sabato 28 ottobre 2017

Save the girl

(...La bella Alcina venne un pezzo inante,
Verso Ruggier fuor de le prime porte...)

(...l'ideale seguito di Save the boy: il livello dello scontro si è alzato: oh, se si è alzato!...)

(...i miei ultimi due concerti - intesi come quelli cui ho partecipato come accompagnatore, che solista non sono - hanno due cose in comune: la prima è che si sono svolti in luoghi tanto remoti, da essere ignoti perfino alla Cia. Provate a cercare con Google Maps la Chiesa della Graziella! Vi porterà a Reggio Calabria. Eppure, Wikimm... sa di cosa si sta parlando! Oppure, chiedete alla Cia, cioè a Google Maps, di portarvi a S. Giovanni della Malva. E lui vi porterà a S. Giovanni della Pigna, che sta dall'altra parte del fiume. Ecco: ora sapete dove rifugiarvi, se voleste essere fuori dal radar (ma bisogna che qualcuno vi apra)! L'altra cosa che i miei due ultimi concerti hanno in comune è che sono stati concerti privati. Quello alla chiesa della Graziella - che poi è la platea del teatro dove venne data la prima della Serva Padrona: in un vicolo sudicio e angusto, popolato di botteghe di lattonieri, dietro una cancellata anonima: lì la storia della musica ha fatto un balzo in avanti... - era richiesto dalla Handel&Hendrix in London [so di avervi stupito: dovrebbero mettere qualcosa sul loro sito fra un po'...], e quello di Roma da una non meglio specificata miliardaria alloctona - ma miliardaria sul serio, nel senso che pensava di portare a Roma i Berliner e quelli però le hanno detto che avevano judo... Non so se avete idea di quanto possa costare sta roba...

Oggi, a na certa, ho caricato il cembalo in macchina, adjuvante Palla, e mi sono messo in strada verso Trastevere. Mentre andavo, pensavo a tutto quello che avrei dovuto fare: scrivi la job description per il ricercatore, scrivi all'editor della rivista tale per segnalargli l'articolo dell'economista talaltro, fai qualche modifica ai progetti di merchandising, leggiti gli ultimi cinque articoli per la special issue di CES e trova i referee per tutti e dieci gli articoli, guardati i conti dell'associazione nell'ultimo mese, rispondi a 217 email - tante me ne risultano, fai fare ar Palla qualche studio di funzione - non mi ha ripreso 3 sto testadecazzo?, porta Uga a pattinare, leggi il libro sull'euro del collega, ma leggi anche il libro sull'Unione Monetaria Latina del collega, ma leggi anche il libro di Vladimiro, altrimenti fai la figura del pirla, poi però scrivi anche a tutti i relatori del goofy per metterli in contatto con la segreteria, e dai un'occhiata al budget, e ricordati di dire alla plebe chi verrà al convegno, e poi quando gli dici che viene pure lui come la metti, che tutti i giornalisti vorranno venire a grufolare?, e poi ci sono gli aspiranti soci, i loro curriculum, e quando lo convochiamo il direttivo, e, e, e....

E a un certo punto ho pensato: "Ma Cristo santo: è sabato! Ma potrò una volta fermarmi anch'io, e fare solo quello che sto facendo? Andare a Trastevere a provare Gloria, Lauda Jerusalem, e Stabat. Ma possibile che debba sempre contare le cose che non ho fatto, o che non sto facendo, o che non farò? Poi trovi quello, al quale magari hai chiesto di fare una cosa, e che magari l'ha fatta a cazzo, costringendoti al triplo dello sforzo, che ti dice: 'Rilassati!' Come è rilassante fare le cose a cazzo! Aveva ragione Giordano: "Il piacere di fare musica è il piacere di farla male!" Ho fatto male io, a mandarlo al diavolo: sarà forse l'unica volta in cui mi sono pentito, perché nelle sue parole c'era tanta saggezza: nessuno è tanto felice quanto un cialtrone, perché cialtrone è chi con serenità scarica sul diligente il male di vivere. Morirò senza trovare chi me ne scarichi un grammo di dosso: ma bisognerà pure che la morte abbia qualcosa di desiderabile, no? Altrimenti, quanto sarebbe amara...

Ma oggi no: oggi no, c'era un sole meraviglioso, e ho lasciato che, se non la ripresa, almeno mi pervadesse lo spirito dell'"e sti cazzi!". Gli infiniti libri e articoli degli innumeri colleghi hanno aspettato un paio d'ore, mentre io ritrovavo Ildebrando e la sua orchestra, e dopo forse una trentina d'anni mi rimettevo davanti a queste pagine, delle quali avevo dimenticato la potenza... 

E così ho fatto, e il cosmo mi ha premiato facendomi trovare subito parcheggio, a testimonianza che il mondo, più che una nostra rappresentazione - perché noi sappiamo che è una loro rappresentazione, loro dei fascisti come il vecchio mal vissuto - è un nostro stato d'animo. Ho rivisto vecchi amici, e anche nuovi.

Mentre mi facevo strada verso il cembalo: "Benvenuto! Sono un suo ammiratore!" - un flautista. Io me lo guardo, e ironizzo: "Ammira il clavicembalista, suppongo...". Ma purtroppo no, o forse meno male: siamo veramente ovunque - del resto, nell'orchestra di Ildebrando gli Stabat arrivano in orario, e ho detto tutto... Il boss: "Finalmente vieni a respirarti un po' di aria musicale..." Eh, in effetti, finalmente... Finalmente...

Poi torno alla macchina, in grazia di Dio, chiedo alla mia unica signora e padrona se desidera qualcosa per cena, e mi reco al supermercato...)




Alcina: "Ciao! Ti stavamo aspettando!"

Io: "Mi stavi aspettando perché non sai chi sono. Ma non è una cosa grave. Non lo sa quasi nessuno. Però devo dirti che io non sono quello giusto per te. E, credimi, non sai a cosa scampi..."

(...il banco del pesce mi attendeva...)

(...poi, uscendo...)

Io: "Senti: voglio dirtelo: tu lo sai che io sono un bieco fascioleghista, nonché ministro dell'economia in pectore niente meno che di Matteo Salvini?"

L'amica di Alcina: "Ecco, te lo dicevo che stava in politica!"

