(...scusate, al volo: Mons Colombo mi ricorda una cosa che avevo completamente perso di vista, come di consueto. Ci risiamo! Naturalmente l'importante è vincere, ma siccome lo abbiamo già fatto lo scorso anno, quest'anno possiamo anche accontentarci di partecipare. Il nemico ha fatto ingenti investimenti. Sono proprio curioso di andare a vedere quale ne sia stato il ROI. Al vostro buon cuore...)
Mons Colombo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "#goofy5":
Biglietto preso.
Vi ricordo il MIA16
Oltre
al voto per il padrone di casa, due suggerimenti: "Il Pedante" come
miglior sito, e "Feudalesimo e Libertà" come miglior pagina FB. Vorrei
che i ragazzi di FeL incontrassero il Prof :-)
Occhio: dovete scegliere almeno otto categorie affinché le vostre scelte siano valide.
C'è tempo fino a domenica 18 settembre
Postato da Mons Colombo in Goofynomics alle 14 settembre 2016 12:35.
Ringraziando Mons Colombo per l'avviso, posso dirvi che ma caldeggio toto corde le scelte di Mons Colombo. Per il resto, i miei gusti li sapete: a me piace la libertà, quindi fate un po' come vi pare!
(...il mercato è il mio pastore, non manco di nulla...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
mercoledì 14 settembre 2016
lunedì 12 settembre 2016
#goofy5
La verità.
Scritta su un documento ufficiale della Commissione Europea, il rapporto Employment and Social Development in Europe 2013.
Correva l'anno 2014, e, come potete facilmente immaginare, non ho proprio idea di come il team di economisti coordinati da László Andor fosse giunto a simili conclusioni. Vi prego solo di apprezzare la differenza fra un post-Keynesiano e un neokeynesiano. Quello che il post-Keynesiano Andor affermava, anche se a noi può sembrare banale (e a molti di voi solo con il senno di poi, e solo perché mi avete incontrato), non era una cosa così ovvia da dire nel 2014, in piena campagna elettorale per le europee, rivestendo la posizione che Andor rivestiva (Commissario per l'Occupazione, gli Affari Sociali e l'Integrazione), e partendo dalle premesse ideologiche dalle quali Andor partiva: quelle della sostanziale giustezza del progetto politico cui egli ha convintamente partecipato. Nulla a che vedere con la tardiva resipiscenza del neokeynesiano Joe, che fra l'altro, come previsto, non mi pare stia dando un enorme impulso al dibattito: dal letame può nascere un fiore, ma dalle banalità può nascere solo altra banalità.
Dire l'ovvio in ritardo, sotto l'ombrello di un prestigioso riconoscimento ottenuto per altri meriti intellettuali (see below), senza rivestire alcuna carica politica (esplicita), non è un particolare segno di coraggio intellettuale, a mio avviso. Se posso capire le reticenze dei politici, non posso capire quelle dei miei colleghi, il cui compito avrebbe dovuto essere quello di dire chiaro e forte, il più tempestivamente possibile, che questa cosa non poteva funzionare. L'ingegnere che aspetta il crollo per dire che i piloni sono di argilla va a processo.
Di ben altra caratura l'integrità e il coraggio intellettuale di Andor, che pur essendo "unionista" (ora come allora), non rifuggiva dal mettere in luce con estrema precisione le criticità del progetto in cui credeva e crede, nel quale era coinvolto, e che tuttora difende.
Forse questo enorme spread intellettuale dipende dal fatto che l'Europa non ha una sola grande isola, l'Inghilterra. Ne ha due, e la seconda, come sa chi ci abita o ha avuto comunque la fortuna di soggiornarci, è l'Ungheria. Un'isola, certo, non in senso geografico, ma culturale: da qui una certa indipendenza di giudizio dei suoi abitanti, che per questo vengono diffamati a man salva dai nostri media conformisti, come abbiamo avuto modo di deplorare in altre occasioni. Forse dipende dalla differenza fra post- e neokeynesiani, laddove i secondi sono, di fatto, economisti ortodossi la cui raison d'être è intrinsecamente disonesta, perché consiste nel giustificare, adottando i metodi del mainstream, la tesi del mainstream secondo cui la Teoria generale di Keynes sarebbe in realtà un caso particolare del modello "vero" del mondo, il modello di equilibrio economico generale: quel caso particolare in cui i prezzi sono rigidi (per una somma di motivi) e quindi purtroppissimo il sistema dei prezzi non può condurci verso un'allocazione delle risorse efficiente e di piena occupazione.
Il mattoncino messo dal partigiano Joe a questo muro di menzogne è quello per il quale è stato debitamente ricompensato (a pari merito):
cioè l'idea che purtroppissimissimo, signora mia, il problema della disoccupazione è che i salari non possono raggiungere il loro livello (basso) di equilibrio, quello al quale tutti sarebbero occupati, e non possono farlo perché ad alcuni imprenditori conviene pagare un po' di più i dipendenti fannulloni per incentivarli a lavorare bene, anziché sostenere costi di monitoraggio per individuarli (sarebbe l'ipotesi del cosiddetto salario di efficienza). "Asymmetric information", nel caso in specie, significa questo: che il dipendente sa se ha intenzione di lavorare sul serio, mentre il datore di lavoro (il master, per dirla con Smith) non conosce le intenzioni del proprio dipendente. Apprezzerete la finezza con la quale si dà per implicito che il dipendente sia un lazzarone: molto gianniniana, non trovate? Con queste premesse, la scelta individualmente razionale di usare un "extra-salario" (extra rispetto al livello di equilibrio economico generale walrasiano) per incentivare i propri lavoratori fa sì che a livello macroeconomico il salario sia troppo alto, il che, per Giannino come per Stiglitz, è la radice del problema. Insomma: per questi due intellettuali, il problema della disoccupazione sarebbe immediatamente risolto se gli uomini potessero leggere nel pensiero.
Peccato che in tal caso avremmo ben altri problemi (a partire da un'ondata di omicidi passionali...).
Ma questo, lo capite, non ha nulla a che vedere con Keynes.
Il ragionamento keynesiano è un altro, ed è quello che Andor ha avuto il coraggio di applicare (e, fra gli altri, Flassbeck vi ha illustrato con chiarezza ammirevole al precedente #goofy): il mercato del lavoro non è come quello delle patate, perché sul mercato del lavoro il prezzo, cioè il salario, è una componente della domanda aggregata, cioè della capacità di spesa complessiva dell'economia, e quindi è illusorio pensare, come Stiglitz o Giannino, che il problema della disoccupazione si risolva facendo scendere il salario (scivolando verso il basso lungo la curva di domanda, per gli alfabetizzati), perché questo scivolone ridurrà inevitablmente il fatturato delle imprese (dato che i dipendenti/clienti non avranno di che spendere), e quindi porterà a maggiore, non minore disoccupazione.
Questo significano le paroline: "the negative demand effects of wage containment precede the positive effects of improved exports performance", che poi sono anche le paroline che ci spiegano perché, pur avendo come paese un sostanzioso surplus di bilancia dei pagamenti, come individui non arriviamo alla fine del mese...
