo di essere un povero in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

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    9. Questa è l'ultima versione. Grazie per l'indicazione, siete sempre molto preziosi.

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  29. Innanzitutto grazie per questa ennesima magistrale lezione di macro (ah, avere avuto un prof. così all'università), eppoi da modestissimo operatore nei mercati finanziari posso affermare che il mercato europeo non è nemmeno lontanamente paragonabile all'efficienza e alla ricchezza di strumenti di quello americano. Anche per quanto riguarda la trasparenza quello americano è imbattibile quello europeo opaco a dir poco.

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  30. Forse sarò naif, ma mi par chiaro che il partito unico europeista risponde solo ad una voce .... quella che viene da Wall Street (intesa come centro di poteri finanziari del mondo anglosassone che mira all'assenza di barriere nell'allocazione di capitali di rischio a proprio beneficio). Merz traduce solo dall'inglese al tedesco e Macron in francese (ma siccome i francesi sono meno disciplinati dei tedeschi si prende delle libertà poetiche, che ovviamente restano sulla carta). Draghi, VDL e Lagarde - perchè l'UE e l'Euro a quello servono - eseguono i rispettivi compiti a supporto dei medesimi centri di potere (del resto la BCE mica è la FED che da statuto deve anche pensare al mercato del lavoro). E sono tutti insieme appassionatamente anti Trump solo perché Trump ha altri donors di riferimento e vorrebbe fare un po' di reshoring, mentre i dem USA - e invero anche i neocon - rispondono alla stessa voce che guida i globalisti del vecchio continente. Il punto è che per Wall Street, se non sei un posto dove delocalizzare a basso prezzo o dove prendere materie prime a condizioni vantaggiose, sei un posto dove rastrellare asset immateriali ovvero capitali da investire. E quindi ecco che ... i capitali (ma anche gli immaterials) devono fluire oltre l'oceano. Il borsone unicone europeone questo farà perché è l'unica cosa che può fare, visto che l'UE non creerà MAI degli ostacoli seri all'esportazione di capitali verso gli USA. Altrimenti Fink (inteso come rappresentante di chi comanda davvero) li licenzia tutti quanti!

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  31. C'è una cosa che mi è poco chiara. Se non ricordo male, in questo blog si è parlato della criticità per un paese dei FDI in entrata: mentre il mainstream scrive sempre che "dobbiamo attrarre gli investimenti", qui si è fatto giustamente presente che i FDI sono capitale estero che vuole essere remunerato, e quindi si tratta di soldi che fuoriescono dal paese. Ma questo non vale, al contrario, anche in questo caso? Il fatto che capitali italiani investano in Germania e vengano remunerati non dovrebbe essere positivo per noi? E se è invece positivo per la Germania, perché nel caso opposto (quando capitali esteri comprano aziende italiane) non lo è per l'Italia?

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    1. forse perché l'investimento "buono" per un paese è quello che crea anche attività e lavoro (dunque ricchezza) nel paese stesso, non l'investimento puramente finanziario che viene remunerato nel paese da cui proviene il capitale.

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    2. Un'altra cosa che è stata detta spesso qui è che l'economia non è in bianco e nero e lo stesso fenomeno, visto sotto luci diverse, può avere aspetti diversi. La tesi è che il "Mercato unico dei capitali" ha come fine utilizzare il risparmio, in buona parte italiano, per finanziare l'industria pesante, soprattutto bellica, tedesca. Ora, dei fattori produttivi, capitale e lavoro, il lavoro sarebbe tedesco e il capitale in parte anche, perché non è nel progetto vendere la proprietà delle aziende (e la governance) sul "mercato unico". Il capitale italiano del "mercato unico", sempre nel progetto, verrebbe utilizzato come strumento di finanziamento privo di diritto di parola e di indirizzo, lasciando questo diritto alla governance tedesca delle aziende e a quella, sempre tedesca, del "mercato unico dei capitali" e remunerato di conseguenza. Non preoccuparti, non ci venderebbero nulla e non è previsto, almeno nei piani, che la fetta più grande spetti a noi. La fetta più grande di rischio, se le cose non andassero bene, invece sì. Io l'ho capita così.