Io: "Guarda: oggi è una giornata molto triste per me. Mi viene incontro una persona con un sorriso meraviglioso... e all of a sudden mi rendo conto che di me le interessano solo i soldi. Sì, lo so, nella storia dell'umanità non è la prima volta che succede, ma quando capita a te fa veramente male! Comunque, questo è il mio sito: magari, se vieni a leggermi, potrai trovare qualcosa di interessante, anche se, me ne devi dare atto, io ho fatto quanto era in mio potere per scoraggiarti...".



(...ve l'ho detto: il livello dello scontro si sta alzando:

Sola di tutti Alcina era più bella
com'è bello il sol più d'ogni stella.

...e il resto della descrizione è abbastanza pertinente - peraltro, ecco cosa vorrei rileggere: un po' di ottave. Ma la guerra è guerra. Ora mi resta il dubbio: sarà stata molestia - o meglio: molèstio - sessuale?...)

(...sì, vabbè, avrei dovuto spiegarle che alla sua organizzazione non servono i miei soldi perché ha dietro n banche ed m multinazionali, che la questua, a chi la manda a farla, serve solo per legittimarsi, a simulare di essere investita di un potere sovrano - il potere di fare e disfare le politiche di stati sovrani - in virtù di una caricatura di suffragio popolare, realizzato non deponendo una scheda in un'urna, ma uno spicciolo nel cappello, avrei dovuto farla riflettere sul fatto che non è normale che gli obiettivi che a lei hanno detto di venirmi a dire che vogliono realizzare li realizzi una società opaca e priva di reale accountability, anziché lo stato, ecc. Ma, vi ricordo, eravamo partiti dal fatto che oggi avevo deciso di non lavorare. E poi, tanto, a cosa le sarebbe servito capire, se anche avesse capito? Io lascio che ognuno viva la sua vita. Se è scritto che capirà, lo farà. Se non è scritto, non lo farà. Lasciatemi, per un giorno, essere inutile...)

QED 85: Scalfari

Quando mi è arrivato per posta questo articolo, ho abbozzato un sorriso, e son passato oltre, dopo avervi elargito questo tweet. Non so perché il professor Borso abbia trovato ora queste lettere: forse perché ora gli è venuto in mente di cercarle, e allora non so perché gli sia venuto in mente di cercarle ora. Ci sono tante cose che non so. Ma, d'altra parte, io sapevo, e so (io so), quello che Calvino scriveva a Scalfari, anche senza bisogno di leggerlo, perché non sono uno storico, ma un intellettuale, e quindi non ho bisogno di fare ricerche di archivio per capire a quali pulsioni obbedisca e a quale ideologia si ispiri chi auspica per il proprio paese il manganello del vincolo esterno, chi in anni tanto difficili, paragonabili, dal punto di vista economico, a un evento bellico, ha conformato la propria linea editoriale a un ottimismo di schietta impronta propagandistica, chi si è schierato apertamente con l'asse Washington-Berlino-Francoforte (IMF-CE-BCE: la troika).

So che a molti di voi questo non piacerà, ma ci sono sufficienti evidenze del fatto che il fascismo nasca per manganellare i lavoratori (di capitalisti manganellati sinceramente non ne ricordo), e per soffocare il pensiero critico (DiBozzi ci ha fornito interessanti spunti, ad esempio qui o qui, e naturalmente vi rinvio anche al lavoro di Arturo - citato da CorrettoreDiBozzi - su Orizzonte48). Naturalmente ci sono state diverse fasi, e bla, bla, bla. Tuttavia, se io vi ho confessato il mio peccato di essere stato affettivamente, emotivamente di sinistra (prescindendo da una riflessione razionale, che tante cose mi avrebbe fatto capire prima!), vorrei anche esortare quelli che qui sono di destra a fare i conti coi propri sentimenti, e ad affrancarsene per un momento. La simpatica finanza è sempre amica dei dittatori che posiziona sulla sua scacchiera di cartapesta, finché questi non pensano di poter fare come gli pare: allora finiscono impiccati, linciati, appesi a testa in giù. Nell'amore fra capitale e fascismo ci son diverse fasi, si sa: l'amore non è bello, se non è litigarello! Ma il fatto che certe storie finiscano male non vuol dire che non fossero cominciate più che bene! Si sa anche che l'amore, quello vero, è eterno. E si sa, infine, che il termine "austerità" è stato introdotto nel lessico dell'economia da un ministro fascista (ce l'ha spiegato Clara Elisabetta Mattei, in un articolo che dovete leggere).

Quindi, perché stupirsi che chi ha definito gli italiani "scavezzacolli" per il loro rifiuto dell'austerità e delle "regole" altrui abbia radici così profonde in un passato che il paese vorrebbe dimenticare? Quel passato è il presente, anche se oggi il suo nome è euro.

Abbiamo avuto diritto, per un po', alla lotta di classe combattuta col manganello delle regole. Vedrete, torneremo all'antico: e non sarà un progresso...

venerdì 27 ottobre 2017

La crisi è finita

(...sto lavorando come una bestia, ma almeno con un minimo di comfort. Nella nuova sede di a/simmetrie ho una stanza, una scrivania, un tavolo, e un clavicembalo. A proposito...


[...bbona la prima, anche se in un disco non la metterei: ma tanto voi siete fascioleghisti, quindi...]
 
...dunque, dicevamo: lavorando come una bestia. Esempio: due giorni fa ero a Brescia per un incontro dal titolo "L'Europa tra sogno e realtà", promosso da APINDUSTRIA Brescia. Nel suo intervento, il presidente della Confapi, Maurizio Casasco, ha fra le altre cose invitato a tener conto, oltre al sogno, della dimensione dell'interesse. Io ho fatto una breve presentazione, della quale cercherò di darvi conto appena possibile, e dalla quale vorrei estrarre tre slides che non ho presentato per motivi di tempo. Sono cose che sapete, è un lavoro che siamo stati i primi  fare e abbiamo rifatto tante volte, ma ripetersi male non vi farà, e ci permetterà anche di porre su solide basi alcune precisazioni che intendo fare nei prossimi post.

Dice: "Perché lavorando come una bestia?"

