giovedì 19 marzo 2026

Referendum e indipendenza: la distribuzione ipergeometrica

L'incontro di ieri sera al Palazzo Vetoli di Scurcola Marsicana è stato molto partecipato:

e per chi avesse desiderio di prendervi parte in differita il video (fatto al volo col mio telefono, quindi con poca profondità di campo) è qui:

(per inciso, al piano terra di Palazzo Vetoli c'è un posto che vaut le détour e se ci andate dite a Mario che mi conoscete).

Diciamo che se si ha tempo e modo di esprimersi, se si rinuncia a citare i padri nobili (da Giuliano Vassalli in giù) o a inerpicarsi in dotte disquisizioni de iure condendo in cui il disquisente spesso si smarrisce prima della sua incolpevole vittima (il pubblico), se si mettono in campo i chiari e veri e istruttivi numeri della statistica, in particolare quelli che documentano la cultura dell'impunità della magistratura rispetto ai cittadini, e la correlata cultura della sfiducia dei cittadini verso la magistratura (reazione uguale e contraria a una stortura del sistema), se si spiega quello che la riforma vuole fare, è piuttosto difficile che si trovino obiezioni sostanziali. Insomma: se la riforma la spieghi, gli ascoltatori la capiscono. Lo abbiamo visto succedere qui, in questo blog, per cose oggettivamente più complesse come l'economia monetaria internazionale, quindi per noi non è una sorpresa.

Come bonus track vi regalo la domanda che un signore voleva fare, ma non è riuscito a fare per mancanza di tempo. A incontro chiuso sono andato a chiedergli quale fosse la sua curiosità, e la risposta è stata: "Mi è molto piaciuto come ha spiegato la riforma, ma volevo chiedere: come mai il sostenitori del "sì" spesso mentono?" E io: "Guardi, in effetti mentono anche quelli del no!" E lui: "Sì, lo so, ma loro ne hanno bisogno. Perché invece anche quelli del sì non entrano nel merito?" E io: "Perché secondo i comunicatori il popolo non è in grado di capire argomenti non banalizzati. Io non sono d'accordo, sono arrivato in Parlamento dando spiegazioni molto tecniche di cose molto complicate, ma le regole della comunicazione prevedono che siate trattati da idioti, che la vostra attenzione duri pochi secondi, e che quindi si debba urlare. Probabilmente sarà così, non mi intendo di comunicazione, e continuo a fare come mi pare. Resta il fatto che come sempre i peggiori nemici li abbiamo in casa e sarebbe bastato lasciar parlare Gratteri...".

Ma anche di questo abbiamo parlato mille volte e in mille contesti, per cui non credo vi torni nuovo. Vorrei invece dedicarmi a gestire con voi una delle più ricorrenti fra le obiezioni residue (è stata fatta anche ieri sera), quella riferita all'attuazione del sorteggio, che per tutti i "noncielodiconoooh1!!1!", ma anche per un significativo numero di persone normali, resta oggetto di perplessità e quindi merita di essere presa in considerazione.

I negazionisti sostengono che essa sarebbe un grimaldello per mettere il CSM sotto il controllo di tecnici nominati dal Governo. Ora, che non possa essere così è piuttosto ovvio, per il semplice motivo che la riforma preserva la composizione percentuale del (cioè dei) CSM secondo le attuali proporzioni:


Aggiungo che l'elenco di membri laici dovrà essere "compilato mediante elezione" (e quindi votato) dal Parlamento in seduta comune, che non è ovviamente concepibile una votazione a maggioranza semplice, dato che nell'attuale nomina dei laici la legge prevede una maggioranza qualificata di 3/5 e che rimuovere questo presidio di garanzia all'opposizione sarebbe pericoloso per l'attuale maggioranza sia finché è tale (perché significherebbe condannarsi a un fine legislatura di guerriglia su tutto) sia quando diventerà nuovamente opposizione (perché significherebbe non avere voce in capitolo). Ne consegue che l'elenco compilato accoglierà proposte delle varie forze politiche in modo più o meno proporzionale rispetto alla composizione dei gruppi. In questo momento, ad esempio, la maggioranza è di circa il 59,5% alla Camera e 58,5% al Senato, per cui non riuscirebbe ad approvarsi da sola una lista con maggioranza dei 3/5 (cioè del  60%) nemmeno se riuscisse a portare in aula tutti i ministri, i sottosegretari, i deputati in missione, i malati ecc. Possiamo quindi immaginare che ci sia una riserva di posti per l'opposizione fra il 30% e il 40% (può sembrare strano, ma capita che ci siano nomi graditi indipendentemente dagli schieramenti), senza la quale l'opposizione non approverebbe l'elenco.

Resterebbe naturalmente il problema evidenziato da uno degli intervenienti, cioè che la probabilità di avere una componente laica interamente di maggioranza dipende da quanto sarebbe lunga la lista. Con una lista di dieci persone tutte di maggioranza la probabilità di sorteggiare dieci membri laici di maggioranza è abbastanza facile da calcolare, ed è uno (la certezza). Ma se la lista fosse composta da 30 persone di cui 20 di maggioranza e 10 di opposizione? Quanto sarebbe probabile avere dieci componenti laici di maggioranza in un caso come questo? E se invece, visto che i partiti comunque saranno sotto posti a pressioni per inserire un numero ampio di aspiranti candidati, la lista fosse di 100 componenti, di cui 67 si riconoscono nella maggioranza e 33 nell'opposizione? In questo caso quale sarebbe la probabilità di avere in CSM dieci laici che sotto il loro tacco schiaccino i venti componenti togati (come raccontano i negazionisti)?

La soluzione di questo interessante problema è vecchia di alcuni secoli e va sotto il nome di distribuzione ipergeometrica, quella che permette di calcolare la probabilità di estrarre un certo numero di palline "vincenti" (bianche o nere, di maggioranza o di opposizione) da un'urna, senza reinserimento. Quella che interessa è quindi la variabile indicata come H(n, h, r), cioè il numero di componenti di maggioranza che vengono ottenuti estraendo senza reinserimento r componenti, data una lista contenente h componenti di maggioranza e n-h componenti di opposizione. La probabilità di ottenere k componenti di maggioranza (sugli h contenuti nella lista) è data da questa formula:

dove si utilizza l'espressione dei cosiddetti coefficienti binomiali:


in cui n! è il fattoriale di n, cioè il prodotto di tutti i numeri interi da uno a n. Per i non addetti ai lavori mi rendo conto che sono formule complicate, ma Excel vi dà una mano nei calcoli con la sua funzione DISTRIB.IPERGEOM.N, che vi fa i conti in scioltezza. Gli ordini di grandezza, se interessano, sono questi:


e quindi la probabilità del "ritornoo del fasheesmo" (cioè, nella retorica vacua e demagogica degli oppositori della riforma, di avere tutti i laici governativi, cioè di avere k = r = 10), sarebbe dello 0,6% con un elenco di 30 candidati di cui il 66,6% di maggioranza, e del 1,4% se l'elenco arrivasse a 100 candidati mantenendo la stessa composizione percentuale (e quindi 67 candidati di maggioranza su 100). Ovviamente in entrambi i casi, cioè indipendentemente dalla lunghezza della lista di candidati, la composizione più probabile della componente laica, cioè dei dieci estratti, è quella che riflette la composizione della lista (cioè circa 7 su dieci), con probabilità attorno a un terzo (cioè al 30%).

Chiaro, no?

Ci si poteva anche arrivare senza tanta matematica.

Che cos'è quindi che fa paura ai sostenitori del "NO"?