Il coraggio e l'onestà intellettuale di Andor si vedono anche nel fatto che lui, a differenza di altri, ha accolto il mio invito ad aprire i lavori della quinta edizione della conferenza internazionale Euro, mercati, democrazia, che si svolgerà a Montesilvano il 12 e 13 novembre prossimi, pur sapendo perfettamente che la mia opinione sul significato complessivo del progetto unionista diverge totalmente dalla sua. Non vi annoio su come un commissario europeo abbia contezza delle farneticazioni di un oscuro economista di provincia.
Vorrei ora tornare sulle parole dell'amico Claudio Borghi, quelle con le quali aprì, in modo dialetticamente molto efficace, il suo intervento all'ultimo nostro convegno annuale: parole che reputai e reputo appropriate, condizionatamente alla veste in cui Claudio interveniva nel dibattito, che era quella di uomo politico (anche lui, come me, ha una doppia o tripla vita...). Una cosa del tipo "siamo qui a celebrare il nostro fallimento". Ora, io posso anche essere d'accordo sul punto politico, che va però riferito a quali obiettivi uno si sia posto (more on this later). Fatto sta che come comunità e come associazione culturale, posto che sia importante dare un segno di apertura al dialogo (e entro certi limiti lo è), capite bene che poterlo fare con un personaggio della statura di Andor rappresenta comunque un momento di forte crescita, soprattutto se riandiamo col pensiero a certe deludenti esperienze del passato.
Spero quindi che questa notizia vi inorgoglisca, come deve.
Prima di annunciarvi il resto, torno su due punti politici: gli obiettivi, e il dialogo, per chiarire quali sono, a mio avviso, due cose inutili (e quindi dannose).
Circa gli obiettivi, credo che i fatti abbiano dimostrato a sufficienza quanto da sempre ho cercato di portare alla vostra attenzione. L'obiettivo "no euro" è un non obiettivo politico, non solo perché ogni messaggio negativo è intrinsecamente perdente, ma anche per il motivo implicitamente delineato da Claudio, e esplicitamente delineato da me in mille altre occasioni. Un movimento "trasversale" costruito con lo scopo di abbattere l'euro cesserebbe di esistere il giorno dopo l'inevitabile caduta dell'euro. Porsi questo obiettivo condanna alla morte politica (il che, ovviamente, è un problema non per me, ma per chi vuole avere una vita politica), esattamente come non porsi questo problema condanna Renzi a un prepensionamento molto anticipato ai giardinetti di Rignano. Il fatto è che l'obiettivo della mia divulgazione, e quello della mia attività di ricerca, e quello per il quale ho costituito e vi ho chiesto di sostenere a/simmetrie, è lievemente più ampio, e meno sterile. Non si tratta di abbattere un nemico di paglia come l'euro, che l'amico amerikano ha già deciso di togliersi di torno. Si tratta di riflettere su come mediare fra gli interessi delle tante forze sane del paese (dove per "sano" intendo "non completamente asservito al capitalismo estero"), su come proporre soluzioni costruttive per smussare le tante asimmetrie economiche, che non sono solo quelle sulle quali il partigiano Joe ha costruito il suo impero intellettuale, sul quale non tramontano mai le sòle. Si tratta di ripensare profondamente il rapporto fra Stato e Mercato, ma anche quello fra Democrazia e informazione. Si tratta di temi che possono forse sembrare astratti a chi non ci ha seguito nel corso degli anni, ma che voi, la mia comunità (lo dico con orgoglio), riuscite a seguire nelle loro articolazioni concrete.
Sì, anche questa è un'idea profondamente keynesiana: l'idea che "practical men, who believe themselves to be quite exempt from any intellectual influence, are usually the slaves of some defunct economist".
E vorrei qui spendere una parola anche sul dialogo. Continuo a ritenere sostanzialmente inutile il dialogo fra tolemaici e copernicani nell'A.D. 2016 (come già lo ritenevo quando iniziai la mia battaglia, nell'A.D. 2010). A questo principio sono evidentemente ammesse delle eccezioni, che non sono di natura intellettuale (discutere sul fatto se la Terra sia piatta ascoltando tutte le opinioni per poi decidere con la propria testa è, come sappiamo, roba da insetti: forme di vita che personalmente ammiro, ma alle quali non affiderei il mio futuro politico), ma di natura etica e politica. Detta in termini molto crudi: dialogare con un disonesto che non conta nulla anche no. Farlo con una persona onesta che comunque ha rivestito ruoli di responsabilità, perché no?
Il programma del convegno vi riserva altre sorprese, spero piacevoli. Avremo con noi Kelly Greenhill, l'autrice di Armi di migrazione di massa, o meglio di Weapons of mass migration (visto che, con mio grande stupore, non sono riuscito a trovare tempestivamente un editore italiano per un libro che è già uscito in edizione tedesca e che si venderebbe come il pane, perché lo merita: ma io ora devo risolvere i problemi miei, che sono tanti, e ai problemi degli altri ci pensino un po' loro...). Kelly, che tengo costantemente aggiornata (grazie a voi) sugli sviluppi del simpatico gioco di ruolo fra Recep e Angela, ci parlerà del suo ultimo lavoro.
Il tema principale del convegno, comunque, è quello di come si possa far parte dell'Unione Europea gestendo una propria valuta nazionale. Caratteristica questa che accomuna tante esperienze di successo, a partire da quella della Repubblica Ceca, tutte rappresentate al convegno. Naturalmente la porta è aperta al prof. Reichlin, laddove voglia porre a qualche funzionario di banca centrale le domande francamente sconcertanti che gli ho visto articolare qualche tempo fa su un giornale che non nomino (fondate sull'idea veramente bislacca e drammaticamente sbriciolata dall'evidenza empirica secondo cui "se vuoi avere il diritto di esportare negli altri paesi europei devi anche accettare di entrare in un qualche accordo di cambio, anche se meno rigido di quello attuale"). Magari Mojmir Hampl (un liberista che non si nasconde dietro un dito) potrà spiegargli come fa un paese libero a gestirsi in coerenza col principio di autodeterminazione dei popoli, quel principio che qui da noi gli ex-comunisti e la loro progenie non condividono più nemmeno a chiacchiere...
Non è però questo solo un convegno di apertura, di dialogo.
È anche un convegno di chiusura, di protesta, e voglio rendere esplicita e condividere questa scelta che credo trasparirà dal programma. Abbiamo scelto di non invitare né politici né giornalisti italiani. Al netto del fatto che le generalizzazioni (cui loro ci hanno abituato) espongono al rischio di razzismo (che loro hanno praticato nei nostri confronti), credo di interpretare un sentimento diffuso se dico che i politici e i giornalisti italiani, come professione (o corporazione, o casta) ci hanno profondamente deluso (con le debite eccezioni). La loro subalternità assoluta e totale, la loro radicale incapacità di difendere i nostri interessi ce li rende, più che sgraditi, superflui. D'altra parte, la nostra dimensione è quella internazionale, non quella provinciale dei vari "oni", "ini" e "ino" (ma anche "ina"). E di questo, dopo cinque anni di tentativi, bisognerà pure rassegnarsi a prendere atto. Certo, questo comporta un costo aggiuntivo: il convegno si svolgerà quasi tutto nella lingua del padrone. Ma, come sempre, forniremo traduzione simultanea, e fra voi sarete liberi di parlare in italiano...
Bene.