Bè, perché poi, il giorno dopo, mi sono svegliato alle 5 per prendere il volo da Orio al Serio a Pescara, dove avevo un consiglio di dipartimento, nel corso del quale mi sono addormentato, cosa che non mi è riuscita in aereo, a causa della presenza di un adorabile frugoletto, e dove dovevo vedere i campioni del merchandising per il #goofy6.. eh già, perché quest'anno abbiamo anche qualche oggettino da proporvi, oltre a tante altre cose... poi sono andato a prendermi un bus per tornare a Roma - avrei voluto mettere il Doblò nel bagaglio a mano, ma Ryanair è molto fiscale, come sapete - e poi, arrivato a Roma, sono andato a mettermi in mano a #lascienza, che deve decidere, in base ad alcuni valori di alcune sigle arcane, cosa devo fare per veder passare di fronte a me i cadaveri di tutti i miei nemici. E siccome questi sono tanti, io mi prosterno a #lascienza ed eseguo pedissequamente, anche perché, per motivi che non vi posso dire, quest'anno proprio non posso permettermi di arrivare sul palco del #goofy6 sfasciato nel fisico. A proposito: se non vi siete ancora iscritti, il modulo è qui...)

Ce l'abbiamo fatta! Siamo fuori dalla crisi! Questo ci raccontano i giornali, e su queste basi gli economisti laureati, quelli che si muovono solo fra le piante dai nomi poco usati: bossi, ligustri, acanti, liquidano con spallucce la nostra pretesa di voler ancora dibattere di integrazione europea. Un dibattito che non ha senso, un dibattito che si sarebbe esaurito con la fine della crisi, dicono loro:



La ripresa "persistente e pervasiva" è come la granata "penetrante e dilacerante", quella del Gaddus, sapete, nella Cognizione del dolore (l'azione di quota 131...). Pervasivo... Ma! A me sembra tanto un anglicismo, però un suo perché, lessicalmente, ce l'ha. La ripresa ci pervade... verrebbe quasi da dire che "tutta si transferisce in noi", per citare un altro dei due o tre libri che ho letto.

Ora, c'è però un problema: noi siamo penetrati e dilacerati, anzi, no, scusate: pervasi da questa ripresa persistente, ma... resta il fatto che proprio non vogliamo accorgercene! Come spiegare questo paradosso?

La spiegazione più semplice è che i giornali mentano. Che sui fatti economici (fatti, non opinioni) i giornali "sbaglino" qui lo abbiamo accertato più volte (mi limito a ricordare il caso più eclatante). Abbiamo anche appurato che la colpa non è sempre loro. Spesso, purtroppo, è di miei colleghi un po' smemorati e diversamente inclini a verificare le proprie fonti (questo e questo sono due esempi eloquenti). Ma in questo caso le cose non stanno così. I dati, i migliori amici dell'uomo, ci dicono che la ripresa c'è:


Dalla seconda metà del 2015, con una certa buona volontà, possiamo vedere un decollo che poi si rafforza, diventando più visibile ed esplicito negli ultimi mesi.

Quindi?

Quindi i giornali non mentono, ma non dicono nemmeno la verità. C'è infatti un problema di tassi di crescita, e un problema di livelli, un problema di dinamica e un problema di statica. Se allarghiamo lo zoom la situazione, come voi ben sapete e gli operatori informativi ben ignorano, si presenta così:


La slide precedente corrisponde al quadratino rosso riportato in questa slide: un lasso di tempo in cui si è materializzata una ripresa al tasso dello 0.16% mensile. Certo, meglio di una decrescita, ma il rettangolo azzurro ci ricorda che dopo lo shock Lehman, imperante Abberlusconio, il rimbalzo dell'Italia era stato ben più vigoroso: 0.35% in media mensile, fino all'arrivo del killer della nostra economia, Mario Monti.

Sì, stiamo ripartendo, ma a una velocità che è meno di metà di quella dell'ultima ripartenza, e da un livello inferiore di oltre il 20% a quello pre-crisi.

Quindi le cose non vanno proprio bene. Eh, no, direi proprio di no: direi che vanno peggio. Lo si capisce se si allarga ulteriormente lo zoom, cosa che giornalisti e colleghi diversamente familiari coi dati non possono fare (almeno, non senza ricorrere al dottorando di turno, che però, di questi tempi, è facile che sia a sua volta diversamente familiare con l'alfabeto... il che non semplifica le cose!). Io, invece, sono da sempre economista applicato, e in tale veste mi pregio di sottoporvi questo disegnino:


Questo è l'indice della produzione industriale in termini annuali dal 1958 a oggi (59 anni). Vi ricordo che gli indici descrivono la dinamica di un fenomeno, non il suo livello. Insomma: quando osservate un indice, quello che conta non è se vale 10 o 100, ma la velocità alla quale cresce (o cala). Si vede bene, dal grafico, che dal 1958 alla metà degli anni '90 la produzione industriale italiana si è sviluppata a un tasso di crescita leggermente superiore a quello della produzione industriale tedesca. Infatti, partiamo più bassi (la linea arancione è sotto quella blu) ma arriviamo insieme a metà degli anni '90. Arrotondando, i rispettivi tassi di crescita sono del 4% e del 3% fra 1958 e 1996, poi del -1% e del 2% dal 1997 a oggi. I motivi vi sono noti, sono stati discussi in questo blog, e poi sono diventati una pubblicazione scientifica.

Naturalmente anche in questo grafico il riquadro rosso isola l'ultimo pezzo della storia, quello descritto con dati mensili nella prima slide, l'unico che i giornalisti vedano o di cui comunque vi parlino. Potete valutare da voi in quale considerazione prendere le parole di chi parla di persistenza e pervasività: senza voler influenzare le vostre considerazioni, mi limito a dire forse sarebbe meglio riflettere su un concetto più familiare: quello di dimensione. Con una ripresa di queste dimensioni, non raggiungeremo mai più la Germania, nonostante anche questa sia rimasta invischiata nella trappola in cui ha attirato i suoi concorrenti...


(...se vi interessa uno che Froberger lo suona bene, naturalmente è un italiano, ed è qui...)



lunedì 23 ottobre 2017

One year later (Brexit)...

(...Marta: "Professore, ma che significa in agenda verificare il tweet di Myrta Merlino?" Io: "Questo...")