Non è il rischio che nell'1,4% dei casi il sorteggio della componente laica conduca a una granitica e compatta minoranza del 30% di laici che schiacci sotto il suo tacco una esigua e frazionata maggioranza del 70% di togati!

No.

È la certezza che il sorteggio della componente togata sottrarrebbe al ricatto di una chiassosa minoranza del 21,7% di magistrati iscritti alle correnti (2100 su 9657) il destino professionale della silenziosa maggioranza del 78,3% di magistrati che invece pensano solo a fare con scrupolo il loro lavoro.

Questo dicono i numeri, e su questo ci si pronuncia fra tre giorni.

18 commenti:

  1. Eh, ma il sorteggio sarà truccato. Come è già stato detto nel post precedente. Insomma, come sempre, il timore, coltivato, del complotto porta alcuni a preferire un male certo. Autoevirarsi per dispetto a una improbabilissima, ipergeometrica fedifraga.
    Mi sa che quando mi capita, e mi capita di sicuro, il viaggio lo faccio.

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    1. Io non ce la faccio più! Anche ieri sera, come hai sentito, è saltata fuori questa ipotesi del sorteggio truccato! Col 90% dei funzionari parlamentari piddini, con le quote di garanzia previste in ogni procedura elettorale (segretari di opposizione), ecc., chi dovrebbe truccare il sorteggio? Il signor Sto Cazzo, suppongo...

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    2. Come lei ci ha più volte spiegato la sfiducia è uno dei sentimenti alla base del grillismo. Quindi ovvio che anche il sorteggio debba essere truccato, no? In fondo anche questo referendum come una cartina di tornasole dello Stato del grillismo nel nostro Paese. A proposito, qualche post fa ci ha detto di voler fare qualche considerazione ulteriore sul delicato tema della democrazia...

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    3. Forse Enrico Pesce si riferisce al mio commento del post precedente. Il mio riferimento implicito è appunto al fatto che fa notare Bagnai: "[...] col 90% dei funzionari parlamentari piddini [...]". Ecco appunto, se il sorteggio dovesse essere informatico, chissà che chi scriverà il software non sia piddino.

      La mia preoccupazione è che possano esser truccate in chiave piddina, a maggior ragione se e quando la destra sarà opposizione. Questi vorrebbero pure fare le elezioni elettroniche.

      Ribadisco che avrei preferito che fosse esplicitamente scritto: "...sorteggio tramite mezzi meccanici."

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  2. Manca il Superstar. Quattro volte a settimana provo a giocarmi una elezione del CSM con sei componenti laici su una lista di 90. Aggiungo un togato, si sa mai...

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  3. Trovo questo "post" (mi si passi il termine) una elegantissima presa per il culo nei confronti delle goffe fake per il NO. Un capolavoro il calcolo dimostrativo/didattico. Ho provato a postarlo sulla fogna ma non me lo fa fare, il link non appare cliccabile....comunque sghignazzo divertito.

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  4. Ciò che mi dà fastidio è che non riesco a trovare nessuno che voterà no che mi spieghi razionalmente le ragioni del suo voto. E infatti ciò che si sente sui media sono solo falsi slogan e rimandi a ciò che è stato spesso improvvidamente detto da esponenti del sì, peraltro riportando solo mezze frasi o peggio interpretazioni. Se vince il no, come purtroppo temo, non trovate che sarà la fine definitiva della possibilità di cambiamenti di questo paese?

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    1. Mah... Certo una vittoria del "no" per certi versi complicherebbe le cose (avremmo molto probabilmente l'annunciata rappresaglia dei magistrati, che potrebbe prendere dimensioni esplicitamente eversive, forte di quella che vedrebbero come una investitura a prendere la guida politica del Paese, avremmo certamente difficoltà ad andare avanti con la legge elettorale e con altre riforme più o meno urgenti, perché si scatenerebbe la guerriglia parlamentare al grido di "voletecambiareleregoleperchéstateperdendooooh!11!", eccetera eccetera). Tuttavia, una delle pietre miliari di questo blog è l'idea che non esistano sconfitte (e quindi vittorie) definitive. Anche se si vincesse ci sarebbe molto da lavorare. Di converso, dal mio personale e soggettivo punto di vista, considererei la vittoria del "no" quasi con sollievo: perché impegnarsi tanto per salvare un popolo che vuole consegnarsi alla dittatura dei vincitori di concorso? Credo che ne trarrei conseguenze piuttosto ovvie...

