domenica 22 febbraio 2026

“Il risparmio fluisciue…”

(…e no, non è un errore di battitura. Così come non lo era il Fogno, che era un errore politico. Il risparmio che fluisciue, invece, è un errore di macroeconomia…)

Ve la devo fare breve, perché mi sono dimenticato a casa l’alimentatore del PC. Quindi, per una volta, niente grafici e niente figure, ma solo un ragionamento, assistito (per chi gradisce) da un po’ di sana algebra.

Ve lo ricordate tutti, vero, che S - I = X - M?

Cosa vogliono dire queste lettere arcane? Che l’eccesso dei Savings (risparmi) nazionali rispetto agli Investimenti nazionali è necessariamente uguale all’eccesso delle esportazioni sulle importazioni, cioè al saldo della bilancia dei pagamenti. Prima di addentrarmi in una spiegazione a beneficio di chi ne necessita e di chi crede di non necessitarne, vi anticipo a che cosa ci serve questa identità: molto semplicemente, a capire come e perché la narrazione dominante in Europa, quella sulla necessità di integrare il mercato dei capitali per evitare che i risparmi fluiscano verso gli Usa, è (tanto per cambiare) truffaldina. Ne consegue che se l’integrazione (unione) del mercato dei capitali non serve a arrestare il deflusso, serve a qualcos’altro, e potete facilmente immaginare a cosa: una cosa che riguarda le vostre tasche.

Per capire perché ripercorriamo i passaggi che ci portano a questa identità.

Ci si arriva dalla definizione di Pil dal lato della spesa, che abbiamo visto innumerevoli volte (una delle ultime qui):

Y = C + G + I + X - M

La produzione nazionale Y consta di consumi privati (C), di consumi collettivi (G), di investimenti fissi lordi (I), di esportazioni (X), cui sottraiamo le importazioni (M), perché, per definizione, non fanno parte della produzione (e quindi del reddito) nazionale. Forse lo si capisce meglio se lo si scrive come conto delle risorse e degli impieghi:

Y + M = C + G + I + X

Una collettività nazionale ha a disposizione quello che produce e quello che importa: queste sono le risorse. Questo ammontare di risorse viene impiegato in consumi, investimenti (formazione di capitale fisso) e esportazioni: questi sono gli impieghi. Ovviamente, in un’economia di mercato si produce per guadagnare, quindi Y, che è il prodotto nazionale, è anche il reddito nazionale, e siccome le casse da morto non hanno saccocce, il reddito si converte in spesa: C è la spesa in beni di consumo, I quella in beni di investimento, X quella dei residenti esteri, ecc. Così come non si può utilizzare un bene (o usufruire di un servizio) che non è stato prodotto, non  si può spendere un reddito che non è stato guadagnato (il settore finanziario consente di ridistribuire le spese nel tempo, ma siccome i prestiti vanno restituiti, alla fine si bussa sempre alla porta di Y, e se non risponde… è penale!).

Cose che dovreste sapere ma che è utile ripassare…

Ora, se al reddito dei residenti Y sottraiamo le spese dei residenti otteniamo il risparmio dei residenti (il risparmio nazionale): Y - C - G = S, per cui se riordiniamo la definizione di Pil:

Y - C - G - I = X - M

e ci sostituiamo quella di risparmio otteniamo la relazione da cui siamo partiti:

S - I = X - M

che ci chiarisce come, per definizione, l’eccesso del risparmio nazionale sugli investimenti nazionali, cioè il risparmio che fluisciue verso l’estero (perché non va a finanziare investimenti produttivi in patria) sia uguale all’eccesso delle esportazioni sulle importazioni, cioè all’eccesso dei ricavi fatti vendendo prodotti all’estero sulla spesa per l’acquisto di beni esteri. In altre parole, a livello macroeconomico una esportazione netta di beni corrisponderà sempre a una esportazione netta di capitali.

Con l’algebra si vede subito che è così e non può non essere così, ma è utile arrivarci anche col ragionamento, e visto che qui siamo bipartisan, possiamo arrivarci da destra, o da sinistra.

Cominciamo da destra: è sufficientemente chiaro che se in un Paese è sempre X < M, ovvero X - M < 0, cioè se il Paese è in deficit strutturale di bilancia dei pagamenti, al Paese, una volta esaurite le riserve, mancherà la valuta estera necessaria per pagare le importazioni in eccesso, perché non esporterà abbastanza da procurarsela, e quindi dovrà farsela prestare, dovrà indebitarsi con l’estero, dovrà importare capitali (e in caso di arresto di questi finanziamenti - sudden stop, current account reversal - dovrà riportare la bilancia dei pagamenti in attivo con l’austerità). In ogni caso, la sua posizione netta sull’estero peggiorerà, o per la diminuzione di attività estere, o per l’accensione di debiti esteri. Non ci vuole cioè molto a capire che se un paese è un importatore netto di merci, deve necessariamente essere un importatore netto di capitali, semplicemente perché questi capitali gli servono a finanziare l’eccesso delle importazioni sulle esportazioni. Messa in un altro modo, se non riuscisse a essere un importatore netto di capitali, cioè se nessuno gli prestasse dollari, quel paese non riuscirebbe meno a essere un importatore netto di merci, perché non avrebbe dollari per saldare i propri fornitori. Dietro a una verità contabile c’è sempre una verità economica.