Tema


Svolgimento



Conclusioni
Di conclusioni ne possiamo trarre almeno tre. La prima, è che la dottoressa Merlino è una persona molto sensibile, il che la porta a preoccuparsi molto, qualche volta forse troppo, dell'altrui sorte. La seconda è che Gianni Chiodi è una persona saggia. La terza è che, che tu sia Hollande o Tsipras, che tu sia Monti o Macron, se la dottoressa Merlino te la tira, devi preoccuparti molto meno di quando te la tiro io (nei quattro grafici precedenti il puntino rosso indica la data in cui la dottoressa Merlino emise la sua infausta profezia: ricorre oggi giusto un anno...).


(...peraltro, vedo che qui, come altrove, sfugge che nell'abbandono dell'Eurozona, o dell'Unione Europea, quello economico è l'ultimo dei problemi e l'ultima delle motivazioni. I problemi sono democrazia e libertà: la necessità di abbandonare un sistema incarnazione di un nazionalismo malato perché privo per costruzione di tutti gli elementi positivi - il senso di identità e di solidarietà, la visione comune - e infestato da quelli negativi - la volontà di potenza (sconfiggere la Cina), la tensione totalitaria e repressiva; il sottrarsi a una caricatura di sistema politico nazionale pesantemente viziata da una costante, sistematica violazione del principio della separazione dei poteri, vulnerabile all'azione delle lobby, infiltrato dagli emissari di potenze a noi ostili. Poi, se volete, possiamo anche parlare di macroeconomia, e allora vedrete che a distanza di un anno il disastro ancora non c'è... e quando ci sarà, nel Regno Unito, è abbastanza probabile che intorno non sarà rimasto nessuno per goderne!...)

Media, democrazia, sinistra

(...o anche: le solite parole al vento. "Quasi nulla di nuovo", come commenta Alessandro in calce al video. Ma, almeno, questa volta ero in piacevole compagnia, e in un posto stupendo, perché ce ne sono, a Roma, di posti stupendi...)




(...il problema principale, quello dei media, è irrisolvibile, o forse no: occorre una seria informazione pubblica, che, però, potrà essere pluralista solo a valle di un sistema politico articolato sul proporzionale. Perché a cosa serva il maggioritario qui l'abbiamo capito, e mandiamo un forte abbraccio a chi si rende ridicolo in pubblico cercando di spiegarcelo - come è accaduto in un'altra circostanza, per la quale vi rinvio a un post che non avete capito, e forse ora comincerete a capire - quelli che c'erano sabato credo capiranno. La buona educazione comincia quando si impara a non fare domande delle quali la risposta è scontata: quindi, regolatevi. Si apra la discussione...)

mercoledì 18 ottobre 2017

L'affaire Visco: chi è senza Maastricht scagli la prima pietra.

(...da Charlie Brown, che... ve lo ricordate? Sicuri? Posso evitare di specificarlo? Dai, facciamo finta che sia possibile evitare di dire l'ovvio... anzi, no: per sicurezza, almeno una volta diciamolo: da Charlie Brown, che non sono io - ma è l'autore della seconda miglior rassegna stampa su Twitter dopo quella di Giuse - ricevo un contributo sul tema della crisi bancaria che mi affretto a condividere con voi. Mai come in queste circostanze è opportuno che le foglie non nascondano l'albero...)




La messa alla berlina del governatore Visco ad opera della maggioranza piddina rappresenta un patetico scaricabarile politico.

Ma tale modus paraculandi può forse dar spunto ad una riflessione più strutturale.

Bankitalia non vigilava adeguatamente? Consob neppure? Chi, onestamente, può dire il contrario? Le carte cantano! (E grazie ad una commissione d'inchiesta così "imparziale" le carte canteranno ancor di più, benché intonando sempre la stessa melodia.)

Ma pensiamo davvero che Visco e Fazio fossero degli incompetenti, dei dilettanti? Se così fosse, la loro nomina ad opera della classe dirigente che ancora oggi si ripropone come insostituibile oligarchia dovrebbe suscitare alcune domande anche nell'elettore più superficiale.

Forse la causa di tante "sviste" ad opera degli organismi di controllo esterni ed interni alle banche italiane era imputabile non all'umana pochezza ma ad un’altra causa: ad un vincolo esterno. Più precisamente a un chiaro ed inequivocabile ordine di scuderia emanato da Leuropa. Un ordine al quale tutti, ma proprio tutti, dai vertici BCE fin al più passivo sindaco e revisore della più piccola banca territoriale de Laperiferia de Leuropa doveva sottostare: non intralciare l'enorme arbitraggio finanziario reso possibile dal trattato di Maastricht e dall'unione monetaria.

Arbitraggio? Sì, arbitraggio: così si chiama prendere a prestito nel nucleo e prestare con spread ai mal-investitori della periferia senza subire rischi di cambio e senza alcun controllo sui movimenti dei capitali. Una colossale macchina da soldi, la cui già enorme potenza era ulteriormente amplificata dal mercato dei derivati, grazie al quale si diluivano i rischi di credito nell'oceano degli ignari e polverizzati investitori globali.

Alberto parla di droga, e mai metafora fu più calzante. Come nel narcotraffico fisico, nel narcotraffico finanziario tutti si sono sporcati le mani: i coltivatori (ingegneri e top manager finanziari) , i cartelli dei trafficanti (le grandi banche del nucleo, cresciute in Germagna sino a diventare un stato nello stato ) , i cartelli degli spacciatori ed la loro rete di "down the line dealers" (le grandi banche commerciali periferiche e le numerose banchette che le contornano) i governi, i responsabili dei controlli a tutti i livelli: pubblici e privati, nazionali ed internazionali, i partiti e le forze politiche, tutti pro-Maastricht e pro Euro (ricordo che la "costituzione europea" da noi fu votata all'unanimità ed il fiscal compact con dibattito praticamente zero).

È stato questo il business che ci ha fatto ricchi lavorando un giorno in meno. È stato questo il miracolo dell'Euro. È stata questa la fonte di accumulo di capitale finanziario che ora permette la fase due: sfruttare la mobilità incontrollata del lavoro.

Quindi, cari moralisti falliti e vigliacchi, chi di voi è senza Maastricht scagli la prima pietra.