Ora sta a voi dimostrare se gradite l'iniziativa, e se la sostenete. Siamo sempre di più, nonostante qualche dolorosa perdita, come quella di Felice, che chi ha conosciuto non può dimenticare, e il posto però è sempre quello: non me la sono sentita, in un periodo di deflazione, di imporvi un aumento dei costi.
La pricing policy è piuttosto chiara, quindi, come dire: datevi da fare...
(...nota:contrariamente al solito, questo post contiene una menzogna...)
domenica 11 settembre 2016
Sant'Antimo
(...vi ricordate di Ossaia?...)
Quando siamo arrivati, a valle diluviava:
Il terrazzo erboso si affacciava su Todi:
La chiesa ci aspettava:
Aspettando il nostro pubblico:
Al riparo:
...cioè al riparo:
...e il Libro (a destra nella foto) era aperto su una pagina tanto attuale:
Poi abbiamo suonato.
...e poi siamo usciti:
Il sole calante era quasi in asse con la navata (sospetto che sia in asse il tre settembre... ma chiederemo a Giacobbo):
...e mentre le tinte si pastellavano (non come un filetto di baccalà):
...e il pubblico profittava della munificenza dello sponsor:
...abbiamo smontato gli strumenti, e ci siamo rimessi in cammino.
(...migliaia di seguaci, ma solo xabax con quella santa donna, e ElGrigio. Ve lo meritate l'euro...)
venerdì 9 settembre 2016
Stiamo peggio perché stiamo meglio
(...ricevo da un mio lettore - quindi esorto eventuali persone interessate a citare quanto segue a non attribuirmelo direttamente, anche se lo condivido in toto - questo interessante resoconto...)
È ancora Istituto Luce.
Marco Frojo è commovente nel suo sforzo titanico di indossare occhiali rosa. Riassumo:
GDO cumulato anno, fine agosto 2016: -1,42%
GDO cumulato anno, fine agosto 2015: -0,05% (l’anno ha chiuso a -0,03%)
Insomma non c’è niente da ridere, ma Frojo piazza il colpo da maestro: “l’ultima
lettura potrebbe però esser risultata così negativa per un fattore che
negativo non è: gli Italiani che sono andati in vacanza sono di più di
quelli che si sono mossi l’anno scorso”.
Hai capito: stiamo peggio, ma solo perché stiamo meglio. Orwell: non ti temo.
(...voglio sottolineare che io ho il massimo rispetto per il lavoro del dott. Frojo. Come altri suoi colleghi ci hanno spiegato, e come è giusto che sia, un giornale ha una linea editoriale. Quella di Repubblica segue, come sappiamo, una lunga e consolidata tradizione italiana. Del lavoro del dott. Frojo dobbiamo apprezzare tutti una cosa che in Italia invece non è per niente consueta: lui ci fornisce i dati, e li separa, tutto sommato, dalle sue opinioni. I numeri sono numeri. Lo "stiamo peggio perché stiamo meglio" sono chiacchiere, e non è che vengano proposte per qualcosa di diverso. Quindi questo tipo di lavoro, anche se si espone alla scherzosa e civile critica del nostro amico, è sostanzialmente onesto in termini intellettuali, e se lo mettiamo a sistema con quest'altro utile contributo di Pasquale Cicalese - segnalatomi da Giacché su Twitter - ci permette di concludere che esiste una probabilità non nulla che nel terzo trimestre del 2016 l'Italia entri in recessione, con buona pace di Mister Bins. Naturalmente "Schadenfreude ist die schlechste Freude", il che significa che la cosa non mi fa piacere, anche se porta un po' avanti la nostra riflessione sul grado di consapevolezza dell'attuale governo. Mi spiego: se in una situazione come questa Renzi pensa che comprare tempo - ad esempio rinviando la scadenza del referendum - giochi a suo favore, i casi sono due: o c'è qualcosa di molto grosso che non sappiamo, oppure il nostro attuale leader non è in grado di farsi due conti in tasca. Più passa il tempo, e più le leggi dell'economia sgretoleranno come un maglio le basi del suo consenso, come noi ci eravamo permessi di far notare a tempo debito ai suoi oppositori di ogni colore, ricevendo in cambio un sorrisetto di sufficienza. Perché che il jobs act avrebbe funzionato, non so se è chiaro, ma lo credevano tutti, compresi quelli che avrebbero dovuto opporsi - e non l'hanno fatto perché temevano che potesse essere imputato loro un fallimento che invece era semplicemente nei numeri. Quali numeri? Ma, ad esempio, quelli che ci dà il dr. Frojo per dimostrarci che stiamo peggio perché stiamo meglio. Del resto, lo dice anche la COOP: abbiamo uno stile di vita più pulito. E quello che vale in generale, vale anche per le stoviglie: per tenerle pulite, la cosa migliore è non sporcarle, ad esempio riempiendole di cibo...)
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giovedì 8 settembre 2016
Dialoghi
Io: "Intanto tu dovevi fare l'unità 8 di spagnolo e non l'hai fatta".
Er Palla: "Embè? La famo ora!"
Io: "No, ora me ne devo andare, perché mi ha chiamato TgCom."
Ro: "Quando?"
Io: "Alle 15:30, per commentare in diretta il discorso di Draghi, ma prima devo passare in ufficio".
Uga: "Povero babbo!"
Io: "No: povero Draghi!"
(...ci vediamo fra du' orette scarze...)
(...e poi esci, e ti senti svuotato, e allora capisci perché sei solo: perché anche se essere lì ti sembra naturale, e lo fai sembrare naturale, se fosse facile, e non fosse faticoso, sarebbero tutti lì, al posto tuo. Ma è difficile, e faticoso...)
mercoledì 7 settembre 2016
...e realeconomia
Da giovane ero libero. Libero di sprecare il mio talento, libero di pascermi di quel cibo che solum è mio. Da giovane, poi: non esageriamo!...
Diciamo fino a quando ho aperto questo blog.
Ci penso oggi, perché fra i vari controcazzi (rectius, sassi e dardi dell'avversa fortuna) che mi sono toccati in sorte dovrei, per una volta, occuparmi di una cosa che rientra nei miei interessi: scrivere per il Fatto Quotidiano una presentazione del festival Stradella di Nepi, cui parteciperò nella rilassata veste di spettatore (e poi se magna bbene).
Chissà se come critico musicale riuscirò a evitare le polemiche?
Ma mentre mi accingo all'opera, ecco che il doloroso circolo della mia appercezione viene violato da una notizia alquanto interessante, sintomatica di cosa sta accadendo in giro per il mondo: Hanjin Italia rischia la chiusura. E voi direte: Hanjin Italia rischia la chiusura? Bè, non è una cosa così banale. Il fatto che una compagnia di trasporti di questo peso abbia chiesto l'amministrazione controllata e non abbia i soldi per pagare il transito del canale di Suez (e i porti rifiutino l'accesso alle sue navi perché temono che non possano pagare le tasse portuali) dipenderà sicuramente dalla corruzione e non dalla crisi complessiva del commercio mondiale indotta dal collasso dell'Eurozona (fate un po' voi: io, come avrete capito, pro bono pacis ci rinuncio...), ma quale ne sia la causa è sicuramente un sintomo da non trascurare.
L'amico che me l'ha segnalata chiosa in questo modo: "A questa notizia non sembra che per ora venga dato grande risalto sui media. Ma si tratta della 6° compagnia di trasporto marittimo del mondo. A mio avviso i risvolti sono molteplici, a cominciare dal fatto banale che presto noteremo una serie di rotture di stock in parecchi prodotti importati".