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    3. Banalmente Murmur confonde il conto finanziario con le partite correnti, ma va bene così. Scusate, sono sopraffatto, non posso sempre ricominciare dall'ovvio. Del resto, dopo aver constatato più volte di persona che lettori pluriennali del blog letteralmente ancora non sanno che cosa sia la bilancia dei pagamenti (e non ci abbiamo dedicato poco tempo) ho capito che l'adesione della stragrande maggioranza di voi è emotiva più che razionale. Quindi, ad esempio, le mulieres relictae "de sinistra" in questa fase verranno qui a rampognare a prescindere dal merito, mentre i criptofasci che dieci anni fa seguivano per motivi a me sinceramente ignoti, oggi aderiscono a prescindere. Siamo del resto il Paese dell'antifascismo in assenza di fascismo e dell'anticomunismo in assenza di comunismo, no? Saremmo anche il Paese della partita doppia, ma questo, evidentemente, passa in secondo piano rispetto a "abassionebolidiga". Amen.

      P.s.: quello che dice Enrico è corretto.

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    4. @Enrico Pesce Per capire se ho capito: se al contrario (per pura ipotesi) i risparmi dei tedeschi fluissero verso azioni Leonardo, ma la governance di Leonardo rimanesse italiana, per l'Italia sarebbe quindi una cosa positiva? Capitali esteri finanzierebbero un'azienda italiana, che però rimarrebbe italiana.

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    5. Mah, io ragiono terra terra. Il capitale è sempre una buona cosa se ci puoi fare ciò che ti pare, come ti pare, retribuendolo quanto ti pare, no? Ancora una volta, come al solito, quello che conta sono i rapporti di forza che, nel caso del mercato unico dei capitali non sarebbero a favore di chi i capitali dovrebbe metterceli. Quindi, rispondendo alla tua domanda, sì, nel caso i rapporti di forza fossero a nostro favore e i termini di utilizzo e remunerazione dei capitali entranti li decidessimo noi, il risparmio dei tedeschi a finanziare la nostra industria sarebbe un vantaggio. Lavorare coi soldi degli altri, finché questi altri non hanno voce in capitolo (o il meno possibile), è l'obiettivo di qualsiasi impresa economica. Lo dico ancora in un altro modo: il problema non sono i capitali e da dove arrivano, ma dove vanno i profitti, la distribuzione dei risultati, se la governi hai vinto.

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  32. A proposito di equity ( ovviamente per il nostro bene e per colpa dei ricchi brutti e cattivi ):

    https://ore12italia.it/olanda-tassa-plusvalenze.aspx

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  33. Buongiorno Professore, vorrei chiederle se potesse gentilmente chiarirmi un dubbio.
    Ho parlato alla mia professoressa di macroeconomia dell'Università dei passaggi che ha fatto (senza citarla perchè volevo avere un parere non condizionato) e non si trovava d'accordo sulla definizione di S come risparmio nazionale e sul fatto che questa variabile potesse essere descritta come S=Y-C-G.
    Inoltre, nonostante abbia affermato che a un eccesso di esportazione di merci corrisponda un eccesso di esportazione di capitali, ha affermato che S-I=X-M non è corretta perchè non mostra la componente privata del risparmio separatamente da quella pubblica.
    Per ultimo, le ho chiesto di ridefinire allora i passaggi che volevo fare io( ovvero quelli del post) e, partendo dall'equazione del PIL dal lato della spesa Y = C + G + I + X - M è arrivata a I + nx = S + BS, che riarrangiata

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  34. scusi, è partito da solo il commento ;).
    Stavo dicendo: arrangiando l'equazione si ottiene S -I = nx - BS.
    Potrebbe gentilmente spiegarmi dove sta il cavillo?
    Grazie per i suoi interessanti contributi.