Ma se si capisce questo, allora è anche chiaro che quando sono le esportazioni di merci a essere in eccesso, cioè quando X - M > 0, allora il Paese che è esportatore netto di merci è anche esportatore netto di capitali, cioè presta soldi al resto del mondo (esattamente come l’importatore netto se li fa prestare). Del resto, stiamo guardando il rovescio della stessa identica medaglia: così come se non riuscisse a essere importatore netto di capitali (cioè se non si facesse prestare soldi dall’estero) un Paese non potrebbe essere importatore netto strutturale di merci, perché non potrebbe saldare il conto dei suoi fornitori internazionali, allo stesso modo e per le stesse ragioni se un Paese non fosse esportatore di capitali (cioè se non prestasse soldi all’estero) non potrebbe essere esportatore netto strutturale di merci, perché i suoi clienti non avrebbero di che pagarlo, laddove non potessero contare sui suoi prestiti. Quindi X - M > 0, un saldo della bilancia dei pagamenti attivo, ha al tempo stesso una lettura reale (escono più merci di quante ne entrino) e una lettura finanziaria (il capitale fluisciue all’estero).

Leggiamola ora da sinistra la nostra identità, e facciamolo con riferimento al caso nostro, nel senso di europeo, che è, come sapete, il caso di un esportatore netto strutturale. L’espressione S - I = X - M ci ragguaglia sul fatto che quando un Paese è esportatore netto, il risparmio che fluisciue verso l’estero è esattamente quello che non ha trovato impieghi produttivi (I) in patria. Del resto, con lo stesso euro o finanzi un investimento in patria, o finanzi un importatore estero: lo stesso soldino in due tasche non può finire.

Messa così, e detta molto spiccia, se il risparmio fluisciue all’estero ci possono essere due spiegazioni, nessuna delle quali ha a che vedere con la segmentazione del mercato dei capitali (perché l’identità che stiamo descrivendo, e che governa, agganciandoli ai fondamentali macroeconomici, i flussi e deflussi di risparmio, vige anche in un sistema economico perfettamente integrato): o il Paese investe poco, o il Paese esporta troppo. It turns out che queste due spiegazioni sono, ancora una volta, due facce della stessa medaglia: la repressione degli investimenti, tramite una politica di tassi di interesse relativamente elevati ma soprattutto tramite una politica di investimenti pubblici netti asfittici, è il presupposto dell’incremento della disoccupazione necessario per indurre “moderazione” salariale e abbattere i costi al fine di “aggredire” i mercati esteri. Insomma: per fare troppe esportazioni bisogna fare troppo pochi investimenti. Detto meglio: quello che riduce le opportunità di impiego produttivo del risparmio in Europa non è la segmentazione del mercato finanziario, ma l’approccio mercantilistico dei nostri cari amici tedeschi, intrinsecamente connaturato a una politica di repressione degli investimenti produttivi.

Quel simpatico furbastro di Draghi (🍇 per gli amici) questo ovviamente lo sa: ha studiato economia quando e dove queste cose si studiavano! Ma allora perché continua a pontificare proponendoci due cose che non servono (e quindi servono a qualcos’altro): politiche per aumentare la competitività in un’area che ha già un surplus strutturale massivo nei riguardi del resto del mondo, e politiche per rimuovere ostacoli interni che in nulla influiscono sulla nostra posizione finanziaria netta sull’estero (che invece dipende dal surplus strutturale massivo di cui sopra)? Perché sì, lo avete capito: il discorso di quell’amabile imbonitore dall’insopportabile birignao (“il risparmio fluisciue”) è, algebra e contabilità alla mano, intrinsecamente contraddittorio! “Più competitività” significa in buona sostanza più deflusso di capitali (perché significa aumentare il divario fra X e M), senza che “più unione” (del mercato dei capitali) possa farci alcunché, perché non c’è architettura istituzionale e regolatoria per quanto sofisticata che possa sovvertire le leggi della contabilità!

E qui si arriva al punto! 

Posto che il “fluire” (cioè il defluire: ma come gli uomini “migrano”, così i capitali fluiscono) dei risparmi sia un male, la causa è evidentemente quella che abbiamo visto qui, cioè la repressione degli investimenti pubblici in Europa. Vediamola in un altro modo: se negli Usa ci sono opportunità di investimento profittevoli sarà forse anche perché il mercato Usa è “unico”, ma certamente è soprattutto perché da un lato il dollaro resta, coi suoi alti e bassi, lo strumento cardine di liquidità internazionale, e dall’altro perché le aziende Usa più rilevanti nascono su una rete massicciamente sostenuta, in fase di avvio, da investimenti pubblici (nel settore della difesa). D’altra parte, la repressione degli investimenti è fondamentale per la “competitività” così come viene intesa qui da noi: consente infatti di tenere sotto controllo le pretese dei lavoratori allontanando il sistema dal “baratro” della piena occupazione. L’austerità è una politica redistributiva dal basso verso l’alto e questo alla classe di cui Draghi è esponente e paladino piace, per motivi sufficientemente chiari. Non è quindi pensabile che il nostro amico proponga per il problema del risparmio che fluisciue la soluzione che il buon senso e la contabilità proporrebbero: promuovere, anziché reprimere, gli investimenti (a partire da quelli pubblici, se possibile smantellando le “regole” europee o almeno accogliendo in esse il principio della golden rule, cioè lo scorporo degli investimenti pubblici dai vari indicatori che governano le regole di bilancio).