(...ecco, non prendetevela, ma questo mi sembra un contributo più pregnante e costruttivo che venire qui a parlarmi del Maalox che avete preso ascoltando Amato: ci ricorda alcune cose che non dovremmo mai dimenticare, in particolare una, e lo fa in modo sintetico e efficace. Qualcuno che aiuta c'è. Ce ne sono molti, in effetti, altrimenti questo show non potrebbe andare avanti...)

martedì 17 ottobre 2017

Miracolo a Lisbona

(...vi farà piacere sapere che l'asfaltatore è stato asfaltato: Rockapasso, indignata: "Hai trattato male anche Alberto49!" Eja ergo advocata nostra! Gli è che lei si prende a cuore tutte le persone, tranne una. Non sto a dirvi quale. Ora, vedete, dai post precedenti - o meglio: dalle vostre discussioni - emerge che io e voi abbiamo due nozioni totalmente incompatibili di cosa sia inammissibile. A voi sembra inammissibile che Giuliano Amato faccia Giuliano Amato. Io, questo, sinceramente non lo capisco! Nessuno riesce a far tanto bene Giuliano Amato quanto Giuliano Amato: magari potrà non piacere il personaggio, ma l'interprete è ottimo, e noi, che siamo tutti di passaggio su questa terra, più che il personaggio, che non ci scegliamo, dovremmo giudicare l'interprete. Fuor di metafora: a me che una persona visibilmente, platealmente schierata col capitale appoggi il capitale - che per questo le è riconoscente - non mi scandalizza né trovo che sia censurabile. Il problema non è che il capitale trovi chi lo rappresenti. Il problema non è nemmeno che il lavoro non lo trovi. Il problema sorge quando chi ostenta di rappresentare il lavoro porta acqua al mulino del capitale. Lì il gioco diventa falsato, e a me non diverte giocare con un mazzo truccato, anche se so che vincerò comunque io. Quindi, scusatemi, ma pathos dei vostri commenti precedenti non lo capisco. Presumo, quindi, che simmetricamente non capirete perché quanto sto per raccontarvi manda invece in bestia me. Credo si chiami "appartenenza", quel cancro fottuto dal quale in sei anni non sono riuscito a liberarvi. Alla fine, Amato è "nemico", mentre le persone delle quali vi parlerò, in fondo, "amiche", e voi da questo schema non uscite, non ce la fate proprio. Dovremo abituarci a convivere coi nostri rispettivi limiti. Non sarà facile...)


In quanto intellettuale di sinistra, ci sono due cose che proprio non mi vanno giù nei miei cosiddetti simili: la prima è il loro vizietto di giudicare i libri, illustri o meno illustri, dalla copertina anziché dal contenuto; la seconda è la strabiliante leggerezza con la quale si bevono qualsiasi panzana venga defecata dagli organi di stampa "ufficiale". Sul primo vizietto scrissi un post qualche anno fa, a seguito di una delle giornate più pesanti della mia vita recente (e remota): questa. Sul secondo, che, come forse ricorderete, ho deprecato dalle auguste pagine di Micromega, vorrei intrattenervi oggi, parlandovi del miracolo a Lisbona.

Premessa
Prima di farlo, però, aggiungo una breve premessa. Una premessa personale, che, mi rendo conto, nonostante sia a mio avviso utile per inquadrare nella corretta prospettiva politica gli elementi tecnici che vi fornirò, potrà sembrare superflua a molti, e sgradevole ad alcuni, ma dalla quale non posso prescindere. Perché, vedete, domani, quando saremo liberi, e la vita normale sembrerà normale a tutti, tutti vorranno far credere di essersi sempre opposti alla perversione neoliberista nella quale stiamo vivendo, e nessuno vorrà ammettere di aver messo attivamente i bastoni fra le ruote a chi stava cercando di svegliare le coscienze sopite dalla propaganda. Sarà un generale "scurdammoce o passato", accompagnato da costruttivi inviti a volgere lo sguardo al futuro, in avanti, e a ritrovare un rinnovato senso di solidarietà.

Solidarietà un cazzo (mind my French)!

Chi è stato parte del problema non credo potrà essere parte della soluzione, e se in alcuni casi occorrerà giungere a una mediazione, in altri credo che se ne potrà tranquillamente fare a meno. Un esempio fra tutti: gli uscisti da sinistra. Qualche giorno fa, su Twitter, uno chiedeva: "ma che vuol dire uscita da sinistra?" Mi sono così reso conto che un pezzo di memoria storica del dibattito era già andata smarrita. Ma se verba volant, scripta manent. Partiamo dagli scritti, e in particolare da quanto scrivevo a p. 296 e 297 del mio libro del 2012 (dicesi duemiladodici):



Come vedete, non solo proponevo, a seguito dell'uscita, l'immediato ripristino di meccanismi di indicizzazione, ma chiarivo anche perché questa fosse la scelta più razionale proprio per disinnescare le aspettative di inflazione create dalla criminale cialtronaggine di chi straparlava e ancora straparla di inflazioni "argentine", e fornivo una serie di riferimenti alla letteratura scientifica sulla relazione (assente) fra indicizzazione e inflazione.


Oggi ce lo siamo dimenticato, ma quel testo, Il tramonto dell'euro, riaccendendo il dibattito sull'appartenenza dell'Italia all'eurozona, dette fastidio a molti, soprattutto a sinistra. Non furono i Micossi o gli Amato ad alterarsi: loro, a quell'epoca, non potevano vedere quello che io vedevo, cioè che le loro banche (certo non le mie, che non ne avevo!) sarebbero state sbriciolate, e che quindi sarebbero stati costretti ad addivenire a posizioni più critiche. Dal loro iperuranio di princisbecco non avrebbero degnato considerarmi come interlocutore: semplicemente, giocavo (come tuttora gioco) in un altro campionato (resta da vedere quale farà più raccolta pubblicitaria, ma questo è un altro discorso). Quindi gli attacchi non venivano (e, credetemi, nonostante le apparenze tuttora non vengono) da quelli che ritenevamo nostri avversari, bensì da quelli che alcuni di voi, e all'epoca anch'io, consideravano alleati. Il motivo era semplice. Il mio testo metteva in evidenza il dato che sapete e che qui ripetiamo ossessivamente: in quanto strumento per scaricare sul mercato del lavoro gli shock esterni, l'euro non poteva certo essere considerato "di sinistra". Anzi! Era uno strumento di lotta di classe al contrario (se a qualcuno non è chiaro può rinfrescarsi le idee qui), e in quanto tale non si capivano gli accorati appelli da sinistra a modificare l'Europa per salvarlo! Con quegli appelli ci si voleva salvare la coscienza, ma la battaglia da combattere era un'altra, e il mio libro aveva il grave torto di dimostrarlo more geometrico, mettendo i sedicenti "buoni" di fronte alla propria ipocrisia.