Ovvero: come una crisi di domanda diventa una crisi di offerta...
Io non ce la faccio più. Anche questa è una crisi di offerta.
Diciamo fino a quando ho aperto questo blog.
Ci penso oggi, perché fra i vari controcazzi (rectius, sassi e dardi dell'avversa fortuna) che mi sono toccati in sorte dovrei, per una volta, occuparmi di una cosa che rientra nei miei interessi: scrivere per il Fatto Quotidiano una presentazione del festival Stradella di Nepi, cui parteciperò nella rilassata veste di spettatore (e poi se magna bbene).
Chissà se come critico musicale riuscirò a evitare le polemiche?
Ma mentre mi accingo all'opera, ecco che il doloroso circolo della mia appercezione viene violato da una notizia alquanto interessante, sintomatica di cosa sta accadendo in giro per il mondo: Hanjin Italia rischia la chiusura. E voi direte: Hanjin Italia rischia la chiusura? Bè, non è una cosa così banale. Il fatto che una compagnia di trasporti di questo peso abbia chiesto l'amministrazione controllata e non abbia i soldi per pagare il transito del canale di Suez (e i porti rifiutino l'accesso alle sue navi perché temono che non possano pagare le tasse portuali) dipenderà sicuramente dalla corruzione e non dalla crisi complessiva del commercio mondiale indotta dal collasso dell'Eurozona (fate un po' voi: io, come avrete capito, pro bono pacis ci rinuncio...), ma quale ne sia la causa è sicuramente un sintomo da non trascurare.
L'amico che me l'ha segnalata chiosa in questo modo: "A questa notizia non sembra che per ora venga dato grande risalto sui media. Ma si tratta della 6° compagnia di trasporto marittimo del mondo. A mio avviso i risvolti sono molteplici, a cominciare dal fatto banale che presto noteremo una serie di rotture di stock in parecchi prodotti importati".
Ovvero: come una crisi di domanda diventa una crisi di offerta...
Io non ce la faccio più. Anche questa è una crisi di offerta.
martedì 6 settembre 2016
Fantapolitica
(...non metto link, tanto è un raccontino, non c'è nulla di vero, è un'opera di fantasia, e poi chi è di queste parti sa di cosa sto parlando, e chi non è di queste parti è arrivato senz'altro troppo tardi per impedire che la fantasia diventi realtà, e forse anche per riconoscere questa realtà quando gli si parerà davanti, cioè entro un anno...)
L'Unione Europea è un progetto statunitense. Serviva, come sappiamo, a rendere coeso il fronte orientale, quello verso il nemico sovietico.
Poi il nemico si sfaldò, e con esso c'era il timore che si sfaldasse anche il fronte. Sai com'è, quella storia della tesi: senza antitesi, non c'è sintesi...
Aggiungi che serviva anche un bell'impulso, l'impulso definitivo, a quella globalizzazione finanziaria che tante soddisfazioni stava dando al capitalismo, schiacciando ovunque i salari. In Europa questi resistevano: per opporsi al comunismo in modo efficace si era infatti dovuto creare un credibile welfare, e assicurare una bassa disoccupazione. Tutte cose che rendevano i salari piuttosto coriacei, ma non tanto da non poter essere scardinati dalla moneta unica.
Certo, l'euro aveva anche dei costi, proprio per quel sistema finanziario, e per quel blocco geopolitico, che legittimamente si aspettavano di trarne vantaggi.
Ubi commoda... Il fottuto latino!
I costi in termini economici erano noti e ovvi: squilibrando la distribuzione del reddito, la moneta unica provocava una ipertrofia del credito che rendeva il sistema finanziario più fragile, anziché più stabile come promesso. Decine di crisi finanziarie provocate da agganci a valute "stabili" lo provavano negli ultimi decenni. Ma fin qui nulla di male: oltre un millennio di storia economica dimostra che nulla è più facile, se si controllano le istituzioni, del socializzare le perdite (accollandole a pensionati e contribuenti) dopo aver privatizzato i profitti.
Poi c'erano i costi geopolitici, ricordate? "L'aspirazione francese all'uguaglianza è incompatibile col desiderio tedesco di egemonia"... Ecco: quelli, di costi, sarebbero stati un po' più difficili da gestire. Più in generale, l'euro avrebbe provocato, nel medio termine, il frazionamento politico dell'Europa. Lo aveva pronosticato Kaldor nel 1971 e confermato Feldstein nel 1997. Non ci potevano essere dubbi. La domanda quindi era: ci conviene un'Europa balcanizzata, o un'Europa coesa? Domanda che ovviamente si ponevano, e tuttora si pongono, gli Stati Uniti.
La risposta è dipesa dalle circostanze.
Per un po' prevalse una certa preferenza verso l'Europa balcanizzata, cioè verso l'euro. Poi, però, si comprese che il vantaggio di frantumare la leadership europea tramite il conflitto economico allo scopo di controllarla meglio si pagava col costo di rinunciare a un motore di crescita della domanda mondiale (e quindi di profitti delle multinazionali Usa), e con l'altro non trascurabile svantaggio di perdere pezzi a beneficio dell'antagonista russo, che tornava ad affermarsi.
Così, verso la metà del secondo decennio del terzo millennio, gli Stati Uniti tornarono a quella che era stata la loro posizione negli anni '70, una posizione di sostanziale opposizione alla moneta unica europea. Una moneta unica che stava nuovamente alimentando la questione tedesca, e invece di tenere la Germania abbracciata alla Francia, la stava proiettando a Est, e stava frantumando l'intera Europa, con esiti radicalmente imprevedibili. Una moneta unica che stava soffocando la crescita mondiale. Una moneta unica che stava alimentando gli squilibri globali, proiettando il surplus tedesco verso livelli mai sperimentati in passato, costringendo così gli Stati Uniti a un ruolo di acquirente di ultima istanza, sempre più difficile da sostenere in un quadro nel quale il resto del mondo cominciava timidamente ma decisamente a dedollarizzarsi (e quindi agli Stati Uniti non bastava più semplicemente emettere dollari per finanziare il proprio deficit estero).
I costi della moneta unica stavano superando i suoi vantaggi, com'era prevedibile e previsto (non da molti): era quindi giunto il momento di farne a meno.
Ma... la transizione fra un sistema nel quale i costi superano i benefici, e il sistema successivo, comporta essa stessa un costo!
Smantellare l'euro, in particolare, avrebbe avuto due ordini di costi: un costo finanziario, perché le banche del Nord Europa avrebbero dovuto accollarsi almeno una parte delle perdite determinate dalla svalutazione dei loro crediti, i quali, essendo stati accesi in euro, sarebbero stati saldati nella nuova valuta meridionale, più debole (o, il che è lo stesso, in una minore quantità della nuova valuta settentrionale, più forte); e un costo politico, perché le classi politiche che avevano fino a quel momento indicato nell'Europa, cioè nell'Unione Europea, cioè nell'euro (che son tre cose diverse, ma per loro dialetticamente identiche) l'unica via, si sarebbero dovute rimangiare tutto, soffrendo una pesantissima perdita di credibilità.