D’altra parte, però, il riferimento alla frammentazione del mercato dei capitali (e quindi gli acronimi salvifici CMU e SIU: googlare per credere…) non è un mero diversivo. La retorica del risparmio che fluisciue si interseca qui con quella apparentemente incompatibile del risparmio ozioso (nei conti correnti), cioè con l’idea che rendendo più spessi i mercati azionari europei (ovvero: mettendoci più soldi dei risparmiatori) si stimolerebbero gli investimenti privati virtuosi, incentivando produttività, competitività, e quindi… deflusso di capitali (ma quest’ultima verità contabile viene sempre omessa, per restare alla parte convincente, eufonica, della canzoncina…)! Il grido di battaglia, in questo caso, è “ci vuole più equity!”, cioè ci vuole più capitale di rischio: i pensionati devono comprare più azioni e le aziende devono andare meno in banca, devono crescere e quotarsi (e anche questa soluzione salvifica suona come truffaldina, visto che il trend globale è per il delisting, cioè per l’uscita dai mercati azionari, a vantaggio di quelli “privati”).

A pensarci bene, non è poi così ovvio che l’uomo dei fondi (LVI), cioè dei mercati privati, sponsorizzi la transizione verso un sistema mercatocentrico, quello che in teoria appartiene alla tradizione del suo Paese di riferimento (gli Usa). D’altra parte, è pur vero che qui da noi, invece, abbiamo fatto l’impossibile per distruggere il sistema bancocentrico con la banking union, e questo in qualche modo legittima l’idea che il vuoto creato vada riempito in qualche modo, per evitare che le imprese restino drammaticamente tagliate fuori dal circuito del risparmio. Ma siamo sicuri che la risposta sia la creazione del mercatone finanziarione unico europeone? Detta in altro modo: siamo sicuri che a un Paese risparmiatore come il nostro convenga mettere la cassa in comune proprio nel momento in cui la realtà sta chiedendo il conto agli altri grandi dell’Eurozona (Germania e Francia) e la dimensione politica del progetto è soggetta a evidenti tensioni disgregtrici? Detta ancora in un altro modo: se per una PMI abruzzese la debancarizzazione dell’Abruzzo a vantaggio del campione nazionale (Intesa San Paolo) oggettivamente non è stata un gran guadagno in termini di facilità di accesso al credito (o almeno così viene percepita dagli imprenditori con cui mi confronto), perché mai il borsone unicone europeone dovrebbe esserlo? In che cosa, esattamente, questa “unione”, questa “integrazione”, aiuterebbe il nostro tessuto produttivo? Questo, almeno a me, non è immediatamente chiaro. Quello che invece mi è più visibile è la spinta a convogliare i risparmi degli italiani, in particolare quelli previdenziali, verso investimenti a più alto rendimento (cioè a più alto rischio) come quelli disponibili appunto sui mercati azionari. Una spinta che astrattamente ha senso, in una logica di “ciclo di vita“, ma che concretamente espone al rischio (cui i gestori, sottoposti a vari livelli di controllo, stanno resistendo) che i risparmi degli italiani fluiscano verso le azioni delle grandi aziende del Nord, impegnate non a ricostruire il nostro Paese, compito per il quale è indispensabile sostenere un livello adeguato di investimenti pubblici netti, ma a produrre strumenti con cui distruggerne altri. Insomma, è difficile resistere alla tentazione di vedere nella retorica della “unione del mercato dei capitali“ non il tentativo di arginare il deflusso di risparmi dall’Europa verso gli Stati Uniti, che andrebbe affrontato sul piano dei fondamentali macroeconomici promuovendo gli investimenti produttivi, ma quello di facilitare la riconversione bellica dell’industria tedesca con i risparmi degli italiani.

Ecco: ora vi ho svelato il contenuto dei tweet che l’esimio dott. Trombetta vi ammannirà nel 2028, e la trama del prossimo saggio “rivoluzionario“ ad opera del gatekeeper grillino di turno. Ma a parte questo spoiler, per il quale, ne sono certo, mi scuserete, vi ho anche indicato dove si è spostato il fronte della nostra guerra e quale battaglia è in corso. Una cosa, però, posso dirvela subito, e non è rassicurante: che S - I = X - M resta un segreto per tutti gli attori politici di questo processo. Un segreto gelosamente custodito nelle prime pagine di qualsiasi manuale di macroeconomia, e tramandato clandestinamente da questo Blog che non esiste a voi, lettori inesistenti. Questo, in altre parole, significa che non esiste nella classe politica quel minimo di anticorpi culturali per resistere alla seduzione di una narrazione tanto plausibile quanto falsa. Naturalmente io dovrei costruire una narrazione eroica, titanica, che vi restituisca il bene prezioso della speranza. Ma non posso farlo, perché ancora non avete risposto alla domanda che vi ho rivolto in una diretta di qualche settimana fa: quanto volete essere presi in giro? Io qui ho sempre aderito a una linea ben precisa: dire la verità fottendomene del consenso. E la verità è che le cose che ci siamo dette qui, e che dovrebbero essere patrimonio comune non dico dell’uomo politico, ma dell’uomo colto medio, in realtà non sono pienamente comprese neanche dagli economisti, che tendono a saltare a piè pari le prime pagine dei manuali di macro perché queste contengono concetti troppo semplici, e in quanto tali inadatti a lusingare le loro pretese di superiorità intellettuale. Eppure, la contabilità viene prima dell’economia (almeno, se si vuole evitare il penale…).