Ora, voi potrete capire il mio sbigottimento, la mia delusione, dopo aver scritto nel 2012 (dicesi duemiladodici) le parole che vi ho riportato sopra, nel leggere il tredici gennaio duemilaquattordici (2014) una roba del genere, dove non solo si rivendicava come idea originale quella che di fatto era una mia proposta (come vi ho documentato), ma in più mi si dava del "gattopardo" (rigorosamente senza far nomi, anche per evitare che l'originalità della proposta potesse essere messa nella corretta prospettiva)! Un attacco sleale, ingiustificato perché privo di qualsiasi base documentale (come vi ho mostrato), e a tradimento perché proveniente da quelli che speravo potessero aiutarmi, da quelli che non potevano non sapere (e lo avevano anche larvatamente dimostrato), e soprattutto da quelli che se si fossero espressi avrebbero consentito alla critica all'Europa di prendere a sinistra quel piede che ha preso a destra, cioè (con tutto il rispetto) dalla parte sbagliata (perché la Storia ci dimostrerà che una battaglia a difesa del lavoro deve essere combattuta da chi difende il lavoro). Bè, insomma, potrete capire che questi atteggiamenti suscitassero in me un lieve disappunto (quel lieve disappunto che vedete esternato nel video citato sopra, girato il 18 gennaio 2014 - cioè cinque giorni dopo questa scoperta dell'acqua calda di sinistra).

Questo sì che mi mandò in bestia: certo non i sorrisetti dalle Vero, poverina, che alla mia domanda sul perché Monti abbia fatto salire il debito non sapeva rispondere altro che le scemenze infantili su "autteità bbona" e "autteità attiva" (una persona che su Scholar compare tre volte, di cui due nei ringraziamenti per la sua research assistance... Ma l'avrà mai passata una peer review? Qualcuno sa dirmelo?). Mi mandò in bestia, e mi ci ammalai (ma lì l'errore fu mio) il fatto che gli estensori di cotanti appelli a difesa dello status quo spendessero tante energie non per aiutarmi, ma per banalizzare il mio messaggio, dandomi, contro ogni possibile evidenza (ma sapendo di poter contare sul fatto che a sinistra si leggono le copertine e non i libri), del fascioleghista che faceva il gioco del capitale (per fortuna a Radio Onda Rossa non se ne sono accorti), che  proponeva una strategia di uscita tale da penalizzare senza scampo le classi lavoratrici, perché la svalutazione che io proponevo come una panacea (?) avrebbe eroso la quota salari, aumentando la disuguaglianza e il disagio degli umili. Se proprio di uscita si doveva parlare, era a loro, ai Licurghi e Soloni col marchio Sinistra DOP (Denominazione di Origine Piddina), che bisognava rivolgersi, perché loro sì che sapevano come fare: bisognava proteggere i salari dall'inflazione con una nuova scala mobile!

Idea che, come vi ho appena mostrato, a me proprio non era venuta, due anni prima che a loro.

O no?

E poi, dopo tutto questo, io dovrei incazzarmi per Benny Della Vedova, con uno che non ha idea di quali siano i tassi di crescita dell'export italiano prima e dopo l'adozione dell'euro!? Per carità, con Benny ci possiamo, anzi: ci dobbiamo fare una risata, e ce la faremo. La sua sesquipedale ignoranza dei fatti stilizzati più rilevanti nell'economia del paese che contribuisce a governare, il suo adamantino permeismo, la sua totale impermeabilità a qualsiasi ragionamento poggiato su basi scientifiche forse meritano un commento (o forse no, visto che sono così platealmente evidenti). Ma non c'è alcun motivo di volergli male: Benny danni non ne fa se non a se stesso, quando parla (visto che ci tenete, lo metterò nero su bianco). C'è chi ha fatto molto più danno, scippando alla sinistra una battaglia che era in primo luogo sua, e bloccando una riflessione trasversale sulle criticità dell'Eurozona in nome di una becera reductio ad Salvinum. I miei ultimi interlocutori, che tanto vi hanno indignato, avranno certo i loro limiti analitici, ma non sono mai arrivati con me a un simile livello di slealtà. Magari non ci sono arrivati perché non hanno ritenuto di doverlo fare: non fa nulla! Quando lo riterranno sarà troppo tardi: non potranno più far danni. Altri sono intervenuti volendo fare danno, e ci sono riusciti. Se le politiche di destra nel lungo periodo avvantaggiano solo la destra, è anche perché gli intellettuali di sinistra sono sempre lì, pronti a dare una mano. Quelli di sinistra, capite? Questo mi manda, e dovrebbe mandare voi, in bestia, anche e soprattutto se siete di destra. Certo non Della Vedova che tira l'acqua al suo mulino, ma chi, per narcisismo, per tutelare la propria fottuta quota di mercato, ha reso impossibile un dibattito, ha ucciso la democrazia, usando argomenti falsi e sleali.

Ma voi, se vi fa piacere, continuate pure a prendervela con Micossi...

(...non commento nemmeno la minchiata dei fire sales, cioè l'idea che l'"euro forte" ci avrebbe difeso dall'acquisizione delle nostre imprese da parte di capitalisti esteri. Abbiamo visto quanto questo ragionamento si sia rivelato fallace in pratica, e lo era perché si basava su una teoria a sua volta fallace: ma non ci perdo tempo, questo lo sapete...)

Ora voi direte: ma questo con Lisbona che c'entra?

E ora ve lo spiego.