Un problema non da poco per lo zio Tom, perché le banche tedesche sono fortemente interconnesse con quelle americane, e i leader europei sono fra i principali garanti della pax americana (che poi tanto pax non è, ma si sa: l'unico keynesismo buono è quello bellico...).
Difficile da risolvere, il problema, vero?
Difficile se fosse stato imprevisto. Ma imprevisto non era, e il piano B era pronto. Sentite come funzionava. Si cominciava col mandare segnali di insofferenza verso il Nord Europa, al duplice scopo di fiaccarne il morale, e di consentire alle classi politiche del Sud di desacralizzare il feticcio europeo: "Anche i tedeschi truccano motori, anche le loro banche sono marce, l'euro li ha avvantaggiati...". Al termine di questo processo, si mandava un cubista di elevatissimo lignaggio accademico a scoprire che il cielo è azzurro e il prato è verde (verde semaforo, per l'esattezza), scrivendo qualche puttanata sul doppio euro, e sdoganando così di fatto nei circoli che contano l'idea che l'euro non fosse irreversibile (il che dimostra che i circoli che contano sanno di contare, ma non sanno contare...).
Questo per la parte politica.
E per la parte economica?
Ma anche questo è semplice. Ricordate qual era il problema? Non far saltare le banche tedesche, perché fortemente interconnesse col sistema finanziario statunitense. E allora? E allora, prima di smantellare l'euro, bisognava ricapitalizzare le banche del Nord. E i soldi chi ce li avrebbe messi? Ma, semplicemente i cittadini dello stato più ricco fra i membri dell'allegra brigata: l'Italia. E l'avrebbero fatto spontaneamente? Ma che domande! No, certo che no! Lo avrebbero fatto con la troika. Come? Perché la troika? Ma perché, come si era già visto nel caso della Grecia, questa istituzione era uno strumento estremamente efficiente (anche se lievemente corrotto) per canalizzare verso le banche del Nord le risorse spremute ai cittadini del Sud, via imposte e contributi ai fondi salvastati. E perché gli italiani avrebbero dovuto accettare una cosa simile? Ma, anche questo è piuttosto ovvio: semplicemente, si sarebbero prese delle misure tali da mettere in crisi terminale il loro sistema bancario fiaccato da cinque anni di crisi economica ininterrotta. Poi, al momento di ricapitalizzare il sistema bancario, confidando nella conclamata incapacità culturale ed etica del governo italiano di ritornare a una valuta nazionale, sarebbe stato fin troppo semplice proporre il ricorso al MES (cioè alla troika) come unica soluzione praticabile.
L'Unione Europea è un progetto statunitense. Serviva, come sappiamo, a rendere coeso il fronte orientale, quello verso il nemico sovietico.
Poi il nemico si sfaldò, e con esso c'era il timore che si sfaldasse anche il fronte. Sai com'è, quella storia della tesi: senza antitesi, non c'è sintesi...
Aggiungi che serviva anche un bell'impulso, l'impulso definitivo, a quella globalizzazione finanziaria che tante soddisfazioni stava dando al capitalismo, schiacciando ovunque i salari. In Europa questi resistevano: per opporsi al comunismo in modo efficace si era infatti dovuto creare un credibile welfare, e assicurare una bassa disoccupazione. Tutte cose che rendevano i salari piuttosto coriacei, ma non tanto da non poter essere scardinati dalla moneta unica.
Certo, l'euro aveva anche dei costi, proprio per quel sistema finanziario, e per quel blocco geopolitico, che legittimamente si aspettavano di trarne vantaggi.
Ubi commoda... Il fottuto latino!
I costi in termini economici erano noti e ovvi: squilibrando la distribuzione del reddito, la moneta unica provocava una ipertrofia del credito che rendeva il sistema finanziario più fragile, anziché più stabile come promesso. Decine di crisi finanziarie provocate da agganci a valute "stabili" lo provavano negli ultimi decenni. Ma fin qui nulla di male: oltre un millennio di storia economica dimostra che nulla è più facile, se si controllano le istituzioni, del socializzare le perdite (accollandole a pensionati e contribuenti) dopo aver privatizzato i profitti.
Poi c'erano i costi geopolitici, ricordate? "L'aspirazione francese all'uguaglianza è incompatibile col desiderio tedesco di egemonia"... Ecco: quelli, di costi, sarebbero stati un po' più difficili da gestire. Più in generale, l'euro avrebbe provocato, nel medio termine, il frazionamento politico dell'Europa. Lo aveva pronosticato Kaldor nel 1971 e confermato Feldstein nel 1997. Non ci potevano essere dubbi. La domanda quindi era: ci conviene un'Europa balcanizzata, o un'Europa coesa? Domanda che ovviamente si ponevano, e tuttora si pongono, gli Stati Uniti.
La risposta è dipesa dalle circostanze.
Per un po' prevalse una certa preferenza verso l'Europa balcanizzata, cioè verso l'euro. Poi, però, si comprese che il vantaggio di frantumare la leadership europea tramite il conflitto economico allo scopo di controllarla meglio si pagava col costo di rinunciare a un motore di crescita della domanda mondiale (e quindi di profitti delle multinazionali Usa), e con l'altro non trascurabile svantaggio di perdere pezzi a beneficio dell'antagonista russo, che tornava ad affermarsi.
Così, verso la metà del secondo decennio del terzo millennio, gli Stati Uniti tornarono a quella che era stata la loro posizione negli anni '70, una posizione di sostanziale opposizione alla moneta unica europea. Una moneta unica che stava nuovamente alimentando la questione tedesca, e invece di tenere la Germania abbracciata alla Francia, la stava proiettando a Est, e stava frantumando l'intera Europa, con esiti radicalmente imprevedibili. Una moneta unica che stava soffocando la crescita mondiale. Una moneta unica che stava alimentando gli squilibri globali, proiettando il surplus tedesco verso livelli mai sperimentati in passato, costringendo così gli Stati Uniti a un ruolo di acquirente di ultima istanza, sempre più difficile da sostenere in un quadro nel quale il resto del mondo cominciava timidamente ma decisamente a dedollarizzarsi (e quindi agli Stati Uniti non bastava più semplicemente emettere dollari per finanziare il proprio deficit estero).
I costi della moneta unica stavano superando i suoi vantaggi, com'era prevedibile e previsto (non da molti): era quindi giunto il momento di farne a meno.
Ma... la transizione fra un sistema nel quale i costi superano i benefici, e il sistema successivo, comporta essa stessa un costo!
Smantellare l'euro, in particolare, avrebbe avuto due ordini di costi: un costo finanziario, perché le banche del Nord Europa avrebbero dovuto accollarsi almeno una parte delle perdite determinate dalla svalutazione dei loro crediti, i quali, essendo stati accesi in euro, sarebbero stati saldati nella nuova valuta meridionale, più debole (o, il che è lo stesso, in una minore quantità della nuova valuta settentrionale, più forte); e un costo politico, perché le classi politiche che avevano fino a quel momento indicato nell'Europa, cioè nell'Unione Europea, cioè nell'euro (che son tre cose diverse, ma per loro dialetticamente identiche) l'unica via, si sarebbero dovute rimangiare tutto, soffrendo una pesantissima perdita di credibilità.