E ora sapete che cosa pensare del prossimo pensoso editoriale sul risparmio che fluisciue…



52 commenti:

  1. vorrei provare a rispondere alla domanda della diretta su facebook di qualche settimana fa:quanto volete essere presi in giro?? ci ho pensato parecchio da un pò sono giunta alla semplice conclusione che NON VOGLIO ESSERE PIÙ PRESA IN GIRO semplicemente perché merito rispetto che mi do quindi preferisco una brutta verità a una bella bugia ☺️

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  2. L’analfabetismo della classe politica si commenta da sé.
    Ma togliere di mezzo la circolare del 2017 che obbliga i gestori a disfarsi del patrimonio immobiliare?
    E un bel farecome calcolando la spesa pensionistica al netto delle tasse?
    Pil=Cpr+Cpu+Inv+Es-Im; R-In=Es-Im a me suona più chiaro così (tanto mica devo pubblicare lì). Quando ho tempo voglio andar a vedere come scrivevano le formule «quando queste cose si studiavano».

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    1. Si scrivevano come le scrivo io. Magari non fissiamoci su dettagli irrilevanti, vuoi?

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    2. Figurati, nessuna particolare fissazione. Solo verificare un ricordo personale.

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  3. La bellezza di interventi come questo consiste nel fatto che persino un piddino scolarizzato nel XXI secolo ha un utile strumento per poter capire certe dinamiche. Per cui senza tema di essere smentito poso affermare (sentendomi indegnamente integrato in questa community) che: "WE have tools" (cit.)

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    1. Ma manco per idea. Il piddino capisce solo ( perchè di questo solo si preoccupa) dei soldi che "fluiscono" nelle sue tasche OGGI ; del "domani" e degli "altri" non gliene frega nulla anche se ha sempre queste parole in bocca.
      E purtroppo è il "piddino" la fonte di tutti i nostri guai perché senza l' aiuto interessato di questa banda di stupidi mariuoli , i Grandi Capitalisti ( di cui LVI è il "gran ciambellano") non avrebbero mai (o quantomeno non con tale facilità ed impunità) potuto mettere su questo sistema "spodocenico"

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  4. La differenza tra lei e Draghi è che quest’ultimo ragiona per slogan, lei, invece, fa un qualcosa di monotono, ossia citare l’ortodossia. In un mondo in cui si cerca l’idea originale, lo slogan perfetto il rischio è quello di trascurare la dimensione della letteratura scientifica, a favore di tesi belle da sentire e da rendere pubbliche, ma molto fantasiose. Insomma, meglio essere monotono ma dire la verità, piuttosto che essere adolescenziali, pieni di slogan apparentemente coraggiosi o utopistici, ma nei fatti sbagliati.

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  5. Von der Leyen & co. citano regolarmente Draghi come mentore a supporto della necessaria, rinnovata "competitività" dell'UE. Finora, non risulta che i governi degli stati membri siano in disaccordo con questa visione.

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    1. Perdonami: al di là di quello che autorevolmente risulta a te, questo è anche quello che umilmente ho detto io in questo post. La visione macroeconomica del partito cui “er bobolo” ha dato la maggioranza relativa è più o meno questa: “siccome siamo esportatori netti, a noi va bene qualsiasi accordo di libero scambio [e infatti contro il Mercosur ha votato solo la Lega], e siccome Giorgetti fa l’austerità abbiamo bisogno del debito comune per fare gli investimenti”. Chest’è. Da qui partiamo per combattere la nostra battaglia. Poi puoi vederla come AK, per cui siccome FdI la pensa in questo modo allora meglio che vinca il PD, oppure puoi vederla come me, ovvero che occorrerà molta pazienza e attenzione per evitare che il Paese si faccia male, ma restituirlo a chi lo ha assassinato non è comunque la soluzione.

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    2. Mi tocca mio malgrado intervenire per precisare la posizione di quel disgraziato di AK. Egli non pensa che sia "meglio" che vinca il PD rispetto a FdI (o al cdx nel suo insieme), pensa che sia la stessa identica cosa! ed è un filo diverso.
      “siccome siamo esportatori netti, a noi va bene qualsiasi accordo di libero scambio, e siccome Giorgetti fa l’austerità abbiamo bisogno del debito comune per fare gli investimenti”.
      Liberoscambismo e più UE, nella versione degli eurobond e quindi dell'unione fiscale.
      Si cambi "Giorgetti" con "Padoan", "Gualtieri" o qualunque altro ministro dell'economia (o economista) del PD, e questa è la stessa identica posizione del PD!
      Parafrasando le immortali parole di uno che stimo davvero: la differenza tra FdI e il PD non salta all'occhio. Perchè non c'è. Un giorno capirete (e non il fatto in sé, quanto le implicazioni che da questo andrebbero tratte sul piano dell'azione politica).

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    3. *** la differenza tra FdI e il PD non salta all'occhio***
      La differenza c' è : il PD è PEGGIO.
      Per il resto però sono d'accordo con te nel senso che più a lungo FdI lucrasse su questa "rendita di posizione" senza combinare nulla e meno ci accorgeremmo della "differenza".