Compagni (?) che non (?) sbagliano
Da qualche mese circola sui media "mainstream" una simpatica fiaba a lieto fine: quella del Portogallo che, citando un componente del comitato scientifico di a/simmetrie:

"fa scuola: governo di sinistra che rilancia la crescita da dentro l'eurozona... E' la prova che le politiche di stimolo alla domanda "a saldo zero (o costante)" (redistributive) funzionano, magari dopo un'abbondante 'svalutazione interna'?"

(...questo tanto per dirvi che nel comitato idee ne scambiamo, e anche che non sempre siamo d'accordo...)

Insomma, pare proprio che a Lisbona governino dei bravi compagni, che sono riusciti a fare un vero miracolo: far ripartire la crescita "da sinistra" (cioè, prendendo come criterio quello degli uscisti da sinistra DOP, tutelando la quota salari), pur restando dentro la zona euro. Un'operazione che sul piano economico equivale alla dimostrazione dell'ultima congettura di Fermat su quello matematico: la mente vacilla, e così come io, digiuno di curve ellittiche, mi accontento di credere a Fermat, del quale mi sento, in fondo, un contemporaneo (ascoltiamo la stessa musica), a fronte della storiella del governo di "quelli buoni" che riescono a fare il bene dei lavoratori dentro l'euro mi potrei anche trincerare dietro un comodo credo quia absurdum, nel timore di affrontare una sfida che, oltre ad essere superiore alle mie capacità intellettuali, mi esponesse nella mia gattopardesca ipocrisia di fascistello che la fa facile per fottere i lavoratori (come disse senza dirlo quello che lancia il sasso e nasconde la mano).

Scoprire che dentro l'euro un governo riesce a tutelare la quota salari sarebbe in effetti la prova provata, la smoking gun che paleserebbe il mio callido intento di guidare i lavoratori fuori dall'euro per attirarli in una imboscata, in una trappola dalla quale uscirebbero con il salario decurtato da un'inflazione galoppante. Sarebbe dimostrare che ho torto nell'affermare che dentro l'euro non ci sono gradi di libertà per rilanciare l'economia tutelando i diritti dei lavoratori.

Eh, avere torto, si sa, è una bevanda amara per tutti (anche se io è da un po' che non la assaggio...).

Tuttavia... tuttavia... c'era qualcosa che non mi tornava...

Sarò malizioso, ma... se fosse stato veramente vero, verissimamente verissimo, che i "bravi compagni de sinistra" di Lisbona erano riusciti a far ripartire l'economia "da sinistra", cioè, ripeto, senza sacrificare la quota salari, come mai tutti, ma dico tutti, e ribadisco tutti i giornali del capitale ne avrebbero tessuto le lodi? Insomma, ce lo siamo detti mille volte, e non è una cosa così difficile da capire: i media costano, e chi li paga non vuole certo usarli contro i proprio interessi! Ora, aumentare la quota dei salari vuol dire diminuire quella dei profitti. Siamo proprio sicuri che giornali come Il Post, o La Stampa, o Il Sole 24 Ore, farebbero l'elogio di un governo che avrebbe "sfidato la Germania sull'austerità" per rilanciare la crescita nell'interesse di lavoratori, cioè diminuendo la quota dei profitti?

Sicuri sicuri?

Sicuri sicuri sicuri?

Sicuri sicuri sicuri sicuri?

Io sono pressoché sicuro del contrario: se i giornali del capitale elogiano un governo "socialista", è perché questo governo ha venduto i lavoratori. Solo idioti accecati dalla logica dell'appartenenza (io sò dde sinistra, quello è dde sinistra, quindi è bravo) possono prendere per buone, senza verificarle, certe favolette morali. Eppure verificarle è cosa immediata. Basta andare a vedere i dati, come abbiamo fatto tante volte, ad esempio per la Lettonia, poi per Irlanda e Ungheria, e infine per la Spagna.

In Portogallo le cose si presentano, in effetti, in modo del tutto diverso, cioè così:


Visto?

Mentre in Lettonia, Irlanda, Spagna, la quota salari è diminuita, in Portogallo invece, siccome ci sono quelli bravi, che fanno le cose da sinistra, la quota salari è diminuita!

"Volevi dire aumentata?"

Eh... sì, io avrei voluto dire aumentata, però io non sono del tutto di sinistra: lo sono fino a quando non urto contro i dati, e secondo me 44.2 è minore di 46.2. Quindi in Portogallo la quota salari è diminuita di un paio di punti in seguito alla crisi. L'avere un governo di sinistra a nulla è servito: o meglio, è servito a ciò a cui servono i governi socialdemocratici: a far stare cheti i lavoratori, mentre si infligge loro lo stesso trattamento che negli altri paesi... e questo non (solo) per cattiveria, ma (soprattutto) perché dentro una unione monetaria non ce n'è un altro disponibile (i dati sono qui).

Ma la famosa sfida all'austerità? Chissà che prodigalità avrà dimostrato il governo portoghese, che politica di bilancio aggressiva, che interventi di spesa a sostegno dei redditi (come sembra di cogliere nel resoconto del Sole o della Stampa - ma non li ho letti con attenzione, sapendo che non la meritano, quindi potrei sbagliare)!

E va bene, andiamo a vedere:

Per confronto ho riportato i dati italiani: si vede benissimo come il governo dei compagni socialisti in Portogallo dal 2015 con grande coraggio aumenta... "la spesa pubblica sociale!" (direte voi): no, il surplus di bilancio! "Ma... Ma... Ma... Ma almeno lo avrà fatto tassando i brutti ricchi cattivi!"

(...lo so, lo so, sono cattivo...)

E vediamo anche questo, tanto è gratis:

...ma... ops! Da quando arrivano i compagni bravi, in effetti, lo scarto fra entrate e uscite si riduce, solo che... entrambe diminuiscono, ma le uscite, la spesa, molto più delle entrate!

E a questo punto, se sapeste cosa vogliono dire, ripetereste le parole di Tamino! In effetti, un po' di Heuchelei è nell'aria... O, magari, quelle di Verlaine: quoi? Nulle trahison?


Ecco, queste forse sono un po' fuori luogo, perché di trahison in effetti ce n'è molta: e pure di austerité...

Come!?

Una politica di bilancio fatta diminuendo la spesa e anche le imposte (ma non a saldi invariati, anzi, con un aumento del surplus primario), e, quindi, una diminuzione della quota salari... e questo sarebbe un miracolo di sinistra!?