Un problema non da poco per lo zio Tom, perché le banche tedesche sono fortemente interconnesse con quelle americane, e i leader europei sono fra i principali garanti della pax americana (che poi tanto pax non è, ma si sa: l'unico keynesismo buono è quello bellico...).
Difficile da risolvere, il problema, vero?
Difficile se fosse stato imprevisto. Ma imprevisto non era, e il piano B era pronto. Sentite come funzionava. Si cominciava col mandare segnali di insofferenza verso il Nord Europa, al duplice scopo di fiaccarne il morale, e di consentire alle classi politiche del Sud di desacralizzare il feticcio europeo: "Anche i tedeschi truccano motori, anche le loro banche sono marce, l'euro li ha avvantaggiati...". Al termine di questo processo, si mandava un cubista di elevatissimo lignaggio accademico a scoprire che il cielo è azzurro e il prato è verde (verde semaforo, per l'esattezza), scrivendo qualche puttanata sul doppio euro, e sdoganando così di fatto nei circoli che contano l'idea che l'euro non fosse irreversibile (il che dimostra che i circoli che contano sanno di contare, ma non sanno contare...).
Questo per la parte politica.
E per la parte economica?
Ma anche questo è semplice. Ricordate qual era il problema? Non far saltare le banche tedesche, perché fortemente interconnesse col sistema finanziario statunitense. E allora? E allora, prima di smantellare l'euro, bisognava ricapitalizzare le banche del Nord. E i soldi chi ce li avrebbe messi? Ma, semplicemente i cittadini dello stato più ricco fra i membri dell'allegra brigata: l'Italia. E l'avrebbero fatto spontaneamente? Ma che domande! No, certo che no! Lo avrebbero fatto con la troika. Come? Perché la troika? Ma perché, come si era già visto nel caso della Grecia, questa istituzione era uno strumento estremamente efficiente (anche se lievemente corrotto) per canalizzare verso le banche del Nord le risorse spremute ai cittadini del Sud, via imposte e contributi ai fondi salvastati. E perché gli italiani avrebbero dovuto accettare una cosa simile? Ma, anche questo è piuttosto ovvio: semplicemente, si sarebbero prese delle misure tali da mettere in crisi terminale il loro sistema bancario fiaccato da cinque anni di crisi economica ininterrotta. Poi, al momento di ricapitalizzare il sistema bancario, confidando nella conclamata incapacità culturale ed etica del governo italiano di ritornare a una valuta nazionale, sarebbe stato fin troppo semplice proporre il ricorso al MES (cioè alla troika) come unica soluzione praticabile.
TINA.
Ma i cittadini italiani, visto il fallimento della troika in Grecia, non si sarebbero rivoltati?
Non credo.
Intanto, non è assolutamente detto che i cittadini italiani potessero aver capito cosa era accaduto in Grecia. Fior di intellettuali, da Gallino in giù, si erano attivati per elaborare, perfino tramite un'apposita lista civetta, una mitopoiesi positiva del massacro greco, letto in chiave di viatico per una fantomatica "altra" Europa...
E poi, oltre a questa simpatica opera di disinformazione, da alcuni anni si scaldava a bordo campo il partito antisistema di regime, quello tutto castacriccacoruzzzzione. Chi meglio di lui poteva invocare credibilmente l'intervento in Italia di un podestà straniero? "Casta, cricca, coruzzzzione, se sò magnati tutti, mejo li tedeschi, che armeno a casa loro e cartacce pe ttera nun ce stanno".
Alto sentire, lungimirante visione: quella di un popolo di schiavi, appunto.
Ci pensate?
La sintesi perfetta!
Lo stesso partito che era in grado di proporre come soluzione politicamente accettabile il commissariamento del paese, sotto l'usbergo dell'onestà cha-cha-cha, era anche quello che per anni aveva fatto finta di voler uscire dall'euro, e quindi, a causa di questa pantomima, poteva proporre in modo credibile (ma per conto terzi) l'uscita dall'Eurozona del guscio vuoto dell'Italia.
Chiaro, no?
A elezioni fatte (negli Usa) si lascia fallire il cazzaro (che avendo usurato il proprio consenso in anni di crisi non potrebbe gestire l'esproprio del paese senza causare sommosse nel paese), arrivano loro, gli onesti, si caricano la troika in Italia (perché i nostri sò corotti), quella prende i nostri soldi e li porta in Germania (come già visto e documentato nel caso greco), in modo che le inevitabili turbolenze da rottura dell'euro ne risultino attenuate e non coinvolgano troppo lo zio Tom, dopo di che qualcuno, nella stanza dei bottoni, preme il pulsante rosso con scritto #ciaone, e al grido di onestà cha-cha-cha viene smantellato l'euro, ma solo rigorosamente dopo aver lasciato raschiare al capitale estero anche il fondo del barile.
Se sò raschiati tutto...
Fantapolitica, naturalmente.
La trama di un romanzo.
Se dovessi colorarla un po', cosa aggiungerei? Ma, non so, fate voi: io mi sono proposto di non lavorare dopo le undici, anche perché questa è un'opera di fantasia, ma se Dio ne guardi si dovesse realizzare avrei bisogno di essere in salute, per vari motivi, non ultimo dei quali il fatto che la sanità pubblica non ci sarebbe più. Tuttavia, credo che molti di voi saprebbero far quadrare in questa semplice trama (l'esproprio della ricchezza degli italiani come garanzia per gli Usa che lo smantellamento del loro giocattolo non gli costi troppo mandando in vacca il marcio e corrotto sistema bancario tedesco, con il pericolo di tirarsi dietro quello statunitense) molti, se non tutti, gli epifenomeni cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, a partire da quando Lars Feld (e poi Zingales) hanno cominciato a dire che i tedeschi avevano nazionalizzato le loro banche perché la crisi allora era sistemica, ma ora no, e quindi a noi toccava la troika, che in fondo non era una cattiva cosa, se fosse servita a stabilizzarci, per arrivare all'uscita dell'illustre luminare democrat che scopre l'acqua calda (perché lui? Perché ora?)...
Fantapolitica.
Voi stampatela, e tenetela da parte. Ma ricordate: se si verifica la congiunzione "partito degli onesti più troika" (non si verifica, per carità... ma se si verifica...) prendete i (vostri) soldi e scappate. Poi, quando gli onesti avranno fatto quello che finora si sono callidamente adoperati per impedire, cioè ci avranno portato fuori da questa colossale trappola, ovviamente spolpandoci a beneficio dei loro onesti mandanti esteri, tornate (ma i soldi lasciateli fuori ancora per un po').
Nun capita, ma ssi capita...
(...this is a work of fiction ecc. D'altra parte, presto dovrò trovarmi un nuovo lavoro: proviamo con i romanzi...)
(...sì, Celso: è proprio così...)
Ma i cittadini italiani, visto il fallimento della troika in Grecia, non si sarebbero rivoltati?
Non credo.
Intanto, non è assolutamente detto che i cittadini italiani potessero aver capito cosa era accaduto in Grecia. Fior di intellettuali, da Gallino in giù, si erano attivati per elaborare, perfino tramite un'apposita lista civetta, una mitopoiesi positiva del massacro greco, letto in chiave di viatico per una fantomatica "altra" Europa...