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    4. AK, ho sinceramente pena per te. Purtroppo sei arrivato qui tardi, e quindi vivi nel giorno della marmotta, ma continui a sentenziare e discettare di politica come il povero Pippo della canzone! Vedi, se tu fossi quel fine esegeta che credi di essere, la prima risposta che dovresti dare (visto che tu poni solo domande di cui credi di sapere la risposta, quindi potresti risparmiarci un passaggio) dovrebbe essere: per quale motivo er bobolo sovrano attribuisce regolarmente la maggioranza relativa ai gatekeeper (o comunque a quelli che tu così classifichi)? Perché nel 2021 durante la pandemia abbiamo deciso di sostenere Draghi? Ma allora nel 2018? Non entro in altri dettagli. Ad esempio, ho spiegato più volte, e qui qualcuno lo ha capito e te lo spiegherà, che fra come Padoan e Giorgetti percorrono “il sentiero stretto” c’è molta differenza, e (visto che vuoi essere insultato) credo non ci voglia molto a capire che cosa avrebbe farto Padoan della ratifica del MES. Sinceramente, non si capisce che cosa tu voglia. Vuoi difendere l’indifendibile sinistra? Vuoi portare acqua al mulino dei fallimentari partituncoli? Vuoi uccidere il padre? Quello che vuole fare, Pippo non lo sa, ma quando passa ride tutta la città…

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    5. “Farto” è un refuso ma mi sembra connaturato al livello dell’interlocuzione quindi lo lascio.

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  6. Mi domando e le domando se, scontando gli ovvi interessi di classe, si può pensare a una sorta di struttura di Intelligence (macro)economica capace di fornire banali informazioni da prima pagina di manuale al cosiddetto e disinformato "decisore". Di Intelligence economica si parla solo quando si devono difendere brevetti e tecnologie. Sommessamente direi che l'austerità ha fatto danni che nessun furto di tecnologie potrà mai fare. Quindi la Sicurezza, della cui primazia tanto si parla, passa per forza anche da quei manuali. Rifiuto ancora di pensare che sia accettabile fare sempre il male del Paese per favorire interessi esteri e di ristrette classi - oltre che per dolo - per "banale" ignoranza. Non dovremmo dunque difenderci con istituzioni di "informazione e sicurezza" come le strutture già esistenti di AISI e AISE ecc?

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    1. Un’intelligence economica ovviamente esiste. Va da sé che chi opera in quel settore si trova su un crinale molto stretto, visto che la difesa dell’interesse nazionale comporta soluzioni che prima facie possono essere considerate eversive (come l’abbandono dell’UE). Anche chi lavora in quel settore ha il problema di non screditarsi per mantenere un minimo di potere di interlocuzione, posso immaginare.

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  7. Mentre guardo la finale di hockey su ghiaccio (sport a mio parere orribile come la maggior parte di quelli presenti in America) alle olimpiadi (che forse gli USA vinceranno dopo 40 anni, ma grazie al c...o manca la Russia ..) rifletto, e rifletto e rifletto ancora.. Osservo il medagliere e vedo la Norvegia additata dai giornali di regime (Corriere , repubblica, ecc..) come esempio virtuoso di nazione moderna e inclusiva perché riesce ad essere così in alto nonostante le sue modeste dimensioni: il segreto secondo loro? INVESTIMENTI PUBBLICI nello sport. Il non detto è perché loro li fanno e noi no: sono a nord, sotto la calotta polare artica, ma soprattutto FUORI DALL'UE e dalle sue assurde regole sul patto di stabilità. Noi che una volta le piscine erano pubbliche e con 5000 lire pagavi l'ingresso e ti davano anche lo sdraio in omaggio: ora gli impianti sono affidati a società che vincono bandi e siccome devono essere economicamente SOSTENIBILI ti fanno pagare 1€ pure per asciugarti i capelli.. col mio solito pessimismo cosmico mi domando: perché alla Norvegia è concesso stare fuori dall'UE e noi no? Perché all'Austria è concesso di stare fuori dalla NATO e a noi no? Non l'hanno persa pure loro la guerra? (non parliamo del caso Svizzero..). Io continuo a votare bene (credo) anche a volte turandomi il naso, ad avere pazienza , ad ascoltare tutte le spiegazioni e a sperare, ma penso che se anche le forze del bene riuscissero ad avere il 90% in parlamento saremmo lo stesso obbligati a fare in un certo modo.. (guardiamo casi come il Venezuela o adesso l'Iran) :-( ho mischiato troppe cose?

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  8. Leggere questo post è come respirare aria pura di montagna. Temo che anche nella Lega, collegandomi al post della "colla", non siano pochi quelli che la pensino come il partito di maggioranza relativo. I tre vizi che non le appartengono sono lussuria, invidia e accidia.

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  9. Ogni rivolta che ripenso a uva mi rifaccio le stesse domande di fantapolitica.
    Premessa: quando abbiamo perso quella certa battaglia nel partito abbiamo preso la decisione più leale ovvero restare nella Lega, fare le battaglie nel partito e nel governo, e ce l'avete detto con trasparenza.
    Io non ho rimpianti, la lealtà è il primo valore politico. Ma non è l'unico, ovviamente.
    C'è stato un momento in cui si poteva dire "grazie per averci ascoltato finora Matteo, nessun problema sui cucchiaini quotidiani, ma la linea rossa è questa, e non possiamo passarla per te"? Ci sarebbe stata la possibilità di andare da Giorgia a fare opposizione da lì? Ci avrebbe "voluti"?