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    1. Ovviamente BS sta per bullshit e quindi i conti tornano. Sinceramente mi sembra non credibile che in una una università che non sia la Bocconi non si sappia la contabilità nazionale, ma se così fosse e tu volessi fare un’opera buona puoi farle leggere la pagina 8 di questo documento che potrebbe esserle utile:

      https://digitallibrary.un.org/nanna/record/525790/files/National_accounts_introduction.pdf

      Nota bene: per ragionare sul risparmio nazionale bisogna partire dal prodotto nazionale, non quello interno, e quindi tener conto dei redditi netti dall’estero. Chi è qui lo sa e quindi non ricomincio ogni volta da capo. Che il settore pubblico non contribuisca al risparmio nazionale è evidentemente una puttanata. Ma che economia insegna questa collega? Spero non macroeconomia…

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    2. Advanced Macroeconomics. Sinceramente il ragionamento fatto nel post mi tornava e anche altre fonti che ho consultato riportavano la medesima conclusione. Ho voluto chiedere un parere alla Prof. perché durante le lezioni ha avuto un approccio interessante a diversi temi, cercando di mettere in evidenza come dietro ai modelli che vengono spacciati per assoluti ci siano sempre delle visioni di fondo(neoclassica, Keynesiana, ecc.) che vanno tenute in considerazione. Inoltre, evidenzia il fatto che ci sia stato un conflitto distributivo e che, come in tutti i conflitti, ci siano stati vincitori e vinti. Insomma, mi sembrava l'occasione giusta per sentire anche in un'aula universitaria alcuni degli argomenti di cui si parla solo in questo "segreto" blog, ma, purtroppo, non ci siamo trovati ;). Grazie ancora e buona giornata.

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    3. Due osservazioni:

      1) secondo te (o lei) BS che cosa significa? Non ho mai incontrato questo acronimo nei miei studi.

      2) capisci bene che avrei difficoltà a rientrare in un'accademia in cui si può insegnare Advanced macroeconomics prescindendo da Basic national accounting, ma questo rinvia a un problema culturale più ampio. Se nemmeno in ambito specialistico è nota la semplice "idraulica" dei saldi settoriali, come possiamo pensare che diventi patrimonio come "der degizorebolidigo"?

      Eppure, ognuno di noi quando esporta servizi di lavoro al proprio datore di lavoro poi esporta un capitale in banca, e quando importa un bene o servizio poi decumula le proprie attività sull'estero (inteso come esterno alle mura domestiche), e se l'importazione è consistente (ad esempio, se importa un'automobile) è costretto a importare un capitale (facendo un mutuo).

      Non mi sembra così inaccessibile come concetto, ma evidentemente lo è, per l'incapacità qui più volte riscontrata degli individui, anche i più oculati al limite del sordido nel perseguire i propri interessi, anche quelli che controllano il resto al centesimo, di "scalare" certi ragionamenti dal loro abietto livello individuale a quello collettivo.

      Amen.

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    4. BS = TA - TR -G , quindi credo stia per Budget Surplus. Sul resto non posso fare altro che darle ragione. Dopo aver fatto un semestre di advanced microeconomics con un professore( ordinario, tra l'altro) il quale decideva arbitrariamente se fare lezione o no e che argomento fare senza seguire nessun ordine, non mi aspetto nulla di particolarmente illuminante.
      Nonostante ciò, vorrei spezzare una lancia a favore della Prof. perché sta portando molti spunti e un approccio un po' più critico alla teoria neoclassica e ai risultati prodotti negli ultimi decenni, il che, a mio parere, è già un grande traguardo essendo forse il primo parere discordante che ho sentito in 4 anni di Università.

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    5. Con tutto il rispetto, non so in quale università della Papua Nuova Guinea si usino questi acronimi. In Italia non li ho mai visti utilizzare. Con altrettanto rispetto, puoi immaginarti che io sono il primo a sostenere che abbiamo bisogno di pluralismo nell’Accademia. Il problema è che se idee discordanti dal mainstream vengono portate avanti da cretini o dilettanti il risultato che si ottiene è negativo, cioè è quello di screditare qualsiasi cosa che non sia mainstream. Questo non riguarda solo il contenuto degli argomenti, ma riguarda più in generale lo stile accademico. 👋🏻

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