E poi, oltre a questa simpatica opera di disinformazione, da alcuni anni si scaldava a bordo campo il partito antisistema di regime, quello tutto castacriccacoruzzzzione. Chi meglio di lui poteva invocare credibilmente l'intervento in Italia di un podestà straniero? "Casta, cricca, coruzzzzione, se sò magnati tutti, mejo li tedeschi, che armeno a casa loro e cartacce pe ttera nun ce stanno".
Alto sentire, lungimirante visione: quella di un popolo di schiavi, appunto.
Ci pensate?
La sintesi perfetta!
Lo stesso partito che era in grado di proporre come soluzione politicamente accettabile il commissariamento del paese, sotto l'usbergo dell'onestà cha-cha-cha, era anche quello che per anni aveva fatto finta di voler uscire dall'euro, e quindi, a causa di questa pantomima, poteva proporre in modo credibile (ma per conto terzi) l'uscita dall'Eurozona del guscio vuoto dell'Italia.
Chiaro, no?
A elezioni fatte (negli Usa) si lascia fallire il cazzaro (che avendo usurato il proprio consenso in anni di crisi non potrebbe gestire l'esproprio del paese senza causare sommosse nel paese), arrivano loro, gli onesti, si caricano la troika in Italia (perché i nostri sò corotti), quella prende i nostri soldi e li porta in Germania (come già visto e documentato nel caso greco), in modo che le inevitabili turbolenze da rottura dell'euro ne risultino attenuate e non coinvolgano troppo lo zio Tom, dopo di che qualcuno, nella stanza dei bottoni, preme il pulsante rosso con scritto #ciaone, e al grido di onestà cha-cha-cha viene smantellato l'euro, ma solo rigorosamente dopo aver lasciato raschiare al capitale estero anche il fondo del barile.
Se sò raschiati tutto...
Fantapolitica, naturalmente.
La trama di un romanzo.
Se dovessi colorarla un po', cosa aggiungerei? Ma, non so, fate voi: io mi sono proposto di non lavorare dopo le undici, anche perché questa è un'opera di fantasia, ma se Dio ne guardi si dovesse realizzare avrei bisogno di essere in salute, per vari motivi, non ultimo dei quali il fatto che la sanità pubblica non ci sarebbe più. Tuttavia, credo che molti di voi saprebbero far quadrare in questa semplice trama (l'esproprio della ricchezza degli italiani come garanzia per gli Usa che lo smantellamento del loro giocattolo non gli costi troppo mandando in vacca il marcio e corrotto sistema bancario tedesco, con il pericolo di tirarsi dietro quello statunitense) molti, se non tutti, gli epifenomeni cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, a partire da quando Lars Feld (e poi Zingales) hanno cominciato a dire che i tedeschi avevano nazionalizzato le loro banche perché la crisi allora era sistemica, ma ora no, e quindi a noi toccava la troika, che in fondo non era una cattiva cosa, se fosse servita a stabilizzarci, per arrivare all'uscita dell'illustre luminare democrat che scopre l'acqua calda (perché lui? Perché ora?)...
Fantapolitica.
Voi stampatela, e tenetela da parte. Ma ricordate: se si verifica la congiunzione "partito degli onesti più troika" (non si verifica, per carità... ma se si verifica...) prendete i (vostri) soldi e scappate. Poi, quando gli onesti avranno fatto quello che finora si sono callidamente adoperati per impedire, cioè ci avranno portato fuori da questa colossale trappola, ovviamente spolpandoci a beneficio dei loro onesti mandanti esteri, tornate (ma i soldi lasciateli fuori ancora per un po').
Nun capita, ma ssi capita...
(...this is a work of fiction ecc. D'altra parte, presto dovrò trovarmi un nuovo lavoro: proviamo con i romanzi...)
(...sì, Celso: è proprio così...)
Perierat et inventus est: la nuova #lineaeditoriale
Presidente: "Chiede di intervenire sull'ordine dei lavori er Cavajerenero. Ne ha facoltà."
The black knight: "Grazie presidente. Onorevoli colleghi, erat autem filius eius senior in agro et, cum veniret et appropinquaret domui, audivit symphoniam et choros et vocavit unum de servis et interrogavit quae haec essent. Isque dixit illi: “Frater tuus venit, et occidit pater tuus vitulum saginatum, quia salvum illum recepit”. Indignatus est autem et nolebat introire. Pater ergo illius egressus coepit rogare illum. At ille respondens dixit patri suo: “Ecce tot annis servio tibi et numquam mandatum tuum praeterii, et numquam dedisti mihi haedum, ut cum amicis meis epularer; sed postquam filius tuus hic, qui devoravit substantiam tuam cum meretricibus, venit, occidisti illi vitulum saginatum”. At ipse dixit illi: “Fili, tu semper mecum es, et omnia mea tua sunt; epulari autem et gaudere oportebat, quia soror tua hic mortua erat et revixit, perierat et inventa est”.
(...i diversamente tridentini se lo facciano tradurre. Per aiutarli, mi limito a dire che "epulari et gaudere oportebat" non significa "era necessario andare a fare commentini del cazzo del tipo 'finora dov'eri?'" Qui noi sappiamo meglio di tanti altri quanto profonda e pervasiva sia stata la propaganda, e ne siamo stati (quasi) tutti vittime. Quindi, eviterei atteggiamenti schizzinosi. Se poi il problema è che voi siete "de destra" e vi stanno sui coglioni gli intellettuali di sinistra, bè, allora vi ricordo che purtroppo lo nacqui anch'io. Ho dovuto elaborare un colossale lutto, isomorfo a quello che qui ci narra Maximilian Forte - ritornerò su questo punto - ma ora che finalmente soror mortua revixit, non lascerò che siate voi a richiudere la porta dell'avello. Ho una discreta scorta di click di frassino da piantarvi nel cranio se trascendete. La #lineaeditoriale è che questo è il momento del figliol prodigo. Se è una figlia, mejo pure, così le quote rosa sono assicurate. Del resto, si sa, le donne maturano prima...)
The black knight: "Grazie presidente. Onorevoli colleghi, erat autem filius eius senior in agro et, cum veniret et appropinquaret domui, audivit symphoniam et choros et vocavit unum de servis et interrogavit quae haec essent. Isque dixit illi: “Frater tuus venit, et occidit pater tuus vitulum saginatum, quia salvum illum recepit”. Indignatus est autem et nolebat introire. Pater ergo illius egressus coepit rogare illum. At ille respondens dixit patri suo: “Ecce tot annis servio tibi et numquam mandatum tuum praeterii, et numquam dedisti mihi haedum, ut cum amicis meis epularer; sed postquam filius tuus hic, qui devoravit substantiam tuam cum meretricibus, venit, occidisti illi vitulum saginatum”. At ipse dixit illi: “Fili, tu semper mecum es, et omnia mea tua sunt; epulari autem et gaudere oportebat, quia soror tua hic mortua erat et revixit, perierat et inventa est”.