    In questo mondo parallelo, la Lega avrebbe continuato a svolgere il suo ruolo e a fare le stesse battaglie politiche nel governo (non poteva non farle, o avrebbe preso il 5%) ma i covidisti avrebbero fatto meno danni. Il partito che #sevedeva avrebbe vinto le successive elezioni avrebbe avuto migliori idee economiche.
    Non lo so. Ci pensate mai?

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    1. Qualcuno ci ha anche pensato. Circa l’idea di transitare coi futuri vincitori, devo dirti che naturalmente ppteva venire, ma personalmente non l’ho presa in considerazione nemmeno un istante, per motivi di lealtà verso chi mi ha coinvolto, ma anche per un banale motivo pratico: hai idea di quale sarebbe stata l’accoglienza che ci avrebbero riservato i nostri nuovi “colleghi”? Il clima culturale nei vincitori annunciati lo conoscevamo bene: europeismo spinto, debitocomunismo, ecc. Tutto quello che, a quanto capisco, alcuni scoprono solo ora! 😂 Quindi a noi, e intendo noi, che cosa avrebbe portato creare un avamposto in un terreno simile? Vediamo come va al generale, così magari quello che voglio dire diventa più chiaro (anche a me)!

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  10. "non esiste nella classe politica quel minimo di anticorpi culturali per resistere alla seduzione di una narrazione tanto plausibile quanto falsa". Questo a mio avviso spiega benissimo gran parte dei disastri avvenuti negli ultimi 30 anni. Il decadere progressivo del livello culturale di gran parte dei nostri parlamentari (e dei politici in generale) ha permesso all'alta burocrazia di marca piddina, ben sostenuta dalla stampa mainstream, di assumere la guida delle scelte politiche più rilevanti, e di legare indissolubilmente il nostro paese alle regole e ai vincoli sempre più dissennati della Ue, dettati essenzialmente dal binomio Francia-Germania. Oggi che questi due stati guida sono in crisi profonda, e noi stiamo molto meglio di loro, c'è grande irritazione nei palazzi che contano, e si studia il modo migliore per rovesciare la situazione a nostro danno. E il grande banchiere non molto amato da Cossiga è in prima fila in questa impresa.

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    1. Tendenzialmente sono un po’ scettico rispetto all’idea che “prima era mejo” (cit.). Non vedo nulla di radicalmente diverso nelle odierne dinamiche imperiali rispetto a quelle degli Ottoni o degli Asburgo, Parisi non mi sembra più scienziato di Tolomeo (ma neanche meno), ecc. Certo però che quando, su impulso di Vladimiro, mi sono andato a leggere gli stenografici del dicembre 1978 (dando la stura a una serie di altre operazioni di questo tipo), non ho potuto non riconoscere una capacità di interpretazione della realtà superiore laddove ritenevo che dovesse essere, cioè a sinistra. Questo rende ancor più cocente il tradimento che la sinistra ha perpetrato. Dí converso, però, quella capacità di lettura oggi mi sembra totalmente persa, piallata dalla propaganda degli operatori informativi e levigata dal conformismo più granitico di cui io abbia memoria. Forse devo rivedere qualcosa nella mia filosofia della storia…

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    2. Siccome non sono mai stato di sinistra, quando attraverso il Blog ho scoperto quelle prese di posizione del PCI riguardo allo SME, ho maliziosamente concluso che i parlamentari di quel partito avessero alle spalle ottimi economisti che gli fornivano altrettanto ottimi argomenti per fare opposizione. La parabola politica di Napolitano costituisce per me conferma.
      Così il modo ridicolo e sciatto con cui gli eredi del PCI fanno propaganda per il No, mi induce a ritenere che più che essere decaduti loro, sono molto decaduti i loro intellettuali di supporto.
      Probabilmente, a sinistra come a destra, più che la “classe politica”, dalla quale non si può pretendere più di tanto un’adeguata comprensione dei fenomeni economici - perché chi fa politica ha (quando la ha: ci sono i grillini che abbattono la media) formazione culturale ed esperienza professionale molto lontana dalla macroeconomia - il problema è la classe intellettuale ed accademica, che non è più in grado (fatta eccezione per il Dibattito che non esiste) di fornire analisi adeguate e idee alla politica. Soprattutto in materia economica.

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    3. L'ironia della storia è che i membri di quella classe politica avevano frequentato le scuole al tempo del fascismo. Napolitano era del '25

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    4. Forse è proprio questo che gli permetteva di riconoscerlo quando lo incontravano. Sul perché se lo siano dimenticato ultimamente girano teorie “new age” (crisi spirituale et similia), ma quanto sappiamo ci suggerisce percorsi diversi: una combinazione di cattura da parte di interessi personali (la prole saldamente insediata nelle istituzioni globaliste) e strategia politica di occupazione del potere tradendo l’interesse nazionale.

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  11. Se non ho capito male parte del senso del post, intuisco maggiormente l'importanza del suo ruolo di presidente della commissione bicamerale. Non sono riuscita a seguire tutte le audizioni e approfondire il tema, ma leggevo che la tendenza dei fondi previdenziali è ad incrementare gli investimenti in BTP, grazie anche al "clima" favorevole impostato dal ministro Giorgetti. Se il punto è questo, non mi faccio prendere in giro e i miei risparmi idem.

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  12. Diciamo che lei è lì (in Parlamento) apposta per dire queste cose ai suoi colleghi che le ignorano.

    Sinceramente se tutti gli attori della maggioranza sono in buona fede (quindi disposti ad ascoltarla) il problema è relativo.