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    2. Ingenuamente non avevo considerato la forte possibilità, anzi la quasi certezza, di rivincita in caso di sconfitta. Ciò mi amareggia ancora di più. Devo allora sperare nella crescita intellettuale dei nostri concittadini e mi rallegrerà ancora di più scoprire che la riforma verrà confermata. Comunque grazie ancora per il suo prezioso lavoro e grande onesto impegno.

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    3. Marco, non essere infastidito di ciò che è naturale. Non esistono ragioni per il NO. Punto. Ciò comporta che non se ne possano esprimere di razionali. Solo un magistrato che faccia parte del "Sistema" ha interesse alla vittoria del NO. Chiunque altro, visto che classificare l'umanità del fronte opposto va di moda, è un fesso autolesionista che decide di delegare a una casta di non eletti, quella sì vera casta, un potere assoluto sulla propria vita, insindacabile quanto quello divino. Un vero fesso col botto. Il suo.

      Poi, visto che piace tanto l'AI, provate a fare questa domanda a Grok (che io ho fatto): "ragionando sui dati che riesci a trovare, diciamo dal 1945 a oggi, in percentuale è più probabile essere ucciso per un magistrato o per un appartenente alle forze dell'ordine? E il confronto magistrati politici?"
      Perché? Perché anche questo ricatto morale (mosso spesso in questi giorni, anche dal magnifico Gratteri) secondo il quale i magistrati sarebbero categoria degna di qualsiasi privilegio in quanto rischiano la vita per lo Stato si scontra con i dati statistici relativi a categorie con le quali talvolta vanno in conflitto e sulle quali rivendicano implicitamente un primato morale d'eroismo e abnegazione. L'amministratore locale, una delle funzioni pubbliche più a rischio di indagine, è più soggetto a avvelenamento da piombo di un magistrato. Per non parlare di un poliziotto! Quindi basta anche con questa narrazione lacrimevole che utilizza le sorti di alcuni appartenenti all'ordine giudiziario, spesso invisi al sistema correntizio dell'ordine stesso, per rivendicare posizioni di privilegio.

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    4. Ho sempre detestato quelli che "se gli italiani non votano come dico io, vado via dall'Italia" (nel 95% dei casi lo dicono i piddini), e infatti non l'ho mai pensato, né la penso così nel caso di questo referendum.

      E tuttavia, forse per la prima volta, mi sono ritrovato a pensare che un risultato sfavorevole, nell'ipotetico caso che un domani per qualsivoglia ragioni personali dovessi davvero decidere di cambiare paese, avrebbe probabilmente un suo peso nella decisione.

      Mentre nel Suo caso immagino (e comprendo) che le "conseguenze piuttosto ovvie" si potrebbero riassumere in: "non si può salvare chi non vuole essere salvato"...

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  5. l'unica certezza che ho in merito a questo referendum è che il 95% degli italiani non sa per che cosa stia andando a votare. (io faccio parte di quel 95). Si vota uno slogan, si da un voto di partito, si vota come dice quel tizio che "ne sà" ..... ma quel che dubito è che il popolino potrà apprezzare la differenza tra un "prima e dopo la cura" nel caso vincesse il si. Ho veramente tanti dubbi sul da farsi.