Eh, ma aspettate, perché il meglio deve ancora venire! Vogliamo parlare dell'incidenza del precariato, misurata come percentuale di contratti a termine sul totale? Aumentata:


(in parallelo con Italia e Spagna, e partendo da valori superiori a quelli italiani - alla faccia del miracolo).

Vogliamo parlare della popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale? Aumentata:


(come in Italia, meno che in Spagna).

E la disoccupazione? E daccela 'na soddisfazzzione, dai!

Sì, ve la do: la disoccupazione in Portogallo è a due cifre:


...e su livelli quasi italiani!

Ma... ma... ma... direte voi: però almeno è diminuita in fretta: nel 2012 era quasi al 16% e ora all'11.2%, ha perso quasi cinque punti, mentre da noi è aumentata...

Sì, naturalmente, cari, però vi dimenticate sempre un dettaglio, quello sgradevole dettaglio "de sinistra". Guardate un po' le quote salari di Italia e Portogallo:


E quindi?

E quindi il grande miracolo portoghese "de sinistra", come era facilmente prevedibile a chi del senso suo fosse signore, è consistito nell'assumere un po' più di persone pagandole un po' di meno. Voi mi direte che non è un miracolo, e non è di sinistra. Certo. Aggiungo però che questa è l'unica soluzione possibile nel meraviglioso mondo dell'euro: non potete pensare di fare politiche "di sinistra" in un mondo di destra, di fare politiche keynesiane con istituzioni liberiste, di sostenere i redditi dei lavoratori dove questo significa automaticamente deprimere la competitività del paese.

Più andiamo avanti, insomma, e più ci rendiamo conto di come il ruolo dei politici di sinistra sia, ovunque nei paesi avanzati, quello di rendere politicamente accettabili dai ceti subalterni politiche che li danneggiano, e il ruolo degli intellettuali di sinistra sia di sparare fumogeni (fire sales, uscita da sinistra, ecc.) al solo e unico scopo di nascondere questa amara verità. Eppure, avete visto come è facile smascherare simili favolette? Basta ripartire dalle basi: basta capire che un capitalista non finanzierà mai un giornale per fargli raccontare una cosa che vada contro i suoi interessi. E l'interesse del capitalista è quello di tenere alta la quota dei... dei p... dei pr... dei pro... dei prof... dei profi...

Dai! Ancora non avete capito!?

Non sarete mica lettori del Manifesto?

Concludendo
L'argomento rozzo secondo cui la sound money, sound finance che tanto piaceva ai monetaristi sarebbe un presidio delle classi lavoratrici mostra una volta di più la corda. Dovremo pensare che chi continua a portarlo avanti, più che i lavoratori, vuole difendere la sound money, e comunque, indipendentemente dalle sue intenzionalità, nei fatti la difende. Anche perché se andiamo a vedere cosa succederebbe alla quota salari in caso di dissoluzione dell'euro, i risultati che troviamo finora su rivista peer reviewed ci dicono che nei primi due anni, in effetti, questa fletterebbe di 0.7 punti, ma poi ricomincerebbe a crescere, e su un orizzonte di cinque anni si troverebbe 2.3 punti al di sopra (non al di sotto) dello scenario di base (quello senza uscita; hint: come vi ho mostrato qui, la quota salari è data dal rapporto fra salari reali e produttività del lavoro, per cui per capire come evolve la quota salari potete considerare la differenza fra il tasso di crescita dei salari reali e quello della produttività del lavoro. Se prendete i numeri della Table 2 e fate lo scarto cumulato, ottenete il numero che vi ho fornito).

Non è così strano, no? Se sappiamo, perché lo sappiamo, che il vincolo esterno, insomma: l'euro, è servito a piegare i lavoratori (non vi rifaccio tutta la litania degli autori che ce lo hanno detto, da Dornbusch a Featherstone), perché mai dovremmo trovare strano che uscirne non danneggi il lavoro?


D'altra parte, che il potere per difendersi ricorra a strategie "sofisticate" comincia a essere ormai evidenziato anche a sinistra: avete letto l'articolo di Counterpunch sugli antifa? Sinceramente, resisto con difficoltà alla tentazione di ravvisare molti isomorfismi fra movimento antifa e uscisti da sinistra. Isomorfi negli strumenti (demonizzare l'avversario, impedire il dibattito), e nei risultati (fare il lavoro sporco per il capitale).

E poi io dovrei prendermela con Amato!?

Secondo voi, io, o anche voi, siamo stati danneggiati di più da chi come Amato era nostro avversario politico, o da chi, dicendo di essere nostro alleato, ci ha attivamente impedito di organizzare una resistenza? Il nostro avversario cosa doveva fare, se non nuocerci? Era nella sua natura. Ma chi ha impedito ai nostri potenziali alleati di unirsi a noi, ecco: quello sì che ci ha danneggiato...

Ora capite un po' meglio perché ho trovato fuori luogo la vostra vis polemica? E capite perché non ho nessuna difficoltà a confrontarmi con un Amato, con un Tremonti, laddove essi benignamente accettino il confronto, mentre ne ho molte, moltissime, enormi, insormontabili, nel confrontarmi con un Fassina, o con un uscista da sinistra?

Magari sbaglierò...

Spiegarsi era obbligatorio (lo dovevo, più che a voi, all'advocata vestra).

Capire no.

Anche questa è un'asimmetria. Ma, se volete un consiglio, in questo caso uno sforzo fatelo: è nel vostro interesse...


(...io in teoria avrei un ottimo carattere. Però quando qualcuno è lievemente scorretto con me tendo a non dimenticarmene. So che è un errore. D'altra parte ho anche tante virtù. Anzi: una sola: i giornali del capitale li leggo rigorosamente al contrario. Me l'ha insegnato la mi mamma, che tutto sommato, nonostante credesse che Napolitano fosse "tanto una brava persona", un pochino di sinistra, a modo suo, lo era. Fate così anche voi, o magari fate meglio: non leggeteli. Viceversa, se dei libri, oltre alla copertina, leggerete il contenuto, magari imparerete qualcosa: dopo di che, da veri intellettuali di sinistra, potrete rivendervi alla prima bancarella...)