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    1. Quindici anni non sono bastati a far capire che la categoria di “buona fede” è totalmente inutile. Quindi, siccome voi siete certamente in buona fede (aka “non siete cattivi”), rinuncio a spiegare per l’ennesima volta il perché essa sia irrilevante (quindi fuorviante) ai nostri fini… 🤗

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  13. Il paese di riferimento di Draghi sembra essere la Germania, poiché l’unione del mercato dei capitali porterebbe inevitabilmente a raschiare il fondo del barile. E, a quel punto, una volta prosciugati i risparmi degli italiani e dei cittadini europei, si renderebbe necessario un nuovo piano Marshall. In Draghi, cioè, vedo la tipica strategia autodistruttiva tedesca.

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  14. Professore vi è un aspetto non preso in considerazioni nelle uguaglianze esposte: la velocità di circolazione .
    Qui una barzelletta con ipotesi per capire : https://www.am02.it/index.php/Parabola_sulla_velocita%27_di_circolazione_della_moneta
    Se la velocità di circolazione in Olanda è superiore che in Italia gli investimenti si spostano all'interno dell'area senza colpa degli olandesi (che colpe ne hanno per altre mille cose ) .
    L'applicazione di uguale normativa in differenti aree per etica crea la differenza: es.: legge europea che regala piste ciclabili ai comuni i cui sindaci giurino che tutto è in regola pena decapitazione. In Olanda quasi tutti i sindaci firmerebbero , in Italia dubito che alcuni firmino .
    Da cui poi nasce la ripercussione sulla spesa pubblica :
    https://www.am02.it/index.php/La_spesa_pubblica_improduttiva_(definizione)
    Non varrebbe la pena di pensare in modo più "creativo" ?

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  15. La spiegazione dell'equazione S - I = X - M di questo post è eccellente, perché l'ho compresa pure io; direi a prova di piddino.
    Vedo che c'è ancora chi oggi si chiede con stupore come sia possibile che gran parte della classe dirigente ignori l'algebra della bilancia dei pagamenti e di come il conto finanziario sia necessariamente lo specchio delle partite correnti.
    Penso sia inutile girarci intorno e non credo sia il caso di cercare spiegazioni improbabili al quesito "perché fanno questo all'Italia?" È la vecchia lotta di classe marxiana, aka conflitto per la distribuzione del reddito keynesiana, e la sta vincendo il capitale, per dirla con le parole di Warren Buffett.
    Io posso essere, purtroppo per età, testimone che non è sempre stato così anche in Italia e che abbiamo avuto la fortuna di vivere un trentennio di equilibrio dei rapporti tra le classi, tra i '50 e gli '80, caratterizzati da crescita della quota salari, crescita dei redditi e del PIL.
    Rimpiango di non aver studiato economia in gioventù e di non aver avuto docenti di politica economica come lei, ma è sempre un piacere leggere post come questo e constatare la sua immodificata passione per la divulgazione di principi macroeconomici in apparenza complessi, ma resi comprensibili anche a profani della materia.
    Ho cominciato ad appassionarmi di economia tardi, come in questi giorni sto scoprendo la bellezza dell'hockey su ghiaccio. E mi accorgo che non è mai troppo tardi.

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  16. A questo punto ho una domanda, forse ingenua, riguardo la parte conclusiva del post: i vari responsabili economici e ministri delle finanze non servono proprio a questo? In altre parole, e declinando il ragionamento limitandoci al nostro Paese, suppongo che oltre a lei quelle identità contabili le conosca anche Giorgetti? E che quindi vengano fatte conoscere anche a Salvini, a Meloni, etc.?

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    1. Rinvio a Pinocchio per la stima della durata di un Grillo parlante. Mi sembra ovvio che noi ogni giorno facciamo questo lavoro di mediazione culturale con le persone che sono state al #goofy (e che quindi sanno che dietro a una certa visione del mondo c’è un discreto consenso), ma vanno considerate due cose: la prima è che chi è più su di noi deve occuparsi di una pluralità di cose che, anche se forse non lo sono, magari volta per volta sembrano più pressanti (esempio pratico: fare una lezioncina sui saldi settoriali a Matteo nel giorno dell’uscita di Vannacci non sarebbe una buona idea, giusto?); la seconda è che quando la narrazione ha preso una certa piega (e la narrazione noi non la controlliamo) la cosa più intelligente da fare è mettersi in una postura di riduzione del danno, più che di affermazione della Veritah (che è la nuova onestah). Insomma: bisogna farsi furbi. I leader hanno bisogno di messaggi comunicabili, e oggettivamente S-I=X-M non lo è.

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  17. Può per cortesia approfondire la frase che scrisse, mi pare nel primo post riguardante la Grecia, riguardante l’identità S-I=X-M e in generale le tre relazioni identitarie della CA che faceva più o meno così: “questa è un identità, cioè descrive ciò che succede, non un equilibrio, cioè ciò che gli attori vorrebbero succedesse”.
    É inteso nel senso che alcuni operatori non riescono ad ottenere la relazione rischio-rendimento che vorrebbero? Se ci fosse controllo dei capitali la identità sarebbe comunque e sempre valida ma i RNE sarebbero collocati nella parte “conservativa” del primo quadrante di un plot rischio-rendimento e quindi la loro influenza sul rischio sistemica sistemico sarebbe inferiore garantendo una maggiore sostenibilità del sistema? (Oltre ovviamente agli altri benefici, quali non essere costretti a seguire la politica monetaria del Paese più forte, mi riferisco sempre ad un auspicato sistema di cambi flessibili)

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    1. Se ben capisco la sua domanda. E' una identità che non è mai verificata puntualmente ma è tendenziale . Cioè in ogni momento il risultato non è l'uguaglianza ma la sommatoria nel tempo delle quantità tende alla formula indicata diventando uguaglianza .