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  6. Ma così la domanda effettiva diviene: i comunicatori hanno complessivamente ragione oppure no? Sembrerebbe di poter rispondere che i politici tutti, desta e sinistra, ritengono di sì, visto che, con ogni evidenza la questione è diventata una noiosa partita di pallone, dove offrire il bel gioco agli spettatori paganti non è la cosa che toglie il sonno alle due squadre.
    Sembrerebbe addirittura di poter consigliare di evitare, da oggi in poi, un altro qualsiasi referendum, se la cosa deve sfociare inevitabilmente in questo modo, in una bagarre di slogan, insulti e urla, per via che il popolo tanto non capisce.
    Se i politici preventivamente sanno che s'affideranno ai comunicatori, e quelli ritengono da sempre e per sempre, per mestiere, che il popolo è fesso, perché i referendum? Per fare bagarre? Perché piace la bagarre e vinca poi chiunque? Se lo specifico è sempre scavalcato per tattica comunicativa, lo scopo è la vittoria solo per la vittoria? O peggio, la contesa per la contesa?
    E allora: siamo sicuri che l'attrazione per la zuffa lasci, almeno come residuo, il desiderio di prevalere? Non è che, infine, diventa tutto come alle olimpiadi, che come si dice: l'importante è partecipare?
    Siamo insomma sicuri, ad esempio, che la Meloni voglia vincere? E la "sinistra", siamo così sicuri sicuri che voglia vincere lei?
    Nulla è come appare.
    Se hanno ragione i comunicatori!

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    1. Scusa, caro, può darsi che tu non sappia dove sei, ma ci vuol poco a documentarsi. Sei nel posto che smentisce che i comunicatori abbiano ragione. Quanto al referendum, va fatto perché è previsto dall'art. 138 della Costituzione.

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    2. Forse dovevo scrivere “in generale” invece che “complessivamente”. Dovrei sapere dove mi trovo, ed è per quello che ponevo la domanda sui comunicatori, ovvero sulle regole di comunicazione, “complessivamente”, che voleva intendere anche fuori da qui. So bene che questo sito e la storia politica dell'On. Bagnai smentisce i comunicatori, ma mi chiedevo se questo fatto valesse in generale. Insomma, ho voluto scrivere questo commento per lo stato di vero sconcerto in cui sono caduto dopo aver assistito a diversi scambi televisivi tra politici, tra giornalisti o misti, dove sembrava veramente che dello specifico contenuto del referendum non interessasse proprio nulla a nessuno, e tutto si risolveva in uno scontro alla sciabola, più che al fioretto, dove chiaramente lo scopo reciproco era solo di escogitare la sciabolata retorica vincente, fosse anche quella di rimproverarsi la scelta della montatura degli occhiali o di non pulirsi il moccio. Non ricordo adesso se in altri referendum passati finì così, ma stavolta sembra si siano rotte tutte le acque del Mar Rosso.
      Perciò, se è pure la Costituzione che ci condanna ad epiloghi del genere, implicati e previsti espressamente da regole di comunicazione che sovrastano e polverizzano qualsiasi piano politico razionale, la questione si fa veramente sconfortante.

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  7. Dovrebbe essere una ogni 200 miliardi circa la probabilità di avere casualmente 19 su 20 membri togati al CSM iscritti a correnti rispetto ad un circa 22% di iscritti a correnti tra tutti i magistrati. Allora sorgono delle domande spontanee:
    1) ma quel membro del CSM togato non iscritto l'hanno messo come specchietto per le allodole o per una questione di arrotondamenti nel peso delle varie correnti?
    2) Ma se sembra evidente una certa correlazione tra promozione e appartenenza alle correnti com'è che solo il 22% dei magistrati si iscrive ad una corrente?
    3) Ci potrebbe essere qualche remota possibilità che molti magistrati non si siano pronunciati per il si per la paura di ritorsioni post referendum in caso vinca il no?
    Comunque anch'io ho forti dubbi che la comunicazione di certi esponenti di Destra sia stata efficace, ma in fondo si sono dati una mano a vicenda.

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