(...i diversamente tridentini se lo facciano tradurre. Per aiutarli, mi limito a dire che "epulari et gaudere oportebat" non significa "era necessario andare a fare commentini del cazzo del tipo 'finora dov'eri?'" Qui noi sappiamo meglio di tanti altri quanto profonda e pervasiva sia stata la propaganda, e ne siamo stati (quasi) tutti vittime. Quindi, eviterei atteggiamenti schizzinosi. Se poi il problema è che voi siete "de destra" e vi stanno sui coglioni gli intellettuali di sinistra, bè, allora vi ricordo che purtroppo lo nacqui anch'io. Ho dovuto elaborare un colossale lutto, isomorfo a quello che qui ci narra Maximilian Forte - ritornerò su questo punto - ma ora che finalmente soror mortua revixit, non lascerò che siate voi a richiudere la porta dell'avello. Ho una discreta scorta di click di frassino da piantarvi nel cranio se trascendete. La #lineaeditoriale è che questo è il momento del figliol prodigo. Se è una figlia, mejo pure, così le quote rosa sono assicurate. Del resto, si sa, le donne maturano prima...)
Più Pomerania!
(...scusate: i temi sul tavolo sono tanti, mi servo di alcuni di voi per evidenziare quelli che mi sembrano più rilevanti. L'osservazione di Pietro mette in evidenza un punto cruciale, da noi più volte discusso e che oggi torna di attualità: il modo in cui gli equilibri politici interni della potenza egemone condizionino l'assetto politico complessivo del progetto. Come dicevo oggi a un giornalista, e come ripeto fin dal tempo del Tramonto dell'euro, è chiaro che la menzogna del Nord, cioè l'aver dato la colpa della crisi alle cicale del Sud, anziché compartirla con le banche del Nord che prestavano dissennatamente, forza politici ed elettori del Nord su traiettorie divergenti dal progetto europeo: il politico che vuole farsi votare dovrà necessariamente assumere posizioni intransigenti, che non facilitano la mediazione dei processi politici e la condivisione dei costi. Questo è solo uno dei modi in cui il progetto europeo viola il principio di uguale rappresentanza elettorale. Un elettore della Pomerania vale più di un elettore della Lombardia, e d'altra parte la Lettonia ha un commissario, ma la Catalogna no. Inutile negarlo: se il progetto non sta in piedi, è perché è zoppo...)
Pietro ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La dignità":
Volevo condividere una riflessione.
Adesso vediamo come valgano più qualche migliaio di pomerani che qualche centinaio di milioni di elettori del sud Europa. Nessuno in Italia vuole l'austerità (a parte Monti probabilmente), e lo stesso per Grecia, Spagna, Portogallo. Eppure per la "democrazia" europea questo non ha avuto nessun significato, la maggiore responsabile di quelle politiche è rimasta salda al suo posto per quasi 10 anni senza avere nessun tipo di ripercussione.
Volevo condividere una riflessione.
Adesso vediamo come valgano più qualche migliaio di pomerani che qualche centinaio di milioni di elettori del sud Europa. Nessuno in Italia vuole l'austerità (a parte Monti probabilmente), e lo stesso per Grecia, Spagna, Portogallo. Eppure per la "democrazia" europea questo non ha avuto nessun significato, la maggiore responsabile di quelle politiche è rimasta salda al suo posto per quasi 10 anni senza avere nessun tipo di ripercussione.
Poi basta che qualche percento di elettori del Land più piccolo della Germania, in una elezione locale, cambi intenzione di voto e puff... magicamente la seggiola traballa, si parla persino di cambiare la leadership e le politiche europee sull'emigrazione. Ma possibile (nel senso, sì, ce lo saremmo anzi aspettati) che di queste piccole sottigliezze me ne accorga io e non venga fatta una riflessione da questi cosiddetti "intellettuali"? Dove sono quelli che urlavano alla dittatura perché "lui" controllava i media e creava un problema democratico (quando comunque la gente lo votava)?
Al di là delle nostre giustissime battaglie, qualcuno di quelli in disaccordo con noi per ogni nostro pensiero, si è chiesto chi ha votato per le politiche di austerity? Questo addirittura viene prima del resto, dovrebbe essere cultura democratica condivisa. Ed é quello per cui fino a qualche anno fa si facevano le rivoluzioni.
Il popolo europeo non esiste, perché non siamo tutti uguali: il voto di un pomerano (se si chiamano cosi') vale 1000, 1 milione, 60 milioni dei nostri. Noi non potremo mai cambiare le politiche in Europa. I pomerani sì.
Postato da Pietro in Goofynomics alle 5 settembre 2016 23:33
(...giusto, ma non vorrei che passasse il messaggio di un Berlusconi "keynesiano". L'austerità avrebbe fatto gioco anche a lui. Se è stato rimosso nelle note modalità è perché chi aveva scritto la famosa lettera programmatica pensava che il suo consenso fosse usurato, o si sarebbe usurato rapidamente una volta portati a termine i primi punti di quel progetto che invece i governi sedicenti progressisti hanno potuto portare a termine indisturbati, facendo leva sulla logica dell'appartenenza. Insomma: Berlusconi l'austerità non l'ha fatta non perché non volesse, ma perché "colà dove si puote" pensavano che non ci sarebbe riuscito. Questa mi sembra la linea interpretativa più coerente col divenire storico. Dal mio punto di vista di sinistra, quello che trovo inaccettabile sono state le modalità della sua rimozione. Io non lo avevo votato, ma a differenza di tanti altri che considero poco avveduti non ho gradito la sua deposizione a colpi di spread - e credo che, con il senno di poi, ora che a tutti è chiaro e tutti ammettono che il debito pubblico non era il problema, come ci siamo detti mille volte e come ormai è dato unanime, qualcuno dovrebbe farsi una domanda e vergognarsi un po', almeno in privato, di certi atteggiamenti. Fra l'altro, è probabile che Renzi possa fare presto una fine analoga - ma non so se questo basterà ad aprire certi spiriti. Dove ci avrebbe portato tenere elezioni democratiche non lo so. Temo da nessuna altra parte. Però, ecco: Berlusconi santo anche no...)
lunedì 5 settembre 2016
Cinque domande per i troikisti
(...mentre sto predisponendo un'analisi e una confutazione di certe affermazioni sentite ieri a Marina di Pietrasanta, ricevo da Charlie Brown cinque domande che giro ai vari troikisti, a partire da Zingy. Qualcuno risponderà?...)
(...secondo me non risponde nessuno...)
Ho 5
domande per i Troikisti di ogni colore:
1°
Domanda:
La
Troika si è squagliata sulla Grecia: ora è la Deutschka.
Chi
dunque pensate che sarà Mr Troika? Uno come Grillo? O uno come Monti?
2°
Domanda:
(Ripeto):
la Troika si è squagliata sulla Grecia: ora è la Deutschka.
Pensate
davvero che venga, ricapitalizzi seriamente
le banche italiane, e poi ve le restituisca per
aiutare le aziende italiane a competere con le aziende tedesche?
3° Domanda:
Perché,
secondo voi, i maschi alfa di quel branco di banchieri e
politici "che se sò magnati tutto" - e che odiate tanto - si
sperticano a lodare le Troike e Troikine?
4°
Domanda :
È tre governi che la Troika governa per interposta
persona. Vi risulta che da Monti in poi vi
siano in giro meno banchieri e politici
marci? O che vi sia stato un riciclo nelle poltrone che contano davvero? O che "quelli
là" magnino meno?
5° Domanda :
Se
ritenente di non poter comunque trovare in Italia un leader capace di
riprendere in mano le sorti del Paese, allora perché chiedete alla Troika di
salvarvi? Pensate domani di farvi
governare per sempre da una dinastia di presidenti tedeschi? O di ricominciare a un certo punto "a farvi magnare tutto"?
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