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    2. Scusate, mi pare che la facciate un po’ troppo complessa! Invece è molto semplice: i dati economici devono rispettare la coerenza interna della contabilità (non ci può essere un debito senza un corrispettivo credito, ecc.), ma non necessariamente rispettano le preferenze degli agenti economici. Sarà capitato anche a voi di andare dal fornaio e non trovare pane, no? Nella contabilità del fornaio questo non si è visto, ma voi eravate contenti?

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    3. No, non lo sono mai quando manca la focaccia alla cipolla ma ci metto sempre i miei 5 euro di pizza. Fuor di metafora, ritornassimo alla repressione finanziaria (e vai di Myrdal e value loaded terms), ci sarebbe meno rischio sistemico in quanto o prendi il tasso offerto da banche e aziende nazionali o niente? Insomma aiuterebbe a non avere valori di C.A >4% perché, almeno la parte più rilevante dei RNE cioè i redditi da capitale sarebbero contenuti?

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    4. No, non c’entra un gran che col ragionamento di questo post.

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  18. Grazie per questo chiarissimo ripasso. Per me è stato necessario per capire, utile per parlarne con gli amici.

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    1. Non so quanto possa essere argomento di conversazione, ma se sono stato utile mi fa piacere.

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  19. In soldoni , noi abbiamo messo i nostri risparmi in banche /imprese che poi li hanno fatti "fluire" nelle tasche di altri ( a cominciare dai proprietari delle banche ) ed adesso è giunto il momento di farli sparire anche "legalmente" gonfiando "listini" di una "borsa" destinata comunque a saltare.

    Insomma si tratta solo di ufficializzare che NOI abbiamo già perso i nostri soldi e che LORO si terranno la loro "roba" che hanno comprato nel frattempo.

    E se già messa così è brutta , potrebbe anche essere peggiore.

    LORO potrebbero ad esempio mandarci tutti in guerra come le altre due volte , così NOI avremmo il dramma di salvare la nostra miserevole vita e la nostra miserevole "roba" , e avremo altro a cui pensare rispetto ai nostri miserevoli risparmi che GIA' più non ci sono.

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  20. La vicesegretaria dell'OCSE andava dicendo proprio questo giovedì scorso, al consolato: bisogna aggredire i risparmi privati e integrare i mercati finanziari....

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  21. ma Draghi, quando parla, mica si rivolge all'Unione Europea dei cittadini e dei popoli; parla ai lobbisti e ai governi esecutori in nome e per conto dei padroni del vapore, di cui LVI è uno dei portavoce più obbedienti e qualificati. L'errore di interpretazione di chi sia l'audience a cui si rivolge, crea la confusione sulla sua linea di azione, che ha sempre mirato ad avvantaggiare l'eurosistema e i suoi principali azionisti, dai tempi della lettera congiunta con Trichet. Un maggiordomo impeccabile dallo sguardo imprenetrabile

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    1. il tema della competitività draghiana è il pretesto per far defluire il risparmio privato nel mercato unico dei capitali, la cui gestione, una volta liberata dagli ostacoli interni (nazionali), sarà appannaggio dell'eurosistema finanziario che potrà disporne liberamente (euro digitale). Si intuisce bene che, di fronte a questo scenario di cessione forzosa del lavoro (come elemento sostanziale della vita sociale ed individuale), la battaglia contro il MES è come una puzzetta in un biodigestore

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    2. Dici? Il ragionamento mi sembra all’altezza della metafora.

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  22. Il risparmio fluisciue in maniera massiva da decadi perché siamo troppo conservativi e i giovani sono un po' choosy e non lavorano pancia a terra. Occorre smettere di investire nel mattone e introdurre una poderosa governance leuropea per distruggere la domanda interna, la spesa pubblica improduttiva, attirare capitali esteri e sconfiggere il p@tri@rc@t@.

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  23. Seguendo la logica piddina europea del "danneggiare il paese per danneggiare il governo", le elezioni francesi del prossimo anno potrebbero essere determinati per innescare "la crisi (necessaria?)" e far saltare per aria la Francia e la leuropa? Ipotizzando una vittoria della Le Pen o chi per lei ovviamente.

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    1. Sicuramente una vittoria della destra renderebbe meno indulgenti le istituzioni europee, che altrettanto certamente avrebbero bisogno di fare sponda sulle istituzioni nazionali “indipendenti” per condizionare l’indirizzo politico francese, e infatti Macron sta blindando tutti i vertici di queste istituzioni.

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  24. Professor Bagnai, essere qui significa voler capire su cosa, chi e perchè ci sta prendendo in giro. Almeno io lo intendo così.
    Il problema più è la mancanza di anticorpi culturali cui faceva cenno.
    Non solo circa i segreti celati nei manuali di macroeconomia, ma anche quelli celati tra le righe dei manuali di diritto costituzionale e diritto nell'Unione Europea. Che si scorgono solo dopo che qualcuno li ha fatti notare.

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